mazzetta

Ce la possiamo fare...
sabato, 02 dicembre 2006

Sulla Farnesina uno tsunami di figure di merda.

Un'altra figuraccia internazionale.

Monday, Sep. 26, 2005 at 5:04 PM

Credevate che Fazio e Tremonti fossero due simpatiche canaglie delle quali vergognarci?
E' solo perchè non sapete come il nostro governo gestisce gli aiuti alle vittime dello tsunami.

Contrariamente a quanto raccontatoci da Tv e giornali, della generosità italiana alle vittime dello Tsunami non è giunta notizia.
I pochi soldi impegnati realmente dal governo se ne sono andati per rottamare i perscherecci delle flotte da pesca italiane e recapitarli ai poveri sommersi e non ancora salvati, e ora non abbiamo neanche in budget i soldi per mandare 3 osservatori sull'isola di Aceh.

Il bello, o il brutto, è che tutta la grande generosità occidentale tarda ancora a manifestarsi a causa della mancanza di una struttura in grado di monitorare il buon fine degli aiuti promessi, per evitare che i fantastiliardi promessi vadano a ingrassare furbastri e militari.

Per risolvere questo impasse la UE aveva deciso di inviare alcuni funzionari in loco in modo che finalmente il flusso di aiuti potesse essere sbloccato contando su un monitoraggio efficace.

Tutti i paesi europei hanno messo a disposizione osservatori, dalla Finlandia che ne ha inviati 28 fino all'Italia che ne ha messi in campo solo 4.
Purtroppo neanche i 4 partiranno, facendo fare al nostro paese la solita figura da cioccolatai.

Perchè non partono?
Non partono perchè il Governo non ha trovato i soldi per 3 biglietti aerei e per il loro soggiorno. Il Corriere parla di Grande Onta, ma sarebbe più giusto parlare di miserabili al governo; miserabili che hanno addirittura chiesto ai 4 sventurati di pagarsi da soli il viaggio e anche di rinunciare a qualche stipendio; appellandosi alla loro sensibiltà.

Non si sa cosa abbiano risposto i 4 (o meglio, le quattro funzionarie) rifiutando, ma mandare a quel paese un governo capace di una simile proposta dopo la scena del Berlusconi Generoso in Tv, dev'essere stato davvero il minimo.

Di solito queste operazioni vengono gestite dalla Ue, ma visto che ormai la questione era divenuta urgente, si è chiesto ai singoli paesi di attivarsi. Nonostante la Ue abbia indicato solo 4 funzionarie a carico delle finanze nostrane, non siamo riusciti ad evitare questa ennesima figura da barboni alle spalle dei poveri acehnesi.

La cifra necessaria alla missione era di 100.000 euro complessivi; una dimostrazione di impotenza e di mancanza di sensibilità clamorosa, non certo alleviata dai salti mortali con i quali qualche funzionario di buona volontà ha raschiato il fondo del barile per mandare almeno una delle 4; nominata dalla UE vicecapo della prima missione europea in Asia.

Se non facciamo figure di merda internazionali non siamo più noi.


Gli aiuti che non arrivano
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/788980.php
Aceh
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/706632.php
La gente di Aceh
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/712489.php

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giovedì, 14 settembre 2006

Lo tsunami non esiste già più.

Sparito completamente dai media.
Jan. 19, 2005 at 1:21 PM
In media con le statistiche, e con le previsioni, il maremoto del 26 dicembre è già sparito da tutti i media.

Mentre nessuna delle terribili questione poste dalla tragedia può ancora dirsi risolta e nemmeno affrontata compiutamente da chi ne avrebbe il dovere morale e giuridico, mentre ancora ci sono popolazioni che ancora non hanno visto i soccorsi, la produzione di notizie per i consumatori del mondo globalizzato, ha già decretato che dello tsunami se ne è parlato abbastanza.

Generalmente nessuna "disgrazia" resiste più di 30 giorni sui media, lo sanno bene i potenti del mondo, che in questo modo promettono mari e monti nell'imminenza delle tragedie per poi dileguarsi e non mantenerle non appena scade il fatidico termine.

Una prece per i morti e si continua, d'ora in poi lo tsunami verrà citato solo per sostenere investimenti nell'area, e c'è da credere che saranno in gran parte investimenti che faranno guadagnare gente che non è stata investita dalla tragedia.

Si apre la gara alla "prevenzione", tra gli appelli, destinati ad essere inascoltati, del Segratario dell'Onu.

Comincia ora, nel silenzio, il maremoto della speculazione.
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giovedì, 14 settembre 2006

Aceh: la gente non c'è........

