mazzetta

Ce la possiamo fare...
mercoledì, 31 ottobre 2007

Halloween, la festa di Lolita

 

18532Bei tempi quando ad Halloween i bambini americani si accontentavano di infilarsi in testa un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi e le bambine erano contente con un cappello da strega. Oggi Halloween è una festa che vale cinque miliardi di dollari di vendite e le cose sono cambiate sensibilmente.

Ben pochi ormai ritagliano il guscio delle zucche e ci mettono dentro la candela, preferendo acquistare zucche hi-tech capaci di effetti speciali, luci e suoni e vibrazioni e tutto quello che può venire in mente, fino alle zucche che si muovono per casa. La mercificazione della festa (marcificazione?) ha però avuto altri effetti collaterali da non sottovalutare.

Quest'anno le mamme americane sono in imbarazzo a causa dei desideri delle loro figlie. Mentre infatti i maschietti si accontentano di costumi marziali e horror, le femminucce sembrano aver raccolto il richiamo del mercato e propendere per costumi decisamente sexy. Un fenomeno che è scoppiato un paio d'anni fa all'interno del mercato dei costumi per adulti, ma che ora ha tracimato decisamente nel campo degli adoloscenti.

Le mamme si sono trovate impreparate ed incredule, anche le figlie di famiglie che controllano attentamente il consumo televisivo dei pargoli, anche le figlie delle famiglie cristiane più devote, quest'anno chiedono di vestirsi all'ultima moda. Moda che a ben vedere ricorda lo stile delle passeggiatrici e delle sex-worker di ogni latitudine: poca parte del corpo coperta, calze supersexy e scarpe da dominatrice sado-maso; queste sembrano le linee-guida delle grandi aziende che hanno in pugno il florido mercato dei costumi per Halloween. Un fenomeno, quello della sessualizzazione delle pre-adoloscenti da parte dell'immaginario pubblicitario, che da tempo è pompato dai geniali creativi pubblicitari e dai guru del marketing. In realtà lo stile è quello denominato Gothic Lolita, in auge in Giappone e da lì diffuso nelle comunità manganoidi globali, influenzando infine anche le le eroine dei fumetti di produzione occidentale. L'emergere di una produzione fumettistica "for girls" e il suo successo, ha proposto negli ultimi anni fiere giovinette vestite con molta malizia e poco tessuto anche per le più piccole.

Il costume nella foto è solo uno della vasta collezione che fa girare la testa alle piccole americane ( si parla della fascia dagli 11 ai 14 anni, detta preteeen) e le scatole ai loro genitori, che di fronte al desiderio prepotente delle figlie per ora rispondono in massa con sonori no.

Non si limitano a quello le mamme americane, così tiene banco il dibattito tra quanti non vorrebbero vedere le loro figlie andare alla festa vestite da puttane e i difensori della libertà del mercato che invece dicono che tutto va bene fino a che l'economia gira e il fatturato aumenta. Per gli osservatori dei costumi nostrani non resta che prendere nota e vedere quanto ci metterà il fenomeno dei sexy-costumi per lolite impuberi a sbarcare da noi.

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categoria: trash, stati uniti, economie, corporation, decultura, bug di sistema


lunedì, 29 ottobre 2007

Follie con un comun denominatore


(Aggiornamento: è nato un blog per coordinare le iniziative per chiedere la verità sulla morte di Aldo )

Si chiamava Aldo Bianzino, aveva 54 anni e faceva il falegname. Il 12 ottobre è stato arrestato insieme alla sua compagna per il possesso di piante di marijuana per uso personale. La notte tra il 13 ed il 14 ottobre è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Capanne, in provincia di Perugia.

 
854898784_4ad48cbc7c_bDicono i giornali locali che l'autopsia di Aldo ha registrato: "traumi cerebrali, epatici e due costole rotte".

Aldo era in perfetta salute al momento dell'arresto e non è entrato in contatto con nessuno degli altri detenuti.

Verrebbe da concludere che le lesioni che ne hanno provocato la morte siano state procurate dalle forze dell'ordine che lo hanno avuto in custodia.

Così pensano almeno alla European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD) , che ha scritto una lettera vibrante di sdegno indirizzata alle massime autorità; lettera che può essere spedita da chiunque e speriamo che siano tanti.

"Un paese che criminalizza ed uccide la gente a causa del loro stile di vita, che tortura la gente perché coltiva una pianta, può difficilmente essere chiamato civile.", è scritto nella lettera ed è difficile dissentire.

Dissentire invece è obbligatorio nel caso della seconda follia. Si era capito che ormai negli Stati Uniti l'amministrazione è alla frutta , ma anche in Italia c'è chi è messo allo stesso modo. Che dire di un articolo del Corriere della Sera  sugli incendi in California che si chiude così: " E l'influente sito di «Drudgereport» lancia l'ipotesi dell'ombra di Al Qaeda dietro gli incendi. Sarebbe stata la stessa FBI (al femminile???), nel luglio scorso, ad allertare le autorità di un piano segreto dei seguaci di Bin Laden per iniziare una serie di devastanti incendi negli Stati Usa della costa occidentale. La rivelazione sarebbe emersa da un presunto terrorista detenuto nella prigione di Guantanamo.

