mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 18 aprile 2008

Il governo cinese chiede ai propri cittadini di limitare lo zelo patriottico


A conferma di quanto si diceva poco sotto, il governo cinese ha ufficialmente invitato i propri cittadini a mitigare lo "zelo" con il quale manifestano il loro patriottismo in reazione alle proteste per il Tibet.

L'agenzia Xinua ha spiegato che tale fervore deve essere indirizzato "a fare bene il proprio lavoro" e, pur riconoscendo il carattere "patriottico" delle reazioni dei cinesi su internet (giunti a pubblicare liste di singoli attivisti pro-Tibet con tanto di indirizzi e invito al mail bombing), ha invitato alla misura.

Il richiamo ufficiale, perchè di questo si tratta, è stato pubblicato nella sola edizione in cinese dell'agenzia (l'equivalente dell'Ansa italiana) sottolinea che "Trent'anni di riforme ed aperture hanno creato un miracolo cinese...ma bisogna dirsi chiaramente che per la Cina è già durato molto, la strada futura non sarà così facile.

Il governo cinese in passato era già intervenuto a sedare le intemperanza dei propri cittadini contro il giappone, quando una serie di iniziative del primo ministro giapponese  Shinzo Abe, ritenute offensive per le vittime dell'invasione giapponese della Cina e per l'orgoglio nazionale, provocarono violentissime manifestazioni e un'esplosione di insulti all'indirizzo dei giapponesi.

fonte: BBC
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categoria: cina


mercoledì, 16 aprile 2008

E i cittadini cinesi passano al boicottaggio


Può aiutare a capire che ne pensano i cinesi delle nostre contorsioni sul TIbet.
La blogosfera cinese ha lanciato il boicottaggio di Carrefour (c'è anche in Cina, sorpresi?) al quale hanno subito aderito con entusiasmo molti netizen cinesi.

Obbiettivo la catena francese perchè la Francia sembra guidare il fronte dei polemici con Pechino, ma al di là della scelta del -chi- colpire, sembra evidente che i cinesi in rete siano più che convinti che le proteste a favore dei tibetani siano poco fondate e il boicottaggio olimpico addirittura un'offesa.

L'iniziativa è piaciuta così tanto che alcuni cinesi hanno già cominciato, anche se l'inizio della protesta era stabilito per il primo maggio.

Sarà il caso di cercare la Cina prima che la Cina senta il bisogno di spiegarsi anche con noi poveri occidentali sotterrati dalla propaganda interessata.
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lunedì, 07 aprile 2008

Caccia alla fiamma


Iniziative diverse hanno cercato di attirare l'attenzione sulla repressione dei tibetani da parte della Cina, ostacolando il percorso della fiamma olimpica a Londra.

A parte lo scontato dimenticarsi della parallela repressione cinese degli Uyguri, c'è da segnalare l'assoluta sparizione dei commentatori che in occasioni analoghe avevano gridato alla profanazione della sacra fiamma.

In occasione delle Olimpiadi di Torino, per protesta contro lo sponsor Coca Cola che si era scoperto a usare killer mafiosi per risolvere i suoi problemi cOn il sindacato in Colombia, uccideNdone parecchi, fu attuata una protesta analoga al passaggio della fiamma accesa per le olimpiadi invernali.

Anche a Bologna la cosa si risolse in un discreto casino, ma in genere in tutto il paese si levarono un sacco di voci indignate per la profanazione del sacro evento sportivo. Oggi che l'obiettivo della protesta è la Cina, troviamo tutti gli indignati dell'epoca che si spendono per motivare la giustezza di blocchi e boicottaggi; davvero ridicolo, quanto rivelatore.

Più che evidente il totale disinteresse per la sorte dei tibetani, che si accompagna alla non meno evidente ipocrisia che sottende alle azioni di questi personaggi; mai si sono visti a manifestare contro la repressione in paesi amici o alleati, piuttosto li si è visti tutti molto attivi nel giustificare la necessità di torturare gli islamici o nel negare l'evidente impiego di armi chimiche nel massacro di Falluja.

c'è una quasi perfetta sovrapposizione tra quanti (in particolare di destra) strillano per il Tibet e quanti tacciono sui tanti massacri in corso per volontà della politica occidentale, dall'Afghanistan alla Somalia. Non troverete  quasi nessuno degli attivisti anticinesi (perchè sono anticinesi e non pro-tibetani) tra i critici delle guerre bushiste, o tra quelli delle tante feroci dittature sostenute dai paesi occidentali.

Sarà un caso o forse no, ma il tanfo dell'ipocrisia è insopportabile
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giovedì, 03 aprile 2008

Cina: con i tibetani più clemente dei magistrati di Genova



Pare incredibile, ma giunge la notizia della condanna a tre anni e mezzo per uno dei leader della recente protesta tibetana.
Incredibile non è tanto la condanna, quanto la sua misura se paragonata ad altre iniziative simili viste dalle nostre parti.
Se per il tibetano hanno chiesto tre anni e mezzo, per i quattro gatti arrestati praticamente a sorte durante gli incidenti Genova 2001, sono state chieste condanne molto più dure.
Strano quindi che un paese in cima alla lista dei governi -repressori- si faccia umiliare da quello italiano, capace al tempo stesso di proteggere i propri poliziotti impegnati a torturare cittadini italiani e stranieri rastrellati a caso e di chiedere condanne oltre i dieci anni per reati che nemmeno prefigurano violenza sulle persone.

La sentenza cinese, a carico di una protesta che ha visto devastazione, saccheggio e in più alcuni omicidi, illumina l'assurdità delle richieste di pena per i manifestanti di Genova 2001, richieste evidentemente fondate sul pregiudizio politico piuttosto che sul codice penale e la sua applicazione
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lunedì, 16 aprile 2007

I Bauscia in guerra con la Cina

Post-pre-Aggiornamento:
Venerdì scorso alcune bottiglie incendiarie sono state impiegate per dare fuoco all'ingresso della sede di Islamic Relief a Milano. L'attentato è stato rivendicato dal "Fronte Cristiano Combattente" che ha anche minacciato di morte il locale presidente, il signor Paolo Gonzaga ("Siamo il Fronte cristiano combattente, abbiamo distrutto la sede dell'Islamic Relief. Paolo Gonzaga e' stato condannato a morte da un tribunale cristiano").

L'attentato si può legare idealmente un raid fascista con il quale Forza Nuova ha coperto il quartiere "cinese" di insulti razzisti e di slogan molto "violenti" contro i nemici della nostra civilità (?). Ovviamente nessuno si è sognato di parlare di offrire protezione ai cinesi o di reprimere duramente comportamenti del genere. Intanto sui giornali continua la fiera del luogo comune sui "gialli".

E intanto sgomberano...
Approfittando del casino con i cinesi, a Milano hanno sgomberato la "Stecca degli Artigiani", un altro bel pezzetto dello sbrindellato tessuto urbano milanese verrà ristrutturato a maggior gloria dei costruttori lasciando con un palmo di naso una varia umanità, alla quale che non resta che il ricordo di una storia finita.

