mazzetta

Ce la possiamo fare...
domenica, 11 novembre 2007

La polizia italiana uccide troppo e mente di più.


Il nostro paese è una democrazia matura che conserva al suo interno grosse sacche di arretratezza culturale e professionale. Un evidente deficit democratico sembra ancora gravare sulle forze dell’ordine.

Poco considerati, poco addestrati, mal retribuiti, gli uomini e le donne delle forze dell’ordine italiane, peraltro numerosissime, incutono spesso timore ai cittadini con comportamenti atipici e spesso oltre i limiti della legalità.

Capita con inquietante frequenza e non occorre riportare alla memoria vere e proprie deviazioni criminali come quella della banda dei fratelli Savi, anche nota come “banda della Uno bianca”. Ieri un poliziotto ha ucciso un cittadino in una circostanza assurda. Dalle prime ricostruzioni il poliziotto avrebbe sparato al cittadino che era seduto in un’auto. Gli avrebbe sparato mentre l’auto che trasportava la vittima stava uscendo da un’area di servizio. Gli avrebbe sparato dall’area di servizio opposta, nel quadro di un’azione volta a sedare un tumulto tra tifosi dal quale lo divideva l’autostrada; il cittadino sarebbe stato colpito da un colpo “sparato in aria”.

Dalle ricostruzioni non si capisce bene il senso di quel colpo di pistola, due pattuglie avrebbero assistito ad un tafferuglio (litigio?) tra gli equipaggi di due auto di opposte tifoserie. Essendo separati da due corsie autostradali i poliziotti avrebbero provato a far rumore, prima azionando la sirena della loro vettura e poi, disgraziatamente, esplodendo un paio di colpi in aria.

 Quello che inquieta il cittadino di questo paese non è tanto che occasionalmente ci scappi il morto nelle attività di polizia. Gli uomini non sono infallibili, il mestiere è difficile e fonte di stress, le armi uccidono. Quello che inquieta il cittadino di questo paese è che tutte le volte che un cittadino muore per colpa di un agente, le istituzioni esibiscono un atteggiamento incredibilmente omertoso, più simile a quello dei mafiosi che a quello di ufficiali di un paese civile che hanno il compito di far rispettare (e rispettare) le leggi.

 Il colpo oggi “sparato in aria” è già una linea di difesa processuale fondata sulla menzogna. Senza essere minacciato il poliziotto ha sparato un colpo che ha centrato proprio l’auto di alcuni dei tifosi coinvolti tra le tante. Senza essere minacciato e senza che dall’altra parte della strada ci fosse in atto qualsiasi minaccia, il poliziotto ha sparato un tiro teso attraverso due corsie autostradali, in direzione dell’area di servizio opposta. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio sulla volontarietà del gesto.

 Nel dare la notizia invece prima si è detto che “era morto un tifoso”, nel corso di un tafferuglio tra tifosi in autostrada, poi è emersa la verità, il tifoso è stato ucciso senza alcun motivo da un poliziotto, che ha sparato sull’auto nella quale i tifosi si stavano allontanando. Le istituzioni non si sbilanciano, “ci sarà un’inchiesta”. Pochi mesi fa invece, quando a Catania Filippo Raciti morì investito da un’auto guidata da un collega, non si attese l’inchiesta per scatenare la repressione sulle tifoserie e per accusare d’omicidio un giovane. Accusa costruita attraverso l’esibizione di prove inventate, addirittura fu prodotto un disegno fatto con i pastelli per spiegare all’opinione pubblica come un tifoso fosse un assassino. Bella inchiesta, c’è da chiedersi a che punto sia arrivata.

