mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 11 gennaio 2008

L'aggressione navale iraniana era una patacca


A distanza di pochi giorni dal presunto "incidente" denunciato dal Pentagono nel Golfo Persico, la verità si fa strada e ancora una volta sbugiarda la propaganda statunitense.

A seguito di un video distribuito dagli iraniani adesso è tutta una corsa di autorevoli commentatori che -ora- dicono che le registrazioni delle "minacce" che avrebbero subìto i navigli americani non erano nemmeno pronunciate con accento iraniano. Il Pentagono per parte sua ha ammesso che "non è sicuro" che i fatti si siano svolti come denunciato dall'amministrazione americana e soprattutto che non è sicuro sulla provenienza di quanto registrato dalle navi americane.

Il Pentagono aggiunge che non si può sapere chi abbia lanciato le "minacce" sul canale radio internazionale a disposizione dei naviganti, messaggio che può essere anche giunta da una stazione a terra o da un altra imbarcazione non identificata; verrebbe da aggiungere che a questo punto anche la stessa natura della minaccia diventa più che dubbia: non identificando la fonte si concede la possibilità che si tratti di un mitomane come di un falso o al meglio di un equivoco.

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In ogni caso il convoglio di navi da guerra non può certo dirsi minacciato dalle pattuglie iraniane, a meno di non considerare il convoglio inerme di fronte ad alcuni motoscafi privi di armamento pesante come quello che si vede nella foto.
La cosa preoccupante è che nel 1988, per un "equivoco" simile, la nave da guerra statunitense Vincennes attaccò un aereo di linea iraniano che faceva la linea Bandar Abbas -Dubai abbattendolo. Questo episodio, quando non completamente costruito, dimostrerebbe che le forze armate statunitensi non sono ancora in grado di distinguere un attacco reale da una pernacchia sul canale 16 come allora non furono in grado di distinguere un aereo da guerra da uno civile. Il che rende miracoloso che in uno scenario come quello del Golfo Persico non sia ancora successo l'irreparabile.

Personalmente ritengo che questa circostanza dimostri invece la tesi secondo la quale l'irreparabile, cioè uno scontro armato USA-Teheran, non sia per nulla voluto dagli uni come dagli altri, pur restandone la minaccia una formidabile arma propagandistica per indicare al mondo l'ennesimo pericolo artefatto.

Il video presentato dall'Iran

Il video presentato dagli Stati Uniti


Patacca bis

Anche le minacce ai fratelli Berlusconi sembrano inverosimili e probabilmente opera di un italianissimo mitomane.
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martedì, 11 dicembre 2007

Cosacce di guerra.


Negli Stati Uniti la Cia ha distrutto i video degli interrogatori con impiego della tortura. Dicono che si sentivano autorizzati da un parere legale, rilasciato da un team legale di una delle tante agenzie segrete ( il misterioso -Direttorato delle Operazioni- ) della stessa CIA. Dicono che se qualcuno gli avesse detto "non fatelo", i video esisterebbero ancora. Giustificazioni abbastanza deboli, ma si capisce che per la reputazione degli Stati Uniti i video delle torture a Guantanamo su Youtube non avrebbero aiutato, ma quei video sarebbero anche le "prove" a sostegno della detenzione di altri prigionieri. Distrutte quelle, come processare i "terroristi" che si dice di aver individuato grazie alle pratiche vietate?

La commissione d'inchiesta del Congresso dice che l'insieme delle giustificazioni formite nelle audizioni dalla CIA "non sembra essere vero".

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Anche in Israele è tempo di commissioni d'inchiesta. Un simpatico teatrino è la Commissione Winograd, che deve cercare di capire di chi è la colpa della rovinosa invasione del Libano l'anno scorso . L'ultima scenetta è la messa sotto accusa della censura militare, perchè la Commissione ha notato come  dai briefing tenuti da ufficiali dell'IDF, siano stati diffusi dati fin troppo dettagliati sulle operazioni in corso. Una spettacolarizzazione della guerra che non è piaciuta e che è potenzialmente rischiosissima. L'ufficio della censura militare, che dovrebbe visionare in anteprima i servizi giornalistici e controllare che non diffondano informazioni utili al nemico, però non ci sta. La giustificazione non fa una piega, "Nel corso degli anni il nostro organico è stato dimezzato, da 70 a 35 persone, solo 28 dei quali sono censori. Quando eravamo in 70 c'erano tre, forse quattro giornali. Oggigiorno c'è internet, ci sono le radio, le televisioni ed i giornali locali"..."era impossibile fare di più". Continuano intanto, come sempre, le incursioni violente a Gaza e l'espansione del muro e delle colonie in territorio palestinese, nello spirito che ha sostenuto il recente incontro di Annapolis.

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Nel vicino Egitto invece la commissione d'inchiesta sulle torture non la fanno proprio. Ci pensa allora Human Rigths Watch che denuncia una squallida operazione del governo Mubarak.
La dittatura egiziana avrebbe inventato dal nulla un gruppo terroristico cattivissimo, la Setta Vittoriosa, pronta a fare strage di turisti e a far saltare gli oleodotti. Per fermare la minaccia rappresentata dall'apparizione improvvisa di questa pericolosissima setta, Mubarak ha stracciato la costituzione a suo esclusivo favore e promulgato lo stato d'emergenza. Evidentemente i terribili "Fratelli Musulmani" in Egitto non fanno paura a nessuno, se il governo sente il bisogno di inventare la Setta Vittoriosa. Qualcuno lo dica a Magdi Allam e agli altri che da anni la menano con la pericolosità per l'Occidente di quelli che sono a tutti gli effetti dei perseguitati da uno sfacciato dittatore .

 HRW si è imbattuta nel caso perchè tutta la montatura si sarebbe basata su accuse false e su alcune "confessioni" estorte con la tortura. Banalmente tragica per casi come questi, la circostanza che vede 10 degli accusati, poi assolti dalla giustizia governativa, essere ancora detenuti non si sa dove. Per chi ha voglia c'è un bel dossier sul caso. Per la giustizia egiziana la misteriosa setta non è mai esistita, peccato invece che le leggi promulgate per "combattere " la setta invece continuino ad esistere eccome. I paesi occidentali sono sembrati poco interessati a questo genere di contrattempo locale.

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Dalla Somalia giunge la voce dell'ONU che chiede 406 milioni di dollari per il 2008, per coprire i costi degli aiuti nel paese. L'hanno scorso solo il 70% della somma richiesta è stata coperta. Secondo l'ONU la prima causa di morte tra i bambini nel paese è la diarrea, segutia dalla sottoalimentazione e dalla mancanza delle cure più elementari. Il nuovo premier che non governa ha detto che le agenzie umanitarie potranno soccorrere la popolazione; peccato che la "strategia" dell'esercito etiope in situazioni del genere preveda l'affamamento della popolazione civile. Fa lo stesso nella regione etiope dell'Ogaden contro cittadini etiopi, non è pensabile che si comporti più sportivamente con gli odiati somali. Negli ultimi giorni il mattatoio somalo ha lavorato a rilento, comincia a scarseggiare la materia prima, che preferisce disperdersi e rischiare la morte per fame che stare nelle zone sotto controllo etiope e subire violenze certissime.

