mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 29 febbraio 2008

Miracolo a Milano!


Si succedono in tutta la città le segnalazioni di apparizioni miracolose di San Precario. Dopo un primo momento di incredulità, nelle redazioni sono giunte, a fugare ogni dubbio e a zittire gli infedeli, le eccezionali immagini delle apparizioni di San Precario, apparizioni magiche, come sospese come nell'aere milanoide, che passavano da un muro all'altro suscitando l'incanto e lo stupore dei milanesi

In tutta la città si è sparsa l'emozione e più d'uno è stato visto genuflettersi e pregare il santo affinchè gli conceda un reddito sufficiente a campare.
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categoria: movimenti, mondo precario


martedì, 26 febbraio 2008

Novità importante per le auto diesel


Una notizia che riguarda milioni di persone, ma che non ha avuto la necessaria diffusione, è quella che riguarda lapossibilità di montare e, soprattutto, omologare i Filtri Anti Particolato (FA..P.) sulle vetture diesel EURO 4 che ne sono sprovviste.

Il F.A.P. è un particolare filtro che limita l'emissione i polveri nei motori diesel, ma la sua storia è un classico del barocco burocratico italiano, la sua presenza essendo diventata il requisito che permette alle vetture diesel di circolare nei giorni di blocco del traffico.
Che la vettura monti il F.A.P. non è detto e non è obbligatorio, visto che le prescrizioni in materia di emissioni (EURO 1, 2 etc...) non lo conemplano. Sui libretti anteriori al 2007 è anche edifficile scoprire se la propria auto ne sia dotata, visto che ad indicarne la presenza è un'oscura sigla alfanumerica.

Che ci sia o no il F.A.P. sulla vettura, per la legge italiana non rileva fino a che il F.A.P non risulti sulla carta di circolazione e fino a.alla fine di gennaio non era possibile aggiornare la carta i circolazione  della propria vettura una volta montato il congegno. Con il primo di febbraio un decreto ministeriale ha stabilito che i F.A.P. montati su vetture EURO 4 successivamente all'immatricolazione, potranno essere riconosciuti anche dalla burocrazia.

Non è una bagatella, visto che la questione riguarda qualche milione di diesel EURO 4 che potranno tornare a circolare tutti i giorni senza limitazioni, inquinando meno tutti i giorni. Fino  a ieri il proprietario di queste vetture, pur recentissime, che avesse bisogno di usare l'auto tutti i giorni  poteva solamente cambiare l'auto; dal primo febbraio può applicare ed omologare il F.A.P.

Soluzione che sicuramente molti preferirebbero, visto che in un certo senso il F.A.P. "si paga da solo" rivalutando la vettura e che ovviamente non piace alle case automobilistiche, tutte impegnate in una furiosa lotta per un mercato destinato a contrarsi naturalmente.
Infatti nessuna casa automobilistica ha invitato i propri clienti di vetture simili a recarsi in officina per aggiornare l'auto.
Anche i media hanno sorvolato con levità, ben pochi hanno riportato la notizia, ancora meno l'hanno sottolineata. Per il momento i F:A:P: ci sono e sono disponibili, sarà curioso più che altro vedere quanto tempo impiegherà la notizia ad uscire dal circuito delle riviste dedicate e a giungere al grane pubblico, così come sarà curioso assistere alla dinamica del prezzo del F.A.P, dinamica che sicuramente differirà per ogni marchio, con probabilii scadimenti nella speculazione.
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categoria: italia, truffe, economie, ecologie, bug di sistema


lunedì, 25 febbraio 2008

Nirenstein, Contini, Speciale: tre assi per Berlusconi


Fiamma Nirenstein, Barbara Contini e il generale Speciale, questi gli acquisti annunciati oggi dal cavaliere e subito rilanciati da alcuni media come se si trattasse di Ronaldinho al Milan.

Si tratta del deprecabile trend per il quale i "nuovi partiti",sedicenti interpreti di un bipartitismo sperato quanto al momento inesistente, arruolano esponenti della "società civile" per candidarli a dimostrazione che la politica è cambiata.

Peccato che al posto di sconosciuti funzionari scelti per fedeltà al vertice, oggi si promuovano spesso notissimi e pubblici cretini, scelti comunque per la fedeltà al leader carismatico che tutto dispone senza fallo e senza consultarsi con nessuno.

