mazzetta

Ce la possiamo fare...
sabato, 28 giugno 2008

Il ritorno dei ladroni in Iraq

Game over: Risultato finale. I contratti privilegiati erano pronti, ma lo scandalo internazionale che è montato immediatamente ha fatto compiere una veloce marcia indietro al premier iracheno, che nell'occasione ha rilanciato annunciando l'apertura dell'asta internazionale per il petrolio iracheno. Asta che si svolgerà in un quadro giuridico incerto, ma Maliki ha detto che si può fare con a legge esistente, quella di Saddam. Tutto molto opinabile, come l'entusiasmo dell'ENI e di alcune ersonalità italiane. Che se ne fanno in Iraq dei proventi petroliferi se non sono nele condizioni di spenderli? E' urgente per gli iracheni o per le compagnie che su quel greggio guadagneranno l'impossibile?

.Aggiornamento in testa
Ed ecco a sorpresa la smentita del governo iracheno. Resta da capire se si tratti di una smentita tattica o se sia falso tutto quello che si è scritto negli ultimi giorni. L'aggiornamento che segue riposta uno scoop del nyt appena precedente la smentita irachena. Resta comunque un dettaglio che lascia il dubbio sull'urgenza di tali contratti, visto che cinquanta miliardi di dollari di entrate petrolifere irachene aspettano ancora di essere spesi mentre fanno un pisolino in una banca di New York.

Aggiornamento
: A rinforzo della tesi, la scoperta di come i contratti in questione siano stati scritti dall'amministrazione Bush e non dal governo iracheno.
anche in Altrenotizie

Era il 2003 quando Amnesty International fu accusata di fare “terrorismo” pronosticando cinquantamila morti in seguito all'invasione dell'Iraq. A quel tempo i fautori della guerra sostenevano che si sarebbe trattato di un'operazione relativamente semplice intitolata alla diffusione della democrazia in Medio Oriente. Un milione di morti, dieci milioni di feriti e mutilati e quattro milioni di profughi iracheni dopo, sull'invasione dell'Iraq cala una cappa di silenzio a favorire lo scontato epilogo della più grande operazione criminale del nuovo secolo. Tutto sembra dimenticato ed in Iraq sembra non accada più nulla. Difficile pensare che si tratti di un caso. Cinque anni dopo l'invasione il silenzio sull'Iraq serve alla consumazione del grande furto. Il motivo reale dell'invasione dell'Iraq è il controllo degli approvvigionamenti di idrocarburi nell'area mediorientale, chi ancora lo neghi non può che essere in malafede.

Nelle ultime settimane si sono registrate due significative novità: la completa sparizione dell'Iraq dal mainstream occidentale e l'assegnazione dello sfruttamento delle risorse petrolifere irachene proprio alle compagnie occidentali che furono espropriate da Saddam quando nazionalizzò il petrolio. Dicono i soloni dei media che negli Stati Uniti l'Iraq in televisione non tira più e di conseguenza le big dell'informazione si sono adeguate e meditano un ritiro quasi completo dal fronte. Fronte sul quale restano centocinquantamila “bravi ragazzi”, quasi altrettanti mercenari, in gran parte statunitensi; tutti americani che non interessano più agli americani.

Andrew Tyndall, un consulente televisivo che osserva i palinsesti informativi serali dei tre maggiori network, ha rilevato che lo spazio dedicato all'Iraq è stato “massicciamente” ridotto nel 2008 rispetto al 2007, ultimo di una serie di anni comunque a calare. Nei primi sei mesi del 2008 sono stati complessivamente centottantuno minuti a settimana, contro i millecentocinquantasette registrati durante lo scorso anno. Quasi tutte le major ormai progettano una fuga da Baghdad dopo le elezioni americane di novembre. Si spengono le luci e l'assassino torna sul luogo del delitto. Quasi quattro decenni fa quattro grandi compagnie occidentali controllavano il petrolio iracheno.

BP, Exxon Mobil, Total e Shell erano azionisti alla pari di un consorzio anglo-franco-americano che ha controllato le risorse irachene per quasi mezzo secolo. La Turkish Petroleum Company, creata nel 1912 per impadronirsi delle riserve dell'impero ottomano in disfacimento, poi divenuta Iraq Petroleum Company. Queste quattro compagnie hanno ottenuto un accordo per “assistere” il governo iracheno nello sviluppo dei pozzi, pur non avendo competenze in proposito visto che questo genere di attività è svolto da imprese specializzate e non delle major che si occupano della sua distribuzione. Accordo che sarà remunerato in petrolio, ma soprattutto con un diritto di prelazione sui giacimenti iracheni una volta che sia stata varata la legge nazionale sugli idrocarburi.

Una truffa smaccata per scavalcare la resistenza del parlamento iracheno, che da anni come Penelope tesse e disfa la tela di una legge che nessun iracheno vuole firmare, vista la pretesa americana per un assetto che consegni il petrolio proprio a quelle compagnie. Dicono quasi tutti i media anglosassoni che questa mossa ha agitato gli arabi “sospettosi”, che si sono fatti venire in mente e alla bocca accuse di rapina colonialista a mano armata. Strano, che cattivoni questi arabi “sospettosi”.

Il fatto che gli americani abbiano protetto, unico tra tutti, il ministero del petrolio nel giorno dell'invasione, che gli Stati Uniti vogliano una legge sul petrolio terribilmente sfavorevole agli interessi iracheni, che gli Stati Uniti abbiano costruito in Iraq basi immense e un'ambasciata fortificata per millecinquecento addetti e che stiano perpetrando una truffa per scavalcare la volontà del parlamento iracheno, non ha spinto alcun commentatore anglosassone od occidentale ad andare oltre la citazione dei sospetti dei “sospettosi” e innominati arabi.

Lo assicurano fior di commentatori e di stupidi galantuomini, secondo i quali siamo andati in guerra per combattere il feroce Saladino che ci voleva sgozzare e per portare la civiltà in quelle lande desolate abitate da beduini. Il petrolio non c'entra, è un dettaglio secondario per un'amministrazione di petrolieri, sulla buona fede della quale non si possono esprimere dubbi del genere, nemmeno dopo la certificazione dell'enorme mole di fandonie propinate alle opinioni pubbliche, nemmeno dopo la rivelazione di come l'invasione dell'Iraq sia fino a qui servita per far sparire in centinaia di truffe gran parte del denaro dei contribuenti americani stanziato per il conflitto e per l'invisibile ricostruzione irachena.

Tony Blair e il suo omologo australiano Howard, sono stati denunciati da numerose associazioni occidentali per i crimini di guerra commessi in Iraq. Procedimenti a loro carico sono stati avviati al Tribunale Penale Internazionale. Molto probabilmente, vista la mole di prove a carico dei denunciati, si farà un processo con i due ex premier alla sbarra. La stessa avventura potrebbe capitare a breve al primo ministro italiano Silvio Berlusconi. A George W. Bush no, gli Stati Uniti sono tra i pochi stati che non hanno aderito alla convenzione istitutiva del TPI. Al contrario sono gli unici che con pressioni e ricatti hanno estorto trattati di esclusione di responsabilità per le truppe americane a numerosi governi.

