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Ce la possiamo fare...
domenica, 16 novembre 2008

Mezzo Molise va in galera, ma non lo dice nessuno.


Poco tempo fa Il Giornale di Berlusconi aveva parlato dell'inchiesta denominata "Black Hole" come di una montatura dei magistrati "comunisti", un espediente per mettere in piazza decine di galantuomini coinvolgendoli in un procedimento che sarebbe morto per mancanza di prove e Carlo Giovanardi aveva definito l'inchiesta come surreale.

Povero, surreale, Giovanardi, ieri sono stati depositati 112 rinvii a giudizio e sono stati compiuti diversi arresti. I vertici istituzionali molisani saranno processati insieme a quelli dei carabinieri, dei vigili urbani e ad imprenditori e affaristi. Un montagna di accuse certificata da una montagna di intercettazioni, con un comandante dei carabinieri già arrestato dai colleghi e molto peggio. Un sistema para-mafioso che controllava assunzioni e forniture, giungendo all'intimidazione e al dirottamento delle indagini tramite complici coinvolti nel malaffare. Sullo sfondo una strage di tangenti o l'inventarsi false associazioni anticancro per spillare soldi al bilancio della sanità, un flusso di denaro che era il vero collante dell'associazione criminale.


depalmaE' finita di nuovo nei guai anche Patrizia De Palma (nella foto), che con Remo Di Giandomenico è la metà della coppia conosciuta come "i Ceausescu del Molise". Dei Ceausescu ha sicuramente la determinazione, che le ha permesso la consumazione di una lunga serie di reati, dal peculato, agli aborti clandestini (in gran parte fuori termine, lei che era obiettrice di coscienza), fino a vere e proprie violenze personali contro i colleghi colpevoli di ostacolarla. Ciliegine sulla torta la condanna per aver partecipato alla vendita di un neonato e quella per traffico di migranti. Un corposo articolo di Prima Pagina Molise fornisce i dettagli raccapriccianti, ma per queste colpe la signora ha scontato solo un paio di  in carcere, ritornando poi alla professione come se nulla fosse. Latita l'Ordine dei medici, che invece di espellerla a calci seduta stante, dopo anni non ha ancora trovato il tempo di portare a termine il procedimento d'espulsione nei suoi confronti.

Remo Di Giandomenico è invece il marito, già sindaco di Termoli, deputato UDC e molto altro, candidato nonostante la condanna della moglie e nonostante il verminaio sia già stato scoperchiato da qualche anno. Ma l'UDC si tiene anche Cuffaro, nessun stupore.

Un'operazione che decapita i vertici molisani e dimostra come le sue istituzioni fossero ormai nelle mani di un'associazione criminale rodata e priva di scrupoli, un panorama desolante nel quale i carabinieri hanno dovuto operre mentre colleghi infedeli e anche i vigili urbani cercavano di ostacolare le indagini con lo spionaggio e con l'intimidazione. Un comandante dei carabinieri sarebbe arrivato al punto di mandare un proiettile e minacce a suo fratello, ugualmente carabiniere, perchè desistesse dalle indagini. Il GIP descrive la banda arruolata nelle forze dell'ordine come:«Un vero e proprio settore separato dall'Autorità giudiziaria, dallo stesso Capo della Polizia e dalla stessa Arma dei Carabinieri e anzi collegato direttamente a uno dei più terribili centri di potere e di malaffare annidatosi nelle istituzioni del Basso Molise».

Anche il Vaticano si era scoperto scandalizzato e all'epoca dell'arresto della De Palma l'Osservatore Romano scrisse di
"Sepolcri imbiancati sulla Morale insanguinata dell'avidità", ma per Il Giornale di Berlusconi le prove sono un'optional, a la montagna di intercettazioni che ha provato il malaffare è da censurare, perchè per raccogliere intercettazioni e prove i carabinieri avrebbero ascoltato anche discorsi banali e privati. Sono tutti innocenti fino al giudizio definitivo e delle condanne già rimediate da Patrizia De Palma è meglio non parlarne per i moralisti a gettone berlusconiano.

Sepolcri imbiancati come il solito Giovanardi, che da deputato di Forza Italia fece un'interrogazione parlamentare sui costi dell'inchiesta, per inciso imparagonabili ai milioni di euro sottratti dagli imputati. Le stupidaggini di Giovanardi dimostrano che Forza Italia a livello nazionale ha cercato di difendere la banda e che Il Giornale di Berlusconi si è attivato per diffamare le forze dell'ordine e i magistrati, al fine di favorire un'associazione criminale per nulla presunta, viste le condanne già subite da De Palma ed altri. Sepolcri imbiancati come i giornali nazionali che confinano la notizia nei dintorni di -pagina 20 taglio basso- o a bucare del tutto la notizia.

Non stupisce che nemmeno un politico nazionale si sia fino ad ora espresso sulla chiusura dell'inchiesta che ha decapitato il Molise (coinvolto anche il presidente della regione), come similmente è successo pochi mesi fa in Abruzzo. Allora fu più rumorosa la solidarietà per il "galantuomo" Del Turco che per il sottostante scandalo epocale, oggi il coinvolgimento di un notabile dell'IDV tiene lontano persino Di Pietro il legalitario.

