L'estremista cattolico Magdi Cristiano Allam, già conosciuto come il "Pinocchio d'Egitto" prima della sua rumorosa conversione, approda finalmente alla politica grazie all'UDC di Casini.
| Tibet Autonomous Region within the People's Republic of China | |
| Historic Tibet as claimed by Tibetan exile groups | |
| Tibetan areas as designated by the People's Republic of China | |
| Chinese-controlled areas claimed by India as part of Aksai Chin | |
| Indian-controlled areas claimed by China as part of Tibet | |
| Other areas historically within Tibetan cultural sphere |
A dar retta a sondaggi e sondaggini, quasi tutto il paese è caduto vittima dell'ennesimo inganno organizzato dai politici ai danni dei cittadini. Di destra o di sinistra, sono stati parecchi quelli che hanno proposto la castrazione chimica come rimedio e punizione per le violenze sessuali e hanno raccolto un clamoroso consenso, basato però su una diffusa quanto clamorosa ignoranza della questione. Tanto è l'errore, che neppure quei pochi trogloditi che si sono immaginati la castrazione chimica come una punizione e l'hanno applaudita come tale, potrebbero trovare soddisfazione dall'introduzione della pratica nel nostro codice penale. La castrazione chimica altro non è che la somministrazione di farmaci che deprimono la sessualità maschile. Una somministrazione che ha effetto temporaneo e che, qualora interrotta, cessa ogni effetto.
Sembra che la scelta del gigante alimentare Kellogg di non rinnovare il ricco contratto pubblcitario di Michael Phelps (in scadenza) si stia rivelando controproducente. Il sito di un gruppo che si occupa di immagine e reputazione ha rilevato uno scivolone del noto marchio, che in poco tempo è passato dal nono all'ottantatreesimo posto tra le aziende americane con la reputazione migliore.
Poi un addetto della polizia stradale ha fatto una scoperta francamente imbarazzante e la figura del leggendario quanto misterioso pirata della strada polacco è stata velocemente sostituita da quella della leggendaria ignoranza della polizia irlandese.
La settimana scorsa il palazzo del buon Teodoro Obiang Nguema, "presidente" della Guinea Equatoriale è stato attaccato da un gruppo di sfrontati nigeriani venuto dal mare. L'attacco è stato respinto e il dittatore ha accusato del misfatto i ribelli nigeriani del MEND, i rivoltosi del delta del Niger.
Il portavoce del Mend ha smentito qualsiasi coinvolgimento e ha dato del paranoico ad Obiang. Ipotesi ulteriori hanno tirato in ballo un tentativo di liberazione dei mercenari occidentali detenuti da Teodoro dopo l'ulimo fallito golpe o un tentativo dell'opposizione guineana, che pure lei ha smentito sdegnata le accuse.
Le maggiori probabilità sono invece per un attacco per nulla politico e molto criminale, nel delta del Niger accanto alla ribellione operano diverse bande armate per niente politicizzate, ma notoriamente molto rapaci. C'è anche un precedente specifico che risale a qualche mese fa, quando un gruppo di nigeriani con un'azione simile attaccò la città di Bata e in particolare le sue banche. Bata è la minuscola cittadina capitale della parte continentale della Guinea Equatoriale, ben diversa da Malabo che pur non essendo una metropoli è comunque la capitale del paese, su un'isola che è anche la tana di un dittatore abbastanza paranoico e feroce da dover contare, per mantenersi al potere, su una guardia presidenziale composta da mercenari marocchini.
Agli attaccanti è andata malissimo, anche se si mormora che siano riusciti ad uccidere un ministro guineano, non sono riusciti a mettere le mani sulle incredibili ricchezze che le leggende urbane dicono riempire il palazzo di Obiang, il vero probabile obiettivo del raid. Quelli che sono riusciti a fuggire tornando alle imbarcazioni sono stati mitragliati da un elicottero di Obiang e sono affondati nel Golfo di Guinea.
La Guinea Equatoriale è soprannominata "Il Kuwait Africano" per il rapporto tra le grosse riserve petrolifere e la modesta popolazione di circa mezzo milione di abitanti. Nonostante abbia nominalmente uno dei redditi pro-capite più alti dell'Africa, la sua popolazione è tra le più povere, la dimostrazione più evidente che Teodoro al momento della divisione del famoso pollo di Trilussa, tiene per la sua famiglia tutta la polpa e cede malvolentieri anche le ossa. Tra i preferiti in famiglia spicca il figlio omonimo, familiarmente noto come Teodorin.
Non per niente Teodoro è uno degli uomini più ricchi del mondo, Teodorin, suo figlio, è noto alla ribalta internazionale come incredibile dissipatore e playboy. Stanco delle automobili di lusso e dei noiosi acquisti immobiliari, ha pensato bene di investire le ricchezze nazionali sponsorizzando una Ducati nel Moto GP, sponsorizzazione che ha aperto a Teodorin il dorato mondo delle corse. Così è nato il team satellite "Francisco Hernando Onde 2000 Guinea Ecuatorial", che corre con una moto Ducati privata. Una cosa abbastanza bizzarra, quella di un paese che sponsorizza un team motociclistico nel quale non ha alcun interesse nazionale, la moto è italiana e il team è spagnolo come il pilota, il redivivo campeon Sete Gibernau. Da escludere poi l'intenzione di promuovere il turismo, la paranoia di Teodoro senior ha sempre scoraggiato i turisti, visti tutti come potenziali mercenari golpisti.
