mazzetta

Ce la possiamo fare...
mercoledì, 31 dicembre 2008

Anno nuovo vita nuova


buone feste
E cerchiamo di non bruciarci anche il cervello nella crisi .
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martedì, 30 dicembre 2008

Ancora un falso della propaganda di guerra


pinocchio4Il maggior successo della propaganda filo-israeliana e filo-bushista consiste sicuramente nell'aver riempito i giornali di mezzo mondo con la versione per la quale Israele si sta difendendo dagli attacchi di Hamas, una sovversione di senso e della realtà clamorosa, che però sta funzionando abbastanza bene e che nelle prime ore si è affermata in quasi tutta l'infosfera occidentale. Non deve stupire, all'epoca riuscirono a convincere la maggioranza degli occidentali che gli Stati Uniti dovevano "difendersi" dall'Iraq, in fondo con Hamas è anche più semplice.

L'enorme macchina della propaganda guerrafondaia però non si accontenta, gli addetti sanno che lo stillicidio di notizie volte a mettere in cattiva luce i nemici deve essere incessante e prolungato, così ogni giorno ne buttano una sul fuoco dello scontro di civiltà e quando non hanno niente di utile si inventano di sana pianta le notizie di atrocità o di comportamenti ostili.

L'Iran è da sempre nel cuore di questi soggetti e non stupisce che approfittando dell'attacco a Gaza si cerchi di diffamare Teheran, nel tentativo di costruire l'immagine di Hamas irragionevole, feroce e controllata dai cattivi Ayatollah.

Così ieri è spuntata la notizia secondo la quale in Iran starebbero arruolando volontari per andare a combattere in Palestina contro gli Israeliani, una bufala clamorosa che però è stata ripresa anche dalle agenzie e dai giornali italiani, ovviamente senza alcun controllo, con titoli come "Studenti iraniani reclutano volontari per combattere Israele".

La notizia, inizialmente rilanciata da Reuters (che probabilmente è stata imboccata dai noti ceffi della "resistenza iraniana" mantenuti dai contribuenti americani) fa riferimento al sito iraniano www.rohaniatmobarez.com, dove però non c'è alcun invito all'arruolamento e tantomeno c'è la possibilità di arruolarsi via internet come dicono da Reuters e da altri organi d'informazione. C'è invece,  sulla destra, un box che contiene un sondaggio, dove si chiede ai lettori cosa sarebbero disposti a fare "In risposta al decreto emanato dalla suprema guida Kahmenei e al disastro a Gaza".
Il sondaggio, che non richiede nemmeno la registrazione, offre tre possibilità:

1 - Vorrei a sostenere lo sforzo della propaganda (contro Israele)
2 - Vorrei raggiungere la resistenza armata
3-  Vorrei offrire supporto finanziario

Il fatto che la risposta preferita sia la numero 2 non trasforma certo questo banale sondaggino in una campagna d'arruolamento e ancora meno trasforma il sito in un portale attraverso il quale è possibile arruolarsi per combattere contro Israele. Ciascuno di noi può scegliere una delle tre opzioni senza essere poi richiamato dai servizi di Teheran e arruolato. Tanto più che di tale genere di attività non c'è per ora traccia da nessuna parte nel mondo arabo e che per entrare nei Territori Occupati occorre chiedere il permesso agli israeliani.

Si tratta quindi di una bufala colossale, l'ennesima, che trasforma un banale sondaggio in un canale di arruolamento per "terroristi cattivi", offrendo ai soliti tromboni l'occasione di mettere gratuitamente in cattiva luce le ragioni dell'Iran agli occhi delle opinioni pubbliche, elevando al contempo quelle di Israele e dei suoi alleati. Robaccia già vista.

P.S.

Una nota di merito a Francesco Battistini, che a pagina 10 dell'edizione cartacea del Corriere di oggi, scrive: "Sulla striscia stanno calando anche i rinforzi: sui siti iraniani (ndr quali?) si sono già registrati 3.350 aspiranti "martiri" pronti a combattere nella Striscia". Una colossale buffonata, me lo vedo Battistini che si gira i siti in farsi a fare la conta dei martiri...

Casualmente ieri, quelli che sul sito segnalato hanno risposto scegliendo l'opzione 2, erano proprio poco più di tremila, l'unica cosa che non si capisce è l'uso del plurale, ma forse Battistini voleva caricare ancora di più l'effetto o evitare che a qualcuno venisse in mente di andare a vedere il sito che lui non aveva voglia e modo di controllare. Tipica performance da Corriere della Sera, non a caso gli articoli di questo sono ripresi con gioia dagli estremisti filo-israeliani di Informazionecorretta, una garanzia.

Qualche preoccupazione sulla linea totalmente sbilanciata sulle ragioni dell'aggressore da sembrare ridicola, se la stanno comunque ponendo, come testimonia questa mail interna al Corriere:

Da: Farina Michele
Inviato: domenica 28 dicembre 2008 18.56
A: Corsera - Redazione Completa
Oggetto: Gaza e noi

Cari tutti,

permettete questa (cestinabile) turbata intrusione che riguarda la nostra copertura dei fatti di Gaza.
Mi sembra che i commenti che partono oggi dalla prima del Corriere vadano sostanzialmente nella stessa direzione, avendo come giusto bersaglio il terrorismo di Hamas, il diritto di Israele a difendersi etc.
Non discuto qui la linea politica del giornale, né la scelta dell’ottimo Antonio Ferrari che firma la nostra analisi,
né le cronache del grande Franck SuperBat Battistini. Ma forse i lettori potrebbero essere interessati a un più articolato assortimento di punti di vista in sede di riflessione. Che esistono, “nel mondo”, in Israele e anche tra gli editorialisti del nostro giornale (ho avuto modo di parlare recentemente con Sergio Romano, il “realista” Romano, che ha avuto parole dure contro l’”assedio” israeliano di Gaza). Certo noi non siamo Haaretz, il minoritario Haaretz, che nel suo profluvio di commenti tutto sommato equilibrati dà spazio anche alle parole forti di Yossi Sarid, che conclude il suo scritto (titolo: “speriamo che questa volta sapremo quando fermarci”) in questo modo: “A million and a half human beings, most of them downcast and desperate refugees, live in the conditions of a giant jail, fertile ground for another round of bloodletting. The fact that Hamas may have gone too far with its rockets is not the justification of the Israeli policy for the past few decades, for which it justly merits an Iraqi shoe to the face”.
“Not the justification”. Noi non siamo Haaretz (e io non sono un pacifista all’acqua di rose). Ma sui bombardamenti a Gaza è critica l’Unione Europea nel suo insieme (sul Corriere di oggi citiamo nel titolo solo Sarkozy, pur presidente di turno Ue). E’ critica la Chiesa (occhiello della Repubblica di oggi in prima pagina, di oggi, non di domani).
Critiche rituali? Posizioni scontate che non meritano una presa di posizione di fronte ai nostri lettori?
Certo Hamas si merita una “scarpa irachena” in faccia anche per l’uso criminale della popolazione civile (palestinese e israeliana). E si può discutere se Yossi Sarid abbia ragione a lanciare un’altra scarpa in direzione opposta, nel cortile di casa sua. Ma forse un grande giornale come il Corriere, nel giorno dei 200 morti a Gaza, sarebbe stato il posto giusto in cui trovare traccia (anche) di questa discussione.

Grazie per l’attenzione

Michele Farina
Redazione Esteri



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categoria: media, iran, truffe, war on terror, global risiko, infowatch


lunedì, 29 dicembre 2008

Sarah Palin è nonna, Bush è in vacanza.


