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Ce la possiamo fare...
giovedì, 10 aprile 2008

Prete pedofilo condannato a Bologna, pesanti complicità della curia bolognese.


Un religioso di 68 anni, del quale nessun organo di informazione ha osato fornire le generalità, è stato condannato a sei anni e 10 mesi per abusi sessuali a danno di una decina di bambine affidate all'asilo di Ferrara che dirigeva per conto della curia bolognese.

A scoprire e denunciare l'insana passione che spingeva l'uomo ad atteggiamenti osceni verso le piccole, fortunatamente inconsapevoli, fu il personale dell'asilo insieme ad alcuni genitori,
I carabinieri documentarono poi gli abusi e il giudice ha emesso una sentenza che supera le richieste del pubblico ministero.

Osceno, anche in questo caso il comportamento della curia bolognese, la quale non solo non ha espresso una sola parola di condanna verso l'anziano pedofilo in tonaca, ma si è pure affrettata a licenziare le educatrici che scoprirono gli abusi e li denunciarono.

Un osceno favoreggiamento già visto; nessun pensiero per le vittime e tutta la curia a far quadrato intorno al pedofilo in tonaca, complice la stampa che tace sull'evento (anche oggi sulla stampa cittadina poche righe scritte di malavoglia e senza mai citare il nome del condannato), le principali edizioni locali non riportano nemmeno la notizia, chi l'ha fatto si è ben guardato dall'indicare il nome del colpevole.

Il paragone con la vicenda dell'asilo di Rignano, dove gli accusati di azioni inverosimili furono sbattuti in televisione dopo 5 minuti dal trapelare della notizia e lì mantenuti per mesi, è imbarazzante in questo senso, qui la notizia ha bucato appena i confini provinciali, giusto perchè il prete pedofilo dipende dalla diocesi di Bologna.

Particolarmente pesante la posizione di monsignor Ernesto Vecchi (vescovo ausiliario di Bologna, ricordato in post precedente come "prete cattivo"). Il monsignore, solitamente molto ciarliero, non discute l'argomento. Stranamente monsignor Vecchi è velocissimo quando deve esprimere condanne a caso verso i musulmani o gli omosessuali, ma omertosissimo quando gli chiedono di commentare i reati commessi dai suoi sottoposti.

Ipocrita e protettore di pedofili, tradisce la fiducia accordata da centinaia di genitori che scelgono le scuole cattoliche, preferendo schierarsi dalla parte dell'autore di un crimine orrendo.

Un estratto da uno dei pochi articoli disponibili sulla vicenda.

"È l’11 novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8 gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.

Il vescovo ausiliare
li riceve. Due frasi in particolare di quel colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna, rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo incontro non è mai avvenuto”.

Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici, affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non intervengo sulla questione – ha detto mons. Vecchi – perché non ho ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere: “queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.

Un bell'esempio di omertà in perfetto stile mafioso; saranno questi i famosi "valori" che la Chiesa intende trasmettere ai propri fedeli?

Bonus:

- da un articolo datato sulla vicenda, che riferiva di una fase precedente dello stesso processo: "L'udienza si è celebrata ugualmente nonostante lo sciopero dei penalisti, perché, come vuole la procedura, il sacerdote è detenuto agli arresti domiciliari, stato di detenzione cautelare in cui vive dal marzo del 2005, confermato un anno fa dai giudici del Riesame che lo hanno ritenuto pericoloso perché incapace di frenare le proprie pulsioni sessuali."
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martedì, 08 aprile 2008

Strapperanno il cuore a Wojtyla.


wojtyla_beatificazioneNon bastava lo squallido balletto sulla lucrosa riesumazione ed esposizione di del corpo di Padre Pio, adesso è arrivato il turno delle povere spoglie di Giovanni Paolo II.

L'ìdea è oltre il trash: strappare il cuore del Papa polacco dal suo cadavere e portarlo a Cracovia, per esporlo all'adorazione dei fedeli.

Un'idea disgustosa, ma plausibile per i cattolici che hanno sempre amato adorare cadaveri o pezzi degli stessi, purchè di provenienza certificata dalla santificazione vaticana.

Sembra strano, ma all'alba del ventunesimo secolo i cattolici non trovano nulla di strano nel profanare un cadavere, squartarlo ed esporne gli organi interni. Per loro è anzi un onore che si rende al defunto e fonte di  positività per i fedeli.

Quale vantaggio spirituale si possa ottenere recandosi in pellegrinaggio a Cracovia presso un barattolo che conservi il cuore di Wojtyla, non è dato sapere; nessuno si è degnato di spiegarlo. Sicuramente avrà qualche valenza simbolica per la fiction vaticana e altrettanto sicuramente la mossa servirà a soddisfare il desiderio dei polacchi di possedere un pezzetto del Papa Santo, ma sarebbe cosa buona e giusta che i cattolici abbandonassero il gusto tutto medioevale per lo smembramento e l'esibizione dei cadaveri.

Anche rimanendo all'interno della fiction cristiana, non si trova alcuna giustificazione a queste oscenità. Non c'è scritto da nessuna parte, non nella Bibbia e nemmeno nei Vangeli, che Dio o Cristo abbiano mai richiesto o consigliato di raccogliersi in preghiera davanti a cadaveri o brandelli umani. Il malcostume, che 0,1020,461726,00fu uno dei motivi che spinsero i luterani allo scisma insieme all'avidità troppo terrena della Chiesa del tempo, è antimoderno e medioevale e sembra trarre origine dal desideri di accumulazione di "capitale" sacro in grado di attirare i fedeli in un luogo di culto piuttosto che in un altro.

Nascono così vere e proprie cordate interne alla Chiesa che si occupano della promozione e la commercializzazione dei santi e delle Disneyland cattoliche, ove torme di cattolici vengono condotti per ritornarne mondati nello spirito e alleggeriti nel portafogli.

Lo squartamento di Wojtyla è poca cosa di fronte a fenomeni come lo sfruttamento della sofferenza perpetrato a Lourdes o dell'abuso della credulità popolare che si consuma quotidianamente a San Giovanni Rotondo, ma risulta particolarmente fastidioso ed urticante perchè implica un'azione che qualsiasi persona civile identifica nella profanazione e sfruttamento di un cadavere.

