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Ce la possiamo fare...
giovedì, 29 maggio 2008

Milano: caccia al clandestino


vignetta

Tutto normale?

(ANSA) - MILANO, 29 MAG - Controlli a tappeto su alcuni mezzi pubblici piu' affollati, stranieri fatti scendere a gruppi dagli autobus e identificati. E' accaduto oggi a Milano dove la polizia locale ha fatto controlli serrati, in mezzo alla gente, sui clandestini. Alcuni cittadini hanno chiamato le redazioni dei giornali parlando di 'caccia all'immigrato' ma il Comando di Piazza Beccaria ha fatto sapere che sono stati semplicemente intensificati controlli che da tempo si facevano sui mezzi pubbli
ci.
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categoria: diritti umani, diritti civili, decultura, fascisti su marte


mercoledì, 21 maggio 2008

Arte e cultura a Bologna: Blu alla conquista del mondo


In una città sempre più seduta e distratta dal'ormai logoro dibattito sulla sicurezza, all'improvviso si scopre che un'artista locale conquista la platea planetaria e sbarca nienteporopopporopòdimeno che alla Teit Modern, vera e propria consacrazione tra i grandi dell'arte moderna.

Blu è un fuorisede marchigiano che nonostante gli ostacoli frapposti al suo cammino da mamma Bologna ha tenuto duro e dopo anni di precarie performans metropolitane si può dire ora un artista riconosciuto internazionalmente. Probabilmente Blu del riconoscimento se ne sbatte, tanto simile ad altri che preferiscono esibire i propri lavori e le proprie idee piuttosto che la propria persona e infatti i giornali locali non sono ancora riusciti a mettergli le mani addosso.

21Blu condensa nella sua opera e nella sua persona una serie di caratterstiche che a Bologna sembrano eleggerlo a nemico cittadino, almeno a sentire la vulgata degli ultimi anni: è un fuorisede con l'aggravante di essere rimasto a Bologna una volta terminati gli studi, disegna sui muri, frequenta e si esercita nei centri sociali cittadini, ad oggi l'unica realtà locale ad averne patrocinato le opere. Niente a che fare con il bel mondo dell'arte bolognese, che oggi scopre di avere in casa una gloria internazionale e che la lungimiranza e la sensibilità artistica della giunta (e della città) sono state tali, che alcune sue opere sono state riverniciate nel quadro della lotta al "degrado" o da qualche volenteroso cittadino che preferisce i muri in tinta unita.

Non resta che fare i complimenti a Blu e plaudire ancora una volta alla lungimiranza della "cultura" bolognese, che si è fatta passare sotto il naso il Banksy autoctono, colpevole di sporcare i muri di una città di morti di sonno.
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categoria: bologna, decultura


mercoledì, 09 gennaio 2008

Uolter Pollo Veltroni



Glielo aveva detto anche sua moglie, che non era il caso di accettare il dialogo con Giuliano Ferrara sulla legge 194, ma Uolter non vuole tradire la sua immagine di uomo "aperto" a tutto e tutti, così ha mandato a dire che si può aprire un dialogo con Cicciopotamo e i suoi amici.

Cicciopatamo è contentissimo, ha già portato a casa il riconoscimento implicito delle sue stronzate da parte dell'avversario. Così Uolter andrà a discutere con Cicciopotamo come limitare quelle "condanne a morte" che sono gli aborti e magari di come fermare le "mamme assassine" e i loro complici, quei pochi medici che ancora si sottraggono alle pressioni di curie e mammasantissima della sanità e praticano gli aborti.

Non è una novità che Uolter sia uomo facile da raggirare, basta prenderlo per il verso giusto e si può stare sicuri che aprirà l'orifizio della sinistra all'ombrello della destra; conosciamo i nostri polli, purtroppo, da tempo, li conoscono anche Cicciopotamo ed i suo allegri compagni di merende.
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categoria: italia, trash, decultura


domenica, 06 gennaio 2008

Ratzinger censurato dalla RAI


Il Vaticano, nelle parole del sommo pastore tedesco, si è scusato per la collusione della chiesa cattolica con i numerosi preti pedofili che negli anni hanno mietuto migliaia di giovani vittime tra quanti erano affidati alle loro cure spirituali.

In più il Papa ha diramato alle diocesi una disposizione nella quale si stabilisce una sessione straordinaria di preghiera per l'espiazione del peccato commesso da Santa Madre Chiesa nell'accompagnarsi agli stupratori piuttosto che farsi baluardo a difesa delle prede degli orchi in tonaca. Una preghiera straordinaria nella forma e nella sostanza, di quelle toste;  sedute di preghiera continuata ininterrottamente per la durata di almeno un giorno e pratica "perpetua" per la gran quantità di male da espiare.

Questa straordinaria ammissione di colpa, determinata dall'essere il Vaticano ormai con le spalle al muro e impossibilitato nella continuazione della tradizionale ed ipocrita linea di difesa, non ha però colpito i direttori dei telegiornali RAI, per stare a quelli pagati con i soldi della collettività, che hanno invece proposto l'omelia di Ratzinger contro la globalizzazione. Omelia già echeggiata nelle parole del suo predecessore e critica alla globalizzazione dal singolarissimo punto di vista dei prelati romani più conservatori, quelli che della globalizzazione temono soprattutto l'ibridazione culturale e la diffusione dei culti concorrenti, in particolare di quelli cristiani non cattolici.

In futuro il Vaticano potrà così opporre alle critiche questo mea culpa ratzingeriano, senza che queste scuse epocali abbiano raggiunto l'opinione pubblica italiana o abbiano suscitato uno straccio di dibattito con Santa Romana Chiesa nello scomodo ruolo di imputato. Strategie ridicole che possono sperare in qualche successo grazie alla complicità dei media, perchè è più che evidente che non ci sia nessun "pugno di ferro" nella gestione dei casi dei satiri in tonaca (l'ultima vicendi di Don gelmini ricordta anche più sotto ne è la conferma) da parte della gestione Ratzinger, ma solo un disperato tentativo di limitare i danni e salvare il salvabile.

