mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 27 febbraio 2009

Requiem per la stampa in Colorado


Il Rocky Mountains News, quotidiano di Denver, Colorado, non ce l'ha fatta a raggiungere il suo centocinquantesimo compleanno, ha chiuso quindici giorni prima a causa della crisi. Nel resto del paese non va meglio, tanto che non si terrà l'annuale incontro dell'
American Society of Newspaper Editors, che dalla sua fondazione aveva mancto l'appuntamento solo nel 1945.


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venerdì, 27 febbraio 2009

Il Carbone Pulito


I fratelli Cohen hanno prodotto un divertente spot per promuovere il Carbone Pulito. Che come dicono alla fine: non esiste. Come Babbo natale, una favola per ingenui.



 

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giovedì, 26 febbraio 2009

Magdi Allam si mette con Casini


vig_pec_udcL'estremista cattolico Magdi Cristiano Allam, già conosciuto come il "Pinocchio d'Egitto" prima della sua rumorosa conversione, approda finalmente alla politica grazie all'UDC di Casini.

Non è una corrispondenza d'amorosi sensi o almeno non ancora. Per Casini Allam è bruttino o per citare esattamente: ''Non ha i caratteri somatici cosi' belli, ma noi non decidiamo in base a queste caratteristiche... Potremo dire che e' 'abbronzato', il che porta bene''. In pratica una mascotte esotica. Più generoso Buttiglione, che l'ha definito:
«il nostro profeta venuto da lontano», anche se nella politica italiana la definizione di profeta non è poi così positiva.-

Si tratta semplicemente di cercare qualche voto in più e Casini in questo è un maestro. Così ha aggiunto la perla di Allam a una collana che vanta già diamanti come Totò Cuffaro e che forse nei prossimi giorni si arricchirà di un'altra perla coma Adriana Poli Bortone, famigerata esponente di AN in Puglia.

Un gran cuore quello di Casini, che ha deciso di accogliere il devoto fulminato (dalla fede) nella casa democristiana e di candidarlo come capolista alle europeee in nome dei comuni valori: soldi e poltrone.

Magdi Cristiano Allam è così finalmente riuscito ad appordare alla politica, dopo che la sua auto-candidatura era stata respinta da Forza Italia e dopo che nemmeno  l'aver fondato un movimento di fanatici cattolici spaventati dall'Islam ( Protagonisti per l'Europa Cristiana) era riuscito a procurargli una poltrona degna di colui che per anni ha combattuto nella trincea dello "scontro di civiltà", sparando proiettili al panzanio sugli incolpevoli lettori del Corriere della Sera.

Allam si presenterà come indipendente nelle liste UDC, con tanti saluti al suo "partito" che nemmeno presenterà il simbolo e con grande scorno di alcuni dei suoi seguaci, affascinati dal progetto che ora il caro leader svende per uno strapuntino offerto dalla "vecchia politica". La grande maggioranza continua comunque a tifare per il leader e approva, ma c'è da tener presente che nel partito di Allam abbondano quelli che credono ciecamente al Pinocchio d'Egitto che tra questi è assurto al ruolo di leader carismatico non appena ha cominciato a straparlare della Madonna.
Ad Allam in fondo non interessa, il suo scopo è raggiunto con la candidatura, farà il politico, il sogno poco nascosto di una vita.




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giovedì, 26 febbraio 2009

L'Ostellino bugiardino anti-cinese


Comincia con una bugia implicita l'editoriale di oggi di Piero ostellino contro la Cina sul Corriere della Sera. Che ad animare l'editorialista sia l'esigenza colpire la Cina e non quella di sostenere il popolo tibetano si rileva facilmente dal singolare strabismo che colpisce Ostellino e i suoi colleghi quando si tratta di diritti umani e di popoli in lotta per l'indipendenza, ma anche dalle falsificazioni con le quali condisce tirate del genere.

Ostellino esordisce infatti con la frase: "Martedì erano sessant’anni che la Repubblica popolare cinese aveva invaso militarmente il Tibet; che, ora, ne è una regione autonoma." A leggere Ostellino si potrebbe quindi pensare che il Tibet prima fosse un paese indipendente, ma non è così. Ostellino fa semplicemente cominciare la storia da dove gli sembra più conveniente, un espediente già visto. Il Tibet è provincia cinese da qualche centinaio di anni e per centinaia di anni, ad ogni invasione del Tibet da parte dei confinanti a Sud, è arrivato l'esercito imperiale cinese a liberare il Tibet dagli invasori, così come è stato l'esercito imperiale a reprimere per secoli qualsiasi tentativo della nobiltà tibetana di liberarsi del controllo cinese.

Anche quando nel 1904 furono gli inglesi ad invadere il Tibet con la spedizione guidata da Younghusband in funziona anti-russa, la cosa si concluse con un accordo e un risarcimento al governo cinese a riconoscimento della sovranità cinese e a smentire Ostellino. Solo tra le due guerre mondiali, quando la Cina fu devastata dalle potenze coloniali prima e invasa dai giapponesi poi, il Tibet ignorato da tutti ha goduto di una indipendenza di fatto, ma nemmeno allora è mai stato riconosciuto come una nazione indipendente, se non dalla Mongolia in un documento congiunto che il governo tibetano dell'epoca evitò addirittura di pubblicare e che si è scoperto esistere davvero solo nel 1982.

Quando nel 1950 la Cina maoista riprese il controllo della provincia, il Tibet non era uno stato indipendente, ma una monarchia feudale insediata all'interno del territorio cinese e del governo cinese vassalla. Non c'è da stupirsi che la Cina comunista nel 1950 abbia regolato i conti con la nobiltà e il clero tibetani, che peraltro avevano incatenato il paese in un medioevo nel quale le due classi regnavano su una popolazione privata di qualsiasi diritto e con un'aspettativa di vita tra le più basse del pianeta.