Pare che la decisione finale spetterà a Ratzinger, che da prima della morte di Wojtyla ha approfittato della sofferenza dell'allora pontefice per virare la chiesa cattolica di nuovo verso il medioevo, protetto dall' immagine allo stesso tempo tenera e rassicurante del Papa sofferente; non c'è da essere ottimisti sull'esito della vicenda.
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martedì, 22 gennaio 2008

Ed ecco a voi l'inquisizione!

Per risollevare gli animi, dopo aver letto l'articolo dell'attento Gennaro, una bella partitina a Faith Fighter.

Il Senato ha bloccato la nomina a presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche del fisico Luciano Maiani. La sua colpa? Aver firmato il documento sul papa.

Di Gennaro Carotenuto

Tempi duri per i laici, ma anche per milioni di cattolici onesti in Italia. Tempi così duri da evocare davvero il processo "onesto e giusto" contro Galileo Galilei. Così duri da evocare le liste di proscrizione dei regimi totalitari. Così duri da paventare che presto tra i requisiti per accedere alla docenza universitaria potrebbe essere necessario un giuramento di fedeltà a Benedetto XVI speculare a quello che Benito Mussolini impose l’8 ottobre del 1931[1] ai docenti universitari. Un Benedetto XVI che va subito riconosciuto come innocente (ma magari soddisfatto) rispetto alla voglia di fanatismo, alla voglia di talebanizzazione dei rapporti tra Stato e Chiesa voluta innanzitutto dai cosiddetti atei devoti e teocons. In un'Italia dove non si possono condannare i corrotti, questi hanno trovato un nuovo nemico: il laico. Laico come alieno, laico come grillo parlante, come paria in uno stato che ha scelto una versione confessionalista della laicità (si legga l'imprescindibile articolo di Susanna Mancini).

Il caso è facilmente riassumibile, ma siccome è una cosa così vergognosa (soprattutto per il parlamento della Repubblica) e insostenibile ne troverete ben poca nozione sui media.

Al prestigioso fisico Luciano Maiani non è stata ratificata la nomina a presiedere il CNR proprio perché colpevole di essere tra i firmatari della lettera dei 67, con la quale si riteneva inopportuno l'invito a Joseph Ratzinger per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Roma La Sapienza.

Appena pochi giorni fa il fisico romano Luciano Maiani era stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sulla base dei suoi titoli tutti si erano dichiarati soddisfatti. Restava la ratifica del Senato, un proforma da tenersi ovviamente solo sulla base del curriculum scientifico dello studioso. Ma non è andata così: con un dibattito surreale in Senato (leggibile per esteso a questo link) la sua nomina non è stata ratificata ed è stata chiesta un'audizione del ministro Fabio Mussi. La colpa di Maiani è apertamente ammessa: ha firmato la lettera dei 67 e quindi sarebbe incompatibile. Il dibattito in Commissione è simbolico dell'Italia di oggi e merita di essere riassunto.

Per il senatore di Forza Italia, Franco Asciutti (per far queste cose si usano apparatnik di seconda fila), alla luce della posizione espressa contro il papa, Maiani sarebbe "incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico". Prova a difenderlo Andrea Ranieri del PD ma la pezza è peggiore del buco: suvvia, Maiani è su posizioni moderate, ha firmato sì la lettera ma solo per il Rettore, non voleva diventasse pubblica. Insomma, per Ranieri Maiani è colpevole ma di peccato veniale. In generale gli interventi del PD sono tutti improntati a prudenza e cerchiobottismo. Si rendono conto della pretestuosità, della gravità e della pericolosità come precedente, ma preferiscono restare nel mezzo, ribadire la loro condanna dei rei e alla fine far passare uno scandaloso rinvio.

Dopo Ranieri prende la parola Maria Agostina Pellegatta Verde lombarda e finalmente dice una cosa banalmente sensata: "siamo chiamati a giudicare i titoli di Maiani, non le sue opinioni". Basta ciò per fare impazzire di rabbia l'italoforzuto Egidio Sterpa. E' il più noto tra i coinvolti, già ministro in quota PLI durante la prima repubblica, con una condanna in via definitiva per tangenti nel caso Enimont: "abbandono l'aula per protesta contro l'intolleranza". Amen.

Da lì, se mai ve n'era stato, si perde il lume della ragione. Luca Marconi dell'UDC teme addirittura che Maiani non sia in grado di assicurare la libertà d'espressione. Ma è Giuseppe Valditara di AN che passa il segno: Maiani deve chiarire la sua posizione per poter valutare se è compatibile con l'incarico. Che "chiarire la sua posizione" riecheggi l'abiura chiesta a Galileo non può sfiorare Valditara. Parlano vari altri, ma alla fine la decisione è presa, il Senato della Repubblica non ratifica la nomina di Maiani e convoca il Ministro Mussi.

Questo è quanto è successo in Commissione. Luciano Maiani passerà, prima sotto le forche caudine, poi, a meno di incredibili novità, come presidente del CNR. Ma il segnale che viene dato al paese e all'Università è gravissimo: abbiamo i vostri nomi e possiamo danneggiarvi nella vostra carriera come stiamo facendo con il più potente di voi. In questi giorni centinaia di docenti, ricercatori e precari della ricerca, oltre a migliaia di liberi cittadini stanno firmando due appelli, che trovate qui e qui. E' di fatto una lista nera. Come fatto in Senato per Maiani chi dice che non possa essere tirata fuori per un concorso universitario o per un posto pubblico?

homer-simpson-anime-wallpaperPS Si passi una chiosa scherzosa a una notizia così grave. Il più diffuso programma di Voip, Skype, lo avevamo già segnalato qui, ha una funzione aggiuntiva che rende cliccabili i numeri di telefono e sostituisce al prefisso internazionale la bandierina del paese. Con un curioso errore: al prefisso +0039-06 invece di sostituire la bandierina italiana sostituisce quella vaticana, anche nello studio del prof. Maiani (vedi immagine). Sorge un atroce dubbio, è Skype che non ha avuto notizia della breccia di Porta Pia o siamo noi che non siamo aggiornati sul ritorno del Papa Re? 

