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Ce la possiamo fare...
mercoledì, 30 luglio 2008

C'è ancora troppo petrolio


Anche in Altrenotizie

Mai come nell'anno appena trascorso si è sentito dire che c'è poco petrolio e che è destinato ad esaurirsi; quest'ultima affermazione in particolare va presa e maneggiata con attenzione e circospezione estrema. Il petrolio non finirà tanto presto. L'affermazione corretta è che siamo giunti al punto in cui la produzione del petrolio non può soddisfare una domanda esuberante e in crescita esponenziale, ma questo significa che ai tassi di produzione attuale le estrazioni potrebbero continuare per oltre un secolo. Trattandosi di un fenomeno globale, ha poco senso salutare il calo dei consumi di idrocarburi nei paesi avanzati, principalmente dovuto ai feroci aumenti di prezzo. A prima vista si potrebbe gioirne, posto che significherebbe una drastica riduzione delle emissioni di Co2 ed altri inquinanti nella biosfera, se non fosse che tutto il petrolio prodotto viene comunque bruciato, poco importa se in Europa o in Cina.

Risulta quindi abbastanza intuitivo che l'eccesso della domanda non dipende dall'eclissi della produzione, ma dalla sua incapacità pratica di inseguire gli aumenti esponenziali della domanda stessa e che questo fenomeno non incide minimamente nel senso di ridurre la quantità di emissioni. La teoria del Picco del petrolio”, indica proprio il momento nel quale la produzione di petrolio diventa incapace di sostenere l'aumento di richiesta. La pessima notizia è che tutti gli sforzi tesi a ridurre le emissioni in atmosfera sono destinati a non contare nulla, visto che nella migliore delle ipotesi il volume complessivo delle emissioni non diminuirà.

In questo scenario le fonti rinnovabili sono impiegate per diluire la crisi, piuttosto che per risolverla. L'aumento di potenza prodotto da fonti rinnovabili è completamente assorbito dall'aumento della domanda di energia, senza alcun beneficio per l'ambiente e senza alcun beneficio per le tasche dei consumatori, che quando si parla di energia sono nani di fronte ai giganti.

Le maggiori corporation del settore energetico e petrolifero operano quasi sempre in regime di semi-monopolio o in regime di cartello e spesso sono molto più potenti della maggior parte degli stati-nazione; quando operano immersi nel gigantismo delle maggiori economie nazionali e trans-nazionali sono quasi sempre in grado di influenzarne la politica. La situazione rende impossibile ipotizzare che chi controlla energia e petrolio possa davvero mettere in discussione il sistema vigente e le sue gerarchie andando nella direzione della rinuncia ad utili certissimi.

Anche i guadagni derivanti da migliorie tecnologiche sono in tutta evidenza assorbiti dall'aumento della domanda; inoltre, nell'economia del ciclo infinito, gli impianti e i veicoli che in una parte del mondo escono dal mercato perché obsoleti ed inquinanti, continuano a vivere e a inquinare a lungo. La dinamica è ben dimostrata dal mercato degli autoveicoli: a fronte della modesta flessione dei mercati nei paesi iper-motorizzati, c'è un aumento molto maggiore nella domanda nei paesi di più recente sviluppo. Nel nostro paese un paio d'anni fa si era raggiunta la saturazione delle strade, non è più fisicamente possibile un aumento del traffico poiché i veicoli circolanti arrivarono allora ad essere in numero sovrabbondante rispetto alla rete stradale, in questo caso l'aumento dei carburanti maschera il sottostante raggiungimento di un altro limite fisico alla crescita infinita.. I veicoli dismessi dai mercati premium finiscono poi sui mercati meno ricchi e continuano a circolare.

Non saranno quindi i virtuosi interpreti del mercato globale a spingere nella direzione della riduzione delle emissioni globali, che non caleranno perché petrolio se ne continuerà ad estrarre più o meno la stessa quantità per molti decenni, se non per un paio di secoli. Non sarà nemmeno la politica, che anche quando non sia influenzata dal potere delle corporation, non rinuncerà mai alla “ricchezza” portata dagli idrocarburi e al paradigma dello sviluppo infinito.

Nemmeno il riscaldamento globale sembra spaventare alcuno. Le menti più brillanti della comunità parlante occidentale sono ormai proiettate verso le grandi opportunità offerte dallo scongelamento dei Poli e della Groenlandia, la perdita di qualche località rivierasca sarà più che compensata dalla disponibilità di nuovi spazi. Spazio vitale, spazio da bruciare per produrre sviluppo, niente di nuovo. Ben pochi sembrano inquietati dal fatto che non è per niente detto che l'aumento della temperatura globale, che ormai nessuno discute, sia a qualche punto arrestabile a comando. Al contrario è noto che la dinamica di fenomeni su scala planetaria prevede il sicuro raggiungimento di un punto di non ritorno, quando eventi esterni alla dinamica non intervengano a modificarne le variabili.

Non è per niente certo che le temperature possano aumentare e quanto, né che si arrestino a un certo punto entro limiti compatibili con la vita sul pianeta. Assolutamente certo è invece che l'inquinamento fisico e chimico dell'atmosfera diventerà insopportabile molto prima di allora. Dall'inizio della rivoluzione industriale l'umanità ha prodotto fumi e polveri in quantità abnorme. Da tempo le parti per milione di inquinanti nella nostra atmosfera aumentano a ritmo sempre più elevato. Oggi scarichiamo in atmosfera quanto mai prima e non ci sono segnali d'inversione della tendenza, l'atmosfera accumula sostanze che non riesce a smaltire. Nel 2050 saranno aumentate di un fattore tre, se le emissioni non aumenteranno e se non diminuirà la capacità del pianeta di assorbirle e metabolizzarle.

Le eccessive emissioni di Co2 sono una parte del problema e come si pensi di affrontarlo è stato reso chiarissimo all'ultimo G8: ci penseremo tra cinquanta anni quando scopriremo che l'inutile e fumoso obiettivo lanciato attraverso le generazioni non è stato raggiunto. La riduzione delle emissioni in alcuni paesi “entro” il 2050 è una barzelletta di pessimo gusto. Allo stesso modo è chiaro ed evidente che l'uscita dall'era del petrolio sarà rallentata quanto possibile a mungere il massimo profitto dai pozzi, arricchendo chi controlla gli idrocarburi a spese delle collettività e del pianeta, fino al punto di rischiare estese estinzioni e morie epocali.