854898862_94100e0e3b_bFine dell'articolo; un accrocchio di "si dice, si mormora" per sostenere una colossale stronzata. Al Qaeda dietro gli incendi (e mica li rivendica) perchè lo ha detto un presunto terrorista a Guantanamo sotto tortura.

Il bello è che il Corriere la pubblica così, senza nemmeno uno straccio di commento, richiamandola pure nel titolo " L'ombra di Al Qaeda sui roghi negli Usa". Nemmeno un punto interrogativo.

Un titolo assurdo in capo ad un articolo che tratta di una tragedia che  non ha nulla a che fare
con il terrorismo e che si chiude evocando la grande minaccia islamica tanto per farlo, un veicolare pessima propaganda senza il minimo vaglio critico.


La terza follia è che c'è ancora il Maurizio Costanzo Show


Il comun denominatore di queste tre follie è...dai che è facile...
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categoria: trash, truffe, diritti umani, repressione, antipro, decultura, bug di sistema, infowatch


domenica, 28 ottobre 2007

Beghelli, solare inciampo.


Beghelli lancia "Pianeta Sole", il che vuol dire che entra nel business degli impianti domestici ad energia solare. Come d'abitudine a sostenere la nuova linea di prodotto, l'azienda di Monteveglio (Bo) ha varato un piano di comunicazione incentrato sugli spot televisivi.

Peccato che il filmato pubblicitario si apra con l'inquadratura di un tizio felice che va verso la natura scendendo da un SUV (finto fuoristrada con cilindrate dai 3600 ai 4400 cc) di lusso nero e lucente.
Proprio il genere di persona preoccupata per la qualità dell'atmosfera.

L'incongruenza rappresentata dalla presenza del SUV, assunto nel filmato a status symbol, nella comunicazione di un prodotto che viene promosso come soluzione ai problemi ambientali, non ha evidente destato obiezioni tra i geniali creativi che hanno realizzato il capolavoro.

I fondi per l'autoproduzione in "conto energia" sono già pochi rispetto alle richieste, Beghelli scommette che il mercato sia maturo e la borsa ha anche premiato l'azienda con un bel balzo.

Meglio che Beghelli insista sul risparmio, tutto quanto consente di risparmiare risorse non rinnovabili è intrinsecamente utile e -amico dell'ambiente- non c'è nessun bisogno di esagerare.
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venerdì, 26 ottobre 2007

I sindacati italiani non sono corrotti

In Altrenotizie

Questa che segue è invece la versione lunga, più "politica", dalla lista Neurogreen

I sindacati italiani non sono corrotti

Cosa si può pensare di un potente sindacato che accetta in colpo solo di ridurre da 78 a 27 dollari orari il costo del lavoro, di vedere tagliato di oltre un terzo il monte-pensioni versato dagli stessi lavoratori e di accordarsi con la parte imprenditoriale per mandare a casa il 78% di quelli pagati 78 dollari?

Che cosa direste se allo stesso tempo a quel sindacato fossero affidati i restanti due terzi del monte-pensioni, al fine di costituire una Fondazione per dare la pensione e l’assicurazione sanitaria a centinaia di migliaia di lavoratori?

Negli Stati Uniti molti dicono che si tratta di un sindacato corrotto, che in cambio della gestione di una massa enorme di denaro, che ne farà un gigante della previdenza privata, ha venduto le vite passate, presenti e future delle persone che doveva proteggere.

Succede negli Stati Uniti, dove GM e Chrysler hanno concluso un accordo anche peggiore, nei dettagli, di quanto riassunto sopra. La creazione della fondazione, gestita dal sindacato UAW (United Auto Workers) ha liberato le due grandi corporation dal peso della previdenza e dell’assistenza sanitaria che avevano garantito ai propri dipendenti (che se le erano comunque pagate con una parte della retribuzione). Una liberazione ottenuta conferendo alla fondazione (Trust) solo i due terzi di una montagna di soldi che apparteneva ai lavoratori. Nell’accordo c’è anche finito il licenziamento di quasi tutti i dipendenti con retribuzioni ancora decenti e il consenso a che siano sostituiti con altri che saranno pagati un terzo dell’attuale retribuzione.

Il destino del Trust sindacale è già segnato, gli esempi passati raccontano che le VEBA (Voluntary Employee Beneficiary Association) affidate ai sindacati costano molto care ai dipendenti. Quelli di Detroit Diesel hanno visto fallire la propria nel 1993 e con questa svanire pensione e copertura sanitaria; Quelli di Caterpillar hanno dovuto triplicare i loro contributi per salvare l’avventura dei sindacalisti dal fallimento. Per effetto dell’accordo il costo dei dipendenti passati, presenti e futuri per GM diminuirà di botto in un solo anno del 20%; i dollari fino a qui accantonati dai lavoratori GM invece sono diminuti dalla sera alla mattina del 33%, gli stipendi dei nuovi assunti sono diminuiti del 66% rispetto a quelli di quanti saranno cacciati. Chi ci abbia guadagnato è evidente.

Un accordo incredibile, assolutamente dannoso per i lavoratori rappresentati, che cancella in un colpo solo i diritti, ma anche i crediti dei dipendenti verso le corporation. A santificare il furto hanno pure fatto un mezzo sciopero, il primo da decenni, dopo di che si sono seduti con la controparte e hanno firmato la spartizione delle spoglie dei lavoratori. Negli Stati Uniti lo sciopero ha destato sensazione, la truffa ai danni dei dipendenti nemmeno un po’, se ne è accorto solo chi ha visto Wall Street festeggiare. Purtroppo non sono solo cose da americani.