[1] G. Boatti, Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Torino, Einaudi, 2001.



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mercoledì, 16 gennaio 2008

Oggi è festa


Dopo la squallida ritirata,  tatticamente strumentale, di Papa Ratzinger, una piacevole giornata allietata dalla lettura delle dichiarazioni isteriche ed allucinate degl inadeguati politici italiani e di tanti maestri del pensiero.

Vedere tanta agitazione e leggere tali e tanti spropositi, dall'etichettare come violenti gli antipapisti, fino ai lamenti per il Papa "censurato", restituisce il solito senso di straniamento di fronte agli alieni, ma sale anche una sottile soddisfazione, osservando questa gente impazzire e delirare per mostrarsi più papisti del Papa.

Stay tuned, ce n'est qu'un debut...
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martedì, 08 gennaio 2008

Quelli che adorano i cadaveri



Martin Lutero insorse contro la corruzione della chiesa cattolica, lo scandalizzavano nepotismo, simonie e tutto il commercio che prosperava nel cristianesimo dei cattolici con l'approvazione dei papi e dei vescovi.

Un altro aspetto particolarmente negativo del cattolicesimo, immutato dal medioevo, è costituito dall'adorazione dei santi e delle reliquie, fenomeno che alimenta il baraccone delle Disneyland dei miracoli, superstizioni ed inganni che ledono la dignità degli stessi credenti.

All'adorazione dei cadaveri dei santi, o a loro presunte parti conservate con cura, l'idolatria cristiano-cattolica dedica molta energia ed attenzione. In questi giorni tocca al corpo di Padre Pio subire l'assalto troglodita dei propri "fedeli". L'occasione la fornisce la "ricognizione canonica", barbara procedura curiale che impone di ispezionare periodicamente le tombe dei santi, hai visto mai che una muffa possa fare gridare al miracolo. Vista la circostanza molti tra i componenti l'allegro circo che campa sulle spalle della fama del santo, hanno avuto la bella pensata di esporre il cadavere all'adorazione dei fedeli.

Difficile pensare a qualcosa di tanto trash, pur in un mondo nel quale non si va tanto per il sottile quando c'è da far quattrini, ma la proposta ha trovato grande sostegno anche tra i fedeli del santo meno interessati alla moneta. Quando si arriva ai cadaveri, l'interesse cattolico impenna  e la fede li spinge spesso bel oltre il limite del cattivo gusto; come già accade quando si accaniscono nel voler imporre la loro disciplina e la loro morale sul trattamento dei resti abortivi (fenomeno illustrato nel post qui sotto), suscitano spesso raccapriccio in chi non sia obnubilato dal credere.

La proposta ha scatenato il dibattito tra fedeli duri e puri e chi ha qualche perplessità di fronte alla mercificazione spinta del santo; mercificazione che peraltro è già stata completata da anni, facendo di Padre Pio, il genitore spirituale di tutte le Wanna Marchi d'Italia.
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domenica, 06 gennaio 2008

Ratzinger censurato dalla RAI


Il Vaticano, nelle parole del sommo pastore tedesco, si è scusato per la collusione della chiesa cattolica con i numerosi preti pedofili che negli anni hanno mietuto migliaia di giovani vittime tra quanti erano affidati alle loro cure spirituali.

In più il Papa ha diramato alle diocesi una disposizione nella quale si stabilisce una sessione straordinaria di preghiera per l'espiazione del peccato commesso da Santa Madre Chiesa nell'accompagnarsi agli stupratori piuttosto che farsi baluardo a difesa delle prede degli orchi in tonaca. Una preghiera straordinaria nella forma e nella sostanza, di quelle toste;  sedute di preghiera continuata ininterrottamente per la durata di almeno un giorno e pratica "perpetua" per la gran quantità di male da espiare.

Questa straordinaria ammissione di colpa, determinata dall'essere il Vaticano ormai con le spalle al muro e impossibilitato nella continuazione della tradizionale ed ipocrita linea di difesa, non ha però colpito i direttori dei telegiornali RAI, per stare a quelli pagati con i soldi della collettività, che hanno invece proposto l'omelia di Ratzinger contro la globalizzazione. Omelia già echeggiata nelle parole del suo predecessore e critica alla globalizzazione dal singolarissimo punto di vista dei prelati romani più conservatori, quelli che della globalizzazione temono soprattutto l'ibridazione culturale e la diffusione dei culti concorrenti, in particolare di quelli cristiani non cattolici.

In futuro il Vaticano potrà così opporre alle critiche questo mea culpa ratzingeriano, senza che queste scuse epocali abbiano raggiunto l'opinione pubblica italiana o abbiano suscitato uno straccio di dibattito con Santa Romana Chiesa nello scomodo ruolo di imputato. Strategie ridicole che possono sperare in qualche successo grazie alla complicità dei media, perchè è più che evidente che non ci sia nessun "pugno di ferro" nella gestione dei casi dei satiri in tonaca (l'ultima vicendi di Don gelmini ricordta anche più sotto ne è la conferma) da parte della gestione Ratzinger, ma solo un disperato tentativo di limitare i danni e salvare il salvabile.

Ci sono infatti decine di prelati in posizione di rilievo che non cessano di pronunciare frasi offensive per l'intelligenza e per le vittime dei preti rapaci; decine di dichiarazioni come :" alcuni ragazzini desiderano essere abusati sessualmente e all'occasione incitano i propri violentatori. E per quanto riguarda la pederastia, si tratta di un vizio come l'omosessualità", con la quale le vittime diventano responsabili e le tonache che predano minorenni sono messe sullo stesso piano di chi pratica un'omosessualità adulta, consapevole e soprattutto consenziente. Dichiarazioni che, pur avendo suscitato scandalo in Spagna, sono state amplificate dal fragoroso silenzio opposto  dal Vaticano e dalla chiesa spagnola alle critiche che hanno suscitato.

