mazzetta

Ce la possiamo fare...
sabato, 20 giugno 2009

A questi Ghedini non gli arriva nemmeno alla cintura

La questione è che Cheney tempo fa fu interrogato dall'FBI sulla fuga di notizie dalla CIA che aveva "bruciato" un'agente sgradita all'amministrazione. Di quella chiacchierata con l'FBI non si è mai potuto sapere niente e oggi c'è ancora una grande curiosità. Sono in parecchi che vorrebbero vedere Cheney sotto inchiesta e poi condannato per le evidenti illegalità e falsità prodotte negli anni dell'amministrazione Bush.

L'associazione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington ha fatto richiesta secondo il Freedom Of Information Act per ottenere i testi di quegli interrogatori. L'amministrazione può rifiutarsi di consegnare i documenti richiesti, ma deve motivare il rifiuto. Da quello che si capisce Cheney ha ancora molti amici al Dipartimento di Giustizia, che ha detto di no perchè: "Gli avvocati del Dipartimento di Giustizia hanno detto al giudice che i futuri presidenti o vice-presidenti potrebbero rifiutarsi di cooperare nelle investigazioni criminali se sapessero che quello che dicono potrà in seguito diventare accessibile ai loro oppositori politici e agli show satirici che li ridicolizzerebbero".

" Se diventeremo investigatori per i loro avversari politici, non coopereranno", ha detto Jeffrey Smith durante l'ora e mezza di audizione. "Non voglio che un futuro vice-presidente dica - Non collaborerò con voi perchè non voglio diventare carne da cannone per gli show televisivi" (fonte AP)

Geniale anzichenò. Rivelare quello che ha detto Cheney agli investigatori, potrebbe spingere i suoi successori a non collaborare alle future inchieste per paura del ridicolo. Quantomeno se ne deduce che la deposizione di Cheney sia incredibilmente ridicola o lunare, tanto da attirargli lo scherno diffuso o da favorire l'opposizione.

Secondo gli avvocati del DOJ quindi, tutte le dichiarazioni compromettenti dovrebbero restare segrete perché altrimenti nessuno dichiarerebbe più. Una discreta arrampicata sugli specchi

Forse Berlusconi dovrebbe pescare una difesa più valida oltreoceano, ma di questi tempi i fili che lo legano a Ghedini sono troppo forti e le segretezze condivise tra i due troppo numerose, come testimoniano le goffe scuse e giustificazioni che il premier è stato colto a fornire  al suo avvocato (in un video registrao al Parlamento Europeo)dopo avergli dato del matto per le orribili frasi sull'ormai famoso "utilizzatore finale" e sulla sua capacità di attirare un sacco di belle figliolre "gratis", senza neppure bisogno di pagarle.

Due discrete sciocchezze che sono suonate come le unghie sulla lavagna a parecchi. Proprio oggi che Libero allerta contro i traditori in prima pagina, non si può certo permettere a Ghedini di scendere dal carro di Berlusconi.

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mercoledì, 17 giugno 2009

Brambilla, Ministro della Repubblica che fa il saluto fascista in un'occasione ufficiale

 

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lunedì, 15 giugno 2009

Humour?

 

Il problema è tutto nello stabilire se fa ridere o se fa piangere.

 

Chissà cosa ne pensa sua eccellenza Berlusconi di un sostegno del genere, sarà anche questo poveretto una pedina del grande complotto ?

"Maria Antonietta Cannizzaro conferma le trattative del movimento di estrema destra con la Cdl. L’Unità: Berlusconi alleato di fascisti e pataccari «Silvio è il migliore dopo Mussolini, il nuovo Msi sta con lui".

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mercoledì, 10 giugno 2009

Un brutto colpo per i fan del signoraggio


saving-money-during-hard-financial-times-01-afDa anni la rete è percorsa e disseminata da un gruppo di convintissimi e attivissimi personaggi che denunciano il signoraggio bancario come la fonte di tutti i mali o giù di lì. A spanne, sostengono che il reddito da signoraggio vada a beneficiare una serie di soggetti che in pratica intascherebbero una specie di tassa occulta sulla produzione della moneta. In particolare si parla di soggetti privati, perché è chiaro che gli utili derivanti dal signoraggio che finiscono nei bilanci pubblici ne possono uscire come tutte le altre entrate e che non ci è un particolare problema se questi proventi finiscono allo stato.

Eventuali malversazioni riguardanti quei guadagni sarebbero localizzate nel momento della spesa, esattamente come storicamente accade da sempre per i soldi raccolti con le tasse e le imposte, un problema che non ha nulla a che fare con il signoraggio. Giocando sull'equivoco, molti dei personaggi sopra ricordati hanno sostenuto che la parte del signoraggio che resta alla banca centrale, nel nostro paese finirebbe nei forzieri delle banche private che sono azioniste della Banca D'Italia.

La nostra Banca Centrale è infatti -formalmente- posseduta dalle banche italiane. Nonostante l'assetto formale, la Banca D'Italia però non distribuisce utili o retribuzioni ai suoi "padroni" privati, lo impediscono il suo statuto e una selva di disposizioni di legge, alcune delle quali di rango costituzionale.

Osservando l'architettura azionaria della Banca D'Italia emerge che le banche private che ne detengono le azioni (nemmeno commerciabili o cedibili senza autorizzazione e consenso di diverse autorità) non ne possono trarre alcun vantaggio, altro che super profitti derivanti dal signoraggio. Non si capisce che interesse possano avere le banche dal possesso di queste azioni, ma la cosa è facilmente spiegabile con il fatto che le banche italiane sono state cooptate nell'azionariato e il governo aveva tutto l'interesse a porre sul loro bilancio il peso contabile di quelle azioni.

Oggi che molto è cambiato, ma soprattutto oggi che c'è crisi, quei capitali sterilizzati e bloccati sotto forma di azioni della banca centrale servirebbero tanto alle banche in difficoltà ed è per questo che le banche azioniste hanno chiesto di riformare la situazione e, alla fine, di rivendere le loro azioni allo stato.

Se il signoraggio che finisce in Bankitalia fosse, come si sostiene da tempo, quella gallina dalle uova d'oro per le banche azioniste, queste non avrebbero alcun interesse a liberarsi di quelle azioni per quattro spiccioli, perchè comunque il valore delle quote in Bankitalia è relativamente modesto. La richiesta delle banche italiane dimostra quindi in maniera semplice che chi ha fatto campagna contro il signoraggio ci ha capito poco o che ci ha marciato.

Se la prima vale sicuramente per qualche isolato parlamentare che negli anni si è pronunciato sul tema e per gli internauti che si sono lasciati sedurre da una mole impressionante di "dimostrazioni" truffaldine, la seconda apartiene invece a un filone narrativo che risale all'antica retorica contro l'usura bancaria. Marco Saba ad esempio, uno dei fan più sfegatati risulta collegato alla DSSA di Gaetano Saya, padre delle "ronde nere" di cui si parla tanto in questi giorni. Retorica che ha le sue origini nell'estrema destra italiana e prima ancora nella retorica del cattolicesimo oltranzista contro la concorrenza ebraica. Non per niente quando si parla di consorterie bancarie che controllerebbero l'economia si finisce sempre per indicare il complotto pippoplutogiudaico. Non per niente sui siti di estrema destra il tema del signoraggio va alla grande.