Appello per la radio.

Mistero in Aceh.
Jan. 10, 2005 at 7:52 PM
I soccorritori lamentano di non avere nessuno da soccorrere.
Abbastanza paradossale. Se infatti le aree costiere possono aver lasciato pochi superstiti da aiutare, il terremoto del 9° grado della scala Richter ha fatto danni ingentissimi e sicuramente molti feriti in tutto il resto della parte Nord di Sumatra.

Il governo indonesiano mette le mani avanti e denuncia un "attacco" ad un campo profughi; un uomo avrebbe sparato nei pressi di un campo.
Nessuno chiede agli indonesiani dove siano gli abitanti di Aceh, evidentemente in fuga dalla repressione indonesiana, scattata immediatamente a ridosso della sciagura.
Per i soccorsi c'è tempo, nessuno dei soccorritori "autorizzati" ha detto una parola contro l'Indonesia.
Le organizzazioni restano concentrate in zone precise, mentre il resto del paese è isolato.
Incredibilmente i nostri media parlano di "tregua rotta dai ribelli", avallando la versione indonesiana.





UNESCO Appeal for $ 600,000 Immediate Assistance to Restore Radio
Broadcasting in Aceh, Indonesia
06-01-2005 (UNESCO) - Programmes and projects relating to emergency relief
and post disaster response in the aftermath of the Tsunami in Indonesia will
have major difficulties if there are no effective communication channels
available to disseminate information. UNESCO therefore launches an a
appeal
for $ 600,000 for immediate assistance to restore radio broadcasting in
Aceh, Indonesia.
http://portal.unesco.org/ci/en/ev.php-URL_ID=17903&URL_DO=DO_TOPIC&URL_S ECTI
ON=201.html

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giovedì, 14 settembre 2006

I soliti avvoltoi approfittano dello tsunami. Orrore in Aceh.

Passa il terremoto, passa lo tsunami; ma per i disgraziati di Aceh ( Atjeh) esiste solo una realtà: la repressione militare indonesiana, con il placet degli Usa e con la complicità dell'informazione.

I soliti avvoltoi ap...
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Jan. 06, 2005 at 11:36 PM
Ci sono luoghi sulla terra nei quali i popoli vivono inspiegabilmente vite d'inferno.
Uno di questi è l'isola di Aceh. Da alcuni decenni in lotta con il corrottissimo potere indonesiano, la popolazione di Aceh reclama maggiore autonomia e riceve massacri. Il fatto è che in Aceh c'è una piattaforma petrolifera della Exxon (quella della Exxon Valdez), che soddisfa gran parte dei bisogni di gas naturale di Giappone e Corea del Sud, il resto viene sfruttato dalla Pertamina, compagnia statale "vicina" ai militari della quale Exxon-Mobil è azionista al 35%, ma la popolazione vive, per oltre il 40%, sotto la soglia di povertà.

Jakarta non ha mai lasciato un metro sul controllo degli introiti energetici, e ha finora spartito i profitti con Exxon-Mobil. La Compagnia ha un accordo con i militari indonesiani ai quali paga i servizi di sicurezza fin dai tempi di Suharto.
Non è che vadano tanto d'accordo, ogni tanto litigano, e allora succede come nel 2003, quando una portaerei americana mise placidamente l'ancora davanti agli stabilimenti. Mentre si discuteva di imposte sull'estrazione, la stessa portaerei che ora soccorre generosamente l'isola devastata.

Gli abitanti della capitale di Aceh avevano appena subito un devastante terremoto, quando la prima e più forte onda ha colpito a distanza di qualche decina di minuti. Onde molto alte. Il 65% delle coste è sparito, un terzo degli abitanti di Banda Aceh ha seguito lo stesso destino. Il bilancio pare assestarsi attorno alle 70.000 vittime in tutta la provincia.
Il governo indonesiano mantiene 40.000 militari sull'isola (1/3 di quelli americani in Iraq, per controllare una popolazione di soli 4 milioni di abitanti) e ha avviato immediatamente due operazioni, una di soccorso e e una sicurezza, privilegiando smaccatamente la seconda.
Nelle parole del tenente colonnello D. J. Nachrowi al Jakarta Post: "La calamità non deve essere vista come un mezzo per fermare le operazioni di sicurezza". Di fatto il governo, che ha dichiarato la legge marziale nel maggio scorso provocando la fuga delle ONG, e che solo nell'ultimo anno ha provocato 2000 vittime e detiene numerosi prigionieri politici; ha colto al volo ogni opportunità offerta dalla calamità.

