mazzetta

Ce la possiamo fare...
giovedì, 10 aprile 2008

Uolter Veltroni loffio a Bologna


Comizione elettorale in Piazza Maggiore a Bologna. La città della svolta della Bolognina, di Prodi, ma anche di Fini e di Casini. Particolare quindi il sapore che potrebbe assumere l'incontro tra il segretario del nuovo partito democratico ed il suo popolo.

Decisamente sottotono la performance nel suo complesso; folla di presenti, ma sono lontani i numeri del Pci e anche quelli dello stesso Prodi, che poi è quello che raccoglie più affetto dagli astanti. Pubblico abbastanza omogeneo e non solo perchè addobbato integralmente con le sole bandiere in vendita a 10 euro all'apposito gazebo. Nessun cartello di associazioni, circoli, club, organizzazioni sindacali o sezione di partito, oltre alle bandiere e ai cartelli "si può fare" forniti dagli organizzatori, c'è solo uno striscione degli amici di Beppe grillo che pubblicizza la loro manifestazione del 25 aprile. Età media molto elevata, sparute tracce di zovani che come categoria brillano per assenza.

Apre la kermesse proprio una zovane, che legge a stento e con accento forestiero un testo banalissimo. Seguono Franceschini, Finocchiaro e Bersani che dicono che "si può fare", intendendo la vittoria e dando ad intendere il favore dei sondaggi. Molto meglio il sindaco di Parigi, che si spende senza risparmio per garantire personalmente sulle qualità di Uolter, peccato che sia tradito dalla traduzione che è davvero di pessimo livello. Bene Prodi che ancora rema su una barca dalla quale è stato buttato fuori, strasentito Uolter.

Impressione a pelle: una tristezza, entusiasmi artificiali stile convegno di Publitalia, ma senza lo slancio e l'esaltazione da venditori di pentole la maionese impazzisce e il risultato è pessimo. Molte facce così così, pochi sorrisi e pochi visi contenti, quasi assente il senso di "comunità" che si respirava in occasioni simili quando il popolo di sinistra conveniva prima di tutto per riconoscersi ed annusarsi.

Non c'era popolo, non c'erano le decine di pullman visti in altri occasioni e non c'erano i numeri di un tempo, per non parlare di quelli vantati dagli organizzatori, semplicemente inverosimili. A confrontare le cronache,  Uolter avrebbe raccolto quasi il doppio di quanti accorsero alla manifestazione di Beppe Grillo nella stessa piazza, mentre è evidente a chiunque abbia assistito ai due raduni che semmai è vero l'esatto contrario.
Tutto davvero molto triste, difficile prevedere vittorie se lo standard è questo.
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categoria: italia, politica interna, bilancio


domenica, 30 settembre 2007

Il fallimento totale dell'operazione TFR

Addendum: Qui una interessante analisi sulla riforma delle pensioni (o dell'abolizione dello scalone)

Anche in Altrenotizie:

Non poteva essere più esplicito e più completo il fallimento dell’operazione che mirava al trasferimento del TFR dei lavoratori dipendenti ai fondi d’investimento. Su dodici milioni e mezzo di lavoratori interessati, nei primi sei mesi dell’anno solo il 5% ha deciso di mettere il proprio TFR nei fondi chiusi e solo il 2.5% nelle altre forme pensionistiche previste dalla nuova normativa. A fornire il dato è stata qualche giorno fa la Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione), dati che sono stati accolti da un fragoroso silenzio. Dopo anni di lavoro per dirottare verso la finanza il trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, dopo mesi e mesi di pubblicità tambureggiante ai nuovi “strumenti” pensionistici, meno di un lavoratore su tredici è stato convinto ad abbracciare la splendida opportunità che tanti soggetti si sono dannati per offrirgli. Diffidenza verso una finanza troppo creativa per essere ritenuta degna di fede, anche quando l’investimento sia più sicuro per effetto delle tutele offerte dalla legge, scarsa fiducia nell’affidare il proprio denaro a soggetti creati ad hoc, scarsa dimestichezza con strumenti finanziari poco trasparenti, ma anche una sana diffidenza verso sindacati in crisi di credibilità, hanno determinato una vera e propria Caporetto per i sostenitori della pensione fai-da-te.

