Mukesh Ambani, a capo di un agglomerato che comprende industrie tessili, chimiche e molto altro, ha sorpassato di slancio il messicano Carlos Slim Helu (boss della telefonia) che era appena riuscito nell'impresa di scalzare Bill Gates. le sue Reliance Industries Ltd, Reliance Petroleum Ltd e Reliance Industrial Infrastructure Ltd hanno superato l'enorme valore di sessantatre miliardi di dollari.
Bei tempi quando ad Halloween i bambini americani si accontentavano di infilarsi in testa un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi e le bambine erano contente con un cappello da strega. Oggi Halloween è una festa che vale cinque miliardi di dollari di vendite e le cose sono cambiate sensibilmente.
Ben pochi ormai ritagliano il guscio delle zucche e ci mettono dentro la candela, preferendo acquistare zucche hi-tech capaci di effetti speciali, luci e suoni e vibrazioni e tutto quello che può venire in mente, fino alle zucche che si muovono per casa. La mercificazione della festa (marcificazione?) ha però avuto altri effetti collaterali da non sottovalutare.
Quest'anno le mamme americane sono in imbarazzo a causa dei desideri delle loro figlie. Mentre infatti i maschietti si accontentano di costumi marziali e horror, le femminucce sembrano aver raccolto il richiamo del mercato e propendere per costumi decisamente sexy. Un fenomeno che è scoppiato un paio d'anni fa all'interno del mercato dei costumi per adulti, ma che ora ha tracimato decisamente nel campo degli adoloscenti.
Le mamme si sono trovate impreparate ed incredule, anche le figlie di famiglie che controllano attentamente il consumo televisivo dei pargoli, anche le figlie delle famiglie cristiane più devote, quest'anno chiedono di vestirsi all'ultima moda. Moda che a ben vedere ricorda lo stile delle passeggiatrici e delle sex-worker di ogni latitudine: poca parte del corpo coperta, calze supersexy e scarpe da dominatrice sado-maso; queste sembrano le linee-guida delle grandi aziende che hanno in pugno il florido mercato dei costumi per Halloween. Un fenomeno, quello della sessualizzazione delle pre-adoloscenti da parte dell'immaginario pubblicitario, che da tempo è pompato dai geniali creativi pubblicitari e dai guru del marketing. In realtà lo stile è quello denominato Gothic Lolita, in auge in Giappone e da lì diffuso nelle comunità manganoidi globali, influenzando infine anche le le eroine dei fumetti di produzione occidentale. L'emergere di una produzione fumettistica "for girls" e il suo successo, ha proposto negli ultimi anni fiere giovinette vestite con molta malizia e poco tessuto anche per le più piccole.
Il costume nella foto è solo uno della vasta collezione che fa girare la testa alle piccole americane ( si parla della fascia dagli 11 ai 14 anni, detta preteeen) e le scatole ai loro genitori, che di fronte al desiderio prepotente delle figlie per ora rispondono in massa con sonori no.
Non si limitano a quello le mamme americane, così tiene banco il dibattito tra quanti non vorrebbero vedere le loro figlie andare alla festa vestite da puttane e i difensori della libertà del mercato che invece dicono che tutto va bene fino a che l'economia gira e il fatturato aumenta. Per gli osservatori dei costumi nostrani non resta che prendere nota e vedere quanto ci metterà il fenomeno dei sexy-costumi per lolite impuberi a sbarcare da noi.
In Altrenotizie
Questa che segue è invece la versione lunga, più "politica", dalla lista Neurogreen
I sindacati italiani non sono corrotti
Cosa si può pensare di un potente sindacato che accetta in colpo solo di ridurre da 78 a 27 dollari orari il costo del lavoro, di vedere tagliato di oltre un terzo il monte-pensioni versato dagli stessi lavoratori e di accordarsi con la parte imprenditoriale per mandare a casa il 78% di quelli pagati 78 dollari?
Che cosa direste se allo stesso tempo a quel sindacato fossero affidati i restanti due terzi del monte-pensioni, al fine di costituire una Fondazione per dare la pensione e l’assicurazione sanitaria a centinaia di migliaia di lavoratori?
