La questione è che Cheney tempo fa fu interrogato dall'FBI sulla fuga di notizie dalla CIA che aveva "bruciato" un'agente sgradita all'amministrazione. Di quella chiacchierata con l'FBI non si è mai potuto sapere niente e oggi c'è ancora una grande curiosità. Sono in parecchi che vorrebbero vedere Cheney sotto inchiesta e poi condannato per le evidenti illegalità e falsità prodotte negli anni dell'amministrazione Bush.
L'associazione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington ha fatto richiesta secondo il Freedom Of Information Act per ottenere i testi di quegli interrogatori. L'amministrazione può rifiutarsi di consegnare i documenti richiesti, ma deve motivare il rifiuto. Da quello che si capisce Cheney ha ancora molti amici al Dipartimento di Giustizia, che ha detto di no perchè: "Gli avvocati del Dipartimento di Giustizia hanno detto al giudice che i futuri presidenti o vice-presidenti potrebbero rifiutarsi di cooperare nelle investigazioni criminali se sapessero che quello che dicono potrà in seguito diventare accessibile ai loro oppositori politici e agli show satirici che li ridicolizzerebbero".
" Se diventeremo investigatori per i loro avversari politici, non coopereranno", ha detto Jeffrey Smith durante l'ora e mezza di audizione. "Non voglio che un futuro vice-presidente dica - Non collaborerò con voi perchè non voglio diventare carne da cannone per gli show televisivi" (fonte AP)
Geniale anzichenò. Rivelare quello che ha detto Cheney agli investigatori, potrebbe spingere i suoi successori a non collaborare alle future inchieste per paura del ridicolo. Quantomeno se ne deduce che la deposizione di Cheney sia incredibilmente ridicola o lunare, tanto da attirargli lo scherno diffuso o da favorire l'opposizione.
Secondo gli avvocati del DOJ quindi, tutte le dichiarazioni compromettenti dovrebbero restare segrete perché altrimenti nessuno dichiarerebbe più. Una discreta arrampicata sugli specchi
Forse Berlusconi dovrebbe pescare una difesa più valida oltreoceano, ma di questi tempi i fili che lo legano a Ghedini sono troppo forti e le segretezze condivise tra i due troppo numerose, come testimoniano le goffe scuse e giustificazioni che il premier è stato colto a fornire al suo avvocato (in un video registrao al Parlamento Europeo)dopo avergli dato del matto per le orribili frasi sull'ormai famoso "utilizzatore finale" e sulla sua capacità di attirare un sacco di belle figliolre "gratis", senza neppure bisogno di pagarle.
Due discrete sciocchezze che sono suonate come le unghie sulla lavagna a parecchi. Proprio oggi che Libero allerta contro i traditori in prima pagina, non si può certo permettere a Ghedini di scendere dal carro di Berlusconi.
Il problema è tutto nello stabilire se fa ridere o se fa piangere.
Chissà cosa ne pensa sua eccellenza Berlusconi di un sostegno del genere, sarà anche questo poveretto una pedina del grande complotto ?
"Maria Antonietta Cannizzaro conferma le trattative del movimento di estrema destra con la Cdl. L’Unità: Berlusconi alleato di fascisti e pataccari «Silvio è il migliore dopo Mussolini, il nuovo Msi sta con lui".
Da anni la rete è percorsa e disseminata da un gruppo di convintissimi e attivissimi personaggi che denunciano il signoraggio bancario come la fonte di tutti i mali o giù di lì. A spanne, sostengono che il reddito da signoraggio vada a beneficiare una serie di soggetti che in pratica intascherebbero una specie di tassa occulta sulla produzione della moneta. In particolare si parla di soggetti privati, perché è chiaro che gli utili derivanti dal signoraggio che finiscono nei bilanci pubblici ne possono uscire come tutte le altre entrate e che non ci è un particolare problema se questi proventi finiscono allo stato.