 Ci sarà un’inchiesta anche per la morte di Aldo Bianzino, un tranquillo cinquantenne che si era lasciato serenamente condurre in prigione dai carabinieri, che avevano scoperto alcune piante di marijuana nel suo ritiro tra i monti. Bianzino è morto in carcere, a sentire le forze dell’ordine per infarto, a sentire l’autopsia per lesioni al fegato e alla milza, due costole rotte e altro. Bianzino non è mai entrato in contatto con altri detenuti. C’è un’inchiesta anche sulla morte di Federico Aldrovandi, un diciottenne morto dopo l’incontro con una pattuglia di polizia. La famiglia ha dovuto penare molto per avere il processo. Secondo le autorità Federico si era massacrato da solo e due manganelli si erano rotti perché fragili. Anche in questo caso omertà e spirito di corpo ad ostacolare le indagini, il mondo dell’informazione che ripete a pappagallo le tesi della polizia e ignora le grida delle vittime. Sono state necessarie manifestazioni e l’intervento del Ministro dell’Interno, perché fosse allontanato il questore che aveva ostruito le indagini e perché i giornali smettessero di riprodurre la storia di un Federico drogato che si suicida prendendo a testate un palo sotto lo sguardo stupito dei poliziotti.

Dei processi sulla “macelleria” al G8 di Genova non è neppure il caso di parlarne, centinaia di poliziotti in azione e nessuno che abbia visto, sentito, parlato, denunciato. Corleone è Disneyland al confronto.

Le conseguenze negative di questo deficit di democraticità e di trasparenza istituzionale, colmate da comportamenti che sconfinano nel criminale, non si esauriscono nelle esplosioni di rabbia dei tifosi del calcio di fronte all’ingiustizia. La situazione è di estrema gravità e tocca l’essenza intima della democrazia.

 Le forze dell’ordine nel nostro paese sono peraltro rappresentate da sindacalisti che non sfigurerebbero nel ruolo del bad cop e quando accadono fatti del genere sono solo questi che parlano in nome di questa vasta comunità intitolata al mantenimento dell’ordine; questo ne peggiora oltremodo l’immagine, perché non è umanamente possibile che quelle persone rappresentino l’universalità egli uomini e delle donne inquadrata nelle forze dell’ordine. A loro si aggiungono le strumentalizzazioni politiche e la complicità del mondo dell’informazione, tremendamente restio ad indicare un colpevole in chi vesta una divisa.

 La divisa non immunizza dagli errori e non è una garanzia d’onestà, la legge prevede per questo un’aggravante specifica per il caso di reati compiuti da chi sia intitolato ad impedirli. Un poliziotto che delinque commette un reato più grave di quello uguale commesso da un cittadino qualunque. Dovrebbe essere interesse principale dello stato e delle istituzioni mantenere le forze di polizia addestrate, preparate psicologicamente e potare senza esitazioni ogni possibile escrescenza criminale.

 Invece sembra che anche in questo ci toccherà il solito balletto, le solite balle, le solite omertà. I telegiornali continuano a parlare di “due colpi sparati in aria”, mentre un funzionario appare in televisione a dirsi addolorato perché “forse” il collega ha commesso “un errore”. Gli opinionisti si concentrano sulla reazione delle tifoserie, alcune partite sono state sospese e i discorsi si concentrano come al solito sul pallone e sui tifosi cattivi. I tifosi, i lavavetri, i nomadi, quelli che scrivono sui muri, i venditori di fiori e di borsette, le loro “illegalità”… son problemi da risolvere con polso fermo, forse certe retoriche hanno fatto qualche danno all’interni di corpi che sono abbastanza opachi alla società.

 La notizia non è più il probabile omicidio e il patetico tentativo di occultarlo, la notizia è la -violenza nel calcio- visto che parecchie tifoserie hanno reagito male. Tifoserie peraltro vessate ben oltre il lecito da una serie di provvedimenti -politici- che ben poco hanno a che fare con la realtà; tifoserie che conoscono per esperienza quali eccessi possano arrivare a commettere gli uomini nascosti da una divisa. Molti cittadini provano una discreta inquietudine di fronte a questo cabaret, in particolare quando ci si burla di questioni tanto serie; moralisti destinati alla frustrazione.

 La questione non si risolve certo facendo la guerra alla polizia o ai poliziotti, ma agendo sulle cause del problema. Le forze dell’ordine nel nostro paese sono ipertrofiche e questo non può non incidere sulla qualità. Nel nostro paese le forze dell’ordine sono scarsamente addestrate, e colpevolmente assolte quando sbagliano. Questo è un problema che discende dalla politica ed è un problema grave, da affrontare con urgenza, andando ben oltre il caso d’attualità.

