mazzetta

Ce la possiamo fare...
giovedì, 29 maggio 2008

Milano: caccia al clandestino


vignetta

Tutto normale?

(ANSA) - MILANO, 29 MAG - Controlli a tappeto su alcuni mezzi pubblici piu' affollati, stranieri fatti scendere a gruppi dagli autobus e identificati. E' accaduto oggi a Milano dove la polizia locale ha fatto controlli serrati, in mezzo alla gente, sui clandestini. Alcuni cittadini hanno chiamato le redazioni dei giornali parlando di 'caccia all'immigrato' ma il Comando di Piazza Beccaria ha fatto sapere che sono stati semplicemente intensificati controlli che da tempo si facevano sui mezzi pubbli
ci.
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categoria: diritti umani, diritti civili, decultura, fascisti su marte


lunedì, 26 maggio 2008

Ebraismo for dummies


Vuole un pregiudizio razzista tra i tanti, che gli ebrei siano intelligenti in misura superiore alla media.
Come tutti i pregiudizi su base razziale si tratta di un'emerita stronzata, assolutamente indimostrabile, ma oggi sembra che gli stessi ebrei vogliano incaricarsi di smentirla assumendo comportamenti stupidi al limite dell'autolesionismo.

Gli ebrei oggi non sono perseguitati, ma nel nostro paese si sente spesso volare l'accusa di antisemitismo nei confronti di chi critica la politica israeliana o le "ragioni" che lo stato d'Israele pone in capo alla sua politica. Nel nostro paese gli unici atti veramente antisemiti e razzisti sono patrimonio storico e contemporaneo della destra, ma nel nostro paese le rappresentanze ebraiche vanno mano nella mano proprio con quella stessa destra. Non è una novità. Dimentichi della presunta intelligenza, molti ebrei italiani aderirono al fascismo, salvo realizzare troppo tardi di aver commesso un tragico errore di valutazione.

Allo stesso modo oggi la comunità ebraica italiana si schiera acriticamente con una destra platealmente razzista. Ieri era l'ignoranza e l'incredulità di fronte ad un fenomeno che doveva ancora dispiegare tutta la sua tremenda ferocia, oggi è l'opportunismo politico che spinge la comunità ebraica ad abbracciare razzisti e delinquenti.

Cosa riceve la comunità ebraica in cambio del sostegno all'italica destra stracciona? Riceve sostegno alla politica criminale di Israele e degli Stati Uniti e incassa riconoscimenti e posti di potere. Particolare sensazione desta la nomina di due cittadini israeliani agli Esteri, Ruben e Nirenstein hanno la doppia cittadinanza e per i loro trascorsi è difficile pensare che in caso di "conflitto d'interessi" tra i due paesi sceglierebbero di stare dalla parte dell'Italia. Per Nirenstein la cosa è addirittura impensabile, visto che nel caso di diversità di vedute tra il governo italiano e quello israeliano si è sempre pronunciata con durezza a favore di quest'ultimo.

Nirenstein è anche una persona che non si è mai trattenuta dall'esprimere un aperto disprezzo razzista verso i palestinesi e gli arabi in generale, ricorrendo spesso alla plateale menzogna per giustificare l'ingiustificabile, in questo senso sarà perfettamente a suo agio con folta squadra di razzisti portata in Parlamento dalla destra.

Il problema è che nella comunità ebraica italiana le voci capaci di esprimere critiche, buon senso ed umanità sono soffocate, emarginate nella comunità e censurate sui media, restituendo all'opinione pubblica l'immagine di un gruppo di potere monolitico pronto a tutto pur di tutelare gli interessi di Israele. Una circostanza pericolosa prima di tutto per gli ebrei, visto che già negli Stati Uniti c'è chi indica proprio nella Lobby Ebraica il capro espiatorio per il tragico fallimento della War on Terror.

Una situazione facilmente evitabile, apparentemente, ma alla quale nessuno all'intenro della comunità ebraica sembra voler porre rimedio. Anche recenti accadimenti ci hanno restituito l'immagine di un ebraismo rozzo, ipocrita e primitivo. Se a Gerusalemme fanatici ebraici hanno  bruciato i Vangeli dopo un raid squadrista che li ha visti invadere le case degli ebrei messianici per sottrarli loro, senza che una sola autorità pubblica abbia osato criticare lo scempio, In Italia a colpire è il fragoroso silenzio della comunità ebraica di fronte ai pogrom che hanno visto vittima gli zingari e di fronte alle sempre più frequenti aggressioni di stampo fascista e razzista.

Non occorre nemmeno provare ad immaginare la reazione dell'ebraismo tutto, se ad essere vittima di quelle  aggressioni  fossero stati  membri della comunità o se fossero state bruciate delle Torah sulla pubblica via. Se l'accusa di antisemitismo tocca a chi denuncia come inumana la pratica degli "omicidi mirati" (poco), ci vuol poco ad immaginare una reazione animatissima. Invece è stato solo silenzio ipocrita.

Che si tratti di stupidità o di valutazioni ponderate poco importa, quello che importa è che l'ebraismo moderno è schierato dalla parte dei razzisti e degli estremisti religiosi, siano cristiani o ebrei. Il razzismo però è come il fuoco, ci puoi giocare, ma è alto il rischio di scatenare un incendio del quale rimarranno vittime buoni e cattivi, colpevoli ed innocenti.

L'antirazzismo non è un vestito che si possa indossare o dismettere a seconda dei casi, degli interessi o dei coinvolti, è un abito mentale che si indossa una volta e non si dismette più, altrimenti tutto diviene ipocrisia , per poi lasciare al caso decidere se appartieni ad una razza di oppressori o di perseguitati. Dovrebbe ricordarlo Nirenstein quando soffia sull'islamofobia, ma dovrebbero tenerlo a mente tutti, ebrei e no.

Sposando i razzisti, assumendone gli stilemi, l'ebraismo visibile condanna tutti gli ebrei a vivere sotto la spada di Damocle del ritorno delle persecuzioni antisemite. Un prezzo troppo alto che alcuni ebrei stanno imponendo a tutti i loro correligionari silenziosi. Così come i cristiani, gli ebrei si trovano oggi dalla parte "giusta"; non più opppressi, ma oppressori; ma corrono anche il rischio di alimentare e perpetuare un razzismo del quale sono stati vittime e che potrà ferirli ancora in futuro.

Se sposare la tanto declamata teoria della comune civiltà giudaico-cristiana, significa accogliere e fare propria una storia fatta di stragi soprusi, fanatismi e persecuzioni verso gli eretici ed i non allineati, la stupida follia che spinge l'ebraismo a questo abbraccio mortale è forse il sintomo di una decadenza cominciata quando la plausibile istanza di riscatto dell'ebraismo si è trasformata nell'affermazione di una superiorità morale inesistente e nella pretesa di esercitare i propri diritti, veri o presunti, con gli stessi mezzi con i quali i carnefici dell'ebraismo hanno seminato morte e terrore: la superiorità bellica e il controllo della propaganda.

