Ho letto con attenzione tutte le obiezioni che nella ultime settimane sono state sollevate per combattere la diffusa voglia di disertare le urne. Alcune sono condivisibili in linea di principio, altre lo sono molto meno, ma nessuna di queste mi ha convinto ad andare a votare.
Non mi convince in particolare l'appello al voto fatto brandendo l'accusa di qualunquismo, non tanto perché non mi senta qualunquista, quanto perché i motivi fondanti la mia prossima astensione al voto sono precisi e per nulla improntati al qualunquismo. Non mi asterrò dal voto auspicando un risultato qualunque.
Al voto non rinuncio a cuor leggero e non è mia intenzione smettere questa sana e democratica abitudine, ma è mia precisa intenzione evitare il voto a questa tornata elettorale perché spero di conseguire un risultato che ritengo molto importante, ben oltre l'attuale contingenza elettorale e il possibile accrocchio di partiti che uscirà dalle urne.
Sicuramente ci sarà chi invocherà il tafazzismo di fronte a una tale speranza, ma dal mio personalissimo punto di vista non si tratta di “farsi del male” e ancora meno di colpire qualche antipatico, consumare qualche modesta vendetta o rincorrere ipotetiche rivincite. Semmai si tratta di conseguire la liberazione dello spazio della sinistra da un blocco di potere inadatto e inutile.
Si tratta di prendere le mosse da un'analisi che vede in due profonde crisi, quella culturale e quella della classe dirigente, le radici del male del nostro paese e della sinistra italiana e di agire in direzione del ricambio di tale classe dirigente. Se l'Arcobaleno incarna la classe dirigente della sinistra nel nostro paese, il che parrebbe, dopo il definitivo coming-out del partito democratico che ha esplicitato la sua natura rifiutando lo schierarsi a sinistra, mi sembra evidente che sia il caso di provare a stimolarne il ricambio.
Da molti anni i tre partitini che compongono l'arcobaleno non hanno altri orizzonti che una battaglia di retroguardia per la sopravvivenza del loro personale politico. Nemmeno i clamorosi fallimenti, le amare sconfitte e l'evidenza di un disastro epocale sono riusciti a stimolare la sostituzione della dirigenza di questi partiti. Dirigenze composte in massima parte da perdenti che continuano ad accumulare sconfitte pagate da altri, inutili al paese come alla causa.
Questa incapacità a mio parere è più che dimostrata, come è dimostrato che si tratti di dirigenza pervicacemente ribelle all'idea di farsi da parte anteponendo l'interesse comune al proprio. Dimostrata ad esempio dallo scarso interesse per il contrasto alla corruzione, come dalle evidenti complicità in esperienze fallimentari, quella del governo campano è solo un esempio tra i tanti. Da elettore responsabile vorrei cogliere l'occasione per sollevare tutti dal peso di quanti ho inutilmente sostenuto a lungo; l'astensionismo a questo giro offre l'opportunità di approfittare della presenza della clausola di sbarramento.
Il desiderio è quello di un purificante bagno di sangue elettorale che porti alla sparizione dei tre club e del progetto Arcobaleno, sperando che in conseguenza si aprano spazi per una proposta politica decente e per soggetti e proposte nuove a rimpiazzare i consunti Pecoraro, Diliberto e Bertinotti; il quale sarà pure “nettamente il meno peggio”, ma ad oggi porta forse più responsabilità di altri per il pietoso stato della sinistra italiana. Sgombrate le macerie, la sinistra italiana potrà forse finalmente sperare di ridefinirsi in libertà, senza che il peso e le pretese di inutili apparati ne condizionino la forma e gli obiettivi che vorrà darsi.
Incognita comunque provvidenziale, perché mi consentirà di partecipare all'attesa dei risultati, di sentirmi partecipe e impegnato per un risultato. In fondo è già un discreto risultato, in una tornata elettorale come questa che ha l'amaro sapore della presa in giro portata da elite sovversive, corrotte ed aliene alla democrazia, come sono quelle che hanno portato il nostro paese ad indossare meritatamente la maglia nera d'Europa.
