Ieri sono cadute definitivanmente le accuse a Mohammed al-Qahtani, accusato di essere il "Ventesimo uomo" degli attentati del 9/11 del 2001.
Anni di detenzione a Guantanamo, una confessione estorta con le torture e ora la giustizia americana ritira le accuse nei suoi confronti.
Una debacle incredibile per gli Usa, perchè se Mohammed al-Qahtani è innocente vuol dire che la giustizia americanan si è comportata nei suoi confronti in maniera non dissimile dai barbari che pretenderebbe di combattere; se fosse innocente la beffa assumerebbe addirittura contorni grotteschi: "togliersi i guanti" non sarebbe servito a nulla, se non a degradare moralmente il proprio paese.
Non parliamo di un processo abortito per le lungaggini della giustizia tipiche del nostro paese, parliamo proprio di un completo fallimento nonostante a Guantanamo non ci sia alcuna burocrazia e nonostante i poteri degli inquirenti (inquisitori?) siano assoluti, disponendo essi anche dell'integrità fisica dei detenuti.
Il governo americano ha sostenuto che Mohammed al-Qahtani ha subito la tortura del waterbording, la dolorosissima e spaventosa simulazione di annegamento, è rimasto anni nella disponibiltà delle autorità statunitensi e tutto questo per nulla: evidentemente le accuse a suo carico erano inconsistenti e prove non ce ne erano, ma questo non è stato sufficiente ad evitare allo sfortunato anni e anni di patimenti in nome del "bisogna fare qualcosa". Adesso che hanno fatto qualcosa, cioè torturato e ucciso innocenti senza catturare nemmeno uno dei leader dell'internazionale islamista del terrore, senza toccare nemmeno uno dei loro sponsor, non pare comunque che importi molto.
Anche nel nostro paese intanto si è diffusa la moda di "fare qualcosa" (cioè prendersela con il primo soggetto debole e fargli pagare la frustrazione dei propri fallimenti), il governo ha deciso che "farà qualcosa" per i Rom. Solerti camorristi e fascisti hanno pensato bene di precederlo e hanno cominciato a dare fuoco alle loro aree di sosta; una ripetizione del pogrom di Opera, ancora tristemente impunito.