Risulta evidente dai fatti che non ci sia alcuna volontà da parte del Vaticano di porre rimedio ai danni procurati a migliaia di bambini stuprati, ma che si tratti di banale ed ipocrita propaganda; come al solito sostenuta dai "cani da guardia" dell'informazione.
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domenica, 06 gennaio 2008

L'aborto della ragione genera mostri.

anche in Altrenotizie

 
Come zombi che risorgono dalle profondità del terreno, decine di personaggi di destra si sono uniti all'attacco alla legge 194 cominciato da Giuliano Ferrara con la ridicola proposta di una moratoria sull'aborto. Zombi ignoranti, che in un paio di giorni hanno restituito la misura della miseria morale imperante, a destra come a sinistra, tra i politici ed i commentatori di questo scombinato paese. Idiozie assolute, come la proposta di Buttiglione di fare l'autopsia agli embrioni oggetto di aborti terapeutici (forse per controllare l'operato dei medici assassini), si sono sommate alla cupa voce di prelati oscurantisti che hanno intravisto uno spiraglio per sottomettere le donne ed i loro corpi alla disciplina di Santa Romana Chiesa, restituendo un quadro desolante nel quale all'ignoranza si aggiunge l'ipocrisia. Quella di chi cerca di costruire la propria fortuna politica sulla pelle delle donne e dei loro figli; che brandendo il “rispetto per la vita” in realtà devastano le vite altrui per conquistare benemerenze (e voti) presso bigotti, ignoranti e poteri curiali. Un atteggiamento identico a quello di chi, in nome della libertà e della democrazia, ha seminato guerre, morte e distruzione.

Il presunto “rispetto per la vita”, o per la dignità del concepito, non alberga certo dalle parti dei crociati antiabortisti. Dal pingue Ferrara che non si è mai indignato per alcuna delle stragi o delle torture commesse dai portatori di democrazia, fino a Formigoni che in Lombardia ha fortemente limitato l'offerta di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG), è chiaro che a questa eletta schiera non importa nulla della vita umana e ancora meno della dignità delle persone che pagheranno duramente il loro attivismo politico.

Basti per tutti l'esempio di quello che succede in Lombardia, dove da un anno è obbligatorio il funerale per tutti i feti abortiti prima delle 20 settimane (prima facoltativo), anche quando la madre non lo desideri, anche quando il “prodotto del concepimento” in questione sia poco più di un grumo di cellule. Provvedimento odioso, ancora più odioso nella sua applicazione ove impone alla donna una scelta accompagnata dal riconoscimento implicito della natura di cadavere umano agli embrioni e feti abortiti.

La Regione Lombardia, con voto bipartisan “per errore” della sinistra, ha varato un anno fa questa bella trovata, tra le pieghe di un “regolamento cimiteriale”; una schifezza strumentalmente e palesemente intesa a mortificare e rendere le cose più difficili a donne già alle prese con decisioni terribili e personalissime, le quali, se resistono agli assalti delle equipe mediche predisposte per farle desistere, si ritrovano poi a firmare un foglio con il quale sono costrette a decidere se vogliono che il loro embrione sia sepolto in una tomba individuale o in una fossa comune.

Decisione chiaramente intesa ad ostacolare l'applicazione della legge 194 e già allo studio di altre regioni. La sinistra tace da un anno su questo scandalo per il quale, oltre a riconoscere implicitamente al prodotto del concepimento uno status che la legge italiana non prevede, si procura gratuitamente un feroce dolore alla donna nel momento in cui si rivolge alle strutture sanitarie per ottenere aiuto ed assistenza; leggere i protocolli per l'IVG lombarda procura un senso d'angoscia, la donna che vuole abortire deve percorrere una via crucis lungo la quale deve sviscerarsi a psicologi e medici impegnati a “salvare una vita” e a farla desistere dall'insano gesto omicida.

Sì, la storia non si esaurisce nel troglodita provvedimento di Formigoni, perché fatto il beau gest a blandire la curia, i legislatori lombardi hanno abbandonato la faccenda per dedicarsi ad altro, in particolare a restringere le possibilità d ricorso all'aborto terapeutico insieme al numero di medici che in Lombardia praticano l'IVG. La Lombardia, con il 69% dei medici obiettori, ha ormai raggiunto lo spiacevole record della Regione Sicilia, dimostrando come la sanità lombarda sia ormai “cosa loro”; della galassia di aziende, cooperative e cordate operanti nella sanità sotto direzione catto-vaticana, che non concede carriere a chi pratica l'IVG.

Peccato che nessuno si sia poi preoccupato di disporre come risolvere la sepoltura dei “prodotti del concepimento”, che giacciono da mesi nei frigo delle cliniche, custoditi in contenitori di fortuna con al loro bella etichetta in attesa di conoscere la loro sorte. La questione è spinosa, perché bisogna anche trovare un luogo per la sepoltura e varare un regolamento per stabilire come seppellire questi che per i legislatori lombardi sono a tutti gli effetti cadaveri umani, visto che la Lombardia comunque li censisce e riconosce loro uno status equivalente. Poi ci sarebbe da discutere se permettere (e come) di dare un nome ai fetini, quali contenitori usare per la sepoltura, chi paga per la sepoltura e altre piacevolezze. Ma perdere tempo a discutere di dettagli del genere non “tira” politicamente ed entrare nei dettagli rivelerebbe gli aspetti più crudi e raccapriccianti del provvedimento, quindi i fetini possono restare in frigo.

teodem Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.

Un gran bel rispetto per la “dignità umana”, non c'è che dire. Se quei prodotti del concepimento sono in qualche maniera esseri umani, e Formigoni dice di sì, l'inazione che li consegna al deposito in freezer non può essere altro che un vilipendio di cadaveri. Dettagli, gli sciacalli non si curano della coerenza tra i loro boatos e le conseguenze reali delle loro decisioni, è stato così evidente per la legge 40 come lo è in questo caso.

Ipocriti, guitti da due soldi, preti in crisi di nervi e baroni della sanità banchettano e prosperano nutrendosi del dolore delle donne e facendo strazio delle loro vite, mentre con una mano intascano ricompense e con l'altra infieriscono sulla sorte di feti ed embrioni, umiliando insieme alle loro vittime, la dignità di tutto un paese. Un meccanismo rodato e già visto all'azione con la stessa faccia tosta su altri temi. Basti per tutti l'esempio parallelo della lotta alla droga. Leggi assurde sulla pelle di chi già soffre, intrusione violenta nelle loro vite affidata a pasdaran timorati di Dio e alla fine no importa a nessuno se le proposte cattolicamente corrette non risolvono nulla e servono solo ad arricchire gli amici.

