Con grande scorno del centrodestra, Cosimo Mele ha fatto finalmente il nome del suo complice e ospite nella serata finita male a base di prostitute e cocaina che lo ha travolto.
Si tratterebbe di Tato (Salvatore) Greco, esponennte del PDL già toccato dalle indagini baresi sulle gesta dall'imprenditore che ha procurato numerose prostitute al Presidente del Consiglio Berlusconi. Lo stesso politico che ha poi candidato alle amministrative baresi due delle prostitute offerte a Silvio Berlusconi. L'uscita di Mele è all'insegna della denuncia di un "trappolone" nel quale sarebbe caduto, trappolone ordito dal "collega" parlamentare. Un po' come dire che non è proprio colpa sua se si è trovato in quella situazione che poi è degenerata in scandalo. Una scusa un po' debole, visto che nessuno lo ha trattenuto con la forza in quella stanza d'albergo e di certo nessuno lo ha costretto ad accoppiarsi con le prostitute là convocate.
Volano gli stracci, a confermare ancora una volta la vicinanza tra parte dei parlamentari italiani e il mondo della prostituzione, una vicinanza intima che sembra dimostrare l'impiego massiccio di prostitute da parte del ceto politico, seguendo l'alto esempio del Presidente del Consiglio. Una vicinanza che non ha evitato pietose esibizioni e la promulgazione di leggi improntate al moralismo contro la prostituzione di strada, che però non rappresenta evidentemente il bacino d'utenza dei parlamentari, i quali hanno dimostrato di preferire professioniste da oltre mille euro a prestazione, quelle che non frequentano la strada, ma gli alberghi e le residenze di lusso frequentate da parlamentari e imprenditori danarosi.
Amici è una parola grossa, ma per la prima volta il governo iraniano ha ringraziato ufficialmente quello iracheno. La causa di questa storica novità è stata l'azione irachena contro il campo dei rifugiati iraniani di Camp Ashraf. Nel campo risiedono gli esuli iraniani (circa 3500) che erano scappati dal paese durante le purghe komeiniste e successivamente avevano combattuto accanto agli iracheni nella sanguinosa guerra d'aggressione scatenata da Saddam negli anni '80.
In attesa che la fine dei monsoni consenta la ripresa della pirateria, la Somalia sembra sparita dai nostri schermi. La situazione tuttavia non è per niente tranquilla e meriterebbe maggiore attenzione. Le ultime settimane hanno portato sviluppi interessanti, dopo che l'ennesimo governo provvisorio sostenuto dall'Onu e dalla comunità internazionale sembrava sul punto di soccombere alla pressione degli islamisti più radicali. Il governo del presidente Sharif Sheikh Ahmed, già al potere prima che l'invasione etiope costringesse alla fuga il suo governo, nonostante il suo carattere “islamico” non piace agli al Shabaab, decisamente più estremisti, e fino a qualche giorno fa sembrava sul punto di essere rovesciato.
Questa pubblicità è stata censurata in Germania e su YouTube è classificata tra i video vietati ai minori. Non si capisce bene il motivo della scelta di YouTube, mentre sono molto più comprensibili quelli delle autorità tedesche. Ma la cosa che si capisce meno tra tutte è come, nella testa degli autori, questo video avrebbe dovuto aumentare le vendite della bibita.
Silvio si trova bene a Napoli, sole, mare, Noemi, non manca niente. Sarà per questo che quando Nicola Cosentino è stato accusato da numerose fonti di essere in stretti legami con la camorra, Berlusconi non ha fatto una piega.
Cosentino resta coordinatore di FI in Campania, e resta sottosegretario all’Economia e in questa veste, anchr oggi, straparla di crisi economica e di altre amenità, dimenticando di nominare, per esempio, il problema della criminalità organizzata tra i problemi del Sud.
Il problema del Sud, notoriamente, è il traffico.

Nessun cenno alle sue disavventure giudiziaria, nel paese dalla memoria corta e dai processi lunghi può anche capitare che nel tempo che passa dalle gravi accuse di complicità con la camorra, fino al terzo grado di giudizio, queste accuse non rilevino per niente. Lui nel suo piccolo ostenta indifferenza e si presenta sempre sorridente parlando d'altro, anche su Facebook.
Non rilevano per Forza italia, ma non rilevano nemmeno per i colleghi parlamentari, che quando è stata messa ai voti una mozione per cacciarlo -almeno- dal governo, l'hanno graziato. Nemmeno l'essere il proprietario della la Aversana Petroli (fondata dal padre Silvio), coinvolta nella strage di Viareggio in quanto proprietaria del gas esploso gli ha procurato alcun grattacapo e nemmeno in quella tragica occasione la riemersione alle cronache del suo nome ha destato commenti. Eppure ultimamente si è parlato abbastanza del gruppo dei Casalesi, ai quali sembrerebbe profondamente legato da lungo tempo.
