mazzetta

Ce la possiamo fare...
sabato, 28 giugno 2008

L'uomo volante e il CPT


Nella giornata di ieri un giovane ospite del CPT (Centro di Permanenza Temporanea) di Bologna ha tentato la fuga, terminata però malissimo. Il ventiseienne cittadino marocchino ha scelto una via di fuga pericolosa, che termina con il salto da un'altezza di otto metri.

Fratture multiple, ha davvero corso il rischio di morire. A prima vista un salto del genere dovrebbe far desistere chiunque, ma questo è il secondo caso in poco tempo che si risolve così. I CPT italiani sono luoghi di detenzione particolari. Vi transita una percentuale infinitesimale dei migranti colti in clandestinità, spesso mescolati a vittime della burocrazia. Attualmente nel CPT di Bologna pare sia finita una turista argentina. Molto inutili i CPT, se non fosse che sono l'unica "risposta" fisicamente visibile alla paura dell'invasione straniera che possano dare quegli stessi che cavalcano xenofobia e razzismo.

Entrare in un CPT è quindi relativamente facile, per quanto statisticamente improbabile per un clandestino, ma uscirne può essere molto difficile e prendere molto tempo costringendo i malcapitati alla forzata convivenza tra un'umanità dolente e rinchiusa. Gli standard dei CPT italiani inoltre e verrebbe da dire ovviamente, sono tra i peggiori d'Europa e sono a lungo stati criticati anche dalla UE.

Delinquenti o semplici sfortunati si ritrovano chiusi insieme con curiosi effetti, uno di questi è sicuramente la catena di eventi che ha portato due persone a spaccarsi le gambe. Si narra infatti che tra le mura del CPT sia passato anche un abile ladro, che abitualmente svaligiava appartamenti salendo e scendendo dai palazzi alla maniera dei migliori acrobati e arrampicatori. Uno pratico, che si è fatto due conti e un giorno ha fatto il salto di otto metri, ha preso l'autobus e si è involato senza salutare.

Da quel giorno sembra che la storia di quello che è stato ribattezzato "l'uomo volante" tormenti i sogni dei più irrequieti ospiti del CPT, che prima o poi decidono per il grande salto.

Chiudere i CPT non è in agenda, servono troppo per la propaganda più rozza, resta solo da sperare che la leggenda l'uomo volante non mieta altre vittime
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categoria: bologna, bug di sistema


sabato, 28 giugno 2008

Il ritorno dei ladroni in Iraq

Game over: Risultato finale. I contratti privilegiati erano pronti, ma lo scandalo internazionale che è montato immediatamente ha fatto compiere una veloce marcia indietro al premier iracheno, che nell'occasione ha rilanciato annunciando l'apertura dell'asta internazionale per il petrolio iracheno. Asta che si svolgerà in un quadro giuridico incerto, ma Maliki ha detto che si può fare con a legge esistente, quella di Saddam. Tutto molto opinabile, come l'entusiasmo dell'ENI e di alcune ersonalità italiane. Che se ne fanno in Iraq dei proventi petroliferi se non sono nele condizioni di spenderli? E' urgente per gli iracheni o per le compagnie che su quel greggio guadagneranno l'impossibile?

.Aggiornamento in testa
Ed ecco a sorpresa la smentita del governo iracheno. Resta da capire se si tratti di una smentita tattica o se sia falso tutto quello che si è scritto negli ultimi giorni. L'aggiornamento che segue riposta uno scoop del nyt appena precedente la smentita irachena. Resta comunque un dettaglio che lascia il dubbio sull'urgenza di tali contratti, visto che cinquanta miliardi di dollari di entrate petrolifere irachene aspettano ancora di essere spesi mentre fanno un pisolino in una banca di New York.

Aggiornamento
: A rinforzo della tesi, la scoperta di come i contratti in questione siano stati scritti dall'amministrazione Bush e non dal governo iracheno.
anche in Altrenotizie

Era il 2003 quando Amnesty International fu accusata di fare “terrorismo” pronosticando cinquantamila morti in seguito all'invasione dell'Iraq. A quel tempo i fautori della guerra sostenevano che si sarebbe trattato di un'operazione relativamente semplice intitolata alla diffusione della democrazia in Medio Oriente. Un milione di morti, dieci milioni di feriti e mutilati e quattro milioni di profughi iracheni dopo, sull'invasione dell'Iraq cala una cappa di silenzio a favorire lo scontato epilogo della più grande operazione criminale del nuovo secolo. Tutto sembra dimenticato ed in Iraq sembra non accada più nulla. Difficile pensare che si tratti di un caso. Cinque anni dopo l'invasione il silenzio sull'Iraq serve alla consumazione del grande furto. Il motivo reale dell'invasione dell'Iraq è il controllo degli approvvigionamenti di idrocarburi nell'area mediorientale, chi ancora lo neghi non può che essere in malafede.

Nelle ultime settimane si sono registrate due significative novità: la completa sparizione dell'Iraq dal mainstream occidentale e l'assegnazione dello sfruttamento delle risorse petrolifere irachene proprio alle compagnie occidentali che furono espropriate da Saddam quando nazionalizzò il petrolio. Dicono i soloni dei media che negli Stati Uniti l'Iraq in televisione non tira più e di conseguenza le big dell'informazione si sono adeguate e meditano un ritiro quasi completo dal fronte. Fronte sul quale restano centocinquantamila “bravi ragazzi”, quasi altrettanti mercenari, in gran parte statunitensi; tutti americani che non interessano più agli americani.

