[Appunti sul Congo per chi voglia approfondire]
Il 22 luglio scorso, leggendo sul Corriere le “Lettere al Corriere” affidate a Sergio Romano, rimango basito. Il titolo di testa dice: “Congo 1961, la misteriosa morte di Lumumba”, nel corpo della risposta di Romano trovo di che rabbrividire. Al lettore che chiede se secondo l’opinione di Romano la morte di Lumumba, (primo ed unico premier congolese eletto fino alla recente affermazione di Kabila) sia da attribuire a qualche potenza occidentale (e cita USA e Belgio), l’esperto giornalista risponde con una mitragliata di opinioni campate in aria.
Ora, Ian Scott era l’ambasciatore britannico in Congo all’epoca, uno noto più per il suo razzismo che per l’intelligenza, il lavoro di Maria Stella Rognoni non lo conosco, ma se è in linea con gli estratti pubblicati da Romano si può ben dire che sia molto vicino all’essere inservibile come fonte. Lo stesso riferimento alla inesistente tossicodipendenza da hashish avrebbe dovuto allarmare un esperto giornalista come Romano, ma tant’è…
Allo stesso modo è inservibile quanto inaccettabile la tesi di Romano, visto che è fondata su un falso conclamato.
Decido di concedere il beneficio del dubbio all’anziano ed esperto giornalista e gli invio una mail, invero duretta, nella quale gli faccio presente che lo stesso governo belga ha ammesso che Lumumba è stato ucciso dai suoi militari che sulla sua morte lo stesso Belgio ha a lungo mentito e che ha scritto nero su bianco, in atti parlamentari, l’assunzione di responsabilità per l’omicidio e le scuse alla famiglia di Lumumba e ai congolesi.
Faccio anche presente che sono ormai pubblici i documenti della CIA dai quali si evince che ad ordinarne l’eliminazione fu A. Dulles, all’epoca a capo dell’agenzia americana e che esiste anche una intervista ad uno degli autori materiali dell’omicidio (belga) il quale dice che ancora conserva i denti d’oro di Lumumba, strappati al cadavere prima di farne scempio in modo che non potesse mai più essere ritrovato.
Alla mail risponde una gentile collaboratrice di Romano, la signora Ilda, che mi chiede a nome del professore, dove siano reperibili i documenti che cito. Non senza ironizzare sui potenti mezzi del Corriere, fornisco quanto richiesto. Al termine dello scambio il professore, tramite la signora Ilda, si dice disponibile ad ospitare una mia lettera, breve, sulla questione. Declino l’invito, mi dico contento dell’onestà intellettuale dimostrata e per nulla interessato alla pubblicazione. Chiedo solo che Romano faccia ammenda dell’errore e restituisca a Lumumba e ai congolesi quell’onore che ha leso, pubblicando il falso e condendolo con le opinioni da ubriaco di un razzista come Scott.
Oggi però mi devo ricredere sull’onestà intellettuale di Romano (su quella del Corriere non ho dubbi da tempo, purtroppo), visto che ritornando sul tema del Congo e di Lumumba non è riuscito ad ammettere il clamoroso errore, non si è scusato per aver veicolato dati falsi ed opinioni razziste e sostanzialmente è tornato ad accusare Lumumba della morte di Lumumba.
Romano ha pubblicato la lettera di un lettore, che precisa le circostanze della morte di Lumumba, ma in nessuna parte c'è scritto che Romano ha affermato una verità diversa; poi Romano risponde citandomi (eppure avevo esplicitamente detto che non volevo essere tirato in mezzo) e citando parte delle circostanze che ho porto alla sua attenzione, ma subito dopo aver dato conto della verità storica, vira nuovamente scrivendo: “Ma il problema della decolonizzazione non piò essere trattato in termini esclusivamente morali e il giudizio non può prescindere da altre considerazioni”; affermazione strana, perché proprio l’uscita precedente era incentrata su una tirata moraleggiante agli africani. Tra le “altre considerazioni” Romano cita l’illusione dei paesi colonizzatori di mantenere il controllo delle ex-colonie (che non è un’illusione visto che nel caso del Congo la cosa è riuscita fino agli anni ’90 grazie alla dittatura-fantoccio di Mobutu). Romano chiude dicendo che il suo giudizio su Lumumba non cambia, commise troppi errori ed era troppo intemperante: “se il Congo fosse divenuto un pupillo dell’URSS, i dirigenti sovietici non avrebbero esitato a sbarazzarsi di lui, il più presto possibile.”
