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Negli Stati Uniti la marijuana è ormai di fatto libera in diversi stati. Non che sia stata legalizzata, ma attraverso il cavallo di Troia dell'uso medico, la pianta ha ormai conquistato spazi di libertà impensabili fino a qualche anno fa. La questione dell'uso medico della marijuana si segnala anche per la massiccia quantità d'ipocrisia che è stata necessaria per giungere fino allo status attuale.
L'uso medico della marijuana è conosciuto da migliaia di anni e anche recenti ricerche hanno dimostrato l'efficacia nel trattamento di un numero impressionante di patologie. La usavano gli antichi cinesi, gli egizi, i greci, gli indiani ed è rimasta in uso in medicina fino alla campagna di criminalizzazione del ventesimo secolo. Numerose ricerche in età moderna ne hanno certificato le capacità anticancro, i benefici che può recare a chi soffre di diversi disturbi mentali e neurologici come di dolori cronici e altro ancora. I cannabinoidi contenuti nella cannabis si sono dimostrati versatili ed efficaci, senza provocare i pesanti effetti collaterali dei rimedi già in uso per le stesse necessità.
Nonostante queste virtù siano riconosciute e certificate anche da recenti ricerche, sono pochissimi i farmaci disponibili che contengono tetraidrocannabinolo (o THC), la sostanza psicoattiva prodotta dalla cannabis, e sono “dedicati” e testati per la cura di patologie specifiche. Pensando agli Stati Uniti e alle strette limitazioni imposte dalla Food & Drug Administration (FDA) al commercio di cibi e medicinali, c'è da stupirsi per la procedura che ha portato la marijuana a diventare ufficialmente un farmaco.
La marijuana medica è diventata tale a furor di popolo, attraverso referendum o decisioni degli organi legislativi, la FDA non ne ha affatto regolamentato l'uso o la vendita e le procedure stabilite per la sua somministrazione sono tanto aleatorie quanto lontane dal poter essere scambiate per un protocollo terapeutico. Non esistono indicazioni sulla posologia e nemmeno metodi d'assunzione raccomandati, anche se il più innocuo e apprezzato è sicuramente quello attraverso i vaporizzatori che, evitando la combustione e suoi prodotti tossici, assicurano l'effetto terapeutico e l'assunzione del principio attivo, buoni anche per l'uso ricreativo.
Molti altri stati stanno pensando d'introdurre l'uso terapeutico della marijuana e c'è un grande consenso popolare per questo genere di misure. Recentemente, in New Hampshire è stata bloccata una proposta del genere dal veto del governatore, siamo già al secondo tentativo e per poco non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi nelle due camere (76,6% alla Camera e 58,3% al Senato), ma in genere la tendenza indica una rapida espansione nella maggior parte degli stati federati.
Questo procedere disordinato in realtà è figlio del fallimento ufficiale della famosa “War on Drugs”, una guerra costata miliardi di dollari che non ha scalfito minimamente il traffico internazionale di droghe e che negli ultimi anni, in silenzio e senza attirare grande attenzione, è stata dichiarata persa e finita. Una presa di coscienza che non poteva che comportare un ripensamento drastico delle politiche antidroga, già minate dalla realtà. Prima ancora, il fallimento della War on Drugs aveva già comportato una depenalizzazione di fatto del commercio di marijuana, visto che in molti stati i procuratori scrivevano chiaro e tondo che non avrebbero perseguito chi fosse stato trovato in possesso di meno di duecentocinquanta chilogrammi. Meglio concentrare gli sforzi sui traffici di cocaina e metanfetamine, che hanno inondato il mercato a dispetto di qualsiasi contrasto. In molti stati la diffusione di migliaia di laboratori domestici per la produzione di droghe sintetiche ha reso incongrua e inutile la caccia alla marijuana anche agli occhi dei conservatori.
In un quadro del genere, vietare l'uso medico della marijuana è ancora più assurdo che vietarne il consumo ricreativo e chi ha provato questa via traversa per aggirare il perbenismo formale dei legislatori, è stato premiato dal successo e dal consenso popolare. Una volta aperti i “dispensari” legali di marijuana ad uso medico e concesso l'accesso alla “cura” dietro la semplice indicazione di un medico, i dispensari sono diventati migliaia e le persone in cura tantissime. La vaghezza legislativa si è resa necessaria in presenza di leggi federali repressive; gli stessi medici sono stati autorizzati a prescrivere informalmente la marijuana ai pazienti evitando i ricettari, perché una prescrizione con tutti i crismi potrebbe diventare la prova per un'accusa federale. Con queste premesse e la quantità di patologie che in teoria beneficiano del THC, i malati si sono moltiplicati esponenzialmente.