 La credibilità delle forze dell’ordine dovrebbe essere nell’interesse di molti, primi fra tutti gli uomini in divisa. Uomini che dovrebbero cominciare a dimostrarsi tali agendo secondo gli standard delle polizie più democratiche e rifiutando ogni complicità con chi supera i limiti imposti dalla legge, perché  è chiaro che saranno sempre disastri e tragedie se chi deve far rispettare la legalità ne fa stracci in maniera tanto sfacciata.

Aggiornamento:

Sul far della mezzanotte, per alcuni audaci commentatori pare esserci ancora la possibilità che l'auto sulla quale viaggiava la vittima stesse volando. Si continua a parlare di un colpo sparato in aria e uno "forse" no. Strano che qualcuno non abbia ancora ipotizzato la presenza di una seconda pistola azionata dai tifosi cattivi.

Nella capitale intanto la polizia è in difficoltà, due caserme e la sede del Coni hanno subito pesanti attacchi, ma ancora non se ne mostrano le immagini. Aggrediti anche giornalisti e vigili urbani. Sembra evidente l'esistenza di un coordinamento dietro le azioni romane, altro piccolo dettaglio che sarà sicuramente sorvolato concentrandosi l'attenzione sulla matrice "calcistica" degli eventi.

postato da mazzetta alle ore 20:57 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: diritti umani, repressione, diritti civili, bug di sistema, fantaindagini, infowatch



Commenti
#1   11 Novembre 2007 - 21:44
 
L'inchiesta Raciti? Bloccata per un problemino: la difesa aveva chiesto un'esame del fegato di Raciti per poter cercare di stabilire, il linea di massima, cosa l'avesse effettivamente colpito. Bene, è saltato fuori che il fegato non si trova più. Sparito nel nulla, solo quello, tutti gli altri organi pare ci siano.
Ma d'altronde, se un disegno può essere esibito come prova e nessun giornalista trova nulla da ridire, la storia del fegato sparito è quasi verosimile.

i.
utente anonimo

#2   12 Novembre 2007 - 08:04
 
certo raciti non è una vittima invece...ma taci
utente anonimo

#3   12 Novembre 2007 - 10:09
 
Nessuno ha negato che Raciti sia una vittima, lo è anzi due volte, visto che sulla sua morte è stata montata una farsa a botte di menzogne e falsi
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#4   12 Novembre 2007 - 10:52
 
il secondo commento è il classico esempio della nullità umana e cultturale che avanza
utente anonimo

#5   20 Novembre 2007 - 11:50
 
per completezza d'informazione :D

COISP Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia



Oggetto: Morte di Gabriele Sandri - Il Coisp presenta denuncia-querela presso la Procura di Roma contro il giornalista Davide Varì, del quotidiano “Liberazione”, per aver manipolato dichiarazioni del Coisp e pertanto diffamato lo stesso sindacato e la Polizia a mezzo stampa.



“Successivamente al triste evento occorso sull’autostrada A1, all’interno dell’area di servizio “Badia al Pino”, che ha visto il giovane Gabriele Sandri perdere la vita – ha detto Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp - questo Sindacato è intervenuto più volte sull’accaduto e sulle responsabilità del poliziotto dalla cui pistola è stato esploso il colpo mortale per il predetto. Tra i tanti comunicati, in particolare, uno è stato redatto e pubblicizzato in data 15 novembre, dal titolo “altezza d’uomo o altezza di gomma??”, il cui testo si riporta integralmente di seguito:



Al Co.I.S.P. dispiace per la morte di Gabriele Sandri, sono cose che non dovrebbero mai accadere e sappiamo che il collega che ha commesso questo errore pagherà il suo debito con la giustizia, ma è proprio questo il punto: fare giustizia è far pagare il giusto, non di meno, ma neanche di più. Noi del Co.I.S.P. non crediamo che il collega Luigi Spaccarotella volesse far male a qualcuno e che quello che è accaduto è successo per sua imperizia e che l’accusa massima dovrebbe essere di omicidio colposo e non volontario. Purtroppo è interesse di molti ricercare una condanna severa e cioè per omicidio volontario sia pur con dolo eventuale per il collega. E’ interesse delle società di calcio ed anche del governo di dare in pasto alla piazza forcaiola e vendicativa degli oltre 20.000 ultras il povero Luigi nella speranza di placarli per evitare attacchi peggiori. E’ interesse delle società di calcio per lo stesso motivo per placare le belve che riempiono le curve e riprendere a far affari ed incassi. E’ interesse della stampa e delle televisioni perché un poliziotto che uccide volontariamente un tifoso fa molto più notizia e si venderanno più copie di giornali e settimanali per soddisfare la morbosità collettiva. Si può a rigor di logica pensare che sia una tentazione inconfessabile ma presente per la stessa Amministrazione della P.S. che avrà modo così, consegnando un agnello sacrificale, di allontanare da sé ogni sospetto di occultare ed insabbiare una qualsiasi forma di responsabilità. Consegnare metaforicamente Luigi è anche un modo di blandire la sinistra radicale che è pur sempre al governo e che ancor preme per una commissione d’inchiesta sul G8 e soprattutto sulla catena di comando della Polizia di Stato di allora.

La sinistra radicale ha dunque 2 notevoli strumenti di pressione: nella mano destra agita i suoi voti che sono vitali per la sopravvivenza del Governo Prodi e nella mano sinistra la richiesta della commissione d’inchiesta sul G8.

La sinistra radicale potrebbe essere interessata alla condanna di un povero poliziotto come Luigi perché un poliziotto assassino sdogana le loro verità ideologiche per cui i poliziotti sono prepotenti ed omicidi per definizione, soprattutto nei confronti di chi protesta per le iniquità della società come fece ad esempio Carlo Giuliani. Sì, perché dovete sapere che i centri sociali di tutta Italia stanno chiamando l’adunata generale per partire verso Genova il 17 novembre anche in nome di Gabriele Sandri come fosse uno di loro, perché si sa che ogni vittima delle Forze di Polizia è un loro martire come Carlo Giuliani. Non crediamo che sia dunque un caso che stasera il telegiornale, sotto influenza di Rifondazione Comunista ossia il tg3 nazionale delle 19,00, la morte di Gabriele Sandri sia stata accostata alla morte di Francesco Aldrovandi verificatasi a Ferrara tempo fa. Non crediamo che sia solo un caso che successivamente sia stato mostrato un altro servizio in cui si vedeva la morte di un polacco probabilmente con problemi psichici avvenuta in Canada per opera degli effetti delle pistole elettriche dei poliziotti canadesi. Non bisogna essere psicologi per capire che attraverso il processo naturale della mente umana della generalizzazione sia stato fatto passare il messaggio che i poliziotti uccidono senza ragione plausibile. Che tutto questo sia propedeutico al successo della manifestazione di Genova dei NO-Global del 17 novembre prossimo? Non ne siamo certi, ma il sospetto diventa forte. Il Co.I.S.P. invece non abbandona Luigi Spaccarotella perché è dalla parte dei più deboli e della giustizia e farà quanto possibile perché non diventi il capro espiatorio di tutti i mali del mondo del calcio e del mondo della politica, pagando più del dovuto! Per questo ripetiamo che a braccia tese si può sparare tanto in aria, quanto alle gomme oltre che ad altezza d’uomo, mentre diciamo al Procuratore Capo di Arezzo che ciò che ha dichiarato è vero solo in parte, perché in caso di rapina l’art. 53 del c.p. consente di sparare al rapinatore, perché la rapina sia a mano armata, in via di consumazione, con un pericolo attuale e proporzionale.



Il Co.I.S.P., in data 17 novembre, veniva citato in un articolo apparso sul quotidiano “Liberazione” del Partito della Rifondazione Comunista, ove, a pagina 6, venivano riportati alcuni contenuti del comunicato, opportunamente modificati al fine di farne strumento contro la Polizia di Stato.

