
Il maggior successo della propaganda filo-israeliana e filo-bushista consiste sicuramente nell'aver riempito i giornali di mezzo mondo con la versione per la quale Israele si sta difendendo dagli attacchi di Hamas, una sovversione di senso e della realtà clamorosa, che però sta funzionando abbastanza bene e che nelle prime ore si è affermata in quasi tutta l'infosfera occidentale. Non deve stupire, all'epoca riuscirono a convincere la maggioranza degli occidentali che gli Stati Uniti dovevano "difendersi" dall'Iraq, in fondo con Hamas è anche più semplice.
L'enorme macchina della propaganda guerrafondaia però non si accontenta, gli addetti sanno che lo stillicidio di notizie volte a mettere in cattiva luce i nemici deve essere incessante e prolungato, così ogni giorno ne buttano una sul fuoco dello scontro di civiltà e quando non hanno niente di utile si inventano di sana pianta le notizie di atrocità o di comportamenti ostili.
L'Iran è da sempre nel cuore di questi soggetti e non stupisce che approfittando dell'attacco a Gaza si cerchi di diffamare Teheran, nel tentativo di costruire l'immagine di Hamas irragionevole, feroce e controllata dai cattivi Ayatollah.
Così ieri è spuntata la notizia secondo la quale in Iran starebbero arruolando volontari per andare a combattere in Palestina contro gli Israeliani, una bufala clamorosa che però è stata ripresa anche dalle agenzie e dai giornali italiani, ovviamente senza alcun controllo, con titoli come "Studenti iraniani reclutano volontari per combattere Israele".
La notizia, inizialmente rilanciata da Reuters (che probabilmente è stata imboccata dai noti ceffi della "resistenza iraniana" mantenuti dai contribuenti americani) fa riferimento al sito iraniano www.rohaniatmobarez.com, dove però non c'è alcun invito all'arruolamento e tantomeno c'è la possibilità di arruolarsi via internet come dicono da Reuters e da altri organi d'informazione. C'è invece, sulla destra, un box che contiene un sondaggio, dove si chiede ai lettori cosa sarebbero disposti a fare "In risposta al decreto emanato dalla suprema guida Kahmenei e al disastro a Gaza".
Il sondaggio, che non richiede nemmeno la registrazione, offre tre possibilità:
1 - Vorrei a sostenere lo sforzo della propaganda (contro Israele)
2 - Vorrei raggiungere la resistenza armata
3- Vorrei offrire supporto finanziario
Il fatto che la risposta preferita sia la numero 2 non trasforma certo questo banale sondaggino in una campagna d'arruolamento e ancora meno trasforma il sito in un portale attraverso il quale è possibile arruolarsi per combattere contro Israele. Ciascuno di noi può scegliere una delle tre opzioni senza essere poi richiamato dai servizi di Teheran e arruolato. Tanto più che di tale genere di attività non c'è per ora traccia da nessuna parte nel mondo arabo e che per entrare nei Territori Occupati occorre chiedere il permesso agli israeliani.
Si tratta quindi di una bufala colossale, l'ennesima, che trasforma un banale sondaggio in un canale di arruolamento per "terroristi cattivi", offrendo ai soliti tromboni l'occasione di mettere gratuitamente in cattiva luce le ragioni dell'Iran agli occhi delle opinioni pubbliche, elevando al contempo quelle di Israele e dei suoi alleati. Robaccia già vista.
P.S.
Una nota di merito a Francesco Battistini, che a pagina 10 dell'edizione cartacea del Corriere di oggi, scrive: "Sulla striscia stanno calando anche i rinforzi: sui siti iraniani (ndr quali?) si sono già registrati 3.350 aspiranti "martiri" pronti a combattere nella Striscia". Una colossale buffonata, me lo vedo Battistini che si gira i siti in farsi a fare la conta dei martiri...
Casualmente ieri, quelli che sul sito segnalato hanno risposto scegliendo l'opzione 2, erano proprio poco più di tremila, l'unica cosa che non si capisce è l'uso del plurale, ma forse Battistini voleva caricare ancora di più l'effetto o evitare che a qualcuno venisse in mente di andare a vedere il sito che lui non aveva voglia e modo di controllare. Tipica performance da Corriere della Sera, non a caso gli articoli di questo sono ripresi con gioia dagli estremisti filo-israeliani di Informazionecorretta, una garanzia.