Doverosa precisazione ad uso degli ignoranti:

C'è stato anche chi ha scritto cose del tipo: "...nella Cina comunista e anche in quella comu-liberista una protesta simile sarebbe impensabile, verrebbe stroncata sul nascere." Pensieri vergati forse   cercando un comodo cerchiobottismo, prendendosela sia con i cinesi che con i bauscia. Peccato che in Cina l'anno scorso si siano verificate oltre 84.000 proteste violente, per niente stroncate sul nascere. L'ignoranza è una brutta bestia.


I Bauscia in guerra con la Cina
in Altrenotizie

Non è dato sapere se la guerra che Letizia Moratti ha dichiarato alla chinatown milanese trovi origine nella semplice strumentalizzazione dell’immigrato, già tristemente praticata dalle giunte milanesi, o da appetiti immobiliari non ancora usciti allo scoperto, ma è un dato certo che si sia arrivati ad una situazione che sarebbe stato meglio evitare per colpa di una buona dose di razzismo, malamente mascherato, dalle parti di Palazzo Marino. Quello che ha fatto più impressione in questi ultimi giorni è stato lo snocciolarsi della litania di luoghi comuni razzistici sui cinesi. Come se nulla fosse, sui principali media si sono visti e sentiti commenti che una persona normale si augurerebbe di non vedere mai diffusi. Alcuni rappresentanti della politica milanese, nell’occasione, hanno svuotato il truogolo della retorica razzista sul pubblico italiano, cercando il plauso degli stessi italioti che da anni cercano di spaventare con il timore delle invasioni straniere.

Milano, città con qualche milione di abitanti, è scesa in guerra contro qualche migliaio di cinesi, colpevoli di aver comprato e pagato case e negozi troppo in centro, troppo vicini tra loro. Colpevoli di essere stranieri in una città che si vorrebbe cosmopolita, ma che in realtà è governata da un’amministrazione inquinata da concetti razzisti, amica di speculatori e populisti che usano lo straniero per ottenere i voti della stessa gente che hanno contribuito ad impoverire. Invece ci viene raccontato che la zona di Via Paolo Sarpi è: “…un quartiere che potrebbe essere di lusso se non l'avessero accaparrato i cinesi con le loro attività essenzialmente illegali e lucrose. Hanno mandato via gli abitanti, vecchi pensionati milanesi per lo più. Minacciano e intimidiscono quei pochi che resistono.” Però nessun cinese è mai stato condannato per reati del genere e che le loro attività siano “essenzialmente illegali” non sembra affatto, visto che la pressione del comune ha prodotto solo multe. Molto rivelatore è il riferimento per il quale si tratta di attività “lucrose”. Lucro che se benedice un italiano ne dimostra le qualità, ma che nel caso dell’immigrato viene portato all’attenzione proprio per solleticare l’umanissima invidia degli italiani più poveri dei cinesi in questione.

Oggi il problema sono i cinesi, ieri e domani i musulmani. I musulmani “ci vogliono invadere”; poco importa che siano una minoranza tra gli stessi immigrati, secondo questi signori diventeranno milioni, figliando come conigli e mettendoci in minoranza. I cinesi in Italia sono ancora meno, ma non importa; i cinesi sono utili per indirizzare le frustrazioni dei milanesi impoveriti ed incanalarle nell’ennesima guerra tra poveri, utile a distrarre i cittadini dall’operato di chi veramente si arricchisce alle loro spalle. Anche i cinesi si moltiplicherebbero troppo velocemente, poco importa che due invasioni contemporanee non si siano mai viste nella storia.

Milano è una città governata da una giunta incline a lisciare il pelo alla propaganda xenofoba praticata senza alcun contrasto. Non i partiti “progressisti” e nemmeno la magistratura provano ad arginare questa deriva. Poco tempo fa un manipolo di gentaglia, condotta da consiglieri comunali della destra, ha dato vita ad un assalto ad un campo nomadi in allestimento ad Opera, appiccando il fuoco e distruggendo beni pubblici alla luce del sole e sotto gli occhi delle forze dell’ordine che non hanno reagito. Un’opera pubblica ridotta in cenere per motivi razzisti sotto gli occhi della polizia e della stampa.

La magistratura lombarda non ha ritenuto di perseguirli per il reato di incendio (che prevede pene severe) e si è limitata a capi d’imputazione minori; i politici lombardi non si sono scandalizzati e i media, locali e nazionali, hanno passato sottotraccia questo gravissimo reato. Con singolare distanza da una simile interpretazione del diritto, la stessa Procura ha chiesto pene severissime e misure cautelari imponenti per i protagonisti dei disordini dell’undici marzo dell’anno scorso, durante i quali ad essere bruciato era stato un motorino.

L’amministrazione meneghina invoca la legalità contro i cinesi, ma si tratta dell’ipocrita legalità asimmetrica di chi si nasconde dietro la domanda di giustizia. Non appartiene alla giustizia risolvere i problemi (qualsiasi problema) di convivenza cittadina perseguitando sistematicamente un gruppo sociale o nazionale. Non appartiene alla giustizia assediare con il blocchetto delle multe in mano questo o quello. Non appartiene alla giustizia riesumare regolamenti degli anni ’30 per colpire chi diversamente non potrebbe essere colpito. Non appartiene alla civiltà, della quale certi ipocriti si dicono portatori, decidere di trasformare una strada che vive di commerci in isola pedonale senza neppure consultare chi vi abita e chi ci lavora. Non appartiene alla nostra civiltà che un vigile urbano possa colpire una donna, un uomo, un cittadino, per quanto questi possa essere alterato, per quanto possa protestare per una multa che ritiene ingiusta, per quante parole offensive pronunci.

Questi comportamenti appartengono a chi fa un uso strumentale dei poteri che gli sono stati conferiti perché siano usati a favore della comunità; appartengono a pubblici ufficiali che sanno che certi comportamenti sono tollerati se tenuti nei confronti del “nemico” individuato dai politici di riferimento. Gli stessi comportamenti tenuti nei riguardi di commercianti italiani avrebbero dato lo stesso esito: la rivolta. Per questo non si è mai sentito di una commerciante italiana manganellata da un vigile urbano a causa di una lite per una multa.

In questi giorni contro i cinesi si sono sentite argomentazioni degne del Ku Klux Klan, ma soprattutto Milano ha mostrato i danni inferti da anni di leghismo e berlusconismo. Il nostro paese si dovrebbe scusare con l’ambasciatore cinese (elegantissimo nel chiedere “equilibrio” senza raccogliere lo sdegno che i fatti hanno suscitato in Cina) per le parole degli esponenti della Lega, di Alleanza Nazionale e per l’operato di donna Letizia. Il nostro paese dovrebbe anche interrogarsi sul come sia possibile che esista gente capace di andare in televisione ad accusare “i cinesi” di evadere le tasse (senza dimostrarlo) dopo aver teorizzato l’esistenza di un “diritto” a non pagarle quando sembrino troppo alte. Che gente sia questa che dopo aver sostenuto Cuffaro, dopo aver votato leggi contro la legge per cancellare i delitti dei propri amici, si scaglia con tanta veemenza contro i “crimini” dei cinesi.

