mazzetta

Ce la possiamo fare...
domenica, 31 maggio 2009

Nuove frontiere del marketing.

 

Gillette produce rasoi e ha una quota imponente del mercato mondiale, difficile da espandere ulteriormente. A questo punto la logica suggerisce di espandere il mercato. Così dopo l'esilarante video sullo sbiancamento anale, tocca alla multinazionale delle lamette da barba far ridere, con la produzione e diffusione di un tutorial internazionale per la rasatura dell'inguine. 

 

Decisamente più classica e sicuramente più brutta, ecco invece la pubblicità di una linea di navigazione tra Catania e Napoli, che in quanto a mercificazione del corpo femminile non si fa mancare davvero niente.

pub

 Aggiornamento:

I geniali porno-creativi (insomma) hanno colpito ancora:

tttlines

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sabato, 30 maggio 2009

Pubblicità

 

Info

20090430-antifa@fest

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categoria: bologna


sabato, 30 maggio 2009

Dolce & Gabbana tentano l'evasione del secolo

 

Sembrava ce l'avessero fatta, ma la lunga mano della legge li ha beccati e quella del fisco gli ha appioppato una multa da ottocento milioni di euro, quattrocento a testa, tradotti nella vecchia valuta fanno circa milleseicento miliardi  di lire. Non è servito costituire una società all'estero e far finta che una bella fetta dei loro guadagni fosse di altri.

Però non ne parla nessuno, solo Il Giornale ha dato e discusso la notizia, eppure recuperando quel denaro l'Italia ci potrebbe finanziare quasi due anni di Social Card. La spiegazione più in voga di questa amnesia è che i media non si vogliano giocare il budget pubblicitario delle loro aziende e alcuni ricordano che il giornale che osò criticare un loro ristorante si ritrovò immediatamente senza la loro pubblicità come esplicita rappresaglia.

L'argomento regge fino a che non si pensa che in un paese normale tutti i media dovrebbero cavalcare l'evasione del secolo e a quel punto ai due astuti stilisti non resterebbe che aumentare la pubblicità per rintuzzare il colpo. Di sicuro non potrebbero permettersi di rinunciare a gran parte della pubblicità per rappresaglia, ancora di più considerando le dimensioni della loro impresa e quanto la stessa sia fondata su un marketing accurato quanto imponente.

Evidentemente il tipo di pressione che sono in grado di esercitare è di natura diversa o almeno più complessa. Non resta che vedere se saranno in grado di cavarsela altrettanto egregiamente con i media stranieri, per ora se ne sono accorti solo quelli che si occupano di "lifestyle", ma è difficile che finisca così, non fosse altro che per la legge dei grandi numeri.

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venerdì, 29 maggio 2009

E Wikipedia ha bannato Scientology

Dopo anni di molestie e di discussioni attorno ad alcune voci, Wikipedia ha deciso il ban di diversi indirizzi IP identificati come appartenenti a Scientology.

Secondo la corte riunita in Wikiland, gli adepti si coordinavano in modo da mantenere sotto pressione alcune voci, tra le quali quelle relative ad alcuni personaggi viventi, provocando la reazione di altri utenti ostili alla setta e provocando vere e proprie battaglie. Il malcelato scopo autopromozionale degli adepti è ovviamente inaccettabile e contrario agli scopi e alle policy di Wikipedia, ma non è la prima volta che qualcuno pensa di usare Wikipedia per i propri fini, basta leggere le numerose biografie (evidentemente autoprodotte) di personaggi viventi per rendersene conto. Poi succede che qualcuno se ne accorge e vuole riportare la voce alla realtà e si apre il conflitto che finisce per ricadere sulle spalle della comunità di Wikipedia.

Succede quasi sempre quando sono i credenti a voler modificare Wikipedia in modo coerente con le loro credenze o utile alla loro agenda politica. Recentemente ad esempio ho seguito il caso della voce Precarity, sulla quale c'è stata battaglia perchè un credente pretendeva di legare la genesi del termine alla dottrina sociale cristiana, mentre l'autore della voce aveva in mente tutt'altro. Di esempi del genere ce ne sono parecchi, ma quasi la totalità dei conflitti di questo genere vede in campo qualche adepto di questo o quel culto.

La cosa ovviamente provoca malessere, ma soprattutto rischia di trasformare l'enciclopedia a redazione aperta in un bollettino di questa o quella parrocchia, decisamente inaccettabile. Dopo una lunga discussione e una lunga indagine Scientology e i suoi adepti sono stati bannati da Wikipedia, provvedimento che non metterà sicuramente la parola fine ai loro tentativi, ma abbastanza forte da costituire una pubblica denuncia di comportamenti inaccettabili dettati dal fanatismo.

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giovedì, 28 maggio 2009

Ricordati dell'Iraq

 

L'ultima volta che alla televisione italiana hanno parlato dell'Iraq era per dire che tutto va bene, come se la guerra fosse finita e l'invasione americana terminata come per incanto all'insediamento di Obama.

Sarebbe anche bello, ma non corrisponde al vero. Nel video della BBC trovate il messaggio di alcuni inglesi  ostaggi della guerriglia, ricordate gli ostaggi? Tra un po' gli inglesi verranno via dall'Iraq, resteranno solo gli americani a testimoniare quel che succede nel paese.