Ancora più ovviamente questo non significa che le banche e i banchieri non pratichino l'usura e nemmeno che possano legittimamente godere della stima pubblica, ma è chiaro che problemi del genere non si risolvono e non si incidono diffondendo fantasie o precorrendo l'agenda di Benito o di qualche Pio.

Resta da vedere come la prenderanno gli attivissimi fan del signoraggio e se sapranno assorbire la trasformazione di Bankitalia con la stessa nonchalanche con la quale hanno spammato il mondo di inesattezze ed ipotesi ingannevoli costruite ad arte.

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venerdì, 05 giugno 2009

Il Tg1 fa Kakà

 

Il desiderio di Berlusconi è che non si parli della vendita del campione rossonero Kakà al Real Madrid fino a dopo le elezioni. Al Real dicono che è stato chiesto esplicitmente di ritardare l'annuncio a dopo il 7 giugno. Purtroppo però, secondo Zidane che lavora per il Real Kakà è stato venduto, ci hanno già fatti i titoli in mezzo mondo e anche Galliani ha confermato la vendita. Così, giusto per nascondere la notizia, prima si sono inventati che il Chelsea stava contendendo il giocatore al Real (confermando così la volontà di cederlo, ma son dettagli), poi è stata la volta di alcuni ridicoli interventi alla disperata, come quello del povero la Russa, che ha parlato di complotto e smentito l'affare. Smentiti su tutta la linea dal giocatore, che al Real guadagnerà forse di meno, i dipendenti del premier sono rimasti spiazzati, non si può certo dire che il sire vincitor vende il campeon perché ha bisogno del dinero.

Al TG1 hanno tagliato la testa al toro, Kakà è "sempre più vicino al Real", poco importa che i giochi siano già fatti da giorni, Kakà sarà ufficialmente veduto al Real solo quando farà comodo a "Lui". Cioè dopo le elezioni.

I tifosi lo hanno capito benissimo e non hanno gradito, ma al TG1 hanno fatto finta di non accorgersene, il principale telegiornale italiano è ormai una barzelletta che contende al TG4 la palma del servilismo al capo.

Poi questi sono quelli hanno il coraggio di far gli offesi se si parla dell'erotomania del capo, ballisti e ipocriti senza qualità.

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lunedì, 25 maggio 2009

Docenti italiani per Berlusconi


Illustre Presidente del Consiglio,

è con vero piacere che la nostra Associazione sottoscrive e promuove questo pubblico riconoscimento alla Sua inestimabile opera. La scuola italiana è da tempo piagata dallo squilibrio che negli anni ha trasformato il corpo docente in un petulante gineceo, privando alunni ed alunne del necessario esempio virile e di una mano sicura capace di accompagnare ragazzi e ragazze alla scoperta della vita.

La sovrabbondanza di personale docente femminile, figlia delle malsane idee educative propagate dai catto-comunisti e dalla canea femminista, ha trasformato le scuole del paese in un luogo nel quale si coltiva la formazione di personalità deboli ed incerte.

La figura del docente, svalutata dalla debolezza femminile, ha così perso la sua autorevolezza e la sua capacità di preparare i nostri giovani ad affrontare la vita con la sicurezza e la coscienza dei propri mezzi che deriva dal poter contare su esempi forti e non equivoci. Il dilagare dell'omosessualità nel nostro paese ne è la migliore dimostrazione, la scuola è il Cavallo di Troia attraverso il quale la debolezza di spirito, la perversione e la promiscuità sono state introdotte nelle menti dei nostri giovani, producendo ogni anno un numero sempre maggiore di italiani privi dei necessari attributi e di italiane impreparate a ricoprire il ruolo di moglie e madre con la necessaria abnegazione e il necessario rispetto dei ruoli.

Oggi, grazie al Suo esempio, possiamo legittimamente sperare in un'inversione di tendenza, che consenta finalmente ai pochi docenti rimasti di dispiegare tutto il loro potenziale educativo. Oggi grazie a Lei possiamo raccogliere il nostro coraggio e dedicarci senza paura all'educazione dei nostri ragazzi e ragazze, ricostruendo l'antico e giusto rapporto di sudditanza degli alunni verso i docenti, loro maestri di vita.

Grazie a Lei da domani non avremo più timore ad intraprendere le necessarie azioni educative, le intimidazioni femministe non ci spaventano più. Da domani potremo fieramente, e a viso aperto, dedicarci in prima persona all'educazione sessuale e sentimentale delle allieve, fornendo allo stesso tempo gli allievi del corretto modello comportamentale, ristabilendo così il rispetto delle gerarchie attraverso la sottomissione esemplare al docente.

Il paese tutto ne avrà grande giovamento, liberi da condizionamenti e dalle critiche dei moralisti rossi potremo finalmente introdurre le nostre giovani allieve ai piaceri della vita senza interferenze, fornendo loro quelle conoscenze e quelle attenzioni, rifiutate loro da genitori sempre più assenti, senza le quali sarebbero costrette ad affrontare disarmate le difficoltà della vita. Ma allo stesso tempo impedendo loro, e ai loro giovani compagni di riempirsi la testa con idee tanto confuse, quanto pericolose per la conservazione delle radici giudaico-cristiane del nostro paese e per la sua reputazione virile.

Grazie allo stimolo del Suo esempio ci siamo riuniti e abbiamo deciso che fin da subito abbandoneremo ogni residuo timore e ci butteremo anima e corpo in questa che è una vera e propria sacra missione. Non lasceremo nulla di intentato e non trascureremo una sola delle delle nostre allieve, pronti ad affrontare le eventuali reazioni di genitori degenerati a testa alta e senza vergogna, ignorandole con fierezza, come Lei ha ignorato con fierezza e grande eleganza il lamento della Sua consorte, incapace di comprendere la grande missione che Lei, in qualità di leader del paese, ha intrapreso con grande sprezzo degli ipocriti moralisti e dei rischi fisici connessi alla sua età senatoriale.


Con imperitura riconoscenza


Roma, 25 maggio 2009


Ernesto Girolimoni

Segretario Generale AIDV

(Associazione Italiana Docenti Virili)

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giovedì, 14 maggio 2009

Cambiano i Boy Scout e diventano un corpo paramilitare


27878862Dimenticate i Lupetti, le Coccinelle, gli esploratori della natura e le buone azioni come l'aiuto all'attraversamento dell'incrocio all'anziana, non è tempo.

Il corpo dei Boy Scout è ormai travolto dalla paranoia e dalla regressione nell'ideologia malata. Già negli anni scorsi l'organizzazione di origine anglosassone e ispirazione cristiana aveva dato segnali di una deriva morale preoccupante, pronunciando il rifiuto del movimento per i ragazzini con tendenze omosessuali. Asserita una rassicurante eterosessualità, i cristiani sempre più estremisti che controllano il movimento hanno pensato bene di introdurre veri e propri programmi 27820408di addestamento paramilitare. Così se un tempo i Boy Scout offrivano corsi in collaborazione con pompieri e polizia, oggi si è passati direttamente all'addestramento militare e ai corsi sullo stile di quello delle unità anti-terrorismo o delle unità di frontiera schierate contro i migranti. L'età è quella che va dai 14 ai 21 anni.