Ai pochi posti di soccorso istituiti dopo la prima settimana trascorsa esclusivamente in retate, arresti ed uccisioni, i feriti vengono interrogati e spesso torturati. Il paese resta chiuso agli aiuti, che possono concentrarsi solo in due punti dai quali ancora nessuno provvede alla distribuzione, mentre procede una vera e propria offensiva che trascura i soccorsi. Questo potrebbe significare, a breve, il raddoppio delle morti, finora stimate attorno alle 80.000 vittime.
Di fatto gran parte di Aceh non ha ancora ricevuto alcun soccorso, e nelle strade di Banda Aceh ci sono ancora piazze piene di cadaveri. Questo nonostante l'arrivo di altri 15.000 militari.

Tutti i partiti autonomisti hanno offerto il cessate il fuoco, ma il governo indonesiano mostra di volere la resa dei conti, conti che ogni giorno aumentano. Dichiara che lo tsunami potrebbe essere un'occasione per la fine della guerra in Aceh, ma non si sbilancia sul significato di tale affermazione.
Nessuno dei fuoriusciti da Aceh ha modo di tornare, o contattare i propri parenti senza correre gravi rischi, non si hanno notizie dei prigionieri politici, pur richieste.

I circa 400.000 rifugiati ed i prevedibili 200.000 feriti sono privi di qualsiasi assistenza.

Dallo tsunami il governo indonesiano ci guadagnerà sicuramente.

L'Indonesia ha speso nell'ultimo anno 429.5 milioni di dollari per le operazioni militari in Aceh. Più di quanto i "generosi" Stati Uniti abbiano stanziato per l'intera emergenza asiatica. Un quarto dell'intera somma "promessa" fino ad ora da tutto il globo.

Jakarta riserva al bilancio di Aceh un terzo di quanto spenda per mantenerla militarizzata.

Fortunatamente per gli abitanti di Aceh, ma a conforto delle loro ragioni e della pessima fama dell'integrità della politica indonesiana, ben 291 di questi 429.5 milioni di dollari diretti alla repressione ( sì, duecentonovantuno) sono "spariti".
Un simpatico processo al governatore Abdullah Puteh sta tentando di capire come, con la sua cricca, sia riuscito a volatilizzare per sé più di quanto sia finito alla stessa provincia e ai reparti militari.. Questi costi sono destinati a calare insieme alla consistenza della resistenza della popolazione di Aceh, in larghissima parte schierata contro il governo di Jakarta.

In questo quadro Jakarta può sperare, al meno, in una moratoria sul debito con il Club di Parigi (con il quale ha sottoscritto il 50% del suo debito estero, che la costringe a pagare 125 milioni di dollari di interessi ogni anno). Standard & Poor's ha appena, dopo lo tsunami, promosso il rating indonesiano da B a B+.
Intanto il parlamento indonesiano discute e l'opposizione si oppone ad una gigantesca operazione di ricerca, come si oppone alla creazione di un centro di emergenza e salvataggio nazionale, temendo l'aumento del potere dei militari e l'ennesima sparizione di gran parte degli stanziamenti. Aiuti che andranno quasi inevitabilmente ad ingrassare i conti di qualche ufficiale del potente TNI ( esercito indonesiano) e una delle classi politiche più voraci e sanguinarie del pianeta, già capace di fare centinaia di migliaia di morti per una miniera.

Considerando questo quadro, l'ipotesi di inviare aiuti all'Indonesia è da vagliare con cura, almeno fino a quando non sarà permessa la piena agibilità del territorio alle ONG. Esistono comunque organizzazioni locali ( di Aceh) che possono assicurare la destinazione dei fondi alle vittime, ma la situazione pone profondi dubbi etici e consiglia attenzione.
Il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ha invitato i connazionali a guardare al nuovo anno con ottimismo. Anno dichiarato "Della Solidarietà ed Unità", quindi niente autonomie.
Come già con il governo maldiviano il mondo non vede e non sente, o si fa gli affari propri.

Proteggere la popolazione di Aceh non sarebbe difficilissimo, molto più difficile è disturbare gli interessi della Exxon.
Il 29 giugno del 2002 le corti americane rifiutarono di discutere una causa contro l'azienda perché i militari indonesiani avrebbero commesso: genocidio, assassinio, torture, crimini contro l'umanità, violenza sessuale e rapimenti al preciso fine di difendere gli interessi dell'azienda complice nella corruzione.