Non è una missione per Bush e Berlusconi, nemmeno Putin e Sarkozy la vorranno mai affrontare e nemmeno tra le seconde file della grande politica internazionale c'è una sola voce che proponga l'abbandono dell'economia fondata sul bruciare idrocarburi, che sarebbe l'unica direzione possibile e a lungo termine inevitabile. Le opzioni offerte dalle fonti rinnovabili sono ormai una realtà, ma la loro imponente diffusione genererebbe grandi sconvolgimenti nelle economie e nella bilancia dei poteri. Basti pensare alll'immenso valore che ha per un qualsiasi paese disporre dell'indipendenza energetica e si capisce che in termini di valore reale gli stessi vantaggi “ecologici” sarebbero un dettaglio nel mezzo di sconvolgimenti epocali. Cè ancora troppo petrolio e l'energia open source fa paura.
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categoria: economie, corporation, ecologie, global risiko


lunedì, 28 luglio 2008

La curia di Bologna protegge il prete pedofilo


Solitamente loquace, la curia bolognese tace come un sol uomo sulla vicenda del prete pedofilo a giudizio per i suoi comportamenti all'interno di un asilo gestito dalle istituzioni ecclesiali. L’inchiesta e’ nata dalle segnalazioni-denunce presentate da tre educatrici, una cuoca e una coordinatrice, di un asilo n provincia di Ferrara.

La vicenda giunge ad epilogo giudiziario in questi giorni e il tribunale scrive: "il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto" del parroco, "e di cui i rappresentanti dei genitori e l'educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili". La frase si ritrova nelle motivazioni della pesante sentenza di condanna a sei anni e dieci mesi per aver commesso atti sessuali con minori. Dieci bambine dai tre ai sei anni, alle quali il prete infilava caramele nelle mutandine, dava baci in bocca e altre attenzioni pesantemente sessuate.

Nella vicenda risalta il ruolo del vicario bolognese, monsignor Vecchi. Vecchi è noto per posizioni quali "c'è un piano di conquista dietro il proliferare di negozi di pachistani e bengalesi" o per aver commentato l'aggressione di due omosessuali con la frase "la violenza è figlia del disordine morale". Tradotto: se sei disordinato moralmente (gay) generi degrado morale dal quale deriva la violenza ( o: è colpa tua che sei frocio se ti picchiano). In questo caso invece la sua ira si è rivolta sulle denuncianti, che solo dopo aver sporto denuncia alle autorità civili trovarono ascolto in curia. Vecchi avrebbe accolto un genitore e un'educatrice dell'asilo in maniera decisamente poco urbana: "“si arrabbiò moltissimo – ricorda la donna in tribunale -, ha cominciato a urlare contro di me, dicendo che io ero pagata da loro, che non potevano immaginare una cosa di questo tipo…”

Invece la potevano immaginare benissimo, visto che le prove erano evidenti e molte testimonianze concordanti, ma prima preferirono tacere di fronte agli allarmi del personale dell'asilo, poi dopo la denuncia pensarono bene di chiudere l'asilo, con contestuale licenziamento del personale denunciante. Fortunatamente poi l'asilo è stato rilevato e salvato da una fondazione.

Monsignor Vecchi non commenta l'esito del processo e nemmeno la motivazione della sentenza che parla di "muro di gomma in curia". Secondo Vecchi il parroco-orco è una persona "molto malata", ma non è evidentemente per proteggere l'anziano prete rapace che la curia ha praticato l'omertà, ha ostacolato la giustizia e infierito sulle stesse vittime degli abusi.

Monsignor Vecchi e il Cardinal Caffarra tacciono da mesi, del silenzio della vergogna. La vergogna di gerarchie che parlano in pubblico d'amore mentre in privato operano come associazioni a delinquere, proteggendo i propri membri con il peso di tutta l'istituzione, pronti ad intimidare e subornare i testimoni, fino a corromperli come è successo nel corso del procedimento per il caso dell'ex Don Gelmini. Gelmini è ora spretato e con lui sono indagate persone a lui vicine colte nel tentativo di corrompere i testimoni e le vittime. I giornali e i parlamentari che un tempo incensavano padre Jaguar (indimostrato eroe antidroga) oggi hanno calato una coltre di silenzio sul caso.

Queste sono le azioni che la chiesa cattolica mette in atto quando un suo ministro è colto con le mani nell'intimità di bambine e bambini, una procedura che si fonda su un documento firmato dallo stesso Ratzinger, che prevede espressamente il segreto sui casi che vedano il coinvolgimento di preti pedofili, e mai smentito da uno di segno contrario.

Una doppiezza evidente, un pieno contrasto con lo show ipocrita di Benedetto XVI in Australia, ove ha dichiarato che la chiesa deve denunciare i casi di pedofilia ad uso dei tribunali locali. La giustizia australiana accusa infatti da tempo la chiesa cattolca di favoreggiamento dei preti pedofili e allora in Australia, ma solo in Australia, bisognava mostrare un'immagine migliore.

In Italia invece questa esigenza non c'è, lo stesso processo passa sotto traccia e nemmeno lo squallido comportamento della curia diventa occasione per un pubblico dibattito, i giornali italiani pubblicano semmai gli auguri di buone vacanze da parte del Papa. Stessa sorte pee il recente appello di numerose associazioni cattoliche a favore della contraccezione, non se ne parla, vuolsi così là dove si puote ciò che si vuole.

Di certo la prossima volta che Vecchi o Cafarra pontificheranno sulle qualità morali degli altri, nessuno chiederà loro conto della bassezza di tali comportamenti, un intollerabile privilegio tonacale all'alba del ventunesimo secolo.
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venerdì, 25 luglio 2008

La censura del Papa cala sui blog


Seguendo un link porto da Bufalo, sono arrivato alla sconcertante notizia relativa alla censura "ufficiosa" del noto Papabanner. La più classica censura trasversale, senza nemmeno il coraggio di esporsi pubblicamente. La chiesa cattolica pretende la censura delle informazioni e delle opere d'ingegno sgradite e  pavidi fornitori di servizi eseguono. Vergogna  su tutti e due e massima pubblicità a questo allucinante episodio di miseria clericale.


papa_nazi
Queste immagini e soprattutto quella che segue, le pubblico per educare e far riflettere le gerarchie ecclesiastiche sull'utilità ultima del fare la guerra alla libertà d'espressione. Sono immagini già giudicate legittime dalle stesse autorità giudiziarie, ma altamente sgradite al Vaticano.


