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Ce la possiamo fare...
lunedì, 04 febbraio 2008

Ciad, volano proiettili e panzane


Nell'articolo che segue, scritto ieri, me la prendevo per le interpretazioni fornite dal Corriere, ma oggi tocca alle cazzate di Repubblica. L'inviato (sarà davvero in Ciad?) Giampaolo Visetti spara in chiusura del suo pezzullo: " Nonostante le smentite, è chiaro che il tentativo di golpe-lampo è partito dal Sudan. Gli interessi dei ribelli ciadiani e del potere di Khartum, si saldano. I primi vogliono il potere. Sono convinti che la missione di peacekeeping europea Eufor, varata la scorsa settimana e ora sospesa almeno fino a mercoledì, non serva a proteggere i profughi del Darfur, ma a sostenere la dittatura di Deby sotto l´egida della Francia. Anche il Sudan è deciso a spodestare il presidente del Ciad. Da anni lo accusa, in quanto zagawa, di essere dietro l´insurrezione indipendentista del Darfur, favorita dagli Usa. El Bashir, con un cambio di regime a N´Djamena dopo 18 anni, punta a disinnescare la regione filo-occidentale. Ma soprattutto a costringere il Ciad a vendere all´alleata Cina il petrolio trovato ora in abbondanza nella regione di Mandoul e ad Adoba. Per esportarlo, il Ciad dovrebbe sfruttare gli oleodotti e i porti sudanesi: rafforzando leadership regionale e casse di El Bashir."

Una massa di robacce inaudite. Prima di tutto perchè, secondo le parole del ministro della difesa Hervè: ""Ca n'est pas l'intervention d'une armée extérieure contre un Etat souverain, ce sont des éléments tchadiens qui contestent une autorité tchadienne, que nous soutenons à travers un accord militaire" (Questo non è l'intervento di un esercito straniero contro uno stato sovrano, sono elementi ciadiani che contestano un'autorità ciadiana, che noi sosteniamo per un accordo militare.), secondariamente perchè la regione di Mandoul è già servita dal tragicamente famoso oleodotto della EXXON e nemmeno confina con il Sudan; quanto alla città di Adoba, semplicemente non esiste. Forse intendeva Doba, che è propio il punto d'origine dell'oleodotto Ciad-Camerun.

Non si capisce quindi perchè e come il Ciad dovrebbe essere costretto a seguire le bizzarre idee di Visetti o di quelli che gliele hanno ispirate, probabilmente i fogli della destraccia statunitense. Superficialità e balle incredibili, anche Repubblica vende ai propri lettori merce taroccata ed avariata.

qui l'articolo per Altrenotizie

"Questa volta vinciamo!" Si chiudeva così l'ultima mail del mio amico di penna e corrispondente dal Ciad ricevuta tre giorni fa. La colonna di ribelli era appena partita da una località dell'Est del Ciad in direzione della capitale, con l'obbiettivo di defenestrare il dittatore Deby. Obbiettivo raggiunto, perchè secondo le ultime righe pervenute la capitale Ndjamena è stata presa e il dittatore è assediato nel centro della capitale. Con una mossa che ricorda quella del gambetto negli scacchi, la scombinata opposizione ciadiana, guidata ora da due nipoti di Deby e dal suo ex ministro della difesa Mahamat Nour Abdelkerim è riuscita dove aveva fallito nella primavera 2006 a causa dell'intervento francese. Questa volta la Francia non poteva intervenire, proprio oggi dovevano giungere i primi uomini della forza d'intervento ONU-UE da dispiegare in Ciad-RCA. La missione di peacekeeping, intitolata formalmente alla protezione dei profughi del Darfur, avrebbe dovuto in realtà dispiegarsi entro i confini del Ciad, fornendo aiuto ai profughi di Ciad e Repubblica Centrafricana; centinaia di migliaia di persone in fuga dalle rappresaglie sui civili operate dai loro governi.