Qualche preoccupazione sulla linea totalmente sbilanciata sulle ragioni dell'aggressore da sembrare ridicola, se la stanno comunque ponendo, come testimonia questa mail interna al Corriere:
Da: Farina Michele
Inviato: domenica 28 dicembre 2008 18.56
A: Corsera - Redazione Completa
Oggetto: Gaza e noi
Cari tutti,
permettete questa (cestinabile) turbata intrusione che riguarda la nostra copertura dei fatti di Gaza.
Mi sembra che i commenti che partono oggi dalla prima del Corriere vadano sostanzialmente nella stessa direzione, avendo come giusto bersaglio il terrorismo di Hamas, il diritto di Israele a difendersi etc.
Non discuto qui la linea politica del giornale, né la scelta dell’ottimo Antonio Ferrari che firma la nostra analisi,
né le cronache del grande Franck SuperBat Battistini. Ma forse i lettori potrebbero essere interessati a un più articolato assortimento di punti di vista in sede di riflessione. Che esistono, “nel mondo”, in Israele e anche tra gli editorialisti del nostro giornale (ho avuto modo di parlare recentemente con Sergio Romano, il “realista” Romano, che ha avuto parole dure contro l’”assedio” israeliano di Gaza). Certo noi non siamo Haaretz, il minoritario Haaretz, che nel suo profluvio di commenti tutto sommato equilibrati dà spazio anche alle parole forti di Yossi Sarid, che conclude il suo scritto (titolo: “speriamo che questa volta sapremo quando fermarci”) in questo modo: “A million and a half human beings, most of them downcast and desperate refugees, live in the conditions of a giant jail, fertile ground for another round of bloodletting. The fact that Hamas may have gone too far with its rockets is not the justification of the Israeli policy for the past few decades, for which it justly merits an Iraqi shoe to the face”.
“Not the justification”. Noi non siamo Haaretz (e io non sono un pacifista all’acqua di rose). Ma sui bombardamenti a Gaza è critica l’Unione Europea nel suo insieme (sul Corriere di oggi citiamo nel titolo solo Sarkozy, pur presidente di turno Ue). E’ critica la Chiesa (occhiello della Repubblica di oggi in prima pagina, di oggi, non di domani).
Critiche rituali? Posizioni scontate che non meritano una presa di posizione di fronte ai nostri lettori?
Certo Hamas si merita una “scarpa irachena” in faccia anche per l’uso criminale della popolazione civile (palestinese e israeliana). E si può discutere se Yossi Sarid abbia ragione a lanciare un’altra scarpa in direzione opposta, nel cortile di casa sua. Ma forse un grande giornale come il Corriere, nel giorno dei 200 morti a Gaza, sarebbe stato il posto giusto in cui trovare traccia (anche) di questa discussione.
Grazie per l’attenzione
Michele Farina
Redazione Esteri
Non si sa cosa ci sia di sociale, visto che il piano consiste nel fornire telefoni, radio e un fiume di denaro ai vari capi tribali in modo che formino milizie da schierare contro i talebani. Una tattica già vista in iraq, dove però è stata impiegata in un paio di province nelle quali i leader locali erano già stanchi dei qaedisti.


Lansana Conté, dittatore della Guineau è morto e poche ore dopo il suo trapasso le strade della capitale Conakry si sono riempite di blindati. Giunto al potere con un golpe, Conté ha incarnato a lungo il prototipo del dittatore africano fantoccio delle potenze straniere, nel caso di specie Francia e Stati Uniti, che mai hanno contestato la sua permanenza al potere, nonostante più di vent'anni di violenze e di elezioni-farsa. Fatte le debite proporzioni è come se in Italia fosse morto Mussolini e desta sensazione la pioggia di necrologi con i quali numerose corporation di paesi democratici e occidentali si sono “unite al dolore e alla commozione dei guineani” che invece non vedevano l'ora di liberarsi del dittatore. Per la Guinea, che l'hanno scorso si era ribellata al dittatore e chi si era acquietata solo quando questo aveva fatto sparare sulla folla facendo decine di morti, si apre un periodo d'incertezza.