PAP1
Ciao ciao Rottweiler di Dio. Riprova sarai più fortunato.

.Il burbero scontroso":


giovedì, 17 luglio 2008

Oggi mi è successa una cosa strana, che mai mi sarei aspettato. Sono stato denunciato per il Papabanner e, come forse alcuni si sono accorti, esso è sparito da tutti i siti. E stavolta non per un server down qualche ora.
Ecco la storia, in forte ritardo vista la mia poco frequente comparsa su internet. Ringrazio il buon Marco per essersi subito indignato e aver sparso la voce (103 punti su OkNotizie non è male).

I DATI DI FATTO: da poco più di due anni faceva bella mostra di sè su questo blog un piccolo banner che avevo chiamato "Papabanner". L'avevo messo a disposizione di chiunque volesse copiarlo anche nel proprio sito, attraverso il codice html. Più di 500 siti da quel momento hanno sposato la mia modesta iniziativa, nata un po' per gioco.
Il banner rappresentava Ratzinger (una foto originale, non manipolata), con una scritta che diceva "Il Papa condanna questo blog" o, in un'altra versione, "Sito scomunicato".
I motivi di questo banner li spiegai in questa pagina. Mi sembra chiaro, a parte il tono ironico, il significato: il banner etichetta in modo goliardico il sito come un luogo in cui si esprimono opinioni (filosofiche, politiche, chiamatele come volete) DIFFORMI da quelle della Chiesa Cattolica (si parla quindi di semplice diritto di critica). Le posizioni della Chiesa sono rappresentate dal Papa, suo principale rappresentante, solo per sineddoche, non si tratta di un attacco personale.
Il tono goliardico è dato dalle frasi. E' ovvio, che non si tratta di frasi da me falsamente attribuite al Papa col malizioso intento di spacciarle per vere ai poveri gonzi là fuori, nessun sano di mente credo arriverebbe a pensare questo. La ragione viene dai metodi da crociata (per non dire da inquisizione) con cui molti esponenti della Chiesa, come Bertone o Bagnasco, stigmatizzano senza mezzi termini ciò che non li compiace, dando delle assassine alle donne che abortiscono solo per dirne una delle più infami. Mi pareva simpatico autoscomunicarmi per il mio ateismo filosofico e il mio laicismo politico, e così inserirmi idealmente tra le persone invise alla Chiesa.

Insomma, per farla breve, questo Papabanner non voleva offendere nessuno e, anche sforzandosi, non credo si possa attribuirgli più significati di quelli esposti (che tra l'altro erano già ben spiegati a suo tempo nell'apposita pagina): diritto di critica e un po' di ironia. Se uno invece è d'accordo col Papa, perfetto, che non si prenda il banner, non c'è bisogno di insultarmi come molti hanno fatto, attaccandomi personalmente, offendendo me e i miei congiunti. Dei veri cristiani!

Per farla ancora più breve, qualcuno mi ha denunciato per questo. E il Papabanner è sparito.

I FATTI NON ACCERTATI: Non so bene cosa sia successo. Quello che so è che oggi mi ha chiamato una persona che si occupa della gestione dell'hosting su cui si trovava il banner, dicendomi che la polizia li aveva contattati, parlando di una denuncia, e che mi avevano bloccato lo spazio web, oscurando perciò il banner. Lì per lì sono rimasto basito, non sono riuscito a fare una serie di domande che mi si sono accavallate nella mente solo dopo, l'unica cosa di cui sono riuscito a discutere era che reato mi si contestava, dato che ci vuole del buono per cavare un insulto dal banner, figuriamoci un reato. Il tizio è stato comprensivo "eh, guardi, in effetti anche per me...".
Ciò che ora mi chiedo è: è la polizia che ha chiesto all'hosting di bloccarmi? Non mi pare probabile. Quello che mi pare più probabile è che la polizia li abbia contattati, avvisandoli del fatto che c'era una denuncia a carico di uno che usava quello spazio e, tra il vedere e il non vedere, abbiano deciso di bloccarmi per evitare di passare eventuali casini. I cagasotto. Ma questa fantomatica denuncia non è arrivata a me, la polizia non si è ancora fatta sentire, quindi suppongo e spero che vi si siano fatti una risata su e l'abbiano scaricata nel cesso.
Dubito infatti che la cosa avrà seguito, almeno da parte della polizia, mi sembrerebbe strano. Se fosse così semplice sbarazzarsi dei siti che non ci piacciono saremmo tutti lì a denunciare il sito che insulta Berlusconi, Prodi, Veltroni, Bush (e per ognuno di questi ce n'è a pacchi, anche di pesantissimi) o qualunque capo di stato ci stia simpatico, ottenendone immediatamente l'oscuramento. Ricordo che ci sono fior di siti che danno del nazista a Ratzinger! Perchè non denunciare quelli?
Ad ogni modo che ci siano dei mitomani che non hanno altro da fare se non denunciare chi non gli piace, mi pare piuttosto grave. Mi piacerebbe molto sapere nome e cognome, ma non credo che la polizia me li darà.

L'IMMEDIATO FUTURO: Domani mattina cercherò di chiamare la Polizia Postale e nuovamente quelli dell'hosting per capire di più della situazione.

Ad ogni modo il Papabanner risorgerà. Penso che lo sposterò su un sito oltreoceano, gli darò una pagina dedicata al di fuori del blog e manderò una mail a tutti quelli che lo avevano, per segnalargli il nuovo banner. Ho in mente anche alcune altre cosette, come un contest di grafica per creare i nuovi Papabanner e altro.

Grazie a tutti quelli che hanno supportato il Papabanner, non abbandonatelo, risorgerà dalle sue ceneri!