In Forza Italia sono tutti innocenti, anche ben oltre l'eventuale sentenza definitiva di condanna, perché queste le emettono solo i giudici "comunisti". Si tratta comunque di un'altra pessima pagina bipartisan (leggete i nomi degli astenuti o assenti al voto per la mozione e noterete un'evidente complicità del PD nel salvataggio) della nostra storia parlamentare.
Il discusso portale per il turismo che è costato qualche decina di milioni di euro è tornato online
Per ora contiene qualche video, qualche link e una mappa con alcune geo-referenze, ben poca cosa. L'idea originale 8e il bagno di sangue economico) è del precedente governo Berlusconi, essi ritornano. L'idea era quella di un portalone nazionale che avrebbe attirato un sacco di turisti. Spendevano meno se regalavano decine di migliaia di biglietti aerei ai turisti stranieri.
A sostituire l'atroce video in simil-inglese di Rutelli che faceva da benvenuto ufficile, c'è ora questo banale messaggio firmato da Berlusconi che ripete gli stereotipi più triti sul paese:
"L'Italia è il Paese del cielo, del sole, del mare. Un Paese magico, capace di incantare e di conquistare il cuore non solo di chi ci vive, ma anche di chi lo visita, di chi lo scopre per la prima volta. Un Paese che regala emozioni profonde attraverso i suoi paesaggi, le sue città, i suoi tesori d'arte, i suoi sapori, la sua musica. Un viaggio in Italia, per noi italiani e per chiunque arrivi da ogni parte del mondo, è un viaggio nell'arte e nel bello. L'Italia è magica. Scopritela. Nascerà un grande amore."
A parte la tristezza del sito e a parte il farci rappresentare dalle parole del vecchio puttaniere; che potrebbero evocare ben altre bellezze; sembra proprio che ci siano ancora grossi problemi con le versioni in lingua straniera, quel po' d'inglese che ho sorvolato, sembra scritto dall'insegnante di Rutelli e non è che con il francese vada molto meglio.
Prevedibile escalation dello scandalo sessuale che ha investito il premier, allo scadere della "tregua" per il G8.
L'ultima scena emersa ci racconta Berlusconi di che marina con una scusa una riunione dell'ONU dedicata ai Millennium Goal, cioè all'iniziativa per i pesi poveri, per concedersi qualche giorno con un codazzo di prostitute in un centro-benessere umbro. In effetti se questa fosse uscita durante il G8 avrebbe potuto sollevare il malumore tra gli africani e mettere in imbarazzo il paese tutto.
Il menù ormai è conosciuto, tutte vestite nello stesso stile, tutte più o meno pronte a concedersi, e ancora la ricorrente presenza del duo lesbico a testimoniare che bulimia sessuale e banalità vanno a braccetto nella testa del satiro miliardario. Sembra di capire che sia stata proprio questa bulimia a metterlo nei guai, costringento il suo intermendiario a raccattare quel che poteva, trascurando la solita selezione che garantiva riservatezza e qualità superiori.
Il trionfo del trash e qualche evidente problema tipicamente senile, con il premier che pende e dipende dal suo personale procacciatore di gnocca, che a sua volta finisce travolto dalla sua spregiudicatezza e dalle richieste imponenti del sire.
Tutto molto adatto al rappresentante di un paese andato a puttane.
Anche in Altrenotizie
L'ultimo grande spettacolo, prima della pausa che terminerà con la ripresa del campionato di calcio, sta ancora impegnando i nostri schermi, ma ancora nessuno sembra averne indagata la natura. In effetti ci sarà chi si chiede stupito a cosa serva il G8 e perché caspita quest'anno sembri tanto un grande evento. In fin dei conti dei 34 incontri precedenti se ne ricorda forse uno solo proprio nel nostro paese, perché ci è scappato il morto. Questioni importanti, non fosse per l'importanza dei convenuti, scivolano via senza che la grande giostra dell'informazione riesca ad afferrarle e mostrarle ai cittadini che basiti assistono da casa. Si tratta di un summit – informale - perché esistono già sedi sedi - formalizzate - dove ci si riunisce per decidere davvero degli accordi internazionali, eppure è promosso con molta più foga di tanti appuntamenti più importanti.
Il primo concetto da fissare è che questo grande vertice internazionale, trasformato dal solito megalomane in vertice di vertici e infine in vertigine, non serve a decidere niente. Zero, meno di niente. Il principale prodotto del vertice, il risultato ufficiale e ultimo, è la “dichiarazione”. Consiste in un assemblaggio cautissimo di frasi contrattate dagli ormai famosi sherpa, che inevitabilmente enumera una serie di grandi decisioni prese dai “grandi”. Il problema principale con la dichiarazione è che di solito è composta da dichiarazioni di principio e dichiarazioni d'impegno in misura estremamente sbilanciata a favore delle prime. Il problema secondario con la dichiarazione è che gli impegni sottoscritti dagli stati sono di solito simbolici e, ancora più spesso, non vengono rispettati. La “dichiarazione” paradigmatica del senso del G8 è quella con la quale si annuncia che dopo una fruttuosa discussione sul tema del giorno, i “Grandi” hanno deciso di impegnarsi a discuterne tra un anno o anche di più. Ecco perché il G8 ha smesso da tempo di essere un incontro nel quale si fa la storia, se mai lo è stato.
