mazzetta

Ce la possiamo fare...
martedì, 30 settembre 2008

Republic of gossip



Un utile strumento per gli amanti del Gossip, concepito dalla Crew di Autistici per andare incontro alle esigenze dei sofisticati utenti del sito del grande quotidiano.



banner
P.s. E' gratis, testato e sicuro, basta cliccare sull'immagine  qui sopra e scaricare
postato da mazzetta alle ore 17:22 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: media, net world


martedì, 30 settembre 2008

Ostaggi del Darfur e della propaganda

anche in Altrenotizie
Immagini e report sui profughi da BBC

Un funzionario egiziano ha dichiarato che l'esercito egiziano e quello sudanese, nel corso di un'operazione congiunta, hanno liberato in Ciad i turisti rapiti il 19 settembre nell'alto Egitto. Cinque tedeschi, cinque italiani, un rumeno e otto egiziani tra guide ed autisti del gruppo sono ora in viaggio verso casa. La metà dei rapitori avrebbe trovato la morte nel corso dell'operazione, a questi vanno aggiunti altri sei appartenenti al gruppo uccisi un paio di giorni prima dalle forze sudanesi. All'operazione avrebbero contribuito anche i servizi segreti italiano e tedesco. Grande disagio è trapelato dal governo del Ciad, che ha negato decisamente che i rapitori siano stati intercettati in territorio ciadiano. La circostanza è significativa, poiché molte fonti avevano indicato i rapitori in uno dei numerosi gruppi operanti in Sudan (il JEM) e supportati dal dittatore del Ciad Idriss Deby Itno. Non è chiaro se siano gli stessi autori del rapimento o se quelli li abbiano poi ceduti a questi, ma la traiettoria dei loro spostamenti è significativa. Ben difficilmente dei criminali egiziani sarebbero scappati verso il Ciad.

Il governo del Ciad, indicato da molte fonti come il primo motore della crisi del Darfur, è sotto accusa in numerosi fori internazionali. Le accuse sono pesanti e numerose e vanno dall'arruolamento dei bambini nell'esercito fino alla trasgressione dell'accordo con il quale la Banca Mondiale ha finanziato l'oleodotto che ha permesso alla EXXON di portare il petrolio estratto in Ciad fino al Golfo di Guinea.

Il dittatore ciadiano è sopravvissuto a due attacchi alla capitale Ndjamena negli ultimi due anni. Nel corso dell'ultimo attacco, ormai assediato nel palazzo presidenziale è stato salvato dall'esercito francese, che già era intervenuto l'anno prima bombardando i ribelli. La partita in Darfur è un gioco tra il governo del Ciad e quello del Sudan, un gioco nel quale Deby ha grosse responsabilità. Era il 2003 quando un gruppo di ribelli del Darfur attaccò l'esercito sudanese, che poi reagì spazzando impietosamente la regione e mettendone in fuga gli abitanti.

Il governo allora era impegnato nei colloqui di pace con l'SPLA di John Garang, attraverso i quali si è giunti alla pace tra Nord e Sud del paese al termine di una guerra durata oltre venti anni. Venti anni durante i quali il Sud cristiano è stato armato dai britannici attraverso associazioni caritatevoli che raccoglievano denaro in occidente per “riscattare i cristiani ridotti in schiavitù dagli islamici”, in realtà per comprare armi britanniche contrabbandate nel paese dopo averle fatte passare per l'Uganda come pezzi di ricambio.

L'accordo di pace ha portato alla divisione del potere tra il governo di al Bechir e i rappresentanti del Sud cristiano in vista di un referendum con il quale il Sud Sudan potrà decidere la secessione da Karthoum. John Garang, iscritto nella lista internazionale dei terroristi, è opportunamente rimasto vittima di un incidente aereo. L'accordo è stato fondamentale per permettere al petrolio sudanese di raggiungere i mercati. Le infrastrutture sono state costruite dai cinesi, mentre il petrolio è estratto da un gran numero di compagnie internazionali, tra le quali BP e TOTAL. La narrazione dominante dice però che il petrolio sudanese finisce tutto in Cina e c'è anche un perché.

All'indomani dell'11/9 il Sudan è diventato un alleato di ferro degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato ha più volte elogiato i servizi sudanesi per il contributo alla war on terror, le prigioni sudanesi sono state incluse nel tour delle rendition e i volenterosi torturatori sudanesi si sono dati da fare con gli ex alleati “islamici”. Una parte dell'Occidente però non ha colto questa novità e ha continuato ottusamente ad accusare il regime “islamico” di Karthoum dei peggiori crimini, fornendo una chiave di lettura fondata sull'estremismo religioso inutile e fuorviante. Chiave di lettura che continua ad essere spesa da numerose organizzazioni e personaggi dell'umanitarismo occidentale, che continuano a battere sul genocidio dei cattivi islamici. In realtà il governo di al Bechir è un governo che nasce da un colpo di stato militare e solo in seguito sposa l'islamismo qaedista, salvo poi cambiare di nuovo posizione e divenirne feroce avversario.

Il Darfur è una regione abitata da numerose etnie, tra le quali numerosa è quella degli Zagawa, la stessa del presidente ciadiano Deby. Le tensioni all'interno dell'etnia, che in maggioranza ha “scaricato” Deby, sono presto trascese in guerra aperta. Gli avversari di Deby impiegano da anni il Darfur come retrovia della guerra al dittatore, mentre questi finanzia e arma altri gruppi in funzione di contro-insorgenza, accusando il governo sudanese di sostenere i suoi nemici. Difficile attribuire torti e ragioni, ma una cosa si può affermare per certa ed è che in Darfur non esiste un conflitto animato da “islamici” e nemmeno da odio per le popolazioni diverse in quanto di pelle nera.

Non a caso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha chiesto ufficialmente a Deby di cessare ogni appoggio al JEM (Justice Equality Movement), una formazione di “ribelli del Darfur” di ispirazione islamica e legata ad Hussein al-Turabi, un tempo sodale di al-Bechir quando Osama Bina Laden era benvenuto in Sudan e poi a lungo detenuto. Il JEM si è reso responsabile negli ultimi mesi di attacchi ai campi dei rifugiati, agli operatori umanitari e anche di un clamoroso attacco suicida alla capitale sudanese, represso nel sangue dall'esercito regolare.

A dimostrazione del curioso modo di inquadrare la situazione del Darfur da parte dei media occidentali, c'è la missione EUFOR. Si tratta di una missione europea, in predicato di trasformarsi in operazione dell'ONU, intitolata al soccorso del profughi del Darfur, che però non sta in Darfur e nemmeno in Sudan, ma in Ciad e Repubblica Centrafricana. In Ciad ci sono 290.000 profughi del Darfur, ma anche 700.000 profughi interni, in fuga dalle rappresaglie di Deby, speculari a quelle dei terribili janjaweed sudanesi, ma completamente sconosciute in Occidente. Anche in Repubblica Centrafricana c'è quasi mezzo milione di profughi, in questo caso in fuga dal dittatore locale, Bozizè. Questi è giunto al potere con il sostegno di Deby e della Francia e quando questi ha cominciato ad essere in difficoltà si è trovato pure lui ad affrontare una rivolta interna.

Rivolta che ha risolto alla maniera di Deby, se è vero com’è vero che una missione ONU nel Nord-Est del paese ha verificato che tutti i villaggi della regione sono stati dati alle fiamme e le popolazioni costrette alla fuga dal solito menù di stupri e massacri. La missione EUFOR è stata accusata dalle ONG presenti in loco d’incapacità nel difendere i rifugiati e in effetti dai bollettini emessi da EUFOR sembra che le forze europee (quasi tutti francesi) siano state molto impegnate nell'addestramento delle nuove forze speciali di Deby, rimasto in solitudine dopo che l'esercito è passato in massa con la ribellione.

La missione EUFOR si è rilevata una copertura politica alla presenza dei militari francesi che sostengono le due feroci dittature e all'ONU in molti hanno pensato che fosse i caso di cambiare registro. Nascerà così MINURCAT, destinata a rilevare EUFOR. Questo balletto delle forze di pace non si esaurisce qui, è rivelatore il fatto che in Darfur sia già presente da tempo una forza ONU, così come è rivelatore il fatto che questa sia boicottata un po' da tutti. Per la missione ONU in Darfur non si sono trovati soldi, truppe e logistica, così è finita che ottomila volenterosi forniti dall'Unione Africana si siano trovati a presidiare una regione grande come la Francia potendosi spostare solo su camion e fuoristrada.

A complicare le cose c'è la nuova ricchezza di Deby, generata dalla vendita del petrolio. Una vendita che non sarebbe mai stata possibile se la Banca Mondiale non avesse stanziato i fondi per lo sviluppo al fine di costruire l'oleodotto sopra ricordato. Un accordo che scatenò polemiche, poiché i fondi non andavano ad altro sviluppo che a quello degli affari della EXXON, peraltro in grado di finanziarsi da sola l'oleodotto. Perplessità superate grazie ad un accordo troppo frettolosamente definito come “storico”, in base al quale Deby si impegnava ad investire la maggior parte dei proventi petroliferi in spese sociali. La settimana scorsa di fronte all'evidenza per la quale Deby ha speso quei proventi in lussi ed armamenti, la Banca Mondiale ha rotto l'accordo, anche se ormai il danno è fatto. Un'esito scontato, tanto da far dubitare della buona fede nell'operazione.

franzosi Sempre nella stessa settimana si è scoperta una fornitura di armamenti a Deby (in teoria sotto embargo) da parte del Belgio, cosa che ha irritato i francesi più di quanto non abbiano fatto i massacri dei suoi concittadini. Una serie di ipocrisie senza fine, cavalcate recentemente anche dal Procuratore del Tribunale Penale Internazionale Luis Moreno Ocampo, il quale trovandosi investito da uno scandalo non ha trovato di meglio che annunciare la sua intenzione di incriminare il presidente sudanese per genocidio. Peccato che lo abbia solo annunciato senza presentare prove e senza formalizzare le accuse. Un atteggiamento irrituale che ha sollevato le ire dell'Unione Africana e di numerosi paesi, che hanno fatto sentire la loro voce all'ONU. Voce che però non è giunta ai tanti commentatori (anche italiani) che indicano ormai il presidente sudanese come imputato in un procedimento per genocidio che non esiste e che difficilmente vedrà la luce.

La storia africana è ancora una storia d’ingerenze coloniali, propaganda e disinformazione a sostegno dello sfruttamento delle risorse locali, attraverso la promozione di governi criminali. Alle opinioni pubbliche occidentali sono trasmesse narrazioni falsificate al fine nascondere le continue guerre per procura nelle quali i paesi e le compagnie occidentali conquistano e controllano i mercati armando dittatori sanguinari.
postato da mazzetta alle ore 13:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


lunedì, 29 settembre 2008

Bocciato il piano di salvataggio americano


Berlusconi: "Sono sereno come, inmmagino, la gran parte degli italiani oggi". Silvio Berlusconi spiega ai microfoni del Tg5 che "c'e' una crisi internazionale, che conosciamo, che sta imperversando sui mercati finanziari, sulle Borse" ma aggiunge anche che "l'Italia tuttavia non e' un Paese della finanza ma manifatturiero per eccellenza". "Siamo i primi dopo la Germania e quindi - rileva il presidente del Consiglio - abbiamo una solidita', quella del fare, del produrre, del realizzare, che altri Paesi, anche importanti, non hanno".

mibtel


15 settembra a Porta a Porta: "
A sentire i massimi esperti del mondo finanziario la definizione che danno di quello che e' successo puo' portare ad una crisi finanziaria che qualcuno ha paragonato all'11 settembre del 2001, con delle conseguenze che dall'America sono andate a colpire tutto il mondo. Tuttavia questo in Italia non puo' succedere".

"Gli italiani -ha spiegato il premier- non spendono al di la' delle proprie entrate; il patrimonio immobiliare non ha subito quella flessione che hanno subito gli immobili in America; le banche sono solide e hanno concesso mutui soltanto per il 50% del valore degli immobili". Inoltre "credo che il governo sia intervenuto tempestivamente" (???), ha detto ancora il Cavaliere riferendosi al provvedimento del governo che consente ai consumatori di dilazionare il tempo di rimborso dei mutui lasciando la rata annua invariata.