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Poi lunedì 21 la definitiva precisazione del tutto:

lunedì, 21 luglio 2008

Allora. Ho poi approfondito la questione Papabanner censurato con la polizia (il ritardo è dovuto alla mia difficoltà nel collegarmi). Vengono fuori due cose, una rassicurante, una inquietante. La prima è che non c’è una vera denuncia come mi era stato detto, ma solo la minaccia di una possibile azione legale, ovvero qualcuno ha contattato la polizia e gli ha detto che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava. La questione inquietante è che io pensavo che a farlo fosse stato uno di quei mitomani senza nulla da fare se non venire ad insultarmi sul blog. Invece si tratta della Chiesa stessa. Esatto. Questo spiega molte cose, come ad esempio il perché la polizia non li ha mandati al diavolo per questa sciocchezza.

La polizia postale mi ha detto che non c’è una vera denuncia, ma che “esponenti della Curia” li hanno contattati manifestando il loro disappunto ed eventualmente dichiarandosi pronti a denunciarmi. Così la polizia ha avvisato il servizio di web hosting che ha prontamente bloccato tutto.

Perciò sulla mia testa pende la minaccia della denuncia della Chiesa. Il motivo? Sembra diffamatorio che il Papa scomunichi siti che parlano di temi laici e atei. Anime candide. Non era abbastanza chiara l’ironia: pensano che io tenti surretizziamente di far passare la falsa informazione che il Papa abbia DAVVERO scomunicato il mio blog. Chissà quanti gonzi ci sono là fuori che pensano: “ehi, il Papa ha scomunicato il blog di un signor Nessuno!”.

Ma visto che mi piace assumere, anche solo per amor di retorica, che nessuno sia così stupido, vediamola sotto un altro rispetto: forse che il problema non sia magari la DIFFUSIONE del banner? Ci sono più di 500 siti che l’hanno esposto e ricevo ogni settimana nuove adesioni. Sono onorato che la cosa li abbia disturbati. Perciò è facile: si contatta la polizia e gli si dice: “questa cosa non ci garba”, quelli lo dicono al web hosting: “guardate che la Chiesa potrebbe denunciare un vostro cliente” e quegli altri bloccano subito tutto, non sia mai che finiscano anche loro nelle grinfie di Bagnasco. Semplice. L’autore è un povero studente spiantato che ha fatto una ragazzata, lo si intimorisce e la smette, il banner poi ormai è scomparso.

Tutto vero. Era una ragazzata. Però queste cose mi fanno uscire dai gangheri: l’arroganza dell’intimidazione (“figurati se questo ha i soldi per pagarsi un avvocato e rischiare il processo”) e la censura della libertà di espressione.

Il poliziotto mi ha detto che non succederà nulla se le cose rimangono come adesso, ma che io sono libero di rimettere il banner, sapendo però che c’è qualcuno che potrebbe denunciarmi per questo. Questa non è proprio censura in effetti, ma un modo tutto italiano di ottenere lo stesso risultato: non è che ti impediamo di fare una cosa, tu la puoi fare, ma sappi che se lo fai dovrai vedertela con gente molto più potente di te che, magari anche a torto, può vincere in tribunale perché si può permettere dei buoni avvocati.

Sposterò i banner su un server americano, li renderò a prova di “ambiguità”, darò al banner una pagina tutta sua fuori da questo blog (se la merita) e scriverò a tutti i siti che si schierano dalla parte dei laici e a quelli che combattono per la libertà di espressione. Non che mi aspetti assistenza giuridica, non sono un martire e questo non è un grande caso. Ma mi basta il passaparola e l’indignazione di quanta più gente è possibile. Sono sicuro che se avessi il sostegno (anche solo verbale) di molte associazioni gli passerebbe la voglia di intimidirmi.

Per questo, se voleste segnalarmi nei commenti a questo post qualunque sito/associazione che difende i diritti d’espressione e la libertà di parola (o qualunque sito in generale pensate possa essere interessato a questo caso), sarò lieto di mandare anche a loro una copia della lettera che sto preparando con la mia storia.

Grazie ancora a chi mi ha espresso solidarietà.
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categoria: trash, religioni, repressione, clerowatch


domenica, 20 luglio 2008

Magdi Allam non c'è più.


Magdi Allam sembra sparito dal Corriere della Sera. Dal giorno della sua conversione i suoi articoli si sono rarefatti e dagli inizi di giugno non ne pubblicano più. Anche il suo forum sul Corriere è -chiuso per ferie- e c'è scritto che riaprirà a settembre. Successe lo stesso con il forum di Gianni Riotta, chiuse per ferie e non riaprì mai più. I forum di personaggi del genere sono difficili da gestire per il Corriere, che prima o poi si trova esposto ad azioni giudiziarie a causa dell'a deriva che assumono quando il titolare ricorre a scorrettezze per gestire le obiezioni di chi contesta le loro ricostruzioni di fantasia.

Il problema con il Corriere è che probabilmente Magdi Allam aveva un senso in quanto presunto musulmano che parlava male dei musulmani, ora che è diventato un integralista cattolico e infila la Vergine Maria negli articoli ne ha molto di meno.

Resta il fatto che Magdi non si sta affatto riposando e continua a scrivere, solo che ormai lo fa solo per il suo sito. Sito che non sembra avere troppo successo, se i numerosi appelli promossi dall'omino hanno raccolto appena qualche centinaio di adesioni. "Io sto con il Papa" è quello che ha avuto più successo con la miseria di 1396 adesioni, non male per l'appello di un giornalista famoso nel paese che ospita il papato. Seguono "Appello per Israele" (838), "Salviamo l'Italia" (439),  e "Per la vita di Eluana" (126). Sembra che sia frequentato più da filo-israeliani che da filo-italiani.

Non esattamente un successo per le malcelate aspirazioni politiche dell'omino, ma non c'è da stupirsi. Gli andò male con Pisanu e gli è andata male con il Papa, visto che la chiesa si sentì in dovere di prendere decisa distanza dalle dichiarazioni di Allam appena convertito. Troppo fanatismo nelle parole di Allam e troppa presunzione nel proporsi immediatamente come maitre à penser del cattolicesimo. Così il nostro è passatodal Corriere della Sera  alle pagine del Corriere Fiorentino.