Strano modo di argomentare, non solo Romano omette del tutto il fatto di aver sostenuto il falso, ma continua indefesso ad attribuire a Lumumba la responsabilità della sua stessa morte; per Romano Lumumba non muore perché assassinato, ma semplicemente va incontro all’ineluttabile destino riservato agli inadatti e agli intemperanti. Lumumba non è quindi vittima dei colonizzatori, la sua storia e la sua figura non sono state state falsate da decenni di stronzate (V. Frankfurt) fondate sul più classico pregiudizio razzista (come quello rinvenibile nelle ributtanti opinioni di Scott) diffuse dalle stesse potenze che ne vollero la morte. Lumumba è solo un povero fesso che credeva di poter dirigere il proprio paese solo perché era stato votato dal suo popolo. Resta un povero illuso, un tossicodipendente (questo Romano non l’ha rettificato), un agitato.
Il problema grosso è che Romano, firma di punta del Corriere, non solo si è bevuto quelle stronzate per anni (ignorando o irridendo l’opinione di chi le rifiutava), non solo ha continuato a ritenerle vere ( o a fingere che lo fossero) fino all’altro giorno, nonostante nel mezzo lo stesso governo americano e quello belga le avessero certificate tali; ma ora, venuto a conoscenza della verità, rifiuta di modificare la sua linea narrativa, affinata in anni ed anni di opinioni su fatti africani sui quali era completamente all’oscuro o in errore.
Forse avevo preteso troppo: "...mi auguro che riesca anche a scusarsi per l'ennesima offesa che ha ricevuto la memoria del povero Lumumba e che impari da questo incidente ad accostare la storia africana con maggiore prudenza e con più attenzione alle fonti native". Sicuramente mi ero sbagliato scrivendo: "Sono contento di riscontrare l'onestà intellettuale del professore e tanto mi basta, errare è umano"

famoso come corruttore di giornalisti. L'Olocausto congolese venne alla luce presso le opinioni pubbliche occidentali dopo che alcuni famosi scrittori lo denunciarono nelle loro opere: Joseph Conrad in "Cuore di Tenebra" (che non è una storia sul Vietnam, ma la cronaca vissuta da Conrad incontrando il vero Kurtz quando lo scrittore era pilota di battello sul fiume Congo), Mark Twain ne "Il Soliquio di Re Leopoldo" (Opera semisconosciuta, ma disponibile gratuitamente in versione integrale su Internet) e Conan Doyle in The Crime of the Congo; ma poco avrebbero potuto le loro opere senza ricevere il fondamentale sostegno di un'invenzione di quei tempi: la fotografia. Solo quando l'Europa e gli Stati Uniti vennero invasi da centinaia di foto raccapriccianti che immortalavano bambini con le braccine mozzate e distese di cadaveri, solo allora per Leopoldo si materializzarono le prime difficoltà. A quei tempi circolò allora la battuta secondo la quale "Leopoldo non aveva potuto corrompere la Kodak". Ancora oggi sono facilmente reperibili documenti e rapporti che non lasciano dubbi sulla dimensione e sulla brutalità dell'Olocausto congolese.
tema, ancora meno l'argomento ha interessato il mondo del cinema. Ancora oggi, parlando con un belga, questi ti dirà più o meno che in Congo i belgi hanno costruito la ferrovia; lo stesso tipo di risposta che ci si può attendere da un italiano, un francese, un tedesco, un britannico o uno spagnolo parlando dei territori nei quali le loro colonizzazioni hanno portato stragi, terrore e sfruttamento.
quanto lo siano state di quello ebraico. Sarebbe bene ricordare che ancora oggi, nell'epoca dell'informazione globalizzata e sovrabbondante, milioni di persone muoiono perchè sono lasciate morire dalla nostra indifferenza, perchè non siamo capaci di un serio momento di confronto, oltre il quale decidere la definitiva messa al bando dello sfruttamento razzista del continente africano e il riconoscimento delle colpe europee. Sarebbe bene chiedere al mondo dell'informazione perchè questi crimini siano tenuti tanto nascosti, perchè migliaia di giornalisti pronti ad indignarsi per qualsiasi sciocchezza non riescano a trovare un minuto per condannare l'Olocausto Nero che continua a consumarsi giorno dopo giorno.Anche gli osservatori internazionali, tra i quali il Centro Carter, hanno valutato positivamente le elezioni e affermato che eventuali brogli localizzati non avrebbero avuto influenza sul risultato finale. Il risultato era in fondo scontato; sono passati dieci anni da quando il tiranno Mobutu abbandonò il paese dopo una più che trentennale tirannia durante la quale aveva fatto del paese il suo feudo personale e la ricchezza delle grandi imprese estrattive occidentali.
