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giovedì, 24 maggio 2007

Eni e Lerner, infedeli e razzisti.

DSCN1666L’ultima puntata de L’Infedele ha fornito agli spettatori il perfetto esempio del paradigma razzista applicato allo sfruttamento di intere popolazioni.

Prendendo le mosse dai recenti sequestri operati dal Mend (Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger), Lerner ha radunato in studio numerose persone, che in gran parte dimostravano simpatia per le ragioni dei ribelli nigeriani; tra questi oltre a persone di origine Nigeriana anche il giornalista del Corriere Massimo Alberizzi e un inviato della trasmissione “le Iene”, ai quali furono consegnati gli ultimi due ostaggi italiani liberati, oltre ad uno di questi.

A fare da contraltare c’era un rappresentante dell’Eni, un giornalista della rivista “Tempi” (un periodico cattolico che pubblica articoli che sostengono l’efficacia della promozione dell’astinenza sessuale nella battaglia contro l’Aids e altre stupidaggini del genere) e, cosa che invero mi ha stupito, lo stesso Lerner, schierato apertamente in difesa dell'Eni con argomentazioni artificiose quanto discutibili.

Passi che il giornalista cattolico abbia cercato di  inquadrare il Mend come una organizzazione criminale, passi che il rappresentante dell’Eni abbia cercato di negare in assoluto qualsiasi responsabilità dell’azienda, ma da un campione dei perseguitati come Lerner non mi sarei mai aspettato una trasmissione così volgarmente ed apertamente razzista.

Le tesi del rappresentante dell’ENI erano giocoforza ridicole: l’ENI non sarebbe responsabile, l’ENI ha fatto un sacco di bene ai nigeriani, che però sono litigiosi e allora non riescono a godere di tanta benevolenza. A sostegno della sua tesi  l’uomo dell’ENI ha citato nientemeno che un libro sulla storia africana di Martin Meredith, che incidentalmente non è africano e neppure nero, ma inglese come la SHELL, più volte condannata per inquinamenti, per aver armato bande paramilitari dedite ai massacri ed altre bazzecole del genere.

L’uomo dell’ENI però non ha saputo o voluto spiegare perché da decenni la sua azienda brucia il gas che esce dai pozzi in atmosfera, producendo tonnellate di co2 e riducendo a deserto aree estese per chilometri e chilometri quadrati attorno ai pozzi. Eppure lo sanno da un pezzo che così facendo contribuiscono  all'effetto -serra e a distruggere il territorio attoro ai pozzi. L’uomo dell’ENI non ha saputo neppure spiegare perché l’azienda non paghi nemmeno i contributi al misero fondo sociale previsto, l’ENI non versa un dollaro in quel fondo fin dal 2000. L’uomo dell’Eni non ha saputo spiegare nemmeno perché l’azienda continui ad acquistare concessioni nella zona, l’ultimo grosso acquisto è stato fatto proprio mentre i due rapiti erano ancora in cattività, ma non se ne è accorto nessuno.

La realtà ci dice che ai nigeriani del delta è riservata solo una robusta miseria, un inquinamento ambientale che ha ridotto il fertile delta del fiume in acque morte e una robusta repressione qualora osino ribellarsi. I nigeriani presenti hanno ricordato che gli abitanti della zona si sono ribellati in maniera non violenta in passato, ma che sono stati repressi nel sangue. Hanno ricordato anche la figura e le parole di Ken Saro-Wiwa, che morì impiccato per mano di quegli stessi militari che incassano tangenti dalle compagnie; hanno ricordato che la popolazione è stretta tra la prepotenza del governo centrale, la violenza dell’esercito e dei mercenari incaricati della “sicurezza” degli impianti e di bande di grassatori locali in combutta con i politici nigeriani. Per l’uomo dell’Eni, Saro-Wiwa è morto perché era di una etnia minoritaria ed era sgradito agli stessi nigeriani, una curiosa interpretazione.