Andrew Tyndall, un consulente televisivo che osserva i palinsesti informativi serali dei tre maggiori network, ha rilevato che lo spazio dedicato all'Iraq è stato “massicciamente” ridotto nel 2008 rispetto al 2007, ultimo di una serie di anni comunque a calare. Nei primi sei mesi del 2008 sono stati complessivamente centottantuno minuti a settimana, contro i millecentocinquantasette registrati durante lo scorso anno. Quasi tutte le major ormai progettano una fuga da Baghdad dopo le elezioni americane di novembre. Si spengono le luci e l'assassino torna sul luogo del delitto. Quasi quattro decenni fa quattro grandi compagnie occidentali controllavano il petrolio iracheno.

BP, Exxon Mobil, Total e Shell erano azionisti alla pari di un consorzio anglo-franco-americano che ha controllato le risorse irachene per quasi mezzo secolo. La Turkish Petroleum Company, creata nel 1912 per impadronirsi delle riserve dell'impero ottomano in disfacimento, poi divenuta Iraq Petroleum Company. Queste quattro compagnie hanno ottenuto un accordo per “assistere” il governo iracheno nello sviluppo dei pozzi, pur non avendo competenze in proposito visto che questo genere di attività è svolto da imprese specializzate e non delle major che si occupano della sua distribuzione. Accordo che sarà remunerato in petrolio, ma soprattutto con un diritto di prelazione sui giacimenti iracheni una volta che sia stata varata la legge nazionale sugli idrocarburi.

Una truffa smaccata per scavalcare la resistenza del parlamento iracheno, che da anni come Penelope tesse e disfa la tela di una legge che nessun iracheno vuole firmare, vista la pretesa americana per un assetto che consegni il petrolio proprio a quelle compagnie. Dicono quasi tutti i media anglosassoni che questa mossa ha agitato gli arabi “sospettosi”, che si sono fatti venire in mente e alla bocca accuse di rapina colonialista a mano armata. Strano, che cattivoni questi arabi “sospettosi”.

Il fatto che gli americani abbiano protetto, unico tra tutti, il ministero del petrolio nel giorno dell'invasione, che gli Stati Uniti vogliano una legge sul petrolio terribilmente sfavorevole agli interessi iracheni, che gli Stati Uniti abbiano costruito in Iraq basi immense e un'ambasciata fortificata per millecinquecento addetti e che stiano perpetrando una truffa per scavalcare la volontà del parlamento iracheno, non ha spinto alcun commentatore anglosassone od occidentale ad andare oltre la citazione dei sospetti dei “sospettosi” e innominati arabi.

Lo assicurano fior di commentatori e di stupidi galantuomini, secondo i quali siamo andati in guerra per combattere il feroce Saladino che ci voleva sgozzare e per portare la civiltà in quelle lande desolate abitate da beduini. Il petrolio non c'entra, è un dettaglio secondario per un'amministrazione di petrolieri, sulla buona fede della quale non si possono esprimere dubbi del genere, nemmeno dopo la certificazione dell'enorme mole di fandonie propinate alle opinioni pubbliche, nemmeno dopo la rivelazione di come l'invasione dell'Iraq sia fino a qui servita per far sparire in centinaia di truffe gran parte del denaro dei contribuenti americani stanziato per il conflitto e per l'invisibile ricostruzione irachena.

Tony Blair e il suo omologo australiano Howard, sono stati denunciati da numerose associazioni occidentali per i crimini di guerra commessi in Iraq. Procedimenti a loro carico sono stati avviati al Tribunale Penale Internazionale. Molto probabilmente, vista la mole di prove a carico dei denunciati, si farà un processo con i due ex premier alla sbarra. La stessa avventura potrebbe capitare a breve al primo ministro italiano Silvio Berlusconi. A George W. Bush no, gli Stati Uniti sono tra i pochi stati che non hanno aderito alla convenzione istitutiva del TPI. Al contrario sono gli unici che con pressioni e ricatti hanno estorto trattati di esclusione di responsabilità per le truppe americane a numerosi governi.

I cattivi arabi “sospettosi” e gli occidentali minimamente smaliziati intanto potranno continuare ad assistere allibiti ed impotenti a questo massacro della realtà, traendo ben poca soddisfazione dall'esser stati facili profeti di sventura. Nessuno dei folli sostenitori dell'invasione irachena se n’è ancora dissociato, nel nostro paese l'argomento sembra un tabù inaffrontabile e il garrulo neo-ministro della difesa straparla di una escalation dell'impegno del nostro paese in Afghanistan.

Nemmeno l'evidenza di come la guerra abbia contribuito all'esplosione della speculazione energetica mondiale suscita dibattito. Il tema dell'energia è così importante che si preferisce delirare di centrali nucleari piuttosto che puntare il dito contro chi quell'energia se la vuole conquistare a mano armata e a prezzo di qualunque massacro.

Un italiano “sospettoso” potrebbe pensare che ciò sia dovuto alla mancia promessa all'ENI per la partecipazione e il supporto politico dell'Italia al conflitto, ma probabilmente si tratta solo del servilismo di una classe politica troppo occupata a depredare i propri cittadini per potersi concedere il lusso di riflettere prima di pronunciare sonori “yes!” in cambio di un misero posto a tavola.
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categoria: iraq, media, guerra, truffe, global risiko, infowatch


venerdì, 27 giugno 2008

Razzisti, attenti!


Un umarell leghista punito dal fato.
O da una fattura gitana?
Oppure semplicemente dalla mancanza di buon senso nel rifiutare i consigli dei medici?

Sarà quel che sarà, ma prima di proporre schedature dei nomadi, forse sarebbe bene riflettere. Chissà che la superstizione ignorante non possa qualcosa, là dove proprio l'ignoranza genera questi orrori.

da Repubblica
VENEZIA
- Un uomo è morto ieri a Mestre, per un colpo di calore, durante le manifestazioni in corso per contrastare la realizzazione di un campo per nomadi sinti.
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categoria: italia, razzismo, repressione


sabato, 21 giugno 2008

Terroristi Tamil? Pare di no.