Riusciranno i nostri eroi a bruciare il ricordo dei loro cari perseguitati, così come Bush ha bruciato il credito di solidarietà e di stima che gli Stati Uniti avevano raccolto dopo il 9/11?
Lo scopriremo solo con il tempo, a Bush sono bastati un paio d'anni per vanificare il credito offerto da qualche migliaio di vittime americane innocenti, vedremo quanto tempo impiegherà l'ebraismo a cancellare il ricordo dell'Olocausto e ad aprire la porta ai prossimi persecutori.

Aggiornamento: Proprio ieri il rabbino capo di Roma, il signor Di Segni ha finalmente visitato un campo nomadi e si è espresso contro la promulgazione di leggi intolate alla razza. Nessun riferimento pare alle numerose aggressioni squadriste degli ultimi giorni, nessun attacco alla maggioranza se non per dire che una via intitolata ad Almirante non è accettabile. A questo proposito quelli di AN hanno chiesto un incontro a Pacifici per "spiegargli" Almirante.
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categoria: italia, israele, storia, diritti umani, religioni, razzismo, diritti civili, fascisti su marte


mercoledì, 14 maggio 2008

Detenuto e torturato per anni, ma era innocente


Ieri sono cadute definitivanmente le accuse a Mohammed al-Qahtani, accusato di essere il "Ventesimo uomo" degli attentati del 9/11 del 2001.

Anni di detenzione a Guantanamo, una confessione estorta con le torture e ora la giustizia americana ritira le accuse nei suoi confronti.

Una debacle incredibile per gli Usa, perchè se
Mohammed al-Qahtani è innocente vuol dire che la giustizia americanan si è comportata nei suoi confronti in maniera non dissimile dai barbari che pretenderebbe di combattere; se fosse innocente la beffa assumerebbe addirittura contorni grotteschi: "togliersi i guanti" non sarebbe servito a nulla, se non a degradare moralmente il proprio paese.

Non parliamo di un processo abortito per le lungaggini della giustizia tipiche del nostro paese, parliamo proprio di un completo fallimento nonostante a Guantanamo non ci sia alcuna burocrazia e nonostante i poteri degli inquirenti (inquisitori?) siano assoluti, disponendo essi anche dell'integrità fisica dei detenuti.

Il governo americano ha sostenuto che
Mohammed al-Qahtani ha subito la tortura del waterbording, la dolorosissima e spaventosa simulazione di annegamento, è rimasto anni nella disponibiltà delle autorità statunitensi e tutto questo per nulla: evidentemente le accuse a suo carico erano inconsistenti e prove non ce ne erano, ma questo non è stato sufficiente ad evitare allo sfortunato anni e anni di patimenti in nome del "bisogna fare qualcosa". Adesso che hanno fatto qualcosa, cioè torturato e ucciso innocenti senza catturare nemmeno uno dei leader dell'internazionale islamista del terrore, senza toccare nemmeno uno dei loro sponsor, non pare comunque che importi molto.

Anche nel nostro paese intanto si è diffusa la moda di "fare qualcosa" (cioè prendersela con il primo soggetto debole e fargli pagare la frustrazione dei propri fallimenti), il governo ha deciso che "farà qualcosa" per i Rom. Solerti camorristi e fascisti hanno pensato bene di precederlo e hanno cominciato a dare fuoco alle loro aree di sosta; una ripetizione del pogrom di Opera, ancora tristemente impunito.
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categoria: stati uniti, truffe, diritti umani, war on terror, diritti civili


lunedì, 07 aprile 2008

Caccia alla fiamma


Iniziative diverse hanno cercato di attirare l'attenzione sulla repressione dei tibetani da parte della Cina, ostacolando il percorso della fiamma olimpica a Londra.

A parte lo scontato dimenticarsi della parallela repressione cinese degli Uyguri, c'è da segnalare l'assoluta sparizione dei commentatori che in occasioni analoghe avevano gridato alla profanazione della sacra fiamma.

In occasione delle Olimpiadi di Torino, per protesta contro lo sponsor Coca Cola che si era scoperto a usare killer mafiosi per risolvere i suoi problemi cOn il sindacato in Colombia, uccideNdone parecchi, fu attuata una protesta analoga al passaggio della fiamma accesa per le olimpiadi invernali.

Anche a Bologna la cosa si risolse in un discreto casino, ma in genere in tutto il paese si levarono un sacco di voci indignate per la profanazione del sacro evento sportivo. Oggi che l'obiettivo della protesta è la Cina, troviamo tutti gli indignati dell'epoca che si spendono per motivare la giustezza di blocchi e boicottaggi; davvero ridicolo, quanto rivelatore.

Più che evidente il totale disinteresse per la sorte dei tibetani, che si accompagna alla non meno evidente ipocrisia che sottende alle azioni di questi personaggi; mai si sono visti a manifestare contro la repressione in paesi amici o alleati, piuttosto li si è visti tutti molto attivi nel giustificare la necessità di torturare gli islamici o nel negare l'evidente impiego di armi chimiche nel massacro di Falluja.

c'è una quasi perfetta sovrapposizione tra quanti (in particolare di destra) strillano per il Tibet e quanti tacciono sui tanti massacri in corso per volontà della politica occidentale, dall'Afghanistan alla Somalia. Non troverete  quasi nessuno degli attivisti anticinesi (perchè sono anticinesi e non pro-tibetani) tra i critici delle guerre bushiste, o tra quelli delle tante feroci dittature sostenute dai paesi occidentali.

Sarà un caso o forse no, ma il tanfo dell'ipocrisia è insopportabile
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categoria: cina, diritti umani, proteste, repressione, diritti civili


mercoledì, 26 marzo 2008

I militari turchi censurano Indymedia


Indymedia-Istanbul bannata dalla Telekom turca per decreto di una corte militare. Non si conoscono i motivi, anche se si potrebbe trattare di un attacco a seguito al disvelamento della Gladio turca e delle responsabilità dei militari nel compiere atentati da attribuire ai curdi.

 

Access to Indymedia İstanbul is banned!
gönderen: İstanbul Indymedia - BBM Wednesday, Mar. 26, 2008 at 12:09 PM

" Independent Media Center - İstanbul (Indymedia İstanbul) has been initiated by a group of people in January 2003. In the mission statement of Indymedia İstanbul it is mentioned that "the mainstream and dominant media tools and/or the cartels provide false/incorrect or imperfect information/knowledge/data by distorting many realities according to the status quo which the sovereigns of the world and the countries are adherent.

This initiative aims to organize its own information network without disregarding the information resources both in Turkey and abroad, and to make its voice to be heard by the masses in Turkey and abroad -despite that the internet is still a media tool which has a limited access for many people.

The website has aimed and still working to be against the destructive effects of all mediatic distortions, and to convey the information according to formula of "what, why, how, where, when and by whom".

Independent Media Center - İstanbul (Indymedia İstanbul) will be a medium for the people who cannot utter their voice through dominant media tools.” Through these five years İstanbul Indymedia had been working continuously, without compromising from any of these principles.

