mazzetta

Ce la possiamo fare...
domenica, 01 novembre 2009

Marijuana liberata negli States

Anche in Altrenotizie

LegalizeNegli Stati Uniti la marijuana è ormai di fatto libera in diversi stati. Non che sia stata legalizzata, ma attraverso il cavallo di Troia dell'uso medico, la pianta ha ormai conquistato spazi di libertà impensabili fino a qualche anno fa. La questione dell'uso medico della marijuana si segnala anche per la massiccia quantità d'ipocrisia che è stata necessaria per giungere fino allo status attuale.

L'uso medico della marijuana è conosciuto da migliaia di anni e anche recenti ricerche hanno dimostrato l'efficacia nel trattamento di un numero impressionante di patologie. La usavano gli antichi cinesi, gli egizi, i greci, gli indiani ed è rimasta in uso in medicina fino alla campagna di criminalizzazione del ventesimo secolo. Numerose ricerche in età moderna ne hanno certificato le capacità anticancro, i benefici che può recare a chi soffre di diversi disturbi mentali e neurologici come di dolori cronici e altro ancora. I cannabinoidi contenuti nella cannabis si sono dimostrati versatili ed efficaci, senza provocare i pesanti effetti collaterali dei rimedi già in uso per le stesse necessità.

Nonostante queste virtù siano riconosciute e certificate anche da recenti ricerche, sono pochissimi i farmaci disponibili che contengono tetraidrocannabinolo (o THC), la sostanza psicoattiva prodotta dalla cannabis, e sono “dedicati” e testati per la cura di patologie specifiche. Pensando agli Stati Uniti e alle strette limitazioni imposte dalla Food & Drug Administration (FDA) al commercio di cibi e medicinali, c'è da stupirsi per la procedura che ha portato la marijuana a diventare ufficialmente un farmaco.

La marijuana medica è diventata tale a furor di popolo, attraverso referendum o decisioni degli organi legislativi, la FDA non ne ha affatto regolamentato l'uso o la vendita e le procedure stabilite per la sua somministrazione sono tanto aleatorie quanto lontane dal poter essere scambiate per un protocollo terapeutico. Non esistono indicazioni sulla posologia e nemmeno metodi d'assunzione raccomandati, anche se il più innocuo e apprezzato è sicuramente quello attraverso i vaporizzatori che, evitando la combustione e suoi prodotti tossici, assicurano l'effetto terapeutico e l'assunzione del principio attivo, buoni anche per l'uso ricreativo.

Molti altri stati stanno pensando d'introdurre l'uso terapeutico della marijuana e c'è un grande consenso popolare per questo genere di misure. Recentemente, in New Hampshire è stata bloccata una proposta del genere dal veto del governatore, siamo già al secondo tentativo e per poco non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi nelle due camere (76,6% alla Camera e 58,3% al Senato), ma in genere la tendenza indica una rapida espansione nella maggior parte degli stati federati.

legalize-marijuana1Questo procedere disordinato in realtà è figlio del fallimento ufficiale della famosa “War on Drugs”, una guerra costata miliardi di dollari che non ha scalfito minimamente il traffico internazionale di droghe e che negli ultimi anni, in silenzio e senza attirare grande attenzione, è stata dichiarata persa e finita. Una presa di coscienza che non poteva che comportare un ripensamento drastico delle politiche antidroga, già minate dalla realtà. Prima ancora, il fallimento della War on Drugs aveva già comportato una depenalizzazione di fatto del commercio di marijuana, visto che in molti stati i procuratori scrivevano chiaro e tondo che non avrebbero perseguito chi fosse stato trovato in possesso di meno di duecentocinquanta chilogrammi. Meglio concentrare gli sforzi sui traffici di cocaina e metanfetamine, che hanno inondato il mercato a dispetto di qualsiasi contrasto. In molti stati la diffusione di migliaia di laboratori domestici per la produzione di droghe sintetiche ha reso incongrua e inutile la caccia alla marijuana anche agli occhi dei conservatori.

In un quadro del genere, vietare l'uso medico della marijuana è ancora più assurdo che vietarne il consumo ricreativo e chi ha provato questa via traversa per aggirare il perbenismo formale dei legislatori, è stato premiato dal successo e dal consenso popolare. Una volta aperti i “dispensari” legali di marijuana ad uso medico e concesso l'accesso alla “cura” dietro la semplice indicazione di un medico, i dispensari sono diventati migliaia e le persone in cura tantissime. La vaghezza legislativa si è resa necessaria in presenza di leggi federali repressive; gli stessi medici sono stati autorizzati a prescrivere informalmente la marijuana ai pazienti evitando i ricettari, perché una prescrizione con tutti i crismi potrebbe diventare la prova per un'accusa federale. Con queste premesse e la quantità di patologie che in teoria beneficiano del THC, i malati si sono moltiplicati esponenzialmente.

Una rivista alternativa di Denver ha cercato un recensore specializzato in marijuana medica. Il discorso non fa una piega, se c'é un mercato è normale che ci sia chi riferisce di questo mercato per orientare i consumatori, anche perché i “dispensari” possono avere qualsiasi forma, dagli antri iper-giovanili tappezzati di poster di Bob Marley fino al luogo asettico d'ispirazione ospedaliera. Poi ci sono le diverse varietà di medicamento, con un’offerta che spazia per oltre quindici varietà d'erba a larga diffusione e numerose produzioni di nicchia.

Per cercare di chiudere qualche incongruenza, il Dipartimento di Giustizia ha ordinato ai procuratori federali di evitare procedimenti contro i consumatori di marijuana medica in regola con la legislazione degli stati d'appartenenza. Una decisione di segno “federalista”, ma soprattutto un evidente viatico alla situazione che si è venuta a creare nella realtà. Una realtà sfumata da Stato a Stato nella quale, come in Europa, si passa da stati nei quali l'uso della marijuana può essere legale, decriminalizzato, illegale e non perseguito o assolutamente illegale e ora priva del cappello federale criminalizzante.

Legalize-Regulate-RoundUna situazione che giustamente alcuni commentatori conservatori hanno definito un insulto all'intelligenza; proprio da costoro è venuta la richiesta di aprire un dibattito serio sulla legalizzazione. Una richiesta incredibile fino a pochi anni fa, per questo la dimostrazione più tangibile del fatto che i tempi siano politicamente maturi per chiudere il secolo della paranoia contro la canapa. Oggi l'ipotesi appare plausibile, tanto che la California di Schwarzenegger, repubblicano atipico, sta pensando ad alta voce alla legalizzazione della canapa con un occhio ai proventi che deriverebbero dalla sua tassazione, un toccasana per le casse di uno stato sull'orlo del fallimento e anche un brutto colpo alle gang messicane che ormai hanno tracimato negli States con tanto di piantagioni.

Un discreto caos dal quale si stanno giovando indubbiamente i consumatori, ma un caos che in qualche maniera dovrà essere risolto, sia per rimuovere l'insulto all'intelligenza che per offrire un quadro certo e verificato all'impiego terapeutico del THC. Una soluzione che non potrà che includere la legalizzazione dell'uso ricreativo, lo studio e l'introduzione di protocolli terapeutici per il suo uso medico e in genere la liberalizzazione della produzione della canapa negli Stati Uniti. Una soluzione che sicuramente ha ancora parecchi feroci oppositori, in particolare in alcuni settori economici, ma che può contare oggi su una platea molto più vasta di sostenitori e su alcuni alleati anche tra i conservatori.

 

Aggiornamento: a confermare il trend arriva a Portland l'apertura del primo coffee shop americano, dove si potrà comprare e consumare marijuana (medica).

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domenica, 22 marzo 2009

Un gradito ritorno

 

Torna online il sito di Giorgio Samorini  dedicato alla "scienza delle droghe". Giorgio è uno studioso che da anni indaga l'uso delle droghe attraverso il tempo e le culture, oltre a spendere parecchie energie a sostegno delle politiche di riduzione del danno.

Sul sito non troverete apologie delle sostanze psicoattive o racconti di strafatti, ma un serio excursus storico ed etnologico sulle droghe e sui loro impieghi. Un ottimo giacimento culturale al quale attingere per evadere la banalità dell'approccio mainstream alla questione dell'uso ed abuso di sostanze psicoattive.

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giovedì, 12 marzo 2009

Defacciato il sito dell'agenzia ONU contro le droghe


Sembra tutto normale su http://www.unodc.net, ma se si viaggia nel sito si trova la pagina http://www.unodc.net/Jobs.html, che è stata sostituita da una lunga tirata contro l'agenzia (United Nations Office on Drugs and Crime) e il suo direttore, riassumibile nei 4 punti suggeriti come nuova politica a sostituire quella assurda e fallimentare della mitica "War on drugs", un mito sull'altare del quale sono stati bruciati miliardi di dollari senza alcun risultato dimostrabile.

I sabotatori chiedono:
  1. No more stupid slogans
  2. Replacing dogma with science
  3. A UNODC commitment to save lives through harm reduction
  4. A real improvement in the control of drug
Niente di nuovo e niente di rivoluzionario, nemmeno l'abolizione dell'agenzia che sarebbe sicuramente una mossa di buon senso, per quel che è servita.

L'idea di prendere di mira una pagina secondaria sembra avere un senso, sono ormai ore che il sito è messo così e non se ne sono ancora accorti.

Qui il testo integrale:

In fact Costa has not made a statement supporting these life-saving measures and it is likely that the Political Declaration, which will shape global drug policy for the next ten years will have no reference to harm reduction.

This website is part of a campaign to expose the damage caused by misguided United Nations drugs policy. It is in no way endorsed by the United Nations.

Ten years after the UN based their strategy on the slogan “A drug free world: we can do it!” cocaine production has increased by 20% and opium production by 120%.  Despite restrictive drug laws and extraordinary levels of incarceration, drugs remain completely out of control. Efforts to reduce the harm caused by drugs are repeatedly undermined by the UN’s refusal to pursue harm-reduction policies.

Cheap public health measures are easy to deliver and extremely effective in reducing the spread of blood born viruses - particularly HIV – among injecting drug users. What can possibly be wrong with taking practical measures to reduce the harms associated with drug use?  The results of denying access to these proven public health measures can no longer be termed ‘unintended consequences’.

During the second week of March 2009 the UN will hold a meeting in Vienna for high-ranking government officials to review the past ten years of global drug control efforts and to adopt a new Political Declaration for the next ten years.  We think it is time for:

  1. No more stupid slogans
  2. Replacing dogma with science
  3. A UNODC commitment to save lives through harm reduction
  4. A real improvement in the control of drugs

Dear Mr Costa
It would be nothing less than criminal if all proven public health measures to reduce HIV among injecting drug users were not featured uppermost in the Political Declaration that will arise out of the forthcoming High Level Meeting on drugs to be held in Vienna in March.

If you agree with the above please click here to email Antonio Maria Costa, the Executive Director of the UN Office on Drugs and Crime and copy in his boss Secretary General of the UN Ban Ki Moon.