Lenta, ma inesorabile, è arrivata anche la conferma di una vecchia storia, venuta alla luce ben prima che lo scandalo delle torture esplodesse grazie alle foto dei torturatori americani scemi. All'epoca non se l'era filata nessuno, come credere alla storia raccontata dai malvagi iracheni secondo la quale i prodi americani stupravano le prigioniere? Eppure la resistenza irachena motivò il bombardamento del carcere, altrimenti inspiegabile, proprio con la richiesta delle detenute che preferivano la morte agli abusi. Oggi il Daily Telegraph riferisce che tra le foto dei torturatori, che anche Obama ha deciso di tenere nascoste, ce ne sarebbero diverse relative allo stupro di donne e di minori.

Che cosa succede realmente nel paese si può leggere facilmente sui bollettini di Iraq Today, uno stillicidio giornaliero di attentati e una scia di sangue che non risparmia le forze americane, nonostante siano ormai di fatto assenti dalle città.

Il ritiro annunciato da Obama si risolverà in una occupazione a tempo indeterminato con la presenza di basi enormi  dalle quali gli americani influenzeranno la politica irachena per i decenni a venire, ma nessuno sembra avere un'idea precisa su come fermare la strage infinita. L'unica novità sembra il raggiunto accordo tra iracheni sulla commercializzazione del petrolio del Kurdistan, ma la produzione e vendita in generale restano penalizzate dalla perdurante assenza della legge sul petrolio, ormai da anni al vaglio del parlamento. Il problema è che americani ne hanno proposta una che agli iracheni non piace e che nessun iracheno potrebbe mai firmare senza prendersi del traditore e del complice nel furto delle risorse nazionali, così per anni si va avanti a fare e disfare, con la legge che vaga tra commissioni e parlamento senza mai vedere la luce, impedendo all'Iraq di vendere il petrolio e incassare come nelle sue potenzialità.

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mercoledì, 27 maggio 2009

Quelli che boicottano l'intelligenza

 

2n0ri2wSi può essere o meno d'accordo sull'efficacia del boicottaggio commerciale come strumento politico da agire in prima persona e si può ovviamente essere o meno d'accordo sul boicottare Israele.

Difficilmente però si può essere d'accordo con la logica dell'incredibile proposta da parte di Forum Palestina di boicottare la Lavazza per ferire Israele. Sembra impossibile, ma quelli del Forum dicono che: "Ogni volta che compriamo un pacco di caffè Lavazza o il nostro barista ci propone una tazzina di caffè Lavazza, inconsapevolmente contribuiamo all’economia di guerra israeliana ed all’oppressione del popolo palestinese."

Ora, la cosa potrebbe avere un senso se Lavazza comperasse la materia prima per fare le sue miscele in Israele, ma Israele non produce caffè. Secondo quelli del forum invece quelli di Lavazza aiutano l'economia israeliana semplicemente vendendo il loro caffè in Israele. C'è qualcosa che tocca, essendo evidente che un boicottaggio dovrebbe avere come oggetto le vendite israeliane (che portano denaro) e non gli acquisti dall'estero. Quello si chiama embargo, al limite.

Quando manca la necessaria lucidità si combinano disastri e si collezionano pessime figure, questa è sicuramente una delle più ridicole. Non fa bene alla Palestina e non fa bene a quanti si spendono e si sono spesi per la causa palestinese. Forse sarebbe meglio che chi in buona fede si è speso per un'iniziativa del genere, decidesse in futuro di darsi ad altro, prima di trascinare nel ridicolo la residua solidarietà per un popolo che in questo momento ha problemi più seri del solito, dovendo confrontarsi con un governo israeliano apertamente razzista che sembra deciso più che mai a percorrere il cammino della violenza e dell'oppressione.

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martedì, 26 maggio 2009

Quando Cossiga era come Berlusconi

 

cossiga1Altri tempi, quando Francesco Cossiga rincorreva le gonnelle fidando sulla complice omertà dei media. Altri tempi e altre donne, il leader democristiano è stato per anni in guerra con la moglie senza che trapelasse alcunchè.

Tale e tanto era l'astio della signora Giuseppa Sigurani in Cossiga, che il giorno della sua elezione al Quirinale il picconatore tornò a casa e trovò tutto spento, nemmeno fosse un lutto. La signora gli ha dato due figli e un sacco di grattacapi, ma nessuna notizia delle sue peraltro leggendarie sfuriate ha mai raggiunto l'opinione pubblica.

Cossiga oggi è tornato single, nel 2007 la Sacra Rota ha annullato il suo matrimonio religioso risalente al 1960, 14 anni dopo la separazione e 9 dopo il suo divorzio, dichiarandolo nullo, nonostante l'evidenza di due figli che vanno per i cinquant'anni e almeno altrettanti dal fatidico sì della coppia. Tipica ipocrisia clericale, quel matrimonio ora non è mai esistito, è cancellato, e anche lo stato italiano deve prenderne atto. Ipocrisia ancora più evidente se si pensa che invece per la stessa chiesa un sacramento come il battesimo non sia affatto annullabile, nonostante sia un sacramento che il più delle volte è somministrato senza il consenso del "fedele".

Da quel che si ricava dalle cronache Cossiga soffriva dello stesso male di Berlusconi, quell'impulso tipicamente maschile a rincorrere e "conquistare" donne sempre diverse ad arricchire il carniere da cacciatore latino. Diversamente da Berlusconi Cossiga, di solito affabulatore torrenziale , era una tomba e le sue avventure cercava di gestirle nella massima riservatezza in questo assecondato dall'ipocrisia democristiana, che era anche quella di un paese diverso da quello di oggi. Sarà anche per questo che l'eroica signora Giuseppa ha portato in silenzio e per anni un palco degno di un alce, evitando commenti anche quando ormai non c'era più niente da difendere.

Cossiga non ha mai avuto bisogno di negare nulla, perché nessuno gli ha mai chiesto nulla e quando è stato interrogato sulla stile berlusconiano non ha mancato di fornire la sua solidarietà: "Non facciamo i moralisti. Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour. Quindi, stiamo con la Carfagna». L'inimitabile stile del Picconatore.