La figlia minorenne di Sarah Palin ha sfornato un bel maschietto e lo ha chiamato Tripp Easton Mitchell Johnston, con il doppio cognome e con un nome che sembra un tributo all'altra nonna, la madre di Levi Johnston, appena arrestata per spaccio di droga. I due genitori intanto cercano di farsi una posizione, lui fa pratica da elettricista e lei cerca di prendere il diploma per corrispondenza. Intanto pare incasseranno 300.000 dollari per le foto del pupo, le quotazioni delle quali si sono impennate dopo l'arresto della nonna per spaccio.

Chi invece cercasse notizie di Bush e delle sue attività in merito alla recente crisi mediorientale, dovrà portare pazienza: Bush è in vacanza e non sembra per niente intenzionato ad interromperla per baggianate del genere, nonostante abbia già messo al sicuro il record di assenteismo tra i presidenti americani di ogni tempo.
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domenica, 28 dicembre 2008

Un'altra ideona per l'Afghanistan


Si chiama ASOP, acronimo che sta per Afghan Social Outreach Program, l'ultima idea del Pentagono per l'Afghanistan.

kabul_express_gallery_470x320Non si sa cosa ci sia di sociale, visto che il piano consiste nel fornire telefoni, radio e un fiume di denaro ai vari capi tribali in modo che formino milizie da schierare contro i talebani. Una tattica già vista in iraq, dove però è stata impiegata in un paio di province nelle quali i leader locali erano già stanchi dei qaedisti.

In Afghanistan, dove invece i talebani controllano la gran parte del territorio, le condizioni sono diverse e non si capisce su quali basi il Pentagono fondi la sua fiducia. Formare nuove milizie e nuovi signori della guerra non sembra un'idea risolutiva, ancora di più se il legame con il governo centrale sarà costruito esclusivamente sulla corruzione dei capi tribali, ma secondo il Pentagono la genialata dovrebbe addirittura convincere alcuni comandanti talebani a passare dalla parte del governo Karzai.

Un piano che pone molti dubbi, primo fra tutti quello fondato sull'esperienza che dice che in passato è sempre finita che le risorse distribuite in questo modo e a questi fini sono poi state impiegate proprio contro il governo Karzai e gli occidentali, come è successo per le migliaia di soldati formati ed armati e poi passati alla guerriglia con armi e bagagli.
Una preoccupante coazione a ripetere gli stessi errori, che segnala quanto le opzioni su come uscire dal pantano afgano siano ormai esaurite.
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categoria: stati uniti, afghanistan, war on terror


sabato, 27 dicembre 2008

Israele festeggia con un massacro a Gaza


Il premier israeliano è in carica per il tempo necessario a nuove elezioni dopo essere stato travolto da uno scandalo. Tra i due aspiranti successori quello più aperto al dialogo con i vicini di Israele e con gli arabi è la signora Livnila quale sostiene che prima o poi bisognerà espellere i cittadini israeliani di origine araba, mentre la questione palestinese è ormai congelata nel regime carcerario per gli abitanti di Gaza e per la continua erosione del resto dei territori palestinesi.

Territori sui quali regna il presidente golpista Abu Mazen, che non ha accettato l'esito delle elezioni,
dopo che ha l'ANP ha perso democraticamente il potere al termine di decenni di dominio incontrastato. Il successore di Arafat è oggi sostenuto da Israele, Egitto e Stati Uniti, a patto che spari sui compatrioti. Nel frattempo Israele continua ad espandere le colonie in territorio palestinese e a restringere gli spazi e le vite di chi tiene ormai in prigionia da decenni.

Naturalmente Israele si dice minacciata e su questo presupposto fa una strage nella Striscia di Gaza, oltre 150 morti e 300 feriti a causa di estesi bombardamenti aerei fino ad adesso, la solita guerra preventiva contro feroci nemici che non sono nemmeno capaci di difendersi, la solita rappresaglia su civili, bambini e in genere una popolazione che si cerca di privare del diritto alla resistenza attraverso sanguinose rappresaglie che ben poco hanno a che fare con la ragione e ancora meno con i diritto internazionale.
Tutto tristemente già visto, domani molti commenteranno evocando un "diritto alla difesa" che in queste condizioni è assolutamente insussistente, rifiutandosi di bollare come criminali questo genere di bombardamenti. Bombardamenti che rappresentano il più violento attacco su Gaza dal 1967 e che appaiono giustificati unicamenti da motivi di politica interna israeliana. Un massacro gratuito e ingiustificato come parte della campagna elettorale.

r-ISRAEL-huge
Un crimine evidente, un massacro compiuto da un governo delegittimato per motivi elettorali interni, centinaia di cadaveri per conquistare i voti dei duri e puri, gli unici che ormai si appassionano al voto in un paese che da motivo d'orgoglio sta diventando motivo di vergogna, per un numero sempre maggiore dei suoi sostenitori storici. Israele si sta radicalizzando da anni, dissennate politiche al seguito dei neoconservatori americani ne hanno disintegrato l'ethos originario e ne hanno fatto una guarnigione di corrotti, mafiosi e fanatici variamente assortiti da evitare. Non è un caso che il paese preferito dall'immigrazione ebraica sia da tempo la Germania, Israele ormai può attirare solo l'immigrazione di gente che ha ben poco da perdere o di qualche estremista religioso.

Reazioni: mentre tutto il mondo (compreso Berlusconi) condanna la strage, gli Stati Uniti condannano gli attacchi di Hamas (???) per bocca della Rice e i telegiornali pubblici italiani sembrano prodotti del governo di Tel Aviv. Per i nostri TG la strage diventa la "reazione determinata di Israele" e si intervistano Fiamma Nirenstein (deputato del PDL con cittadinanza israeliana presentata come "esperta del Medioriente) che dice che Israele ha ragione a bombardare e Khaled Fouad Allam (successore del fanatico omonimo Magdi) presentato come "islamista" che dice che gli attacchi potrebbero essere positivi in quanto potrebbero indebolire Hamas e facilitare il lavoro alla nuova amministrazione Obama (???).
Menzione speciale per Claudio Pagliara (qui lo trovate su FB), il peggiore inviato all'estero della Rai, vera e propria velina del governo israeliano, completamente sdraiato sulla propaganda governativa israeliana, per il quale a Gaza sono state bombardate solo "basi" di Hamas provocando solo un numero trascurabile di vittime civili. I soliti "danni collaterali", nella definizione-standard dei fan della War on terror. Riescono ad essere più onesti di lui anche i commentatori israeliani, che parlano degli attacchi come della riedizione della fallimentare tattica "Shock and awe", già usata con nessun successo e grande spargimento di sangue dagli Stati Uniti in Iraq.
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categoria: israele, guerra, diritti umani, war on terror, repressione, global risiko, infowatch


venerdì, 26 dicembre 2008

Berlusconi, Gasparri, Giovanardi e l'orco


Non è più un prete, perchè il Vaticano l'ha spretato, ma Piero Gelmini gode ancora della benevolenza e dell'amicizia dei potenti. L'ex prete antidroga è stato travolto dallo scandalo, decine di denunce per atti di pedofilia e violenze sessuali sui giovani che gli erano stati affidati perchè li curasse con la "cristoterapia", una truffa bella e buona spacciata per protocollo terapeutico, ma una truffa che piace moltissimo agli ipocriti del centrodestra, anche se non serve a curare nessuno e anche se poi i poveri assistiti finiscono per essere assistiti fin troppo amorevolmente.

Insieme allo spretato Gelmini, che comunque continua a girare vestito da quasi ecclesiastico nonostante i recenti avvenimenti, sono finiti nei guai i suoi collaboratori, colti dai carabinieri a minacciare e a corrompere denuncianti e testimoni, ma questo non turba affatto uomini onesti e probi come Gasparri, Giovanardi o Berlusconi, che continuano a sostenerlo pur facendo finta che non sia successo niente.