I "nemici" possono essere "terroristi", migranti clandestini, ma anche i cavalli pazzi che sempre in maggior numero fanno strage di loro concittadini entrando nei luoghi pubblici e sparacchiando più o meno a caso. Secondo uno degli organizzatori dei corsi: "Questo significa essere ragazzi e ragazze dal vero sangue americano". Una dichiarazione che basta ed avanza
per perimetrare la trovata all'interno dell'ideologia nazionalista e separatista abbracciata da una discreta parte della popolazione bianca, non a caso i Boy Scout americani attirano quasi esclusivamente i figli dei dei bianchi.

Per ora l'iniziativa resta confinata agli Stati Uniti, ma c'è da scommettere che se non sarà stroncata dalle polemiche interne, presto troverà diffusione in altri paesi, i ragazzini si 27820442divertono un sacco a sparare con le armi (vere e ad aria compressa) e i loro genitori sono contenti della razione di "disciplina" ricevuta dai pargoli.

Il Boy Scout del ventunesimo secolo non sa riconoscere le tracce e dell'orso, non sa accendere un fuoco sfregando i legnetti e non conosce piante e fiori. In compenso conosce benissimo le tecniche per atterrare e immobilizzare un sospetto, l'uso delle armi da fuoco, come fare 14explorers_hpirruzione in un edificio o un autobus occupato da terroristi o da pazzi armati e anche come identificare e bloccare un clandestino. Anche nel look la rivoluzione è evidente, niente pantaloncini, pedule e bastone, ma tute militari, anfibi, mitragliatori e pistole. Quelli nelle foto sono proprio Boy Scout americani.

Sfugge l'utilità pratica dell'addestramento, tanto da far pensare a questi corsi come a veri e propri espedienti di indottrinamento, del tutto simili a queli storicamente impiegati dai peggiori regimi totalitari, invece di insegnare la tolleranza si insegna l'esercizio della violenza armata e si alimenta una visione nella quale l'altro è un nemico sanguinario da eliminare sparando.

Una regressione che sarebbe piaciuta al loro fondatore, quel Baden-Powell che da ufficiale britannico vide nell'educazione scout una grande opportunità per abituare fin da piccoli i cittadini al rispetto e all'obbedienza verso l'autorità. Come tanti piccoli soldatini. Per il momento non si segnalano reazioni da parte delle chiese di riferimento, in particolare quella battista e quella mormone che controllano i Boy Scouts of America, ma non sono giunte condanne nemmeno dai cattolici o da altri culti cristiani che pure abbracciano e supportano lo scoutismo da decenni.
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mercoledì, 13 maggio 2009

Addio al porno in Egitto


Con quella che l'avvocato proponente ha definito "Una vittoria contro il vizio e la corruzione", la Corte amministrativa egiziana ha vietato il porno su internet.

La decisione è ricorribile, ma difficilmente il governo farà appello esponendosi come paladino del porno. L'Egitto fino a ieri era uno dei pochi paesi mediorientali a non limitare internet. La censura della rete si esprime a volte sui contenuti più pruriginosi fino ad estendersi in alcuni paesi al controllo dell'informazione e dei blog.


Non resta che vedere come la prenderanno i dodici milioni di utenti egiziani.
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martedì, 12 maggio 2009

Berlusconi straparla sull'immigrazione, i fan perdono ogni ritegno


Ruba la scena a Maroni ascrivendosi il "merito" del respingimento in mare dei migranti. Poi mente spudoratamente asserendo che tra i respinti sia "eccezionale" la presenza di rifugiati aventi diritto all'asilo politico, in realtà una percentuale solitamente attorno al 40%.

Il tutto mentre si vanta della stima di dittatori come Mubarak e Gheddafi, mentre la stessa Libia ha già detto che i suoi centri di detenzione sono già strapieni e che pertanto il giochino ad uso elettorale di Berlusconi dovrà smettere in fretta.

La maggioranza fa muro, con Gasparri che copre il paese di vergogna attaccando l'ONU per difendere il governo che fa stracci delle convenzioni internazionali (sottoscritte dal nostro paese) sui rifugiati e sui diritti umani. Attacchi anche dall'Europa ai quali la maggioranza risponde con le solite balle e la solita arroganza.

Robaccia per rincorrere il voto degli ignoranti e dei razzisti, uno squallido teatrino, con il premier che rincorre la Lega sul terreno del razzismo e dell'intolleranza, formando un'immagine del paese sempre più lontana da quelle della comunità dei paesi democratici e sempre più simile a quella delle dittature mediorientali. Non per niente lo stesso Berlusconi si è vantato del fatto che Mubarak lo chiami brother. Secondo lui un segno di stima, ma nel resto del mondo sono ben pochi i capi di governo che si vanterebbero di tale imbarazzante fratellanza con un dittatore come quello egiziano.


Una nota di demerito anche per Rutelli, il solito perdente che rincorre la destra per la solita elemosina elettorale, uno spettacolo pietoso, ma ancora niente in confronto al gruppo di allucinati che propone nientemeno che il Nobel per la pace a Silvio Berlusconi.

Ovviamente ridicole le motivazioni, tra le quali c'è pure l'aver mediato per la nomina dell'ultimo segretario della NATO, come se contribuire alla nomina del capo dell'alleanza militare atlantica fosse un contributo alla pace. Altrettanto evidentemente lo scopo principale dei promotori non è tanto il conferimento del premio a Berlusconi, quanto il mettersi in evidenza ai suoi occhi tra la sconfinata pletora di adulatori che lo assediano
.
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lunedì, 11 maggio 2009

Ancora Berlusconi e minorenni


A sentire la povera Santanchè, Berlusconi avrebbe mantenuto i contatti con lei anche nei momenti di massimo astio, grazie alla relazione privilegiata con il figlio della stessa.
"Con lui il pre­mier ha sempre continuato a parla­re, in quelli che sono stati per me e per lui momenti difficili anche sul piano personale, c’è sempre stato, gli telefonava, gli era vici­no, gli parlava." (???)
Fa anche il padre del figlio della Santanchè?

Nel resto dell'intervista la Santanchè accusa Veronica di scarso patriottismo (italianità) nel prendersela con il satiro di Arcore.

Il tutto come chiosa all'intervista che annuncia che La Destra (i neofascisti della Santanchè) potrà presentarsi insieme al PDL, Berlusconi non butta via niente. O forse l'immensa popolarità e il grande consenso di cui dice di godere non sono poi tali e anche lo zerovirgola de La Destra non è da buttar via.