Di fronte ad un esito del genere ci sarebbe da chiedersi quali siano le reazioni dei tanti politici e sindacalisti che per anni hanno speso sudore e lacrime per far passare una riforma dall’utilità tanto dubbia, ma non è dato di conoscerle. A parte il Ministro del Lavoro Damiano, che ne ha l’obbligo istituzionale, non si sono sentiti commenti al consuntivo presentato dalla Covip. Lo stesso Damiano ha fatto l’illusionista giocando con i dati, provando a presentare la Caporetto della riforma come un successo.

Damiano ha detto che i dati fanno ritenere che la riforma "sia una scommessa riuscita", vantando l’incremento del 50 per cento dei lavoratori iscritti alle forme pensionistiche complementari. Puro illusionismo, se la legge che imponeva ai lavoratori la scelta ha portato ad un misero aumento del 50% della quota molto modesta di iscritti ai fondi prima dell’entrata in vigore della legge, non si capisce davvero dove sia il successo. Damiano dice che i fondi hanno reso e stanno rendendo di più delle altre forme a disposizione dei lavoratori. Ma, restando ai numeri, prima c’erano 1,8 milioni di iscritti, ora sono diventati 2,7 milioni, mentre oltre dieci milioni degli undici milioni di lavoratori che avrebbero dovuto fare i salti dalla gioia abbracciando la riforma, si sono guardati bene dal seguire i consigli di sindacati, partiti e media che li hanno bombardati per mesi e mesi sulla splendida e moderna opportunità offerta loro.

Damiano ha detto di sperare che a fine anno sarà del 40% la percentuale di lavoratori che ha aderito ai fondi, numero ottenuto partendo da un dato che Luigi Scimmia (presidente della Covip) ha detto essere oggi del 32%. Questo però vorrebbe dire che negli ultimi tre mesi (per i quali non ci sono dati “ufficiali”), si sono iscritti ai fondi 1,3 milioni di lavoratori contro i novecentomila dei primi sei mesi; un dato del quale è lecito dubitare, visto che al netto delle ferie i mesi sono in effetti solo due.

Altra magia con i numeri che però cozza con la “speranza” di Damiano, secondo il quale sarebbe un buon risultato se un altro milione di lavoratori si iscrivesse nei prossimi quattro mesi. Avremmo così una sequenza abbastanza paradossale: da gennaio a giugno hanno aderito (dati ufficiali) novecentomila lavoratori (0,9 milioni), da giugno a settembre 1,3 milioni (dato non ufficiale) più la speranza di Damiano che nei prossimi tre mesi vede un buon risultato nell’adesione di un altro milione di lavoratori, per un totale a fine anno di cinque milioni. Di questi fino ad ora ce ne sono ufficialmente solo novecentomila che secondo i dati della Covip hanno aderito dall’entrata in vigore della legge a giugno, che salirebbero a 2,2 milioni di nuove iscrizioni, sommandosi al dato di 1.8 milioni di lavoratori già iscritti prima della riforma.

E’ vero che i numeri, soprattutto in Italia, spesso si prestano ad essere manipolati, ma difficilmente questi possono essere considerati i numeri di un successo e infatti è calato un silenzio di tomba sulla questione. Un silenzio strano, visto che sulla riforma del TFR hanno parlato in tanti e tanto a lungo; ma, come è noto, la vittoria ha molti padri mentre la sconfitta è sempre orfana. Tacciono i confederali, tacciono i politici, tacciono i media. Ma non è il silenzio degli innocenti, è tutto un altro film.
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categoria: economie, bilancio, bug di sistema, mondo precario


martedì, 05 dicembre 2006

Bologna: licenziati professori universitari troppo scarsi.

 


La facoltà d’ingegneria di Bologna ha fatto una cosa rivoluzionaria: ha licenziato alcuni insegnanti perché sono stati giudicati incapaci di insegnare dagli studenti. Fino a qui sembra una notizia bomba e le dichiarazioni del preside di facoltà potevano essere ben più trionfali, riguardando una decisione quasi inconcepibile nel paese del feudalesimo universitario. Dice infatti il professor Guido Masetti: “...scelta corretta e coraggiosa. Abbiamo colto l’occasione per lanciare un messaggio e tagliare dove non c’è qualità”.

