Mancano ancora parecchi giorni al primo luglio, giorno nel quale Cazzola ha detto che rivelerà gli “americani” che si sono comprati il Bologna. Per ora tutto quello che sappiamo degli americani è che sono rappresentati da Joe Tacopina. L'unica strada che abbiamo per farci un'idea è quindi un viaggio
Inside Taco Joe
Se volessi trasmettere l'idea complessiva che mi sono fatto di Joe in una sintesi estrema, direi che Joe Tacopina è l'equivalente americano dell'avvocato Carlo Taormina. L'uomo appare determinato e per nulla a disagio nel raccontare che Gesù Cristo è morto dal freddo, come l'omologo italiano è feroce avvocato di cause perse a distruggere una carriera costruita su cause impossibili portate a termine con successo. Colto forse da presunzione, sembra che abbia disintegrato la sua carriera difendendo in sequenza Maicol Gecson, un simpatico capo della polizia corrotto che gli versava soldi per amicizia e il principale indiziato per il “delitto di Aruba”, che se non lo conoscete non vi siete persi niente, se non che anche dopo la sua confessione Joe sosteneva la sua innocenza.
Fortunatamente per Joe c'è il paracadute televisivo, così può lasciare la carriera forense e lanciarsi nel mondo dello spettacolo. Regolarmente commenta per MSNBC e FOX (che è di Murdoch, quindi come se fosse di Berlusconi) fino a quando non decide di fare il grande passo e di lanciarsi come inviato. Non ci crederete, ma Joe esordisce piombando a Perugia nel bel mezzo delle indagini per l'omicidio della famosa Meredith con la gloriosa convinzione che il colpevole sia lo sporco negro. Poco tempo fa, eppure già dimenticato. Come Taormina anche Joe finisce a Porta a Porta, citato dall'avvocato Biscotti che minaccia di rovinarlo insieme al direttore di Panorama Belpietro per una serie di falsità ad accusare Rudy Guede. Direi che l'analogia con l'avvocato Taormina a questo punto sia robusta e dimostrata.
Roba da ridere, un avvocato deve essere un esperto in “climbing the mirrors”, non bisogna volergliene.
Qualcuno invece si potrebbe incazzare molto, ad esempio, vedendo la foto di Joe che sbarca a Roma e mostra questa sciarpa qua sotto
Ops...
Qualcuno ha completamente omesso che Joe prima di approdare a Bologna è passato per Roma, dove era accreditato come possibile rappresentante di George Soros all'acquisto della società capitolina. La foto esplicita come il Bologna sia un ripiego rispetto alle intenzioni iniziali, circostanza sulla quale tutti in città hanno sorvolato con eleganza, e che l'uomo era in cerca di una squadra qualsiasi, altro che Bologna Society.
Grande è il casino attorno a Joe e la riservatezza di Cazzola non aiuta molto, in America alcuni ipotizzano sia in missione proprio per Maicol Gecson, ma visto da un paese che ha già vissuto Wanna Marchi, il caro Taco Joe sembra foriero di un probabile pacco e non solo perché veste come i mafiosi de “I Sopranos”.
Quando avrete capito cos'è, potrete dare la risposta a Gianni Riotta che lo ha chiesto prima di lanciare su TV7 un'apologia degli OGM a base di sciocchezze già note come tali.
Dopo la domanda, il nostro eroe ha detto che solo gli ignoranti chiamano cibi-Frankestein i cibi OGM, giusto una decina di secondi dopo aver fatto la domanda sulla patata genetica.
Un servizio che magnifica le capacità della genetica e che parla di piante più resistenti ai parassiti e alle intemperie.
Peccato che invece si tratti di trapianti genici per rendere le piante resistenti agli insetticidi, almeno per quel che riguarda mais e grano, citati nel servizio.
Anche la palla che servirebbero a nutrire l'umanità è smentita dalle rese per ettaro note, confrontate a colture non-ogm.
Poi si torna in studio e Riotta intervista un professore, il professor Sala, che dice che lui consiglia ai suoi amici di dare più OGM possibili ai propri figli perchè gli OGM sono quelli più controllati. E questa è solo una delle sciocchezze che ha sparato.
Ovviamente Riotta non ha citato nemmeno di striscio la MAS (metodo che ormai ha soppiantato gli OGM nella selezione delle specie vegetali) e non ha citato una sola delle note conseguenze negative della diffusione di OGM presso i coltivatori (impoveriti) di tutto il mondo.