Berlusconi ha poi ricordato che "le transazioni commerciali finora non hanno subito recessioni, quindi le aziende quotate in Borsa hanno perso come valore borsistico ma continuano a produrre utili". Percio' le crisi delle Borse "non credo che possano toccare i risparmiatori, ma chi interviene a fini speculativi. Quindi non credo che avremo riflessi negativi in Italia".

"Alla Presidenza del Consiglio c'é un vostro collega che conosce esattamente le cose che si devono fare perché la nostra economia possa svilupparsiBerlusconi all'ultimo convegno di Confindustria

Inutile dire che le banche hanno concesso mutui su valori immobiliari gonfiati e che i risparmiatori sono già stati puniti, come nel caso del falimento di Lehman che, ad esempio, ha cancellato il 15% degli investimenti della clientela Mediolanum, ma anche colpito i clienti di Unipol, i sottoscrittori del fondo Cometa e, last but not least, lasciato senza garanzia per 500 milioni di euro il fondo pensione di Enasarco, impensierendo parecchio gli agenti di commercio che in quel fondo identificano la loro pensione.

Ieri sera il TG2 ha aperto, unico tra tutti, con le notizie sul latte cinese, in un estremo tentativo di dirottare l'attenzione degli spettatori su responsabilità lontane. Il nemico cinese avanza, si direbbe, mentre gli amici scappano con la cassa.



api.asp
Chiusura del Dow

Da un
vecchio numero di Republica, un'altra cosuccia che è bene non dimenticare: Ecco cosa sosteneva il novello Robin Hood dei bauscia qualche anno fa, prima di essere cacciato per fare posto a Siniscalco: "Gran parte della ricchezza delle famiglie è concentrata nel mercato immobiliare - è scritto bella bozza di Dpef - ed un sostegno ai consumi, fondamentale per la crescita del nostro paese, potrebbe derivare dalla possibilità di convertire in reddito parte di tale ricchezza". In sostanza il governo punta sul mattone per "finanziare i consumi, convertendo in reddito una parte della ricchezza accumulata dalle famiglie attraverso la casa". E lo mette nero su bianco nel Dpef parlando di "elevate potenzialità di finanziare i consumi", attraverso "linee di credito al consumo direttamente garantite dal mutuo ipotecario: sono una valida alternativa - si legge nella bozza del documento - sebbene costituiscano un innovazione". Un meccanismo che potrebbe anche trasformarsi in una sorta di pensione integrativa: una "rendita" per i proprietari in età "più avanzata del ciclo vitale", ovvero per i più anziani.

La logica dell'operazione - si legge nella bozza del Dpef - "consiste nel generare flussi di cassa, rifinanziando mutui preesistenti". Un'opportunità fornita, da un lato, dalla "crescita dei prezzi delle case che aumenta il valore ipotecabile" e, dall'altro, dai "minori tassi di interesse che riducono la rata del mutuo". Tremonti dixit prima di travestirsi da no-global. Chi gli avesse dato ascolto adesso sarebbe rovinato.

api.asp2

Borsa di Tokyo

E infine qualche articolo segnalato da Rossana che illustra le reazioni, ben diverse, di altri leader europei.


Le Figaro

Parigi, 26 set - Se necessario per proteggere i risparmi dei cittadini, lo Stato interverrà per "controllare" le banche, le agenzie di rating e le remunerazioni d'oro dei dirigenti degli istituti bancari, per evitare abusi e scandali... Se la situazione economica si aggrava, è pronto ad adottare misure di rilancio. Tuttavia, le riforme continueranno, in particolare nelle amministrazioni locali e per quanto riguarda la riduzione del personale pubblico. Sarkozy si è prefisso niente meno che l'obiettivo di "rifondare il capitalismo", il cui spirito è stato "tradito": ed intende incoraggiare il capitalismo degli imprenditori, piuttosto che quello Parigi, 26 set - Se necessario per proteggere i risparmi dei cittadini, lo Stato interverrà per "controllare" le banche, le agenzie di rating e le remunerazioni d'oro dei dirigenti degli istituti bancari, per evitare abusi e scandali... Se la situazione economica si aggrava, è pronto ad adottare misure di rilancio. Tuttavia, le riforme continueranno, in particolare nelle amministrazioni locali e per quanto riguarda la riduzione del personale pubblico. Sarkozy si è prefisso niente meno che l'obiettivo di "rifondare il capitalismo", il cui spirito è stato "tradito": ed intende incoraggiare il capitalismo degli imprenditori, piuttosto che quello finanziario.

The Guardian

Londra, 26 set - "Le famiglie britanniche devono sapere che stiamo facendo tutto il possibile per assicurare la stabilità finanziaria del paese", ha spiegato ieri l'ex ministro dell'Economia britannico, ribadendo il suo impegno a favore di una riforma delle istituzioni finanziarie, riforma annunciata nei giorni scorsi durante il Congresso laborista a Manchester e che ha già ricevuto il benestare del prestigioso "Financial Stability Forum" (Forum per la stabilità finanziaria) con sede in Svizzera

Frankfurter Allgemeine

Berlino, 26 set - Il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrueck sa di che cosa parla quando paragona l'attuale crisi finanziaria all'11 settembre: anche in questo caso compaiono degli attentatori (le banche d'investimenti), delle bombe (i derivati finanziari) e delle vittime (i risparmiatori del pianeta). Steinbrueck non usa eufemismi: anche la Germania dovra farsi carico d'una parte del danno subito dall'universo finanziario Usa. "Come negli Stati Uniti la crisi sembra destinata ad alterare per sempre il volto economico, sociale e politico del paese", commenta ancora il ministro di fronte all'emiciclo del Bundestag, "anche in Germania dobbiamo essere pronti ad abbandonare le nostre certezze, fino a rivoluzionare il comune concetto di 'Stato leggero' ".  
postato da mazzetta alle ore 20:37 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: bug di sistema


domenica, 28 settembre 2008

Bologna: le liste di Grillo riesumano lo zombi?


Pare, si mormora, che il candidato a sindaco di Bologna per la lista del gruppo che si ispira a Beppe Grillo sarà il povero Antonio Amorosi.
Già disobbediente, è noto in città come assessore della giunta Cofferati. Ex assessore, dopo che tenne con il fiato sospeso tutta la città per quasi un anno denunciando inciuci sull'assegnazione delle case pubbliche, salvo poi presentare un "dossier" dal quale non emerse alcuna illiceità.

Usato da Cofferati per bastonare Rifondazione Comunista e in particolare Valerio Monteventi, Amorosi si dimise tra lo sgradimento di tutta la città mentre Cofferati diceva che le sue dimissioni erano cosa buona e giusta. La sua azione politica si è risolta esclusivamente in questo maldestro tentativo di calunnia.

Successivamente una sua lettera a Beppe Grillo, nella quale si diceva vittima della "casta", fu presa per buona dal comico bolognese che lo indicò al popolo come campione di onestà. Una discreta sciocchezza, che sembrava destinata a rimanere tale, visto che Amorosi dopo le dimissioni aveva addirittura lasciato Bologna, probabilmente per la vergogna e per non sentire il peso della riprovazione che un po' tutti erano pronti ad esprimergli, anche personalmente.

Adesso invece sembra che i fan di Grillo, fidando sull'endorsement del leader e completamente ignoranti della storia di Amorosi (conoscendone solo la sua personalissima versione nella quale si dipinge da onesto cacciato dai disonesti), lo abbiano scelto come cavallo per la corsa a sindaco.

Purtroppo per loro, se non si accorgeranno in tempo che si tratta di un somaro e non di un cavallo, la loro avventura è destinata a finire nel ridicolo.
postato da mazzetta alle ore 12:34 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: bologna


venerdì, 26 settembre 2008

Bush lapidato all'ONU


anche in Altrenotizie

All'annuale assemblea generale dell'ONU è successo qualcosa di mai visto prima e forse proprio per questo tutto il mainstream informativo occidentale ha preferito sorvolare. Per la prima volta dalla costituzione della Società delle Nazioni, gli Stati Uniti d'America sono stati messi sotto accusa da quasi tutti i capi di stato intervenuti in assemblea. George W. Bush non ha fatto nulla per provare ad impedirlo, il suo discorso è risuonato come un disco rotto. Trentadue volte ha pronunciato la parola “terrorismo”, zero volte ha pronunciato la parola “ambiente”, zero anche per “clima” e “inquinamento”, poche righe per dire che gli Stati Uniti salveranno l'economia mondiale, senza peraltro accennare a chi l'abbia messa in pericolo.

bush
Gli altri capi di stato invece non si sono fatti pregare e sul banco degli accusati sono finiti gli Stati Uniti, proprio per aver malamente gestito un'economia, domestica e internazionale, che ora minaccia di provocare sfracelli. Non sono stati i tradizionali avversari degli americani a segnare i punti più dolorosi, ma proprio dagli alleati sono arrivate le critiche più dolenti. Sarkozy non si è risparmiato e anche Angela Merkel ha tenuto a ricordare di aver chiesto a Stati Uniti e Gran Bretagna, senza successo, una regolamentazione della finanza a briglia sciolta.

Tutti si sono detti preoccupati delle conseguenze della crisi e molti hanno colto l'occasione per rinfacciare agli USA il doppio standard esibito oggi nell'approccio alla crisi, molto diverso da quello al quale, i profeti del libero mercato che controllavano Banca Mondiale e FMI, hanno costretto decine di paesi entro vincoli di bilancio penalizzanti in nome del libero mercato. Una rivincita, ma non solo, per quei paesi che - come l'Argentina - sono stati portati alla rovina dalle pretese dei politici arrivati da Washington, ma anche per tutti quei paesi in via di sviluppo che hanno dovuto aprire i loro mercati domestici con conseguenze devastanti per le popolazioni, al fine di allinearsi obtorto collo al mantra neo-liberista.

Una rivincita ma anche rabbia pura nel vedere oggi i profeti del libero mercato pronti a nazionalizzare banche e a riversare enormi quantità di denaro pubblico nelle casse dei truffatori. Rabbia nell'avere la prova provata che tutta la costruzione ideologica dei neo-conservatori, altro non era che ipocrisia al servizio degli interessi delle grandi corporation e che a pagare il conto della festa e di certi profitti stellari saranno ancora una volta i più sfortunati al mondo. Su questo punto il Segretario Generale Ban Ki Moon è stato brutalmente esplicito, ma alle sue parole non è stato permesso di raggiungere le opinioni pubbliche occidentali.

Rabbia nel vedere gli Stati Uniti pronti a versare una cifra incredibile per salvare gli amici degli amici ricchi, mentre i programmi internazionali a favore dei poveri (su tutti il Millennium Goal) languono perché i paesi ricchi non scuciono qualche milione di dollari all'anno. Rabbia e paura di veder affondare quel che rimane di economie devastate dal neoliberismo a ruota del dollaro e dell'economia americana.

Non era mai successo che un solo paese raccogliesse tante critiche in Assemblea e il fatto che tocchi oggi proprio agli Stati Uniti, un tempo faro e ispiratori dell'ONU, rende la misura dell'incredibile fallimento dell'amministrazione Bush, capace di vaporizzare l'enorme credito morale del quale godeva il suo paese all'indomani degli attacchi del 9/11 nel breve lasso di qualche anno. Da quello che si è sentito in Assemblea, gli Stati Uniti oggi sono visti come un problema per la comunità internazionale, un grosso problema che nessuno sa come affrontare.

Stranamente nel nostro paese non sembra averci fatto caso nessuno: neocon, teo-con, liberisti e guerrafondai da operetta evitano come la peste qualsiasi commento sulla crisi americana. Sono spariti tutti gli “amici di Bush” che per anni ci hanno edotto su quanto fosse bello lasciare campo libero alle ricche concentrazioni di capitali e quanto ci avrebbe fatto bene. Insieme a loro sono spariti come per incanto gli alfieri della finanza creativa e anche Tremonti, che pochi anni fa suggeriva di ipotecarsi la casa per spendere e rilanciare l'economia prima di essere cacciato e sostituito da Siniscalco, adesso si traveste da no-global. Anche se con risultati imbarazzanti.