Una rivista alternativa di Denver ha cercato un recensore specializzato in marijuana medica. Il discorso non fa una piega, se c'é un mercato è normale che ci sia chi riferisce di questo mercato per orientare i consumatori, anche perché i “dispensari” possono avere qualsiasi forma, dagli antri iper-giovanili tappezzati di poster di Bob Marley fino al luogo asettico d'ispirazione ospedaliera. Poi ci sono le diverse varietà di medicamento, con un’offerta che spazia per oltre quindici varietà d'erba a larga diffusione e numerose produzioni di nicchia.
Per cercare di chiudere qualche incongruenza, il Dipartimento di Giustizia ha ordinato ai procuratori federali di evitare procedimenti contro i consumatori di marijuana medica in regola con la legislazione degli stati d'appartenenza. Una decisione di segno “federalista”, ma soprattutto un evidente viatico alla situazione che si è venuta a creare nella realtà. Una realtà sfumata da Stato a Stato nella quale, come in Europa, si passa da stati nei quali l'uso della marijuana può essere legale, decriminalizzato, illegale e non perseguito o assolutamente illegale e ora priva del cappello federale criminalizzante.
Una situazione che giustamente alcuni commentatori conservatori hanno definito un insulto all'intelligenza; proprio da costoro è venuta la richiesta di aprire un dibattito serio sulla legalizzazione. Una richiesta incredibile fino a pochi anni fa, per questo la dimostrazione più tangibile del fatto che i tempi siano politicamente maturi per chiudere il secolo della paranoia contro la canapa. Oggi l'ipotesi appare plausibile, tanto che la California di Schwarzenegger, repubblicano atipico, sta pensando ad alta voce alla legalizzazione della canapa con un occhio ai proventi che deriverebbero dalla sua tassazione, un toccasana per le casse di uno stato sull'orlo del fallimento e anche un brutto colpo alle gang messicane che ormai hanno tracimato negli States con tanto di piantagioni.
Un discreto caos dal quale si stanno giovando indubbiamente i consumatori, ma un caos che in qualche maniera dovrà essere risolto, sia per rimuovere l'insulto all'intelligenza che per offrire un quadro certo e verificato all'impiego terapeutico del THC. Una soluzione che non potrà che includere la legalizzazione dell'uso ricreativo, lo studio e l'introduzione di protocolli terapeutici per il suo uso medico e in genere la liberalizzazione della produzione della canapa negli Stati Uniti. Una soluzione che sicuramente ha ancora parecchi feroci oppositori, in particolare in alcuni settori economici, ma che può contare oggi su una platea molto più vasta di sostenitori e su alcuni alleati anche tra i conservatori.
Aggiornamento: a confermare il trend arriva a Portland l'apertura del primo coffee shop americano, dove si potrà comprare e consumare marijuana (medica).
Torna online il sito di Giorgio Samorini dedicato alla "scienza delle droghe". Giorgio è uno studioso che da anni indaga l'uso delle droghe attraverso il tempo e le culture, oltre a spendere parecchie energie a sostegno delle politiche di riduzione del danno.
Sul sito non troverete apologie delle sostanze psicoattive o racconti di strafatti, ma un serio excursus storico ed etnologico sulle droghe e sui loro impieghi. Un ottimo giacimento culturale al quale attingere per evadere la banalità dell'approccio mainstream alla questione dell'uso ed abuso di sostanze psicoattive.
This website is part of a campaign to expose the damage caused by misguided United Nations drugs policy. It is in no way endorsed by the United Nations.
Ten years after the UN based their strategy on the slogan “A drug free world: we can do it!” cocaine production has increased by 20% and opium production by 120%. Despite restrictive drug laws and extraordinary levels of incarceration, drugs remain completely out of control. Efforts to reduce the harm caused by drugs are repeatedly undermined by the UN’s refusal to pursue harm-reduction policies.
Cheap public health measures are easy to deliver and extremely effective in reducing the spread of blood born viruses - particularly HIV – among injecting drug users. What can possibly be wrong with taking practical measures to reduce the harms associated with drug use? The results of denying access to these proven public health measures can no longer be termed ‘unintended consequences’.
During the second week of March 2009 the UN will hold a meeting in Vienna for high-ranking government officials to review the past ten years of global drug control efforts and to adopt a new Political Declaration for the next ten years. We think it is time for:
Dear Mr Costa
It would be nothing less than criminal if all proven public health measures to reduce HIV among injecting drug users were not featured uppermost in the Political Declaration that will arise out of the forthcoming High Level Meeting on drugs to be held in Vienna in March.
If you agree with the above please click here to email Antonio Maria Costa, the Executive Director of the UN Office on Drugs and Crime and copy in his boss Secretary General of the UN Ban Ki Moon.
If you object to this website or have concerns about its content, please contact us at reducingharm@gmail.com
Phelps si era scusato con un testo chiaramente soppesato dai suoi avvocati ed agenti, che però non gli ha risparmiato la punizione esemplare dell'autorità sportiva. Pur non avendo commesso alcuna infrazione ai regolamenti sul doping, l'hanno squalificato perché "non si fa".