Guido Santullo (nella foto) in Italia non lo conosce quasi nessuno, ma in Guinea è famoso (o forse, per alcuni, sarebbe meglio dire famigerato). La sua pessima fama si è costruita negli anni, quando i guineani hanno scoperto che la sua Sericom non è una delle aziende più vecchie d'Italia (tanto che in Italia non esiste neppure) e che le sue esperienze nel campo internazionale delle costruzioni sono solo frutto della sua fantasia. Con la morte di Conté si aprono scenari interessanti, avvicinandosi il momento nel quale la Guardia di Finanza potrà finalmente accedere alla sua fastosa villa di Gaeta, Villa Nino (in Via Flacca, Contrada-Ariana, Km 26.500), fino ad ora protetta dall'essere nientemeno che un'ambasciata guineana, con tanto di bandiera e Mercedes targata Corpo Diplomatico.
Suscitando la sorpresa internazionale il premier Souaré e il governo hanno riconosciuto la legittimità della presa del potere del capitano Camara (nella foto), che nel frattempo si era proclamato presidente di una giunta militare di 32 elementi. Anche qualche migliaio di abitanti della capitale ha festeggiato e alla fine è giunta anche la sottomissione delle gerarchie militari alla giunta di Camara.
A Mogadiscio è ritornato lo sceicco Sharif Ahmed (nella foto), per la prima volta dall'arrivo degli etiopi il leader dell'Unione delle Corti Islamiche torna in patria godendo evidentemente di garanzie non troppo pubblicizzate. Se la diplomazia internazionale sta cercando di arrangiare un “accordo di pace” tra le fazioni somale, è scontato che i rapporti di forza definitivi si chiariranno nella pratica politica una volta che le forze d'occupazione avranno lasciato il paese, tanto più che ai colloqui non partecipano molte fazioni islamiste e parecchi warlord. Lo stesso sceicco Hassan Aweys, concorrente interno alle Corti di Sharif Ahmed ha accusato quest'ultimo di stare dalla parte dei nemici per la sua disponibilità al confronto con il resto delle forze somale.
Un'ottima notizia all'apparenza: le grandi major discografiche riunite nella RIAA (Recording Industry Association of America) hanno deciso un cambio di strategia nella lotta alla pirateria. Le seguiranno anche le mayor cinematografiche. Dopo anni ed anni hanno finalmente capito che procedere denunciando a tappeto chi scarica file illegalmente non è una gran mossa, ancora di meno quando si finisce per trascinare in tribunale schiere di adolescenti.
Dopo Cofferati il futuro è incerto per Bologna, non necessariamente migliore. lo schieramento con il baricentro nel Partito Democratico candiderà Flavio Delbono, ex Margherita, mentre il centro-destra è ancora in alto mare.
Sono talmente alla frutta che l'ipotesi più quotata è la ricandidatura di Giorgio Guazzaloca, già sindaco deludente poi scalzato per il sollievo diffuso da Cofferati, non lo voleva nessuno, ma c'è solo lui. Il problema è sempre quello della qualità della classe dirigente, che nel centrodestra locale è imbarazzante e che non si può rimediare importando campioni da fuori, perchè proprio il giro a cavallo di Cofferati sconsiglia lo schieramento di Maradona destinati ad essere respinti dal localismo di rigetto.
Ecco allora che dal deserto sorge Daniele Corticelli (nella foto), che fin da giovane seguì Guazzaloca nella sua avventura e ne divenne assessore. Corticelli può spendere e i suoi sono finora gli unici manifesti che si siano visti in città con riferimento alla candidatura a sindaco per il centrodestra. Corticelli però non è esattamente una cima e la giovane età, lungi dall'accostarlo alle utopie, lo sospinge piuttosto a proporre vere e proprie sciocchezze.