L'ONU è un'organizzazione che dopo il 9/11 è stata devastata dalle incursioni fallimentari di bushisti del calibro di Wolfowitz, Bolton e Frazier e da un'amministrazione che per anni l'aveva calunniata in quanto ostacolo alle aspirazioni americane. Oggi, dopo appena sei anni di pesante ingerenza americana, l'ONU è scossa da scandali dei quali si sa poco.

Accuse pesanti ai “contingenti di pace”, ma anche alla gestione corrente che ha bruciato soldi in favore di contractor americani così come dei generali birmani che hanno taglieggiato attraverso il cambio gli aiuti al loro paese. Accuse politiche alla gestione del Tribunale Penale Internazionale, ma anche al fallimento d’interventi come quello in Birmania, che ha visto l'inviato Gambari non ottenere udienza dalla leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi e sostare indesiderato fuori dell'abitazione dove vive agli arresti domiciliari. In merito è giusto stendere un ruolo pietoso anche sul ruolo di Piero Fassino.

Gli scandali rischiano però di risultare un dettaglio di fronte ai cambiamenti di scenario intuibili dall'ultima Assemblea. Il tramonto dell'autorità morale statunitense è destinato a portare squilibri pesanti all'interno e all'esterno dell'organizzazione internazionale. Per il momento tutti trattengono il fiato ed evitano di infierire oltre un certo limite, perché un crollo dell'economia americana castigherebbe le elite internazionali, ma trascinerebbe alla fame anche una moltitudine di poveri in giro per il mondo, molti di più di quelli condannati alla fame dalle scelte occidentali (e americane) in favore del libero mercato, dei bio-carburanti e del commercio di armamenti.

Passata la tempesta, il prossimo presidente americano dovrà fare l'inventario di quel che rimane degli Stati Uniti e ricostruire la politica estera statunitense da zero; il tempo dell'unilateralismo arrogante sembra definitivamente tramontato.
venerdì, 26 settembre 2008

Washington affonda, Riotta manda un falso. E' la crisi degli incompetenti.

L'incredibile TG1 di Riotta manda un servizio nel quale si annuncia l'approvazione del piano di salvataggio, dandone anche i dettagli, ma sui siti americani non se ne sono ancora accorti.
Un servizio indegno ed evidentemente falso, un infortunio clamoroso sulla notizia del momento da parte dell'ammiraglia del servizio pubblico. Probabilmente un servizio precotto mandato in onda comunque, nonostante sia evidentemente falso e nonostante tutti i media del mondo stiano da ore sulla notizia parlando di fallimento dei colloqui.

I colloqui attorno al salvataggio dell'economia americana sono "implosi" secondo il Nyt.
Ieri sembravano avviati verso una conclusione positiva dopo che si erano riuniti i tre would be president, ma alla fine Bush l'hanno sentito dire: “If money isn’t loosened up, this sucker could go down...

Paulson in ginocchio davanti a Pelosi (“I didn’t know you were Catholic.”) non è bastato, perchè a dire no sono ora i repubblicani, dopo che i democratici avevano strappato il consenso sulla questione dei bonus per i CEO e anche sull'acquisizione di azioni delle aziende salvate.

hp9-25-08mm Intanto fallisce anche Washington Mutual, passata a JPMorgan Chase al volo per 1.9 miliardi di dollari. La più grossa cassa di risparmio americana finisce dentro JPMorgan come Bear Stern è finita dentro Bank of America, così JPMorgan diventa la più grossa banca americana, in prima fila a tifare nel salvataggio governativo.

Il fallimento di WaMu è il più grande fallimento di una cassa di risparmio americana nella storia, altri 119 anni di storia dell'economia americana che finiscono nel gorgo.

Per la serie: "le disgrazie non vengon mai sole", nel Sud-Est manca la benzina in molte città a causa dei danni del recente uragano.
Si è anche saputo che dal primo ottobre entrerà in servizio una nuova brigata speciale, dedicata ad "aiutare la gente a casa". Si tratta di una nuova divisione dell'esercito addestrata all'uso di "armi non letali" e alle operazioni contro i disordini interni, il che unito all'esistenza di piani come il vecchio Rex84, rende chiaro i diversi livelli di "preparazione" all'attesa crisi.

Venerdì, tra qualche ora, ci riprovano, sperando che il mondo delle borse trattenga il fiato e non sia già il tanto temuto venerdì nero.
postato da mazzetta alle ore 12:51 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, stati uniti, war on terror, corporation, elitarismo, istituzioni globali, infowatch


mercoledì, 24 settembre 2008

Warren Buffet scopre il bluff


Il piano del Tesoro e dell'amministrazione Bush per salvare il mondo prevede semplicemente che, con i soldi dei contribuenti, si compri una quantità enorme di titoli che non valgono niente a un prezzo stabilito -a piacere- dalla stessa amministrazione. Niente garanzie, niente contropartite azionarie e nemmeno la riduzione dei bonus dei CEO delle aziende salvate con i soldi pubblici.

Warren Buffet and GatesIeri Warren E. Buffet, attualmente campione del mondo di borsa, un tipo che -solo- giocando in borsa ha messo insieme una fortuna simile a quella di Bill Gates e che è secondo dietro di lui nella classifica di più ricchi al mondo, è intervenuto in aiuto di Goldman Sachs, una delle banche d'investimento che sembrava essersi "salvata" trasformandosi dalla sera alla mattina in banca commerciale. Evidentemente le cose non stavano così.

Per Buffet mettere le mani dentro Goldman Sachs ha sicuramente il sapore di un vittoria, ma soprattutto di una rivalsa su un'istituzione centenaria che quelli come lui li ha sempre guardati con sufficienza. Resta il fatto che Buffet i suoi conti li ha fatti bene e adesso lui ha i soldi mentre tutti gli altri hanno i debiti.

Warren Buffet ha messo cinque miliardi di dollari in Goldman Sach, ma diversamente dall'amministrazione Bush si è fatto pagare a caro prezzo. Ha ricevuto in cambio uno stock di azioni privilegiate che gli assicurano un dividendo del 10% all'anno e ha anche ottenuto un'opzione per comprare altri cinque miliardi di azioni con uno sconto del 40% sul prezzo attuale, quando vorrà entro i prossimi cinque anni.

Così facendo si è assicurato da un lato un ottimo rendimento, superiore a quelli correnti. Si è anche assicurato la possibilità di entrare nel capitale di Goldman Sachs a prezzo di saldo (le quotazioni correnti sono già una piccola frazione di quella di un paio di mesi fa) o in alternativa un guadagno imponente qualora le azioni recuperino valore in maniera significativa.

Buffet ha sempre investito poco nella finanza, nei confronti della quale ha sempre coltivato un'esplicita diffidenza. Un tipo originale, gira con una vecchia auto (meno di 50.000 $ da nuova), vive in una casa per nulla sfarzosa (comprata nel 1958 per 31.000 $ oggi ne vale "solo" 700.000) e non largheggia nelle spese. La sua personale filosofia lo ha spinto ad escludere dal suo patrimonio i figli, i quali alla sua morte ne riceveranno un porzione molto modesta, mentre il resto andrà a fondazioni delle quali si sta già occupando da qualche anno. Spesso è indicato ad esempio di successo, ma mai come in questo caso andrebbe indicato come esempio della strada da intraprendere nel "salvataggio" delle istituzioni finanziarie travolte dalla loro stessa incoscienza.

Non si capisce perchè Buffet debba "rischiare" di guadagnarci un pozzo di quattrini con il consenso di Goldman Sachs, mentre il Tesoro deve trasferire -gratis- i soldi dei conribuenti agli allegri finanzieri alla canna del gas, comprare le loro carte false con soldi veri, senza alcun controllo e senza limiti che non siano nella discrezione degli incaricati al salvataggio, che da quel che si è già capito saranno istituzioni finanziarie private.
Se Buffet chiede e ottiene un prezzo, evidentemente ritiene che:  "ok il prezzo è giusto" (e deve essere "giusto" anche per Buffet, perché se GS fallisce perde il suo capitale). Un prezzo che si può pagare e il costo del quale può essere ammortizzato anche secondo Goldman Sachs, che nel firmare l'accordo smentisce fragorosamente la tesi di Paulson, secondo il quale, il piano di salvataggio sarebbe compromesso se alla concessione di denaro fresco fosse posta qualsiasi, anche minima, condizione.

Goldman Sachs si è lasciata prendere per il collo, Paulson e Bush dicono che quelli ai quali vogliono dare i soldi con il pretesto della crisi, non li prenderebbero se ci fosse anche solo da ringraziare i gentili contribuenti, figuriamoci offrire azioni a garanzia o ridurre i premi ai dirigenti.

Intanto qualcuno ha fatto un altro conto: con duecento miliardi di dollari (contro gli -almeno- 700 del piano Paulson) si comprerebbero tutte le case pignorate a metà del loro valore prima del crollo. Le banche rientrerebbero della metà di quanto perduto e le case potrebbero essere messe sul mercato a metà del prezzo di un anno fa, molti americani potrebbero permettersele e fiondarsi a comprarle ripagando l'investimento pubblico. A loro volta con i soldi ricevuti per le case ora invendute, le banche tornerebbero a concedere i mutui necessari, facendo ripartire la giostra e rientrando in affari.
Ovviamente non se l'è filato nessuno, anche perchè la "Bolla", partendo dai prezzi gonfiati degli immobili, ha portato molto più in alto la quantità i valori fittizi presenti sul mercato ed è sensazione comune che il provvedimento servirebbe "solo" a dare la casa a una massa di cittadini comuni, la sorte dei quali non è in agenda.

Nota supplementare:

Quando, come in questo caso, una società emette nuove azioni, di fatto riduce il valore di quelle in possesso degli altri azionisti e di conseguenza la loro quotazione. Il perchè è abbastanza intuitivo, la società viene divisa in un numero maggiore di quote di minor valore. Nel caso in oggetto invece, le quotazioni di Goldman Sachs sono aumentate all'annuncio dell'intervento di Buffet, segno evidente che il suo intervento ha aggiunto valore ad azioni che erano sopravvalutate. Questo spiega anche come mai GS abbia concesso l'opzione d'acquisto a un valore inferiore a quello corrente, che pure è molto più basso della serie storica.
postato da mazzetta alle ore 19:14 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
categoria: stati uniti, economie, corporation, mondo precario, elitarismo, istituzioni globali


martedì, 23 settembre 2008

L'osceno Casini



Visita l'Etiopia, non una parola sui massacri della dittatura etiope in Somalia ed Ogaden, non una parola su una delle più spietate dittature africane, in cima a tutte le classifiche negative del pianeta, ma in compenso Casini si esibisce al TG1 preoccupato per -le persecuzioni dei cristiani in Africa!!!

Che schifo...
postato da mazzetta alle ore 19:26 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria:


martedì, 23 settembre 2008

Wall Street: l'incubo comincia adesso


anche in Altrenotizie

L'amministrazione Bush è prevedibile come l'alternarsi del giorno e della notte, eppure riesce a stupire ancora, anche coloro i quali ne pensano il peggio possibile. Sembra incredibile, ma di fronte alla crisi di Wall Street, Bush sta facendo esattamente quello che fece all'indomani del 9/11. Il piano presentato dal capo del Tesoro Paulson è l'esatta riedizione della risposta americana agli attacchi di sette anni fa. Come allora l'amministrazione chiede carta bianca, assegni in bianco e assoluta discrezionalità operativa. Come allora la Casa Bianca rifiuta di indagare e perseguire i responsabili della crisi e si prepara a sfruttare l'occasione per l'ennesima grande rapina ai danni dei contribuenti americani. Come allora i soldi pubblici saranno spesi - senza alcun controllo - per ingrassare amici e danti causa dell'elite di Washington. Non c'è alcun senso compiuto nella richiesta di Paulson e Bush al Congresso, se non quello di cercare di salvare gli amici degli amici, quella piccola percentuale di americani (e non) super ricchi che controllano Wall Street e dintorni.