 

If you object to this website or have concerns about its content, please contact us at reducingharm@gmail.com

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categoria: repressione, antipro, istituzioni globali


sabato, 07 febbraio 2009

Phelps punito, cade un idolo del baseball


Il povero Phelps non ce l'ha fatta a passarla liscia, la federazione americana del nuoto gli ha comminato tre mesi di sospesione perché "ha dato il cattivo esempio" mentre lo sponsor Kellogg's ha fatto sappere che non rinnoverà il contratto in scadenza a febbraio.

capt.7679876523d442aabed6f9827eeeb626.rodriguez_steroids_baseball_ny150Phelps si era scusato con un testo chiaramente soppesato dai suoi avvocati ed agenti, che però non gli ha risparmiato la punizione esemplare dell'autorità sportiva. Pur non avendo commesso alcuna infrazione ai regolamenti sul doping, l'hanno squalificato perché "non si fa".

Alex Rodriguez invece lo hanno beccato proprio all'antidoping, steroidi. Rodriguez è un famoso battitore, con un contratto da decine di milioni di dollari all'anno, se la notizia fosse confermata sarebbe la fine della sua carriera e dei contratti. Peccato che si successo nel 2003 e che fino d oggi non si sia saputo niente.

Ovviamente la foto di Phelps che aspira da un bong ha fatto molto più rumore e sul tema si sono gettati a decine, con grande spreco di moralismi.
Se non altro l'incidente di Phelps ha ridato animo agli antiproibizionisti, che oggi contano pure su sondaggi molto positivi. Sembra però che al massimo andranno all'attacco per la liberalizzazione ipocrita  della marijuana ad uso medico, questione sulla quale Obama sembra d'accordo, mentre sembra che per la legalizzazione completa del vegetale ci sarà da attendere ancora a lungo negli Stati Uniti. L'unica novità positiva sembra l'ormai scontato abbandono della tragica e costosissima war on drugs, i risultati della quale sono indubbiamente uguali a zero, a giudizio di tutti.
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domenica, 01 febbraio 2009

Michael Phelps ha fatto Bong!


Michael Phelps è stato fotografato ad una festa mentre inalava da una pipa ad acqua, comunemente chiamata bong, presumibilmente per fumare marijuana. Dopo aver bevuto abbondamente il giovane atleta, super campione dei campioni di nuoto e recente trionfatore alle olimpiadi, si è lasciato andare in pubblico e ora rischia la rovina per qualche tiro ad una canna.

Farsi le canne non si può, è doping. Farsi le canne non si può soprattutto quando si hanno contratti pubblicitari con aziende che ovviamente vogliono accostare le modeste qualità dei loro prodotti all'eccellenza del campione, il campione quindi deve essere vero virtuoso testimonial di false virtù. Per questo viene pagato bene.

Tutto questo ovviamente non c'entra nulla con un ragazzo che, invitato ad una festa si sbronza e dà qualche tiro a una canna. E probabilmente non segnala nemmeno la dissoluzione del grande campione che si smarrisce tra le braccia della fama. C'entra tantissimo con la demonizzazione della cannabis, tanto che il campione sembra essersi sbronzato e aver abboccato al bong solo dopo essersi scolato di tutto. Ma nessuno si è o si sarebbe mai preoccupato per una sbronza, nessuno scandalo e niente problemi con l'antidoping.
Male che vada Phelps potrà sempre fare la pubblicità a qualche alcolico per giovani.

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sabato, 06 dicembre 2008

Il caso di Pirates of the Amazon, censure anche alla ricerca universitaria.

 

Due studenti del dipartimento Media Design M.A.del Piet Zwart Institute di Rotterdam, nel quadro di una ricerca loro assegnata, hanno inventato e messo online un utile add-on di Firefox, che permette agli utenti che navigano su Amazon.com di sapere se lo stesso contenuto nella pagina visualizzata è disponibile anche su ThePiratebay.org. Nel caso positivo, cliccando sull'avviso, l'utente può cominciare direttamente a scaricarlo da un client Torrent.

the_pirate_bay_logoLa cosa non è piaciuta ad Amazon, che ha subito mosso gli avvocati e fatto pressioni sull'hosting del sito, così gli studenti hanno rimosso l'add-on, che poi probabilmente rispunterà altrove*. Come al solito in questi casi la censura ha le gambe corte.

Dicono il tutore del progetto e il professore di riferimento:   "Noi - Jaromil il tutor del progetto e Florian Cramer, a capo del corso- siamo i supervisori accademici del progetto. L'abbiamo sostenuto e incoraggiato fin dai primi passi. Di più, siamo orgogliosi di avere studenti del genere e che lavori tanto interessanti risultino dai nostri insegnamenti.A parte per il suo valore ironico e per l'intelligenza, il progetto è interessante a diversi livelli: per esempio non solo come un hack divertente ed artistico di Amazon.com e Pirate Bay, ma anche come critica della cultura del consumatore dei media, creando una sovrapposizione  dei contenuti dei due siti.Vediamo chiaramente questo progetto come un esperimento pratico sui media e come un'investigazione artistica sullo status, creazione, distribuzione e consumo dei media su Internet."

"Con la richiesta di messa offline da parte Amazon.com, i nostri studenti sono stati intimoriti dal perseguire nella propria arte, ricerca ed apprendimento nel nostro istituto. Noi non vogliamo una cultura nella quale gli studenti devono autocensurarsi preventivamente gli studi, perchè il loro lavoro si confrontano con culture portatrici di questioni controverse".

Il programmino, battezzato Pirates of the Amazon, in pratica non fa o permette di fare niente di diversamente realizzabile, chiunque può ottenere lo stesso risultato utilizzando un comune motore di ricerca e un client Torrent. Quello che fa il programmino in realtà, è l'evidenziare una cosa che dovrebbe già essere risaputa dalla quasi totalità degli utenti in rete, cioè che gran parte dei contenuti media in vendita sulla rete sono in realtà rintracciabili gratuitamente altrove, anche se a prezzo di qualche illegalità nel campo dei diritti d'autore. Illegalità comunque da non dare per scontata, visto che per molte opere gli stessi diritti sono scaduti da tempo.

Diversamente da qualche tempo fa, in alcuni luoghi della rete si sono materializzati un sacco di utenti furiosi, per i quali sembra che l'ostilità si fondi su due cause tra loro confliggenti. Gli uni se la prendono con "l'illegalità" di un'operazione che secondo loro contribuirebbe a mandere in rovina i produttori di contenuti media, gli altri lamentano che pubblicizzare e rivendicare azioni del genere equivalga ad attirare l'attenzione sul fenomeno del file sharing e conseguentemente ad aumentarne la repressione.

Per chi voglia farsi un'idea, esiste un video che illustra il funzionamento del programma. Resta l'amaro in bocca osservando che l'industria dei media sia così poco lungimirante da combattere proprio chi studia la rete, assumendo dinamiche di protezione del business spesso controproducenti, per chi le agisce come per lo sviluppo stesso della rete.

 * Per esempio da questo link su Autistici.org .

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venerdì, 07 novembre 2008

Regalato ai razzisti un delirante decreto-sicurezza

 

Attenzione, perchè se buttate rifiuti in strada, a piedi o dall'auto, potreste prendere una multa da cinquecento a mille euro. Questa è una delle poche novità non demenziali introdotte dall'ultimo decreto sulla sicurezza del governo Berlusconi.

FuckThis_clochardUn minestrone ignorante fatto di repressione e concessioni al razzismo e alla paura del diverso, il decreto come al solito si accanisce sugli ultimi con penalità per lo più inapplicabili e insensate.

Sono legalizzate le "ronde padane", visto che gli enti locali: "potranno avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per cooperare al presidio del territorio".

 Va malissimo ai migranti, con l'introduzione del reato di clandestinità (che non tiene conto del al no della UE), anche se la pena prevista è una incredibile ammenda da cinque a diecimila euro che nessuno pagherà mai. Il carcere per i clandestini era una boutade ed è stato sostituito con un'altra boutade, che al massimo intaserà gli uffici giudiziari e costerà mediamente seicentocinquanta euro per ogni clandestino multato.

Se non bastasse viene introdotta una tassa di duecento euro per ottenere il "permesso di soggiorno a punti", previa la sottoscrizione di un misterioso "accordo di integrazione". Ancora: l'immigrato dovrà anche superare un test linguistico al momento del suo arrivo in Italia (vale anche per gli studenti, pare), rendendo lo stivale un paese nel quale può immigrare solo chi già conosca la lingua del luogo.

Male anche per clochard e senza fissa dimora, poichè "È istituito al ministero dell'Interno un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora", ma nemmeno qui si sa a cosa servirà e come sarà strutturato, visto che se ne demanda le definizione al Ministero dell'Interno. Un mistero assoluto, che la logica non aiuta a svelare, ma sicuramente l'istituzione della schedatura non prelude ad una politica d'attenzione e di soccorso.

Questa la sostanza del delirante provvedimento legislativo passato nella notte e subito coperto dal clamore suscitato dallo show berlusconiano. Non sembra un caso che i giornali filogovernativi non ne abbiano salutato l'annuncio. Un provvedimento monco e assolutamente inapplicabile in molte delle sue parti. La tipica produzione di pattume legislativo utile esclusivamente alla propaganda governativa. Un provvedimento motivato ideologicamente che fa a pugni con la logica e il diritto costituzionale ed internazionale.

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domenica, 06 gennaio 2008

L'aborto della ragione genera mostri.

anche in Altrenotizie

 
Come zombi che risorgono dalle profondità del terreno, decine di personaggi di destra si sono uniti all'attacco alla legge 194 cominciato da Giuliano Ferrara con la ridicola proposta di una moratoria sull'aborto. Zombi ignoranti, che in un paio di giorni hanno restituito la misura della miseria morale imperante, a destra come a sinistra, tra i politici ed i commentatori di questo scombinato paese. Idiozie assolute, come la proposta di Buttiglione di fare l'autopsia agli embrioni oggetto di aborti terapeutici (forse per controllare l'operato dei medici assassini), si sono sommate alla cupa voce di prelati oscurantisti che hanno intravisto uno spiraglio per sottomettere le donne ed i loro corpi alla disciplina di Santa Romana Chiesa, restituendo un quadro desolante nel quale all'ignoranza si aggiunge l'ipocrisia. Quella di chi cerca di costruire la propria fortuna politica sulla pelle delle donne e dei loro figli; che brandendo il “rispetto per la vita” in realtà devastano le vite altrui per conquistare benemerenze (e voti) presso bigotti, ignoranti e poteri curiali. Un atteggiamento identico a quello di chi, in nome della libertà e della democrazia, ha seminato guerre, morte e distruzione.

Il presunto “rispetto per la vita”, o per la dignità del concepito, non alberga certo dalle parti dei crociati antiabortisti. Dal pingue Ferrara che non si è mai indignato per alcuna delle stragi o delle torture commesse dai portatori di democrazia, fino a Formigoni che in Lombardia ha fortemente limitato l'offerta di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG), è chiaro che a questa eletta schiera non importa nulla della vita umana e ancora meno della dignità delle persone che pagheranno duramente il loro attivismo politico.