Il Congo è grande come tutta l’Europa Occidentale, con una densità abitativa modesta ed è stato definito “uno scandalo geologico” per le ricchezze minerarie che contiene e che da sempre sono la sua disgrazia. Il suo sfruttamento cominciò sul finire dell’Ottocento quando alla conferenza di Berlino il Libero Stato del Congo fu consegnato quale possedimento privato a Leopoldo II, re del Belgio. Dopo una ventina d’anni, Leopoldo II venne costretto a consegnare l’amministrazione del paese al Belgio; negli ultimi 10 anni la sua compagnia, la Societè General du Belgique aveva sterminato la popolazione riducendola alla metà; una quindicina di milioni di morti di lavoro, fame e stenti perché il tiranno esigeva la gomma e l’avorio del Congo.
Tramontato Leopoldo la gestione belga non brillò per umanità. Il Belgio fu uno degli ultimi paesi europei a concedere l’indipendenza alla sua colonia, nella quale aveva portato l’istruzione elementare per mano dei missionari, una ferrovia e preteso in cambio lavoro e ricchezze immense.
Questo ai belgi, come alle compagnie che lucravano sul paese non bastò. Il primo leader del Congo indipendente, Patrice Lumumba, durò qualche mese, poi nel 1961 venne ucciso, il suo corpo fatto a pezzi e bruciati da due ufficiali dell’esercito belga che confesseranno solo nel 2002. In quei mesi trovò la morte in Congo anche il Segretario Generale dell’ONU Hammarskjöld, perito in un misterioso incidente aereo mentre visitava i caschi blu giunti su invito di Lumumba.
Dal 1965 il Belgio è stato governato da un dittatore fantoccio, Mobutu Sese Seko, che aveva cominciato la sua carriera nelle fila della Force Publique coloniale e che con un golpe gradito alle potenze coloniali si liberò del debole presidente Joseph Kasavubu.
Finito il regno di Mobutu si aprì una feroce lotta di successione, alla quale parteciparono ben nove paesi confinanti, oltre agli Stati Uniti, al Belgio e molte corporation che agirono dietro le quinte di quella che è stata chiamata la Prima Guerra Mondiale Africana. A prevalere fu il padre di Joseph Kabila, forte del sostegno del Ruanda e di quello delle cosiddette “young companies”, compagnie minerarie interessate a subentrare a quelle che storicamente sfruttano il paese. Giunto al potere il padre di Kabila decise poi di favorire ancora una volta le compagnie minerarie storiche e questo gli costò la vita.
Con il corpo del padre ancora caldo, Joseph divenne così il nuovo leader congolese e si recò subito in pellegrinaggio a Washington ottenendo il placet del Dipartimento di Stato. Sono passati alcuni anni da allora e finalmente il Congo ha potuto vedere per la seconda volta nella sua storia più che centenaria elezioni democratiche, o almeno qualcosa che gli assomiglia. I suoi abitanti sono sicuramente disillusi e sperano in un periodo di tranquillità, il governo Kabila in precedenza non è stato in gradi di spegnere i focolai di violenza che infiammano il paese. La regione del Kivu è ancora teatro di attacchi di ex soldati ruandesi, le province sono spesso isolate dal controllo centrale, la regione del Katanga è ancora in mano a poteri oscuri e le più importanti miniere sono ancora contese da compagnie straniere e dai mercenari da queste assoldati. Persino la famosa miniera di uranio dalla quale venne estratto il minerale per costruire le bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki è attualmente sfruttata da misteriosi operatori, nonostante in teoria fosse stata murata con imponenti colate di cemento.