I cattivi arabi “sospettosi” e gli occidentali minimamente smaliziati intanto potranno continuare ad assistere allibiti ed impotenti a questo massacro della realtà, traendo ben poca soddisfazione dall'esser stati facili profeti di sventura. Nessuno dei folli sostenitori dell'invasione irachena se n’è ancora dissociato, nel nostro paese l'argomento sembra un tabù inaffrontabile e il garrulo neo-ministro della difesa straparla di una escalation dell'impegno del nostro paese in Afghanistan.

Nemmeno l'evidenza di come la guerra abbia contribuito all'esplosione della speculazione energetica mondiale suscita dibattito. Il tema dell'energia è così importante che si preferisce delirare di centrali nucleari piuttosto che puntare il dito contro chi quell'energia se la vuole conquistare a mano armata e a prezzo di qualunque massacro.

Un italiano “sospettoso” potrebbe pensare che ciò sia dovuto alla mancia promessa all'ENI per la partecipazione e il supporto politico dell'Italia al conflitto, ma probabilmente si tratta solo del servilismo di una classe politica troppo occupata a depredare i propri cittadini per potersi concedere il lusso di riflettere prima di pronunciare sonori “yes!” in cambio di un misero posto a tavola.
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sabato, 21 giugno 2008

Terroristi Tamil? Pare di no.


Grande clamore ha suscitato ieri la retata di Tamil accusati di essere parte di una rete "terrorista" e di vari reati tra i quali l'estorsione ai danni dei connazionali al fine di finanziare l'esercito Tamil e le sue attività "terroristiche".
Ogg,i se leggerete con attenzione nelle pagine interne dei giornali, troverete forse che i pericolosi terroristi sono già a casa loro. In sede di udienza i giudici hanno ritenuto insussistente e non provata l'accusa di estorsione, nullo il pericolo di fuga e nulla la pericolosità degli arrestati e li hanno rimandati a casa.

Difficile a questo punto pensare che si tratti di accuse plausibili; più facile propendere per l'ennesimo show ignorante di qualche inquirente troppo zelante.

Si farà, forse, un processo nel quale saranno accusati di attività terroristiche, ma sembra chiaro a questo punto che l'impianto accusatorio sia stato quanto meno raffazzonato e che le figure degli indagati siano state dipinte a tinte forti senza alcun fondamento.

Gli esponenti della diaspora Tamil arrestati erano accusati di estorcere denaro per sostenere il terrorismo sotto la copertura di associazioni di cura ed assistenza, già il particolare che tenessero contabilità dettagliata e rilasciassero ricevute filigranate avrebbe dovuto sollevare qualche dubbio sulle loro qualità criminali, ma questi sono dettagli.

Troppo tempo senza -terroristi- non è accettabile, ma di binladini non se ne trovano i tentativi di inventarne si sono risolti nel ridicolo, si vede che piuttosto di niente van bene anche i finti terroristi Tamil
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giovedì, 05 giugno 2008

La Censura assassina dello Zar


Silvio Berlusconi al recente vertice della FAO ha blandito il dittatore Hosni Mubarak affermando di dover imparare dall'egiziano come fare per restare al potere trent'anni.

La ricetta non è difficile: abuso di leggi speciali, abolizione dei partiti concorrenti, violenza poliziesca e uno spiccato autoritarismo a mano armata, il tutto reso possibile dal controllo ossessivo dei media. Questa è la ricetta egiziana, ma quella russa dell'amico Putin non si discosta molto da questa traccia, anche se Putin non ha bisogno di vietare gli altri partiti.

Il blocco di potere putiniano è monolitico e nessuna critica è ammessa, non è un caso che in una recente intervista, proprio in Italia, una giornalista maltrattata da Putin si sia messa a piangere all'istante: dispiacere a Putin vuol dire sparire, fisicamente o meno si sparisce comunque. Spariti i giornalisti coraggiosi sotto due metri di terra, capita che si sparisca per molto meno. Nessuno dei critici del governo può sperare di aver voce sui media,  che se non si uniformano vengono chiusi d'imperio e i loro proprietari e giornalisti letteralmente perseguitati. Pare considerazione comune tra chi è rimasto a lavorare nei media in Russia, che questi debbano seguire le indicazioni della proprietà in merito alla linea da tenere e al cosa dire o cosa tacere. Peccato che questa forma mentis appartenga anche a chi lavora in canali pubblici e peccato che il vero padrone sia sempre e solo uno.


russiantv

Questo è il fermo immagine di un talk show russo, come è facile notare ci sono quattro poltrone, quattro paia di gambe, ma solo tre teste.

La testa mancante appartiene al povero Mikhail G. Delyagin, un critico dell'operato al governo che quando riesce in qualche modo ad apparire in qualche trasmissione viene poi cancellato in post-produzione. La clamorosa svista del censore mette in evidenza meglio di qualunque sega filosofica o sottile distinguo di che pasta sia fatta l'informazione in Russia e che genere di gentiluomini siano Putin e il suo delfino Medved. Di conseguenza il giudizio sull'esistenza o meno di qualche forma di democrazia in Russia deve essere assolutamente negativo.

Un vero e proprio regime del terrore che non ha eguali in Europa, minaccia i giornalisti e la libertà d'espressione in genere. Manifestare simpatie per l'opposizione non è salutare nemmeno per gli artisti e altri personaggi pubblici. I gruppi musicali che in passato avevano osato supportare altri da Putin non sono più passati in televisione e si sono visti annullare tour e contratti di distribuzione.


In Russia se vuoi dire qualcosa di sgradito a Putin rischi di essere cancellato, situazione che indubbiamente deve avere il suo fascino per mr. B., rimasto all'editto bulgaro mentre mezzo paese lo sfotte e lo ridicolizza quotidianamente. Di Putin invece non si può ridere ed è per questo che quando mr. B. ha fatto il gesto di mitragliare la giornalista piangente non ha fatto semplicemente una delle solite gaffe.

Il sistema comunque funziona, basti pensare che la gran parte dei russi, non solo Berlusconi, crede ormai che i russi si siano sacrificati per salvare i ceceni dai barbari. Tra le immagini meno viste in Russia ci sono le foto aeree di Grozny, del
prima e del dopo l'intervento russo, misura perfetta del genere di "aiuto" che Mosca ha recapitato ai ceceni. Quando un'immagine dice più di mille parole, esattamente come il fotogramma della trasmissione riprodotto sopra.