Ci sono infatti decine di prelati in posizione di rilievo che non cessano di pronunciare frasi offensive per l'intelligenza e per le vittime dei preti rapaci; decine di dichiarazioni come :" alcuni ragazzini desiderano essere abusati sessualmente e all'occasione incitano i propri violentatori. E per quanto riguarda la pederastia, si tratta di un vizio come l'omosessualità", con la quale le vittime diventano responsabili e le tonache che predano minorenni sono messe sullo stesso piano di chi pratica un'omosessualità adulta, consapevole e soprattutto consenziente. Dichiarazioni che, pur avendo suscitato scandalo in Spagna, sono state amplificate dal fragoroso silenzio opposto  dal Vaticano e dalla chiesa spagnola alle critiche che hanno suscitato.

Risulta evidente dai fatti che non ci sia alcuna volontà da parte del Vaticano di porre rimedio ai danni procurati a migliaia di bambini stuprati, ma che si tratti di banale ed ipocrita propaganda; come al solito sostenuta dai "cani da guardia" dell'informazione.
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domenica, 06 gennaio 2008

L'aborto della ragione genera mostri.

anche in Altrenotizie

 
Come zombi che risorgono dalle profondità del terreno, decine di personaggi di destra si sono uniti all'attacco alla legge 194 cominciato da Giuliano Ferrara con la ridicola proposta di una moratoria sull'aborto. Zombi ignoranti, che in un paio di giorni hanno restituito la misura della miseria morale imperante, a destra come a sinistra, tra i politici ed i commentatori di questo scombinato paese. Idiozie assolute, come la proposta di Buttiglione di fare l'autopsia agli embrioni oggetto di aborti terapeutici (forse per controllare l'operato dei medici assassini), si sono sommate alla cupa voce di prelati oscurantisti che hanno intravisto uno spiraglio per sottomettere le donne ed i loro corpi alla disciplina di Santa Romana Chiesa, restituendo un quadro desolante nel quale all'ignoranza si aggiunge l'ipocrisia. Quella di chi cerca di costruire la propria fortuna politica sulla pelle delle donne e dei loro figli; che brandendo il “rispetto per la vita” in realtà devastano le vite altrui per conquistare benemerenze (e voti) presso bigotti, ignoranti e poteri curiali. Un atteggiamento identico a quello di chi, in nome della libertà e della democrazia, ha seminato guerre, morte e distruzione.

Il presunto “rispetto per la vita”, o per la dignità del concepito, non alberga certo dalle parti dei crociati antiabortisti. Dal pingue Ferrara che non si è mai indignato per alcuna delle stragi o delle torture commesse dai portatori di democrazia, fino a Formigoni che in Lombardia ha fortemente limitato l'offerta di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG), è chiaro che a questa eletta schiera non importa nulla della vita umana e ancora meno della dignità delle persone che pagheranno duramente il loro attivismo politico.

Basti per tutti l'esempio di quello che succede in Lombardia, dove da un anno è obbligatorio il funerale per tutti i feti abortiti prima delle 20 settimane (prima facoltativo), anche quando la madre non lo desideri, anche quando il “prodotto del concepimento” in questione sia poco più di un grumo di cellule. Provvedimento odioso, ancora più odioso nella sua applicazione ove impone alla donna una scelta accompagnata dal riconoscimento implicito della natura di cadavere umano agli embrioni e feti abortiti.

La Regione Lombardia, con voto bipartisan “per errore” della sinistra, ha varato un anno fa questa bella trovata, tra le pieghe di un “regolamento cimiteriale”; una schifezza strumentalmente e palesemente intesa a mortificare e rendere le cose più difficili a donne già alle prese con decisioni terribili e personalissime, le quali, se resistono agli assalti delle equipe mediche predisposte per farle desistere, si ritrovano poi a firmare un foglio con il quale sono costrette a decidere se vogliono che il loro embrione sia sepolto in una tomba individuale o in una fossa comune.

Decisione chiaramente intesa ad ostacolare l'applicazione della legge 194 e già allo studio di altre regioni. La sinistra tace da un anno su questo scandalo per il quale, oltre a riconoscere implicitamente al prodotto del concepimento uno status che la legge italiana non prevede, si procura gratuitamente un feroce dolore alla donna nel momento in cui si rivolge alle strutture sanitarie per ottenere aiuto ed assistenza; leggere i protocolli per l'IVG lombarda procura un senso d'angoscia, la donna che vuole abortire deve percorrere una via crucis lungo la quale deve sviscerarsi a psicologi e medici impegnati a “salvare una vita” e a farla desistere dall'insano gesto omicida.

Sì, la storia non si esaurisce nel troglodita provvedimento di Formigoni, perché fatto il beau gest a blandire la curia, i legislatori lombardi hanno abbandonato la faccenda per dedicarsi ad altro, in particolare a restringere le possibilità d ricorso all'aborto terapeutico insieme al numero di medici che in Lombardia praticano l'IVG. La Lombardia, con il 69% dei medici obiettori, ha ormai raggiunto lo spiacevole record della Regione Sicilia, dimostrando come la sanità lombarda sia ormai “cosa loro”; della galassia di aziende, cooperative e cordate operanti nella sanità sotto direzione catto-vaticana, che non concede carriere a chi pratica l'IVG.

Peccato che nessuno si sia poi preoccupato di disporre come risolvere la sepoltura dei “prodotti del concepimento”, che giacciono da mesi nei frigo delle cliniche, custoditi in contenitori di fortuna con al loro bella etichetta in attesa di conoscere la loro sorte. La questione è spinosa, perché bisogna anche trovare un luogo per la sepoltura e varare un regolamento per stabilire come seppellire questi che per i legislatori lombardi sono a tutti gli effetti cadaveri umani, visto che la Lombardia comunque li censisce e riconosce loro uno status equivalente. Poi ci sarebbe da discutere se permettere (e come) di dare un nome ai fetini, quali contenitori usare per la sepoltura, chi paga per la sepoltura e altre piacevolezze. Ma perdere tempo a discutere di dettagli del genere non “tira” politicamente ed entrare nei dettagli rivelerebbe gli aspetti più crudi e raccapriccianti del provvedimento, quindi i fetini possono restare in frigo.

teodem Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.

Un gran bel rispetto per la “dignità umana”, non c'è che dire. Se quei prodotti del concepimento sono in qualche maniera esseri umani, e Formigoni dice di sì, l'inazione che li consegna al deposito in freezer non può essere altro che un vilipendio di cadaveri. Dettagli, gli sciacalli non si curano della coerenza tra i loro boatos e le conseguenze reali delle loro decisioni, è stato così evidente per la legge 40 come lo è in questo caso.

