Il nostro paese è una democrazia matura che conserva al suo interno grosse sacche di arretratezza culturale e professionale. Un evidente deficit democratico sembra ancora gravare sulle forze dell’ordine.
Poco considerati, poco addestrati, mal retribuiti, gli uomini e le donne delle forze dell’ordine italiane, peraltro numerosissime, incutono spesso timore ai cittadini con comportamenti atipici e spesso oltre i limiti della legalità.
Capita con inquietante frequenza e non occorre riportare alla memoria vere e proprie deviazioni criminali come quella della banda dei fratelli Savi, anche nota come “banda della Uno bianca”. Ieri un poliziotto ha ucciso un cittadino in una circostanza assurda. Dalle prime ricostruzioni il poliziotto avrebbe sparato al cittadino che era seduto in un’auto. Gli avrebbe sparato mentre l’auto che trasportava la vittima stava uscendo da un’area di servizio. Gli avrebbe sparato dall’area di servizio opposta, nel quadro di un’azione volta a sedare un tumulto tra tifosi dal quale lo divideva l’autostrada; il cittadino sarebbe stato colpito da un colpo “sparato in aria”.
Dalle ricostruzioni non si capisce bene il senso di quel colpo di pistola, due pattuglie avrebbero assistito ad un tafferuglio (litigio?) tra gli equipaggi di due auto di opposte tifoserie. Essendo separati da due corsie autostradali i poliziotti avrebbero provato a far rumore, prima azionando la sirena della loro vettura e poi, disgraziatamente, esplodendo un paio di colpi in aria.
Quello che inquieta il cittadino di questo paese non è tanto che occasionalmente ci scappi il morto nelle attività di polizia. Gli uomini non sono infallibili, il mestiere è difficile e fonte di stress, le armi uccidono. Quello che inquieta il cittadino di questo paese è che tutte le volte che un cittadino muore per colpa di un agente, le istituzioni esibiscono un atteggiamento incredibilmente omertoso, più simile a quello dei mafiosi che a quello di ufficiali di un paese civile che hanno il compito di far rispettare (e rispettare) le leggi.
Il colpo oggi “sparato in aria” è già una linea di difesa processuale fondata sulla menzogna. Senza essere minacciato il poliziotto ha sparato un colpo che ha centrato proprio l’auto di alcuni dei tifosi coinvolti tra le tante. Senza essere minacciato e senza che dall’altra parte della strada ci fosse in atto qualsiasi minaccia, il poliziotto ha sparato un tiro teso attraverso due corsie autostradali, in direzione dell’area di servizio opposta. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio sulla volontarietà del gesto.
Nel dare la notizia invece prima si è detto che “era morto un tifoso”, nel corso di un tafferuglio tra tifosi in autostrada, poi è emersa la verità, il tifoso è stato ucciso senza alcun motivo da un poliziotto, che ha sparato sull’auto nella quale i tifosi si stavano allontanando. Le istituzioni non si sbilanciano, “ci sarà un’inchiesta”. Pochi mesi fa invece, quando a Catania Filippo Raciti morì investito da un’auto guidata da un collega, non si attese l’inchiesta per scatenare la repressione sulle tifoserie e per accusare d’omicidio un giovane. Accusa costruita attraverso l’esibizione di prove inventate, addirittura fu prodotto un disegno fatto con i pastelli per spiegare all’opinione pubblica come un tifoso fosse un assassino. Bella inchiesta, c’è da chiedersi a che punto sia arrivata.
Ci sarà un’inchiesta anche per la morte di Aldo Bianzino, un tranquillo cinquantenne che si era lasciato serenamente condurre in prigione dai carabinieri, che avevano scoperto alcune piante di marijuana nel suo ritiro tra i monti. Bianzino è morto in carcere, a sentire le forze dell’ordine per infarto, a sentire l’autopsia per lesioni al fegato e alla milza, due costole rotte e altro. Bianzino non è mai entrato in contatto con altri detenuti. C’è un’inchiesta anche sulla morte di Federico Aldrovandi, un diciottenne morto dopo l’incontro con una pattuglia di polizia. La famiglia ha dovuto penare molto per avere il processo. Secondo le autorità Federico si era massacrato da solo e due manganelli si erano rotti perché fragili. Anche in questo caso omertà e spirito di corpo ad ostacolare le indagini, il mondo dell’informazione che ripete a pappagallo le tesi della polizia e ignora le grida delle vittime. Sono state necessarie manifestazioni e l’intervento del Ministro dell’Interno, perché fosse allontanato il questore che aveva ostruito le indagini e perché i giornali smettessero di riprodurre la storia di un Federico drogato che si suicida prendendo a testate un palo sotto lo sguardo stupito dei poliziotti.