Negli Stati Uniti molti dicono che si tratta di un sindacato corrotto, che in cambio della gestione di una massa enorme di denaro, che ne farà un gigante della previdenza privata, ha venduto le vite passate, presenti e future delle persone che doveva proteggere.
Succede negli Stati Uniti, dove GM e Chrysler hanno concluso un accordo anche peggiore, nei dettagli, di quanto riassunto sopra. La creazione della fondazione, gestita dal sindacato UAW (United Auto Workers) ha liberato le due grandi corporation dal peso della previdenza e dell’assistenza sanitaria che avevano garantito ai propri dipendenti (che se le erano comunque pagate con una parte della retribuzione). Una liberazione ottenuta conferendo alla fondazione (Trust) solo i due terzi di una montagna di soldi che apparteneva ai lavoratori. Nell’accordo c’è anche finito il licenziamento di quasi tutti i dipendenti con retribuzioni ancora decenti e il consenso a che siano sostituiti con altri che saranno pagati un terzo dell’attuale retribuzione.
Il destino del Trust sindacale è già segnato, gli esempi passati raccontano che le VEBA (Voluntary Employee Beneficiary Association) affidate ai sindacati costano molto care ai dipendenti. Quelli di Detroit Diesel hanno visto fallire la propria nel 1993 e con questa svanire pensione e copertura sanitaria; Quelli di Caterpillar hanno dovuto triplicare i loro contributi per salvare l’avventura dei sindacalisti dal fallimento. Per effetto dell’accordo il costo dei dipendenti passati, presenti e futuri per GM diminuirà di botto in un solo anno del 20%; i dollari fino a qui accantonati dai lavoratori GM invece sono diminuti dalla sera alla mattina del 33%, gli stipendi dei nuovi assunti sono diminuiti del 66% rispetto a quelli di quanti saranno cacciati. Chi ci abbia guadagnato è evidente.
Un accordo incredibile, assolutamente dannoso per i lavoratori rappresentati, che cancella in un colpo solo i diritti, ma anche i crediti dei dipendenti verso le corporation. A santificare il furto hanno pure fatto un mezzo sciopero, il primo da decenni, dopo di che si sono seduti con la controparte e hanno firmato la spartizione delle spoglie dei lavoratori. Negli Stati Uniti lo sciopero ha destato sensazione, la truffa ai danni dei dipendenti nemmeno un po’, se ne è accorto solo chi ha visto Wall Street festeggiare. Purtroppo non sono solo cose da americani.
In Europa non va molto meglio, nella severa Germania ha destato scalpore sapere, qualche tempo fa, che i vertici dei sindacati dei metalmeccanici erano sollazzati dalla parte industriale con prostitute e regali; meno sensazione ha destato la loro collaborazione alla lenta erosione dei diritti dei lavoratori nella Germania riunificata. Pochi giorni fa è scoppiato uno scandalo anche in Francia, dove un’indagine ha scoperto che il MEDEF (la Confindustria francese) dispone di ingenti fondi neri che gli servono (tra l’altro) a corrompere i sindacalisti.
Il signor Gautier-Sauvagnac, presidente degli industriali metallurgici, si è dimesso dall’incarico dicendo di aver ereditato una serie di consuetudini radicate nel tempo, ha parlato chiaramente ai magistrati dell’impiego di quei fondi e si è chiamato fuori invocando il fatto che il malcostume fosse radicato e preesistente la sua gestione. I soldi servivano a “fluidificare” i rapporti con il sindacato, a dare posti di lavoro e cariche immeritate, pubblicità su bollettini sindacali e di seguito con la fantasia, sostenere associati in difficoltà, forse anche a “fluidificare” i politici.
