Bob Rubin è stato anche (dopo) nel board di Citigroup, oggetto dell'ultima madre di tutti i salvataggi in attesa di peggio e come esperto ha spinto Citigroup ad aumentare il proprio commercio di CDO e altre diavolerie.


I baldi marines dovevano fare un test per vedere quanto avrebbe resistito una delle barriere di cemento che stavano disseminando a protezione degli attentati dei bombaroli e non hanno trovato di meglio che usare proprio la LM002 di Uday per il test. Hanno tolto i sedeli anteriori e al loro posto ci hanno messo della dinamite a simulare un'auto-bomba.



L'India è bersaglio storicamente privilegiato dell'estremismo islamico e il nazionalismo indù, generoso nelle stragi dei musulmani come nella persecuzione degli indiani che abbraccino altre religioni, è motivo necessario e sufficiente a nutrire un'ostilità musulmana che dura dai tempi della colonizzazione britannica. Non a caso la bomba atomica pakistana è stata intitolata a difesa della comunità musulmana contro le atomiche “Cristiane, ebraiche ed indù”.
L'India sconta un quadro politico confuso e la presenza di centinaia di milioni di cittadini musulmani, spesso oggetto di disprezzo da parte di politici estremisti e di repressione da parte delle autorità, che anche qui come altrove hanno sostanziale carta bianca proprio in virtù della War On Terror. Non stupisce che si possa trovare qualche decina di giovanissimi musulmani (come i terroristi all'opera a Mumbai) disposti ad immolarsi seminando il panico, sparando sulla folla di una metropoli indù, mentre cercano di rintracciare qualche americano o britannico da eliminare come ulteriore bonus.
La settimana scorsa c'era stata un'impennata dell'orgoglio indiano. Per la prima volta dagli anni '70, dai tempi dell'invasione del Bangladesh (allora East Pakistan) per bloccare il genocidio dei pakistani sui bengalesi, l'India aveva partecipato con successo ad un'operazione militare benvenuta da tutta la comunità internazionale.
Una nave modernissima, una fregata indiana dotata di tecnologia stealth (quella che offre minore visibilità ai radar) è riuscita a sorprendere e ad affondare nientemeno che una nave-madre dei pirati somali nel Golfo di Aden.
Dopo qualche giorno di pacche sulle spalle è arrivata però la doccia fredda. L'armatore thailandese della nave affondata ha riferito tutta un'altra storia. Secondo un suo dipendente cambogiano, salvatosi per miracolo finendo in mare, la motonave thailandese non era affatto in mano ai pirati, ma stava cercando di resistere all'assalto da parte dei pirati giunti sotto bordo con i barchini.
Nemmeno il tempo di gioire per l'avvicinarsi della nave indiana, che il cargo è esploso colpito e affondato. Niente nave-madre quindi, piuttosto un massacro di innocenti presi in mezzo insieme ai pirati invece di essere tratti in salvo. Una situazione imbarazzante per l'India e per la sua marina, che dal trionfalismo sono passate immediatamente alla prudenza. Finite le congratulazioni e sparito l'orgoglio, le dichiarazioni ufficiali indiane ora parlano di fatti "under investigation". Investigazione che, se avesse preceduto i festeggiamenti, avrebbe almeno evitato la figuraccia internazionale al traino di un mezzo massacro compiuto per errore.
Secondo ulteriori testimonianze e precisazioni, i pirati avevano già preso il controllo del vascello quando gli indiani lo hanno affondato. Tra Thailandia e India si è aperta una discreta polemica diplomatica.
Aggiornamento
Gli indiani imparano e a distanza di qualche giorno sono riusciti a catturare un gruppo di verosimili pirati e, relativa sorpresa, ci sono anche degli yemeniti. La precedente figuraccia tuttvia è passata abbastanza sotto silenzio, comprensibilmente.
Nel nostro paese la situazione è ancora peggiore, il governo non si muove e non sembra avere la minima idea sul che fare. La scena è presidiata dal Presidente del Consiglio che invoca ottimismo e dispensa consigli ridicoli quando non offensivi verso chi sta subendo la crisi e dal ministro dell'economia, che si veste ora da Robin Hood e ora da no-global spargendo facezie su una platea attonita. La presunta solidità delle banche italiane non risparmierà agli italiani gli effetti terribili della crisi, visto che le solidissime banche italiane sono ben lungi dall'essere il motore sano di un'economia sana e che gran parte dell'imprenditoria italiana è abituata ad operare solo in contesti protetti. Non è un caso anche nell'operazione CAI/Alitalia ci siano da un lato grandi imprenditori invitati all'investimento garantito senza alcun merito e senza nessuno sforzo, e dall'altro imprenditori meno grandi che rischiano il fallimento per aver fornito ad Alitalia beni e servizi che non saranno pagati dalla bad company fallita. Beni e servizi che saranno goduti invece dagli imprenditori associati in CAI, quelli che il rischio del fallimento non lo corrono mai.