Questa miseria non è altro che la conseguenza delle politiche di destra che hanno polarizzato la società italiana. L’aumento di ricchi e poveri (soprattutto di poveri) e la strage del ceto medio, la sparizione della borghesia (qualunque cosa sia) e l’avvento del pensiero unico iper-liberista, costringono la destra all’inevitabile passo successivo: quello per il quale occorre che chi subisce la spoliazione diriga la sua rabbia verso altri a lui simili, permettendo così agli arricchiti di non essere indicati come responsabili e impedendo che si discuta di modifiche nella distribuzione delle ricchezze o dei redditi. C’è da sperare che il governo si occupi della vicenda e che le giuste rimostranze della Cina inducano la Moratti a ripensare le politiche per la città. Milano negli ultimi anni è diventata la frontiera del neomedioevo italiano e non è un bel risultato per quella che una volta si credeva la capitale morale del paese.

Sarebbe interessante chiedersi fino a quando la società italiana sarà disposta a tollerare il rigurgito razzista lombardo, quando si stancherà di a pagare il prezzo di incidenti internazionali e del conseguente deteriorarsi dell’immagine nazionale, quando una nazione - che si ritiene culla di civiltà - smetterà di dare spettacoli indegni di sé e dei valori che dice di rappresentare.

p.s
A proposito di civiltà

Da motore di modernità a retroguardia clerico-fascista, Milano conserva in frigo da oltre due mesi tutti i prodotti degli aborti delle donne meneghine. Li conserva in fresco nelle camere mortuarie degli ospedali, dopo che la Regione ha deciso che “per rispetto agli esseri umani” (che poi sarebbero gli embrioni secondo Formigoni ) i prodotti degli aborti devono essere seppelliti, anche se si tratta di grumi cellulari di poche settimane. Alle madri decidere solo se vogliono una sepoltura individuale, una fossa comune, o se vogliono dar loro un nome. Il rispetto per questi “esseri umani” da parte della maggioranza lombarda è esattamente della stessa ipocrita natura di quel “rispetto per la legalità” invocato per sostenere i metodi inaccettabili usati contro i cinesi di Via Paolo Sarpi. Lo dimostra il fatto che tre mesi dopo aver istituito il funerale obbligatorio per i fetini, la giunta lombarda non abbia ancora trovato il tempo di redigere il regolamento necessario a farli passare dalle camere mortuarie alle tombe..

Quando i resti abortivi traboccheranno dai refrigeratori lombardi, forse qualcuno chiederà che razza di “rispetto” si sia assicurato ai feti con questa tragica buffonata, perché qualcuno si batta per definirli esseri umani e poi ne abbandoni in frigo i cadaveri.
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lunedì, 05 marzo 2007

Tensione Cina Taiwan

La rinnovata energia del premier Taiwanese, di nuovo tornato a dichirare ad alta voce che l'isola diventerà indipendente e gli strepiti americani sul riarmo cinese (favorito da europei ed israeliani senza colpo ferire), mi hanno fatto tornare in mente questo vecchio articolo del 2004 (sfuggito al blog), dove è riassunto il senso della contesa.


“Taiwan è inalienabile parte del territorio Cinese. La più grande minaccia alla pace nello Stretto di Taiwan è nelle attività separatiste delle forze dell’Indipendenza di Taiwan.”
Hu Jintao, Presidente cinese, 2003.

Tra l’imbarazzo generale delle diplomazie, si sta affermando come “altamente verificabile” un cambiamento di scenario su scala mondiale, appare del tutto possibile, anche se non del tutto probabile, che la Cina possa invadere, quasi senza colpo ferire, l’isola di Taiwan, ed annetterla definitivamente entro un paio d’anni.

Taiwan è, a tutti gli effetti, un territorio cinese occupato (nelle note tutta l’evoluzione), per i governi di Taiwan la parola “indipendenza” è tabù, equivale a dichiararsi colpevoli di un grave reato anticinese, questo almeno fino all’arrivo al potere dell’attuale Presidente Chen Shui-bian, che agita lo spettro dell’indipendenza troppo avventatamente, non essendo legalmente possibile per Taiwan acquisire alcuna indipendenza senza il consenso cinese.
Su Chen Shui-bian ed il suo partito (DPP) pendono gravi sospetti, in relazione alle elezioni che lo hanno appena visto vincitore di un soffio in circostanze molto dubbie, il paese è percorso dalle manifestazioni di protesta dell’opposizione (KMT o Kuomingtang), contraria all’indipendenza. La sua elezione è di fatto sub-judice.

Gli analisti lanciano l’allarme sulla possibilità che l’invasione abbia luogo entro il 2006, in modo che resti il tempo per ammortizzarne i contraccolpi diplomatici prima delle Olimpiadi cinesi del 2008. Gia nel 2005 si stima che i cinesi potrebbero completare il dispositivo per l’invasione, da decenni tenuto allo stato larvale.
Per la prima volta, a capovolgere ogni scenario precedente, cambia completamente la previsione dell’attacco cinese, per decenni ricostruito sul modello di uno sbarco anfibio sul genere di quello di Normandia; ora questo modello è sostituito con quello di un’invasione mirata ai centri di potere, alla quale far seguire in brevissimo tempo la creazione di un nuovo governo con entusiasti elementi taiwanesi.
Mentre venti o trent’anni fa la popolazione sarebbe sicuramente insorta contro l’invasione, ora pare abbastanza improbabile una reazione di questo tipo di fronte ad una ripresa del controllo sull’isola da parte della madrepatria.

Ai cinesi non mancano i mezzi per prendere militarmente il parlamento e le trasmissioni, cosi’ come gli aeroporti dell’isola. La loro superiorità aerea, e globale, è totale.
In questi anni i rapporti rilassati hanno permesso lo sviluppo del turismo verso la Cina, l’immigrazione a Taiwan di centinaia di migliaia di mogli e prostitute cinesi, così come lo stabilimento di tecnici e uomini d’affari taiwanesi in continente, la finanza taiwanese investe da anni, in massima parte, in territorio cinese. Agli invasori non mancherebbero informazioni e sponde tra i potenti dell’isola. La Cina di oggi, inoltre, non spaventa come la Cina comunista dei tempi che furono.

A completare il quadro i militari americani in visita ai colleghi taiwanesi, ammettono  lo stato pietoso dell’esercito, figlio pare della “strawberry generation”, la “generazione alla fragola” degli impenitenti consumatori locali, che hanno nello shopping e nella world music i loro unici orizzonti.
I taiwanesi sono molto civili e per nulla inclini al conflitto, i genitori costituiscono comitati perché “l’esercito è un’istituzione troppo violenta”; a questo va’ aggiunto il fatto che il 75% dei militari è a favore del Kuomingtang, il partito per la riunificazione, e si riconosce come cinese.

