Un'altra figuraccia internazionale.
Monday, Sep. 26, 2005 at 5:04 PM
Credevate che Fazio e Tremonti fossero due simpatiche canaglie delle quali vergognarci?
E' solo perchè non sapete come il nostro governo gestisce gli aiuti alle vittime dello tsunami.
Contrariamente a quanto raccontatoci da Tv e giornali, della generosità italiana alle vittime dello Tsunami non è giunta notizia.
I pochi soldi impegnati realmente dal governo se ne sono andati per rottamare i perscherecci delle flotte da pesca italiane e recapitarli ai poveri sommersi e non ancora salvati, e ora non abbiamo neanche in budget i soldi per mandare 3 osservatori sull'isola di Aceh.
Il bello, o il brutto, è che tutta la grande generosità occidentale tarda ancora a manifestarsi a causa della mancanza di una struttura in grado di monitorare il buon fine degli aiuti promessi, per evitare che i fantastiliardi promessi vadano a ingrassare furbastri e militari.
Per risolvere questo impasse la UE aveva deciso di inviare alcuni funzionari in loco in modo che finalmente il flusso di aiuti potesse essere sbloccato contando su un monitoraggio efficace.
Tutti i paesi europei hanno messo a disposizione osservatori, dalla Finlandia che ne ha inviati 28 fino all'Italia che ne ha messi in campo solo 4.
Purtroppo neanche i 4 partiranno, facendo fare al nostro paese la solita figura da cioccolatai.
Perchè non partono?
Non partono perchè il Governo non ha trovato i soldi per 3 biglietti aerei e per il loro soggiorno. Il Corriere parla di Grande Onta, ma sarebbe più giusto parlare di miserabili al governo; miserabili che hanno addirittura chiesto ai 4 sventurati di pagarsi da soli il viaggio e anche di rinunciare a qualche stipendio; appellandosi alla loro sensibiltà.
Non si sa cosa abbiano risposto i 4 (o meglio, le quattro funzionarie) rifiutando, ma mandare a quel paese un governo capace di una simile proposta dopo la scena del Berlusconi Generoso in Tv, dev'essere stato davvero il minimo.
Di solito queste operazioni vengono gestite dalla Ue, ma visto che ormai la questione era divenuta urgente, si è chiesto ai singoli paesi di attivarsi. Nonostante la Ue abbia indicato solo 4 funzionarie a carico delle finanze nostrane, non siamo riusciti ad evitare questa ennesima figura da barboni alle spalle dei poveri acehnesi.
La cifra necessaria alla missione era di 100.000 euro complessivi; una dimostrazione di impotenza e di mancanza di sensibilità clamorosa, non certo alleviata dai salti mortali con i quali qualche funzionario di buona volontà ha raschiato il fondo del barile per mandare almeno una delle 4; nominata dalla UE vicecapo della prima missione europea in Asia.
Se non facciamo figure di merda internazionali non siamo più noi.
Gli aiuti che non arrivano
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/788980.php
Aceh
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/706632.php
La gente di Aceh
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/712489.php
Jan. 19, 2005 at 1:21 PMSparito completamente dai media.
Appello per la radio.
Mistero in Aceh.
Jan. 10, 2005 at 7:52 PM
I soccorritori lamentano di non avere nessuno da soccorrere.
Abbastanza paradossale. Se infatti le aree costiere possono aver lasciato pochi superstiti da aiutare, il terremoto del 9° grado della scala Richter ha fatto danni ingentissimi e sicuramente molti feriti in tutto il resto della parte Nord di Sumatra.
Il governo indonesiano mette le mani avanti e denuncia un "attacco" ad un campo profughi; un uomo avrebbe sparato nei pressi di un campo.
Nessuno chiede agli indonesiani dove siano gli abitanti di Aceh, evidentemente in fuga dalla repressione indonesiana, scattata immediatamente a ridosso della sciagura.
Per i soccorsi c'è tempo, nessuno dei soccorritori "autorizzati" ha detto una parola contro l'Indonesia.
Le organizzazioni restano concentrate in zone precise, mentre il resto del paese è isolato.
Incredibilmente i nostri media parlano di "tregua rotta dai ribelli", avallando la versione indonesiana.
UNESCO Appeal for $ 600,000 Immediate Assistance to Restore Radio
Broadcasting in Aceh, Indonesia
06-01-2005 (UNESCO) - Programmes and projects relating to emergency relief
and post disaster response in the aftermath of the Tsunami in Indonesia will
have major difficulties if there are no effective communication channels
available to disseminate information. UNESCO therefore launches an a
appeal
for $ 600,000 for immediate assistance to restore radio broadcasting in
Aceh, Indonesia.
http://portal.unesco.org/ci/en/ev.php-URL_ID=17903&URL_DO=DO_TOPIC&URL_S ECTI
ON=201.html
Passa il terremoto, passa lo tsunami; ma per i disgraziati di Aceh ( Atjeh) esiste solo una realtà: la repressione militare indonesiana, con il placet degli Usa e con la complicità dell'informazione.