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Dall'Iraq la scoperta di un database qaedista ha fornito uno spaccato interessante dei combattenti stranieri in Iraq. La maggioranza è rappresentata da sauditi (48%), seguiti dai libici (18%), yemeniti, algerini, marocchini, tunisini e giordani. Con grande sorpresa non c'è segno di un collegamento con Siria e Libano; pochissimi siriani e nessun libanese; niente Hezbollah. Ai sauditi non piace la sottomissione dei sunniti iracheni, ma ai sunniti iracheni sono diventati insopportabili gli stragisti clericali in nome di Allah. Così i combattenti stranieri adesso hanno qualche difficoltà ad entrare in Iraq e devono fare un lungo giro fino ad entrare dalla Siria. Bin Laden non sbagliava parlando di "errori" commessi dai suoi in Iraq, tali e tanti sono stati che ora anche per i combattenti stranieri "islamici" è diventato difficile stare in Iraq. Su 25.000 detenuti (sottostimati) in Iraq, solo l'1,2% sono stranieri, difficile pensare che possano esserci quindi i 10.000 "terroristi stranieri" stimati dagli USA, difficile anche credere alle notizie che parlano di migliaia di iraniani in azione in Iraq; nelle prigioni irachene ci sono solo 11 iraniani detenuti e nessuno per "terrorismo". L'Arabia Saudita ha detto che sta facendo il possibile per limitare l'afflusso di volontari, ma c'è da credere che tutti gli autocrati dei paesi di provenienza dei "terroristi" siano più che contenti di vederli sfogare in Iraq.

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In Afghanistan il governo dice che ci vorrebbe un esercito afgano di 200.000 uomini, ma la Nato risponde che bastano 70.000, che quasi sono tutti addestrati, tutti armati di mitra americani M16; e che l'esercito afghano sarà dotato di elicotteri e carri armati "world class", hanno proprio detto così. Intanto continua il gioco dell'elastico a Musa Qala, un'operazione congiunta tra americani e afgani ha cacciato gli occupanti talebani (qui sotto trovate la celebrazione grafica della vittoria) dalla cittadina. Il prossimo round a primavera. Nessun progresso invece  sul fronte delle infrastrutture.

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In Pakistan i piani americani per la sostituzione di Musharraf sono ancora dall'esito incerto, quanto è certo che le alternative non sono molto meglio del dittatore in carica. Dopo Benazir Bhutto è stato permesso il ritorno anche dell'esule Sharif. Si giocherà tutto sulla fedeltà del nuovo capo dell'esercito a Musharraf, se saprà resistere alle lusinghe e minacce che non saranno mancate nel lungo incontro con John Negroponte subito dopo la sua nomina, l'influenza dell'esercito sul paese durerà a lungo. L'ex capo dell'ISI, un fedelissimo, diventa la pedina più importante nel risiko pachistano. Il paese resta pervaso dalla violenza e molte aree del paese sono fuori dal controllo del governo centrale, situazione che ha portato il Pakistan a superare l'Afghanistan nella classifica dei "paesi falliti". A raffreddare gli animi, il generale Ashfaq Parvez Kayani, nuovo capo dell'esercito, ha dichiarato che il 2008 sarà "l'anno del soldato"; viatico perfetto per il ritorno ad una parvenza di democrazia

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A mettere la ciliegina sulla torta è arrivato stasera il Presidente della Repubblica, Giorgo Napolitano, il quale in visita a Bush ha affermato che gli Stati Uniti non possono essere lasciati soli nel "portare la pace"" "L'Italia e l'Europa vogliono assumersi le loro responsabilita' per mantenere la pace e la stabilita', come per promuovere la democrazia, noi non possiamo chiedere agli Usa di assumersi l'incarico di preoccuparsi della sicurezza internazionale, perche' questa e' un dovere di tutti e l'Unione europea deve essere all'altezza di questo compito". Tutto ciò dopo che Bush aveva appena finito di dire che anche se l'Iran non ha un programma nucleare militare: "Basta la conoscenza della tecnica di costruzione delle atomiche" per rendere pericoloso l'Iran." Cheney ha aggiunto:" Non tutti capiscono la minaccia della proliferazione nucleare in Iran o altrove, ma noi e i nostri alleati la comprendiamo bene e abbiamo il dovere di prevenirla.
Parole che suonano bizzarre e pretestuose, mera propaganda.

Oltre a Napolitano c'è rimasto ancora qualcuno là fuori, convinto che Bush e soci stiano promuovendo pace, stabilità e democrazia?
mercoledì, 05 dicembre 2007

Caso Iran: un'altra sconfitta dei media.


La "rivelazione" del documento dell'intelligence statunitense che assolve l'Iran dalle accuse di Bush, segna un'altra sonora sconfitta del mainstream informativo.
Per un paio d'anni l'Iran ha occupato una parte rilevante delle notizie dall'estero, larghissima parte dello spazio dedicato all'Iran è stato riempito con stentoree affermazioni del falso e con allarmi del tutto ingiustificati.

Sconfitta ancora più sonante se si pensa che il documento reso pubblico nei giorni scorsi è in realtà vecchio di un anno o se ci si ricorda che nell'ormai lontano 2003 venne alla luce il traffico atomico che dal Pakistan riforniva Arabia Saudita, Libia, Iran e probabilmente la Corea del Nord di tecnologie, materiali e testate atomiche.

La comunità dell'intelligence americana, ad esempio, è altrettanto convinta che l'Arabia Saudita abbia ricevuto testate nucleari dal Pakistan, fornitura che con tutta probabilità ha beneficiato anche l'Iran. Questo perchè non ha senso che i due paesi si siano dotati di un numero e tipo di missili assolutamente inutili se armati con esplosivo convenzionale e perchè la dimensione della collaborazione finanziaria e scientifica dei due paesi con il Pakistan, dice che lo sforzo economico è stato assolutamente sproporzionato ad un programma civile; per l'Arabia Saudita che non ha nemmeno un programma nucleare civile e non ha mai dichiarato interesse per l'atomo, sarebbe stato addirittura assurdo; invece un principe saudita siede come unico straniero nel board atomico pachistano, intitolato espressamente alla produzione bellica. Il nucleare pachistano è quasi esclusivamente bellico, non illumina le città.

Meno assurda era ed è invece, per i governi associati nell'impresa della "bomba atomica islamica", l'esigenza di dotarsi di un deterrente atomico in un mondo nel quale ce l'hanno tutti da pi+ di trent'anni. In particolare alcuni loro vicini abbastanza bellicosi, ad esempio e in ordina alfabetico: Cina, India, Israele, Russia, e Stati Uniti; che pur non essendo vicini sono lì lo stesso e più minacciosi di altri.