Un bel problema per il Corriere della Sera, che si è trovato senza una valido castiga-islam a sostegno della propaganda di guerra. In attesa che Khaled Fouad Allam completi la sua transizione da "sinistra" a "destra" seguendo i passi di Magdi da la Repubblica al Corriere, alla redazione di via Solferino rimediano con gli articoli di noti picchiatori d'importazione.

Oggi ad esempio il Corriere pubblica un editoriale a mano armata di Benny Morris, il quale incita Israele e gli Stati Uniti a bombardare l'iran, sul presupposto indimostrato e indimostrabile che diversamente l'Iran tirerebbe bomba atomiche su Israele non appena le avesse. Benny Morris è israeliano ed è noto per la sua smania guerresca, che lo porta ad incitare il "pavido" Occidente a spazzar via gli iraniani sulla base delle sue fantasie da estremista.

Non male, se non fosse che questa sciocchezza ignora del tutto il principio della deterrenza nucleare e come, nell'occasione, l'Iran colpirebbe anche palestinesi, libanesi e giordani, oltre a condannarsi al bombardamento nucleare. Per non parlare poi del dettaglio della storia della "bomba atomica islamica", che ha visto fin dall'inizio Libia, Arabia Saudita ed Iran unirsi al Pakistan nello sviluppo dell'arma atomica. Chi non sposi la propaganda può facilmente concludere che gli iraniani sono probabilmente già in possesso di armi atomiche fornite dal Pakistan insieme alla tecnologia nucleare, così come ne è sicuramente in possesso l'Arabia Saudita, principale finanziattrice del programma atomico pachistano.

L'unico straniero ammesso agli impianti pachistani è un princpe saudita, che siede anche nel board atomico pachistano, caso unico in tutto il panorama internazionale. L'Arabia Saudita possiede da anni missili balistici in grado di portare le testate pakistane, missili che armati di esplosivo convenzionale non avrebbero alcuna utilità tattica o strategica, mentre periodicamente gli scienziati atomici pachistani visitano il paese al seguito di caargo militari e sparendo per una quindicina di giorni con grande scoramento dei servizi israeliani, che non riescono a fare altro che denunciarne arrivi e partenze.

Non è una novità, dopo anni di minacce d'attacco del governo israeliano e di quello americano, i media allineati continuano a parlare di "minaccia iraniana", anche quando gli iraniani annunciano "se attaccati ci difenderemo". Tutti i telegiornali del nostro paese hanno sposato questa tesi, che spingono nonostante l'evidenza del contrario. Lo stesso accade da anni per la Palestina, non deve stupire. Palestinesi rinchiusi dietro alti "muri di difesa", separati gli uni dagli altri in bantustan e armati solo di armi leggere, minaccerebbero la superpotenza (atomica e convenzionale) regionale. Gli "amici" sauditi invece possono contare sulla discrezione del mainstream, così come ci può contare Gheddafi, che ufficilamente ha rinunciato al programma atomico libico senza che nessuno in Italia abbia mai avuto l'ardire di accennare che il "cattivo" Gheddafi faceva esattamente quello che fanno gli iraniani e, soprattutto, senza alcuna garanzia che la Libia non possa ricevere le testate di produzione pachistana alle quali ha diritto in quanto finanziatrice del programma nucleare pachistano.

Niente di tutto questo scuote le sicurezzedi Magdi, in tour promozionale della sua ultima fatica editoriale, quel "Grazie Gesù" che riempie le librerie, ma vende pochissimo nonostante la molta pubblicità ricevuta. Di certo il tramonto del mainstream su Magdi non sarà pianto da molti, estremisti e bugiardi ce ne sono anche troppi.
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categoria: italia, trash, truffe, religioni, razzismo, decultura


mercoledì, 16 luglio 2008

Bolzaneto, la macelleria democratica



L'epilogo della vicenda della caserma di Bolzaneto, presto destinato a fare il paio con quello della macelleria messicana nella scuola A. Diaz, non stupisce affatto l'italiano medio, che è mediamente abituato all'impunità del potere, al pari di quanto sconvolge molti osservatori internazionali che da anni seguono la vicenda. Nel luglio del 2001 a Genova è andato in scena un grave attentato alla democrazia, una sequenza di fatti dolosamente gravissimi posta in essere non dai teppisti senza volto, ma da uomini con nome, cognome e ruolo istituzionale. I fatti sono sempre stati sotto gli occhi di tutti. Le condanne, se pur risibili, di figure di secondo piano, diventano testimonianza allo stesso tempo dell'incapacità del sistema a correggere se stesso e di quanto lo stesso sistema fosse allora - e sia ancora - assolutamente incapace al mantenimento di standard minimi di legalità.

Il principale responsabile di quel che accadde in quei giorni è ancora capo del governo e l’ineffabile personaggio che si baloccava nella questura di Genova è oggi Presidente della Camera dei Deputati. Quelli che per alcuni sono gli incapaci incaricati del mantenimento dell'ordine pubblico e per altri sono stati i lucidi fautori di provocazioni gravissime, sono oggi promossi. Nessuna censura nemmeno sui quei servizi segreti che all'epoca delirarono di attacchi con sacche di sangue infetto o di siringhe sparate con le cerbottane, ma anche qui nulla d’inatteso. Si scoprirà in seguito che quello stesso governo impegnava i servizi al fine di corrompere numerosi giornalisti e diffondere il panico tra la popolazione, prima con i fantomatici Black Block e poi con gli utili islamici.

Sono ed erano i servizi di Pio Pompa, gli stessi nei quali si faceva carriera perché la propria ex-moglie solleticava gli ormoni del Presidente del Consiglio o perché si assecondavano deliri quali la “saldatura” tra altermondisti, islamici cattivi, Br e chi più ne aveva più ne buttava; accreditarono come reali e pericolosi pure i Nuclei Territoriali Antimperialisti, la creatura di un mitomane patavino, Luca Razza. Per Pisanu questi e gli “anarco-insurrezionalisti” erano il grande pericolo a ruota di Bin Ladin ben dopo che Razza fu scoperto ed ebbe confessato. C'è gente che ha conosciuto la galera per queste esibizioni di pessimo gusto.

