mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 03 luglio 2009

Israele vuole i ghetti e la segregazione

 

AtiasIIIl ministro per la casa Ariel Atias (nella foto) ha detto chiaro e tondo che ha allo studio piani per separare gli arabi dagli ebrei e gli ebrei "secolarizzati" da quelli ultra-ortodossi. Atias è espressione proprio di questi ultimi e del partito religioso più estremista, lo Shas, che fa parte del governo Netanyahu.

Ha detto pubblicamente a un congresso degli avvocati israeliani che è una responsabilità nazionale il prevenire che persone le quali "quantomeno non amano Israele" possano stabilirsi in zone abitate da ebrei e che "Io, come ultra-ortodosso, non penso che gli ebrei religiosi debbano vivere nelle stesse zone delle coppie di ebrei secolarizzati, così si eviterebbero gli attriti non necessari"

Ha quindi proposto di mettere sul mercato terreni edificabili riservati rispettivamente ad arabi, ultra-ortodossi ed ebrei diversi. Facile immaginare che agli arabi non toccheranno i lotti migliori, ma questa è una considerazione risibile di fronte alla gravità di dichiarazioni del genere. Nessun ministro, in nessuna democrazia può permettersi di rimanere al suo posto dopo dichiarazioni del genere, ma in Israele per ora non succede niente. Se non vi appare subito l'orrore di dichiarazioni del genere, provate ad immaginare come suonerebbe se un governo europeo decidesse di limitare la residenza in zone riservate a musulmani ed ebrei.

Parole inaudibili, che richiamano storie di segregazione e tempi bui. I ghetti per gli ebrei in Europa, l'apartheid statunitense, sudamericano e sudafricano, la regola coloniale. Quella che è già una realtà per le popolazioni occupate da Israele, diventa il modello d'elezione della politica del governo anche all'interno d'Israele, il modello segregazionista riproposto come da triste abitudine per evitare mali peggiori, per favorire la tranquillità del corpo sociale. Un orrore solo a pensarci, qualcosa che trascende le peggiori aspettative sul governo d'estrema destra che oggi guida Israele e che preoccupa molti dei leader mondiali.

Dopo Obama anche Sarkozy ha fatto irruzione chiedendo con poco garbo le dimissioni del ministro degli esteri Lieberman, un'altra testa calda in questo caso finita a capo della diplomazia israeliana. Netanyahu si è offeso tantissimo e ne ha fatto una questione d'onore nazionale, offeso dall'ingerenza del francese. Il giorno dopo irrompe Atias con in testa l'idea meravigliosa che non mancherà di esporre il paese a critiche feroci.

Il problema del governo israeliano non sembra quindi limitarsi all'essere un governo d'estrema destra, ma va ben oltre e evidenzia la tragica realtà di un governo in balia di fanatici bruciati malamente dal contatto con la religione, tanto che non stupirebbe vederne alcuni con uno scolapasta in testa al posto del tipico copricapo.

Come sempre questi approcci barbari e fascistoidi hanno un lato farsesco e paradossale, che in questo caso è rappresentato dal fatto che gli ultra-ortodossi vicini allo Shas sono una comunità talmente devota che gran parte di loro si limita a leggere i test sacri e fecondare continuamente la propria compagna segregata in casa come sui mezzi pubblici, dove già hanno proposto un analogo regime segregazionista. Il lavoro femminile è poi quasi impossibile per via del controllo estremo sulla vita delle donne. Così succede che il welfare israeliano se li accolla mentre loro si moltiplicano come Dio vuole. Il che significa che sono proprio le tasse degli arabi e degli ebrei meno ortodossi, che dovrebbero finanziare la loro stessa segregazione per mano degli ultra-ortodossi che vivono, economicamente parlando, alle loro spalle e in povertà per una precisa scelta ideologica. Non è una rivoluzione proletaria, ma si tratta comunque di un ardito tentativo redistributivo che sta mettendo a dura prova le casse dello stato.

Questo più di altro fa considerare abbastanza velleitario il progetto, ma il fatto che sia difficilmente realizzabile nella pratica non toglie nulla al dramma interno nel quale Israele sembra precipitare sempre meno lentamente .

postato da mazzetta alle ore 02:50 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: trash, israele, diritti umani, religioni, repressione, diritti civili



Commenti
#1    03 Luglio 2009 - 13:41
 
Bella gente...
utente anonimo

#2    03 Luglio 2009 - 22:26
 
Sono talmente razzisti nell'animo che adesso si discriminano da soli.
Prima li univa l'idea di fare uno stato, adesso che hanno lo stato, tra loro si discriminano secondo un loro criterio di "nobiltà" ebraica e nel modo più o meno ortodosso di professare la propria fede.
utente anonimo

#3    03 Luglio 2009 - 22:59
 
anche questo commento sopra è razzista
utente anonimo

Commenti

Chi sono

Utente: mazzetta
Per contatti, mazzetta at altrenotizie punto org (non accetta allegati), diversamente mazzettatm at gmail punto com


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Subscribe with Bloglines
Website Statistics