Ovviamente il diritto a possedere un deterrente atomico vale solo per chi ce l'ha già, perchè nessuno può andarglielo a togliere. Questo spiega perchè tutti abbiano interesse a far finta di non vedere l'esistenza dell'atomica "islamica", la storia del nucleare pachistano basterebbe a dimostrarlo, ma c'è anche quella del nucleare israeliano a lungo negato ben oltre la decenza a spiegarci come le armi atomiche funzionino bene anche se la loro esistenza è negata. Basta averle e che lo sappia chi deve.
Sul Washington Post si chiedono se i media non siano stati ingannati ancora una volta da Bush che ingigantiva una minaccia inesistente, ma il punto non è esattamente questo.
Gran parte dei media hanno fallito prima di tutto nel dare credito ad un possibile attacco americano all'Iran.

Bombardare centrali nucleari non è mai stata un'opzione realistica per fermare un programma nucleare bellico e l'esistenza di un deterrente nucleare è ben più convincente dell'appello ai milioni di baionette o alle migliaia di kamikaze. L'Arabia Saudita non è protetta dalla presenza della Mecca.

Se quindi la minaccia d'aggressione era falsa, un bluff, i media hanno fatto esattamente quello che sperava Bush alzando il livello dello scontro non militare con Tehran. Hanno cioè gonfiato la minaccia islamica e focalizzato l'attenzione dell'infosfera globalizzata su un'impossibile guerra all'Iran.

Guerra spaventosa e che non vuole nessuno a parte qualche pasdaran nostrano che tanto non la combatterà di certo, scenario che ha spaventato a morte tutti quelli che non esaltato. Bush ci ha messo del suo evocando una Terza Guerra Mondiale. Eppure Einstein lo ha detto decenni fa, che la quarta poi la dovremo combattere con le clave, ma i media non hanno fatto una piega e l'hanno passata con indifferenza invece di cercare di capire un po' di più. Per esempio l'opposizione totale degli stessi militari e della popolazione americana, che prima dell'attacco all'Iraq era d'accordo all'83% con le balle di Bush, ma che oggi non crede più a niente di quello che dice.

Nel frattempo Bush ha scatenato un'altra guerra che ha devastato la Somalia, Israele ha attaccato e devastato il Libano e della situazione in Iraq non ha più discusso nessuno. Israele ha pure attaccato la Siria, bombardando un presunto centro nucleare in allestimento, la Siria non ha reagito militarmente. La Siria è cattiva come l'Iran, anche se ha accolto due milioni di profughi iracheni e non ha certo collaborato con Saddam, ha addirittura torturato parecchi islamici, detenuti per conto degli Stati Uniti e da questi recapitati nel programma delle rendition.

L'Iran serve perfettamente a coprire tutto questo e il fallimento generale della politica d'aggressione bellica che ha caratterizzato gli ultimi sei anni. All'attivo ci sono solo carneficine e desolazione, ma si finge che il problema più urgente sia che l'Iran si doti di armi atomiche che ha già e che hanno già tutti.

Guardate l'Iran, continuate a guardare l'Iran, fa comodo anche a quel poverino di Ahmadinejad.

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venerdì, 30 novembre 2007

Terroristi amici


In Gran Bretagna i Mujaheddin del Popolo (MEK) iraniani sono considerati una organizzazione terroristica. Lo sono anche a livello internazionale. Lo sono da anni e lo sono per attentati che praticarono contro aziende e cittadini britannici e statunitensi negli anni '70, in opposizione a Reza Palevi e suoi sostenitori occidentali. Il MEK era una formazione di ispirazione comunista, ma quel che ne rimase dopo l'epurazione per mano dei komeinisti, fu poco più di una banda d'ispirazione famigliare. Per chi fosse interessato c'è materiale sul MEK al tag Iran.

Alcuni parlamentari britannici hanno avuto soddisfazione da una corte d'appello alla quale avevano chiesto la rimozione dall'elenco. Ci hanno provato in parecchi da parecchio tempo, perchè il MEK, dopo la svolta "capitalista" è diventato la pedina preferita dell'amministrazione Bush contro il regime iraniano. Sfortunatamente, avendo preso le parti di Saddam nell'attacco all'Iran, il MEK è assolutamente odiato in tutta la Persia, ma sono dettagli che all'amministrazione Bush non interessano. Chalabi ed Allawi, premier iracheni sotto tutela americana, hanno curricula simili al signore-padrone del MEK, che incidentalmente è "solo" marito della presidentessa a vita dell'organizzazione; in teoria sarebbe oggetto di più di un mandato di cattura internazionale e quindi davvero impresentabile.

Il governo britannico ha comunque detto che non se ne parla e che farà ricorso, non è solo per compiacere Tehran e tenerla al tavolo delle trattive sul nucleare, che le pedine di Bush sono su quella lista.

IRANIAN OPPOSITION GROUP

Ministers have been told to remove an Iranian opposition group from a list of banned terrorist organisations. In the first case of its kind, an appeal tribunal accused the government of keeping the People's Mujahideen of Iran on the list in an effort to sweeten relations with Tehran. The Home Office says it is disappointed by the ruling and will appeal against it. Our correspondent, Rory MacLean, has been following the case:

MACLEAN: The then Home Secretary, Jack straw, had proscribed the people's mujahideen of Iran as a terrorist organisation. Sixteen MPs and nineteen members of the House of Lords appealed against the proscription in the first case to be heard by the Proscribed Organisations Appeals Commission. The parliamentarians argued that their rights to support and promote, what they said was a democratic and peaceful opposition to the government of Iran, had been infringed. Lord Corbett, chairman of the British Parliamentary Committee for Iran Freedom, said the banning had originally bee tied up with international diplomatic attempts to stop Iran developing nuclear weapons:

CORBETT ACT: Jack Straw did admit two or three years ago that he put the ban on the PMOI at the request of the mallous and they in fact made this almost a condition for opening talks on the nuclear activity in which the Iranians are still engaged, and he just gave it to them thinking that it's going to turn them into human being but of course all that's collapsed in tears.

MACLEAN: The Home Office minister, Tony McNulty who had rejected a request to lift the banning order last year, said that he was disappointed by the ruling overturning proscription. The Government intends to appeal. Mr McNulty said they did not want to take chances in relation to the de-proscription of the People's Mujahideen Organisation of Iran. "I remain conviced that where terrorism is concerned, the rights of the law-abiding majority and the overriding need to protect the public both in the UK and abroad, must lead us to take a cautious approach," he said.
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martedì, 06 novembre 2007

Niente attacco all'Iran, gli Usa volano bassi


A volte gli Usa danno l'impressione di elaborare una politica estera assolutamente improvvisata e incoerente.

