Il meccanismo è semplice, da un lato l’ateneo fa stilare agli studenti a fine corso una -pagella- degli insegnanti, dall’altro l’ateneo è costretto dalla finanziaria a tagliare i costi e ha pensato bene di cogliere i gamosi due piccioni con un licenziamento. “Si tratta di professionisti che hanno dedicato poco tempo alla preparazione delle o di giovani inesperti” e ribadisce “Serve a dare un piccolo segnale, l’università deve pretendere qualità”.
Tutto sembra tornare con una certa ragionevolezza, ma purtroppo è un pacco.
Questo provvedimento che appare “rivoluzionario” a chi osservi da lontano o distrattamente, mentre per il preside è un più modesto -piccolo segnale; per chi voglia invece leggere la storiella edificante stendendo i numeri che la incorniciano, la sensazione è che si tratti di un ben più modesto e classicissimo, italico pacco.
La parte della pagella per prima racconta ulteriori particolari: i docenti a contratto che non sono stati confermati hanno preso voti inferiori a 4.5 su 10. Otto docenti su 113 ( quasi il 7%) a contratto sono risultati al di sotto del 4.5. Dei docenti interni un quarto ha preso meno di 6 e “una trentina” (Se sono 30 -su 350- è più dell’8%, molto simile a quella degli esterni, ma peggiore) meno di 4.5. A questi il preside dedicherà un colloquio nel quale cercherà di capire insieme a loro cosa non funziona nella loro didattica.
A proposito dell’entità del risparmio il preside ha riconosciuto che non sia molto e che “…diciamo che ci interessava ribadire che insegnare in Università non è uno scherzo, che si viene per dare un contributo formativo”. L’entità del risparmio è da qualche parte compresa tra i 40.000 ed i 20.000 €, visto che le retribuzioni degli otto contratti variavano tra i 3.000 ed i 5.000 euro -di costo- per l’Università; retribuzione annuale. Pochino per un bilancio che si declina in milioni di euro.
A questo punto però vien da chiedersi quale miracolo possa assicurare che gli insegnanti -precari- che coprono le ore e i corsi (che negli anni si sono moltiplicati seguendo l’estro e -l’impreditorialità- dei docenti più portati in questo senso) riescano ad avere pagelle migliori di quelli interni. Si tratta per lo più di studenti cooptati attraverso criteri spesso misteriosi, dallo stesso corpo docente che prendono dall’Università cifre dai 4000 € (lordi) -all’anno- in giù. Si sono visti in diverse Università contratti anche da 400 € l’anno.
Ora, con 4000 € all’anno ci si paga, in nero, un clandestino che fa le pulizie domestiche una mezza giornata a settimana. Però l’ipotetico filippino in una settimana si fa altre sette case, stando bassi.
Il -professore a contratto- invece ha grosse difficoltà nel cumulare i suoi pezzi di lavoro precario. Prima di tutto deve scordarsi di dedicarsi completamente ad una attività, poiché se riesce ad avere due contratti del genere, fa bingo e si porta a casa la bellezza di 8000 € (lordi) all’anno che lo obbligano comunque a dover integrare il reddito in qualche maniera; senza considerare che il più delle volte chi ottiene due contratti li trova in università diverse, spesso distanti tra loro centinaia di chilometri.
Parliamo di persone tra i trenta e i quarant’anni, spesso appassionate delle materie, che in un decennio lavorano con l’Università senza alcuna garanzia, ma soprattutto pagati a sputi in faccia.
La più modesta delle apprendiste sciampiste (sempre sian lodate) prende di più all’età di 16 anni. Dopo venti o trenta anni di studio questi poveretti e poverette non ricevono una retribuzione, ma insulti. Non è un insulto il pagamento di 400 € all’anno per una collaborazione alla didattica?
Non ci si coprono neanche i costi degli spostamenti casa-lavoro, da vicino.
E da questi si mostra di pretendere qualità, mentre in proporzione fanno meglio del corpo docente garantito, che come tale è immune da conseguenze diverse dal colloquio con il preside. Feudalesimo inciuciato. Un feudalesimo che si regge sullo sfruttamento di una massa di forza lavoro (e spesso anche dei suoi parenti più prossimi) che semplicemente non viene retribuita e regge la baracca che è l’università pubblica. Dare un segnale punendo i poveri schiavi è un classico, non c’è da stupirsi e ancor meno scandalizzarsi, sicuramente la bonifica delle università italiane dai parentadi non la vedremo mai, o perlomeno non in questa vita.