I giudici americani sono stati inibiti da una dichiarazione dell'amministrazione americana secondo la quale " L'assegnazione della causa in questo momento causerebbe un potenziale impatto negativo in significativi interessi degli Stati Uniti, incluso interessi legati direttamente alla "guerra al terrorismo" in corso.
Per rafforzare il quadro l'Amministrazione Bush sostenne che: "Lavorando fianco a fianco aziende americane, compagnie indonesiane ( come fossero più grosse, ndr.) e agenzie vedono il vantaggio delle moderne pratiche di business, comprese: la trasparenza, il rispetto dei contratti, pratiche di lavoro leali, efficacia contro la corruzione e competitività.
Chi aiuta Aceh?


Oggi la Germania ha dichiarato che stanzierà 674 milioni di dollari ( record dei record finora) in aiuti a lungo termine da concordare con le autorità di Aceh, che però sono appunto detenute per corruzione; non è chiaro se in contrapposizione agli interessi americani o a causa di una colpevole, quanto poco probabile ignoranza. La Germania suggerisce ad altri paesi di "adottare" una nazione sconvolta, intanto adotta quella con i giacimenti.
Nelle stesse ore Powell e Jeb Bush, giunti in Aceh, danno conto dell'enorme distruzione. Mentre i soccorsi vengono interrotti a causa degli scontri a fuoco, dichiarano che gli Usa forniranno elicotteri all'esercito indonesiano, ovviamente per la protezione civile.
L'Australia ha annunciato la concessione di crediti per 765 milioni di dollari nei prossimi cinque anni all'Indonesia, non esattamente un regalo, ma comunque un aiuto.
Della Exxon-Mobil non parla nessuno, nel sito dell'azienda non sono presenti link ad attività indonesiane. Questo nonostante sia riportato in altre pagine un discorso del presidente Mr. Tilsonn, il quale a Jakarta ricordava, appena venti giorni fa, la presenza di Exxon-Mobil nel paese fin dal 1968, ricordando che l'azienda è stata "...attiva nello sviluppo e nell'assistenza alle comunità attorno alle sue aree operative" è prospettando un roseo futuro ai convenuti.


Chi aiuta Aceh?

Queste sono fosse comuni "precedenti" il disastro in Aceh:
http://www.ecplanet.com/pic/2004/01/1073663183/aceh_fosse_comuni.jpg
http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/diritti_umani-65/0/0/10420/it/ecplanet.rxdf

info dirette da Aceh:
http://danger.mongabay.com/earthquake/2004/Lhokseumawe.html

veloce riassunto di Aceh:
http://www.smemoranda.it/scuole_pace/conflitti/scheda.php?id=16

Cronache che non leggeremo, agli impianti non è successo niente e funzionano, mentre i militari continuano esattamente come prima, contro la popolazione e non mobilitati nei soccorsi:
http://www.liberazione.it/giornale/041230/LB12D6CC.asp
http://thestar.com.my/news/story.asp?file=/2004/12/30/nation/9771621&sec=nation

Il "conto della serva" sulla guerra in Aceh. (Pdf)
http://www.iseas.edu.sg/viewpoint/mpmay03.pdf
vecchio articolo:
http://meltingpot.fortunecity.com/albania/726/heartache.htm

Exxon-Mobil "terrorista"? (Pdf):
http://www.jatam.org/english/case/emo/uploaded/ExxonMobil%20Case%20
Study-Web.pdfhttp://www.iseas.edu.sg/viewpoint/mpmay03.pdf

i soccorritori:
esercito americano:
http://www.navysite.de/cvn/cvn72.html
http://www.military.com/NewsContent/0,13319,FL_lincoln_123104,00.html

esercito tedesco:
http://www.deutsche-welle.de/dw/article/0,1564,1448139,00.html

esercito indonesiano:
http://unimondo.oneworld.net/article/view/100743/1/2143

Proteste in Australia per la collaborazione con l'esercito indonesiano:
http://www.active.org.au/wollongong/local/webcast/uploads/metafiles/
aceh-protest_july11.jpg

commozione per Aceh in Germania (l'Indonesia era colonia tedesca):
http://service.spiegel.de/cache/international/0,1518,335150,00.html

anche Bloomberg parla tanto di Aceh:
http://www.google.it/search?q=cache:j_BdYYRaYMkJ:www.bloomberg.com/
apps/news%3Fpid%3D10000100%26s
id%3Da5XGW88Cna5A%26refer%3Dgermany+aceh+germany&hl=it&lr=lang
_en|lang_it%20target=nw

Anticamente colonia olandese:
http://home.iae.nl/users/arcengel/NedIndie/atjeh.htm

non una sola voce contro l'esercito indonesiano.

photo gallery, i soldati indonesiani e i loro strani elmetti, cambiando il numerino nell'url:
http://www.kimpraswil.go.id/infoStatistik/aceh/Galeri/htm/11007.htm