Altri tempi e altro stile, ma probabilmente se Cossiga si fosse comportato sfacciatamente come Berlusconi non sarebbe mancata una lettera della signora Sigurani a precedere quelle ormai famose di Miriam Bartolini (Veronica Lario in Berlusconi) e di conseguenza nemmeno l'attenzione dei media.

Aggiornmento 30 maggio

Esce oggi la notizia secondo la quale negli ultimi giorni Silvio Berlusconi è stato impegnato in ripetuti contatti con il Garante della Privacy al fine di impedire la pubblicazione di centinaia di foto relative alle feste nella sua villa sarda. Il ricorrente sostiene che siano "private" e "innocenti", ma il fatto che siano state riprese da giornalisti e che le voglia bloccare smentisce l'una e l'altra tesi.

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lunedì, 25 maggio 2009

Noemi & friends. E il corpo delle donne

Un simpatico video con Noemi e le sue amiche, tra le quali probabilmente la compagna del suo capodanno in Sardegna chez Papì, pubblicato sul tubo nel novembre 2008.

 

 

Questo invece è un documentario ben fatto che illustra come ci si riduce in questo modo e grazie a quali esempi ed espedienti della televisione. Spero vivamente che -almeno- le donne che guarderanno il primo video, possano trovare il tempo e la pazienza di guardare il secondo e magari rifletterci un po'.

Il corpo delle donne, qui il documentario.

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lunedì, 25 maggio 2009

Docenti italiani per Berlusconi


Illustre Presidente del Consiglio,

è con vero piacere che la nostra Associazione sottoscrive e promuove questo pubblico riconoscimento alla Sua inestimabile opera. La scuola italiana è da tempo piagata dallo squilibrio che negli anni ha trasformato il corpo docente in un petulante gineceo, privando alunni ed alunne del necessario esempio virile e di una mano sicura capace di accompagnare ragazzi e ragazze alla scoperta della vita.

La sovrabbondanza di personale docente femminile, figlia delle malsane idee educative propagate dai catto-comunisti e dalla canea femminista, ha trasformato le scuole del paese in un luogo nel quale si coltiva la formazione di personalità deboli ed incerte.

La figura del docente, svalutata dalla debolezza femminile, ha così perso la sua autorevolezza e la sua capacità di preparare i nostri giovani ad affrontare la vita con la sicurezza e la coscienza dei propri mezzi che deriva dal poter contare su esempi forti e non equivoci. Il dilagare dell'omosessualità nel nostro paese ne è la migliore dimostrazione, la scuola è il Cavallo di Troia attraverso il quale la debolezza di spirito, la perversione e la promiscuità sono state introdotte nelle menti dei nostri giovani, producendo ogni anno un numero sempre maggiore di italiani privi dei necessari attributi e di italiane impreparate a ricoprire il ruolo di moglie e madre con la necessaria abnegazione e il necessario rispetto dei ruoli.

Oggi, grazie al Suo esempio, possiamo legittimamente sperare in un'inversione di tendenza, che consenta finalmente ai pochi docenti rimasti di dispiegare tutto il loro potenziale educativo. Oggi grazie a Lei possiamo raccogliere il nostro coraggio e dedicarci senza paura all'educazione dei nostri ragazzi e ragazze, ricostruendo l'antico e giusto rapporto di sudditanza degli alunni verso i docenti, loro maestri di vita.

Grazie a Lei da domani non avremo più timore ad intraprendere le necessarie azioni educative, le intimidazioni femministe non ci spaventano più. Da domani potremo fieramente, e a viso aperto, dedicarci in prima persona all'educazione sessuale e sentimentale delle allieve, fornendo allo stesso tempo gli allievi del corretto modello comportamentale, ristabilendo così il rispetto delle gerarchie attraverso la sottomissione esemplare al docente.

Il paese tutto ne avrà grande giovamento, liberi da condizionamenti e dalle critiche dei moralisti rossi potremo finalmente introdurre le nostre giovani allieve ai piaceri della vita senza interferenze, fornendo loro quelle conoscenze e quelle attenzioni, rifiutate loro da genitori sempre più assenti, senza le quali sarebbero costrette ad affrontare disarmate le difficoltà della vita. Ma allo stesso tempo impedendo loro, e ai loro giovani compagni di riempirsi la testa con idee tanto confuse, quanto pericolose per la conservazione delle radici giudaico-cristiane del nostro paese e per la sua reputazione virile.

Grazie allo stimolo del Suo esempio ci siamo riuniti e abbiamo deciso che fin da subito abbandoneremo ogni residuo timore e ci butteremo anima e corpo in questa che è una vera e propria sacra missione. Non lasceremo nulla di intentato e non trascureremo una sola delle delle nostre allieve, pronti ad affrontare le eventuali reazioni di genitori degenerati a testa alta e senza vergogna, ignorandole con fierezza, come Lei ha ignorato con fierezza e grande eleganza il lamento della Sua consorte, incapace di comprendere la grande missione che Lei, in qualità di leader del paese, ha intrapreso con grande sprezzo degli ipocriti moralisti e dei rischi fisici connessi alla sua età senatoriale.


Con imperitura riconoscenza


Roma, 25 maggio 2009


Ernesto Girolimoni

Segretario Generale AIDV

(Associazione Italiana Docenti Virili)

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domenica, 24 maggio 2009

Le Tigri Tamil ammettono la morte del Leader

 

La morte di Vellupillai Prabhakaran è stata confermata dalle Tigri Tamil. L'ammissone pone fine alle speculazioni sulla sua morte, alimentate anche dalla diffusione di immagini nelle quali uno dei suoi numerosi sosia sorrideva davanti ad una televisione che dava notizia della morte.