Ipocriti, guitti da due soldi, preti in crisi di nervi e baroni della sanità banchettano e prosperano nutrendosi del dolore delle donne e facendo strazio delle loro vite, mentre con una mano intascano ricompense e con l'altra infieriscono sulla sorte di feti ed embrioni, umiliando insieme alle loro vittime, la dignità di tutto un paese. Un meccanismo rodato e già visto all'azione con la stessa faccia tosta su altri temi. Basti per tutti l'esempio parallelo della lotta alla droga. Leggi assurde sulla pelle di chi già soffre, intrusione violenta nelle loro vite affidata a pasdaran timorati di Dio e alla fine no importa a nessuno se le proposte cattolicamente corrette non risolvono nulla e servono solo ad arricchire gli amici.

Nemmeno nel clamoroso caso di Don Gelmini, il famoso prete antidroga, c'è stato un solo politico che abbia condannato il presule e i suoi metodi. Eppure tutta la destra ha santificato un uomo che vestendo la tonaca con stile personalissimo era già finito in galera, ove il direttore aveva dovuto isolarlo perché molestava i detenuti. Non più celebre come “padre Jaguar” (amava le auto lussuose), con la sua “cristoterapia” era divenuto uno dei simboli della lotta alla droga made in Italy. Tipicamente la cenciosa destra italiana non può pensare di dedicarsi ad istituire servizi sociali funzionanti, molto meglio fare l'elemosina a qualche prete che se ne occuperà come può.

Non sappiamo se Berlusconi o altri fan del prete antidroga avrebbero mai affidato davvero i propri pargoli con problemi di dipendenza da stupefacenti alle amorevoli cure di Don Gelmini; non sappiamo nemmeno se qualcuno di loro avrà avuto un sussulto pensando che questo prete tanto esuberante e telegenico, avrebbe potuto abusarne sessualmente come – stando alle accuse - pare succedesse ai suoi amati assistiti. Nessuno di questi ha fiatato alla notizia del deposito del procedimento giudiziario, nessuno ha commentato le prove portate dagli inquirenti e le dichiarazioni di molti ex-ospiti di Don Gelmini. Nessuno ha commentato neppure le registrazioni di minacce e offerte di denaro alle vittime per farle tacere; tutte cose documentate dalle forze dell'ordine. Il Vaticano si è smarcato in silenzio, consigliando al prete di abbandonare le sue attività dopo aver inizialmente invocato la protezione della Madonna del Sorriso (testuale) sulla tonaca satireggiante.

Nessuno, nemmeno a sinistra, ha colto l'occasione per mettere in discussione una legge sulla droga che è allo stesso tempo inutile, ingiusta e vessatoria; nessuno ha colto l'occasione per affossare metodi all'antitesi della miglior scienza e fondati unicamente sul fanatismo religioso; esibito quanto tradito immediatamente.

Ipocrisie che feriscono i corpi di uomini e donne per procurare vantaggi ad una palude di faccendieri e gerontocrati capaci di farsi blocco sociale e cancro del paese. Il problema, nel caso dell'attacco alla 194, non è l'aborto, ma questo tumore che avvelena il sangue della democrazia italiana, questa melma che la soffoca e che la trascina nel declino e nell'ignoranza, mentre grassi ipocriti se la ridono dell'umanità sempre più dolente che lasciano alle spalle delle loro esibizioni.
giovedì, 06 dicembre 2007

I liberalcafoni e la Cina.


Cosa fa un rodomonte guerrigliero parlante quando perde la guerra?

Di solito in Italia ne comincia un'altra, tanto i costi della precedente sconfitta non ricadono su di lui. Così più meno l'intera armata degli affabulatori e polemisti di destra, da tempo è costretta a cercarsi nuovi nemici.

Gli islamici sono ormai venuti a noia e anche se molti sono stati convinti del contrario, è ormai fin troppo evidente che è morto (aka: è stato trucidato) un numero spaventoso di "musulmani" civili per niente. O meglio, per volontà di un gruppo di leader occidentali e degli interessi a loro affluenti.

Così quelli che magnificavano l'idea di portare la democrazia con le bombe adesso sono quasi disoccupati, al più ripetono per la millesima volta gli stessi concetti; dischi rotti che suonano inascoltati, ma il fondamento della propaganda è la ripetizione ossessiva.

I più sfrontati e reattivi invece hanno già trovato il nuovo babau nella Cina. Le pressioni diplomatiche cinesi per evitare che il Dalai Lama tibetano venisse ricevuto come rappresentate di un'entità statale sovrana, sono così diventate "minacce".
Il governo cinese; unanimemente riconosciuto, legittimo, è titolare esclusivo della rappresentanza diplomatica dei territori riconosciuti parte della Repubblica Popolare Cinese. Succede anche per Taiwan, alla quale ben pochi paesi riconoscono la rappresentanza nazionale.

In Italia se ne escono questi e fanno scoppiare il caso lamentando che si piega la schiena ad uno stato totalitario. Singolare coincidenza, quasi tutti quelli che chiedono politiche ostili alla Cina in nome dei diritti umani sono gli stessi che da anni si preoccupano esclusivamente della situazione dei diritti umani negli "stati canaglia". Un'altro stilema abbastanza diffuso in questa comunità è quello di chiamare Hugo Chavez "dittatore"; lo abbiamo visto spesso negli ultimi giorni; invece d'abitudine chiameno "presidente" fior di dittatori sanguinari.

E' più che evidente che a questi simpaticoni non importi un fico dei diritti umani, la loro indignazione è talmente selettiva da risultare ridicola. Oggi ad esempio Oscar Giannino ha aperto la prima pagina con un articolo intitolato "Che schifo la Cina", un articolo molto offensivo nel quale l'Oscar mostra i muscoli al gigante cinese; piccole cose di pessimo gusto.

Qualche giorno fa aveva incrociato un articolo simile di Filippo Facci su Macchianera (poi, non contento, ne ha pure scritto un altro). Quello era anche più esilarante e non ho resistito al lasciare un commento. Ho fatto male, anche se l'articolo è davvero ridicolo.
Secondo Facci in Italia c'è una lista di persone che si dovrebbero vergognare per il trattamento riservato al Dalai Lama, nell'ordine: Bertinotti, Prodi e tutti i comunisti italiani.