 

Il meccanismo è semplice, da un lato l’ateneo fa stilare agli studenti a fine corso una -pagella- degli insegnanti, dall’altro l’ateneo è costretto dalla finanziaria a tagliare i costi e ha pensato bene di cogliere i gamosi due piccioni con un licenziamento. “Si tratta di professionisti che hanno dedicato poco tempo alla preparazione delle o di giovani inesperti” e ribadisce “Serve a dare un piccolo segnale, l’università deve pretendere qualità”.

 

Tutto sembra tornare con una certa ragionevolezza, ma purtroppo è un pacco.

Questo provvedimento che appare “rivoluzionario” a chi osservi da lontano o distrattamente, mentre per il preside è un più modesto -piccolo segnale; per chi voglia invece leggere la storiella edificante stendendo i numeri che la incorniciano, la sensazione è che si tratti di un ben più modesto e classicissimo, italico pacco.

 

La parte della pagella per prima racconta ulteriori particolari: i docenti a contratto che non sono stati confermati hanno preso voti inferiori a 4.5 su 10. Otto docenti su 113 ( quasi il 7%) a contratto sono risultati al di sotto del 4.5. Dei docenti interni un quarto ha preso meno di 6 e “una trentina” (Se sono 30 -su 350- è più dell’8%, molto simile a quella degli esterni, ma peggiore) meno di 4.5. A questi il preside dedicherà un colloquio nel quale cercherà di capire insieme a loro cosa non funziona nella loro didattica.

 

A proposito dell’entità del risparmio il preside ha riconosciuto che non sia molto e che “…diciamo che ci interessava ribadire che insegnare in Università non è uno scherzo, che si viene per dare un contributo formativo”. L’entità del risparmio è da qualche parte compresa tra i 40.000 ed i 20.000 €, visto che le retribuzioni degli otto contratti variavano tra i 3.000 ed i 5.000 euro -di costo- per l’Università; retribuzione annuale. Pochino per un bilancio che si declina in milioni di euro.

 

A questo punto però vien da chiedersi quale miracolo possa assicurare che gli insegnanti -precari- che coprono le ore e i corsi (che negli anni si sono moltiplicati seguendo l’estro e -l’impreditorialità- dei docenti più portati in questo senso) riescano ad avere pagelle migliori di quelli interni. Si tratta per lo più di studenti cooptati attraverso criteri spesso misteriosi, dallo stesso corpo docente che prendono dall’Università cifre dai 4000 € (lordi) -all’anno- in giù. Si sono visti in diverse Università contratti anche da 400 € l’anno.

 

Ora, con 4000  € all’anno ci si paga, in nero, un clandestino che fa le pulizie domestiche una mezza giornata a settimana. Però l’ipotetico filippino in una settimana si fa altre sette case, stando bassi.

Il -professore a contratto- invece ha grosse difficoltà  nel cumulare i suoi pezzi di lavoro precario. Prima di tutto deve scordarsi di dedicarsi completamente ad una attività, poiché se riesce ad avere due contratti del genere, fa bingo e si porta a casa la bellezza di 8000 € (lordi) all’anno che lo obbligano comunque a dover integrare il reddito in qualche maniera; senza considerare che il più delle volte chi ottiene due contratti li trova in università diverse, spesso distanti tra loro centinaia di chilometri.

 

Parliamo di persone tra i trenta e i quarant’anni, spesso appassionate delle materie, che in un decennio lavorano con l’Università senza alcuna garanzia, ma soprattutto pagati a sputi in faccia.

La più modesta delle apprendiste sciampiste (sempre sian lodate) prende di più all’età di 16 anni. Dopo venti o trenta anni di studio questi poveretti e poverette non ricevono una retribuzione, ma insulti. Non è un insulto il pagamento di 400 € all’anno per una collaborazione alla didattica?

Non ci si coprono neanche i costi degli spostamenti casa-lavoro, da vicino.

 

E da questi si mostra di pretendere qualità, mentre in proporzione fanno meglio del corpo docente garantito, che come tale è immune da conseguenze diverse dal colloquio con il preside. Feudalesimo inciuciato. Un feudalesimo che si regge sullo sfruttamento di una massa di forza lavoro (e spesso anche dei suoi parenti più prossimi) che semplicemente non viene retribuita e regge la baracca che è l’università pubblica. Dare un segnale punendo i poveri schiavi è un classico, non c’è da stupirsi e ancor meno scandalizzarsi, sicuramente la bonifica delle università italiane dai parentadi non la vedremo mai, o perlomeno non in questa vita.