Eventuali malversazioni riguardanti quei guadagni sarebbero localizzate nel momento della spesa, esattamente come storicamente accade da sempre per i soldi raccolti con le tasse e le imposte, un problema che non ha nulla a che fare con il signoraggio. Giocando sull'equivoco, molti dei personaggi sopra ricordati hanno sostenuto che la parte del signoraggio che resta alla banca centrale, nel nostro paese finirebbe nei forzieri delle banche private che sono azioniste della Banca D'Italia.
La nostra Banca Centrale è infatti -formalmente- posseduta dalle banche italiane. Nonostante l'assetto formale, la Banca D'Italia però non distribuisce utili o retribuzioni ai suoi "padroni" privati, lo impediscono il suo statuto e una selva di disposizioni di legge, alcune delle quali di rango costituzionale.
Osservando l'architettura azionaria della Banca D'Italia emerge che le banche private che ne detengono le azioni (nemmeno commerciabili o cedibili senza autorizzazione e consenso di diverse autorità) non ne possono trarre alcun vantaggio, altro che super profitti derivanti dal signoraggio. Non si capisce che interesse possano avere le banche dal possesso di queste azioni, ma la cosa è facilmente spiegabile con il fatto che le banche italiane sono state cooptate nell'azionariato e il governo aveva tutto l'interesse a porre sul loro bilancio il peso contabile di quelle azioni.
Oggi che molto è cambiato, ma soprattutto oggi che c'è crisi, quei capitali sterilizzati e bloccati sotto forma di azioni della banca centrale servirebbero tanto alle banche in difficoltà ed è per questo che le banche azioniste hanno chiesto di riformare la situazione e, alla fine, di rivendere le loro azioni allo stato.
Se il signoraggio che finisce in Bankitalia fosse, come si sostiene da tempo, quella gallina dalle uova d'oro per le banche azioniste, queste non avrebbero alcun interesse a liberarsi di quelle azioni per quattro spiccioli, perchè comunque il valore delle quote in Bankitalia è relativamente modesto. La richiesta delle banche italiane dimostra quindi in maniera semplice che chi ha fatto campagna contro il signoraggio ci ha capito poco o che ci ha marciato.
Se la prima vale sicuramente per qualche isolato parlamentare che negli anni si è pronunciato sul tema e per gli internauti che si sono lasciati sedurre da una mole impressionante di "dimostrazioni" truffaldine, la seconda apartiene invece a un filone narrativo che risale all'antica retorica contro l'usura bancaria. Marco Saba ad esempio, uno dei fan più sfegatati risulta collegato alla DSSA di Gaetano Saya, padre delle "ronde nere" di cui si parla tanto in questi giorni. Retorica che ha le sue origini nell'estrema destra italiana e prima ancora nella retorica del cattolicesimo oltranzista contro la concorrenza ebraica. Non per niente quando si parla di consorterie bancarie che controllerebbero l'economia si finisce sempre per indicare il complotto pippoplutogiudaico. Non per niente sui siti di estrema destra il tema del signoraggio va alla grande.
Ancora più ovviamente questo non significa che le banche e i banchieri non pratichino l'usura e nemmeno che possano legittimamente godere della stima pubblica, ma è chiaro che problemi del genere non si risolvono e non si incidono diffondendo fantasie o precorrendo l'agenda di Benito o di qualche Pio.
Resta da vedere come la prenderanno gli attivissimi fan del signoraggio e se sapranno assorbire la trasformazione di Bankitalia con la stessa nonchalanche con la quale hanno spammato il mondo di inesattezze ed ipotesi ingannevoli costruite ad arte.
Il desiderio di Berlusconi è che non si parli della vendita del campione rossonero Kakà al Real Madrid fino a dopo le elezioni. Al Real dicono che è stato chiesto esplicitmente di ritardare l'annuncio a dopo il 7 giugno. Purtroppo però, secondo Zidane che lavora per il Real Kakà è stato venduto, ci hanno già fatti i titoli in mezzo mondo e anche Galliani ha confermato la vendita. Così, giusto per nascondere la notizia, prima si sono inventati che il Chelsea stava contendendo il giocatore al Real (confermando così la volontà di cederlo, ma son dettagli), poi è stata la volta di alcuni ridicoli interventi alla disperata, come quello del povero la Russa, che ha parlato di complotto e smentito l'affare. Smentiti su tutta la linea dal giocatore, che al Real guadagnerà forse di meno, i dipendenti del premier sono rimasti spiazzati, non si può certo dire che il sire vincitor vende il campeon perché ha bisogno del dinero.