Stranamente gli attivisti e i giornalisti "pro diritti civili" che si agitano all'ombra di Berlusconi vedono i torti dell'Iran e della Cina, ma nulla hanno da eccepire sui crimini du Putin, Olmert o Mubarak, le malefatte dei quali spariscono agli occhi dell'opinione pubblica esattamente come in Russia spariscono le notizie e le persone gradite. particolarmente ridicoli sono gli ex radicali e la compagni di giro riunita attorno al Foglio e al Riformista, tutta gente che ha campato sul genocidio ceceno, sulle sofferenze dei palestinesi e di altri popoli oppressi e che ora che si trova arruolata accanto all'internazionale del terrore e tace vergognosamente. Sono argomenti sgraditi ai nuovi padroni, guai ad avventurarsi al di fuori  del
frame dei cattivi autorizzati, dall'ormai scoperta e sempre uguale solfa a base di musulmani e cinesi cattivi, accompagnati occasionalmente dalla "causa umanitaria" utile ad ingrassare i bilanci di qualche multinazionale.

Al recente vertice della FAO c'è stata una parata di dittatori "amici" assolutamente imbarazzante, ma si è trovato da dire solo per Mugabe (sgradito agli inglesi) e Ahmadinejad. Chiedersi perchè è d'obbligo. Chiedersi perchè nessuno abbia il coraggio di criticare a voce alta l'orrore che significa quell'immagine, e lasciamo perdere il protestare nelle sedi internazionali portando l'attenzione sulla condizione dell'informazione in Russia, è un esercizio utilissimo, molto di pià che seguire ore ed ore di talk show nei quali tristi figuranti mettono insieme uno spettacolo sempre più disgustoso.
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venerdì, 30 maggio 2008

L'ultimo video di al Qaeda è una patacca


Annunciato da giorni, finalmente un fermo-immagine (qui accanto) del video di Bin Laden è stato  "fornito" alla redazione de l'Australian (giornale "di qualità" di Rupert Murdoch) ed è stato pubblicato. Ha scritto l'Ansa in precedenza: "Al-Qaeda si sta preparando a diffondere un nuovo video in cui invita ad utilizzare armi di distruzione di massa per attaccare l'occidente. Lo hanno rivelato fonti dell'intelligence americana citate dall'emittente Abc. Nello specifico, Al-Qaeda invita a ricorrere ad ''armi chimiche, biologiche e nucleari contro i civili''. A dichiararlo e' il portavoce dell'Fbi, Richard Kolko."

wahupMolti commentatori si sono esercitati nel "tradurre" come gli pareva il prodotto in maniera sempre più spaventevole, fino a definirlo un messagio-documentario inneggiante a colpire con armi di distruzioni massa l'Occidente. "Un video in stile documentario di 39 minuti intitolato "Jihad Nuceare: L'ultimo Terrore". Molti che lo hanno visto sono rimasti stupiti dalla cattiveria che trasuda dalle immagini generate al computer e dei testi.

Immagini generate al computer?
Già...il "documentario" è stato prodotto in grafica computerizzata, un gran bel lavoro, nemmeno avessero a disposizione gli studios della Dreamworks...abbastanza strano, visto che la stupefacente abilità con i media attribuita al feroce saladino fino ad ora è giunta al massimo all'impiego di una video-suite elementare. In effetti la Washington nuclearizzata nell'immagine non fa simpatia.

Non ci è voluto molto a venirne a capo, da quando il falso video di una decapitazione (vi ricordate le decapitazioni dei "nostri" in tuta arancione?) prodotto da Benjamin Vanderford, fu preso per buono, i video strani suscitano molto scetticismo.
Allora poi andò che, come per magia, finirono le decapitazioni in video. Un bravo a Bejamin che ci ha fatto finire questa buffonata.

Oggi il fermo-immagine è risultato provenire da  questo videogioco qui, si è saputo che è tutto fuorchè un documentario, che è stato postato su un forum aperto di "terroristi" (come no) che lo avrebbero addirittura accolto festeggiando.
Difficile, anche a prescindere dalla qualità della patacca, pensare che i terroristi si riuniscano a fare la ola in un sito aperto per farsi tracciare dai ragazzi dello zio Sam, più facile pensare che qualcuno su quel sito abbia fatto il furbo.

La notizia del prossimo arrivo del video ha riempito una giornata di prime pagine, tutte acriticamente uguali, poi sarà il momento della descrizione del trucissimo messaggio e magari tra qualche giorno si diffonderà la voce del pacco...e molti fischietteranno con indifferenza. Non succede mai che dopo aver pubblicato strillino all'inganno.

Almeno un paio di giorni in prima pagina su tutti i giornali del mondo, pagine di minacce alla nostra sicurezza, ci vogliono colpire con le armi di distruzione di massa, che ansia...bisognerebbe bombardarli tutti...e poi...nulla.

La genialata non è servita ad altro, se non a far sapere che gli addetti alla propaganda giocano a Fallout e che almeno si sono ricordati di evitare le schermate con gli alieni. Con il motore di ricerca ci si può rendere bene conto dell'enorme diffusione garantita a questa sciocchezza fin dall'annuncio.
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mercoledì, 07 maggio 2008

Le badanti assassine sono tra noi



Libro-Romagna-Assassina
Voglio precorrere i tempi, ormai maturi, e voglio essere il primo a denunciare il pericolo delle badanti assassine. Centinaia di migliaia di stranieri e straniere clandestine hanno preso il controllo dei nostri anziani e dei loro patrimoni. Proprio tra gli immigrati badanti si cela la gran parte dell'immigrazione clandestina, illegale, vietata. Si tratta sicuramente di piani d'invasione da parte di paesi stranieri, come ha detto uno stimato monsignore: "c'è un evidente disegno" dietro l'invasione straniera e sicuramente c'è un disegno anche dietro l'invasione delle badanti.

Questo esercito che ci ha già invaso, composto per lo più di femmine mature, esperte e desiderose di riscatto economico, si impadronirà dei cuori e dei patrimoni dei nostri vecchiette e vecchiette, realizzando la più grande rapina del secolo, qualche anno ancora e poi si libereranno dell'oggetto delle loro cure, ultimo ostacolo al godimento dei patrimoni italiani.

propaganda mode /off

Sì, i tempi sono maturi perchè qualche imbecille scriva cose del genere, alcuni sono già arrivati a paventare masse di  badanti che seducono i vecchietti perchè qualche parentado si è offeso quando il nonno si è invaghito dell'unica persona che gli da' attenzione e ha pensato addirittura di sposarsela; qualche fesso che farà la fuga in avanti appoggiandosi a qualche efferato fatto di cronaca nera si troverà di certo.
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lunedì, 21 aprile 2008

American Betullas


Il governo Bush è stato scoperto a mentire agli americani per bocca di autorevoli generali in pensione, imboccati da Rumsfeld per dire che la guerra era giusta, che era condotta come si deve e in generale per stroncare ogni obiezione.

Qui l'inchiesta completa del New York Times in video.
Qui il lunghissimo articolo che spiega nel dettaglio la truffa del governo Bush a danno degli americani e non solo.
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giovedì, 10 aprile 2008

Prete pedofilo condannato a Bologna, pesanti complicità della curia bolognese.