Eppure le università sono contenitori di persone speciali, attirati dalla sete di conoscenza molti sacrificano le loro vite in un ambiente fetido fatto spesso di relazioni paramafiose, ma nel frattempo producono. Producono quello che possono, ma se producessero per quanto sono pagati?
Che lavoro ci si possa attendere da una persona pagata 4000 €. (lordi) all’anno quando va bene, lo sanno solo colori i quali sfruttano questa gente; che poi sono gli stessi che dovrebbero spiegare perchè invece esiste almeno un 10% dei professori di ruolo che non raggiunge il 4.5 di voto, a fronte di retribuzioni molto più cospicue, ma forse di questo i giornali ce ne parleranno un’altra volta.
Quando il buco di Parmalat sembrerà nulla in confronto al cratere aperto nei conti siciliani.
E' bastato un giro di telefonate,Dove vanno i soldi
Il comitato provinciale per l'ordine pubblico di Catanzaro ha tolto la scorta al magistrato Eugenio Facciolla, che si occupa dell'inchiesta sugli appalti Anas, che ha coinvolto 84 tra mafiosi, faccendieri ed il consigliere Udeur Morrone e quella sul Cosenza calcio, società diventata una "lavanderia" di capitali mafiosi.E poi diventano mentalmente disturbati.........
Ennesima truffa
Sembra ormai scontato che i soldi per pagare la missione italiana in Iraq verranno prelevati da quelli messi a bilancio per la cooperazione, con un notevole salto logico, se non semantico, i fondi per gli aiuti al 3° mondo andranno in aiuto degli americani, come al solito qualcosa non quadra. Qualcosa non quadra in Italia anche secondo Kofi Annan, i fondi della cooperazione infatti comprendono anche la quota che il nostro paese versa ogni anno all'Onu. Seguendo l'esempio di Bush, gli Usa hanno arretrati stellari verso l'amministrazione Onu, l'Italia prevede di continuare il passo tenuto nei 2 anni precedenti, autoridursi cioè del 20% annuo la quota sottoscritta.
I soldi non ci sono, e allora emergono le priorità, quelle di Berlusconi sono evidentemente quelle di portare sollievo alle povere finanze Usa, dopo il passaggio di Attila-Bush. Sarebbe curioso di sapere quanti italiani, di fronte a questa evidenza, e a patto che fosse portata a loro conoscenza, approverebbero.
Non ci sono soldi per niente e nessuno, ma per pagare il biglietto per la gita al ranch texano si trovano?
July 22, 2003 at 03:36 PM
prosegue la solita opera di demolizione della giustizia da parte della CDL :-(....e per fortuna i benzinai fanno credito
i militari italiani in missione all'estero di tasca propria!
la notizia: Tremonti vuole velocizzare l'SCP2!!!!!
riconosco che detta cosi'.....
vediamo la genialità:
- SCP2 è un blocco di vendite di patrimonio immobiliare statale, in particolare caserme e terreni del ministero della difesa
- il ministro vuole che le vendite di questo blocco siano portate a termine entro il 20 giugno, a dispetto della normale velocità (lentezza) burocratica
- questo al fine di vendere i futuri ricavi dell'operazione (cartolarizzazione = io so' che incassero' qualcosa, tu (banche) mi dai una somma minore ora e io ti cedo il credito, p.s. già fatto in abbondanza con altre poste di bilancio)
- Con questi soldi Tremonti deve pagarci i costi della missione in Iraq, non è fantasia, sono le indicazioni che ha dato il ministero
I militari italiani quindi andranno in Iraq, dotati di buone parole (armiamoci e partite) e avranno un budget commisurato alla loro capacità di vendersi le caserme!!!!!!
GENIALE!!!
Neppure Gogol l'avrebbe pensata meglio!
Ennesima beffa per i militari, tra i piu' colpiti dalle promesse fan-faraoniche di silvio-banana, e dal successivo rientro alla realtà. Come pubblici dipendenti infatti i miltari stanno gia' pagando la politica economica (ma esiste?) del dinamico Tremonti, ora saranno minacciati anche gli edifici dove risiedono i militari "protetti", protetti in quanto pagati cosi' poco che non potrebbero permettersi una qualsiasi abitazione con lo stipendio da fame che hanno, bene, per costoro al momento non è prevista alcuna soluzione, avremo forse in ogni città una baraccopoli di militari vicino a quelle dei Rom? Sarebbe da ridere se non si ridesse sulle sfighe di povera gente....
A margine, con la fretta andranno "buttate" diverse aree e fabbricati preziosi storicamente, ma si sa': "esistono vincoli di bilancio"
Come nel medioevo, fare il militare diventa una faccenda da ricchi, i berluscones rampanti si arruoleranno?
May. 22, 2003 at 10:17 AM