Nel paese c’è la più numerosa missione ONU mai dispiegata, ed è una missione che per la prima volta nella storia è impegnata in duri combattimenti contro le varie guerriglie, in particolare nell’Est del paese. Il contingente è stato rinforzato da soldati occidentali in occasione delle elezioni
L’elezione di Kabila apre quindi la speranza, per i congolesi, di un periodo di stabilità dopo dieci anni di guerra, razzie e violenze che hanno provocato, solo nel corso della guerra, oltre cinque milioni di morti e qualche milione di profughi. Resta da vedere se l’opposizione di Bemba e dei suoi sostenitori palesi e non, accetterà il risultato delle urne consentendo ai congolesi qualche anno di respiro, anche se sicuramente non riusciranno ad evitare che le ricchezze del paese vadano a vantaggio di altri.
Ai popoli piace votare, anche a quello congolese.

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CONGO, LA VITTORIA ANNUNCIATA
Venerdì, 04 Agosto 2006 - 00:04 -
Nel cuore dell'Africa si sono appena tenute storiche elezioni. Al voto sono andati milioni di congolesi che, per la prima volta dopo 40, anni hanno potuto votare. Perché un paese come il Congo sia solamente alla sua seconda esperienza elettorale nella storia ha una spiegazione tutto sommato banale: il Congo è un paese talmente ricco che il suo governo è sempre stato ostaggio delle potenze straniere e degli interessi delle compagnie minerarie multinazionali. Il Congo, che per le ricchezze del suo sottosuolo è stato definito uno "scandalo geologico", è grande come l'Europa occidentale con una popolazione tutto sommato modesta, possiede solo 500 km di strade asfaltate, una ferrovia e un imponente debito estero. Una delle domande alle quali nessuno fornisce mai una risposta soddisfacente è quella riguardo a come un esportatore netto di tanta materia prima possa essersi indebitato con l'estero. La risposta è scontata per quanto è trasparente dalla storia congolese: il Congo è stato sistematicamente derubato e flagellato dalle grandi compagnie fin dalla sua fondazione.
Le elezioni appena svoltesi sono solo l'ultimo atto di una tragicommedia e non è un caso che la chiesa cattolica locale e alcuni candidati alla presidenza (sono più di trenta) le abbiano già definite truccate.
Che si tratti di elezioni dalle quali può emergere vincitore solo Kabila è scontato, l'unica incognita è rappresentata dal fatto che ci riesca al primo turno o al ballottaggio. Il vero problema di queste storiche elezioni resta quindi nel vedere se il loro risultato sarà accettato dai concorrenti di Kabila, ciascuno signore della propria provincia e quasi tutti dotati di milizie irregolari e appoggi di governi confinanti.
Nel lasso di tempo necessario ai conteggi non resta che congratularsi con i congolesi comuni, accorsi al voto in massa, ordinatamente e con grandi speranze. La democrazia è ancora un articolo che si vende molto bene tra le persone comuni, è un vero peccato che anche in Congo se ne stia spacciando una versione adulterata destinata ancora una volta ad avvelenare le vite di quanti ci credono. Gli unici non essere turbati sono i grandi investitori internazionali; nonostante le turbolenze infatti, le miniere del Congo non hanno mai smesso di produrre ed esportare, a dispetto di qualsiasi provvedimento della comunità internazionale. Provvedimenti formali aggirati con facilità senza grosse conseguenze, basti pensare che il divieto di esportazione dell'oro dal Congo ha trasformato all'improvviso la vicina Uganda (che non ha miniere d'oro) nel primo esportatore africano del prezioso metallo senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire.
Perché è appunto questo il lasso di tempo che segna la tragedia e la storia del paese africano.
Il Congo nasce nel 1860, quando viene "concesso" come possedimento personale a re Leopoldo II del Belgio al Congresso di Berlino. Il sovrano di uno stato creato artificialmente pochi anni prima nel cuore dell'Europa chiede e ottiene che gli venga assegnato tutto il territorio del bacino del fiume Congo a sinistra del fiume, al fine di "mettere fine alla cattura degli schiavi e assicurare la libertà dei commerci". Alla Conferenza di Berlino vennero decisi anche il resto degli attuali confini africani; tutto si svolse tra i rappresentanti delle famiglie reali europee ed alla spartizione erano presenti solo due persone che prima di allora erano state in Africa. Si posero allora le basi di uno sfruttamento dell'Africa che continua ancora oggi senza interruzioni.