Così da un lato ci sono le ridicole scelte di Veltroni, tanto smaccatamente strumentali da far cadere le braccia e dall'altro ci sono le scelte di Berlusconi. Berlusconi ha dimostrato di avere una particolare capacità di importare nell'agone politico personaggi con i quali condivide una qualità in particolare: quella di non aver alcun ritegno a strumentalizzare la realtà per le proprie convenienze.

I tre assi sono effettivamente animali da palcoscenico, non hanno paura ad esporsi se questo serve a procurarsi vantaggi. Fiamma Nirenstein da anni mente spudoratamente su tutto quanto si muove in Medioriente, il suo interesse si identifica con quello di Israele e ha dato prova di non possedere alcun ritegno. Una propagandista come tanti tra quelli che hanno promosso le guerre di Bush, fomentato l'emergere del razzismo antislamico e mentito spudoratamente raccontando per anni ai suoi sventurati lettori un mondo che semplicemente non esiste. Fiamma Nirenstein è tuttavia la migliore dei tre.

Molto peggio, anche se certi suoi comportamenti non sono certo una novità per l'Italia, è il generale Speciale. Uno che da capo della Guardia di Finanza usava gli elicotteri del corpo per le gite di famiglia e farsi recapitare squisitezze, dovrebbe sparire dall'orizzonte pubblico in una nube di vergogna e d'oblio, se fossimo in un paese normale. Promuovere a decisore della cosa pubblica un bel tomo del genere è tipicamente berlusconiano.

Ributtante e sconveniente è invece la candidatura di Barbara Contini. Contini è stata l'amministratrice italiana della provincia di Nassirya che durante il telegiornale del 12 maggio 2004 ha candidamente ammesso che nella prigione della città controllata dagli italiani si praticava la tortura, di più: ha detto che il carcere era un inferno. Solo una diffusissima pietà di patria (aka ipocrisia) ha impedito che si aprisse un dibattito a che alla Contini fosse chiesto conto della gravissima responsabilità che si era assunta tollerando quelle torrture. Erano i tempi dello scandalo delle foto dei torturati ad Abu Grahib e la Contini era impegnat a smentire la vedova di un carabinieri che diceva che il merito le raccontava delle torture ai prigionieri. I nostri carabinieri furono mostrati nello stesso servizio mentre raccontavano di come si facessero dare dagli iracheni la "ricevuta" sulla quale c'era scritto che i prigionieri erano in buona salute, perchè sapevano dopo la loro salute sarebbe peggiorata drasticamente e non volevano responsabilità.
Responsabilità che rimane tutta, loro, di barbara Contini e del governo italiano, perchè non c'è nessuna differenza tra commettere un crimine e lasciare che sia commesso potendo impedirlo; ancora di più quando parliamo di pubblici ufficili incaricati di portare "pace".

Naufragata a Nassirya, Barbara Contini è stata mandata in Darfur, dove ha combinato un altro disastro. Giunta in aiuto dei profughi li ha in realtà strumentalizzati apparendo in televisione al Festival di Sanremo a fare la parte della fatina buona. Circostanza resa ancora più amara dall'esiguità della raccolta di fondi per la costruzione di "Avamposto 55", un piccolo ambulatorio nel nulla. Fu Paolo Bonolis a sollecitare una colletta tra cantanti e case discografiche presenti al Festival, è finita che solo lui e il povero Povia hanno contribuito.

Barbara Contini, nella realtà, è dovuta fuggire da Darfur inseguita dalle ire degli operatori umanitari e da quelle dei sudanesi. Contini si presentò sul teatro della tragedia con una scorta pesantemente armata, che a fine febbraio del 2005 uccise alcuni sudanesi reagendo a un attacco. Incidente poco conosciuto, solo il Manifesto gli dedicò qualche riga. il punto dolente sta nel fatto che i nostri militari fossero a bordo di mezzi della cooperazione e non di automezzi militari, rischiando in tal modo di identificare i cooperanti come belligeranti. Contini era l'unico "operatore umanitario" che girasse con una scorta armata, fin troppo esibita. Una rapina finita in strage che fece molto rumore in Sudan

L'OCHA, l'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell'Onu,  ha stilato all'epoca un rapporto, ma l'incidente è stato mantenuto segreto dal governo e dalla Unione Europea. Venne rimandata la visita in Italia del ministro degli esteri sudanese Mustafa Osman Ismail, fu ritardata la concessione dei visti a un Franceso Rutelli che fremeva dalla voglia di farsi fotografare con sfondo di poveri profughi macilenti.
Era il tempo nel quale la propaganda americana spingeva sul massacro in Darfur e tutti accorrevano per partecipare al grande happening propagandistico. I profughi sono ancora là e sono raddoppiati per le guerre civili in Ciad e Repubblica Centrafricana, dove comanda la Francia e a far le foto non ci va nessuno.

