
Blu condensa nella sua opera e nella sua persona una serie di caratterstiche che a Bologna sembrano eleggerlo a nemico cittadino, almeno a sentire la vulgata degli ultimi anni: è un fuorisede con l'aggravante di essere rimasto a Bologna una volta terminati gli studi, disegna sui muri, frequenta e si esercita nei centri sociali cittadini, ad oggi l'unica realtà locale ad averne patrocinato le opere. Niente a che fare con il bel mondo dell'arte bolognese, che oggi scopre di avere in casa una gloria internazionale e che la lungimiranza e la sensibilità artistica della giunta (e della città) sono state tali, che alcune sue opere sono state riverniciate nel quadro della lotta al "degrado" o da qualche volenteroso cittadino che preferisce i muri in tinta unita.
Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.
Un articolo del New York Times nel quale si dava conto di un calo della violenza in Iraq è bastato a ridare voce agli sfrontati sostenitori della guerra. Uno dei primi a farsi vivo è stato il povero Tony Capuozzo, entusiasta nella parte di chi pronuncia il "cosa vi avevo detto io?", capace persino di parlare di "vittoria" di questa guerra da parte degli Usa.

Aggiornamento-vergogna:
Ormai è passato un giorno e l'agente è finalmente stato iscritto nel registro degli indagati per l'ipotesi di "omicidio colposo".
Una discreta vergogna, vista la dinamica dei fatti è facilmente dimostrabile la volontarietà dell'atto di mirare all'auto e di centrarla, assumendo in questo caso la responsabilità di ammazzare qualcuno. Si chiama -dolo eventuale- e riconduce ad ipotesi di -omicidio volontario- o -preterintenzionale- che si portano dietro, ovviamente, pene più severe. Non c'è notizia, tra l'altro, della contestazione di alcuna aggravante, il che porta a ritenere che si voglia proteggere l'agente ed il buon nome della polizia, più che indirizzare le indagini verso la verità.
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Ormai è chiaro che nella mattinata di ieri polizia e Ministero dell'Interno hanno perso ore preziose per cercare di coprire un omicidio commesso da un poliziotto.
Altrettanto chiaro è che il ritardo e la confusione volutamente creata sull'omicidio abbiano poi influito peantemente sul resto degli avvenimenti della giornata. Senso delle istituzioni e senso di responsabilità vorrebbero che i due responsabili di quanto accaduto presentassero immediatamente le dimissioni, e che il governo le accogliesse senza battere ciglio.
Difficilmente andrà così, dimostrandoci ancora una volta la distanza che separa il nostro paese, le nostre istituzioni e la nostra classe politica dalla civiltà.
Il nostro paese è stato la culla della civiltà romana, la quale ha lasciato a noi posteri migliaia e migliaia di tracce della sua cultura e delle sue realizzazioni. Della civiltà romana conosciamo quasi tutto, poiché ci sono pervenute testimonianze scritte, scolpite e dipinte, ogni genere d’oggetti e perché ancora oggi in molte delle nostre città permangono numerose realizzazioni architettoniche in grado di dimostrarne le grande capacità tecniche e organizzative.
Uno stupore che si rafforza considerando che le conoscenze all’epoca della Roma imperiale erano sicuramente all’altezza della redazione di carte geografiche, ma anche considerando come la stessa burocrazia imperiale prevedesse l’impiego delle mappe. Un popolo capace di portare le sue conquiste fino alla Gran Bretagna e alla Spagna da un lato e fino al Medioriente e all’Africa dall’altro, doveva necessariamente possedere una rappresentazione delle terre conquistate e da conquistare. Una convinzione rafforzata dal fatto per il quale la cartografia greca, della quale invece ci sono pervenuti alcuni esempi, aveva già sviluppato tecniche cartografiche che non potevano essere state abbandonate o misconosciute dai romani.
Già nel III secolo a.c. Eratostene era stato in grado di dimostrare, calcoli alla mano, la sfericità della Terra e di produrre carte con meridiani e paralleli, oltre a calcolare con discreta precisione il meridiano terrestre e quindi la dimensione della Terra. Già Omero diceva che la Terra " Intorno al polo ella si gira". Greci e romani inoltre possedevano ed utilizzavano inoltre portolani molto accurati per la navigazione; strumenti che dimostrano una conoscenza molto approfondita delle coste, non solo di quelle mediterranee. C’è da credere che i romani riconoscessero una grande importanza alle mappe, visto che alla fondazione di una città prescrivevano la redazione di una mappa dei dintorni in triplice copia; una in pietra, una in bronzo e una su lino per gli archivi imperiali. Queste ed altre mappe non ci sono però pervenute.
Secondo la testimonianza dei conquistatore questo era il livello raggiunto dalla cartografia locale, testimonianza che allo stesso tempo ci rivela l’effetto della furia distruttrice dei preti cattolici, visto che ad oggi ci sono state tramandate solo due carte geografiche antecedenti al loro arrivo nelle americhe. Non per niente è del 1633 il processo a Galileo Galilei, istituito per difendere la concezione tolemaica che voleva la terra al centro dell'universo.
Questo nonostante più cento anni prima Francesco Rosselli avesse già disegnato una mappa straordinariamente moderna e accurata, frutto delle osservazioni e dei rilievi riportati dai grandi navigatori, per non parlare ovviamente dei lavori di Copernico (1473-1543). Se nel 1492 Rosselli disegnava ancora una mappa biblicamente compatibile, sedici anni dopo nel 1508 incise questa, che non è di certo la rappresentazione del pianeta bibilico. Cento anni di navigazioni ed esplorazioni e calcoli dopo, nel 1633, la Chiesa condannava Galilei con l'accusa di blasfemo eliocentrismo.