Intanto la signora Daniela ha chinato la testa e ha detto che riconosce come suo unico capo solo Berlusconi.
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giovedì, 23 aprile 2009

A Ginevra un farsesco depistaggio

Anche in Altrenotizie.

wcar_smPer capire cosa è successo attorno alla conferenza ONU contro il razzismo che si è chiusa ieri a Ginevra, basta leggere la composizione delle due squadre che si sono affrontate cercando di piegare l'evento alla propria convenienza politica. Da una parte Ahmadinejad, presidente iraniano prossimo alle elezioni in cerca di uno spot in grado di attenuare il discredito del quale gode in patria, dall'altra una serie di paesi e di governi che ricalcano esattamente la lista di quanti hanno fortemente voluto e messo in atto l'invasione illegale dell'Iraq. Italia, Polonia, Olanda, Nuova Zelanda ed Australia hanno seguito come cagnolini le mosse di Stati Uniti ed Israele, solo il governo britannico si è astenuto dalla pantomima. 

Hanno perso tutti, a cominciare dagli israeliani che hanno dato il via alle danze per deflettere qualsiasi critica contro la loro occupazione criminale dei Territori Occupati, utilizzando la strategia unica sulla quale si sono appiattiti tutti i governi israeliani più recenti: stimolare una guerra preventiva contro un nemico che si vuole pericolosissimo fingendo che Israele sia minacciato nella sua esistenza da “un nuovo Hitler” o da pericolosissime “armi di distruzione di massa”. Un espediente usato alla nausea, dal 2001 ad oggi, con l'inganno della “guerra preventiva” sono stati attaccati: l'Afghanistan, l'Iraq, la Somalia, il Libano, le due (ormai) enclave palestinesi, la Siria e ultimamente anche il Sudan. Ora Israele chiede a gran voce l'attacco all'Iran, nonostante il paese non sia militarmente in grado di rappresentare una minaccia e nonostante nessuno abbia mai denunciato tracce di preparativi per operazioni militari da parte dell'Iran. 

Non a caso il proposito dell'amministrazione Obama di cercare un dialogo con l'Iran ha provocato in Israele un'ondata d'insulti verso il presidente americano, del tutto simile a quelli che raccoglie dagli estremisti di destra nel suo paese. Israele è in crisi e i politici israeliani che in questi anni hanno cavalcato la War on Terror sanno che senza nemici esterni di un certo peso non potrebbero continuare a trarre vantaggio dalla deriva estremista che ha ormai avvolto gran parte degli israeliani. I politici israeliani da anni non si occupano che di minacciare e progettare attacchi militari, è ormai evidente che non siano capaci di concepire una politica diversa, ma non si vede all'orizzonte una classe politica con idee diverse, come dicono molti, oggi Israele è la peggior minaccia all'esistenza di Israele. 

Israele ed Ahmadinejad hanno così trovato un terreno di comune interesse nel boicottare la conferenza contro il razzismo e una serie di governi hanno retto il gioco, vuoi per solidarietà tra complici, vuoi per altri interessi concomitanti. L'iniziativa ONU contro il razzismo è infatti da lungo tempo boicottata dai paesi occidentali e fortemente voluta dal secondo e terzo mondo. Uno dei punti più controversi, al di là della questione mediorientale, è il focus principale di tutto il lavoro svolto negli ultimi anni: la condanna dello schiavismo e del colonialismo. Due fenomeni che senza il presupposto razzista non sarebbero praticabili, da qui l'ira di Israele che vede direttamente minacciato il suo disegno coloniale, ma anche il grande lavoro di europei e statunitensi per evitare che dalla condanna allo schiavismo e al colonialismo si passi alla condanna dei paesi colonialisti e alla richiesta di scuse e di danni.

Le angherie alle quali da decenni sono sottoposti i palestinesi sono sicuramente criminali, ma focalizzare l'attenzione sulla loro sventura è servito a sviare l'attenzione da altri drammi di grandezza incomparabile. I numeri non mentono: dai dieci milioni di congolesi massacrati da Leopoldo I all'alba del ventesimo secolo, fino ai giorni nostri, sono state centinaia di milioni le vittime del colonialismo occidentale. Dall'Asia all'Africa, all'America Latina, tutto l'emisfero meridionale è rimasto per oltre un secolo in balia delle armi e dei predatori occidentali, con esiti terrificanti. Il massacro nazista che con quelli dei colonialisti ha molti punti in comune, è parte di una storia molto più vasta di eccidi ancora più estesi.

Esiti sui quali è calata una cappa negazionista impenetrabile, esiti per i quali i colpevoli non hanno proferito scuse o risarcimenti. Le grandi liti sul documento finale si sono concentrate proprio sul tentativo di precludere qualsiasi sviluppo in questo senso. Allo scopo il confronto tra l'estremista iraniano e i suoi omologhi israeliani ed occidentali è caduto a proposito, niente di meglio perché le opinioni pubbliche occidentali si distraessero dal vero oggetto del contendere, niente di meglio per nascondere ancora una volta le note politiche fallimentari dietro al richiamo all'unità contro la “minaccia” del giorno.

Nonostante questo frenetico lavorìo la conferenza è giunta al termine segnando alcuni risultati di valore. Tra questi, oltre alla ricordata condanna di schiavismo e colonialismo, è giunta la messa all'indice dell'India per la questione degli “intoccabili”, oggetto di una delle peggiori e più pesanti discriminazioni razziste, nonostante l'India si definisca e sia ritenuta una democrazia matura.

Ovviamente in gran parte dell'Occidente si continuerà a parlare di Ahmadinejad, visto che l'esito reale delle conferenza è del tutto inutile per strumentalizzazioni politiche ad uso interno, fanno fede le reazioni della stampa nel nostro paese come altrove. In Israele il punto che viene sottolineato da ogni editoriale è che il documento firmato a Ginevra non ha la valenza di un obbligo e tanto basta a mettere tranquilli i colonialisti locali, che potranno continuare indisturbati la loro condotta criminale. Nel resto dell'Occidente si divaga, la condanna di colonialismo e schiavismo (e dei paesi che li hanno praticati) è scivolata senza lasciare traccia nel dibattito pubblico.

Poca attenzione anche al fatto che a boicottare il documento finale siano stati solo nove paesi, che si sono messi in opposizione al resto del mondo. Per i giornali vicini al governo questo sarebbe anzi un punto a favore di un governo che si oppone al “nuovo Hitler”, mancando peraltro di trarre l'estrema conseguenza per la quale i firmatari sarebbero complici del cattivone iraniano. Non si può dire, gli altri paesi, che hanno salutato come “storico” il documento finale, alzerebbero la voce rischiando di mandare a monte tutta la farsa, con il rischio che molti dei governanti che amano descriversi come “portatori di civiltà” si ritroverebbero sul banco degli imputati nel processo al più grande massacro della storia umana.
giovedì, 19 marzo 2009

Chi sbaglia paga


... e in questo caso non si tiene nemmeno i cocci.
A pagare saranno probabilmente gli esagitati neofascisti che hanno stampato e diffuso questo manifesto qui


manifesto
Un noto avvocato che li ha in antipatia cercherà di convincere i due rumeni ritratti nel manifesto a presentare una robusta richiesta per gli evidenti danni procurati loro dal manifesto e per le offese e diffamazioni in esso contenuto.