Sarebbe fare un torto al fiuto di Berlusconi, il mantenere il minimo  dubbio residuo sulla buona fede di uno dei tre assi, Silvio ha dimostrato di essere infallibile nel circondarsi di pallonari e personaggi moralemente derelitti; se c'è una caratteristica che i suoi dipendenti-parlamentari devono possedere sopra tutte è quella di essere capaci di giurare che a mezzogiorno tramonta il sole senza fare una piega. Svergognati falsari, questo il pedigree richiesto per essere candidati nel partito di padron Berlusconi, patetici servi del padrone tutti tesi a cercare di emulare Emilio Fido. Tutta gente che, quando a scuola hanno spiegato la vergogna, era sicuramente malata. I tre assi sono perfetti, la politica italiana se ne gioverà sicuramente ora che anche il principale competitor ha scelto di battere la strada della politica-spettacolo arruolando personaggi in luogo di persone.
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nota a margine

Francesco Rutelli, allora leader del centrosinistra (sic) , alla fine in Sudan ci andò. Rientrò commosso e compreso dalla gita in comitiva e dichiarò: "Domani - conclude Rutelli - tireremo le somme del nostro viaggio per proporre, assieme agli amici del Parlamento Europeo e ai membri del Partito Democratico Europeo, una serie di iniziative da avanzare sia a livello di Unione Europea sia a livello di governi nazionali".
Non se ne è più saputo niente, fatta la foto gabbato lo profugo.
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categoria: trash


domenica, 24 febbraio 2008

Pubblicità


Il contenuto dello spot potrebbe urtare la sensibilità degli spettatori cattolici


                                                                   Compra anche tu "Priest off!"
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categoria: bagatelle


venerdì, 22 febbraio 2008

Ricominciare



Dopo un anno nel quale ho aggiornato il blog quotidianamente o quasi, mi sono preso un periodo d'assenza. Niente di predeterminato, ma un insieme di circostanze mi ha allontanato dal blog. Non è stata stanchezza, ma una sana deviazione dalla routine; complice l'arrivo di una nuova macchina molto performante (il primo portatile a mia completa disposizione) mi sono preso la sacrosanta luna di miele con l'attrezzo e successivamente un pò di vacanza in giro per la rete.

Ho giocato parecchio, un MMOG abbastanza elementare ma con una bella comunità, esplorato a fondo Second Life, ricucito ed espanso relazioni, seguito passo per passo l'ennesima delusione di un corrispondente in Ciad, curato un po' di più i rapporti con amici che avevo trascurato, scritto un paio di robacce destinate a non essere pubblicate mai e altro ancora. Tutte cose che richiedono tempo, qualche ora l'ho dedicata anche a reperire una manata di film e un po' di musica, nel giocare a scacchi partite da 5 minuti. Quasi un ritorno all'infanzia, se non fosse per l'incredibile quantità di cose che sono riuscito a fare in una frazione del tempo che un tempo sarebbe stato necessario. Being multitasking era facile quando la velocità dei sistemi ti permetteva un caffè tra un cambio di pagina e l'altro, quando dopo ore di download mi ritrovavo quattro o cinque canzoni  ed ero contento; oggi è una cosa molto più impegnativa e solo grazie alla padronanza dei fondamentali della disciplina del real nerd, sono riuscito a non auto-sopraffarmi e a godere pienamente della full immersion.

pitfallFull immersion che comunque ha chiesto tempo, che ho sottratto senza pentimento ad altre attività pc-related e a qualche ora di sonno, ma che ha anche colpito il blog, proprio non ne avevo voglia. Voglia che ora è tornata e che  avrà di che sfogarsi con la montagna di materiali che ho accumulato nelle quotidiane immersioni nell'infosfera, a quelle non ho affatto rinunciato. Ho impiegato anche un po' di tempo all'aggiornamento dell'assetto dei software e alla ridefinizione dei feeds, della lista dei preferiti e dei percorsi di ricerca, tutte cosette che mi permetteranno comfort ed efficacia incredibili rispetto al passato.