Grande clamore ha suscitato ieri la retata di Tamil accusati di essere parte di una rete "terrorista" e di vari reati tra i quali l'estorsione ai danni dei connazionali al fine di finanziare l'esercito Tamil e le sue attività "terroristiche".
Ogg,i se leggerete con attenzione nelle pagine interne dei giornali, troverete forse che i pericolosi terroristi sono già a casa loro. In sede di udienza i giudici hanno ritenuto insussistente e non provata l'accusa di estorsione, nullo il pericolo di fuga e nulla la pericolosità degli arrestati e li hanno rimandati a casa.

Difficile a questo punto pensare che si tratti di accuse plausibili; più facile propendere per l'ennesimo show ignorante di qualche inquirente troppo zelante.

Si farà, forse, un processo nel quale saranno accusati di attività terroristiche, ma sembra chiaro a questo punto che l'impianto accusatorio sia stato quanto meno raffazzonato e che le figure degli indagati siano state dipinte a tinte forti senza alcun fondamento.

Gli esponenti della diaspora Tamil arrestati erano accusati di estorcere denaro per sostenere il terrorismo sotto la copertura di associazioni di cura ed assistenza, già il particolare che tenessero contabilità dettagliata e rilasciassero ricevute filigranate avrebbe dovuto sollevare qualche dubbio sulle loro qualità criminali, ma questi sono dettagli.

Troppo tempo senza -terroristi- non è accettabile, ma di binladini non se ne trovano i tentativi di inventarne si sono risolti nel ridicolo, si vede che piuttosto di niente van bene anche i finti terroristi Tamil
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sabato, 21 giugno 2008

Italy Indymedia - Essi ritornano


Si tiene in questi giorni a Bologna il meeting italiano di Indymedia. Incontro durante il quale si definiscono e concudono gli ultimi passi del lungo cammino che porta alla riapertura di italy.indymedia.org .

indymedia-1024x768Non odiare il tuo media, essilo!
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categoria: media


lunedì, 16 giugno 2008

Chi ha comprato il Bologna F.C.?

Mancano ancora parecchi giorni al primo luglio, giorno nel quale Cazzola ha detto che rivelerà gli “americani” che si sono comprati il Bologna. Per ora tutto quello che sappiamo degli americani è che sono rappresentati da Joe Tacopina. L'unica strada che abbiamo per farci un'idea è quindi un viaggio

Inside Taco Joe

Se volessi trasmettere l'idea complessiva che mi sono fatto di Joe in una sintesi estrema, direi che Joe Tacopina è l'equivalente americano dell'avvocato Carlo Taormina. L'uomo appare determinato e per nulla a disagio nel raccontare che Gesù Cristo è morto dal freddo, come l'omologo italiano è feroce avvocato di cause perse a distruggere una carriera costruita su cause impossibili portate a termine con successo. Colto forse da presunzione, sembra che abbia disintegrato la sua carriera difendendo in sequenza Maicol Gecson, un simpatico capo della polizia corrotto che gli versava soldi per amicizia e il principale indiziato per il “delitto di Aruba”, che se non lo conoscete non vi siete persi niente, se non che anche dopo la sua confessione Joe sosteneva l'innocenza dell'assassino, fino a prendersi del bugiardo da molti.

Fortunatamente per Joe c'è il paracadute televisivo, così può lasciare la carriera forense e lanciarsi nel mondo dello spettacolo. Regolarmente commenta per MSNBC e FOX (che è di Murdoch, quindi come se fosse di Berlusconi) fino a quando non decide di fare il grande passo e di lanciarsi come inviato. Non ci crederete, ma Joe esordisce piombando a Perugia nel bel mezzo delle indagini per l'omicidio della famosa Meredith con la gloriosa convinzione che il colpevole sia lo sporco negro e che la giovane Amanda sia innocente. Per ora dall'avventura ha raccolto   le querele degli avvocati di Rudy Guede. Poco tempo fa, eppure già dimenticato. Come Taormina anche Joe finisce a Porta a Porta, citato dall'avvocato Biscotti che minaccia di rovinarlo insieme al direttore di Panorama Belpietro per una serie di falsità ad accusare Rudy Guede. Direi che l'analogia con l'avvocato Taormina a questo punto sia robusta e dimostrata.

Roba da ridere, un avvocato deve essere un esperto in “climbing the mirrors”, non bisogna volergliene.

Qualcuno invece si potrebbe incazzare molto, ad esempio, vedendo la foto di Joe che sbarca a Roma e mostra questa sciarpa qua sotto


C_3_Media_314570_immagine_det(dal Corriere dello Sport)

Ops...

Qualcuno ha completamente omesso che Joe prima di approdare a Bologna è passato per Roma, dove era accreditato come possibile rappresentante di George Soros all'acquisto della società capitolina. Una millanteria, pare. La foto esplicita come il Bologna sia un ripiego rispetto alle intenzioni iniziali, circostanza sulla quale tutti in città hanno sorvolato con eleganza, e che l'uomo era in cerca di una squadra qualsiasi, altro che Bologna Society.

Grande è il casino attorno a Joe e la riservatezza di Cazzola non aiuta molto, in America alcuni ipotizzano sia in missione proprio per Maicol Gecson, ma visto da un paese che ha già vissuto Wanna Marchi, il caro Taco Joe sembra foriero di un probabile pacco e non solo perché veste come i mafiosi de “I Sopranos”.