In the first hours of the ban, there was a message on the blocking page which read: “The access to the site has been banned by ‘Telecommunication Communication Presidency' due to court decree of Gaziantep, Araban Criminal Court, dated 21/03/2008 with no: 2008/418-171”. Whereupon three lawyers from the city center of Gaziantep, moved to Araban district to get the decree of the court, found out that the court had no decree for that number or about the ban of İstanbul Indymedia . After the lawyers went away from Araban to Gaziantep, our site had been unbanned for a while. After a short period, İstanbul Indymedia was banned again, and there was a different message on the ban page which read: “The access to the site has been banned by ‘Telecommunication Communication Presidency' due to court decree of General Staff Presidency Military Court, dated 21/03/2008 with no: 2008/418-171”. Although the dates and the decree number were the same, Gaziantep, Araban Criminal Court was replaced with General Staff Presidency Military Court. The access to the site is still banned by Turkish Telecommunication Company's DNS servers.

Indymedia is being tried to be silenced by censorship, but it's just a try. The prosecuters of Turkish Republic has not yet learn that the censorship in internet is technically impossible. Indymedia continues its broadcasting. You may access to Indymedia by various ways. Some of them are:

  1. http://istanbul.bbm.indymedia.org address
  2. Access through http://anonymouse.org/anonwww.html
  3. By changing the DNS keys of your network connection.

You may apply 2nd and 3rd methods for all inaccessable/banned sites.

We are trying our best for making the access to http://istanbul.indymedia.org possible. Our broadcasting from http://istanbul.indymedia.org still continues. We are trying to overcome this ban by announcing the access methods to the people who are trying to access İstanbul Indymedia from Turkey through Turkish Telecommunications (Türk Telekom) connections.

With solidarity.

İstanbul Indymedia Volunteers

yorum ekle

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categoria: turchia, repressione, diritti civili


domenica, 06 gennaio 2008

L'aborto della ragione genera mostri.

anche in Altrenotizie

 
Come zombi che risorgono dalle profondità del terreno, decine di personaggi di destra si sono uniti all'attacco alla legge 194 cominciato da Giuliano Ferrara con la ridicola proposta di una moratoria sull'aborto. Zombi ignoranti, che in un paio di giorni hanno restituito la misura della miseria morale imperante, a destra come a sinistra, tra i politici ed i commentatori di questo scombinato paese. Idiozie assolute, come la proposta di Buttiglione di fare l'autopsia agli embrioni oggetto di aborti terapeutici (forse per controllare l'operato dei medici assassini), si sono sommate alla cupa voce di prelati oscurantisti che hanno intravisto uno spiraglio per sottomettere le donne ed i loro corpi alla disciplina di Santa Romana Chiesa, restituendo un quadro desolante nel quale all'ignoranza si aggiunge l'ipocrisia. Quella di chi cerca di costruire la propria fortuna politica sulla pelle delle donne e dei loro figli; che brandendo il “rispetto per la vita” in realtà devastano le vite altrui per conquistare benemerenze (e voti) presso bigotti, ignoranti e poteri curiali. Un atteggiamento identico a quello di chi, in nome della libertà e della democrazia, ha seminato guerre, morte e distruzione.

Il presunto “rispetto per la vita”, o per la dignità del concepito, non alberga certo dalle parti dei crociati antiabortisti. Dal pingue Ferrara che non si è mai indignato per alcuna delle stragi o delle torture commesse dai portatori di democrazia, fino a Formigoni che in Lombardia ha fortemente limitato l'offerta di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG), è chiaro che a questa eletta schiera non importa nulla della vita umana e ancora meno della dignità delle persone che pagheranno duramente il loro attivismo politico.

Basti per tutti l'esempio di quello che succede in Lombardia, dove da un anno è obbligatorio il funerale per tutti i feti abortiti prima delle 20 settimane (prima facoltativo), anche quando la madre non lo desideri, anche quando il “prodotto del concepimento” in questione sia poco più di un grumo di cellule. Provvedimento odioso, ancora più odioso nella sua applicazione ove impone alla donna una scelta accompagnata dal riconoscimento implicito della natura di cadavere umano agli embrioni e feti abortiti.

La Regione Lombardia, con voto bipartisan “per errore” della sinistra, ha varato un anno fa questa bella trovata, tra le pieghe di un “regolamento cimiteriale”; una schifezza strumentalmente e palesemente intesa a mortificare e rendere le cose più difficili a donne già alle prese con decisioni terribili e personalissime, le quali, se resistono agli assalti delle equipe mediche predisposte per farle desistere, si ritrovano poi a firmare un foglio con il quale sono costrette a decidere se vogliono che il loro embrione sia sepolto in una tomba individuale o in una fossa comune.

Decisione chiaramente intesa ad ostacolare l'applicazione della legge 194 e già allo studio di altre regioni. La sinistra tace da un anno su questo scandalo per il quale, oltre a riconoscere implicitamente al prodotto del concepimento uno status che la legge italiana non prevede, si procura gratuitamente un feroce dolore alla donna nel momento in cui si rivolge alle strutture sanitarie per ottenere aiuto ed assistenza; leggere i protocolli per l'IVG lombarda procura un senso d'angoscia, la donna che vuole abortire deve percorrere una via crucis lungo la quale deve sviscerarsi a psicologi e medici impegnati a “salvare una vita” e a farla desistere dall'insano gesto omicida.

Sì, la storia non si esaurisce nel troglodita provvedimento di Formigoni, perché fatto il beau gest a blandire la curia, i legislatori lombardi hanno abbandonato la faccenda per dedicarsi ad altro, in particolare a restringere le possibilità d ricorso all'aborto terapeutico insieme al numero di medici che in Lombardia praticano l'IVG. La Lombardia, con il 69% dei medici obiettori, ha ormai raggiunto lo spiacevole record della Regione Sicilia, dimostrando come la sanità lombarda sia ormai “cosa loro”; della galassia di aziende, cooperative e cordate operanti nella sanità sotto direzione catto-vaticana, che non concede carriere a chi pratica l'IVG.

Peccato che nessuno si sia poi preoccupato di disporre come risolvere la sepoltura dei “prodotti del concepimento”, che giacciono da mesi nei frigo delle cliniche, custoditi in contenitori di fortuna con al loro bella etichetta in attesa di conoscere la loro sorte. La questione è spinosa, perché bisogna anche trovare un luogo per la sepoltura e varare un regolamento per stabilire come seppellire questi che per i legislatori lombardi sono a tutti gli effetti cadaveri umani, visto che la Lombardia comunque li censisce e riconosce loro uno status equivalente. Poi ci sarebbe da discutere se permettere (e come) di dare un nome ai fetini, quali contenitori usare per la sepoltura, chi paga per la sepoltura e altre piacevolezze. Ma perdere tempo a discutere di dettagli del genere non “tira” politicamente ed entrare nei dettagli rivelerebbe gli aspetti più crudi e raccapriccianti del provvedimento, quindi i fetini possono restare in frigo.

teodem Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.

Un gran bel rispetto per la “dignità umana”, non c'è che dire. Se quei prodotti del concepimento sono in qualche maniera esseri umani, e Formigoni dice di sì, l'inazione che li consegna al deposito in freezer non può essere altro che un vilipendio di cadaveri. Dettagli, gli sciacalli non si curano della coerenza tra i loro boatos e le conseguenze reali delle loro decisioni, è stato così evidente per la legge 40 come lo è in questo caso.