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Lui c'è sempre in mezzo, un incrocio tra Andreotti, Attila e Dracula, moltiplicato per mille.

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Jul. 13, 2004 at 11:25 PM
Forse un giorno lontano nel tempo, quando la storiografia perderà la matrice che fa perno sul punto di vista dell’Occidente, Henry Kissinger verrà posto nella galleria dei grandi autori di genocidi del ventesimo secolo. Per il momento, mentre lui ancora regola e dirige le più alte riunioni delle elites occidentali, la storia si limita a registrare sul suo conto personale centinaia di migliaia di vittime alla volta. La settimana scorsa, con la pubblicazione di una parte degli archivi della NSA americana (National Security Agency), abbiamo appreso come si sia reso responsabile del genocidio di mezzo milione di indonesiani, una quarto di milione di abitanti di Timor Est e svariate migliaia di pappasi, o meglio Irianesi.
Sono stati infatti pubblicati 11 tra memorandum e note diplomatiche, dalle quali emergono le responsabilità dell’ex segretario segretario di stato, congiuntamente ai presidenti Nixon e Ford, in relazione agli eccidi perpetrati dal dittatore indonesiano Suharto, oltre un milione di persone.
Nel 1966, quando Suharto prende il potere, Kissinger ne appoggia il golpe in ossequio alla dottrina-Vietnam contro l’espansione comunista. Suharto, come biglietto da visita, uccide nei primi mesi almeno mezzo milione di cittadini indonesiani, sfortunatamente per loro “comunisti”, anche se pare il comunismo non fosse poi cosi’ diffuso nell’isola. Confortato da tale ottima condotta, Kissinger appoggia l’annessione indonesiana della parte occidentale di Papua (West Irian).
L’Isola di Irian, o Papua era una colonia olandese; nel 1962, sotto il patrocinio americano, gli olandesi “affidano” l’isola all’Indonesia, con l’impegno di tenervi un referendum universale di autodeterminazione entro 7 anni da quella data. La parte orientale diviene invece uno stato sovrano. I documenti resi noti venerdi’ scorso dicono che gli Usa, basandosi su un presupposto alquanto debole e razzista, accordarono a Suharto il permesso di annettersi la parte occidentale dell’isola di Irian. (Ammiraglio Marshall Green: “Stiamo parlando essenzialmente di gruppi tribali analfabeti rimasti all’età della pietra”; Henry Kissinger: “(il referendum)……sarebbe un cosa priva di senso per le culture dell’età della pietra che abitano la Nuova Guinea”).
Questo ben conoscendo i possibili rischi di massacri (“l’attività dissidente, probabilmente aumenterà, ma l’esercito indonesiano saranno capaci di contenerlo e, se necessario, sopprimerlo”), e ben sapendo che la popolazione irianese era contrarissima all’annessione ( Ambasciatore F. Galbraith: “Circa l’85/90% degli irianesi è favorevole ad una Papua indipendente”. Nello stesso memo esprime il timore di massacri).
Grazie alla copertura di Kissinger e degli Usa, nel 1969 viene approvato l’AFC (atto di scelta libera, ndr), il quale firmato da 1.022 irianesi scelti dagli indonesiani, consegna West Papua alla sovranità indonesiana. La pubblicazione dell’AFC coincise con una visita nel paese di Nixon, che approvo’: “Kissinger: dovreste fargli sapere che capiamo il problema che hanno nel West-Irian”. L’isola viene poi sottoposta ad un indonesizzazione forzata, ad oggi gli originari 800.000 papuasi sono in minoranza rispetto ai javanesi costretti a stabilirsi nell’isola.
All’epoca dell’AFC l’isola, ricca di oro, legni pregiati ed altri minerali, era oggetto di massicci investimenti di compagnie occidentali, segnatamente americane, che avevano firmato i loro contratti con il governo di Jakarta. La prima ad approfittare dell’apertura di Suharto agli investimenti in West Papua sara’ la McMoran, titolare della piu’ grande miniera d’oro a cielo aperto del mondo, casualmente sul suolo irianese. Contrariamente alle regole della Convenzione di Montevideo sulle modificazioni territoriali, l’Onu “prese nota” dell’avvenuta annessione. Kissinger in quei giorni rivolge l’invito a Nixon : “Non dovrebbe sollevare quel tema…dobbiamo evitare ogni identificazione di quel tema con gli Stati Uniti”.
Lo stesso accadrà nel 1975 con Timor Est, ex colonia portoghese, c’è una visita del presidente Ford in Indonesia, un breve memorandum di Kissinger “ E’ importante che qualsiasi cosa facciate avvenga velocemente”, e appena Ford se ne va’ scatta l’invasione di Timor, che causerà la morte di circa un terzo degli abitanti (250.000 vittime), fino a che, nel 1999 non otterranno l’indipendenza sotto protezione dell’Onu. Stesse considerazioni: "Comprendiamo e non faremo pressioni sul tema. Capiamo il vostro problema e le vostre intenzioni".