In Europa non va molto meglio, nella severa Germania ha destato scalpore sapere, qualche tempo fa, che i vertici dei sindacati dei metalmeccanici erano sollazzati dalla parte industriale con prostitute e regali; meno sensazione ha destato la loro collaborazione alla lenta erosione dei diritti dei lavoratori nella Germania riunificata. Pochi giorni fa è scoppiato uno scandalo anche in Francia, dove un’indagine ha scoperto che il MEDEF (la Confindustria francese) dispone di ingenti fondi neri che gli servono (tra l’altro) a corrompere i sindacalisti.

Il signor Gautier-Sauvagnac, presidente degli industriali metallurgici, si è dimesso dall’incarico dicendo di aver ereditato una serie di consuetudini radicate nel tempo, ha parlato chiaramente ai magistrati dell’impiego di quei fondi e si è chiamato fuori invocando il fatto che il malcostume fosse radicato e preesistente la sua gestione. I soldi servivano a “fluidificare” i rapporti con il sindacato, a dare posti di lavoro e cariche immeritate, pubblicità su bollettini sindacali e di seguito con la fantasia, sostenere associati in difficoltà, forse anche a “fluidificare” i politici.

Maryse Dumas (CGT) non ha commentato le dimissioni e nemmeno lo scandalo, dicendo che tradizionalmente il sindacato non commenta le vicende interne alle organizzazioni padronali. In Francia si discute della colpevolezza di Gautier-Sauvagnac e si sorvola su un quadro che vede sindacati e politici pesantemente sovvenzionati dalla parte industriale. Sovvenzioni che nel caso del MEDEF sono addirittura imponenti, se è vero che la giustizia francese ha scoperto fondi neri per seicento milioni di euro, milleduecento miliardi delle vecchie lire, non esattamente spiccioli.

Il bello è che Gautier-Sauvagnac ha continuato a frequentare i colloqui tra le parti sociali per conseguire la “modernizzazione” del mercato del lavoro tanto cara a Sarkozy ( a quel tavolo era presente come negoziatore per la confindustria francese) anche dopo l’imbarazzante rivelazione; ora farà altro. Probabilmente a quel tavolo, a decidere del destino dei lavoratori francesi, resteranno invece diverse persone “fluidificate” da Gautier-Sauvagnac e amici, ma questo in Francia non sembra preoccupare molti.
Ha del miracoloso che in Italia, paese con tassi di corruzione ben più elevati dei tre paesi citati in esempio, non si siano registrati casi di corruzione sindacale. Ancora più miracoloso se si osserva come i grandi sindacati italiani abbiano svenduto i diritti dei loro assistiti in misura anche maggiore dei colleghi tedeschi e francesi. Negli ultimi venti anni i sindacati hanno firmato solo documenti che hanno peggiorato la condizione di lavoratori e pensionati, o che hanno legalizzato forme di sfruttamento una volta guardate con orrore. Se i sindacati e i sindacalisti italiani non sono corrotti, vuol dire che non sono capaci, che non hanno voglia di lottare, o che si fanno prendere in giro da gente che molto più preparata.

Il sindacato italiano ha arretrato la sua linea di difesa dei lavoratori fino alla pensione, ha regalato anche il TFR alla speculazione, a patto di entrare nel grande gioco finanziario come l’UAW americana, ma ai sindacati italiani non è andata altrettanto bene; la grande maggioranza dei dipendenti non ha conferito il TFR alla tutela dei fondi parasindacali. Difende ormai solo le pensioni e i diritti residui di quelli che ormai sono chiamati con invidia i “garantiti”, i quali si vergognano e si sentono in colpa di fronte ai figli precari. Poveri contro poveri. Lo stipendio medio del lavoratore “garantito” garantisce solo una vita di stenti.

Non è un caso che per il sindacato italiano uno dei pilastri della politica necessaria a rimediare la precarizzazione, sia da individuare nella certezza di una pensione per i precari, per quanto misera possa essere. L’altro è l’ossessione spasmodica per ottenere dalla controparte padronale dei posti di lavoro, non importa a quali condizioni, non importa quanto mal retribuiti. Questo mentre allo stesso tempo trattano l’accompagnamento verso il nulla di milioni di lavoratori da sostituire con altri lavoratori più sfruttabili . I nostri sindacalisti non hanno voglia di spiegare con cosa camperanno precari e garantiti fino alla pensione, potendo contare solo su retribuzioni da fame. E non hanno nemmeno voglia di spiegare come abbiano potuto acconsentire alla demolizione delle conquiste del movimento dei lavoratori, costate sangue e repressioni durissime: Non ne hanno voglia e non glielo chiede nessuno, non devono rendere conto a nessuno.

La cifra dei nostri sindacalisti è nella loro ricetta per il paese: bisogna lavorare di più, far crescere le imprese che poi pagheranno di più, forse, e saranno vacche grasse per i lavoratori. Sono venti anni che raccontano questa favola, le imprese hanno già guadagnato cifre immense e i dipendenti guadagnano sempre di meno; nell’era Berlusconi le imprese hanno anche potuto godere della fiesta della fiscalità, nemmeno un’unghia di quelle vacche grasse è finita nelle tasche dei dipendenti.