Un religioso di 68 anni, del quale nessun organo di informazione ha osato fornire le generalità, è stato condannato a sei anni e 10 mesi per abusi sessuali a danno di una decina di bambine affidate all'asilo di Ferrara che dirigeva per conto della curia bolognese.

A scoprire e denunciare l'insana passione che spingeva l'uomo ad atteggiamenti osceni verso le piccole, fortunatamente inconsapevoli, fu il personale dell'asilo insieme ad alcuni genitori,
I carabinieri documentarono poi gli abusi e il giudice ha emesso una sentenza che supera le richieste del pubblico ministero.

Osceno, anche in questo caso il comportamento della curia bolognese, la quale non solo non ha espresso una sola parola di condanna verso l'anziano pedofilo in tonaca, ma si è pure affrettata a licenziare le educatrici che scoprirono gli abusi e li denunciarono.

Un osceno favoreggiamento già visto; nessun pensiero per le vittime e tutta la curia a far quadrato intorno al pedofilo in tonaca, complice la stampa che tace sull'evento (anche oggi sulla stampa cittadina poche righe scritte di malavoglia e senza mai citare il nome del condannato), le principali edizioni locali non riportano nemmeno la notizia, chi l'ha fatto si è ben guardato dall'indicare il nome del colpevole.

Il paragone con la vicenda dell'asilo di Rignano, dove gli accusati di azioni inverosimili furono sbattuti in televisione dopo 5 minuti dal trapelare della notizia e lì mantenuti per mesi, è imbarazzante in questo senso, qui la notizia ha bucato appena i confini provinciali, giusto perchè il prete pedofilo dipende dalla diocesi di Bologna.

Particolarmente pesante la posizione di monsignor Ernesto Vecchi (vescovo ausiliario di Bologna, ricordato in post precedente come "prete cattivo"). Il monsignore, solitamente molto ciarliero, non discute l'argomento. Stranamente monsignor Vecchi è velocissimo quando deve esprimere condanne a caso verso i musulmani o gli omosessuali, ma omertosissimo quando gli chiedono di commentare i reati commessi dai suoi sottoposti.

Ipocrita e protettore di pedofili, tradisce la fiducia accordata da centinaia di genitori che scelgono le scuole cattoliche, preferendo schierarsi dalla parte dell'autore di un crimine orrendo.

Un estratto da uno dei pochi articoli disponibili sulla vicenda.

"È l’11 novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8 gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.

Il vescovo ausiliare
li riceve. Due frasi in particolare di quel colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna, rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo incontro non è mai avvenuto”.

Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici, affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non intervengo sulla questione – ha detto mons. Vecchi – perché non ho ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere: “queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.

Un bell'esempio di omertà in perfetto stile mafioso; saranno questi i famosi "valori" che la Chiesa intende trasmettere ai propri fedeli?

Bonus:

- da un articolo datato sulla vicenda, che riferiva di una fase precedente dello stesso processo: "L'udienza si è celebrata ugualmente nonostante lo sciopero dei penalisti, perché, come vuole la procedura, il sacerdote è detenuto agli arresti domiciliari, stato di detenzione cautelare in cui vive dal marzo del 2005, confermato un anno fa dai giudici del Riesame che lo hanno ritenuto pericoloso perché incapace di frenare le proprie pulsioni sessuali."
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lunedì, 07 aprile 2008

Allam II - la vendetta



Fenomenale!


Adesso che Magdi è diventato -Magdi Cristiano Allam- ci pensa Khaled Fouad Allam a fare il "musulmano moderato" che bastona l'Islam.

La carriera di Allam II segue come un'ombra quella di M.C. Allam, da Repubblica a fare discorsetti edificanti (quanto ipocriti, evidentemente) al fronte unico con i guerrieri e razzisti de noantri.

Allam II è anche un deputato, ma il PD non lo ricandiderà, dice il Corriere che si è offeso perchè hanno candidato cani e porci e lui lo hanno messo fuori senza spiegazioni, lui che pure ha scritto dei libri!!!
Una conferma del fatto che da noi un sacco di ceffi hanno "svoltato" grazie all'Islam, anche fior di rottami politici nostrani si sono fatti musulmani al ragù e raccolgono onori e denari.

Non è una cosa seria, anche questo è un poveretto impegnato a diffondere propaganda per poveretti, basti pensare che adesso si è "avvicinato" al PDL e che la settimana prossima esordirà protestando contro la costruzione della moschea a Colle Val d'Elsa.

Può aiutare a comprendere l'enorme demenzialità di un atto del genere, l'immaginare un "cattolico moderato" che protesta in Indonesia contro la costruzione di una chiesa cattolica.

Fatto?

Adesso che lo avete immaginato prendete del cartoncino e, dopo aver tagliato due dischetti, disegnateci sopra la faccia di Bush e una croce

Fatto?

Adesso procuratevi un palata di sterco di cammello e dividetela in due mucchietti.

Fatto?

Adesso appoggiate delicatamente i due dischetti sui mucchietti e ricoprite il tutto con abbondante colla vinilica; poi spruzzateci sopra una raffica di banalità da teocon ubriaco.

Fatto?

Complimenti!

Avete ottenuto la riproduzione tridimensionale a grandezza reale dei gemelli Allam


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* avevo scritto qualche riga più seria sull'attesa conversione al fronte neoteocon di Allam II, ma gli spiriti dell'informatica hanno permesso la sopravvivenza solo di questo testo in stile Muciaccia.

Lo prendo come un segno del destino e aggiungo alcune frasi di Allam, da un'intervista al Corriere (recuperata dallo squallido informazionecorretta che ha accolto la notizia con giubilo):

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Dal CORRIERE della SERA del 4 aprile 2008

ROMA — ( a.gar.) Una gaffe. Un errore. Un «delitto politico».
Così Khaled Fouad Allam definisce la sua decapitazione dalle liste del Partito democratico. E oggi annuncerà la sua uscita dal Pd, per il quale è ancora deputato. Lo farà a Colle Val d'Elsa, partecipando, da «musulmano democratico», a una manifestazione contro la costruzione di una moschea. La manifestazione è organizzata da Magna Charta, creatura del senatore Quagliariello di Forza Italia e questa adesione per Allam è l'inizio di un percorso che dovrebbe portarlo nel Pdl.
Perché un errore la mancata candidatura?
«Perché così nel Pd non c'è neanche un candidato straniero. Perché è uno schiaffo al cosiddetto Islam moderato, al mondo dell'immigrazione. Siamo ai limiti del razzismo. E poi, insomma…». Cosa? «
Tutti quei candidati illustri sconosciuti!
Paragonati a me, che ho scritto 8 o 9 libri?
». Come è potuto accadere? «Le liste Pd sono state compilate con la logica dei clan tribali… E io ero l'anello più debole».
Allam insegna Sociologia del mondo musulmano a Trieste. Ha protestato con Veltroni? «Ho chiesto di parlare con lui per un mese. Inutilmente». Il 6 marzo ha scritto a Prodi, presidente Pd, per chiedere che la decisione di escluderlo fosse motivata.
Nessuna risposta. Allam dice che lavorerebbe per un governo di centrodestra sull'immigrazione, sulla politica mediterranea. Per promuovere il dialogo fra popoli e culture. Per costruire una via italiana all'Islam. E questo si può fare sia a sinistra che a destra?
«Avevo aderito al centrosinistra, ma non mi hanno fatto lavorare». Se dovesse scoprire nel centrodestra posizioni di intolleranza? «
Discuteremo…».