Con la prima pagina di Liberazione dedicata alla vittoria di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi si è chiuso il cerchio. Finalmente, anche la sinistra che si vuole di lotta ha capitolato alla supremazia dello spettacolare sul reale. Non resta quindi più nulla della storica sinistra italiana, se non lo sbiadito ricordo di grandi personaggi che non ci sono più e di grandi idee tradite in cambio di una comparsata televisiva.


Sarah Palin non sembra per niente intenzionata a tornare nelle vesti del governatore del remoto stato del Nord e molti repubblicani sembrano sostenerla considerandola utile al rafforzamento del partito. Purtroppo il livello della signora è quello che è, così le gaffe si succedono agli incidenti e non passa settimana che l'infosfera non si faccia quattro risate alle spalle dell'energica signora allo sbaraglio.
L'episodio di questa settimana ci consegna Sarah che, nelle vesti di governatore, perdona un tacchino e lo salva dal finire in tavola per il Thanksgiving day o Giorno del Ringraziamento, tradizionale festività statunitense. Anche il solenne perdono del tacchino da parte delle autorità è una tradizione radicata, alla quale non si sottrae nemmeno il presidente.
Come in un corto dei Monthy Python, la scena si apre con Sarah Palin all'interno di un allevamento di tacchini che declama (leggendo) un pippone sui grandi valori americani, sull'armonia, la famiglia e anche Dio, solenne e formale anche la concessione della grazia per il tacchino fortunato.
Cambia la scena e si va in esterno, il giornalista in studio avverte di allontanare i bambini e le persone sensibili e riappare Palin che parla a ruota libera del partito, dell'America e sparge qualche nonsense destinato ai fedelissimi. Alle sue spalle per tutto il tempo va e viene un omone, che infila i tacchini in un imbuto dal quale passa le teste, che poi taglia per uccidere e dissanguare i pennuti che intanto si agitano in comprensibili spasmi. Particolarmente d'effetto l'immagine della vasca di raccoglimento del sangue, di un bel rosso vivo che risalta sui colori cupi dell'Alaska invernale.
Un capolavoro. La satira è morta, uccisa dalla realtà. Qui il video.
A ruota la top ten delle scuse di Sarah Palin declamata da Letterman.
Non se le è calcolate nessuno, qualche riquadro intorno a pagina 20 sui quotidiani e nessun approfondimento in televisione, meglio non chiedersi se tanta disattenzione sia da far risalire all'assenza di padrinaggi politici o a motivi ancora meno nobili. Eppure chiedevano sicurezza, il tema principale sul quale la destra ha trascinato l'ultima campagna elettorale proponendosi come salvatrice degli insicuri.![]() |
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Piegare un popolo allenato alla guerra e armato come quello somalo non è facile e infatti gli etiopi hanno pagato un prezzo elevatissimo per il servizio reso a Washington. Nonostante la brutalità dell'occupazione e le feroci rappresaglie, l'esercito etiope ha vissuto due anni da incubo, nemmeno il bombardamento a colpi d'artiglieria di interi settori di Mogadiscio ha piegato i rivoltosi. Il resto lo ha fatto il governo fantoccio presieduto da Abdullah Yusuf, presto sprofondato in lotte tra clan e corruzione. A pagare il prezzo maggiore è stata come al solito la popolazione, spesso impossibilitata a ricevere persino gli aiuti internazionali quando gli etiopi hanno considerato certe aree del paese come “complici” degli insorti o più semplicemente quando gli aiuti sono stati predati dalle tante bande armate, tornate ad operare impunemente sotto gli occhi degli etiopi in quanto appartenenti a fazioni che sostenevano il GFT.
La battaglia contro la temibile Casta si ingarbuglia, i grillati si accorgono in ritardo di aver preso un pacco dagli amici. Clicca sulla foto per sentire cosa si stanno dicendo.