Da quello che posso capire dalle statistiche del blog, un centinaio di persone al giorno passa su queste pagine, questo post un po' intimista è una spiegazione postuma per gli affezionati, abituati a ben altri ritmi, che mi hanno chiesto cosa sia successo.

Oggi ho sentito di nuovo la voglia di fare, sono andato in un negozio e ho comprato una tastiera in metallo ( "hai comprato la tastiera de fero!"); ignifuga, impermeabile, silenziosa e robusta, ideale  per rispamiare strapazzi alla macchina nuova e scrivere in un soffio, ma perfetta anche come ideale dichiarazione d'intenti.
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mercoledì, 20 febbraio 2008

Don Gelmini wanted!



Sarebbe interessante sentire l'opinione di Berlusconi e Fini sulla questione della legge sulle droghe e sulla legislazione che attiene le comunità di recupero. Se c'è qualcosa della quale si può esser certi è invece che i due eviteranno come la peste di sfruttare i "tossici" durante la prossima campagna elettorale.

ansa71412712211170530_bigUna salutare precauzione, purtroppo assecondata dalle sedicenti sinistre che non approfitteranno del disagio in nome di una evidente complicità di casta, ormai insopportabile.

Discutere di legge sulla droga e di comunità riporterebbe inevitabilmente all'attenzione il caso di Don Gelmini, accusato di innumerevoli reati a sfondo sessuale ai danni degli ospiti delle se comunità. Il prete con la fedina penale forse più lunga d'Italia è fuggito opportunamente in Costarica, paese dalla difficile estradizione, pensando bene di mettere distanza tra la sua persona e la pachidermica giustizia italiana. Giustizia che sembra incamminata verso l'inevitabile condanna del vulcanico prete, sempre che la natura facendo il suo corso non detrmini la fine del procedimento insieme a quella del reo.

Don Gelmini è un prete pregiudicato accusato con forza e abbondanti riscontri di numerosi abusi sessuali ai danni dei suoi "ragazzi", quelli che gli erano affidati in modo che potesse disintossicarli con il trattamento di sua invenzione: la cristoterapia.

Un prete sessualmente rapace in fuga non è una gran pubblicità, non lo è per il Vaticano e non lo è nemmeno per i suoi padrini politici, Berlusconi su tutti, visto che era il primo ad esibire gli assegni con le elemosime che staccava a "padre Jaguar", soprannome derivato dalla passione del presule per le auto di lusso. Uno con il suo curriculum giudiziario non poteva che suscitare le simpatie di Silvio, ma ora che lo scandalo è scoppiato rivelando anche sfumature pesantemente omosessuali, Don Gelmini per la destra italiana è diventato tabù. Eppure questa sua passione per le virili carni era ben nota, il direttore di un carcere nel quale è stato ospite dovette isolarlo perchè molestava sessualmente gli altri detenuti.

Ridateci Don Gelmini!

In campagna elettorale vola ogni genere di schifezza, questo vuole essere anche un appello affinchè l'esemplare figura del prete antidroga non cada vittima dell'oblio bipartisan.
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martedì, 19 febbraio 2008

Sequestrato Wikileaks!


da Punto Informatico


Da alcune ore la rete è stata privata dell'accesso più semplice ed ovvio a 1,2 milioni di documenti incandescenti. Tanto era il "bottino" accumulato dal 2006 ad oggi dal sito meno politically correct della rete, quel Wikileaks.org divenuto celebre per aver dato voce agli anonimi e svelato misteri talvolta particolarmente imbarazzanti per questo o quel soggetto. Un materiale ora inaccessibile ai più: il motivo è una ordinanza di un giudice californiano che sta indagando su quanto pubblicato sul sito.

il logo del sitoChi si recasse in queste ore alla URL del celebre spazio web si troverebbe dinanzi ad una pagina di errore, come se quel sito non fosse mai esistito. Secondo la decisione di un tribunale della California il provvedimento si è reso necessario per approfondire un caso imbastito da una banca svizzera, del gruppo Julius Baer, che si sarebbe sentita diffamata da documenti che l'accuserebbero di pratiche illegali, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e via dicendo. Tutti documenti pubblicati in modo anonimo, com'è nella filosofia e nella struttura di Wikileaks, studiato per proteggere gli autori delle rivelazioni e per consentire a chiunque di raccontare la propria verità pubblicando documenti a propria discrezione.