Sembra chiaro che anche Allam II abbia baccagliato di Islam fino ad oggi per un personale tornaconto. Se adesso che gli hanno tolto la poltrona passa a destra a protestare contro la costruzione di una moschea, non lo fa certo per paura della moschea. Il fatto stesso che evada la domanda sulle molteplici posizioni -più che razziste- all'interno della destra, dimostra oltre ogni ragionevole dubbio la sua malafede.
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lunedì, 04 febbraio 2008

Ciad, volano proiettili e panzane


Nell'articolo che segue, scritto ieri, me la prendevo per le interpretazioni fornite dal Corriere, ma oggi tocca alle cazzate di Repubblica. L'inviato (sarà davvero in Ciad?) Giampaolo Visetti spara in chiusura del suo pezzullo: " Nonostante le smentite, è chiaro che il tentativo di golpe-lampo è partito dal Sudan. Gli interessi dei ribelli ciadiani e del potere di Khartum, si saldano. I primi vogliono il potere. Sono convinti che la missione di peacekeeping europea Eufor, varata la scorsa settimana e ora sospesa almeno fino a mercoledì, non serva a proteggere i profughi del Darfur, ma a sostenere la dittatura di Deby sotto l´egida della Francia. Anche il Sudan è deciso a spodestare il presidente del Ciad. Da anni lo accusa, in quanto zagawa, di essere dietro l´insurrezione indipendentista del Darfur, favorita dagli Usa. El Bashir, con un cambio di regime a N´Djamena dopo 18 anni, punta a disinnescare la regione filo-occidentale. Ma soprattutto a costringere il Ciad a vendere all´alleata Cina il petrolio trovato ora in abbondanza nella regione di Mandoul e ad Adoba. Per esportarlo, il Ciad dovrebbe sfruttare gli oleodotti e i porti sudanesi: rafforzando leadership regionale e casse di El Bashir."

Una massa di robacce inaudite. Prima di tutto perchè, secondo le parole del ministro della difesa Hervè: ""Ca n'est pas l'intervention d'une armée extérieure contre un Etat souverain, ce sont des éléments tchadiens qui contestent une autorité tchadienne, que nous soutenons à travers un accord militaire" (Questo non è l'intervento di un esercito straniero contro uno stato sovrano, sono elementi ciadiani che contestano un'autorità ciadiana, che noi sosteniamo per un accordo militare.), secondariamente perchè la regione di Mandoul è già servita dal tragicamente famoso oleodotto della EXXON e nemmeno confina con il Sudan; quanto alla città di Adoba, semplicemente non esiste. Forse intendeva Doba, che è propio il punto d'origine dell'oleodotto Ciad-Camerun.

Non si capisce quindi perchè e come il Ciad dovrebbe essere costretto a seguire le bizzarre idee di Visetti o di quelli che gliele hanno ispirate, probabilmente i fogli della destraccia statunitense. Superficialità e balle incredibili, anche Repubblica vende ai propri lettori merce taroccata ed avariata.

qui l'articolo per Altrenotizie

"Questa volta vinciamo!" Si chiudeva così l'ultima mail del mio amico di penna e corrispondente dal Ciad ricevuta tre giorni fa. La colonna di ribelli era appena partita da una località dell'Est del Ciad in direzione della capitale, con l'obbiettivo di defenestrare il dittatore Deby. Obbiettivo raggiunto, perchè secondo le ultime righe pervenute la capitale Ndjamena è stata presa e il dittatore è assediato nel centro della capitale. Con una mossa che ricorda quella del gambetto negli scacchi, la scombinata opposizione ciadiana, guidata ora da due nipoti di Deby e dal suo ex ministro della difesa Mahamat Nour Abdelkerim è riuscita dove aveva fallito nella primavera 2006 a causa dell'intervento francese. Questa volta la Francia non poteva intervenire, proprio oggi dovevano giungere i primi uomini della forza d'intervento ONU-UE da dispiegare in Ciad-RCA. La missione di peacekeeping, intitolata formalmente alla protezione dei profughi del Darfur, avrebbe dovuto in realtà dispiegarsi entro i confini del Ciad, fornendo aiuto ai profughi di Ciad e Repubblica Centrafricana; centinaia di migliaia di persone in fuga dalle rappresaglie sui civili operate dai loro governi.

Entrambi sotto attacco militare delle rispettive opposizioni ed entrambi salvati per un pelo dall'intervento del dispositivo militare francese operante in Africa Centrale, Idriss Deby Itno e Francois Bozizè avevano ordinato immediata rappresaglia contro le popolazioni sospettate di sostenere le ribellioni, ordini che si erano tradotti in pulizia etnica, stupri e nell'incendio di tutti i villaggi in vaste aree della Repubblica Centrafricana. Una situazione riconosciuta e certificata da una missione ONU, ma stranamente poco dibattuta, preferendo parlare di Darfur, dove se non altro la violenza su larga scala si è arrestata ormai da anni.

La missione europea avrebbe dunque dovuto fornire quella legittimazione internazionale che mancava ai francesi, che hanno combattuto illegalmente anche alla luce degli accordi solenni siglati in occasione della de-colonizzazione dei due paesi africani. Con esatta scelta di tempo i ribelli si sono mossi proprio ora, momento nel quale un altro intervento dei francesi avrebbe vanificato la missione, rendendo evidente la partigianeria di un intervento che invece dovrebbe avere tra i suoi presupposti l'assoluta neutralità. Molti paesi europei, in primis la Germania, avevano espresso gli stessi dubbi e a oggi non era possibile per i francesi mettersi in rotta con i partner europei bombardando le colonne ribelli come accadde due anni fa.

Le cronache ci dicono che Sarkozy, fresco di matrimonio, avrebbe passato un'agitata mattinata al telefono con Deby, intenzionato a “combattere fino alla morte”, mentre già la diplomazia francese gettava ponti con i capi dei ribelli cercando di trattare un cessate-il-fuoco. Tentativo, sembra, andato a vuoto, visto che i combattimenti sono ripresi con tiri di armi pesanti nella capitale. Mahamat Nour è finalmente uscito dalla depressione nella quale era precipitato dopo essersi rifugiato nell'ambasciata libica a Ndjamena ed è tornato a pronunciare proclami. La missione europea è ufficialmente sospesa, l'arrivo dei primi soldati irlandesi rimandato a mercoledì. Deby infine ha preferito la protezione dei francesi alla morte, una pausa nei combattimenti potrebbe concedergli l'occasione per raggiungere una base francese.