Basti per tutti l'esempio di quello che succede in Lombardia, dove da un anno è obbligatorio il funerale per tutti i feti abortiti prima delle 20 settimane (prima facoltativo), anche quando la madre non lo desideri, anche quando il “prodotto del concepimento” in questione sia poco più di un grumo di cellule. Provvedimento odioso, ancora più odioso nella sua applicazione ove impone alla donna una scelta accompagnata dal riconoscimento implicito della natura di cadavere umano agli embrioni e feti abortiti.

La Regione Lombardia, con voto bipartisan “per errore” della sinistra, ha varato un anno fa questa bella trovata, tra le pieghe di un “regolamento cimiteriale”; una schifezza strumentalmente e palesemente intesa a mortificare e rendere le cose più difficili a donne già alle prese con decisioni terribili e personalissime, le quali, se resistono agli assalti delle equipe mediche predisposte per farle desistere, si ritrovano poi a firmare un foglio con il quale sono costrette a decidere se vogliono che il loro embrione sia sepolto in una tomba individuale o in una fossa comune.

Decisione chiaramente intesa ad ostacolare l'applicazione della legge 194 e già allo studio di altre regioni. La sinistra tace da un anno su questo scandalo per il quale, oltre a riconoscere implicitamente al prodotto del concepimento uno status che la legge italiana non prevede, si procura gratuitamente un feroce dolore alla donna nel momento in cui si rivolge alle strutture sanitarie per ottenere aiuto ed assistenza; leggere i protocolli per l'IVG lombarda procura un senso d'angoscia, la donna che vuole abortire deve percorrere una via crucis lungo la quale deve sviscerarsi a psicologi e medici impegnati a “salvare una vita” e a farla desistere dall'insano gesto omicida.

Sì, la storia non si esaurisce nel troglodita provvedimento di Formigoni, perché fatto il beau gest a blandire la curia, i legislatori lombardi hanno abbandonato la faccenda per dedicarsi ad altro, in particolare a restringere le possibilità d ricorso all'aborto terapeutico insieme al numero di medici che in Lombardia praticano l'IVG. La Lombardia, con il 69% dei medici obiettori, ha ormai raggiunto lo spiacevole record della Regione Sicilia, dimostrando come la sanità lombarda sia ormai “cosa loro”; della galassia di aziende, cooperative e cordate operanti nella sanità sotto direzione catto-vaticana, che non concede carriere a chi pratica l'IVG.

Peccato che nessuno si sia poi preoccupato di disporre come risolvere la sepoltura dei “prodotti del concepimento”, che giacciono da mesi nei frigo delle cliniche, custoditi in contenitori di fortuna con al loro bella etichetta in attesa di conoscere la loro sorte. La questione è spinosa, perché bisogna anche trovare un luogo per la sepoltura e varare un regolamento per stabilire come seppellire questi che per i legislatori lombardi sono a tutti gli effetti cadaveri umani, visto che la Lombardia comunque li censisce e riconosce loro uno status equivalente. Poi ci sarebbe da discutere se permettere (e come) di dare un nome ai fetini, quali contenitori usare per la sepoltura, chi paga per la sepoltura e altre piacevolezze. Ma perdere tempo a discutere di dettagli del genere non “tira” politicamente ed entrare nei dettagli rivelerebbe gli aspetti più crudi e raccapriccianti del provvedimento, quindi i fetini possono restare in frigo.

teodem Non è bello discutere di quali contenitori usare per la sepoltura, di dove riporli, come organizzare le “fosse comuni” o come dare alla mancata mamma una tomba sulla quale piangere il figlio mancato, o ancora su chi si debba accollare i costi di questa trovata e dove realizzare i cimiteri dei feti; non è bello e non è utile giungere fino al punto nel quale si dimostrerà la crudeltà di una legge che certifica queste donne come assassine. Non è bello, non è utile politicamente e allora non si fa. In un anno la giunta lombarda ed il suo presidente non hanno completato l'opera e così il loro rispetto per la vita umana si limita al marchiare come assassine le donne che hanno abortito in Lombardia e ad accumulare feti ed embrioni nei frigo degli ospedali.

Un gran bel rispetto per la “dignità umana”, non c'è che dire. Se quei prodotti del concepimento sono in qualche maniera esseri umani, e Formigoni dice di sì, l'inazione che li consegna al deposito in freezer non può essere altro che un vilipendio di cadaveri. Dettagli, gli sciacalli non si curano della coerenza tra i loro boatos e le conseguenze reali delle loro decisioni, è stato così evidente per la legge 40 come lo è in questo caso.

Ipocriti, guitti da due soldi, preti in crisi di nervi e baroni della sanità banchettano e prosperano nutrendosi del dolore delle donne e facendo strazio delle loro vite, mentre con una mano intascano ricompense e con l'altra infieriscono sulla sorte di feti ed embrioni, umiliando insieme alle loro vittime, la dignità di tutto un paese. Un meccanismo rodato e già visto all'azione con la stessa faccia tosta su altri temi. Basti per tutti l'esempio parallelo della lotta alla droga. Leggi assurde sulla pelle di chi già soffre, intrusione violenta nelle loro vite affidata a pasdaran timorati di Dio e alla fine no importa a nessuno se le proposte cattolicamente corrette non risolvono nulla e servono solo ad arricchire gli amici.

Nemmeno nel clamoroso caso di Don Gelmini, il famoso prete antidroga, c'è stato un solo politico che abbia condannato il presule e i suoi metodi. Eppure tutta la destra ha santificato un uomo che vestendo la tonaca con stile personalissimo era già finito in galera, ove il direttore aveva dovuto isolarlo perché molestava i detenuti. Non più celebre come “padre Jaguar” (amava le auto lussuose), con la sua “cristoterapia” era divenuto uno dei simboli della lotta alla droga made in Italy. Tipicamente la cenciosa destra italiana non può pensare di dedicarsi ad istituire servizi sociali funzionanti, molto meglio fare l'elemosina a qualche prete che se ne occuperà come può.

Non sappiamo se Berlusconi o altri fan del prete antidroga avrebbero mai affidato davvero i propri pargoli con problemi di dipendenza da stupefacenti alle amorevoli cure di Don Gelmini; non sappiamo nemmeno se qualcuno di loro avrà avuto un sussulto pensando che questo prete tanto esuberante e telegenico, avrebbe potuto abusarne sessualmente come – stando alle accuse - pare succedesse ai suoi amati assistiti. Nessuno di questi ha fiatato alla notizia del deposito del procedimento giudiziario, nessuno ha commentato le prove portate dagli inquirenti e le dichiarazioni di molti ex-ospiti di Don Gelmini. Nessuno ha commentato neppure le registrazioni di minacce e offerte di denaro alle vittime per farle tacere; tutte cose documentate dalle forze dell'ordine. Il Vaticano si è smarcato in silenzio, consigliando al prete di abbandonare le sue attività dopo aver inizialmente invocato la protezione della Madonna del Sorriso (testuale) sulla tonaca satireggiante.

Nessuno, nemmeno a sinistra, ha colto l'occasione per mettere in discussione una legge sulla droga che è allo stesso tempo inutile, ingiusta e vessatoria; nessuno ha colto l'occasione per affossare metodi all'antitesi della miglior scienza e fondati unicamente sul fanatismo religioso; esibito quanto tradito immediatamente.

Ipocrisie che feriscono i corpi di uomini e donne per procurare vantaggi ad una palude di faccendieri e gerontocrati capaci di farsi blocco sociale e cancro del paese. Il problema, nel caso dell'attacco alla 194, non è l'aborto, ma questo tumore che avvelena il sangue della democrazia italiana, questa melma che la soffoca e che la trascina nel declino e nell'ignoranza, mentre grassi ipocriti se la ridono dell'umanità sempre più dolente che lasciano alle spalle delle loro esibizioni.
domenica, 04 novembre 2007

in Afghanistan spunta la cannabis

 

Per una delle tante licenze ironiche che la storia si è presa nei riguardi delle sciocche aspirazioni umane, l’ultimo anno di governo talebano dell’Afghanistan ha coinciso con la quasi completa cancellazione della coltivazione dell’oppio in Afghanistan, mentre l’ultimo anno di governo dell’Afghanistan da parte del presidente Karzai e dei suoi alleati ha coinciso con il raggiungimento di un record di produzione mai toccato prima.

Con la coltivazione del papavero da oppio gli afgani sostanzialmente si mantengono in vita, visto che altre alternative economiche non ne hanno e che dopo oltre cinque anni di “aiuti” occidentali sono forse più poveri di prima. Con il commercio dell’oppio si arricchiscono invece i trafficanti ad ogni latitudine e con il suo controllo l’opposizione a Karzai ci paga la guerra.

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Per risolvere questa incresciosa situazione fino ad ora era stata proposta una sola alternativa, cioè la coltivazione di oppio da conferire alle industrie farmaceutiche per la produzione di farmaci. Proposta inconsistente, prima di tutto perché non assicurerebbe un reddito equivalente ai contadini afgani e secondariamente perché non esiste al mondo una domanda sufficiente ad assorbire una produzione come quella afgana. Come al solito però la proposta più stupida è quella che viene accolta con maggior favore dai media e fino ad oggi è l’unica rimasta sul terreno.

In Afghanistan, nei dintorni di Mazar-i-Sharif, nella zona di Balkh, non si coltiva più oppio. Le coltivazioni di oppio sono state proibite, ma il governatore locale ha tollerato la coltivazione della cannabis. La cannabis è una coltura storicamente afgana e sembra essere l’unica veramente alternativa a quella del papavero da oppio. La cannabis assicura una resa economica doppia rispetto al cotone, una delle colture proposte ufficialmente in alternativa ai contadini afgani, e richiede meno acqua e meno spese.

mini.phpLe coltivazioni non sono certo un segreto, tanto che i soldati canadesi si sono detti in difficoltà perché i “talebani” ora si nasconderebbero nelle “foreste di marijuana”. Il generale canadese Rick Hillier ha detto che dopo alcuni tentativi di bruciare i campi, tentativi che hanno presentato controindicazioni operative, i soldati canadesi si sono adeguati e ora hanno imparato ad usare le piantagioni di cannabis per nascondersi e per camuffare i loro tank.

Il governatore della provincia è soddisfatto e dice che quando l’anno prossimo arriveranno i soldi promessi dalla comunità internazionale e dal governo, sarà molto facile distruggere le piantagioni di cannabis, più facile che eradicare quelle di papavero da oppio.

I contadini locali restano diffidenti e dicono che se non arriveranno soldi ripianteranno cannabis; o oppio.

La coltura della cannabis ha una tradizione di oltre 70 anni nella zona e si calcola che il 50% dei locali ne faccia uso. Famoso è lo Shirak-i-Mazar, il “latte di Mazar”, una varietà di hashish prodotta localmente e rinomata anche all’estero.

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categoria: afghanistan, war on terror, antipro, drug economy


lunedì, 29 ottobre 2007

Follie con un comun denominatore


(Aggiornamento: è nato un blog per coordinare le iniziative per chiedere la verità sulla morte di Aldo )

Si chiamava Aldo Bianzino, aveva 54 anni e faceva il falegname. Il 12 ottobre è stato arrestato insieme alla sua compagna per il possesso di piante di marijuana per uso personale. La notte tra il 13 ed il 14 ottobre è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Capanne, in provincia di Perugia.