Una scelta, quella californiana, che potrebbe portare alla fine di un esperimento globale che molti già avevano promosso come un essenziale strumento di trasparenza. In tema di cose di rete, è grazie a Wikileaks se sono emersi certi giochini della Difesa statunitense su Wikipedia o venute alla luce le tentazioni di ordine e controllo che maturano in Baviera. Ma questi sono solo alcuni esempi: sul sito veniva pubblicato materiale proveniente da tutto il mondo. Contenuti accessibili per paese, con segnalazioni di fatti di attualità ma anche analisi, biografie e, appunto, leaks, le "spiate" degli anonimi frequentatori del sito.
Stando ai legali della società svizzera, su Wikileaks sarebbero apparsi centinaia di documenti considerati diffamanti. Documenti che sarebbero stati pubblicati da un dirigente che aveva lavorato alle Isole Cayman per conto dell'istituto svizzero. Commenti ufficiali da Julius Baer non sono però giunti perché, han spiegato i portavoce, l'azienda non commenta su "contenziosi aperti".

Il giudice ha ordinato al provider che ospita il sito, Dynadot, di rimuovere i record DNS di Wikileaks dai propri server. Non solo: l'operatore dovrà "impedire che il nome a dominio che porta alla pagina web di wikileaks.org porti a qualsiasi altro sito o server diverso da una pagina bianca, fino a quando non riceverà nuovi ordini da questo tribunale". Il nome a dominio è stato lucchettato per evitare che venga trasferito altrove per far ripartire il sito. Questo però non toglie che quello spazio web continui ad essere accessibile: non alla massa degli utenti che conoscono la URL ora indisponibile, ma a coloro che digitano direttamente l'indirizzo IP 88.80.13.160. Il fatto che i documenti siano accessibili in questo modo sta naturalmente spingendo blog e sostenitori a diffondere il verbo anticensura e i numerini magici a più non posso.


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"Chi è pronto a rinunciare alle proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza."
(Benjamin Franklin - dalla Risposta al Governatore, Assemblea della Pennsylvania, 11 novembre 1755)
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Ciad: Deby forse ce la fa



Asserragliato in città, di nuovo sotto il controllo di quel che gli rimane dell'esercito, Deby aspetta soccorsi che possono arrivare solo dalla Francia. Francia che, pur proclamando neutralità e smentendo di essere intervenuta contro i ribelli, è corsa al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e ne è uscita con una dichiarazione di condanna per la ribellione e -più preoccupante- con l'autorizzazione ONU ad intervenire.

La questione sta finalmente interessando il dibattito francese, che aveva bellamente ignorato i massacri del 2006 favoriti dall'aviazione francese. I ribelli dicono di non temere l'intervento francese, al quale si sono unite le minacce degli Stati Uniti e rimangono in armi alla periferia della capitale in attesa di rinforzi.

Particolarmente rilevante è che da nessuna parte del paese siano giunti rinforzi militari alla capitale, segno che l'autorità di Deby e la consistenza delle forze armate è completamente deteriorata.
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categoria: francia, ciad, global risiko


lunedì, 04 febbraio 2008

Ciad, volano proiettili e panzane


Nell'articolo che segue, scritto ieri, me la prendevo per le interpretazioni fornite dal Corriere, ma oggi tocca alle cazzate di Repubblica. L'inviato (sarà davvero in Ciad?) Giampaolo Visetti spara in chiusura del suo pezzullo: " Nonostante le smentite, è chiaro che il tentativo di golpe-lampo è partito dal Sudan. Gli interessi dei ribelli ciadiani e del potere di Khartum, si saldano. I primi vogliono il potere. Sono convinti che la missione di peacekeeping europea Eufor, varata la scorsa settimana e ora sospesa almeno fino a mercoledì, non serva a proteggere i profughi del Darfur, ma a sostenere la dittatura di Deby sotto l´egida della Francia. Anche il Sudan è deciso a spodestare il presidente del Ciad. Da anni lo accusa, in quanto zagawa, di essere dietro l´insurrezione indipendentista del Darfur, favorita dagli Usa. El Bashir, con un cambio di regime a N´Djamena dopo 18 anni, punta a disinnescare la regione filo-occidentale. Ma soprattutto a costringere il Ciad a vendere all´alleata Cina il petrolio trovato ora in abbondanza nella regione di Mandoul e ad Adoba. Per esportarlo, il Ciad dovrebbe sfruttare gli oleodotti e i porti sudanesi: rafforzando leadership regionale e casse di El Bashir."