Qualche riga, e muore un milione di persone, quasi nessuno di questi, in realtà, comunista. La dottrina Usa non cambia, meglio un dittatore che regala le concessioni estrattive alle aziende Usa, che un governo democratico che ne pretende il pagamento.
Non a caso il Dipartimento di Stato ha duramente criticato il nuovo governo argentino, restio ad allinearsi ai voleri di Washington, con toni mai impiegati nei riguardi delle decennali e spietate dittature che lo hanno preceduto, per usare le loro stesse parole, il governo Kirchner sarebbe: “Un governo troppo intriso di ideologie comuniste”. Quanti morti ha sulla coscienza Mr. Kissinger?
questo bello, in italiano:
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Settembre-2002/0209lm28.01.html
http://users.bart.nl/~edcolijn/irian.html
http://www.kabar-irian.com/news/
http://www.irja.org/index2.shtml
http://www.converge.org.nz/wpapua/
statistiche:
http://www.bps.go.id/profile/irja.shtml
gli abitanti del luogo:
http://www.pcweb.net/kss/irianjaya/
http://www.ethnologue.com/show_country.asp?name=Indonesia+(Irian+Jaya)
http://www.west-papua-gbr.de/Aktivitaten_2000/Runder_Tisch_West-Papua_in_Ber/Referat_
Agus_Rumansara/hauptteil_referat_agus_rumansara.html
La storia di Irian raccontata dagli attivisti universitari texani:
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/intro.htm
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/background.htm
e non texani:
http://www.law.yale.edu/outside/html/Public_Affairs/426/westpapuahrights.pdf
http://www.preventconflict.org/portal/main/maps_wpapua_resources.php
affari:
http://www.cs.utexas.edu/users/cline/papua/wealth.htm
Contro:
http://www.eco-action.org/opm/
http://www.freewestpapua.com/main.html
http://www.newint.org/issue344/contents.htm
cronaca:
http://www.insideindonesia.org/edit67/edit67.htm
Ricorre sempre questa Freeport.....che non è un club di signorine:
http://www.minesandcommunities.org/Company/freeport4.htm
un po' di svago:
http://www.turistipercaso.it/viaggi/itinerari/testo.asp?ID=1313
Le mezze misure non vanno di moda.
Jul. 06, 2004 at 7:31 PM
Dopo che per anni le associazioni ambientaliste lamentavano l'assoluto disinteresse del governo di Jakarta per il disboscamento abusivo, ha iniziato l'iter parlamentare una legge che prevede la pena di morte per chi pratichi il disboscamento abusivo.
La quota stabilita dal governo indonesiano è di circa 5 milioni di metri cubi di legname all'anno, mentre l'industria locale ne reclamerebbe 30/40.
Di fronte a questa differenza succede che si tagliano gli alberi in Indonesia che vengono poi introdotti nella vicina Malesia e reimportati una volta "lavati" della loro origine illegale.
Secondo il governo di Jakarta la quota permessa annualmente sarà ridotta a circa 2 milioni di metri cubi il prossimo anno, a fronte di una richiesta di moratoria totale delle agenzie internazionali e da Greenpeace.
Il problema della deforestazione investe tutto il Sud-Est asiatico, nel quale lo sviluppo impetuoso degli ultimi anni ha comportato l'aggressione di tutte le foreste della zona, minacciando la biodiversità, ma anche la vita stessa delle popolazioni, colpite da variazioni climatiche, frane ed alluvioni sempre piu' frequentemente.
Bagno di sangue nel silenzio internazionale
Da Misna.orgil governo Indonesiano continua la repressione in Aceh, essendo amico degli Usa, il mondo tace
nella zona di Aceh, sotto legge marziale
Il governo indonesiano da oggi ha anche due europei nel carnet di vittime che va' ingrossando da qualche anno.
Nel vano tentativo di reprimere, con un esercito tra i meno affidabili dal punto di vista dei diritti umani, le spinte autonomistiche che si verificano in diverse zone del suo vasto territorio. Dopo Timor, dove comunque continua l'ingerenza, ora è il territorio di Aceh ad attirare l'atenzione dei militari indonesiani. Questa situazione si puo' iscrivere in una politica di "potenza regionale" del grosso stato islamico asiatico, oltre alle dura repressioni infatti, il governo ha promosso la popolazione forzata di diverse isole disabitate nel mar giallo, deportando "coloni" poco volontari, al fine di vedersi definitivamente assegnate le stesse, di diritto incerto e, pare, ricche di gas naturale e petrolio, questo ovviamente crea grosse tensioni con gl stati confinanti.
L'indonesia non ha davvero bisogno di "suolo vitale", la sua politica pare segnata da una volontà espansionistica assai pericolosa per gli equilibri dell'area, nonostante tutto sembri accadere sotto l'attenta ala del fido alleato Usa