Per conto suo Gelmini continua come sempre a fare le sue cose (cosacce?) e ad inaugurare campi di sfruttamento dei giovani in difficoltà, in Italia come all'estero. Babbo Berlusconi si è fatto bello delle ultime donazioni all'ex prete antidroga, ma curiosamente sorvola sulle sue note tendenze sessuali e anche sulle accuse che pendono sul suo capo. Un educatore con spiccate tendenze predatorie, incapace di contenere i suoi istinti al punto da dover essere isolato dagli altri detenuti in carcere, non è un bel vedere, ma Berlusconi non si fa scrupolo di circondarsi di personaggi anche peggiori e così Gelmini ha potuto inaugurare un altro centro-truffa in Thailandia (nella foto l'inaugurazione di uno già attivo da tempo)  costruito con i soldi del premier italiano. Nonostante lo scandalo, Gelmini continua a parlare come un carrettiere (il Corriere riferisce di numerose parolacce a condire il suo pensiero) e a dirsi vittima di complotti, ora dei giudici e prima ancora addirittura degli ebrei cattivi.

gelmini

L'orco Gelmini è ancora a piede libero e influenti personaggi si fanno carico di difenderlo, finanziarlo e onorarlo mentre dispensa false cure antidroga. Ipocrisia già vista, le vittime dell'orco sanno a chi rendere grazia.
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venerdì, 26 dicembre 2008

Il calendario più venduto


Su Amazon il calendario più venduto per il prossimo anno è questo:
517zrzDG0nL._SS400_
 C'è da sperare che molti lo comprino per farsi quattro risate con gli amici
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giovedì, 25 dicembre 2008

Guinea: la dittatura, l'italiano e altri predatori


Anche in Altrenotizie

_41600100_conte_afpLansana Conté, dittatore della Guineau è morto e poche ore dopo il suo trapasso le strade della capitale Conakry si sono riempite di blindati. Giunto al potere con un golpe, Conté ha incarnato a lungo il prototipo del dittatore africano fantoccio delle potenze straniere, nel caso di specie Francia e Stati Uniti, che mai hanno contestato la sua permanenza al potere, nonostante più di vent'anni di violenze e di elezioni-farsa. Fatte le debite proporzioni è come se in Italia fosse morto Mussolini e desta sensazione la pioggia di necrologi con i quali numerose corporation di paesi democratici e occidentali si sono “unite al dolore e alla commozione dei guineani” che invece non vedevano l'ora di liberarsi del dittatore. Per la Guinea, che l'hanno scorso si era ribellata al dittatore e chi si era acquietata solo quando questo aveva fatto sparare sulla folla facendo decine di morti, si apre un periodo d'incertezza.

I militari che hanno preso il controllo di radio e televisione dicono di avere il controllo del paese e che nuove elezioni si terranno entro due mesi, diventati però due anni già nel comunicato del giorno seguente. Il governo invece dice che i militari sono una minoranza dell'esercito e che non sono stati attaccati perché il governo non vuole scatenare dinamiche sanguinose, ma che il governo è saldamente al potere.

Secondo la Costituzione le elezioni si dovrebbero tenere entro sei mesi dalla morte del presidente, ma su questo dettaglio il governo non si è espresso. L'attuale premier è in carica da poco; dopo le proteste, che nel 2007 avevano unito tutto il paese, Conté aveva nominato un primo ministro che godeva di maggior favore popolare (Kouyaté), ma solo per sostituirlo velocemente con l'attuale Souaré, un suo fedelissimo, che per il momento sembra godere dell'appoggio dei comandanti militari nominati da Conté.

Nella storia della dittatura di Conté c'è anche il caso più unico che raro di François Lonseny Fall. Fall, eminente personalità guineana e diplomatico di lungo corso, è stato probabilmente l'unico primo ministro della storia a dimettersi volontariamente dal suo incarico (nel 2004) mentre si trovava all'estero (in Francia), chiedendo nello stesso momento asilo politico al paese nel quale si trovava in visita. Dichiarò che a spingerlo erano stati l'incredibile livello raggiunto dalla corruzione nel paese e le ingerenze illegali di Conté e della sua corte di affaristi.

Ma se la popolazione non versa lacrime, ne versa molte Guido Santullo, che di Lansana Conté era il braccio destro operativo, tanto da essere nominato “ambasciatore itinerante” e “incaricato d'affari della presidenza”. Era lui a portare d'urgenza il presidente in Svizzera a curare il suo diabete, era lui insieme a pochi fedelissimi a sbrigare gli affari correnti mentre il presidente viveva ritirato nella sua città natale nell'interno, rifiutandosi di prendere parte a manifestazioni pubbliche e anche ai vertici internazionali, che non ha mai presenziato in tutta la sua carriera.

La storia di Santullo è paradigmatica. Giunto in Guinea alla vigilia del golpe che portò Conté al potere, è presto divenuto ricco e potente, mettendo insieme la prima impresa di costruzioni del paese. I guineani però non hanno troppo gradito le sue costruzioni, che sembrano cadere in rovina troppo velocemente, e ancor meno hanno gradito la sua vicinanza al dittatore. Così negli anni si è scoperto che Santullo raccontava balle vantando esperienze inesistenti e si arricchiva a spese dei guineani, assicurandosi il monopolio dell'edilizia pubblica guineana mentre le compagnie straniere razziavano a poco prezzo le materie prime di cui è ricco il paese.

santulloGuido Santullo (nella foto) in Italia non lo conosce quasi nessuno, ma in Guinea è famoso (o forse, per alcuni, sarebbe meglio dire famigerato). La sua pessima fama si è costruita negli anni, quando i guineani hanno scoperto che la sua Sericom non è una delle aziende più vecchie d'Italia (tanto che in Italia non esiste neppure) e che le sue esperienze nel campo internazionale delle costruzioni sono solo frutto della sua fantasia. Con la morte di Conté si aprono scenari interessanti, avvicinandosi il momento nel quale la Guardia di Finanza potrà finalmente accedere alla sua fastosa villa di Gaeta, Villa Nino (in Via Flacca, Contrada-Ariana, Km 26.500), fino ad ora protetta dall'essere nientemeno che un'ambasciata guineana, con tanto di bandiera e Mercedes targata Corpo Diplomatico.

La vicinanza a Conté è stata molto preziosa per Santullo e con la sua morte si apre per l'italiano un periodo d'incertezza. Vera e propria eminenza grigia del defunto presidente, secondo solo a Elhadj Mamadou Sylla, che si è pappato il resto dell'economia guineana e la presidenza del partito del presidente, Santullo nominava funzionari e ufficiali guineani e godeva di privilegi inimmaginabili in altri paesi, tra i quali il monopolio delle costruzioni pubbliche e l'esenzione dalle tasse e altri favoritismi, tanto che l'unica moderna infrastruttura viaria del paese collega la capitale ai villaggi e agli alberghi di Santullo. Un monopolio che Santullo ha difeso in ogni modo, anche parlando male della Guinea, quando nella sua veste ufficiale avrebbe dovuto sollecitare gli imprenditori italiani ad investire nel paese; ma è facile capire che non gradisse concorrenza o scomodi paragoni con i suoi manufatti. Una vergogna per la Guinea, una vergogna per l'Italia.

Una vergogna per la quale non sono mancate denunce che hanno fatto male solo ai denuncianti in Guinea, mentre in ambiente meno protetto è stato Santullo a soccombere quando ha provato a tacitare due cittadini guineani residenti in Francia che avevano esposto lo scandalo e le sue malefatte su internet. La giustizia francese è diversa da quelle guineana e Santullo è stato respinto con perdite: per la giustizia francese non è un reato descriverlo come un truffatore e anche peggio.