Secondo il “piano” gli Stati Uniti dovrebbero sborsare una cifra vicina ai mille miliardi di dollari e con quella comprare una massa di titoli inesigibili e privi di valore. Questo permetterebbe di ripulire i bilanci delle tante aziende finanziare che negli ultimi due decenni hanno moltiplicato, attraverso illusioni contabili e veri e propri falsi, i propri utili e patrimoni. Questa operazione non è un “salvataggio”, perché non è per nulla scontato che porterà l'economia fuori dalla fossa scavata dai maghi di Wall Street, ma non è nemmeno un intervento pubblico nell'economia. Si tratta semplicemente di un trasferimento enorme di ricchezza dalle casse pubbliche a quelle private, senza pretendere nulla in cambio. Come nel caso della War on Terror, Bush dice che l'enormità della minaccia e l'urgenza nel doverla affrontare richiedono una soluzione “semplice” e drastica, senza troppi fronzoli che ne potrebbero minare l'efficacia e la velocità.

In questo modo Bush è riuscito ad ottenere carta bianca più volte durante le sue due presidenze, riuscendo tutte le volte ad arricchire i suoi pari a spese del bilancio federale e della qualità della vita dell'americano comune. Ci riesce perché tutto il sistema politico americano vive un enorme conflitto d'interessi, di fronte al quale impallidisce persino quello di Berlusconi. Il sistema bipartitico americano funziona come una barriera impenetrabile alle istanze degli americani non abbienti, ma ancora più dannosa è la privatizzazione di fatto delle istituzioni americane. La ricchezza media dei senatori americani è imbarazzante, ma ancora più imbarazzante è che essi, presi dagli impegni che questa ricchezza comporta, passino saltuariamente in Senato per votare alla cieca leggi scritte da lobbysti al soldo delle grandi corporation. Lo stesso senatore Rotschild, anni fa, lamentò il fatto che nessuno tra i senatori si prendesse la briga di leggere e migliaia di pagine di allegati alle proposte di legge, circostanza appurata osservando i tomi preparati per i senatori, che rimanevano sempre intonsi.

Non c'è da stupirsi allora nel vedere che la soluzione di Bush per la grande crisi si materializzi nel riversare una cifra stellare nelle stesse tasche di quelli che hanno trascinato l'economia americana nel baratro. Non c'è da stupirsi che consideri un eventuale controllo su questa spesa come un impedimento e non c'è da stupirsi che Paulson respinga l'idea di tagliare i premi milionari (non la retribuzione) ai manager di quelle aziende che, di fatto fallite, beneficeranno dei soldi pubblici. Secondo Paulson, “se disegniamo un provvedimento così, punitivo, le istituzioni non parteciperanno e il piano non funzionerà come abbiamo bisogno che funzioni.”

Non è un gran argomento, anche perché non sembra proprio il momento nel quale un manager possa rifiutare la mano che salva la propria azienda. Questa non è che la contraddizione minore nel piano Bush-Paulson, molti altri princìpi sventolati per anni dall'amministrazione Bush saranno inceneriti dalla sua applicazione, dalla mistica sul “libero” mercato all'opera di distruzione dello Stato, al quale oggi tutti si aggrappano come ad una scialuppa nel mare in tempesta. Il piano è invece coerente con le precedenti azioni dell'amministrazione americana. Quando si tratta di trasferire ricchezze ai ricchi, Bush non teme confronti.

Il problema è molto grosso e di conseguenza è molto grossa la quantità di risorse che, approfittando dell'emergenza, si possono trasferire senza troppe discussioni. Paulson si è presentato ad una seduta congiunta di Camera e Senato (a porte chiuse) e ha letteralmente terrorizzato deputati e senatori, dipingendo un quadro (ancora segreto ai più) della situazione che ha stimolato la convergenza bipartisan verso l'approvazione del piano. Per quel che si capisce, il Tesoro americano avrà licenza di acquistare - senza alcun limite e/o controllo - qualsiasi quantità di qualsiasi titolo di credito, qualunque sia il suo grado di esigibilità e da chiunque sia esso detenuto.

L'amministrazione ha portato come prova dell'efficacia del provvedimento l'entusiasmo con il quale è stato accolto in giro per per le borse nel mondo, ma sarebbe stato ben strano vedere perplessità da parte di chi, sull'orlo del baratro, vede arrivare Babbo Natale con il cesto pieno di doni invece della fine. Sembrerà strano, ma con la crisi ormai esplosa non si è ancora trovato un responsabile, se non una generica “avidità”. McCain dice che è colpa di Obama (?), Bush non ha tempo per accusare i suoi amici, già è stato un miracolo che abbia trovato cinque minuti per rassicurare la nazione.

Le idee chiare le hanno gli americani comuni, che hanno inondato i blog ed i forum d'America con un messaggio decisamente univoco: “Il piano è una truffa”. Una truffa fin dalle sue radici, perché socializza le perdite derivanti dagli azzardi spericolati di Wall Street, dopo anni nei quali non si è fatto altro che ridurre le tasse ai ricchi (privatizzazione dei profitti), ma soprattutto perché l'ingiustizia di un tale provvedimento non è sfuggita a nessuno. Milioni di americani sono in povertà, altrettanti sono homeless, senza casa. Per loro sempre meno aiuti pubblici e nessun soccorso quando le banche hanno pignorato le loro case perché non erano più in grado di pagare il mutuo.

Altri milioni di americani, quelli che non si sono fatti sedurre dalle sirene del credito facile e che sono riusciti a rimanere a galla con i loro mezzi, vedono all'orizzonte un aumento delle tasse e il taglio dei servizi. Inevitabilmente per finanziare il piano di salvataggio molti di loro scivoleranno nella povertà o dovranno affrontare sacrifici. Questi sono i più furibondi, perché hanno rispettato al 100% i loro obblighi finanziari e adesso capiscono che con i loro soldi si cancelleranno i debiti di quanti invece hanno praticato la finanza creativa e portato al fallimento le loro società e l'economia americana. Rischiano di diventare poveri per mantenere nella ricchezza una minoranza di delinquenti.

La società americana è sempre stata poco tenera con i perdenti e con i deboli. Poca assistenza sanitaria pubblica che poi la gente è sempre malata, poche medicine fornite dal pubblico perché poi se ne abusa, pochi fondi per i disoccupati che poi si adagiano nella miseria, poca comprensione per i criminali che poi tornano a delinquere. Oggi invece, per i grandi criminali che hanno falsificato bilanci, infranto regole contabili e anche l'ordinario buon senso, spunta una ciambella di salvataggio mai vista prima. Potranno continuare ad atteggiarsi a capitani della finanza e a gestire miliardi di dollari come se nulla sia mai accaduto. Ma questo è un problema degli americani, in fondo.

Un problema più incombente è invece capire se il piano di Paulson servirà a qualcosa, ma anche qui, purtroppo, la risposta sembra essere negativa. Per quanto enorme, la somma prevista sembra insufficiente al bisogno; se la “leva” media praticata dalle varie istituzioni finanziarie si aggira su un rapporto di uno a venti tra risorse e debiti, la quantità di cartaccia che è necessario onorare è almeno quattro volte quella prevista da Paulson. Di più: se anche la cifra prevista fosse sufficiente ad arrestare il crollo, si tratterebbe solo di un arresto momentaneo, visto che il piano così “pulito e semplice”, come piace a Bush, non si porta dietro alcuna riforma sistemica.

Riforme che tutti dicono necessarie, ma che pare dovrebbero essere scritte e messe in opera proprio da coloro che, anche in queste ore, rifiutano le regole come se fossero fastidiose palle al piede. Se davvero è l'avidità ad essere sul banco degli imputati, sperare che gli avidi si diano regole per limitare le occasioni di profitto è qualcosa di più che ingenuo. Ne consegue che, anche qualora il grande regalo di Paulson sortisse qualche effetto, tra qualche tempo il sistema riprodurrà l'identico risultato e sarà di nuovo il panico.

Non è una riforma la sparizione delle grandi banche d'affari, dopo che Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno scelto di diventare banche “normali” e il Tesoro le ha accontentate a tempo di record; e non rappresenta una riforma nemmeno il blocco delle contrattazioni su novecento titoli americani. Il sistema non sarà riformato fino a che ci sarà identità tra controllori e controllati, fino a che non saranno poste regole e limiti certi, ma soprattutto fino a che non sarà rigettato il credo neo-liberista per il quale i progresso economico e sociale passano per la promozione dei ricchi, gli unici intitolati e capaci nel “creare ricchezza” poi destinata a beneficiare a cascata la collettività.

Il nuovo crollo della borsa americana in apertura di settimana, non è un segnale di preoccupazione per un eventuale ritardo del piano, ma la migliore dimostrazione della sua dubbia efficacia. Quella luce in fondo al tunnel non è la fine del tunnel, ma la locomotiva che ci sta arrivando addosso.
postato da mazzetta alle ore 13:32 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: stati uniti, truffe, semantica, economie, global risiko, elitarismo, istituzioni globali


lunedì, 22 settembre 2008

I sindacati gialli in Alitalia


Scendono in campo i lavoratori di Alitalia che si riconoscono in CISL e UIL, quelli che erano d'accordo al piegarsi alle pretese di CAI e governo.

Insieme alla CGIL rappresentano meno del 20% dei dipendenti Alitalia, ma stranamente hanno avuto più visibilità e ascolto del resto dei lavoratori dell'azienda in crisi.
Il governo ha accusato CGIL, che pure è sempre stata possibilista, del fallimento della trattiva, ma si tratta di un osceno espediente che serve solo a delegittimare e a nascondere il fatto che tutte le trattative sindacali si sono tenute convocando solo una parte minoritaria dei lavoratori. Questo squallido espediente, insieme alla campagna diffamatoria sostenuta da mesi dai media e da autorevoli "economisti" a gettone, nei confronti dei lavoratori Alitalia, dovrebbe bastare a chiunque per capire da che parte stiano le ragioni e dove i torti. I dipendenti Alitalia hanno esultato al fallimento della trattativa con CAI perché coscienti che non si trattasse di un salvataggio, ma di un regalo agli imprenditori amici che avrebbe disintegrato Alitalia addossandone le passività al bilancio pubblico. Un regalo che per loro avrebbe significato condizioni di lavoro insostenibili e retribuzioni ridicole, sotto il limite della sussistenza o, nel caso dei piloti, molto inferiori a quelle percepite dai loro omologhi europei.

Dopo mesi di calunnie sui presunti "privilegi" di cui godrebbero i lavoratori Alitalia, adesso è il momento dell'esibizione del sindacato giallo ( Attacco al fronte sindacale posto in essere - dai datori di lavoro attraverso il riconoscimento dei sindacati gialli anche nel caso che essi siano sprovvisti di rappresentatività sindacale ). Annunciata come una riedizione della storica "marcia dei 40.000" della Fiat, la manifestazione si è risolta nella sfilata di una decina di persone. Nonostante fossero meno dei giornalisti convenuti, c'è da scommettere che molti organi d'informazione cavalcheranno il fallimento travestendolo da successo e continuando a calunniare i lavoratori che si sono opposti alla grande truffa della CAI.

Un po' di trucchi:

Ore di lavoro
Gran parte della diffamazione dei lavoratori Alitalia passa attraverso il presentare l'equivalenza tra ore di volo e ore di lavoro. Si dice che il personale viaggiante fa 90 ore di volo al mese (si parla sempre e solo di questi) e ci si dice scandalizzati per quanto poche siano a fronte delle ore di lavoro richieste ad altre categorie di lavoratori. Dovrebbe essere evidente che l'equivalenza non esiste e che si tratti di un trucco, per il semplice motivo che l'impegno dei lavoratori Alitalia non si esaurisce nel volo (ad esempio ci sono addestramenti e visite mediche frequenti) e perchè è ovvio che le ore non volate, ma trascorse in attesa di imbarchi lontano dalla propria città di residenza debbano essere retribuite.
- Resta comunque il FATTO che il personale viaggiante non possa volare più di 900 ore all'anno, meno di ottanta al mese, perchè quello è il limite posta a tutela della loro salute, visto che in quota gli equipaggi ricevono un surplus di radiazioni ionizzanti che non fanno bene alla salute. Il loro ambiente di lavoro è presurizzato, pesantemente climatizzato e pure irradiato, è bene saperlo.