Ipocriti, guitti da due soldi, preti in crisi di nervi e baroni della sanità banchettano e prosperano nutrendosi del dolore delle donne e facendo strazio delle loro vite, mentre con una mano intascano ricompense e con l'altra infieriscono sulla sorte di feti ed embrioni, umiliando insieme alle loro vittime, la dignità di tutto un paese. Un meccanismo rodato e già visto all'azione con la stessa faccia tosta su altri temi. Basti per tutti l'esempio parallelo della lotta alla droga. Leggi assurde sulla pelle di chi già soffre, intrusione violenta nelle loro vite affidata a pasdaran timorati di Dio e alla fine no importa a nessuno se le proposte cattolicamente corrette non risolvono nulla e servono solo ad arricchire gli amici.

Nemmeno nel clamoroso caso di Don Gelmini, il famoso prete antidroga, c'è stato un solo politico che abbia condannato il presule e i suoi metodi. Eppure tutta la destra ha santificato un uomo che vestendo la tonaca con stile personalissimo era già finito in galera, ove il direttore aveva dovuto isolarlo perché molestava i detenuti. Non più celebre come “padre Jaguar” (amava le auto lussuose), con la sua “cristoterapia” era divenuto uno dei simboli della lotta alla droga made in Italy. Tipicamente la cenciosa destra italiana non può pensare di dedicarsi ad istituire servizi sociali funzionanti, molto meglio fare l'elemosina a qualche prete che se ne occuperà come può.

Non sappiamo se Berlusconi o altri fan del prete antidroga avrebbero mai affidato davvero i propri pargoli con problemi di dipendenza da stupefacenti alle amorevoli cure di Don Gelmini; non sappiamo nemmeno se qualcuno di loro avrà avuto un sussulto pensando che questo prete tanto esuberante e telegenico, avrebbe potuto abusarne sessualmente come – stando alle accuse - pare succedesse ai suoi amati assistiti. Nessuno di questi ha fiatato alla notizia del deposito del procedimento giudiziario, nessuno ha commentato le prove portate dagli inquirenti e le dichiarazioni di molti ex-ospiti di Don Gelmini. Nessuno ha commentato neppure le registrazioni di minacce e offerte di denaro alle vittime per farle tacere; tutte cose documentate dalle forze dell'ordine. Il Vaticano si è smarcato in silenzio, consigliando al prete di abbandonare le sue attività dopo aver inizialmente invocato la protezione della Madonna del Sorriso (testuale) sulla tonaca satireggiante.

Nessuno, nemmeno a sinistra, ha colto l'occasione per mettere in discussione una legge sulla droga che è allo stesso tempo inutile, ingiusta e vessatoria; nessuno ha colto l'occasione per affossare metodi all'antitesi della miglior scienza e fondati unicamente sul fanatismo religioso; esibito quanto tradito immediatamente.

Ipocrisie che feriscono i corpi di uomini e donne per procurare vantaggi ad una palude di faccendieri e gerontocrati capaci di farsi blocco sociale e cancro del paese. Il problema, nel caso dell'attacco alla 194, non è l'aborto, ma questo tumore che avvelena il sangue della democrazia italiana, questa melma che la soffoca e che la trascina nel declino e nell'ignoranza, mentre grassi ipocriti se la ridono dell'umanità sempre più dolente che lasciano alle spalle delle loro esibizioni.
venerdì, 14 dicembre 2007

Habemus Charta

Dal sito dell'Europarlamento


Proclamata la Carta UE dei diritti fondamentali: l'essenza dell'identità europea
Diritti fondamentali - 12-12-2007 - 23:28
Firma della Carta dei diritti fondamentali
Firma della Carta dei diritti fondamentali
Alla vigilia della firma del Trattato di Lisbona, i presidenti di Parlamento, Commissione e Consiglio UE hanno firmato solennemente la Carta dei diritti fondamentali che lo stesso trattato rende vincolante. Il Presidente Pöttering ha sottolineato che, affermando la centralità della dignità umana, essa rappresenta l'essenza dell'unificazione europea e indica la via per un futuro comune di pace. Ha anche ammonito che, nella comunità di valori che è l'UE, non ci sono diritti senza doveri.

«Per i cittadini oggi è un giorno di gioia» è quanto ha affermato il Presidente del Parlamento Hans-Gert PÖTTERING aprendo la seduta solenne dedicata alla firma della Carta dei diritti fondamentali. Cinquant'anni dopo la creazione della Comunità europea, fondata sulle rovine della seconda guerra mondiale, ha sottolineato il Presidente, «celebriamo oggi i valori comuni che sono l'essenza stessa dell'identità europea». La Carta dei diritti fondamentali, ha proseguito, «è il simbolo del cammino che ci ha portato a un'Unione dei cittadini». Essa dimostra «cha abbiano tratto la principale lezione dalla storia europea: il rispetto della dignità dell'individuo, la salvaguardia della libertà che abbiamo conquistato, della pace e della democrazia e lo Stato di diritto, sono ancora oggi il motore dell'unificazione europea».
 
La libertà non può nascere senza il rispetto dei diritti degli altri, ha aggiunto il Presidente, e la pace non può sbocciare senza un equilibrio nella convivenza, «libertà, pace, diritto e benessere sociale, non sono possibile che assieme e non l'uno contro l'altro». Nell'Unione europea, ha aggiunto, «non è la forza che ha diritto, ma è il diritto ad avere la forza». E' questo, ha spiegato, «che conferisce alla nostra comunità di valori il suo volto moderno». Ha quindi esclamato che «solo il diritto garantisce a tutti la pace!». La caduta della cortina di ferro e l'adesione di dodici paesi all'Unione europea, ha affermato il Presidente, sono state possibili perché «il grido della libertà e della democrazia, la forza dell'esigenza di parità di diritti per tutti gli uomini, hanno vinto contro un'ideologia che disprezzava la persona umana».
 
La Dichiarazione di Berlino, ha poi ricordato, proclama una cosa molto importante: «Noi cittadini dell'Unione europea siamo, per nostra felicità, uniti». E' infatti «per la nostra felicità», ha spiegato, «che libertà, democrazia e diritti umani per noi tutti, nell'Unione europea, sono diventati realtà». Nel proclamare solennemente la Carta, «abbiamo d'ora in avanti il grande dovere e la grande fortuna di fare capire ai 500 milioni di cittadini dell'UE e alle generazioni future, ciò che è l'essenza dell'unificazione europea». Dopo aver sottolineato che l'UE non è solamente «calcoli economici dei costi e dei benefici», ma anche una «comunità di valori»? Valori, la cui chiave di volta «è il rispetto inalienabile della dignità della persona» consacrato dall'articolo 1 della Carta, e che sono alla base dell'integrazione dell'Europa.
 
E' per questa ragione, ha sottolineato il Presidente, che il riconoscimento, con forza vincolante, della Carta dei diritti fondamentali, «era per il Parlamento un elemento indispensabile di qualsiasi accordo sulla riforma dei trattati». E il Parlamento è riuscito a far valere la sua posizione: il riferimento alla Carta, iscritto all'articolo 6 del trattato, «le conferisce un carattere giuridicamente vincolante pari a quello del trattato stesso». L'uomo e la sua dignità, ha proseguito, «sono al centro della nostra politica» e l'UE «offre un quadro che ci permetterà di seguire la via pacifica di un futuro comune». 
 