Nonostante lo spiegamento di naviglio da guerra internazionale, i pirati somali sono riusciti a catturare la preda più grossa di sempre. Grande come una portaerei, ma con un dislocamento quattro volte superiore a pieno carico, la Sirius Star è la nave più grande mai catturata. Si tratta di una petroliera di proprietà della società petrolifera saudita Aramco, che può trasportare due milioni di barili di petrolio. I 25 membri dell'equipaggio sarebbero incolumi.
Nel mentre, le trattative per la restituzione della motonave Faina, un cargo ucraino carico di armi per l'esercito del Sud Sudan, in corso da settimane, non sono ancor giunte in vista di una conclusione.
Il vasto spiegamento di forze navali internazionali fino ad oggi ha riscosso solo qualche parziale successo, mentre i pirati sono parsi organizzarsi e diventare sempre più efficaci e professionali, mettendo in piedi un vero e proprio business nazionale. Nonostante la feroce occupazione etiope del paese duri da quasi due anni, l'esercito di Adis Abeba non sembra in grado di dare alcun contributo contro la pirateria.

Curiosando sulla storia della nave, si scopre che è un mostro, una vera e propria dimostrazione dello stato dell'arte del gigantismo navale e che è nuovissima, essendo stata varata a marzo da cantieri coreani su commissione di Vela, che è una holding degli emirati che trasporta il petrolio dell'Aramco. Poi si scopre anche che questa nella foto sopra è meno della metà della nave e che i pirati l'hanno catturata piena. Il che pone seri problemi in caso di blitz militare, essendo il rischio di un disastro ecologico particolarmente inquietante con due milioni di barili di petrolio a bordo, molto più preoccupante della perdita del valore del petrolio (relativo) o di quello ben più elevato dell nave. Vela ha emesso un breve comunicato stampa per annunciare che il personale è in salute e che osserverà il silenzio stampa fino al termine della delicata vicenda.


Il presidente afgano Karzai ha offerto l'immunità al famigerato Mullah Omar se questi vorrà partecipare ai colloqui di pace al quale lo stesso presidente lo ha invitato.
Sulla testa del Mullah Omar, un tempo massima autorità afgana sotto il dominio talebano e ancora oggi riconosciuto leader, pende ancora una taglia di decine di milioni di dollari e ancora oggi dovrebbe essere il principale obiettivo della caccia americana, il fatto che se ne parli poco dipende esclusivamente dal prolungato insuccesso nel perseguire la sua cattura.
E' finita di nuovo nei guai anche Patrizia De Palma (nella foto), che con Remo Di Giandomenico è la metà della coppia conosciuta come "i Ceausescu del Molise". Dei Ceausescu ha sicuramente la determinazione, che le ha permesso la consumazione di una lunga serie di reati, dal peculato, agli aborti clandestini (in gran parte fuori termine, lei che era obiettrice di coscienza), fino a vere e proprie violenze personali contro i colleghi colpevoli di ostacolarla. Ciliegine sulla torta la condanna per aver partecipato alla vendita di un neonato e quella per traffico di migranti. Un corposo articolo di Prima Pagina Molise fornisce i dettagli raccapriccianti, ma per queste colpe la signora ha scontato solo un paio di in carcere, ritornando poi alla professione come se nulla fosse. Latita l'Ordine dei medici, che invece di espellerla a calci seduta stante, dopo anni non ha ancora trovato il tempo di portare a termine il procedimento d'espulsione nei suoi confronti.
A seguito dell'anticipazione di un articolo de L'Espresso su Renato Brunetta, si è appreso che nel corso dei suoi mandati elettivi il ministro anti-fannulloni, in Italia come a Bruxelles, ha sempre frequentato il minimo necessario ad assicurarsi diarie e stipendi, con singolare costanza e precisione, quasi con scientificità.
La prima parte dell'articolo-inchiesta è davvero chiara in questo senso. Poi l'Espresso ripercorre la carriera accademica, anche questa caratterizzata dallo scarso impegno e da promozioni assai acrobatiche e linfine ripercorre l'arricchimento economico di Brunetta. In questo caso ventilando l'ipotesi di favoritismi dietro ad alcune operazioni immobiliari particolarmente redditizie.
