Poco considerati, poco addestrati, mal retribuiti, gli uomini e le donne delle forze dell’ordine italiane, peraltro numerosissime, incutono spesso timore ai cittadini con comportamenti atipici e spesso oltre i limiti della legalità.
Capita con inquietante frequenza e non occorre riportare alla memoria vere e proprie deviazioni criminali come quella della banda dei fratelli Savi, anche nota come “banda della Uno bianca”. Ieri un poliziotto ha ucciso un cittadino in una circostanza assurda. Dalle prime ricostruzioni il poliziotto avrebbe sparato al cittadino che era seduto in un’auto. Gli avrebbe sparato mentre l’auto che trasportava la vittima stava uscendo da un’area di servizio. Gli avrebbe sparato dall’area di servizio opposta, nel quadro di un’azione volta a sedare un tumulto tra tifosi dal quale lo divideva l’autostrada; il cittadino sarebbe stato colpito da un colpo “sparato in aria”.
Dalle ricostruzioni non si capisce bene il senso di quel colpo di pistola, due pattuglie avrebbero assistito ad un tafferuglio (litigio?) tra gli equipaggi di due auto di opposte tifoserie. Essendo separati da due corsie autostradali i poliziotti avrebbero provato a far rumore, prima azionando la sirena della loro vettura e poi, disgraziatamente, esplodendo un paio di colpi in aria.
Dei processi sulla “macelleria” al G8 di Genova non è neppure il caso di parlarne, centinaia di poliziotti in azione e nessuno che abbia visto, sentito, parlato, denunciato. Corleone è Disneyland al confronto.
Le conseguenze negative di questo deficit di democraticità e di trasparenza istituzionale, colmate da comportamenti che sconfinano nel criminale, non si esauriscono nelle esplosioni di rabbia dei tifosi del calcio di fronte all’ingiustizia. La situazione è di estrema gravità e tocca l’essenza intima della democrazia.
Aggiornamento:
Sul far della mezzanotte, per alcuni audaci commentatori pare esserci ancora la possibilità che l'auto sulla quale viaggiava la vittima stesse volando. Si continua a parlare di un colpo sparato in aria e uno "forse" no. Strano che qualcuno non abbia ancora ipotizzato la presenza di una seconda pistola azionata dai tifosi cattivi.
Nella capitale intanto la polizia è in difficoltà, due caserme e la sede del Coni hanno subito pesanti attacchi, ma ancora non se ne mostrano le immagini. Aggrediti anche giornalisti e vigili urbani. Sembra evidente l'esistenza di un coordinamento dietro le azioni romane, altro piccolo dettaglio che sarà sicuramente sorvolato concentrandosi l'attenzione sulla matrice "calcistica" degli eventi.
Il nostro paese è stato la culla della civiltà romana, la quale ha lasciato a noi posteri migliaia e migliaia di tracce della sua cultura e delle sue realizzazioni. Della civiltà romana conosciamo quasi tutto, poiché ci sono pervenute testimonianze scritte, scolpite e dipinte, ogni genere d’oggetti e perché ancora oggi in molte delle nostre città permangono numerose realizzazioni architettoniche in grado di dimostrarne le grande capacità tecniche e organizzative.
Uno stupore che si rafforza considerando che le conoscenze all’epoca della Roma imperiale erano sicuramente all’altezza della redazione di carte geografiche, ma anche considerando come la stessa burocrazia imperiale prevedesse l’impiego delle mappe. Un popolo capace di portare le sue conquiste fino alla Gran Bretagna e alla Spagna da un lato e fino al Medioriente e all’Africa dall’altro, doveva necessariamente possedere una rappresentazione delle terre conquistate e da conquistare. Una convinzione rafforzata dal fatto per il quale la cartografia greca, della quale invece ci sono pervenuti alcuni esempi, aveva già sviluppato tecniche cartografiche che non potevano essere state abbandonate o misconosciute dai romani.