Due studenti del dipartimento Media Design M.A.del Piet Zwart Institute di Rotterdam, nel quadro di una ricerca loro assegnata, hanno inventato e messo online un utile add-on di Firefox, che permette agli utenti che navigano su Amazon.com di sapere se lo stesso contenuto nella pagina visualizzata è disponibile anche su ThePiratebay.org. Nel caso positivo, cliccando sull'avviso, l'utente può cominciare direttamente a scaricarlo da un client Torrent.
La cosa non è piaciuta ad Amazon, che ha subito mosso gli avvocati e fatto pressioni sull'hosting del sito, così gli studenti hanno rimosso l'add-on, che poi probabilmente rispunterà altrove*. Come al solito in questi casi la censura ha le gambe corte.
Dicono il tutore del progetto e il professore di riferimento: "Noi - Jaromil il tutor del progetto e Florian Cramer, a capo del corso- siamo i supervisori accademici del progetto. L'abbiamo sostenuto e incoraggiato fin dai primi passi. Di più, siamo orgogliosi di avere studenti del genere e che lavori tanto interessanti risultino dai nostri insegnamenti.A parte per il suo valore ironico e per l'intelligenza, il progetto è interessante a diversi livelli: per esempio non solo come un hack divertente ed artistico di Amazon.com e Pirate Bay, ma anche come critica della cultura del consumatore dei media, creando una sovrapposizione dei contenuti dei due siti.Vediamo chiaramente questo progetto come un esperimento pratico sui media e come un'investigazione artistica sullo status, creazione, distribuzione e consumo dei media su Internet."
"Con la richiesta di messa offline da parte Amazon.com, i nostri studenti sono stati intimoriti dal perseguire nella propria arte, ricerca ed apprendimento nel nostro istituto. Noi non vogliamo una cultura nella quale gli studenti devono autocensurarsi preventivamente gli studi, perchè il loro lavoro si confrontano con culture portatrici di questioni controverse".
Il programmino, battezzato Pirates of the Amazon, in pratica non fa o permette di fare niente di diversamente realizzabile, chiunque può ottenere lo stesso risultato utilizzando un comune motore di ricerca e un client Torrent. Quello che fa il programmino in realtà, è l'evidenziare una cosa che dovrebbe già essere risaputa dalla quasi totalità degli utenti in rete, cioè che gran parte dei contenuti media in vendita sulla rete sono in realtà rintracciabili gratuitamente altrove, anche se a prezzo di qualche illegalità nel campo dei diritti d'autore. Illegalità comunque da non dare per scontata, visto che per molte opere gli stessi diritti sono scaduti da tempo.
Diversamente da qualche tempo fa, in alcuni luoghi della rete si sono materializzati un sacco di utenti furiosi, per i quali sembra che l'ostilità si fondi su due cause tra loro confliggenti. Gli uni se la prendono con "l'illegalità" di un'operazione che secondo loro contribuirebbe a mandere in rovina i produttori di contenuti media, gli altri lamentano che pubblicizzare e rivendicare azioni del genere equivalga ad attirare l'attenzione sul fenomeno del file sharing e conseguentemente ad aumentarne la repressione.
Per chi voglia farsi un'idea, esiste un video che illustra il funzionamento del programma. Resta l'amaro in bocca osservando che l'industria dei media sia così poco lungimirante da combattere proprio chi studia la rete, assumendo dinamiche di protezione del business spesso controproducenti, per chi le agisce come per lo sviluppo stesso della rete.
* Per esempio da questo link su Autistici.org .
Attenzione, perchè se buttate rifiuti in strada, a piedi o dall'auto, potreste prendere una multa da cinquecento a mille euro. Questa è una delle poche novità non demenziali introdotte dall'ultimo decreto sulla sicurezza del governo Berlusconi.
Un minestrone ignorante fatto di repressione e concessioni al razzismo e alla paura del diverso, il decreto come al solito si accanisce sugli ultimi con penalità per lo più inapplicabili e insensate.
Sono legalizzate le "ronde padane", visto che gli enti locali: "potranno avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per cooperare al presidio del territorio".
Va malissimo ai migranti, con l'introduzione del reato di clandestinità (che non tiene conto del al no della UE), anche se la pena prevista è una incredibile ammenda da cinque a diecimila euro che nessuno pagherà mai. Il carcere per i clandestini era una boutade ed è stato sostituito con un'altra boutade, che al massimo intaserà gli uffici giudiziari e costerà mediamente seicentocinquanta euro per ogni clandestino multato.
Se non bastasse viene introdotta una tassa di duecento euro per ottenere il "permesso di soggiorno a punti", previa la sottoscrizione di un misterioso "accordo di integrazione". Ancora: l'immigrato dovrà anche superare un test linguistico al momento del suo arrivo in Italia (vale anche per gli studenti, pare), rendendo lo stivale un paese nel quale può immigrare solo chi già conosca la lingua del luogo.