Brunetta ha risposto con veemenza, suggerendo poi con grande eleganza a L'Espresso di fare inchieste su De Benedetti, che è azionista di riferimento del giornale. Sorvolando sulla carriera e sulle fortune economiche, come sulle risposte picccate di Brunetta a queste contestazioni, si perviene comunque alla clamorosa confessione dell'assenteista-record, che merita così di assurgere a notizia. Scrive il sedicente piccolo genio che: "Inoltre, faccio osservare che i dati sulle presenze sono tratti dal mio sito, cioè resi pubblici da me. Attendo un’inchiesta su quanti si sottopongono alla medesima disciplina della trasparenza. Sul mio sito (www.renatobrunetta.it) è già presente abbondante documentazione."
Poco sopra aveva sostenuto che nessuno lo può giudicare per la scarsa mole di lavoro offerta al bene pubblico in cambio di stipendi di giada, solo: "Gli elettori, unici a dover valutare il lavoro degli eletti" possono sindacare il suo operato, ma visto che lo hanno rieletto vuol dire che va bene così. In questo caso il riferimento sembra limitato ai suoi elettori. Che comportamenti del genere siano per principio ingiustificabili, non gli sovviene, così come sembra non dare alcuna importanza al fatto che dopo aver cinto lo spadone di nemico degli assenteisti, si scopra che è stato per tutta la sua carriera un'assenteista sistematico. Casualmente si tratta proprio di quel Renato Brunetta lì, ma Brunetta sorvola il dettaglio. Un esempio negativo per quasi tutti, ma anche un recordman al quale guarderanno con invidia fior di fannulloni.
Sembra non l'abbia ancora rilevato nessuno, da qui l'interesse per le vicende di questo gran castigatore di costumi. Qui Brunetta sembra essersi cotto il cervello e pensare che in qualche maniera sia sufficiente il fatto di aver resi pubblici i dati che certificano le sue qualità di pervicace assenteista, per considerare esaurita la faccenda.
Da L'Espresso: In dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. [...] Nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. [...] Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia. [...] da vicepresidente della commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.
Numeri inequivocabili, l'autenticità dei quali è rivendicata dallo stesso Brunetta mentre cerca di dire che è stato bravo a metterli sul suo sito, come non fossero dati pubblici a portata di qualsiasi giornalista professionista, come se l'assenza di pudore che diventa sfacciataccine sprezzante non costituisca un'aggravante di un comportamento già censurabile. Non solo non c'è traccia di imbarazzo, ma ci viene offerto un vero e proprio esercizio di arroganza da parte di questo ministro trasparentemente assenteista.
Numeri che dicono che Renato Brunetta ha alle spalle una lunga storia di assenteismo e di utilizzo delle tattiche tipiche degli assenteisti in mala fede, ma cosa non sembra aver turbato nessuno. La politica italiana è satura di gente che moraleggia da pulpiti inguardabili, ma è giusto che le vittime della demagogia di Brunetta sappiano che a decidere delle loro vite è un ipocrita che detiene alcuni importanti record d'assenteismo, dei quali peraltro non si vergogna minimamente.
Durante l'irruzione alla scuola A. Diaz di Genova, nel 2001, furono commessi numerosi reati. A commetterli furono singoli, non graduati, che hanno trasceso durante un'operazione legittima e condotta da galantuomini.
Questo sembra voler dire la sentenza che assolve i graduati e condanna le figure semplici. Nessuna condanna per chi stava fuori dalla scuola a dirigere e organizzare la "macelleria messicana". Nessuna condanna per chi ha ordinato un'operazione illegittima predisponendo false ragioni nella forma di due bottiglie molotov e false accuse.
Quello che colpisce è che "il fatto non sussiste" nemmeno per dimostratissimi falsi e dichiarazioni platealmente incongruenti, non sussistono nemmeno la schiera di verbali falsi, le montagne di "non ricordo" e la sostanziale complicità nell'ostacolare il riconoscimento dei colpevoli, emersi nel corso del dibattimento.
Non sussiste la giustizia, verrebbe da dire, quando lo stato non ha la forza di condannare chi tra i suoi ha commesso reati, con o senza sostegno e assenso governativo. Sostegno e assenso che in questo caso non sono mancati, così come non sono mancate le dichiarazioni disgustose a commentare questa "vittoria", e altre ne dovremo subire. Per il governo, che ha schierato l'Avvocatura dello Stato a difesa dei condannati e dei loro superiori, la sentenza dimostra che ci furono solo reati commessi da individui, nessuna regia istituzionale, nessuna scorrettezza processuale tra le tante che hanno lasciato allibiti i PM.