 
854898784_4ad48cbc7c_bDicono i giornali locali che l'autopsia di Aldo ha registrato: "traumi cerebrali, epatici e due costole rotte".

Aldo era in perfetta salute al momento dell'arresto e non è entrato in contatto con nessuno degli altri detenuti.

Verrebbe da concludere che le lesioni che ne hanno provocato la morte siano state procurate dalle forze dell'ordine che lo hanno avuto in custodia.

Così pensano almeno alla European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD) , che ha scritto una lettera vibrante di sdegno indirizzata alle massime autorità; lettera che può essere spedita da chiunque e speriamo che siano tanti.

"Un paese che criminalizza ed uccide la gente a causa del loro stile di vita, che tortura la gente perché coltiva una pianta, può difficilmente essere chiamato civile.", è scritto nella lettera ed è difficile dissentire.

Dissentire invece è obbligatorio nel caso della seconda follia. Si era capito che ormai negli Stati Uniti l'amministrazione è alla frutta , ma anche in Italia c'è chi è messo allo stesso modo. Che dire di un articolo del Corriere della Sera  sugli incendi in California che si chiude così: " E l'influente sito di «Drudgereport» lancia l'ipotesi dell'ombra di Al Qaeda dietro gli incendi. Sarebbe stata la stessa FBI (al femminile???), nel luglio scorso, ad allertare le autorità di un piano segreto dei seguaci di Bin Laden per iniziare una serie di devastanti incendi negli Stati Usa della costa occidentale. La rivelazione sarebbe emersa da un presunto terrorista detenuto nella prigione di Guantanamo.

854898862_94100e0e3b_bFine dell'articolo; un accrocchio di "si dice, si mormora" per sostenere una colossale stronzata. Al Qaeda dietro gli incendi (e mica li rivendica) perchè lo ha detto un presunto terrorista a Guantanamo sotto tortura.

Il bello è che il Corriere la pubblica così, senza nemmeno uno straccio di commento, richiamandola pure nel titolo " L'ombra di Al Qaeda sui roghi negli Usa". Nemmeno un punto interrogativo.

Un titolo assurdo in capo ad un articolo che tratta di una tragedia che  non ha nulla a che fare
con il terrorismo e che si chiude evocando la grande minaccia islamica tanto per farlo, un veicolare pessima propaganda senza il minimo vaglio critico.


La terza follia è che c'è ancora il Maurizio Costanzo Show


Il comun denominatore di queste tre follie è...dai che è facile...
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categoria: trash, truffe, diritti umani, repressione, antipro, decultura, bug di sistema, infowatch


mercoledì, 18 aprile 2007

L'invisibile manifestazione antipro e il visibile sciopero de la Repubblica..


Cinquantamila persone che sfilano per chiedere l'abolizione della legge Fini-Giovanardi e non se le fila nessuno. Edizioni locali con articoli di "colore" sui manifestanti in partenza e nessun articolo sui corrispondenti fogli nazionali, televisione zero, dibattito politico zero. Desaparecidos; se erano di Forza Italia diventavano un milione, se convocati da Fassino duecentomila.

Resta traccia della manifestazione sul blog dedicato e poco più, mentre la classe dirigente discute a caso di tesoretti e delle gambe delle donne, i cittadini si sfiancano in inutili marce destinate a suscitare indifferenza da parte di un sistema delle comunicazioni irrifomabile.

Anche a la Repubblica,  l'editore della quale possiede la tessera in anteprima dell'erigendo Partito Democratico, si respira brutta aria. Una settimana di sciopero, non solo perchè l'editore "progressista" rifiuta di rompere il fronte degli editori che da oltre due anni si rifiuta di discutere il contratto di categoria, ma anche perchè si rifiuta di sostituire i pensionati e preme per una organizzazione del lavoro sempre più fondata sullo sfruttamento del precariato. Tanto per rendersi più simpatica, la società padrona di Repubblica ha rifiutato addirittura di contribuire alla colletta a favore dei parenti degli afgani uccisi in occasione del sequestro Mastrogiacomo. Colletta che ha totalizzato finora centomila euro usciti dalle tasche dei giornalisti.benedetti_smallb

Inutile dire che la società da anni macina utili in aumento, si tratta come sempre in questi casi della materializzazione della terribile realtà, ovvero quella per la quale il "padrone" è progressista e "buono" fino ai confini della convenienza in suo favore, e anche nel caso finanzi cose quali la "Fondazione Rodolfo Debenedetti" (che si occupa nientemeno che dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello Stato sociale), non è il caso di considerarlo niente di più di una persona interessata prima di tutto ai propri interessi personali; anche a costo di far pagare il proprio successo ad altri.

Aggiornamento:

Puntuale come le tasse ecco cadere l'intervista a Franco Debenedetti che ci ha spiegato come, se è pur vero che gli imprenditori sono stronzi come dice Bertinotti, i sindacati lo sono lo pure loro perchè contrari alle modifiche all'articolo 18. Lasciando da parte il merito, è il metodo che lascia perplessi: pur tipicamente italiano, come espediente, così come non vale a difendere i ladri dire che tutti rubano, dire che anche altri non sono all'altezza non assolve la classe imprenditoriale italiana dall'essere molto al di sotto degli standard minimi di presentabilità
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categoria: media, antipro


sabato, 24 marzo 2007

Droghe, peggio alcol e sigarette di quelle illegali.

 

In settimana era giunta dalla Gran Bretagna la notizia che l'Indipendent aveva cambiato bandiera, pentendosi di aver sostenuto il proibizionismo. Ieri una ricerca della prestigiosa rivista medico-scientifica Lancet, intitolata "Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse" fa stracci delle politiche governative (non solo britanniche) nei confronti delle droghe, evidenziando come alcol e sigaretta siano molto più dannose di molte delle droge "illegali".

Opinioni vs scienza, peccato che la scienza non l'ascolti nessuno.

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categoria: antipro


sabato, 02 dicembre 2006

[Bo] Street Parade .1. - Omarelli .0.

Una gran bella Street Parade ha umiliato Cofferati e si è presa ancora una volta le strade di Bologna.

[Bo]  Street Parade ...
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Tuesday, Jul. 04, 2006 at 9:43 AM
Temperatura perfetta, venticello provvidenziale e percorso più corto hanno contenuto i disagi ed i malori, tanto che i più acuti si sono registrati per l’abuso di alcool.
Quando verso le 17 piazza XX settembre ha cominciato ad animarsi si erano già esaurite le pagliacciate di quelli che “si sono opposti” alla Street. Un quarto d’ora per i militanti di Forza Nuova dalla parte opposta del centro, venti minuti per la catenella umana di AN e simp’amici sul corso principale, occasionalmente rinforzati anche dai leghisti bolognesi (cioè dalla povera signora Tarozzi). Qualche salutino romano in pieno centro, un paio di signore molto maleducate che sbraitavano sconcezze contro i drogati e invitavano una ragazza affacciatasi con il piercing a scendere per farle un “culo così”. Questi i sedicenti bolognesi normali nel compimento del loro atto d’amore contro i barbari che “degradano” Bologna.

La piazza intanto si riempie, appaiono i “politici” che hanno dato una mano nella battagliona contro il sindaco e arrivano i primi gruppi sbarcati dai treni. I cronisti si aggirano e intervistano tutto quello che si muove, mentre il camion del Livello 57 ibridato da una sapiente mano mutoide comincia a buttare fuoco e fiamme per il divertimento di grandi e piccini, grande allegria e grande soddisfazione: siamo ancora qui. Interventi dal “palco” sobri ed efficaci, vince l’ironia di Monteventi che esibisce un pacchetto di “sostanza proibita” che si rivelerà poi essere terribile pizza al taglio; Cofferati ha infatti recentemente provato a proibire anche quella.

Ore 20: parte il corteo illegale.

Messo l’arzillo Don Gallo davanti a tutti si parte commettendo una clamorosa illegalità: manifestazione non autorizzata. Gli uomini dello sceriffo cremonese vanno in agitazione, riferiscono a Tex che subito dichiara alle agenzie: “Non hanno rispettato gli accordi, saranno denunciati”. Sul volto dei partecipanti nessuna preoccupazione, è solo un altro cane che abbaia alla carovana. La “denuncia” se ci sarà aprirà uno spassoso confronto, sarà divertente sentir leggere in tribunale il testo dell’ordinanza che aveva la pretesa di dettare persino il tipo di musica da suonare e che prescriveva a qualche decina di migliaia di persone di teletrasportarsi senza affollare le strade.

Ancora più divertente sarà confrontare il pezzo di carta con la realtà, che è fatta di una manifestazione che si incanala sul percorso predisposto dalla polizia municipale, dal quale già una paio di giorni era stato deviato il percorso dei mezzi pubblici. Corteo annunciatissimo da giorni, ma Sergio cade dal pero e frigna, chiama il papà-questore e dice che gli altri bambini non possono giocare dove lui gli ha detto che non si deve fare. Tutto perché per accontentare le smanie del cremonese gli altri attori della sfibrante trattativa, cittadini e non, hanno dovuto fingere di accordarsi su termini che si sapeva fin da subito che non sarebbero stati rispettati. Cofferati ha perso l’ennesima occasione per evitare una pessima figura, ma è fatto così, cosa vuoi andarci a dirci? Vuoi andarci a picchiarci? A litigarci? Non ne vale davvero la pena, ridergli in faccia e compatirlo basta ed avanza.

Oggi si è aggiunta l’ira dei DS, che accusano Rosario (Livello 57) di essere “inaffidabile” e i parlamentari coinvolti di aver tradito i patti. I DS dovrebbero tacere e vergognarsi, sul loro conto pesa la responsabilità di aver calato Cofferati in città, loro è la responsabilità del fatto che le parti sociali, prefetto, questore e macchina comunale siano stati costretti a mentire dicendo che non ci sarebbe stato nessun corteo mentre il corteo era da tempo annunciato (anche su indymedia, anche dall’opposizione) e previsto. I DS denunciano e proclamano, uscendo da un colpevole silenzio che negli ultimi mesi li ha ridotti all’afasia mentre Tex demoliva la cultura, azzerava il tradizionale dialogo tra amministrazione e società, demoliva il modello di sport popolare bolognese e scatenava una rissa a settimana in città; per lo più risse su sciocchezze come il test del dna alle cacche dei cani, la precedenza alla processione della Madonna sulla partita del Bologna o ancora la guerra ai lavavetri, quella ai dehor, o quella al “degrado” culminata con l’ukaze sulla pizza al taglio subito ritirato tra le pernacchie.

I DS dovrebbero spiegare perché la convivenza bolognese sopravvive solo grazie al buon senso di prefetto e questore e a quello di quanti sono stati presi nella tenaglia Cofferati - Di Nicola. Perché Cofferati in città lo hanno messo i DS, trattando la loro capitale come una discarica nella quale abbandonare un rifiuto della politica sgradito, e di questo vorremmo tutti sentirli parlare, sentirli spiegare perché a Bologna sia toccato un destino del genere e pagare un prezzo tanto alto per emarginare lo scomodo Sergio dalla politica nazionale. Sappiano i DS che senza l’altissimo grado di responsabilità dimostrato dai centri sociali, dalle associazioni e giù fino ai semplici cittadini, la provocatoria politica di Cofferati avrebbe già condotto a scontri molto pesanti e alla guerriglia per le strade. Si preoccupino di mettere la museruola a questo provocatore invece di spalleggiarlo e rinvigorirlo.