Maryse Dumas (CGT) non ha commentato le dimissioni e nemmeno lo scandalo, dicendo che tradizionalmente il sindacato non commenta le vicende interne alle organizzazioni padronali. In Francia si discute della colpevolezza di Gautier-Sauvagnac e si sorvola su un quadro che vede sindacati e politici pesantemente sovvenzionati dalla parte industriale. Sovvenzioni che nel caso del MEDEF sono addirittura imponenti, se è vero che la giustizia francese ha scoperto fondi neri per seicento milioni di euro, milleduecento miliardi delle vecchie lire, non esattamente spiccioli.
Il bello è che Gautier-Sauvagnac ha continuato a frequentare i colloqui tra le parti sociali per conseguire la “modernizzazione” del mercato del lavoro tanto cara a Sarkozy ( a quel tavolo era presente come negoziatore per la confindustria francese) anche dopo l’imbarazzante rivelazione; ora farà altro. Probabilmente a quel tavolo, a decidere del destino dei lavoratori francesi, resteranno invece diverse persone “fluidificate” da Gautier-Sauvagnac e amici, ma questo in Francia non sembra preoccupare molti.
Ha del miracoloso che in Italia, paese con tassi di corruzione ben più elevati dei tre paesi citati in esempio, non si siano registrati casi di corruzione sindacale. Ancora più miracoloso se si osserva come i grandi sindacati italiani abbiano svenduto i diritti dei loro assistiti in misura anche maggiore dei colleghi tedeschi e francesi. Negli ultimi venti anni i sindacati hanno firmato solo documenti che hanno peggiorato la condizione di lavoratori e pensionati, o che hanno legalizzato forme di sfruttamento una volta guardate con orrore. Se i sindacati e i sindacalisti italiani non sono corrotti, vuol dire che non sono capaci, che non hanno voglia di lottare, o che si fanno prendere in giro da gente che molto più preparata.
Il sindacato italiano ha arretrato la sua linea di difesa dei lavoratori fino alla pensione, ha regalato anche il TFR alla speculazione, a patto di entrare nel grande gioco finanziario come l’UAW americana, ma ai sindacati italiani non è andata altrettanto bene; la grande maggioranza dei dipendenti non ha conferito il TFR alla tutela dei fondi parasindacali. Difende ormai solo le pensioni e i diritti residui di quelli che ormai sono chiamati con invidia i “garantiti”, i quali si vergognano e si sentono in colpa di fronte ai figli precari. Poveri contro poveri. Lo stipendio medio del lavoratore “garantito” garantisce solo una vita di stenti.
Non è un caso che per il sindacato italiano uno dei pilastri della politica necessaria a rimediare la precarizzazione, sia da individuare nella certezza di una pensione per i precari, per quanto misera possa essere. L’altro è l’ossessione spasmodica per ottenere dalla controparte padronale dei posti di lavoro, non importa a quali condizioni, non importa quanto mal retribuiti. Questo mentre allo stesso tempo trattano l’accompagnamento verso il nulla di milioni di lavoratori da sostituire con altri lavoratori più sfruttabili . I nostri sindacalisti non hanno voglia di spiegare con cosa camperanno precari e garantiti fino alla pensione, potendo contare solo su retribuzioni da fame. E non hanno nemmeno voglia di spiegare come abbiano potuto acconsentire alla demolizione delle conquiste del movimento dei lavoratori, costate sangue e repressioni durissime: Non ne hanno voglia e non glielo chiede nessuno, non devono rendere conto a nessuno.
La cifra dei nostri sindacalisti è nella loro ricetta per il paese: bisogna lavorare di più, far crescere le imprese che poi pagheranno di più, forse, e saranno vacche grasse per i lavoratori. Sono venti anni che raccontano questa favola, le imprese hanno già guadagnato cifre immense e i dipendenti guadagnano sempre di meno; nell’era Berlusconi le imprese hanno anche potuto godere della fiesta della fiscalità, nemmeno un’unghia di quelle vacche grasse è finita nelle tasche dei dipendenti.