Santullo non è però che la spia di una situazione che va bene a tutti, guineani a parte, visto che il paese è ricco di risorse naturali e che il suo affidamento al dittatore di turno permette il prelievo delle materie prime a prezzo di favore, non solo ai modesti Santullo. Così dall'indipendenza il paese ha avuto solo due capi di stato, due dittatori che hanno fatto della Guinea un paese talmente “stabile” da rovinare la vita dei suoi cittadini, che in mezzo a tanto ben di Dio hanno dovuto rassegnarsi a campare con 400 dollari all'anno. Ma questa stabilità piace molto alle corporation che così non devono ridiscutere gli accordi conclusi elargendo mance miserabili al pupazzo di turno.

L'unica certezza sono per ora i blindati per le strade di Conakry, la capitale del paese che sorge su una stretta penisola che si allunga verso l'Oceano Atlantico, anche se non si è ancora capito se appartengano ai militari golpisti o a quelli lealisti. Il destino del paese e quello di Santullo sono per ora imperscrutabili, mentre è molto più facile prevedere che il destino dei guineani non viaggi verso miglioramenti nel breve periodo, visto che le opzioni disponibili sembrano ridursi alla scelta tra una dittatura ed un'altra assolutamente simile.

Aggiornamento 25/12:

55ddb60c60Suscitando la sorpresa internazionale il premier Souaré e il governo hanno riconosciuto la legittimità della presa del potere del capitano Camara (nella foto), che nel frattempo si era proclamato presidente di una giunta militare di 32 elementi. Anche qualche migliaio di abitanti della capitale ha festeggiato e alla fine è giunta anche la sottomissione delle gerarchie militari alla giunta di Camara.

Solo il presidente dell'Assemblea Nazionale
Aboubacar Somparé, che doveva assumere la presidenza ad interim secondo la costituzione, ha fatto appello alla comunità internazionale contro i golpisti. Il nuovo presidente della Guinea ha affermato che il golpe si è reso necessario per contrastare la corruzione endemica in Guinea, ma allo stesso tempo ha promesso ai membri del governo e del sistema di potere costruito attorno a Conté una specie di garanzia di salvaguardia.

I prossimi mesi, se non le prossime settimane potranno dirci se Camara sia la fotocopia di Conté o qualcosa di diverso. Intanto il suo intervento ha formalmente allungato la vita di un ceto politico che avrebbe dovuto affrontare nuove elezioni tra sei mesi. Camara ha affermato che le elezioni si terranno invece tra due anni alla scadenza naturale della legislatura, in aperta contraddizione con la Costituzione, che comunque ha sospeso, ma anche con il proposito di combattere la corruzione, che fa a pugni con il lasciare impuniti i corrotti, anche se la giunta ha già nominato nuovi prefetti e nuovi comandanti militari in sostituzione di quelli nominati da Conté.

Tutto troppo confuso per essere foriero di esiti positivi per i guineani, tutto troppo poco credibile, a cominciare dalla dichiarazione di Camara che appena autonominatosi presidente ha detto di non avere alcun interesse alle prossime elezioni presidenziali, circostanza che rappresenterebbe davvero una stranezza storica.
Appare ancora meno credibile che il presidente sia stato designato tra i componenti della giunta tirando a sorte, come sostengono le fonti locali. Camara tra l'altro ha promesso un funerale grandioso per Conté, la salma del quale è stata un po' dimenticata nel caos, anche se la prescrizione islamica prevederebbe la sepoltura entro 24 ore dalla morte.

Moussa Dadis Camara, capo del 
National Council for Democracy and Development, come si è definito il gruppo golpista, è quindi de facto il nuovo presidente della Guinea. La comunità internazionale non sembra per ora d'accordo, ma precenti recenti come quello del Mali suggeriscono che Camara potrebbe avere lunga vita, sempre che riesca a consolidare il suo potere in patria, dove la lotta non si può certo dare per esaurita tanto in fretta.

Aggiornamento 27/12

Il nuovo presidente ha sospeso tutti i contratti delle concessioni minerarie e ha dichiarato di volerle rivedere al rialzo. Un'ottima mossa in teoria, in realtà una decisione che tradizionalmente non porta bene ai leader africani. Fin dai tempi del congolese Lumumba, i nuovi arrivati al potere che hanno osato mettere in discussione gli accordi-truffa con le grandi corporation hanno avuto vita breve. Nel frattempo si sono tenuti i funerali di stato per Lansana Conté, ai quali non ha presenziato il nuovo presidente.
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martedì, 23 dicembre 2008

La Somalia riparte dal via


Anche in Altrenotizie

Dopo aver speso un miliardo di dollari in aiuti all'Etiopia, gli Stati Uniti sembrano rassegnati a lasciare la Somalia alla forma di autogoverno che riuscirà a darsi. La dittatura etiope ha bisogno di denaro, ma anche di uomini, per tenere sotto controllo la situazione interna e quella alla frontiera con L'Eritrea e oggi, diversamente da quanto accaduto negli ultimi due anni quando ha minacciato il ritiro per sollecitare aiuti economici americani, ha già ridotto drasticamente la forza d'occupazione inviata in Somalia a poco più di duemila uomini. L'ONU ha sollecitato una missione internazionale per sostituire gli etiopi, ma non si fa avanti nessuno, nemmeno dall'Africa. Il governo somalo imposto dall'Occidente ha ormai perso quel poco di controllo del paese che aveva guadagnato con la forza etiope alle spalle ed è lacerato dalle divisioni.

Il presidente Yusuf ha licenziato il primo ministro Nour Hassan Hussein contro il volere degli sponsor e il Kenya ha varato sanzioni verso la sua persona. Pare che Yusuf non abbia l'autorità legale per dimettere d'imperio Nour, ma si tratta di questioni molto discutibili. L'attuale Governo Federale Transitorio è una creatura strana. Il parlamento somalo che lo sostiene fu concordato nel 2004 durante una riunione in Kenya di signori della guerra e capi somali, ma secondo i resoconti di matrice occidentale sarebbe addirittura “eletto”.

Le ultime elezioni in Somalia sono però precedenti al 1991, anno del collasso dell'entità statale somala e proprio il GFT, che non aveva mai governato, ha sostituito il governo delle Corti Islamiche che sul finire del 2006 si era formato e aveva preso il controllo della Somalia, realizzando la prima parentesi di pace e di controllo centralizzato del territorio da quasi due decenni. L'intervento etiope ha messo fine all'esperienza, ma in due anni d'intervento il GFT non è mai riuscito ad affermare il proprio potere, finendo anzi per l'essere identificato come collaborazionista dello storico nemico etiope al soldo di Washington. Se da un lato Condoleeza Rice continua a proporre azioni militari sul suolo somalo per stroncare la pirateria, il ministro della difesa Gates, che lavorerà anche per l'amministrazione Obama, ha però già fatto capire chiaramente che non se ne parla, suggerendo ai capitani dei vascelli attaccati di dare gas quando i pirati attaccano. Il vento è girato anche a Washington e ad Adis Abeba ne hanno preso atto.

Frustrate le ambizioni statunitensi, etiopi ed anche quelle keniote, per la Somalia il futuro si presenta come la ripresa di una storia interrotta due anni fa dalla “Guerra di Natale”. Le Corti islamiche si preparano a riprendere il potere e forse il presidente Yusuf sta solo cercando di salvare la propria posizione, che è anche quella di presidente della regione semi-autonoma del Puntland, dove peraltro le cose non vanno troppo bene.

sherifahmedA Mogadiscio è ritornato lo sceicco Sharif Ahmed (nella foto), per la prima volta dall'arrivo degli etiopi il leader dell'Unione delle Corti Islamiche torna in patria godendo evidentemente di garanzie non troppo pubblicizzate. Se la diplomazia internazionale sta cercando di arrangiare un “accordo di pace” tra le fazioni somale, è scontato che i rapporti di forza definitivi si chiariranno nella pratica politica una volta che le forze d'occupazione avranno lasciato il paese, tanto più che ai colloqui non partecipano molte fazioni islamiste e parecchi warlord. Lo stesso sceicco Hassan Aweys, concorrente interno alle Corti di Sharif Ahmed ha accusato quest'ultimo di stare dalla parte dei nemici per la sua disponibilità al confronto con il resto delle forze somale.