Senza questa base chiaramente definita di valori, ha proseguito il Presidente, «l'Unione europea non ha futuro». E non avremmo «il diritto di esigere il rispetto dei diritti umani nel mondo se non riuscissimo a tradurre i nostri propri valori in diritto positivo nell'Unione europea». Come europei, ha invece insistito, «dobbiamo agire per difendere la dignità dell'uomo e il dialogo tra le culture, lo possiamo fare con la consapevolezza di ciò che siamo, ma dobbiamo farlo con una volontà indefessa: nessuno ci potrà ostacolare!».
 
Dopo aver ricordato l'influenza svolta dal Parlamento nella definizione della Carta sin dai tempi della Convenzione, il Presidente ha sottolineato che essa consacra i diritti economici e sociali, ma anche quelli politici. Tutela inoltre i diritti fondamentali nei campi d'attività dell'UE e nell'applicazione del diritto comunitario. Grazie alla Carta, tutti i cittadini dell'Unione potranno appellarsi alla Corte di giustizia. Ha quindi auspicato che essa sarà presto applicabile in tutti gli Stati membri. A questo proposito ha lanciato un appello: «i diritti umani e i diritti fondamentali sono indivisibili, nell'interesse di tutti i cittadini dell'UE, tutti gli Stati membri dovrebbero aderire alla Carta».
 
Il Presidente ha poi sottolineato che se, da un lato, la proclamazione della Carta conferisce ai cittadini il potere di far valere i propri diritti, dall'altro è anche l'occasione di prendere coscienza che hanno anche dei doveri nei confronti della comunità degli europei, del mondo e delle generazioni future». «Non ci sono diritti senza doveri, poiché è la solidarietà che ci unisce». Stiamo costruendo un'Unione di cittadini, ha concluso il Presidente, e la proclamazione della carta apporta all'UE fondamenta solide. Dimostra inoltre che la nostra comunità di valori «è viva e prospera». «E' una grande vittoria per i cittadini europei!».
 
«Oggi 12 dicembre sarà d'ora in poi una data fondamentale della storia europea», ha esordito il Presidente del Consiglio José SÓCRATES, affermando che questa è la cerimonia più importante alla quale abbia partecipato in tutta la sua carriera politica. Come europeo e portoghese, si è detto quindi particolarmente onorato di firmare la Carta dei diritti fondamentali, sottolineando che è proprio sotto presidenza portoghese, nel 2000, che erano iniziati i lavori per la sua stesura. La Carta, ha proseguito, è «un impegno che contiene i valori di base della civiltà europea», facendo leva sulla dignità dell'uomo.
 
Dopo aver ricordato che il trattato prevede l'adesione dell'UE alla Convenzione sui diritti umani del Consiglio d'Europa, il Primo ministro ha sottolineato che, a partire da oggi, i diritti fondamentali «diventano in modo irreversibile patrimonio comune della civiltà europea». Si tratta anche di un importante strumento che orienterà l'azione politica e legislativa delle istituzioni europee e dimostra ai cittadini che l'UE è al loro servizio. Prevede diritti sociali, nel campo professionale e della previdenza, è la Carta dell'uguaglianza contro ogni discriminazione, pone particolare attenzione ai bambini, agli anziani e alla parità di genere, comprende norme sui dati personali e contempla le libertà economiche. E' inoltre «fedele alla nostre tradizioni» e, in proposito, ha salutato con favore l'accordo cui è giunto il Consiglio UE sulla proclamazione di una giornata europea contro la pena di morte.
 
La Carta, inoltre, concilia i diritti dei cittadini con quello dei singoli, toccando anche i cittadini non europei. Il Primo Ministro, sottolineando che un mondo migliore è quello dove sono rispettati questi diritti, ha poi sostenuto che la Carta è anche al servizio della politica estera europea e rappresenta «un faro per l'UE sulla scena internazionale». Con la Carta i cittadini possono riconoscersi in un'Unione che è un progetto di pace e democrazia, dove i diritti dei singoli sono rispettati. Ha quindi evidenziato che la proclamazione della Carta ha un valore giuridico preciso: con essa diventa «una legge fondamentale a vantaggio di tutti». In un mondo globalizzato «in cui molti sostengono che le regole economiche siano assolute», ha aggiunto il Primo Ministro, il riconoscimento della Carta UE è un contributo notevole alla regolamentazione della globalizzazione.
 
Vincolando gli Stati membri e le istituzioni UE al suo rispetto, la Carta ne limita i poteri a favore dei cittadini, nel rispetto della sussidiarietà e rafforzando la natura democratica dell'Unione europea. La difesa dei diritti fondamentali, che diventa parte del «codice genetico dell'UE», dovrà essere realizzata ogni giorno, da parte degli Stati, delle Istituzioni, della società civile, delle imprese, dei sindacati e dei singoli cittadini. Si tratta di un impegno a favore del rispetto e dell'applicazione di principi nell'azione quotidiana. «Solo così saremo infatti degni delle nostre tradizioni».
 
José Manuel BARROSO, Presidente della Commissione europea, ha sottolineato anzitutto l'elevato significato della proclamazione, «che consacra la cultura dei diritti dell'Unione europea». Con la firma della Carta dei diritti fondamentali, ha aggiunto, le tre Istituzioni europee ribadiscono il loro impegno e permettono di realizzare un importante passo avanti rendendola vincolante e dandole lo stesso valore giuridico dei trattati. La Carta ha aggiunto, porta concreti benefici per i cittadini, mette al centro la dignità umana e prevede le classiche libertà civili (di espressione, di religione, non discriminazione, ecc.), i diritti sociali e economici, dei lavoratori e delle parti sociali. Ma introduce anche nuovi diritti come quello alla tutela dei dati personali e quelli relativi alla bioetica.
 
La Carta, ha proseguito, promuove l'ancoraggio dell'UE a una vera cultura dei diritti fondamentali che dovranno essere rispettati dalle Istituzioni in tutte le loro azioni. «Può sembrare facile», ha spiegato, «ma si tratta in realtà di una sfida quotidiana al fine di assicurare al meglio il rispetto delle libertà civili in tutte le politiche dell'Unione», legiferando sul mercato interno, nella gestione dell'immigrazione o negli sforzi per lottare contro il terrorismo. La Carta, ha aggiunto, è il primo documento giuridicamente vincolante prodotto a livello internazionale che raggruppi, in un testo unico, diritti politici e civici ma anche diritti economici e sociali, sottoposti allo stesso meccanismo giudiziario.  Si tratta, senza dubbio, di «un successo importante di cui l'Unione deve essere orgogliosa».
 
E' particolarmente significativo, ha poi sottolineato, che ciò sia possibile in questa nuova Europa ampliata che fu divisa da regimi totalitari e autoritari che non rispettavano i diritti umani. Un'Europa che oggi «è unita intorno ai valori della libertà e della solidarietà». Se uniamo i nostri sforzi per stimolare questa cultura dei diritti umani, «apporteremo un contributo essenziale a una vera Europa dei valori, tangibili e credibili agli occhi dei cittadini». Ha quindi concluso che, a partire da oggi, «l'Europa è ancora meglio attrezzata per vincere con successo la lotta per libertà, la pace e la democrazia».
 