Che c'entrino alla fine Rifondazione Comunista, il povero PDCI ed i loro simpatizzanti non si capisce, tanto più che il maltrattato Dalai Lama zompetterà da un ricevimento all'altro tutt'altro che ostracizzato. All'articolo è allegato l'invito a bombardare i parlamentari con un appello secondo il quale l'Italia "deve operare per impedire l’isolamento internazionale del Dalai Lama e la sua emarginazione civile e politica" e farlo parlaredavanti alle camere unite.

A che titolo non si capisce, non si ricorda un solo leader straniero che abbia parlato al parlamento italiano riunito. Probabilmente non si tratta di ignoranza istituzionale, ma dipende dall'assoluta strumentalità di tutta l'operazione. Nell'articolo Facci parla anche di carneficine che conosce solo lui e di "lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo".

Se fossi un cinese sfiderei Filippo Facci a dimostrarmi che l'economia cinese è "fondata anche" sui lager, ma prima mi dovrebbe dimostrare l'esistenza di questi lager che contengono "milioni di uomini imprigionati senza processo".

La fortunata fola dei Laogai di Harry Wu si è trasformata negli anni in un "arcipelago gulag" nel quale milioni di cinesi lavorano come schiavi. I cinesi, secondo il povero Facci, fondano la loro economia sugli schiavi. Ci sarebbe stato da maramaldeggiare in lungo e in largo anche sui "cattolici ammazzati" dalla Cina, ma mi sono limitato a sottolineare la singolare coincidenza tra gli interessi "umanitari" di Facci e la sua smaccata partigianeria. Ho fatto solo notare che non ho mai letto un appello di Facci per le popolazioni sfasciate dalle guerre "approvate" a Washington. Nemmeno per l'invasione della Somalia da parte dell'esercito della dittatura etiope.

Il commento non è piaciuto e il povero Facci si è irritato, ma forse fa parte del gioco indignarsi quando qualcuno appare a chiedere conto di certe contraddizioni.

Ma senti questa testa di cazzo.
Io non dimentico niente, idiota, almeno fatti una ricerchina su internet prima di riempirti la bocca col mio nome. Sono così dimentico che sono favorevole al boicottaggio delle Olimpiadi e a che sia reato l'acquisto di beni prodotti nei laogai.
Dopodichè questo è un post sull'Italia e sul Dalai Lama e sul Tibet, benaltrista dei miei coglioni. Quando ci sarà il problema di un rifiugiato somalo che nessuno vuole incontrare vedremo che fare.
Testa di cazzo.

Ovviamente Facci non saprebbe indicare un solo prodotto cinese made in Laogai, ovviamente il problema dei somali perseguitati non è quello di farsi ricevere dal nostro parlamento; ovviamente se arrivasse un somalo con intenzioni del genere, Facci si indignerebbe perchè il governo parla con un "terrorista" e pure islamico. Sorvolo volutamente sull'esibita educazione.

I miei tentativi di postare una replica non hanno avuto successo, al povero Facci piace avere l'ultima parola e dopo aver espresso i profondi concetti qui sopra ha deciso di non far passare la mia risposta. Poco male, lo sapevo da prima che la truppa dei berluscoidi preferisce suonarsela e cantarsela da soli come nemmeno il governo cinese. Sapevo anche che tipi del genere esibiscono questo livello d'educazione al dibattito, devono produrre fragore per affermare le loro ridicole verità. Quando il fragore non basta, i liberali a gettone fanno scattare la censura.

Sono gli stessi che fanno i garantisti con gli amici di Berlusconi e i giustizialisti con gli sfigati, ormai sono talmente visti che basta osservarne uno per vederli tutti. Filippo Facci non è il diavolo, così come non lo è il povero Giannino, e ha ancora tutta la vita davanti, sono sicuro che saprà regalarci tanti altri momenti di divertimento mentre affronta sprezzante i cattivi nemici del padrone brandendo la parola libertà come una spranga.

Nel 2000 ci chiedevamo (ad un incontro pubblico-accademico) se la scelta del necessario "nemico" sarebbe caduto sull'Islam o sulla Cina, nel 2002 allo stesso appuntamento concludemmo che il Feroce Saladino non era abbastanza robusto e che solo la Cina aveva le caratteristiche giuste. Non era difficile conoscendo il comportamento stereotipato e le modalità che ispirano l'azione politica dei sedicenti liberal-liberisti, così innamorati della libertà da prenderla a schiaffi tutti i giorni.
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giovedì, 22 novembre 2007

Come vanno le cose in Iraq

Vi ricordate la guerra in Iraq?

C'è ancora, anche se in Italia non se ne parla proprio, così come c'è ancora la guerra in Afghanistan (a soli sei anni dall'invasione), così come c'è ancora in Somalia che è diventata l'emergenza umanitaria principale sul pianeta, anche se non interessa a nessuno. In Somalia va incomparabilmente peggio che in Iraq e la situazione umanitaria è peggiore di quella del Darfur, ma sembra proprio che ci sia l'ordine di ignorare la guerra in Somalia.

capuozzo_RomaLive_tn Un articolo del New York Times nel quale si dava conto di un calo della violenza in Iraq è bastato a ridare voce agli sfrontati sostenitori della guerra. Uno dei primi a farsi vivo è stato il povero Tony Capuozzo, entusiasta nella parte di chi pronuncia il "cosa vi avevo detto io?", capace persino di parlare di "vittoria" di questa guerra da parte degli Usa.

Hanno fatto un deserto e ora lo chiamano pace, Baghdad è una enorme prigione nella quale le diverse comunità vivono recluse e separate, in tutto il paese manca l'acqua e l'energia elettrica, ci sono quasi cinque milioni di iracheni profughi, un milione di morti, dai tre ai quattro milioni sono stati feriti... e c'è qualcuno che ha la faccia di parlare di vittoria.

La situazione in Iraq non è "buona", è semplicemente evoluta da tragica a pessima dopo che le fazioni saudite hanno ripudiato al Qaeda per via dei suoi eccessi sanguinari. Al Qaeda che nel paese iracheno, giova ricordarlo, è entrata al seguito delle truppe americane e non viceversa.