BN4409_25~Dome-of-the-Tomb-of-Shah-Ne-Matollah-Vali-Mahan-Iran-PostersIl caso dell'Iran è emblematico e ogni giorno fornisce esempi in questo senso. Oggi ad esempio l'ammiraglio Gregory Smith ha annunciato che gli Usa rilasceranno nove iraniani catturati mesi fa in Iraq. Cinque furono prelevati da un ufficio consolare in Kurdistan suscitando notevoli proteste. Degli altri non si è mai saputo troppo a parte generiche accuse di operare contro le forze Usa per destabilizzare l'Iraq.

Secondo l'ammiraglio i nove "non rappresentano più una minaccia", ma a lume di naso, se fossero stati colpevoli di qualcosa, gli Usa li avrebbero detenuti per un periodo ben superiore a qualche mese.
Secondo il NYT la decisione è stata presa da Bush, addirittura in controtendenza con le opinioni di alcuni dei suoi e degli iracheni. Il rilascio sembra un gesto di buona volontà, ma...

Se la mano destra del governo americano liscia l'Iran, la mano sinistra non deve essere stata messa al corrente. Gli Usa si stanno coprendo di ridicolo al vertice dell'Interpol in Marocco, proprio perchè stanno cercando di ottenere cinque mandati di cattura contro eminenti personalità iraniane (tra le quali Rasfanjani) in relazione all'attentato ad un centro ebraico a Buenos Aires nel 1994.

Una vecchia storia che ritorna, in Argentina un procuratore cerca da anni di accusare gli iraniani di quell'attentato, che Teheran tra l'altro condannò fin da subito. Non ci sono prove, già due volte l'Interpol aveva rifiutato di emettere il mandato di cattura. Ad accusare l'Iran sono i soliti del Mujahideen-e Khalq (MEK) e in assenza di prove, il procuratore argentino ha emesso un mandato di cattura perchè vorrebbe interrogare i funzionari iraniani. Considerando che i veri autori dell'attentato sono noti e che la stessa richiesta era già stata cassata dall'Interpol (anche per il dettato dell'articolo 3 del suo atto istitutivo che proibisce all'organizzazione qualsiasi attività "politica")  e che non saranno presentate nuove prove (per ammissione dello stesso procuratore argentino), l'esito del tentativo appare scontato.

A parte la ridicola pretesa di un mandato di cattura per soggetti che non sono accusati di nulla, ma solo per avere il piacere di interrogarli, c'è anche la simpatica coincidenza che alcuni leader del MEK siano attivamente ricercati dall'Interpol per la complicità con Saddam nel massacro dei curdi e in quello degli sciiti nel 1991, oltre a numerosi attentati proprio ai danni degli interessi occidentali quando erano "comunisti". Abbastanza lungo è anche il numero delle accuse platealmente false verso l'Iran che hanno prodotto, tutte raccolte con entusiasmo da Washington.

Aggiornamento:

L'interpol ha concesso un mandato di comparizione per solo cinque iraniani, niente Rasfanjani. Americani e israeliani sembrano aver vinto la Champions League e l'assemblea dell'Interpol non ci fa una bella figura nel mostrarsi cammellabile. La decisione è passata 78 a 14 con 26 astenuti dopo lunghe trattative.

Appendice:

L'odioso (nel senso che sprizza odio) informazionecorretta dice invece:
"Ci sono prove schiaccianti contro l’Iran: dalle registrazioni di telefonate tra l’attentatore suicida Ibrahim Hussein Berso , cittadino libanese e l’ambasciatore iraniano, il giorno prima dell’attentato del 1994; alle testimonianze oculari e al sinistro ruolo della polizia di Buenos Aires nelle cui file, (sin dai tempi del regime militare filonazista di Juan Carlos Ongania) c’erano molti neonazisti, complici e corrotti da ingenti somme di denaro che offrirono il supporto logistico ai terroristi. Prove raccolte dai coraggiosi magistrati argentini che hanno onorato la loro professione di giudici e che, malgrado le minacce, imperterriti hanno continuato, perche’ fossero consegnati alla giustizia quegli assassini i cui crimini non potranno piu’ essere negati. Le piste sono tutte chiare ed indizianti e conducono tutte a Teheran, la centrale del terrore."

Qui invece si spiega con ampiezza di dettagli lo stato della questione
Qualche tempo fa raccolsi molto materiale, argentino ed internazionale, su quell'attentato e sul processo. Tutto inclina a suggerire che l'attentato sia stato messo in opera con i buoni uffici di un personaggio di nome al-Kassar, vicino a Menem, il quale ci ha messo del suo per inquinare le indagini.

In ogni caso dall'Interpol non ricaveranno niente, prima di tutto perchè un mandato di cattura per ottenere una testimonianze è un'assurdità, poi perchè non c'è niente che possa far dire che i diritgenti iraniani possano essere al corrente della verità. Fuffa pura, sulla quale gli squallidi pompano il genere di propaganda che si può leggere qui sopra.
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lunedì, 17 settembre 2007

L'Iran ha l'atomica e nessuno lo attaccherà.


La sortita del ministro degli esteri francese, lesto ad allinearsi ai bushisti più bushisti nel costruire l'immagine di una prossimo attacco all'Iran, è una boutade degna della commedia dell'arte.

Mentre
americani ed altri giocano a minacciare il paese persiano ad uso delle opinioni pubbliche, l'Iran ha da qualche  tempo raggiunto un accordo sul nucleare con l'A.I.E.A di Mohamed el Baradei, accordo accettato dagli stessi paesi occidentali (USA e Francia inclusi) che di quando in quando parlano di attacchi a Teheran. Non si capisce quindi la ragione fondante di un innalzamento delle minacce osservato nei giorni scorsi.

Ci sono inoltre diversi motivi per i quali non è plausibile un attacco all'Iran, il principale dei quali è la probabilità che l'Iran,  anche se non sta producendo uranio utile a scopi bellici, possieda già armi atomiche ottenute dal Pakistan.
L'accordo con il quale l'Iran, la Libia e l'Arabia Saudita si impegnavano a finanziare la corsa pachistana alla "atomica islamica" (qui descritto da una fonte qualificata), prevedeva che i paesi finanziatori avrebbero potuto ottenere dal Pakistan il know how come i prodotti finiti; parti di centrali nucleari, come bombe pronte all'uso.
La ragione della collaborazione erano nella necessità di proteggersi dalle minacce indù, ebraiche o cristiane che potessero incombere sui paesi associati.

La Libia e l'Iran hanno costruito impianti gemelli di quelli pachistani, avvalendosi del network dello scienziato nucleare pachistano A. Q. Kahn per la fornitura di particolari Hi-tech. Particolari costruiti da diverse aziende grazie alla complicità di una rete molto vasta. La rete venne "ufficialmente" alla luce quando nel 2003 i libici rivelarono la provenienza delle loro centrifughe per l'arricchimento dell'uranio, mettendo nei pasticci Musharraf, che fu costretto ad un po' di teatro per parare il colpo.