I tre presidenti hanno quindi firmato la Carta, nell'Aula è poi risuonato l'Inno europeo.
 
***
Durante gli interventi, una minoranza di deputati ha disturbato il corretto svolgimento della seduta con striscioni e urla. Il resto dei deputati ha in diverse occasioni coperto questi tumulti con lunghi applausi. Nondimeno, finita la seduta solenne, i leader dei gruppi politici hanno voluto prendere la parola per stigmatizzare il comportamento di questa minoranza di deputati.
 
Dibattito a seguito della Proclamazione della Carta dei diritti fondamentali
 
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha ricordato che quando andava a scuola era insegnato agli alunni che, nel Reichstag della Repubblica di Weimar, il gruppo parlamentare di Adolf Hitler urlava per coprire le voci degli oppositori politici. Quanto accaduto, ha sottolineato, riporta alla mente questa tecnica. Ha poi osservato che l'unico leader di un gruppo politico intenzionato ad andare a Lisbona per la cerimonia della firma del nuovo trattato è Jens-Peter Bonde (IND/DEM, DK).
 
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha ritenuto che questi incidenti non siano degni di un Emiciclo «molto democratico» e riferirà in merito nel corso della Conferenza dei Presidenti, «onde evitare ulteriori aggravamenti».
 
Francis WURTZ (GUE/NGL, FR), dopo aver condannato «la manifestazione antieuropeista, sciovinista e indegna», ha ricordato che - pur favorevole al referendum - il suo gruppo si dissocia dal comportamento della minoranza che ha turbato la seduta.
 
Per Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) «il comportamento degli hooligan degli stadi calcistici è stato portato nella più alta assemblea europea». Ha quindi rivolto un appello formale a che in futuro tali comportamenti siano puniti con l'espulsione dall'assemblea.
 
Daniel COHN-BENDIT (Verdi/ALE, DE) si è detto «scioccato» ma ha sottolineato che «non si deve drammatizzare» perché «se vi sono cinquanta pazzi nella sala, vi sono anche settecento persone razionali». A suo parere richiedere l'espulsione sarebbe eccessivo poiché «un Parlamento libero è un Parlamento che tollera dei pazzi, anche se sono sgradevoli».
 
Brian CROWLEY (IND/DEM, DK) ha ritenuto che «quello che è appena successo va al di là di ciò che può essere tollerato in un'istituzione democratica».
 
Jens-Peter BONDE (IND/DEM, DK), scostandosi da quanto dichiarato dai suoi colleghi, ha affermato di «capire perfettamente» ma che la «tradizione è diversa in Danimarca» e che era «presente con la sua maglietta a favore del referendum. Tutti, a suo parere, dovrebbero reclamare un referendum.
 
Diana WALLIS (ALDE/ADLE, UK), in veste di Presidente di seduta, ha voluto ricordare che, il 29 novembre scorso, il Parlamento europeo aveva adottato una relazione che approvava la Carta, con 534 voti favorevoli, 85 contrari e 21 astensioni.
 
Background - statuto giuridico e capitoli della Carta dei diritti fondamentali
 
Il Consiglio europeo di giugno 2007 ha deciso di non includere il testo della Carta dei diritti fondamentali nel nuovo trattato. Nel mandato per la conferenza intergovernativa (CIG) era proposto solamente di farla figurare come una dichiarazione allegata al trattato. Su iniziativa dei rappresentanti del Parlamento alla CIG, invece, si è deciso di procedere a una vera e propria proclamazione solenne che è, allo stesso tempo, simbolica e formale. L'articolo del trattato che conferirà carattere giuridicamente vincolante alla Carta, infatti, farà riferimento a tale proclamazione. Il testo della Carta sarà inoltre pubblicato integralmente sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE.
 
In merito al suo statuto giuridico, dando seguito alle insistenze del Parlamento, i capi di Stato e di governo hanno deciso di conferire alla Carta un carattere vincolante. Le sue disposizioni si applicano quindi alle istituzioni, organi e organismi dell'Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà, come pure agli Stati membri, ma «esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione». Pertanto, questi dovranno osservarne i principi e promuoverne l'applicazione. La Carta, peraltro, «non estende l'ambito di applicazione del diritto dell'Unione al di là delle competenze dell'Unione, né introduce competenze nuove o compiti nuovi per l'Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti nei trattati». La Corte di giustizia dell'Unione europea, una volta ratificato il trattato di Lisbona, avrà il compito di assicurare che la Carta dei diritti fondamentali sia rispettata.
 
In una risoluzione adottata il 29 novembre scorso con 534 voti favorevoli, 85 contrari e 21 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato formalmente lo statuto giuridico della Carta, nella sua versione prevista dal nuovo trattato. Rispetto a quella del 2000, infatti, la Carta aveva già subìto delle lievi modifiche, in particolare per quanto riguarda le disposizioni sociali che erano state anch'esse approvate dal Parlamento nel 2003 (al termine dei lavori della Convenzione) e nel 2005 (dando il via libera alla Costituzione).
 
Un protocollo allegato al trattato di Lisbona introduce delle misure specifiche per il Regno Unito e la Polonia che stabiliscono delle deroghe alle competenze della Corte di giustizia europea e dei tribunali nazionali per quanto riguarda la protezione dei diritti riconosciuti dalla Carta. Nella sua risoluzione del 29 novembre, il Parlamento ha chiesto a questi due Stati membri di «compiere ogni sforzo per poter comunque pervenire a un consenso sull'applicazione illimitata della Carta».
 
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riprende in un unico testo l'insieme dei diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei e di tutti coloro che vivono nel territorio dell'UE. Questi diritti sono raggruppati in sei grandi capitoli:
  • Dignità: diritto alla vita, diritto all'integrità della persona, proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e del lavoro forzato.
  • Libertà: diritto alla libertà e alla sicurezza, rispetto della vita privata e della vita familiare, protezione dei dati di carattere personale, diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione e d'informazione, libertà di riunione e di associazione, libertà delle arti e delle scienze, diritto all'istruzione, libertà professionale e diritto di lavorare, libertà d'impresa, diritto di proprietà, diritto di asilo, protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione.
  • Uguaglianza: uguaglianza davanti alla legge, non discriminazione, diversità culturale, religiosa e linguistica, parità tra donne e uomini, diritti del minore, diritti degli anziani, inserimento delle persone con disabilità.
  • Solidarietà: diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa, diritto di negoziazione e di azioni collettive, diritto di accesso ai servizi di collocamento, tutela in caso di licenziamento ingiustificato, condizioni di lavoro giuste ed eque, divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro, vita familiare e vita professionale, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute, accesso ai servizi d'interesse economico generale, tutela dell'ambiente, protezione dei consumatori.
  • Cittadinanza: diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo, diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali, diritto ad una buona amministrazione, diritto d'accesso ai documenti, Mediatore europeo, diritto di petizione, libertà di circolazione e di soggiorno, tutela diplomatica e consolare.
  • Giustizia: diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, presunzione di innocenza e diritti della difesa, principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene, diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato.
Questi diritti si fondano sulle libertà fondamentali riconosciute dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dalle tradizioni costituzionali degli Stati membri dell'UE, dalla Carta sociale europea del Consiglio d'Europa e dalla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, nonché da altre convenzioni internazionali a cui aderiscono l'Unione europea o i suoi Stati membri.