Nel paese della menzogna, l'uomo che grida al giustizialismo, al complotto dei giudici e paragona a Robespierre chi si lamenta dei suoi crimini, non ha speso una sola parola dopo che è stato appurato che migliaia d’italiani furono brutalmente aggrediti dalle forze dell'ordine mentre prendevano parte a pacifici cortei nelle strade di Genova. Non una parola sui torturati di Bolzaneto, non una parola sul massacro nella scuola Diaz, non una parola sui crimini commessi successivamente per coprire e giustificare quello che non poteva essere nascosto o giustificabile.

Non una parola da Silvio Berlusconi, non una parola dai suoi sgherri. Ma nemmeno una parola da quei gran baluardi della legalità che guidano la sedicente sinistra. Scaduto l'interesse politico di Bertinotti, tacciono tutti i leader o pseudo tali a sinistra di Berlusconi. A dire il vero non hanno mai parlato troppo, quasi che si trattasse di difendere i black-block e non i diritti della generalità dei cittadini fatti a stracci. Nemmeno i vecchi inermi bastonati a sangue hanno mosso a compassione giganti della politica quali D'Alema, Cofferati, Veltroni, Prodi, Rutelli, Cacciari.

Tutti troppo blasè per occuparsi di cose di pessimo gusto come pestaggi, violazione dei diritti costituzionali e dell'integrità delle persone, estesi falsi, lesioni gravissime, ostacolo alla giustizia e un'altra serie impressionante di reati, per lo più compiuti da “servitori dello stato”. In realtà traditori della loro funzione, incapaci pure loro di assumersi la minima responsabilità, trincerati dietro un'omertà di casta sostenuta da ricostruzioni puerili e incongruenti di quei giorni e di quelle ore.

Personaggi squallidi, che tutto il giorno si riempiono la bocca della parola “legalità” mentre studiano incessantemente come evaderla. Sedicenti galantuomini, nel senso che se lo dicono l'un l'altro, immancabilmente pronti a dirsi innocenti con il sostegno di complici e simpatizzanti anche quando colti con le mani nel sacco . Nessuno di questi ha speso una mezza parola per quella grave sospensione della legalità costituzionale, troppo impegnati a dialogare di niente mentre il grande prosseneta tesse la sua tela.

L’assoluzione di massa per i responsabili della carniceria di Bolzaneto è un fatto di una gravità inaudita, eppure succede. Succede perché chi grida al giustizialismo pensa che non entrerà mai a Bolzaneto da catturando. Fini dicitori del nulla scherzano con fuochi pericolosi, ma nemmeno quando l'incendio avvolge la casa comune sembrano darsene conto. Fuochi pericolosi, intere regioni sono avvolte dalle fiamme del malaffare e della delinquenza istituzionale, Tangentopoli è stata un modesto fuoco di paglia, ma nessuno sembra farci caso, addirittura fanno gli offesi e le vittime del giustizialismo mentre invocano ferro e fuoco per nomadi e poveracci, realizzando il paradosso di una società che si scaglia contro ladruncoli aizzata dai grandi ladroni che intanto fanno man bassa.

Un paradosso malvagio che prima allontanerà le persone dalla politica, come dimostrato dalla clamorosa astensione alle ultime elezioni siciliane, e poi consegnerà la reazione a tribuni e capipopolo non meno inadatti. Il silenzio della ragione genera mostri, Bolzaneto e i governi di Berlusconi sono solo alcuni tra questi mostri, il silenzio della ragione continuerà a generarne altri.
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martedì, 08 luglio 2008

In scena a Tokyo il G8 del nulla


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Ben poche riunioni internazionali hanno avuto meno senso del G8 in corso in Giappone. L'annuale riunione tra gli otto governi auto-proclamatisi “grandi” è stata da tempo svuotata di senso e ridotta ad una passerella ad uso e consumo di folle di giornalisti acritici. Non ci sono potenti riuniti in Giappone, nel senso che nessuno degli otto capi di stato ha il potere di incidere sui grandi mali del tempo; ancora meno ne ha George W. Bush, in scadenza di mandato e bollato come peggior presidente americano di sempre. Da tempo al G8 non si decide più nulla, ci si incontra, si cerca di produrre una dichiarazione decente a chiusura del vertice e ci si da appuntamento all'anno successivo. Lo hanno capito anche gli altermondialisti, sempre meno attirati dalla riunione e lo hanno capito anche i mercati internazionali, che dal G8 non vengono minimamente turbati. In effetti la serie delle ultime riunioni descrive una sequenza di nulla appena decorato da roboanti dichiarazioni immediatamente disattese.

Così ancora non si sono visti i cinquanta miliardi di dollari (una miseria) per aiutare i poveri promessi tre anni fa, che già gli otto grandi si gloriano di aver messo a disposizione un (uno!) miliardo di dollari per aiutare qualche miliardo di persone alla fame per l'aumento del prezzo dei generi alimentari.

Succede lo stesso per le emissioni inquinanti: gli otto grandi paesi occidentali riuniti dichiarano di voler affrontare il tema, ma alla riunione non sono presenti India, Cina e Brasile, veri protagonisti delle rivoluzioni industriali del ventunesimo secolo, mentre è presentissimo quel George W. Bush, per il quale qualsiasi riduzione delle emissioni va bene a patto che non tocchi lo stile di vita degli americani e non incida sui i bilanci delle aziende americane. Come dire che il paese che produce le maggiori emissioni inquinanti non partecipa ai colloqui e, con lui, non partecipano i due giganti emergenti, mentre il paese con le maggiori emissioni (e il maggior consumo di risorse) pro-capite accetta al massimo un accordo che diminuisca le emissioni degli altri. Questo senza considerare la vicinanza ideologica ed economica di Bush alle Big Oil, vicinanza che recentemente lo ha spinto a porre il veto a leggi sul risparmio energetico o sulla limitazione dei consumi degli autoveicoli.

Più che ovvio che da premesse simili non ci sia da attendersi che la consueta passerella ipocrita al termine della quale verrà stilato un comunicato carico di buone intenzioni non vincolanti destinate a rimanere carta straccia. Lo hanno capito tutti, dal nostro Berlusconi fino al premier giapponese, che dal vertice spera di ottenere quel minimo rilancio d'immagine che gli permetta la sopravvivenza politica, ora appesa a un esile filo.