Gli americani si accontentarono della pantomima imbastita dall'alleato (Il Pakistan non ha rapporti con l'A.I.E.A. e continua ad implementare il proprio programma atomica), solo un paio di middleman sono stati perseguiti, peraltro blandamente. Il tedesco Gerhard Wisser è stato condannato da un tribunale sudafricano a 18 anni, con la sospensione condizionale della pena, lo svizzero Daniel Geiges è malato terminale e difficilmente apparirà davanti alla giustizia sudafricana, unica a cercare di far luce sulla complessa rete di complicità; il sudafricano Johan Meyer invece da accusato è divenuto testimone.

I sauditi hanno preferito dotarsi direttamente delle armi atomiche senza interessarsi alla realizzazione di impianti nucleari. Che l'Arabia Saudita disponga di armi nucleari è testimoniato dai numerosi "pellegrinaggi" di scienziati nucleari pachistani, che una volta giunti nel paese spariscono per lunghi periodi, ma anche dalla circostanza innegabile per la quale l'Arabia Saudita compra missili cinesi a lungo raggio, acquisti che non avrebbero alcun senso tattico o strategico, se i missili dovessero essere armati con esplosivi convenzionali. Se a questo si aggiunge che un principe saudita siede nel board del programma nucleare pachistano, unico straniero mai ammesso ai segretissimi impianti, che i sauditi sono da sempre i maggiori finanziatori della "bomba atomica islamica" e che l'Arabia Saudita non dispone di reattori nucleari, sembra chiara la scelta dei reali sauditi in tema di deterrenza nucleare.

Anche perchè:
What was even more worrying was that Libya showed the Americans and British a design for a nuclear warhead, which is believed to have originated with Dr Khan as well. Mr Bush said the Khan network even sold raw uranium at one stage, though to whom is not clear. (fonte: BBC)
Se ce li aveva la Libia i disegni della testata atomica pachistana, è ovvio che li possiedano anche sauditi ed iraniani, che peraltro hanno formato fior di scienziati nucleari che non dovrebbero avere difficoltà nell'utilizzarli, anche senza l'aiuto pachistano.

Anche l'Iran si è dotato di missili, gli stessi missili sui quali i pachistani montato le loro testate, una evoluzione dei No-dong coreani, a loro volta imitazione di missili cinesi. Che si chiamino Ghauri o Shahab i missili sono gli stessi e sono destinati ad ospitare testate con lo stesso disegno.

Un dettaglio che incidentalmente rivela come i pachistani non abbiano fornito testate e nemmeno il know-how per costruirle ai coreani, se la Corea del Nord avesse avuto a disposizione questo aiuto il suo primo test nucleare avrebbe sprigionato ben altra potenza; sempre che l'esplosione coreana sia stata "nucleare" e non un bluff del suo bizzarro dittatore.

La probabilità che l'Iran possieda già testate nucleari, al riparo delle quali costruire un proprio programma atomico, è quindi elevatissima; gli iraniani hanno a disposizione questa opzione e non si capisce davvero perchè non dovrebbero sfruttarla. In ogni caso l'Iran, come l'Arabia Saudita e la Libia, non ha alcun bisogno di sviluppare un programma nucleare militare, visto che le capacità produttive del Pakistan sono già sovrabbondanti per le esigenze nazionali, tanto più che quando entrerà in funzione il reattore di
Khushab (un grosso reattore al plutonio che sta venendo su nell'indifferenza generale) la capacità produttiva pachistana aumenterà ulteriormente.

La sola possibilità che l'Iran possieda armamento nucleare non dichiarato (una costante abbastanza ricorrente nella storia dei paesi che si sono dotati dell'atomica), impedisce logicamente qualsiasi attacco; una reazione nucleare dell'Iran, per quanto relativamente modesta, avrebbe conseguenze devastanti non solo nella regione. Va da sè che se al contrario l'Iran fosse realmente deciso a impiegare l'atomo per scopi esclusivamente civili, un attacco a Teheran sarebbe ugualmente stupido ed ingiusto.

Tanto minacciare l'Iran serve solo a distrarre dai fallimenti in Iraq e Afghanistan, ad agitare l'ennesimo "nemico" per provare a impaurire e a conpattare le rispettive opinioni pubbliche dietro a leader più che screditati. La mossa del macellaio non è un'opzione reale nelle mani di Bush e dei suoi accoliti, le stesse gerarchie militari americane hanno inviato segnali pesanti alla Casa Bianca, arrivando a rifiutarsi di dispiegare portaerei e reparti a minacciare l'Iran.

L'apparire della Francia accanto alla banda di Bush che suona la marcia contro l'Iran ha lo sgradevole sapore della leccata fuori tempo massimo, se la novità portata da Sarkozy consiste nel reggere il moccolo a queste sceneggiate, non se ne sentiva davvero il bisogno.
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sabato, 30 giugno 2007

L’IRAN CATTIVO E GLI ASSASSINI DEL DIRITTO

In Altrenotizie

Recentemente in Iran sono stati arrestati quattro cittadini americani e un altro è sparito, ma qui da noi non l’ha saputo nessuno e nemmeno negli Stati Uniti la notizia ha avuto tanto l’onore delle prime pagine. La cosa suonerà paradossale a molti, in particolare in un momento storico nel quale, da tempo, gli Stati Uniti ci hanno abituati all’esibizione di ostilità spesso gratuite verso il paese persiano. La cosa perde ogni originalità se invece si entra nella notizia, la si ripulisce dalla propaganda e la si contestualizza correttamente. A tal proposito è bene essere informati del fatto che a Washington c’è stato un deciso cambio di politica e, tolto qualche indefesso neo-con, nessuno parla più di islamo-fascismo (termine addirittura proibito da Robert Gates) e nemmeno di attacchi all’Iran. La cosa potrà sorprendere, ma dopo che gli stessi militari hanno sconfessato a ripetizione le aspirazioni del gruppo raccolto attorno a Dick Cheney, anche Bush sembra aver capito l’antifona; la nomina di Gates al Pentagono trasuda realismo e le sue prime decisioni vanno nel senso di emarginare la truppa neo conservatrice e di recuperare l’efficienza di Pentagono, CIA ed FBI, ormai da troppo tempo impegnate ad assecondare i desideri e le fantasie della cricca guerrafondaia più che ad attendere i compiti loro assegnati istituzionalmente.