Il buon senso delle autorità ha tenuto le forze dell’ordine a distanza, presenti ma nascoste nelle vie laterali, lontano dagli occhi e dal cuore della Street. Mai vista una manifestazione del genere aperta da una sola macchina dei vigili urbani, ancora meno una manifestazione di “drogati”, “eversori” e portatori di “degrado” organizzata da un centro sociale recentemente accusato di essere una succursale del clan dei marsigliesi, una via di mezzo tra un laboratorio per la produzione industriale di droga e una Spectre dei poveri impegnata a raccogliere dossier segreti sugli operatori delle forze dell’ordine bolognesi.

Sul ponte di Stalingrado si capisce che anche quest’anno la Street ha fatto il botto, il ponte è ancora impegnato dalla parade quando la testa arriva all’altezza di piazza della Costituzione dove fa tappa e da dove parte la Street “ufficiale”. Ci si ferma su un anello di strade ad attendere l’arrivo degli altri camion e a carpire una scenetta che riassume il senso degli ultimi eventi: Rosario zompa in braccio a Valerio Monteventi, finalmente si scioglie ogni tensione, la partita è finita e il cinese umiliato. Rosario dirà poi che in quel momento “è stato come se avessi segnato un gran gol”, quegli attimi di esultanza se li è guadagnati e sudati tutti, davvero.

Si riparte, ancora via Stalingrado, ancora più gente, i dati ufficiali che alla fine diranno 50.000 come al solito sono parecchio sottostimati, i camion avanzano circondati da una mare di gente che riempie la strada a sei corsie, il primo varca i cancelli del Parco Nord a mezzanotte, l’ultimo un paio d’ore dopo.

Si riempie subito l’arena, che brulica di gente e di lucine di tutti i colori, dagli accendini fino ai cellulari il catino assume un aspetto degno delle Cronache di Narnia, facce soddisfatte ovunque, sorrisi e la visibile contentezza di un popolo che si ritrova e manifesta la propria esistenza rilassato e senza alcuna tensione.

Ancora una volta il successo della Street è stato decretato dallo spirito che anima decine di persone a ritrovarsi una volta all’anno. Uno spirito che tutti rifiutano di riconoscere e che nessuno fa il minimo sforzo per comprendere. Tace l’intellettualume nazionale, incapace o in altre faccende affaccendato; non è strano, un paese che ancora glorifica Pasolini per aver evidenziato la banalità (non fosse altro per la statistica) per la quale anche parecchi poliziotti hanno un’anima e sono figli del popolo, non può certo pretendere che la classe parlante possa accorgersi dell’esistenza di un’anima in quanti liquida sbrigativamente come un blocco monolitico di “drogati”.

Questi giovani invece hanno un’anima, ed è un’anima più pulita e più bella di quella di quanti li ignorano e di quanti strumentalizzano la loro esistenza per raccogliere il plauso e il voto degli omarelli. Omarelli: piccoli uomini che vivono chiusi nelle loro proprietà e che a forza di ridicoli cartelli vorrebbero imporre il loro personalissimo ordine domestico anche nelle strade, che invece sono di tutti.

Omarelli (umarell in bolognese) alla testa dei quali si mettono ottusi amministratori che trasformano il dibattito politico in una baruffa da bar, quelli che hanno portato il dibattito in Consiglio Comunale, ma anche altri ben più importanti, alla dimensione propria delle assemblee condominiali; la stessa levatura, lo stesso livello di dibattito, gli stessi risultati e le stesse delibere gogoliane che ci si possono attendere da un’assemblea di condominio. La morte della politica, che abdica alla sua funzione più alta e si trasforma da luogo d’incontro e mediazione a tribuna dell’omarello e delle sue frustrazioni contro tutti.

Lo spirito della Street non si è curato degli omarelli e decine migliaia di persone hanno ancora una volta colto l’occasione per fare pubblicamente quello che fanno ogni fine settimana dell’anno; farlo insieme per strada, ballando e riconoscendosi, sorridendo e condividendo. Farlo insieme lontani dagli anonimi contenitori a pagamento dispersi nella grigia provincia italiana nei quali settimanalmente sono costretti a confinarsi da quando la legalità degli omarelli ha proibito gli happening estemporanei all’aperto. Persone che prima di tutto invocano rispetto e lo fanno pubblicamente. Il rispetto dovuto a cittadini che studiano, lavorano, producono; cittadini giovani ai quali il futuro e la politica riservano solo orizzonti sottopagati, e un’unica certezza: staranno molto peggio dei loro genitori.

Giovani pazienti che sopportano i morsi di un sistema sempre più incline all’ingiustizia sociale, ai quali si vuole negare la visibilità, la possibilità di ritrovarsi pubblicamente una volta all’anno lontano dai capannoni nei quali ogni settimana sono costretti a nascondersi, liberandosi finalmente dell’ipocrisia che li costringe a dissimularsi per evitare la riprovazione degli ostili omarelli nella vita di tutti i giorni. Giovani che fortunatamente se ne fregano con allegria, passano sopra ai divieti insensati sorridendo, si ritrovano grazie al tam-tam in rete e convergono sulla Street per dire che loro ci sono e che rivendicano il diritto all’evasione nei modi e nei tempi propri. Persone che se ne fregano di Cofferati e dei politici, per nulla interessati a perdere tempo dibattendo con una politica interpretata da ottusi omarelli e da loro distante anni luce.

Un mare di gente che preferisce partecipare, vivere ed essere; come può, come riesce, come si sente, piuttosto che rimanere dietro uno schermo ad osservare la dissoluzione di una civiltà attraverso le trasmissioni della De Filippi. Persone per le quali le parole degli omarelli sono rumori privi di senso, persone emarginate dalla politica alla quale restituiscono l’indifferenza e il disprezzo con un sorriso. Persone diverse, molto diverse, dalle orde tifosoidi che ad ogni vittoria della nazionale approfittano del caos per sfogare le loro frustrazioni dando pessimi spettacoli, danneggiando i mezzi pubblici, l’arredo urbano e le macchine degli incolpevoli passanti, incendiando i cassonetti e scatenando risse. Gentaglia non a caso blandita dal sindaco degli omarelli, che a loro riserva i toni del paternalismo mentre offre il mega-schermo in piazza e un silenzio complice sui danni che procurano.

Queste persone diverse sono quelle che si ritrovano accomunate dallo spirito della Street, che è uno spirito libero e libertario, pulito ed onesto come solo sa essere lo spirito della gioventù, quello che non si manifesta per oscuri interessi, ma che nasce dal desiderio comune di ritrovarsi, riconoscersi e sorridersi, socializzare e condividere empatie, sogni e desideri. Persone che chiedono rispetto e a viso aperto difendono la loro dignità, sempre sotto attacco, ogni giorno colpita e diffamata da un immaginario pubblico che rifiuta la loro esistenza e ne restituisce un affresco generato negli incubi degli omarelli e riproposto dai media come trasfigurazione bugiarda della loro realtà.

Lo spirito della Street è lontano dalla politica, si limita a reclamare una modesta libertà e a richiedere rispetto a una classe parlante ormai assolutamente autoreferenziale, disposta a mobilitarsi e ad accapigliarsi per difendere la “libertà” di tangentari e papponi, pronta ad ergersi “garantista” a tutela di corrotti e corruttori, ma tragicamente compatta quando si tratta di emarginare le diversità rincorrendo il plauso degli omarelli e dei benpensanti, allarmati più dalla presenza di un ragazzo con i pantaloni strani e una canna in mano che dallo stato generale di un paese corrotto fino al midollo e dal triste spettacolo di un livello culturale e civile in caduta libera da oltre venti anni.

Lo spirito della Street si è manifestato ancora, ha disteso la sua benevolenza sulla tribù che si è materializzata al Parco Nord e ne ha allietato la notte, salutando insieme a loro il sorgere del sole e il passaggio dell’ennesima nuttata prodotta dal sonno della ragione degli omarelli. Una risata li ha seppelliti, e con loro ha seppellito le loro assurde pretese nell’indifferenza. Un epilogo naturale, perché mai dalla notte dei tempi il grigiore degli omarelli è riuscito ad aver ragione della vitalità dei giovani e degli uomini liberi e mai ci riuscirà, perché lo spirito della Street è quello dell’umanità che non rinuncia alla libertà, alla fantasia, alla pratica della socialità, al rispetto tra eguali e alla libertà di inseguire in pace i propri desideri.

Agli omarelli, ai grigi politici intervenuti in massa, al sindaco e ai sui sostenitori nei DS non resta che mettersela via, lo spirito della Street è vivo e vitale e tornerà a manifestarsi ancora, se vorranno ri-coprirsi di ridicolo non avranno che da rifare le sciocchezze esibite negli ultimi tempi, otterranno altrettante pagine sui giornali e altre figure barbine. Se non fossero i miseri omarelli che sono avrebbero capito da tempo che la Street dovrebbe essere valorizzata proprio dall’amministrazione cittadina in primis, ma non c’è da coltivare speranze in questo senso, la lunga notte degli omarelli è destinata a durare a lungo.


p.s. Girando per i blog bolognesi ho trovato l'immagine (spettrodellabolognesità) allegata, che appartiene ad un'ode alla cannabis, al pane e al vino sul cielo che è sulla volta di un portico all'inizio di via Indipendenza, e anche questo simpatico e istruttivo confronto tra la Street e un evento simile (casalogic):



Nome evento:
foto 1, SENSATION WHITE
foto 2, STREET RAVE PARADE

Tipo evento:
foto 1, RAVE PARTY
foto 2, RAVE PARTY ANTIPROIBIZIONISTA

Dove:
foto 1, AMSTERDAM ARENA
foto 2, STRADE DI BOLOGNA

Partecipanti:
foto 1, CIRCA 40.000
foto 2, CIRCA 50.000

Copertura mediatica:
foto 1, GLOBALE, CON FOTO PATINATE TRA GLI ALTRI SULLA HOMEPAGE DI REPUBBLICA
foto 2, MEDIA AUTONOMI, QUOTIDIANI DI SINISTRA ITALIANI, CRONACA E POLEMICHE SUI GIORNALI CITTADINI

Costo per partecipare:
foto 1, DAI 40 AGLI 89 EURO (POSTAZIONE VIP) IN PREVENDITA, POI SENZA LIMITE
foto 2, GRATIS, POSTO UNICO LE STRADE DI BOLOGNA

Valenza politica dell'evento:
foto 1, APPARENTEMENTE ZERO, MA VISTOSAMENTE CLASSISTA
foto 2, PIACCIA O NON PIACCIA PARECCHIA

Ricezione generale:
foto 1, COMMENTI ENTUSIASTI, EVENTO CONSIDERATO ARTISTICAMENTE VALIDO, UN "MUST GO-EVENT"
foto 2, CONFLITTUALE, POLEMICHE PERCHE' 30.000 PERSONE NON SI SONO TELETRASPORTATE
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categoria: bologna, antipro


sabato, 02 dicembre 2006

Brillante operazione antidroga nella città dei matti

Con una brillante operazione antidroga le forze dell’ordine hanno cinto d’assedio il noto centro sociale di Bologna, il Livello 57. L’operazione ha coinvolto oltre 100 componenti delle varie armi coordinati al fine di compiere un’estesa perquisizione delle due sedi del centro sociale e nelle abitazioni di alcuni dei suoi animatori.