In chiusura la parola passa a Mario Capanna, che cita l'avversione quasi unanime degli italiani e chiede di non considerarli stupidi.
Poi Riotta chiede perchè la genetica non può essere usata per aiutare la tipicità dei cibi, vabbè...
Infine Riotta dice che la sinistra è sorda alla ricerca scientifica perchè è contraria agli OGM. Trucchetto da poco, Riotta fa l'equazione OGM = Scienza, ma il fatto che gli OGM siano prodotti da scienziati non vuole affatto dire che la comunità scientifica approvi la diffusione di OGM. A chi può giovare sostenere maldestramente quello che dice Riotta, se noN a quanti si illudevano di costruire monopoli sui cibi e ora ci stanno perdendo i miliardi di dollari che ci hanno investito?
A chiudere, ovviamente, "il giallo di Garlasco".
Mollo
Pessimo servizio pubblico
Rimediamo
Come per caso mi è giusto arrivata questa traduzione dal Globalresearch, dove si individua neglio OGM un business correlato a quello mortale dei biocarburanti.
L’Agenda Segreta dietro il Piano dell’Amministrazione Bush sui Bio-combustibili.
Approvvigionamenti di grano per uso alimentare: c’è l’impegno a bloccarli…
by F. William Engdahl
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Global Research, www.globalresearch.ca
25 luglio 2007
Che la tazza di Cornflakes della Kellogg sul tavolo della colazione, o la porzione di pasta o le tortillas di grano, o il formaggio o la carne siano destinati ad aumentare di prezzo nei prossimi mesi, questo è sicuro come il sole che sorge ad Oriente. Benvenuti, signore e signori, al nuovo shock mondiale per i prezzi degli alimentari, con tempismo destinato ad associarsi al nostro attuale shock mondiale per i prezzi del petrolio!
Curiosamente, la situazione è in modo inquietante simile per molti aspetti a quella dei primi anni Settanta (del secolo scorso), quando i prezzi, sia del petrolio che degli alimentari, esplosero per percentuali di varie centinaia, nell’arco di mesi. Questa esplosione dei prezzi a metà degli anni Settanta indusse il Presidente Nixon a chiedere al suo vecchio amico, Arthur Burns, allora Presidente della Federal Reserve (Fed), di trovare il modo di alterare i dati del PIL per distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi. Allora, come risultato si ebbe la subitanea e banale pubblicazione di dati assurdi del PIL di “inflazione inerziale”, inflazione depurata dai dati relativi ai prodotti petroliferi ed alimentari. Stephen Roche era il giovane economista della Fed, a cui era stato assegnato da Burns il compito della manipolazione statistica.
L’autore di satira Americano di un tempo passato, Mark Twain, una volta così si espresse: “Acquistare terra: hanno smesso di farlo…”. Oggi possiamo dire quasi lo stesso rispetto al frumento e a tutti i cereali di questo mondo. Il mondo si trova nei mesi iniziali del più elevato aumento, a cui abbiamo assistito negli ultimi tre decenni, dei prezzi delle granaglie, di tutti i più importanti cereali, granturco, frumento, riso. Questi tre raccolti costituiscono quasi il 90% di tutti i cereali coltivati nel mondo.
Un piano assurdo, deliberato da Washington
Cosa sta producendo questo straordinario cambiamento? Qui le cose stanno prendendo una piega piacevolmente interessante. L’Amministrazione sta mettendo in atto importanti pressioni di pubbliche relazioni per convincere il mondo di essersi trasformata nel “miglior tutore dell’ambiente”. Il problema è che molti hanno creduto a questa pubblicità ingannevole. Il punto centrale del suo programma, annunciato in gennaio nel Messaggio sullo Stato dell’Unione, è definito come “20 in 10”, per la previsione di tagliare del 20% il consumo di carburanti negli USA entro il 2010. La motivazione ufficiale è quella di “ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio”, con il contemporaneo taglio delle emissioni indesiderate dei “gas serra”. Questo non è il vero motivo, ma produce ottime relazioni pubbliche. Ripeti questo abbastanza spesso, e forse molte persone vi presteranno fede! Forse i cittadini non realizzeranno che anche i loro contributi fiscali per coltivare grano per produrre etanolo al posto di grano per alimentazione, stanno spingendo alle stelle il prezzo del loro pane quotidiano. Il cuore del progetto sta in una espansione senza limiti, sovvenzionata dai contribuenti, dell’uso del bio-etanolo come combustibile da trazione. Il piano del Presidente prevede la produzione di 35 miliardi di galloni, (circa 133 miliardi di litri), di etanolo all’anno, entro il 2017. Il Congresso aveva già dato mandato con l’Energy Policy Act, (Legge sulla Politica Energetica), del 2005 che l’etanolo da grano come combustibile, doveva aumentare dai 4 miliardi di galloni del 2006 ai 7,5 miliardi nel 2012. Per rendere sicuro che ciò accadrà, agricoltori e giganti del settore agro-industriale, come ADM (Admarcher Daniels Midland Company) o David Rockefeller, pretendono le generose sovvenzioni dei contribuenti per coltivare grano per combustibili, al posto di grano ad uso alimentare. Al presente, i produttori di etanolo prendono un contributo negli USA di 51 cents per ogni gallone di etanolo pagato per la mescola al miscelatore, di solito una compagnia petrolifera che mescola per la vendita l’alcool etilico con il componente petrolifero.