Una poco cruenta battaglia e la veloce creazione di un governo presentabile, in un paese gia al 50% favorevole alla riunificazione, potrebbero congelare la reazione internazionale.
L’eventualità pare guardata con interesse dagli Stati Uniti, che sembrano per nulla allarmati da queste ipotesi.
Gli analisti fanno anche altri conti e guardano oltre.
Una Cina comunque partner internazionale affidabile, che si riappropria di una sua provincia militarmente farà correre brividi freddi a Corea e Giappone, che a questo punto potrebbero investire principalmente in deterrenza nucleare, e completare cosi’ la strategia di “contenimento” del gigante cinese a Est.
La condizione della navigabilità dello Stretto di Taiwan non dovrebbe diventare rilevante fino a che i cinesi non siano sollecitati ad impedirvi la navigazione, evento scontato solo in caso di reazione militare di americani ed alleati nell’area.

Gli americani perderebbero il controllo militare di Taiwan e dello Stretto, ma riconquistarlo vorrebbe dire scatenare un conflitto regionale per liberare un territorio che è legalmente e di fatto cinese. Di fatto, aprire il vaso di Pandora di una guerra dagli esiti imprevedibili e con nessuna motivazione legale.
In caso di invasione cinese, infatti, si completerebbe il lungo vagare legale dello status di Taiwan.
Anche se appare uno stato indipendente, con un parlamento, una discreta democrazia, un  proprio esercito ed una propria bandiera, Taiwan è in realtà, dal 1945, un territorio cinese amministrato dagli americani.

Il clamoroso sviluppo di Taiwan ha sopraffatto nel tempo le capacità di controllo coloniali degli Stati Uniti, che comunque riconoscono, e ribadiscono, l’appartenenza alla Cina dell’isola.
La formazione di una sovranità cinese, reale, sull’isola, implicherebbe finalmente il perfezionamento del trattato del 1945.
E’ infatti fuor di dubbio che la semplice occupazione militare statunitense non abbia potuto comportare  alcun trasferimento della sovranità sull’isola, non agli americani, tanto meno a qualsiasi governo autoctono.

Il trasferimento di sovranità, fin dal tardo ‘800, è ammesso solo nella forma di “Cessione per Trattato”, essendosi convenuto, tra le nazioni, che qualsiasi situazione di occupazione non potesse divenire titolo sufficiente a rivendicazioni d’indipendenza o appropriazioni territoriali.
La clamorosa plausibilità di un tale quadro, generato dalla fantasia americana, sta forse solleticando i dirigenti cinesi, ma sicuramente anche qualche americano.
Un aumento della tensione nell’area dovrebbe portare all’aumento del timore di Giappone e Corea, con conseguente maggior vicinanza alle sensibilità Usa, con un’impennata delle spese per la difesa, ed in generale il clima bellicoso dovrebbe raffreddare lo sviluppo di tutta l’area, regalando vantaggio competitivo agli stessi Usa, specialmente se si scatenasse una vera corsa agli armamenti.
L’ultimo trattato, ancora perfettamente vigente e riconosciuto è quello firmato tra Cina e Usa, nel 1945, quando il generale Mac Arthur invitò i rappresentanti del Kuomingtang a Taiwan per ricevere la resa giapponese.

Per gli Usa sarebbe certamente il compimento di una lunga vicenda con la quale hanno a lungo cercato di limitare le conseguenze dell’errata valutazione del 1945, una sconfitta politica nel breve periodo, e la perdita, resa ormai insignificante dallo sviluppo tecnologico, del loro “orecchio” sulla Cina.
La storia pare offrire alla Cina la possibilità di scegliere se battere sul tavolo e riprendere Taiwan, o se sedersi sulla riva del fiume ed attendere ancora altri anni che il frutto cada naturalmente dall’albero.
Per la è Cina l’occasione di evitare anni di paziente attesa e di presentarsi al mondo con i Giochi del 2008, retta da una sempre più tipica “democrazia asiatica”, esibendo lo status di prima potenza economica al mondo, riprendendo il posto che le è destinato tra le nazioni.
La giostra di Taiwan è ripartita, quando rallenterà la sua posizione determinerà nuovi equilibri nella regione e nel mondo.


Note storiche: La giostra taiwanese.
Nel 1895, dopo una disastrosa guerra , la Dinastia Ching cede perennemente al Giappone  “Taiwan e las Pescadoras” come premio per la sua vittoria, con il trattato di Shimonoseki. Tokio sviluppa velocemente la propria colonia, ponendo le basi del futuro sviluppo dell’isola, coinvolgendola nel processo di radicale modernizzazione che  portò il Giappone all’industrializzazione. Le isole sono sostanzialmente ignorate dalla storia cinese, che ne parla occasionalmente per storie di pirati.
La sconfitta dei giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale, provoca però un ritorno dell’isola alla madrepatria.
Inglesi ed americani convennero che l’isola dovesse ritornare alla Cina, ed essere  restituita al loro alleato nella guerra mondiale: Chiang Kai-shek, o meglio al governo della Repubblica Cinese, che controllava la maggior parte dell’attuale PRC (Cina). Viene firmato un trattato nel quale il Giappone cede perennemente alla Repubblica Cinese “Taiwan e las Pescadoras”. Cessione poi confermata con la successiva ratifica del Trattato di S.Francisco
La giostra di Taiwan prende nuovo impulso: gli alleati cinesi degli americani vengono sconfitti da Mao, e devono fuggire dal continente in un’epica migrazione.
Nel 1949 un milione e mezzo di cinesi del Kuomingtang, il partito sconfitto da Mao, attraversa il braccio di mare e si stabilisce sull’isola, dichiarando la ROC (Republic of China).
I cinesi continentali del Kuomingtang domineranno l’isola, pur rappresentando solo il 14% della popolazione, imponendo una dittatura fino al 1990, sosterranno sempre l’appartenenza di Taiwan alla Cina, della quale si proclameranno sempre il governo legittimo in esilio. In tutta questa fase godranno della protezione americana.
Fino al 1971 Taiwan è stata considerato uno stato parte dell’Onu a pieno titolo, per alcuni stati rappresenta l’unico governo cinese legittimo. Con la svolta nella politica americana di quell’anno il mondo riconosce la PRC (Cina) e l’Onu trasferisce di conseguenza le attribuzioni internazionali al governo cinese, Taiwan mantiene il riconoscimento della qualità di nazione solo da 30 stati.
Nel 1980 la Cina vara la politica “un paese due sistemi”, all’interno della quale, sul modello poi applicato a Hong Kong, l’isola godrebbe di grandi autonomie una volta integrata nella Repubblica Popolare Cinese. L’offerta viene rifiutata dai generali del Kuomingtang. L’isola diventa un polo delle lavorazioni low cost e degli investimenti giapponesi, ed in seguito modello delle cosiddette “tigri asiatiche”.
Nel 1990 le prime elezioni “libere” di Taiwan, che continueranno a vedere il predominio del Kuomingtan (KMT) sul partito nazionalista (DPP), all’interno di un sistema bipolare discretamente democratico, il DPP, in pratica, esprime la volontà di indipendenza degli isolani dalla Cina. Si rilassano i rapporti con il continente.
Nel 1991 Taiwan dichiara che la guerra con la Cina è finita.
Nel novembre 2001 Taiwan toglie l’embargo di 55 anni al commercio con la madrepatria. A seguire nel gennaio del 2002 entra a far parte del WTO, appena qualche settimana dopo i cinesi. Da allora centinaia di migliaia di taiwanesi prendono moglie ed investono in Cina, tessendo una fitta rete di rapporti e contribuendo allo sviluppo cinese.
Dopo l’ultimo mandato elettorale del DPP, le recenti elezioni hanno confermato con un piccolissimo margine i nazionalisti taiwanesi, a scapito del KMT, l’ex Kuomingtang, davvero per un soffio.