Dopo due mandati bushisti, anche il G8 è ridotto a stracci come la pletora di istituzioni internazionali in realtà controllate dall'Occidente per imporre la propria visione, ma soprattutto il proprio dominio, agli altri paesi. Distrutto come distrutta è la credibilità della World Bank (ormai in coma) e del Fondo Monetario Internazionale. Crollato il muro di Berlino, cresciuta la disponibilità di capitali non occidentali, il G8 e le altre istituzioni costruite dall'Occidente sono oggi come grandi scatole vuote davanti alle quali i leader occidentali recitano a memoria una parte che ormai ha stancato tutti e che di conseguenza non incanta più nessuno.

C'è poco da fare, la retorica dei potenti non affascina e non intimorisce più i paesi in via di sviluppo, che alle vuote promesse occidentali preferiscono gli investimenti e gli affari in moneta sonante di India e Cina. Esemplare in questo senso è la situazione dell'Africa, dove anche i paesi ancora guidati da feroci dittature tenute al guinzaglio dall'Occidente (la maggioranza degli stati africani) tradiscono regolarmente il blocco occidentale consegnando le proprie ricchezze a cinesi ed indiani. Un fenomeno che fa gridare (addirittura..) al “colonialismo” cinese, altra e altissima ipocrisia visto che, Mugabe a parte, non c'è un solo dittatore africano al potere contro il parere del colonizzatore occidentale di riferimento.

Proprio su Mugabe si misura l'ipocrisia occidentale. Inviso ai britannici per aver confiscato qualche anno fa le terre ai farmer bianchi che le avevano ottenute sotto il regime razzista di Ian Smith o prima ancora durante il dominio della British South African Company, il dittatore dello Zimbabwe mantiene la solidarietà di molti leader africani, assolutamente contrari all'inasprimento delle sanzioni contro il regime di Harare. Facile da comprendere: se Mugabe deve essere sottoposto all'ostilità internazionale perché è un dittatore che non permette libertà e democrazia nel suo paese, è facile intuire che, prima o poi, lo stesso potrebbe accadere a al dittatore guineano Teodoro Obiang (che vorrebbe mangiare i testicoli del principale oppositore e che è tanto solidale con Mugabe), a quello congolese Sassou Nguesso e giù a continuare l'elenco con il sanguinario etiope Meles Zenawi, il ciadiano etilista Deby Itno, il centrafricano Bozizè, l'eterno gabonese Bongo Ondimba (al potere dal 1967). Un elenco parziale che già dimostra come tutti i dittatori africani siano graditi all'Occidente, che quasi sempre riconosce loro lo status di “presidente democraticamente eletto” anche quando le elezioni sono farse peggiori di quelle viste in Zimbabwe.

Chiaramente nessun “presidente” africano se la sente di mettere con le spalle al muro un collega che in fondo non è neppure il peggiore; non se lo possono permettere i dittatori dell'Africa sub-sahariana e nemmeno quelli dell'Africa settentrionale, visto che Mubarak, Gheddafi, e il tunisino Ben Ali sono al potere da decenni e gli ultimi due non permettono nemmeno l'esistenza della stampa, figurarsi quella dell'opposizione o di elezioni democratiche. L'Occidente ipocrita ha individuato il cattivo, mentre con gli altri dittatori va a nozze facendo affari e non solo. In Tunisia si è addirittura tenuto nel 2005 il WSIS (World Summit on the Information Society, il summit mondiale della società dell'informazione), con il paradossale effetto di trasportare intellettuali e giornalisti a discutere della libertà del sistema dell'informazione in un paese privo di stampa dove i media sono ossessivamente controllati dal regime e dove anche l'accesso a internet è pesantemente censurato.

A fronte di contraddizioni del genere non ci si può certo attendere quel quasi unanimismo necessario a prendere di petto le grandi sfide di questo inizio di ventunesimo secolo, iniziative che infatti non usciranno certo dal G8 giapponese, per organizzare il quale è già stata spesa, principalmente in “sicurezza”, una cifra equivalente a quella promessa agli affamati. Curiosamente, i potenti del mondo si devono riunire circondati da imponenti schieramenti di militari e polizia, non già per sfuggire all'islamico terrorista, ma per tenere a distanza i propri amministrati che da tempo riconoscono e combattono questa ipocrisia. Ne hanno approfittato proprio gli attentatori alla metropolitana di Londra, colpevolmente sguarnita per difendere dai pacifici altermondisti i leader in quei giorni riuniti in Scozia.

Contro di loro gli organizzatori del G8 usano la violenza ed il terrorismo, ogni G8 è preceduto da una campagna mediatica che identifica i contestatori come spietati Unni pronti a tutto. Basta andare con la mente al G8 di Genova, dove addirittura circolò sulla stampa (imbeccata dai servizi italiani) l'imminenza di “attacchi portati dai manifestanti lanciando sacche di sangue infettato dall'AIDS e sparando siringhe usate con cerbottane” (testuale). Ovviamente le “previsioni di pericolo” e le “informative” della vigilia si sono rivelate sempre fantasie anche quando erano più plausibili delle balordaggini partorite dai servizi di Berlusconi, mentre molto reali sono state le detenzioni (spesso preventive) dei manifestanti e le violenze poliziesche esercitate su di essi, anche se fortunatamente queste non hanno raggiunto in alcuna occasione il feroce orrore criminale dispiegato dalle forze dell'ordine italiane a Genova.