Leopoldo II ottenne il Congo presentando un serie di "trattati" ottenuti grazie ad un'apposita spedizione dell'esploratore Morton Stanley, al quale il re aveva affidato istruzioni per concludere gli accordi molto semplici "Occorre farsi concedere tutto e non dare niente". Stanley eseguì con cura e gli fu facile ingannare i capi congolesi facendo firmare loro "contratti" clamorosamente truffaldini, sia perché nessuno di loro sapeva cosa stesse firmando, sia perché le firme vennero estorte con l'inganno (Stanley non esitò a farsi passare per un semidio), che per l'evidente sproporzione tra il dare e l'avere; a titolo d'esempio il re del Congo (un capo che controllava uno dei territori più vasti) firmò un trattato nel quale concedeva a Leopoldo II ogni diritto sui territori e le popolazioni che controllava in cambio di "un pezzo di vestiario al mese".
Leopoldo II si rivelò un abile gestore dei suoi possedimenti, ma anche un avido sanguinario. Sottomise gli abitanti dell'immenso territorio inviando solamente gli agenti della sua compagnia, la Società Generale du Belgique e pochissimi militari, tanto che fino al 1900 in Congo opereranno solo 4/500 bianchi di varia nazionalità. Il Congo viene organizzato con il sistema dei "capita", aguzzini locali di etnie scelte alle dipendenze degli agenti che si insediano in ogni villaggio e si assicurano che i congolesi raccolgano gomma ed avorio che poi verranno esportati.
Purtroppo un improvviso progresso tecnico rende richiestissima la gomma e Goodyear introduce il processo di vulcanizzazione, che ne amplierà a dismisura le possibilità d'impiego e la richiesta. All'aumentare della richiesta aumenta la pressione sui nativi, che se non adempiono le richieste vedono mutilare un po' alla volta i loro parenti tenuti in ostaggio dai capita. Un sistema che porta in pochi anni al dimezzamento della popolazione del Congo, provocando infine uno scandalo internazionale.
Conrad scrive "Cuore di tenebra" e a lui si uniscono le denunce di Twain e di Doyle, che riescono a rompere l'omertà dell'informazione europea abbondantemente corrotta da Leopoldo, che diventa in questa occasione la prima "vittima" della forza delle immagini. Sarà infatti la diffusione delle prime fotografie ad aver ragione del racconto oleografico con il quale la stampa europea rappresentava la colonizzazione leopoldina come una meritoria opera civilizzatrice. Giustamente Twain scrisse che "Leopoldo non è riuscito a corrompere le Kodak", le decine di foto di cadaveri e di bambini con i braccini mutilati parlarono la lingua della verità.
Venuto conoscenza dell'olocausto nel cuore della tenebra, il governo belga la prese con comodo, istituì una Commissione che accertò che le denunce erano veritiere e dopo qualche anno Leopoldo dovette cedere il Libero Stato del Congo alla sovranità belga; in realtà si trattò di una vendita, alla quale seguì la divisione di SGB in tre compagnie. Dai primi anni del '900 fino al 1960 lo sfruttamento del Congo continuò indisturbato e le grandi concessioni minerarie del paese andarono alla grande finanza atlantica e alle famiglie nobiliari europee; anche la nobiltà nera romana acquisì in questa epoca diritti che ancora oggi portano denaro all'ombra del Cupolone.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Belgio fu molto riluttante concedere l'indipendenza al Congo. La concesse solamente a un passo dalla rivolta e con la comunità internazionale che premeva ormai da anni, ma la concesse con l'intenzione evidente di non perdere i privilegi che discendevano dalla Conferenza di Berlino. Le prime elezioni libere in Congo si tennero così nel 1960 e furono vinte da Patrice Lumumba. In pochi mesi però Lumumba fu sopraffatto, prima da una ribellione Katanga supportata dai belgi, poi dall'azione politica americana, già allora contraria all'impegno dell'Onu nel paese (il Segretario svedese dell'Onu morirà in un misterioso incidente aereo proprio in Congo) Infine venne ucciso da due agenti dei servizi di Bruxelles che lo fecero a pezzi e ne bruciarono i resti in un bidone. Lumumba aveva avuto la pessima idea di dichiarare che le miniere del Congo dovevano andare a beneficio dei congolesi e non solo degli azionisti delle compagnie. Ancora oggi molti commentatori raccontano di un Lumumba marxista ucciso dai katanghesi, ma la confessione dei due agenti, rilasciata nel 2002, non lascia spazio a dubbi e versioni di comodo.
