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IL GRANDE FRATELLO ENTRA IN BANCA - Martedì, 27 Giugno 2006a
Qui di seguito l’informativa spedita a tutti i correntisti italiani.
*In relazione al trattamento dei dati personali effettuato dalla nostra banca mediante ricorso al *servizio di messaggistica internazionale gestito dalla “Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication” * (*SWIFT*), al fine di dare corso ad operazioni finanziarie internazionali e ad* *alcune operazioni in ambito nazionale richieste dalla clientela, Vi forniamo qui di seguito alcune*
*informazioni ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003, utilizzando a tal fine un testo sottoposto dall’Associazione Bancaria Italiana al *Garante* per la protezione dei dati personali e da quest’ultimo condiviso. Tale documento integra l’Informativa generale che Le è stata già fornita in merito al*trattamento dei dati personali ed alla tutela dei Suoi diritti. *
*Entrambi i documenti sopra richiamati sono anche disponibili nel nostro sito istituzionale*
*www.bancodisicilia.it *
Questa Banca La informa che, per dare corso ad operazioni finanziarie internazionali (ad es., un bonifico transfrontaliero) e ad alcune specifiche operazioni in ambito nazionale richieste dalla clientela, è necessario utilizzare un servizio di messaggistica internazionale.
Il servizio è gestito dalla /“Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication/” (*SWIFT*) avente sede legale in Belgio (v. http://www.*swift*.com /per l’informativa sulla protezione dei dati).
La Banca comunica a *SWIFT* (titolare del sistema /SWIFTNet Fin/) dati riferiti a chi effettua le transazioni (quali, ad es., i nomi dell’ordinante, del beneficiario e delle rispettive banche, le coordinate bancarie e la somma) e necessari per eseguirle.
a) tutti i dati della clientela utilizzati per eseguire (tutte) le predette transazioni finanziarie attualmente vengono – per motivi di sicurezza operativa – duplicati, trasmessi e conservati temporaneamente in copia da *SWIFT* in un /server /della società sito negli Stati Uniti d’America;
b) i dati memorizzati in tale /server /sono utilizzabili negli Usa in conformità alla locale normativa. Competenti autorità statunitensi (in particolare, il Dipartimento del Tesoro) vi hanno avuto accesso – e potranno accedervi ulteriormente –sulla base di provvedimenti ritenuti adottabili in base alla normativa Usa in materia di contrasto del terrorismo. Il tema è ampiamente dibattuto in Europa presso varie istituzioni in relazione a quanto prevede la normativa europea in tema di protezione dei dati.
Le ricordiamo anche che l’interessato conserva i Suoi diritti previsti dall’ art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali. Per l’esercizio di detti diritti, potrà rivolgersi al Responsabile della Funzione
Rapporti con la Clientela, domiciliato presso la sede legale del Banco di Sicilia, via Generale Magliocco, 1 – Palermo.
*In relazione al trattamento dei dati personali effettuato dalla nostra banca mediante ricorso al *servizio di messaggistica internazionale gestito dalla “Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication” * (*SWIFT*), al fine di dare corso ad operazioni finanziarie internazionali e ad* *alcune operazioni in ambito nazionale richieste dalla clientela, Vi forniamo qui di seguito alcune*
*informazioni ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003, utilizzando a tal fine un testo sottoposto dall’Associazione Bancaria Italiana al *Garante* per la protezione dei dati personali e da quest’ultimo condiviso. Tale documento integra l’Informativa generale che Le è stata già fornita in merito al *trattamento dei dati personali ed alla tutela dei Suoi diritti. *
*Entrambi i documenti sopra richiamati sono anche disponibili nel nostro sito istituzionale*
*www.bancodisicilia.it *
L'ultima trovata è quella di chiudere i giornali o le organizzazioni non governative o i gruppi di advocacy usando le leggi anti-pirateria. I dissidenti sono accusati di impiegare software pirata e, che l'accusa sia vera o no, i loro computer vengono sequestrati, le persone interrogate molte volte per lunghe ore, determinando l'impossibilità di continuare qualsiasi attività sgradita al potere.Come Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un'altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Col favore delle tenebre. No, anzi... delle ferie
In pieno Agosto 2007, mentre l'intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:
ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.
[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Scherzetto o balzello?
La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:
“Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”
[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l'uno che l'altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell'autore.
Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.