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categoria: sport, bologna, bagatelle


venerdì, 13 giugno 2008

C'era una volta l'ONU

anche in Altrenotizie

Solo cinque anni fa l'ONU aveva ancora una parvenza di organismo internazionale ed era tutti i giorni sulle nostre prime pagine. L'Iraq era appena stato invaso e tra l'ONU e gli Stati Uniti era in corso una vera e propria guerra. L'ONU e l'AIEA sostenevano con forza che non esistesse alcun motivo tra quelli vantati da Bush per invadere l'Iraq: ciò nonostante Bush invase l'Iraq e l'ONU si trovò sconfitta. Da quel momento sono passati pochi anni, durante i quali gli Stati Uniti hanno letteralmente dirottato l'organizzazione, distruggendola insieme a quel che restava del diritto internazionale. Tutto questo è avvenuto nel silenzio complice dell'Occidente che, almeno in teoria, ha tutto da guadagnare con una ONU asservita ai propri interessi. Un silenzio fragoroso se si pensa che negli anni precedenti l'invasione irachena l'ONU era oggetto di furiose critiche da parte dell'apparato propagandistico neoconservatore, mentre oggi che è agli stracci tutto tace.

In questi anni gli Stati Uniti e altri paesi alleati hanno fatto dell'ONU uno strumento servile e corrotto. Quelli che accusavano l'ONU di sprechi e corruzione hanno piazzato i proprio uomini nei punti nevralgici e hanno stracciato ogni record precedente in materia, ma non ricevono alcuna critica. Fecero scalpore all'epoca le accuse rivolte al Segretario Generale Kofi Annan, lo “scandalo” perché il figlio lavorava in un'azienda che aveva contratti con l'ONU; molto meno rumore fecero poi la scoperta di un vero e proprio assalto organizzato al Segretario Generale o quella dello spionaggio e calunnie ai danni di Mohamed el Baradei.

Quei tempi ormai sono passati, al segretariato generale è stato eletto il coreano Ban Ki Moon e tutto è cambiato. All'ONU sono sbarcati in gran numero americani e coreani, ma non si sono coperti di gloria. Il nuovo corso dell'ONU è chiaro: mano libera all'Occidente. Il nuovo segretario, presto soprannominato “Ban Ki Whom?” (che suona come Ban Ki Moon chi? ndr), ha raccolto la fine delle ostilità verso la Corea del Nord e in cambio si è sdraiato sulla linea americana. Era stato proprio Bush jr. ad accendere la tensione con la Corea del Nord, che già pochi anni dopo il 1989 sembrava avviata alla riunificazione con il Sud; non è stato quindi difficile ritornare come per incanto sulla strada che i due paesi avevano interrotto a causa dell'irruzione della banda neocon.

In cambio l'ONU è stata dapprima invasa da strani personaggi americani. L'esempio più clamoroso è quello di Josette Sheenan, nominata a capo del PAM, programma alimentare mondiale. La signora, negli anni '70 fuggì di casa ancora ragazzina, scatenando un caso. Molto rumore fece il confronto tra i suoi genitori e la setta del reverendo Moon (in Italia noto per l'affaire Milingo), vinto alla fine dalla setta. Dopo anni nei quali ha scalato la gerarchia dei Moonies, la signora è diventata quella che tiene i cordoni della borsa della fame mondiale, uno strumento potente asservito alla politica americana. Per chi avesse dubbi in proposito, basti ricordare che per Bush e l'attuale governo USA la ONG e le organizzazioni umanitarie devono essere strumenti funzionali alla “esportazione della democrazia” e infatti USAID e le sue sorelle dipendono oggi dal Dipartimento di Stato e hanno perso ogni traccia d'indipendenza. Non c'è da stupirsi se certi “aiuti umanitari” non li vuole più nessuno.

Recentemente però si è andati oltre alla decenza. Gli sprechi e le spese fuori procedura aumentano, ma visto che si tratta per lo più di contratti senza gara a benefici di aziende statunitensi nessuno dice nulla. Le forze ONU sono state colte a praticare il contrabbando e pure il traffico d'armi, oltre al ripetersi di episodi relativi a stupri e sfruttamento sessuale delle popolazioni locali, ma tutto tace. Quello che desta veramente scandalo è però la linea del nuovo Segretario Generale, che ha permesso che l'organizzazione diventi uno strumento di propaganda.

Partito Kofi Annan, l'Africa è piombata all'improvviso nel buio, lasciando campo libero ai colonialisti di sempre. Sparita dall'orizzonte la questione palestinese, sparita qualsiasi ingerenza nelle guerre in corso, l'ONU e diventata una casa di produzione di show di pessimo gusto. Complici i media asserviti i paesi occidentali hanno colto l'occasione per usare la mano pesante. Il recente tour dell'ONU in Sudan e Ciad n questo senso è esemplare. Mentre in Sudan la carovana è stata prodiga d’indicazione per la stampa, in Ciad è successo che i giornalisti al seguito sono stati seminati e lasciati all'ombra di un albero, mentre l'ambasciatore Ripert incontrava il governo ciadiano. Alle proteste della stampa prima è stato risposto che l'incontro con il dittatore Deby era prossimo, poi che lo stesso non era nel paese e quindi, sfortuna, non c'era niente da vedere e sapere per la stampa. Tutte le domande sulle stragi ordinate da Deby, sull'impiego di soldati-bambino (ammesso ufficialmente), sul sostegno di questi al recente attacco alla capitale del Sudan hanno raccolto solo dei “no comment”. Idem anche per il caso dei finanziamenti ONU a Joseph Kony e al suo ”Esercito di Liberazione del Signore”, cristianamente impegnato a massacrare gli ugandesi con i suoi briganti accompagnati da soldati-bambino e sollazzati da schiave sessuali, anch'esse minorenni.

C'è da dire che se gli Stati Uniti si trovano bene con la nuova ONU, la Francia si trova benissimo. Nessuno ha fiatato per i suoi interventi militari in Ciad e Repubblica Centrafricana (seguiti da repressioni furiose dei due dittatori) e nessuno sembra preoccupato per gli altri disastri che la politica francese sta disseminando nel continente africano. Anche l'invasione etiope della Somalia su mandato americano è gestita alla giornata tra un massacro e l'altro.

