Sono desolanti i dati sullo sviluppo della rete nel nostro paese, che si ritrova l'unico in Europa e forse nel mondo, nel quale cala il numero di abitanti che hanno accesso alla rete (dal 43 al 42%). Un dato sbalorditivo, visto che da anni il dato cresce ovunque e che risulta difficile capire come gli utenti di Internet nel 2008 possno essere meno di quelli nel 2007. Evidentemente esiste un deficit strutturale, già segnalato, che non trova soluzione visto che i principali operatori del settore non investono in cavi e infrastrutture. Altrettanto evidentemente c'è un deficit culturale, visto che il governo che promosse "Le Tre I", tra le quali c'era l'informatica, non ha prodotto un solo provvedimento utile ad allargare l'accesso alla rete. Non prima di Prodi e nemmeno dopo.
Lo zoccolo duro dell'Italia televisiva resiste all'avanzata della rete e non è difficile immaginare chi abbia interesse a coltivare e nutrire questa resistenza. Al contrario Silvio Berlusconi ha appena annunciato la volontà di proporre al G8 di "regolamentare internet". Il premier non ha dettagliato oltre, ma quando uno come lui si preoccupa dell'assenza di regole in un settore che gli sfugge, si può star sicuri che stia pensando a regole in qualche modo restrittive. Anche perchè la cultura informatica e la comprensione della rete non sono certo una freccia a disposizione dell'arco parlamentare, come ha ampiamente dimostrato lo scandalo del portalone Italia.It, che intanto è finito pure sul Wall Street Journal.