Il porto d'armi per il Blog
Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L'altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.
In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un'arma sulla persona.
Le rassicurazioni di Mangiafuoco
Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell'aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:
Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".
“Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.
“Il Governo riforma l'editoria. Allarme in Rete.” a epubblica Online.
“Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.
“La nuova legge sull'editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.
Ovviamente è già scattata la PETIZIONE che tutt* sono invitat* a firmare di corsa
SIAE, fair use, P2P, libertà di panorama, diritto di copia e via dicendo: ecco il decalogo presentato in una autorevole lettera aperta al Presidente della Commissione per la revisione della legge sul diritto d'autore
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Egr. presidente del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d'autore, prof. Alberto Maria Gambino, Lei ha disposto l'istituzione di due commissioni speciali:
- una relativa al rapporto tra nuove tecnologie e proprietà intellettuale;
- una per la revisione della legge sul diritto d'autore.
È questo il primo atto del Comitato dopo l'insediamento del 18 luglio 2007, alla presenza di Francesco Rutelli, Ministro per i beni e le attività culturali.
Il Comitato provvede, tra l'altro, allo studio delle materie attinenti al diritto di autore e ai diritti connessi, esprimendo pareri in merito quando ne sia richiesto dal Ministro. Si tratta di un organo collegiale che, anche grazie alla sua particolare composizione, consente all'Amministrazione di avvalersi di molteplici professionalità, in un momento che la vuole impegnata in un processo di rapido aggiornamento della normativa interna alla luce di quella comunitaria e degli impegni internazionali.
Il 31 luglio 2007 Le è stata inviata una richiesta di chiarimento in merito all'esclusione delle associazioni, gruppi e movimenti per la difesa del consumatori. Una sua sollecita risposta ha portato all'incontro del 18 settembre 2007:
Dopo le consuete presentazioni, abbiamo rivendicato la nostra appartenenza a diversi gruppi ripercorrendo i traguardi raggiunti e gli obiettivi futuri. Abbiamo chiesto di partecipare alle commissioni in quanto rappresentanti dei fruitori delle opere intellettuali, attori fondamentali dell'economia della conoscenza, finora esclusi.
In particolare abbiamo fatto presente la necessità di un confronto fra tutte le parti coinvolte, finalizzato a un aggiornamento dell'attuale legge sul diritto d'autore che tenga conto di tutte le esigenze e conduca a un compromesso equo.
L'abbiamo informata del processo di libera partecipazione che ha portato alla stesura del Manifesto delle libertà digitali, un riassunto delle priorità elencate nei Tavoli tematici, sulla base del quale abbiamo attivato OpenDdl, un progetto di stesura collaborativa di proposte di legge.
Abbiamo ribadito la convinzione che un equo compenso agli autori sia un utile strumento per garantire la produzione di opere di qualità e, di conseguenza, il progresso e l'innovazione; ci siamo focalizzati sui problemi derivanti da una legislazione troppo restrittiva e sbilanciata a favore degli editori, delle case discografiche e intermediari in genere, sulla necessità di implementazione di una tutela dei diritti di fair use ma anche sulla necessaria riforma del regolamento della Siae che non permette agli autori di attuare i propri principi etici o interessi promozionali, attraverso la libera condivisione delle proprie opere.
Lei ha detto di essere felice di averci incontrato, ci ha riconosciuti come interlocutori fondamentali e ha accolto la richiesta di rappresentanza nell'ottica di dibattito costruttivo. Ha anche dichiarato di voler accogliere le proposte di rendere democratico il processo di partecipazione al lavoro della commissione, pubblicando su un wiki i resoconti degli incontri, le registrazioni audio o video e le proposte; di organizzare per la commissione le audizioni di personalità del mondo copyleft come Lawrence Lessig, Richard Stallman, Bruce Perens e di altri ospiti che saranno presenti a eventi in programma per i prossimi mesi.
È stata accolta la richiesta di rappresentanza e quindi della possibilità di mettere in discussione le proposte che portiamo in un'ottica di dibattito costruttivo.
Le nostre proposte:
Maggiore potere contrattuale degli autori nei confronti degli editori/produttori
Definizione, da parte della Siae e del Ministero dei beni culturali, di linee guida e trattamenti economici minimi da inserire, inderogabilmente, nei contratti tra autori ed editori e/o produttori, al fine di bilanciare il minor potere contrattuale degli autori nei confronti degli editori e/o produttori.