Entrambi sotto attacco militare delle rispettive opposizioni ed entrambi salvati per un pelo dall'intervento del dispositivo militare francese operante in Africa Centrale, Idriss Deby Itno e Francois Bozizè avevano ordinato immediata rappresaglia contro le popolazioni sospettate di sostenere le ribellioni, ordini che si erano tradotti in pulizia etnica, stupri e nell'incendio di tutti i villaggi in vaste aree della Repubblica Centrafricana. Una situazione riconosciuta e certificata da una missione ONU, ma stranamente poco dibattuta, preferendo parlare di Darfur, dove se non altro la violenza su larga scala si è arrestata ormai da anni.

La missione europea avrebbe dunque dovuto fornire quella legittimazione internazionale che mancava ai francesi, che hanno combattuto illegalmente anche alla luce degli accordi solenni siglati in occasione della de-colonizzazione dei due paesi africani. Con esatta scelta di tempo i ribelli si sono mossi proprio ora, momento nel quale un altro intervento dei francesi avrebbe vanificato la missione, rendendo evidente la partigianeria di un intervento che invece dovrebbe avere tra i suoi presupposti l'assoluta neutralità. Molti paesi europei, in primis la Germania, avevano espresso gli stessi dubbi e a oggi non era possibile per i francesi mettersi in rotta con i partner europei bombardando le colonne ribelli come accadde due anni fa.

Le cronache ci dicono che Sarkozy, fresco di matrimonio, avrebbe passato un'agitata mattinata al telefono con Deby, intenzionato a “combattere fino alla morte”, mentre già la diplomazia francese gettava ponti con i capi dei ribelli cercando di trattare un cessate-il-fuoco. Tentativo, sembra, andato a vuoto, visto che i combattimenti sono ripresi con tiri di armi pesanti nella capitale. Mahamat Nour è finalmente uscito dalla depressione nella quale era precipitato dopo essersi rifugiato nell'ambasciata libica a Ndjamena ed è tornato a pronunciare proclami. La missione europea è ufficialmente sospesa, l'arrivo dei primi soldati irlandesi rimandato a mercoledì. Deby infine ha preferito la protezione dei francesi alla morte, una pausa nei combattimenti potrebbe concedergli l'occasione per raggiungere una base francese.

Nonostante l'evidente carattere autoctono della ribellione, alcuni autorevoli organi di stampa nazionale (cfr. Il Corriere della Sera, M Alberizzi) ed internazionale parlano di una ribellione sostenuta dal Sudan e addirittura dalla Cina. Una ricostruzione di fantasia, perché se da un lato è vero che esiste un antico conflitto tra i leader di Sudan e Ciad, è altrettanto vero che fu lo stesso Deby ad appoggiare la ribellione armata di un manipolo di abitanti del Darfur, ribellione che poi offrì a Bechir il perfetto pretesto per quella repressione che culminò nelle stragi in Darfur. Tipicamente “ad uso delle pubbliche opinioni pubbliche occidentali” è poi il tentativo (quasi stereotipato) di coinvolgere la Cina, costruendo un fronte composto da “cattivi islamici” e “minaccia gialla”. Stranamente si sorvola invece sul ruolo della Francia nella crisi e anche su quello della Libia di Gheddafi, ormai impegnato da anni nel finanziamento di milizie e, forse qualcuno lo ha dimenticato, autore pochi anni fa del tentativo di conquista del Ciad, come del supporto militare al golpe che portò Deby al potere.

La Libia non sembra esistere nelle cronache che in queste ore raccontano il Ciad. Eppure furono i soldati libici, nel 1990, a portare al potere Idriss Deby Itno sotto gli occhi dell'esercito francese che lasciò fare. Si punta l'indice sul Sudan, ma a dichiarare guerra al Ciad in passato è stata solamente la Libia. Eppure è stato Gheddafi a finanziare molte milizie in Ciad, a salvare e proteggere Mahamat Nour. Gheddafi però è da tempo “amico dell'Occidente”, meglio allora puntare l'attenzione sul regime sudanese (in realtà un governo in condominio tra “cristiani” del Sud e “islamici” del Nord) che pure è indicato dagli statunitensi come un alleato fondamentale nella “War On Terror”. Nemmeno i cinesi guastano, poco importa che proprio l'anno scorso abbiano concluso storici accordi commerciali con il governo di Deby.

