mazzetta

Ce la possiamo fare...
lunedì, 10 marzo 2008

La prima vittima di EUFOR in Ciad è morta in Sudan.


Si tratta del sergente delle forze speciali francesi Gilles Polin, appartenente al contingente "Sparviero" di stanza in Ciad (inquadrato nel tristemente noto 1er régiment de parachutistes d'infanterie de marine, 1er RPIMa), lo stesso che in due occasioni ha impedito ai ribelli di cacciare o catturare il dittatore Deby.

Stranamente il sergente Polin è morto in Sudan, dove non avrebbe dovuto essere, ucciso nel corso di una "esplorazione" finita "per errore" in territorio sudanese. Ucciso da un attacco portato da militari sudanesi a una pattuglia che avrebbe dovuto essere EUFOR e invece era una missione delle forze speciali francesi in territorio sudanese, incursione finita con la fuga e il ferimento di un soldato, oltre alla scomparsa del sergente.

Dato per disperso nello scontro di lunedì della settimana scorsa, il corpo di Polin è stato trovato da sfortunati nomadi sudanesi, sfortunati perchè nel tentativo di caricare il corpo di Poli per portarlo alle autorità, hanno fatto detonare na delle granate che il francese portava addosso; altri quattro morti.

Mentre la Francia piangeva l'eroe dipingendone ritratti edificanti, Sarkozy ha condannato "l'uso sproporzionato della forza" da parte sudanese e il governo sudanese ha inoltrato a EUFOR una richiesta di risarcimento per le famiglie dei nomadi rimasti uccisi.

Intanto in settimana Deby ed el Bechir dovrebbero firmare finalmente la pace ed il regolamento definitivo dei confini tra i due paesi, questa volta Deby non ha potuto dire i no alla Francia, ma non sono esclusi colpi di scena fino all'ultimo minuto.

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mercoledì, 06 febbraio 2008

Ciad: Deby forse ce la fa



Asserragliato in città, di nuovo sotto il controllo di quel che gli rimane dell'esercito, Deby aspetta soccorsi che possono arrivare solo dalla Francia. Francia che, pur proclamando neutralità e smentendo di essere intervenuta contro i ribelli, è corsa al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e ne è uscita con una dichiarazione di condanna per la ribellione e -più preoccupante- con l'autorizzazione ONU ad intervenire.

La questione sta finalmente interessando il dibattito francese, che aveva bellamente ignorato i massacri del 2006 favoriti dall'aviazione francese. I ribelli dicono di non temere l'intervento francese, al quale si sono unite le minacce degli Stati Uniti e rimangono in armi alla periferia della capitale in attesa di rinforzi.

Particolarmente rilevante è che da nessuna parte del paese siano giunti rinforzi militari alla capitale, segno che l'autorità di Deby e la consistenza delle forze armate è completamente deteriorata.
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lunedì, 04 febbraio 2008

Ciad, volano proiettili e panzane


Nell'articolo che segue, scritto ieri, me la prendevo per le interpretazioni fornite dal Corriere, ma oggi tocca alle cazzate di Repubblica. L'inviato (sarà davvero in Ciad?) Giampaolo Visetti spara in chiusura del suo pezzullo: " Nonostante le smentite, è chiaro che il tentativo di golpe-lampo è partito dal Sudan. Gli interessi dei ribelli ciadiani e del potere di Khartum, si saldano. I primi vogliono il potere. Sono convinti che la missione di peacekeeping europea Eufor, varata la scorsa settimana e ora sospesa almeno fino a mercoledì, non serva a proteggere i profughi del Darfur, ma a sostenere la dittatura di Deby sotto l´egida della Francia. Anche il Sudan è deciso a spodestare il presidente del Ciad. Da anni lo accusa, in quanto zagawa, di essere dietro l´insurrezione indipendentista del Darfur, favorita dagli Usa. El Bashir, con un cambio di regime a N´Djamena dopo 18 anni, punta a disinnescare la regione filo-occidentale. Ma soprattutto a costringere il Ciad a vendere all´alleata Cina il petrolio trovato ora in abbondanza nella regione di Mandoul e ad Adoba. Per esportarlo, il Ciad dovrebbe sfruttare gli oleodotti e i porti sudanesi: rafforzando leadership regionale e casse di El Bashir."

Una massa di robacce inaudite. Prima di tutto perchè, secondo le parole del ministro della difesa Hervè: ""Ca n'est pas l'intervention d'une armée extérieure contre un Etat souverain, ce sont des éléments tchadiens qui contestent une autorité tchadienne, que nous soutenons à travers un accord militaire" (Questo non è l'intervento di un esercito straniero contro uno stato sovrano, sono elementi ciadiani che contestano un'autorità ciadiana, che noi sosteniamo per un accordo militare.), secondariamente perchè la regione di Mandoul è già servita dal tragicamente famoso oleodotto della EXXON e nemmeno confina con il Sudan; quanto alla città di Adoba, semplicemente non esiste. Forse intendeva Doba, che è propio il punto d'origine dell'oleodotto Ciad-Camerun.

Non si capisce quindi perchè e come il Ciad dovrebbe essere costretto a seguire le bizzarre idee di Visetti o di quelli che gliele hanno ispirate, probabilmente i fogli della destraccia statunitense. Superficialità e balle incredibili, anche Repubblica vende ai propri lettori merce taroccata ed avariata.

qui l'articolo per Altrenotizie

"Questa volta vinciamo!" Si chiudeva così l'ultima mail del mio amico di penna e corrispondente dal Ciad ricevuta tre giorni fa. La colonna di ribelli era appena partita da una località dell'Est del Ciad in direzione della capitale, con l'obbiettivo di defenestrare il dittatore Deby. Obbiettivo raggiunto, perchè secondo le ultime righe pervenute la capitale Ndjamena è stata presa e il dittatore è assediato nel centro della capitale. Con una mossa che ricorda quella del gambetto negli scacchi, la scombinata opposizione ciadiana, guidata ora da due nipoti di Deby e dal suo ex ministro della difesa Mahamat Nour Abdelkerim è riuscita dove aveva fallito nella primavera 2006 a causa dell'intervento francese. Questa volta la Francia non poteva intervenire, proprio oggi dovevano giungere i primi uomini della forza d'intervento ONU-UE da dispiegare in Ciad-RCA. La missione di peacekeeping, intitolata formalmente alla protezione dei profughi del Darfur, avrebbe dovuto in realtà dispiegarsi entro i confini del Ciad, fornendo aiuto ai profughi di Ciad e Repubblica Centrafricana; centinaia di migliaia di persone in fuga dalle rappresaglie sui civili operate dai loro governi.

Entrambi sotto attacco militare delle rispettive opposizioni ed entrambi salvati per un pelo dall'intervento del dispositivo militare francese operante in Africa Centrale, Idriss Deby Itno e Francois Bozizè avevano ordinato immediata rappresaglia contro le popolazioni sospettate di sostenere le ribellioni, ordini che si erano tradotti in pulizia etnica, stupri e nell'incendio di tutti i villaggi in vaste aree della Repubblica Centrafricana. Una situazione riconosciuta e certificata da una missione ONU, ma stranamente poco dibattuta, preferendo parlare di Darfur, dove se non altro la violenza su larga scala si è arrestata ormai da anni.