I leader dei sindacati italiani hanno dato diritti e soldi dei lavoratori alla controparte imprenditoriale, ottenendo in cambio promesse e inviti nei luoghi dove si conta e si decide. Uno dei profeti del liberismo lo ha ripetuto anche pochi giorni fa: “La sinistra abbracciando il liberismo avrebbe accesso alla classe dirigente globalizzata”, mentre cercava di tentare i rimasugli della sinistra italiana. Gran parte del personale politico della sinistra ha già trovato albergo nella capace casa padronale, una migrazione cominciata con il collasso della casa comunista e terminata da (im)prenditori tra gli imprenditori

Non sarà corruzione venale, ma lo è sicuramente dal punto di vista morale, essendo chiaro il tradimento degli interessi dei rappresentati; i non-corrotti sindacati italiani hanno difeso i propri assistiti peggio dei corrotti colleghi francesi e tedeschi, trasfigurando completamente il senso del loro mandato e della stessa funzione sindacale. Il rimedio -non- risiede certamente nell’indebolimento della funzione sindacale, ma sta nelle mani dei lavoratori, che hanno la responsabilità di resuscitare la dimensione di protezione sociale e rivendicativa del sindacato, cominciando con il pensionare l’attuale dirigenza ormai compromessa.

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categoria: italia, truffe, economie, corporation, bug di sistema, mondo precario


giovedì, 25 ottobre 2007

Padre Pio è un idolo di stoppa


Padre Pio è un idolo di stoppa, ma anche "un immenso inganno ", almeno nelle considerazioni di Papa Giovanni XXIII (aka "il Papa Buono"), il quale ha lasciato notazioni poco lusinghiere sul conto del fenomeno di Pietralcina. Il santo non si sarebbe fatto mancare niente, nemmeno i sollazzi sessuali, scrive il Papa: «L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente...". Lo racconta un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera  di oggi, facendo la recensione del libro di Sergio Luzzato " Padre Pio. Miracoli e Politica nell'Italia del '900".

  papa-pazienzaSecondo Cazzullo queste ed altre frasi, "se lette con animo condizionato dal pregiudizio, possono indurre a giudicarla come una demolizione definitiva della figura del santo, o come un'invettiva laicista contro un fenomeno devozionale duraturo e interclassista", ma Cazzullo dice che si tratta di due letture sbagliate (senza spiegare il perchè), visto che il giudizio di Luzzato sul santo dei dubbi miracoli non è sommariamente liquidatorio.

Lasciando Cazzullo al suo impossibile tentativo di difesa e Luzzato al suo giudizio, viene da chiedersi quale lettura proporre invece della figura di un prete che il Papa Buono considerava un ciarlatano e che ha dato vito a fenomeni di idolatria e monetizzazione della fede che hanno ben pochi paragoni nell'italica storia. Padre Pio non solo è straordinariamente simile a figure clericali carismatiche del nostro tempo, impegnate a "costruire" piccoli imperi di devozione e al contempo accusati (prove alla mano) di nefandezze che ben poco hanno a vedere con la santità, ma è anche e soprattutto idolatria, sfruttamento dell'ingenuità dei fedeli al fine di costruire grossi affari. Le storie di Padre Fedele, di Don Gelmini e dei loro emuli, miracoli a parte, sono straordinariamente simili a quella di Padre Pio come descritto da Giovanni XXIII, anche nelle supposte intemperanze sessuali.

Sarebbe invece proprio il momento, non solo per la chiesa cattolica, ma soprattutto per la chiesa cattolica, di cominciare a demolire il culto del santo di Pietralcina, cominciando dalla demolizione della Disneyland di San Giovanni Rotondo e delle varie attività  a scopo di lucro che sfruttano la figura del santo. La chiesa cattolica potrà radicalizzare e fidelizzare qualche milione di allocchi che rincorrono il salvifico miracolo correndo da Pietralcina a Lourdes, ma il culto del santo è quanto di più lontano ci possa essere dalla dottrina cattolica; idiosincrasia che prima o poi porterà grossi inconvenienti alla chiesa di Roma.

L'introduzione del culto dei santi è stato sicuramente un errore per la chiesa cattolica; un'invenzione assoluta, visto che nel Vecchio e nel Nuovo Testamento non si parlava certo di adorare alcuni esseri umani al di sopra di Dio stesso, ma un'invenzione che è servita a rendere pittoresco e personalizzabile l'esercizio della devozione, accontentando così esigenze locali e individuali a dispetto dell'unitarietà teologica. Padre Pio è l'ennesimo sedicente santo/profeta (poco importa se in buona o cattiva fede, se in sanità mentale o vittima di turbe) che ottenuto un seguito di devoti, ne abusa giungendo a comportamenti che ben poco hanno di santo.

Se Giovanni XXIII si consolava scrivendo: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili», ancora oggi migliaia di anime sono istupidite con il placet del Vaticano. Giovanni Paolo II ha colto il potenziale comunicativo della figura di Padre Pio, ma nell'elevarlo a santo ha probabilmente sorvolato con troppa leggerezza sulla vita reale dell'uomo, molto poco Pio. Può essere anche che Giovanni Paolo II non sia stato informato completamente sulle mirabolanti gesta del santo di Pietralcina, ma non si può pensare che i trascorsi di Padre Pio fossero ignoti alle gerarchie vaticane.

