Se la clamorosa retata che martedì scorso ha scosso la Turchia avesse portato in carcere terroristi “islamici” lo avreste sicuramente saputo, molti giornali avrebbero suonato la tromba dello scontro di civiltà e molte voci allarmate si sarebbero levate contro l'ingresso della Turchia in Europa. In Turchia invece, gli arresti hanno riguardato i componenti di una pericolosa e sanguinaria organizzazione terroristica di estrema destra. Due noti e potenti mafiosi, il capo delle forze speciali turche, ex generali, avvocati, tutti accomunati dall'ossessione per la “turchità”; nazionalisti che avrebbero costruito all'ombra delle istituzioni un'organizzazione che aveva il compio di combattere chiunque attentasse all'identità turca. Organizzazione che, nei progetti, avrebbe voluto uccidere lo scrittore Oran Pamuk, così come pare gli sia riuscito già in numerose occasioni, provocando la morte di persone come Hrant Dink o Don Santoro, fino a quelle di numerose persone che avevano la sola colpa di rappresentare offese alla turchità. (nella foto il generale Buyukanit)Tempi duri per i laici, ma anche per milioni di cattolici onesti in Italia. Tempi così duri da evocare davvero il processo "onesto e giusto" contro Galileo Galilei. Così duri da evocare le liste di proscrizione dei regimi totalitari. Così duri da paventare che presto tra i requisiti per accedere alla docenza universitaria potrebbe essere necessario un giuramento di fedeltà a Benedetto XVI speculare a quello che Benito Mussolini impose l’8 ottobre del 1931[1] ai docenti universitari. Un Benedetto XVI che va subito riconosciuto come innocente (ma magari soddisfatto) rispetto alla voglia di fanatismo, alla voglia di talebanizzazione dei rapporti tra Stato e Chiesa voluta innanzitutto dai cosiddetti atei devoti e teocons. In un'Italia dove non si possono condannare i corrotti, questi hanno trovato un nuovo nemico: il laico. Laico come alieno, laico come grillo parlante, come paria in uno stato che ha scelto una versione confessionalista della laicità (si legga l'imprescindibile articolo di Susanna Mancini).
Il caso è facilmente riassumibile, ma siccome è una cosa così vergognosa (soprattutto per il parlamento della Repubblica) e insostenibile ne troverete ben poca nozione sui media.
Al prestigioso fisico Luciano Maiani non è stata ratificata la nomina a presiedere il CNR proprio perché colpevole di essere tra i firmatari della lettera dei 67, con la quale si riteneva inopportuno l'invito a Joseph Ratzinger per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Roma La Sapienza.
Appena pochi giorni fa il fisico romano Luciano Maiani era stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sulla base dei suoi titoli tutti si erano dichiarati soddisfatti. Restava la ratifica del Senato, un proforma da tenersi ovviamente solo sulla base del curriculum scientifico dello studioso. Ma non è andata così: con un dibattito surreale in Senato (leggibile per esteso a questo link) la sua nomina non è stata ratificata ed è stata chiesta un'audizione del ministro Fabio Mussi. La colpa di Maiani è apertamente ammessa: ha firmato la lettera dei 67 e quindi sarebbe incompatibile. Il dibattito in Commissione è simbolico dell'Italia di oggi e merita di essere riassunto.
Per il senatore di Forza Italia, Franco Asciutti (per far queste cose si usano apparatnik di seconda fila), alla luce della posizione espressa contro il papa, Maiani sarebbe "incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico". Prova a difenderlo Andrea Ranieri del PD ma la pezza è peggiore del buco: suvvia, Maiani è su posizioni moderate, ha firmato sì la lettera ma solo per il Rettore, non voleva diventasse pubblica. Insomma, per Ranieri Maiani è colpevole ma di peccato veniale. In generale gli interventi del PD sono tutti improntati a prudenza e cerchiobottismo. Si rendono conto della pretestuosità, della gravità e della pericolosità come precedente, ma preferiscono restare nel mezzo, ribadire la loro condanna dei rei e alla fine far passare uno scandaloso rinvio.
Dopo Ranieri prende la parola Maria Agostina Pellegatta Verde lombarda e finalmente dice una cosa banalmente sensata: "siamo chiamati a giudicare i titoli di Maiani, non le sue opinioni". Basta ciò per fare impazzire di rabbia l'italoforzuto Egidio Sterpa. E' il più noto tra i coinvolti, già ministro in quota PLI durante la prima repubblica, con una condanna in via definitiva per tangenti nel caso Enimont: "abbandono l'aula per protesta contro l'intolleranza". Amen.