Una massa di robacce inaudite. Prima di tutto perchè, secondo le parole del ministro della difesa Hervè: ""Ca n'est pas l'intervention d'une armée extérieure contre un Etat souverain, ce sont des éléments tchadiens qui contestent une autorité tchadienne, que nous soutenons à travers un accord militaire" (Questo non è l'intervento di un esercito straniero contro uno stato sovrano, sono elementi ciadiani che contestano un'autorità ciadiana, che noi sosteniamo per un accordo militare.), secondariamente perchè la regione di Mandoul è già servita dal tragicamente famoso oleodotto della EXXON e nemmeno confina con il Sudan; quanto alla città di Adoba, semplicemente non esiste. Forse intendeva Doba, che è propio il punto d'origine dell'oleodotto Ciad-Camerun.

Non si capisce quindi perchè e come il Ciad dovrebbe essere costretto a seguire le bizzarre idee di Visetti o di quelli che gliele hanno ispirate, probabilmente i fogli della destraccia statunitense. Superficialità e balle incredibili, anche Repubblica vende ai propri lettori merce taroccata ed avariata.

qui l'articolo per Altrenotizie

"Questa volta vinciamo!" Si chiudeva così l'ultima mail del mio amico di penna e corrispondente dal Ciad ricevuta tre giorni fa. La colonna di ribelli era appena partita da una località dell'Est del Ciad in direzione della capitale, con l'obbiettivo di defenestrare il dittatore Deby. Obbiettivo raggiunto, perchè secondo le ultime righe pervenute la capitale Ndjamena è stata presa e il dittatore è assediato nel centro della capitale. Con una mossa che ricorda quella del gambetto negli scacchi, la scombinata opposizione ciadiana, guidata ora da due nipoti di Deby e dal suo ex ministro della difesa Mahamat Nour Abdelkerim è riuscita dove aveva fallito nella primavera 2006 a causa dell'intervento francese. Questa volta la Francia non poteva intervenire, proprio oggi dovevano giungere i primi uomini della forza d'intervento ONU-UE da dispiegare in Ciad-RCA. La missione di peacekeeping, intitolata formalmente alla protezione dei profughi del Darfur, avrebbe dovuto in realtà dispiegarsi entro i confini del Ciad, fornendo aiuto ai profughi di Ciad e Repubblica Centrafricana; centinaia di migliaia di persone in fuga dalle rappresaglie sui civili operate dai loro governi.

Entrambi sotto attacco militare delle rispettive opposizioni ed entrambi salvati per un pelo dall'intervento del dispositivo militare francese operante in Africa Centrale, Idriss Deby Itno e Francois Bozizè avevano ordinato immediata rappresaglia contro le popolazioni sospettate di sostenere le ribellioni, ordini che si erano tradotti in pulizia etnica, stupri e nell'incendio di tutti i villaggi in vaste aree della Repubblica Centrafricana. Una situazione riconosciuta e certificata da una missione ONU, ma stranamente poco dibattuta, preferendo parlare di Darfur, dove se non altro la violenza su larga scala si è arrestata ormai da anni.

La missione europea avrebbe dunque dovuto fornire quella legittimazione internazionale che mancava ai francesi, che hanno combattuto illegalmente anche alla luce degli accordi solenni siglati in occasione della de-colonizzazione dei due paesi africani. Con esatta scelta di tempo i ribelli si sono mossi proprio ora, momento nel quale un altro intervento dei francesi avrebbe vanificato la missione, rendendo evidente la partigianeria di un intervento che invece dovrebbe avere tra i suoi presupposti l'assoluta neutralità. Molti paesi europei, in primis la Germania, avevano espresso gli stessi dubbi e a oggi non era possibile per i francesi mettersi in rotta con i partner europei bombardando le colonne ribelli come accadde due anni fa.