Accertato che l'evento non serve lo scopo a cui è formalmente preposto e appurato che la sua inutilità è confermata da una serie storica impressionante per costanza e coerenza, resta da capire perché un sacco di gente, che ha sicuramente di meglio da fare, si ritrovi periodicamente per questa sceneggiata, ed è proprio il termine sceneggiata che ci porta sulla pista giusta. Alzi la mano chi può negare che questo incontro sia un enorme spot per Silvio Berlusconi.
Mentre aspettiamo, possiamo sicuramente analizzare l'incontro dal punto di vista spettacolare, operazione che sembra avere senso e un discreto radicamento nella realtà. Inteso come spettacolo, il G8 è addirittura trasparente per quanto c’è familiare e non potrebbe essere altrimenti, sono anni che l'impresario che lo organizza si preoccupa di fare lo stesso con la televisione e i media italiani. C'è anche da ricordare, per non fare torti a nessuno, che i leader che si prestano allo spot dell'italiano sono i primi ad aderire e a promuovere questo modello, Berlusconi non è il solo che si sta facendo pubblicità.
Il G8 è puro stile Mediaset, è coperto ossessivamente da Raiset ed è organizzato e allestito seguendo il manuale del Grande Fratello. Niente è lasciato al caso, dalle inquadrature televisive fino ai dettagli più sottili della sceneggiatura. Il format include anche le tipiche “prove” che punteggiano i reality, prove spesso di dubbio gusto, come quella del similatore del terremoto in mezzo alle rovine del terremoto. Lo stile delle location e i colori degli interni sono gli stessi e il programma risente della formazione di Berlusconi nel mondo delle crociere: “Regola numero uno: tienili impegnati”. In effetti il copione originale prevedeva proprio la crociera in Sardegna, ma traslocarlo in Abruzzo è stato più facile del prevedibile, perché in fin dei conti la zona offre le stesse possibilità di segregazione dell'arcipelago della Maddalena.
Così ai leader convenuti, confinati in un ambiente circoscritto e coperto ossessivamente dalle telecamere, è stato proposto un programma di eventi serrati e inclini a un'escalation narrativa che traspare anche dai numeri: G8, G14 e poi G20. I protagonisti arrivano sul palcoscenico con tempi diversi per evitare sovrapposizioni e mantenere la tensione narrativa e l'impressione di un positivo aumento di leader che accorrono a firmare “la dichiarazione” del giorno. È comprensibile che Berlusconi abbia equivocato quando la stampa estera ha accusato l'Italia di non aver preparato l'agenda a dovere, in realtà lui il programma della crociera l'ha spremuto allo spasimo e l'agenda politica è inutile come il vertice. Perché perderci tempo?
Tanto intenso è il programma, che i leader convenuti sembrano avere qualche difficoltà a reggere fisicamente la giostra che si conclude a tarda sera dopo inevitabili cene obbligatorie. Rinchiusi nella G8land come se fossero su Love Boat ( o forse su Fantasy Island), sono prigionieri di un set e esposti alle telecamere del grande impresario, che con quelle riprese ci fa quello che vuole e che è anche quello che vende le riprese che gireranno per il mondo. La star dello spettacolo è indubbiamente il presidente americano Obama, prima di tutto perché è il presidente americano e poi perché “vende” benissimo quasi ovunque. Obama fa gradimento e allora Obama giorno e notte e, quando non c'è, via con la moglie e le figlie. A promuoverlo continuamente, non richiesto, c'è proprio Berlusconi che cerca di raccoglierne ogni barlume di lustro riflesso, così che i suoi stessi giornali possano fare il titolo con “Obama e Berlusconi”: mica fichi, un grande leader mondiale. Obama, per conto suo, ha parecchio da fare, viene da Mosca, andrà in Ghana e poi a casa dove lo attende l'orrore, ringrazia per lo spot cercando di cavarne quel che può e di mostrarsi amico di tutti. Esigenze spettacolari convergenti, comuni a quasi tutti i leader.
Nella Casa del GF di Coppito gli hanno anche messo lì un campo da basket come esplicito gesto di cortesia e tentazione maligna e lui ovviamente si è esibito in favore di telecamere per “far simpatia”, che l'America ne ha bisogno. Non è mancato il ralenty e non sono mancati i commenti “tecnici” sullo stile presidenziale, per fortuna nessuno ha detto che i neri ce l'hanno nel sangue, di questi tempi è già un risultato. Qualche ora se ne va per descrivere i cambi d'abito “della Michelle” (nella foto un dettaglio) e delle sue pupette macerando nell'attesa dell'arrivo di Carlà, che arriva dopo perché di spettacolo se ne intende, evitando sovrapposizioni e competizioni, senza perdersi l'Haute Couture à Paris. Guest star George Clooney, che appare al G8 in un cameo per pubblicizzare il suo film, passava per caso. Molto a suo agio Gheddafi, che ormai è un affezionato dello “Yes I camp” nel nostro paese e che quando c'è da dare spettacolo è una certezza.