Durata del Copyright
Ormai è evidente che la durata del copyright è troppo estesa rispetto alle dinamiche del mercato del XXI secolo: una sua riduzione dunque è non solo auspicabile ma doverosa. Purtuttavia sussiste la consapevolezza che si tratta di un processo di riforma necessitante di un respiro sovranazionale, essendo la materia ormai regolata nei suoi principi fondanti da disposizioni che trascendono i singoli Stati. Occorre, dunque, farsi promotori di una linea di indirizzo volta a conseguire la riduzione dell'imposizione automatica del copyright (tutela passiva) a 14 anni per tutte le opere ad eccezione:
- delle opere che richiedono grossi investimenti (film, enciclopedie ecc.), a cui sarà permessa un'eventuale estensione gratuita a 28 anni (tutela attiva);
delle opere strumentali soggette a frequente revisione come il software, (l'hardware, )la documentazione tecnica, i manuali scolastici, i saggi ecc. a cui è consentita la tutela per un massimo di 3 anni per ogni versione rilasciata, senza possibilità di ulteriori estensioni; i diritti sulla versione precedente decadono e l'opera diventa di pubblico dominio.
Allo scadere di tali termini, il rinnovo dei diritti d'autore avrà luogo esclusivamente dietro pagamento di una tassa fissa e non trascurabile, calcolata annualmente sulla base della stima dei costi di gestione. In ogni caso la durata dei diritti d'autore (tutela attiva + tutela passiva) non potrà superare i 50 anni. L'obiettivo è disincentivare la pratica diffusa di bloccare la diffusione di un prodotto tutelato da copyright senza peraltro utilizzarlo a fini economici.
Decadimento del copyright
È necessario prevedere ipotesi di decadimento automatico dalla tutela autoriale, finanche nel più ristretto termine iniziale di cui al punto precedente, in caso di mancata effettiva fruizione dei diritti riconosciuti e di altre situazioni di abuso. Dovrebbe anche essere fatto obbligo agli autori di rendersi reperibili per la gestione del copyright, pena il decadimento del diritto (troppi libri non possono essere ristampati semplicemente perché l'autore non è rintracciabile).
- Adozione del Public Domain Enhancement Act proposto da Lawrence Lessig;
il permesso di libera copia, diffusione ed esecuzione (non di modifica) per fini non commerciali delle opere non più reperibili da almeno 24 ore (ad esempio telegiornali e trasmissioni televisive ecc.), non più in commercio da almeno 24 ore (ad esempio quotidiani) o fuori catalogo da almeno 7 giorni (ad esempio riviste, libri, videocassette, dvd ecc.), anche se ancora protette da diritto d'autore, fatti salvi il riconoscimento della paternità dell'opera e gli altri diritti morali;
il permesso di libera copia, diffusione, esecuzione e modifica, anche per fini commerciali, secondo i termini del pubblico dominio, delle opere non più in commercio o fuori catalogo da almeno 1 anno, anche se ancora protette da diritto d'autore, fatti salvi il riconoscimento della paternità dell'opera e gli altri diritti morali.
Watermarking
I sistemi di watermarking sono utilizzabili a fini di sorveglianza e spionaggio ai danni di persone innocenti e come tali andrebbero vietati.
Peer-to-peer (p2p)
Se è possibile trasmettere musica e film via radio e via tv semplicemente pagando una quota alla SIAE, deve anche essere possibile diffondere questi stessi materiali su Internet e reti intranet, ad esempio via IPTV, IP Radio e soprattutto via sistemi P2P pagando una cifra equa alla SIAE. L'idea delle ADSL dotate di "diritto di download incluso nel canone" è, di fatto, una estensione del principio già esistente anche se, dati gli elevati costi nazionali delle ADSL, si preferirebbe un abbonamento a parte da riscuotere, alla stregua, ma non nell'importo, del canone televisivo, direttamente dalla SIAE (questo per evitare episodi tipo Peppermint).
Naturalmente tale "canone" dovrebbe essere differenziato in base all'utilizzo a fini (prevalentemente) commerciali o (prevalentemente) no profit.
Tuttavia, va anche riconosciuto esplicitamente il diritto dell'utente di fare uso di una qualunque tecnologia e di non essere perseguitato o discriminato per questa sua scelta, visto che su una rete P2P si può condividere materiale NON coperto da copyright.