Una guerra costata per parte americana qualche migliaio di vite tra soldati e mercenari, ma soprattutto una cifra incredibile in dollari. Si parla di costi diretti ed indiretti per tremila milardi di dollari (3.000.000.000.000 tre milioni di milioni) contro un preventivo iniziale di cinquanta (50.000.000.000). Il fatto che negli ultimi mesi la violenza sia calata dipende esclusivamente dal calo degli attacchi-bomba; da una svolta strategica della resistenza quindi, non certo dall'efficacia delle ultime mosse americane.

A Baghdad ogni giorno si trova un centinaio di corpi di assassinati, non esiste un solo quartiere "sicuro" per gli americani, così come non esistono strade sicure per loro e ce ne sono ben poche per gli stessi iracheni. Se un iracheno su sei (1 ogni 6) ha dovuto abbandonare la propria casa e fuggire, non ci può essere dubbio alcuno sulla magnitudo della devastazione.

Tutto questo è accaduto, formalmente, perchè bisognava togliere ad un dittatore cattivo le terribili armi che non aveva. Tutto questo nonostante ormai si sia saputo che Saddam avrebbe acconsentito all'esilio in cambio di soldi (molti meno di quelli profusi nella guerra e poi guadagnati dagli amici della famiglia Bush).

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Un paese devastato, oltre un milione di morti per un vile guadagno monetario. Questa guerra non può essere vinta perchè i suoi presupposti erano falsi ed illegali, perchè gli Usa hanno esercitato sul popolo iracheno una violenza che non era assolutamente necessaria e perchè nel farlo hanno infranto le convenzioni di guerra, quelle sui diritti umani, sulla tortura e sull'impiego di armi di distruzione di massa (cluster e bombe chimiche). Quale iracheno potrà mai ringraziare sinceramente Bush e i Capuozzo?

Anche qualora, in un lontano futuro, l'Iraq diventasse un tranquillo vassallo della potenza americana, nessun occidentale potrà mai dire che questa guerra sia stata "vinta"; anche se ci toccherà ascoltare e riascoltare i Capuozzo che ci spiegano che in Iraq va benissimo e che noi non vogliamo vedere la realtà perchè siamo accecati dall'ideologia.

L'ho sentito affermare che non si darebbe la "buona notizia" irachena per non dare ragione a Washington. Se fosse vero, vorrebbe dire che i cattivissimi comunisti nascondono il conflitto in Somalia per occultare le ragioni ed i successi di Washington...direi che l'ipotesi sia del tutto inconsistente.

Per gente come Capuozzo i cattivi stanno in Siria, che ha accolto oltre un milione di iracheni in fuga (con un aumento del 10% della sua popolazione), non a Washington dove di profughi iracheni ne hanno accolti solo cinquecento.

Per i Capuozzo, i mille iracheni al mese che tornano sono il segnale della vittoria, non sono il risultato dei modesti incentivi economici stanziati dal governo iracheno, che ora attraggono quanti in esilio sono finiti in povertà o, soprattutto, quanti sono allontanati dalla Siria che ha introdotto il visto per gli iracheni al fine di limitarne il numero; decisamente troppo abbondante per le strutture siriane. In Siria ormai ci sono intere città a maggioranza irachena e comincia ad esserci qualche problema tra residenti ed immigrati.
Questo senza contare che i "mille iracheni al giorno" che ritornano, dimostrano semma che perchè ritornino tutti a casa, ai ritmi attuali, ci vorranno oltre dieci anni. Non proprio un dato entusiasmante.

Immaginate se l'Italia avesse accolto cinque milioni di ex-jugoslavi ai tempi della guerra in Kosovo, l'ultima guerra che i Capuozzo hanno "vinto" dalle noste parti; anche quella una partita che deve ancora essere chiusa.

Nessun paese devastato per volere di Washington ha conosciuto meno di un'ecatombe, dall'Afghanistan invaso per primo, fino all'Iraq e alla Somalia, i risultati parlano della distruzione completa delle infrastrutture del paese, stragi, torture, milioni di profughi e tenore di vita caduto a zero anche dove era poco più di niente. Nella colonna delle positività non c'è nulla, non un'infrastruttura utile ai popoli "liberati", non un governo indipendente e democratico. Gli americani in quella colonna possono metterci solo la testa di Saddam e la devozione di qualche Capuozzo.

Tutto ha un prezzo, ma queste ultime due sono state decisamente pagate troppo.
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venerdì, 16 novembre 2007

A Bologna solo cazzi amari


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Pietra dell'ultimo scandalo bolognese sono i cazzetti di cioccolato che vedete nella foto. La signora che li vende (e che li vende da anni) è stata multata per aver esposto prodotti indecenti, per "offesa al pubblico pudore. Per farle la multa si sono scomodati addirittura due assessori.

Per avere un'idea della cifra demente che ha assunto la politica locale, bastano le dichiarazioni dei componenti della giunta Cofferati sul caso:

Maria Cristina Santandrea
(assessore al Commercio):
"Iniziativa odiosa, io queste persone le denuncio. Non esiste che si vendano oggetti pornografici in una rassegna dedicata ai bambini". "Sia chiaro, non voglio passare per bacchettona..." (tranquilla, ormai è fatta).
"Non posso tollerare che si faccia ironia con oggetti pornografici a scopo di lucro."

Libero Mancuso (assessore agli Affari Istituzionali):
"Queste cose sono assolutamente sconce, pornografiche, vanno esposte nei sexy shop"....
"Il Cioccoshow è un mercato di paese, non un mercato di membri".
"Dopo la chiamata di Santandrea ho avvisato la Questura (ndr sticazzi...) e il comandante dei vigili urbani e sono andato anche io a vedere questi oggetti. Molti erano scandalizzati. Si sa, viviamo in un'epoca di perbenismo vittoriano che io non sempre condivido. Ma non si può esporre certe cose in Piazza Maggiore"

Angelo Guglielmi (assessore alla Cultura):
"...deve essere chiaro che l'immoralità non sta nell'esibizione di un membro maschile di cioccolato, ma nella furbizia di attirare l'attenzione con l'erotismo."

