Negli ultimi tempi gli islamici sono usciti dal mirino della propaganda. In mancanza di attentati in Occidente, dopo una serie sterminata di clamorosi arresti finita nel ridicolo e in assoluzioni a tappeto negli ultimi tempi è calata la produzione di allarmismo terrorista. Troppe anche le accuse palesemente inventate, che hanno inciso su una credibilità degli apparati di sicurezza già pesantemente minata dalla falsità dell'intelligence che ci ha condotti alla War on Terror.
Il pericolo del terrorismo islamico non è più sentito, quello che resta è invece una solida ostilità razzista verso gli islamici, frutto avvelenato della costruzione del nemico funzionale all'invasione del Medioriente. Costruzione del nemico che ora preferisce alimentarsi di ostilità all'islamico vicino, visto che con quello lontano butta male. La costruzione del nemico continua, perchè è necessaria al mantenimento dello stato d'eccezione e alla mobilitazione attorno al comando,anche se altri problemi si presentano alla nostra porta, gli addetti a questo genere di propaganda non hanno ancora perso il posto a causa della crisi economica, e forse non lo perderanno mai.
In proposito, Il Giornale, quotidiano del Presidente del Consiglio, seppur intestato a una prestanome di famiglia, ha pensato bene di colorire una terrificante bufala partorita dal britannico Times, il quale fondandosi sulle solite "rivelazioni dei servizi" ha fatto uno scoop, nel quale dice che i terroristi islamici nascondono i loro messaggi dentro le immagini pedopornografiche.
la tecnica si chiama steganografia e non è certo una novità, si tratta semplicemente di inserire altro all'interno dei dati che sullo schermo ricompongono l'immagine. Altro che può essere un messaggio in chiaro o cifrato o anche solo uno sberleffo.
La "notizia" è assolutamente non plausibile. I già ricercati terroristi userebbero gli stessi circuiti dei pedofili, fidando sul fatto che nessuno si aspetterebbe una cosa del genere e sull'abilità dei pedofili nello sfuggire ai loro cacciatori. Peccato che abbia pochissimo senso logico, essendo le reti dei pedofili assiduamente ricercate e monitorate ovunque dalle istituzioni fino ai singoli cittadini, anche nei paesi per nulla interessati al terrorismo islamico. Non si capisce che senso avrebbe per i terroristi accompagnarsi ai pedofili nelle loro peregrinazioni in rete, saltando da un server all'altro inseguiti da poliziotti e protettori di bambini invasi dal sacro fuoco.
In realtà le comunicazioni tra "terroristi" avvengono attraverso ben altri canali in rete, ma anche al di fuori della rete, dove da tempo si svolgono i passaggi di denaro attraverso fiduciari evitando di lasciare tracce elettroniche. La velocità del trasporto moderno permette tempi di trasmissione comunque brevissimi anche se il messaggio dovesse essere trasmesso di persona. C'è infatti da notare che questa modalità non si presta alla diffusione su larga scala del messaggio, perchè nel caso i riceventi dovrebbero essere in possesso del codice di traduzione, conoscere e raggiungere il pedo-sito ed avervi accesso. Senza considerare l'esposizione ad immagini capaci di turbare più di una coscienza e sensibilità
L'idea per il geniale spin nasce dal rinvenimento di immagini pornografiche (pedopornografiche solo in pochissimi casi) nei computer di alcuni "terroristi" arrestati negli ultimi anni. Circostanza abbastanza scontata, i terroristi islamici sono normalmente giovani, maschi e hanno una scarsa conoscenza diretta dell'universo femminile. Spesso hanno ricevuto un'educazione impostata sulla separazione dei sessi e sulla segregazione sessuale delle giovani. Sembra assolutamente normale che alcuni di loro, di fronte al Bengodi di internet, non abbiano resistito all'attrazione del porno e all'uso del computer come coadiuvante autoerotico.
Non è invece per nulla probabile che, scegliendo la steganografia come metodo per dissimulare i messaggi spediti via Internet, un terrorista meno che demente scelga allo scopo proprio un'immagine pedopornografica, destinata a suscitare l'attenzione di un sacco di gente e a circolare in spazi inevitabilmente ristretti e selettivi. Molto meglio caricare un'immagine superbanale, la foto di un campione sportivo, di un divo o di una diva, su un sito dedicato o su uno dei tanti network per la condivisione delle immagini. Senza considerare che i messaggi si possono inserire anche tra le istruzioni di un programma, o nei tanti file di testo che viaggiano in rete senza mai essere aperti da nessuno.
La connessione tra Islam e pedofilia è già stata proposta più e più volte negli anni scorsi da autorevoli esponenti della cristianità, ma non ha mai fatto breccia visto il traballante impianto teorico offerto a sostegno dell'ipotesi. Gli addetti alla propaganda non si sono mai preoccupati troppo di massacrare la logica, ma al Giornale del Presidente del Consiglio hanno pensato che fosse il caso di rinforzare la storia e sostenere che tocchi anche il nostro paese. Però non gli è riuscita troppo bene.
Nessuno dei casi presentati dal Times riporta di questo uso delle immagini, solo del ritrovamento di molta pornografia e poca pedopornografia, l'ipotesi dell'articolo non ha riscontri verificabili.
Allora il Giornale prova così, riferendosi a un' indagine italiana: "Agli atti del processo per l’operazione contro la cellula di via Quaranta si legge che decine di fotografie scaricate da Internet sono state manipolate. (E qui ci sarebbe spazio per battute salaci, visto che non si parla di manipolazioni steganografiche...) «L'attività investigativa ha portato all'individuazione di files d'immagine con un'altissima probabilità di contenere messaggi codificati» si legge negli atti. Fra i files sospetti sono state trovate fotografie «ad alto contenuto pornografico» di donne, uomini e ragazzine". Dove quel "Con un'altissima probabilità" significa in realtà, sul piano fattuale come su quello processuale: "Senza alcuna prova".
Cita poi a sostegno: "una dichiarazione di Stefano Dambruoso, che fu pubblico ministero a Milano contro il terrorismo islamico: «Le cellule legate ad Al Qaida utilizzano immagini pornografiche per camuffare i loro messaggi. Tendo ad escludere che abbiano tendenze pedofile»." Peccato che la sua affermazione, come altre pronunciate da diversi PM in giro per il paese in anni recenti, non sia poi stata dimostrata in sede giudiziaria.
C'è quindi da credere, almeno fino al raggiungimento di una prova contraria che non è stata fornita, che la percentuale di pedofili tra i terroristi islamici sia più o meno equivalente a quella di qualunque gruppo di controllo composto da maschi sessualmente attivi, pur se non non islamici e non terroristi. Ne consegue che i terroristi islamici non possano essere considerati anche bruti pedofili, maal massimo banali pippaioli. Esattamente come quelli che riempiono Il Giornale di seghe mentre "combattono la guerra al terrorismo.