Già nel III secolo a.c. Eratostene era stato in grado di dimostrare, calcoli alla mano, la sfericità della Terra e di produrre carte con meridiani e paralleli, oltre a calcolare con discreta precisione il meridiano terrestre e quindi la dimensione della Terra. Già Omero diceva che la Terra " Intorno al polo ella si gira". Greci e romani inoltre possedevano ed utilizzavano inoltre portolani molto accurati per la navigazione; strumenti che dimostrano una conoscenza molto approfondita delle coste, non solo di quelle mediterranee. C’è da credere che i romani riconoscessero una grande importanza alle mappe, visto che alla fondazione di una città prescrivevano la redazione di una mappa dei dintorni in triplice copia; una in pietra, una in bronzo e una su lino per gli archivi imperiali. Queste ed altre mappe non ci sono però pervenute.
Secondo la testimonianza dei conquistatore questo era il livello raggiunto dalla cartografia locale, testimonianza che allo stesso tempo ci rivela l’effetto della furia distruttrice dei preti cattolici, visto che ad oggi ci sono state tramandate solo due carte geografiche antecedenti al loro arrivo nelle americhe. Non per niente è del 1633 il processo a Galileo Galilei, istituito per difendere la concezione tolemaica che voleva la terra al centro dell'universo.
Questo nonostante più cento anni prima Francesco Rosselli avesse già disegnato una mappa straordinariamente moderna e accurata, frutto delle osservazioni e dei rilievi riportati dai grandi navigatori, per non parlare ovviamente dei lavori di Copernico (1473-1543). Se nel 1492 Rosselli disegnava ancora una mappa biblicamente compatibile, sedici anni dopo nel 1508 incise questa, che non è di certo la rappresentazione del pianeta bibilico. Cento anni di navigazioni ed esplorazioni e calcoli dopo, nel 1633, la Chiesa condannava Galilei con l'accusa di blasfemo eliocentrismo.

Oltre 1500 anni di oscurantismo doloso. Per questo motivo non abbiamo testimonianza della cartografia romana e per questo motivo l’argomento è essenzialmente tabù; visto che parlarne significherebbe mettere all’indice l’oscurantismo clericale.


Di tutti i cartografi passati, la Chiesa sposò e diffuse le idee di Tolomeo, non fu un caso. Tolomeo proponeva una terra molto simile a quella degli altri filosofi greci, sottovalutandone moltissimo la dimensione (dettaglio non senza conseguenze pratiche), ma diversamente da altri la piazzava al centro del sistema solare coerentemente con la Bibbia. Ma la Chiesa prese da Tolomeo solo le conclusioni astronomiche, anche la cartografia tolemaica venne scartata in favore di un altro genere di carte "geografiche". Carte false ed inutili come queste sopra, mappe che la Chiesa sapeva esser false ed inutili, ma teologicamente compatibili con la narrazione dei padri della cristianità. Le uniche mappe utilizzabili senza incorrere nell'accusa di eresia e nelle relative sanzioni; che potevano anche prevedere la morte.
Mentre l’Europa giaceva conservata nell’ignoranza dallo zelo distruttore dei cattolici, che fecero della distruzione del sapere o della sua gelosa custodia una vera e propria missione, nel resto del mondo altre civiltà continuarono ad usare cartografie “moderne” almeno quanto quelle greche. Non solo gli americani, ma anche arabi e cinesi disegnavano ed utilizzavano mappe molto diverse dalla Mappa a T raccomandata dai pontefici; non stupisce quindi che i marinai europei utilizzassero quasi clandestinamente mappe e portolani eterodossi, spesso di provenienza orientale; non potevano certo navigare guidati dai versetti della Bibbia. Questa sotto è una mappa che descrive lo stato dell'arte cartografica "cristiana" consentita nel tredicesimo secolo, quando l'importanza politica di Geresulamme ne fece il centro dell'imago mundi ufficiale.
Nel proclamare l'excusatio della chiesa nei confronti del povero Galileo Galileli, nell'istituirne un processo di riabilitazione, Giovanni Paolo II ha dimenticato di scusarsi per l'opera distruttrice e oscurantista praticata per secoli dalla chiesa cattolica nei confronti di intere branche del sapere umano. Cartografia ed astronomia furono tra le vittime più illustri, ma nessuno può veramente sapere quanto sapere e quanti documenti siano stati cancellati dagli uomini in nero preposti dal soglio di Pietro a conservare nell'ignoranza l'intero Occidente. Un'opera che la nostra storiografia tende a sorvolare in poche righe e per la quale nessun alto prelato ha ancora chiesto scusa.