Come risultato dei magnifici sussidi del Governo USA per la produzione di carburanti da bio-etanolo, e del nuovo mandato legislativo, le compagnie USA per la raffinazione stanno investendo molto tempo nella costruzione di nuove particolari distillerie per etanolo, simili alle raffinerie di petrolio. Attualmente, il numero di queste distillerie in costruzione supera il numero complessivo di raffinerie di petrolio insediate negli USA in questi ultimi 25 anni. Quando verranno portate a termine nei prossimi 2-3 anni, la domanda di grano e di altri cereali per produrre etanolo per auto-trazione raddoppierà rispetto ai livelli presenti.
Ora veniamo al bio-etanolo USA. In marzo, Bush si era incontrato con il Presidente del Brasile per firmare un “Patto bilaterale per l’Etanolo” in favore di una cooperazione nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie di “ultima generazione” sui bio-carburanti, come l’etanolo cellulosico dal legno, e per la cooperazione congiunta nello “stimolare” l’espansione dell’uso di bio-carburanti nei paesi in via di sviluppo, in particolar modo nell’America Centrale, e per creare un mercato secondo un cartello “del tipo OPEC per i bio-carburanti”, con norme che consentano la formazione e la regolazione di un mercato dell’alcool etilico nell’Emisfero Occidentale. In breve, l’uso mondiale di terreno agricolo per il bio-etanolo e per altri bio-carburanti, con la conseguente combustione di prodotti alimentari al posto della loro utilizzazione come cibo per uomini ed animali, viene discusso a Washington, in Brasile e in altri centri di rilevanza mondiale, compresa l’Unione Europea, come un fondamentale settore per un nuovo tipo di sviluppo.
Falsi argomenti “verdi”
I bio-carburanti — benzina o prodotti carburanti ottenuti da raffinazione di prodotti alimentari — vengono promossi attraverso un lancio pubblicitario sensazionalistico, come una soluzione al controverso problema del Riscaldamento Globale. Tralasciando le motivazioni falsamente scientifiche e gli interessi politici che stanno dietro l’improvviso lancio pubblicitario sui pericoli del riscaldamento globale, i bio-combustibili non offrono benefici nettamente positivi rispetto al petrolio, anche nelle più favorevoli condizioni. I loro sostenitori affermano che gli attuali bio-carburanti di prima generazione “limitano del 60% le emissioni di anidride carbonica”. Or bene, nel bel mezzo dell’aumento dei prezzi del petrolio a 75 dollari al barile (circa 159 litri di petrolio greggio), governi come quello del Brasile sono frenetici nella sostituzione di prodotti petroliferi di importazione con bio-carburanti di produzione locale. Attualmente, in Brasile il 70% di tutte le automobili è dotato di dispositivi “a carburante flessibile” idonei per passare da carburanti convenzionali a bio-carburanti puri al 100% o a qualche loro miscela. Inoltre, in Brasile la produzione di bio-carburanti è divenuta una delle industrie a rilevanti esportazioni.