La missione europea avrebbe dunque dovuto fornire quella legittimazione internazionale che mancava ai francesi, che hanno combattuto illegalmente anche alla luce degli accordi solenni siglati in occasione della de-colonizzazione dei due paesi africani. Con esatta scelta di tempo i ribelli si sono mossi proprio ora, momento nel quale un altro intervento dei francesi avrebbe vanificato la missione, rendendo evidente la partigianeria di un intervento che invece dovrebbe avere tra i suoi presupposti l'assoluta neutralità. Molti paesi europei, in primis la Germania, avevano espresso gli stessi dubbi e a oggi non era possibile per i francesi mettersi in rotta con i partner europei bombardando le colonne ribelli come accadde due anni fa.

Le cronache ci dicono che Sarkozy, fresco di matrimonio, avrebbe passato un'agitata mattinata al telefono con Deby, intenzionato a “combattere fino alla morte”, mentre già la diplomazia francese gettava ponti con i capi dei ribelli cercando di trattare un cessate-il-fuoco. Tentativo, sembra, andato a vuoto, visto che i combattimenti sono ripresi con tiri di armi pesanti nella capitale. Mahamat Nour è finalmente uscito dalla depressione nella quale era precipitato dopo essersi rifugiato nell'ambasciata libica a Ndjamena ed è tornato a pronunciare proclami. La missione europea è ufficialmente sospesa, l'arrivo dei primi soldati irlandesi rimandato a mercoledì. Deby infine ha preferito la protezione dei francesi alla morte, una pausa nei combattimenti potrebbe concedergli l'occasione per raggiungere una base francese.

Nonostante l'evidente carattere autoctono della ribellione, alcuni autorevoli organi di stampa nazionale (cfr. Il Corriere della Sera, M Alberizzi) ed internazionale parlano di una ribellione sostenuta dal Sudan e addirittura dalla Cina. Una ricostruzione di fantasia, perché se da un lato è vero che esiste un antico conflitto tra i leader di Sudan e Ciad, è altrettanto vero che fu lo stesso Deby ad appoggiare la ribellione armata di un manipolo di abitanti del Darfur, ribellione che poi offrì a Bechir il perfetto pretesto per quella repressione che culminò nelle stragi in Darfur. Tipicamente “ad uso delle pubbliche opinioni pubbliche occidentali” è poi il tentativo (quasi stereotipato) di coinvolgere la Cina, costruendo un fronte composto da “cattivi islamici” e “minaccia gialla”. Stranamente si sorvola invece sul ruolo della Francia nella crisi e anche su quello della Libia di Gheddafi, ormai impegnato da anni nel finanziamento di milizie e, forse qualcuno lo ha dimenticato, autore pochi anni fa del tentativo di conquista del Ciad, come del supporto militare al golpe che portò Deby al potere.

La Libia non sembra esistere nelle cronache che in queste ore raccontano il Ciad. Eppure furono i soldati libici, nel 1990, a portare al potere Idriss Deby Itno sotto gli occhi dell'esercito francese che lasciò fare. Si punta l'indice sul Sudan, ma a dichiarare guerra al Ciad in passato è stata solamente la Libia. Eppure è stato Gheddafi a finanziare molte milizie in Ciad, a salvare e proteggere Mahamat Nour. Gheddafi però è da tempo “amico dell'Occidente”, meglio allora puntare l'attenzione sul regime sudanese (in realtà un governo in condominio tra “cristiani” del Sud e “islamici” del Nord) che pure è indicato dagli statunitensi come un alleato fondamentale nella “War On Terror”. Nemmeno i cinesi guastano, poco importa che proprio l'anno scorso abbiano concluso storici accordi commerciali con il governo di Deby.

Anche della pulizia etnica in Ciad e Repubblica Centrafricana hanno parlato davvero in pochi, probabilmente perché l'argomento nel nostro paese non interessa, non tira. Lo dimostra la squallida storia delle performance italiane a fronte della tragedia del Darfur. Performance che, a parte l'impegno di alcune ONG, si è tradotta nelle tristi esibizioni di Barbara Contini e in una colletta tra cantanti e major della musica andata a vuoto durante il Festival di Sanremo officiato da Bonolis, donarono solo Bonolis e Povia. Del Darfur non ne sapremmo niente, se non fosse per l'ostinato attivismo di qualche organizzazione anglosassone, formalmente impegnata ad ottenere il bollino di “genocidio” come presupposto per un intervento armato di “volenterosi” in Sudan, ma più che altro utile a produrre crisi virtuali con le quali distogliere l'attenzione. Meglio parlare dei profughi del Darfur che dei quattro milioni di profughi iracheni o delle vite devastate di afgani e somali

Difficilmente la ribellione, qualora si risolva in un governo di unità nazionale e non in una resa dei conti, potrà condurre il Ciad oltre la sua storia di dittature etero-dirette, difficilmente i soldi delle royalties del petrolio pagate da EXXON e TOTAL e prossimamente anche dai cinesi, andranno a sollevare le miserie di una delle popolazioni più povere del mondo. Troppo frammentata è l'opposizione e troppo forte è il controllo esercitato sulle varie fazioni dai rispettivi tutori otre frontiera; tutto questo senza sottovalutare il fatto che si tratta anche di una rivolta interna alla “famiglia” di Deby, una frattura all'interno dell'etnia Zagawa, ma anche della stessa famiglia del dittatore, già accusato dall'anziana e leggendaria madre per la morte del figlio di Deby e suo nipote, massacrato in un garage a Parigi dopo che il padre aveva fatto della sua promessa sposa la “Premiere Dame” del Ciad, esibendola anche alle riunioni internazionali nonostante, formalmente, sia solo la sua segretaria.

Niente di serio, ma tutto molto tragico per le popolazioni che soffrono le conseguenze della telenovela. A preoccupare sono anche i riflessi che la cacciata di Deby potrebbe avere in Repubblica Centrafricana dove, sentendo mancare il sostegno di Deby, che lo aveva portato al potere accompagnandolo con l'esercito ciadiano, Francois Bozizé potrebbe avere reazioni violente animando nuovi massacri.

Sono queste ore cruciali per la dittatura di Deby, “presidente regolarmente eletto”, anche se alle ultime elezioni non avrebbe potuto nemmeno presentarsi, ma sono anche ore che fanno tremare tutte le dittature presidenziali d'Africa, non per niente l'Unione Africana ha già annunciato che non riconoscerà alcun governo formato dai ribelli. Ore d'imbarazzo anche per la Francia, che vede sfumare il lavorio diplomatico e militare degli ultimi anni mentre il suo cavallo sembra aver finito la corsa, ore di attesa anche per i governi europei che avevano approntato truppe per “salvare i profughi del Darfur”.

Per il momento la Francia ha rilasciato una sola dichiarazione che parla di “non ingerenza” negli affari interni del Ciad, in singolare contrasto con quella di due anni fa, quando ministero degli esteri e della difesa parlavano “intervento legale richiesto da un presidente regolarmente eletto”, rifiutando qualsiasi risposta alle molte domande che cercavano dettagli significativi che il comunicato eludeva. Ciad e Repubblica Centrafricana rappresentano una parte importante della vecchia “Francafrique” e difficilmente Parigi sarà estromessa dai due paesi, molti all'interno delle opposizioni continuano a guardare alla Francia come fonte d'ispirazione o di sostegno ai propri disegni, la lotta per la liberazione del Ciad potrebbe anche concludersi in una più prosaica lotta per la successione a Deby.