  Padre_Pio_giovaneIn questi differenti atteggiamenti papali verso Padre Pio, Luzzato vede "la dimostrazione dell'importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento". Come ogni innamorato di una tesi da dimostrare Luzzato si lascia scorrere sotto gli occhi la realtà, che è quella di una figura più che negativa e si rifiuta di parlare di Padre Pio come essere umano, preferendo mantenere il discorso a livello di analisi del fenomeno religioso che ha incarnato.

Poco importa a Luzzato se il quadro che emerge dalla sua ricerca sia quello di un personaggio ambiguo, promosso e pubblicizzato dal fascismo
(dice Cazzullo che: Luzzatto dedica pagine che faranno discutere al «patto non scritto» con Caradonna, il ras di Foggia; ed è un fatto che le prime due biografie di Padre Pio sono pubblicate dalla casa editrice ufficiale del partito, la stessa che stampa i discorsi del Duce) prima che dalla sua stessa chiesa; poco importa che le cialtronate a mescolare stimmate miracolose e sesso con la perpetua ( le "filmine", prova regina), o meglio il sesso con l'harem di premurose fedeli adoranti siano lì sotto gli occhi di tutti, accanto alle righe che ne vorrebbero sminuire il significato per volare più in altro con il discorso.

Non è un gran problema, non saranno certo Luzzato o il Corriere ad andare allo scontro frontale con questi fenomeni di superstizione medioevale, non saranno certo i media a mettere all'indice il culto dei santi, l'adorazione delle reliquie, delle ossa e dei teschi di martiri e protomartiri della fede. Solo un’evoluzione culturale all’interno della chiesa cattolica potrà rimuovere questo genere di idolatria politeista che ha sostituito agli dei, i santi e le loro gesta. Un’evoluzione che per ora può dirsi ben lontana, visto che il Papa contemporaneo è un fior di reazionario; un’evoluzione mancata che ci costringerà ancora a lungo all’osservazione di folle di nostri simili prostrarsi nell’adorazione di idoli di stoppa.

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categoria: decultura, clerowatch


martedì, 23 ottobre 2007

Processo g8, comunicato Supporto Legale. Due secoli e mezzo di carcere

Processo g8, comunicato Supporto Legale



[Comunicato Stampa] Processo ai 25: Due secoli e mezzo di carcere

224 anni e mezzo di carcere sono le richieste dei PM nei confronti dei
manifestanti sotto processo per i fatti legati al G8 del 2001 a Genova.
"Vogliamo pene severe ma non esemplari": questa la frase clou rivolta al
collegio giudicante. Una lezioncina in puro stile Canepa-Canciani anche
ai giudici. E come se non bastasse anche un po' di morale gratuita per
finire sui giornali ricordando che "vorrebbero" pene severe anche per le
forze dell'ordine imputate per l'irruzione alla Diaz e per le torture a
Bolzaneto.Chissà perché però le loro energie si concentrano dal 2001 in
avanti, solo ed esclusivamente contro i manifestanti?

Chissà come i pm hanno deciso di analizzare i fatti, senza considerarli
nella loro interezza: senza considerare la militarizzazione della città,
l'utilizzo di reparti speciali (oltre al ben noto e famigerato Tuscania), l'uso di spranghe al posto dei manganelli, la completa incapacità a gestire i manifestanti da parte delle forze dell'ordine giunti in piazza solo “per menare i rossi”. Niente, per i pm non conta niente ciò che ci fu prima e dopo quelle giornate.
Tutti devastatori e saccheggiatori.

Conta solo l'ottusa accusa nei confronti di chi scelse di opporsi alla
sopraffazione dell'azienda mondo.

I pm inoltre, in un impeto di moralismo, paragonano i fatti di strada al
massacro della Diaz, senza ricordare che alla Diaz i poliziotti sono
imputati solo per lesioni, falso e calunnia e non per il massacro che fu
realizzato, oltre a fornire alle difese dei poliziotti imputati,
straordinari assist.

Due secoli di carcere che ululano alla storia, che chiedono un posto nei
libri, il proprio nome a fianco di un evento epocale come fu Genova
2001, ma la storia siamo noi, non voi.
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categoria: movimenti, repressione


lunedì, 22 ottobre 2007

I mercenari angloamericani si ritirano dall'Iraq.


Pare che i mercenari di Blackwater se la stiano filando dall'Iraq, da una parte il loro capo aveva dichiarato che non avrebbe lasciato processare nessuno dei suoi dagli iracheni, dall'altra numerosi gruppi armati (bipartisan: sunniti e sciiti) avevano promesso vendetta per gli omicidi a sangue freddo da parte dei dipendenti di Blackwater. Con loro anche gli inglesi di Olive Group, evidentemente l'aria si fa pesante.


"We have information from Baghdad airport saying that 90 to 120 individuals working for the private security firm, Blackwater, are leaving Baghdad every day in an American military aircraft, this is in addition to more than 44 personnel from the UK-based Olive Group who left Iraq last week," Colonel Arkan Adnan, an Iraqi officer at the Interior Ministry told Gulf News.