Richiamato alla realtà, il leader cinese ha lasciato il G8 sapendo di non perdere molto, i problemi in patria sono seri e il suo non era un ruolo da star. Non che Hu Jintao disprezzi l'uso dello spettacolare; i carri armati e i blindati cinesi schierati in città per arrestare i pogrom reciproci tra han e uyguri oggi sono dipinti di bianco e il governo si preoccupa di offrire al mondo una versione sostenibile dei fatti. Il cambiamento formale nel registro spettacolare cinese è stato netto quanto il suo sprint mercantile che ha investito anche il selvaggio Ovest cinese, che in questo caso coincide con l'estremo e mitico Est delle popolazioni turcofone. La tensione inter-etnica nella regione ha rotto il patto narrativo e con esso il patto sociale, ci vorrà qualcosa di più della propaganda per rimettere insieme i cocci.
A L'Aquila lo show non ne ha risentito. Tempesta perfetta di celebrità, ritmo, lusso contenuto e tanta pubblicità. Pubblicità per Berlusconi; che ne è avido a prescindere dalla sua sfortunata contingenza politica; pubblicità per i prodotti dei gentili sponsor che vengono ricordati ad ogni collegamento senza neanche avvertire che è pubblicità e non giornalismo. Al posto dell'Ikea questa volta c'è l'arredamento italiano di gamma alta, il cibo italiano, l'artigianato italiano, le auto italiane, la biancheria italiana e pure le pacchianate italiane a incrinare un'immagine che si vorrebbe d'eleganza, come nel caso dei bauli che racchiudono le preziosissime penne (italiane) offerte ai leader per firmare “la dichiarazione” del giorno.

Pubblicità anche per gli abruzzesi, che segnano un punto con lo “Yes we camp”, che raggiunge i quattro angoli del globo, ma che non possono sfuggire alla complicità forzata con il premier nel suo numero peggiore: quello del venditore di pentole. Trascinando gli ospiti in un'incursione nella “Tv del dolore”, il geniale organizzatore della crociera costringe i pur scafati colleghi a comprare il pacco predisposto, un cul-de-sac dal quale non si può uscire mostrandosi ingenerosi verso i terremotati che ti raccontano con dignità le loro disgrazie in mondovisione. È ancora troppo presto per fare i conti della colletta, ma sufficientemente tardi per ritenerla poco dignitosa. Un governo micragnoso con i propri cittadini e con gli stessi terremotati, che estorce la carità ai gentili ospiti, non è un bel vedere.
Il demone del venditore bauscia lo possiede e lo ha convinto che potrà vantare la generosità degli altri come un risultato proprio, schiere di fedeli stanno già cercando di convincere noi e i nostri cari di questa bizzarria mentre ascrivono a Berlusconi ogni merito. Lui per parte sua mette la firma su qualsiasi cosa, dalle aiuole al menù, fino a rasentare la psicopatia con il “president parka”, giaccone millesimato di un noto produttore italiano, firmato (davvero, c'è la sua firma sopra) da Berlusconi e regalato a signori e signore leader. Qui ci sarebbe anche l'incongruenza tra l'immagine di un governo che piange miseria sul palcoscenico internazionale per giustificare il tradimento della promessa di aiuti ai paesi poveri, e per chiedere la carità per i terremotati, con quella sfacciatamente ottimista di Berlusconi che nega l'esistenza di un gravissimo stato di crisi, rimuovendola di fatto dal dibattito pubblico italiano, ma a questo punto sono sofismi. Come l'incongruenza di un governo che è accusato diffusamente emanare leggi razziste contro i migranti e di non dare un euro ai paesi poveri, che si spaccia proprio per paladino di quei popoli, ipocrisia mercantile all'ingrosso.
Il grande spettacolo sembra scorrere senza scosse, i set sono blindati e l'unica delusione è per la mancata apparizione dei “violenti”. Ci sono stati alcuni arresti “preventivi” a caso e il fermo di quattro “stranieri” che avevano “mazze da baseball e spranghe” nel loro camper e al telegiornale hanno confermato mentre mostravano le immagini due (2) rami e tre (tre) tubi cromati e forati del genere da campeggio esibiti per i giornalisti. Non c'è proprio niente da fare, dall'altra parte hanno imparato a sfuggire lo scontro provocato e preparato a favore di telecamere dal grande impresario. Fanno finta di niente, ma ci sono rimasti malissimo, non si trova uno straccio di “terrorista” o di “criminale” disposto a fare da sparring-partner.
Hanno provato l'impossibile, comprese le cariche a freddo a manifestazioni assolutamente inoffensive, uguali a decine di altre che non hanno mai attirato la violenza delle forze del (dis)ordine. Hanno anche inscenato la sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione per niente, una delle tante spese inutili a produrre stupore e allarme spettacolare. Hanno blindato il paese per niente sapendo che non era necessario e che non c'era alcuna minaccia d'invasione. Scontata e già vista anche questa.