A margine resta il martirio dei civili, oggetto delle attenzioni di milizie di ogni colore, dai governativi, fino ai “cooperants etrangeres” e ai Toros Boros; mercenari stranieri e “Janjaweed” locali(predoni) disoccupati, ingaggiati da Deby e Bozizè dopo la defezione di gran parte dei rispettivi eserciti. Ingaggiati con i soldi del “fondo etico” gestito dalla Banca Mondiale, proventi del petrolio “riservati” alle spese sociali in quell'accordo che, finanziando l'oleodotto per la EXXON con i soldi destinati allo sviluppo in Africa, fu salutato come modello d'avanguardia. I fondi per lo sviluppo hanno finanziato una grande corporation, producendo grossi guadagni per l'attore privato e modeste entrate per il Ciad, soldi comunque spesi in armi. I fondi per lo sviluppo hanno quindi finanziato l'arricchimento dei petrolieri e l'acquisto di armi.

Se, per il momento, al ritardo della missione di soccorso ONU-UE in Ciad fa da contrappeso il concentrarsi delle operazioni armate nella zona della capitale, c'è da temere che a breve nell'anarchia totale si possano consumare stragi e vendette, soprattutto a sfondo etnico, sui rifugiati inermi. Altro motivo d'allarme è l'emergenza alimentare, drammatica per quanti si sono dati alla macchia nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, comunque grave per quasi mezzo milione di rifugiati dei due paesi nel Sud-Ovest del Ciad. Vittime del grande Risiko africano, macinati tra gli appetiti di famiglie mafiose e quelli delle grandi corporation, vittime di un colonialismo capace di gestire tutte le opzioni locali senza avere altro orizzonte che l'espropriazione delle ricchezze del paese.

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giovedì, 29 novembre 2007

Ciad: minacce alla forza UE-ONU


Il fronte ribelle che in Ciad si oppone alla dittatura del presidente Deby, ha fatto sapere che il previsto contingente europeo che dovrebbe operare nel paese sotto l'egida ONU, verrà considerato "invasore" qualora aiuti in qualsiasi modo il presidente Deby nella resistenza contro l'opposizione.

La missione, voluta dalla Francia proprio per sostenere Deby e legittimare le proprie forze che già combattono illegalmente nel paese a tale scopo, sarebbe intitolata al soccorso e alla protezione dei profughi provenienti dal Darfur.

Profughi sudanesi, che sono però meno di quelli stessi locali e di quelli provenienti dalla Repubblica Centrafricana, da dove fuggono le ire di Francois Bozizè, protetto di Deby e di Parigi, e dell'esercito francese; anche qui intervenuto a salvare il dittatore di turno dai suoi.

Intanto è già svanito l'ultimo accordo di pace tra Deby e ribelli, firmato solo un mese fa.
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mercoledì, 07 novembre 2007

Ladri di bambini, ladri di verità


Anche in Altrenotizie

Tutti i giornali ed i media del mondo si sono riempiti della notizia dell’arresto di un gruppo di francesi e spagnoli in Ciad, accusati per il tentato rapimento di un centinaio di bambini locali. Grande eco ha avuto la visita di Sarkozy in Ciad che ha ottenuto la liberazione di alcuni degli arrestati, non direttamente coinvolti nel tentato rapimento. La vicenda che ha avuto per protagonista una sedicente organizzazione umanitaria francese, l’Arca di Zoe, è un triste riproporsi di tutto il peggio che si è già visto quando ONG di dubbio lignaggio hanno tentato di sfruttare le sofferenze del terzo mondo per acquisire soldi e benemerenze nel primo. I fatti dicono che si è trattato di un rapimento in piena regola. I rappresentanti dell’Arca di Zoe hanno millantato il soccorso ai poveri bambini del Darfur e hanno messo in piedi un’organizzazione tesa a soddisfare i buoni sentimenti di numerose famiglie europee ansiose di adottare i poveri bimbi africani. Adozioni impossibili secondo le numerose leggi locali ed internazionali che regolano la materia. Così i volenterosi dell’Arca si sono dovuti un po’ arrangiare architettando un vero e proprio piano criminale finito malissimo. Nessuno dei bambini che avevano in qualche modo raccolto proveniva dal Sudan, ben pochi di questi erano orfani, nessuno di questi era ferito.

Tchad.France Per rendere plausibile il loro espatrio i dirigenti francesi dell’operazione hanno prima ingannato i loro parenti, convinti che sarebbero stati accolti in un asilo in Ciad, poi hanno provveduto a “truccare” i bambini come se fossero feriti, infine hanno presentato il tutto alle autorità del Ciad come se si trattasse dell’evacuazione umanitaria di piccole vittime della guerra; tutto filmato e poi trasmesso alla televisione francese, tutto molto evidente. Un rapimento doloso di bambini da recapitare ai generosi donatori europei in attesa di riversare il proprio amore sulle piccole vittime della tragedia del Darfur. Un’occasione d’oro per il presidente illegittimo del Ciad, quel Deby che ha appena siglato un accordo con l’opposizione e che ha potuto ergersi a difensore dei propri piccoli e indifesi cittadini.

Uno show che non avrebbe potuto essere più ipocrita da un lato e razzista dall’altro. Il razzismo trasuda da ogni aspetto del comportamento degli europei coinvolti; razzista è pensare di poter prelevare i figli di un popolo sul presupposto di una propaganda che riassume la tragedia del Darfur ad uso degli interessi occidentali, razzista è pensare che si possano adottare impunemente i piccoli sudanesi, semplicemente pagando qualche migliaio di euro. Ancora di più quando in Francia come in tutta Europa è molto difficile trovare una famiglia per gli europei cresciutelli rimasti senza chi si curi di loro.

Ipocriti sono tutti i protagonisti della vicenda, dal presidente Deby che è al governo perché la Francia è intervenuta militarmente a salvarlo da un paese che è stanco delle sue truffe e delle sue violenze, fino alla controparte francese che ha colto l’occasione per mostrarsi amica dell’Africa senza però infierire sui propri ladri di bambini. I media francesi traboccano di voci che non discutono la “buona fede” di quelli dell’Arca di Zoe.

Poche voci francesi a condannare i rapitori di bambini, nessuna a ricordare che il Ciad arruola i bambini per combattere l’opposizione. A queste si aggiunge l’ipocrisia dei media ad ogni latitudine; sul caso del rapimento si sono espressi tutti in tutti il mondo, ma qualche mese fa dopo l’intervento militare (illegale) francese a sostegno del dittatore Deby e del suo omologo centrafricano Bozizè, quando i due dittatori hanno scatenato mercenari e predoni praticando un’ estesa pulizia etnica a colpi di massacri e stupri, taceva la Francia e tacevano i media.


Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati in Ciad ci sono quattrocentomila profughi ciadiani e duecentomila centrafricani; secondo l’ONU tutti i villaggi del Nord-Est della Repubblica Centraficana sono stati distrutti e i loro abitanti vivono ora nei campi per profughi in Ciad; stessa sorte per gli abitanti delle province “ribelli” in Ciad.