Da lì, se mai ve n'era stato, si perde il lume della ragione. Luca Marconi dell'UDC teme addirittura che Maiani non sia in grado di assicurare la libertà d'espressione. Ma è Giuseppe Valditara di AN che passa il segno: Maiani deve chiarire la sua posizione per poter valutare se è compatibile con l'incarico. Che "chiarire la sua posizione" riecheggi l'abiura chiesta a Galileo non può sfiorare Valditara. Parlano vari altri, ma alla fine la decisione è presa, il Senato della Repubblica non ratifica la nomina di Maiani e convoca il Ministro Mussi.
Questo è quanto è successo in Commissione. Luciano Maiani passerà, prima sotto le forche caudine, poi, a meno di incredibili novità, come presidente del CNR. Ma il segnale che viene dato al paese e all'Università è gravissimo: abbiamo i vostri nomi e possiamo danneggiarvi nella vostra carriera come stiamo facendo con il più potente di voi. In questi giorni centinaia di docenti, ricercatori e precari della ricerca, oltre a migliaia di liberi cittadini stanno firmando due appelli, che trovate qui e qui. E' di fatto una lista nera. Come fatto in Senato per Maiani chi dice che non possa essere tirata fuori per un concorso universitario o per un posto pubblico?
PS Si passi una chiosa scherzosa a una notizia così grave. Il più diffuso programma di Voip, Skype, lo avevamo già segnalato qui, ha una funzione aggiuntiva che rende cliccabili i numeri di telefono e sostituisce al prefisso internazionale la bandierina del paese. Con un curioso errore: al prefisso +0039-06 invece di sostituire la bandierina italiana sostituisce quella vaticana, anche nello studio del prof. Maiani (vedi immagine). Sorge un atroce dubbio, è Skype che non ha avuto notizia della breccia di Porta Pia o siamo noi che non siamo aggiornati sul ritorno del Papa Re?
La retata a Ceppaloni danneggia la coalizione di governo e non le fa fare bella figura, ma -non- è una novità che nel centrosinistra ci siano storie politiche al di sotto di ogni sospetto come nel centrodestra. Così come non stupisce che Mastella si sia presto trovato nudo di fronte alla propria incompatibilità genetica con la funzione di guardasigilli. Hanno destato scalpore le immagini di un pestaggio trasmesse da tutti i telegiornali. A rendere la storia appetibile per i direttori dei TG c'era l'indubbio impatto delle immagine crude registrate da una telecamera di sorveglianza. Ancora più eclatante è che la feroce aggressione sia culminata con l'accoltellamento della vittima, colpevole di non voler regalare il proprio lavoro al mandante del picchiatore.
I dettagli sono noti, ma la circostanza che vede coinvolto un direttore di banca ha prodotto cronache che nel loro complesso segnalano l'esistenza di un esercito di -schiene piegate- quando si arriva a confrontarsi con soggetti economici. Le cronache hanno riferito con dovizia di particolari la vicenda, riportando i nomi dei picchiatori, “presunto boss” incluso, il nome del comandante dei carabinieri che ha condotto l'operazione che ha stroncato i colpevoli, il nome della vittima, il movente e anche la descrizione abbastanza dettagliata e cruda dell'aggressione.
C'è tutto, mancano solo il nome del direttore di banca, il mandante; quello di suo cognato che ha fatto da tramite con i criminali e per questo è finito in prigione e il nome della banca che il l'accusato dirigeva (dirige?). Non succede per caso, basta a pensare alle vite di quanti colpevoli, o presunti tali, che sono normalmente assalite dai media non appena il caos viene illuminato da una minima notorietà o sembra una “storia” che aumenterà l'audience.
Il direttore di banca invece viene -naturaliter- protetto insieme alla reputazione della banca, allo stesso tempo il funzionario, unico tra tutti, non subisce l'onta del carcere, nonostante la legge sia in genere più che severa con istigatori e mandanti.
Fortunatamente in loco si tratterà di un segreto di Pulcinella e i suoi concittadini sapranno sicuramente di chi si tratta, anche se proprio loro forse faranno più fatica a comprendere e a sopportare questo genere di favoritismi. Resta l'ennesimo episodio che mette a nudo i meccanismi inviolabile del paraculismo editoriale. Paraculismo non tipicamente nazionale, ma comunque “strutturale” e agli antipodi dell'etica, non solo di quella professionale.