 

Eppure le università sono contenitori di persone speciali, attirati dalla sete di conoscenza molti sacrificano le loro vite in un ambiente fetido fatto spesso di relazioni paramafiose, ma nel frattempo producono. Producono quello che possono, ma se producessero per quanto sono pagati?

Che lavoro ci si possa attendere da una persona pagata 4000 €. (lordi) all’anno quando va bene, lo sanno solo colori i quali sfruttano questa gente; che poi sono gli stessi che dovrebbero spiegare perchè invece esiste almeno un 10% dei professori di ruolo che non raggiunge il 4.5 di voto, a fronte di retribuzioni molto più cospicue, ma forse di questo i giornali ce ne parleranno un’altra volta.

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sabato, 19 agosto 2006

Allarme Sicilia

Quando il buco di Parmalat sembrerà nulla in confronto al cratere aperto nei conti siciliani.

Nel silenzio dei media asserviti, nella noncuranza dei politici dell'
opposizione, in Sicilia sta maturando il più grosso buco finanziario dall'
unità d'Italia.

Il presidente della Regione Sicilia è inquisito per associazione mafiosa,
così come i plenipotenziari del partito che regge le fila della politica del
centrodestra nell'isola.
Mentre l'Italia si interroga su come sia potuta avvenire la truffa di
Parmalat, l'Ars siciliana scava voragini nei conti, voragini che dovranno
essere ricoperte dal prossimo esecutivo.
Forte della percentuale bulgara con la quale il centrodestra è stato eletto
alla guida della Regione Sicilia, e dell'appoggio "romano" dei colleghi di
parte politica, la giunta della CDL sta perseguendo una folle politica di
spesa e di laissez faire.
Dall'inizio del mandato l'Ars siciliana ha elevato i propri stipendi,
tassato il non-tassabile, condonato l'incondonabile , riportando indietro l'
isola di 30 anni.
Stretti dai vincoli di bilancio i politici siciliani si sono dati alla
politica delle tre carte.
Andando oltre il disastro ambientale provocato dalla folle politica
assenteista sul territorio, paradigmatica l'enorme villa "non condonabile"
del senatore della Repubblica Nania, "scoperta" solo grazie alla
collaborazione tra un anonimo ed un magistrato; scopriamo come abbiano
scaricato sulle amministrazioni comunali gli oneri dei condoni, ai quali i siciliani non hanno aderito, vista l'atmosfera di condono-permanente,
:(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/10_Ottobre/02/condono.sht
ml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/09_Settembre/23/case_abusive.shtml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/09_Settembre/13/condono.shtml),
.progettato fantasiosi aeroporti
(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/12_Dicembre/19/stella.shtm
l),
regolarizzato ed assunto 20.000 precari delle Lsu (in realtà anche qui
demandando l'operazione ai comuni)
http://www.giurdanella.it/mainf.php?id=6348
http://www.qds.it/qds.nsf/(ArticoliWWW)/5EBDC10BB1F8AB97C1256E1C00593DA7 , e
fatto strage del bilancio dell'isola. Impera la finanza alla Tremonti, si
spende muovendo le poste tra i vari bilanci degli enti locali o delle grandi
aziende regionali.
In realtà il bilancio del governo Cuffaro (inquisito a diverse riprese per associazione
mafiosa) è fallimentare.
I fantasmagorici annunci berlusconiani non trovano riscontro, il Ponte di
Messina è di là da venire, il "Tubone" destinato a portare l'acqua, ed
inaugurato in pompa magna dal Presidente del Consiglio, non funziona.
Non
funziona la "tassa del tubo del gas", finanza creativa alla Tremonti, la
regione deve restituire alla Snam 10.8 milioni di euro riscossi
indebitamente; la Sicilia ha, nominalmente, le tasse più alte d'Italia, a
fronte di un'offerta di servizi ridicola anche per gli standards medi
italiani.