Male anche per clochard e senza fissa dimora, poichè "È istituito al ministero dell'Interno un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora", ma nemmeno qui si sa a cosa servirà e come sarà strutturato, visto che se ne demanda le definizione al Ministero dell'Interno. Un mistero assoluto, che la logica non aiuta a svelare, ma sicuramente l'istituzione della schedatura non prelude ad una politica d'attenzione e di soccorso.
Questa la sostanza del delirante provvedimento legislativo passato nella notte e subito coperto dal clamore suscitato dallo show berlusconiano. Non sembra un caso che i giornali filogovernativi non ne abbiano salutato l'annuncio. Un provvedimento monco e assolutamente inapplicabile in molte delle sue parti. La tipica produzione di pattume legislativo utile esclusivamente alla propaganda governativa. Un provvedimento motivato ideologicamente che fa a pugni con la logica e il diritto costituzionale ed internazionale.
Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.
Per una delle tante licenze ironiche che la storia si è presa nei riguardi delle sciocche aspirazioni umane, l’ultimo anno di governo talebano dell’Afghanistan ha coinciso con la quasi completa cancellazione della coltivazione dell’oppio in Afghanistan, mentre l’ultimo anno di governo dell’Afghanistan da parte del presidente Karzai e dei suoi alleati ha coinciso con il raggiungimento di un record di produzione mai toccato prima.

Le coltivazioni non sono certo un segreto, tanto che i soldati canadesi si sono detti in difficoltà perché i “talebani” ora si nasconderebbero nelle “foreste di marijuana”. Il generale canadese Rick Hillier ha detto che dopo alcuni tentativi di bruciare i campi, tentativi che hanno presentato controindicazioni operative, i soldati canadesi si sono adeguati e ora hanno imparato ad usare le piantagioni di cannabis per nascondersi e per camuffare i loro tank.
Il governatore della provincia è soddisfatto e dice che quando l’anno prossimo arriveranno i soldi promessi dalla comunità internazionale e dal governo, sarà molto facile distruggere le piantagioni di cannabis, più facile che eradicare quelle di papavero da oppio.
I contadini locali restano diffidenti e dicono che se non arriveranno soldi ripianteranno cannabis; o oppio.
La coltura della cannabis ha una tradizione di oltre 70 anni nella zona e si calcola che il 50% dei locali ne faccia uso. Famoso è lo Shirak-i-Mazar, il “latte di Mazar”, una varietà di hashish prodotta localmente e rinomata anche all’estero.
Dicono i giornali locali che l'autopsia di Aldo ha registrato: "traumi cerebrali, epatici e due costole rotte".
Fine dell'articolo; un accrocchio di "si dice, si mormora" per sostenere una colossale stronzata. Al Qaeda dietro gli incendi (e mica li rivendica) perchè lo ha detto un presunto terrorista a Guantanamo sotto tortura. 
In settimana era giunta dalla Gran Bretagna la notizia che l'Indipendent aveva cambiato bandiera, pentendosi di aver sostenuto il proibizionismo. Ieri una ricerca della prestigiosa rivista medico-scientifica Lancet, intitolata "Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse" fa stracci delle politiche governative (non solo britanniche) nei confronti delle droghe, evidenziando come alcol e sigaretta siano molto più dannose di molte delle droge "illegali".
Opinioni vs scienza, peccato che la scienza non l'ascolti nessuno.
Una gran bella Street Parade ha umiliato Cofferati e si è presa ancora una volta le strade di Bologna.
![[Bo] Street Parade ...](http://italy.indymedia.org/uploads/2006/07/ode.jpg)
Con una brillante operazione antidroga le forze dell’ordine hanno cinto d’assedio il noto centro sociale di Bologna, il Livello 57. L’operazione ha coinvolto oltre 100 componenti delle varie armi coordinati al fine di compiere un’estesa perquisizione delle due sedi del centro sociale e nelle abitazioni di alcuni dei suoi animatori.

Martedì, 31 Gennaio 2006 - 00:26 - di mazzetta
http://www.altrenotizie.org
C'era una volta un'erba buona, che aveva tante qualità da scatenare l'ostilità di tanti che non sopportavano che la sua diffusione danneggiasse i loro affari.
Venne allora deciso che l'erba era cattiva perché qualche giovane la fumava cercando l'evasione della realtà senza pagar dazio e il bollo sugli alcolici; e l'erba venne bandita. Sparì allora dalle nostre campagne e il nostro paese cessò improvvisamente di coltivarla, nonostante fosse tra i primi produttori mondiali; abbandonò tutta l'industria attraverso la quale lavorava questo dono della natura e la canapa diventò una "droga" dalla sera alla mattina.
