Sono ormai diversi anni che San Precario, geniale totem della condizione precaria, si manifesta nei luoghi più disparati per mettere il dito nelle ferite procurate dal sistema economico, quello stesso che in questi giorni esibisce il suo fallimento.
San Precario in questi anni è apparso accanto ai precari calpesti e derisi su e giù per il paese e anche oltre. Ogni primo maggio si raccolgono attorno al santo decine di migliaia di europei, con punte superiori ai centomila a Milano, città natale della santa icona. Non si contano le azioni (e le denunce) in suo nome, dai più tradizionali picchetti e volantinaggi, fino alle complesse rivendicazioni sindacali di frontiera a tutela dei precari, passando per incursioni e performance comunicative di grande spessore.
San Precario però è un po' schifato dagli altri santi dell'empireo. Santa Informazione ad esempio non lo vuole proprio vedere. Altezzosa, ostile, sembra farsi vanto dell'esclusione delle gesta del santo dalla sua traboccante e cacofonica produzione.
Capita così che il santo appaia alle folle, suscitando grande stupore, nel bel mezzo di manifestazioni abbondantemente raccontate da Santa Informazione, ma che il racconto delle sue gesta non raggiunga mai i fedeli. I casi sono ormai numerosi e vanno dalla Mayday oscurata all'incursione alla Mostra del Cinema di Venezia, nemmeno apparire davanti a Santa Industria della Comunicazione è servito a qualcosa.
Così è andata anche qualche giorno fa, quando San Precario è apparso all'interno della Borsa di Milano attirando una schiera di fedeli che hanno invaso le sacre sale. Illuminati dall'apparizione i fedeli hanno esposto le 95 tesi della precarietà agli occhi dei seguaci molto depressi di San Profitto. Santa Informazione anche questa volta era girata dall'altra parte.