Astuti come al solito, questi emuli geniali di Galeazzo Musolesi, finiranno per retribuire i due rumeni oggettio del loro indegno sbocco razzista. Difficilmente servirà da deterrente al ripetersi di episodi del genere, ma se non altro rimane utile ad illuminare la stupidità intrinseca di chi incita alla caccia allo straniero. Sarebbe interessante vedere come reagirebbero ad un manifesto analogo con le loro foto pubblicato per le strade di Bucarest (comprensibile dal punto di vista di un cittadino della Romaniia) , ma ancora di più è interessante osservare che un manifesto del genere con le foto di cittadini italiani non lo avrebbero fatto mai. Nemmeno per il Mostro del Circeo.
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lunedì, 09 marzo 2009

Il revisionismo accattone di David Irving


bellirvingPer molti anni lo scrittore britannico David Irving ha cercato di farsi passare per un ricercatore, per uno storico. L'operazione è riuscita in parte, perché se da un lato Irving ha lucrato una certa notorietà dai suoi lavori, dall'altro il risultato netto delle sue imprese letterarie è stato sbilanciato ed invertito dalla pioggia di risarcimenti che ha dovuto versare a causa delle falsità sostenute nei sui libri. Nemmeno sul piano della credibilità gli è andata troppo bene, riuscendo ad ottenerne solo presso il ristretto circolo delle destre estreme.

Per chi non lo conoscesse, David Irving è uno dei più famosi "negazionisti", una truppa che da anni si incarica di produrre materiali e narrazioni volte a sminuire e negare i crimini dei nazifascismi, con una spiccata preferenza per la negazione dello sterminio ebraico. Irving in particolare si è distinto per il tentativo di cancellare l'esistenza dei lager e dell'Olocausto, suggerendo che l'elevata mortalità tra gli ebrei durante il secondo conflitto mondiale sia da mettere in relazione a cause più o meno naturali e non al noto disegno di sterminio nazsta.

Non a caso l'ormai famoso, nonchè famigerato, vescovo Williamson, esponente del negazionismo in tonaca, ha dichiarato che intende approfondire il tema proprio con Irving, approfittando dell'improvvisa assenza d'impegni procuratagli dall'espulsione dall'Argentina, dove dirigeva un seminario dal quale il governo argentino ha ritenuto opportuno allontanarlo di gran carriera dopo che questi aveva esibito le stesse convinzioni di Irving. La congrega alla quale appartiene Williamson è notoriamente sensibile al fascino delle dittature nazifasciste e il recente perdono papale ha riportato tutto il gruppo sotto i riflettori, con risultati decisamente sgradevoli per alcuni di questi.

I rovesci giudiziari di Irving non ne hanno tuttavia intaccato reputazione e credibilità presso le numerose formazioni neofasciste sulle due sponde dell'Atlantico, ma, come i siti delle numerose formazioni neofasciste italiane possono testimoniare, l'hanno al contrario aumentata, perché gli aderenti a queste organizzazioni ne hanno tratto la conferma dell'esistenza di un complotto persecutorio dei soliti ebrei cattivi nei suoi confronti.

In realtà l'opera di Irving è poca cosa, limitandosi al tentativo di mettere insieme qualche ragionamento induttivo al termine del quale il presunto storico non offre alcuna prova tangibile delle sue tesi, ma alle menti semplici affascinate a narrazioni tipicamente semplificate, tanto basta. Basta e avanza anche per giudicare Irving come un soggetto non particolarmente pericoloso, se non per chi si è fatto truffare cifre modeste per acquistare le sue opere. I revisionismi realmente pericolosi sono quelli che riescono ad emergere dal sottobosco fascista fino al mainstream.

Casi come quello italiano, che attraverso l'amplificazione del massacro delle foibe è riuscito a sovvertire la realtà dei feroci massacri italiani in Yugoslavia, compresa l'esistenza di campi di concentramento in tutto simili a quelli nazisti e di stragi per le quali non è mai stato processato un solo criminale di guerra italiano. Operazioni decisamente più inquietanti e impattanti dei libracci di Irving, basta pensare a cosa ne sarebbe della storia della seconda guerra mondiale se il successo della mistificazione delle responsabilità italiane dovesse essere replicato fino a coprire l'intero panorama dei crimini nazifascisti. Si finirebbe per parlare dei nazisti come vittim degli ebrei, tentativi in questo senso sono già stati articolati da Irving e associati.

Fortunatamente, fino ad oggi le cose non sono andate troppo bene a Irving e il suo tentativo di elevarsi a storico non è mai decollato al di fuori dei circoli nazifascisti.

nazi_irvingCosì lo sfortunato scrittore ha pensato bene di monetizzare il suo unico capitale residuo: la credibilità presso nazisti e fascisti di ogni latitudine. Per farlo ha scelto una maniera moderna quanto discutibile. Irving ha infatti messo in piedi una vendita on-line di cimeli nazisti, che "garantisce" personalmente in qualità di (sedivente) esperto. Il possessore di oggetti del genere che li voglia vendere li affiderà allo scrittore inglese che li porrà in vendita "autenticati" sul suo sito, riscuotendo una commissione del 15% sul valore dell'oggetto.

Un'ottima decisione, dandosi al commercio Irving separerà qualche cretino nazifascista dal suo denaro rifilandogli in cambio gustosi pacchi come -i capelli di Hitler "certificati"- e altra paccottiglia capace di commuovere nostaglici e revanscisti. Già l'astuto ha annunciato di essere preso dalla perizia delle possibili ossa di Hitler ed Eva braun. Stay tuned, che per gli amanti del trash ci sarà da sguazzare. Al contempo però la sua decisione ne illumina la figura, smentendo in maniera definitiva che Irving possa essere scambiato per uno studioso e non per un appassionato difensore di parte del nazismo.

Irving ha sempre strenuamente negato di essere animato di spirito di parte, nonostante le evidenti frequentazioni nazifasciste, pretendendo che il suo lavoro fosse frutto di ricerche scaturite dal suo amore per la storia. Buona fortuna agli acquirenti che si fideranno delle perizie di questo fantasioso settantenne.


Non resta che mettere una pietra sopra all'opera di questo buffo ometto e augurarsi che il nuovo business non gli riservi troppe soddisfazioni, troppe volte il nazifascismo ha ricevuto impulso dallo sfruttamento commerciale di narrazioni false, costruite avendo in mente la soddisfazione di una richiesta di offerta "culturale", compatibile con l'immaginario delle destre estreme che ancora inneggiano al bel tempo che fu.
Un mercato fin troppo in salute, tanto da scatenare una discreta emulazione sulle piste di Irving e di altri anche più fortunati di lui come il francese Messyan
, il quale pare aver tratto grande giovamento economico dalla sua abilità nello scrivere quello che questo genere di soggetti vuole leggere. C'è d sperare che le disavventure di Irving trattengano altri furboni dall'intraprendere strade simili, anche se putroppo la cronaca si incarica di ricordarci che la lotta al nazifascismo non si può ancora dire conclusa.
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mercoledì, 04 marzo 2009

Il pretaccio italiano che fa impallidire il caso del vescovo Williamson


Padre Giulio Tam è un prete neofascista, che dirige in abito talare manifestazioni non autorizzate insieme al leader di Forza Nuova, l'ex terrorista nero Roberto Fiore, alla testa di una squadraccia di giovani armati di caschi e bastoni. Una recentissima è stata quella per far sapere alla città di Bergamo che Forza Nuova ha inaugurato una sede in città. Per ora non risultano denunce a carico di Tam per aver partecipato e promosso la marcia su Bergamo, nonostante si sia svolta sotto l'occhio delle autorità e di numerose telecamere.