Nessuna critica sembra però emergere e bucare il mainstream informativo occidentale: colpa forse dei nostri politici troppo impegnati a dare spettacolo e colpa sicuramente dei nostri media, occupati da utili servi non meno di quanto lo sia l'ONU. Può succedere qualsiasi cosa, ma potete star certi che alle opinioni pubbliche verrà recapita solo una versione conveniente quanto taroccata. Recentemente ad esempio, in occasione del disastro che ha colpito la Birmania, la Francia ha presentato una richiesta d'intervento “umanitario” nel paese citando il diritto d'ingerenza. La richiesta non è stata neppure presa in considerazione, visto che il dubbio diritto/dovere d'ingerenza umanitaria non è previsto in caso di catastrofi naturali ed è facile anche capire il perché. Avuta notizia dell'azione francese e vista una portaerei francese avvicinarsi alle sue coste, il regime birmano ha vietato i soccorsi internazionali, ma alle opinioni pubbliche occidentali è stato nascosto questo fondamentale rapporto di causa-effetto.

Il TG1, prima nel telegiornale e poi in un approfondimento, ha dato conto della richiesta francese come se fosse invece seguente alla chiusura birmana, aggiungendo che “però” in Consiglio di Sicurezza c'è la Cina che ha il diritto di veto e che protegge il regime birmano. Con estrema malizia il servizio si è chiuso dicendo che però la Cina i soccorritori per i terremotati li aveva accolti. Spietata con i birmani, attenta a salvare i cinesi, si direbbe. I cattivi sono sempre gli “altri”. Servizio pubblico o servizietto al pubblico? Vero è invece che il tentativo francese, irrituale ed “illegale” non meno del supporto armato ai dittatori, ha raccolto duri commenti da tutta la diplomazia, dal Sudafrica al Giappone non sono mancate dichiarazioni caustiche, ma di quelle non dobbiamo sapere nulla, evidentemente.

Allo stesso modo non si deve sapere che l'ONU è ormai simile a uno strumento coloniale nelle mani di una banda di politici molto aggressivi e privi di scrupoli quando ci sono da tutelare gli interessi propri. Se il sonno della ragione genera mostri, la demolizione del diritto genera barbarie, se ne sono accorti i popoli chiamati a vivere questa barbarie loro imposta, non ce ne accorgeremo per lungo tempo noi, cullati dalle favole che i maggiordomi delle potenze ci raccontano per tenerci buoni.
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martedì, 10 giugno 2008

Difendi il tuo blog


Capita che la polizia oscuri interi blog su denuncia di parte a causa di qualche post sgradito. Di solito si tratta di delinquenti fatti e vestiti che scatenano la legge per tutelarsi, ma come si è sempre fatto notare il punto dolente è nel sequestro dell'intero blog per oscurare una sola pagina. Altre volte invece sono gli stessi gestori della piattaforma a fare pressioni e minacciare l'oscuramento del post incriminato.

Se nel primo caso è opportuno dotarsi di un avvocato, nel secondo spesso è sufficiente difendere le proprie ragioni dimostrandosi fermi nel rifiutare l'oscuramento. Mi è capitato con splinder a proposito di un post poco tenero verso un altro blogger ed è stato sufficiente spiegare come ritenessi il post assolutamente all'interno del diritto d'espressione e al di fuori della diffamazione. In effetti il post non era diffamatorio, limitandosi a mettere in evidenza certe incongruenze nel frenetico agitarsi del blogger in questione.

Per organizzare una efficace difesa del proprio blog è buona norma farne un back-up (questo a prescindere da pericoli di oscuramento)  e, nel caso di blog di denuncia, di una piattaforma alternativa sulla quale riservare l'identico nome del blog.

In questo modo, anche in caso di provvedimenti assurdi è possibile tornare velocemente online, magari evitando di ripubblicare il post contestato, sempre che l'autorità giudiziaria nel frattempo si degni di spiegare come e perchè è stato deciso l'oscuramento del blog. Spesso infatti il blog viene chiuso prima ancora che al titolare sia pervenuta alcuna notifica.

Con due semplici passi ci si assicura una discreta tutela in caso di disastri, così come in caso di attacchi improvvisi e si vanifica completamente un'azione repressiva che sembra essere fondata esclusivamente sull'ignoranza degli strumenti che si cerca di colpire.

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categoria: repressione


domenica, 08 giugno 2008

Bilderberg negli Stati Uniti

La  lista che segue è quella dei partecipanti al meeting del Bilderberg group.
Un meeting di super-potenti che si riuniscono a porte chiuse ogni anno da oltre 50 anni. Tra un paio di settimane sapremo cosa si sono detti, stay tuned.