Brillante operazione...
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Friday, May. 26, 2006 at 5:17 PM
Secondo la Procura di Bologna il blitz ha avuto origine da un’indagine partita nel febbraio scorso. La brillante operazione ha portato al sequestro di due panetti di hashis per un peso complessivo di circa mezzo chilo, qualche grammo di cocaina, dieci pastiglie di extasy e alcune pastiglie di medicinali che la nuova legge Fini sulle droghe ha classificato tra quelle che è reato detenere senza necessità terapeutiche; sono inoltre state sequestrate alcune piantine di marijuana. Per rendere la misura del clamoroso successo delle forze schierate a difesa della legalità occorre dire che il valore complessivo sul mercato delle sostanze ritrovate e sequestrate durante la maxi-operazione, che ha visto anche impegnate le unità cinofile, è attorno ai 3.000 euro.

L’operazione suscita perplessità per diversi motivi, primo tra tutti per la banale considerazione che se 3 mesi di indagine e l’impegno di oltre un centinaio di uomini sono serviti a sequestrare tremila euro di droga, l’operazione risulta priva di senso già dal punto di vista della sua economia intrinseca, ben prima di ogni altra considerazione politica o sproloquio sulla legalità; un dato assoluto, che dimostra come i soldi della collettività vengano spesi in operazioni intrinsecamente assurde, ancora più assurde se si pensa che il Procuratore di Bologna, la settimana scorsa, ha lanciato un grido di dolore per la mancanza delle dotazioni di servizio e di uomini, dicendo che mancano anche la carta e la benzina per le auto.

Nonostante le ristrettezze economiche la Procura ha pensato comunque di dare vita a un’indagine coronata con lo show down di ieri; un’operazione che difficilmente trova una sua ratio plausibile al di fuori del particolare contesto politico cittadino. Da anni il Livello 57 porta avanti alla luce del sole una politica antiproibizionista, e in questi giorni c’è baruffa perché il sindaco della Madonna non vuole concedere al Livello 57 l’autorizzazione per la famosa Street Parade antiproibizionista; Cofferati non ha fatto mistero di non gradire i centri sociali e in questo si è trovato in sintonia con la Procura di Bologna. La Procura a sua volta, da quando il sindaco ha assunto il suo incarico, sembra essersi destata da un sonno molto lungo e ha completamente cambiato la sua politica nei confronti dei centri sociali e dell’attivismo politico cittadino; per fare questo non ha esitato a produrre interpretazioni del tutto originali di alcune leggi, ricevendo per questo la censura della Corte di cassazione e del Tribunale per la Libertà

Alle accuse lunari con le quali i promotori di modestissime iniziative contro il caro-vita , gli studenti che hanno occupato la mensa universitaria, ed altri sono stati colpiti con il maglio della legislazione anti-terrorismo (Le ormai famigerate accuse di eversione distribuite come se fossero caramelle), si è aggiunto l’attacco ai centri più o meno sociali e più o meno informali con il pretesto della lotta alla droga. Attacco che la Procura dice essere casuale e “naturale”, ma che in realtà qualsiasi persona di buon senso fatica molto ad accogliere al di fuori del quadro politico locale, e di una tendenza evidente all’impiego dell’azione penale al fine di bastonare nel mucchio del dissenso cittadino.

La droga in questo caso è chiaramente un pretesto: il valore del sequestro in rapporto alle dimensioni dell’operazione ci dice solo che tra gli animatori del Livello 57 ci sono persone che assumono droga; non occorrevano certo 3 mesi di indagini per scoprirlo, visto che da oltre un decennio il centro sociale ha fatto dell’antiproibizionismo il suo tratto distintivo. Pochi giorni fa il pretesto della droga era stato impiegato per chiudere il CaCuBo, altro posto nel quale operava da sempre, alla luce del sole, un’equipe impegnata nella politica della riduzione del danno che offriva ai frequentatori analisi e informazioni gratuite sulle droghe, presidiato da un’ambulanza per iniziativa dei gestori coerentemente con la preoccupazione di minimizzare al massimo il rischio per i frequentatori di concerti ed iniziative.

Come in tutto il resto d’Italia la droga a Bologna circola a fiumi. Come in tutto il resto d’Italia una banale perquisizione nelle case di qualche stimato benestante bolognese porterebbe a sequestri assai più significativi, per non parlare di una retata in una qualsiasi discoteca, anche in quelle più virtuose che offrono ai clienti la prova dell’etilometro. Come in tutto il resto d’Italia un afflusso robusto di persone provoca le denunce dei vicini disturbati. Se la Procura di Bologna fosse genuinamente interessata a ridurre lo spaccio e non ad una guerra abbastanza ipocrita ai centri sociali non avrebbe privilegiato proprio questo genere di bersagli, avendo a disposizione decine di opportunità per giungere a sequestri più significativi impegnando risorse infinitamente più modeste.

C’è un dettaglio che poi è davvero difficile da giustificare, perché nel corso delle perquisizioni i militari hanno sequestrato ben 14 computer, tra quelli personali e quelli di uso condiviso all’interno del Livello 57. Il sequestro è del tutto incomprensibile, visto che 3 mesi di indagini hanno portato al sequestro di mezzo chilo di fumo, è davvero difficile pensare che i 14 computer siano stati utilizzati per gestire il traffico o agevolare lo spaccio di alcunché. La Procura di Bologna in realtà ama moltissimo i computer, e li ama a tal punto che quando decide di indagare su qualcuno arriva a sequestrare interi nodi della rete; si deve alla Procura di Bologna se sono stati sequestrati i dischi di memoria di Indymedia, della rete Ecn-Isole nella Rete e molte altre macchine che ospitavano i dati di migliaia di persone, la loro corrispondenza, le loro storie, le memorie delle loro vite.

Un modo di procedere che fa stracci della logica e delle tutele e dei diritti alla privacy di migliaia di persone alla volta, ma che in città preoccupa ben pochi, come non preoccupa nessuno a livello politico nazionale, nonostante parecchi siano pronti ad accusare un abuso nella pratica delle intercettazioni; se gli inquirenti ascoltano un politico o un dirigente aziendale che organizza una truffa colossale ledono la sua privacy, se invece sequestrano e spiano la vita di migliaia di persone alla volta, persone che non hanno mai commesso reati, o persone che come nel caso in oggetto commettono quello di “drogarsi”, la cosa sembra normale anche al più accinto tra i “garantisti”.
Non credo di poter essere incluso nella categoria dei dietrologi se affermo che il senso dell’operazione è evidente, ora Cofferati ha un solido pretesto (lo spaccio) per mettere in discussione gli accordi tra Livello 57 e comune; per non parlare del danno e dell’intimidazione al Centro Sociale che ora dovrà spendere grandi energie per difendersi e distrarle necessariamente da altre iniziative.

Un modo di procedere che non riesce a suscitare l’allarme della politica cittadina, insensibile anche alle questioni sollevate dagli eletti in Rifondazione e Verdi, l’unica increspatura l’ha provocata l’adesione di alcuni diesse a un appello bipartisan contro la “droga” presentato in consiglio comunale, che ha suscitato la reazione irritata di Katia Zanotti. Il sindaco tace soddisfatto.
Bologna sembra diventata la città dei matti, la curiosa sintonia tra la Procura (che è arrivata a sfidare ripetutamente la Cassazione pur di procedere indefessa contro l’opposizione sociale) e il sindaco della Madonna, danno luogo ad un accanimento artistico che si risolve in pesanti accuse penali e diktat attraverso i quali il podestà vorrebbe imporre ordine e disciplina a quelli che non gli piacciono, in ordine sparso: i nomadi, gli immigrati, i centri sociali, gli occupanti di case, la sinistra della sua stessa maggioranza, le associazioni che lo hanno sostenuto in campagna elettorale, i frequentatori della notte bolognese, il proprietario e i tifosi del Bologna e via elencando.

Se continua così, non è difficile prevedere che il prossimo sindaco della città dei matti apparterrà a una maggioranza di centrodestra.
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categoria: bologna, repressione, antipro


sabato, 02 dicembre 2006

L'ERBA DEL VICINO? E' SEMPRE PIÙ NERA

 Martedì, 31 Gennaio 2006 - 00:26 - di mazzetta

http://www.altrenotizie.org

C'era una volta un'erba buona, che aveva tante qualità da scatenare l'ostilità di tanti che non sopportavano che la sua diffusione danneggiasse i loro affari.
Venne allora deciso che l'erba era cattiva perché qualche giovane la fumava cercando l'evasione della realtà senza pagar dazio e il bollo sugli alcolici; e l'erba venne bandita. Sparì allora dalle nostre campagne e il nostro paese cessò improvvisamente di coltivarla, nonostante fosse tra i primi produttori mondiali; abbandonò tutta l'industria attraverso la quale lavorava questo dono della natura e la canapa diventò una "droga" dalla sera alla mattina.
Da allora sono passati decenni e il destino dell'erba buona sembrava segnato, non poteva che essere prodotta in lontani paesi senza legge, e giungere a noi se non per essere fumata.

Negli ultimi anni però è sembrato che l'enorme mole di studi sulla canapa potessero riabilitarla: dati inconfutabili ne hanno attestato le molteplici virtù, dall'azione rigenerante che esercita sui terreni, alle eccelse proprietà meccaniche, fino alle sostanze chimiche benefiche che contiene e alla sua estrema versatilità, che permette di ricavarne fibre, chimica utile e anche carburanti più "ecologici" di quelli di origine fossile.

Nello stesso tempo l'opinione pubblica, un tempo informata dall'ignoranza e dalla propaganda perbenista, cambiava radicalmente di segno; seguendo in questa trasformazione anche la trasformazione dei consumi umani di sostanze psicoattive.

L'erba buona era stata infatti criminalizzata per il blando effetto psicoattivo di una sostanza che contiene, il tetraidrocannabinolo o THC, che era stato condannato in quanto nemico della purezza della gioventù e accesso privilegiato alla vita da drogati.
Da decenni sappiamo che l'effetto psicoattivo dell'erba buona è modesto, come sappiamo che la definizione di "droga" passa solamente attraverso un'attribuzione di senso morale negativo a comportamenti sgraditi, e non già su una solida letteratura scientifica. Semanticamente il termine droga vive una dimensione assolutamente politica.