Bei tempi quando ad Halloween i bambini americani si accontentavano di infilarsi in testa un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi e le bambine erano contente con un cappello da strega. Oggi Halloween è una festa che vale cinque miliardi di dollari di vendite e le cose sono cambiate sensibilmente.
Ben pochi ormai ritagliano il guscio delle zucche e ci mettono dentro la candela, preferendo acquistare zucche hi-tech capaci di effetti speciali, luci e suoni e vibrazioni e tutto quello che può venire in mente, fino alle zucche che si muovono per casa. La mercificazione della festa (marcificazione?) ha però avuto altri effetti collaterali da non sottovalutare.
Quest'anno le mamme americane sono in imbarazzo a causa dei desideri delle loro figlie. Mentre infatti i maschietti si accontentano di costumi marziali e horror, le femminucce sembrano aver raccolto il richiamo del mercato e propendere per costumi decisamente sexy. Un fenomeno che è scoppiato un paio d'anni fa all'interno del mercato dei costumi per adulti, ma che ora ha tracimato decisamente nel campo degli adoloscenti.
Le mamme si sono trovate impreparate ed incredule, anche le figlie di famiglie che controllano attentamente il consumo televisivo dei pargoli, anche le figlie delle famiglie cristiane più devote, quest'anno chiedono di vestirsi all'ultima moda. Moda che a ben vedere ricorda lo stile delle passeggiatrici e delle sex-worker di ogni latitudine: poca parte del corpo coperta, calze supersexy e scarpe da dominatrice sado-maso; queste sembrano le linee-guida delle grandi aziende che hanno in pugno il florido mercato dei costumi per Halloween. Un fenomeno, quello della sessualizzazione delle pre-adoloscenti da parte dell'immaginario pubblicitario, che da tempo è pompato dai geniali creativi pubblicitari e dai guru del marketing. In realtà lo stile è quello denominato Gothic Lolita, in auge in Giappone e da lì diffuso nelle comunità manganoidi globali, influenzando infine anche le le eroine dei fumetti di produzione occidentale. L'emergere di una produzione fumettistica "for girls" e il suo successo, ha proposto negli ultimi anni fiere giovinette vestite con molta malizia e poco tessuto anche per le più piccole.
Il costume nella foto è solo uno della vasta collezione che fa girare la testa alle piccole americane ( si parla della fascia dagli 11 ai 14 anni, detta preteeen) e le scatole ai loro genitori, che di fronte al desiderio prepotente delle figlie per ora rispondono in massa con sonori no.
Non si limitano a quello le mamme americane, così tiene banco il dibattito tra quanti non vorrebbero vedere le loro figlie andare alla festa vestite da puttane e i difensori della libertà del mercato che invece dicono che tutto va bene fino a che l'economia gira e il fatturato aumenta. Per gli osservatori dei costumi nostrani non resta che prendere nota e vedere quanto ci metterà il fenomeno dei sexy-costumi per lolite impuberi a sbarcare da noi.
Dicono i giornali locali che l'autopsia di Aldo ha registrato: "traumi cerebrali, epatici e due costole rotte".
Fine dell'articolo; un accrocchio di "si dice, si mormora" per sostenere una colossale stronzata. Al Qaeda dietro gli incendi (e mica li rivendica) perchè lo ha detto un presunto terrorista a Guantanamo sotto tortura. In Altrenotizie
Questa che segue è invece la versione lunga, più "politica", dalla lista Neurogreen
I sindacati italiani non sono corrotti
Cosa si può pensare di un potente sindacato che accetta in colpo solo di ridurre da 78 a 27 dollari orari il costo del lavoro, di vedere tagliato di oltre un terzo il monte-pensioni versato dagli stessi lavoratori e di accordarsi con la parte imprenditoriale per mandare a casa il 78% di quelli pagati 78 dollari?
Che cosa direste se allo stesso tempo a quel sindacato fossero affidati i restanti due terzi del monte-pensioni, al fine di costituire una Fondazione per dare la pensione e l’assicurazione sanitaria a centinaia di migliaia di lavoratori?
Negli Stati Uniti molti dicono che si tratta di un sindacato corrotto, che in cambio della gestione di una massa enorme di denaro, che ne farà un gigante della previdenza privata, ha venduto le vite passate, presenti e future delle persone che doveva proteggere.