Se anche fosse, viene da chiedere perchè lo stesso governo abbia promosso funzionari incapaci di impedire la commissione di gravi crimini da parte degli uomini sottoposti al loro comando e quali note di merito abbiano accumulato ostacolando platealmente l'inchiesta. A pagare, pasolinianamente, saranno le bestie mandate al massacro, quelli con lo stipendio da operaio che rischiano la vita e condanne penali per eseguire gli ordini di gerarchie di impuniti.
L'Italia si allontana ancora dall'Europa, dimostrandosi incapace di assicurare i diritti fondamentali garantiti a tutti gli europei, per non parlare di quelli garantiti dalla Costituzione Italiana. Molte delle vittime della violenza poliziesca sono straniere ed è facile immaginare che l'eco della sentenza ci procurerà la solita palata di sacrosanto discredito. Prevedibile è un prossimo ricorso in Cassazione contro le assoluzioni.
A certe e ricorrenti e pelose solidarietà, come quella dell'estrema destra che si scaglia contro la sentenza, non si può replicare che con la solita risposta. Molto più difficile sarà spiegare una sentenza del genere senza sollevare riserve sulla pesante pressione politica e sulle pesanti responsabilità istituzionali che sembrano fare capolino dietro a questo epilogo giudiziario.
Resta una sentenza di condanna di fronte alla quale forze del'ordine e governo esulteranno. Una peculiarità tutta italiana quella di esultare sfacciatamente quando i sottoposti sono condannati in luogo dei dirigenti, negli altri paesi europei una sentenza del genere avrebbe almeno richiesto la rimozione dei funzionari e dei politici coinvolti nella catena di comando. Noi invece ce li ritroveremo in televisione ad affermare sprezzanti che la "macelleria messicana" è stata "solo" una somma di crimini individuali. Un'offesa alla cittadinanza e alla democrazia molto peggiore delle manganellate.
Da presidente del Napoli Club Parlamento a presidente della Commissione di Vigilanza della RAI, per Riccardo Villari è stato un bel colpo.
Mortificata l'opposizione che vede eletto in suo nome un trasformista, grazie al voto della maggioranza e di due franchi traditori nelle sue fila. Non che ci si potesse aspettare molto dalla pattuglia di rottami una volta democristiani all'interno del Partito Democratico. Era chiaro cìfin da subito che tipo di Valore aggiunto" avrebbero portato i compari di Ciriaco De Mita e gli scarti di DC che non erano finiti alla mensa di Berlusconi.
Appena fosse giunta la chiamata con prebenda acclusa, avrebbero saltato il fosso, così come già fecero i loro epigoni quando in risicata maggioranza era il centro-sinistra. La vera novità politica sarebbe stata se il Partito Democratico invece i imbarcare di fare la guerra a sinistra avesse buttato a mare questo pattume politico, ma non si può pretendere molto da chi sta ancora cercando di farsi sodomizzare nell'apposita bicamerale, attesa con impazienza.
C'era un accordo nel Partito Democratico per il quale in caso di blitz della maggioranza il fortunato si sarebbe dimesso, ma Villari ha ovviamente già fatto sapere che aprirà un giro di consultazioni istituzionali e poi farà sapere le sue decisioni. Le possibilità che Villari si trasformi definitivamente per il PD in una ombrello di Altan sono abbastanza elevate.
Dicevano di Villari: "Il parlamentare del Pd e' un politico 'navigato' con un passato nella Dc, poi nel Cdu di Buttiglione (e quindi nell'allora Casa delle Liberta'), per passare poi nell'Udeur di Mastella e approdare alla Margherita e quindi al Pd". Già nel 2006 dicevano di peggio, chiedendone l'allontanamento dal partito: " Il deputato campano Riccardo Villari, ora vicino a Ciriaco De Mita, si sta esibendo in una escalation di dichiarazioni imbarazzanti. Ieri ha chiesto la rinuncia alla medaglia olimpica ad un povero atleta sudtirolese di madrelingua tedesca perchè non conosceva le parole dell'Inno di Mameli; oggi rilascia una livorosa intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno in cui attacca la decisione della Giunta Regionale Campagna di porre uno stop alla privatizzazione selvaggia dell'acqua nella regione, tra l'altro condendo l'intervista di giudizi offensivi nei confronti di Antonio Bassolino, Nichi Vendola, Padre Alex Zanotelli e Beppe Grillo."
Di chi sia il discutibile merito della sua presenza in Parlamento, è abbastanza chiaro, chi è causa delle sue Binetti pianga se stesso. Intanto piangono Di Pietro e Leoluca Orlando, altro discreto detrito democristiano