Prabhakaran è stato il leader dispotico e vero artefice della politica Tamil fin dagli anni ottanta ed è ritenuto il mandante dell'assassioni del leader indiano Rajiv Ghandi, figlio di Indira e marito di Sonia Gandhi. La porte di Prabhakaran segna, oltre alla sconfitta delle Tigri, la fine del monopartitismo Tamil e apre le porte all'accordo per un'autonomia Tamil praticabile con il consenso del governo di Colombo.

 

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sabato, 23 maggio 2009

Cara Veronica. Lettera oscena da una dipendente di tuo marito.

 

12122Melania Rizzoli (nella foto), neo-deputata PDL, scrive a Veronica Lario una lettera aperta che assomiglia più ad una fellatio al sire che a un consiglio da donna a donna alla regina.

Ci sarebbe molto da dire, a cominciare dal fatto che si esprime a nome di "molte sue colleghe" evitando di identificarle, la lettera è zeppa di affermazioni da allucinata e culmina con l'accusa a Veronica di aver riportato indietro le donne di decenni, sarebbe colpa sua se nel paese è esploso il machismo e se molti "invidiano la sessualità" del marito. Questa dell'invidia del Magnifico è una fissa ricorrente. Comunque c'è poco da commentare, la lettera della fedele (a lui) deputata si commenta da sola per il cattivo gusto e la scelta di argomentazioni tanto incongruenti con la realtà.

Non è il capo che degrada la condizione delle donne con i suoi comportamenti, ma la moglie lamentandosene.

Un vero festival dell'ipocrisa servile, che se non altro dimostra l'interesse del PDL ad agire sulla signora evitando con cura ogni richiamo esplicito al punto della questione, appena sfiorata in quel richiamo alla sessualità (invidiata) del capo. Nessuno nel PDL ha il coraggio di citare esplicitamente la relazione tra l'ultrasettantenne e la minorenne affrontando a viso aperto il problema che pone, invece c'è la fila di scherani che cercano di farsi notare per la foga scomposta con la quale attaccano sua moglie e per l'ipocrisia con la quale negano l'evidenza.

Intanto Repubblica pubblica la testimonianza del vero ex fidanzato di Noemi, non quello affittato per il servizio fotografico sulla rivista berlusconiana "Chi"-

Cara Veronica,

le scrivo una lettera pubblica a nome mio e di molte mie colleghe parlamentari. Tutte noi abbiamo letto le parole da lei espresse nei confronti di suo marito e tutte noi ne siamo rimaste molto colpite. Non è nostra intenzione commentare le sue iniziative mediatiche che evidentemente esprimono un disagio profondo, ma desideriamo farle conoscere il nostro, di disagio, sicuramente di­verso dal suo, ma forse meno personale, poiché comprende l’universo femminile italiano.

Noi deputate del Pdl riteniamo che la sua esternazione pubblica abbia fatto tornare indietro di colpo di cinquant’anni le donne, a quando erano comandate dal maschio dominante ed erano bersaglio del maschilismo becero, a quando venivano considerate solo corpi da guardare e sesso da gode re, mentre le proprie mogli erano solo madri e necessariamente casalinghe. Il nostro disagio si è concretizza to alla lettura dei giornali di queste settimane, in cui si sono sprecati i ritratti di donne aspiranti a qualunque cosa, con foto di ragazze seminude (comprese le sue), con puntuali citazioni di amanti e di peccati, abbiamo letto il velato disprezzo per le donne che comunque sfiorano il mondo 'porno' dello spettacolo, i titoli umilianti scelti (velina ingrata), ed il ritratto della donna italiana è tornato, in tre settimane, ad essere quello desolante che a fatica ci eravamo illuse di aver cancellato. L’eco delle sue parole è arrivato sulla stampa estera, dove le italiane sono state dipinte come cortigiane, tutte seno e labbra rifatte, e l’Italia, il cui Capo del Governo ha il cognome che porta lei ed i suoi figli, ritratta come un Paese di veline, tutte col book foto grafico sotto il braccio, che mostra il 'lato B', nostro orgoglio nazionale!

Cara Veronica, la potenza del suo amaro messaggio, scelto sicuramente con dolore e con determi­nazione, ha provocato l’esplosione di una mentalità sopita e mai soppressa. Noi depu tate avvistiamo in Transatlantico ammiccanti sorrisi maschili ed ascoltiamo commenti compiaciuti rivolti alla sessualità, grazie a lei invidiata, del nostro Premier. Cara Signora Berlusconi, lei ha sposato un uomo fuori dal comune, che ha sempre avuto quel carattere che lo contraddistingue e che è parte del suo fascino, come lei stessa ha riconosciuto più volte, e suo marito avrà per lei dei difetti anch’essi fuori dal comune, ma deve riconoscere che ha anche una personalità talmente travolgente da averle fatto dichiarare che difficilmente ne avrebbe fatto a meno.

Cara Veronica, ci stupisca ancora, visto che la sua voce ha una eco così vasta, faccia qualcosa di concreto a favore delle donne. Dia ai suoi figli un vero esempio di vita, esca da quella casa dorata e si faccia vedere tra le donne italiane, quelle che tutte le mattine vanno al lavoro per portare a casa lo stipendio. Faccia tornare sui giornali le notizie del terremoto d’Abruzzo e della crisi economica mondiale. Usi la sua forza mediatica non per distruggere ma per costruire, come ha sempre fatto nella sua vita. Abbandoni la sua solitudine e lasci perdere i famelici avvocati e gli eventuali interessati consiglieri, e segua le ragioni del suo cuore perché, per dirla come Pascal: «Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce».