Chen Shui-bian (DPP): 6,471,970 (50.11%)
Lien Chan (KMT): 6,442,452 (49.89%)

Il governo di Chen Shui-bian si è distinto per una politica d’allontanamento dalla Cina ed è riuscito a farsi rieleggere, pare, attraverso almeno due trucchi. Avrebbe prima inscenato un falso attentato, dal quale è uscito illeso, per attirarsi la benevolenza dell’elettorato, e al contempo avrebbe impedito a parecchi militari, in gran parte simpatizzanti il Kuomingtang, di recarsi alle urne a causa dell’ordine di mobilitazione impartito dopo l’attentato, alla vigilia delle elezioni. Il DPP sostiene l’ammissibilità di un referendum per la proclamazione dell’indipendenza di Taiwan, non permesso dalle leggi e dai trattati che riguardano il paese. Durante il suo ultimo mandato ha promosso la creazione di un’identità taiwanese. Simbolica a questo proposito la costruzione di Taipei 101 il grattacielo che stabilisce il nuovo record mondiale e supera di otto metri la contemporanea realizzazione cinese dello Shangai WFC, che arriverà solo a 500 metri di altezza..
Con 29.518 voti di differenza allo scrutinio finale, su una popolazione di oltre 21 milioni d’abitanti, le proteste si sono fatte vibranti, tanto che una commissione d’esperti americani investigherà l’attentato (tra questi un perito del caso O.J.Simpson), e le schede saranno ricontate una ad una, nel frattempo pende un ricorso per il mancato voto dei militari.
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categoria: cina, global risiko


venerdì, 05 gennaio 2007

La Cina avanza, le dittature dormono tra due guanciali.


Ieri la Cina ha presentato al mondo il  primo caccia completamente made in China, completo di motori e missili di quarta generazione ugualmente costruiti con tecnologia integralmente cinese. Con comprensibile soddisfazione e orgoglio, Pechino ha tenuto a far sapere di essere il quarto paese al mondo ad aver raggiunto un tale progresso tecnico e di avere anche registrato i brevetti tecnici relativi. A breve dovrebbe essere presentata anche la portaerei in grado di imbarcare un discreto numero di questi caccia.

Intanto Li Zhaoxing, il ministro degli esteri cinese procede nel suo tour Africano, dove ha siglato e siglerà importanti accordi economici al fine di soddisfare la fame di materie prime del suo paese.

Il tour cinese offre una ulteriore conferma di quello che chiamo il "teorema Stiglitz", cioè la considerazione per la quale l'ingresso nel mercato globale delle materie prime della Cina sia un fattore di rafforzamento delle dittature e delle autocrazie.
La validità del teorema è sotto gli occhi di tutti, oltre ad aumentare la domanda e quindi i prezzi delle materie prime, circostanza che in teoria dovrebbe far pensare che per le risorse dei paesi in via di sviluppo saranno pagati prezzi più equi, l'arrivo di buyer insaziabili come la Cina ( e in misura minore dell'India) sul mercato, rafforza il potere degli autocrati ad ogni latitudine.

Più soldi significano più potere e visto che i soldi in questione finiscono nelle tasche di spietati dittatori, non si realizza alcun beneficio per le popolazioni dei loro paesi. Lungi dall'approfittare della pacchia per migliorare le condizioni dei propri cittadini infatti, l'autocrate di turno preferisce in linea di massima spendere i maggiori guadagni investendo in armi, mercenari o in quote delle grandi corporation globali.

Questo non è il solo effetto negativo, perchè la novità innesca anche un'altra dinamica che non si può definire positiva. Se l'autocrate di turno è, per caso o perchè particolarmente stronzo, nella lista nera della comunità internazionale, la presenza di una robusta concorrenza attorno alle materie prime lo mette al sicuro da qualsiasi conseguenza che possa discendere dalla pubblica riprovazione internazionale.

La Cina non ha velleità educatrici verso gli altri paesi, non che le abbiano paesi quali gli Stati Uniti o quelli europei, ma spesso la motivazione "etica" è stata impiegata per ridurre all'obbedienza più di un autocrate ventilando interventi militari di "polizia internazionale"; in particolare quando l'autocrate di turno aumentava le proprie pretese.

Ora però il giochino non riesce più, perchè dove c'è l'Occidente che compra, c'è anche la Cina che fa altrettanto senza tanto discutere. Questo sdoppiamento della domanda significa che in tutti quei paesi nei quali feroci dittature controllno le risorse, le dittature possono oggi dormire sonni molto più tranquilli, perchè per un motivo o per l'altro la Cina o gli Stati Uniti finiranno per porre il veto a qualsiasi iniziativa internazionale nei loro confronti per difendere i propri approvvigionamenti; difesa che è l'unico faro reale delle proiezioni estere dei grandi paesi sviluppati; fuor di retorica, della presenza o meno della democrazia non è mai importato a nessuno.

Ad approfittarne sono un pò tutti, l'ultimo a ricevere il Babbo Natale cinese è stato il buon Teodoro Obiang, sanguinario dittatore della Guinea Equatoriale straordinariamente benvoluto a Washington (del quale parlo anche nell'articolo relativo alla Nigeria che apparirà all'ora di pranzo), che ha firmato fior di accordi e si è visto pure cancellare il debito con Pechino, ottenendo in aggiunta una "donazione" che finirà spesa direttamente in feste e puttane secondo le abitudini del suo rampollo, erede alla presidenza, figlio prediletto e incallito puttaniere dalle parti di Parigi.