Non si può equiparare il file sharing al furto. Una chiara ed esplicita depenalizzazione del reato è assolutamente necessaria. Anche l'illecito amministrativo è poco sostenibile e poco gestibile al giorno d'oggi. Crediamo che sia tempo di parlare di semplici "multe" per il P2P nello stesso modo in cui si parla di multe per divieto di sosta. Ogni eccesso di repressione su questi temi serve solo ad esasperare la tensione tra clienti/cittadini e aziende/forze dell'ordine.
Una conseguenza ovvia di quanto appena detto a proposito del P2P è la necessità di prevedere dei contratti collettivi tra detentore/gestore dei diritti e associazioni/cooperative di consumatori. Un club di musicofili deve poter sottoscrivere un contratto adeguato alle sue esigenze con SIAE o chi per essa. Una cooperativa di consumatori deve poter creare un suo circuito multimediale per i soci, esattamente come crea un suo ipermercato di prodotti fisici.
Neutralità della Rete
Stabilire che i provider non possono e non devono intervenire sull'uso che i cittadini fanno della rete.
I sistemi P2P potranno anche essere sospetti e antipatici ma il cliente paga l'abbonamento anche per poter usare questo tipo di tecnologia e non deve essere discriminato per questa sua scelta. Ogni possibilità di intervento che viene lasciata agli ISP sul traffico di rete diventa un modo per influenzare l'andamento del mercato e per minare alla base il meccanismo della libera concorrenza. Come tale va accuratamente evitato.
Siae
Il ruolo di Siae e delle altre società di rappresentanza di autori, editori ed esecutori è sempre più cruciale per il mercato, ma la lentezza e incapacità di innovarsi e la fastidiosa parzialità, di cui sono spesso sospettati, sono un ostacolo al progresso. Occorre trasformare gli organismi dirigenti di questi enti in assemblee rappresentative degli interessi di tutti gli attori del mercato, compresi gli utenti/fruitori. Soprattutto, è necessaria un'iniezione di democrazia e di controllo governativo in questi enti per garantire il rispetto dei piccoli autori e dei consumatori. Intendiamo dimostrare di essere degli interlocutori competenti, responsabili e rappresentativi, capaci di creare un collegamento tra i fruitori, gli autori che sposano la causa della condivisione della conoscenza e un interlocutore istituzionale che è mancato per anni.
Elenco pubblico online degli iscritti alla Siae e delle loro opere
Il primo passo da compiere è la pubblicazione online dell'elenco degli iscritti alla Siae e alle altre collecting society nel mondo, liberamente e gratuitamente consultabile, come avviene negli Stati Uniti. Attualmente, avere la certezza della non iscrizione di un autore alla Siae è l'unica garanzia per i fruitori di poter usufruire di un'opera rilasciata sotto licenze con alcuni diritti riservati, senza incorrere in problemi legali; ma soprattutto sarebbe una garanzia per gli autori, poiché, facilitando agli esecutori l'ardua ricerca dei titoli delle opere, dei cognomi degli autori e compositori attraverso uno strumento di semplice e immediata consultazione, ridurrebbe il rischio di non percepire le royalty a causa di un banale errore di compilazione del borderò. Infatti basta una trascrizione errata perché l'equo compenso non venga attribuito a chi ne ha diritto e finisca nel cosiddetto calderone degli irripartibili, di cui un terzo va a premiare le canzoni sempreverdi, con oltre vent'anni di vita, e nulla è destinato agli autori meno fortunati, ai giovani, allo sviluppo della creatività nel nostro paese. Questo aspetto sta a cuore anche all'Associazione autori compositori e piccoli editori (Acep) che, nell'articolo 'Quali gli autori dei brani eseguiti?', in seguito alla sollecitazione di un lettore, dichiara di attendere da anni una banca dati dei brani tutelati, liberamente consultabile online: ci auguriamo che le procedure informatiche e legali, da adottare a tale riguardo, siano oramai in dirittura di arrivo e che presto sia attivo e disponibile questo ulteriore importante servizio. È assurdo che, attualmente, sia un privato (e non la Siae) a fornire uno degli archivi più forniti e attendibili: Hitparadeitalia.it.