BILDERBERG MEETING Chantilly, Virginia, USA

5-8 June 2008
CURRENT LIST OF PARTICIPANTS

Honorary Chairman
BEL Davignon, Etienne Vice Chairman, Suez-Tractebel

DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG
CAN Adams, John Associate Deputy Minister of National Defence and Chief of the Communications Security Establishment Canada
USA Ajami, Fouad Director, Middle East Studies Program, The Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, The Johns Hopkins University
USA Alexander, Keith B. Director, National Security Agency
INT Almunia, Joaquín  Commissioner, European Commission
GRC Alogoskoufis, George Minister of Economy and Finance
USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners Inc.
TUR Babacan, Ali Minister of Foreign Affairs
NLD Balkenende, Jan Peter Prime Minister
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
ITA Bernabè, Franco CEO, Telecom Italia Spa
USA Bernanke, Ben S. Chairman, Board of Governors, Federal Reserve System
SWE Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs
FIN Blåfield, Antti Senior Editorial Writer, Helsingin Sanomat
DNK Bosse, Stine CEO, TrygVesta
CAN Brodie, Ian Chief of Staff, Prime Minister’s Office
AUT ‘Bronner, Oscar Publisher and Editor, Der Standard
FRA Castries, Henri de Chairman of the Management Board and CEO, AXA
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA
CAN Clark, Edmund President and CEO, TD Bank Financial Group
GBR Clarke, Kenneth Member of Parliament
NOR Clemet, Kristin Managing Director, Civita
USA Collins, Timothy C. Senior Managing Director and CEO, Ripplewood Holdings, LLC
FRA Collomb, Bertrand Honorary Chairman, Lafarge
PRT Costa, António Mayor of Lisbon
USA Crocker, Chester A.James R. Schlesinger Professor of Strategic Studies
USA Daschle, Thomas A. Former US Senator and Senate Majority Leader
CAN Desmarais, Jr., Paul Chairman and co-CEO, Power Corporation of Canada
GRC Diamantopoulou, Anna Member of Parliament
USA Donilon, Thomas E. Partner, O'Melveny & Myers
ITA Draghi, Mario Governor, Banca d’Italia
AUT Ederer, Brigitte CEO, Siemens AG Österreich
CAN Edwards, N. Murray Vice Chairman, Candian Natural Resources Limited
DNK Eldrup, Anders President, DONG A/S
ITA Elkann, John Vice Chairman, Fiat S.p.A.
USA Farah, Martha J. Director, Center for Cognitive Neuroscience; Walter H. Annenberg Professor in the Natural Sciences, University of Pennsylvania
USA Feldstein, Martin S. President and CEO, National Bureau of Economic Research
DEU Fischer, Joschka Former Minister of Foreign Affairs
USA Ford, Jr., Harold E. Vice Chairman, Merill Lynch & Co., Inc.
CHE Forstmoser, Peter Professor for Civil, Corporation and Capital Markets Law, University of Zürich
IRL Gallagher, Paul Attorney General
USA Geithner, Timothy F. President and CEO, Federal Reserve Bank of New York
USA Gigot, Paul Editorial Page Editor, The Wall Street Journal
IRL Gleeson, Dermot Chairman, AIB Group
NLD Goddijn, Harold CEO, TomTom
TUR Gögüs, Zeynep Journalist; Founder, EurActiv.com.tr
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
USA Holbrooke, Richard C. Vice Chairman, Perseus, LLC
FIN Honkapohja, Seppo Member of the Board, Bank of Finland
INT Hoop Scheffer, Jaap G. de Secretary General, NATO
USA Hubbard, Allan B. Chairman, E & A Industries, Inc.
BEL Huyghebaert, Jan Chairman of the Board of Directors, KBC Group
DEU Ischinger, Wolfgang Former Ambassador to the UK and US
USA Jacobs, Kenneth Deputy Chairman, Head of Lazard U.S., Lazard Frères & Co. LLC
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC (Obama’s man tasked with selecting his running mate)
SWE Johnstone, Tom President and CEO, AB SKF
USA Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
FRA Jouyet, Jean-Pierre Minister of European Affairs
GBR Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell plc.
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
DEU Klaeden, Eckart von Foreign Policy Spokesman, CDU/CSU
USA Kleinfeld, KlausPresident and COO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.S.
FRA Kodmani, BassmaDirector, Arab Reform Initiative
USA Kravis, Henry R. Founding Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-JoséeSenior Fellow, Hudson Institute, Inc.
INT Kroes, Neelie Commissioner, European Commission
POL Kwasniewski, Aleksander Former President
AUT Leitner, Wolfgang CEO, Andritz AG
ESP León Gross, Bernardino Secretary General, Office of the Prime Minister
INT Mandelson, Peter Commissioner, European Commission
FRA Margerie, Christophe de CEO, Total 
CAN Martin, Roger Dean, Joseph L. Rotman School of Management, University of Toronto
HUN Martonyi, János Professor of International Trade Law; Partner, Baker & McKenzie; Former Minister of Foreign Affairs
USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace
INT McCreevy, Charlie Commissioner, European Commission
USA McDonough, William J. Vice Chairman and Special Advisor to the Chairman, Merrill Lynch & Co., Inc.
CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Financial Group
GBR McKillop, Tom Chairman, The Royal Bank of Scotland Group
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
ITA Monti, Mario President, Universita Commerciale Luigi Bocconi
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
NOR Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, Norsk Hydro ASA
DEU Nass, Matthias Deputy Editor, Die Zeit
NLD Netherlands, H.M. the Queen of the
FRA Ockrent, Christine CEO, French television and radio world service
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell plc
SWE lofsson, Maud Minister of Enterprise and Energy; Deputy Prime Minister
NLD Orange, H.R.H. the Prince of
GBR Osborne, George Shadow Chancellor of the Exchequer
TUR Öztrak, Faik Member of Parliament
ITA Padoa-Schioppa, Tommaso Former Minister of Finance; President of Notre Europe
GRC Papahelas, Alexis Journalist, Kathimerini
GRC Papalexopoulos, Dimitris CEO, Titan Cement Co. S.A.
USA Paulson, Jr., Henry M. Secretary of the Treasury
USA Pearl, Frank H. Chairman and CEO, Perseus, LLC
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
FRA Pérol, François Deputy General Secretary in charge of Economic Affairs
DEU Perthes, VolkerDirector, Stiftung Wissenschaft und Politik
BEL Philippe, H.R.H. Prince
CAN Prichard, J. Robert S. President and CEO, Torstar Corporation
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
USA Rice, Condoleezza Secretary of State
PRT Rio, Rui Mayor of Porto
USA Rockefeller, David Former Chairman, Chase Manhattan Bank
ESP Rodriguez Inciarte, Matias Executive Vice Chairman, Grupo Santander
USA Rose, Charlie Producer, Rose Communications
DNK Rose, Flemming Editor, Jyllands Posten
USA Ross, Dennis B. Counselor and Ziegler Distinguished Fellow, The Washington Institute for Near East Policy
USA Rubin, Barnett R. Director of Studies and Senior Fellow, Center for International Cooperation, New York University
TUR Sahenk, Ferit  Chairman, Dogus Holding A.S.
USA Sanford, Mark Governor of South Carolina
USA Schmidt, Eric Chairman of the Executive Committee and CEO, Google
AUT Scholten, Rudolf  Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG
DNK Schur, Fritz H.  Fritz Schur Gruppen
CZE Schwarzenberg, Karel  Minister of Foreign Affairs
USA Sebelius, Kathleen Governor of Kansas
USA Shultz, George P. Thomas W. and Susan B. Ford Distinguished Fellow, Hoover Institution, Stanford University
ESP Spain, H.M. the Queen of
CHE Spillmann, Markus Editor-in-Chief and Head Managing Board, Neue Zürcher Zeitung AG
USA Summers, Lawrence H. Charles W. Eliot Professor, Harvard University
GBR Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC
NLD Timmermans, Frans  Minister of European Affairs
RUS Trenin, Dmitri V. Deputy Director and Senior Associate, Carnegie Moscow Center
INT Trichet, Jean-Claude President, European Central Bank
USA Vakil, Sanam Assistant Professor of Middle East Studies, The Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, Johns Hopkins University
FRA Valls, Manuel  Member of Parliament
GRC Varvitsiotis, Thomas Co-Founder and President, V + O Communication
CHE Vasella, Daniel L. Chairman and CEO, Novartis AG
FIN Väyrynen, Raimo Director, The Finnish Institute of International Affairs
FRA Védrine, Hubert Hubert Védrine Conseil
NOR Vollebaek, Knut High Commissioner on National Minorities, OSCE
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
USA Weber, J. Vin CEO, Clark & Weinstock
USA Wolfensohn, James D.  Chairman, Wolfensohn & Company, LLC
USA Wolfowitz, Paul  Visiting Scholar, American Enterprise Institute for Public Policy Research
INT Zoellick, Robert B.  President, The World Bank Group