Dopo due anni di battaglie quotidiane sembra quindi chiudersi il terzo fronte aperto dagli Stati Uniti sotto il brand della War on Terror. Come Afghanistan ed Iraq anche la Somalia è stata un fallimento, dopo due anni di occupazione le truppe etiopi si lasciano dietro una decina di migliaia di vittime, la conclusione della distruzione di Mogadiscio e metà della popolazione somala sfollata e a rischio di morte per fame. Curiosamente in questi due anni hanno fatto molto più rumore le gesta di pochi pirati somali che le stragi di civili e la pietosa situazione dei rifugiati. Mentre gli appelli dell'ONU ai donatori non raggiungevano nemmeno i media occidentali, qualsiasi azione dei pirati è stata coperta edizione dietro edizione da tutti i media.

La pirateria scomparirà se in Somalia riuscirà a costituirsi un governo, poco importa se a maggioranza islamica o no, ma sfortunatamente l'abbandono etiope non scoraggerà i paesi vicini e le potenze straniere dal cercare di ingerire nelle vicende somale, mettendo a rischio una stabilizzazione del paese che tutti gli attori coinvolti sembrano subordinare alla presenza di un governo di proprio gusto. Vale la pena di ricordare che l'invasione etiope è stata legittimata a posteriori dall'ONU, dopo che il dittatore etiope Zenawi aveva giustificato l'intervento dicendo che il suo paese era minacciato da un'imminente invasione dei somali islamici, una fotocopia dell'intervento americano in Iraq, stesse giustificazioni, stessa “guerra preventiva”, identica “lotta al terrorismo” che non c'era nel paese.

Dal 2009 la Somalia chiuderà la sanguinosa parentesi dell'invasione etiope e potrà riprendere il cammino verso la faticosa autodeterminazione, sperando che la crisi dei propri nemici conceda il tempo per dare al paese un governo degno di questo nome.


Nota.

Non è un caso che il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki Moon abbia negato la possibilità di un intervento di peacekeeping dell'ONU dicendo che "There's no peace to keep".
Per chi avesse dubbi sulla legittimità e rappresentatività del GFT e del parlamento "eletto", valga la postilla che BBC aggiunge a -tutti- i suoi report sulla Somalia: "
Somalia has not had a functioning national government since 1991."

Aggiornamento:

A seguire giunge la notizia dell'annuncio delle dimissioni del neo-premier e anche di quelle del presidente Yusuf, ma già il giorno dopo è seguita da una smentita. La situazione è fluida e tutti gli attori in campo sono più che attivi.

Aggiornamento 28/12:
Alla fine il presidente Yusuf si è dimesso, la Somalia è ora senza primo ministro e senza presidente.

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categoria: africa, war on terror, somalia


domenica, 21 dicembre 2008

Finiscono le denunce per i download illegali


commiepics_2Un'ottima notizia all'apparenza: le grandi major discografiche riunite nella RIAA (Recording Industry Association of America) hanno deciso un cambio di strategia nella lotta alla pirateria. Le seguiranno anche le mayor cinematografiche. Dopo anni ed anni hanno finalmente capito che procedere denunciando a tappeto chi scarica file illegalmente non è una gran mossa, ancora di meno quando si finisce per trascinare in tribunale schiere di adolescenti.

Non per questo rinunciano ad opporsi al fenomeno, ma hanno pensato di farlo agendo sui fornitori di connessione piuttosto che sugli utenti. La strategia sarà quindi quella di minacciare o accordarsi con i provider in modo che privino i pirati della connessione alla rete. Una strategia che solleva grossi dubbi, prima di tutto sulla sua legittimità, ma anche sulla sua efficacia. Ovviamente il sogno della RIAA sarebbe quello di avere un supporto legislativo alla geniale idea, già avanzata da Sarkozy in Francia, ma ci sono ostacoli difficilmente sormontabili, come il fatto che la UE, ad esempio, abbia recentemente dichiarato che l'accesso a Internet rientra nelle libertà fondamentali dell'individuo e che non può essere limitato per combattere la pirateria informatica.

Per gli utenti sembra chiudersi il tempo delle denunce, ma è troppo presto per fare salti di gioia, il valore della torta del copyright è immenso, troppo per non pensare che ogni fetta sarà difesa fino alla morte e l'assalto ai provider permetterà loro di infierire su un numero molto più alto di soggetti, anche se in maniera diversa e non meno controversa. Tra l'altro non sembra tramontata nemmeno l'idea di imporre ai provider dei filtri che blocchino il passaggio di file coperti da copyright.

L'unica proposta ragionevole, quella dell'istituzione di un "canone minimo universale" per il file-sharing (entro i 5 dollari al mese), che pure permetterebbe alla RIAA incassi interessanti, non sembra per ora raccogliere l'attenzione dei discografici. Da notare che con le denunce non hanno recuperato un dollaro in diritti per gli associati e che sarà lo stesso anche con il proposto taglio delle connessioni.
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categoria: corporation, bug di sistema, net world


sabato, 20 dicembre 2008

Bologna alla gogna

 

Dopo Cofferati il futuro è incerto per Bologna, non necessariamente migliore. lo schieramento con il baricentro nel Partito Democratico candiderà Flavio Delbono, ex Margherita, mentre il centro-destra è ancora in alto mare.

corticelliSono talmente alla frutta che l'ipotesi più quotata è la ricandidatura di Giorgio Guazzaloca, già sindaco deludente poi scalzato per il sollievo diffuso da Cofferati, non lo voleva nessuno, ma c'è solo lui. Il problema è sempre quello della qualità della classe dirigente, che nel centrodestra locale è imbarazzante e che non si può rimediare importando campioni da fuori, perchè proprio il giro a cavallo di Cofferati sconsiglia lo schieramento di Maradona destinati ad essere respinti dal localismo di rigetto.

Ecco allora che dal deserto sorge Daniele Corticelli (nella foto), che fin da giovane seguì Guazzaloca nella sua avventura e ne divenne assessore. Corticelli può spendere e i suoi sono finora gli unici manifesti che si siano visti in città con riferimento alla candidatura a sindaco per il centrodestra. Corticelli però non è esattamente una cima e la giovane età, lungi dall'accostarlo alle utopie, lo sospinge piuttosto a proporre vere e proprie sciocchezze.

Così con l'aiuto di un'altra cima come Vanes Bernardini, capo dei quattro leghisti di Bologna, si è dato allo studio del problema che più di tutti gli altri ha appassionato politici e giornalisti a Bologna: il degrado urbano. Come se la città non ne avesse le balle piene delle baruffe chiozzotte scatenate da incapaci attorno a banali e quasi irrelevanti questioni di decoro urbano, come se Cofferati non avesse ormai colmato il vaso del mostrare i muscoli contro i mulini a vento, i due novelli Beccaria hanno immaginato e messo nero su bianco la loro proposta per lenire le angosce dei cittadini tormentati dalle scritte sui muri, dagli assembramenti di gente che beve fuori dai locali, dai lavavetri e dagli altri fantasmi che Cofferati ha evocato in abbondanza.

Così in "Oltre il degrado", un agile quanto pomposo depliant, hanno proposto di istituire un elenco dei cittadini reiteratemente ostili al "Patto di convivenza". Il Patto di Convivenza dovrebbe essere adottato con un referendum e pare di capire che assomiglierebbe a una specie di regolamento condominiale. Secondo le due cime, che peraltro non si preoccupano minimamente della fattibilità di questo dettaglio, chi poi infrangesse il patto finirebbe nell'elenco pubblico. Se poi ci finisse per più di qualche volta (pare tre), scatterebbero penalità, quali l'esclusione dai servizi sociali e altri deliri.