Ferie
Molti hanno evidenziato che i lavoratori Alitalia hanno un numero spropositato di giorni di ferie, il che unito al discorso sulle "ore volate" chiude il cerchio dei presunti "privilegi". I dipendenti Alitalia hanno lo stesso numero di giorni di riposo e di ferie di molte altre categorie. Non hanno le domeniche e le festività, che per loro sono tutti giorni lavorativi. Il numero esagerato che sventolano alcuni commentatori comprende anche la somma di domeniche e festive, sottratte le quali si capisce che non c'è alcuna differenza con altri lavoratori.

Licenza Enac
Questa è l'ultima minaccia, tramite un ente controllato da "amici", che è piombata sulla trattativa, l'Enac ha fatto sapere che a giorni potrebbe sospendere la licenza di volo, peccato che questa pretesa cozzi contro il (D.L. 134/2008) secondo cui l'ammissione di una societa' alla procedura di amministrazione e lo stato economico e finanziario non comportano, per un periodo di sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, il venir meno dei requisiti per il mantenimento delle eventuali autorizzazioni, certificazioni, licenze, concessioni o altri atti o titoli per l'esercizio e la conduzione delle relative attivita' svolte.
In pratica l'Enac non può, per una disposizione contenta nel decreto, sospendere la licenza prima che siano passati sei mesi dalla data del decreto, affermando che l'amministrazione straordinaria costituisca titolo per farlo.
postato da mazzetta alle ore 18:24 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: italia, truffe


domenica, 21 settembre 2008

Dalla guerra dei droni alla videowar

Anche in Altrenotizie


Tra i pochi attori delle guerre d'inizio secolo che ne hanno tratto un evidente vantaggio, ci sono sicuramente le industrie che si occupano di armamenti. Oltre all'aumento esponenziale dei fatturati, le guerre volute da Bush si sono rivelate un'occasione unica per i reparti di Ricerca & Sviluppo delle grandi corporation del complesso militar-industriale americano. Sono piovuti finanziamenti a pioggia e l'occasione di sperimentare ogni genere di arma direttamente sui teatri di guerra, spesso a spregio delle convenzioni che regolano i conflitti. La natura particolare dei conflitti in Iraq e Afghanistan ha indirizzato la ricerca sugli strumenti per acquisire, anche nella cosiddetta “guerra asimmetrica”, quella supremazia incontestabile che gli Stati Uniti vantano già in quella più tradizionalmente simmetrica. Gli armamenti pesanti servono a poco negli scenari di guerra urbana, che secondo gli studi del Pentagono saranno comunque quelli che vedranno impegnate le truppe americane anche nel futuro, non solo al di fuori delle frontiere americane.

Di particolare importanza per conquistare questa supremazia in ambienti urbani si sono rivelati gli aerei telecomandati, conosciuti come “droni”. Inizialmente schierati come strumenti di osservazione, si sono rapidamente evoluti e diffusi e oggi ne esiste una dozzina di varianti diversamente armate e si attende a momenti sul campo, l'evoluzione in grado di portare un carico bellico simile ad un aereo da combattimento tradizionale.

I “droni” offrono numerosi vantaggi, gran parte dei quali discendono direttamente dall'assenza del pilota a bordo. Questa comporta poter rinunciare alla strumentazione di bordo, alla cabina e alla sua blindatura e di conseguenza a un sacco di peso, potendo così ridurre le dimensioni, aumentare la manovrabilità e l'autonomia dei mezzi. Anche la loro visibilità ai radar ne guadagna, molti di questi sono del tutto invisibili ai dispositivi tradizionali.

I “droni” in teoria possono rimanere operativi fino a che hanno carburante, normalmente hanno oggi un'autonomia di una giornata, perché i loro equipaggi si possono avvicendare alla console di comando remoto e turnare mentre la missione è in corso; lo stesso mezzo è perciò in grado di sorvolare e osservare una porzione di territorio senza soluzione di continuità, giacché il limite fisiologico rappresentato dalla tenuta fisica del pilota è eliminato. Allo stesso modo è stato eliminato anche il rischio di morte dei piloti, che normalmente sono più che al sicuro a qualche migliaio di chilometri dal teatro operativo. In virtù del peso e delle dimensioni ridotte, i “droni” sono inoltre facilmente trasportabili e non hanno bisogno di lunghe piste di atterraggio e decollo.

In virtù di tali e tanti vantaggi i “droni” sono stati aggregati alle pattuglie sul terreno, che hanno imparato a servirsene come di occhi e armi supplementari. Facile comprendere che per un battaglione di marines che affronta un centro abitato, sia molto importante vedere dietro e dentro gli edifici usando il menù di sensori di un Predator. Il clamoroso successo operativo dei “droni” e la loro conseguente affermazione, hanno però creato una serie di problemi collaterali.

C'è quello del sovraffollamento del cielo, rilevato in Iraq dove volano oltre seicento “droni” che sfuggono al controllo del traffico aereo e che già si sono trovati a mettere in difficoltà aerei ed elicotteri americani. C'è poi quello che li vede al centro di una contesa tra e varie armi. All'aeronautica che ne reclama il controllo, si oppongono le aviazioni di esercito, marina e marines che preferiscono usarli in proprio. Per i soldati sul campo doversi coordinare con l'aeronautica comporta sicuramente un aumento dei tempi di risposta, ma anche il timore di poter essere “messi in coda” ad altre priorità.

Grossi problemi collaterali li procurano soprattutto i “droni” armati, le missioni dei quali si concludono spesso in massacri di civili, ma questo dipende dalla war policy statunitense e non da limiti intrinseci al sistema d'arma. Come nel caso degli equivalenti “omicidi mirati” israeliani, quando si sceglie di colpire una persona tirando un missile su un edificio nel quale si presume ospite, si prevede e si accetta di ucciderne tutti gli occupanti. Così i “droni” per molti pachistani, afgani ed iracheni hanno assunto l'immagine della morte che colpisce alla cieca dal cielo. Gli americani possono colpire gli stessi obiettivi con aerei tradizionali o con missili da crociera, ma oggi preferiscono impiegare i “droni” per la loro prontezza nel dispiegamento in reazione alle informazioni ricevute dall'intelligence.

L'evoluzione, come tutte quelle che riguardano gli armamenti e in generale le innovazioni tecniche, è comunque suscettibile di altre e importanti controindicazioni. La relativa economicità dei velivoli li rende alla portata di molti paesi privi di un'aviazione militare significativa, tanto che in Africa sono già stati usati “droni” israeliani per distruggere aerei europei, segnatamente francesi, mettendo in discussione i tradizionali equilibri di forza in molte macro-aree regionali. Sono sicuramente un prodotto di successo e già oggi se ne producono più di quanti ne possano essere condotti dai piloti abilitati.

Gli Stati Uniti soffrono appunto una carenza di piloti che rallenta i programmi di sviluppo delle flotte aeree telecomandate. Pur necessitando un addestramento molto semplificato, perché i piloti da console non hanno bisogno di corsi di sopravvivenza, particolari requisiti fisici, addestramento all'uso delle armi, conoscenze meteo e molto altro, non se trovano abbastanza, tanto che più d'uno ha suggerito di cercare tra gli specialisti arcade, cioè tra i maghi dei videogiochi.

x47a La nuova frontiera del modello di guerra occidentale sembra quindi correre verso una ulteriore sterilizzazione disumanizzante dei conflitti. Già la dottrina corrente prevede la soppressione delle vittime dall'immagine del conflitto, ma oggi si corre a grandi passi verso l'eliminazione completa del contatto diretto tra il soldato e la vittima anche in quei contesti, come la guerriglia urbana, nei quali fino ad oggi non era possibile evitare il rapporto relativamente umano tra i combattenti. Il futuro prevede che a premere il grilletto potranno essere operatori che non hanno mai visto un teatro di guerra e che lo interpreteranno, da migliaia di chilometri di distanza, attraverso sensori e telecamere, completando il processo disumanizzante cominciato dall'umanità con l'invenzione delle armi da fuoco. Quegli stessi operatori, dopo aver compiuto l'azione di guerra, potranno uscire a cena con la famiglia a casa propria, andare al cinema o semplicemente cambiare postazione e darsi ai videogames senza soluzione di continuità e con un bassissimo rischio di cogliere la differenza.

Da qui a pochi anni i paesi tecnologicamente avanzati potranno condurre le operazioni militari come oggi milioni di appassionati giocano a programmi di simulazione bellica sempre più complicate. Se il novecento è stato il secolo delle guerre industriali, nelle quali si confrontavano le capacità logistiche e produttive nazionali nel recapitare al nemico quanti più colpi possibile, il secolo appena iniziato potrebbe essere caratterizzato dall'affermazione delle videowar. Un bel progresso.
postato da mazzetta alle ore 17:11 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: stati uniti, scienze, guerra, war on terror, corporation, global risiko


venerdì, 19 settembre 2008

Berlusconi fa il miracolo


Berlusconi va in visita a San Giuliano, comune terremotato nel 2002 dove il crollo della scuola fece strage di bambini. Inaugura la scuola che non è finita e promette che ''Al piu' presto, probabilmente entro la fine dell'anno, il 70% dei cittadini di San Giuliano di Puglia dovrebbe rientrare nelle proprie case. E piano piano tocchera' a tutti gli altri''..

A San Giuliano nel 2002, quando Berlusconi garantì che entro due anni la ricostruzione sarebbe stata completata, ci credettero in pochi, ma un miracolo l'ha fatto lo stesso: è riuscito a promettere per la fine del 2008 il 70% di quello che promise nel 2002 e a far girare la promessa su tutti i media senza che nessuno notasse l'incongruenza. Più probabilmente il miracolo consiste nell'aver ormai realizzato un unanimismo servile impenetrabile.

Quasi nessuno ha raccolto il parere degli abitanti o fatto notare che in meno tempo si è ricostruita l'Umbria terremotata, la scuola la chiamano "la cattedrale nel deserto", un mambrone in mezzo alle rovine di lavori mai terminati. Ovviamente, come ai bei tempi, alcune strade sono state asfaltate poco prima dell'arrivo del premier.
postato da mazzetta alle ore 19:23 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: italia, truffe, infowatch


giovedì, 18 settembre 2008

Bologna: caccia alle misteriose regine degli affitti in nero


La notizia è positiva: a Bologna la Guardia di Finanza sta individuando molti casi di affitto in nero. Il colpo grosso è stato nell'individuazione di due signore, madre e figlia, che possedendo oltre cento (100) immobili hanno pensato bene di farne di tutti i colori per non pagare le tasse dovute sulla loro rendita. Contratti falsi, inesistenti e via ad enumerare gli espedienti più classici di questo tipo di truffa ai danni delle casse erariali.

Secondo quanto pubblicato dai giornali locali le due signore avrebbero evaso qualche centinaio di migliaia di euro, "risparmiando" in tasse, più o meno, l'equivalente di un euro a testa per ogni bolognese. In realtà la cifra è sicuramente molto superiore, visto che la GDF ha fatto sapere che le due hanno goduto anche del condono (tombale e molto economico) del precedente governo Berlusconi.

Cifre spaventose, azioni non certo motivate dal bisogno, ma nonostante questo le due signore hanno goduto di un insolito riguardo da parte della stampa felsinea, che in blocco ha accuratamente evitato di pubblicarne i nomi. La blogosfera locale ha immediatamente protestato, ricordando i numerosi casi di giovani fermati e poi esposti al pubblico ludibrio perchè magari trovati in possesso di un paio di canne.

Oggi l'omertà è stata parzialmente infranta da La Repubblica, che in in un piccolo box riferisce il nome della più anziana delle due: Adriana Cristiglio, già titolare di una ditta individuale che stampa targhe, decalcomanie e vetrofanie, tra le quali (benemerenza?) il primo storico marchio della Ferrari. In rete si trovano in vendita su eBay altre sue realizzazioni scambiate dai collezionisti di memorabilia, ma non altri riferimenti. La signora ormai ultra-settantenne non risponde alle chiavi di ricerca.