Non sarà però una lesione del dispositivo d'occupazione, al contrario potrebbe addirittura comportare delle economie per Bush, o maggiori guadagni per chi controlla la danza.
"Colombian, Chilean and Jordanian security companies may expand their work in Baghdad. These companies are known for their good record and their willingness to rectify mistakes carried out by previous American, Australian and British security firms who would often open fire in the street carelessly," sources at the information and investigations agency at the Iraqi Interior Ministry told Gulf News.

A sostituire i mercenari angloamericani sarà manodoperà più economica e meno avventata. Per le stragi gratuite di civili iracheni non pagherà nessuno.

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categoria: iraq, war on terror, mercenari


lunedì, 22 ottobre 2007

La Turchia e l'anatra zoppa.


In Altrenotizie

I raid aerei di ieri dell'aviazione turca sui curdi hanno formalmente aperto una crisi politica e militare che potrebbe sfociare in una operazione militare in grande stile in terrirorio iracheno dagli esiti imprevedibili. La riunione urgente del vertice politico e militare turco potrebbe infatti decidere un attacco via terra che porterebbe, anche formalmente, all'invasione turca del territorio iracheno. Quello di Ankara non é un fulmine a ciel sereno e non é certo dovuto all'attacco curdo dell'altro ieri.

 Da più di un anno i generali turchi ammassano truppe ai confini con l’Iraq, da più di anno bombardano il Kurdistan iracheno, che riceve anche le bombe iraniane. Nonostante le scontate proteste del governo del Kurdistan, non si è mosso un solo diplomatico al mondo per condannare questi attacchi. Anche gli Usa che, in quanto forza occupante, hanno la responsabilità dell’integrità territoriale irachena hanno taciuto; gli Usa negli ultimi anni hanno accusato l’Iran di ogni nefandezza, ma non di bombardare il Kurdistan. Oggi la Turchia preme sull’acceleratore e minaccia l’invasione dell’Iraq per colpire i terroristi curdi che vi troverebbero rifugio. La questione non è semplice come vorrebbe apparire, perché nel confronto tra turchi e curdi non ci sono innocenti se non tra le vittime civili e perché le ultime mosse turche non hanno a che fare solo con la questione curda. Il confronto con i curdi ha avuto una escalation dopo il 9/11, quando in nome della “War On Terror” molti governi si presero mano libera contro le minoranze.

La Turchia è un paese ancora pesantemente condizionato dai militari il capo dei quali, il generale Buyukanit, è interprete di una politica sanguinaria e intrisa del peggiore nazionalismo. Ad aiutare i generali turchi è stata ancora una volta la guerra americana, con tutto il seguito di cantori anti-islamici. I militari hanno avuto così buon gioco a mettere in cattiva luce il governo democraticamente eletto agli occhi dell’Europa in quanto “islamico”. Fior di ottusi politici della destra europea hanno ostacolato l’avvicinamento della Turchia all’Europa, agitando la minaccia islamica, quando semmai la Turchia avrebbe bisogno di liberarsi della pesante tutela dei militari prima di essere accolta nel novero delle democrazia europee.

I generali turchi non si sono fatti mancare niente, si sono fatti cogliere con le mani nel sacco mentre compivano attentati da attribuire ai curdi, contro i quali hanno organizzato due sanguinose campagne di repressione; hanno cercato di ostacolare l’elezione del musulmano Gul a presidente minacciando un golpe; hanno sigillato i confini con l’Armenia e ammassato truppe ai confini con l’Iraq; molti inoltre li accusano anche di aver coperto ed agevolato gli assassini di Hrant Dink e di altre vittime dei fascisti nazionalisti.

Tutti questi fatti indiscutibili sono stati completamente sottaciuti alle opinioni pubbliche occidentali, i generali turchi sono buoni alleati della NATO. Nelle ultime settimane il generale Buyukanit deve essere giunto alla considerazione che la sconfitta americana in Iraq abbia fatto di Bush un’anatra zoppa; un politico a fine mandato che ha disgustato il suo paese e che ora non sembra in grado di reagire oltre l’emissione di propaganda stantia. I segnali ci sono tutti, tutti i paesi che si sarebbero dovuti democratizzare con l’arrivo in Medioriente degli americani, hanno in realtà imboccato la direzione opposta.

L’Egitto è sempre più una dittatura dinastica, l’Arabia Saudita una monarchia oscurantista, il Kuwait un feudo medioevale. In Palestina i vincitori delle elezioni sono stati cacciati da un golpe di Fatah armata da Israele e amici, che anche in Libano hanno sparso sangue contro un governo democraticamente eletto. Anche Israele è sempre più in crisi e sempre meno democratico. Non è paradossale che Libano e Palestina, tra i pochi paesi dell’area a tenere elezioni “free and fair”, abbiano visto i governi eletti spazzati via dai portatori di democrazia. In Turchia i sondaggi dicono che nessun turco crede che gli Usa stiano portando la democrazia o combattendo il terrorismo in Iraq e probabilmente ovunque direbbero lo stesso, se solo i liberi media occidentali si azzardassero a porre la scomoda domanda alle proprie opinioni pubbliche.