Chiara e solare l'ignoranza dietro robaccia del genere, questi si sono persi Beccaria, la Rivoluzione Francese, la Costituzione Italiana e anche qualche altro pezzo e hanno dato sfogo alla fantasia. in una sola botta hanno dispiegato l'incredibile Patto, la patente a punti per i diritti di cittadinanza, l'impiego dei servizi sociali come strumento repressivo e altre amenità. Quattro passi nel Medioevo per proporre a seguire uno strumento notoriamente inefficace come le liste della vergogna. Niente di nuovo, a pericoli finti si oppongono rimedi altrettanto finti a beneficio del popolo catodico.

Strano che di questi tempi le migliori menti essudino neuroni nella battaglia contro lo sporco, probabilmente si sono bevuti l'ottimismo di Berlusconi, ma sicuramente ci hanno messo anche del loro. Virgolettati come "Se però un cittadino o uno studente (?) offendono la propria città con comportamenti incivili e non rispettano i propri doveri, perdono anche le agevolazioni e i sostegni per vivere" rendono la misura dello sforzo intellettuale. La conferenza stampa di presentazione dell'opera deve essere stata abbastanza surreale, con i proponenti a sostenere che tutto questo artificio sarebbe in realtà simbolico, anche se si è parlato di penalità per niente simboliche a carico dei soliti meno abbienti e addirittura di privare alcuni dei sostegni per vivere.

Corticelli ha chiamato la sua lista Bologna Capitale, mica fichi, ma per ora ha mostrato solo di essere ancora più provinciale e più indietro di Cofferati; se questi ha rincorso una misura ottocentesca del decoro urbano, Corticelli e il suo amico sono regrediti fino al feudalesimo.

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categoria: trash, bologna


venerdì, 19 dicembre 2008

Il Lussemburgo se ne frega del Papa



papa-ratzingerIl Papa riceve gli ambasciatori in Vaticano e rivolgendosi a quello del Lussemburgo gli dice che l'eutanasia è "malvagia dal punto di vista morale e non può essere mai lecita" esprimendo poi  "forte preoccupazione in merito al testo di legge sull'eutanasia e il suicidio assistito, in discussione in Parlamento" del Lussemburgo.

Non è mancata una parola buona per il popolo "Il vostro popolo in tutte le sue componenti, ha sempre avuto a cuore di riaffermare la grandezza e il carattere inviolabile della vita umana", ma sui politici Ratzinger è stato categorico: "I responsabili politici, dei quali il dovere più rilevante è quello di servire il bene dell'uomo, così come lo stesso devono fare le famiglie e i medici, devono ricordarsi che la decisione deliberata di privare un essere umano innocente della sua vita e' sempre negativa dal punto di vista morale e non può mai essere considerata lecita"

Dopo poche ore il parlamento del Lussemburgo ha approvato la legge che introduce l'eutanasia nel sistema giuridico.

Non sono nemmeno infedeli luterani, ma meno di mezzo milione di cattolici romani che non hanno nessun problema a darsi leggi contrastanti con le pretese del papato. Nell'occasione hanno pure varato una modifica costituzionale per ridurre i poteri del Granduca, che nell'occasione si era detto indisponibile ad approvare la norma, ma d'accordo a una riduzione dei suoi poteri che lo esimesse dall'esprimersi sul punto secondo quanto richiesto dalla costituzione lussemburghese. Una specie di obiezione di coscienza, ben diversa dalla pretesa di imporre il proprio punto di vista facendo perno sul potere. I lussemburghesi hanno gradito e assecondato.

Molti tra i sessanta milioni di italiani li invidiano.

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giovedì, 18 dicembre 2008

Strana giustizia


Per Callisto Tanzi 10 anni, solo per lui, nessuna responsabilità delle banche che in varia misura hanno contribuito al perfezionamento della sua truffa con azioni ed omissioni senza le quali non sarebbe stata possibile. Solo un società di controllo contabile è stata punita, per uno scandalo che negli Stati Uniti hanno definito una "brutta storia di mafia" prima di scoprire che i finnzieri mafiosi americani sono anche peggio. Nulla nella condanna rimanda alle pesanti responsabilità di persone fisiche e giuridiche senza le quali la gravissima truffa non avrebbe neppure potuto nascere. Tacciono i politici amici di Tanzi, che fino a ieri si erano trincerati dietro la presunzione d'innocenza, ma che non avevano mai avuto a ridire nell'accettare favori e dazioni. Tacciono anche i colleghi dell'elite economica italiana, cane non morde cane, verrebbe da dire. Nessuno di questi definirà mai Tanzi usando il termine truffatore, ci sarà un perché.

tanzi_foto_9A Milano pochi giorni fa invece, per l'ex notaio Francesco Paolo Pipitone, proprietario e deus ex machina della clinica degli orrori, c'è stato l'accoglimento della proposta di patteggiamento a 4 anni e 4 mesi, che al netto dell'indulto fanno poco più di un anno di arresti domiciliari per uno degli scandali più devastanti e vergognosi che abbiano mai colpito la sanità italiana. Decine di pazienti operati senza alcun bisogno, solo per incassare i rimborsi delle prestazioni inutili dalla Regione Lombardia, poco importa se gli interventi potevano causare la morte degli anziani pazienti o se la loro invasività procurava loro atroci sofferenze. Nemmeno per i medici coinvolti, ai quali è stato rifiutato il patteggiamento, è andata troppo male. Esclusa inspiegabilmente l'ipotesi di omicidio volontario, sono accusati solo di omicidio colposo, saltandoa piè pari anche la possibilità di omicidio preterintenzionale.

L'esclusione dell'ipotesi di omicidio volontario è la ragione alla base della ridotta condanna del proprietario della clinica, ma come si possa sposare l'ipotesi riduttiva della semplice colpa rimane un mistero, Chiunque, ancora di più i medici, decidendo operazioni inutili e devastanti su pazienti anziani, non può fare a meno di rappresentarsi la possibilità di morte del paziente, escludendo in tal modo che il delitto possa essere inquadrato come colposo. Le motivazioni della sentenza sono attese con curiosità.
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categoria: italia, truffe, salute in pericolo, bug di sistema


mercoledì, 17 dicembre 2008

Vaticano ributtante

Aggiornamento:
L'uscita di Fini ha innescato Berlusconi, che ha dichiarato:
"Anche quelli di An mi hanno acclamato, hanno capito che io sono piu' a destra di Fini"
Berlusconi - 18 dicembre 2008

Sono tempi difficili.
-


Da Ansa: Fini sulle leggi razziali "sorprende e amareggia". Le sue parole dimostrano "approssimazione storica e meschino opportunismo politico". Lo scrive l'Osservatore romano.

"Di certo, - rileva il giornale vaticano - sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, che dell'infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze, chiami ora in causa la Chiesa cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico".


A me invece sorprende ed amareggia che il Vaticano abbia il coraggio di scrivere bestialità del genere e che non sappia far di meglio che attaccare personalmente Fini facendo leva sul suo passato. Il Vaticano, non potendo attaccare Fini sul merito, si rifugia nel più scarso degli attacchi personali.

L'opportunismo politico del Vaticano in questo caso è ributtante, non esitando ad attaccare una delle massime cariche dello stato italiano per difendere una reputazione che la chiesa ai tempi dei totalirismi nazifascisti non ha e non merita. A benedire le armate nazifasciste c'erano sacerdoti cattolici e dal Soglio di Pietro non giunse mai un solo discorso pubblico a mettere in dubbio la legittimità e giustezza delle sanguinose dittature, con le quali, al contrario, il Vaticano teneva rapporti tanto buoni di ricavarne quel Concordato che ancora oggi ingrassa le gerarchie ecclesiastiche italiane. Un po' più di trenta denari per tradire decine di milioni di fedeli che guardavano alla Chiesa come fonte di verità. Non ci fu alcuna presa di posizione del genere e i timorati cattolici furono efficaci esecutori dei pogrom e delle stragi promosse dalle dittature suprematiste e razziste, quei trenta denari furono retribuiti con la cieca obbedienza e l'omertà del complice.