Cara Veronica, torni a parlare con suo marito, privatamente però, e con la vostra famiglia che cresce, perché da soli, dopo tanto amore e dopo tanta vita, è come un lutto, si soffre, si piange e si sta male, specie se i sentimenti non sono morti, ma restano ancora vivissimi.

Con affetto e stima

Melania Rizzoli
deputato Pdl 
23 maggio 2009

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Questa invece è una lettera, di tutt'altro tenore e acume che un avvocato ha realmente mandato al ministro della giustizia Alfano.

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sabato, 23 maggio 2009

Terremoto in Messico, problemi in Abruzzo

 Magnitudo 5.9, simile a quello in Abruzzo.

"There is absolute calm, zero damage." Nessun danno non è proprio esatto, ma non ci sono stati crolli e nemmeno vittime. Anche la calma assoluta è stata rotta da qualche migliaio di persone che  si sono lanciate in fuga dalla capitale dove il sisma si è sentito molto, l'epicentro è a novanta miglia da Città del Messico.

In Abruzzo il problema è ora quello della spazzatura, L'Aquila non ha i soldi per pagare le aziende che si occupano dello smaltimento. Non ha nemmeno i soldi per le case, così ferma tutto dicendo che ci sono troppe richieste e che ci vogliono vedere chiaro. Non si capisce perché non procedere, se i numeri avessero più o meno combaciato avrebbero rinunciato ai controlli nelle erogazioni?

Si capisce invece che i soldi non ci sono dalla mossa disperata che consiste nell'autorizzare gli abruzzesi a tirar su quel che possono nel cortile di casa in attesa di meglio. Quelli con il cortile e quelli senza cortile sono comunque molto scontenti di come stanno andando le cose (eufemismo) e non lo mandano a dire. Superata l'emergenza incombe una "ricostruzione" che si preannuncia problematica, sul piano dei tempi come su quello dei suoi aspetti più pratici e prosaici, ad esempio sul fronte delle banche si sono già registrare richieste di interessi esosi a terremotati da parte delle banche locali.

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venerdì, 22 maggio 2009

Come ti riabilito i terroristi

 

Un documentario della PBS sulla "riabilitazione" saudita dei terroristi. Come già riferivo tempo fa, la riabilitazione saudita pone parecchi dubbi, non tanto perchè il programma saudita tratti troppo bene i terroristi, quanto per i dubbi risultati ottenuti, visto che gran parte dei "riabilitati" a botte di dollari e a forza di sermoni dagli imam autorizzati dal sovrano saudita, alla fine tornano a delinquere come se niente fosse.

Ai riabilitati il regno saudita dona denaro e automobili, procura un lavoro (se lo desiderano) e dopo un periodo di tempo molto breve trascorso a dialogare con i religiosi "giusti" li rimette in libertà. C'è di che suscitare parecchie perplessità, soprattutto osservando il tipo di benvenuto che i sauditi riservano ai "terroristi" che prendono in consegna dagli americani, una vera e propria festa, più adatta ad eroi di ritorno dal fronte che a pericolosi criminali o a fanatici sanguinari.

 

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mercoledì, 20 maggio 2009

Carla Bruni attacca il Papa e finisce censurata

h-20-1544149-1242836097Non ho nessuna particolare simpatia per la signora Bruni in Sarkozy e ancora meno per suo marito, ma la sua esposizione mediatica può risultare utile per misurare la salute il comportamento dei nostri media.

La signora dichiara spesso e volentieri, aiutando migliaia di giornalisti in tutto il mondo a compiere il proprio lavoro ribattendo le agenzie che ne propagano volentieri il pensiero. I media nel nostro paese dedicano circa il 5% del totale alle notizie dagli esteri, la maggior parte di questo 5% è assorbito dalle vicende della prima dama transalpina e dalle vicende di Camille e Diane alla corte inglese.

L'ultima sua dichiarazione in ordine di tempo è stata un appello alla liberazione di Aung San Suu Kyi, la nota leader birmana oggetto delle persecuzioni della locale dittatura. Usando Google News è possibile trovare diverse decine di media che hanno ripreso l'appello.

Analoga ricerca per la sua penultima dichiarazione, l'accusa al Papa di fare il male degli africani insistendo sul divieto all'uso del preservativo, restituisce invece un solo risultato, dal sito dell'Aduc, che non è una testata giornalistica.

In Francia non è andata troppo meglio, visto che dopo l'intervista incriminata a Femme Actuelle, si è dovuta attendere la rumorosa attenzione dei media anglosassoni e un duro comunicato diffuso da un'organizzazione cattolica (Catholic League) in difesa del Papa, perché la questione meritasse appena qualche riga poco solidale con la signora qua e là.

Un'evento a suo modo singolare, considerando che di solito la moglie di Sarkozy fa notizia anche quando si soffia il naso. La signora deve capire che non può contare sulla collaborazione della stampa quando voglia criticare il Papa, il messaggio è chiaro.

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mercoledì, 20 maggio 2009

Berlusconi: I CIE assomigliano molto a campi di concentramento

"Credo che sia molto più semplice esaminare nel luogo di partenza le loro situazioni, altrimenti vengono qui, vanno in un campo che, non vorrei dirlo, ma assomiglia molto a un campo di concentramento, quindi credo che sia una pratica che dobbiamo continuare a fare"

barroso01GIl Presidente del Consiglio, nel corso di una conferenza stampa a L'Aquila, ha dichiarato esplicitamente che i famigerati centri di detenzione (CIE, gli ex CPT) gestiti dal suo Ministro dell'Interno sono strutture in tutto simili a campi di concentramento, una definizione che non lascia spazio a dubbi sulla loro illegalità e inumanità. Si è pure detto dispiaciuto del fatto, con quel "Non vorrei dirlo". La dichiarazione ha avuto immediata eco all'estero, visto che era in compagnia del presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso.