Legge sulla privatizzazione del gas e contrasti:
http://news.morningstar.com/news/DJ/M12/D21/200412210051
DOWJONESDJONLINE000020.html

Negoziati recenti con la Exxon:
http://www.google.it/search?q=cache:64hrbVfubvYJ:www.schlumberger.com/
news/story.cfm%3Fstoryid%3D623923+pertamina+exxon&hl=it&lr=lang_en|lang_
it%20target=nw

I resistenti:
http://tapol.gn.apc.org/
http://www.fas.org/irp/world/para/aceh.htm
http://atlasgeo.span.ch/fotw/flags/id-aceh.html
http://www.asia-pacific-action.org/southeastasia/indonesia/aceh/acehindex.htm
http://www.rsf.org/rsf/uk/html/asie/cplp01/lp01/140801.html

E cosa vogliono dall'occidente, o meglio dagli Usa e da Exxon_Mobil:

Mobil and Arun are the largest oil and gas companies in Indonesia and should therefore be of benefit to the people of Aceh local to their area of operation. However, it is in fact the case that these companies have brought misfortune to the people of Aceh, not only because the detrimental impact of their presence has never been seriously addressed, but moreover because of their implication in human rights abuses which have caused the suffering of the people of Aceh. The implication of these two companies in human rights violations is in the form of their involvement with military operations in Aceh.

These can be documented as follows:
1) Mobil Oil provided specific facilities in the shape of building and contents for military Post 13. Information gathered from victims of human rights abuses indicated that a number of them were interrogated in Post 13 before being moved to other locations.
2) Mobil Oil provided heavy equipment such as escavators in order that the military could dig mass graves for its victims at Sentang Hill and Tengkorak (Skull) Hill.
3) Mobil Oil road was used in order to transport the victims of human rights violations in order to be buried on 'Skull' Hill.
4) Mobil Oil did not take issue with nor take responsibility for the number of its own employee who were kidnapped and disappeared by the military when at work.
5) PT Arun, some shares of which are owned by Mobil Oil, built Camp Rancong which was used by Kopassus in order to torture and murder victims of human rights abuses.

Because of the evidence above, we make the following demands:
1) That the United States Government take firm action against Mobil Oil in order to uphold human rights.
2) Mobil Oil and Arun must be made accountable to the people of Aceh. They should apologise to the international community, the people of Indonesia and the people of Aceh in particular. The should offer just compensation and rehabilitation to the victims of human rights abuses, as perpetrated by the military and with the support of both Mobil Oil and Arun.
3) That Amnesty International and Human Rights Watch Asia should carry out their own investigation into the financial affairs of Mobil Oil, particularly in respect of their relationship with the military and its operations.
4) Urge oil and gas-consuming countries to boycott oil and gas products of both these companies should Mobil Oil and Arun shirk from their responsibilities.

Banda Aceh
10 October 1998

Signed:
Chalid Muhammad (WALHI - Indonesia Friends of the Earth)
Maimul Fidar (Koalisi NGO HAM Aceh - Coalition of Human Rights NGOs in Aceh)
Risman A Rachman (WALHI Aceh)
Dikson Aritonang (WALHI Bengkulu)
Rachmadi (WALHI West Sumatra)
Hariansyah (WALHI South Sulawesi)
Chairul Hasni (YAPDA Lhokseumawe)
Yusuf Ismail Pase (LPLH Aceh)
Zulfikar MS (Kontras Lhokseumawe - The Committee for Missing Persons and Victims)
Afrizal Tjoetra (Forum LSM Aceh - Aceh NGO Forum)
Sanusi M Syarif (YRBI Aceh)
M Zul Frima Putra (YBA Aceh)
Rully Syumanda (YGHL South Aceh)
Kamaludin (KPA Leuser Unsyiah)
Juli R Miansyak (KPA STIK Pante Kulu)
Aiyub Syah (YBAI)
Rahmadsyah Putra (Metalk Unsiyah)

Aceh, notizie sulla repressione dagli sms


by mazzetta Sunday, Jan. 16, 2005 at 5:26 PM mail:

Report degli "incidenti" che a prima vista paiono attribuili all'esercito indonesiano (eufemismo). Pubblicati su un sito di un partito indipendentista acehnese, sono sms che giungono direttamente dal paese. La repressione non si arresta.

http://www.asnlf.net/topint.htm

Altro nei commenti qui
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/706632_comment.php#707487
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mercoledì, 13 settembre 2006

Kissinger, ancora lui, tolto il segreto su altri massacri

Lui c'è sempre in mezzo, un incrocio tra Andreotti, Attila e Dracula, moltiplicato per mille.