Lo status giuridico del Tibet è equivalente per il diritto internazionale a quello di Taiwan, che è una provincia cinese che pure da anni si auto-governa ed è impedente da Pechino de facto, ma che non è riconosciuta come paese indipendente da nessuno o quasi. L'Italia di Ostellino infatti non riconosce l'indipendenza tibetana come non riconosce quella taiwanese. Tanto più che a complicare le cose c'è il fatto che il Tibet per i tibetani è molto più esteso del Tibet per il quale fingono di battersi Ostellino e associati e trabocca anche al di fuori della Cina, ben oltre i confini del Tibet personale di Ostellino.

Molte cose omette Ostellino e molte le suggerisce erroneamente ai suoi lettori, ma non è il solo, anche la voce italiana di Wikipedia (in realtà delle due voci , perché incomprensibilmente esiste un voce Tibet e una per la "Regione Autonoma Tibetana") è straordinariamente parca di dettagli e la storia del Tibet si riduce a un riassunto ridicolo, mentre solo con un rimando si arriva alla vera storia del Tibet, la stessa che appare nella versione in lingua inglese. Una scelta strana, perché in nessuna voce riferita ad un paese c'è una versione for dummies della storia del paese, mentre quella "vera" è rimandata a un'altra pagina. Purtroppo la voce di Wikipedia sul Tibet è stata bersagliata da molti di quelli che vorrebbero riscrivere la storia ad uso della propaganda, ne portano traccia tutte le discussioni e l'enorme numero di revisioni [1] [2] [3] relative alle voci sul Tibet. Clamoroso è comunque che possano coestitere due "storie" diverse del Tibet, con quella compatta e falsa che sembra quella di Ostellino di immediata fruizione e quella vera confinata in un rimando.


Dev'essere dura essere orfani dell'Unione Sovietica e della Grande Minaccia Islamica per gente come Ostellino, ma falsificare la storia non servirà a nulla in questo caso, perché dei diritti umani in Cina non gliene frega a nessuno in Italia, nemmeno a quelli che si indignano come Ostellino e che peraltro sono ciechi sordi e muti quando quegli stessi diritti sono calpestati nel nostro paese o da qualche fido alleato al blocco occidentale, schierato come un sol uomo dalla parte dei rivoltosi che organizzarono una feroce caccia al cinese in occasione delle Olimpiadi, come era schierato quando nel 1954 i "pacifici monaci" paracadutati dalla CIA attaccarono brutalmente il paese nel fallito tentativo di un golpe in perfetto stile "guerra fredda", al fine di instaurare un governo teocratico ostile a Pechino.
Il bello è che nemmeno il Dalai Lama chiede l'indipendenza dalla Cina, così come non la chiedono i tibetani, ma quelli come Ostellino e decine di politici occidentali parlano proprio di indipendenza cinese, mentre il leader religioso e i partiti tibetani puntano ad una maggiore autonomia in seno alla Cina. Sono quelli che continuano a dipingere il Tibet come pare a loro, a seconda dell'utilità che può avere in funzione anti-cinese, quelli ai quali la vita ed i diritti dei tibetani interessano esattamente come quella dei somali o degli etiopi o dei tanti popoli soffocati dalla violenza di autocrazie amiche: zero.

Quando la diplomazia parla di diritti da garantire ai tibetani, quelli come Ostellino traducono con "diritto dei tibetani alla propria indipendenza" ingannando il lettore
. Non aiutano la causa tibetana, non lo fanno per questo. Stanno semplicemente cercando di spacciare balle utili alla costruzione del nemico cinese.

I molti Tibet con i quali bisognerebbe fare i conti

340px-Tibet-claims
  Tibet Autonomous Region within the People's Republic of China
  Historic Tibet as claimed by Tibetan exile groups
  Tibetan areas as designated by the People's Republic of China
  Chinese-controlled areas claimed by India as part of Aksai Chin
  Indian-controlled areas claimed by China as part of Tibet
  Other areas historically within Tibetan cultural sphere
 
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mercoledì, 25 febbraio 2009

La grande truffa della castrazione chimica

Anche in Altrenotizie

04CMe06CastrazioneTempotestaccesaA dar retta a sondaggi e sondaggini, quasi tutto il paese è caduto vittima dell'ennesimo inganno organizzato dai politici ai danni dei cittadini. Di destra o di sinistra, sono stati parecchi quelli che hanno proposto la castrazione chimica come rimedio e punizione per le violenze sessuali e hanno raccolto un clamoroso consenso, basato però su una diffusa quanto clamorosa ignoranza della questione. Tanto è l'errore, che neppure quei pochi trogloditi che si sono immaginati la castrazione chimica come una punizione e l'hanno applaudita come tale, potrebbero trovare soddisfazione dall'introduzione della pratica nel nostro codice penale. La castrazione chimica altro non è che la somministrazione di farmaci che deprimono la sessualità maschile. Una somministrazione che ha effetto temporaneo e che, qualora interrotta, cessa ogni effetto.

Nei paesi dove è stata introdotta è una pratica volontaria, perché oltre al problema di ammettere un trattamento sanitario obbligatorio come pena (innovazione preoccupante che non discute nessuno), c'è il fatto che la sua efficacia nella diminuzione della recidiva è stata rilevata, su una base statistica molto modesta, ma soprattutto solo in percorsi terapeutici nei quali al farmaco si è affiancata la volontà del soggetto e il sostegno psicologico professionale.

Pensare di forzare qualcuno alla castrazione chimica è difficilmente concepibile, tanto più che è possibile contrastare gli effetti del farmaco con sostanze antagoniste facilmente reperibili o farmaci che favoriscono l'effetto contrario, come il Viagra o il Cialis. Nonostante questo sia evidente ovunque nel mondo, da noi invece capita di sentire una signora come il sottosegretario alla Salute Francesca Martini che dichiara: “Credo che la castrazione chimica sia necessaria; oggi è consentita solo su richiesta, ma deve diventare un trattamento sanitario obbligatorio”.