Nemmeno nel clamoroso caso di Don Gelmini, il famoso prete antidroga, c'è stato un solo politico che abbia condannato il presule e i suoi metodi. Eppure tutta la destra ha santificato un uomo che vestendo la tonaca con stile personalissimo era già finito in galera, ove il direttore aveva dovuto isolarlo perché molestava i detenuti. Non più celebre come “padre Jaguar” (amava le auto lussuose), con la sua “cristoterapia” era divenuto uno dei simboli della lotta alla droga made in Italy. Tipicamente la cenciosa destra italiana non può pensare di dedicarsi ad istituire servizi sociali funzionanti, molto meglio fare l'elemosina a qualche prete che se ne occuperà come può.

Non sappiamo se Berlusconi o altri fan del prete antidroga avrebbero mai affidato davvero i propri pargoli con problemi di dipendenza da stupefacenti alle amorevoli cure di Don Gelmini; non sappiamo nemmeno se qualcuno di loro avrà avuto un sussulto pensando che questo prete tanto esuberante e telegenico, avrebbe potuto abusarne sessualmente come – stando alle accuse - pare succedesse ai suoi amati assistiti. Nessuno di questi ha fiatato alla notizia del deposito del procedimento giudiziario, nessuno ha commentato le prove portate dagli inquirenti e le dichiarazioni di molti ex-ospiti di Don Gelmini. Nessuno ha commentato neppure le registrazioni di minacce e offerte di denaro alle vittime per farle tacere; tutte cose documentate dalle forze dell'ordine. Il Vaticano si è smarcato in silenzio, consigliando al prete di abbandonare le sue attività dopo aver inizialmente invocato la protezione della Madonna del Sorriso (testuale) sulla tonaca satireggiante.

Nessuno, nemmeno a sinistra, ha colto l'occasione per mettere in discussione una legge sulla droga che è allo stesso tempo inutile, ingiusta e vessatoria; nessuno ha colto l'occasione per affossare metodi all'antitesi della miglior scienza e fondati unicamente sul fanatismo religioso; esibito quanto tradito immediatamente.

Ipocrisie che feriscono i corpi di uomini e donne per procurare vantaggi ad una palude di faccendieri e gerontocrati capaci di farsi blocco sociale e cancro del paese. Il problema, nel caso dell'attacco alla 194, non è l'aborto, ma questo tumore che avvelena il sangue della democrazia italiana, questa melma che la soffoca e che la trascina nel declino e nell'ignoranza, mentre grassi ipocriti se la ridono dell'umanità sempre più dolente che lasciano alle spalle delle loro esibizioni.
mercoledì, 21 novembre 2007

Gesuiti pedofili.


Anche i potenti gesuiti alla fine hanno dovuto pagare. Pagare per danni che non possono essere risarciti con il denaro. Per chiudere un "contenzioso" con alcuni villaggi dell'Alaska, la Compagnia ha accettato di sborsare il tipico mega-risarcimento all'americana.

Difficile monetizzare la distruzione e lo sconvolgimento portato dai missionari gesuiti nei villaggi eschimesi, preti che con il pretesto della missione hanno finito per abusare sessualmente di -tutti- i giovani di interi villaggi.

Alla Compagnia di Gesù è stata riconosciuta la colpa di aver favorito e mai ostacolato le pulsioni di quei preti, dei quali conosceva da decenni le inclinazioni sessuali. Quale superbia può spingere un'istituzione religiosa a mandare missioni tra gli eschimesi, per poi usarli come discarica dei preti stupratrori di bambini?
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venerdì, 02 novembre 2007

Dei delitti della Chiesa contro la cartografia.


Il nostro paese è stato la culla della civiltà romana, la quale ha lasciato a noi posteri migliaia e migliaia di tracce della sua cultura e delle sue realizzazioni. Della civiltà romana conosciamo quasi tutto, poiché ci sono pervenute testimonianze scritte, scolpite e dipinte, ogni genere d’oggetti e perché ancora oggi in molte delle nostre città permangono numerose realizzazioni architettoniche in grado di dimostrarne le grande capacità tecniche e organizzative.

 Stupisce quindi che tra questa massa di reperti e testimonianze manchino completamente esempi di cartografia romana. Esiste una sola “carta geografica” romana che ci è stata tramandata ed è la celebre Tavola Peutingeriana. Si tratta di una riproduzione sintetica dello stradario imperiale romano, riprodotto in una tavola rettangolare costituita da diversi fogli realizzati o ricostruiti in epoche diverse.

Uno stupore che si rafforza considerando che le conoscenze all’epoca della Roma imperiale erano sicuramente all’altezza della redazione di carte geografiche, ma anche considerando come la stessa burocrazia imperiale prevedesse l’impiego delle mappe. Un popolo capace di portare le sue conquiste fino alla Gran Bretagna e alla Spagna da un lato e fino al Medioriente e all’Africa dall’altro, doveva necessariamente possedere una rappresentazione delle terre conquistate e da conquistare. Una convinzione rafforzata dal fatto per il quale la cartografia greca, della quale invece ci sono pervenuti alcuni esempi, aveva già sviluppato tecniche cartografiche che non potevano essere state abbandonate o misconosciute dai romani.

Già nel III secolo a.c. Eratostene era stato in grado di dimostrare, calcoli alla mano, la sfericità della Terra e di produrre carte con meridiani e paralleli, oltre a calcolare con discreta precisione il meridiano terrestre e quindi la dimensione della Terra. Già Omero diceva che la Terra " Intorno al polo ella si gira". Greci e romani inoltre possedevano ed utilizzavano inoltre portolani molto accurati per la navigazione; strumenti che dimostrano una conoscenza molto approfondita delle coste, non solo di quelle mediterranee. C’è da credere che i romani riconoscessero una grande importanza alle mappe, visto che alla fondazione di una città prescrivevano la redazione di una mappa dei dintorni in triplice copia; una in pietra, una in bronzo e una su lino per gli archivi imperiali. Queste ed altre mappe non ci sono però pervenute.