Se la corretta definizione della "droga" che si vuole disciplinare è infatti quella che la classifica come sostanza psicoattiva, l'intero impianto logico-giuridico del proibizionismo è privo di senso scientifico.
Ancora di più lo è se analizzato avendo conto dell'evoluzione nelle abitudini di consumo umano negli ultimi anni. Negli ultimi venti anni molte sostanze psicoattive sono entrate nei consumi di massa, in gran parte sfuggendo alla criminalizzazione e integrandosi nel mercato legale o para-legale. L'esempio più impattante è quello del consumo e della disponibilità di farmaci, che provvedono la popolazione di "effetti" stupefacenti in quantità superiore a quella di tutte le "droghe" illegali. Consumati sempre di più, prescritti dai medici, veicolati dalla pubblicità occulta degli informatori farmaceutici; dalla felicità immediata del Prozac, al doping sessuale del Viagra, la chimica ha compiuto passi da gigante. A completare l'offerta chimica, sono arrivate nuove sostanze di sintesi spacciate in abbondanza senza che le tabelle della "droghe illegali" riuscissero ad afferrare la loro tumultuosa evoluzione, dalle pastiglie per la discoteca, alle sostanze dopanti, fino al nuovo mercato delle sostanze "smart", cioè di quelle che fanno, ma non sono "droghe".

Di fronte a questa evoluzione si era pensato che l'erba buona non potesse essere più punita per molto, per l'ovvia considerazione sempre sostenuta con l'esempio degli alcolici, che assume un'evidenza ancora più sfolgorante: esistono sostanze moto più "attive", "pericolose" e che danno maggiore "dipendenza" di quanto non succeda con l'erba buona. E non sono proibite.

Ora le sostanze "molto più attive", a disposizione di chiunque e perfettamente legali sono decine, e la condanna dell'erba è diventata ancora più anacronistica, relegata agli ambiti marginali del moralismo destroide e beghino di un mondo che non c'è più.
Purtroppo a questa sottocultura fa riferimento elettorale il partito di Gianfranco Fini, drammaticamente attento al grido di dolore che sale dai perbenisti più ottusi e dagli ambiti che si sono arricchiti alle spese dei drogati. La destra è entusiasta delle comunità dure con i tossici: un dato storico, dimostrato ultimamente dallo scandalo che ha travolto l'ex-ambasciatore USA a Roma Mel Sembler, che ha dovuto rientrare in patria perché titolare di comunità nelle quali i suoi drogati venivano salvati con tecniche degne di regimi totalitari; come sostenuto nei rapporti del Congresso.

Al partito di Gianfranco Fini il peggior presidente del Consiglio della storia italiana ha, purtroppo, concesso di approvare una legge assurda; come già lo aveva permesso alla Lega Nord per cercar voti tra i timorati padani ansiosi di sparare ai ladri.
In tutta fretta la legge del signor Fini è stata inserita in mezzo al decreto per le Olimpiadi e approvata incompleta.

Da quello che se ne può ricavare per l'erba buona è notte, la notte della ragione. Chi vi entra in contatto viene separato secondo due categorie, quella dello spacciatore e quella del consumatore. Al consumatore viene prospettato un calvario di multe, umiliazioni e spese, culminanti in caso di recidiva nel "ricovero" in apposite strutture e, infine, nel carcere.
Per gli "spacciatori" invece pene da 6 a 20 anni. Questo perché il signor Fini e i suoi amici hanno considerato semplicemente che: "la droga è male" e che "non esiste droga buona o droga cattiva" nonché, tout court che "drogarsi è illecito". A decidere chi sia "spacciatore" e chi no, sarà chiamata la "scienza", che redigerà apposite tabelle stabilendo, a prescindere, chi spacci e chi no in base a quanta "droga" sarà trovata in suo possesso; un altro nonsense gettato lì con indifferenza.

Tutto ciò nell'ottica paternalistica classica della destra che protegge dal "male", combatte "la guerra alla droga" come combatte la "guerra al terrore", come quella al comunismo e via guerreggiando.
L'erba buona è quindi tornata e essere "il male" e per passare questo elementare messaggio il signor Fini e i suoi amici hanno avuto bisogno di oltre 20 pagine di articoli, commi e codicilli.

Un mostro che si spera venga abortito dal prossimo governo, l'ennesima dimostrazione della pericolosità eversiva della compagine di centrodestra, che ha trovato il suo equilibrio in questo strano metodo secondo il quale, per ottenere una legge a suo favore, il principe concede ai vassalli un orrore equivalente.

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sabato, 02 dicembre 2006

Il forum di Davos NON premia S.Patrignano

Tipico

Friday, Jan. 20, 2006 at 6:14 PM

Il World Economic Forum di Davos avrebbe premiato S. Patrignano come miglior impresa sociale.

In realtà è un pacco, il premio è stato assegnato dalla Schwab Foundation e dal suo media partner italiano, la rivista "Panorama".
Il premio sarà consegnato in occasione del prossimo WFE, ma NON è un premio della nota combriccola di padroni della finanza; si tratta piuttosto del solito premio assegnato da un'azienda del premier ad un'altra azienda amica.

Solo un'azienda berlusconiana poteva infatti considerare "etica" una impresa che vive sul lavoro degli sfortunati e che da anni viene osannata diffondendo dati falsi sulla propria attività come, ad esempio il dato di oltre il 70% di "uscite dal tunnel" che da anni vanta, nonostante tutte le altre gestioni di comunità chiedano conto di come si arrivi a determinare un dato del genere, che attiene più alla fantascienza, o meglio alla propaganda, che alla realtà.

Ovviamente per i media nostrani il premio è espressione di apprezzamento internazionale, e non il solito inciucio tra potenti e loro partner.

http://economia.virgilio.it/news/foglia.html?t=2&id=2&codNotizia=11831608

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sabato, 02 dicembre 2006

Bologna: bella Street

Ottima e abbondante.

Bologna: bella Stree...
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Monday, Jun. 27, 2005 at 6:42 PM

Questa edizione della Street Parade antiproibizionista è stata sicuramente la più riuscita numericamente. Le presenze sono andate ben oltre le 100.000 nell'arco della manifestazione.

Una edizione fortunata, provvidenziale acquazzone di augurio alla partenza, il tempo di percorrere la distanza tra due porte e tutti erano di nuovo asciutti, mentre lo scroscio ha portato aria fresca e spazzato l'afa, sostituendola con un'aria più fresca e decisamente più amica dei podisti impegnati nella parade. Molta gente già ai giardini Margherita, streaking improvvisati sotto il diluvio e poi di nuovo conn i vestiti addosso ad asciugare, forse meno gente a seguire la prima parte della parata, esplosa poi dalla stazione al ponte di Mascarella.

Quest'anno il percorso della parata è stato molto più lungo degli altri anni, condizionando in questo molti partecipanti, costretti a scegliere se farsela due volte a piedi o presentarsi lungo il percorso e poi al Parco Nord, la meta finale.

Impressionante il colpo d'occhio del rettilineo dal ponte di Mascarella fino all'arrivo al parco, pieno di gente che sfilava, con due camion già dentro il parco, ed altri che ancora scollinavano il ponte.
Impressionanti le file di ragazzi che fin dalla mattina hanno costituito un serpentone verso la partenza ai giardini, come quelle che già a pochi minuti dall'arrivo al parco tornavano verso la stazione.
Una parata senza emergenze, senza tensioni e senza problemi particolari; alla fine la scelta di Parco Nord come arrivo si è rivelata adatta, complice il meteo, alla enorme folla arrivata per partecipare al più grande raduno antipro d'Italia.

Anche se i carri erano meno dell'ano scorso, i partecipanti sono aumentati significativamente rispetto all'anno precedente, quindi verrebbe da concludere che limitare la partecipazione numerica di questi, non serva a contenere la street.

Un successo indubitabile, una partecipazione capace di dare a tutti l'esatta dimensione del problema rappresentato dalle visione manichee in tema di droghe.
Un successo scontato, visto che alle istanze antipro anche da sinistra ormai si risponde solo avendo in mente il degrado; visto che si criminalizza, anche culturalmente, chiunque rivendichi l'assunzione di una sostanza al di fuori del grande mercato di una società sempre più drogata; dal doping alla medicalizzazione fin dall'infanzia, in ogni angolo della nostra giornata troviamo qualcuno che ci spaccia droga legale.

Assumere sostanze "cattive" equivale ad essere un criminale, imbottirsi di psicofarmaci o alcool è invece contribuire al PIL, sarà per questo che nel nostro paese la pubblicità che invita ad assuemre alcool è così martellante.

Contro la follia della legge Fini, ma anche per vivere una giornata finalmente diversa, si sono trovati migliaia di giovani e meno giovani, che hanno ballato, consumato sostanze alla luce del sole e goduto della meraviglia di una grande umanità riunita in pace.

E' stata una manifestazione serena, con un calo nel consumo di alcune sostanze, finalmente della ketamina; e la crescita del consumo di altre: cocaina ed alcool. Questo a dimostrazione del fatto che il modello di consumo imposto fa breccia, e la street lo dimostra. Grande la partecipazione di giovani dalla provincia più remota, segno che la ricerca di qualcosa di diverso dall'immaginario quotidiano è in crescita.

Non è un caso che ad andar forte siano le droghe preferite dal business, non è un caso che si polarizzi il consumo tra il prodotto promosso dalla pubblicità, e quello promosso dall'immaginario efficientista e liberista; mentre parlano di politiche antidroga tanti tirano con il naso per sentirsi all'altezza; i cocainomani di gamma alta sembrano non esistere per il legislatore, per le commissioni d'indagine e studio, per i benpensati tutti.

Per la legge Fini è addirittura lecito consumare maggiori quantità di cocaina che di erba.

Dopo due decenni di "war on drugd", migliaia di miliardi buttati per operazioni oltre il limite della legalità e del buonsenso, il fronte proibizionista internazionale ha creato in Afghanistan, in Colombia e nel triangolo d'oro le condizioni per raggiungere la massima produzione di stupefacenti nella storia; che si aggiungono alla produzione di droghe sintetiche, mai così diffusa e varia ed impunita.

Droghe che circolano senza che alcuna autorità sia in grado di impedirlo; l'idea di colpire i consumatori è l'ammissione stessa dell'impotenza e della non-volontà di un approccio serio al problema. Oltre che essere, forse prima di tutto, frutto di una concezione autoritaria inaccettabile.




In Town

Anche in occasione della street Bologna ha mostrato miserie.
Dal primo cittadino in giù, chi si è espresso lo ha fatto per declamare banalità raggelanti, a cominciare dal fatto che si è trincerato sull'autorizzazione della questure data per una manifestazione "politica"; pilatesco.

Il capo ha visitato il percorso per rendersi conto, ha rifiutato un limoncello offerto con cordialità, e ci ha tenuto a dire che era li' "solo per controllare"; non sia mai che si confonda lo sceriffo della legalità con un amministratore cordiale che saluta i numerosi ospiti della sua cittadina.

Troppo preso dalla legalità, ormai ripete la parola come un altro faceva con "comunisti", Cofferati è abbastanza imperscrutabile, ma propenderei sul "ci fa", piuttosto che sul "ci è"; sarebbe meglio che si sciogliesse e abbandonasse i consigli del trainer, lui alla street era benvenuto, ha preferito fare il duro, all'occasione di esprimere un messaggio contro una legge allucinante che avanza in parlamento;
una legge osteggiata con forza dal suo stesso partito.