Posto che l'efficacia del trattamento è difficilmente ipotizzabile in caso di volontà contraria del condannato, la signora poteva spendere due parole in più per spiegare perché si dovrebbe sottoporre qualcuno a un trattamento del genere forzosamente e anche le ragioni della vantata necessità di un provvedimento del genere, ma non lo fa. Anche perché un dettaglio non secondario è che tra gli effetti collaterali dell'assunzione dei farmaci in questione, c'è un aumento dell'incidenza d’ipertensione e diabete, più altre cosette. Essendo ad esempio il diabete una malattia invalidante, introducendo la castrazione chimica forzata si introdurrebbe una mutilazione permanente dell'integrità fisica nel sistema delle pene. Niente di troppo diverso dal taglio della mano. Ma queste possono sembrare sottigliezze al cittadino giustamente indignato dalla fresca esibizione di giovinette violentate.

Ugualmente è difficile pensare che alcuni possano essere turbati dall'idea di concedere allo Stato il potere di manipolare chimicamente i cittadini a fini di giustizia, c'è un sacco di gente che nella furia di schierarsi contro i cattivi stupratori firma cambiali in bianco, figurarsi poi quando si arriva alla lotta contro la pedofilia. Se gli americani hanno acconsentito alla mutilazione dei loro diritti civili per “fermare i terroristi”, molti italiani sono disposti a fare lo stesso per “fermare i pedofili e gli stupratori”. L'esempio statunitense dovrebbe accendere campanelli d'allarme, ma fino a oggi sembra raccolto solo da chi vuole manipolare l'opinione pubblica.

Ci sono però altre considerazioni più elementari che meritano di essere portate all'attenzione dei cittadini indignati, prima di tutte quella per la quale i delitti a sfondo sessuale sono difficilmente omologabili in un modello standard. La castrazione chimica “suona bene”, ma è mirata a contrastare l'impulso sessuale maschile identificato come la fonte scaturente dell'aggressione sessuale. Represso lo stimolo fisico, si risolverebbe il problema, un approccio tipicamente pre-moderno e scientificamente ingenuo. La violenza sessuale non è quasi mai soddisfazione di un impellente bisogno fisiologico, ma spesso trae soddisfazione dall'esercizio del potere, della forza, dell'umiliazione e del controllo della vittima.

C'è poi da dire che molti tra gli aggressori seriali sono risultati impotenti, che un po' più del 5% delle violenze sessuali sono opera di donne, che ci sono anche le molte violenze su donne, transessuali e minori da parte della criminalità organizzata, motivate dal denaro come quelle dei produttori e commercianti di materiale pedo-pornografico, dalla violenza sacrificale dei culti più allucinati, dalle truci bestie di Satana fino alle più patetiche associazioni nel sopraffare altri, al proprio disegno delirante o a un interesse materiale. In tutti questi casi la castrazione chimica non rappresenterebbe affatto un ostacolo o un impedimento, così come difficilmente inciderebbe sul complesso quadro psicologico ed emozionale del pedofilo seriale. Proporla è privo di qualsiasi senso, quando non è impossibile come nel caso in cui il condannato sia una donna. Dettagli che aprono altri problemoni con la Costituzione, ma che ai politici che straparlano non interessano e non interessano nemmeno i cittadini spaventati.

Dice infatti il deputato del Pdl Michaela Biancofiore: “Per gli stupratori, soprattutto quelli recidivi, una soluzione praticabile é la castrazione chimica, utile anche come deterrente". Peccato che non si curi di dimostrare come potrebbe essere un deterrente, se nemmeno la pena di morte si è dimostrata esserlo. Una superficialità non casuale, andare oltre lo strillo, oltre l'indignazione e il decisionismo di facciata, vorrebbe dire scoprire il gioco e far cadere il consenso ignorante.

C'è poi da notare che paradossalmente, ma non troppo, l'effetto di una somministrazione forzosa ai recidivi rischia veramente di inferocire sociopatie già drammatiche, ottenendo anche in questo caso effetti nulli se non controproducenti, tanto che nelle terapie fino ad ora sperimentate sono somministrati anche altri farmaci a lenire effetti collaterali sul fisico e sul carattere. Il tutto diventa ancora più assurdo  considerando la necessaria erogazione di pene detentive più brevi a chi sia somministrato il trattamento, senza che ci si possa attendere un ragionevole calo della recidiva.

A parità di reato chi sarà sottoposto al trattamento avrà una pena detentiva necessariamente più breve di chi, per condizione soggettiva, non possa riceverlo, vedi i casi della donna o dell'impotente. Così la castrazione chimica forzata che non serve a niente, diventa in realtà uno sconto di pena e non tutela nemmeno l'interesse più immediato della protezione delle potenziali vittime future, figurarsi che bel deterrente.

Ci vuole una bella ignoranza per pensare che il violentatore, il pedofilo e in genere l'assalitore sessuale escano di casa trainati da poderose erezioni. Cercare di impedire forzosamente le erezioni, ha lo stesso senso e la stessa genesi che aveva la pratica di legare le mani agli adolescenti per evitare il peccato auto-erotico. Robaccia che punta solo a raccogliere l'indignazione pubblica e a canalizzarla in un vicolo cieco, lontana della realtà, gli annali giudiziari sono pieni di storiacce a sfondo sessuale e ben poche sono scaturite dal puro e semplice stimolo sessuale. Decisamente utopico e ideologico è pensare che la sfera sessuale possa essere disciplinata dalla somministrazione di un farmaco o da pratiche costrittive o punitive in stile medioevale. Soluzioni ignoranti per ignoranti.