Per una curiosa scelta dell'articolista è rimasta invece nell'ombra la figlia, che non dovrebbe portare il cognome della madre e che viene descritta come "noto medico". Noto medico ancora in attività (almeno si presume, visto che è descritta come quarantanovenne) alla quale, evidentemente, si vuole risparmiare pubblicità negativa. Sappiamo così il nome di chi ha provato a fregarci mezzo euro a testa, mentre manca ancora l'attribuzione di responsabilità per gli altri cinquanta centesimi, non volendo e potendo contare quanto "risparmiato" con l'  evasione (presunta, ovviamente) precedente il condono.

Strano ma vero, i poveri cristi alla berlina e i grandi nomi sotto protezione. E' ancora fresca la notizia di due persone arrestate e incarcerate in Friuli per il furto di due (2) zucchine e due (2) carote da un campo. Freschi disoccupati si erano illusi di poter sfuggire al rigore della legge.

Le due signore bolognesi invece hanno velocemente acconsentito a pagare la sanzione per le loro irregolarità e la storia si è già chiusa, senza ulteriori code e senza troppa pubblicità. la disponibilità di qualche centinaio di migliaio di euro sull'unghia testimonia l'assenza di qualsiasi problema economico dietro questa storia.

Peccato, la storia epica dell'accumulo di cotanto patrimonio e dell'ottimizzazione della sua messa a reddito avrebbe sicuramente interessato molti lettori, sempre attratti dalle saghe familiari e dalle storie torbide,

Comunque non c'è da disperare, le vie del gossip sono infinite e qualche bolognese che è stato alle dipendenze della signora Adriana Cartiglio o compagno di scuola di sua figlia si troverà ed il mistero sarà risolto, stay tuned.

Dall'incivile Irlanda: dove invece mettono sui giornali chi, come e quanto evade le tasse con tanto di indirizzo e professione.

The largest settlement listed was for €635,565 - this was made by Patrick Keane, a company director, of Glenbaun, Ardfoyle Crescent, Blackrock, Cork.Mr Keane's case arose from the Revenue's bogus non-resident account initiative, which began in 2001.Under the Revenue's latest voluntary disclosure initiative, people have until Monday to declare untaxed funds they may have held in bank and building society accounts in the period between January 1st 2005 and December 31st 2007.The Revenue is to get access from building societies and banks to information concerning accounts with large balances during the period.
Mr Keane is a director of Keane's Jewellers, Oliver Plunkett Street, Cork.
He made a settlement arising from the under-declaration of income tax and PAYE/PRSI.

Gerald Keane, company director, of Hingabue, Clogheen, Cork, made a settlement of €212,591 for similar reasons.

Charles McDaid, a retired company director from Cahir O'Doherty Avenue, Buncrana, Co Donegal, made a settlement of €588,600 arising from a single premium insurance products and offshore assets investigation case.

Derek Jones, a retired company director from The Hermitage, Ballykea, Skerries, Co Dublin, made a settlement of €575,000 arising out of a single premium insurance products case.

Site developer Joseph Miley, of Toolstown, Dunlavin, Co Wicklow, made a settlement of €514,730 arising from the Revenue's offshore assets initiative.

Frank Gilleece, a landlord from Maudlins, Trim, Co Meath, made a settlement of €466,687 arising from a Revenue offshore assets case.

John Foley, a haulage contractor from Limerick Road, Charleville, Co Cork, made a settlement of €452,058 arising from an offshore assets case.

Etc...
postato da mazzetta alle ore 12:28 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: trash, bologna, truffe, infowatch


lunedì, 15 settembre 2008

Ecco i mandanti morali

«Non si strumentalizzi il gravissimo e insensato omicidio del giovane africano"

alemanno_larussa_gasparri(Nella foto: Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri)

La frase che apre il post è del fascista malamente travestito, al centro della foto che lo ritrae con due camerati. Frase che rende esplicita la copertura politica che i neofascisti al governo offrono agli assassini del giovane milanese, nonchè italiano, Abdul. Un copertura ideologica -garantita- a tutti quanti abbiano aggredito o aggrediranno quegli stranieri o i -diversamente italiani- che la destra fascista offre come capro espiatorio al popolino mentre lo depreda. Della sua dignità come dei suoi averi.

Un negazionismo tipicamente razzista e fascista, un grande classico grazie al quale nei secoli gente come questa sopra si diceva innocente del massacro di milioni di persone, perchè in quanto "negri", "ebrei" o altro erano untermenschen, sotto-uomini. Di conseguenza ucciderli, sterminarli, sfruttarli fino alla morte non era eticamente censurabile. Un sofisma miserabile per il quale un omicidio è tale solo se uccidi "un uomo", negatagli l'umanità puoi trattarlo legittimamente da animale.

Abdul era un uomo con tutti i diritti di un uomo, era italiano come tutti gli italiani, la sua vita era sacra come quelle di tutti, secondo le leggi che vigono in questo paese e in molti altri. Abdul non era meno italiano di quanto Obama non sia americano. Per la cronaca: se un politico americano chiamasse "africano" un cittadino statunitense finirebbe sbranato. Se in Germania un deputato tentasse di difendere degli assassini facendo leva sullo status della vittima, si dovrebbe dimettere entro le 24 ore.

Definendolo africano l'orrido La Rutta si è chiamato fuori dal consesso civile, ha declamato una menzogna e si è schierato accanto agli assassini. Di fatto si è rivelato loro mandante morale, intendendo con questa espressione chi costruisce quadri ideologici volti a giustificare la violenza verso il nemico.
Mandante di questo omicidio come delle numerose aggressioni di stampo neofascista che si sono registrate negli ultimi anni a carico di froci, ebrei, negri e pure comunisti. Tutte negate in quanto tali da quasi tutti i parlamentari della destra italiana e anche da molti degli organi d'informazione che questa controlla o ad essa afferenti.

Nel nostro paese la stagione della cieca violenza ideologica non si è mai chiusa. E non si chiuderà mai fino a quando sarà permesso ai fascisti di tenerne accesa la fiamma coprendo e proteggendo gli assassini. Una democrazia che voglia dirsi matura deve -annichilire- politicamente chiunque provi a imboccare il sentiero del razzismo e del suprematismo, sentiero che invece nel nostro paese è fin troppo frequentato e che troppi percorrono con incredibile leggerezza senza destare scandalo.


Nota: Sul Forum del Corriere, come su molti altri, è possibile rendersi conto di quanto siano diffusi ignoranza e razzismo e come il nesso causa-effetto tra le schifezze pronunciate dai parlamentari fascisti e leghisti (le stesse ripetute ossessivamente da molti dei commentatori) e l'omicidio, sia evidente.

Chiusa la questione:

A chiarire il retroterra culturale dell'omicidio e a fornire una testimonianza di prima mano sul razzismo che avrebbe animato gli assassini ha provveduto la signora che è loro madre e moglie, dichiarando: "Sono razzista al 100%, mi ci hanno fatto diventare il razzismo l'ho dovuto subire io quando sono arrivata ragazzina dalla Puglia...". "Ma noi venivamo qui per lavorare, non per rubare e stuprare”.

Parole incommentabili, ma che mettono una pietra sopra alle ipocrisie e agli ipocriti. Difficile pensare che quanti hanno fatto professione negazionista negli ultimi due giorni si ravvedano e si scusino, ma ora sarà un po' più difficile sostenere che quel ragazzino sarebbe stato ammazzato brutalmente anche se fosse stato bianco.

postato da mazzetta alle ore 22:22 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: italia, diritti umani, diritti civili, decultura, fascisti su marte, infowatch, differenze-ue


domenica, 14 settembre 2008

I rifiuti infoibati nel Carso


cavita Quante sono le grotte carsiche nella provincia di Trieste riempite di rifiuti negli ultimi cinquant'anni, approfittando della particolare situazione geopolitica che vedeva il Friuli come frontiera a baluardo dei rossi?
Un numero impressionante (qui il censimento completo, con le sostanze rinfenute, pubblicato dalla Regione Friuli Venezia Giulia), tanto da far ritenere che gran parte delle cavità carsiche del Friuli sia stata riempita di veleni (idrocarburi, altri agenti chimici, fino agli esplosivi) nel corso degli anni, spesso legalmente. Provvedimenti d'urgenza, ma anche provvedimenti ordinari costruiti sullo stato d'eccezione di un Friuli disegnato per essere bastione a protezione della patria ai quali si sono aggiunti gli sversamenti illegali. Sono centoventotto (128) con una media superiore a una grotta inquinata per ogni due (2) chilometri quadrati di territorio. Il sistema delle grotte del Carso ha offerto un'occasione irresistibile, non c'era nemmeno bisogno di scavare. Un vasto ecosistema interconnesso è stato trasformato in una pattumiera.

La Patria chiamò, e come nel caso dell'uranio impoverito, a rispondere furono persone con nessun riguardo per la salute dei cittadini e delll'ambiente.


credits to Obzudi e Greenactionplanet
postato da mazzetta alle ore 09:00 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: italia, trash, ecologie


venerdì, 12 settembre 2008

La regione avvelenata

anche in Altrenotizie

Succede che nel 2004, in una regione d'Italia, si scopre che le acque del fiume principale sono pesantemente inquinate da terribili veleni. Sostanze velenose e mutagene che superano i limiti ammessi per ciascuna, fino a formare un minestrone terribile che viaggia nei tubi dell'acquedotto. Non è il semplice sforamento dei limiti di una sostanza, ma sono più sostanze a superare i limiti posti a tutela della salute e - tutti insieme - a rendere quell'acqua pericolosissima, in particolare per le donne in stato di gravidanza e i bambini. Dal 2004 al 2007, nonostante numerose quanto riservate riunioni a tutti i livelli, dai piccoli comuni, alle province, fino alla Regione, non succede niente, tutto tace. Nel 2007 all'improvviso, su iniziativa del WWF e della locale rappresentanza di Rifondazione Comunista, sono commissionate analisi private e scoppia lo scandalo. A ruota, la locale Procura apre un procedimento per “disastro ambientale” e numerose altre imputazioni, poiché si è scoperto che l'inquinamento del fiume deriva da una enorme discarica di materiali chimici tossici posta ad appena venti (20) metri dal fiume. Una discarica che, nelle parole del magistrato è una delle più grandi discariche tossiche e nocive che esista in Italia, e forse in Europa, talmente grossa che non esiste neppure un sito dove andare a smaltire questo materiale.

bussi5basrisA fronte di dichiarazioni e fatti tanto preoccupanti gli amministratori locali si mobilitano, ma non per cercare un rimedio o per sanare la situazione, bensì per nascondere tutto ai propri amministrati, con ottimi risultati. Il presidente dell'ATO (nonché Deputato, coordinatore regionale della Margherita, Sindaco e consigliere provinciale, alla faccia dei conflitti d'interesse e del cumulo delle cariche) che ha in carico gli acquedotti dichiara che “le analisi effettuate erano frutto della fantasia e che forse le bottigliette per i campionamenti erano sporche di terra”. Il Sindaco di un capoluogo di provincia che per un breve periodo è costretto a chiudere i rubinetti afferma che la causa dello stop risiede in “ una forte riduzione delle precipitazioni negli ultimi mesi” e in “un sensibile aumento della popolazione non residente nel periodo estivo”. Un paio di pozzi sono chiusi, riapriranno dopo poco con l'applicazione di filtri a carbone attivo assolutamente inefficaci nel fronteggiare il pericolo.

Intanto il tempo passa e mentre la magistratura scopre che le discariche-bomba sono più di una (ad oggi quattro quelle individuate), gli amministratori locali fanno di tutto per insabbiare la vicenda e la storia della discarica e degli stabilimenti limitrofi. Il presidente della Provincia non trova di meglio che approvare proprio in quei siti la costruzione di uno stabilimento per il trattamento di rifiuti tossico-nocivi provenienti da altre regioni. Quando il governo decide di intervenire, gli amministratori si precipitano a rassicurare (chi?) che l'individuazione dei terreni da bonificare sarà “circoscritta” quanto più possibile. Fortunatamente a livello nazionale non abboccano e l'area alla fine individuata sarà enorme se confrontata con i “suggerimenti” locali.