Un'occasione che ha sollevato feroci critiche verso la polizia, che ha scortato i baldi giovani accettando di definire la sfilata da bulli come un "trasferimento" e alla fine ha pure caricato selvaggiamente una manifestazione di segno contrario ormai sciolta, quasi a offrire una "copertura" ai neofascisti offrendo l'immagine di scontri provocati da chi invece ha subìto l'arroganza fascista.

Ma padre Tam è anche un razzista che arringa i giovani allarmandoli sull'esistenza di un ridicolo "...piano di forze mondiali anticristiane per invaderci" (Dal minuto 4 in questo video) e che offre preghiere, istruzioneconforto morale e religioso a schiere di razzisti e suprematisti violenti per i quali il cattolicesimo sembra conservare un posto di riguardo, al riparo dalle critiche e dalle sfuriate moraleggianti. In Italia come in Spagna, dove è un idolo dei falangisti.

Che da anni possa offrire impunemente così tante esibizioni razziste e apertamente fasciste è la migliore dimostrazione che la CEI e il Papa tedesco non ne sono affatto turbati, come mai nella storia sono mai stati turbati da personaggi simili, non ricordandosi un solo papato apertamente ostile ad una sola dittatura nazifascista contemporanea. Tanto che anche nel caso di Williamson non avrebbero fatto una piega se non fossero esplose proteste molto ruorose.

In fondo c'è pure da ringraziare questo padre Tam, che si fa vedere e si fa cogliere a dire quello che tanti sacerdoti si limitano a sussurrare alle loro pecorelle smarrite. Questa purtroppo è l'immagine del cattolicesimo del ventunesimo secolo.



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mercoledì, 25 febbraio 2009

La grande truffa della castrazione chimica

Anche in Altrenotizie

04CMe06CastrazioneTempotestaccesaA dar retta a sondaggi e sondaggini, quasi tutto il paese è caduto vittima dell'ennesimo inganno organizzato dai politici ai danni dei cittadini. Di destra o di sinistra, sono stati parecchi quelli che hanno proposto la castrazione chimica come rimedio e punizione per le violenze sessuali e hanno raccolto un clamoroso consenso, basato però su una diffusa quanto clamorosa ignoranza della questione. Tanto è l'errore, che neppure quei pochi trogloditi che si sono immaginati la castrazione chimica come una punizione e l'hanno applaudita come tale, potrebbero trovare soddisfazione dall'introduzione della pratica nel nostro codice penale. La castrazione chimica altro non è che la somministrazione di farmaci che deprimono la sessualità maschile. Una somministrazione che ha effetto temporaneo e che, qualora interrotta, cessa ogni effetto.

Nei paesi dove è stata introdotta è una pratica volontaria, perché oltre al problema di ammettere un trattamento sanitario obbligatorio come pena (innovazione preoccupante che non discute nessuno), c'è il fatto che la sua efficacia nella diminuzione della recidiva è stata rilevata, su una base statistica molto modesta, ma soprattutto solo in percorsi terapeutici nei quali al farmaco si è affiancata la volontà del soggetto e il sostegno psicologico professionale.

Pensare di forzare qualcuno alla castrazione chimica è difficilmente concepibile, tanto più che è possibile contrastare gli effetti del farmaco con sostanze antagoniste facilmente reperibili o farmaci che favoriscono l'effetto contrario, come il Viagra o il Cialis. Nonostante questo sia evidente ovunque nel mondo, da noi invece capita di sentire una signora come il sottosegretario alla Salute Francesca Martini che dichiara: “Credo che la castrazione chimica sia necessaria; oggi è consentita solo su richiesta, ma deve diventare un trattamento sanitario obbligatorio”.

Posto che l'efficacia del trattamento è difficilmente ipotizzabile in caso di volontà contraria del condannato, la signora poteva spendere due parole in più per spiegare perché si dovrebbe sottoporre qualcuno a un trattamento del genere forzosamente e anche le ragioni della vantata necessità di un provvedimento del genere, ma non lo fa. Anche perché un dettaglio non secondario è che tra gli effetti collaterali dell'assunzione dei farmaci in questione, c'è un aumento dell'incidenza d’ipertensione e diabete, più altre cosette. Essendo ad esempio il diabete una malattia invalidante, introducendo la castrazione chimica forzata si introdurrebbe una mutilazione permanente dell'integrità fisica nel sistema delle pene. Niente di troppo diverso dal taglio della mano. Ma queste possono sembrare sottigliezze al cittadino giustamente indignato dalla fresca esibizione di giovinette violentate.

Ugualmente è difficile pensare che alcuni possano essere turbati dall'idea di concedere allo Stato il potere di manipolare chimicamente i cittadini a fini di giustizia, c'è un sacco di gente che nella furia di schierarsi contro i cattivi stupratori firma cambiali in bianco, figurarsi poi quando si arriva alla lotta contro la pedofilia. Se gli americani hanno acconsentito alla mutilazione dei loro diritti civili per “fermare i terroristi”, molti italiani sono disposti a fare lo stesso per “fermare i pedofili e gli stupratori”. L'esempio statunitense dovrebbe accendere campanelli d'allarme, ma fino a oggi sembra raccolto solo da chi vuole manipolare l'opinione pubblica.

Ci sono però altre considerazioni più elementari che meritano di essere portate all'attenzione dei cittadini indignati, prima di tutte quella per la quale i delitti a sfondo sessuale sono difficilmente omologabili in un modello standard. La castrazione chimica “suona bene”, ma è mirata a contrastare l'impulso sessuale maschile identificato come la fonte scaturente dell'aggressione sessuale. Represso lo stimolo fisico, si risolverebbe il problema, un approccio tipicamente pre-moderno e scientificamente ingenuo. La violenza sessuale non è quasi mai soddisfazione di un impellente bisogno fisiologico, ma spesso trae soddisfazione dall'esercizio del potere, della forza, dell'umiliazione e del controllo della vittima.

C'è poi da dire che molti tra gli aggressori seriali sono risultati impotenti, che un po' più del 5% delle violenze sessuali sono opera di donne, che ci sono anche le molte violenze su donne, transessuali e minori da parte della criminalità organizzata, motivate dal denaro come quelle dei produttori e commercianti di materiale pedo-pornografico, dalla violenza sacrificale dei culti più allucinati, dalle truci bestie di Satana fino alle più patetiche associazioni nel sopraffare altri, al proprio disegno delirante o a un interesse materiale. In tutti questi casi la castrazione chimica non rappresenterebbe affatto un ostacolo o un impedimento, così come difficilmente inciderebbe sul complesso quadro psicologico ed emozionale del pedofilo seriale. Proporla è privo di qualsiasi senso, quando non è impossibile come nel caso in cui il condannato sia una donna. Dettagli che aprono altri problemoni con la Costituzione, ma che ai politici che straparlano non interessano e non interessano nemmeno i cittadini spaventati.