Anche sorvolando sui pur pesanti problemi di diritto, la castrazione chimica obbligatoria non serve a impedire futuri crimini, non si può applicare comunque nella maggioranza dei casi e anche quando colpisca solo i soggetti per i quali può avere un senso, rischia in realtà di favorirli. E allora perché sembra che tutti siano a favore della Castrazione chimica? A questo punto c'è da prendere per buona la spiegazione del ministro Luca Zaia, che in proposito ha dichiarato: “'Sono convinto che introdurre la castrazione chimica per chi commette degli stupri sarebbe una soluzione che potrebbe darci tranquillità”. Una bella tranquillità, per Zaia come per Veltroni e per molti altri; è fin troppo comodo usare la favola della castrazione chimica per far bella figura a poco prezzo e cavalcare folle ignoranti convinte addirittura di sostenere una soluzione drastica.

Effettivamente si tratta di una soluzione eccezionale sotto molti punti di vista ed è evidentemente una proposta demagogica della quale molti parlano senza nemmeno sapere di cosa si tratti e delle pesanti implicazioni che può avere sul piano dei diritti umani e civili. Banalmente inefficace è invece sul piano pratico, il classico provvedimento che “suona bene” ma che poi si rivela vuoto di effetti, quando non controproducente. L'ennesima truffa ai danni dei cittadini da parte di politici e media che ormai identificano gli stessi cittadini con il pubblico televisivo e lo trattano di conseguenza.

L'unica castrazione veramente in ballo è quella dell'intelligenza collettiva, l'evasione nella fantasia sulle ali della paura, a nascondere la realtà e la tragica inadeguatezza del nostro personale politico e l'imbarazzante livello del “pubblico” italiano.

Materiali imbarazzanti:
Il sito dei fan di Berlusconi e Forza Italia chiede la castrazione per i rumeni e solo per quelli.
Quelli di Forza Nuova mettono l'immagine di un bisturi per far capire che loro sono più duri di quelli che ce l'hanno duro, poi ci ripensano e ripiegano sulla castrazione chimica.
Anche oggi pescando tra le news si trova chi chiede la castrazione chimica, addirittura prima del giudizio di colpevolezza, basterebbe il sospetto per costringere qualcuno alla castrazione chimica. Per stare tranquilli dicono, proprio come Zaia.
Intanto si viene a sapere che una "valanga" di turlupinati si è precipitata a firmare l'apposita petizione ai gazebo della Lega. Alcune decine di migliaia di fessi, si sono manifestati anche sulle pagine di Facebook.
mercoledì, 25 febbraio 2009

La Kellogg stordita dal bong di Phelps


s-MICHAEL-PHELPS-KELLOGG-largeSembra che la scelta del gigante alimentare Kellogg di non rinnovare il ricco contratto pubblcitario di Michael Phelps (in scadenza) si stia rivelando controproducente. Il sito di un gruppo che si occupa di immagine e reputazione ha rilevato uno scivolone del noto marchio, che in poco tempo è passato dal nono all'ottantatreesimo posto tra le aziende americane con la reputazione migliore.

La decisione di Kellogg è stata motivata dicendo che la pubblicazione dell'immagine di Phelps attaccato ad un bong ne ha compromesso l'immagine di bravo ragazzo e di conseguenza quella dell'azienda.
I fan di Phelps non sono sembrati molto preoccupati, mentre a rimanerci malissimo sono stati i consumatori di marijuana in tutto il paese, che prontamente hanno coperto Kellogg di proteste e chiamato al boicottaggio dell'azienda.

La cosa ha avuto un suo discreto effetto, tanto che la reputazione di Kellogg ha subito un danno maggiore di quello ricevuto dal recente scandalo del burro di noccioline contaminato dalla salmonella e venduto lo stesso. Infatti chiamando i numeri dell'assistenza clienti dell'azienda, si incontra un risponditore automatico che  nel menù delle scelte elenca il caso-Phelps prima di quello del burro contaminato. A questo punto è evidente che l'azienda ha fatto un discreto errore di marketing, così come è evidente che tra i suoi clienti non ci sono solamente bambini ed adolescenti, ma che c'è anche una discreta percentuale di americani che usa i prodotti Kellogg per rispondere all'appetito che vien fumando o che non apprezza i l'esercizio di falsi moralismi alle spalle di chi fuma.


vannophelps
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mercoledì, 25 febbraio 2009

I siti delle quattro centrali nucleari italiane.


In un'ottica di razionalizzazione della filiera dal produttore al consumatore, le quattro centrali nucleari italiane saranno costruite nelle provincie di Roma, Milano, Firenze e Bologna, tutte città con corsi d'acqua adatti al raffredamento delle centrali e con robusti bacini d'utenza. Il governo cercherà di ritardare il più possibile la rivelazione dei siti per ostacolare il sorgere di movimenti locali contrari alla costruzione delle centrali. Lo riferiscono fonti anonime francesi.
Vamolà.
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martedì, 24 febbraio 2009

Siccità


Digitando "drought" su Google News il panorama è desolante. La "siccità" sembra ovunque e ovunque cattiva come non mai. La verità ha due facce, alle precipitazioni più scarse da 50 anni, quasi ovunque si aggiunge la maggior domanda di sempre, quasi ovunque la siccità si incrocia con l'espansione costante e inarrestabile della domanda di acqua. Dalla California alla Cina fino ad israele e all'Africa le situazioni sono sovrapponibili. Adesso sembra proprio che in molti paesi del mondo si siano raggiunti limiti invalicabili, che poi nella realtà questi limiti sono stati superati da tempo e oggi siamo più drasticamente all'attesa resa di certi notissimi conti.
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lunedì, 23 febbraio 2009

Il peggior guidatore d'Irlanda


Il signor Prawo Jazdy è un famigerato guidatore di origine polacca che in Irlanda ha un record di contravvenzioni per divieto di sosta ed eccesso di velocità praticamente imbattibile. La polizia irlandese però ha avuto qualche difficoltà nel fargli pagare le multe, perché cambiava forsennatamente indirizzo. Alla fine nei computer della polizia irlandese l'uomo è diventato l'equivalente del pericolo pubblico numero uno sulle strade irlandesi e di conseguenza uno degli uomini più ricercati del paese. In Irlanda i polacchi sono il secondo gruppo nazionale immigrato più numeroso.