Nessun cambio di rotta avrebbe però potuto frenare trombe e tromboni embedded nei media in un caso del genere, se non fosse che il mondo è molto cambiato dall’undici settembre 2001 e se non fosse che da allora l’America ha perso quell’autorità morale (poco importa quanto fondata) le consentiva un tempo di ergersi a maestra dei diritti umani o addirittura “poliziotto del pianeta”. Una perdita d’autorità scontata dal momento in cui l’amministrazione Bush decise che poteva fare carta straccia di tutti i princìpi e di tutte le leggi per “difendersi” dall’attacco islamico. Da allora è stata la notte del diritto, non solo negli Stati Uniti, ma anche per tutto il resto del globo.

L’Amministrazione Bush ha scientemente denunciato i principi del diritto americano ed internazionale, con il bel risultato di riportare la concezione del diritto in tutto il globo a tempi precedenti addirittura la Magna Charta; facile intuire cosa sia rimasto della Costituzione americana o di quella sorta di ufo che è ormai il diritto internazionale.

Negli USA oggi il governo può spiare, perquisire, imprigionare, privare del proprio denaro e dei propri averi chiunque sia considerato un pericolo per la “sicurezza nazionale”. Sicurezza nazionale che è un termine abbastanza vago per consentire all’Amministrazione di agire, sic et simpliciter, secondo il proprio arbitrio e la propria convenienza politica. Gli USA si sono inoltre arrogati il diritto di spiare le comunicazioni e le transazioni bancarie di tutti gli altri paesi (casi Echelon e SWIFT) e aggredire “preventivamente” quelli tra questi considerati ostili; questo ben oltre le tradizionali ingerenze nella formazione dei governi altrui o la pretesa di dettare l’agenda ad intere regioni. Princìpi che sembrano inscindibili dal diritto anglosassone, come l’habeas corpus, il diritto ad un processo, la privacy, fino ai tanto decantati checks and balances istituzionali, sono evaporati dalla sera alla mattina.

Particolare sensazione ha destato la pretesa di catturare chiunque, in qualunque paese del mondo si trovasse e di detenerlo a tempo indeterminato senza che gli sia rivolta alcuna accusa, senza potersi difendere con un avvocato, senza nemmeno dire di averlo in proprio potere. Al fine di poter commettere questi che a tutti gli effetti sono gravi crimini, l’Amministrazione ha classificato queste persone con la parola detainee (detenuto) che, al di là del significato letterale del termine, doveva indicare quelle persone alle quali l’Amministrazione americana non riconosceva lo status di criminali e nemmeno quello di prigionieri di guerra.

Una categoria inventata dal nulla che doveva servire a motivare l’inosservanza di quel corpo di norme che da decenni il mondo civile si è dato a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, senza le quali difficilmente è possibile concepire l’esistenza di una civiltà nell’accezione positiva del termine.

Per un detainee non valgono le leggi statali e nemmeno la Convenzione di Ginevra; egli diventa una non-persona nella completa disponibilità di chi lo detiene. Abu Ghraib ha dimostrato le conseguenze dirette dell’allontanarsi dal diritto e Guantanamo ha fatto di peggio, sdoganando l’idea che il diritto internazionale sia à la carte, almeno per i paesi più potenti. Gli Stati Uniti sono un paese unico nel loro genere; così è potuto succedere che mentre mr. Abraham denunciava che anche la recente “revisione” delle posizioni dei detainee era stata fondata sull’arbitrio e sull’abuso, ignorando completamente concetti come “prova” o “colpa” e ancora meno quelli di “fatto” e “diritto”, il Dipartimento di Stato si lamentava del fatto che l’Iran ha arrestato quattro cittadini americani di origine iraniana e non permette loro di avere nessun contatto con il mondo. Il Dipartimento di Stato chiede anche notizie dell’ex agente FBI Robert Levinson, che era in Iran per misteriosi affari (l’Iran è sotto embargo americano e ai cittadini statunitensi sono proibiti gli affari con gli iraniani) e che altrettanto misteriosamente è sparito nel nulla.

A proposito di Levinson gli iraniani hanno detto di non saperne niente, a proposito dei quattro invece ( pare affiliati ad una ONG della quale non si sa nulla, neppure il nome), gli iraniani hanno detto che sono una “minaccia alla sicurezza nazionale”. A quel punto Bush ha detto che sentiva con fastidio il fatto che gli iraniani non dessero notizie dei prigionieri, aggiungendo che gli iraniani “ignorano le richieste del mondo libero”. Bush poi è stato aiutato da Tom Casey, del Dipartimento di Stato, che per smentire che i quattro siano un pericolo per l’Iran ha detto (davvero): “Per noi è assolutamente incredibile pensare che ci possa essere il minimo dubbio nelle menti iraniane, che questi individui non siano là semplicemente per condurre normali relazioni interumane basilari, comprese le visite familiari”.

Tutte affermazioni abbastanza normali, se non fosse per quanto stride sentire l’amministrazione Bush accusare l’Iran di pratiche che sta difendendo a gran voce davanti allo stesso Congresso e nelle sedi dove è continuamente citata in giudizio dagli attori più diversi, proprio perché da anni si comporta così nei confronti di migliaia di persone sulle quali non avrebbe nemmeno giurisdizione, visto che non si tratta di persone catturate negli Stati Uniti, ma a casa loro.

A questo bisogna aggiungere che l’Iran ha detto che i quattro sono detainee e che questa affermazione è stata sufficiente a congelare velocemente l’azione della Casa Bianca, l’onda dei media (che infatti non ha portato in Europa la notizia di queste catture da parte degli iraniani) e l’indignazione di tutto il “mondo libero”.

Oggi gli americani scoprono che ovunque nel mondo un cittadino americano può essere catturato e detenuto a piacimento e che la sua amministrazione non è in grado di offrirgli alcun supporto, ancora meno legale. Lungi dall’aumentare la sicurezza degli americani, il barbaro cavillare dei prepotenti alla corte di Bush l’ha minata dalle fondamenta, in patria come all’estero.

Una lezione che dovrebbero imparare alla svelta anche i paesi che con questi assassini del diritto internazionale sono andati fino ad ora a braccetto. Nel numero c’è anche l’Italia, tanto friendly da permettere all’amministrazione americana di mettersi sotto le suole anche la legge italiana e quel pallido residuo di sovranità sopravvissuto alla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale.

La sospensione del diritto praticata dagli americani con la complicità di buona parte del mondo, ci proietta tutti nella potenziale condizione di detainee esposti all’arbitrio. Il nuovo medioevo è già oggi. Cesare Beccarla non si sta solo rivoltando nella tomba, ma appartiene, speriamo, ad un prossimo futuro. Con tanti saluti a chi si fa bello e moderno chiedendo l’abolizione della pena di morte e intanto asseconda la barbarie.
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mercoledì, 13 giugno 2007

War on terror, novità

Notizie dal fronte della guerra al terrore:

I giudici americani hanno deciso che il governo non ha alcun titolo per definire "combattenti" i civili e di confinarli in reclusione militare indeterminata. Nell'occasione è stato precisato che i decreti come il Military Act non possono avere ragione della costituzione americana e nemmeno della riserva di giurisdizione riconosciuta ai giudici "civili".