In una delle aree individuate in un secondo tempo, il personale del Comando provinciale del Corpo Forestale ha scoperto elevate quantità di arsenico, piombo, mercurio, metalli pesanti, sostanze tossiche, acque e falda freatica inquinate, mentre l'analisi del sito principale ha scoperto un vaso di Pandora ripieno di tutto, tanto che gli operatori incaricati delle analisi, pur dotati di tute e maschere hanno accusato malori durante le operazioni di prelievo. Il presidente dell'ATO (e molto altro) sopra citato si chiama Giorgio D'Ambrosio, il sindaco è quello di Chieti, la Regione è l'Abruzzo, il fiume è il Pescara. Ancora oggi nel sito internet della regione Abruzzo non c'è una sola parola che richiami esplicitamente la vicenda, compresa entro un giro di parole insignificante.

Bussi4basris

L'attività della Regione in relazione a questa vicenda è definita come: ”l'espletamento, in via generale, di tutte le altre iniziative comunque necessarie al superamento del contesto emergenziale, con particolare riferimento a quelle funzionali alla sicurezza idraulica ed al ripristino ambientale.” Senza alcun riferimento al come, dove e quanto esista un'emergenza ambientale in Abruzzo. Chi si chiedesse cosa sia mai quel “contesto emergenziale”, non troverebbe alcuna indicazione nel sito della Regione. C'è anche un forum per discutere della vicenda, ma è riservato, pre-moderato e anche l'iscrizione è subordinata all'approvazione di una misteriosa autorità. Anche la stampa ed i media nazionali sono stati molto parchi nel denunciare lo scandalo. Qualche articolo sparso, mai una prima pagina e un paio di servizi televisivi, non certo sulle reti ammiraglie.

Silenzio e dichiarazioni assurde, come quella, ancora proveniente dall'ATO che ha affermato che l’acqua inquinata dai veleni, proveniente da Campo S. Angelo e che poi confluisce nell'acquedotto del Giardino, “non viene miscelata alle altre” (vietatissimo!), -ma- che “le acque viaggiano insieme nella stessa conduttura”. Avete letto bene, una negazione che ammette l'accusa, ma nemmeno dichiarazioni tanto strampalate hanno destato scandalo o animato i media abruzzesi.

bussi-vol2 La discarica abusiva più estesa e pericolosa d'Europa è quella di Bussi, una cittadina che sorge alla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara e che ha ospitato stabilimenti chimici della Montedison fin da prima della seconda guerra mondiale. In origine produceva Yprite, fosgene, in pratica le armi chimiche che Mussolini impiegò in Africa in spregio alle convenzioni internazionali. Successivamente, negli stabilimenti di Bussi sembra siano stati fabbricati molti prodotti chimici, con una particolare predilezione per i più pericolosi dal punto di vista ambientale. L'amministrazione, le maestranze, tutti sapevano e nessuno ha mai detto nulla, tanto che fino al 1963 gli scarichi finivano direttamente nel fiume. C'erano da salvare i sacri posti di lavoro, ma soprattutto c'erano da far girare fiumi di denaro.

A quell'epoca risale la costruzione della discarica abusiva, la più grande, quella accanto al fiume e all'autostrada dove, anche dopo il fermo degli impianti, hanno continuato ad affluire camion da tutto il paese. Lì si poteva quello che ovunque altrove era vietato. Una volta colmata la discarica e raggiunta la sua massima espansione, quando finalmente Montedison cozzò contro l'ostinazione del proprietario di un terreno che non volle cedere alle offerte dell'azienda, i camion continuarono a raggiungere la regione riversando il loro contenuto nelle discariche figliate da quella di Bussi.

Montedison ha fatto opposizione al provvedimento di sequestro dei terreni e, pur non commentando la vicenda, è chiaro che non ha alcuna intenzione di scusarsi con gli abruzzesi o contribuire a rendere noto quali e quante sostanze siano state riversate nell'area. Area che ora è divenuta Sito di Bonifiche Nazionale e che attende una bonifica che nessuno sa come portare a termine, non esistendo un sito capace di accogliere una tale massa di veleni pericolosissimi. Probabilmente attenderà a lungo, perché se da un lato lo stanziamento governativo di sessanta milioni di euro servirà solo a coprire le discariche con colate di cemento (la più classica delle “pietre sopra”), dall'altro alla Regione Abruzzo fanno finta di nulla e la discarica di Bussi è diventata innominabile ed innominata. Questo senza considerare il precedente regionale della bonifica Saline-Alento, in corso da anni senza aver prodotto altro che sprechi di denaro pubblico originati da opportuni errori a cascata.

La Provincia ha addirittura approvato alla costruzione di un impianto che l'ORIM vorrebbe installare nell’area, un impianto per il trattamento di decine di migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dai petrolchimici e dalle industrie chimiche di tutta Italia. Secondo la Provincia il pericolo maggiore è quello di frenare lo sviluppo della zona.

La vicenda, che prima di tutto rappresenta un gravissimo rischio sanitario per generazioni e generazioni di abruzzesi, non trova attenzione e non suscita scandalo. Se non fosse per qualche attivista locale e per l'opera della magistratura, non se ne saprebbe proprio niente. Un pericolo che interessa almeno mezzo milione di persone abitanti nel bacino del fiume Pescara, fino alle sue foci, quindi al mare e alla costa.

Sebbene la giunta regionale abruzzese sia oggi dimissionaria e il suo ex presidente, Ottaviano Del Turco, impegnato a tenersi lontano dalle patrie galere, lo scandalo non è materia di contesa elettorale. Lo stesso Del Turco si è segnalato per un fragoroso silenzio sulla vicenda. La migliore testimonianza che la Tangentopoli abruzzese sia molto più estesa e trasversale di quanto non facciano trasparire le accuse all'ex socialista di rito craxiano e ai suoi compagni di sventura. Si può quindi affermare che la maggior parte dei politici abruzzesi non siano solamente avidi, ma anche pericolosi per la sopravvivenza dei loro stessi amministrati. I ripetuti scandali che hanno investito la sanità abruzzese hanno sollevato un sospetto che la vicenda di Bussi conferma: in Abruzzo la politica, intesa come sistema di potere indifferente al colore di appartenenza, non frena la sua avidità davanti a niente.

Nota a margine: le acque del fiume Pescara riforniscono una adduzione agli acquedotti pugliesi. Anche in Puglia quindi c'è il rischio di bere l'eau de Bussì.
postato da mazzetta alle ore 11:36 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: italia, truffe, diritti umani, corporation, salute in pericolo, bug di sistema, infowatch


venerdì, 12 settembre 2008

L'Italia di Carfagna e Berlusconi: un paese a puttane


mara-carfagna_nuda.previewDice il ministro nella foto: «la prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo". Questo potrebbe significare solo che la stessa si facesse fotografare nuda senza pretendere compensi o in alternativa che si tratti dell'ipocrisia di una squinzia da stacchetti, assoldata per impersonare la parte del ministro bigotto in un governo di falsi più di Giuda.

A rinforzo arriva uno di quei "veri uomini" che una volta si dicevano fascisti e oggi fan finta di no. Filippo Berselli (nella foto mentre è impegnato in una sobria campagna elettorale) ricorda di aver esordito andando a puttane perchè le ragazze "non la davano" (a lui). Interessante anche la successiva esibizione di sociologia d'accatto ad inquadrare la contemporaneità e a spiegare il successo, sul mercato della prostituzione, di gay e transessuali. Se prima era colpa delle ragazze che non la davano, adesso è colpa delle ragazze che la danno troppo. I ragazzi si stancherebbero quindi in fretta e si rivolgerebbero alla prostituzione omosessuale perchè presto "saturati" dall'offerta troppo abbondante. Non pervenuta la parte su quanto la dessero e quanto invece la diano oggi gli omosessuali  e nemmeno se l'evoluzione dei costumi abbia comportato l'estinzione dei pippaioli con grandi benefici per le diottrie e un drastico calo dei ricoveri per sopravvenuta cecità.

filippo-berselli Come quadro ideologico a sostegno del provvedimento è un po' carente, ma è pur vero che la profondità nelle analisi non è mai stata una delle frecce all'arco dei post-fascisti. Di più non era possibile attendersi.

Il provvedimento annunciato dalla velina Carfagna ha comunque tratti profondamente classisti, colpendo esclusivamente la prostituzione "da poco". Cosimo Mele ed i suoi omologhi scoperti a puttane (anche recentemente) possono stare tranquilli, andare a puttane costose sarà ancora permesso, anche se non si sa ancora se, secondo una proposta di Lorenzo Cesa, i deputati potranno godere di una apposita indennità-meretricio dalle casse dello stato ad alleviarne le pene del pene. Diventa invece sicuramente reato il comportamento inconcludente di chi come il povero Sircana non arriva a consumare e si limita ad intralciare il traffico.
In serata una nota del Ministero ha precisato il pensiero della velina-ministro, che avrebbe semplicemente dimenticato un pezzo della frase prevista nel copione. La dichiarazione corretta e completa è quindi: "Non comprendo chi vende il proprio corpo per quattro soldi".

A Liberazione hanno dibattuto a lungo se mettere una foto della velina nuda in prima pagina per evidenziare le contraddizioni della giovane e alla fine hanno deciso di no "per non abbassarsi a quel livello".

La mia personalissima assemblea interna,dopo un veloce dibattito, ha invece deciso di scendere a quel livello e di accettare lo scontro, colpo su colpo. A questo fine giova ricordare che proprio recentemente la giovane velina è assurta all'onore delle cronache, insieme alla collega Brambilla, per una intercettazione nella quale si parlerebbe di carriere politiche favorite dall'abilità nella fellatio.

E visto che siamo nella spettacolare civiltà dell'immagine, aggiungo anche la foto di uno striscione che offre un saggio consiglio alla giovane

mara-stringi
postato da mazzetta alle ore 10:23 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: italia, trash


mercoledì, 10 settembre 2008

Nessun salvataggio per Alitalia, solo un bluff


Dal quel poco che si è capito grazie a quel che traspare dalle manovre intorno ad Alitalia è che la compagnia non sarà "salvata", ma smembrata e cancellata.
Non ci sarà in futuro un'Alitalia a portare questo nome e la nuova compagnia (CAI) alle viste non rappresenta certo un'Alitalia "salvata", quanto piuttosto un'iniezione di capitali e mezzi a salvare la privatissima AirOne, pure lei in pessime acque.

Il bluff berlusconiano è di cortissimo respiro, per questo c'è la necessità di creare attorno all'operazione un unanimismo trasversale che vada dalla politica agli investitori cooptati fino al personale dell'ex compagnia aerea. Minacciando il fallimento della compagnia al fine di forzare i dipendenti Alitalia, Berlusconi e soci bluffano, perchè è ovvio che il minacciato fallimento è già nelle cose, ma soprattutto perchè, se Alitalia fallisce, Berlusconi non potrà dire di aver salvato la compagnia come "promesso" ripetutamente.

In ogni caso la compagnia non sarà salvata, oggi il piano del governo si gioca esclusivamente sulla possibilità di travestire il fallimento da "rilancio" e di cogliere due piccioni con una fava risolvendo le grane di AirOne e procurando enormi guadagni agli "investitori" garantiti dal governo amico.

Il salvataggio di un'azienda prevede che questa continui ad esistere, l'iniezione di capitali freschi e la continuità del marchio e delle attività. Niente di tutto questo per Alitalia, che sarà semplicemente messa in liquidazione, offrendo le passività alle casse dello stato e regalando gli asset ancora monetizzabili agli amici degli amici. Sparirà il nome, spariranno le competenze e la memoria storica dell'azienda e spariranno anche i sodi degli azionisti che fino ad ora vi hanno investito, tutto assorbito nel buco nero della bad company.
A quel punto Alitalia avrà cessato d'esistere e tutti i cespiti attivi di bilancio verranno conferiti alla nuova creatura, con una palese truffa ai creditori, azionisti ed obbligazionisti della società che si troveranno a rapportarsi con una compagnia che dell'Alitalia conserva solo i debiti. Una palese violazione della legge fallimentare operata per decreto, ma soprattutto la dimostrazione che quello di Alitalia non è un salvataggio, ma un fallimento pilotato


Fallimento che costerà ad ogni italiano un centinaio di euro e che nasce grazie al solito groviglio di conflitti d'interessi, grazie al quale a decidere le sorti della compagnia saranno coloro i quali si riservano di guadagnarci, mentre agli altri spetterà unicamente il pagamento del costo dell'operazione e la retribuzione dei guadagni garantiti ai cooptati.