_45492253_prawojazdyPoi un addetto della polizia stradale ha fatto una scoperta francamente imbarazzante e la figura del leggendario quanto misterioso pirata della strada polacco è stata velocemente sostituita da quella della leggendaria ignoranza della polizia irlandese.

"Prawo Jazdy" in polacco significa Patente di guida e molti poliziotti irlandesi al momento di multare indisciplinati cittadini polacchi, oltre 50 individui diversi si è poi scoperto, hanno intestato il verbale a Mr. "Di Guida Patente". Quello che stupisce è che non sembra affatto necessario conoscere il polacco per rendersi conto che quelle due parole non sono nome e cognome del titolare della patente polacca.
Ne riferisce BBC
, non senza un britannico compiacimento per la figuraccia dei vicini.
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domenica, 22 febbraio 2009

L'attacco al dittatore che sponsorizza la Ducati

 

onde-2000-7La settimana scorsa il palazzo del buon Teodoro Obiang Nguema, "presidente" della Guinea Equatoriale è stato attaccato da un gruppo di sfrontati nigeriani venuto dal mare. L'attacco è stato respinto e il dittatore ha accusato del misfatto i ribelli nigeriani del MEND, i rivoltosi del delta del Niger.

Il portavoce del Mend ha smentito qualsiasi coinvolgimento e ha dato del paranoico ad Obiang. Ipotesi ulteriori hanno tirato in ballo un tentativo di liberazione dei mercenari occidentali detenuti da Teodoro dopo l'ulimo fallito golpe o un tentativo dell'opposizione guineana, che pure lei ha smentito sdegnata le accuse.

Le maggiori probabilità sono invece per un attacco per nulla politico e molto criminale, nel delta del Niger accanto alla ribellione operano diverse bande armate per niente politicizzate, ma notoriamente molto rapaci. C'è anche un precedente specifico che risale a qualche mese fa, quando un gruppo di nigeriani con un'azione simile attaccò la città di Bata e in particolare le sue banche. Bata è la minuscola cittadina capitale della parte continentale della Guinea Equatoriale, ben diversa da Malabo che pur non essendo una metropoli è comunque la capitale del paese, su un'isola che è anche la tana di un dittatore abbastanza paranoico e feroce da dover contare, per mantenersi al potere, su una guardia presidenziale composta da mercenari marocchini.

Agli attaccanti è andata malissimo, anche se si mormora che siano riusciti ad uccidere un ministro guineano, non sono riusciti a mettere le mani sulle incredibili ricchezze che le leggende urbane dicono riempire il palazzo di Obiang, il vero probabile obiettivo del raid. Quelli che sono riusciti a fuggire tornando alle imbarcazioni sono stati mitragliati da un elicottero di Obiang e sono affondati nel Golfo di Guinea.

La Guinea Equatoriale è soprannominata "Il Kuwait Africano" per il rapporto tra le grosse riserve petrolifere e la modesta popolazione di circa mezzo milione di abitanti. Nonostante abbia nominalmente uno dei redditi pro-capite più alti dell'Africa, la sua popolazione è tra le più povere, la dimostrazione più evidente che Teodoro al momento della divisione del famoso pollo di Trilussa, tiene per la sua famiglia tutta la polpa e cede malvolentieri anche le ossa. Tra i preferiti in famiglia spicca il figlio omonimo, familiarmente noto come Teodorin.

Non per niente Teodoro è uno degli uomini più ricchi del mondo, Teodorin, suo figlio, è noto alla ribalta internazionale come incredibile dissipatore e playboy. Stanco delle automobili di lusso e dei noiosi acquisti immobiliari, ha pensato bene di investire le ricchezze nazionali sponsorizzando una Ducati nel Moto GP, sponsorizzazione che ha aperto a Teodorin il dorato mondo delle corse. Così è nato il team satellite "Francisco Hernando Onde 2000 Guinea Ecuatorial", che corre con una moto Ducati privata. Una cosa abbastanza bizzarra, quella di un paese che sponsorizza un team motociclistico nel quale non ha alcun interesse nazionale, la moto è italiana e il team è spagnolo come il pilota, il redivivo campeon Sete Gibernau. Da escludere poi l'intenzione di promuovere il turismo, la paranoia di Teodoro senior ha sempre scoraggiato i turisti, visti tutti come potenziali mercenari golpisti.

Probabilmente alla Ducati non se ne sono nemmeno resi conto, in fin dei conti la dittatura guineana non è certo sotto i riflettori dei media, visto che a qualcuno non conviene troppo che se ne parli, ma avere una moto che corre spinta da soldi sporchi di sangue, non è certo un bel biglietto da visita per la casa di Borgo Panigale. Chissà come ci rimarranno bene quando sapranno che il caro sponsor Teodoro si intrattiene personalmente nella tortura degli oppositori. Così come non è bello nemmeno che il generoso sponsor abbia avuto modo di dichiarare all'unico giornale guineano, il suo, che il suo maggior desiderio sarebbe quello di prendere il capo dell'opposizione in esilio in Spagna, ucciderlo e poi mangiarsi con grande gusto i suoi testicoli.

Chi glielo dice adesso alla Ducati?

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venerdì, 20 febbraio 2009

Siamo messi così


La vicenda ricorda quella del Livello57 di Bologna, sgomberato dopo un imponente blitz antidroga che alla fine il giudice ha definito una montatura. Il possesso della droga ritrovata all'esterno del centro sociale è risultato quantomeno dubbio e numerose incongruenze nei rapporti di polizia hanno dimostrato che le accuse erano incredibili, indimostrate ed artefatte.