Partito che da anni avrebbe abbracciato la "riduzione del danno", salvo poi reagire come gli aennini per compiacere votanti che andrebbero educati, e non blanditi nello stile dei populisti. Ad un esponente regionale che mostrava di riconoscere valore alla street il sindaco ha risposto "Allora facciamola a Ferrara", cioè a casa dell'incauto che si era esposto; roba che neanche al bar....
Sarebbe il caso che parlasse di legalità anche a coloro i quali hanno finora nascosto, nella legalità, le responsabilità per la morte di tanti bolognesi, alla stazione e ad Ustica; è troppo facile prendersela solo con gli ubriachi.
Legalità alla carta, neanche si è accorto che migliaia di suoi cittadini hanno subito il sequestro della propria corrispondenza a causa di un atto illegale.

Poca intelligenza in giro, poco l'apprezzamento per la manifestazione espresso dalla classe parlante bolognese, in realtà trasferita al mare da tempo insieme a gran parte della città, che la parata non l'ha vista e sentita per nulla.

Tale latitanza risalta nei riscontri della stampa, più incline a farsi veicolo delle lagnanze dei cittadini cercati appositamente, che a fornire resoconti verosimili di quanto successo.
Ovviamente la standing ovation va al Resto del Carlino, e alla sublime Rita Bartolomei, capace di impegnare una pagina intera per rivelarci che la droga più consumata era il popper e quanto cattivo sia il popper.
Una clamorosa inesattezza, facilmente smentibile da chiunque abbia una minima conoscenza del tema, il consumo di popper, che esiste da decenni e si annusa, è sempre stato residuale, visti gli effetti per nulla entusiasmanti.
Molti hanno battuto sul tasto "ma guarda quanto hanno pisciato dappertutto", magnificando i 126 bagni chimici generosamente prestati dalla città.
A stare stretti 100.000 persone che vanno in bagno almeno 2 o 3 volte, hanno bisogno di qualcosa di più di 126 bagni sparsi per la città, se non siete d'accordo fate un pò di conti.
Poi ci sono quelli che hanno lamentato problemi di traffico, mentre non sono sembrati peggiori di quelli provocati da una qualsiasi partita di calcio, e sicuramente inferiori a quelli di una fiera di media grandezza; ovviamente è stato intervistato anche chi non ha dormito tutta notte, pur se sotto le sue finestre il corteo è passato dalle 7 alle 10 di sera.

La reception di un albergo, invece, si è lamentata dei giornalisti che telefonavano spasmodicamente, per sapere se avessero problemi; attesa delusa, è stata una street priva del minimo episodio di vandalismo o di violenza, gli albergatori sul percorso confermano; ci si è dovuti accontentare di far polemica per le scritte sui muri (prima che gli addetti finiscano di cancellare la metà di quelle rimaste; sì, esiste un efficiente servizio di riverniciatura pubblica istantanea a Bologna, per chi non lo sapesse).

Perchè cercare a tutti i costi di criminalizzare gente, spesso giovane, che si ritrova solo per spiegare al mondo, con le parole e la musica, che si sta sbagliando strada, nonostante tutte le evidenze, e le terribili conseguenze, delle politiche sbagliate negli anni passati?

Non credo sia questo il livello "alto" e congruente sul quale condurre i confronto sui temi sociali, sempre che in realtà interessino a qualcuno; non credo che la città acquisti lustro sprofondandosi in un sordo provincialismo caratterizzato dalla non volontà di dialogo; dal rifiuto della controparte fino ad etichettarla come un rifiuto umano, dare del drogato a chi partecipa alla street è solo una maniera un pò da puzzoni di evadere il confronto. Casualmente la stessa maniera usata dando dell'ubriaco, o del "disubbidiente" a caso a quanti criticavano cerrti provvedimenti e certi voli pindarici dei magistrati cittadini.

Ben altre sono le legalità infrante, che non raccolgono attenzione, da quelle commesse contro chi manifesta il disagio, fino a quelle compiute sulla pelle di interi popoli, a Bologna oggi si preferisce parlare di birra e di drogati, mentre implacabili si lavora per la legalità.

Infatti, la settimana scorsa il comune ha deciso di togliere le griglie in muratura nei parchi in collina, utilizzate da sempre da gruppi di amici e da tanti membri delle comunità straniere per ritrovi all'aperto allietati da sane grigliate in compagnia; a giudizio dei legalisti portavano "degrado". Le comunità più numerose si doteranno di dispositivi portatili, vedremo se i legalisti risponderanno vietando il picnic per il pericolo di incendi.

L'anno prossimo sarà il decennale della street, sperando che tutti abbiano imparato qualcosa in questi giorni, si annuncia in grado di superare la pur ottima riuscita di questa; speriamo che per una volta i partecipanti si possano godere la parata benvenuti dalla città, e che il paradigma cofferatiano di "separare ed allontanare" (non l'ha inventato lui) non costringa gli aitanti giovani a 20 kilometri di parata, per raggiungere la prossima location persa nella campagna.

Se nel frattempo qualcuno smette di preoccuparsi delle illegalità dei piccoli, e comincia a fare attenzione a quelle dei grandi, staremo tutti meglio.

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mercoledì, 13 settembre 2006

Si può superare l'antiproibizionismo?


Aug. 07, 2004 at 12:09 PM
Nei primi anni '20 del secolo scorso, seguendo una "moda" mondiale, l'Italia vietò la vendita dei "preparati velenosi", pur senza prevedere punizioni per i consumatori.

Se fino ad allora alcune droghe erano state stigmatizzate come piccoli vizi bohemiens, altre avevano nutrito la letteratura, altre come la cocaina erano addirittura state esaltate dai papi; si cambiava imporvvisamente registro, fondamentalmente sotto la spinta puritana del mondo anglosassone.

Nel dopoguerra arriverà la legislazione che punisce in consumatori, la lezione ricevuta nel tentativo di proibire l'alcool non era servita.

Da allora che si oppone a questo stato di cosa sposa la cosidetta politica antiproibizionista, un complesso ideale visto in chiave libertaria contro la stupida limitazione delle libertà individuali.

Forse è una strategia perdente.

Tutte le società hanno prima o poi proibito il commercio di alcune merci o sostanze, impostare la battaglia sull'assolutismo libertario limita molto le possibilità di successo.

Un altro argomento pesa a favore di questa considerazione, oltre al tempo trascorso inutilmente nell'azione antiproibizionista:
E' stato pesato l'impatto del commercio di droghe sull'economia mondiale, sarebbe tra il 7 e l'8% del commercio mondiale.
Ciò vuol dire che, se anche la teoria antiproibizionista venisse miracolosamente accolta da tutti domattina, non se ne farebbe nulla per non tirare giù il sistema internazionale degli scambi nel giro di qualche giorno.

Pertanto perseguire l'antoproibizionismo pare una posizione perdente non solo nella pratica politica, ed è dimostrato, ma anche irrealizzabile, rebus sic stantibus, sul piano pratico.

Cosa resta allora a chi non sia d'accordo con le attuali politiche antidroga?

Innanzitutto un punto fermissimo: il consumatore d qualsiasi sostanza proibita non può essere proibito, se la comunità è genuinamente preoccupata del destino del consumatore di sostanze, predisponga informazioni ed aiuto, sostegno a chi vuole liberarsi da quelle che danno dipendenza ed assuefazione.

Non è poco, ma a questo si può aggiungere un altro pilastro: la conoscenza ed il discernimento delle sostanze.
Sarebbe ipocrita, oltre che assolutamente svantaggioso, rinunciare ad una grande utopia senza pretendere in cambio il rispetto della ragione.

Pertanto valutando le sostanze in maniera assolutamente obiettiva, si dovrebbe procedere ad una recensione continua delle sostanze psicoattive di sintesi, e stabilire criteri di pericolosità oggettiva delle varie sostanze, colpendo lo spaccio di quelle pericolose nella realtà, e non di quelle invise a qualche morale astrusa.

Il risultato ovvio di un tale approccio dovrebbe essere l'apparizione della canapa in tabaccheria il giorno dopo, questa infatti è la droga meno pericolosa tra quelle proibite, superata in tossicità dalla metà degli alimenti in vendita regolarmente e da quasi tutti i preparati galenici (farmaci etc....).

La libera commerciabilità e produzione della canapa dovrebbe avere un impatto molto inferiore sulla bilancia dei traffici mondiali, e fornire una evidenza di razionalità separata dal moralismo, liberando risorse a pioggia sulla filiera legale dell'economia, dall'agricoltura al commercio, (aumentando oltretutto il Pil ), una evoluzione spalmata e graduale della ridefinizione di un mercato importantissimo finora esistente al di fuori dei circuiti legali, e come tale, ancora meno controllabile. Sicuro il successo della coltivazione, la pianta è autoctona, cioè italianissima, ed è ricca di qualità anche "agricole", la canapa avrebbe una prospettiva anche come materiale per l'abbigliamento, l'edilizia etc........

In parole povere, invece di sbattere la testa con l'antiproibizionismo, perchè non provare con una campagna per la semplice liberalizzazione della produzione e vendita di tutte le diverse varietà di canapa, fare cioè una battaglia nella quale arruolare anche parte del mondo produttivo, basata su apetti e considerazioni razionali e materiali, lontanissimi da sospetti ideologici ?
(...dicono che alla gente non piaccia sentir parlare di ideologie e principi )

Potrebbe essere una maniera per aprire un varco alla ragione, e farsi finalmente due tiri senza dover temere la vista dei tutori dell'ordine.
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categoria: antipro


giovedì, 17 agosto 2006

Grazie a tutti!

Grandissima street parade!

Grazie a tutti!
i 100.000 che hanno attraversato bologna con il sorriso sulle labbra, agli 8 vigili che dovevano tenere a bada un fiume di automobilisti inviperiti e sconvolti dentro le loro scatolette di latta, ai "vicini" della street che non hanno tirato niente dalle finestre e che invece ballavano alla finestra, agli uomini del "rusco" che seguendo la street non hanno lasciato neanche un fazzoletto di carta, ai poliziotti che non si fatti viaggi strani, alle cronache locali di Carlino e Repubblica, che evidentemente non han mandato nessuno a coprire l'evento e alla fine hanno scritto al buio le 4 solite cazzate.
Ho visto un fiume di gente allegra invadere le strade, ho visto le strade della mia città piene di sorrisi e musica, ho visto un parco enorme, pieno fino al mattino di gente serena con se' stessa e con gli altri, ho visto amicizia, tribu' diverse, storie lontane aggregarsi su un prato immenso per ballare insieme.
Appuntamento fra un anno, chi c'era tornerà!

Jun. 23, 2003 at 9:15 AM

postato da mazzetta alle ore 08:38 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: bologna, antipro


giovedì, 17 agosto 2006

Buffonata di Raisi

Senza vergogna
Dopo aver fatto campagna elettorale sulla sicurezza, visti i risultati ridicoli, Raisi (AN) con un triplo salto mortale si unisce ai comitati che protestano in questura.
Mossa che sarebbe legittimissima, se non fosse che le iniziative del comune in tema non hanno avuto altro risultato che scatenare ilarità ed incazzure dei vari comitati.

Comincia lo scaricabarile in vista delle elezioni.

Contro ogni proibizione tutti alla Street!
...che non chiude alle 3!

Jun. 19, 2003 at 4:39 PM
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categoria: bologna, antipro


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