Il tempo dedicato alla presentazione discussione dei temi formalmente all'attenzione del vertice è ovviamente una frazione di quello dedicato all'insieme dell'evento, che è così ricco di spunti da mobilitare i media al gran completo, ce n'è per tutti ed è il trionfo del gossip. Tutti i media parleranno del G8 e nessuno saprà dire cosa hanno deciso al G8, se non forse che Obama ha giocato a basket e che per gli abruzzesi hanno raccolto l'elemosina. Intanto il grande impresario danza sugli schermi e saltella accanto a Napolitano mentre riceve gli ospiti per la cena, anche qui la scena è rubata da Fantasy Island con il presidente che fa il direttore e l'altro più basso che fa da spalla spiritosa, saltellando smanioso e assumendo posizioni ed espressioni buffe, ancora l'esigenza di firmare l'istante con la sua presenza ossessiva.
Finito lo spettacolo quando Obama se ne va, il programma prevede di smontare tutto e di andare in vacanza, il ragioniere dello stato staccherà idealmente un assegno da cinquecento milioni di euro (mille miliardi di una volta) e il grande impresario andrà a ritemprarsi, lo ha già annunciato, sperando che tutto questo stupore sparso a piene mani basti a disorientare o a fiaccare gli avversari. Resterà solo Rete4 a mandare in onda, ancora per un po', lunghissime registrazioni integrali in perfetto stile sovietico.
Il grande successo dello show dovrebbe, nelle intenzioni, assurgere a manifestazione auto-evidente della solidità di Berlusconi nel ruolo di somma vedette spettacolare - e quindi trionfante - sulla narrazione pecoreccia che ha minato la sua capacità di sostenere il ruolo. In questo senso si può dire che l'eroe spettacolare (nel nostro caso auto-investito del ruolo), la vera star della narrazione seriale dominante e integrata, sta lottando per non mollare a dispetto dello scandalo e che cerca lucidamente di proiettarsi oltre il format, allontanando le sue disgrazie con una ricca diversione realizzata con un grande dispendio di mezzi.
Diversione alla quale l'opposizione assiste silente, c'è il superiore “bene del paese” in ballo e quindi disturbare l'osceno spot sarebbe da gente che non ha a cuore la patria. Ma questo appartiene a un altro spettacolo, a una vecchia serie in onda dagli anni '70 e dedicata alle sventure della grande famiglia della sinistra italiana, non c'è da stupirsi quindi che gran parte del pubblico italiano non tributi grande attenzione all'epopea dei congressi (ri)fondativi della sinistra. I copioni sempre uguali, il mancato uso dello stupor e la clamorosa scarsità di gnocca, ne fanno un genere riservato a un pubblico di amatori di una certa età.
Compreso il significato spettacolare del G8, non resta che augurarsi che la maratona pubblicitaria di Berlusconi si riveli inutile e incapace di soffocare il nuovo filone soft-porno che si è dimostrato capace di inciderne pesantemente l'immagine di miglior leader che c'è agli occhi di tanti italiani. I gusti sedimentati negli italiani negli ultimi due decenni e la complice rilassatezza estiva, potrebbero al contrario rilanciare la new wave con un classico bombardamento a tappeto in stile Novella2000 sotto gli ombrelloni, vanificando così l'effetto dello spot e riconsegnando a settembre, e alla realtà della crisi del paese, un capo del governo ancora più in mutande di quanto non fosse a giugno.
Napolitano e Berlusconi accolgono i gentili ospiti

Napolitano e Berlusconi posano con le macchine ecologiche vanto dell'industria nazionale

Napolitano e Berlusconi salutano la partenza dei gentili ospiti

Berlusconi torna alle consuete occupazioni


A Bologna si discute da tempo di declino cittadino e in particolare di quello culturale. Ecco giungerne un'evidente conferma dalla pubblicazione di questa pubblicità, con la quale l'università più antica del mondo ha pensato di pubblicizzare le sue filiazioni romagnole. I geniali creativi avevano una vasta scelta di episodi e spunti storici ai quali attingere, ma evidentemente hanno preferito andare sul sicuro e sul classico, senza peraltro incontrare l'opposizione dell'ateneo e dei suoi dirigenti. Quattro gnocche (s)vestite da sceme e passa la paura,
Aggiornamento
A Cesare quel che è di Cesare, definendo l'ccaduto un "errore di percorso", l'università ha ritirato i manifesti con la gnocca, dicendo sostanzialmente che non si sono capiti bene con i pubblicitari. Prevista tempesta interna, la rivolta è partita dall'interno e ha provocato la sollevazione all'unanimità del Senato accademico.