Anche della pulizia etnica in Ciad e Repubblica Centrafricana hanno parlato davvero in pochi, probabilmente perché l'argomento nel nostro paese non interessa, non tira. Lo dimostra la squallida storia delle performance italiane a fronte della tragedia del Darfur. Performance che, a parte l'impegno di alcune ONG, si è tradotta nelle tristi esibizioni di Barbara Contini e in una colletta tra cantanti e major della musica andata a vuoto durante il Festival di Sanremo officiato da Bonolis, donarono solo Bonolis e Povia. Del Darfur non ne sapremmo niente, se non fosse per l'ostinato attivismo di qualche organizzazione anglosassone, formalmente impegnata ad ottenere il bollino di “genocidio” come presupposto per un intervento armato di “volenterosi” in Sudan, ma più che altro utile a produrre crisi virtuali con le quali distogliere l'attenzione. Meglio parlare dei profughi del Darfur che dei quattro milioni di profughi iracheni o delle vite devastate di afgani e somali

Difficilmente la ribellione, qualora si risolva in un governo di unità nazionale e non in una resa dei conti, potrà condurre il Ciad oltre la sua storia di dittature etero-dirette, difficilmente i soldi delle royalties del petrolio pagate da EXXON e TOTAL e prossimamente anche dai cinesi, andranno a sollevare le miserie di una delle popolazioni più povere del mondo. Troppo frammentata è l'opposizione e troppo forte è il controllo esercitato sulle varie fazioni dai rispettivi tutori otre frontiera; tutto questo senza sottovalutare il fatto che si tratta anche di una rivolta interna alla “famiglia” di Deby, una frattura all'interno dell'etnia Zagawa, ma anche della stessa famiglia del dittatore, già accusato dall'anziana e leggendaria madre per la morte del figlio di Deby e suo nipote, massacrato in un garage a Parigi dopo che il padre aveva fatto della sua promessa sposa la “Premiere Dame” del Ciad, esibendola anche alle riunioni internazionali nonostante, formalmente, sia solo la sua segretaria.

Niente di serio, ma tutto molto tragico per le popolazioni che soffrono le conseguenze della telenovela. A preoccupare sono anche i riflessi che la cacciata di Deby potrebbe avere in Repubblica Centrafricana dove, sentendo mancare il sostegno di Deby, che lo aveva portato al potere accompagnandolo con l'esercito ciadiano, Francois Bozizé potrebbe avere reazioni violente animando nuovi massacri.

Sono queste ore cruciali per la dittatura di Deby, “presidente regolarmente eletto”, anche se alle ultime elezioni non avrebbe potuto nemmeno presentarsi, ma sono anche ore che fanno tremare tutte le dittature presidenziali d'Africa, non per niente l'Unione Africana ha già annunciato che non riconoscerà alcun governo formato dai ribelli. Ore d'imbarazzo anche per la Francia, che vede sfumare il lavorio diplomatico e militare degli ultimi anni mentre il suo cavallo sembra aver finito la corsa, ore di attesa anche per i governi europei che avevano approntato truppe per “salvare i profughi del Darfur”.

Per il momento la Francia ha rilasciato una sola dichiarazione che parla di “non ingerenza” negli affari interni del Ciad, in singolare contrasto con quella di due anni fa, quando ministero degli esteri e della difesa parlavano “intervento legale richiesto da un presidente regolarmente eletto”, rifiutando qualsiasi risposta alle molte domande che cercavano dettagli significativi che il comunicato eludeva. Ciad e Repubblica Centrafricana rappresentano una parte importante della vecchia “Francafrique” e difficilmente Parigi sarà estromessa dai due paesi, molti all'interno delle opposizioni continuano a guardare alla Francia come fonte d'ispirazione o di sostegno ai propri disegni, la lotta per la liberazione del Ciad potrebbe anche concludersi in una più prosaica lotta per la successione a Deby.