Di tutto questo non ha parlato nessuno e così la Francia è riuscita ad ottenere il placet per una missione “umanitaria” in Ciad, formalmente intitolata ad assistere e proteggere i profughi del Darfur, potendo in questo modo dispiegare le proprie truppe a tutela dei propri interessi nell’area. Interessi che riguardano il petrolio (i giacimenti appartengono a TOTAL ed EXXON), un grande oleodotto ed il mantenimento del controllo sulla Francafrique, quel che resta del colonialismo francese. Poco importa se al potere in tutti i paesi francofoni ci siano da anni (alcuni da decenni) grottesche dittature, anche peggiori di quella di Deby.

Sarkozy e i ministeri francesi della difesa e degli esteri sono stati prodighi di dichiarazioni nel caso dei francesi arrestati (il vero motivo dell’attenzione, poiché è chiaro che la sorte dei bambini interessa veramente a pochi), quanto sono stati omertosi sulle operazioni militari francesi nell’area e sui massacri (soprattutto di civili) che ne sono seguiti. Alla stessa maniera si sono comportati i media: l’arresto dei francesi è una notizia; il massacro e la cacciata di centinaia di migliaia di poveri negri, la truffa che ha coinvolto la Banca Mondiale per finanziare Deby in difficoltà, l’intervento militare illegale nei due paesi, non hanno invece meritato una riga.

Capita così che gli ignari cittadini del primo mondo possano continuare a donare per i bimbi del Darfur e certe ONG a prosperare sulle loro disgrazie, mentre ben altri massacri continuano ad essere perpetrati nel silenzio dei complici a pochi chilometri da dove si concentra la propaganda occidentale. Molti sono quelli saliti sul carro della propaganda anti-islamica prendendo a pretesto la tragedia del Darfur, quasi nessuno ha avuto la schiena abbastanza dritta per riuscire ad informare il mondo degli eccidi che si consumano ancora oggi sotto l’egida della civile e “cristiana” armata francese e con i buoni auspici di una classe politica che non ha mai smesso di essere colonialista e intimamente razzista.
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mercoledì, 01 agosto 2007

E l'Italia va in guerra in Africa...

Anche in Altrenotizie.

Dopo mesi di attivismo, com’era prevedibile, la Francia è riuscita a trascinare l’Europa nella sua guerra africana. La UE ha infatti deciso l’invio di truppe in Ciad e Repubblica Centrafricana allo scopo, formale, di aiutare i profughi del Darfur. Il Darfur è però un pretesto, la Francia non è per nulla interessata alla sorte dei profughi sudanesi; alla Francia importa avere una copertura legale per le proprie operazioni militari nei due paesi. La mancanza di conoscenza della situazione sul terreno e la scarsità di notizie sui bagni di sangue nell’area, hanno spinto il nostro paese ad offrire addirittura appoggio logistico, si parla di elicotteri, ad un’avventura che ha tutti i crismi della truffa come non se ne vedevano dai tempi dell’invasione dell’Iraq. Come per l’Iraq la partecipazione del nostro paese è fondata su una menzogna; in Iraq c’erano da neutralizzare le armi di distruzione di massa, qui invece ci sono da salvare i profughi del Darfur. Ora, a parte il fatto incontestabile che i profughi del Darfur sono stati abbandonati a loro stessi per anni, salvo quando qualche politico o attore occidentale aveva bisogno di una photo-opportunity, la realtà è molto diversa da quella che ha portato il nostro paese ad aderire a questa nuova avventura.

La scorsa primavera i dittatori dei due paesi, Idriss Deby Itno per il Ciad e Francois Bozizé per la Repubblica Centrafricana erano vicini alla rovina. Le due capitali si trovavano assediate dai rispettivi oppositori che potevano contare sul supporto di gran parte dei rispettivi eserciti. Allora è intervenuta la Francia, mettendo in fuga i ribelli a forza di bombardamenti aerei e attacchi delle truppe d’elite del dispositivo “sparviero”. Un intervento illegale, visto che i trattati siglati bilateralmente tra la Francia e le sue due ex-colonie proibiscono esplicitamente qualsiasi intervento armato in loco.

A seguito della sconfitta dei ribelli i due dittatori hanno dato sfogo alla vendetta. Secondo due missioni ONU inviate nei due paesi, sono centinaia di migliaia i profughi in fuga dalla rappresaglia dei militari governativi. Rappresaglia che consiste nella triste pulizia etnica delle regioni colpevoli di aver dato sostegno ai ribelli.

Così siamo arrivati alla totale desertificazione del Nord-Est della Repubblica Centrafricana, dove sono stati bruciati tutti i villaggi, esattamente come in Darfur qualche anno fa, e alla guerra di tutti contro tutti nell’Est del Ciad, dove bande di predoni pagati dal governo assaltano i villaggi e i campi dove i profughi hanno trovato rifugio. Il governo del Ciad è arrivato ad armare e mandare in battaglia anche i bambini, visto che con gli adulti non ci riesce. Lo ha ammesso anche il nuovo ministro della difesa, che ne tratta la liberazione con l'ONU.

L’unica dichiarazione ufficiale francese parla di “un intervento per salvare due presidenti eletti”, Per il resto il ministero della difesa e quello degli esteri rifiutano ogni commento e in Francia si parla d’altro. Menzogne, come è una menzogna il recente allarme-fame lanciato da Medecins Sans Frontières per i profughi del Darfur. L’allarme, inteso a spingere l’intervento, è stato duramente contestato da altre agenzie umanitarie (in prima fila l’italiana COOPI, che dice che i problemi nei campi non solo relativi alla fame, ma alla taccagneria dei paesi donatori e al caos che regna nella regione) e non è difficile cogliere il legame esistente tra l’utilità dell’allarme falso e il fatto che il fondatore di MSF sia ora il ministro degli esteri del governo Sarkozy, impegnato ad ottenere dalla UE quella legittimazione che l’ONU ha già rifiutato alla Francia più volte.

La realtà è quella di una satrapia sanguinaria, quella di Idriss Deby Itno in Ciad, forte del controllo sulle risorse petrolifere tanto care ad EXXON e Total. Un governo da operetta, con Deby ormai inviso alla sua stessa etnia che modifica d’imperio la Costituzione per correre per essere eletto per la terza volta con elezioni-farsa. Un dittatore la cui “assistente particolare” nonché “prima dama” del Ciad è la promessa sposa del figlio. Potrebbe sembrare una telenovela se non fosse una tragedia.

Tragedia che continua grazie al sostegno militare francese e a quello economico della Banca Mondiale, lesta a sbloccare il “fondo etico” destinato alle spese sociali in modo che Deby potesse arruolare mercenari e comprare armi per combattere il suo stesso popolo. Tragedia che travolge tutto e tutti e che ha portato alla morte anche Brahim, figlio ed erede designato di Deby, che è stato ucciso nel garage del condominio dove abitava ne sobborghi di Parigi. Una morte misteriosa, che potrebbe essere stata determinata dal suo stesso padre per gelosia, dall’opposizione (il ministro della difesa di Deby ha raggiunto l’opposizione dopo che Brahim lo ha preso a schiaffi), dalla Francia o da qualche trafficante di droga, visto che il giovane Deby in Francia si dedicava a questo genere di traffici sotto l’occhio benevolo delle autorità di Parigi.