Modifica del regolamento e dello statuto Siae
La Siae avrà mandato per riscuotere i proventi derivanti dalle utilizzazioni per scopi commerciali di opere rilasciate con licenze con alcuni diritti riservati. Il singolo autore o l'editore avranno comunque, nonostante il mandato alla Siae, la facoltà di autorizzare l'utilizzo dell'opera per scopi non commerciali, anche attraverso licenze. Per le utilizzazioni non commerciali nessun provento sarà percepito dalla Siae in nome e per conto dei mandatari. vedi progetto pilota olandese
Gestione della terna autore/opera/licenza (registrazione opere)
La diffusione di licenze "aperte" (Creative Commons e simili) subisce un sicuro rallentamento a causa del fatto che, per il consumatore, non esiste un modo semplice e attendibile di dimostrare che una certa opera è coperta da una di queste licenze. Il movimento CostoZero sta sviluppando un sistema web-based che permette di firmare digitalmente, registrare presso una terza parte, archiviare e pubblicare un'opera in formato digitale insieme alla sua licenza. In questo modo, l'utente finale può dimostrare alla SIAE che l'opera in suo possesso è coperta da licenza "aperta" semplicemente consultando il database sul web e confrontando le firme digitali. È un sistema che dovrebbe essere preso in considerazione.
La tutela dei diritti d'autore tramite marca temporale e firma elettronica certificata è alla portata di tutti e il movimento CostoZero, a cui va riconosciuto il merito di aver diffuso questa pratica, fornice solo un'utile assistenza in merito. In rete esistono numerosi archivi di opere sotto licenze con alcuni diritti riservati o di pubblico dominio e ne continuano a sorgere ogni giorno. Avere la certezza di sapere con esattezza la licenza con cui un autore ha rilasciato la propria opera è fondamentale, così come sapere se gli autori di un'opera sono iscritti alla Siae o ad altre collecting society. Solo un archivio online statale centralizzato e obbligatorio potrebbe risolvere questo problema.
Ampliamento e applicazione del concetto del fair use (utilizzo legittimo)
Fermo restando il diritto dell'autore ad agire per il risarcimento del danno a fronte di un abusivo utilizzo commerciale dell'opera in danno dell'autore o dei suoi aventi causa, depenalizzazione dell'attività di utilizzo personale delle opere dell'ingegno da parte dei singoli quando tali utilizzazioni creino un danno economicamente trascurabile (vedi modello francese)
Diritti di copia a uso personale
Appare indispensabile affermare il principio in forza del quale chiunque possieda legittimamente un'opera originale, la copia o la rappresentazione di un'opera, su qualunque supporto essa sia, ha il diritto di farne copie illimitate su qualunque supporto e in qualsiasi formato e dimensione, per proprio uso strettamente personale (ad esempio per fini di archiviazione o conservazione). Qualsiasi tentativo di limitazione di questa libertà fondamentale, attraverso qualunque mezzo, è considerato illegale.
A mero titolo esemplificativo, una volta acquistata la copia originale di un cd, dovrebbe essere sempre tecnicamente possibile e lecito convertirne i brani sia in formato mp3 che su musicassetta per ascoltarli su un qualsiasi lettore. Lo stesso ragionamento vale per la conversione di un film da vhs a dvd, o in un file digitale, per rivederlo comunque tra anni sullo schermo del proprio computer.
Diritto di prestito gratuito
È sempre consentito il prestito gratuito di una o più copie di un'opera di cui si è in legittimo possesso.
Diritto di noleggio a pagamento
Agli esercizi commerciali autorizzati è sempre consentito il noleggio a pagamento di una o più copie di un'opera di cui sono in legittimo possesso, purché trascorsi 90 giorni dalla pubblicazione dell'edizione in oggetto e nel rispetto dei diritti morali e di utilizzazione economica dell'autore.
Esecuzione in ambito familiare o amicale
Sarebbe opportuno esplicitare un concetto di "esecuzione in ambito familiare od amicale", e quindi non soggetta a Siae, ovverosia quell'esecuzione o rappresentazione cui assiste un numero limitato di spettatori, a titolo gratuito e l'ambiente è adeguatamente confinato (chiuso). Questo permetterebbe, tra l'altro, di vedere un film o di ascoltare musica durante feste e piccole manifestazioni semi-private senza bisogno di altre autorizzazioni.