Da allora sono passati decenni e il destino dell'erba buona sembrava segnato, non poteva che essere prodotta in lontani paesi senza legge, e giungere a noi se non per essere fumata.
Negli ultimi anni però è sembrato che l'enorme mole di studi sulla canapa potessero riabilitarla: dati inconfutabili ne hanno attestato le molteplici virtù, dall'azione rigenerante che esercita sui terreni, alle eccelse proprietà meccaniche, fino alle sostanze chimiche benefiche che contiene e alla sua estrema versatilità, che permette di ricavarne fibre, chimica utile e anche carburanti più "ecologici" di quelli di origine fossile.
Nello stesso tempo l'opinione pubblica, un tempo informata dall'ignoranza e dalla propaganda perbenista, cambiava radicalmente di segno; seguendo in questa trasformazione anche la trasformazione dei consumi umani di sostanze psicoattive.
L'erba buona era stata infatti criminalizzata per il blando effetto psicoattivo di una sostanza che contiene, il tetraidrocannabinolo o THC, che era stato condannato in quanto nemico della purezza della gioventù e accesso privilegiato alla vita da drogati.
Da decenni sappiamo che l'effetto psicoattivo dell'erba buona è modesto, come sappiamo che la definizione di "droga" passa solamente attraverso un'attribuzione di senso morale negativo a comportamenti sgraditi, e non già su una solida letteratura scientifica. Semanticamente il termine droga vive una dimensione assolutamente politica.
Se la corretta definizione della "droga" che si vuole disciplinare è infatti quella che la classifica come sostanza psicoattiva, l'intero impianto logico-giuridico del proibizionismo è privo di senso scientifico.
Ancora di più lo è se analizzato avendo conto dell'evoluzione nelle abitudini di consumo umano negli ultimi anni. Negli ultimi venti anni molte sostanze psicoattive sono entrate nei consumi di massa, in gran parte sfuggendo alla criminalizzazione e integrandosi nel mercato legale o para-legale. L'esempio più impattante è quello del consumo e della disponibilità di farmaci, che provvedono la popolazione di "effetti" stupefacenti in quantità superiore a quella di tutte le "droghe" illegali. Consumati sempre di più, prescritti dai medici, veicolati dalla pubblicità occulta degli informatori farmaceutici; dalla felicità immediata del Prozac, al doping sessuale del Viagra, la chimica ha compiuto passi da gigante. A completare l'offerta chimica, sono arrivate nuove sostanze di sintesi spacciate in abbondanza senza che le tabelle della "droghe illegali" riuscissero ad afferrare la loro tumultuosa evoluzione, dalle pastiglie per la discoteca, alle sostanze dopanti, fino al nuovo mercato delle sostanze "smart", cioè di quelle che fanno, ma non sono "droghe".
Di fronte a questa evoluzione si era pensato che l'erba buona non potesse essere più punita per molto, per l'ovvia considerazione sempre sostenuta con l'esempio degli alcolici, che assume un'evidenza ancora più sfolgorante: esistono sostanze moto più "attive", "pericolose" e che danno maggiore "dipendenza" di quanto non succeda con l'erba buona. E non sono proibite.
Ora le sostanze "molto più attive", a disposizione di chiunque e perfettamente legali sono decine, e la condanna dell'erba è diventata ancora più anacronistica, relegata agli ambiti marginali del moralismo destroide e beghino di un mondo che non c'è più.
Purtroppo a questa sottocultura fa riferimento elettorale il partito di Gianfranco Fini, drammaticamente attento al grido di dolore che sale dai perbenisti più ottusi e dagli ambiti che si sono arricchiti alle spese dei drogati. La destra è entusiasta delle comunità dure con i tossici: un dato storico, dimostrato ultimamente dallo scandalo che ha travolto l'ex-ambasciatore USA a Roma Mel Sembler, che ha dovuto rientrare in patria perché titolare di comunità nelle quali i suoi drogati venivano salvati con tecniche degne di regimi totalitari; come sostenuto nei rapporti del Congresso.
Al partito di Gianfranco Fini il peggior presidente del Consiglio della storia italiana ha, purtroppo, concesso di approvare una legge assurda; come già lo aveva permesso alla Lega Nord per cercar voti tra i timorati padani ansiosi di sparare ai ladri.
In tutta fretta la legge del signor Fini è stata inserita in mezzo al decreto per le Olimpiadi e approvata incompleta.
Da quello che se ne può ricavare per l'erba buona è notte, la notte della ragione. Chi vi entra in contatto viene separato secondo due categorie, quella dello spacciatore e quella del consumatore. Al consumatore viene prospettato un calvario di multe, umiliazioni e spese, culminanti in caso di recidiva nel "ricovero" in apposite strutture e, infine, nel carcere.