A margine resta il martirio dei civili, oggetto delle attenzioni di milizie di ogni colore, dai governativi, fino ai “cooperants etrangeres” e ai Toros Boros; mercenari stranieri e “Janjaweed” locali(predoni) disoccupati, ingaggiati da Deby e Bozizè dopo la defezione di gran parte dei rispettivi eserciti. Ingaggiati con i soldi del “fondo etico” gestito dalla Banca Mondiale, proventi del petrolio “riservati” alle spese sociali in quell'accordo che, finanziando l'oleodotto per la EXXON con i soldi destinati allo sviluppo in Africa, fu salutato come modello d'avanguardia. I fondi per lo sviluppo hanno finanziato una grande corporation, producendo grossi guadagni per l'attore privato e modeste entrate per il Ciad, soldi comunque spesi in armi. I fondi per lo sviluppo hanno quindi finanziato l'arricchimento dei petrolieri e l'acquisto di armi.

Se, per il momento, al ritardo della missione di soccorso ONU-UE in Ciad fa da contrappeso il concentrarsi delle operazioni armate nella zona della capitale, c'è da temere che a breve nell'anarchia totale si possano consumare stragi e vendette, soprattutto a sfondo etnico, sui rifugiati inermi. Altro motivo d'allarme è l'emergenza alimentare, drammatica per quanti si sono dati alla macchia nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, comunque grave per quasi mezzo milione di rifugiati dei due paesi nel Sud-Ovest del Ciad. Vittime del grande Risiko africano, macinati tra gli appetiti di famiglie mafiose e quelli delle grandi corporation, vittime di un colonialismo capace di gestire tutte le opzioni locali senza avere altro orizzonte che l'espropriazione delle ricchezze del paese.

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categoria: media, africa, truffe, ciad, mercenari, global risiko, infowatch, differenze-ue


lunedì, 12 novembre 2007

Amato e Manganelli devono dimettersi

 Aggiornamento-vergogna:

Ormai è passato un giorno e l'agente è finalmente stato iscritto nel registro degli indagati per l'ipotesi di "omicidio colposo".

Una discreta vergogna, vista la dinamica dei fatti è facilmente dimostrabile la volontarietà dell'atto di mirare all'auto e di centrarla, assumendo in questo caso la responsabilità di ammazzare qualcuno. Si chiama -dolo eventuale- e riconduce ad ipotesi di -omicidio volontario- o -preterintenzionale- che si portano dietro, ovviamente, pene più severe. Non c'è notizia, tra l'altro, della contestazione di alcuna aggravante, il che porta a ritenere che si voglia proteggere l'agente ed il buon nome della polizia, più che indirizzare le indagini verso la verità.

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Ormai è chiaro che nella mattinata di ieri polizia e Ministero dell'Interno hanno perso ore preziose per cercare di coprire un omicidio commesso da un poliziotto.

Altrettanto chiaro è che il ritardo e la confusione volutamente creata sull'omicidio abbiano poi influito peantemente sul resto degli avvenimenti della giornata. Senso delle istituzioni e senso di responsabilità vorrebbero che i due responsabili di quanto accaduto presentassero immediatamente le dimissioni, e che il governo le accogliesse senza battere ciglio.

Difficilmente andrà così, dimostrandoci ancora una volta la distanza che separa il nostro paese, le nostre istituzioni e la nostra classe politica dalla civiltà.

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categoria: repressione, diritti civili, decultura, differenze-ue


mercoledì, 18 luglio 2007

Differenze tra l'Italia e altri paesi europei.

Alcune notizie di oggi mi hanno dato lo spunto per una raccolta di -differenze- tra il nostro paese e gli altri europei.

Differenze significative, notizie che segnalino diversità su questioni morali,politiche ed economiche. Differenze che rimarranno sempre in numero molto inferiore alle similitudini, ma differenze dalle quali imparare a far meglio, o ad evitare di fare peggio.

Inauguro quindi il tag "Differenze-UE" e mi astengo dallo sfogo nei confronti di TIM (ci sono differenze anche nelle compagnie telefoniche) che ho covato negli ultimi giorni di disservizio, in fondo sono riuscito a non fare un post dopo aver atteso l'attivazione da novembre a giugno e sono sopravvissuto lo stesso.

Ovviamente sono benvenute segnalazioni e contributi in tema di differenze.