10/12/2007
Proclamazione e firma della Carta dei diritti fondamentali
12.12.2007
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mercoledì, 05 dicembre 2007

Mediattivismo a Tel Aviv e Gerusalemme

Riprendo un messaggio di Luca da Neurogreen:


Stamattina a Tel Aviv e Gerusalemme e' pieno di volantini della societa' elettrica, che annunciano il taglio dell'elettricità come punizione collettiva contro i crimini commessi dall'IDF nei territori.i centralini della societa' elettrica sono stati inondati di telefonate di utenti spaventati. La mossa geniale e' degli anarchici e di alcune associazioni pacifiste:

 

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3479159,00.html




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categoria: israele, media, diritti umani, diritti civili, emergenze umanitarie, infowatch


sabato, 24 novembre 2007

La notizia più censurata dell’anno. Ve la racconta la vostra banca.

OND_KVN_logo_swift_0900dfde8013f018Anche in Altrenotizie


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La notizia più censurata dell’anno è in realtà molto pubblicizzata. Ogni correntista italiano dal mese di giugno in avanti dovrebbe aver ricevuto una “Informativa alla clientela” nella quale la banca di riferimento gli comunica che quasi tutte le sue operazioni bancarie sono spiate da agenzie degli Stati Uniti d’America. Questo accade perché in nome della “guerra al terrore” la Casa Bianca ha costretto il consorzio Swift (il consorzio interbancario che gestisce le transazioni elettroniche) a dare l’accesso ai dati in suo possesso alle numerose agenzie americane(alcune segrete) che si occupano di sicurezza. Gli amanti delle ricerche d’archivio tuttavia non troveranno traccia di polemica sulla stampa italiana. Dal giugno del 2006, quando su “altrenotizie” uscì il primo articolo relativo allo “scandalo SWIFT” ad oggi, ben pochi hanno dato visibilità a questa notizia.

Eppure la nostre banche ne sono testimoni: “Il tema è ampiamente dibattuto in Europa presso varie istituzioni in relazione a quanto prevede la normativa europea in tema di protezione dei dati”. Questa frase è nella comunicazione che ogni correntista italiano dovrebbe ormai aver ricevuto, ma cercando sui nostri giornali si vede che solo il Corriere della Sera si è in qualche modo occupato della vicenda, un anno fa. Se ne è occupato male, visto che l’ha raccontata come un problema di privacy degli americani, ma se ne è occupato; molti altri non hanno fatto nemmeno lo sforzo.

Anche le interviste al Garante sono state “normalizzate”, mentre si faceva uno scandalo del fatto che le compagnie aeree dovessero fornire i dati dei loro clienti alle agenzie USA, il dibattito sullo spionaggio delle transazioni bancarie da parte statunitense non c’è proprio stato nel nostro paese. In Svizzera si è gridato alla morte del segreto bancario, in Belgio si è aperta un’inchiesta poi chiusa nel nulla, nel resto d’Europa si sono levate feroci proteste. In Italia zero, meno di zero; l’unico ad esprimersi è stato l’inadeguato Frattini, che lo ha fatto cercando di non attirare l’attenzione e ci è riuscito. Nonostante la latitanza dei nostri politici e dei nostri media, la questione ha avuto un triste epilogo. Gli americani non hanno rinunciato a spiare quei dati e l’Europa si è dovuta adeguare.

Diciamo subito che questo tipo di spionaggio non serve alla lotta contro il terrorismo, visto che lo stesso Dipartimento di Stato affermava già nel 2003 che al Qaeda & soci non si servivano più da tempo dei canali di transazione ufficiali che gli americani avevano annunciato di controllare. In quella mole di dati ci sono i movimenti bancari di governi, leader e partiti politici, industrie e corporation di tutti i paesi; un valore immenso, un potere enorme. Già in passato gli Stati Uniti erano finiti sotto accusa per aver utilizzato il sistema di spionaggio “Echelon” per favorire le proprie aziende ai danni di quelle europee, ma questo è solo uno dei possibili usi illegittimi di quei dati.

La lettera ai correntisti è una clamorosa dichiarazione dell’impotenza europea; vi si legge che poiché “allo stato, le banche non potrebbero effettuare le suddette operazioni richieste dalla clientela senza utilizzare questa rete interbancaria e senza comunicare ad essa i dati sopra indicati…” il cliente deve sapere che i dati delle sue transazioni finiscono dritti sui computer delle autorità americane. Ridicola la chiosa della lettera: “Le ricordiamo anche che l’interessato conserva i Suoi diritti previsti dall’art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali.” Chissà cosa significa quel “conserva”, se i diritti alla protezione dei propri dati sono così platealmente infranti come si dice poche righe sopra..

Non meno pietosa l’Europa, la quale il 28 giugno 2007 ha rilasciato una nota di stampa dal titolo: “Gli USA si adeguano alle norme UE di protezione dei dati personali ricevuti da Swift”. La nota porta la firma di Frattini nella sua veste di commissario responsabile del portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza: "L'Unione europea dispone ora della garanzia che il Tesoro americano elaborerà i dati ricevuti dal server mirror di *Swift* negli Stati Uniti compatibilmente con i principi UE di protezione dei dati.”

Sciocchezze. Nel dettaglio si capisce che Stati Uniti ed Europa si sono accordati per lasciare tutto com’è ora; l’Europa ha ottenuto solo che:
a) Il Tesoro americano si impegna ad usare i dati SWIFT esclusivamente per la lotta contro il terrorismo.
b) Il Tesoro USA si impegna ad analizzare le informazioni *SWIFT* con continuità per individuare e cancellare i dati non necessari nella lotta contro il terrorismo.
c) Gli impegni impongono obblighi rigidi per la conservazione dei dati: i dati dormienti (cioè quelli richiesti dal Tesoro americano ma non riconosciuti necessari per la lotta contro il terrorismo) non possono essere conservati per più di cinque anni dalla data di ricevimento o, nel caso dei dati ricevuti prima della pubblicazione delle "representations", per più di cinque anni da quella data.

Il che vuol dire che gli Stati Uniti continueranno ad avere libero accesso a tutti i dati del consorzio SWIFT e che “si impegnano” a gestirli onestamente; dall’altro lato la UE ha un “potere di controllo” assolutamente pleonastico sulla cancellazione, dopo 5 anni, di dati che potrebbero già essere stati copiati, usati e distribuiti. Che la faccenda sia intimamente molto illegale lo testimonia lo stesso Frattini, ove dice: “Gli impegni rappresentano uno dei tre elementi fondamentali per risolvere il problema della violazione della legge europea sulla protezione dei dati dovuta al trasferimento di dati SWIFT negli Stati Uniti”.