Per gli "spacciatori" invece pene da 6 a 20 anni. Questo perché il signor Fini e i suoi amici hanno considerato semplicemente che: "la droga è male" e che "non esiste droga buona o droga cattiva" nonché, tout court che "drogarsi è illecito". A decidere chi sia "spacciatore" e chi no, sarà chiamata la "scienza", che redigerà apposite tabelle stabilendo, a prescindere, chi spacci e chi no in base a quanta "droga" sarà trovata in suo possesso; un altro nonsense gettato lì con indifferenza.
Tutto ciò nell'ottica paternalistica classica della destra che protegge dal "male", combatte "la guerra alla droga" come combatte la "guerra al terrore", come quella al comunismo e via guerreggiando.
L'erba buona è quindi tornata e essere "il male" e per passare questo elementare messaggio il signor Fini e i suoi amici hanno avuto bisogno di oltre 20 pagine di articoli, commi e codicilli.
Un mostro che si spera venga abortito dal prossimo governo, l'ennesima dimostrazione della pericolosità eversiva della compagine di centrodestra, che ha trovato il suo equilibrio in questo strano metodo secondo il quale, per ottenere una legge a suo favore, il principe concede ai vassalli un orrore equivalente.
Tipico
Friday, Jan. 20, 2006 at 6:14 PM
Il World Economic Forum di Davos avrebbe premiato S. Patrignano come miglior impresa sociale.
In realtà è un pacco, il premio è stato assegnato dalla Schwab Foundation e dal suo media partner italiano, la rivista "Panorama".
Il premio sarà consegnato in occasione del prossimo WFE, ma NON è un premio della nota combriccola di padroni della finanza; si tratta piuttosto del solito premio assegnato da un'azienda del premier ad un'altra azienda amica.
Solo un'azienda berlusconiana poteva infatti considerare "etica" una impresa che vive sul lavoro degli sfortunati e che da anni viene osannata diffondendo dati falsi sulla propria attività come, ad esempio il dato di oltre il 70% di "uscite dal tunnel" che da anni vanta, nonostante tutte le altre gestioni di comunità chiedano conto di come si arrivi a determinare un dato del genere, che attiene più alla fantascienza, o meglio alla propaganda, che alla realtà.
Ovviamente per i media nostrani il premio è espressione di apprezzamento internazionale, e non il solito inciucio tra potenti e loro partner.
http://economia.virgilio.it/news/foglia.html?t=2&id=2&codNotizia=11831608
Ottima e abbondante.

Questa edizione della Street Parade antiproibizionista è stata sicuramente la più riuscita numericamente. Le presenze sono andate ben oltre le 100.000 nell'arco della manifestazione.
Una edizione fortunata, provvidenziale acquazzone di augurio alla partenza, il tempo di percorrere la distanza tra due porte e tutti erano di nuovo asciutti, mentre lo scroscio ha portato aria fresca e spazzato l'afa, sostituendola con un'aria più fresca e decisamente più amica dei podisti impegnati nella parade. Molta gente già ai giardini Margherita, streaking improvvisati sotto il diluvio e poi di nuovo conn i vestiti addosso ad asciugare, forse meno gente a seguire la prima parte della parata, esplosa poi dalla stazione al ponte di Mascarella.
Quest'anno il percorso della parata è stato molto più lungo degli altri anni, condizionando in questo molti partecipanti, costretti a scegliere se farsela due volte a piedi o presentarsi lungo il percorso e poi al Parco Nord, la meta finale.
Impressionante il colpo d'occhio del rettilineo dal ponte di Mascarella fino all'arrivo al parco, pieno di gente che sfilava, con due camion già dentro il parco, ed altri che ancora scollinavano il ponte.
Impressionanti le file di ragazzi che fin dalla mattina hanno costituito un serpentone verso la partenza ai giardini, come quelle che già a pochi minuti dall'arrivo al parco tornavano verso la stazione.
Una parata senza emergenze, senza tensioni e senza problemi particolari; alla fine la scelta di Parco Nord come arrivo si è rivelata adatta, complice il meteo, alla enorme folla arrivata per partecipare al più grande raduno antipro d'Italia.
Anche se i carri erano meno dell'ano scorso, i partecipanti sono aumentati significativamente rispetto all'anno precedente, quindi verrebbe da concludere che limitare la partecipazione numerica di questi, non serva a contenere la street.
Un successo indubitabile, una partecipazione capace di dare a tutti l'esatta dimensione del problema rappresentato dalle visione manichee in tema di droghe.
Un successo scontato, visto che alle istanze antipro anche da sinistra ormai si risponde solo avendo in mente il degrado; visto che si criminalizza, anche culturalmente, chiunque rivendichi l'assunzione di una sostanza al di fuori del grande mercato di una società sempre più drogata; dal doping alla medicalizzazione fin dall'infanzia, in ogni angolo della nostra giornata troviamo qualcuno che ci spaccia droga legale.