Questa è una ricostruzione della mappa di Eratostene del mondo allora conosciuto:

800px-Carta_EratosteneAltri greci, Strabone e Posidonio, produssero mappe simili, ma già le descrizioni di Erodoto
( 484 a.C. ca. - 425 a.C. ca.) si avvicinavano molto al prodotto di Eratostene, in alcune parti erano addirittura più accurate.

Se andate con la mente ai trascorsi scolastici non troverete tracce della cartografia romana e pochissime di quella greca; lo stesso se cercherete in rete o nelle biblioteche materiali in relazione alla cartografia romana. La cosa avrebbe un che di misterioso, ancora di più considerando che non più tardi di mezzo secolo fa il regime fascista non perdeva occasione per magnificare la civiltà romana e le sue conquiste; ma niente carte geografiche. In una maniera o nell’altra ci si aspetterebbe che il tema sia stato dibattuto, che i romani fossero bravi cartografi o che abbiano retto un impero senza neppure sapere disegnare una carta, nell’enorme mole di studi sulla romanità qualcosa dovrebbe essere emerso a proposito della cartografia romana.

 Sembrerebbe quasi che l’incapacità cartografica della Roma imperiale sia data per scontata da tutti gli studiosi e passata sottotraccia con indifferenza, nei programmi scolastici come nelle discussioni più dotte. Un bel mistero che però non è tale.

 Tutta la cartografia romana è stata distrutta scientemente per volere della chiesa cattolica. Anche la cartografia degli imperi centro e sudamericani è andata distrutta allo stesso modo dallo zelo dei preti cattolici; lo stesso  Hernan Cortés nel 1520, descrivendo all’imperatore Carlo V un colloquio che aveva avuto con il re Montezuma, raccontava di come Montezuma gli fece avere in pochissimo tempo una carta della costa dipinta su stoffa. In seguito, nel 1526, gli inviati di Tabasco e Xicalango redassero per Cortés una carta dell’intera regione “con la quale io ritenni che mi potevo tranquillamente spostare per la gran parte di essa”. Le culture antiche messicane che gli Aztechi ereditarono dai predecessori Maya e Toltechi, erano molto sviluppate quando gli Spagnoli arrivarono. Le mappe erano disegnate con facilità tale da poter essere usate anche da stranieri.

  Secondo la  testimonianza dei conquistatore questo era il livello raggiunto dalla cartografia locale, testimonianza che allo stesso tempo ci rivela l’effetto della furia distruttrice dei preti cattolici, visto che ad oggi ci sono state tramandate solo due carte geografiche antecedenti al loro arrivo nelle americhe. Non per niente è del 1633 il processo a Galileo Galilei, istituito per difendere la concezione tolemaica che voleva la terra al centro dell'universo.

Questo nonostante più cento anni prima Francesco Rosselli avesse già disegnato una mappa straordinariamente moderna e accurata, frutto delle osservazioni e dei rilievi riportati dai grandi navigatori, per non parlare ovviamente dei lavori di Copernico (1473-1543). Se nel 1492 Rosselli disegnava ancora una mappa biblicamente compatibile, sedici anni dopo nel 1508 incise questa, che non è di certo la rappresentazione del pianeta bibilico. Cento anni di navigazioni ed esplorazioni e calcoli dopo, nel 1633, la Chiesa condannava Galilei con l'accusa di blasfemo eliocentrismo.

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Oltre 1500 anni di oscurantismo doloso. Per questo motivo non abbiamo testimonianza della cartografia romana e per questo motivo l’argomento è essenzialmente tabù; visto che parlarne significherebbe mettere all’indice l’oscurantismo clericale.

 La chiesa cattolica si è accanita contro la cartografia semplicemente perché il mondo che rappresentava non era coerente con la narrazione biblica e con l’idea di mondo che da essa era stata derivata dai sapienti teologi cattolici, così come si accanì contro Galileo. Fino al rinascimento della cartografia in Europa, successivo al quindicesimo secolo e alle grandi esplorazioni, per i cattolici timorati di Dio la mappa del mondo doveva essere quella del modello detto di “Mappa a T”, ove una T divideva il mondo in tre sezioni: Asia, Europa e Africa. Mappe che comprendevano anche il Paradiso, che stava ad Est determinando così il loro orientamento ad Est.


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Di tutti i cartografi passati, la Chiesa sposò e diffuse le idee di Tolomeo, non fu un caso. Tolomeo proponeva una terra molto simile a quella degli altri filosofi greci, sottovalutandone moltissimo la dimensione (dettaglio non senza conseguenze pratiche), ma diversamente da altri la piazzava al centro del sistema solare coerentemente con la Bibbia. Ma la Chiesa prese da Tolomeo solo le conclusioni astronomiche, anche la cartografia tolemaica venne scartata in favore di un altro genere di carte "geografiche". Carte false ed inutili come queste sopra, mappe che la Chiesa sapeva esser false ed inutili, ma teologicamente compatibili con la narrazione dei padri della cristianità. Le uniche mappe utilizzabili senza incorrere nell'accusa di eresia e nelle relative sanzioni; che potevano anche prevedere la morte.


Mentre l’Europa giaceva conservata nell’ignoranza dallo zelo distruttore dei cattolici, che fecero della distruzione del sapere o della sua gelosa custodia una vera e propria missione, nel resto del mondo altre civiltà continuarono ad usare cartografie “moderne” almeno quanto quelle greche. Non solo gli americani, ma anche arabi e cinesi disegnavano ed utilizzavano mappe molto diverse dalla Mappa a T raccomandata dai pontefici; non stupisce quindi che i marinai europei utilizzassero quasi clandestinamente mappe e portolani eterodossi, spesso di provenienza orientale; non potevano certo navigare guidati dai versetti della Bibbia. Questa sotto è una mappa che descrive lo stato dell'arte cartografica "cristiana" consentita nel tredicesimo secolo, quando l'importanza politica di Geresulamme ne fece il centro dell'imago mundi ufficiale.

figura 3Nel proclamare l'excusatio della chiesa nei confronti del povero Galileo Galileli, nell'istituirne un processo di riabilitazione, Giovanni Paolo II ha dimenticato di scusarsi per l'opera distruttrice e oscurantista praticata per secoli dalla chiesa cattolica nei confronti di intere branche del sapere umano. Cartografia ed astronomia furono tra le vittime più illustri, ma nessuno può veramente sapere quanto sapere e quanti documenti siano stati cancellati dagli uomini in nero preposti dal soglio di Pietro a conservare nell'ignoranza l'intero Occidente. Un'opera che la nostra storiografia tende a sorvolare in poche righe e per la quale nessun alto prelato ha ancora chiesto scusa.