Opere derivate
Le norme attuali proteggono non solo l'opera in sé ma anche qualsivoglia suo adattamento o "manipolazione". Sarebbe, al contrario, opportuno limitare strettamente la protezione delle opere alla loro forma originale ed alle traduzioni linguistiche. Gli altri tipi di riutilizzo (abstract, sommari, parodie, rimaneggiamenti, riarrangiamenti musicali, etc.) dovrebbero essere esplicitamente liberalizzati. Questo promuoverebbe una azione globale di "digestione" e restituzione delle opere senza peraltro intaccare il prodotto originale ed il suo specifico mercato.
Libertà per fini di divulgazione, educativi o enciclopedici
Vista la esplicita protezione che la nostra legislazione offre alle biblioteche, quali "archivi della conoscenza e della cultura nazionale", sarebbe opportuno prevedere specifiche ipotesi di utilizzazioni libere di opere protette onde consentire alle biblioteche di funzionare correttamente. Del resto non è sostenibile che le poche centinaia di biblioteche italiane rappresentino una minaccia per il mercato multimediale, nè può considerarsi la loro attività come antagonista rispetto all'uso commerciale.
Occorre consentire la libera utilizzazione di opere protette a fini educativi da parte delle scuole e delle università (anche sul web, nei corsi di e-learning, se l'accesso è consentito solo agli studenti). Ovviamente, conferenze, meeting ed altre attività culturali pubbliche dovrebbero essere considerate "attività educative", almeno nei limiti in cui l'esecuzione avviene in un ambiente confinato, l'accesso non è a pagamento (cioè non c'è fine di lucro legato direttamente all'esecuzione) e c'è un relatore che commenta l'opera.
Diritto di Panorama
Andrebbe meglio esplicitato, nell'attuale impianto legislativo, che ciò che avviene in pubblico, come una festa di paese, o che è normalmente visibile al pubblico, come un palazzo, è di pubblico dominio e la sua immagine è sempre liberamente utilizzabile. Pretendere di imporre una qualunque forma di protezione /commerciale/ su immagini che chiunque può raccogliere è semplicemente assurdo (Vedi denuncia del Polo Museale Fiorentino ai danni di Wikipedia).
Diritto di Cronaca
La legge attuale già prevede una forma accettabile di Diritto di Cronaca che permette, ad esempio, di citare articoli altrui a fini giornalistici. Non crediamo siano necessarie modifiche sostanziali su questo punto. Auspichiamo non vengano attuate modifiche peggiorative.
Limitazione dei Digital rights/restrictions management (Drm) e Trusted computing
I Drm e il Trusted computing rappresentano, per tutti noi fruitori, un insormontabile ostacolo tecnico nel far valere i nostri legittimi diritti di fair use. Basterebbe affermare il principio che è considerato illegale qualsiasi tentativo di limitazione, diretta o indiretta e attraverso qualunque mezzo, dei diritti di fair use, di rispetto bilaterale dei termini di una licenza e di fruizione delle opere che sono o che, scaduta la tutela autoriale, diverranno di pubblico dominio.
Il presente documento che s'intende quale base di discussione è sottoscritto in rappresentanza delle rispettive Associazioni, Gruppi, Network ecc. ecc. da:
Alessandro Bottoni - Piratpartiet
Lorenzo De Tomasi Frontiere Digitali - Free Hardware Foundation
Arturo Di Corinto - docente Uni. Sapienza Cattedra di Comunicazione Mediata dal Computer
Athos Gualazzi - Associazione Partito Pirata
Valeria Noli - Associazione Net-Left
Marco Scialdone - Computerlaw
Roberto Tupone - Linux Club Italia

Pubblicato il questionario diffuso all'Euromayday 2007 a Milano, qui di seguito le valutazioni pubblicate da Anna e Riccardo sul sito di Poplab, il punto 8 dovrebbe accandere qualche lampadina anche nei fan della "famiglia", tradizionale o meno che sia, e di quelli che ci tengono alla perpetuazione dell'italica stirpe (per quanto inesistente).
ELEMENTI DI VALUTAZIONE QUESTIONARIO EUROMAYDAY 2007
Qui trovate il questionario somministrato durante la Mayday Parade del 1° maggio 2007, mentre qui trovate i grafici con i diversi risultati percentuali.
A cura di: Riccardo Paccosi, Rossana, Anna Borghi e Alice Marras
Sono stati raccolti 206 questionari, compilati per il 57% da donne. Se le donne prevalgono sugli uomini ad ogni età, la fascia d'età oltre i 46 anni è composta esclusivamente da donne.