I “verdi” reclamano i bio-carburanti e affermano che questi sono carburanti “propizi” e migliori di quelli tradizionali; al massimo palesano qualche incertezza, per non dire che si dimostrano disonesti. Facendo affidamento su chi conduce i test, l’etanolo ha effetti praticamente nulli rispetto alle emissioni dei gas di scarico generati dagli attuali modelli di automobili. L’etanolo non è proprio una sostanza che fa bene alla salute, come siamo indotti a pensare dalla propaganda industriale. Al contrario, sono significative le emissioni di molte sostanze tossiche come le aldeidi formica ed acetica, sospette neuro-tossine che sono state messe al bando come carcinogene in California.
Inoltre, è altamente corrosivo sulle condutture, sui punti di saldatura e sui sistemi di alimentazione delle automobili attuali o di altri macchinari che funzionano con i normali carburanti. Richiede speciali pompe per i gas, di nuova concezione. Tutte queste conversioni costano denaro.
Ma quello che boccia in via definitiva l’etanolo è che contiene il 30% in meno di energia per gallone rispetto al combustibile normale, che si traduce in una perdita di energia di almeno il 25% per gallone utilizzando miscela benzina-etanolo E-85% rispetto al normale combustibile. Nessun sostenitore dell’etanolo pone l’attenzione sull’enorme costo sociale che sta per abbattersi sulle tavole da pranzo degli Stati Uniti, d’Europa e del resto del mondo! I prezzi degli alimentari stanno esplodendo; i prezzi del granturco, della soia e di tutte le sementi dei cereali stanno andando alle stelle a causa dell’astronomica domanda, messa in azione dal Congresso, di granturco per bio-combustibili. Quest’anno, il MIT, il Massachusetts Institute of Technology, ha presentato un documento da cui si può dedurre che usare l’etanolo prodotto da cereali al posto dei carburanti tradizionali non porterà alcun vantaggio rispetto alle emissioni di gas serra, anzi potrebbe espandere l’uso dei combustibili fossili per un aumento della domanda di fertilizzanti e per irrigare le aree in allargamento per la coltivazione di cereali per etanolo. E secondo il MIT, “il consumo di gas naturale è pari al 66% dell’energia totale richiesta per la produzione dei cereali da etanolo,” e questo significa enormi nuove tensioni sui rifornimenti di gas naturale, quindi spingendo i prezzi sempre più in alto. L’idea che il mondo possa “abbandonare” la dipendenza dal petrolio in favore dei bio-carburanti è una mistificazione pubblicitaria, per condizionare l’opinione pubblica, che viene usata per imporre con l’inganno quello che sta avanzando in modo nebuloso, come una minaccia pericolosa agli approvvigionamenti alimentari del pianeta, vale a dire la creazione di granturco e cereali geneticamente modificati sotto brevetto.
Le aziende agricole USA diventano fabbriche per bio-carburanti
La principale preoccupazione negli USA, che si accompagna all’aumento dei prezzi dei cereali nel mondo negli ultimi due anni, e attualmente ad un pre-programmato continuo aumento a ritmi ben più alti, è la conversione di fatto delle aziende agricole USA in fabbriche di bio-carburanti. Nel 2006, fattorie dedicate alle coltivazioni per bio-carburanti sono aumentate del 48%. Nulla di questa terra è stata ripristinata per la coltivazione di messi ad uso alimentare. I sussidi fiscali per la produzione di etanolo combustibile rendono tutto questo troppo vantaggioso.
A partire dal 2001, negli USA la quantità di mais usata per produrre bio-etanolo è aumentata del 300%, tendenza in crescita negli anni a venire. Infatti, nel 2006 i raccolti di mais e di frumento destinati a bio-carburanti hanno uguagliato il tonnellaggio di cereali destinati all’esportazione. Si è valutato che nel 2007 la quantità di cereali per l’esportazione verrà superata di un pesante ammontare. Gli USA sono i primi nel mondo per esportazione di cereali, la maggior parte dei quali è destinata all’Europa e ad altri paesi come mangime per animali. Le tradizionali statistiche dell’USDA, Agenzia per lo Sviluppo negli Stati Uniti, sulle aree coltivate a cereali non sono più un utile strumento di valutazione dei prezzi degli alimentari, dato che tutta la quantità di acri disponibili sta per essere destinata ai bio-carburanti. La quantità disponibile per la produzione di cereali destinati all’alimentazione umana e animale è allo stato odierno in netta diminuzione.