Rapporteurs
GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist
GBR Wooldridge, Adrian D. Foreign Correspondent, The Economist

AUT Austria HUN Hungary
BEL Belgium INT International
CHE Switzerland IRL Ireland
CAN Canada ITA Italy
CZE Czech Republic NOR Norway
DEU Germany NLD Netherlands
DNK Denmark PRT Portugal
ESP Spain POL Poland
FRA France RUS Russia
FIN Finland SWE Sweden
GBR Great Britain TUR Turkey
GRC Greece USA United States of AmericaBile
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categoria: corporation, bug di sistema, elitarismo


giovedì, 05 giugno 2008

La Censura assassina dello Zar


Silvio Berlusconi al recente vertice della FAO ha blandito il dittatore Hosni Mubarak affermando di dover imparare dall'egiziano come fare per restare al potere trent'anni.

La ricetta non è difficile: abuso di leggi speciali, abolizione dei partiti concorrenti, violenza poliziesca e uno spiccato autoritarismo a mano armata, il tutto reso possibile dal controllo ossessivo dei media. Questa è la ricetta egiziana, ma quella russa dell'amico Putin non si discosta molto da questa traccia, anche se Putin non ha bisogno di vietare gli altri partiti.

Il blocco di potere putiniano è monolitico e nessuna critica è ammessa, non è un caso che in una recente intervista, proprio in Italia, una giornalista maltrattata da Putin si sia messa a piangere all'istante: dispiacere a Putin vuol dire sparire, fisicamente o meno si sparisce comunque. Spariti i giornalisti coraggiosi sotto due metri di terra, capita che si sparisca per molto meno. Nessuno dei critici del governo può sperare di aver voce sui media,  che se non si uniformano vengono chiusi d'imperio e i loro proprietari e giornalisti letteralmente perseguitati. Pare considerazione comune tra chi è rimasto a lavorare nei media in Russia, che questi debbano seguire le indicazioni della proprietà in merito alla linea da tenere e al cosa dire o cosa tacere. Peccato che questa forma mentis appartenga anche a chi lavora in canali pubblici e peccato che il vero padrone sia sempre e solo uno.


russiantv

Questo è il fermo immagine di un talk show russo, come è facile notare ci sono quattro poltrone, quattro paia di gambe, ma solo tre teste.

La testa mancante appartiene al povero Mikhail G. Delyagin, un critico dell'operato al governo che quando riesce in qualche modo ad apparire in qualche trasmissione viene poi cancellato in post-produzione. La clamorosa svista del censore mette in evidenza meglio di qualunque sega filosofica o sottile distinguo di che pasta sia fatta l'informazione in Russia e che genere di gentiluomini siano Putin e il suo delfino Medved. Di conseguenza il giudizio sull'esistenza o meno di qualche forma di democrazia in Russia deve essere assolutamente negativo.

Un vero e proprio regime del terrore che non ha eguali in Europa, minaccia i giornalisti e la libertà d'espressione in genere. Manifestare simpatie per l'opposizione non è salutare nemmeno per gli artisti e altri personaggi pubblici. I gruppi musicali che in passato avevano osato supportare altri da Putin non sono più passati in televisione e si sono visti annullare tour e contratti di distribuzione.


In Russia se vuoi dire qualcosa di sgradito a Putin rischi di essere cancellato, situazione che indubbiamente deve avere il suo fascino per mr. B., rimasto all'editto bulgaro mentre mezzo paese lo sfotte e lo ridicolizza quotidianamente. Di Putin invece non si può ridere ed è per questo che quando mr. B. ha fatto il gesto di mitragliare la giornalista piangente non ha fatto semplicemente una delle solite gaffe.