Blitz anti-erba nel centro sociale

di Giacomo Russo Spena

Alle cinque del mattino di martedì scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Prima la perquisizione all’Officina, il centro sociale di Monfalcone poi il blitz nelle abitazioni di sei attivisti. Tutti arrestati per consumo e cessione di sostanza stupefacenti.
La situazione peggiore è per Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz, i quali, si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono rei di "adibire" l’Officina per la diffusione di "hashish e marijuana". Ma a parte pochi grammi (una bustina di 0,83 e una di 0,23), la polizia non trova alcun tipo di sostanza nè nello spazio autogestito nè nelle loro abitazioni. Tanto che viene paradossalmente definito "spaccio" il passaggio di uno spinello acceso.
Eppure la procura di Gorizia è da tempo che cerca di "incastrare" gli attivisti di Monfalcone. Una prima perquisizione dello stabile occupato avviene a maggio dello scorso anno (quando vengono sequestrati ben trenta mozziconi di sigaretta), poi si susseguono, si scopre sempre dagli atti depositati, intercettazioni telefoniche e un lungo lavoro di cimici e telecamere messe all’interno dell’Officina.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Maria Ferrucci, sono ora rinchiusi nel carcere di Udine: attendono per oggi gli interrogatori di garanzia. "Sono arresti politici" afferma Alessandro Metz, ex-consigliere regionale dei Verdi, che definisce quello della procura di Gorizia un teorema inquietante: "Utilizzano l’infausta legge sulle droghe per criminalizzare un movimento, per fermare chiunque esprima pratiche critiche e ribelli sul territorio". Come in questo caso. I fermati infatti sono promotori di varie lotte sociali a Monfalcone e più in generale nel Nord-Est del Paese: in questi anni hanno rivendicato il diritto alla casa, si sono battuti per la chiusura del vicino Cpt di Gradisca e hanno preso parte a molte rivendicazioni sindacali. "Quest’operazione è scattata non a caso poco prima della conferenza nazionale delle Tossicodipendenze di Giovanardi" denuncia un attivista che parla di "repressione mirata". Infatti a Trieste dal 12 al 14 marzo, in concomitanza del meeting organizzato dal sottosegretario del Pdl, il Forum Droghe lancia una serie di iniziative e dibattiti contro "la linea repressiva e di esteso controllo sociale" del governo a favore di "un confronto che parta da accoglienza, libertà ed autodeterminazione". I dettagli della mobilitazione saranno discussi in un’assemblea pubblica domani (ore 18), proprio nell’Officina che al suo interno ospita un drop-in, gestito dall’associazione Nuova entrata libera e convenzionato dal Comune di Monfalcone. "Lavoriamo sulla base dell’inclusione" spiega un operatore del centro che sul territorio è diventato un punto di riferimento. Ora questi inaspettati arresti, che rappresentano una battuta d’arresto. In una zona di confine in cui il traffico di droga è routine quotidiana: lo stesso vicequestore di Gorizia è finito sotto processo, in un’inchiesta che vede coinvolti anche diversi carabinieri e poliziotti, per consumo e traffico di cocaina.
Intanto per oggi alle 14, sempre, all’Officina, ci sarà una conferenza stampa per "smontare l’impianto accusatorio" della procura di Gorizia. Tra i tanti sarà presente Luca Casarini, uno dei leader del centro sociale Rivolta di Venezia. "Come da molto tempo denunciamo - afferma - le politiche sulle droghe in realtà non sono altro che uno strumento di limitazione delle libertà individuali".
O meglio, "un dispositivo di controllo sociale". Per questo gli attivisti parlano di "massima attenzione" su questo tema che "deve essere affrontato al pari delle lotte sociali". Comunque, dopo il caso di Monfalcone, gli spazi autogestiti d’Italia temono la visita delle forze dell’ordine, causa il semplice consumo di droghe leggere. Un problema in più da non trascurare.

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venerdì, 20 febbraio 2009

L'Argentina espelle il vescovo negazionista


Il ministro degli interni argentino ha dato 10 giorni di tempo per lasciare il paese al vescovo negazionista Richard Williamson. La causa, oltre alle sue dichiarazioni sulle camere a gas che avrebbero offeso e insultato il popolo argentino, la fornirebbe il fatto che Williamson ha dichiarato il falso dicendosi in Argentina al lavoro per un'associazione invece di dirsi direttore del seminario cattolico, come lo è stato per anni fino ai recenti avvenimenti.

L'Argentina ha pessimi precedenti con vescovi e cardinali cattolici, che ai tempi della dittatura hanno sostenuto il potere nella sua opera di sterminio dell'opposizione. Come recentemente si è incaricata di ricordarci una gaffe  Berlusconi che ha suscitato proprio l'ira del governo argentino, l'anticomunismo stragista argentino resta una delle pagine più infami del periodo della Guerra Fredda e della lotta per il controllo del "cortile di casa" statunitense.
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categoria: trash, fascisti su marte, clerowatch


giovedì, 19 febbraio 2009

La UBS rompe definitivamente il segreto bancario svizzero


UBS colourLa UBS (Unione delle Banche Svizzere), gigante bancario elvetico e globale, ha raggiunto un accordo con le autorità americane per il quale rivelerà agli Stati Uniti i dati dei depositi dei cittadini americani.
Condannata a pagere 780 milioni di dollari per aver cospirato al fine di creare false contabilità utili all'evasione delle tasse statunitensi, la banca svizzera ha dovuto cedere per evitare conseguenze peggiori.