Probabilmente alla Ducati non se ne sono nemmeno resi conto, in fin dei conti la dittatura guineana non è certo sotto i riflettori dei media, visto che a qualcuno non conviene troppo che se ne parli, ma avere una moto che corre spinta da soldi sporchi di sangue, non è certo un bel biglietto da visita per la casa di Borgo Panigale. Chissà come ci rimarranno bene quando sapranno che il caro sponsor Teodoro si intrattiene personalmente nella tortura degli oppositori. Così come non è bello nemmeno che il generoso sponsor abbia avuto modo di dichiarare all'unico giornale guineano, il suo, che il suo maggior desiderio sarebbe quello di prendere il capo dell'opposizione in esilio in Spagna, ucciderlo e poi mangiarsi con grande gusto i suoi testicoli.
Chi glielo dice adesso alla Ducati?
Alle cinque del mattino di martedì scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Prima la perquisizione all’Officina, il centro sociale di Monfalcone poi il blitz nelle abitazioni di sei attivisti. Tutti arrestati per consumo e cessione di sostanza stupefacenti.
La situazione peggiore è per Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz, i quali, si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono rei di "adibire" l’Officina per la diffusione di "hashish e marijuana". Ma a parte pochi grammi (una bustina di 0,83 e una di 0,23), la polizia non trova alcun tipo di sostanza nè nello spazio autogestito nè nelle loro abitazioni. Tanto che viene paradossalmente definito "spaccio" il passaggio di uno spinello acceso.
Eppure la procura di Gorizia è da tempo che cerca di "incastrare" gli attivisti di Monfalcone. Una prima perquisizione dello stabile occupato avviene a maggio dello scorso anno (quando vengono sequestrati ben trenta mozziconi di sigaretta), poi si susseguono, si scopre sempre dagli atti depositati, intercettazioni telefoniche e un lungo lavoro di cimici e telecamere messe all’interno dell’Officina.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Maria Ferrucci, sono ora rinchiusi nel carcere di Udine: attendono per oggi gli interrogatori di garanzia. "Sono arresti politici" afferma Alessandro Metz, ex-consigliere regionale dei Verdi, che definisce quello della procura di Gorizia un teorema inquietante: "Utilizzano l’infausta legge sulle droghe per criminalizzare un movimento, per fermare chiunque esprima pratiche critiche e ribelli sul territorio". Come in questo caso. I fermati infatti sono promotori di varie lotte sociali a Monfalcone e più in generale nel Nord-Est del Paese: in questi anni hanno rivendicato il diritto alla casa, si sono battuti per la chiusura del vicino Cpt di Gradisca e hanno preso parte a molte rivendicazioni sindacali. "Quest’operazione è scattata non a caso poco prima della conferenza nazionale delle Tossicodipendenze di Giovanardi" denuncia un attivista che parla di "repressione mirata". Infatti a Trieste dal 12 al 14 marzo, in concomitanza del meeting organizzato dal sottosegretario del Pdl, il Forum Droghe lancia una serie di iniziative e dibattiti contro "la linea repressiva e di esteso controllo sociale" del governo a favore di "un confronto che parta da accoglienza, libertà ed autodeterminazione". I dettagli della mobilitazione saranno discussi in un’assemblea pubblica domani (ore 18), proprio nell’Officina che al suo interno ospita un drop-in, gestito dall’associazione Nuova entrata libera e convenzionato dal Comune di Monfalcone. "Lavoriamo sulla base dell’inclusione" spiega un operatore del centro che sul territorio è diventato un punto di riferimento. Ora questi inaspettati arresti, che rappresentano una battuta d’arresto. In una zona di confine in cui il traffico di droga è routine quotidiana: lo stesso vicequestore di Gorizia è finito sotto processo, in un’inchiesta che vede coinvolti anche diversi carabinieri e poliziotti, per consumo e traffico di cocaina.
Intanto per oggi alle 14, sempre, all’Officina, ci sarà una conferenza stampa per "smontare l’impianto accusatorio" della procura di Gorizia. Tra i tanti sarà presente Luca Casarini, uno dei leader del centro sociale Rivolta di Venezia. "Come da molto tempo denunciamo - afferma - le politiche sulle droghe in realtà non sono altro che uno strumento di limitazione delle libertà individuali".
O meglio, "un dispositivo di controllo sociale". Per questo gli attivisti parlano di "massima attenzione" su questo tema che "deve essere affrontato al pari delle lotte sociali". Comunque, dopo il caso di Monfalcone, gli spazi autogestiti d’Italia temono la visita delle forze dell’ordine, causa il semplice consumo di droghe leggere. Un problema in più da non trascurare.
La UBS (Unione delle Banche Svizzere), gigante bancario elvetico e globale, ha raggiunto un accordo con le autorità americane per il quale rivelerà agli Stati Uniti i dati dei depositi dei cittadini americani.