La legge Europea sulla protezione dei dati è stata e continuerà quindi ad essere violata dal governo americano e nessuno ci può fare nulla. Impotenti sono i singoli spiati, impotenti le banche, impotente l’Unione Europea. Non è restato quindi che coprirsi le spalle senza fare troppo rumore, “avvertendo” i clienti dell’incresciosa situazione senza dare troppo risalto allo scandalo. Hai visto mai che un cittadino pianti una causa alle banche.

Non un solo politico italiano ha levato la voce contro questa lesione della sovranità nazionale e del segreto bancario (in altri paesi è successo), non un solo giornale o rete televisiva ha pensato di avvertire gli italiani di questo piccolo incidente con Washington. Incidente che sulla sponda europea dell’Atlantico ha come responsabili i gestori del Consorzio Swift nella persona dei capi delle maggiori banche centrali europee i quali, dopo aver autorizzato la pratica, hanno taciuto per anni sullo spionaggio in corso. Se non ci pensava il New York Times a quest’ora lo saprebbero solo in pochissimi.

Non c’è da aver timore, l’informativa dice i Vostri diritti sono fatti salvi, anche se la banca vi dice che non ci può proprio fare niente (forza maggiore?) visto che di consorzi che facciano concorrenza a Swift non ce ne sono. In realtà qualcosa si potrebbe fare, cominciando dal sottrarre la rete Swift al controllo degli Usa, visto che la sede legale e metà delle macchine con tutti i dati (i server) è in Belgio. In Asia molti paesi stanno progettando una Swift asiatica, l’Europa sembra invece incapace persino di concepire la ribellione ad un sopruso del genere.

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Qui di seguito l’informativa spedita a tutti i correntisti italiani.

*Informativa alla clientela*

*In relazione al trattamento dei dati personali effettuato dalla nostra banca mediante ricorso al *servizio di messaggistica internazionale gestito dalla “Society for  Worldwide Interbank Financial  Telecommunication” * (*SWIFT*), al fine di dare corso ad operazioni  finanziarie internazionali e ad* *alcune operazioni in ambito nazionale richieste dalla clientela, Vi forniamo qui di seguito alcune*

*informazioni ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003, utilizzando a tal fine un testo sottoposto dall’Associazione Bancaria Italiana al *Garante* per la protezione dei dati personali e da quest’ultimo condiviso. Tale documento integra l’Informativa generale che Le è stata già fornita in merito al*trattamento dei dati personali ed alla tutela dei Suoi diritti. *

*Entrambi i documenti sopra richiamati sono anche disponibili nel nostro sito istituzionale*

*www.bancodisicilia.it *


Questa Banca La informa che, per dare corso ad operazioni finanziarie internazionali (ad es., un bonifico transfrontaliero) e ad alcune specifiche operazioni in ambito nazionale  richieste dalla clientela, è necessario utilizzare un servizio di messaggistica internazionale.

Il servizio è gestito dalla /“Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication/” (*SWIFT*) avente sede legale in Belgio (v.  http://www.*swift*.com /per l’informativa sulla protezione dei dati).

La Banca comunica a *SWIFT* (titolare del sistema /SWIFTNet Fin/) dati riferiti a chi effettua le transazioni (quali, ad es., i nomi dell’ordinante, del beneficiario e delle  rispettive banche, le coordinate bancarie e la somma) e necessari per eseguirle.

 Allo stato, le banche non potrebbero effettuare le suddette operazioni  richieste dalla clientela senza utilizzare questa rete interbancaria e senza comunicare ad essa i dati sopra indicati…”

 Ad integrazione delle informazioni che abbiamo già fornito ai clienti sono emerse due circostanze su cui desideriamo informarLa:

 
a)         tutti i dati della clientela utilizzati per eseguire (tutte) le predette transazioni finanziarie attualmente vengono – per motivi di sicurezza operativa – duplicati, trasmessi e conservati temporaneamente in copia da *SWIFT* in un /server /della società sito negli Stati Uniti d’America;

b)         i dati memorizzati in tale /server /sono utilizzabili negli Usa in  conformità alla locale normativa. Competenti autorità statunitensi (in particolare, il Dipartimento del Tesoro) vi hanno avuto accesso – e potranno accedervi ulteriormente –sulla base di provvedimenti ritenuti adottabili in base alla normativa Usa in materia di contrasto del terrorismo. Il tema è ampiamente dibattuto in  Europa presso varie istituzioni in relazione a quanto prevede la normativa europea in tema di protezione  dei dati.

 

Le ricordiamo anche che l’interessato conserva i Suoi diritti previsti dall’ art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali. Per l’esercizio di detti diritti, potrà rivolgersi al Responsabile della Funzione
Rapporti con la Clientela, domiciliato presso la sede legale del Banco di Sicilia, via Generale Magliocco, 1 – Palermo.

*In relazione al trattamento dei dati personali effettuato dalla nostra banca mediante ricorso al *servizio di messaggistica internazionale gestito dalla “Society for  Worldwide Interbank Financial  Telecommunication” * (*SWIFT*), al fine di dare corso ad operazioni  finanziarie internazionali e ad* *alcune operazioni in ambito nazionale richieste dalla clientela, Vi forniamo qui di seguito alcune*

*informazioni ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003, utilizzando a tal fine un testo sottoposto dall’Associazione Bancaria Italiana al *Garante* per la protezione dei dati personali e da quest’ultimo condiviso. Tale documento integra l’Informativa generale che Le è stata già fornita in merito al *trattamento dei dati personali ed alla tutela dei Suoi diritti. *

*Entrambi i documenti sopra richiamati sono anche disponibili nel nostro sito istituzionale*

*www.bancodisicilia.it *

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 Qui l'articolo 13 del D.Lgs. 196/2003

 

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lunedì, 12 novembre 2007

Amato e Manganelli devono dimettersi

 Aggiornamento-vergogna:

Ormai è passato un giorno e l'agente è finalmente stato iscritto nel registro degli indagati per l'ipotesi di "omicidio colposo".

Una discreta vergogna, vista la dinamica dei fatti è facilmente dimostrabile la volontarietà dell'atto di mirare all'auto e di centrarla, assumendo in questo caso la responsabilità di ammazzare qualcuno. Si chiama -dolo eventuale- e riconduce ad ipotesi di -omicidio volontario- o -preterintenzionale- che si portano dietro, ovviamente, pene più severe. Non c'è notizia, tra l'altro, della contestazione di alcuna aggravante, il che porta a ritenere che si voglia proteggere l'agente ed il buon nome della polizia, più che indirizzare le indagini verso la verità.

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Ormai è chiaro che nella mattinata di ieri polizia e Ministero dell'Interno hanno perso ore preziose per cercare di coprire un omicidio commesso da un poliziotto.

Altrettanto chiaro è che il ritardo e la confusione volutamente creata sull'omicidio abbiano poi influito peantemente sul resto degli avvenimenti della giornata. Senso delle istituzioni e senso di responsabilità vorrebbero che i due responsabili di quanto accaduto presentassero immediatamente le dimissioni, e che il governo le accogliesse senza battere ciglio.

Difficilmente andrà così, dimostrandoci ancora una volta la distanza che separa il nostro paese, le nostre istituzioni e la nostra classe politica dalla civiltà.