Religione e terrorismo sono ancora gli utensili preferiti dai leader in campo, i turchi lamentano di essere attaccati dai terroristi e pure di essere vittime di un complotto a sfondo religioso. Il ministro degli esteri Ali Babacan ha dichiarato, a proposito del riconoscimento del genocidio degli armeni da parte degli Stati Uniti, che “ Ebrei e Armeni sono ora mano nella mano per diffamare la Turchia” aggiungendo che “non riusciremo a tenere gli ebrei fuori da questa storia se la risoluzione fosse adottata”. Dichiarazioni che dovrebbero far rumore, ma che da noi non ne fanno. Dichiarazioni in singolare sintonia con gli estremisti cristiani americani, che da un po’ accusano “gli ebrei” di aver trascinato gli Usa al disastro in Medioriente. Le dichiarazioni di Babacan sono relative all’altro perno della propaganda dei militari turchi. Nella Turchia plasmata dai militari esiste il reato di “offesa alla turchità” con il quale si perseguitano scritti e opinioni sgradite ai generali. Con grande aggressività i generali turchi oggi fanno gli offesi perché negli Stati Uniti è in corso di riconoscimento il “Genocidio Degli Armeni”.

E’ su questa stupidaggine che i rapporti tra Usa, Israele e Turchia sembrano entrati in cortocircuito. Invece di preoccuparsi delle stragi che si stanno consumando in mezzo mondo e che sono state provocate dagli stessi Stati Uniti, i legislatori americani stanno dibattendo per concedere il “bollino” di genocidio alla strage degli armeni nel 1917. Successe alla fine della Prima Guerra Mondiale, quasi cento anni fa, nel caos della dissoluzione dell’impero ottomano. A spiegare l’interesse dei deputati e senatori americani in eventi tanto remoti, c’è l’esistenza di una potente lobby armena negli Stati Uniti. I generali turchi hanno colto l’occasione per accusare insieme alla lobby armena anche quella israeliana/ebraica, colpevole a loro dire di non aver bloccato il cammino della proposta.

Gli ebrei turchi si sono allarmati e con loro numerose associazioni ebraiche, che ora chiedono agli Stati Uniti di abbandonare l’insano proposito. A disagio è anche il governo di Tel-Aviv, l’unico dell’area ad avere una tradizione di collaborazione militare con i generali turchi, e a disagio c’è anche quella parte di amministrazione americana che sta facendo la guerra e i salti mortali diplomatici in Medioriente. Una rottura con la Turchia danneggerebbe seriamente l’operatività americana in Iraq, così come potrebbe portare alla minacciata chiusura della grande base NATO di Incirlik. Bush ha fatto sapere a Nancy Pelosi che “il Congresso ha di meglio da fare che contrastare l’unico alleato democratico degli Stati Uniti nel mondo musulmano”, ottenendo però di offendere così gli altri leader musulmani.

La lobby armena lavora duramente negli Stati Uniti: quaranta stati su cinquanta hanno già riconosciuto il genocidio armeno e i loro rappresentanti sembrano poco contenti di disconoscere le proprie decisioni. Sul Bosforo i generali hanno risposto facendosi consegnare dal Parlamento carta bianca per invadere l’Iraq e minacciando esplicitamente di entrare in contrasto con Stati Uniti ed Israele. Un’invasione massiccia dell’Iraq non dovrebbe essere comunque in programma, perché se un esercito che può schierare un milione di effettivi non è riuscito a piegare le province curde sul territorio nazionale (nonostante una ventina di sanguinose campagne militari, leggi speciali, torture e tutto il peggio del peggio), è chiaro che invadendo il Kurdistan iracheno andrebbe incontro ad un destino ancora peggiore; lo stesso che è toccato agli americani in Iraq o ai loro alleati etiopi in Somalia.

Il grande Risiko mediorientale si presenta sempre intricato. I generali turchi hanno sicuramente bisogno di riaffermare la propria indispensabilità e fomentano gli elementi ultra-nazionalisti e i fanatici religiosi (un Imam di nomina governativa ha detto durante la funzione funebre per un soldato ucciso dai curdi che “ I bastardi armeni sono responsabili della sua morte”), mescolando una pozione che rischia di avvelenare il paese e di dare la stura a violenze imprevedibili. Oggi possono farlo perché gli Stati Uniti non hanno più alcuna autorità morale e ancora meno capacità persuasiva, essendo in riserva con la forza militare e pure a corto di fondi. A pagare il prezzo dell’onda lunga degli effetti dell’invasione dell’Iraq e delle dissennate politiche dell’amministrazione Bush, saranno ancora e sempre i civili e le minoranze indifese.

Nel frattempo il tour di cinque giorni di Condoleeza Rice in Medioriente si è concluso in un nulla di fatto; aveva cominciato dicendo agli israeliani che gli Usa pretendono uno stato palestinese subito, ma sui giornali internazionali la dichiarazione ha fatto fatica ad apparire, per poi terminare tornando a casa senza alcun risultato tangibile. Un’altra dimostrazione di quanto sia zoppa l’anatra americana.
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domenica, 21 ottobre 2007

Quattrocchi & amici: mercenari

 Copio e incollo con piacere l'estratto di un articolo de Il Giornale, che racconta come la giustizia italiana sia ancora convinta che i nostri quattro eroi in Iraq abbiano commesso una manata di reati.

Non è dato sapere come abbia preso la notizia Veltroni, che aveva proposto di intitolare una strada al Quattrocchi di "come muore un italiano". A distanza di tempo tutti quelli che hanno insultato chi aveva definito i quattro ortaggi italiani usando il termine -mercenari-, preferiscono far finta di nulla e ignorare la pesante conferma che arriva dal tribunale di Bari.