Nonostante l'evidente carattere autoctono della ribellione, alcuni autorevoli organi di stampa nazionale (cfr. Il Corriere della Sera, M Alberizzi) ed internazionale parlano di una ribellione sostenuta dal Sudan e addirittura dalla Cina. Una ricostruzione di fantasia, perché se da un lato è vero che esiste un antico conflitto tra i leader di Sudan e Ciad, è altrettanto vero che fu lo stesso Deby ad appoggiare la ribellione armata di un manipolo di abitanti del Darfur, ribellione che poi offrì a Bechir il perfetto pretesto per quella repressione che culminò nelle stragi in Darfur. Tipicamente “ad uso delle pubbliche opinioni pubbliche occidentali” è poi il tentativo (quasi stereotipato) di coinvolgere la Cina, costruendo un fronte composto da “cattivi islamici” e “minaccia gialla”. Stranamente si sorvola invece sul ruolo della Francia nella crisi e anche su quello della Libia di Gheddafi, ormai impegnato da anni nel finanziamento di milizie e, forse qualcuno lo ha dimenticato, autore pochi anni fa del tentativo di conquista del Ciad, come del supporto militare al golpe che portò Deby al potere.

La Libia non sembra esistere nelle cronache che in queste ore raccontano il Ciad. Eppure furono i soldati libici, nel 1990, a portare al potere Idriss Deby Itno sotto gli occhi dell'esercito francese che lasciò fare. Si punta l'indice sul Sudan, ma a dichiarare guerra al Ciad in passato è stata solamente la Libia. Eppure è stato Gheddafi a finanziare molte milizie in Ciad, a salvare e proteggere Mahamat Nour. Gheddafi però è da tempo “amico dell'Occidente”, meglio allora puntare l'attenzione sul regime sudanese (in realtà un governo in condominio tra “cristiani” del Sud e “islamici” del Nord) che pure è indicato dagli statunitensi come un alleato fondamentale nella “War On Terror”. Nemmeno i cinesi guastano, poco importa che proprio l'anno scorso abbiano concluso storici accordi commerciali con il governo di Deby.

Anche della pulizia etnica in Ciad e Repubblica Centrafricana hanno parlato davvero in pochi, probabilmente perché l'argomento nel nostro paese non interessa, non tira. Lo dimostra la squallida storia delle performance italiane a fronte della tragedia del Darfur. Performance che, a parte l'impegno di alcune ONG, si è tradotta nelle tristi esibizioni di Barbara Contini e in una colletta tra cantanti e major della musica andata a vuoto durante il Festival di Sanremo officiato da Bonolis, donarono solo Bonolis e Povia. Del Darfur non ne sapremmo niente, se non fosse per l'ostinato attivismo di qualche organizzazione anglosassone, formalmente impegnata ad ottenere il bollino di “genocidio” come presupposto per un intervento armato di “volenterosi” in Sudan, ma più che altro utile a produrre crisi virtuali con le quali distogliere l'attenzione. Meglio parlare dei profughi del Darfur che dei quattro milioni di profughi iracheni o delle vite devastate di afgani e somali

Difficilmente la ribellione, qualora si risolva in un governo di unità nazionale e non in una resa dei conti, potrà condurre il Ciad oltre la sua storia di dittature etero-dirette, difficilmente i soldi delle royalties del petrolio pagate da EXXON e TOTAL e prossimamente anche dai cinesi, andranno a sollevare le miserie di una delle popolazioni più povere del mondo. Troppo frammentata è l'opposizione e troppo forte è il controllo esercitato sulle varie fazioni dai rispettivi tutori otre frontiera; tutto questo senza sottovalutare il fatto che si tratta anche di una rivolta interna alla “famiglia” di Deby, una frattura all'interno dell'etnia Zagawa, ma anche della stessa famiglia del dittatore, già accusato dall'anziana e leggendaria madre per la morte del figlio di Deby e suo nipote, massacrato in un garage a Parigi dopo che il padre aveva fatto della sua promessa sposa la “Premiere Dame” del Ciad, esibendola anche alle riunioni internazionali nonostante, formalmente, sia solo la sua segretaria.

Niente di serio, ma tutto molto tragico per le popolazioni che soffrono le conseguenze della telenovela. A preoccupare sono anche i riflessi che la cacciata di Deby potrebbe avere in Repubblica Centrafricana dove, sentendo mancare il sostegno di Deby, che lo aveva portato al potere accompagnandolo con l'esercito ciadiano, Francois Bozizé potrebbe avere reazioni violente animando nuovi massacri.

Sono queste ore cruciali per la dittatura di Deby, “presidente regolarmente eletto”, anche se alle ultime elezioni non avrebbe potuto nemmeno presentarsi, ma sono anche ore che fanno tremare tutte le dittature presidenziali d'Africa, non per niente l'Unione Africana ha già annunciato che non riconoscerà alcun governo formato dai ribelli. Ore d'imbarazzo anche per la Francia, che vede sfumare il lavorio diplomatico e militare degli ultimi anni mentre il suo cavallo sembra aver finito la corsa, ore di attesa anche per i governi europei che avevano approntato truppe per “salvare i profughi del Darfur”.

Per il momento la Francia ha rilasciato una sola dichiarazione che parla di “non ingerenza” negli affari interni del Ciad, in singolare contrasto con quella di due anni fa, quando ministero degli esteri e della difesa parlavano “intervento legale richiesto da un presidente regolarmente eletto”, rifiutando qualsiasi risposta alle molte domande che cercavano dettagli significativi che il comunicato eludeva. Ciad e Repubblica Centrafricana rappresentano una parte importante della vecchia “Francafrique” e difficilmente Parigi sarà estromessa dai due paesi, molti all'interno delle opposizioni continuano a guardare alla Francia come fonte d'ispirazione o di sostegno ai propri disegni, la lotta per la liberazione del Ciad potrebbe anche concludersi in una più prosaica lotta per la successione a Deby.

A margine resta il martirio dei civili, oggetto delle attenzioni di milizie di ogni colore, dai governativi, fino ai “cooperants etrangeres” e ai Toros Boros; mercenari stranieri e “Janjaweed” locali(predoni) disoccupati, ingaggiati da Deby e Bozizè dopo la defezione di gran parte dei rispettivi eserciti. Ingaggiati con i soldi del “fondo etico” gestito dalla Banca Mondiale, proventi del petrolio “riservati” alle spese sociali in quell'accordo che, finanziando l'oleodotto per la EXXON con i soldi destinati allo sviluppo in Africa, fu salutato come modello d'avanguardia. I fondi per lo sviluppo hanno finanziato una grande corporation, producendo grossi guadagni per l'attore privato e modeste entrate per il Ciad, soldi comunque spesi in armi. I fondi per lo sviluppo hanno quindi finanziato l'arricchimento dei petrolieri e l'acquisto di armi.