Succede negli Stati Uniti, dove GM e Chrysler hanno concluso un accordo anche peggiore, nei dettagli, di quanto riassunto sopra. La creazione della fondazione, gestita dal sindacato UAW (United Auto Workers) ha liberato le due grandi corporation dal peso della previdenza e dell’assistenza sanitaria che avevano garantito ai propri dipendenti (che se le erano comunque pagate con una parte della retribuzione). Una liberazione ottenuta conferendo alla fondazione (Trust) solo i due terzi di una montagna di soldi che apparteneva ai lavoratori. Nell’accordo c’è anche finito il licenziamento di quasi tutti i dipendenti con retribuzioni ancora decenti e il consenso a che siano sostituiti con altri che saranno pagati un terzo dell’attuale retribuzione.
Il destino del Trust sindacale è già segnato, gli esempi passati raccontano che le VEBA (Voluntary Employee Beneficiary Association) affidate ai sindacati costano molto care ai dipendenti. Quelli di Detroit Diesel hanno visto fallire la propria nel 1993 e con questa svanire pensione e copertura sanitaria; Quelli di Caterpillar hanno dovuto triplicare i loro contributi per salvare l’avventura dei sindacalisti dal fallimento. Per effetto dell’accordo il costo dei dipendenti passati, presenti e futuri per GM diminuirà di botto in un solo anno del 20%; i dollari fino a qui accantonati dai lavoratori GM invece sono diminuti dalla sera alla mattina del 33%, gli stipendi dei nuovi assunti sono diminuiti del 66% rispetto a quelli di quanti saranno cacciati. Chi ci abbia guadagnato è evidente.
Un accordo incredibile, assolutamente dannoso per i lavoratori rappresentati, che cancella in un colpo solo i diritti, ma anche i crediti dei dipendenti verso le corporation. A santificare il furto hanno pure fatto un mezzo sciopero, il primo da decenni, dopo di che si sono seduti con la controparte e hanno firmato la spartizione delle spoglie dei lavoratori. Negli Stati Uniti lo sciopero ha destato sensazione, la truffa ai danni dei dipendenti nemmeno un po’, se ne è accorto solo chi ha visto Wall Street festeggiare. Purtroppo non sono solo cose da americani.
In Europa non va molto meglio, nella severa Germania ha destato scalpore sapere, qualche tempo fa, che i vertici dei sindacati dei metalmeccanici erano sollazzati dalla parte industriale con prostitute e regali; meno sensazione ha destato la loro collaborazione alla lenta erosione dei diritti dei lavoratori nella Germania riunificata. Pochi giorni fa è scoppiato uno scandalo anche in Francia, dove un’indagine ha scoperto che il MEDEF (la Confindustria francese) dispone di ingenti fondi neri che gli servono (tra l’altro) a corrompere i sindacalisti.
Il signor Gautier-Sauvagnac, presidente degli industriali metallurgici, si è dimesso dall’incarico dicendo di aver ereditato una serie di consuetudini radicate nel tempo, ha parlato chiaramente ai magistrati dell’impiego di quei fondi e si è chiamato fuori invocando il fatto che il malcostume fosse radicato e preesistente la sua gestione. I soldi servivano a “fluidificare” i rapporti con il sindacato, a dare posti di lavoro e cariche immeritate, pubblicità su bollettini sindacali e di seguito con la fantasia, sostenere associati in difficoltà, forse anche a “fluidificare” i politici.
Maryse Dumas (CGT) non ha commentato le dimissioni e nemmeno lo scandalo, dicendo che tradizionalmente il sindacato non commenta le vicende interne alle organizzazioni padronali. In Francia si discute della colpevolezza di Gautier-Sauvagnac e si sorvola su un quadro che vede sindacati e politici pesantemente sovvenzionati dalla parte industriale. Sovvenzioni che nel caso del MEDEF sono addirittura imponenti, se è vero che la giustizia francese ha scoperto fondi neri per seicento milioni di euro, milleduecento miliardi delle vecchie lire, non esattamente spiccioli.
Il bello è che Gautier-Sauvagnac ha continuato a frequentare i colloqui tra le parti sociali per conseguire la “modernizzazione” del mercato del lavoro tanto cara a Sarkozy ( a quel tavolo era presente come negoziatore per la confindustria francese) anche dopo l’imbarazzante rivelazione; ora farà altro. Probabilmente a quel tavolo, a decidere del destino dei lavoratori francesi, resteranno invece diverse persone “fluidificate” da Gautier-Sauvagnac e amici, ma questo in Francia non sembra preoccupare molti.