Venne allora il tempo di Mobutu, incautamente designato da Lumumba a capo delle forze armate, che divenne il "cavallo" di europei ed americani, destinato a regnare come dittatore fino al 1996 in perfetta sintonia con le compagnie straniere. Al suo allontanamento dal paese per malattia il Congo venne di nuovo aggredito dall'avidità internazionale e scoppiò quella che fu definita la "prima guerra mondiale africana". Oltre cinque milioni di morti, il coinvolgimento di nove paesi africani e infine la vittoria di Kabila, sostenuto dal Ruanda e dalle cosiddette Young Companies, compagnie disposte a finanziarne l'ascesa in cambio delle concessioni ancora in mano alle compagnie "storiche".
Arrivato al potere Kabila cambia idea e torna a privilegiare le vecchie compagnie; per questo viene ucciso, ma viene anche prontamente rimpiazzato dall'occidente che, nel 2001, lo sostituisce con il figlio, ancora oggi al governo con 4 vicepresidenti che rappresentano più o meno altrettante parti nel conflitto mai del tutto sopito. Il paese respira, ma la sua parte orientale resta in preda alla violenza. Qui opera la più grande missione ONU in attività, la MONUC, che a differenza di altre missioni nel mondo combatte veramente e duramente contro le varie bande che mirano al controllo della ricchissima area.
I distretti del Kivu e dell'Ituri sono infatti ricchi di minerali, ma comprendono anche un concessione petrolifera (grande come il Belgio) assegnata alla Heritage Oil, una piccola compagnia associata a una Private Military Company discendente diretta della Executive Outcomes, un famigerata compagnia mercenaria anglo-sudafricana coinvolta in Angola, nel disastro in Sierra Leone e nel recente tentato golpe in Guinea Equatoriale (per il quale in Sudafrica è stato condannato Mark Thatcher) che evidentemente ha ottenuto tale ben di dio per i servigi resi, visto che non avrebbe neppure le capacità di sfruttare giacimenti valutati in miliardi di barili di petrolio.
Fortunatamente per tutti noi del primo mondo le vicende che riguardano il Congo vengono bellamente ignorate da sempre dai nostri media, lasciando tranquille le nostre coscienze di consumatori ed evitando che si pongano scomode domande. In caso contrario sarebbe difficile sorvolare sull'Olocausto consumato nel cuore di tenebra del razzismo occidentale e sull'immensa rapina della quale sono ancora oggi vittime quei popoli che non hanno diritto a far sentire la loro voce; sarebbe molto difficile per ogni occidentale non sentirsi un po' complice di quegli assassini e di quei mutilatori di bambini per i quali il civile uomo bianco non ha mai trovato l'occasione di chiedere perdono.
Molto meglio potersi mettere l'animo in pace con due soldi di carità e qualche ipocrita parola, che rinunciare alle ricchezze sporche di sangue che qualcuno ruba per noi, da oltre 150 anni, dal cuore delle tenebre.
http://www.altrenotizie.org
"Il soliloquio di Leopoldo"Di Mark Twain
Boston: The P. R. Warren Co., 1905.
Second Edition.
[Note: Paginated according to the edition by International Publishers, New York, 1970- GF]:
http://www.chss.montclair.edu/english/furr/i2l/kls.html
Cronistoria di Leopoldo II
http://dictionary.laborlawtalk.com/Congo_Free_State
Un libro interessante
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8817867551/Gli_spettri_del_Congo.htm
Il monumento in "gratitudine" a Leopoldo a Ostenda è stato "danneggiato" così
http://blogsimages.skynet.be/images/000/276/009_DSCN0226_web.jpg
e giustamente ci si chiede se sia un "danneggiamento" o un'azione "politica" vista l'abitudine degli agenti di Leopoldo di ricorrere alla mutilazione delle mani (e di altro).