I leader dei sindacati italiani hanno dato diritti e soldi dei lavoratori alla controparte imprenditoriale, ottenendo in cambio promesse e inviti nei luoghi dove si conta e si decide. Uno dei profeti del liberismo lo ha ripetuto anche pochi giorni fa: “La sinistra abbracciando il liberismo avrebbe accesso alla classe dirigente globalizzata”, mentre cercava di tentare i rimasugli della sinistra italiana. Gran parte del personale politico della sinistra ha già trovato albergo nella capace casa padronale, una migrazione cominciata con il collasso della casa comunista e terminata da (im)prenditori tra gli imprenditori
Non sarà corruzione venale, ma lo è sicuramente dal punto di vista morale, essendo chiaro il tradimento degli interessi dei rappresentati; i non-corrotti sindacati italiani hanno difeso i propri assistiti peggio dei corrotti colleghi francesi e tedeschi, trasfigurando completamente il senso del loro mandato e della stessa funzione sindacale. Il rimedio -non- risiede certamente nell’indebolimento della funzione sindacale, ma sta nelle mani dei lavoratori, che hanno la responsabilità di resuscitare la dimensione di protezione sociale e rivendicativa del sindacato, cominciando con il pensionare l’attuale dirigenza ormai compromessa.
Una notizia pubblicata ieri dal New York Times, ma che non c'è da nessuna parte in rete in italiano. Le autorità di frontiera hanno arrestato un italiano in procinto di entrare in Svizzera con un assegno da cinquecento milioni di dollari ($ 500.000.000 ) non dichiarato. Il Nyt dice che sarebbe un dipendente di una multinazionale: "Italian authorities said Thursday that they had arrested a man who was trying to leave the country on his way to Switzerland with a check made out for $500 million. The man, identified only as an Italian national, worked for a multinational company...".
Notizia che però non è stata ripresa da nessuno, se non dall'AGI; $ 500 milioni sono comunque trecentocinquanta milioni di Euro, tra i settecento e i mille miliardi di lire (a seconda del riferimento in $ o in €).
Qual'è la multinazionale?
Perchè sposta montagne di soldi in maniera illegale?
Pochi atti potrebbero essere più offensivi per i paesi arabi della nomina di Tony Blair ad inviato speciale per il Medioriente. Una carica assolutamente pleonastica, visto che "l'inviato" non è altri che la testa di legno del famoso quartetto incaricato formalmente di sovrintendere al processo di pace tra Israele e palestinesi che è di fatto fallito proprio per l'impegno e le azioni dei paesi dello stesso quartetto; non si è mai visto, infatti, che a mediare una pace siano gli alleati di uno dei contendenti o un suo alleato impegnato in guerra nei pressi. Per chi poi coltivasse qualche speranza nell'impredicibile, può bastare sapere che il recente colpo di stato di Fatah è stato sollecitato ed armato proprio da quelli che "gestiscono" i colloqui, per capire che siamo alla totale ipocrisia che declina al trash.
In realtà l'Occidente si sta allineando ad uno stile che offenderà i paesi arabi molto di più di quanto non possa fare la nomina di Blair. Qualche genio della comunicazione politica deve aver spiegato ai concorrenti democratici alla nomination presidenziale che agli americani non fa piacere sentirsi colpevoli. Qualche altro avrà pensato invece alla maniera di sfuggire al fuoco di sbarramento dei repubblicani, che rispondono con accuse (infondate logicamente) di "tradimento dei nostri ragazzi" ad ogni critica relativa alla guerra in Iraq. Fatto sta che la new wave della comunicazione politica americana (non solo tra i democratici) è quella di accusare gli iracheni del fallimento dell'invasione americana.
"Abbiamo dato al popolo iracheno la possibilità di avere la libertà, di controllare il proprio paese. Sta a loro decidere se vogliono cogliere questa possibilità oppure no". (Hillary Clinton)
"Stiamo spendendo due miliardi di dollari a settimana, otto miliardi al mese, oltre quattrocento miliardi negli ultimi quattro anni. Ora loro devono assumersi la responsabilità del loro futuro" (Chris Dodd)
"Dobbiamo localizzare la responsabilità per il futuro dell'Iraq esattamente nelle mani di chi appartiene, quelle degli iracheni. Non possiamo salvare gli iracheni da loro stessi" (Carl Levin)
"Dovremmo lasciare gli arabi al loro destino e smettere di aiutarli" (Edward Luttwak -nella foto mentre dispensa lezioni- dal forum del famigerato Aspen Institute)
Siamo quindi al paradosso per il quale, dopo aver invaso l'Iraq, dopo un milione di morti, dopo le torture, dopo le bugie, dopo gli scandali e le truffe, dopo aver progettato una occupazione pluridecennale del paese, adesso gli americani accusano gli iracheni per il fallimento dei loro piani.