Kissinger, ancora lu...
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Jul. 13, 2004 at 11:25 PM

Forse un giorno lontano nel tempo, quando la storiografia perderà la matrice che fa perno sul punto di vista dell’Occidente, Henry Kissinger verrà posto nella galleria dei grandi autori di genocidi del ventesimo secolo. Per il momento, mentre lui ancora regola e dirige le più alte riunioni delle elites occidentali, la storia si limita a registrare sul suo conto personale centinaia di migliaia di vittime alla volta. La settimana scorsa, con la pubblicazione di una parte degli archivi della NSA americana (National Security Agency), abbiamo appreso come si sia reso responsabile del genocidio di mezzo milione di indonesiani, una quarto di milione di abitanti di Timor Est e svariate migliaia di pappasi, o meglio Irianesi.

Sono stati infatti pubblicati 11 tra memorandum e note diplomatiche, dalle quali emergono le responsabilità dell’ex segretario segretario di stato, congiuntamente ai presidenti Nixon e Ford, in relazione agli eccidi perpetrati dal dittatore indonesiano Suharto, oltre un milione di persone.

Nel 1966, quando Suharto prende il potere, Kissinger ne appoggia il golpe in ossequio alla dottrina-Vietnam contro l’espansione comunista. Suharto, come biglietto da visita, uccide nei primi mesi almeno mezzo milione di cittadini indonesiani, sfortunatamente per loro “comunisti”, anche se pare il comunismo non fosse poi cosi’ diffuso nell’isola. Confortato da tale ottima condotta, Kissinger appoggia l’annessione indonesiana della parte occidentale di Papua (West Irian).

L’Isola di Irian, o Papua era una colonia olandese; nel 1962, sotto il patrocinio americano, gli olandesi “affidano” l’isola all’Indonesia, con l’impegno di tenervi un referendum universale di autodeterminazione entro 7 anni da quella data. La parte orientale diviene invece uno stato sovrano. I documenti resi noti venerdi’ scorso dicono che gli Usa, basandosi su un presupposto alquanto debole e razzista, accordarono a Suharto il permesso di annettersi la parte occidentale dell’isola di Irian. (Ammiraglio Marshall Green: “Stiamo parlando essenzialmente di gruppi tribali analfabeti rimasti all’età della pietra”; Henry Kissinger: “(il referendum)……sarebbe un cosa priva di senso per le culture dell’età della pietra che abitano la Nuova Guinea”).

Questo ben conoscendo i possibili rischi di massacri (“l’attività dissidente, probabilmente aumenterà, ma l’esercito indonesiano saranno capaci di contenerlo e, se necessario, sopprimerlo”), e ben sapendo che la popolazione irianese era contrarissima all’annessione ( Ambasciatore F. Galbraith: “Circa l’85/90% degli irianesi è favorevole ad una Papua indipendente”. Nello stesso memo esprime il timore di massacri).

Grazie alla copertura di Kissinger e degli Usa, nel 1969 viene approvato l’AFC (atto di scelta libera, ndr), il quale firmato da 1.022 irianesi scelti dagli indonesiani, consegna West Papua alla sovranità indonesiana. La pubblicazione dell’AFC coincise con una visita nel paese di Nixon, che approvo’: “Kissinger: dovreste fargli sapere che capiamo il problema che hanno nel West-Irian”. L’isola viene poi sottoposta ad un indonesizzazione forzata, ad oggi gli originari 800.000 papuasi sono in minoranza rispetto ai javanesi costretti a stabilirsi nell’isola.

All’epoca dell’AFC l’isola, ricca di oro, legni pregiati ed altri minerali, era oggetto di massicci investimenti di compagnie occidentali, segnatamente americane, che avevano firmato i loro contratti con il governo di Jakarta. La prima ad approfittare dell’apertura di Suharto agli investimenti in West Papua sara’ la McMoran, titolare della piu’ grande miniera d’oro a cielo aperto del mondo, casualmente sul suolo irianese. Contrariamente alle regole della Convenzione di Montevideo sulle modificazioni territoriali, l’Onu “prese nota” dell’avvenuta annessione. Kissinger in quei giorni rivolge l’invito a Nixon : “Non dovrebbe sollevare quel tema…dobbiamo evitare ogni identificazione di quel tema con gli Stati Uniti”.