Oltre 1500 anni di oscurantismo doloso. Per questo motivo non abbiamo testimonianza della cartografia romana e per questo motivo l’argomento è essenzialmente tabù; visto che parlarne significherebbe mettere all’indice l’oscurantismo clericale.


Di tutti i cartografi passati, la Chiesa sposò e diffuse le idee di Tolomeo, non fu un caso. Tolomeo proponeva una terra molto simile a quella degli altri filosofi greci, sottovalutandone moltissimo la dimensione (dettaglio non senza conseguenze pratiche), ma diversamente da altri la piazzava al centro del sistema solare coerentemente con la Bibbia. Ma la Chiesa prese da Tolomeo solo le conclusioni astronomiche, anche la cartografia tolemaica venne scartata in favore di un altro genere di carte "geografiche". Carte false ed inutili come queste sopra, mappe che la Chiesa sapeva esser false ed inutili, ma teologicamente compatibili con la narrazione dei padri della cristianità. Le uniche mappe utilizzabili senza incorrere nell'accusa di eresia e nelle relative sanzioni; che potevano anche prevedere la morte.
Mentre l’Europa giaceva conservata nell’ignoranza dallo zelo distruttore dei cattolici, che fecero della distruzione del sapere o della sua gelosa custodia una vera e propria missione, nel resto del mondo altre civiltà continuarono ad usare cartografie “moderne” almeno quanto quelle greche. Non solo gli americani, ma anche arabi e cinesi disegnavano ed utilizzavano mappe molto diverse dalla Mappa a T raccomandata dai pontefici; non stupisce quindi che i marinai europei utilizzassero quasi clandestinamente mappe e portolani eterodossi, spesso di provenienza orientale; non potevano certo navigare guidati dai versetti della Bibbia. Questa sotto è una mappa che descrive lo stato dell'arte cartografica "cristiana" consentita nel tredicesimo secolo, quando l'importanza politica di Geresulamme ne fece il centro dell'imago mundi ufficiale.
Nel proclamare l'excusatio della chiesa nei confronti del povero Galileo Galileli, nell'istituirne un processo di riabilitazione, Giovanni Paolo II ha dimenticato di scusarsi per l'opera distruttrice e oscurantista praticata per secoli dalla chiesa cattolica nei confronti di intere branche del sapere umano. Cartografia ed astronomia furono tra le vittime più illustri, ma nessuno può veramente sapere quanto sapere e quanti documenti siano stati cancellati dagli uomini in nero preposti dal soglio di Pietro a conservare nell'ignoranza l'intero Occidente. Un'opera che la nostra storiografia tende a sorvolare in poche righe e per la quale nessun alto prelato ha ancora chiesto scusa.
Bei tempi quando ad Halloween i bambini americani si accontentavano di infilarsi in testa un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi e le bambine erano contente con un cappello da strega. Oggi Halloween è una festa che vale cinque miliardi di dollari di vendite e le cose sono cambiate sensibilmente.
Ben pochi ormai ritagliano il guscio delle zucche e ci mettono dentro la candela, preferendo acquistare zucche hi-tech capaci di effetti speciali, luci e suoni e vibrazioni e tutto quello che può venire in mente, fino alle zucche che si muovono per casa. La mercificazione della festa (marcificazione?) ha però avuto altri effetti collaterali da non sottovalutare.
Quest'anno le mamme americane sono in imbarazzo a causa dei desideri delle loro figlie. Mentre infatti i maschietti si accontentano di costumi marziali e horror, le femminucce sembrano aver raccolto il richiamo del mercato e propendere per costumi decisamente sexy. Un fenomeno che è scoppiato un paio d'anni fa all'interno del mercato dei costumi per adulti, ma che ora ha tracimato decisamente nel campo degli adoloscenti.
Le mamme si sono trovate impreparate ed incredule, anche le figlie di famiglie che controllano attentamente il consumo televisivo dei pargoli, anche le figlie delle famiglie cristiane più devote, quest'anno chiedono di vestirsi all'ultima moda. Moda che a ben vedere ricorda lo stile delle passeggiatrici e delle sex-worker di ogni latitudine: poca parte del corpo coperta, calze supersexy e scarpe da dominatrice sado-maso; queste sembrano le linee-guida delle grandi aziende che hanno in pugno il florido mercato dei costumi per Halloween. Un fenomeno, quello della sessualizzazione delle pre-adoloscenti da parte dell'immaginario pubblicitario, che da tempo è pompato dai geniali creativi pubblicitari e dai guru del marketing. In realtà lo stile è quello denominato Gothic Lolita, in auge in Giappone e da lì diffuso nelle comunità manganoidi globali, influenzando infine anche le le eroine dei fumetti di produzione occidentale. L'emergere di una produzione fumettistica "for girls" e il suo successo, ha proposto negli ultimi anni fiere giovinette vestite con molta malizia e poco tessuto anche per le più piccole.
Il costume nella foto è solo uno della vasta collezione che fa girare la testa alle piccole americane ( si parla della fascia dagli 11 ai 14 anni, detta preteeen) e le scatole ai loro genitori, che di fronte al desiderio prepotente delle figlie per ora rispondono in massa con sonori no.
Non si limitano a quello le mamme americane, così tiene banco il dibattito tra quanti non vorrebbero vedere le loro figlie andare alla festa vestite da puttane e i difensori della libertà del mercato che invece dicono che tutto va bene fino a che l'economia gira e il fatturato aumenta. Per gli osservatori dei costumi nostrani non resta che prendere nota e vedere quanto ci metterà il fenomeno dei sexy-costumi per lolite impuberi a sbarcare da noi.