Il sistema comunque funziona, basti pensare che la gran parte dei russi, non solo Berlusconi, crede ormai che i russi si siano sacrificati per salvare i ceceni dai barbari. Tra le immagini meno viste in Russia ci sono le foto aeree di Grozny, del
prima e del dopo l'intervento russo, misura perfetta del genere di "aiuto" che Mosca ha recapitato ai ceceni. Quando un'immagine dice più di mille parole, esattamente come il fotogramma della trasmissione riprodotto sopra.

Stranamente gli attivisti e i giornalisti "pro diritti civili" che si agitano all'ombra di Berlusconi vedono i torti dell'Iran e della Cina, ma nulla hanno da eccepire sui crimini du Putin, Olmert o Mubarak, le malefatte dei quali spariscono agli occhi dell'opinione pubblica esattamente come in Russia spariscono le notizie e le persone gradite. particolarmente ridicoli sono gli ex radicali e la compagni di giro riunita attorno al Foglio e al Riformista, tutta gente che ha campato sul genocidio ceceno, sulle sofferenze dei palestinesi e di altri popoli oppressi e che ora che si trova arruolata accanto all'internazionale del terrore e tace vergognosamente. Sono argomenti sgraditi ai nuovi padroni, guai ad avventurarsi al di fuori  del
frame dei cattivi autorizzati, dall'ormai scoperta e sempre uguale solfa a base di musulmani e cinesi cattivi, accompagnati occasionalmente dalla "causa umanitaria" utile ad ingrassare i bilanci di qualche multinazionale.

Al recente vertice della FAO c'è stata una parata di dittatori "amici" assolutamente imbarazzante, ma si è trovato da dire solo per Mugabe (sgradito agli inglesi) e Ahmadinejad. Chiedersi perchè è d'obbligo. Chiedersi perchè nessuno abbia il coraggio di criticare a voce alta l'orrore che significa quell'immagine, e lasciamo perdere il protestare nelle sedi internazionali portando l'attenzione sulla condizione dell'informazione in Russia, è un esercizio utilissimo, molto di pià che seguire ore ed ore di talk show nei quali tristi figuranti mettono insieme uno spettacolo sempre più disgustoso.
postato da mazzetta alle ore 19:39 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: media, repressione, global risiko, infowatch


mercoledì, 04 giugno 2008

Ridere di Bologna


Se continua così bisognerà pensare ad un'apposita rubrica.

A Bologna Cofferati si ripresenta per il secondo mandato: ha deciso. Se la sinistra non ride della candidatura potenzialmente in grado di risultare sgradita a quelli che la dovrebbero sostenere, non è che sul fronte opposto sguazzino nel benessere e nelle idee chiare.

Tanto sono incasinati, divisi tra il possibile ritorno di Guazzaloca dopo che gliene hanno dette di tutti i colori e le legittime aspirazioni di tanti aspiranti sindaco, che alla fine non è ben chiaro chi correrà e sostenuto da chi. Un fatto indubitabile è che la destra bolognese fino a ieri non aveva l'asso da calare contro Broken Coffy.

All'improvviso l'ombra di un  felsineo Mosè si è stagliata sulla città e come un sol uomo molti dei destri hanno plaudito al nuovo profeta capace di riportare la luce in città e portare al potere il solito accrocchio di eterni figuranti divisi in 18 partiti e correnti con le benedizione della Curia.

La candidatura è parsa a molti "naturale" e già questo la dice lunga sulla qualità dei suoi presupposti politici. Il candidato è il presidente del Bologna Football Club e deve tutta questa improvvisa popolarità ad un rigore che all'ultima partita di campionato è finito in rete, portando il Bologna in serie A dopo alcuni anni d'assenza.

Il signor Cazzola è un noto imprenditore e sicuramente persona solida e capace, ma pensare che il suo improvviso apparire nella contesa per la poltrona di sindaco dipenda da un risultato sportivo, fa sorridere. Dopo Berlusconi in effetti non si inventa niente, ma vedere mezza Bologna cadere sedotta dal novello Mosè in virtù di un rigore che poteva anche finire sul palo, è francamente imbarazzante.

D'accordo, Cazzola  nella circostanza ha trionfato proprio su Cofferati, al culmine di una lunga guerra a base di sgarbi che durava ormai da tempo. Con il consueto garbo Cofferati aveva cercato addirittura di imporre le sue ubbie anche al mondo del pallone, arrivando ad opporsi ad una manifestazione dei tifosi offesi da Moggiopoli (che grandi danni ha procurato alla squadra locale) in nome di una concomitante processione della Madonna, senza considerare lo sgarbo "alla città" del cremonese che ha disertato la partita-promozione.

Ma tutto questo non basta a farne un candidato credibile, ancora meno visto poi che la rivalità tra i due è scoppiata in realtà per vile pecunia.

Nella corsa alla poltrona di primo cittadino regna la confusione, gli unici ottusamente sicuri sembrano quelli del PD, ma probabilmente altri assi saranno calati e altri giocatori scenderanno in campo a sparigliare giochi già fatti nel tentativo di succedere a Cofferati. Per il momento però il livello è questo.
postato da mazzetta alle ore 20:53 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: bologna


martedì, 03 giugno 2008

Migrare o no?


Mentre cerco il modo di esportare il blog, sto saggiando diverse alternative. In lizza sono rmaste due piattaforme: noblogs.org verso la quale mi spingerebbe il corazon e wordpress, dove sto facendo delle prove, che mi sembra una scelta meno avventurosa. Notoriamente inclino per le comodità e le scorciatoie

Non mi sono ancora risposto in relazione al -perchè- migrare e nemmeno ho deciso se mantenere questo blog come raccoglitore e l'altro come strumento meno passivo, di certo sento il bisogno di uno strumento diverso.
postato da mazzetta alle ore 18:47 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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