Tra poche settimane, senza che nessuno ne sappia niente visto che i nostri media non hanno speso una sola riga per un conflitto che devasta un’area immensa e coinvolge milioni di persone, l’Italia partirà quindi per un’altra missione illegale, stupida e controproducente come è stata quella in Iraq. L’unica differenza è che questa volta non ci sarà nemmeno uno straccio di dibattito prima della partenza, è già tutto deciso. Politici di destra e di sinistra non sembrano nemmeno essersene accorti, è bastato dire che si va ad aiutare i profughi del Darfur, poco importa che in realtà le truppe europee saranno dislocate ed opereranno a centinaia di chilometri di distanza dai poveri profughi.

Un epilogo del genere non è poi così strano, in fin dei conti per alcuni dei nostri deputati il Darfur è “un locale per la ristorazione veloce” (un fast food) e per i nostri media è l’occasione per sciacallare un po’ di visibilità a poco prezzo, quello della carità pelosa; per i più accorti è invece un pretesto per diffamare il governo sudanese (che non è certo peggio di quello del Ciad, ma per alcuni è uno “stato canaglia”) o addirittura la Cina, mentre le potenze coloniali continuano a fare e disfare come più conviene loro.

Agli abitanti del luogo non resta che la fuga attraverso i deserti. I più fortunati, quelli che non moriranno in una pietraia o in mare su imbarcazioni di fortuna, arriveranno fino in Europa a disturbare quelli che vorrebbero che se ne stessero a casa loro e allo stesso tempo contribuiscono a fomentare la violenza dalla quale fuggono. I ciadiani chiedono all’Europa e alla Francia la ragione di questo stato di cose, ma non ricevono risposte. Nessuna risposta alle domande poste con cortesia, nessuna risposta alle denunce degli stessi organismi ONU, nessuna risposta agli appelli delle opposizioni democratiche dei due paesi.

Evidentemente non c’è niente da spiegare, è inutile chiedere giustizia a chi li opprime e li sfrutta nascondendosi dietro ipocrisie e menzogne. Ne devono fare di strada prima di diventare “civili e democratici” come noi europei; più di un secolo di truffe, violenze ed inganni non gli ha insegnato niente, continuano a farsi ammazzare e a chiedere che le leggi dei bianchi valgano anche per loro. Come se non fossero africani.
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mercoledì, 18 luglio 2007

Differenze tra l'Italia e altri paesi europei.

Alcune notizie di oggi mi hanno dato lo spunto per una raccolta di -differenze- tra il nostro paese e gli altri europei.

Differenze significative, notizie che segnalino diversità su questioni morali,politiche ed economiche. Differenze che rimarranno sempre in numero molto inferiore alle similitudini, ma differenze dalle quali imparare a far meglio, o ad evitare di fare peggio.

Inauguro quindi il tag "Differenze-UE" e mi astengo dallo sfogo nei confronti di TIM (ci sono differenze anche nelle compagnie telefoniche) che ho covato negli ultimi giorni di disservizio, in fondo sono riuscito a non fare un post dopo aver atteso l'attivazione da novembre a giugno e sono sopravvissuto lo stesso.

Ovviamente sono benvenute segnalazioni e contributi in tema di differenze.

Germania - doping

In Germania i due maggiori network televisivi, ARD e ZDF, hanno annunciato che non trasmetteranno più le competizioni ciclistiche. La decisione segue la minaccia di ricorrere a un provvedimento tanto drastico, quanto condivisibile, se un solo ciclista tedesco fosse risultato positivo all'antidoping. Cosa puntualmente avvenuta al Giro di Francia. La decisione ha effetto immediato e sarà annullata solo se Patrik Sinkewitz, l'atleta risultato positivo, vincerà il ricorso che ha presentato. Intanto i tedeschi non vedranno immagini del tour in diretta.
Anche un giornale tedesco ha preso provvedimenti antidoping, la Berliner Zeitung fornisce esclusivamente le notizie sul doping dal Tour de France, nemmeno una riga sulla cronaca sportiva.

In Italia nulla del genere all'orizzonte, ci si lamenta anzi dell'apparente efficacia dei controlli antidoping, rinfacciando lassismo agli altri paesi europei. Troppi italiani beccati dagli italiani, invece di essere per una volta soddisfatti di un risultato -positivo- si dice a voce alta che siamo dei fessi.
I media sembrano d'accordo, lungi dal seguire l'esempio tedesco, si distinguono per la santificazione e la sostanziale assenza di condanne morali nei confronti degli atleti e delle società sportive coinvolte.

Gran Bretagna -TV

BBC ha sospeso -tutte- le trasmissioni "interattive", quelle cioè che interagiscono con gli spettatori grazie al telefono . L a sospensione segue la un controllo che ha scoperto molte di queste trasmissioni in violazione del codice editoriale di BBC. Troppo "aggiustate".

In Italia sono anni che nemmeno la RAI rispetta i limiti di legge (non parliamo di autoregolamentazione) per la trasmissione della pubblicità nella fascia protetta e, per quanto riguarda i giochi in televisione, nemmeno in occasione di evidenti manipolazioni fraudolente, puntualmente denunciate con dovizia di dimostrazioni, non è mai successo che si siano presi provvedimenti in stile-BBC. Eppure è quello il modello al qule dissero di volersi ispirare i dipendenti RAI in una lettera strappalacrime e grondante dignità spedita al neo-eletto Prodi. Forse mentivano sapendo di mentire.

Francia - guerra

In Francia il ministro degli esteri è l'ex capo di Medecins Sans Frontieres (senzaccenti a spregio). La Francia sta facendo la guerra in due paesi africani, il Ciad e la Repubblica Centrafricana. Le sue truppe sostengono due dittatori (tag ciad) che ora hanno slegato i cani e stanno praticando la pulizia etnica su vasta scala.
La Francia ha problemi di legittimità, finora nessuno ha detto niente (neanche in Francia), ma se la cosa penetra nel mainstream esibendo caratteristiche genocidarie,  il problema sarà grosso e le reazioni spiacevoli; già la Francia ha i suoi bei problemi a cercare di tirarsi fuori dalle inchieste sui genocidi in Ruanda.

Quindi monsieur le ministre ha prima provato ad infinocchiare l'ONU "offrendo" i soldati che ci sono già per uno schieramento in Ciad che dovfrebbe aiutare i profughi del Darfur. Ricevuto il doveroso due di picche è successo che MSF abbia lanciato un allarme-fame per i bambini-profughi del Darfur; in Ciad. allarme contestato dall'italiana Coopi, che dice che i problemi sarebbero altri e che forse i profughi del Darfur corrono meno rischi degli stessi abitanti del Ciad esposti alla satrapia del presidente Deby, sostenuto da monsieur Kourchner e monsieur Sarkozy.
Il disastro è solo all'inizio.

Da noi, fatta salva l'inesistenza di un colonialismo paragonabile a quello francese, bisogna registrare l'uscita di D'Alema su Hamas, per questa volta la linea del nostro paese è indubbiamente la più seria e realista in circolazione, anche se l'interesse reale dei politici europei alla - issue- israelo-palestinese è di mera circostanza.
Chissà se un giorno D'Alema si accorgerà anche dei boveri negri che muoiono; per ora non batte un colpo nemmeno sui massacri e relativa crisi umanitaria in Somalia. Qui in effetti non c'è una gran differenza con la guerra della Francia, il mainstream segue muto e compatto.
 