Intanto in Iraq qualche genio ha deciso di armare e sostenere i sunniti "delusi" dai qaedisti. Si tratterebbe di iracheni che già hanno combattuto accanto agli uomini di Bin Laden, ma che ora sarebbero delusi dai troppi massacri e dai magri risultati. Apprendisti stregoni al lavoro, nel 90% dei casi le armi che gli americani hanno consegnato a questo o a quello sono state usate contro gli americani ed i loro alleati, chissà mai cosa ha fatto credere alle teste d'uovo americane che a questo giro andrà diversamente.

Intanto si è scoperto pure che il direttore dell'FBI, Robert S. Mueller III, ha usato l'aereo espressamente acquistato per gli spostamenti veloci e segreti necessari alla war on terror  (un costoso Gulfstream V) per le sue gitarelle personali.

Last, but not least, e' stata sputtanata la favola dell'Iran che fornisce armi a talebani e qaedisti. La cosa e' stata smentita ufficialmente, da Robert Gates e dal comandante delle forze NATO in Afghanistan, il generale Dan McNeil. La cosa peraltro non ha interessato molto i giornali che l'avevano diffusa con entusiasmo. La cosa ha irritato i falchi israeliani e americani, che infatti hanno strillato di nuovo contro "il nuovo Hitler" di Teheran, raccogliendo però poca attenzione.

Pare si sia trattato dell'ennesima falsa narrazione inventata e diffusa da fonti vicine a Cheney, da sempre alla carica per sparacchiare su Teheran. Le smentite ufficiali dimostrano che parti importanti dell'establishment americano, Bush compreso, sono del tutto contrarie all'ipotesi di estendere la guerra all'Iran. Una decisione che il governo USA non si puo' permettere.

Il rapporto americano sulla schiavitù

Sono quasi tutti alleati di Washington i paesi che conducono la classifica delle nazioni nelle quali prospera il traffico di esseri umani, ma curiosamente mancano paesi notoriamente poco rispettosi delle leggi in materia, come lo Zimbabwe, ma ci sono paesi, come il Venezuela, che hanno come unica colpa quella di essere sgraditi a Washington.

Il rapporto segreto ONU sul Medioriente

Alvaro de Soto ha scritto un rapporto all'ONU nel quale, nella sua veste di inviato dell'organizzazione in Israele, accusa gli Stati Uniti ed Israele del disastro che sta avvolgendo il medioriente. Mentre Israele è accusata di porre condizioni impossibili ai colloqui di pace, gli Stati Uniti sono accusati di fomentare le violenze distribuendo armi alle fazioni di volta in volta viste come utili e come nemiche di quelle sgradite a Washington.

 Il rapporto europeo sulle rendition americane

Dalle 13 dell'8 di giugno e' stato pubblicato il rapporto europeo su rapimenti e prigioni segrete in Europa. Un  altro glorioso momento della War on Terror. Da qui si accede al documento (e ai relativi allegati) in italiano. Ci sono anche le targhe degli aerei usati dai geni delle intelligenze militari. Il comportamento delle istituzioni italiane e' definito "scioccante", anche in riferimento all'attuale governo.

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Un passo significativo del rapporto di Marty:
I would like to underline here, the importance of the independence of the law. The Milanese prosecuting attorney’s office had instituted proceedings, despite the open animosity of the Berlusconi government, who tried to sabotage the investigation. Thanks to the outstanding work of the prosecuting attorneys and certain Milanese police departments, which led an investigation of noteworthy quality, 25 CIA agents involved in the abduction of the Imam, were identified. Thus, the prosecuting attorney’s office of Milan was able to issue an international arrest warrant for 22 of them.
The Milanese prosecuting attorneys put all investigative documents at my disposal. During one week I read them meticulously. I became convinced that I was on the correct path and that we were under the effect of a highly developed logistics system. It was impossible that such things could exist without the co-operation of the local authorities one way or another, or that the Pentagon and the CIA could be the only services involved in these "extraordinary renditions".
Aggiornamento 22/05
Anche le accuse del sottosegretario Burns all'Iran, che avrebbe fornito armi ai talebani, sono state smentite dai comandi militari americani.

 

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sabato, 09 giugno 2007

Turchia ed Iran bombardano l'Iraq.

Iran e Turchia hanno in comune il totale sgradimento dell'affermarsi di una identità kurda, poichè in tutte e due paesi vivono robuste minoranze di questo popolo e anche perchè nei due paesi ci sono alcune province a maggioranza kurda che vorrebbero tanto riunirsi al Kurdistan iracheno per formare una nuova identità nazionale.

L'affermarsi e lo stabilizzarsi del Kurdistan iracheno rappresenta quindi per i due paesi una minaccia, alla quale reagiscono sparando. Non è la prima volta che succede, ma nei giorni scorsi le due potenze mediorientali hanno bombardato di buona lena nove villaggi all'interno del Kurdistan iracheno, nella zona di Sidikan, nella provincia di Irbil. Sarebbero stati rifugio di terroristi kurdi. La Turchia da mesi ha ammassato un centinaio di migliaia di uomini a ridosso della frontiera con l'Iraq e sembra che gli Stati Uniti, pur proibendo una invasione massiccia del Kurdistan, abbiano lasciato spazio ai turchi per portare a termine azioni mirate.

mappa_kurdistan

I bombardamenti di artiglieria avrebbero provocato grossi danni, ma a parte le fonti kurde non ne parla nessuno e Turchia ed Iran per ora non commentano. Solleva curiosità il fatto che l'Iran in particolare, possa bombardare il territorio iracheno senza scatenare alcuna reazione americana, di solito lesta ad apparire al primo stormir di fronde, ma in fondo è abbastanza naturale; eccepire sui bombardamenti iraniani comporterebbe allo stesso tempo la medesima accusa agli alleati turchi, allora, poichè il destino dei kurdi non preoccupa nessuno, non se ne parla per niente ed il problema di eventuali contraddizioni è risolto alla radice.

 

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mercoledì, 04 aprile 2007

Iran: liberati gli inglesi, fine delle balle.

Aggiornamento finale:

I 15 soldati britannici sono stati liberati in diretta televisiva senza apparente scambio, il presidente Ahmadinejad ha parlato di "un regalo al popolo britannico per festeggiare la Pasqua e il compleanno di Maometto". Nelle immagini si sentono anche apprezzamenti dai soldati britannici che ringraziano l'Iran ed il presidente sentitamente. Atmosfera cordiale e rilassata con scambi di battute e sorrisi. Ahmandinejad non ha mancato di ricordare che l'Iran ha ogni diritto di processare i 15 per lo sconfinamento, ma che vi rinuncia come "regalo" al popolo britannico.