Di legalità e dei suoi paladini non c'è traccia in Molise, dove i "buoni" combattono soli contro tutti per difendersi dai sopprusi della banda e dove pezzi di stato cercano di difendere medici presi a botte in ospedale da gente come la De Palma, carabinieri che si ritrovano Caino per fratello e migliaia di utenti della sanità pubblica nessi in pericolo mortale in nome della smodata avidità dei "cattivi". Una situazione che ha spinto politici ed affaristi ad agire con tale spudoratezza che non è stato difficile incastrarli, la paradossale difficoltà per gli inquirenti è stata proprio quella di assemblare una mole impressionante di prove per una mole altrettanto impressionante di reati, ben 117 capi d'accusa.




postato da mazzetta alle ore 15:09 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, politica interna, truffe



Commenti
#1   19 Novembre 2008 - 16:26
 
quale sarebbe il notabile del partito di Di Pietro sotto inchiesta? Nei link non si legge nessun nome...
utente anonimo

#2   19 Novembre 2008 - 19:03
 
Si tratta di Nicola Anacoreta e nella lista c'è.
Ci sono tutti e tutti tacciono

Ex sindaco perchè non è piaciuto ai suoi amministrati come si è comportato, in particolare in questa occasione:

San Giuliano, incarico all’ingegnere del crollo
Progettò la scuola della strage, diventa coordinatore per la sicurezza. I parenti delle vittime: siamo indignati

LARINO (Campobasso)— Dicono di essere stati umiliati e offesi. Ogni loro parola gronda sdegno e rabbia. I genitori dei ventisette bambini uccisi dal crollo della scuola «Francesco Jovine» di San Giuliano di Puglia, crollo, dicono le perizie, avvenuto «in occasione» ma non «per colpa» del terremoto del 31 ottobre 2002, vorrebbero giustizia. Ma è come se a ogni passo avanti compiuto nell’accertamento della verità e delle responsabilità corrisponda, fatalmente o forse no, sempre una nuova violenza, sempre una nuova occasione di oltraggio alla memoria dei loro bambini. Persino ora che il presidente Ciampi ha riconosciuto con una medaglia al valor civile quel sacrificio, non riescono a gioire. Ieri, alla notizia che l’amministrazione comunale di Larino ha affidato all’ingegnere Giuseppe La Serra, principale imputato nel processo per la strage di trenta mesi fa, l’incarico di responsabile per la sicurezza dei lavori (1,3 milioni di euro) per la zona artigianale, i genitori delle vittime della «Jovine» sono insorti. E hanno scritto a tutti quelli che avrebbero potuto ascoltarli, dai giornali alle istituzioni.

Per tutti, parla Antonio Morelli, presidente della Onlus «San Giuliano di Puglia 31 ottobre 2002». «Abbiamo pianto per tre notti e tre giorni davanti alle bare dei nostri bambini. Abbiamo promesso loro che avremmo dato anche la nostra vita affinché fosse fatta giustizia, e adesso non possiamo non gridare la nostra indignazione di fronte a questa scelta della giunta di Larino, che affida al signor La Serra addirittura il compito di "coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione" dei lavori del Piano di insediamento produttivo. Proprio a lui, uno dei maggiori responsabili della tragedia che ci ha colpiti, visto che era il progettista del secondo piano della scuola "Jovine", l’unico edificio a sbriciolarsi nei quarantaquattro comuni colpiti dalla scossa del 31 ottobre 2002».

Il procuratore di Larino, Nicola Magrone, ha chiuso le indagini un mese fa e ha chiesto il rinvio a giudizio degli appaltatori dei lavori Giuseppe Uliano, Ernesto Di Pietro, Gianni Martino, Carmine Abiuso, dell’ex sindaco di San Giuliano, Mario Borrelli, dell’assessore Antonio Serrecchia, del segretario comunale Clementina Tolo, del capo dell’ufficio tecnico, Mario Marinaro, e del progettista-direttore dei lavori Giuseppe La Serra. Per tutti, le accuse sono di omicidio colposo aggravato, disastro e lesioni (oltre ai 28 morti, ci furono anche 39 feriti). Ma La Serra e Marinaro devono anche rispondere di falso, perché certificarono che la scuola era agibile e lo fecero, sostiene l’accusa, per superare tutti i controlli. Non solo. Dopo il deposito delle perizie davanti al gip, durante l’incidente probatorio di cinque mesi fa, il procuratore di Larino ha disposto un’altra consulenza, da cui emerge un quadro ancora più fosco: in pratica, dice il professor Augenti che l’ha eseguita, la «Jovine » era al limite del collasso e sarebbe crollata su se stessa anche per una nevicata abbondante.
Ecco perché i genitori dei bimbi di San Giuliano sono furenti e chiedono che il sindaco di Larino, Nicola Anacoreta, ritiri la delibera a favore di La Serra. «Riteniamo che l’incarico affidatogli — scrivono — sia la solita merce di scambio intesa ad accontentare le varie componenti di una qualsiasi coalizione». Ora, Anacoreta (Italia dei Valori) è un fedelissimo di Antonio Di Pietro, il quale a sua volta difende alcuni genitori delle vittime. Già questa circostanza alla Onlus «31 ottobre» non piaceva prima, figuriamoci adesso che il sindaco di Larino ha scelto La Serra. «O Di Pietro convince Anacoreta a fare marcia indietro—dice Morelli —, oppure deve rinunciare alla difesa dei genitori. Se non fa nessuna delle due cose, saranno i genitori a lasciare lui».
Per La Serra e gli altri, il procuratore Magrone chiese l’interdizione temporanea dall’esercizio della professione. Ma gip e tribunale del Riesame si opposero. Il ricorso di Magrone in Cassazione, accolto dalla Procura generale, fu giudicato inammissibile dal collegio. Per la cronaca, l’unica condanna finora è toccata a Morelli. Ingiurie nei confronti di uno degli imputati. Quaranta euro di multa.
Carlo Vulpio
28 aprile 2005
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