Poco importa se si sia giunti a questo punto per sintonia con i regimi nazifascisti o per altri motivi, in Italia secondo il Presidente del Consiglio abbiamo dei campi di concentramento nei quali rinchiudiamo i migranti. Sarà interessante sentire Maroni sul punto.

Purtroppo Silvio Berlusconi non pensa affatto di chiudere i campi di concentramento in questione, è in gran parte merito dei suoi governi se sono diventati tali, è proprio il suo governo a volere un allungamento dei termini di detenzione in questi campi che sono peggiori delle carceri, è proprio sua la legge che condanna persino decine di migliaia di placide badanti alla detenzione in quei centri, la stessa legge che prevede condanne penali pesanti per gli anziani in qualità di favoreggiatori delle clandestine e ipse dixit criminali da rinchiudere nei campi di concentramento.

I campi di concentramento non si chiudono, ma lui che ne è dispiaciuto sostiene che la cosa migliore sia evitare che i migranti vi finiscano, molto meglio respingerli quando sono ancora in mare. Ovviamente parla solo della minoranza di immigrati che arriva dal Canale di Sicilia, pretendere un discorso logico e coerente da lui non è possibile e lo sappiamo, la storia dei campi di concentramento gli è venuta in mente mentre cercava di spiegare che è legittimo respingere i migranti verso la Libia, l'ultimo trucco per cercare di mascherare il clamoroso aumento dell'afflusso di migranti nell'ultimo anno. Conclusione che incidentalente spinge a ritenere che i campi di concentramento per i migranti di Gheddafi siano meglio dei nostri.

Dopo una simile dichiarazione del Presidente del Consiglio un paese normale e civile dovrebbe spalancare le porte di queste strutture alla stampa e alle organizzazioni santarie ed umanitarie, rinunciando prima di tutto alla segretezza e alla gestione affidata a cooperative e forze di Pubblica Sicurezza che mancano sia della cultura dell'accoglienza che della preparazione specifica a gestire quelle che a tutti gli effetti son persone private della loro libertà personale per lunghi periodi. Non è neppure il caso di discutere l'inutilità e l'assurdità di strutture del genere, figlie di esigenze politiche che ben poco hanno a che fare con l'immigrazione, ma anche per coloro che ne sostengono l'utilità e legittimità non dovrebbe essere tollerabile saperli come campi di concentramento.

Non accadrà, è facile prevedere che ci terremo la vergogna dei campi concentramento, la rissa con l'ONU e i siparietti dementi contro lo straniero invasore, non ci sarà risparmiato niente. Abbiamo persino afgani che nel CIE ci vorrebbero entrare per chiedere asilo politico e che dormono per terra fuori da un CIE perchè non li fanno entrare, che non c'è posto. Per i richiedenti asilo non c'è fretta e non si possono rinchiudere, I CIE come le carceri scoppiano e quindi all'interno dei CIE i posti destinati ad ospitare i richiedenti asilo (che possono uscire ed entrare dalla struttura) sono il minimo indispensabile. Un paese civile dovrenne essere in grado di assistere meglio chi bussa legittimamente alle sue porte in cerca d'aiuto.

Nemmeno ai nostri ospiti o concittadini stranieri sarà risparmiato niente, l'indifferenza con la quale il Presidente del Consiglio ammette l'esistenza di campi di concentramento è figlia della cultura razzista che lo stesso Berlusconi e i suoi alleati hanno promosso, dalla xenofobia alla repressione stupida e brutale, i suoi governi non si sono fatti mancare niente, nemmeno la trasformazione di medici e docenti in spie.

Un menù così è roba che non si vedeva dai tempi della caccia all'ebreo e come allora non c'è nessun segno di rivolta morale contro questo scempio dei diritti umani e civili, la maggioranza silenziosa tace e acconsente, i fan applaudono e alle vittime non resta che piangere.

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categoria: italia, media, movimenti, diritti umani, repressione, diritti civili


martedì, 19 maggio 2009

Israele non vuole la pace, ma ghetti eterni per i palestinesi

 

Per anni israele si è detto minacciato dai palestinesi, accomunati utilmente in blocco ai fanatici islamici. Per anni Israele ha fatto la parte di quello che voleva la pace, ostacolato dai bruti e cattivi.

Oggi basta osservare i ghetti palestinesi superstiti nella mappa di Arcipelago Palestina per rendersi conto di quanto, nel silenzio degli ultimi anni, i governi israeliani abbiano praticato una scientifica pulizia etnica di gran parte dei territori della West Bank. Le due mappe e le ultime evoluzioni del governo israeliano (che prosegue nella colonizzazione illegale e rifiuta anche la restituzione del Golan alla Siria) certificano oltre ogni ragionevole dubbio che il governo d'Israele mente sfacciatamente quando afferma di essere interessato alla pace.

Dopo il settembre 2001 la costruzione di colonie illegali, muri e strade riservate agli israeliani è letteralmente esplosa, nonostante sia severamente vietata dalle leggi che regolano l'ccupazione militare.