Il potenziale negazionista delle religioni nei confronti della scienza non è esclusivamente cattolico, ma solo ai cattolici sembra essere riuscita la censura integrale su intere branche del sapere scientifico per millecinquecento anni. Un'azione da temere anche oggi, visto che le gerarchie cristiane sembrano rifiutare l'evoluzionismo, una discreta parte della moderna medicina e visto che sono ancora a disagio nell'accettare le conclusioni dell'astronomia.

Nonostante questo i prelati vengono regolarmente interpellati su temi scientifici; hanno diritto di tribuna e per un singolare privilegio possono contestare i risultati della scienza moderna senza fornire alcuna dimostrazione scientifica. Spesso le convinzioni di qualche alto prelato vengono presentate alle opinioni pubbliche e messe sullo stesso piano dei risultati ottenuti dagli scienziati; a volte alla sua parola viene data più importanza che alle stesse evidenze scientifiche. Ancora oggi i media ed il potere sostengono l'opera degli uomini in nero, impegnati stoicamente a negare al genere umano la conoscenza che mette in discussione i loro dogmi di fede.





 

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giovedì, 25 ottobre 2007

Padre Pio è un idolo di stoppa


Padre Pio è un idolo di stoppa, ma anche "un immenso inganno ", almeno nelle considerazioni di Papa Giovanni XXIII (aka "il Papa Buono"), il quale ha lasciato notazioni poco lusinghiere sul conto del fenomeno di Pietralcina. Il santo non si sarebbe fatto mancare niente, nemmeno i sollazzi sessuali, scrive il Papa: «L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente...". Lo racconta un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera  di oggi, facendo la recensione del libro di Sergio Luzzato " Padre Pio. Miracoli e Politica nell'Italia del '900".

  papa-pazienzaSecondo Cazzullo queste ed altre frasi, "se lette con animo condizionato dal pregiudizio, possono indurre a giudicarla come una demolizione definitiva della figura del santo, o come un'invettiva laicista contro un fenomeno devozionale duraturo e interclassista", ma Cazzullo dice che si tratta di due letture sbagliate (senza spiegare il perchè), visto che il giudizio di Luzzato sul santo dei dubbi miracoli non è sommariamente liquidatorio.

Lasciando Cazzullo al suo impossibile tentativo di difesa e Luzzato al suo giudizio, viene da chiedersi quale lettura proporre invece della figura di un prete che il Papa Buono considerava un ciarlatano e che ha dato vito a fenomeni di idolatria e monetizzazione della fede che hanno ben pochi paragoni nell'italica storia. Padre Pio non solo è straordinariamente simile a figure clericali carismatiche del nostro tempo, impegnate a "costruire" piccoli imperi di devozione e al contempo accusati (prove alla mano) di nefandezze che ben poco hanno a vedere con la santità, ma è anche e soprattutto idolatria, sfruttamento dell'ingenuità dei fedeli al fine di costruire grossi affari. Le storie di Padre Fedele, di Don Gelmini e dei loro emuli, miracoli a parte, sono straordinariamente simili a quella di Padre Pio come descritto da Giovanni XXIII, anche nelle supposte intemperanze sessuali.

Sarebbe invece proprio il momento, non solo per la chiesa cattolica, ma soprattutto per la chiesa cattolica, di cominciare a demolire il culto del santo di Pietralcina, cominciando dalla demolizione della Disneyland di San Giovanni Rotondo e delle varie attività  a scopo di lucro che sfruttano la figura del santo. La chiesa cattolica potrà radicalizzare e fidelizzare qualche milione di allocchi che rincorrono il salvifico miracolo correndo da Pietralcina a Lourdes, ma il culto del santo è quanto di più lontano ci possa essere dalla dottrina cattolica; idiosincrasia che prima o poi porterà grossi inconvenienti alla chiesa di Roma.

L'introduzione del culto dei santi è stato sicuramente un errore per la chiesa cattolica; un'invenzione assoluta, visto che nel Vecchio e nel Nuovo Testamento non si parlava certo di adorare alcuni esseri umani al di sopra di Dio stesso, ma un'invenzione che è servita a rendere pittoresco e personalizzabile l'esercizio della devozione, accontentando così esigenze locali e individuali a dispetto dell'unitarietà teologica. Padre Pio è l'ennesimo sedicente santo/profeta (poco importa se in buona o cattiva fede, se in sanità mentale o vittima di turbe) che ottenuto un seguito di devoti, ne abusa giungendo a comportamenti che ben poco hanno di santo.

Se Giovanni XXIII si consolava scrivendo: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili», ancora oggi migliaia di anime sono istupidite con il placet del Vaticano. Giovanni Paolo II ha colto il potenziale comunicativo della figura di Padre Pio, ma nell'elevarlo a santo ha probabilmente sorvolato con troppa leggerezza sulla vita reale dell'uomo, molto poco Pio. Può essere anche che Giovanni Paolo II non sia stato informato completamente sulle mirabolanti gesta del santo di Pietralcina, ma non si può pensare che i trascorsi di Padre Pio fossero ignoti alle gerarchie vaticane.

  Padre_Pio_giovaneIn questi differenti atteggiamenti papali verso Padre Pio, Luzzato vede "la dimostrazione dell'importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento". Come ogni innamorato di una tesi da dimostrare Luzzato si lascia scorrere sotto gli occhi la realtà, che è quella di una figura più che negativa e si rifiuta di parlare di Padre Pio come essere umano, preferendo mantenere il discorso a livello di analisi del fenomeno religioso che ha incarnato.