Per quanto riguarda la fascia d'età, va sottolineato che il campione è sì rappresentativo dei precari presenti ma non dell'insieme dei partecipanti alla Parade. Difatti, l'edizione 2007 ha visto un forte incremento delle fasce d'età più basse ed in particolar modo dei teenagers. Dal momento che l'impostazione del questionario presupponeva una condizione lavorativa precaria, i somministratori si sono rivolti soprattutto alla fascia d'età 26-35 anni che, pertanto, risulta ampiamente maggioritaria (49 %).
1) Rispetto ai risultati del questionario somministrato nel 2004, l'Euromayday sembra aver aumentato la sua capacità rappresentativa: difatti il 42 % afferma di essere precario e sentirsi rappresentato ed il 39 % di non essere precario ma condividere. In generale, sono le donne a sentirsi più rappresentate, anche se non sono precarie. Nel 2004, ben il 47% si limitava a rispondere "sono un precario e vengo a vedere di cosa si tratta". Nel 2007 questa percentuale cala al 4% per le donne, al 13% per gli uomini. Per quanto riguarda le fasce d'età, sono i più giovani (15-20) e i più vecchi (oltre 46 anni) a sentirsi maggiormente rappresentati, anche se non si auto-definiscono precari. Tra le fasce d'età intermedie resta circa un 10% di precari "curiosi".
2) Le risposte alle domande 2 e 5 indicano il forte radicamento territoriale dell'Euromayday: la stragrande maggioranza degli intervistati risiede a Milano ed ha già partecipato alle precedenti edizioni.
3) Per quanto riguarda la condizione professionale, i dati sono simili al 2004: una maggioranza relativa di lavoratori dipendenti precari (30%) seguita da una cospicua presenza di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (25%). Quest'ultima, va detto, è perlopiù rappresentata dalle fasce d'età più mature (oltre 46 anni). I giovani (15-20) hanno difficoltà ad attribuirsi una specifica condizione professionale e si qualificano come "altro" (studenti). Il lavoro saltuario prevale nella fascia d'età tra 21-25 anni. Se si esamina la distribuzione per genere, si rileva che tra coloro che svolgono lavori saltuari la percentuale di donne è più elevata (14% vs. 6%), mentre gli uomini sono più rappresentati tra i liberi professionisti-imprenditori (5% vs. 14%). Si nota inoltre una lieve prevalenza degli uomini tra quanti sono lavoratori dipendenti precari e hanno un contratto a tempo indeterminato e delle donne tra i lavoratori autonomi precari.
4) Tornando al tema della capacità rappresentativa dell'Euromayday, il dato relativo alla condizione contrattuale è affatto significativo: ben il 46 % è contratto a progetto o co.co.co. mentre, nel 2004, tale condizione giuridica si attestava al 16% ed il 38% non rispondeva alla domanda. I contratti co.co.co e co.co.pro prevalgono dovunque, ad eccezione che nel settore del web-media-comunicazione e nella ricerca, e in particolare nei settori tradizionali: poste e telecomunicazioni, commercio, industria, settore pubblico. Forte la presenza di lavoro in proprio e partite IVA nell'artigianato, industria e agricoltura. Si rilevano inoltre sacche di lavoro nero nell'edilizia, nei servizi alle imprese e servizi alla persona. Da chiarire la marcata dominanza di altre tipologie a TD nel settore del web. Per quanto riguarda la ricerca, a testimonianza della varietà di tipologie contrattuali presenti, è da notare l'equa distribuzione di co.co.co, interinali, lavoro in proprio e altra tipologia a TD.
5) La domanda relativa al settore produttivo - non presente nel questionario 2004 - denota una forte presenza di settore pubblico (15,30%) e del terzo settore (13,66%). L'ambito creativo/cognitivo complessivamente inteso risulta però nettamente maggioritario: cultura/entertainment e web/comunicazione raggiungono assieme il 21,32%.