Il G8 giapponese produrrà solamente colore e qualche gaffe, George Bush ha già cominciato di buona lena, preceduto però da chi ha redatto le biografie dei leader presenti. Quella di Berlusconi è stata giudicata “insultante” e Bush si è scusato, visto che è stata redatta da mani americane. Nessun errore, solo realismo e precisione nei dettagli tratti dalle pagine della “Encyclopedia of World Biography”. Realismo che fa a pugni con l'ipocrisia sopra menzionata, grazie alla quale diventa offensivo in quel contesto scrivere che il Berlusconi affarista è diventato la persona più ricca di in paese dalla politica corrotta, governando a suo vantaggio grazie al monopolio televisivo. Che al G8 verità e realtà siano ospiti sgraditi non è una novità.
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categoria: movimenti, africa, bush, truffe, repressione, energie, bug di sistema, elitarismo, istituzioni globali


lunedì, 07 luglio 2008

Senza parole. Le infinite figure da Berlusconi


Quella che segue è la biografia di Silvio Berlusconi preparata tra altre dei leader presenti al G8 dal Dipartimento di Stato americano. La biografia è tratta dalla 'Encyclopedia of World Biography' ed ha causato un mezzo incidente diplomatico perchè, essendo troppo aderente alla realtà, presenta il premier italiano ed il nostro paese in una maniera non ammissibile dalle regole della diplomazia. Alle scuse di Bush va aggiunto il grazie degli italiani onesti e di quelli che ancora credono che etica e princìpi democratici siano valori per le quali valga ancora la pena di battersi.

«Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio. Principalmente un uomo d'affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali. Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006. Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua 'bella figura' (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà".
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categoria: italia, trash


venerdì, 04 luglio 2008

Turchia: l'ora della verità

anche in Altrenotizie

Assistere all'ondata di arresti eccellenti che ha scosso la Turchia e alle conseguenti polemiche che li hanno seguiti, provoca robusti deja-vu. Gli arresti sono scaturiti dallo svelamento di una rete di potere ultra-nazionalista dedita ad attentati, golpe ed altre amene attività. Dalla struttura di Ergenekon, rete di origine atlantica trasformatasi poi nel baricentro di quello che è stato chiamato “lo stato profondo”, le indagini hanno preso le mosse fino a delineare una lunga serie di reati gravissimi commessi da importanti personalità turche. I fatti non ti esauriscono tuttavia nel contrasto ad una rete accusata di ricorrere sistematicamente alla violenza per perseguire i proprio obiettivi politici ed economici. La grande retata è scattata infatti a pochi giorni dall'attesa relazione del Procuratore turco di fronte alla Corte Costituzionale, relazione che dovrebbe provare le accuse di “lesa secolarità” da parte dell'AKP, il partito di ispirazione musulmana che esprime il premier ed il Presidente della Repubblica. L'accusa, se riconosciuta fondata, porterebbe al paradossale bando del partito di maggioranza e all'esclusione del Premier e del Presidente della Repubblica dalla vita politica.

Lo "Stato profondo" in Turchia non è un'invenzione giornalistica: decine sono i delitti smaccatamente compiuti da esponenti dell'apparato statale e loro complici in nome della presunta difesa della laicità dello stato, subito tramutatasi in difesa nazionalista del dubbio concetto di “turchità”. Molti scrittori ed oppositori sono stati accusati in passato di offesa alla "turchità" e molti tra quelli che non sono finiti rinchiusi a norma di legge hanno poi trovato la morte per mano di balordi armati e protetti da elementi dell'esercito e della polizia. Tipici in questo senso gli omicidi “politici” dello scrittore Dink e del prete italiano Don Santoro, ma altrettanto tipica la lunga serie di attentati e uccisioni da attribuire prima ai curdi e in seguito ai cattivi islamici. A carico della rete l'inchiesta pone anche un paio di progettati golpe.

La novità di questi giorni è che il potere civile per la prima volta riesce ad incidere lo stato profondo, in particolare la casta militare. Alcuni dei generali in pensione tratti in arresto sono stati presi all'interno di strutture militari, con il consenso evidente dell'esercito. Solo pochi mesi fa il procuratore di Van, che aveva accusato l'attuale capo dell'esercito turco di aver organizzato un attentato da attribuire ai curdi, si è visto togliere l'inchiesta e si è procurato noie di ogni tipo.

Una svolta che cade in un momento delicatissimo, stante il procedimento aperto contro l'AKP, ma che non è detto si delinei come un punto a favore del governo. L'ondata di arresti ha infatti dilatato molto quelli che sembravano gli obiettivi iniziali e in carcere, insieme a generali in pensione e uomini di apparato, sono finiti molti personaggi accusati di dare “sostegno ideologico” alla rete golpista clandestina. Tra questi l'editore capo del Tercüman daily, pubblicazione ultra-nazionalista, ma anche quello di Cumhuriyet, testata considerata progressista nel panorama turco oltre al presidente della camera di commercio di Ankara e numerosi esponenti della società civile, oltre agli organizzatori della “Marcia per la laicità” dello scorso anno.

Se da un lato sembra che il governo voglia liberarsi degli oppositori più feroci, non è però del tutto scontato che questa possa essere la chiave di lettura corretta. L'abbondanza negli arresti, secondo commentatori liberali turchi, potrebbe combinarsi le accuse di lesa laicità e legittimare i militari nel mettere definitivamente fuori gioco l'AKP ed i suoi membri. A rafforzare questa ipotesi resta l'atteggiamento prudentissimo sulle inchieste da parte di Erdogan e del presidente Gul. Si tratterebbe quindi di dispiegamento di un pretesto per cancellare l'AKP.

Se è provata l'esistenza di una rete dedita all'assassino politico, non è quindi detto che questo sia sufficiente a mettere il governo dalla parte dei giusti o al riparo dalle accuse promosse da quegli stessi nazionalisti che sono stati arrestati. L'ago della bilancia resta l'esercito e bisognerà attendere per capire se i generali sceglieranno di cogliere l'occasione per liberarsi di pezzi impresentabili del passato o se non siano in attesa del momento buono per sbarazzarsi dell'AKP.

Curiosamente la notizia in Europa non ha suscitato molto scalpore, alcune testate di destra se ne occupano cercando di descrivere un tentativo di golpe bianco “islamico” che non è nelle cose, ma in generale il disinteresse regna sovrano. In Europa l'ingresso della Turchia nella UE è tradizionale argomento delle minoranza xenofobe, preoccupate di importare islamici. Trattandosi di minoranze molto più rumorose della felpata diplomazia comunitaria, non tutti si sono resi conto che il vero ostacolo posto dalla UE è quello della preventiva rimozione dei militari dal potere e la cancellazione dalla costituzione delle norme che ne stabiliscono la primazia sul potere civile.
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categoria: turchia


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