Assumere sostanze "cattive" equivale ad essere un criminale, imbottirsi di psicofarmaci o alcool è invece contribuire al PIL, sarà per questo che nel nostro paese la pubblicità che invita ad assuemre alcool è così martellante.
Contro la follia della legge Fini, ma anche per vivere una giornata finalmente diversa, si sono trovati migliaia di giovani e meno giovani, che hanno ballato, consumato sostanze alla luce del sole e goduto della meraviglia di una grande umanità riunita in pace.
E' stata una manifestazione serena, con un calo nel consumo di alcune sostanze, finalmente della ketamina; e la crescita del consumo di altre: cocaina ed alcool. Questo a dimostrazione del fatto che il modello di consumo imposto fa breccia, e la street lo dimostra. Grande la partecipazione di giovani dalla provincia più remota, segno che la ricerca di qualcosa di diverso dall'immaginario quotidiano è in crescita.
Non è un caso che ad andar forte siano le droghe preferite dal business, non è un caso che si polarizzi il consumo tra il prodotto promosso dalla pubblicità, e quello promosso dall'immaginario efficientista e liberista; mentre parlano di politiche antidroga tanti tirano con il naso per sentirsi all'altezza; i cocainomani di gamma alta sembrano non esistere per il legislatore, per le commissioni d'indagine e studio, per i benpensati tutti.
Per la legge Fini è addirittura lecito consumare maggiori quantità di cocaina che di erba.
Dopo due decenni di "war on drugd", migliaia di miliardi buttati per operazioni oltre il limite della legalità e del buonsenso, il fronte proibizionista internazionale ha creato in Afghanistan, in Colombia e nel triangolo d'oro le condizioni per raggiungere la massima produzione di stupefacenti nella storia; che si aggiungono alla produzione di droghe sintetiche, mai così diffusa e varia ed impunita.
Droghe che circolano senza che alcuna autorità sia in grado di impedirlo; l'idea di colpire i consumatori è l'ammissione stessa dell'impotenza e della non-volontà di un approccio serio al problema. Oltre che essere, forse prima di tutto, frutto di una concezione autoritaria inaccettabile.
In Town
Anche in occasione della street Bologna ha mostrato miserie.
Dal primo cittadino in giù, chi si è espresso lo ha fatto per declamare banalità raggelanti, a cominciare dal fatto che si è trincerato sull'autorizzazione della questure data per una manifestazione "politica"; pilatesco.
Il capo ha visitato il percorso per rendersi conto, ha rifiutato un limoncello offerto con cordialità, e ci ha tenuto a dire che era li' "solo per controllare"; non sia mai che si confonda lo sceriffo della legalità con un amministratore cordiale che saluta i numerosi ospiti della sua cittadina.
Troppo preso dalla legalità, ormai ripete la parola come un altro faceva con "comunisti", Cofferati è abbastanza imperscrutabile, ma propenderei sul "ci fa", piuttosto che sul "ci è"; sarebbe meglio che si sciogliesse e abbandonasse i consigli del trainer, lui alla street era benvenuto, ha preferito fare il duro, all'occasione di esprimere un messaggio contro una legge allucinante che avanza in parlamento;
una legge osteggiata con forza dal suo stesso partito.
Partito che da anni avrebbe abbracciato la "riduzione del danno", salvo poi reagire come gli aennini per compiacere votanti che andrebbero educati, e non blanditi nello stile dei populisti. Ad un esponente regionale che mostrava di riconoscere valore alla street il sindaco ha risposto "Allora facciamola a Ferrara", cioè a casa dell'incauto che si era esposto; roba che neanche al bar....
Sarebbe il caso che parlasse di legalità anche a coloro i quali hanno finora nascosto, nella legalità, le responsabilità per la morte di tanti bolognesi, alla stazione e ad Ustica; è troppo facile prendersela solo con gli ubriachi.
Legalità alla carta, neanche si è accorto che migliaia di suoi cittadini hanno subito il sequestro della propria corrispondenza a causa di un atto illegale.
Poca intelligenza in giro, poco l'apprezzamento per la manifestazione espresso dalla classe parlante bolognese, in realtà trasferita al mare da tempo insieme a gran parte della città, che la parata non l'ha vista e sentita per nulla.
Tale latitanza risalta nei riscontri della stampa, più incline a farsi veicolo delle lagnanze dei cittadini cercati appositamente, che a fornire resoconti verosimili di quanto successo.
Ovviamente la standing ovation va al Resto del Carlino, e alla sublime Rita Bartolomei, capace di impegnare una pagina intera per rivelarci che la droga più consumata era il popper e quanto cattivo sia il popper.
Una clamorosa inesattezza, facilmente smentibile da chiunque abbia una minima conoscenza del tema, il consumo di popper, che esiste da decenni e si annusa, è sempre stato residuale, visti gli effetti per nulla entusiasmanti.