Mentre le televisioni cercano di convincerci della stima dei leader mondiali per Berlusconi, anche se Obama elogia solo Napolitano come esempio di moralità (qualcosa vorrà dire?), si apprende dalla stampa estera che il G8 è già fallito per la parte che riguarda gli accordi per combattere il cambiamento climatico. Forse da noi ne parleranno tra qualche giorno, quando i giornalisti avranno finito di occuparsi dei menù italiani, delle bellezze italiane, dei prodotti italiani e mai delle escort italiane, che pure vanno alla grande.
Il fallimento è facilmente riassumibile nel solito disaccordo tra paesi in via di sviluppo e quelli con economie già mature. I primi non credono alle promesse dei secondi e non accettano di dover fare più sacrifici dei paesi che hanno inquinato per due secoli senza darsi alcun limite. I secondi continuano a sostenere che non vogliono maggiori costi che darebbero un vantaggio ingiusto ai primi. Resta il fatto che la cessione di tecnologie "verdi" promesse a Cina e India nel 2007 non l'ha vista nessuno ed è anche per questo che i paesi in via di sviluppo non si fidano delle promesse del primo mondo, che ancora deve dimostrare di essere capace di mantenerne una.
Non aiuta di certo che a presiedere il vertice sia un campione delle promesse a vanvera. Dagli aiuti ai paesi poveri, passando per il "Piano Marshall per la Palestina", fino agli aiuti per lo Tsunami, i governi che ha presieduto Berlusconi si sono distinti per le ciniche prese per i fondelli ai danni dei disperati della terra, promesse iperboliche e alla fine nemmeno l'elemosina.
Aggiornamento:
A stretto giro di posta arriva anche la sgridata del Segretario generale dell'ONU. Chi glielo dice adesso a tanti MinzolOni che hanno festeggiato l'epocale accordo sul clima?
Concettualmente assomiglia al famoso Wall-E, invece che sui cingoli si muove su due ruote come un Segway, con il quale condivide il sistema di trazione, ma è un bidone robotizzato e motorizzato elettricamente che puoi chiamare a casa con il cellulare e che poi va a scaricare la spazzatura dove si deve secondo la sua qualità, quando le batterie sono in riserva torna alla base e si carica da solo. Si chiama DustCart, è in prova nei comuni di Peccioli, Pontedera e Massa a all'estero a Orebro (Svezia) e Bilbao (Spagna), è di concezione italiana e potrebbe essere una soluzione per la raccolta differenziata nei piccoli paesi dove faticano a circolre i tradizionali mezzi per la raccolta dei rifiuti. Se ne sono accorti all'estero, qui da noi pare di no, almeno a stare ai motori di ricerca.
Il sistema che sovrintende al movimento è abbastanza c
omplesso, dovendo coniugare e gestire le qualità dinamiche del Segway e la necessria capacità di muoversi in piena autonomia coprendo un'area e non un percorso: "La sua navigazione è gestita da due sistemi di rilevamento che si attivano contemporaneamente: il primo è basato su un sistema GPS, uguale a quello dei navigatori satellitari ma invece che avere uno scarto di chilometri ce lo ha di metri, il secondo, invece, è un sistema secondario di boe, che verranno installate appositamente per DustCart nelle zone operative, che funziona attraverso ultrasuoni e sceglie la posizione con uno scarto di pochi centimetri. Sulle ruote poi sono stati montati dei laser che individuano gli ostacoli disseminati sul suo cammino e gli consentono così di evitarli."
Niente di straordinario, sono tutte tecnologie ormai mature, l'abilità sta tutta nell'assemblarle e sincronizzarle in modo che l'uso del nuovo robot risulti il più facile e "naturale" possibile alla prova degli utenti.

Il solito indegno fogliaccio albionico, in questo caso The Telegraph, si è accorto che nell'indisponibilità della moglie, Berlusconi farà accompagnare le mogli (e i mariti) dei leader al G8 dalle fide Carfagna e Gelmini. Il giornale sembra recriminare sulla moralità del ministro e definisce la soluzione "all'altezza delle fama di Berlusconi" insistendo soprattutto sul passato di topless model della povera Mara.
La scelta delle due "favorite" per tale compito è emblematica, nemmeno importa sapere se corrisponda alla realtà, l'immagine è tutto in questi casi. Intanto giunge notizia che Maria Vittoria Brambilla è stata ricoverata urgentemente, si sarebbe provocata profondi tagli ai polsi in un incidente domestico.
Dicono che alla conferenza di Hu Jintao non sia volata una sola domanda sul massacro degli uyguri o sulla questione dei diritti umani in Cina. Dicono che sia stato il governo a chiedere la cortesia di non irritare l'ilustre ospite. Dicono che se ne siano lamentati anche i giornalisti della RAI, ma questa forse è una battuta. Ci sono numerose rivolte, guerre e repressioni in giro per il mondo in questo tempo, alcune raccolgono indignazione, altre un'attenzione appena accennata e altre ancora sembrano sconosciute agli stessi giornalisti, ci sarà un perché, ma a fare la differenza non può essere sempre e solo la possibilità di strumentalizzare questo o quel massacro o di passarlo sotto silenzio perché perpetrato da governi che non si ha interesse a disturbare o perché quuei massacri restano funzionali a un'agenda inconfessabile.