Una brutta notizia per molte aziende e molti benestanti americani, anche se la leggendaria segretezza dei conti svizzeri (ma anche quella meno leggendaria di quelli italiani e del resto del mondo) non è più tale dallo scoppio dello scandalo Swift, con il quale si scoprì che, con la scusa della lotta al terrorismo, gli americani hanno preso il controllo del database dove sono registrate tutte le transazioni bancarie internazionali.
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giovedì, 19 febbraio 2009

Intervallo Maradonico


Un emulo di sei anni, pare già braccato dai grandi club


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mercoledì, 18 febbraio 2009

Niente armi sul cargo iraniano fermato a Cipro, nuove colonie in Palestina.


Fine di una telenovela. Sulla nave iraniana che per settimane era stata protagonista di decine di articoli relativi al tentativo iraniano di armare Hamas o, in seconda battuta,  Hezbollah. Una bufala diffusa da fonti israeliane, si scopre ora che sulla nave non c'erano nemmeno i proiettili d'artiglieria descritti dagli americani che per primi avevano abbordato e controllato la nave.

Il carico della nave è stato comuque sequestrato in quanto violerebbe l'embargo al quale è sottoposto l''Iran, ma il ministro cipriota della difesa Costas Papacostas ha dichiarato che: "There are no weapons on board, but there is material which could be used for the manufacture of ammunitions". Non c'erano armi quindi, ma solo "materiale che potrebbe essere usato per produrre munizioni". Dove quel "potrebbe" si riferisce ad un'ipotesi ovvimente indimostrabile. Un qualsiasi carico di metallo potrebbe essere usato per costruire armi o munizioni. Un ottimo risultato della propaganda israeliana, che con questa storia ha impegnato i media per un paio di settimane con la caccia agli iraniani cattivi complici di cattivi di Hamas, o forse di Hezbollah.

Intanto Israele ha annunciato l'apertura di un'altra area nei pressi di Gerusalemme alla colonizzazione, anche se si trova adddirittura oltre il tracciato previsto del Muro anti-palestinese. Di questo però non ha riferito nessuno, ha tirato molto di più la favola della nave cattiva. Beffa delle beffe, Hamas nel frattempo ha chiaramente fatto sparire (anche se ha negato) cinque tonnellate di bombe israeliane inesplose che custodiva in accordo con l'ONU, per riciclarle nella manifattura di nuove armi o ordigni esplosivi. Israele ha ovviamente protestato con forza.
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martedì, 17 febbraio 2009

La vera storia degli elicotteri di Obama


Si fa un gran parlare del fatto che la nuova amministrazione americana vorrebbe rinunciare all'acquisto degli elicotteri italo-britannici, l'appalto per i quali venne festeggiato in gran pompa dall'allora e ora Presidente del Consiglio Berlusconi.

Se ne parla, però si sentono discorsi molto fantasiosi quanto lontani dalla realtà. Si parla di questioni legate al neo-protezionismo al tempo della crisi, fino a discutere se i dubbi sulla fornitura significhino anche un allontanamento dell'amministrazione americana dai due governi europei, che con la fornitura sarebbero stati ringraziati per il supporto in Iraq.

Sciocchezze inaudibili, visto che la questione verte su ben altro e visto che gran parte dei denari della commessa andrà comunque ad un'azienda azienda americana, anche con l'acquisto degli elicotteri europei. La vera storia degli elicotteri è quella per la quale gli elicotteri saranno forniti ad un buon prezzo dai partner europei e poi saranno modificati e completati con tutte le dotazioni dall'americana Lockheed-Martin, che non produce elicotteri. Proprio dal comportamento di Lockeed-Martin derivano i problemi, perché partendo da un costo degli elicotteri allineato alla concorrenza, l'azienda americana è riuscita quasi a raddoppiare il preventivo iniziale di spesa, molti sospettano lucrando proprio sull'upgrade che dovrebbe rendere gli elicotteri dotati di dispositivi elettronici di ogni tipo e di numerose risorse difensive, compresa quella anti-missile. Da 6.1miliardi di dollari fino a 11.2 miliardi per 28 elicotteri da più di 400 milioni di dollari l'uno. A questo c'è poi da aggiungere che Lockheed-Martin ha un ritardo mostruoso sulla tabella di marcia (l'appalto risale a sei anni fa) e ancora non sa quando sarà in grado di consegnare il primo elicottero.

Un classico delle forniture belliche e para-belliche americane, soprattutto quelle contrattate dall'amministrazione Bush, che alle aziende amiche hanno sempre lasciato licenza di pascersi con il denaro dei contribuenti, fino a compiere truffe clamorose come quelle di KBR o Halliburton in Iraq.
Lockheed-Martin ne ha approfittato così tanto che il prezzo di ognuno degli elicotteri presidenziali (Marine One, in quanto gestiti dal corpo dei Marine) ha superato quello di un Air Force One, l'equivalente aereo presidenziale costruito sulla base dei grossi jet della Boeing.

Un po' troppo per sperare che non se ne accorgesse nessuno e che nessuno nella nuova amministrazione trovasse da ridire. Per quanto siano grandi e moderni, il costo gli elicotteri di solito impallidisce di fronte a quello di uno dei giganti della Boeing, ma in questo caso rarissimo ci si è trovati di fronte ad elicotteri che costano più di un grosso aereo.

Non stupisce quindi che l'amministrazione Obama stia riconsiderando la fornitura, ancora di più tenendo conto del periodo di crisi e di come Obama stia cercando di mostrarsi attento ad evitare gli sprechi di denaro pubblico, almeno all'apparenza. La questione invece da noi ha scatenato dietrologie assurde e ricostruzioni di fantasia francamente imbarazzanti per chi le ha messe nero su bianco, preferendo montare un po' di fuffa piuttosto che mettere all'indice Lockheed-Martin, unica responsabile nel caso la fornitura dovesse andare a monte.
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categoria: italia, stati uniti, truffe, corporation, infowatch


lunedì, 16 febbraio 2009

Il rapporto della Commissione Internazionale dei Giuristi sul terrorismo condanna Bush e Blair


Si intitola "Assessing damages, urging action", "Accertando i danni, sollecitando l'azione" il rapporto della Commissione Internazionale dei Giuristi sui provvedimenti intrapresi da Gran Bretagna e Stati Uniti contro il terrorismo.