Molti hanno battuto sul tasto "ma guarda quanto hanno pisciato dappertutto", magnificando i 126 bagni chimici generosamente prestati dalla città.
A stare stretti 100.000 persone che vanno in bagno almeno 2 o 3 volte, hanno bisogno di qualcosa di più di 126 bagni sparsi per la città, se non siete d'accordo fate un pò di conti.
Poi ci sono quelli che hanno lamentato problemi di traffico, mentre non sono sembrati peggiori di quelli provocati da una qualsiasi partita di calcio, e sicuramente inferiori a quelli di una fiera di media grandezza; ovviamente è stato intervistato anche chi non ha dormito tutta notte, pur se sotto le sue finestre il corteo è passato dalle 7 alle 10 di sera.
La reception di un albergo, invece, si è lamentata dei giornalisti che telefonavano spasmodicamente, per sapere se avessero problemi; attesa delusa, è stata una street priva del minimo episodio di vandalismo o di violenza, gli albergatori sul percorso confermano; ci si è dovuti accontentare di far polemica per le scritte sui muri (prima che gli addetti finiscano di cancellare la metà di quelle rimaste; sì, esiste un efficiente servizio di riverniciatura pubblica istantanea a Bologna, per chi non lo sapesse).
Perchè cercare a tutti i costi di criminalizzare gente, spesso giovane, che si ritrova solo per spiegare al mondo, con le parole e la musica, che si sta sbagliando strada, nonostante tutte le evidenze, e le terribili conseguenze, delle politiche sbagliate negli anni passati?
Non credo sia questo il livello "alto" e congruente sul quale condurre i confronto sui temi sociali, sempre che in realtà interessino a qualcuno; non credo che la città acquisti lustro sprofondandosi in un sordo provincialismo caratterizzato dalla non volontà di dialogo; dal rifiuto della controparte fino ad etichettarla come un rifiuto umano, dare del drogato a chi partecipa alla street è solo una maniera un pò da puzzoni di evadere il confronto. Casualmente la stessa maniera usata dando dell'ubriaco, o del "disubbidiente" a caso a quanti criticavano cerrti provvedimenti e certi voli pindarici dei magistrati cittadini.
Ben altre sono le legalità infrante, che non raccolgono attenzione, da quelle commesse contro chi manifesta il disagio, fino a quelle compiute sulla pelle di interi popoli, a Bologna oggi si preferisce parlare di birra e di drogati, mentre implacabili si lavora per la legalità.
Infatti, la settimana scorsa il comune ha deciso di togliere le griglie in muratura nei parchi in collina, utilizzate da sempre da gruppi di amici e da tanti membri delle comunità straniere per ritrovi all'aperto allietati da sane grigliate in compagnia; a giudizio dei legalisti portavano "degrado". Le comunità più numerose si doteranno di dispositivi portatili, vedremo se i legalisti risponderanno vietando il picnic per il pericolo di incendi.
L'anno prossimo sarà il decennale della street, sperando che tutti abbiano imparato qualcosa in questi giorni, si annuncia in grado di superare la pur ottima riuscita di questa; speriamo che per una volta i partecipanti si possano godere la parata benvenuti dalla città, e che il paradigma cofferatiano di "separare ed allontanare" (non l'ha inventato lui) non costringa gli aitanti giovani a 20 kilometri di parata, per raggiungere la prossima location persa nella campagna.
Se nel frattempo qualcuno smette di preoccuparsi delle illegalità dei piccoli, e comincia a fare attenzione a quelle dei grandi, staremo tutti meglio.
Grandissima street parade!
Grazie a tutti!
i 100.000 che hanno attraversato bologna con il sorriso sulle labbra, agli 8 vigili che dovevano tenere a bada un fiume di automobilisti inviperiti e sconvolti dentro le loro scatolette di latta, ai "vicini" della street che non hanno tirato niente dalle finestre e che invece ballavano alla finestra, agli uomini del "rusco" che seguendo la street non hanno lasciato neanche un fazzoletto di carta, ai poliziotti che non si fatti viaggi strani, alle cronache locali di Carlino e Repubblica, che evidentemente non han mandato nessuno a coprire l'evento e alla fine hanno scritto al buio le 4 solite cazzate.
Ho visto un fiume di gente allegra invadere le strade, ho visto le strade della mia città piene di sorrisi e musica, ho visto un parco enorme, pieno fino al mattino di gente serena con se' stessa e con gli altri, ho visto amicizia, tribu' diverse, storie lontane aggregarsi su un prato immenso per ballare insieme.
Appuntamento fra un anno, chi c'era tornerà!
Jun. 23, 2003 at 9:15 AM
Dopo aver fatto campagna elettorale sulla sicurezza, visti i risultati ridicoli, Raisi (AN) con un triplo salto mortale si unisce ai comitati che protestano in questura.Senza vergogna