Non lo dice quasi nessuno, ma la nutrita pattuglia di giornalisti italiani che ha avuto l'onore di incontrare il leader cinese, alla fine ha obbedito come un sol uomo e Hu Jintao non l'ha disturbato nessuno. Non male per un governo che ha usato spesso lo spauracchio cinese per coprire le sue magagne anche a livello locale, come accaduto a Milano con la locale comunità cinese.
Sovrana ipocrisia, il vecchio bavoso non vuole che gli si guasti la festa del G8, dopo la quale andrà in vacanza. Ipocrisia inutile, visto che non arresta la valanga dello scandalo che travolge il premier e visto che persino gli americani parlano di cacciare l'Italia dal G8 perché, se Berlusconi si è dato fare per garantire l'ospitalità e la logistica, il suo governo non ha condotto alcuno dei lavori propedeutici e preparatori il vertice a livello politico e internazionale. Ci hanno dovuto pensare gli americani quando le diplomazione hanno realizzato che i grandi sarebbero arrivati a L'Aquila senza uno straccio di ordine del giorno e senza poter contare sul lavoro preparatorio dei tecnici e su negoziazioni pregresse, a rendere fondate e non improvvisate le "decisioni" dei grandi.
Tanto che l'unica indicazione che il premier ha azzardato "decideremo sanzioni all'Iran" è già stata smentita dagli stessi americani. Forse la richiesta di Napolitano non è stata del tutto fuori posto, sembra proprio che la missione principale per il nostro paese sia ormai quella di sopravvivere al grande evento senza perdere la residua reputazione internazionale. Chi fa il tifo per l'ipotesi incroci le dita, perché è evidente che il governo sia ormai allo sbando e il senso di responsabilità un disperso. Siamo nelle mani del fato.
La tattica negazionista non sembra tuttavia funzionare, anche la Conferenza Episcopale attacca pesantemente e i cattolici nel PDL fanno finta che non si parli di loro quando si parla di leggi crudeli e di libertinaggio osceno, ma fanno poca strada, i moralisti di ferro che pascolano in parrocchia sono scandalizzati, altro che i "giustizialisti di sinistra".
Così come fanno poca strada i consueti allarmi contro gli unni devastatori che, anche se hanno gettato nel panico alcuni aquilani in buona fede, non riescono a nascondere l'inconsistenza delle paventate minacce. I recenti arresti di antagonisti, più che "preventivi" sembrano una provocazione bella e buona a sollecitare violenze e vandalismi dei quali non c'è traccia nei progetti e nei proclami dei tanti che vorrebbero manifestare la loro opposizione alla giostra oscena e inconcludente che sta per andare in scena.
Se il premier riuscirà ad arrivare intero alle sue vacanze, il ritorno a settembre si annuncia terrificante, perché a questi problemucci si aggiungeranno gli effetti della crisi in peggioramento e verranno al pettine tutti quei problemi finora nascosti sotto il tappeto della propaganda.

...oppure è assediato dai parenti delle beghine con la badante in nero e clandestina, che temono di beccarsi una denuncia. Intanto Maroni continua a dire (e il TG1 a ripetere) che la legge che punisce la clandestinità non è retroattiva, che sarebbe come dire che i clandestini non hanno niente da temere e che sarebbe ridicolo se non fosse prima di tutto falso. Visto che la legge punisce non solo l'ingresso, ma anche il soggiorno illegale.
Oltre ad essere un affronto ai diritti umani, questa legge con la sua gestazione e la sua gestione mediatica si sta rivelando una cialtronata mai vista. Alla prova dell'applicabilità dovrebbe fallire clamorosamente, è del tutto impensabile che possa essere rispettata, mancando prima di tutto le risorse per perseguire e detenere e allontanare i clandestini, anche se c'è da sperare che la Corte Costituzionale la riduca malamente fin dai primi ricorsi e che non si arrivi proprio agli scenari da tregenda che lascia trasparire. Sicuramente il danno più grande è quello culturale, provvedimenti del genere rinforzano negli analfabeti la convinzione che lo straniero sia davvero un criminale al quale dare la caccia.
Con una dichiarazione secca e senza offrirsi alle domande, Sarah Palin ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di governatrice dell'Alaska. Piegata da una serie di scandali, emersi dopo che la sua candidatura alla vicepresidenza le aveva acceso i riflettori addosso, la vulcanica governatrice repubblicana ha deciso di lasciare lo stato dove tutto era diventato troppo difficile, per lanciarsi sul palcoscenico nazionale.
Niente paura quindi, anche se appena qualche giorno fa ha detto che non avrebbe corso per le presidenziali del 2012, e anche se l'ipotesi di Palin presidente degli Stati Uniti sembra francamente impossibile e la sensazione è che sia davvero stata messa fuori gioco dalla bordata di scandali che ha travolto la sua amministrazione, giunge conferma che intenda proprio proporsi come leader nazionale dei repubblicani.