Aggiornamento 04/04:

A proposito degli iraniani detenuti dagli americani, ieri è stato rilasciato il diplomatico iraniano arrestato nelle settimane scorse. L'uomo non ha saputo dire chi lo abbia detenuto e dove, mentre restano ancora detenuti 4 iracheni che facevano parte dell'unità che lo ha prelevato, arrestati a loro volta poco dopo la sparizione dell'iraniano; si suppone siano dei servizi iracheni, ma per ora nessuno parla e le indagini girano a vuoto. Ancora non si sa a che "servizio" appartengano. Per i cinque iraniani arrestati al consolato iraniano di Erbil invece, si sa dove sono detenuti, ma non si sa se, quando e perchè saranno processati. Voci dicono che dovrebbero essere rilasciati nei prossimi giorni. Curiosa coincidenza temporale, che contraddice un po' le dichiarazioni bellicose del Dipartimento di Stato dei giorni scorsi. Non c'è che dire, l'Occidente continua ad impartire lezioni di diritto e di democrazia.

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1 Aprile

L'Iran e le balle.


L'Iran è cattivo, ma anche  chi è d'accordo con questa semplificazione molto brutale, non può non sorridere alla vista della propaganda occidentale dispiegata in questi giorni.

La palma dei  più divertenti spetta sicuramente gli americani, che da giorni ormai dicono che non accettano alcuno scambio di prigionieri con quelli iraniani catturati da loro.
L'Iran però non ha proposto alcuno scambio di prigionieri, neanche l'ha ventilato, così dopo due giorni nei quali la notizia degli americani che non vogliono trattare ha riempito i giornali di mezzo mondo, al giornalista che chiedeva da dove fosse saltata fuori questa stronzata, il Dipartimento di Stato ha risposto che si tratta di una "ipotesi proveniente da fonti anonime iraniane". Se esistesse un giornalismo appena più sano non ci avrebbero provato, invece per molti lettori di molti giornali, lo scambio esiste e continuerà ad esistere, visto che i prodi disinformatori non si preoccupano mai di correggere le panzane che propinano ai loro affezionati lettori.

Meno divertente e abbastanza diffamatoria è la lista di maltrattamenti ai quali sarebbero stati sottoposti i militari inglesi. Si va dall'esposizione a ore di canti rivoluzionari a non meglio specificate "umiliazioni", tra le quali l'esposizione in televisione.
Ora, a parte che gli inglesi nelle immagini sorridono, mangiano, fumano, non sono legati e nemmeno incappucciati, vestono i loro abiti e non una tuta arancione; che il farli vedere in televisione costituisca un'offesa alla loro dignità suona un po' ridicolo, in particolare se detto da chi rappresenta una società nella quale la gente vende il culo per finire in televisione.

Una discreta ipocrisia da parte di chi ha mostrato i propri prigionieri incappucciati e legati come salami dentro alle gabbie, per non parlare delle immagini di prigionieri nudi assaliti con i cani o costretti ad atti sessuali o ancora le immagini della dentatura di Saddam in mutande esplorata con cura dagli americani.

Lamentele ha suscitato anche l'intenzione degli iraniani di processare i presunti sconfinatori, forse perchè ormai la controparte è abituata a detenere i presunti criminali per anni ed anni prima di formulare contro di loro uno straccio d'accusa. Anche il fatto che i britannici possano scrivere a casa è stato descritto come un plateale esempio di sfruttamento criminale dei prigionieri. Per questo i detenuti dagli occidentali spariscono nel nulla e non danno notizie per anni, americani e britannici vogliono evitare di essere indicati come squallidoni che sfruttano le lettere dei prigionieri.
Lo spettacolo continua, più gente entra, più bestie si vedono.

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venerdì, 23 febbraio 2007

L'iran, l'Iran, l'Iran.....

Secondo l'AIEA l'Iran non rispetta l'ultimatum ricevuto dal Consiglio di sicurezza sull'arricchimento dell'uranio.

Non sarebbe una gran notizia, poichè l'Iran ha sempre detto che lo avrebbe ignorato e lo ha ribadito anche nei giorni scorsi. Il problema è che alcuni paesi vogliono imporre all'Iran delle limitazioni che non hanno alcun senso, se non  quello della propaganda.

Va detto che l'AIEA non si è limitata a questa scontata dichiarazione, ma che ne ha rilasciata un'altra ben più clamorosa che, per quanto riportata dalle agenzie non è ( e non sarà) raccolta dagli altri organi d'informazione:

ANSA) -LONDRA, 23 FEB- Gran parte delle informazioni fornite dalle spie Usa sull'Iran e' senza fondamento: lo affermano fonti dell'Aiea, citate dal Guardian. La rivelazione coincide con la presentazione del rapporto Aiea, nel quale si dice che Teheran non ha interrotto il suo programma nucleare come richiesto dall'Onu. Tuttavia, dicono le fonti, molte delle segnalazioni della Cia e dell'Fbi su presunti siti segreti dove si lavorerebbe a progetti nucleari non pacifici non hanno portato a nessuna scoperta.

Insomma, secondo l'AIEA, qualcuno racconta balle e se ne sono accorti.
Secondo il Los Angeles Times
"Dal 2002, quasi tutte le informazioni che ci sono arrivate si sono rivelate false". Un diplomatico di alto rango dell'Aiea. Secondo il LAT anche gli americani lo ammettono fuori dell'ufficialità. Tutti i falsi tendevano  dimostrare che l'Iran ha un programma nucleare bellico.

La domanda da un milione di dollari è: "Perchè si inventano balle sull'Iran?"

Quella da due milioni è: "Perchè se lo sanno tutti che sono balle (non solo queste), si continua a diffonderle come se niente fosse e senza nessun vaglio critico?"

Diamoci delle risposte.

Aggiornamento:

Un'altra bella bufala è il recente dossier presentato dallo NCRI a Parigi. Il dossier contiene i nomi di quasi 32.000 iracheni che sarebbero pagati dai servizi di Teheran. La bufalona non è stata raccolta dai media in giro per il mondo, forse perchè memori di altre patacche distribuite dallo NCRI in precedenza. A bersela invece sono accorsia alcuni italiani, tra i quali Aldo Forbice della trasmissione radiofonica Zapping, che ha un po' la fissa degli iraniani cattivi e che finora si è bevuto le peggiori patacche, purchè mettessero in cattiva luce l'Iran. Secondo Forbice invece il dossier, scambiato da tutti per una patacca, è valido; almeno secondo un'analisi compiuta da Cia ed Fbi che conosce solo lui e qualche amico di Cheney. Da notare che questa organizzazione, che una volta era comunista e faceva attentati contro gli americani, è la fonte delle informazioni false ricordate poco sopra. Qualche genio  Washington pensa addirittura che possa avere speranze di andare al potere in Iran; dove peraltro è odiata da tutti perchè durante la guerra con l'Iraq si schierò con Saddam.