Lo stesso accadrà nel 1975 con Timor Est, ex colonia portoghese, c’è una visita del presidente Ford in Indonesia, un breve memorandum di Kissinger “ E’ importante che qualsiasi cosa facciate avvenga velocemente”, e appena Ford se ne va’ scatta l’invasione di Timor, che causerà la morte di circa un terzo degli abitanti (250.000 vittime), fino a che, nel 1999 non otterranno l’indipendenza sotto protezione dell’Onu. Stesse considerazioni: "Comprendiamo e non faremo pressioni sul tema. Capiamo il vostro problema e le vostre intenzioni".

Qualche riga, e muore un milione di persone, quasi nessuno di questi, in realtà, comunista. La dottrina Usa non cambia, meglio un dittatore che regala le concessioni estrattive alle aziende Usa, che un governo democratico che ne pretende il pagamento.

Non a caso il Dipartimento di Stato ha duramente criticato il nuovo governo argentino, restio ad allinearsi ai voleri di Washington, con toni mai impiegati nei riguardi delle decennali e spietate dittature che lo hanno preceduto, per usare le loro stesse parole, il governo Kirchner sarebbe: “Un governo troppo intriso di ideologie comuniste”. Quanti morti ha sulla coscienza Mr. Kissinger?

questo bello, in italiano:
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Settembre-2002/0209lm28.01.html
http://users.bart.nl/~edcolijn/irian.html
http://www.kabar-irian.com/news/
http://www.irja.org/index2.shtml
http://www.converge.org.nz/wpapua/

statistiche:
http://www.bps.go.id/profile/irja.shtml

gli abitanti del luogo:
http://www.pcweb.net/kss/irianjaya/
http://www.ethnologue.com/show_country.asp?name=Indonesia+(Irian+Jaya)
http://www.west-papua-gbr.de/Aktivitaten_2000/Runder_Tisch_West-Papua_in_Ber/Referat_
Agus_Rumansara/hauptteil_referat_agus_rumansara.html

La storia di Irian raccontata dagli attivisti universitari texani:
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/intro.htm
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/background.htm

e non texani:
http://www.law.yale.edu/outside/html/Public_Affairs/426/westpapuahrights.pdf
http://www.preventconflict.org/portal/main/maps_wpapua_resources.php

affari:
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/wealth.htm

Contro:
http://www.eco-action.org/opm/
http://www.freewestpapua.com/main.html
http://www.newint.org/issue344/contents.htm

cronaca:
http://www.insideindonesia.org/edit67/edit67.htm
Ricorre sempre questa Freeport.....che non è un club di signorine:
http://www.minesandcommunities.org/Company/freeport4.htm

un po' di svago:
http://www.turistipercaso.it/viaggi/itinerari/testo.asp?ID=1313

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mercoledì, 13 settembre 2006

Indonesia: pena di morte per disboscamento illegale

Le mezze misure non vanno di moda.

Jul. 06, 2004 at 7:31 PM

Dopo che per anni le associazioni ambientaliste lamentavano l'assoluto disinteresse del governo di Jakarta per il disboscamento abusivo, ha iniziato l'iter parlamentare una legge che prevede la pena di morte per chi pratichi il disboscamento abusivo.
La quota stabilita dal governo indonesiano è di circa 5 milioni di metri cubi di legname all'anno, mentre l'industria locale ne reclamerebbe 30/40.
Di fronte a questa differenza succede che si tagliano gli alberi in Indonesia che vengono poi introdotti nella vicina Malesia e reimportati una volta "lavati" della loro origine illegale.

Secondo il governo di Jakarta la quota permessa annualmente sarà ridotta a circa 2 milioni di metri cubi il prossimo anno, a fronte di una richiesta di moratoria totale delle agenzie internazionali e da Greenpeace.

Il problema della deforestazione investe tutto il Sud-Est asiatico, nel quale lo sviluppo impetuoso degli ultimi anni ha comportato l'aggressione di tutte le foreste della zona, minacciando la biodiversità, ma anche la vita stessa delle popolazioni, colpite da variazioni climatiche, frane ed alluvioni sempre piu' frequentemente.

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categoria: indonesia, economie, corporation, ecologie