Teodoro Obiang non è un cattivo da poco, per chi voglia approfondire c'è parecchio materiale (al link oltre questo stesso articolo),  ma ora dormirà tra due guanciali, uno made in America e uno made in China; meglio di lui sta solo  Idriss Deby Itno, che agli stessi guanciali  può aggiungere anche la presenza  in Ciad del dispositivo militare francese "sparviero" che si sta occupando di bombardare i suoi oppositori, visto che pure l'esercito gli ha ormai voltato le spalle. Teodoro morirà d'invidia, speriamo che il fatto di poter contare solamente su una guardia composta da mercenari marocchini (non è il caso di fidarsi dei compatrioti e lui che uccise suo zio per sostituirlo al potere lo sa bene) non gli turbi il sonno.

Qui i dettagli sul caccia Jan-10
Qui quelli sulla portaerei, lo scafo della quale era stato comprato dall'Ucraina nel '98, per mano di una società cinese che aveva detto che lo avrebbe utilizzato per costruirci un parco divertimenti galleggiante. Oggi la Varyag (Vichingo/a) sembra quasi pronta per assumere un ruolo decisamente diverso.
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domenica, 03 dicembre 2006

La Cina vorrebbe introdurre tutele per i lavoratori, ma le corporation dicono NO

La migliore dimostrazione che globalizzazione non aumenta gli standard per i lavoratori, ma che tende ad azzerarli.

Friday, Oct. 13, 2006 at 11:48 AM
Dopo aver colpito duramente la cricca di Shangai il governo di Pechino ha annunciato l'introduzione di qualche norma a tutela dei lavoratori.
In Cina i lavoratori attualmente non godono di assistenza sanitaria e nelle more del boom hanno dovuto subire ogni tipo di ancgheria, compresa quella di non essere pagati.
I sindacati, fino ad ora, hanno interpretato la funzione di guardiani dei lavoratori, più di quella di tutori dei loro interessi.

Come reagisce l'Occidente a tale notizia, dopo aver lamentato per anni che la Cina sfrutta un vantaggio competitivo robusto costituito dal fatto di non avere costi sociali a carico dei datori di lavoro ed altri impedimenti di tipo "europeo"?

Reagisce annunciando, per bocca delle camere di commercio americane, una contrazione degli investimenti in Cina. Questo senza neppure sapere che genere di modifiche verranno introdotte e guardando probabilmente a paesi che non abbiano nemmeno le minime tutele alle viste nel paese di mezzo.

Quindi a parole l'Occidente è contro lo sfruttamento della manodopera in Cina, ma appena questo tende a diminuire le grandi aziende occidentali minacciano di fuggire altrove perchè vogliono guadagnare su quello sfruttamento.

Ciò significa che lo sfruttamento non è incoraggiato dalle politiche governative, ma perennemente inseguito ed implementato dai grandi investitori internazionali (Occidentali primi fra tutti), gli stessi che poi fingono di lamentarsi della concorrenza cinese mentre si riempiono le tasche producendo in Guandong.

sabato, 02 dicembre 2006

Israele è il secondo fornitore di armi della Cina

Pecunia non olet Gli Usa non hanno mai minacciato sanzioni per l'export bellico israeliano, ma Tel Aviv è il secondo fornitore di armamenti dopo la Russia
Tuesday, Mar. 14, 2006 at 4:55 PM
Non parliamo di armi leggere, ma di sofisticati sistemi d'arma ad alta tecnologia per circa tre miliardi di dollari all'anno.
Tecnologia che poi è replicata e riprodotta dai cinesi nei grandi numeri tipici di un enorme paese.
Israele ha inoltre fornito i piani per costruire il nuovo caccia cinese F10, uguale al Lavi israeliano, sistemi radar e antiradar, mentre già in passato era stato messo sotto accusa per aver fornito tecnologie missilistiche che poi sono finite a nordcoreani e da lì a pakistani, iraniani e libici; quanto basta per far andare su tutte le furie parecchi rappresentanti dell'aministrazione americana.

ora negli USA è scoppiata la polemica, e qualcuno si chiede se per caso non sia il caso di stroncare questo traffico, prima che tecnologie e hardware realizzati con gli aiuti americani finiscano per armare e potenziare i potenziali nemici dell'America.




Israel Second Only To Russia
In Providing Arms To China
By Carol Giacomo
Diplomatic Correspondent
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WASHINGTON (Reuters) - China and Russia have faced repeated U.S. sanctions for their arms sales, but a largely unheralded player in what Washington considers the troubling proliferation game is Israel, one of the closest U.S. allies.

The Jewish state, recipient annually of $3 billion in U.S. aid, is second only to Russia as a weapons provider to China, U.S. congressional investigators say.

Some experts fear sensitive U.S. technology may show up via Israel in systems sold by China to Iran and North Korea, which President Bush termed "axis of evil" states after the Sept. 11 attacks on the World Trade Center and the Pentagon.

"Israel ranks second only to Russia as a weapons system provider to China and as a conduit for sophisticated military technology, followed by France and Germany," according to a recent report by the U.S.-China Security Review Commission, a panel established by Congress to examine security and economic relations between the two countries.

"Recent upgrades in target acquisition and fire control, probably provided by Israeli weapons specialists, have enhanced the capabilities of the older guided missile destroyers and frigates" in the Chinese navy's inventory, it said.

The commission, which holds hard-line views on China, cited Israel as a supplier to Beijing of radar systems, optical and telecommunications equipment, drones and flight simulators.

"Israel has established itself as an important exporter of high-technology niche weapons containing more sophisticated technology than what is provided by Russia," it said.

WORRYING RELATIONSHIP

"Among the people who are aware of this (Israel-China) trade, there is a consensus that this is not a healthy relationship," commission chairman Richard D'Amato told Reuters. "There is a growing consensus that transfers of these technologies is worrisome given the balance of power in the Taiwan Straits," he said.

D'Amato referred to the fact that Israel-China cooperation persists even as Washington has sold increasingly sophisticated weapons to Taiwan as a defense against China.

Beijing considers the island a renegade and has pledged to use force, if needed, to achieve eventual reunification.

This creates an ironic possibility: In the event of war, China, with weapons supplied or enhanced by Israel that may have been supplied or enhanced by the United States, would face Taiwan, armed with U.S.-made jets and other military hardware.

In November 2000, China promised not to assist any country in developing ballistic missiles that could be used to deliver nuclear weapons and to enact strict export-control rules.

But Beijing only just now published the export rules and in the interim, the CIA said Chinese firms provided dual-use missile-related items, raw materials, and/or assistance to several countries of proliferation concern, including Iran, North Korea, and Libya.

Two senior U.S. officials told Reuters there has been little attention given to China-Israel arms ties since Bush took office.

Issues that could draw criticism of Israel are sensitive in America, where pro-Israel interests wield considerable clout.

"It is a concern when anybody sells the Chinese advanced systems -- and the Israeli systems are very advanced -- that we might, at one point, find ourselves opposite those systems in the hands of the Chinese," said one senior U.S. official.

But, he added, "I'd be more concerned about it if there was more evidence of (recent) activity" between Israel and China.

The Washington Times in July said U.S. intelligence identified an Israeli-made anti-radar weapon, the unmanned "Harpy" drone, deployed with Chinese forces opposite Taiwan.