Guglielmi vede un reato in uno dei principali pilastri della pubblicità, sono anni che l'erotismo è usato per vendere, ovunque e in maniera massiccia e ossessiva. Mancuso si è dimenticato di chiamare i Carabinieri e i Pompieri, ma si è dimenticato anche che Piazza Maggiore è il luogo pubblico per eccellenza.
Mancuso deve essere una persona molto distratta, il -moralismo vittoriano- l'ha visto solo lui; sono anni che in televisione ci sono solo tette e culi, storie di corna e di festini con droga e puttane e nel bel mezzo di un'Italia che sembra fatta solo di veline disposte a tutto e di vecchi papponi che ballano attorno a grandi ladri.. e lui tira fuori il moralismo vittoriano...

A questo punto poteva anche proporre di vendere i cazzetti di cioccolato in farmacia; forse Mancuso non lo sa, ma i vibratori ora li vendono anche in farmacia e prossimamente nei supermercati.

I cazzetti hanno attirato l'attenzione, pare, perchè la pasticcera li ha chiamati "Rocco", come il noto attore hard Siffredi, da qui forse l'intuizione che ha fatto scattare la boutade contro la pornografia.

La signora, inoltre, ha un vasto catalogo di produzioni che richiamano all'erotismo e alla sessualità e sono già tre anni che lo espone alla fiera del cioccolato. Cazzini e cazzoni di cioccolato compresi, che l'anno scorso hanno fatto da sfondo proprio ad un convegno nel quale l'assessore Santandrea discettava di come riconoscere le qualità d'amante di un uomo dal modo con il quale mangia il cioccolato.

A Bologna siamo messi così, inutile aspettarsi un livello diverso dalla squadra del sindaco. A Bologna la politica è ormai robaccia di questo livello; ogni mattina il primo fesso che si alza se la prende con il primo che capità e si erge a "tutore della legalità", rimediando il più delle volte queste figure barbine e massacrando l'immagine della città; oltre a certe particolari ghiandole dei bolognesi e delle bolognesi.

Siamo messi così. Ci meritiamo tutto, certo, ma speravo che almeno la guerra ai cazzi di cioccolato ci fosse risparmiata.

Nota in appendice: la settimana scorsa quasi il 20% dei negozi del centro ispezionati è stato scoperto ad impiegare lavoratori in nero. Nell'occasione silenzio di tomba dai media e dichiarazioni felpate dalle parti del sindaco; a questo giro invece paginate e paginate, con tutti che spintonano per dire la loro su una stronzata del genere. Chi può si faccia i suoi conti.
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categoria: trash, bologna, repressione, decultura


lunedì, 12 novembre 2007

Amato e Manganelli devono dimettersi

 Aggiornamento-vergogna:

Ormai è passato un giorno e l'agente è finalmente stato iscritto nel registro degli indagati per l'ipotesi di "omicidio colposo".

Una discreta vergogna, vista la dinamica dei fatti è facilmente dimostrabile la volontarietà dell'atto di mirare all'auto e di centrarla, assumendo in questo caso la responsabilità di ammazzare qualcuno. Si chiama -dolo eventuale- e riconduce ad ipotesi di -omicidio volontario- o -preterintenzionale- che si portano dietro, ovviamente, pene più severe. Non c'è notizia, tra l'altro, della contestazione di alcuna aggravante, il che porta a ritenere che si voglia proteggere l'agente ed il buon nome della polizia, più che indirizzare le indagini verso la verità.

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Ormai è chiaro che nella mattinata di ieri polizia e Ministero dell'Interno hanno perso ore preziose per cercare di coprire un omicidio commesso da un poliziotto.

Altrettanto chiaro è che il ritardo e la confusione volutamente creata sull'omicidio abbiano poi influito peantemente sul resto degli avvenimenti della giornata. Senso delle istituzioni e senso di responsabilità vorrebbero che i due responsabili di quanto accaduto presentassero immediatamente le dimissioni, e che il governo le accogliesse senza battere ciglio.

Difficilmente andrà così, dimostrandoci ancora una volta la distanza che separa il nostro paese, le nostre istituzioni e la nostra classe politica dalla civiltà.

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sabato, 10 novembre 2007

Mazzucco, Chiesa & Blondet; scontro tra titani.


Il complottismo italiano implode. Giulietto Chiesa si è accorto, alla buon'ora, che Blondet è un estremista cattolico e gli ha dato del fascista, dell'infiltrato e del provocatore. Blondet querela e scrive due infuocati post con il sangue agli occhi (mettendo anche la foto di un bambino squartato, accompagnata da due righe che dicono che :è una bufala, ma va bene lo stesso), a seguire interviene Mazzucco che con Blondet si è sempre trovato bene.

Volano gli stracci.

Chi sia interessato può seguire la rissa partendo da qui, qui e qui.

Mazzucco la mette sul piano "l'importante è quello che dice, non quello che è" (nel caso, un fascista) e spiega che non è un infiltrato spedito da Mentana.

Il problema di Blondet però non è solo nell'orientamento politico, ma soprattutto il fatto che sia uno dei più fantasiosi scrittori italiani. Peccato solo per le sue ossessioni religiose e per i discorsetti da razzista in orbace, se si dava al Fantasy invece che alla militonza destroide avrebbe probabilmente sfondato. Mitiche le -nubi piroclastiche- che secondo lui sarebbero state eruttate dalle torri.

Discutere di Blondet e delle sue inclinazioni ha poco senso, così come ha poco senso discutere sull'attendibilità di Chiesa e di Mazzucco, non resta che prendere nota della disintegrazione di questa arlecchinosa compagnia di giro che per un po' ci ha divertito con una bella valanga di stronzate.
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venerdì, 02 novembre 2007

Dei delitti della Chiesa contro la cartografia.


Il nostro paese è stato la culla della civiltà romana, la quale ha lasciato a noi posteri migliaia e migliaia di tracce della sua cultura e delle sue realizzazioni. Della civiltà romana conosciamo quasi tutto, poiché ci sono pervenute testimonianze scritte, scolpite e dipinte, ogni genere d’oggetti e perché ancora oggi in molte delle nostre città permangono numerose realizzazioni architettoniche in grado di dimostrarne le grande capacità tecniche e organizzative.