Germania - doping

In Germania i due maggiori network televisivi, ARD e ZDF, hanno annunciato che non trasmetteranno più le competizioni ciclistiche. La decisione segue la minaccia di ricorrere a un provvedimento tanto drastico, quanto condivisibile, se un solo ciclista tedesco fosse risultato positivo all'antidoping. Cosa puntualmente avvenuta al Giro di Francia. La decisione ha effetto immediato e sarà annullata solo se Patrik Sinkewitz, l'atleta risultato positivo, vincerà il ricorso che ha presentato. Intanto i tedeschi non vedranno immagini del tour in diretta.
Anche un giornale tedesco ha preso provvedimenti antidoping, la Berliner Zeitung fornisce esclusivamente le notizie sul doping dal Tour de France, nemmeno una riga sulla cronaca sportiva.

In Italia nulla del genere all'orizzonte, ci si lamenta anzi dell'apparente efficacia dei controlli antidoping, rinfacciando lassismo agli altri paesi europei. Troppi italiani beccati dagli italiani, invece di essere per una volta soddisfatti di un risultato -positivo- si dice a voce alta che siamo dei fessi.
I media sembrano d'accordo, lungi dal seguire l'esempio tedesco, si distinguono per la santificazione e la sostanziale assenza di condanne morali nei confronti degli atleti e delle società sportive coinvolte.

Gran Bretagna -TV

BBC ha sospeso -tutte- le trasmissioni "interattive", quelle cioè che interagiscono con gli spettatori grazie al telefono . L a sospensione segue la un controllo che ha scoperto molte di queste trasmissioni in violazione del codice editoriale di BBC. Troppo "aggiustate".

In Italia sono anni che nemmeno la RAI rispetta i limiti di legge (non parliamo di autoregolamentazione) per la trasmissione della pubblicità nella fascia protetta e, per quanto riguarda i giochi in televisione, nemmeno in occasione di evidenti manipolazioni fraudolente, puntualmente denunciate con dovizia di dimostrazioni, non è mai successo che si siano presi provvedimenti in stile-BBC. Eppure è quello il modello al qule dissero di volersi ispirare i dipendenti RAI in una lettera strappalacrime e grondante dignità spedita al neo-eletto Prodi. Forse mentivano sapendo di mentire.

Francia - guerra

In Francia il ministro degli esteri è l'ex capo di Medecins Sans Frontieres (senzaccenti a spregio). La Francia sta facendo la guerra in due paesi africani, il Ciad e la Repubblica Centrafricana. Le sue truppe sostengono due dittatori (tag ciad) che ora hanno slegato i cani e stanno praticando la pulizia etnica su vasta scala.
La Francia ha problemi di legittimità, finora nessuno ha detto niente (neanche in Francia), ma se la cosa penetra nel mainstream esibendo caratteristiche genocidarie,  il problema sarà grosso e le reazioni spiacevoli; già la Francia ha i suoi bei problemi a cercare di tirarsi fuori dalle inchieste sui genocidi in Ruanda.

Quindi monsieur le ministre ha prima provato ad infinocchiare l'ONU "offrendo" i soldati che ci sono già per uno schieramento in Ciad che dovfrebbe aiutare i profughi del Darfur. Ricevuto il doveroso due di picche è successo che MSF abbia lanciato un allarme-fame per i bambini-profughi del Darfur; in Ciad. allarme contestato dall'italiana Coopi, che dice che i problemi sarebbero altri e che forse i profughi del Darfur corrono meno rischi degli stessi abitanti del Ciad esposti alla satrapia del presidente Deby, sostenuto da monsieur Kourchner e monsieur Sarkozy.
Il disastro è solo all'inizio.

Da noi, fatta salva l'inesistenza di un colonialismo paragonabile a quello francese, bisogna registrare l'uscita di D'Alema su Hamas, per questa volta la linea del nostro paese è indubbiamente la più seria e realista in circolazione, anche se l'interesse reale dei politici europei alla - issue- israelo-palestinese è di mera circostanza.
Chissà se un giorno D'Alema si accorgerà anche dei boveri negri che muoiono; per ora non batte un colpo nemmeno sui massacri e relativa crisi umanitaria in Somalia. Qui in effetti non c'è una gran differenza con la guerra della Francia, il mainstream segue muto e compatto.
 
postato da mazzetta alle ore 20:19 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: ciad, differenze-ue


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