Non solo il papato fu
allora muto di fronte alle leggi razziali, ma le sue propagazioni politiche ebbero parole di complicità contro la "minaccia ebraica", basta andare a rileggere che musica cantavano i dirigenti dell'Azione Cattolica, che mai furono smentiti o contrastati dalle gerarchie ecclesiastiche, nemmeno quando gridavano al pericolo che qualche decina di migliaia di ebrei rappresentavano per l'Italia fascista. Se ci fosse stata anche una sola presa di posizione pubblica in tal senso, l'Osservatore Romano avrebbe avuto gioco facile nel contrapporla alla verità del Presidente della Camera, ma non esiste niente del genere, così il vaticano deve ripiegare sulla menzogna e sull'attacco personale.

stefio_templareLo stesso papato era platealmente razzista e sostenne l'avventura coloniale e qualunque nefandezza fosse proposta dal potente di turno sulla base dell'inferiorità dei colonizzati. Non a caso nel dopoguerra nessuna voce vaticana osò difendere i neri d'America dall'apartheid statunitense, quella era la cultura di Santa Madre Chiesa, complicità con il potere in cambio di vantaggi materiali. Una cultura che i recenti richiami alla civiltà giudaico-cristiana mostrano esistere ancora e nutrire fanatici come il terrorista Sandalo o crociati come il povero magdi Cristino Allam o ancora sfigati come Luca Volontè, Marcello Pera e molti altri, pronti ad agitare il Cristo per consequire vantaggi che più materiali non si può. Anche a costo di mettere all'indice interi gruppi etnici o i fedeli dei culti concorrenti come nel caso degli islamici. Nemmeno lo sprezzo del ridicolo, come nel caso del povero Salvatore Stefio (nella foto) vestito da templare, frena il pattume cattolico sulla via delle crociate.

Durante il ventennio fascista non ci fu alcun richiamo pubblico da parte del Papa cattolico contro la dittatura, contro il razzzismo e contro la sopraffazione, così come non ci fu durante la dittatura di Pinochet o quella di Videla in Argentina, per venire a tempi recenti. Questi sono e restano fatti inconfutabili, contro i quali nulla può l'arroganza vaticana, fatti confermati da una lunga storia durante la quale la chiesa cattolica si è sempre schierata con gli assolutismi e la reazione, contro le forze democratiche e progressiste.

Gianfranco Fini, in fin dei conti, ha pronunciato una banalità, il vero scandalo sta nella furiosa reazione negazionista vatic
ana. Fino a che questi sabotatori della memoria contuinueranno ad avere campo libero, non ci potrà essere alcun rispetto per il monarca cattolico e i suoi sicari, ma occorrerà rispondere colpo su colpo alla minaccia che incombe sul nostro paese ad opera delle gerarchie ecclesiastiche, ormai tanto impegnate in battaglie di retroguardia, da non capire nemmeno quando il silenzio sia preferibile allo strillare falsità che tutti sanno essere tali.
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categoria: italia, trash, storia, media, politica interna, razzismo, clerowatch


mercoledì, 17 dicembre 2008

Sciacalli


sacconi_maurizio--200x150Della sacralità della vita è chiaro che non gliene importi nulla. Della dignità dell'essere umano ancora meno. C'è una schiera di politici e sacerdoti italiani che ormai da mesi segue le orme dei colleghi americani che sciacallarono la simile vicenda di Terry Schiavo. L'ultimo sciacallo a salire sul palco è il ministro della  sanità Sacconi, indifferente alle stragi sul lavoro, indifferente al marcio e alle malversazioni che traboccano dalle aziende sanitarie, indifferente anche di fronte a stragi come quelle della Clinica Santa Rita, Maurizio Sacconi è invece stato attentissimo nel pedinare il signor Englaro e nell'emettere un provvedimento di dubbia legittimità per impedire la fine della tragica vicenda di sua figlia Eluana.

Non ci sono parole per descrivere l'aggressione al signor Englaro da parte della scelta schiera di autoproclamati difensori della vita, o meglio, di questa vita presa in ostaggio dagli interessi politici. Tutta gente capace di recitare a soggetto e di calpestare le vite degli altri pur di mettersi in evidenza, di fronte a quelle gerarchie ecclesiastiche che sono il primo motore di questo genere di ignoranti fanatismi. Fanatismi che poi si trasformano in vere e proprie persecuzioni ai danni di alcuni malcapitati destinati ad interpretare il "caso esemplare", attorno al quale gentaglia di ogni risma si produce nell'imitazione dello sciacallo e dell'avvoltoio.

Pattume per il quale, in quanto cittadini italiani, dovremmo scusarci con il povero signor Englaro, che ha già sofferto abbastanza senza che sia alcun bisogno di aggiungere a quelle sofferenze, queste inflitte dagli sciacalli che lo martirizzano per sostenere cieche ideologie o perseguire convenienze politiche miserabili.
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categoria: italia, trash, diritti umani, diritti civili, fascisti su marte


martedì, 16 dicembre 2008

Musica nuova in Sudafrica


MVC-244FCon la costituzione e l'esordio elettorale del Congress Of People (Cope) si è aperta una nuova era per il Sudafrica. Il Cope nasce da una scissione dell'African National Congress, partito che fu di Nelson Mandela e che fatica a reggere i tempi. Gli scissionisti si sono raccolti intorno a Thabo Mbeki, l'ex presidente che ha dovuto lasciare inseguito da accuse di corruzione e sembrano rappresentare la borghesia nera, in contrapposizione all'ANC che resta decisamente più popolare e che dovrebbe riuscire comunque ad eleggere il suo presidente Jacob Zuma a presidente del paese. Nessuna delle due formazioni sembra comunque svettare eticamente sull'altra.

Le prime elezioni locali parziali hanno mostrato un Cope in salute, considerando i tempi stretti che ha avuto per presentarsi, anche se si sono tenute in province che storicamente non sono bastioni dell'ANC. Secondo molti osservatori la scissione dell'ANC potrebbe essere il primo passo per il Sudafrica verso un sistema bipartitico, immaginando che le piccole formazioni di sinistra si avvicinino all'ANC e che il Cope riesca a collaborare con la Democratic Alliance (partito di riferimento bianco e fino ad oggi unica opposizione di un certo peso) costituendo un fronte conservatore.
Sicuramente la scissione dell'ANC porrà fine al quasi-monopartitismo sudafricano che risale alla fine del regime bianco dell'apartheid.
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categoria: africa


lunedì, 15 dicembre 2008

I frutti del modello


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Sembrerà strano, ma ben il 37% di un campione di americani contattati dalla Gallup non è stato in grado di indicare quali fossero gli Stati Uniti in una mappa come questa sopra. Il 19% ha indicato gli oceani ai lati, il 10% la zona occupata dal Messico e il 10% la scritta in cima alla mappa. C'è stato anche chi ha indicato lo spazio della legenda, un 2%. La cosa non sembra aver destato sconcerto, per esempio Michael Chertoff che è a capo della sicurezza interna ha dichiarato: " Personalmente, credo che meno persone sono in grado di individuare gli Stati Uniti su una mappa, maggiori possibilità avremo di evitare tragedie nazionali come il 9/11. Non puoi attaccare un paese che non riesci a trovare". Questo sarebbe il responsabile del Department of Homeland Security.