Al TG1 hanno tagliato la testa al toro, Kakà è "sempre più vicino al Real", poco importa che i giochi siano già fatti da giorni, Kakà sarà ufficialmente veduto al Real solo quando farà comodo a "Lui". Cioè dopo le elezioni.
I tifosi lo hanno capito benissimo e non hanno gradito, ma al TG1 hanno fatto finta di non accorgersene, il principale telegiornale italiano è ormai una barzelletta che contende al TG4 la palma del servilismo al capo.
Poi questi sono quelli hanno il coraggio di far gli offesi se si parla dell'erotomania del capo, ballisti e ipocriti senza qualità.
Illustre Presidente del Consiglio,
è con vero piacere che la nostra Associazione sottoscrive e promuove questo pubblico riconoscimento alla Sua inestimabile opera. La scuola italiana è da tempo piagata dallo squilibrio che negli anni ha trasformato il corpo docente in un petulante gineceo, privando alunni ed alunne del necessario esempio virile e di una mano sicura capace di accompagnare ragazzi e ragazze alla scoperta della vita.
La sovrabbondanza di personale docente femminile, figlia delle malsane idee educative propagate dai catto-comunisti e dalla canea femminista, ha trasformato le scuole del paese in un luogo nel quale si coltiva la formazione di personalità deboli ed incerte.
La figura del docente, svalutata dalla debolezza femminile, ha così perso la sua autorevolezza e la sua capacità di preparare i nostri giovani ad affrontare la vita con la sicurezza e la coscienza dei propri mezzi che deriva dal poter contare su esempi forti e non equivoci. Il dilagare dell'omosessualità nel nostro paese ne è la migliore dimostrazione, la scuola è il Cavallo di Troia attraverso il quale la debolezza di spirito, la perversione e la promiscuità sono state introdotte nelle menti dei nostri giovani, producendo ogni anno un numero sempre maggiore di italiani privi dei necessari attributi e di italiane impreparate a ricoprire il ruolo di moglie e madre con la necessaria abnegazione e il necessario rispetto dei ruoli.
Oggi, grazie al Suo esempio, possiamo legittimamente sperare in un'inversione di tendenza, che consenta finalmente ai pochi docenti rimasti di dispiegare tutto il loro potenziale educativo. Oggi grazie a Lei possiamo raccogliere il nostro coraggio e dedicarci senza paura all'educazione dei nostri ragazzi e ragazze, ricostruendo l'antico e giusto rapporto di sudditanza degli alunni verso i docenti, loro maestri di vita.
Grazie a Lei da domani non avremo più timore ad intraprendere le necessarie azioni educative, le intimidazioni femministe non ci spaventano più. Da domani potremo fieramente, e a viso aperto, dedicarci in prima persona all'educazione sessuale e sentimentale delle allieve, fornendo allo stesso tempo gli allievi del corretto modello comportamentale, ristabilendo così il rispetto delle gerarchie attraverso la sottomissione esemplare al docente.
Il paese tutto ne avrà grande giovamento, liberi da condizionamenti e dalle critiche dei moralisti rossi potremo finalmente introdurre le nostre giovani allieve ai piaceri della vita senza interferenze, fornendo loro quelle conoscenze e quelle attenzioni, rifiutate loro da genitori sempre più assenti, senza le quali sarebbero costrette ad affrontare disarmate le difficoltà della vita. Ma allo stesso tempo impedendo loro, e ai loro giovani compagni di riempirsi la testa con idee tanto confuse, quanto pericolose per la conservazione delle radici giudaico-cristiane del nostro paese e per la sua reputazione virile.