Lerner ha fatto di peggio. A parte chiedere “Cosè Ken Saro-Wiwa ?” e scusarsi immediatamente per la figura terrificante, questo grande difensore dei perseguitati ha imbastito una trasmissione nella quale ha impiegato i peggiori stereotipi razzisti (e a consentito ad altri di impiegarli) in difesa del buon nome dell’Eni. Sinceramente mi ha stupito, suggerisco a Lerner di rivedersi la puntata e di provare a sostituire le definizioni “nigeriani”, “popolazione locale” e altre usate per indicare gli abitanti del luogo, con la parola “ebrei”. Se sopravvive alla sorpresa forse così si accorgerà delle enormità che ha pronunciato. Lerner non ha perso occasione per definire “terroristi” i guerriglieri del Mend, invitando lo spettatore a non simpatizzare per questa organizzazione dai fini (secondo lui) poco chiari. Lerner ha addirittura mandato in onda un servizio costruito sulla teoria di fondo secondo la quale il Mend agirebbe sotto dettatura straniera, in particolare cinese, al fine togliere il controllo dei giacimenti all’Occidente in favore della Cina. Una bestialità della quale non ha fornito alcuna prova, limitandosi ad omettere che anche operatori cinesi sono stati rapiti e che le rivendicazioni del Mend valgono per tutte le compagnie, cinesi comprese.

Lerner le ha davvero provate tutte, provocando sconcerto nei nigeriani presenti, ma anche negli italiani come Alberizzi che si sentivano raccontare fantasie assurde ed assistevano impotenti alla diffamazione di un intero popolo al solo scopo di occultare le responsabilità gravissime delle compagnie petrolifere. La trasmissione si è chiusa con Lerner che annunciava la messa in onda di una canzone nigeriana, introdotta come “la parte buona della Nigeria”; già, i negri sono bravi solo a cantare, in un paese come la Nigeria -la- parte buona è rappresentata dalla musica e dalla benevolenza dell’Eni, che dai suoi impianti tira qualche filo per dare elettricità a qualche villaggetto nei pressi (“non si può portare l’energia elettrica a chilometri di distanza – dice l’uomo dell’Eni provocando risate di scherno nello studio - perché bisognerebbe sventrare le foreste").

Un copione già visto, il buon occidentale che civilizza gli stupidi negri che non sono capaci di apprezzare e che sputtanano quanto di buono viene loro offerto. La solita storia degli specchietti e delle perline, che quando non funzionano più perché i poveri negri sono laureati e vogliono essere risarciti dei danni e che il petrolio venga pagato il giusto a chi ne ha diritto, si trasformano in “terroristi”.

Uno spettacolo pietoso che non mi sarei aspettato da uno come Lerner, capace di evidenziare i trucchi semantici che gli antisemiti impiegano in chiave antiebraica, ma capace allo stesso tempo di impiegare gli stessi trucchi (e anche più schifosi) per coprire, con pregiudizi razzisti verso gli africani, i crimini delle compagnie petrolifere. Un giornalista che non conosce nulla della Nigeria, che mette in piedi una trasmissione per diffamare un popolo che da decenni è sfruttato e deriso, infarcendola dei peggiori luoghi comuni e facendo da sponda al rappresentante di un’azienda che viola clamorosamente anche gli impegni presi ufficialmente, che è responsabile (con altre) del terribile inquinamento di una delle zone più fertili e floride dell’Africa e che va a braccetto con i peggiori criminali e repressori, questo si è visto all’Infedele. Un’altra vergogna per la quale ogni italiano dovrebbe chiedere scusa all’Africa e agli africani.

 

postato da mazzetta alle ore 17:43 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: media, africa, truffe, diritti umani, corporation, infowatch



Commenti
#1   25 Maggio 2007 - 21:57
 
"cosa che invero mi ha stupito, lo stesso Lerner, schierato apertamente in difesa dell'Eni"

ti deve essere sfuggita la notizia che Lerner è uno dei 45 "saggi" del Partito Democratico. Con questa premessa tutto si tiene...
utente anonimo

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