Anche il Brasile e la Cina si stanno spostando dagli alimentari ai bio-carburanti per grandi estensioni di terra. Una conseguenza della rivoluzione dei bio-combustibili nel campo agricolo è che gli approvvigionamenti di cereali di riserva per le scorte mondiali si sono affossati nel corso degli ultimi sette anni. Le quantità delle scorte di tutti i cereali alla fine del 2006 si sono ridotte a 57 giorni di consumo, il più basso livello dal 1972. Genera poca meraviglia se i prezzi mondiali delle granaglie sono aumentati del 100% negli ultimi 12 mesi. E questo è solo l’inizio! Questa diminuzione delle riserve cerealicole, che costituiscono la misura della sicurezza alimentare in caso di siccità o di scarsità di raccolti, eventi sempre più in crescita negli ultimi anni, viene pre-programmata a continuare anche per il futuro, come possiamo ben vedere. Assumendo anche un modesto incremento della popolazione mondiale di circa 70 milioni di individui l’anno per i prossimi dieci anni, in particolar modo nel subcontinente Indiano ed in Africa, la stagnazione o addirittura la diminuzione nel tonnellaggio di granaglie per alimentazione, compreso il riso che è raccolto annualmente in quantità in aumento con destinazione bio-etanolo e altri bio-combustibili, risulta preoccupante e di fatto significa che abbiamo dato l’inizio alla più grande trasformazione dell’agricoltura nel mondo dai tempi della rivoluzione agroindustriale con l’introduzione dei fertilizzanti e delle coltivazioni meccanizzate dopo la Seconda Guerra Mondiale. La differenza è che questa attuale rivoluzione si basa sul sacrificio della produzione alimentare. Questo predispone programmi che fanno esplodere i prezzi dei cereali in tutto il mondo, con il conseguente aumento della povertà e della malnutrizione. E l’effetto sulla richiesta di importazioni di greggio risulterà minimo.
Il Prof. M.A. Altieri dell’Università di Berkeley valuta che, dedicando ai bio-carburanti tutto il coltivabile per la produzione odierna negli USA di soia e granturco, verrebbe coperto solo il fabbisogno del 12% di benzina e del 6% di gasolio. Egli sottolinea che, se una metà del raccolto di frumento dell’ultimo anno venisse utilizzato per bio-carburanti, coprirebbe le necessità di energia di appena un 3%. Ciononostante, il terreno agricolo viene convertito a velocità record. Nel 2006, più del 50% del granturco dello Iowa e del Sud Dakota è stato inviato alle raffinerie di etanolo. Gli agricoltori in tutto il Midwest (Stati centro-occidentali degli Stati Uniti), dopo anni senza speranza a causa della caduta continua dei prezzi dei cereali, per avere maggiori introiti stanno abbandonando la tradizionale rotazione delle colture in favore della coltivazione esclusiva di soia o granturco, con un drammatico impatto sull’erosione del terreno e la necessità aggiuntiva di pesticidi chimici. Negli USA, quasi il 41% di tutti gli erbicidi sono attualmente impegnati per il granturco. La Monsanto e gli altri produttori di erbicidi, vedi il glifosato Roundup, stanno evidentemente sogghignando in direzione delle banche!
Passo dopo passo verso i bio-combustibili nel mondo
Il patto Bush-Lula ha sicuramente dato l’inizio ad una corsa mondiale sempre più impetuosa verso la coltivazione di piante per bio-combustibili. Immense piantagioni di canna da zucchero, di palma per olio e di soia, i cui prodotti sono destinati alla raffinazione di bio-carburanti, stanno prendendo il posto di foreste e di pascoli in Brasile, Argentina, Colombia, Ecuador e Paraguay. Le coltivazioni di soia hanno attualmente causato la deforestazione di 21 milioni di ettari in Brasile e di 14 milioni di ettari in Argentina, e non se ne vede la fine, intanto che i prezzi delle granaglie nel mondo sono in crescita continua. La soia viene usata per la produzione di carburante bio-diesel.
La Cina, sempre più alla ricerca di fonti di energia, è un importante attore nella produzione di bio-combustibili, riducendo perfino i terreni destinati alle coltivazioni per prodotti alimentari. Nell’Unione Europea, la maggior parte del bio-diesel viene prodotto usando le piante della colza, un popolare alimento per il bestiame. Il risultato? I prezzi della carne in tutto il mondo stanno aumentando e tendono ad un continuo aumento, come possiamo ben constatare. L’Unione Europea ha come obiettivo di richiedere un contenuto in bio-carburanti minimo del 10%, una richiesta stolta, che toglierà di mezzo il 18% del terreno agricolo Europeo, per coltivare prodotti che verranno bruciati come bio-carburanti.