Così con l'aiuto di un'altra cima come Vanes Bernardini, capo dei quattro leghisti di Bologna, si è dato allo studio del problema che più di tutti gli altri ha appassionato politici e giornalisti a Bologna: il degrado urbano. Come se la città non ne avesse le balle piene delle baruffe chiozzotte scatenate da incapaci attorno a banali e quasi irrelevanti questioni di decoro urbano, come se Cofferati non avesse ormai colmato il vaso del mostrare i muscoli contro i mulini a vento, i due novelli Beccaria hanno immaginato e messo nero su bianco la loro proposta per lenire le angosce dei cittadini tormentati dalle scritte sui muri, dagli assembramenti di gente che beve fuori dai locali, dai lavavetri e dagli altri fantasmi che Cofferati ha evocato in abbondanza.
Così in "Oltre il degrado", un agile quanto pomposo depliant, hanno proposto di istituire un elenco dei cittadini reiteratemente ostili al "Patto di convivenza". Il Patto di Convivenza dovrebbe essere adottato con un referendum e pare di capire che assomiglierebbe a una specie di regolamento condominiale. Secondo le due cime, che peraltro non si preoccupano minimamente della fattibilità di questo dettaglio, chi poi infrangesse il patto finirebbe nell'elenco pubblico. Se poi ci finisse per più di qualche volta (pare tre), scatterebbero penalità, quali l'esclusione dai servizi sociali e altri deliri.
Chiara e solare l'ignoranza dietro robaccia del genere, questi si sono persi Beccaria, la Rivoluzione Francese, la Costituzione Italiana e anche qualche altro pezzo e hanno dato sfogo alla fantasia. in una sola botta hanno dispiegato l'incredibile Patto, la patente a punti per i diritti di cittadinanza, l'impiego dei servizi sociali come strumento repressivo e altre amenità. Quattro passi nel Medioevo per proporre a seguire uno strumento notoriamente inefficace come le liste della vergogna. Niente di nuovo, a pericoli finti si oppongono rimedi altrettanto finti a beneficio del popolo catodico.
Strano che di questi tempi le migliori menti essudino neuroni nella battaglia contro lo sporco, probabilmente si sono bevuti l'ottimismo di Berlusconi, ma sicuramente ci hanno messo anche del loro. Virgolettati come "Se però un cittadino o uno studente (?) offendono la propria città con comportamenti incivili e non rispettano i propri doveri, perdono anche le agevolazioni e i sostegni per vivere" rendono la misura dello sforzo intellettuale. La conferenza stampa di presentazione dell'opera deve essere stata abbastanza surreale, con i proponenti a sostenere che tutto questo artificio sarebbe in realtà simbolico, anche se si è parlato di penalità per niente simboliche a carico dei soliti meno abbienti e addirittura di privare alcuni dei sostegni per vivere.
Corticelli ha chiamato la sua lista Bologna Capitale, mica fichi, ma per ora ha mostrato solo di essere ancora più provinciale e più indietro di Cofferati; se questi ha rincorso una misura ottocentesca del decoro urbano, Corticelli e il suo amico sono regrediti fino al feudalesimo.
Il Papa riceve gli ambasciatori in Vaticano e rivolgendosi a quello del Lussemburgo gli dice che l'eutanasia è "malvagia dal punto di vista morale e non può essere mai lecita" esprimendo poi "forte preoccupazione in merito al testo di legge sull'eutanasia e il suicidio assistito, in discussione in Parlamento" del Lussemburgo.
Non è mancata una parola buona per il popolo "Il vostro popolo in tutte le sue componenti, ha sempre avuto a cuore di riaffermare la grandezza e il carattere inviolabile della vita umana", ma sui politici Ratzinger è stato categorico: "I responsabili politici, dei quali il dovere più rilevante è quello di servire il bene dell'uomo, così come lo stesso devono fare le famiglie e i medici, devono ricordarsi che la decisione deliberata di privare un essere umano innocente della sua vita e' sempre negativa dal punto di vista morale e non può mai essere considerata lecita"
Dopo poche ore il parlamento del Lussemburgo ha approvato la legge che introduce l'eutanasia nel sistema giuridico.
Molti tra i sessanta milioni di italiani li invidiano.