 Stupisce quindi che tra questa massa di reperti e testimonianze manchino completamente esempi di cartografia romana. Esiste una sola “carta geografica” romana che ci è stata tramandata ed è la celebre Tavola Peutingeriana. Si tratta di una riproduzione sintetica dello stradario imperiale romano, riprodotto in una tavola rettangolare costituita da diversi fogli realizzati o ricostruiti in epoche diverse.

Uno stupore che si rafforza considerando che le conoscenze all’epoca della Roma imperiale erano sicuramente all’altezza della redazione di carte geografiche, ma anche considerando come la stessa burocrazia imperiale prevedesse l’impiego delle mappe. Un popolo capace di portare le sue conquiste fino alla Gran Bretagna e alla Spagna da un lato e fino al Medioriente e all’Africa dall’altro, doveva necessariamente possedere una rappresentazione delle terre conquistate e da conquistare. Una convinzione rafforzata dal fatto per il quale la cartografia greca, della quale invece ci sono pervenuti alcuni esempi, aveva già sviluppato tecniche cartografiche che non potevano essere state abbandonate o misconosciute dai romani.

Già nel III secolo a.c. Eratostene era stato in grado di dimostrare, calcoli alla mano, la sfericità della Terra e di produrre carte con meridiani e paralleli, oltre a calcolare con discreta precisione il meridiano terrestre e quindi la dimensione della Terra. Già Omero diceva che la Terra " Intorno al polo ella si gira". Greci e romani inoltre possedevano ed utilizzavano inoltre portolani molto accurati per la navigazione; strumenti che dimostrano una conoscenza molto approfondita delle coste, non solo di quelle mediterranee. C’è da credere che i romani riconoscessero una grande importanza alle mappe, visto che alla fondazione di una città prescrivevano la redazione di una mappa dei dintorni in triplice copia; una in pietra, una in bronzo e una su lino per gli archivi imperiali. Queste ed altre mappe non ci sono però pervenute.

Questa è una ricostruzione della mappa di Eratostene del mondo allora conosciuto:

800px-Carta_EratosteneAltri greci, Strabone e Posidonio, produssero mappe simili, ma già le descrizioni di Erodoto
( 484 a.C. ca. - 425 a.C. ca.) si avvicinavano molto al prodotto di Eratostene, in alcune parti erano addirittura più accurate.

Se andate con la mente ai trascorsi scolastici non troverete tracce della cartografia romana e pochissime di quella greca; lo stesso se cercherete in rete o nelle biblioteche materiali in relazione alla cartografia romana. La cosa avrebbe un che di misterioso, ancora di più considerando che non più tardi di mezzo secolo fa il regime fascista non perdeva occasione per magnificare la civiltà romana e le sue conquiste; ma niente carte geografiche. In una maniera o nell’altra ci si aspetterebbe che il tema sia stato dibattuto, che i romani fossero bravi cartografi o che abbiano retto un impero senza neppure sapere disegnare una carta, nell’enorme mole di studi sulla romanità qualcosa dovrebbe essere emerso a proposito della cartografia romana.

 Sembrerebbe quasi che l’incapacità cartografica della Roma imperiale sia data per scontata da tutti gli studiosi e passata sottotraccia con indifferenza, nei programmi scolastici come nelle discussioni più dotte. Un bel mistero che però non è tale.

 Tutta la cartografia romana è stata distrutta scientemente per volere della chiesa cattolica. Anche la cartografia degli imperi centro e sudamericani è andata distrutta allo stesso modo dallo zelo dei preti cattolici; lo stesso  Hernan Cortés nel 1520, descrivendo all’imperatore Carlo V un colloquio che aveva avuto con il re Montezuma, raccontava di come Montezuma gli fece avere in pochissimo tempo una carta della costa dipinta su stoffa. In seguito, nel 1526, gli inviati di Tabasco e Xicalango redassero per Cortés una carta dell’intera regione “con la quale io ritenni che mi potevo tranquillamente spostare per la gran parte di essa”. Le culture antiche messicane che gli Aztechi ereditarono dai predecessori Maya e Toltechi, erano molto sviluppate quando gli Spagnoli arrivarono. Le mappe erano disegnate con facilità tale da poter essere usate anche da stranieri.

  Secondo la  testimonianza dei conquistatore questo era il livello raggiunto dalla cartografia locale, testimonianza che allo stesso tempo ci rivela l’effetto della furia distruttrice dei preti cattolici, visto che ad oggi ci sono state tramandate solo due carte geografiche antecedenti al loro arrivo nelle americhe. Non per niente è del 1633 il processo a Galileo Galilei, istituito per difendere la concezione tolemaica che voleva la terra al centro dell'universo.

Questo nonostante più cento anni prima Francesco Rosselli avesse già disegnato una mappa straordinariamente moderna e accurata, frutto delle osservazioni e dei rilievi riportati dai grandi navigatori, per non parlare ovviamente dei lavori di Copernico (1473-1543). Se nel 1492 Rosselli disegnava ancora una mappa biblicamente compatibile, sedici anni dopo nel 1508 incise questa, che non è di certo la rappresentazione del pianeta bibilico. Cento anni di navigazioni ed esplorazioni e calcoli dopo, nel 1633, la Chiesa condannava Galilei con l'accusa di blasfemo eliocentrismo.

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Oltre 1500 anni di oscurantismo doloso. Per questo motivo non abbiamo testimonianza della cartografia romana e per questo motivo l’argomento è essenzialmente tabù; visto che parlarne significherebbe mettere all’indice l’oscurantismo clericale.

 La chiesa cattolica si è accanita contro la cartografia semplicemente perché il mondo che rappresentava non era coerente con la narrazione biblica e con l’idea di mondo che da essa era stata derivata dai sapienti teologi cattolici, così come si accanì contro Galileo. Fino al rinascimento della cartografia in Europa, successivo al quindicesimo secolo e alle grandi esplorazioni, per i cattolici timorati di Dio la mappa del mondo doveva essere quella del modello detto di “Mappa a T”, ove una T divideva il mondo in tre sezioni: Asia, Europa e Africa. Mappe che comprendevano anche il Paradiso, che stava ad Est determinando così il loro orientamento ad Est.