http://pieterbie.skynetblogs.be/?date=20040425&number=7&unit=days
Un Olocausto dimenticato:
http://www.pressafrique.com/m396.html
http://lists.peacelink.it/kimbau/msg00154.html
Lumumba:
http://www.dlynnwaldron.com/Lumumba.html (copy)
http://it.wikipedia.org/wiki/Patrice_Lumumba
Missione italiana in Congo
http://www.aeronautica.difesa.it/SitoAM/Default.asp?idnot=16023&idsez=2&idarg=&idente=1398
Missione tedesca
http://www.paginedidifesa.it/2006/pdd_060719.html
Italiani che in Congo non piacevano
http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Kindu
Un segretario ONU che non piaceva
http://it.wikipedia.org/wiki/Dag_Hammarskj%C3%B6ld
Mobutu
http://it.wikipedia.org/wiki/Mobutu_Sese_Seko
Il Belgio confessa l'esecuzione di Lumumba
http://www.afrol.com/News2002/drc003_lumumba_bel.htm
in italiano
http://win.girodivite.it/giro/2002/83/83025.htm
Strane miniere
http://italy.indymedia.org/news/2004/07/585597.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/797145.php
media
(radio)
http://www.lesoir.be/actualite/monde/2006/06/26/article_la_rtbf_depuis_kinshasa.shtml
http://www.congodaily.com/

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Dal sito di un corrispondente allora in Congo
Sono giorni storici per il Congo, ma la quiete per il paese africano è ancora un miraggio.
Tuesday, May. 24, 2005 at 1:50 PM
E’ stata presentata in questi giorni la nuova costituzione, frutto di anni di mediazione e di pressioni internazionali, che dovrebbe essere votata entro giugno, salvo un rinvio già scontato di qualche mese.
Il presidente Kabila jr. ha presentato orgoglioso al mondo quello che da Kofi Annan è stato definito semplicemente “Un buon passo”. La nuova costituzione prevede: l’istituzione di 25 province, un compromesso tra unionisti e federalisti; il riconoscimento di tutte le etnie presenti nel paese al momento dell’indipendenza del ’60, risolvendo la questione dei Tutsi nell’Est; ed una divisione del potere tra un primo ministro di nomina parlamentare e un presidente a nomina diretta. L’età minima per fare il presidente è stata abbassata da trentacinque a trenta anni, non in omaggio alla giovanissima età media del paese, ma con un occhio all’età di Kabila Jr., trentatreenne rimpiazzo del padre assassinato, e rappresentante diretto del potere reale nel paese.
Non è un caso se i materiali per le elezioni saranno forniti dall’azienda belga Zetes Pass: 10.000 macchine fotografiche digitali, 10.000 macchine digitali per impronte, 10.000 cellulari ed altrettanti generatori; l’ennesima prova che gli interessi dei paesi dominanti fanno tornare a casa i fondi che in teoria vengono spesi per gli aiuti; il Belgio non è certo il Bengodi dell’elettronica di consumo.
Nel frattempo la missione Onu nel paese è diventata la più numerosa al mondo, oltre 14.000 uomini principalmente da India, Pakistan, Bangladesh e Nepal, l’ultimo mix dopo le pessime prove di occidentali e nordafricani, troppo inclini ad approfittare della popolazione locale.
In compenso gli asiatici si sono dimostrati pronti ad accettare battaglia nel distretto dell’Ituri, la zona vicina all’Uganda in mano a decine di bande di armati rimasti senza guerra. Il nuovo approccio, molto duro, comporta che i soldati dal basco azzurro stiano realmente combattendo e disarmando le bande; anche se sono stati riportati episodi di uso eccessivo della potenza bellica, le popolazioni locali sembrano gradire, a costo di pagare il prezzo di diverse vittime civili duranti le operazioni più cruente. L’azione dell’Onu, che in Ituri schiera carri armati ed elicotteri e usa tutta la sua potenza di fuoco, manca però nel Kivu, dove ex milizie alleate del Ruanda conducono stragi e stupri senza alcun contrasto; nella zona la Monuc resta nei tradizionali limiti di osservatore; le milizie in questione, oltre ad essere vicine al Ruanda che ha mire sulla zona, furono alleate del padre di Kabila nella sua conquista del potere.
In Congo si sta provando, in silenzio, quel nuovo profilo di intervento internazionale -pesante- che da anni si reclama come necessario nei confronti delle crisi mondiali.
Resta un intervento che non impedisce la conservazione al potere di un leader chiaramente imposto dall’esterno del paese, per ora giocato ipocritamente contro le resistenze militarmente meno significative, e perfettamente allineato alle esigenze dei tradizionali padroni del paese, che non sono certo i congolesi.