A Milano pochi giorni fa invece, per l'ex notaio Francesco Paolo Pipitone, proprietario e deus ex machina della clinica degli orrori, c'è stato l'accoglimento della proposta di patteggiamento a 4 anni e 4 mesi, che al netto dell'indulto fanno poco più di un anno di arresti domiciliari per uno degli scandali più devastanti e vergognosi che abbiano mai colpito la sanità italiana. Decine di pazienti operati senza alcun bisogno, solo per incassare i rimborsi delle prestazioni inutili dalla Regione Lombardia, poco importa se gli interventi potevano causare la morte degli anziani pazienti o se la loro invasività procurava loro atroci sofferenze. Nemmeno per i medici coinvolti, ai quali è stato rifiutato il patteggiamento, è andata troppo male. Esclusa inspiegabilmente l'ipotesi di omicidio volontario, sono accusati solo di omicidio colposo, saltandoa piè pari anche la possibilità di omicidio preterintenzionale.
Lo stesso papato era platealmente razzista e sostenne l'avventura coloniale e qualunque nefandezza fosse proposta dal potente di turno sulla base dell'inferiorità dei colonizzati. Non a caso nel dopoguerra nessuna voce vaticana osò difendere i neri d'America dall'apartheid statunitense, quella era la cultura di Santa Madre Chiesa, complicità con il potere in cambio di vantaggi materiali. Una cultura che i recenti richiami alla civiltà giudaico-cristiana mostrano esistere ancora e nutrire fanatici come il terrorista Sandalo o crociati come il povero magdi Cristino Allam o ancora sfigati come Luca Volontè, Marcello Pera e molti altri, pronti ad agitare il Cristo per consequire vantaggi che più materiali non si può. Anche a costo di mettere all'indice interi gruppi etnici o i fedeli dei culti concorrenti come nel caso degli islamici. Nemmeno lo sprezzo del ridicolo, come nel caso del povero Salvatore Stefio (nella foto) vestito da templare, frena il pattume cattolico sulla via delle crociate.
Della sacralità della vita è chiaro che non gliene importi nulla. Della dignità dell'essere umano ancora meno. C'è una schiera di politici e sacerdoti italiani che ormai da mesi segue le orme dei colleghi americani che sciacallarono la simile vicenda di Terry Schiavo. L'ultimo sciacallo a salire sul palco è il ministro della sanità Sacconi, indifferente alle stragi sul lavoro, indifferente al marcio e alle malversazioni che traboccano dalle aziende sanitarie, indifferente anche di fronte a stragi come quelle della Clinica Santa Rita, Maurizio Sacconi è invece stato attentissimo nel pedinare il signor Englaro e nell'emettere un provvedimento di dubbia legittimità per impedire la fine della tragica vicenda di sua figlia Eluana.
Con la costituzione e l'esordio elettorale del Congress Of People (Cope) si è aperta una nuova era per il Sudafrica. Il Cope nasce da una scissione dell'African National Congress, partito che fu di Nelson Mandela e che fatica a reggere i tempi. Gli scissionisti si sono raccolti intorno a Thabo Mbeki, l'ex presidente che ha dovuto lasciare inseguito da accuse di corruzione e sembrano rappresentare la borghesia nera, in contrapposizione all'ANC che resta decisamente più popolare e che dovrebbe riuscire comunque ad eleggere il suo presidente Jacob Zuma a presidente del paese. Nessuna delle due formazioni sembra comunque svettare eticamente sull'altra.




Prosciugatosi l'afflusso di capitali freschi, a Madoff non è restato che gettare la spugna, ma quello che colpisce è che una truffa del genere possa essersi protratta per anni grazie alla crescita drogata della finanza e all'assenza di controlli. Madoff non prometteva guadagni stellari, ma pur sempre un irrealistico ritorno del 10% sugli investimenti. Nel giro di un paio di giorni è crollato tutto il castello di carte e si è scoperto che non c'erano investimenti e che il capitale è sparito. Ora, per la disperazione dei suoi clienti, sul sito della Bernard L. Madoff Investment Securities campeggia un annuncio che rimanda alle decisioni del giudice federale Louis L. Stanton. Caratteristica della società era l'essere a conduzione familiare, con i parenti di Madoff come dipendenti e senza partecipazioni esterne al capitale o alla conduzione della società, anche l'audit era affidato ad una piccola e misconosciuta società, complice o non in grado di cogliere il meccanismo alla base della truffa. Una garanzia di riservatezza.