Alle ricorrenti pressioni di USA e UE perché si arresti la costruzione di colonie illegali i leader israeliani negano l'evidenza, promettono che bloccheranno l'espansione e appena tornati in patria concedono altri permessi di costruzione per i coloni e ordini di demolizione per le case dei palestinesi. Un'evidente e tragica presa per i fondelli in totale disprezzo dei paesi alleati e della comunità internazionale. Lo ha detto anche il capo dei servizi segreti israeliani che il muro non serve alla sicurezza, avendo Israele la forza più che sufficiente a respingere qualsiasi attacco palestinese.

I comportamenti smentiscono platealmente questa bugia, rivelando piuttosto che la dirigenza israeliana è irresponsabilmente tesa verso la pulizia etnica e l'occupazione eterna dei territori palestinesi, dove ormai da decenni la popolazione vive segregata e privata delle più elementari libertà, spogliata delle proprie terre, delle proprie risorse e persino delle tasse che paga al proprio governo.

Israele non vuole la pace con palestinesi, vuole la Palestina e lo dimostra ogni giorno, ormai da anni.

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"Settlements prevent the establishment of a Palestinian state in the Land of Israel. This is the goal. And this is the reality." 

"Le colonie prevengono lo stabilimento di uno stato palestinese sulla terra di Israele. Questo è lo scopo e questa è la realtà"

Daniella Weiss, a major pro-settlement activist and former mayor of Kedumim (an Israeli settlement in the WB)  to `60 Minutes` correspondent Bob Simon. (Importante attivista del movimento dei coloni ed ex-sindaco di Kedumim).

Aggiornamento: Il ministero del turismo Israeliano si fa pubblicità con questa mappa d'Israele, nella quale non c'è traccia di territori palestinesi, è tutto e solo Israele, alture del Golan comprese, che invece sono siriane senza alcun dubbio. Una volta scoppiata la polemica il ministero ha detti di aver sbagliato, ma il solo fatto che esistano mappe del genere è abbastanza indicativo. Per anni Israele ha gridato allo scandalo quando arabi o palestinesi hanno pubblicato mappe del genere sostenendo che sono la prova della volontà di distruzione d'Israele.

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categoria: israele, global risiko


martedì, 19 maggio 2009

Pasquino l'americano

Parlando con Pony Luna di ritorno dagli States è saltato fuori che una sua conoscente americana gli ha detto che Gianfranco Pasquino, uno dei candidati a sindaco di Bologna, l'anno prossimo sarà alla Columbia University.

pasquino

Molto prestigioso, ha ottenuto una borsa per ricerche in Political culture and political development, mica fichi. Potenza di internet, c'è voluto un attimo a controllare.

C'è però che la cosa implica la residenza per uno o due semestri accademici, così dicono le regole della Columbia, Pasquino è atteso per quello di primavera 2010.

Chissà se Pasquino intende rinunciare all'eventuale seggio comunale per andare a studiare negli States o se invece pensa di prendersi qualche mese sabbatico dal consiglio comunale, in quanto candidato a sindaco sarebbe carino che lo chiarisse. Se poi, già che c'è, spiega anche il senso di chiedere una borsa alla Columbia nello stesso periodo per il quale si è proposto a una carica elettiva, ci risolve un vero e proprio rovello. Il massimo che siamo riusciti ad articolare sono dubbi maligni sulla serietà della sua candidatura.

Aggiornamento del giorno dopo: Oggi Pasquino ha dichiarato alle agenzie che deve ancora decidere se accettare la borsa e che lo farà dopo le elezioni, che si tengono il 6/7 giugno:

(ER) BOLOGNA. PASQUINO VINCE BORSA STUDIO A NEW YORK PER IL 2010 DAL 15 GENNAIO AL 15 MAGGIO, MA NON HA ANCORA DECISO SE ACCETTARE 
(DIRE) Bologna, 20 mag. - Nel caso le elezioni vadano male, Gianfranco Pasquino potrà rituffarsi nei suoi studi. Questa volta oltreoceano. Il politologo candidato sindaco a Bologna ha vinto infatti una borsa di studio all'Italian academy della Columbia university di New York, che lo impegnerà dal 15 gennaio al 15 maggio 2010. «Essendo di studio non implica l'insegnamento», ci tiene a precisare Pasquino, raggiunto telefonicamente questa mattina da radio Città Fujiko. Il professore non ha però ancora deciso se accetterà la borsa e dice di voler sciogliere le riserve dopo il 6-7 giugno. 
«È ancora tutto ipotetico- afferma Pasquino, allo speaker che gli chiede se non sia incompatibile il periodo di studio all'estero con l'elezione in Consiglio comunale- non si sa se sarò eletto in Consiglio comunale. Bisognerà aspettare di contare i voti e bisognerà contare anche insulti e calunnie, perché anche queste contano. Tutte queste cose non possono che essere decise dal voto degli elettori e dalle considerazioni che potranno emergere in seguito». In altre parole, ribadisce Pasquino, in questo momento «non ho i dati sulla cui base scegliere. La decisione è, come deve essere, nelle mani degli elettori». Ad ogni modo, aggiunge il politologo, «in una campagna elettorale brutta, sporca e cattiva c'è almeno una buona notizia, e cioè che uno dei candidati sindaco ha un prestigio e probabilmente delle competenze riconosciute internazionalmente e quindi ha vinto una borsa di studio a New York». 
(San/ Dire) 13:30 20-05-09.

Peccato per il professore, perché quell'inutile smentire l'insegnamento (forse per cercare di smentire transitivamente l'obbligo di residenza), che non era in questione, mi ha fatto sospettare la non perfetta buona fede.

La gentile signora Ellen Baird della Columbia ha provveduto a togliermi il dubbio, copio dalla sua mail di oggi: The deadline to accept or decline our fellowship is no more than two weeks. Quindi la dichiarazione di Pasquino è una bugia articolata malamente. Anche se la la vittoria della sua borsa fosse stata pubblicata ieri, non potrebbe proprio attendere fino a dopo le elezioni per decidere.