Alla voragine nei conti ( pare addirittura sottostimata una proiezione che
vede a 40 miliardi di euro il deficit a fine mandato, quasi 80.000 miliardi
di lire!!!), dissimulata tra i vari livelli di bilancio e nei conti della
sanità isolana, và aggiunta la totale collateralità alle esigenze dei
potenti dell'isola, cioè a mafiosi e politici ad essi contigui.
Primari,
politici, persino elementi delle forze dell'ordine vengono pescati con
regolarità a portare acqua alla mafia ed al malaffare. Il famoso Pool
antimafia è un malinconico ricordo.

Quello che più colpisce è il silenzio mediatico che ammanta l'isola, quasi
che l'unico problema di Palermo sia davvero "il traffico".
Messina è una città commissariata ed ostaggio della mafia, ma il resto dell'
isola non sta meglio. Dopo quasi 400 ergastoli erogati ai mafiosi siciliani
dal 2001 al 2003, la mafia siciliana è più forte che mai, ha solo cambiato
strategia.
(http://www.lasicilia.it/articoli.nsf/(LaSicilia)/A2E03A959136C054C1256E1D00
502704?OpenDocument.
http://www.lasicilia.it/articoli.nsf/(LaSicilia)/B5A35C16242EF594C1256E1200631128?OpenDocument).
Nell'ultimo anno la Sicilia è apparsa sui media solo per l'emergenza incendi
e per gli sbarchi a Lampedusa, nessuno disturba il manovratore.
L'opposizione in Sicilia è in gran parte compromessa con i potentati locali,
e si accontenta di spartirsi le briciole della rapina, i pochi integerrimi
di conservarsi in vita. I cittadini onesti neanche protestano più, la loro
voce cadeva nel nulla, nessuna possibilità di sfondare il muro di gomma dei
media dell'isola.
Tra qualche tempo l'opinione pubblica "scoprirà" il danno siciliano, i
leghisti inveiranno contro i meridionali e tutti metteremo mano al
portafogli per coprire il buco che è stato creato per finanziare i mafiosi
ed i potenti siciliani, e tutti si chiederanno come sia stato possibile non
accorgersene prima. Ci saranno "moti popolari" eterodiretti, forse si dovrà
inviare ancora una volta uno "sceriffo" nell'isola, provvedimenti che mai si
augurerebbe nessuno, ma la soluzione alla Mori, o alla Dalla Chiesa si
affaccerà ancora una volta come "l'unica praticabile".
L'unica speranza per i siciliani, è che venga accolto questo ridicolo
appello di Toto' Cuffaro alla Madonna.
http://www.ecodelsud.it/122_cuffaro.htm

Feb. 16, 2004 at 8:08 PM
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venerdì, 18 agosto 2006

Bonus ai privati? Già pappato dalle scuole!

Dove vanno i soldi
  E' bastato un giro di telefonate,
quest'anno le rette di almeno 4 scuole private bolognesi (istituti superiori) sono aumentate dai 150 ai 300 euro!!!!!
Et voilà dove vanno i soldi dei bonus, non alle famiglie, ma alle scuole!!!!!!!
In palese contrasto con la costituzione.
La moratti, se possibile, è anche messa peggio di suo fratello, dove mette bocca fà disastri!

September 04, 2003 at 12:57 PM
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venerdì, 18 agosto 2006

MAGISTRATO COSTRETTO A PAGARSI LA SCORTA

E poi diventano mentalmente disturbati.........
Il comitato provinciale per l'ordine pubblico di Catanzaro ha tolto la scorta al magistrato Eugenio Facciolla, che si occupa dell'inchiesta sugli appalti Anas, che ha coinvolto 84 tra mafiosi, faccendieri ed il consigliere Udeur Morrone e quella sul Cosenza calcio, società diventata una "lavanderia" di capitali mafiosi.
Forse, visto che la mafia non esiste hanno pensato non servisse.
In silenzio il poveretto ha assunto delle guardie giurate per badare almeno alla moglie e ai figli.
Intervistato ha commentato laconicamente "sono stato costretto, ho la responsabilità di mia moglie e dei miei figli"
Si vede che è disturbato.........
Aspettiamo che lo ammazzino e che ci vengano a dire che era pure un rompiballe............