Le cronache ci dicono che Sarkozy, fresco di matrimonio, avrebbe passato un'agitata mattinata al telefono con Deby, intenzionato a “combattere fino alla morte”, mentre già la diplomazia francese gettava ponti con i capi dei ribelli cercando di trattare un cessate-il-fuoco. Tentativo, sembra, andato a vuoto, visto che i combattimenti sono ripresi con tiri di armi pesanti nella capitale. Mahamat Nour è finalmente uscito dalla depressione nella quale era precipitato dopo essersi rifugiato nell'ambasciata libica a Ndjamena ed è tornato a pronunciare proclami. La missione europea è ufficialmente sospesa, l'arrivo dei primi soldati irlandesi rimandato a mercoledì. Deby infine ha preferito la protezione dei francesi alla morte, una pausa nei combattimenti potrebbe concedergli l'occasione per raggiungere una base francese.

Nonostante l'evidente carattere autoctono della ribellione, alcuni autorevoli organi di stampa nazionale (cfr. Il Corriere della Sera, M Alberizzi) ed internazionale parlano di una ribellione sostenuta dal Sudan e addirittura dalla Cina. Una ricostruzione di fantasia, perché se da un lato è vero che esiste un antico conflitto tra i leader di Sudan e Ciad, è altrettanto vero che fu lo stesso Deby ad appoggiare la ribellione armata di un manipolo di abitanti del Darfur, ribellione che poi offrì a Bechir il perfetto pretesto per quella repressione che culminò nelle stragi in Darfur. Tipicamente “ad uso delle pubbliche opinioni pubbliche occidentali” è poi il tentativo (quasi stereotipato) di coinvolgere la Cina, costruendo un fronte composto da “cattivi islamici” e “minaccia gialla”. Stranamente si sorvola invece sul ruolo della Francia nella crisi e anche su quello della Libia di Gheddafi, ormai impegnato da anni nel finanziamento di milizie e, forse qualcuno lo ha dimenticato, autore pochi anni fa del tentativo di conquista del Ciad, come del supporto militare al golpe che portò Deby al potere.

La Libia non sembra esistere nelle cronache che in queste ore raccontano il Ciad. Eppure furono i soldati libici, nel 1990, a portare al potere Idriss Deby Itno sotto gli occhi dell'esercito francese che lasciò fare. Si punta l'indice sul Sudan, ma a dichiarare guerra al Ciad in passato è stata solamente la Libia. Eppure è stato Gheddafi a finanziare molte milizie in Ciad, a salvare e proteggere Mahamat Nour. Gheddafi però è da tempo “amico dell'Occidente”, meglio allora puntare l'attenzione sul regime sudanese (in realtà un governo in condominio tra “cristiani” del Sud e “islamici” del Nord) che pure è indicato dagli statunitensi come un alleato fondamentale nella “War On Terror”. Nemmeno i cinesi guastano, poco importa che proprio l'anno scorso abbiano concluso storici accordi commerciali con il governo di Deby.

Anche della pulizia etnica in Ciad e Repubblica Centrafricana hanno parlato davvero in pochi, probabilmente perché l'argomento nel nostro paese non interessa, non tira. Lo dimostra la squallida storia delle performance italiane a fronte della tragedia del Darfur. Performance che, a parte l'impegno di alcune ONG, si è tradotta nelle tristi esibizioni di Barbara Contini e in una colletta tra cantanti e major della musica andata a vuoto durante il Festival di Sanremo officiato da Bonolis, donarono solo Bonolis e Povia. Del Darfur non ne sapremmo niente, se non fosse per l'ostinato attivismo di qualche organizzazione anglosassone, formalmente impegnata ad ottenere il bollino di “genocidio” come presupposto per un intervento armato di “volenterosi” in Sudan, ma più che altro utile a produrre crisi virtuali con le quali distogliere l'attenzione. Meglio parlare dei profughi del Darfur che dei quattro milioni di profughi iracheni o delle vite devastate di afgani e somali

Difficilmente la ribellione, qualora si risolva in un governo di unità nazionale e non in una resa dei conti, potrà condurre il Ciad oltre la sua storia di dittature etero-dirette, difficilmente i soldi delle royalties del petrolio pagate da EXXON e TOTAL e prossimamente anche dai cinesi, andranno a sollevare le miserie di una delle popolazioni più povere del mondo. Troppo frammentata è l'opposizione e troppo forte è il controllo esercitato sulle varie fazioni dai rispettivi tutori otre frontiera; tutto questo senza sottovalutare il fatto che si tratta anche di una rivolta interna alla “famiglia” di Deby, una frattura all'interno dell'etnia Zagawa, ma anche della stessa famiglia del dittatore, già accusato dall'anziana e leggendaria madre per la morte del figlio di Deby e suo nipote, massacrato in un garage a Parigi dopo che il padre aveva fatto della sua promessa sposa la “Premiere Dame” del Ciad, esibendola anche alle riunioni internazionali nonostante, formalmente, sia solo la sua segretaria.