A U.S. government source confirmed to Reuters that Israel provided the weapon to China. He called the transfer "astounding" because it is a key weapon that, in China's hands, could impair the effectiveness of U.S. Aegis cruisers.

China, a rising economic and military power, has embarked on a major military modernization and some U.S. officials and analysts view Beijing as a serious potential threat.

BUT DOUBTS PERSIST

Despite the U.S.-China Security Review Commission's concerns, some analysts doubt Israel made any significant recent transfers to China.

Two years ago, under U.S. pressure, Israel suspended the sale to Beijing of four $250 million-a-copy advanced early warning Phalcon aircraft, similar to U.S. AWACS planes.

The proposed deal alarmed the Pentagon and infuriated some members of Congress, who threatened to cut U.S. military aid to Israel if the lucrative deal went through.

U.S. officials and other knowledgeable sources say Israel was stunned at the vehement U.S. reaction and this made Israel even more cautious about future deals with China.

The proposed Phalcon deal "involved indigenous Israeli technology and would have provided lots of jobs for our defense industries," an Israeli official told Reuters.

But it was canceled "because Israel has an understanding with the United States that we will not act in a way that will endanger U.S. national security interests," he said.

"I think Phalcon was a watershed. It showed the level of our commitment" to the United States, said the Israeli official, who spoke on condition of anonymity.

Added a senior U.S. official, "Before the Israelis get in another situation where they are crosswise with us, they'll think twice about it -- the last flap still reverberates."

But D'Amato disagreed. "We still think they are involved in this in a serious way," including high-tech intelligence exchanges and a sharing of missile technology.

Israel began an arms relationship with China in the Cold War with U.S. backing as a means of balancing off the Soviet Union. But the ties have increasingly troubled Washington.

Six years ago, U.S. government reports accused Israel of illegally transferring U.S. technology from the largely U.S.-funded Lavi fighter plane program to China. China's new F-10 fighter jet is said to be nearly identical to the Lavi.

Analysts said that in addition to reaping profits and lowering defense production costs, Israel believes arms sales to China raises its influence with Beijing and gains it vital intelligence about its enemies, with whom China does business.

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sabato, 02 dicembre 2006

Arriva un'altra onda di pressione a favore del nucleare, e qualcuno ha fatto sparire il letto.

Nucleare: il mistero...
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Sta per abbattersi su di noi una nuova campagna a favore del nucleare.
Parte dagli Stati Uniti e anche da noi ha dato segni di vitalità nei mesi scorsi.
A rinforzarla i recenti black-out energetici e l'allarme per l'inquinamento atmosferico.
Prima di passare oltre, ed arrivare al misterioso letto scomparso, vorrei far notare che:
- E' bene ribadire che il nostro paese ha la sufficienza energetica, in quanto a capacità di generazione, e che le ragioni del black-out non attengono alla macchina, ma a come il Gestore la fa funzionare.
- E' bene ribadire che a chiedere nuovi investimenti nel nucleare sono quelli che, legati alle lobby energetiche, hanno sempre ostacolato ogni provvedimento contro l'impiego dei combustibili fossili. Negli Stati Uniti il New York Times ha proposto come alternativa alle nuove centrali proposte, una pesante tassazione delle emissioni, esattamente il contrario di quanto persegue Bush.

Cercando di andare oltre i discorsi già sentiti, viene da chiedersi perchè i fautori del nucleare sponsorizzino modelli di centrali che appaiono preistoriche allo stato dell'arte, pur avendo costi lunari. L'Enel, dalla quale proviene il link in fondo, ha appena speso un sacco di soldi per acquisire addirittura le decrepite centrali cecoslovacche; che sono in pratica delle potenziali bombe nel cuore dell'Europa.

Eppure, il modello a letto di sfere ( o di ciottoli), fondato sul principio della semplice pila, è ormai disponibile. La sua sparizione dall'orizzonte del dibattito e del mondo dell'informazione, vale il titolo oscuro. Le sfere sono speciali palle di grafite che contengono il materiale radioativo, e gli impediscono di diffondersi e pure di innescare reazioni a catena.

Si tratta di una tecnologia matura, a sicurezza intrinseca, che pur non risolvendo il problema delle scorie, annulla del tutto l'eventualità di ricavare esplosioni o fusioni dalle attività delle centrali.
Non solo; eliminando la necessità di contenitori a prova di catastrofe, la diffusione di radiazioni ed il pericolo di impieghi non previsti del combustibile atomico, riduce enormemente il costo delle centrali.
Non occorrono fisici nucleari a gestirle, e nemmeno strutture ciclopiche, si costruiscono in 4/5 anni, costano qualche centinaio di milioni di euro l'una, contro i miliardi di tutti i modelli precedenti, pensate a Caorso e mettetevi a piangere.

Perchè allora ancora oggi vengono proposti, anche in Italia e anche oggi, progetti di centrali basati su una tecnologia molto più costosa e pericolosa?

Forse la risposta risiede nel fatto che gli attuali detentori di queste attività, ormai sorpassate, non possono ammettere un dato che polverizzerebbe il valore di alcuni dei loro assetti; e che allo stesso tempo questi individui siano in grado di influenzare i media ed i politici.
Non è un caso che i nostri eminenti fisici non abbiano ancora scoperto questa invenzione di sudafricani e cinesi, questa bazzecola; e stiano ancora trascinando per ministeri i progetti fantamilionari di una volta. Non è difficile pensare che i fondi destinati alla ricerca e alla fisica nucleare subirebbero una drastica riduzione, se per fare l'elettricità con l'atomo bastasse produrre delle pile e trovare poi una maniera o un posto per smaltirle.

L'introduzione di questa nuova tecnologia da un colpo mortale alla montagna di soldi spesi per le ricerche nucleari, civili e militari. L'introduzione sul mercato di dispositivi modulari molto più economici e sicuri toglie ogni ragione d'essere all'esistenza delle vecchie centrali; ancora meno ragioni lascia a chi propone di costruirne altre. I vantaggi del modello sino-sudafricano sono evidenti e numerosi, e facilmente intuibili.

Sarà che queste costano troppo poco per mangiarci sopra in tanti, o che attorno al nucleare si sono sempre trovati politici, militari ed imprese priviligiate e sottrate al mercato, ma resta l'inspiegabile mistero del letto scomparso.
Forse anche certi antinuclearisti congiurano, temendo comunque una fregatura e preferendo lo status quo.
Forse qualcuno teme addirittura questa che in Sudafrica viene rivendicata come una Black victory, una vittoria di un paese nero contro secoli di pregiudizi.

Anche se tutto ciò non è bello, bisogna aver fiducia, prima o poi il letto salterà fuori;
La lobby nucleare, per come la conosciamo, ha gli anni contati contati, l'incubo delle centrali esistenti, invece, ce lo terremo ancora per decenni.