Grazie allo stimolo del Suo esempio ci siamo riuniti e abbiamo deciso che fin da subito abbandoneremo ogni residuo timore e ci butteremo anima e corpo in questa che è una vera e propria sacra missione. Non lasceremo nulla di intentato e non trascureremo una sola delle delle nostre allieve, pronti ad affrontare le eventuali reazioni di genitori degenerati a testa alta e senza vergogna, ignorandole con fierezza, come Lei ha ignorato con fierezza e grande eleganza il lamento della Sua consorte, incapace di comprendere la grande missione che Lei, in qualità di leader del paese, ha intrapreso con grande sprezzo degli ipocriti moralisti e dei rischi fisici connessi alla sua età senatoriale.
Con imperitura riconoscenza
Roma, 25 maggio 2009
Ernesto Girolimoni
Segretario Generale AIDV
(Associazione Italiana Docenti Virili)
Dimenticate i Lupetti, le Coccinelle, gli esploratori della natura e le buone azioni come l'aiuto all'attraversamento dell'incrocio all'anziana, non è tempo.
di addestamento paramilitare. Così se un tempo i Boy Scout offrivano corsi in collaborazione con pompieri e polizia, oggi si è passati direttamente all'addestramento militare e ai corsi sullo stile di quello delle unità anti-terrorismo o delle unità di frontiera schierate contro i migranti. L'età è quella che va dai 14 ai 21 anni.
divertono un sacco a sparare con le armi (vere e ad aria compressa) e i loro genitori sono contenti della razione di "disciplina" ricevuta dai pargoli.
irruzione in un edificio o un autobus occupato da terroristi o da pazzi armati e anche come identificare e bloccare un clandestino. Anche nel look la rivoluzione è evidente, niente pantaloncini, pedule e bastone, ma tute militari, anfibi, mitragliatori e pistole. Quelli nelle foto sono proprio Boy Scout americani.
Per capire cosa è successo attorno alla conferenza ONU contro il razzismo che si è chiusa ieri a Ginevra, basta leggere la composizione delle due squadre che si sono affrontate cercando di piegare l'evento alla propria convenienza politica. Da una parte Ahmadinejad, presidente iraniano prossimo alle elezioni in cerca di uno spot in grado di attenuare il discredito del quale gode in patria, dall'altra una serie di paesi e di governi che ricalcano esattamente la lista di quanti hanno fortemente voluto e messo in atto l'invasione illegale dell'Iraq. Italia, Polonia, Olanda, Nuova Zelanda ed Australia hanno seguito come cagnolini le mosse di Stati Uniti ed Israele, solo il governo britannico si è astenuto dalla pantomima. 
Per molti anni lo scrittore britannico David Irving ha cercato di farsi passare per un ricercatore, per uno storico. L'operazione è riuscita in parte, perché se da un lato Irving ha lucrato una certa notorietà dai suoi lavori, dall'altro il risultato netto delle sue imprese letterarie è stato sbilanciato ed invertito dalla pioggia di risarcimenti che ha dovuto versare a causa delle falsità sostenute nei sui libri. Nemmeno sul piano della credibilità gli è andata troppo bene, riuscendo ad ottenerne solo presso il ristretto circolo delle destre estreme.
Così lo sfortunato scrittore ha pensato bene di monetizzare il suo unico capitale residuo: la credibilità presso nazisti e fascisti di ogni latitudine. Per farlo ha scelto una maniera moderna quanto discutibile. Irving ha infatti messo in piedi una vendita on-line di cimeli nazisti, che "garantisce" personalmente in qualità di (sedivente) esperto. Il possessore di oggetti del genere che li voglia vendere li affiderà allo scrittore inglese che li porrà in vendita "autenticati" sul suo sito, riscuotendo una commissione del 15% sul valore dell'oggetto.

A dar retta a sondaggi e sondaggini, quasi tutto il paese è caduto vittima dell'ennesimo inganno organizzato dai politici ai danni dei cittadini. Di destra o di sinistra, sono stati parecchi quelli che hanno proposto la castrazione chimica come rimedio e punizione per le violenze sessuali e hanno raccolto un clamoroso consenso, basato però su una diffusa quanto clamorosa ignoranza della questione. Tanto è l'errore, che neppure quei pochi trogloditi che si sono immaginati la castrazione chimica come una punizione e l'hanno applaudita come tale, potrebbero trovare soddisfazione dall'introduzione della pratica nel nostro codice penale. La castrazione chimica altro non è che la somministrazione di farmaci che deprimono la sessualità maschile. Una somministrazione che ha effetto temporaneo e che, qualora interrotta, cessa ogni effetto. Alle cinque del mattino di martedì scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Prima la perquisizione all’Officina, il centro sociale di Monfalcone poi il blitz nelle abitazioni di sei attivisti. Tutti arrestati per consumo e cessione di sostanza stupefacenti.