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giovedì, 01 febbraio 2007

Gli orrori dietro il Darfur


Anche su Altrenotizie

Se per i nostri politici il Darfur può essere “uno stile di vita”, per il mainstream non va tanto meglio. Quando la crisi del Darfur è cominciata, ormai tre anni fa, nessuno se ne dette conto per lungo tempo. Il Sudan stava concludendo un accordo di pace tra il Nord islamico ed il sud cristiano; il governo del Nord era accusato di essere troppo talebano, ma bisogna considerare che la compagine governativa era composta da una coalizione che era figlia di un paese reduce da oltre venti anni di guerra civile, capeggiata da un presidente tanto pragmatico che, per cercare vantaggi sui meridionali sostenuti dagli inglesi (referenti coloniali locali), non aveva esitato ad accettare gli aiuti di personaggi ostili all’Occidente come Gheddafi e Bin Laden.

Dopo gli attentati del 9/11 il pragmatico al Bashir ha seguito l’esempio di Gheddafi e si è velocemente allineato ai desideri di Washington: lo certificano decine di dichiarazioni di ufficiali della Cia, dell’amministrazione Bush e di altre fonti americane, secondo le quali l’aiuto dei sevizi sudanesi è stato “indispensabile”. Tanto che i sudanesi hanno catturato parecchi qaedisti e si sono prestati come complici per le “rendition” dei nemici di Washington, che a Karthuom sono portati per le sedute di tortura lontano dagli occhi di giudici ed avvocati. Ricordando che con Iran e Siria succede lo stesso, cioè che Washington delega ad alcuni paesi un ruolo delicatissimo per la War on Terror e poi li indica pubblicamente come il male assoluto, non c’è da stupirsi che molti politici occidentali recitino ancora la parte contro il cattivo governo sudanese.

Allineandosi, il Sudan è finalmente giunto alla pace delle corporation e in pochi anni sta conoscendo un indubbio progresso economico. C’è da dire che l’accelerato sviluppo si deve molto agli investimenti cinesi. Una sussidiaria di BP (inglese) e della PNCP (gigante pubblico cinese) si è accaparrata metà dei giacimenti e spedisce il petrolio in Cina, il resto è andato per gran parte a TOTAL (francese) con gli spiccioli per altre società minori di varie nazionalità. Il petrolio però non avrebbe potuto raggiungere i mercati se i cinesi non avessero mandato settecentomila lavoratori (sì, 700.000) a completare le infrastrutture che portano il petrolio dal Sud al Mar Rosso, consentendo in questo modo la garanzia di uno sfruttamento congiunto tra Nord e Sud. Il Sud cristiano, in base agli accordi, potrà indire un referendum e chiedere la separazione. Tra qualche anno però.

Mentre questo incredibile groviglio di interessi macinava colloqui di pace patrocinati da un quartetto europeo nel quale c’era anche l’Italia, uno in particolare dei due movimenti di liberazione del Darfur, che è a Est ed è grande quasi come la Francia, ebbe la brillante idea di ribellarsi al governo centrale, attaccando alcune prefetture per reclamare di essere ignorato dal governo centrale. Il governo reagì, e chiaramente non si è trattato di una reazione giustificabile, armando milizie tribali (i famosi Janjaweed), i quali, sostenuti dall’aviazione, completarono la pulizia etnica del Darfur. Il massacro (circa centomila morti nella fase principale) non fu rapidissimo, sia per le distanze che per la relativa modestia delle milizie, peraltro invincibili perché protette dall’aviazione governativa. Ma in quel tempo la comunità internazionale taceva.

Due milioni di profughi dopo, molti rifugiati nel vicino Ciad, abbiamo sentito molti politici battersi per definire “genocidio” questo atto di pulizia etnica, mentre all’opera, nell’ombra, c’era chi, come Penelope, non voleva assolutamente che accadesse. Nessuno ha interesse ad imporre al governo sudanese la presenza di truppe straniere. Il ragionevole compromesso è che hanno mandato un po’ di truppe dell’Unione Africana, senza supporto logistico, inutili dunque. Anche alcuni ufficiali sudanesi sono stati consegnati al tribunale Penale internazionale e da questo condannati: il governo sudanese collabora e ha offerto i suoi capri espiatori.
I poveri profughi peraltro non hanno guadagnato molto, nei campi non è arrivata la generosità dei commossi occidentali. In compenso è arrivata la USAID a rompere le scatole alle agenzie dell’ONU e ai pochi cooperanti in buona fede che sono riusciti a raggiungere la zona. C’è anche un traffico robusto di politici ed attori occidentali, che alla foto con i bimbi neri non possono rinunciare. In compenso noi italiani abbiamo mandato per un periodo dei militari nella capitale sudanese, nel quadro degli accordi Nord-Sud; circostanza che conferma come i rapporti con il governo sudanese siano distesi. Anche perché ora il governo ha un Vice-presidente cristiano nel Sud e il denaro corre insieme alla speculazione; Karthoum si sta trasformando da una città fatta di fango, in una capitale simile a quelle degli emirati. L’unica differenza è il waterfront sul Nilo, che sostituisce quello sul Golfo.

Negli anni la situazione evolve e per il profugo lo scorrere del tempo significa solamente un’agonia sempre più profonda. Le pessime novità sono che nel vicino Ciad, incapace comunque di aiutare i profughi, il vecchio dittatore Deby ha decisamente esaurito la pazienza dei suoi sudditi. Deby è anziano, passa più tempo nelle cliniche francesi che a governare da etilista (nel senso della patologia dalla quale pare sia colpito), ma soprattutto fa sparire i soldi del petrolio che dai pozzi della EXXON corre verso gli Stati Uniti su un oleodotto costruito insieme ai francesi. Deby non potrebbe essere rieletto oltre i due mandati che stanno per scadere, ma in vista delle elezioni modifica la Costituzione per potersi ripresentare. Quelli dell’opposizione che non sono in galera organizzano una vera e propria rivolta e marciano sulla capitale contando su gran parte dell’esercito; fedele a Deby resta una parte della Guardia Repubblicana. A fermare i ribelli arrivano i jet francesi e Deby vince da solo le elezioni boicottate dall’opposizione.

In seguito la situazione militare peggiora per il regime, nonostante Deby abbia ottenuto i soldi del fondo “etico” blindato dalla Banca Mondiale per i poveri del Ciad. Ha suscitato scalpore l’episodio per il quale la Guardia Repubblicana ha sparato su un corteo di feriti dell’esercito che protestavano nella capitale. Loro, i soldati fedeli a Deby rimasti feriti in combattimento, sono semplicemente ammassati in un complesso di Ndjamena senza alcuna assistenza medica.
Allo stesso tempo nella Repubblica Centrafricana succede lo stesso: al golpista Bozize si ribellano quelle stesse forze che lo avevano portato al potere, pare per questioni di debiti mai pagati; comunque Bozize non ha alcun sostegno popolare.

In poche settimane i ribelli si impadroniscono di gran parte del Nord e dell’Ovest del paese. Qui interviene di nuovo la Francia, che bombarda in Repubblica Centrafricana mentre di nuovo aiuta Deby, al quale non sono bastati i “cooperants étrangers”, cioè i mercenari che ha arruolato e nemmeno i Toros Boros, milizie tribali armate dal governo. I Toros Boros (che, incredibile ma vero, per gran parte sono gli stessi Janjaweed sudanesi disoccupati e arruolati da Deby) hanno cominciato a colpire i rifugiati e anche le cittadine dell’Est del Ciad, fino a che le guarnigioni militari, fino ad allora controllate da Deby, non si sono unite alla ribellione ciadiana, non lasciando loro che la fuga. Da qualche giorno sono tornati gli attacchi aerei dei francesi.