Con domande più difficili è andata peggio, Washington ad esempio è arrivata solo come quinta risposta alla domanda su quale sia la capitale americana, preceduta da Minneapolis, il Monte Rushmore, una sconosciuta America City e Whitewater.
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categoria: trash, stati uniti, bug di sistema


domenica, 14 dicembre 2008

We all love George W. Bush




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"And the Iraqi people hailed this small time journalist has a hero for a thousand years."

Muntadar al-Zeidi, un corrispondente di Al-Baghdadia television, ha urlato al presidente americano: "Questa è la fine! Questo è un bacio d'addio, cane!" mentre ha cercato inutilmente di colpirlo lanciandogli tutte e due le scarpe in segno di disprezzo. Bush ha reagito prontamente schivando i lanci. A questo proposito negli Stati Uniti c'è chi ha ricordato che anche le lucertole hanno ottimi riflessi, cosa che non ha nulla a che fare con l'intelligenza.

G. W. Bush ha minimizzato l'incidente affermando che è roba da ridere in confronto agli insulti e alle proteste che raccoglie in patria. Nel parapiglia Dana Perino, portavoce della presidenza, è stata colpita da un microfono, ricavandone un occhio nero
e rafforzando il sospetto che esistano residui di giustizia di origine metafisica.

Intanto in patria è trapelato un rapporto ufficiale di 500 pagine sul fallimento della ricostruzione in Iraq, che getta altra pessima luce sull'amministrazione e solleva accuse di clamorose incapacità ed estese malversazioni.

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Aggiornamento:


Il povero lanciatore avrebbe ora un braccio e alcune costole rotte, l'Iraq ora sì che è uno stato di diritto. Un giornale saudita ha inoltre dato la notizia che un benestante del regno avrebbe offerto 10 milioni di dollari per -almeno- una delle due storiche scarpe, Muntadar dovrebbe avere di che pagarsi la convalescenza.
Sono passati appena due giorni e le autorità irachene hanno comunicato di aver distrutto le storiche scarpe dopo averle esaminate, strana procedura per un corpo di reato. Secondo le stesse autorità Muntadar avrebbe scritto una lettera di scuse al premier Maliki. Smentita l'ipotesi di pesanti lesioni fisiche, i fratelli del reo non sembrano credere alla genuinità delle scuse.
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categoria: iraq, stati uniti


domenica, 14 dicembre 2008

La Sterlina a picco


Fino a qualche anno fa la moneta britannica sembrava dare ragione a quanti in Gran Bretagna si erano opposti all'adozione dell'Euro.
Con l'inizio dell'anno invece la Sterlina ha imboccato una precipitosa svalutazione e ormai è giunta nei pressi della parità con l'euro senza dare segno di essere alla fine della corsa.
Stessa dinamica nei confronti del dollaro, a certificare una crisi a tutto tondo. Un crollo passato quasi inosservato in mezzo a tante notizie negative per l'economia, ma comunque degno di nota.

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Il governo britannico ha fatto sapere che non intende intervenire, anche perchè nel passato gli interventi in difesa della moneta sono costati lacrime e sangue senza dare grossi risultati. Parte dei britannici plaude alla svalutazione sperando in benefici per l'export e per il turismo, ma è chiaro che la perdita di valore della moneta vada a sovrapporsi a quella dei corsi azionari penalizzando ulteriormente la City londinese ed erodendo brutalmente la ricchezza del paese. I due grafici sono più che eloquenti nel segnalare il collasso della moneta britannica. Quali conseguenze potrà avere sull'economia locale e globale non è ancora prevedibile, l'unica certezza è che la svalutazione della Sterlina scaverà ancora di più la voragine delle perdite nei conti di banche ed istituzioni finanziarie britanniche.
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categoria: europa, crisi, economie, differenze-ue


sabato, 13 dicembre 2008

USA, scoperta una truffa da cinquanta miliardi di dollari


Con l'esplodere della crisi i nodi vengono al pettine e dopo la bolla immobilare esplodono anche i truffatori. Il signor Bernard L. Madoff ha così confessato che la sua Bernard L. Madoff Investment Securities
si è pappata 50 miliardi di dollari ricevuti dagli investitori, perchè i soldi non erano investiti, ma servivano ad alimentare una truffa finanziaria secondo il noto schema della piramide Ponzi scheme, come lo chiamano negli USA in onore di un italo-americano che usò l'espediente, riuscendo per primo a truffare alla grande.

madoff_webProsciugatosi l'afflusso di capitali freschi, a Madoff non è restato che gettare la spugna, ma quello che colpisce è che una truffa del genere possa essersi protratta per anni grazie alla crescita drogata della finanza e all'assenza di controlli. Madoff non prometteva guadagni stellari, ma pur sempre un irrealistico ritorno del 10% sugli investimenti. Nel giro di un paio di giorni è crollato tutto il castello di carte e si è scoperto che non c'erano investimenti e che il capitale è sparito. Ora, per la disperazione dei suoi clienti, sul sito della Bernard L. Madoff Investment Securities campeggia un annuncio che rimanda alle decisioni del giudice federale Louis L. Stanton. Caratteristica della società era l'essere a conduzione familiare, con i parenti di Madoff come dipendenti e senza partecipazioni esterne al capitale o alla conduzione della società, anche l'audit era affidato ad una piccola e misconosciuta società, complice o non in grado di cogliere il meccanismo alla base della truffa. Una garanzia di riservatezza.

Anche se il buco si rivelerà minore di quanto si indica in queste ore, resta l'incredulità di fronte ad un'attività nota e discussa proprio per la sua opacità e per i risultati troppo positivi vantati con costanza nell'ultimo decennio, se molti specialisti sconsigliavano i proprio clienti dall'affidare i propri capitali a Madoff, c'è da dire che però la truffa si è svolta sotto gli occhi degli organismi di controllo senza alcuna interferenza.

Rovinate alcune importanti società, famiglie, enti caritatevoli, un sacco di pensionati e pure qualche sbadato hedge fund. Particolarmente severe le conseguenze sulle organizzazioni filantropiche ebraiche, la Robert I. Lappin Charitable Foundation, ad esempio, ha perso l'intero patrimonio e ha già cominciato a licenziare i dipendenti in vista di una repentina liquidazione. Maddof era preceduto da una reputazione di filantropo e nel piccolo mondo delle organizzazioni sociali ebraiche negli Stati Uniti aveva numerosi clienti.

Secondo i giornali statunitensi, potrebbe essere la più grande truffa nella storia di Wall Street, trattandosi di una truffa pura e semplice e non di una bancarotta come le altre che recentemente hanno scosso la borsa americana.
Un altro brutto colpo alla finanza statunitense, vista l'enormità del buco, corrispondente ad un paio di robuste manovre finanziarie italiane, per rendere l'idea.

Aggiornamento:

Mentre l'ammontare del buco sembra aumentare del 50% fino a 76 miliardi di dollari, si scopre che ci sono rimasti in mezzo anche istituti italiani:
According to press reports, other Italian financial institutions also may have invested in recent years in products sold by Madoff. Among them were Banco Popolare (BP.MI) unit Aletti Gestielle and Assicurazioni Generali (G.MI) unit Banca Svizzera Italiana, or BSI. Neither Banco Popolare nor Generali were immediately reachable for a comment Saturday.
A spokeswoman of Mediobanca SpA (MB.MI) Saturday strongly denied the Italian merchant bank has investments with Madoff, adding that the bank's private bank Banca Esperia had not exposure. Rumori anche su Unicredit. Si inquieta persino il Corriere della Sera, che ora chiede "provvedimenti durissimi".
Continua a stupire al naturalezza con la quale i commentatori professionali -cadono dal pero- e si dissociano dal modello e dagli uomini che hanno cantato fino a ieri.
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categoria: stati uniti, truffe, corporation


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