Dei processi sulla “macelleria” al G8 di Genova non è neppure il caso di parlarne, centinaia di poliziotti in azione e nessuno che abbia visto, sentito, parlato, denunciato. Corleone è Disneyland al confronto.
Le conseguenze negative di questo deficit di democraticità e di trasparenza istituzionale, colmate da comportamenti che sconfinano nel criminale, non si esauriscono nelle esplosioni di rabbia dei tifosi del calcio di fronte all’ingiustizia. La situazione è di estrema gravità e tocca l’essenza intima della democrazia.
Le forze dell’ordine nel nostro paese sono peraltro rappresentate da sindacalisti che non sfigurerebbero nel ruolo del bad cop e quando accadono fatti del genere sono solo questi che parlano in nome di questa vasta comunità intitolata al mantenimento dell’ordine; questo ne peggiora oltremodo l’immagine, perché non è umanamente possibile che quelle persone rappresentino l’universalità egli uomini e delle donne inquadrata nelle forze dell’ordine. A loro si aggiungono le strumentalizzazioni politiche e la complicità del mondo dell’informazione, tremendamente restio ad indicare un colpevole in chi vesta una divisa.
La divisa non immunizza dagli errori e non è una garanzia d’onestà, la legge prevede per questo un’aggravante specifica per il caso di reati compiuti da chi sia intitolato ad impedirli. Un poliziotto che delinque commette un reato più grave di quello uguale commesso da un cittadino qualunque. Dovrebbe essere interesse principale dello stato e delle istituzioni mantenere le forze di polizia addestrate, preparate psicologicamente e potare senza esitazioni ogni possibile escrescenza criminale.
Invece sembra che anche in questo ci toccherà il solito balletto, le solite balle, le solite omertà. I telegiornali continuano a parlare di “due colpi sparati in aria”, mentre un funzionario appare in televisione a dirsi addolorato perché “forse” il collega ha commesso “un errore”. Gli opinionisti si concentrano sulla reazione delle tifoserie, alcune partite sono state sospese e i discorsi si concentrano come al solito sul pallone e sui tifosi cattivi. I tifosi, i lavavetri, i nomadi, quelli che scrivono sui muri, i venditori di fiori e di borsette, le loro “illegalità”… son problemi da risolvere con polso fermo, forse certe retoriche hanno fatto qualche danno all’interni di corpi che sono abbastanza opachi alla società.
La notizia non è più il probabile omicidio e il patetico tentativo di occultarlo, la notizia è la -violenza nel calcio- visto che parecchie tifoserie hanno reagito male. Tifoserie peraltro vessate ben oltre il lecito da una serie di provvedimenti -politici- che ben poco hanno a che fare con la realtà; tifoserie che conoscono per esperienza quali eccessi possano arrivare a commettere gli uomini nascosti da una divisa. Molti cittadini provano una discreta inquietudine di fronte a questo cabaret, in particolare quando ci si burla di questioni tanto serie; moralisti destinati alla frustrazione.
La questione non si risolve certo facendo la guerra alla polizia o ai poliziotti, ma agendo sulle cause del problema. Le forze dell’ordine nel nostro paese sono ipertrofiche e questo non può non incidere sulla qualità. Nel nostro paese le forze dell’ordine sono scarsamente addestrate, e colpevolmente assolte quando sbagliano. Questo è un problema che discende dalla politica ed è un problema grave, da affrontare con urgenza, andando ben oltre il caso d’attualità.
La credibilità delle forze dell’ordine dovrebbe essere nell’interesse di molti, primi fra tutti gli uomini in divisa. Uomini che dovrebbero cominciare a dimostrarsi tali agendo secondo gli standard delle polizie più democratiche e rifiutando ogni complicità con chi supera i limiti imposti dalla legge, perché è chiaro che saranno sempre disastri e tragedie se chi deve far rispettare la legalità ne fa stracci in maniera tanto sfacciata.
Aggiornamento:
Sul far della mezzanotte, per alcuni audaci commentatori pare esserci ancora la possibilità che l'auto sulla quale viaggiava la vittima stesse volando. Si continua a parlare di un colpo sparato in aria e uno "forse" no. Strano che qualcuno non abbia ancora ipotizzato la presenza di una seconda pistola azionata dai tifosi cattivi.
Nella capitale intanto la polizia è in difficoltà, due caserme e la sede del Coni hanno subito pesanti attacchi, ma ancora non se ne mostrano le immagini. Aggrediti anche giornalisti e vigili urbani. Sembra evidente l'esistenza di un coordinamento dietro le azioni romane, altro piccolo dettaglio che sarà sicuramente sorvolato concentrandosi l'attenzione sulla matrice "calcistica" degli eventi.