6) Un dato su cui riflettere è certamente quello relativo all'auto-percezione. Posto dinanzi alle definizioni più in voga riguardanti le nuove forme del lavoro, nel 2004 il 34% degli intervistati non rispondeva. Oggi, tale percentuale scende all'8,73 mentre la scelta di definirsi "precario" sale dal 24,5 del 2004 all'attuale 42,86%. Va altresì sottolineato che, pur a grande distanza, il secondo termine scelto sia "autonomo" (12,70), prevalente nei settori dell'artigianato ed edilizia, seguito dal molto recente "classe creativa" (10,32), diffuso tra chi lavora nella cultura e, curiosamente, nelle poste e telecomunicazioni. Rovinoso quanto prevedibile il tracollo della definizione sindacalese-istituzionale di "atipico" (7,94). Curiosamente, però, si definiscono atipici i lavoratori di un settore relativamente "nuovo", quello del web-comunicazione. Il termine cognitario viene adottato da chi lavora nel settore pubblico, nella ricerca e da chi si auto-definisce "altro" (probabilmente si tratta in prevalenza di studenti).
7) Per quanto riguarda la domanda "Qual è il tuo desiderio principale?", riscontriamo una sorprendente omogeneità coi risultati del 2004: al primo posto la continuità di reddito (22,6 nel 2004, 26% oggi); al secondo l'accesso ai saperi (17,6 nel 2004, 17, 5% oggi); al terzo gli spazi per realizzare progetti (16,3 nel 2004, 16,5% oggi); al quarto l'abitazione (12,5 nel 2004, 8,5% oggi); al quinto la possibilità di viaggiare (10,4 nel 2004, 8% oggi). Il desiderio di continuità di reddito aumenta progressivamente in funzione dell'età, mentre la necessità di accedere ai saperi è più diffusa tra i più giovani, e il bisogno di amore e di spazi per progetti si fa sentire soprattutto tra i 36 e i 45 anni. Da notare le differenze di genere per quanto riguarda i desideri (anche se gli scarti sono ridotti): rispetto agli uomini le donne desiderano continuità di reddito, una casa propria, sognano di viaggiare. Contro ogni stereotipo, sono gli uomini a volere maggiormente un contratto a TI, a desiderare figli, socialità e amore. Inoltre, gli uomini più delle donne desiderano maggiore accesso ai saperi oltre che spazi e finanziamenti per avviare progetti. Se si guarda ai desideri rapportati ai settori di lavoro, a desiderare maggiore accesso ai saperi sono primariamente i liberi professionisti, coloro che hanno un contratto a TI desiderano spazi e finanziamenti per progetti, chi non lavora desidera amore e un contratto a TI (!!!), chi lavora saltuariamente vorrebbe viaggiare. Indicativo è anche il rapporto tra desideri e definizione di sé: chi si auto-percepisce come precario-a desidera reddito, una casa, un contratto a TI, gli autonomi desiderano maggiormente finanziamenti per progetti e maggiore socialità, gli intermittenti e la classe creativa sognano amore e figli.
8) Per quanto riguarda le domande 11 e 12 relative al rapporto tra precarietà e natalità, la maggioranza "bulgara" degli intervistati (90,5) concorda sul fatto che la precarietà incide sulla scelta di fare figli e, quindi, su un dato biologico centrale nella vita degli uomini e delle donne. In particolare, i più convinti che la precarietà incida "fortemente" e non solo parzialmente sulla scelta di far figli rientrano nella fascia d'età 26-35 (l'80% degli appartenenti a questa fascia non ha figli) e sono in prevalenza lavoratori autonomi precari e liberi professionisti-imprenditori.
9) Dalla domanda sul futuro del mondo si evince un quadro metereologico "nuvoloso con precipitazioni e segnali di schiarita in tarda serata": il 16,92% vede il futuro nettamente negativo, il 33,83 pieno di rischi e incognite, il 43,28 pieno di rischi manche di opportunità positive; soltanto il 5,47% percepisce un'idea positiva di futuro. Sommando i dati la visione del tutto o parzialmente negativa (50,75) prevale, pur di pochissimo, su quella del tutto o parzialmente positiva (48,75). In generale, le donne sono più ottimiste degli uomini (54% vs. 40%), e i più giovani hanno una visione del mondo più negativa, mentre l'età porta a modulare e a rivedere giudizi nettamente negativi. Degno di nota il fatto che i più pessimisti sono i lavoratori saltuari, quelli che non lavorano e i dipendenti a TI (vedono il futuro negativo o pieno di rischi e incognite rispettivamente il 72%, l'80% e il 59% per ogni gruppo), mentre i precari e gli autonomi sembrano vedere più luci che ombre (giudicano il futuro negativo o pieno di rischi rispettivamente il 37% e il 39%).