Anche molto del petrolio è destinato alla produzione di bio-combustibili. Il Prof. David Pimentel della Cornell University ed altri scienziati dichiarano che l’energia risultante prodotta dal carburante a base di bio-etanolo è inferiore all’energia da combustibili fossili usata per produrre l’etanolo stesso. Misurando tutti i fattori energetici messi in campo per la produzione dell’etanolo, dalla produzione di fertilizzanti azotati all’energia necessaria per il disinquinamento delle considerevoli scorie derivate dalle raffinerie di bio-carburanti, la ricerca di Pimintel ha dimostrato una perdita secca di energia del 22% da addebitarsi ai bio-combustibili: questi utilizzano più energia di quella che producono! Tutto ciò si traduce che la richiesta di greggio è scarsamente minacciata e in enormi profitti per gli abili giganti del petrolio, che si ricreano un nuovo profilo da produttori di “energia verde”.
Quindi, non fa meraviglia che ExxonMobil, Chevron e BP siano tutte interessate ai bio-combustibili. Lo scorso maggio, la BP ha annunciato la più grande donazione di sempre per Ricerca e Sviluppo ad una università, 500 milioni di dollari all’Università di Berkeley-California, per finanziare ricerche, imposte dalla BP, sulle fonti alternative di energia, inclusi i bio-carburanti. Il Programma sull’Energia e le Condizioni Climatiche Globali dell’Università di Stanford ha ricevuto dalla ExxonMobil 100 milioni di dollari; l’Università di Davis-California ha ricevuto dalla Chevron 25 milioni di dollari in favore del suo Gruppo di Ricerca sulle Bio-energie. L’Iniziativa per l’Attenuazione delle Emissioni di Anidride Carbonica della Università di Princeton riceve 15 milioni di dollari dalla BP. Lord Browne, l’ex malefico direttore generale della BP, nel 2006 dichiarava: “Il mondo ha bisogno di nuove tecnologie per conservare adeguatamente fonti di energia per il futuro. Noi riteniamo che le bio-scienze possano portare immensi benefici al settore energetico.”
Il mercato dei bio-carburanti, come pochi altri fino a questo momento, è in pieno sviluppo, e costituisce un paradiso per le compagnie industriali agro-alimentari mondiali, come la Cargill, ADM e Monsanto, Syngenta. Tutto questo, combinato con pesanti problemi climatici per questa stagione di raccolti in Cina, Australia, Ucraina e in parti estese dell’Unione Europea, assicura che i prezzi dei cereali subiranno ancor di più aumenti esplosivi nei prossimi mesi ed anni. Molti sono compiaciuti di registrare la fine dell’era del “cibo a buon mercato”. Con la dispersione delle scorte per la sicurezza alimentare e la scomparsa del terreno agricolo destinato alla coltivazione di granturco e cereali per alimentazione, la trasformazione in favore dei bio-combustibili avrà un massiccio impatto negativo globale sui prezzi negli anni a venire.
Un’altra agenda dietro l’Etanolo?
Ebbene, sì! Il teatrale abbraccio dei bio-carburanti da parte dell’Amministrazione Bush, a partire dal 2005, con tutta evidenza è stato l’elemento guida mondiale per l’innalzamento dei prezzi dei cereali e degli alimentari negli ultimi 18 mesi. L’evidenza indica che non si tratta di un incidente di percorso di una progettazione legislativa superficiale. Il Governo USA si era orientato alla ricerca e allo sviluppo di bio-carburanti fin dagli anni Settanta. Gli artefici del bio-etanolo eseguivano il loro incarico in modo da fornire sicurezze in merito. Diventa sempre più chiaro che la stessa gente che ci ha procurato l’inflazione del prezzo del petrolio ora deliberatamente sta creando di converso l’inflazione dei prezzi alimentari. Noi abbiamo avuto un aumento medio dei prezzi petroliferi quasi del 300% a partire dalla fine del 2000, quando George W. Bush e Dick “Halliburton” Cheney hanno reso il petrolio la preoccupazione centrale della politica estera Statunitense.