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Di tutti i cartografi passati, la Chiesa sposò e diffuse le idee di Tolomeo, non fu un caso. Tolomeo proponeva una terra molto simile a quella degli altri filosofi greci, sottovalutandone moltissimo la dimensione (dettaglio non senza conseguenze pratiche), ma diversamente da altri la piazzava al centro del sistema solare coerentemente con la Bibbia. Ma la Chiesa prese da Tolomeo solo le conclusioni astronomiche, anche la cartografia tolemaica venne scartata in favore di un altro genere di carte "geografiche". Carte false ed inutili come queste sopra, mappe che la Chiesa sapeva esser false ed inutili, ma teologicamente compatibili con la narrazione dei padri della cristianità. Le uniche mappe utilizzabili senza incorrere nell'accusa di eresia e nelle relative sanzioni; che potevano anche prevedere la morte.


Mentre l’Europa giaceva conservata nell’ignoranza dallo zelo distruttore dei cattolici, che fecero della distruzione del sapere o della sua gelosa custodia una vera e propria missione, nel resto del mondo altre civiltà continuarono ad usare cartografie “moderne” almeno quanto quelle greche. Non solo gli americani, ma anche arabi e cinesi disegnavano ed utilizzavano mappe molto diverse dalla Mappa a T raccomandata dai pontefici; non stupisce quindi che i marinai europei utilizzassero quasi clandestinamente mappe e portolani eterodossi, spesso di provenienza orientale; non potevano certo navigare guidati dai versetti della Bibbia. Questa sotto è una mappa che descrive lo stato dell'arte cartografica "cristiana" consentita nel tredicesimo secolo, quando l'importanza politica di Geresulamme ne fece il centro dell'imago mundi ufficiale.

figura 3Nel proclamare l'excusatio della chiesa nei confronti del povero Galileo Galileli, nell'istituirne un processo di riabilitazione, Giovanni Paolo II ha dimenticato di scusarsi per l'opera distruttrice e oscurantista praticata per secoli dalla chiesa cattolica nei confronti di intere branche del sapere umano. Cartografia ed astronomia furono tra le vittime più illustri, ma nessuno può veramente sapere quanto sapere e quanti documenti siano stati cancellati dagli uomini in nero preposti dal soglio di Pietro a conservare nell'ignoranza l'intero Occidente. Un'opera che la nostra storiografia tende a sorvolare in poche righe e per la quale nessun alto prelato ha ancora chiesto scusa.

Il potenziale negazionista delle religioni nei confronti della scienza non è esclusivamente cattolico, ma solo ai cattolici sembra essere riuscita la censura integrale su intere branche del sapere scientifico per millecinquecento anni. Un'azione da temere anche oggi, visto che le gerarchie cristiane sembrano rifiutare l'evoluzionismo, una discreta parte della moderna medicina e visto che sono ancora a disagio nell'accettare le conclusioni dell'astronomia.

Nonostante questo i prelati vengono regolarmente interpellati su temi scientifici; hanno diritto di tribuna e per un singolare privilegio possono contestare i risultati della scienza moderna senza fornire alcuna dimostrazione scientifica. Spesso le convinzioni di qualche alto prelato vengono presentate alle opinioni pubbliche e messe sullo stesso piano dei risultati ottenuti dagli scienziati; a volte alla sua parola viene data più importanza che alle stesse evidenze scientifiche. Ancora oggi i media ed il potere sostengono l'opera degli uomini in nero, impegnati stoicamente a negare al genere umano la conoscenza che mette in discussione i loro dogmi di fede.





 

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Halloween, la festa di Lolita

 

18532Bei tempi quando ad Halloween i bambini americani si accontentavano di infilarsi in testa un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi e le bambine erano contente con un cappello da strega. Oggi Halloween è una festa che vale cinque miliardi di dollari di vendite e le cose sono cambiate sensibilmente.

Ben pochi ormai ritagliano il guscio delle zucche e ci mettono dentro la candela, preferendo acquistare zucche hi-tech capaci di effetti speciali, luci e suoni e vibrazioni e tutto quello che può venire in mente, fino alle zucche che si muovono per casa. La mercificazione della festa (marcificazione?) ha però avuto altri effetti collaterali da non sottovalutare.

Quest'anno le mamme americane sono in imbarazzo a causa dei desideri delle loro figlie. Mentre infatti i maschietti si accontentano di costumi marziali e horror, le femminucce sembrano aver raccolto il richiamo del mercato e propendere per costumi decisamente sexy. Un fenomeno che è scoppiato un paio d'anni fa all'interno del mercato dei costumi per adulti, ma che ora ha tracimato decisamente nel campo degli adoloscenti.

Le mamme si sono trovate impreparate ed incredule, anche le figlie di famiglie che controllano attentamente il consumo televisivo dei pargoli, anche le figlie delle famiglie cristiane più devote, quest'anno chiedono di vestirsi all'ultima moda. Moda che a ben vedere ricorda lo stile delle passeggiatrici e delle sex-worker di ogni latitudine: poca parte del corpo coperta, calze supersexy e scarpe da dominatrice sado-maso; queste sembrano le linee-guida delle grandi aziende che hanno in pugno il florido mercato dei costumi per Halloween. Un fenomeno, quello della sessualizzazione delle pre-adoloscenti da parte dell'immaginario pubblicitario, che da tempo è pompato dai geniali creativi pubblicitari e dai guru del marketing. In realtà lo stile è quello denominato Gothic Lolita, in auge in Giappone e da lì diffuso nelle comunità manganoidi globali, influenzando infine anche le le eroine dei fumetti di produzione occidentale. L'emergere di una produzione fumettistica "for girls" e il suo successo, ha proposto negli ultimi anni fiere giovinette vestite con molta malizia e poco tessuto anche per le più piccole.

Il costume nella foto è solo uno della vasta collezione che fa girare la testa alle piccole americane ( si parla della fascia dagli 11 ai 14 anni, detta preteeen) e le scatole ai loro genitori, che di fronte al desiderio prepotente delle figlie per ora rispondono in massa con sonori no.

Non si limitano a quello le mamme americane, così tiene banco il dibattito tra quanti non vorrebbero vedere le loro figlie andare alla festa vestite da puttane e i difensori della libertà del mercato che invece dicono che tutto va bene fino a che l'economia gira e il fatturato aumenta. Per gli osservatori dei costumi nostrani non resta che prendere nota e vedere quanto ci metterà il fenomeno dei sexy-costumi per lolite impuberi a sbarcare da noi.

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