In tutto questo la Francia non ha alcuna legittimità per bombardare, le leggi francesi, quelle internazionali e i trattati con quei paesi non l’autorizzano. Il governo francese si è limitato a dire che l’intervento “è stato chiesto dai due presidenti” e si è chiuso nel mutismo. In Francia nessuno sembra farci caso, in Parlamento non se ne parla e nemmeno sulla stampa. La comunità internazionale finora non aveva neanche preso in considerazione i due paesi. La Francia però è cosciente del problema e non ha trovato di meglio che proporre, durante le sedute del Consiglio di Sicurezza dedicate al Darfur, di mandare una forza in Ciad e Repubblica Centrafricana per impedire che dal Darfur il “contagio” della guerra si estenda a tutta la regione. Casualmente, la Francia si è detta pronta ad assumersi l’onere dell’intera forza, straordinariamente simile a quella che c’è già. All’ONU la cosa ha destato curiosità e qualche tremore, ricordando il recente bagno di sangue scatenato dalle truppe francesi in missione ONU in Costa d’Avorio.

Nello stesso tempo si stanno cercando truppe per la missione, approvata dall’ONU, in Somalia. Posto che per i francesi, in questo caso, non c’è nessun interesse, non si è ancora riusciti a trovare volontari per rilevare le truppe della dittatura etiope nel sostenere un governo che esiste solo sulla carta. In Somalia intanto le agenzie di sicurezza marittima danno di nuovo l’allarme-pirati e gli americani bombardano altri “terroristi”, il che sembra normale visto che hanno detto che con i primi bombardamenti non li avevano presi. Anche qui un governo che non ha alcuna legittimità reale è imposto alla popolazione da forze esterne, riceve il timbro dell’ONU e comincia a degenerare nella guerra civile, nel caso delle Somalia il risultato è addirittura scontato alla luce della sua storia recente. I motivi degli americani in Somalia, chiaramente, sono molto più vari della lotta al terrorismo o della sconfitta di pochi guerrieri islamici in ciabatte, in un paese dove tutti sono armatissimi.

All’ONU allora hanno deciso di mandare una missione a vedere com’è la situazione sul terreno in Ciad e Repubblica Centrafricana; notoriamente i picchi delle crisi umanitarie si svolgono prima che la comunità internazionale mandi ufficialmente qualcuno a vedere, specialmente in Africa. Peraltro è anche noto che “fare una commissione/missione d’indagine” è un compromesso dilatorio al quale si giunge troppo frequentemente in un’epoca dove le cose non sono difficili da sapere, specialmente se si svolgono su scale così imponenti. Per ora sono stati in Repubblica Centrafricana, dove hanno scoperto con orrore l’esistenza di oltre duecentomila profughi (sorpresa !!) in fuga dalle truppe governative. Dopo che i francesi avevano indotto alla fuga i “ribelli”, la regione visitata è stata setacciata dalla Guardia Repubblicana, che ha bruciato tutti i villaggi e torturato gli abitanti, accusati di aver sostenuto i ribelli. Comprensibilmente quelli che hanno capito in tempo cosa stesse succedendo si sono dati alla fuga, non avendo altra possibilità sono andati verso il Ciad.

Ibrahima D. Fall, del fondo Unicef per l’infanzia, ha puntato il dito senza dubbio alcuno contro la Guardia Repubblicana di Bozize e ha descritto una regione priva di tutto, nonostante il paese possieda discrete risorse e sia poco popolato, e ormai anche priva di villaggi, visto che li hanno trovati quasi tutti bruciati.
Sembra difficile riuscire a capire chi siano “i buoni” in questa storia, di certo si capisce che senza alcune interferenze esterne tante violenze potrebbero essere evitate. Gli attori locali sono spesso selezionati per il loro cinismo, oltre ai dittatori e protagonisti in carica, si può ricordare che il grande leader del Sud Sudan cristiano, leader della guerra contro il Nord, era una altro criminale, non certo un gentleman di guerra, un incidente aereo lo ha rimosso, insieme al suo passato imbarazzante e ai suoi legami con gli inglesi; l’ex braccio destro di al Bashir è ora la mente di un nuovo gruppo di “ribelli del Darfur”: si chiama al Turabi, è un pochino talebano. Non aveva capito il cambiamento e per questo era stato messo al fresco per qualche tempo. Adesso ha evidentemente trovato uno sponsor e si è messo in proprio, nonostante l’età veneranda.

In zona non è difficile trovare sponsor disposti a fornire armi. Libia ed Egitto partecipano attivamente al grande gioco e anche il principale concorrente di Kabila alle prime storiche elezioni in Congo, J.P. Bemba, era sul punto di unirsi agli intrighi in Repubblica Centrafricana, nonostante da tempo in parecchi cerchino di portarlo al banco del Tribunale Penale Internazionale, per rispondere dei massacri che, soltanto pochi anni fa, ha provocato in quel paese. Pare lo abbiano dissuaso i francesi, ai quali Bozize va benissimo.

A sentire alcuni sembra che il problema siano i Janjaweed, che dal Sudan il cancro della guerra si sparga come per contagio. Ma sappiamo che la guerra non è un virus o un batterio. Sfortunatamente il problema non finisce con i Janjaweed: i profughi sono sempre di più, gli aiuti sempre meno e la sicurezza per i civili sempre più lontana. Il petrolio africano sanguina molto di più di quello mediorientale. Sempre di più.

 

Aggiornamento 13/06:

Un articolo da Indymedia sulla situazione, una manifestazione di solidarietà verso gli operatori umanitari in Ciad, perchè in Ciad e Repubblica Centrafricana li ammazzano come in Darfur, ma nessuno lo dice. Intanto il simpatico dittatore Bozizè si allea con i ribelli sudanesi che gli danno una mano con la pulizia etnica nel Nord-Est della Repubblica Centrafricana.

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lunedì, 29 gennaio 2007

Rifugiati nel nulla, dimenticati da tutti.

Amnesty: il Ciad è un incubo come il Darfur.

Dice Amnesty International che la popolazione dell'Ovest del Ciad   «vit le même cauchemar que celle du Darfour», cioè vive lo stesso incubo del Darfur. Se  a questo aggiungiamo che la missione d'osservazione inviata in Repubblica Centrafricana dice lo stesso di quel paese, possiamo valutare un altro mezzo milione di profughi (a star bassi) da aggiungere a quelli in fuga dal Darfur.
A bruciare i villaggi e a cacciare i profughi "scoperti" da Amnesty e dall'ONU non sono però i janjaweed sudanesi, ma i loro stessi governi, su questo punto, l'inviato dell'ONU in zona non avrebbe potuto essere stato più chiaro.

Governi che si confrontano con due ribellioni grazie al supporto francese, i francesi hanno bombardato in Ciad anche nei giorni scorsi. Governi dittatoriali che sopravvivono solo grazie all'intervento "illegale" francese. I dettagli sulla situazione in zona tra poco, da un articolo che uscirà per Altrenotizie, intanto è bene ricordare che dietro lo schermo del Darfur si nascondono almeno altre due guerre che con il terrorismo islamico non hanno niente a che fare, ma che piuttosto puzzano molto di petrolio.

Gli USA accoglieranno milioni di rifugiati iracheni?