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categoria: bologna


lunedì, 18 maggio 2009

Lens

Il New York Times ha inaugurato Lens, uno spin off del sito principale dedicato al giornalismo per immagini. In un primo giro sulle pagine del sito si trovano subito immagini e storie di grande qualità e di grande valore giornalistico. L'idea è apprezzabile e il risultato della prima uscita sembra già all'altezza dell storia del NYT. non hanno dimenticato nemmeno l'elogio della fotografia lenta.

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domenica, 17 maggio 2009

Crisi: è tornato tutto come prima e meglio di prima.


crisi-1-non-ce-picLo ha detto Berlusconi e ovviamente non gli ha creduto nessuno, l'uomo ormai è perso in un delirio autoreferenziale di balle che si accumulano una sull'altra e sembra aver perso il contatto con la reatà. Ne soffrono anche le balle che racconta, sempre più lunari e sempre meno credibili.

Un fioritura primaverile di cazzate come non se ne vedevano da anni.
Le cause della crisi?
«L'aggravarsi della situazione è stata colpa anche di un approccio psicologico sbagliato»

Gli capita spesso quando va in visita in Russia, chissà cosa gli danno.
A chi abbia obiezioni fondate da porre, risponde monotono e fuor di merito: "Adesso basta Cassandre!"

Patetico, tanto più che Cassandra aveva ragione e il mito di Cassandra serve a stigmatizzare proprio quelli che come lui ignorano le minacce incombenti preferendo trattare chi avvisa del pericolo come uno iettatore, ma non saranno certo i suoi dipendenti a farglielo notare.

Vigna by Mauro Biani

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categoria: italia, trash, truffe


giovedì, 14 maggio 2009

Cambiano i Boy Scout e diventano un corpo paramilitare


27878862Dimenticate i Lupetti, le Coccinelle, gli esploratori della natura e le buone azioni come l'aiuto all'attraversamento dell'incrocio all'anziana, non è tempo.

Il corpo dei Boy Scout è ormai travolto dalla paranoia e dalla regressione nell'ideologia malata. Già negli anni scorsi l'organizzazione di origine anglosassone e ispirazione cristiana aveva dato segnali di una deriva morale preoccupante, pronunciando il rifiuto del movimento per i ragazzini con tendenze omosessuali. Asserita una rassicurante eterosessualità, i cristiani sempre più estremisti che controllano il movimento hanno pensato bene di introdurre veri e propri programmi 27820408di addestamento paramilitare. Così se un tempo i Boy Scout offrivano corsi in collaborazione con pompieri e polizia, oggi si è passati direttamente all'addestramento militare e ai corsi sullo stile di quello delle unità anti-terrorismo o delle unità di frontiera schierate contro i migranti. L'età è quella che va dai 14 ai 21 anni.

I "nemici" possono essere "terroristi", migranti clandestini, ma anche i cavalli pazzi che sempre in maggior numero fanno strage di loro concittadini entrando nei luoghi pubblici e sparacchiando più o meno a caso. Secondo uno degli organizzatori dei corsi: "Questo significa essere ragazzi e ragazze dal vero sangue americano". Una dichiarazione che basta ed avanza
per perimetrare la trovata all'interno dell'ideologia nazionalista e separatista abbracciata da una discreta parte della popolazione bianca, non a caso i Boy Scout americani attirano quasi esclusivamente i figli dei dei bianchi.

Per ora l'iniziativa resta confinata agli Stati Uniti, ma c'è da scommettere che se non sarà stroncata dalle polemiche interne, presto troverà diffusione in altri paesi, i ragazzini si 27820442divertono un sacco a sparare con le armi (vere e ad aria compressa) e i loro genitori sono contenti della razione di "disciplina" ricevuta dai pargoli.

Il Boy Scout del ventunesimo secolo non sa riconoscere le tracce e dell'orso, non sa accendere un fuoco sfregando i legnetti e non conosce piante e fiori. In compenso conosce benissimo le tecniche per atterrare e immobilizzare un sospetto, l'uso delle armi da fuoco, come fare 14explorers_hpirruzione in un edificio o un autobus occupato da terroristi o da pazzi armati e anche come identificare e bloccare un clandestino. Anche nel look la rivoluzione è evidente, niente pantaloncini, pedule e bastone, ma tute militari, anfibi, mitragliatori e pistole. Quelli nelle foto sono proprio Boy Scout americani.

Sfugge l'utilità pratica dell'addestramento, tanto da far pensare a questi corsi come a veri e propri espedienti di indottrinamento, del tutto simili a queli storicamente impiegati dai peggiori regimi totalitari, invece di insegnare la tolleranza si insegna l'esercizio della violenza armata e si alimenta una visione nella quale l'altro è un nemico sanguinario da eliminare sparando.

Una regressione che sarebbe piaciuta al loro fondatore, quel Baden-Powell che da ufficiale britannico vide nell'educazione scout una grande opportunità per abituare fin da piccoli i cittadini al rispetto e all'obbedienza verso l'autorità. Come tanti piccoli soldatini. Per il momento non si segnalano reazioni da parte delle chiese di riferimento, in particolare quella battista e quella mormone che controllano i Boy Scouts of America, ma non sono giunte condanne nemmeno dai cattolici o da altri culti cristiani che pure abbracciano e supportano lo scoutismo da decenni.
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categoria: stati uniti, guerra, religioni, razzismo, decultura, fascisti su marte, istituzioni globali, clerowatch


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