Se, per il momento, al ritardo della missione di soccorso ONU-UE in Ciad fa da contrappeso il concentrarsi delle operazioni armate nella zona della capitale, c'è da temere che a breve nell'anarchia totale si possano consumare stragi e vendette, soprattutto a sfondo etnico, sui rifugiati inermi. Altro motivo d'allarme è l'emergenza alimentare, drammatica per quanti si sono dati alla macchia nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, comunque grave per quasi mezzo milione di rifugiati dei due paesi nel Sud-Ovest del Ciad. Vittime del grande Risiko africano, macinati tra gli appetiti di famiglie mafiose e quelli delle grandi corporation, vittime di un colonialismo capace di gestire tutte le opzioni locali senza avere altro orizzonte che l'espropriazione delle ricchezze del paese.

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sabato, 12 gennaio 2008

La notizia del giorno: il direttore di banca che manda i picciotti.

Hanno destato scalpore le immagini di un pestaggio trasmesse da tutti i telegiornali. A rendere la storia appetibile per i direttori dei TG c'era l'indubbio impatto delle immagine crude registrate da una telecamera di sorveglianza. Ancora più eclatante è che la feroce aggressione sia culminata con l'accoltellamento della vittima, colpevole di non voler regalare il proprio lavoro al mandante del picchiatore.

I dettagli sono noti, ma la circostanza che vede coinvolto un direttore di banca ha prodotto cronache che nel loro complesso segnalano l'esistenza di un esercito di -schiene piegate- quando si arriva a confrontarsi con soggetti economici. Le cronache hanno riferito con dovizia di particolari la vicenda, riportando i nomi dei picchiatori, “presunto boss” incluso, il nome del comandante dei carabinieri che ha condotto l'operazione che ha stroncato i colpevoli, il nome della vittima, il movente e anche la descrizione abbastanza dettagliata e cruda dell'aggressione.

C'è tutto, mancano solo il nome del direttore di banca, il mandante; quello di suo cognato che ha fatto da tramite con i criminali e per questo è finito in prigione e il nome della banca che il l'accusato dirigeva (dirige?). Non succede per caso, basta a pensare alle vite di quanti colpevoli, o presunti tali, che sono normalmente assalite dai media non appena il caos viene illuminato da una minima notorietà o sembra una “storia” che aumenterà l'audience.

Il direttore di banca invece viene -naturaliter- protetto insieme alla reputazione della banca, allo stesso tempo il funzionario, unico tra tutti, non subisce l'onta del carcere, nonostante la legge sia in genere più che severa con istigatori e mandanti.

Fortunatamente in loco si tratterà di un segreto di Pulcinella e i suoi concittadini sapranno sicuramente di chi si tratta, anche se proprio loro forse faranno più fatica a comprendere e a sopportare questo genere di favoritismi. Resta l'ennesimo episodio che mette a nudo i meccanismi inviolabile del paraculismo editoriale. Paraculismo non tipicamente nazionale, ma comunque “strutturale” e agli antipodi dell'etica, non solo di quella professionale.

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domenica, 06 gennaio 2008

Ratzinger censurato dalla RAI


Il Vaticano, nelle parole del sommo pastore tedesco, si è scusato per la collusione della chiesa cattolica con i numerosi preti pedofili che negli anni hanno mietuto migliaia di giovani vittime tra quanti erano affidati alle loro cure spirituali.

In più il Papa ha diramato alle diocesi una disposizione nella quale si stabilisce una sessione straordinaria di preghiera per l'espiazione del peccato commesso da Santa Madre Chiesa nell'accompagnarsi agli stupratori piuttosto che farsi baluardo a difesa delle prede degli orchi in tonaca. Una preghiera straordinaria nella forma e nella sostanza, di quelle toste;  sedute di preghiera continuata ininterrottamente per la durata di almeno un giorno e pratica "perpetua" per la gran quantità di male da espiare.

Questa straordinaria ammissione di colpa, determinata dall'essere il Vaticano ormai con le spalle al muro e impossibilitato nella continuazione della tradizionale ed ipocrita linea di difesa, non ha però colpito i direttori dei telegiornali RAI, per stare a quelli pagati con i soldi della collettività, che hanno invece proposto l'omelia di Ratzinger contro la globalizzazione. Omelia già echeggiata nelle parole del suo predecessore e critica alla globalizzazione dal singolarissimo punto di vista dei prelati romani più conservatori, quelli che della globalizzazione temono soprattutto l'ibridazione culturale e la diffusione dei culti concorrenti, in particolare di quelli cristiani non cattolici.

In futuro il Vaticano potrà così opporre alle critiche questo mea culpa ratzingeriano, senza che queste scuse epocali abbiano raggiunto l'opinione pubblica italiana o abbiano suscitato uno straccio di dibattito con Santa Romana Chiesa nello scomodo ruolo di imputato. Strategie ridicole che possono sperare in qualche successo grazie alla complicità dei media, perchè è più che evidente che non ci sia nessun "pugno di ferro" nella gestione dei casi dei satiri in tonaca (l'ultima vicendi di Don gelmini ricordta anche più sotto ne è la conferma) da parte della gestione Ratzinger, ma solo un disperato tentativo di limitare i danni e salvare il salvabile.

Ci sono infatti decine di prelati in posizione di rilievo che non cessano di pronunciare frasi offensive per l'intelligenza e per le vittime dei preti rapaci; decine di dichiarazioni come :" alcuni ragazzini desiderano essere abusati sessualmente e all'occasione incitano i propri violentatori. E per quanto riguarda la pederastia, si tratta di un vizio come l'omosessualità", con la quale le vittime diventano responsabili e le tonache che predano minorenni sono messe sullo stesso piano di chi pratica un'omosessualità adulta, consapevole e soprattutto consenziente. Dichiarazioni che, pur avendo suscitato scandalo in Spagna, sono state amplificate dal fragoroso silenzio opposto  dal Vaticano e dalla chiesa spagnola alle critiche che hanno suscitato.

Risulta evidente dai fatti che non ci sia alcuna volontà da parte del Vaticano di porre rimedio ai danni procurati a migliaia di bambini stuprati, ma che si tratti di banale ed ipocrita propaganda; come al solito sostenuta dai "cani da guardia" dell'informazione.
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giovedì, 06 dicembre 2007

I liberalcafoni e la Cina.


Cosa fa un rodomonte guerrigliero parlante quando perde la guerra?

Di solito in Italia ne comincia un'altra, tanto i costi della precedente sconfitta non ricadono su di lui. Così più meno l'intera armata degli affabulatori e polemisti di destra, da tempo è costretta a cercarsi nuovi nemici.