September 04, 2003 at 05:33 PM
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giovedì, 17 agosto 2006

Il finanziamento della missione in Iraq

Ennesima truffa

Sembra ormai scontato che i soldi per pagare la missione italiana in Iraq verranno prelevati da quelli messi a bilancio per la cooperazione, con un notevole salto logico, se non semantico, i fondi per gli aiuti al 3° mondo andranno in aiuto degli americani, come al solito qualcosa non quadra. Qualcosa non quadra in Italia anche secondo Kofi Annan, i fondi della cooperazione infatti comprendono anche la quota che il nostro paese versa ogni anno all'Onu. Seguendo l'esempio di Bush, gli Usa hanno arretrati stellari verso l'amministrazione Onu, l'Italia prevede di continuare il passo tenuto nei 2 anni precedenti, autoridursi cioè del 20% annuo la quota sottoscritta.
I soldi non ci sono, e allora emergono le priorità, quelle di Berlusconi sono evidentemente quelle di portare sollievo alle povere finanze Usa, dopo il passaggio di Attila-Bush. Sarebbe curioso di sapere quanti italiani, di fronte a questa evidenza, e a patto che fosse portata a loro conoscenza, approverebbero.
Non ci sono soldi per niente e nessuno, ma per pagare il biglietto per la gita al ranch texano si trovano?

July 22, 2003 at 03:36 PM

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mercoledì, 16 agosto 2006

Lotta alla mafia senza soldi

....e per fortuna i benzinai fanno credito
prosegue la solita opera di demolizione della giustizia da parte della CDL :-(
In una intervista al "Carlino" (bleah) Pier luigi vigna lamenta la mancanza di fondi per l'operatività giornaliera della DDA (direzione antimafia)
Mancherebbe la carta per le fotocopie, oltre il 70% delle auto a disposizione dei magistrati sono ante 1992 (neanche catalizzate quindi), ed in generale non ci sono soldi per niente. Per fortuna, dice l'alto magistrato, "qualche benzinaio per bene ci fa' credito"
Siamo proprio messi bene, questi giudici comunisti vorrebbero pure vivere nel lusso e negli agi!
Il buon nano pelato fara' qualcosa? Rottamera' le auto non cataliche senza sostituirle in nome dell'ecologia?
May. 27, 2003 at 4:04 PM
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categoria: mafia, bilancio


mercoledì, 16 agosto 2006

Militari italiani truffati

i militari italiani in missione all'estero di tasca propria!

la notizia: Tremonti vuole velocizzare l'SCP2!!!!!

riconosco che detta cosi'.....
vediamo la genialità:
- SCP2 è un blocco di vendite di patrimonio immobiliare statale, in particolare caserme e terreni del ministero della difesa
- il ministro vuole che le vendite di questo blocco siano portate a termine entro il 20 giugno, a dispetto della normale velocità (lentezza) burocratica
- questo al fine di vendere i futuri ricavi dell'operazione (cartolarizzazione = io so' che incassero' qualcosa, tu (banche) mi dai una somma minore ora e io ti cedo il credito, p.s. già fatto in abbondanza con altre poste di bilancio)
- Con questi soldi Tremonti deve pagarci i costi della missione in Iraq, non è fantasia, sono le indicazioni che ha dato il ministero

I militari italiani quindi andranno in Iraq, dotati di buone parole (armiamoci e partite) e avranno un budget commisurato alla loro capacità di vendersi le caserme!!!!!!

GENIALE!!!
Neppure Gogol l'avrebbe pensata meglio!

Ennesima beffa per i militari, tra i piu' colpiti dalle promesse fan-faraoniche di silvio-banana, e dal successivo rientro alla realtà. Come pubblici dipendenti infatti i miltari stanno gia' pagando la politica economica (ma esiste?) del dinamico Tremonti, ora saranno minacciati anche gli edifici dove risiedono i militari "protetti", protetti in quanto pagati cosi' poco che non potrebbero permettersi una qualsiasi abitazione con lo stipendio da fame che hanno, bene, per costoro al momento non è prevista alcuna soluzione, avremo forse in ogni città una baraccopoli di militari vicino a quelle dei Rom? Sarebbe da ridere se non si ridesse sulle sfighe di povera gente....
A margine, con la fretta andranno "buttate" diverse aree e fabbricati preziosi storicamente, ma si sa': "esistono vincoli di bilancio"
Come nel medioevo, fare il militare diventa una faccenda da ricchi, i berluscones rampanti si arruoleranno?

May. 22, 2003 at 10:17 AM

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