L’anno scorso, quando la produzione di bio-etanolo è diventata per la prima volta un determinante fattore di mercato, sulla piazza di Chicago i prezzi del grano sono aumentati di quasi il 130% in 14 mesi. Quando il Congresso e l’Amministrazione Bush nel 2005 esercitavano la loro pesante pressione in favore del bio-etanolo, si sapeva benissimo che le riserve mondiali di cereali stavano diminuendo a livelli allarmanti da diversi anni, visto che la domanda globale cresceva con la diffusione di un maggior benessere. E il consumo di carne in Cina era in continuo aumento. Come risultato della conversione documentata dei terreni per uso agricolo di Stati Uniti e Brasile alla produzione di grano e soia destinati a bio-carburanti, le riserve alimentari si stanno letteralmente esaurendo. La sicurezza alimentare globale, secondo dati della FAO, (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura dell’ONU), si trova al livello più basso a partire dal 1972. Curiosamente, in quel periodo Henry Kissinger e l’Amministrazione Nixon avevano progettato, in combutta con Cargill e ADM — i più grossi finanziatori dell’imbroglio etanolo del giorno d’oggi — quella che venne definita come “La Grande Rapina del Grano”, la vendita di enormi quantità di grano USA all’Unione Sovietica in cambio della vendita record di petrolio Russo verso un Paese dell’Occidente. Come risultato, dal 1975 i prezzi del petrolio e del grano aumentarono di circa il 300-400%. (Ho trattato tutto questo in dettaglio nel mio lavoro: A Century of War: Anglo-American Oil Politics – Un secolo di Guerra: la politica petrolifera Anglo-Americana.)
Oggi, un nuovo elemento ha sostituito il crollo della produzione di raccolti e la conseguente richiesta di grano da parte dell’Unione Sovietica. La richiesta di bio-carburanti, alimentata dalle sovvenzioni del governo USA, sta letteralmente vincolando i prezzi alimentari ai prezzi petroliferi. Le dimensioni del consumo sovvenzionato di bio-carburanti sono esplose in maniera tanto vistosa dall’inizio del 2006, quando innanzitutto l’Energy Policy Act USA del 2005 ha cominciato a condizionare le decisioni sulle piante da coltivare, non solo negli USA, e di fatto ora sta emergendo la competizione per i medesimi cereali fra la gente e le automobili. Lester Brown di recente sottolineava: “Stiamo assistendo nel mercato globale alla competizione fra 800 milioni di automobili e due miliardi di persone, le più povere del mondo, per le stesse materie prime, per lo stesso grano. Attualmente ci troviamo in una nuova era economica dove petrolio ed alimenti sono beni di prima necessità intercambiabili, dato che noi possiamo trasformare grano, canna da zucchero, soia, ed altro ancora, in carburante per automobili. Di fatto, il prezzo del petrolio sta cominciando a condizionare il prezzo degli alimentari.”
A metà degli anni Settanta, il Segretario di Stato Henry Kissinger, un protetto della famiglia Rockefeller e delle sue istituzioni, dichiarava: “Controllate il petrolio e controllerete intere nazioni; controllate il cibo e controllerete i popoli.” Gli stessi personaggi, che hanno procurato al mondo la Guerra contro l’Iraq, la contesa globale per il controllo del petrolio, che hanno procurato a noi le sementi geneticamente modificate sotto brevetto, ed ora le sementi suicide Terminator, e che urlano contro “il problema della sovra-popolazione mondiale”, ora stanno sostenendo la conversione della produzione mondiale di granaglie per bruciarle come combustibili, nel momento in cui stanno diminuendo a vista d’occhio le riserve mondiali di cereali. Solamente questo dovrebbe indurre ad una pausa di riflessione.
F. William Engdahl è autore del libro di prossima pubblicazione, “Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation – I semi della distruzione, l’agenda segreta della manipolazione genetica”, Global Research Publishing, e autore de “ A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order – Un secolo di Guerra: la politica petrolifera Anglo-Americana”, Pluto Press.
Engdahl può essere contattato presso il suo sito web, www.engdahl.oilgeopolitics.net.
F. William Engdahl collabora abitualmente con Global Research. Per consultare i suoi articoli, vedi Global Research Articles by F. William Engdahl
© Copyright F. William Engdahl, Global Research, 2007
Stranamente il simpatico professionista dell'informazione ha scelto Garlasco come terreno di caccia all'esclusiva, dimenticandosi che ai funerali delle vittime della strage di Duisburg, a Siderno e a San Luca avrebbe avuto l'occasione di fare bellissime foto e dedicarsi a scoprire gli affari della Ndrangheta. 