Poco importa a Luzzato se il quadro che emerge dalla sua ricerca sia quello di un personaggio ambiguo, promosso e pubblicizzato dal fascismo
(dice Cazzullo che: Luzzatto dedica pagine che faranno discutere al «patto non scritto» con Caradonna, il ras di Foggia; ed è un fatto che le prime due biografie di Padre Pio sono pubblicate dalla casa editrice ufficiale del partito, la stessa che stampa i discorsi del Duce) prima che dalla sua stessa chiesa; poco importa che le cialtronate a mescolare stimmate miracolose e sesso con la perpetua ( le "filmine", prova regina), o meglio il sesso con l'harem di premurose fedeli adoranti siano lì sotto gli occhi di tutti, accanto alle righe che ne vorrebbero sminuire il significato per volare più in altro con il discorso.

Non è un gran problema, non saranno certo Luzzato o il Corriere ad andare allo scontro frontale con questi fenomeni di superstizione medioevale, non saranno certo i media a mettere all'indice il culto dei santi, l'adorazione delle reliquie, delle ossa e dei teschi di martiri e protomartiri della fede. Solo un’evoluzione culturale all’interno della chiesa cattolica potrà rimuovere questo genere di idolatria politeista che ha sostituito agli dei, i santi e le loro gesta. Un’evoluzione che per ora può dirsi ben lontana, visto che il Papa contemporaneo è un fior di reazionario; un’evoluzione mancata che ci costringerà ancora a lungo all’osservazione di folle di nostri simili prostrarsi nell’adorazione di idoli di stoppa.

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venerdì, 28 settembre 2007

Un prete che uccide


Il capo della chiesa cattolica del Mozambico, monsignor Francisco Chimoio, ha dichiarato in una intervista alla BBC che è convinto che i preservativi prodotti in Europa siano infettati con il virus dell'HIV deliberatamente. Anche alcuni farmaci retrovirali sarebbero infettati di proposito, allo scopo di "finire velocemente la gente africana".

Circa il 16% dei mozambicani ha contratto l'HIV, si contano ogni giorno circa 500 nuove infezioni si diciannove milioni di abitanti usciti da poco da uno stato di guerra durato un'epoca. Uno dei paesi messi peggio al mondo.

E arriva il monsignore che per togliere di torno l'odiato profilattico sfodera il complotto interrazziale supermegagalattico per uccidere i fratelli neri. Da notare che è già in guerra perchè il governo vuole legalizzare l'aborto, che in Mozambico è ancora reato, reato introdotto dai colonizzatori portoghesi e dai preti che li hanno accompagnati nei decenni. In Mozambico muoiono cento donne al giorno a seguito di aborti clandestini. Anche la legalizzazione dell'aborto sarebbe per lui "un attacco all'africanismo".

0,1020,461726,00 Ee gli danno ascolto (e in certi paesi glielo danno), moriranno in molti di più per non aver usato il profilattico o aver preso le medicine di quanti non ne siano morti per fame negli anni peggiori. Questo genere di esibizioni e l'opposizione al profilattico da parte della chiesa cattolica, costano ogni anno migliaia, se non milioni, di vittime; considerato anche l'alto potere di influenza che hanno sulle elite dei paesi nei quali il cattolicesimo è influente e negli organismi internazionali, dove trovando sintonia con i cristiani evangelici hanno mandato all'aria decine di programmi di contrasto all'HIV.

Ben al di là dell'offesa all'onore europeo, ben oltre le parole di padre Chimoio (arcivescovo della diocesi di Maputo), seguendo il link apprezzerete come i cattolici usino Wikipedia, ma anche come possa essere comodo trovare bella pronta una voce da completare) resta l'evidenza che le dichiarazioni di Francisco ammazzeranno qualcuno, più d'uno.  Un interessante dilemma etico per Ratzi, assecondare questi pazzi assassini o smentirli a smentire il suo stesso papato?

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mercoledì, 05 settembre 2007

L'atteso attacco all'aborto


Puntuale come le tasse, atteso come un interregionale nell'ora di punta, il santo Ruini ha finalmente sputato il rospo.

Vuole la revisione della legge sull'aborto, dice lui perchè la scienza è andata avanti e la legge è obsoleta.
Va da sè che Ruini, e con lui il Vaticano, voglia una revisione della legge in senso restrittivo, nel senso cioè di porre limiti ed ostacoli alle donne che decidano di abortire.

In tal senso non ci sono dubbi, per lui ed i suoi si tratta di omicidio, come la procreazione assistita. Proprio ai tempi del referendum sulla legge 40 il sant'uomo aveva spergiurato che la Chiesa non era interessata a rimettere in discussione la legge sull'aborto.

Invece eccolo qui, dissimulando le sue vere intenzioni senza avere il coraggio di dire come vorrebbe che fosse rivista. Impavido, poco importa che seguendo i suoi suggerimenti la Regione Lombardia abbia le camere mortuarie stipate di fetini dentro ai barattoli perchè Formigoni e compagnia bella hanno deciso che i prodotti degli aborti potevano avere cristiana sepoltura, senza però disporre un posto dove seppellirli. Pietas cristiana o squallidi provvedimenti strumentali?

Ruini non si cura di questi dettagli, quella di Ruini è una prova di forza con a quale tira la politica fino a vedere quando si rompe; lo fa per guadagnare potere alla Chiesa, lo fa rafforzando l'oscurantismo ignorante che avavnza. Purtroppo trova sponde.

Ruini + Rutelli

Pochi anni fa Ruini non avrebbe mai osato, sapeva che sarebbe stato sbertucciato educatamente. Oggi osa e la politica risponde sottovoce; pochi saltano sul suo carro, aspettano di vedere che succede; nessuno risponde, la sinistra soidisante sta cercando un volontario. Nessuno dei politici fai-da-te d'inizio millennio sembra volersi esporre e dire le solite 4 sciocchezze per rimettere al suo posto il canuto tonacato.

Intanto si festeggiano i santi e le televisioni traboccano di racconti di miracoli, di folle adoranti reliquie di dubbia provenienza e invocanti il santo su misura per risolvere le proprie asprezze quotidiane. Superstizione, media e politica vanno a braccetto, non resta che correre a confessarsi.
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