Gli islamici sono ormai venuti a noia e anche se molti sono stati convinti del contrario, è ormai fin troppo evidente che è morto (aka: è stato trucidato) un numero spaventoso di "musulmani" civili per niente. O meglio, per volontà di un gruppo di leader occidentali e degli interessi a loro affluenti.

Così quelli che magnificavano l'idea di portare la democrazia con le bombe adesso sono quasi disoccupati, al più ripetono per la millesima volta gli stessi concetti; dischi rotti che suonano inascoltati, ma il fondamento della propaganda è la ripetizione ossessiva.

I più sfrontati e reattivi invece hanno già trovato il nuovo babau nella Cina. Le pressioni diplomatiche cinesi per evitare che il Dalai Lama tibetano venisse ricevuto come rappresentate di un'entità statale sovrana, sono così diventate "minacce".
Il governo cinese; unanimemente riconosciuto, legittimo, è titolare esclusivo della rappresentanza diplomatica dei territori riconosciuti parte della Repubblica Popolare Cinese. Succede anche per Taiwan, alla quale ben pochi paesi riconoscono la rappresentanza nazionale.

In Italia se ne escono questi e fanno scoppiare il caso lamentando che si piega la schiena ad uno stato totalitario. Singolare coincidenza, quasi tutti quelli che chiedono politiche ostili alla Cina in nome dei diritti umani sono gli stessi che da anni si preoccupano esclusivamente della situazione dei diritti umani negli "stati canaglia". Un'altro stilema abbastanza diffuso in questa comunità è quello di chiamare Hugo Chavez "dittatore"; lo abbiamo visto spesso negli ultimi giorni; invece d'abitudine chiameno "presidente" fior di dittatori sanguinari.

E' più che evidente che a questi simpaticoni non importi un fico dei diritti umani, la loro indignazione è talmente selettiva da risultare ridicola. Oggi ad esempio Oscar Giannino ha aperto la prima pagina con un articolo intitolato "Che schifo la Cina", un articolo molto offensivo nel quale l'Oscar mostra i muscoli al gigante cinese; piccole cose di pessimo gusto.

Qualche giorno fa aveva incrociato un articolo simile di Filippo Facci su Macchianera (poi, non contento, ne ha pure scritto un altro). Quello era anche più esilarante e non ho resistito al lasciare un commento. Ho fatto male, anche se l'articolo è davvero ridicolo.
Secondo Facci in Italia c'è una lista di persone che si dovrebbero vergognare per il trattamento riservato al Dalai Lama, nell'ordine: Bertinotti, Prodi e tutti i comunisti italiani.

Che c'entrino alla fine Rifondazione Comunista, il povero PDCI ed i loro simpatizzanti non si capisce, tanto più che il maltrattato Dalai Lama zompetterà da un ricevimento all'altro tutt'altro che ostracizzato. All'articolo è allegato l'invito a bombardare i parlamentari con un appello secondo il quale l'Italia "deve operare per impedire l’isolamento internazionale del Dalai Lama e la sua emarginazione civile e politica" e farlo parlaredavanti alle camere unite.

A che titolo non si capisce, non si ricorda un solo leader straniero che abbia parlato al parlamento italiano riunito. Probabilmente non si tratta di ignoranza istituzionale, ma dipende dall'assoluta strumentalità di tutta l'operazione. Nell'articolo Facci parla anche di carneficine che conosce solo lui e di "lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo".

Se fossi un cinese sfiderei Filippo Facci a dimostrarmi che l'economia cinese è "fondata anche" sui lager, ma prima mi dovrebbe dimostrare l'esistenza di questi lager che contengono "milioni di uomini imprigionati senza processo".

La fortunata fola dei Laogai di Harry Wu si è trasformata negli anni in un "arcipelago gulag" nel quale milioni di cinesi lavorano come schiavi. I cinesi, secondo il povero Facci, fondano la loro economia sugli schiavi. Ci sarebbe stato da maramaldeggiare in lungo e in largo anche sui "cattolici ammazzati" dalla Cina, ma mi sono limitato a sottolineare la singolare coincidenza tra gli interessi "umanitari" di Facci e la sua smaccata partigianeria. Ho fatto solo notare che non ho mai letto un appello di Facci per le popolazioni sfasciate dalle guerre "approvate" a Washington. Nemmeno per l'invasione della Somalia da parte dell'esercito della dittatura etiope.

Il commento non è piaciuto e il povero Facci si è irritato, ma forse fa parte del gioco indignarsi quando qualcuno appare a chiedere conto di certe contraddizioni.

Ma senti questa testa di cazzo.
Io non dimentico niente, idiota, almeno fatti una ricerchina su internet prima di riempirti la bocca col mio nome. Sono così dimentico che sono favorevole al boicottaggio delle Olimpiadi e a che sia reato l'acquisto di beni prodotti nei laogai.
Dopodichè questo è un post sull'Italia e sul Dalai Lama e sul Tibet, benaltrista dei miei coglioni. Quando ci sarà il problema di un rifiugiato somalo che nessuno vuole incontrare vedremo che fare.
Testa di cazzo.

Ovviamente Facci non saprebbe indicare un solo prodotto cinese made in Laogai, ovviamente il problema dei somali perseguitati non è quello di farsi ricevere dal nostro parlamento; ovviamente se arrivasse un somalo con intenzioni del genere, Facci si indignerebbe perchè il governo parla con un "terrorista" e pure islamico. Sorvolo volutamente sull'esibita educazione.

I miei tentativi di postare una replica non hanno avuto successo, al povero Facci piace avere l'ultima parola e dopo aver espresso i profondi concetti qui sopra ha deciso di non far passare la mia risposta. Poco male, lo sapevo da prima che la truppa dei berluscoidi preferisce suonarsela e cantarsela da soli come nemmeno il governo cinese. Sapevo anche che tipi del genere esibiscono questo livello d'educazione al dibattito, devono produrre fragore per affermare le loro ridicole verità. Quando il fragore non basta, i liberali a gettone fanno scattare la censura.

Sono gli stessi che fanno i garantisti con gli amici di Berlusconi e i giustizialisti con gli sfigati, ormai sono talmente visti che basta osservarne uno per vederli tutti. Filippo Facci non è il diavolo, così come non lo è il povero Giannino, e ha ancora tutta la vita davanti, sono sicuro che saprà regalarci tanti altri momenti di divertimento mentre affronta sprezzante i cattivi nemici del padrone brandendo la parola libertà come una spranga.

Nel 2000 ci chiedevamo (ad un incontro pubblico-accademico) se la scelta del necessario "nemico" sarebbe caduto sull'Islam o sulla Cina, nel 2002 allo stesso appuntamento concludemmo che il Feroce Saladino non era abbastanza robusto e che solo la Cina aveva le caratteristiche giuste. Non era difficile conoscendo il comportamento stereotipato e le modalità che ispirano l'azione politica dei sedicenti liberal-liberisti, così innamorati della libertà da prenderla a schiaffi tutti i giorni.