Niente di serio, ma tutto molto tragico per le popolazioni che soffrono le conseguenze della telenovela. A preoccupare sono anche i riflessi che la cacciata di Deby potrebbe avere in Repubblica Centrafricana dove, sentendo mancare il sostegno di Deby, che lo aveva portato al potere accompagnandolo con l'esercito ciadiano, Francois Bozizé potrebbe avere reazioni violente animando nuovi massacri.

Sono queste ore cruciali per la dittatura di Deby, “presidente regolarmente eletto”, anche se alle ultime elezioni non avrebbe potuto nemmeno presentarsi, ma sono anche ore che fanno tremare tutte le dittature presidenziali d'Africa, non per niente l'Unione Africana ha già annunciato che non riconoscerà alcun governo formato dai ribelli. Ore d'imbarazzo anche per la Francia, che vede sfumare il lavorio diplomatico e militare degli ultimi anni mentre il suo cavallo sembra aver finito la corsa, ore di attesa anche per i governi europei che avevano approntato truppe per “salvare i profughi del Darfur”.

Per il momento la Francia ha rilasciato una sola dichiarazione che parla di “non ingerenza” negli affari interni del Ciad, in singolare contrasto con quella di due anni fa, quando ministero degli esteri e della difesa parlavano “intervento legale richiesto da un presidente regolarmente eletto”, rifiutando qualsiasi risposta alle molte domande che cercavano dettagli significativi che il comunicato eludeva. Ciad e Repubblica Centrafricana rappresentano una parte importante della vecchia “Francafrique” e difficilmente Parigi sarà estromessa dai due paesi, molti all'interno delle opposizioni continuano a guardare alla Francia come fonte d'ispirazione o di sostegno ai propri disegni, la lotta per la liberazione del Ciad potrebbe anche concludersi in una più prosaica lotta per la successione a Deby.

A margine resta il martirio dei civili, oggetto delle attenzioni di milizie di ogni colore, dai governativi, fino ai “cooperants etrangeres” e ai Toros Boros; mercenari stranieri e “Janjaweed” locali(predoni) disoccupati, ingaggiati da Deby e Bozizè dopo la defezione di gran parte dei rispettivi eserciti. Ingaggiati con i soldi del “fondo etico” gestito dalla Banca Mondiale, proventi del petrolio “riservati” alle spese sociali in quell'accordo che, finanziando l'oleodotto per la EXXON con i soldi destinati allo sviluppo in Africa, fu salutato come modello d'avanguardia. I fondi per lo sviluppo hanno finanziato una grande corporation, producendo grossi guadagni per l'attore privato e modeste entrate per il Ciad, soldi comunque spesi in armi. I fondi per lo sviluppo hanno quindi finanziato l'arricchimento dei petrolieri e l'acquisto di armi.

Se, per il momento, al ritardo della missione di soccorso ONU-UE in Ciad fa da contrappeso il concentrarsi delle operazioni armate nella zona della capitale, c'è da temere che a breve nell'anarchia totale si possano consumare stragi e vendette, soprattutto a sfondo etnico, sui rifugiati inermi. Altro motivo d'allarme è l'emergenza alimentare, drammatica per quanti si sono dati alla macchia nel Nord-Ovest della Repubblica Centrafricana, comunque grave per quasi mezzo milione di rifugiati dei due paesi nel Sud-Ovest del Ciad. Vittime del grande Risiko africano, macinati tra gli appetiti di famiglie mafiose e quelli delle grandi corporation, vittime di un colonialismo capace di gestire tutte le opzioni locali senza avere altro orizzonte che l'espropriazione delle ricchezze del paese.

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categoria: media, africa, truffe, ciad, mercenari, global risiko, infowatch, differenze-ue


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