Ci sono 3.7 milioni di iracheni che hanno abbondonato l'Iraq per mettersi in salvo e fuggire alla violenza. La gran parte è fuggita nei paesi confinanti, molti hanno cercato rifugio più lontano. Tra questi solo 202 sono stati accolti come rifugiati politici negli Stati Uniti. A questo punto occorre dire che in Australia sono entrati legalmente oltre 2000 iracheni, pur in presenza di un numero di richieste molto inferiore alle 70.000 presentate a Washington. I 3.7 milioni di iracheni espatriati non li sta aiutando nessuno, solo un po' di carità inter-araba e poco più.

Ora qualche deputato democratico ha pensato che sia giusto occuparsene e ha posto la questione , in particolare sostenendo che sia il caso di offrire protezione almeno a quegli iracheni che, avendo collaborato con l'amministrazione americana, sono praticamente condannati a morte. Una eventualità che Bush e i suoi non possono accettare, prima di tutto perchè sarebbe una ammissione del fallimento più completo. L'idea sta raccogliendo consensi e non mancherà di preoccupare i paranoici impiegati dei servizi se dovessero avere a che fare con lo screening di decine di migliaia di iracheni in entrata.

Gli Stati Uniti si sono spesso trovati nella necessità di salvare intere popolazioni che si erano lasciate sedurre dalle offerte di protezione americana che poi si sono rivelate infondate, altre popolazioni o gruppi sono stati invece abbandonati alla vendetta degli avversari dopo aver seguito le istruzioni di Washington, è il caso degli sciiti del Sud dell'Iraq, che ai tempi della prima guerra del golfo si ribellarono a Saddam, al quale però gli americani lasciarono  libertà d'azione e di volo per massacrare gli sciiti, nonostante occupassero il paese e i dintorni con mezzo milione di uomini, tre volte quelli presenti ora in Iraq.
Rifugiati e dimenticati

Si chiamano "rifugiati" o  IDP (Internal displaces people quando rimangono all'interno del loro paese) e sono milioni in tutto il mondo.
I più sfortunati sono quelli d'Africa, ma anche in Birmania e Bangladesh il fenomeno è orripilante per numeri e condizioni dei profughi. Quelli iracheni sono ormai quasi 4 milioni, ma non lo sa nessuno.

Al lungo elengo di profughi "ufficiali" questa settimana si sono aggiunti centomila centrafricani e altrettanti ciadiani. Nonostante sia chiaro ormai a chiunqe che questa gente sia in fuga dai propri governi che non esitano a sparare sui civili e ad attuare una vera e propria pulizia etnica, nessuno a parte le organizzazioni umanitarie sembra disposto a spendere una mezza parola in loro aiuto. La Francia che sostiene le due dittature ha chiesto la copertura ONU per i bombardamenti che sta operando contro gli oppositori dei due regimi, come se fosse un intervento volto a mitigare la crisi in Darfur, ma il Darfur e le storie sudanesi non hanno nessuna coerenza con queste due crisi umanitarie.

Come nel caso del Darfur la comunità internazionale se ne accorgerà tra molto tempo e ce la racconterà in maniera originale. Basta leggere un pò in giro per rendersi conto che nessuna testata e nessun organismo politico al mondo cita le responsabilità francesi nei recenti avvenimenti nei due paesi; responsabilità rilevanti, così come rilevante è stato l'aiuto dato dalla Banca Mondiale, presideuta Wolfowitz-calzino-bucato al dittatore Deby; soldi con i quali arruolare mercenari da impegare contro il suo stesso popolo.

Stessa sorte per gli oltre 30.000 IDP somali (quelli che sono scappati dopo l'invasione somala, perchè il numero totale dei profughi somali dopo 15 anni di guerra civile è incalcolabile),  solo una frazione dei quali è  stata raggiunta dai "soccorsi" internazionali.
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giovedì, 18 gennaio 2007

Soccorso umanitario.


Tra le notizie di oggi c'è quella dell'invio di 26 tonnellate di biscotti per i profughi ospitati nei campi in Ciad. Secondo il censimento ONU ci sarebbero 220.000 sudanesi provenenti dal Darfur e 60.000 somali in emergenza alimentare. Un etto di biscotti a testa.
"Un avion transportant 26 tonnes de biscuits s'est envolé mercredi du Ghana vers le Tchad, a annoncé le Programme alimentaire mondial (PAM)."

Questi fanno parte delle famose vittime della tragedia del Darfur, per soccorrerli (e in totale sono circa due milioni) la comunità internazionale negli ultimi tre anni ha stanziato una cifra inferiore al valore di un comune aereo da guerra. Il primo aiuto che ricevettero dall'apposita agenzia ONU, quando c'era la piena emergenza e la razzia dei villaggi in corso, è stata una fornitura di teli azzurri quadrati. Solo quelli arrivarono nei primi mesi della crisi.

Quando proprio sono vicini a morire come mosche gli mandiamo i biscotti, altrimenti la loro tragedia al massimo viene sfruttata da qualche stratega elettorale per mettere in evidenza un politico che spara giudizi a caso mentre questi poveretti non se li fila nessuno. Recentemente sono stati vittima di aggressioni anche da parte di milizie governative del Ciad, armate dal presidente contro l'opposizione.
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lunedì, 15 gennaio 2007

Ciad: ribelli all'attacco.

Nonostante le recenti sconfitte subite, il fronte nazionale ciadiano (UFDD) schierato contro il dittatore Deby è tornato all'attacco e sabato ha conquistato una cittadina nel Nord-Est del paese, Ounianga Kebir.

Questo dimostra che l'intervento francese non è riuscito a scoraggiare i ribelli, così come non li ha scoraggiati la defezione di uno degli storici capifazione, sceso a patti con il dittatore. Anche perchè  continuano, al contrario, ad essere segnalate decine di diserzioni tra i ranghi dei militari, già passati in gran parte alla ribellione.

L'offensiva farà ritardare anche le risposte all'intervista che avevo concordato con il portavoce dell'UFDD, poichè come mi ha fatto comunicare: "
...est parti sur le terrain d'apres les dernieres informations que nous venons de recevoir". Una gita non priva di pericoli da quel che ho capito.

Aggiornamento del 17/01:

Truppe ribelli hanno catturato oggia senza combattimenti la città e la guarnigione di
Adé (nel Sud-Est del paese), lo ha dichiarato il vice-presidente dell'UFDD Acheikh Ibn Oumar. Secondo la stessa fonte la guarnigione ciadiana sarebbe passata all'opposizione dopo violente discussioni con il governo centrale, provocate da una milizia ciadiana, i Toros-Boros, sostenuta dal governo di Deby e impegnata in combattimenti contro le forze sudanesi nel vicino Darfur. La milizia però si sarebbe resa responsabile di violenze anche contro comunità del Ciad ed operatori delle ONG omternazionali. A questo punto le autorità di Ndjamena avevano assicurato il loro ritiro, che però non è mai avvenuto. Sentendosi minacciata, la guarnigione (governativa) che protegge Adé ha chiesto aiuto alle forze dell'UFDD, all'avvicinarsi delle quali i Toros-Boros hanno scelto la fuga: "A l'approche de nos troupes, les soldats débystes et leurs complices Toros-Boros ont fui la ville dans la nuit. Le reste de la garnison a rallié l'UFDD, dont les forces occupent Adé depuis de matin".
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