Nel momento in cui la bad company vedrà la luce, Alitalia sarà morta e se si continuerà a parlare di salvataggio sarà solo per il servilismo che permea la gran parte dei media italiani,
postato da mazzetta alle ore 11:34 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, truffe, corporation, bug di sistema


martedì, 09 settembre 2008

Le bugie della nuova Campagnola



Squilli di tromba per la nascita della nuova Campagnola Fiat, con molte imprecisioni. Il veicolo non è nuovo e neppure originale, trattandosi di un'evoluzione e restyling del Santana PS-10, definito dagli stessi costruttori spagnoli come "un clone del Defender della Land Rover".
L'Iveco ha acquisito la Santana Motor e aggiornato il mezzo, presente sul mercato dal 2002 e nella sua veste britannica originale, dal 1948 . Dal Massif Iveco la Fiat ha tratto la Campagnola, dotandola del motore del Daily per superare in prestazioni l'originale britannico. Spacciarla per una grande novità o come grande ritorno dell'industria italiana nel particolare segmento dei fuoristrada senza compromessi è quindi sbagliato e anche un po' disonesto. Niente stupore e nessuna giustificazione per certe affermazioni roboanti, che si tratti di un modesto restyling lo testimonia la cifra di sessanta milioni di euro investiti nell'operazione, sufficienti appena per un progetto copia & incolla e per cambiare un paio di stampi per i lamierati. Sembra un po' uno dei grandi progressi tecnici vantati dal fiero alleaten Galeazzo Musolesi di bonviana memoria.

Confrontando le foto dei quattro veicoli, anche all'occhio più distratto risultano identiche le scomodissime porte e tutta la fiancata, mentre non è per niente pacifico che il restyling abbia migliorato la linea, ora forse più pesante. Foto [1] [2] [3] [4].
postato da mazzetta alle ore 13:14 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: corporation, infowatch


lunedì, 08 settembre 2008

TPI: Tribunale Penale Fallimentare

Nota: ho ricevuto dal signor Palme l'indicazione di un sito http://www.article42-3.org dove si può trovare la rassegna stampa completa relativa allo scandalo che coinvolge Luis Moreno Ocampo, già soprannominato Morenogate.

anche in Altrenotizie

Qualche settimana fa il Procuratore del Tribunale Penale Internazionale (International Criminal Court), l'argentino Luis Moreno Ocampo, ha scosso le diplomazie occidentali annunciando che chiederà l'incriminazione del leader sudanese al-Bechir per genocidio. Ocampo ha scosso anche i giuristi, ai quali la sua uscita è apparsa strana per diversi e fondati motivi. Molti media e molti commentatori sono corsi avanti, parlando dell'incriminazione come già avvenuta, ma Ocampo l'ha solo annunciata e, secondo gli esperti in procedure dell'ICC, ci vorranno alcuni mesi, sempre che l'accusa alla fine sia formalizzata veramente. Nel caso, nella sua qualità di Procuratore, Ocampo propone un'accusa, ma non è per niente scontato che questa sia poi accolta e che ne scaturisca un processo. Che poi a sua volta è sempre di esito incerto. Questo per misurare la distanza da certi commenti che davano per imminente o già attivo un mandato d'arresto per il leader sudanese. Anche in questi giorni i telegiornali italiani parlano del presidente sudanese “incriminato”.

Sabino Cassese, autorevole esperto di diritto internazionale, ha fatto notare che un'accusa del genere non dovrebbe essere annunciata con largo anticipo, converrebbe mantenere il tutto segreto, anche il mandato di cattura, altrimenti risulta ovvio che il colpevole ha tutto il tempo per regolarsi e sfuggire alla giustizia internazionale. Cassese inoltre sottolinea che anche il reato chiamato in causa, cioè il genocidio, è difficilmente ipotizzabile nel caso del Sudan. Un'accusa del genere in realtà spiana la strada all'assoluzione del presidente sudanese, non si capisce il senso di incriminare solo il capo dello stato sudanese e non si capisce la forzatura.

Molte altre voci si sono levate contro l'annuncio di Ocampo, dall'Unione Africana alla Lega Araba è stato tutto un alzare muri e giudicarne negativamente l'uscita. Restano da capire i motivi di una mossa che ai più è parsa avventata, oltre che poco fondata. Molti infatti hanno pensato con terrore al vuoto di potere che si potrebbe aprire a Kharthoum e alle sorti dei colloqui di pace per il Darfur. Più d'uno ha sottolineato che l'ICC dovrebbe quantomeno interessarsi anche ai crimini dei ribelli darfurini, freschi di strage di soldati ONU, ma questo è un dettaglio.

Un esempio eclatante dell'asimmetria dei fan del Darfur? Basta dire che Mia Farrow (che è anche Ambasciatrice Unicef) ha liquidato la recente strage di soldati dell'ONU dicendo che l'azione dei ribelli del JEM (Justice Equality Movement, movimento islamista che rifiuta i colloqui di pace) è stata un “errore”. Questo strabismo è molto diffuso tra i fan della war on terror, che sembrano rimasti a quando il regime sudanese era “nemico” e ospitava Bin Laden. Sul Darfur girano semplificazioni pericolosissime e la grancassa sembra primariamente servire ad occultare le stragi e i milioni di profughi che attraversano il Ciad in fuga dal regime ciadiano e da quello centrafricano. Due stragi più attuali di quella ormai trascorsa in Darfur e della stessa magnitudo, ma passate completamente sotto silenzio.

Luis Moreno Ocampo non vive tempi sereni. Designato senza concorrenza nel 2002 alla carica di Procuratore del TPI (da non confondere con quello che giudica i crimini nella ex-Jugoslavia), l'uomo si è rivelato poco adatto all'incarico e nelle ultime settimane è stato investito da uno scandalo. Uno dei suoi aiutanti lo ha accusato di condotta scorretta ai danni di una giornalista sudafricana, in quanto il procuratore avrebbe da questa preteso favori sessuali. Il reclamo presso la stessa ICC è stato giudicato dallo stesso Ocampo come infondato, poi lo stesso procuratore ha votato la punizione dell'impertinente signor Christian Palme. Palme però ha fatto ricorso all'ILO (International Labour Organization) che gli ha dato ragione. In seguito al giudizio un'altra istanza dell'Onu giudicherà il suo reclamo e lui sarà reintegrato nelle proprie funzioni e riceverà un risarcimento. Per Ocampo si annunciano tempi difficili, già diverse testate in diversi paesi avevano chiesto le sue dimissioni all'emergere della vicenda.

Quello che si vorrebbe essere un tribunale universale non può certo appoggiare la propria azione su un giudice che non si astiene dal giudicare una causa nella quale è anche parte. Princìpi a parte, a molti sembra evidente che la gestione di Ocampo stia minando gli esordi dell'ICC. Fino ad oggi Ocampo si è occupato dei crimini commessi solo in quattro paesi, tutti africani. Con singolare scelta di campo fino ad oggi sono stati incriminati solo “criminali” invisi all'Occidente, ignorando le loro stesse controparti. Nel caso del Congo si è giunti all'incriminazione del leader dell'opposizione Bemba, per crimini commessi in Repubblica Centrafricana. Nessuna menzione dei crimini di Kabila, suo principale concorrente, anche nelle stragi. Nessuna menzione del dittatore centrafricano Bozizè (vincitore su Patassè all'epoca sostenuto da Bemba), recentemente causa della fuga di un milione di suoi compatrioti inseguiti dalle sue milizie e dei suoi mercenari.

Il procedimento contro uno dei peggiori signori della guerra congolesi, si è invece arenato perché Ocampo non ha fornito il fascicolo alla sua difesa, facendo sorgere il dubbio che non sia in possesso delle prove vantate. Il procedimento è così abortito. In Uganda Ocampo ha messo sotto accusa Joseph Kony e il suo Esercito di Liberazione del Signore, di ispirazione cristiana. La mossa ha messo in pericolo i colloqui di pace con il dittatore ugandese Museveni, responsabile di stragi in Congo e Ruanda, ma anche qui l'asimmetria tra le parti in conflitto è più che evidente. Voci di corridoio danno per certa anche l'apertura di un procedimento contro la ribellione somala, ovviamente nemmeno in questo caso ci sarà nulla da eccepire sul comportamento dell'armata d'invasione etiope.

Un interesse molto selettivo, se è vero che Ocampo ha respinto oltre 240 richieste per procedimenti contro le truppe occidentali in Iraq e le ha ritenute tutte infondate o fuori dalla sua giurisdizione adducendo argomenti risibili e che fanno a pugni con la realtà. Basta segnalare la frase che chiude la saracinesca sulle indagini per i crimini in Iraq: “Le informazioni disponibili a quest'epoca sostengono basi ragionevoli per l'omicidio volontario e un numero limitato di vittime di trattamenti inumani, totalizzando nel complesso meno di venti persone”. Venti persone?

In Iraq sono decedute oltre un milione di persone e sei milioni sono profughi, sono state impiegate armi chimiche e altre vietate, sono stati torturati e umiliati migliaia di prigionieri; ma Moreno Ocampo dice che le accuse riguardano solo una ventina di persone e che quindi, in Iraq non è successo niente di tutto quello che tutti hanno visto negli ultimi cinque anni. Si sono sbagliate le oltre 240 organizzazioni che hanno presentato denunce, ci siamo sbagliati tutti.

Nemmeno in Birmania è successo niente, a confermare che il regime dei generali è molto più “amico” dell'Occidente di quanto non facciano intendere certi indignati a gettone. Non è successo niente neppure nelle altre feroci dittature africane o asiatiche che soggiogano interi popoli, evidentemente la dittatura birmana, quella etiope o quella uzbeka non sono nella sua personalissima lista dei cattivi. Il deposito da parte delle autorità del Ruanda di un dossier che accusa di partecipazione al genocidio (questo sì) ruandese, non ha strappato una sola parola al Procuratore.

Basterebbe molto di meno per giudicarlo inadatto al ruolo, se non fosse che l'uomo sembra nella necessità di giocarsi il tutto per tutto. Con scarsissimo senso di responsabilità Ocampo ha rilasciato molte altre dichiarazioni strampalate, la più pericolosa delle quali è che le fonti delle sue accuse (quelle che non vuole mostrare) sono le ONG. Facile immaginare che con un simile viatico si metta in grave pericolo tutta la macchina internazionale “umanitaria”, rendendo ogni leader più che sospettoso verso questo genere d’interventi, con gravi danni per le popolazioni inermi.

La notizia non è quindi l'accusa di genocidio rivolta verbalmente al leader sudanese, ma lo stato pietoso dell'ICC e l'urgenza di sostituire Ocampo, ormai completamente delegittimato nell'opinione internazionale. Un argomento che nessun organo d'informazione ha toccato nel nostro paese, dove si preferisce continuare a schierarsi per buoni e cattivi, ma resta fondamentale ove si sostenga l'utilità dell'esistenza dell'ICC. Risulta fin troppo evidente che il primo capitale di un'istituzione come l'ICC è la credibilità e che questa vada costruita rimuovendo al più presto Luis Moreno Ocampo e nominando al suo posto una personalità più credibile e responsabile.
postato da mazzetta alle ore 07:26 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: stati uniti, sudan, war on terror, somalia, onu , global risiko, istituzioni globali, infowatch


Chi sono

Utente: mazzetta
Per contatti, mazzetta at altrenotizie punto org (non accetta allegati), diversamente mazzettatm at gmail punto com


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Subscribe with Bloglines
Website Statistics