venerdì, 18 agosto 2006

300 civili uccisi in Indonesia


Bagno di sangue nel silenzio internazionale



INDONESIA 6/9/2003 0:13
ACEH: OLTRE TRECENTO I CIVILI UCCISI DA INIZIO OFFENSIVA MILITARE
General, Brief


Sono almeno 319 i civili uccisi e 108 gli scomparsi nella provincia di Aceh (Indonesia occidentale) dal 19 maggio scorso, giorno in cui è iniziata una massiccia offensiva dei militari contro i guerriglieri separatisti, mirata a reprimere una ribellione iniziata 27 anni fa. Lo ha riferito la polizia, addebitando la maggior parte delle morti al Gam (Movimento per Aceh libera). Il prezzo più elevato, sempre secondo i dati forniti dagli agenti, l’ha pagato il distretto di Aceh settentrionale, dove sono morti 110 civili, seguito da Aceh orientale con 70 decessi ed Aceh meridionale con 45 morti. Oltre ai deceduti e agli scomparsi, i poliziotti hanno contato anche 117 feriti. Le forze dell’ordine hanno poi accusato il Gam di aver sequestrato coloro che al momento risultano ‘missing’, tra cui due giornalisti indonesiani che lavorano per l’emittente televisiva Rcti. La polizia sostiene inoltre di aver ucciso 816 separatisti dall’inizio dell’offensiva. Osservatori locali sottolineano che, dall’inizio dell’annoso conflitto, le forze di sicurezza indonesiane e il Gam si accusano a vicenda di omicidi e violenze. Di fatto, ribadiscono gli stessi osservatori, anche militari e poliziotti si sono spesso macchiati di violazioni dei diritti umani nei confronti di civili. [LM]

September 07, 2003 at 12:02 PM
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mercoledì, 16 agosto 2006

Indonesia, fosse comuni con civili

il governo Indonesiano continua la repressione in Aceh, essendo amico degli Usa, il mondo tace
Da Misna.org

INDONESIA 13/6/2003 17:19
ACEH: COMMISSIONE DIRITTI UMANI SCOPRE PROVE DI ESECUZIONI DI CIVILI
General, Brief


La Commissione nazionale indonesiana per i diritti umani (Komnas Ham) ha reso noto oggi che le prime indagini condotte nel territorio di Aceh, parte settentrionale dell’isola di Sumatra dove dal 19 maggio è in atto un’offensiva militare contro i ribelli separatisti, confermano i timori di esecuzioni estragiudiziali contro civili. Il responsabile del Komnas Ham, M.M. Billah, ha riferito che da testimonianze raccolte sul posto è stato verificato che sette persone, tra cui due bambini di 12 e 13 anni, sono state uccise nella notte del 21 maggio scorso in un villaggio nei pressi della città di Bireuen, sulla costa nordorientale di Aceh, in una zona considerata una roccaforte dei ribelli, da uomini che indossavano abiti di foggia militare. M.M. Billah ha precisato che dalle dichiarazioni dei testimoni non si è ancora in grado di definire se gli assalitori fossero soldati dell’esercito indonesiano o ribelli del Movimento per Aceh libera (Gam). Le autorità militari hanno energicamente protestato contro il Komnas Ham ribadendo la loro estraneità ai fatti e minacciato azioni legali contro la commissione. Due giorni fa M.M. Billah, che guida una team misto tra rappresentanti governativi e esperti indipendenti, aveva suscitato le proteste dell’esercito quando ha diffuso la notizia del ritrovamento di una fossa comune a Nisam, vicino al distretto in cui si sarebbero state verificare le esecuzioni sommarie, precisando che un gruppo di esperti sarebbe stato inviato presto sul luogo. Intanto continua l’avanzata delle forze militari che oggi hanno obbligato un migliaio di residenti dell’area di Juli, appena a sud della città di Bireuen, a lasciare le loro case prima di aprire una massiccia offensiva con colpi di artiglieria.
[BF]

Jun. 14, 2003 at 10:06 AM
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categoria: indonesia, asia, repressione


mercoledì, 16 agosto 2006

Indonesia uccisi dall'esercito 2 tedeschi

nella zona di Aceh, sotto legge marziale

Il governo indonesiano da oggi ha anche due europei nel carnet di vittime che va' ingrossando da qualche anno.
Nel vano tentativo di reprimere, con un esercito tra i meno affidabili dal punto di vista dei diritti umani, le spinte autonomistiche che si verificano in diverse zone del suo vasto territorio. Dopo Timor, dove comunque continua l'ingerenza, ora è il territorio di Aceh ad attirare l'atenzione dei militari indonesiani. Questa situazione si puo' iscrivere in una politica di "potenza regionale" del grosso stato islamico asiatico, oltre alle dura repressioni infatti, il governo ha promosso la popolazione forzata di diverse isole disabitate nel mar giallo, deportando "coloni" poco volontari, al fine di vedersi definitivamente assegnate le stesse, di diritto incerto e, pare, ricche di gas naturale e petrolio, questo ovviamente crea grosse tensioni con gl stati confinanti.
L'indonesia non ha davvero bisogno di "suolo vitale", la sua politica pare segnata da una volontà espansionistica assai pericolosa per gli equilibri dell'area, nonostante tutto sembri accadere sotto l'attenta ala del fido alleato Usa

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