In particolare il quotidiano “Liberazione” ha pubblicato un articolo dal titolo “Morte Sandri, il Sindacato di Ps contro i vertici - «State regalando un capro espiatorio»”, a firma del giornalista Davide Varì, nel quale, dopo aver esordito in merito a quella che viene definita “una battaglia a colpi di mineralogia sulla presenza di presunti sassi nelle tasche di Gabriele Sandri, il ragazzo ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente di Polizia lungo l'autostrada A1 nei pressi di Arezzo” si afferma che “Nel frattempo il Coisp, il maggior sindacato di Polizia, attacca, neanche troppo velatamente, i propri vertici accusandoli esplicitamente di aver scaricato l'agente che ha sparato: «Avete consegnato un agnello sacrificale per allontanare ogni sospetto di voler occultare ed insabbiare una qualsiasi forma di responsabilità»



Le parole testuali del Co.I.S.P. sono state palesemente manipolate dal giornalista al punto da fare affermare a questo Sindacato una cosa ben diversa da ciò che era nelle sue intenzioni e che aveva scritto, addirittura il giornalista si inventa da parte del Co.I.S.P. una chiara accusa nei confronti dell’Amministrazione della P.S. inserendo ad arte quel “Avete consegnato” di cui non v’è traccia nel comunicato di questo Sindacato.”



“Il complessivo contenuto dell'articolo - ha proseguito Maccari - è rivolto a fornire al lettore una immagine falsa della Polizia di Stato attraverso la distorsione ed alterazione di quanto affermato dal Sindacato di polizia che lo scrivente rappresenta al quale pure si è voluta comprometterne la credibilità agli occhi degli iscritti, dei poliziotti e dei cittadini in genere.

L’articolo pubblicato non ha come finalità principale l’esercizio della satira e della critica nei confronti di qualcuno, ma bensì ha un chiaro contenuto informativo, e la manipolazione e falsificazione delle dichiarazioni di questo sindacato Co.I.S.P. sono senza alcun dubbio rilevanti ai fini penali in quanto hanno comportato uno stravolgimento totale della realtà ed hanno causato un grave danno a questo Sindacato.

I fatti esposti nell’articolo per quanto concerne le dichiarazioni attribuite al Co.I.S.P. non corrispondo al vero e nessun esercizio del diritto di critica o di informazione può coprire la falsità del contenuto informativo. Tutto questo non può giustificarsi dietro alcuno dei diritti di cui gode la stampa.”



Con gentile preghiera di pubblicazione e diffusione



Responsabile Ufficio Stampa: Dott. Tullio Cardona

( 349.6634961 - fax 348.5533330 mail ufficiostampa@coisp.it

www.coisp.it
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#6   20 Novembre 2007 - 19:21
 
@ Mazzetta : c'è poco da fare, questo stato democratico - di una democrazia che tu dici "matura", ma io dissento - è sempre stato inteso NON come dispensatore di servizi (finalità ch'è SEMPRE stata messa in subordine) ma come distributore di stipendi a chi "tiene famiglia".
Così abbiamo una pletora di apparatchik che in nessuna democrazia del mondo, ed abbiamo un numero di agenti di pubblica sicurezza che equivale alla somma dei poliziotti inglesi e di quelli tedeschi.
I dipendenti statali sono troppi per le tasche dei lavoratori italiani (che si trovano in busta paga trattenute superiori ai colleghi esteri e quindi con stipendi netti più magri e consumi più bassi) e poco preparati professionalmente, coi risultati che sappiamo.
Qui ci sarebbe da ribaltare una filosofia ed una "prassi di stato" che purtroppo è anche nel nocciolo della "sinistra" italiana, nonchè base per le porcherie che fanno arricchire a discmisura i funzionari di medio-grosso calibro.
Ragione per la quale, lo stato non si riformerà MAI da sè, da "dentro".
Il popolo è fortemente immaturo e non ci sarà alcuna rivoluzione di piazza progressista, anzi, il rischio forte è quello di un ritorno al totalitarismo "nero".
Non ci rimane da sperare che in un repentino "default argentino" per resettare il sistema e rifondare l'italietta su basi di eguaglianza sociale ED efficienza.
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