Il rapporto rappresenta la conta dei danni provocati dal ricorso a legislazioni speciali quanto illegali e al menù della War on Terror che i due paesi hanno proposto dopo gli attentati del 9/11.
La conclusione dell'ICJ è che non uno dei numerosi provvedimenti e non una delle leggi speciali emanate nei due paesi siano serviti realmente a combattere il terrorismo. Al contrario i giuristi ritengono che il ricorso alla legislazione speciale abbia indebolito grandemente il quadro normativo internazionale, minandone la capacità di interdizione al terrorismo come a molti altri crimini. Basti per tutti il tragico effetto che questa scelta ha avuto in molti paesi al mondo, nei quali seguendo l'esempio molti autocrati hanno colpito le opposizioni invocando la "lotta al terrorismo" e praticando la tortura e ogni genere di repressione, nascondendosi dietro il cattivo esempio dei due paesi, un tempo considerati titolari dello standard democratico al quale si dovrebbero allineare i paesi che aspirano a diventare democrazie. Il che significa anche che i due paesi in questione sono diventati molto meno democratici rispetto al 2001.

Un risultato atteso fin da quando si capì che George W. Bush coglieva al balzo gli attentati del 9/11 per istituire un regime legale al di fuori della Costituzione americana e che aveva deciso di fare stracci dei diritti umani e civili, così come delle norme internazionali, costruendo un quadro legislativo alieno al diritto statunitense e a quello internazionale.
Non per niente le conseguenze ora rilevate dai giuristi dell'ICJ sono state ampiamente previste fin dagli esordi in questo senso da numerosi commentatori, anche se questi avevano un'idea meno "diplomatica" sul perché si scegliesse quella via, mentre l'ICJ parla di politici "caduti nella trappola dei terroristi", quasi ad alleggerire le responsabilità di vergogne quali il Patriot Act o l'esteso ricorso alla tortura e alle detenzioni illegali .

Il rapporto, oltre alla conta dei danni, indica la necessità di una veloce restaurazione della legalità domestica nei due paesi e di quella internazionale. Del rapporto esiste anche un riassunto pubblicato dalla stessa ICJ.
Facile prevedere che non si troveranno molti politici disposti a commentare il rapporto sulle due sponde dell'Atlantico.
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categoria: stati uniti, diritti umani, war on terror, repressione, diritti civili, istituzioni globali


lunedì, 16 febbraio 2009

La nuova sigla dei Simpson


Cambia dopo 20 anni la sigla de I Simpson, cambia di poco integrando la vecchia sigla con nuovi dettagli e qualche scena nuova nel finale.

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lunedì, 16 febbraio 2009

Il manganello di Lampedusa


Succede che un poliziotto a Lampedusa vede un lampedusano un po' scuro di pelle e ancora prima di rivolgergli la parola gli tira una manganellata che gli procura una discreta prognosi.

Succede che il sindaco di Lampedusa si lamenta perché, in particolare la polizia, dovrebbe distinguere tra locali e immigrati.

Succede che nessuno tra quelli che hanno preso la parola sulla vicenda abbia da obiettare alcunché sulla strana procedura per la quale sarebbe lecito manganellare lo straniero ancora prima di aver avergli rivolto la parola, ancora prima di una qualsiasi reazione a legittimare la manganellata.
Quasi che contro lo straniero sia tutto permesso o che non interessi a nessuno la deriva rappresentata da agenti delle forze dell'ordine che vanno in giro a menare la gente al di fuori di qualsiasi procedura legale e senza alcun motivo.
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categoria: italia, razzismo


domenica, 15 febbraio 2009

Ancora falsi su Chavez


Titola il compassato Sole 24ore: "Venezuela, Chavez presidente a vita", una scelta condivisa da molte testate italiane e da molti telegiornali. Un falso, visto che il referendum voluto da Chavez gli permetterebbe semplicemente di ripresentarsi alle elezioni, il referendum chiede l'eleminazione dell'articolo che vieta di candidarsi per più di due volte consecutive alla presidenza. Niente presidenza a vita, Chavez dovrebbe continuare a vincere le elezioni per rimanere presidente.

Poi ci sono quelli come Il Giornale che danno direttamente del dittatore al presidente venezuelano, un malcostume tutto italiano che non ha paragoni nella stampa estera, dove Chavez è sempre e comunque descritto come un presidente.

Il caso è stranissimo, perchè ci sarebbe un dittatore in un paese privo di una dittatura, nessuno infatti si è mai sognato di descrivere il Venezuela come una dittatura, anche perché è abbastanza difficile ipotizzare una dittatura in un paese dove i media sono controllati dall'opposizione, dove si tengono regolarmente le elezioni e dove la storia del paese ci racconta che  furono proprio gli oppositori di Chavez a sostenere le dittature venezuelane del passato e a farsi complici dell'ultimo golpe nel paese, quello che portò al rapimento e alla deportazione dello stesso presidente Chavez.

Il tentativo di Chavez di consentirsi la possibilità di ricandidatura cambiando la costituzione non è ovviamente apprezzabile, anche se legittimo e compiuto entro la legalità venezuelana. Ma l'isteria e le falsità prodotte dai media italiani nei suoi confronti diventa la spia, l'ennesima, dell'esistenza di un blocco compatto nei media che segue il filo di narrazioni false quanto evidentemente utili al blocco politico rappresentato dalla destra italiana. Gli stessi artifici retorici già visti all'opera nella descrizione del conflitto arabo-israeliano o nella demonizzazione dei paesi nemici o travestiti da tali dell'Occidente
.

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categoria: trash, media, global risiko, infowatch


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