Se intanto siete impazienti, cercatelo in Cina, in Sudafrica, oppure tra i link qui sotto o su Google.

http://magazine.enel.it/boiler/arretrati/wired_dett.asp?iddoc=1005644&titolo=Wired
%20-%20Ciottoli+per+produrre+energia
http://www.altramurgia.it/html/modules.php?name=News&file=article&sid=55
http://www.pbmr.com/press_releases/media_archive_contents.htm
http://www.businessreport.co.za/index.php?fArticleId=2443565
http://www.world-nuclear.org/news/pebblebed.htm
http://www.energybulletin.net/1868.html
http://www.explore-physics.com/physics/P/Pebble_bed_reactor.html

Qui i sudafricani lo spiegano, anche con i disegni:
http://www.eskom.co.za/nuclear_energy/pebble_bed/pebble_bed.html
E qui si azzarda un'analisi politica e il progetto di diventare il Giappone dei veicoli elettrici, oltre a contrapporre un blackpower sostenuto dal business delle pile, alla politica energetica



Sono fatte così...
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sabato, 14 ottobre 2006

Cina: Falung Gong pirata il segnale televisivo.

Falung Gong è fuorilegge in Cina dal 1999.
Mar. 26, 2005 at 5:43 PM
Hanno piratato il segnale del satellite AsiaSat, e trasmesso per 5 minuti immagini pirata su gran parte dei televisori cinesi.
Alle 9 e mezzo di sera del 14 marzo i segnali di alcuni canali sono stati piratati con quello che in realtà è il secondo attacco, dopo il primo timidamente tentato il 20 novembre dello scorso anno.
5 minuti di propaganda per il movimento spirituale Falung Gong e di esortazioni ad abbandonare il partito comunista.

I tecnici dicono che l'intrusione ha interessato 6 transponder e che necessariamente dovrebbe essere opera di specialisti dotati di costose attrezzature.
Da qui il sospetto di complicità straniere nell'operazione di pirateria.
Per ora l'origine dell'emissione del segnale pirata non è stata individuata.


Falungong sabotages Chinese satellite TV
By Florence Chan

HONG KONG - Falungong, which Beijing outlawed as an "evil cult" in 1999, disrupted television broadcast signals in most parts of China last week for about five minutes by jamming signal transmission via the satellite of Asia Satellite Telecommunications Co Ltd (AsiaSat). One communications-technology expert, however, told Asia Times Online that such attacks could be thwarted by using appropriate security measures.

"The attack started at 9:34pm on March 14 and disrupted six C-band transponders of an AsiaSat 3S satellite with Falungong propaganda, causing a break in regular programming of many provincial TV channels in the mainland that hire the attacked transponders for transmission," AsiaSat chief executive officer Peter Jackson told a press conference on March 15.

China considers the well-organized Falungong, which can mobilize thousands of supporters, a threat to Communist Party rule.

This is the second assault after November 20, when an unidentified hacker intruded into the transmission of a transponder on the 3S satellite. But "the interruption proves much more vicious this time, affecting six transponders", said AsiaSat marketing manager Sabrina Cubbon. Under strong interference from offensive signals, the satellite transmission will dangerously outstrip the saturation point, so the affected transponders must be turned off, she added. So far, the company has not yet detected the source of the attack because of technical impediments.

As a result of the intrusion, regular programs were replaced by Falungong propaganda on several provincial-level TV channels that broadcast to all cable TV subscribers in the country via the AsiaSat 3C satellite. TV stations in northeastern China's Heilongjiang province, Jiangsu province in the east, Hunan province in central China and Sichuan province were among those disrupted, to name a few. "We were informed by the clients when the Falungong stuff had gone to air. But our service was back to normal a few minutes later," Liu said.

Dajiyuan or Epoch Times, an overseas Chinese-language news website, said the disruptions were not Falungong images but slogans urging people to leave the Chinese Communist Party (CCP); it included a harangue against the party's flaws and alleged indifference and injustice toward the Chinese people.

"The source of jamming signals must have been close enough to the AsiaSat ground transmitter station to disrupt the frequency," said Dr Li Chi-kwong of the Electronics and Information Engineering Department, Hong Kong Polytechnic University. "Besides, it takes time to target jamming signals at the satellite in outer space. Therefore, a tighter security of the ground transmitter will help prevent further interruption. Alternatively, encryption will make TV signals more difficult to tamper with."

The latest disruption came at a highly sensitive time, as the National People's Congress had just passed the Anti-Secession Law on March 14. But how much the sabotage had to do with the legislation is not known. The Ministry of Information Industry is working with the ministries of National Security and Public Security in an intensive inquiry, and their findings will be released after they are completed and evaluated.

The incident is anything but a hoax. "Whoever successfully jammed the satellite must command a good knowledge of satellite transmission and possess some essential equipment to emit interruptive signals of great strength. Hereby, we presume that the attack was done by wealthy foreigners," said Sabrina Cubbon. Professor Li Chi-kwong of Hong Kong Polytechnic University also agreed that the incident was designed and planned well in advance.

By employing security staff to patrol regularly around the transmitter stations, such attacks can be avoided, said Professor Li.

Hong Kong Falungong spokesman Kan Hung-cheung told Asia Times Online that he had not heard about Falungong disciples plotting the incident on March 14. Yet, he added, "I know some fellows have in the past interfered with TV broadcasts to make known how Falungong members were persecuted by the Chinese Communist Party. And what they did deserves positive recognition ... There's no speech freedom in China, which is why the Falungong members had to jam TV satellites," Kan added.

However, Cubbon said, "The interference disabled our service and negatively affected our reputation. We strongly condemn such outlawed behaviors."

So far, AsiaSat has informed the Office of the Telecommunications Authority under the Hong Kong government, but has not reported the signal disruption to the police. "There're only two places where the Falungong signals could be sourced, so it's very unlikely that the source was in Hong Kong. Since the satellite transmission is worldwide, we can't call the police all over the world," Cubbon explained. Said Dr Li Chi-kwong: "If the source couldn't be spotted when the signals were still on the air, there will be fat chance to locate the source after that. As the latest interruptive signals only lasted for five minutes or so, it's too difficult to find out the source."

In a press release, AsiaSat CEO Jackson said the latest interference and the previous incident in November "seriously violated international telecommunications treaties" and "contravened international regulations". The company said it reserved the right to take appropriate legal actions.

Falungong is a religion blending Buddhist and Taoist credos with breathing (or Qigong, a traditional Chinese martial art) and meditation exercises. On April 24, 1999, a huge legion of Falungong members rallied around Zhongnanhai - the power enclave of the China's central government. After Falungong was banned as an "evil cult", thousands of adherents were detained or jailed for rehabilitation.

Some members of Falungong had jammed other satellites to disrupt broadcasts into China, including the coverage in 2003 of China's first manned space flight. Those convicted were punished with long jail sentences.

(Copyright 2005 Asia Times Online Ltd. All rights reserved. Please contact us for information on sales, syndication and republishing.)
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