Il Congo sembra destinato a rientrare definitivamente sotto la tradizionale influenza delle forze colonizzatrici, almeno per i prossimi anni, visto che non si vede chi potrebbe insidiare la rielezione di Kabila ed il potere dei suoi sostenitori, che saranno quindi padroni del paese per almeno altri sei anni. Tutto questo dopo aver perso almeno cinque milioni di abitanti negli ultimi dieci anni, avendo ancora un numero imprecisato di profughi dispersi dentro e fuori le frontiere. Un paese ricchissimo devastato dalla lotta infinita per impadronirsi delle sue incredibili risorse. Nonostante oltre un secolo e mezzo di dominazione , nonostante le uniche infrastrutture costruite dai generosi occupanti siano solo una ferrovia ed una diga; nonostante il Congo sia sempre stato un esportatore netto, il paese è tra i più indebitati dell’Africa, con un rapporto deficit/pil del 225%, 12 miliardi di dollari di debito, circa dodici volte il volume dell’export annuo.
Forse la stranezza dipende dall’equità degli scambi imposti ai poveri congolesi dagli astuti mercanti e politici bianchi, se è vero che già Morton Stanley trattando con i due più grandi re della zona, ottenne per conto di re Leopoldo II il dominio assoluto sul paese al prezzo di :“un capo di buon vestiario al mese”; per ciascuno dei due re, poi trucidati. Chissà se ai congolesi hanno mai pagato qualcosa ad un prezzo onesto, nel paese che è considerato uno scandalo geologico e un paradiso minerario, ora anche saccheggiato nel legno delle foreste, a rischio di vedere cementato il corso del fiume Congo per un progetto internazionale dalle dimensioni triple di quello della diga delle Tre Gole in Cina; chiaramente per produrre energia che non serve ai congolesi, ma ai paesi vicini e alla vanità della Banca Mondiale. Hanno già Inga I e Inga II, questa sarebbe Grand Inga, un complesso sistema di dighe, che ha entusiasmato i paesi donatori. Il progredire della relativa pacificazione significa anche l’avvicinarsi di spettri come questo.
mazzetta@reporterassociati.org
i precedenti
http://italy.indymedia.org/news/2005/03/741709.php
http://italy.indymedia.org/news/2004/12/688765.php
http://italy.indymedia.org/news/2004/07/585597.php
Si attivano le truppe Onu dopo il massacro.

Si prepara un'altra guerra?

Miniera chiusa, ma ci lavorano in 6000.

Jul. 12, 2004 at 7:32 PM
E' successo la settimana scorsa, ma si è saputo solo oggi.
Qualche decina di minatori è rimasta sepolta nel crollo di una galleria nelle miniere di Shinkolobwe.
9 i morti accertati, una trentina sarebbero rimasti, sconosciuti, nelle viscere della terra.
La miniera di Shinkolobwe è famosa perchè dalle sue viscere proveniva l'uranio usato per le bombe atomiche sganciate dagli americani sul Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
La miniera, in teoria, sarebbe chiusa; quando negli anni '60 i belgi lasciarono il Congo la inondarono e misero un pesante tappo sotto forma di colata di cemento.
Non è bastato, la miniera, oltre all'uranio, contiene il coltan, l'ormai tristemente famosa colombite-tantalio, fondamentale per le batterie di cellulari ed aggeggi elettronici, intorno ad essa si è radunata una folla di diseredati schiavizzati dal potente di turno, turno che negli anni passati non è mai durato molto, essemdo la regione contesissima proprio a causa del Coltan.
In una inchiesta a gennaio la BBC trovo' al lavoro oltre 6000 improvvisati minatori, in quali condizioni è favile immaginarlo.
Il traffico, completamente clandestino, si avvale di fornaci private nei pressi della miniera, il minerale viene poi inviato fuori del paese dal vicino Zambia, e poi acquistato senza colpo ferire dalle multinazionali attive nel business delle batterie.
Mentre l'AIEA (Agenzia Atomica) si dice preoccupata per la possibilità che il poco uranio rimasto possa finire nelle mani di terroristi, nessuno sembra preoccuparsi della sorte dei minatori, come di quella della zona, contesa da anni da signori della guerra in combutta con i trafficanti di minerali.