Notizia giunta solo in un secondo tempo e che mi ha costretto a rifare titolo e articolo, ma che mi soddisfa sia perché avvicina allo zero la possibilità di un successo repubblicano, che per la quantità di divertimento assicurato negli anni a venire, che c'è gente che dice che la politica è noiosa. Notizia comunque non certa, visto che si rincorrono le ipotesi più contraddittorie, compresa quella di dimissioni in vista dell'imminente arrivo di accuse penali.
L'astro nascente che da tempo si è proposta come fedele interprete del Palinismo; quella Michelle Bachman che rappresenta la grande speranza bianca per tutti quelli che hanno amato i Monty Python; dovrà aspettare, anche se nessun altro esponente della pur nutrita galleria di freak del partito repubblicano, sembra in grado di insidiarle il posto.
Il ministro per la casa Ariel Atias (nella foto) ha detto chiaro e tondo che ha allo studio piani per separare gli arabi dagli ebrei e gli ebrei "secolarizzati" da quelli ultra-ortodossi. Atias è espressione proprio di questi ultimi e del partito religioso più estremista, lo Shas, che fa parte del governo Netanyahu.
Ha detto pubblicamente a un congresso degli avvocati israeliani che è una responsabilità nazionale il prevenire che persone le quali "quantomeno non amano Israele" possano stabilirsi in zone abitate da ebrei e che "Io, come ultra-ortodosso, non penso che gli ebrei religiosi debbano vivere nelle stesse zone delle coppie di ebrei secolarizzati, così si eviterebbero gli attriti non necessari".
Ha quindi proposto di mettere sul mercato terreni edificabili riservati rispettivamente ad arabi, ultra-ortodossi ed ebrei diversi. Facile immaginare che agli arabi non toccheranno i lotti migliori, ma questa è una considerazione risibile di fronte alla gravità di dichiarazioni del genere. Nessun ministro, in nessuna democrazia può permettersi di rimanere al suo posto dopo dichiarazioni del genere, ma in Israele per ora non succede niente. Se non vi appare subito l'orrore di dichiarazioni del genere, provate ad immaginare come suonerebbe se un governo europeo decidesse di limitare la residenza in zone riservate a musulmani ed ebrei.
Parole inaudibili, che richiamano storie di segregazione e tempi bui. I ghetti per gli ebrei in Europa, l'apartheid statunitense, sudamericano e sudafricano, la regola coloniale. Quella che è già una realtà per le popolazioni occupate da Israele, diventa il modello d'elezione della politica del governo anche all'interno d'Israele, il modello segregazionista riproposto come da triste abitudine per evitare mali peggiori, per favorire la tranquillità del corpo sociale. Un orrore solo a pensarci, qualcosa che trascende le peggiori aspettative sul governo d'estrema destra che oggi guida Israele e che preoccupa molti dei leader mondiali.
Dopo Obama anche Sarkozy ha fatto irruzione chiedendo con poco garbo le dimissioni del ministro degli esteri Lieberman, un'altra testa calda in questo caso finita a capo della diplomazia israeliana. Netanyahu si è offeso tantissimo e ne ha fatto una questione d'onore nazionale, offeso dall'ingerenza del francese. Il giorno dopo irrompe Atias con in testa l'idea meravigliosa che non mancherà di esporre il paese a critiche feroci.
Il problema del governo israeliano non sembra quindi limitarsi all'essere un governo d'estrema destra, ma va ben oltre e evidenzia la tragica realtà di un governo in balia di fanatici bruciati malamente dal contatto con la religione, tanto che non stupirebbe vederne alcuni con uno scolapasta in testa al posto del tipico copricapo.
Come sempre questi approcci barbari e fascistoidi hanno un lato farsesco e paradossale, che in questo caso è rappresentato dal fatto che gli ultra-ortodossi vicini allo Shas sono una comunità talmente devota che gran parte di loro si limita a leggere i test sacri e fecondare continuamente la propria compagna segregata in casa come sui mezzi pubblici, dove già hanno proposto un analogo regime segregazionista. Il lavoro femminile è poi quasi impossibile per via del controllo estremo sulla vita delle donne. Così succede che il welfare israeliano se li accolla mentre loro si moltiplicano come Dio vuole. Il che significa che sono proprio le tasse degli arabi e degli ebrei meno ortodossi, che dovrebbero finanziare la loro stessa segregazione per mano degli ultra-ortodossi che vivono, economicamente parlando, alle loro spalle e in povertà per una precisa scelta ideologica. Non è una rivoluzione proletaria, ma si tratta comunque di un ardito tentativo redistributivo che sta mettendo a dura prova le casse dello stato.
Questo più di altro fa considerare abbastanza velleitario il progetto, ma il fatto che sia difficilmente realizzabile nella pratica non toglie nulla al dramma interno nel quale Israele sembra precipitare sempre meno lentamente .