Ha del miracoloso che in Italia, paese con tassi di corruzione ben più elevati dei tre paesi citati in esempio, non si siano registrati casi di corruzione sindacale. Ancora più miracoloso se si osserva come i grandi sindacati italiani abbiano svenduto i diritti dei loro assistiti in misura anche maggiore dei colleghi tedeschi e francesi. Negli ultimi venti anni i sindacati hanno firmato solo documenti che hanno peggiorato la condizione di lavoratori e pensionati, o che hanno legalizzato forme di sfruttamento una volta guardate con orrore. Se i sindacati e i sindacalisti italiani non sono corrotti, vuol dire che non sono capaci, che non hanno voglia di lottare, o che si fanno prendere in giro da gente che molto più preparata.
Il sindacato italiano ha arretrato la sua linea di difesa dei lavoratori fino alla pensione, ha regalato anche il TFR alla speculazione, a patto di entrare nel grande gioco finanziario come l’UAW americana, ma ai sindacati italiani non è andata altrettanto bene; la grande maggioranza dei dipendenti non ha conferito il TFR alla tutela dei fondi parasindacali. Difende ormai solo le pensioni e i diritti residui di quelli che ormai sono chiamati con invidia i “garantiti”, i quali si vergognano e si sentono in colpa di fronte ai figli precari. Poveri contro poveri. Lo stipendio medio del lavoratore “garantito” garantisce solo una vita di stenti.
Non è un caso che per il sindacato italiano uno dei pilastri della politica necessaria a rimediare la precarizzazione, sia da individuare nella certezza di una pensione per i precari, per quanto misera possa essere. L’altro è l’ossessione spasmodica per ottenere dalla controparte padronale dei posti di lavoro, non importa a quali condizioni, non importa quanto mal retribuiti. Questo mentre allo stesso tempo trattano l’accompagnamento verso il nulla di milioni di lavoratori da sostituire con altri lavoratori più sfruttabili . I nostri sindacalisti non hanno voglia di spiegare con cosa camperanno precari e garantiti fino alla pensione, potendo contare solo su retribuzioni da fame. E non hanno nemmeno voglia di spiegare come abbiano potuto acconsentire alla demolizione delle conquiste del movimento dei lavoratori, costate sangue e repressioni durissime: Non ne hanno voglia e non glielo chiede nessuno, non devono rendere conto a nessuno.
La cifra dei nostri sindacalisti è nella loro ricetta per il paese: bisogna lavorare di più, far crescere le imprese che poi pagheranno di più, forse, e saranno vacche grasse per i lavoratori. Sono venti anni che raccontano questa favola, le imprese hanno già guadagnato cifre immense e i dipendenti guadagnano sempre di meno; nell’era Berlusconi le imprese hanno anche potuto godere della fiesta della fiscalità, nemmeno un’unghia di quelle vacche grasse è finita nelle tasche dei dipendenti.
I leader dei sindacati italiani hanno dato diritti e soldi dei lavoratori alla controparte imprenditoriale, ottenendo in cambio promesse e inviti nei luoghi dove si conta e si decide. Uno dei profeti del liberismo lo ha ripetuto anche pochi giorni fa: “La sinistra abbracciando il liberismo avrebbe accesso alla classe dirigente globalizzata”, mentre cercava di tentare i rimasugli della sinistra italiana. Gran parte del personale politico della sinistra ha già trovato albergo nella capace casa padronale, una migrazione cominciata con il collasso della casa comunista e terminata da (im)prenditori tra gli imprenditori
Non sarà corruzione venale, ma lo è sicuramente dal punto di vista morale, essendo chiaro il tradimento degli interessi dei rappresentati; i non-corrotti sindacati italiani hanno difeso i propri assistiti peggio dei corrotti colleghi francesi e tedeschi, trasfigurando completamente il senso del loro mandato e della stessa funzione sindacale. Il rimedio -non- risiede certamente nell’indebolimento della funzione sindacale, ma sta nelle mani dei lavoratori, che hanno la responsabilità di resuscitare la dimensione di protezione sociale e rivendicativa del sindacato, cominciando con il pensionare l’attuale dirigenza ormai compromessa.