Immaginate di essere un iracheno per un attimo: vedete attorno a voi la distruzione, buona parte dei vostri compatrioti è in fuga e vive la condizione di profugo (il 15% della popolazione), quasi il 5% di loro è morto a causa dell'invasione (un milione di morti, senza contare la Guerra del Golfo), un altro 20% è rimasto ferito. Avete visto che l'occupante ha sparato sulle manifestazioni pacifiche, chiuso i giornali che non controlla, praticato la tortura, distrutto tutte le infrastrutture del paese e consegnato quel che resta all'anarchia perchè, nelle parole di Bush, tutti i terroristi sono stati "invitati" in Iraq per rendere più sicuri gli Stati Uniti.
Tutto questo senza considerare che dalle "democratiche" elezioni è uscita una maggioranza che ha dovuto costituire un governo gradito all'invasore ( che nel frattempo ha gradito noti criminali come Chalabi ed Allawi) e che sono quattro anni che lo stesso invasore cerca di far passare una legge che gli consegnerebbe il controllo delle risorse petrolifere del vostro paese. Sapete che tra un po' Bush dovrà lasciare, ma, lungi dall'essere una buona notizia, scoprite che per l'opposizione statunitense è pure colpa vostra. Sentite dire: "Siamo stanchi di aiutare gli iracheni", vi sentite dare dei pigri, ignoranti trogloditi incapaci di far funzionare il vostro paese, proprio da quelli che lo stesso paese l'hanno distrutto con il pretesto di liberarvi.
Potreste anche offendervi, anche se serve a poco, ma potreste anche pensare con tristezza che non c'è alcuna via d'uscita dalla tragedia accuratamente pianificata per voi a Washington e magari potreste anche concludere che, giunti a questo punto, valga la pena prendersela con il primo occidentale che vi capita a tiro, senza fare troppe distinzioni tra buoni, cattivi o semplici naif.
Sicuramente potreste offendervi di questo andazzo anche se foste americani; i vostri rappresentanti vi hanno mentito, vi mentono e continueranno a mentirvi, per nascondere le loro responsabilità, ma anche più semplicemente perchè pensano che non vi piacciano le brutte notizie, o che non potreste mai votare qualcuno che dica che gli Stati Uniti hanno la responsabilità per questo carnaio o che qualcuno, qualcuno americano, ha commesso grossi errori e grosse carneficine e grosse infrazioni del diritto; cose poco edificanti e costate miliardi di dollari, delle vostre tasse, spesi per arricchire qualche company con buone entrature a Washington.
Essendo invece europei e in particolare italiani, non ci resta che rimanere allibiti e disgustati dalla nuova piega che vanno prendendo gli avvenimenti. Non ci resta che ricordare i nomi di questa gente disgustosa e di quei politici italiani che ne osservano indifferenti le esibizioni senza battere ciglio o, al contrario, plaudendo pure questo genere di spericolate quanto ipocrite acrobazie verbali. Coltivare la memoria è l'unica opzione che resta ai cittadini del mondo di oggi; ricordare i fatti ed i nomi dei responsabili e iscriverli sulla colonna infame di quanti hanno costruito le loro fortune sul sangue degli innocenti.
Le dichiarazioni rilasciate da Michelangelo Fournier, vice questore aggiunto, al processo per il massacro alla scuola Diaz in occasione del G8 di Genova, non apportano sostanziali novità a quello che tutti sapevamo, ma dischiudono le porte dell’ufficialità giudiziaria ad una verità a lungo negata.