Dice infatti il deputato del Pdl Michaela Biancofiore: “Per gli stupratori, soprattutto quelli recidivi, una soluzione praticabile é la castrazione chimica, utile anche come deterrente". Peccato che non si curi di dimostrare come potrebbe essere un deterrente, se nemmeno la pena di morte si è dimostrata esserlo. Una superficialità non casuale, andare oltre lo strillo, oltre l'indignazione e il decisionismo di facciata, vorrebbe dire scoprire il gioco e far cadere il consenso ignorante.

C'è poi da notare che paradossalmente, ma non troppo, l'effetto di una somministrazione forzosa ai recidivi rischia veramente di inferocire sociopatie già drammatiche, ottenendo anche in questo caso effetti nulli se non controproducenti, tanto che nelle terapie fino ad ora sperimentate sono somministrati anche altri farmaci a lenire effetti collaterali sul fisico e sul carattere. Il tutto diventa ancora più assurdo  considerando la necessaria erogazione di pene detentive più brevi a chi sia somministrato il trattamento, senza che ci si possa attendere un ragionevole calo della recidiva.

A parità di reato chi sarà sottoposto al trattamento avrà una pena detentiva necessariamente più breve di chi, per condizione soggettiva, non possa riceverlo, vedi i casi della donna o dell'impotente. Così la castrazione chimica forzata che non serve a niente, diventa in realtà uno sconto di pena e non tutela nemmeno l'interesse più immediato della protezione delle potenziali vittime future, figurarsi che bel deterrente.

Ci vuole una bella ignoranza per pensare che il violentatore, il pedofilo e in genere l'assalitore sessuale escano di casa trainati da poderose erezioni. Cercare di impedire forzosamente le erezioni, ha lo stesso senso e la stessa genesi che aveva la pratica di legare le mani agli adolescenti per evitare il peccato auto-erotico. Robaccia che punta solo a raccogliere l'indignazione pubblica e a canalizzarla in un vicolo cieco, lontana della realtà, gli annali giudiziari sono pieni di storiacce a sfondo sessuale e ben poche sono scaturite dal puro e semplice stimolo sessuale. Decisamente utopico e ideologico è pensare che la sfera sessuale possa essere disciplinata dalla somministrazione di un farmaco o da pratiche costrittive o punitive in stile medioevale. Soluzioni ignoranti per ignoranti.

Anche sorvolando sui pur pesanti problemi di diritto, la castrazione chimica obbligatoria non serve a impedire futuri crimini, non si può applicare comunque nella maggioranza dei casi e anche quando colpisca solo i soggetti per i quali può avere un senso, rischia in realtà di favorirli. E allora perché sembra che tutti siano a favore della Castrazione chimica? A questo punto c'è da prendere per buona la spiegazione del ministro Luca Zaia, che in proposito ha dichiarato: “'Sono convinto che introdurre la castrazione chimica per chi commette degli stupri sarebbe una soluzione che potrebbe darci tranquillità”. Una bella tranquillità, per Zaia come per Veltroni e per molti altri; è fin troppo comodo usare la favola della castrazione chimica per far bella figura a poco prezzo e cavalcare folle ignoranti convinte addirittura di sostenere una soluzione drastica.

Effettivamente si tratta di una soluzione eccezionale sotto molti punti di vista ed è evidentemente una proposta demagogica della quale molti parlano senza nemmeno sapere di cosa si tratti e delle pesanti implicazioni che può avere sul piano dei diritti umani e civili. Banalmente inefficace è invece sul piano pratico, il classico provvedimento che “suona bene” ma che poi si rivela vuoto di effetti, quando non controproducente. L'ennesima truffa ai danni dei cittadini da parte di politici e media che ormai identificano gli stessi cittadini con il pubblico televisivo e lo trattano di conseguenza.

L'unica castrazione veramente in ballo è quella dell'intelligenza collettiva, l'evasione nella fantasia sulle ali della paura, a nascondere la realtà e la tragica inadeguatezza del nostro personale politico e l'imbarazzante livello del “pubblico” italiano.

Materiali imbarazzanti:
Il sito dei fan di Berlusconi e Forza Italia chiede la castrazione per i rumeni e solo per quelli.
Quelli di Forza Nuova mettono l'immagine di un bisturi per far capire che loro sono più duri di quelli che ce l'hanno duro, poi ci ripensano e ripiegano sulla castrazione chimica.
Anche oggi pescando tra le news si trova chi chiede la castrazione chimica, addirittura prima del giudizio di colpevolezza, basterebbe il sospetto per costringere qualcuno alla castrazione chimica. Per stare tranquilli dicono, proprio come Zaia.
Intanto si viene a sapere che una "valanga" di turlupinati si è precipitata a firmare l'apposita petizione ai gazebo della Lega. Alcune decine di migliaia di fessi, si sono manifestati anche sulle pagine di Facebook.
venerdì, 20 febbraio 2009

Siamo messi così


La vicenda ricorda quella del Livello57 di Bologna, sgomberato dopo un imponente blitz antidroga che alla fine il giudice ha definito una montatura. Il possesso della droga ritrovata all'esterno del centro sociale è risultato quantomeno dubbio e numerose incongruenze nei rapporti di polizia hanno dimostrato che le accuse erano incredibili, indimostrate ed artefatte.