La situazione peggiore è per Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz, i quali, si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono rei di "adibire" l’Officina per la diffusione di "hashish e marijuana". Ma a parte pochi grammi (una bustina di 0,83 e una di 0,23), la polizia non trova alcun tipo di sostanza nè nello spazio autogestito nè nelle loro abitazioni. Tanto che viene paradossalmente definito "spaccio" il passaggio di uno spinello acceso.
Eppure la procura di Gorizia è da tempo che cerca di "incastrare" gli attivisti di Monfalcone. Una prima perquisizione dello stabile occupato avviene a maggio dello scorso anno (quando vengono sequestrati ben trenta mozziconi di sigaretta), poi si susseguono, si scopre sempre dagli atti depositati, intercettazioni telefoniche e un lungo lavoro di cimici e telecamere messe all’interno dell’Officina.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Maria Ferrucci, sono ora rinchiusi nel carcere di Udine: attendono per oggi gli interrogatori di garanzia. "Sono arresti politici" afferma Alessandro Metz, ex-consigliere regionale dei Verdi, che definisce quello della procura di Gorizia un teorema inquietante: "Utilizzano l’infausta legge sulle droghe per criminalizzare un movimento, per fermare chiunque esprima pratiche critiche e ribelli sul territorio". Come in questo caso. I fermati infatti sono promotori di varie lotte sociali a Monfalcone e più in generale nel Nord-Est del Paese: in questi anni hanno rivendicato il diritto alla casa, si sono battuti per la chiusura del vicino Cpt di Gradisca e hanno preso parte a molte rivendicazioni sindacali. "Quest’operazione è scattata non a caso poco prima della conferenza nazionale delle Tossicodipendenze di Giovanardi" denuncia un attivista che parla di "repressione mirata". Infatti a Trieste dal 12 al 14 marzo, in concomitanza del meeting organizzato dal sottosegretario del Pdl, il Forum Droghe lancia una serie di iniziative e dibattiti contro "la linea repressiva e di esteso controllo sociale" del governo a favore di "un confronto che parta da accoglienza, libertà ed autodeterminazione". I dettagli della mobilitazione saranno discussi in un’assemblea pubblica domani (ore 18), proprio nell’Officina che al suo interno ospita un drop-in, gestito dall’associazione Nuova entrata libera e convenzionato dal Comune di Monfalcone. "Lavoriamo sulla base dell’inclusione" spiega un operatore del centro che sul territorio è diventato un punto di riferimento. Ora questi inaspettati arresti, che rappresentano una battuta d’arresto. In una zona di confine in cui il traffico di droga è routine quotidiana: lo stesso vicequestore di Gorizia è finito sotto processo, in un’inchiesta che vede coinvolti anche diversi carabinieri e poliziotti, per consumo e traffico di cocaina.
Intanto per oggi alle 14, sempre, all’Officina, ci sarà una conferenza stampa per "smontare l’impianto accusatorio" della procura di Gorizia. Tra i tanti sarà presente Luca Casarini, uno dei leader del centro sociale Rivolta di Venezia. "Come da molto tempo denunciamo - afferma - le politiche sulle droghe in realtà non sono altro che uno strumento di limitazione delle libertà individuali".
O meglio, "un dispositivo di controllo sociale". Per questo gli attivisti parlano di "massima attenzione" su questo tema che "deve essere affrontato al pari delle lotte sociali". Comunque, dopo il caso di Monfalcone, gli spazi autogestiti d’Italia temono la visita delle forze dell’ordine, causa il semplice consumo di droghe leggere. Un problema in più da non trascurare.