Blitz anti-erba nel centro sociale

di Giacomo Russo Spena

Alle cinque del mattino di martedì scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Prima la perquisizione all’Officina, il centro sociale di Monfalcone poi il blitz nelle abitazioni di sei attivisti. Tutti arrestati per consumo e cessione di sostanza stupefacenti.
La situazione peggiore è per Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz, i quali, si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono rei di "adibire" l’Officina per la diffusione di "hashish e marijuana". Ma a parte pochi grammi (una bustina di 0,83 e una di 0,23), la polizia non trova alcun tipo di sostanza nè nello spazio autogestito nè nelle loro abitazioni. Tanto che viene paradossalmente definito "spaccio" il passaggio di uno spinello acceso.
Eppure la procura di Gorizia è da tempo che cerca di "incastrare" gli attivisti di Monfalcone. Una prima perquisizione dello stabile occupato avviene a maggio dello scorso anno (quando vengono sequestrati ben trenta mozziconi di sigaretta), poi si susseguono, si scopre sempre dagli atti depositati, intercettazioni telefoniche e un lungo lavoro di cimici e telecamere messe all’interno dell’Officina.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Maria Ferrucci, sono ora rinchiusi nel carcere di Udine: attendono per oggi gli interrogatori di garanzia. "Sono arresti politici" afferma Alessandro Metz, ex-consigliere regionale dei Verdi, che definisce quello della procura di Gorizia un teorema inquietante: "Utilizzano l’infausta legge sulle droghe per criminalizzare un movimento, per fermare chiunque esprima pratiche critiche e ribelli sul territorio". Come in questo caso. I fermati infatti sono promotori di varie lotte sociali a Monfalcone e più in generale nel Nord-Est del Paese: in questi anni hanno rivendicato il diritto alla casa, si sono battuti per la chiusura del vicino Cpt di Gradisca e hanno preso parte a molte rivendicazioni sindacali. "Quest’operazione è scattata non a caso poco prima della conferenza nazionale delle Tossicodipendenze di Giovanardi" denuncia un attivista che parla di "repressione mirata". Infatti a Trieste dal 12 al 14 marzo, in concomitanza del meeting organizzato dal sottosegretario del Pdl, il Forum Droghe lancia una serie di iniziative e dibattiti contro "la linea repressiva e di esteso controllo sociale" del governo a favore di "un confronto che parta da accoglienza, libertà ed autodeterminazione". I dettagli della mobilitazione saranno discussi in un’assemblea pubblica domani (ore 18), proprio nell’Officina che al suo interno ospita un drop-in, gestito dall’associazione Nuova entrata libera e convenzionato dal Comune di Monfalcone. "Lavoriamo sulla base dell’inclusione" spiega un operatore del centro che sul territorio è diventato un punto di riferimento. Ora questi inaspettati arresti, che rappresentano una battuta d’arresto. In una zona di confine in cui il traffico di droga è routine quotidiana: lo stesso vicequestore di Gorizia è finito sotto processo, in un’inchiesta che vede coinvolti anche diversi carabinieri e poliziotti, per consumo e traffico di cocaina.
Intanto per oggi alle 14, sempre, all’Officina, ci sarà una conferenza stampa per "smontare l’impianto accusatorio" della procura di Gorizia. Tra i tanti sarà presente Luca Casarini, uno dei leader del centro sociale Rivolta di Venezia. "Come da molto tempo denunciamo - afferma - le politiche sulle droghe in realtà non sono altro che uno strumento di limitazione delle libertà individuali".
O meglio, "un dispositivo di controllo sociale". Per questo gli attivisti parlano di "massima attenzione" su questo tema che "deve essere affrontato al pari delle lotte sociali". Comunque, dopo il caso di Monfalcone, gli spazi autogestiti d’Italia temono la visita delle forze dell’ordine, causa il semplice consumo di droghe leggere. Un problema in più da non trascurare.

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venerdì, 20 febbraio 2009

L'Argentina espelle il vescovo negazionista


Il ministro degli interni argentino ha dato 10 giorni di tempo per lasciare il paese al vescovo negazionista Richard Williamson. La causa, oltre alle sue dichiarazioni sulle camere a gas che avrebbero offeso e insultato il popolo argentino, la fornirebbe il fatto che Williamson ha dichiarato il falso dicendosi in Argentina al lavoro per un'associazione invece di dirsi direttore del seminario cattolico, come lo è stato per anni fino ai recenti avvenimenti.

L'Argentina ha pessimi precedenti con vescovi e cardinali cattolici, che ai tempi della dittatura hanno sostenuto il potere nella sua opera di sterminio dell'opposizione. Come recentemente si è incaricata di ricordarci una gaffe  Berlusconi che ha suscitato proprio l'ira del governo argentino, l'anticomunismo stragista argentino resta una delle pagine più infami del periodo della Guerra Fredda e della lotta per il controllo del "cortile di casa" statunitense.
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sabato, 14 febbraio 2009

Educa il politico


Come ormai è uso, pubblico la vignetta che ha fatto inalberare un certo politico che di seguito ha chiesto di censurare chi l'ha pubblicata. Il politico è Maurizio Gasparri e la vignetta è stata pubblicata durante la trasmissione Anno Zero, della quale Gasparri ha poi chiesto indignato la chiusura insultando sia il vignettista che il conduttore del programma.

Magari tra cento anni la imparano. Prima o poi anche certi ottusi realizzeranno che a chiedere la censura, otterranno solo di moltiplicare la diffusione di quello che vogliono oscurare.

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martedì, 27 gennaio 2009

Giornata della memoria?


Mentre il Papa rivaluta il vescovo negazionista e apre al tradizionalismo cattolico più bieco, mentre si ricorda l'Olocausto che molti vorrebbero dimenticare, è bene rendersi conto che c'è molto altro che si vorrebbe dimenticare e molto che non è nemmeno mai stato ricordato:


Ricordiamo i colpevoli nella giornata delle foibe.


Nel Giorno della Memoria non ci sarà ricordo per l'Olocausto Nero.


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By Mauro Biani
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lunedì, 12 gennaio 2009

Israele mette al bando i partiti israeliani di ispirazione araba


In Israele ci sono 12 deputati arabi che fanno capo principalmente a due formazioni di ispirazione araba. Gli israeliani di origine araba sono circa un quinto della popolazione, ma alle prossime elezioni non potranno votare i due partiti di riferimento, visto che la commissione elettorale ha deciso di proibire la partecipazione al voto di qualsiasi partito di ispirazione araba in quanto accusati di incitamento, supporto a gruppi terroristi e del rifiuto  di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele. Poco importa se questo sia platelmente in contraddizione con il loro prendere parte al voto e alla vita politica del paese. La mozione promossa da due partiti ultra-nazionalisti è stata accolta con entusiasmo e ha avuto un esteso supporto.

Con questa decisione Israele si allontana ancora di più dalla forma democratica sull via dello stato teocratico e razzista, non potendo il provvedimento che essere giudicato come fondato su base razziale. Il provvedimento è comunque in linea con le recenti tendenze della politica israeliana, visto che anche Kadima, il presunto partito moderato di Livni, ipotizza l'espulsione dei cittadini israeliani di origine araba.


Nel frattempo Ehud olmert ha svelato un retroscena dello strano voto all'ONU degli Stati Uniti, che hanno promosso una risoluzione sul cessate-il-fuoco e poi si sono astenuti dal votarla. All'origine del cambiamento d'idea che tra l'altro ha umiliato Condoleeza rice che aveva scritto la risoluzione, ci sarebbe una telefonata di Olmert a Bush, dopo la quale il presidete ha ordinato l'astensione dal voto, visto che l'alleato isreliano riteneva inaccettabile un voto statunitense che potesse sembrare critico verso i bombardamenti israeliani.


Una decisione che sottolinea il cambiamento di Israele più di molte altre, basti pensare che l'unico precedente del genere risale agli anni ottanta e ha riguardato il partito ultranazionalista del rabbino Kahane, il Kach. A determinarne il bando fu proprio il fatto che il Kach sosteneva l'espulsione dei cittadini israeliani di origine araba, posizione che ora invece è talmente condivisa all'interno della maggioranza, da aver prodotto la clamorosa decisione di escludere l'esistenza stessa di partiti di ispirazione araba in Israele.

La radicalizzazione estremista della politica israeliana sembra procedere a passi da gigante, gettando un'ombra più inquietante dello stesso massacro di Gaza sul futuro del Medioriente.
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