Legioni di ferocissimi si erano lanciate su chi riteneva le imprese dei quattro più degne del destino dei furbetti del quartierino che delle pagine sull'eroismo nazionale; spandendo insulti e alte grida offese. Sembrava che a sostenere la tesi potessero essere solo persone animate dall'odio e dall'ideologia. La cronaca ci conferma che tale interpretazione ha invece cittadinanza proprio nelle leggi italiane, condannando non solo i quattro mercenari, ma anche tutti i loro ipocriti difensori per onor di patria, alla vergogna.

 «Ingaggiarono mercenari»: processo per Stefio e Spinelli
di Fausto Biloslavo

 

«Mercenari al soldo dello straniero»: questa in soldoni l’accusa della procura di Bari sul reclutamento delle guardie private italiane, che nel 2004 partirono per l’Irak e anziché trovare un ingaggio furono rapiti dai tagliagole iracheni. Tra questi Fabrizio Quattrocchi, freddato con un colpo alla nuca dai terroristi, e che prima del colpo di grazia pronunciò la famosa frase: «Vi faccio vedere come muore un italiano».
Dopo due anni di indagini le conclusioni della procura di Bari, come rivela L’Espresso, contestano il reato dell’ingaggio di mercenari. Sotto accusa Salvatore Stefio, uno degli ostaggi, che dal 12 aprile 2004 rimase per 56 giorni nelle mani dei sequestratori, e Giampiero Spinelli. L’ipotesi di reato è che «avevano proceduto all’arruolamento nel territorio dello Stato italiano e senza l’approvazione del governo (di quattro guardie private, ndr), affinché militassero in territorio iracheno in favore di forze armate straniere (anglo-americane, per la precisione), in concerto e in cooperazione con le medesime, in contrapposizione a gruppi armati stranieri». I due sono accusati per l’arruolamento di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi, poi catturati assieme a Stefio, e di Dridi Forese, un ex alpino che non prese parte alla spedizione.
La procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio di Stefio e Spinelli per «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero» , secondo l’articolo 288 del codice penale. Il procuratore aggiunto, Giovanni Colangelo, contesta ai due di avere utilizzato la Presidium Corporation, una società con sede nelle Seychelles, ma che sarebbe riconducibile a Stefio, per mandare in Irak i tre italiani cadute in un’imboscata
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sabato, 20 ottobre 2007

DAVID KELLY: UN SUICIDIO DI STATO?

in Altrenotizie

Pare ormai certo che David Kelly non si sia suicidato. David Kelly era un esperto inglese di armi batteriologiche, ispettore ONU in Iraq per le armi di distruzione di massa ( WMD) che in una intervista aveva completamente delegittimato il rapporto britannico sulle WMD. Erano i tempi nei quali l’amministrazione Bush e quella Blair diffondevano falsi per convincere le opinioni pubbliche mondiali che Saddam andava fermato con un’invasione, prima che scatenasse le WMD. Rapporti ridicoli, come quelli che attribuivano all’Iraq la possibilità di colpire il territorio americano o quelli che cercavano di far passare banali tubi per componenti indispensabili e unici di armi terrificanti.

Kelly aveva contestato l’ormai famosa affermazione per la quale Saddam era in grado di dispiegare e lanciare armi chimico-batteriologiche in 45 minuti. La sua morte destò scalpore per l’inatteso tempismo, Kelly si sarebbe suicidato ingerendo pillole e tagliandosi i polsi. Questo successe dopo che Kelly fu identificato come la “fonte governativa” del giornalista della BBC Andrew Gilligan, che in una ormai famosa emissione televisiva, mise pesantemente in dubbio la veridicità del dossier sulle WMD irachene prodotto dal governo.
Alla sua morte il governo Blair istituì l’Hutton Inquiry, l’inchiesta Hutton, che confermò che lo scienziato si era tolto la vita senza dubbio alcuno. C’è stato che non ci ha creduto lo stesso, il liberaldemocratico Norman Baker, che ha portato avanti un’inchiesta autonoma. Grazie ad una richiesta a norma della legge “Freedom of Information” (che in Italia manca clamorosamente), Baker ha ottenuto visione del materiale dell’inchiesta e ha scoperto un particolare sconcertante.

Secondo i rapporti forensi, sul coltello che Kelly avrebbe usato per tagliarsi i polsi non c’erano impronte, nessuna impronta. Kelly non indossava guanti (il rapporto dice proprio che non sono stati trovati guanti) e non si capisce perché in un frangente del genere dovrebbe avere avuto cura di non lasciare impronte sull’arma del delitto. Nel rapporto si legge inoltre che Kelly si sarebbe reciso l’arteria ulnare di un polso. Si tratta di un’arteria al di sotto dei tendini. Anche in questo caso è difficile pensare che Kelly si sia procurato una tale ferita, ben oltre la necessità del suicidio. Recidere quell’arteria vuol dire esercitare molta forza e farsi molto male (è stato usato un coltello da giardinaggio non troppo affilato) per niente; recidere le vene dei polsi per ottenere il dissanguamento richiede molto meno dolore.

Baker, per assicurarsi che non si tratti un caso, ha chiesto all’Office of National Statistics quante persone morte nel 2003 (anno della morte di Kelly) abbiano riportato il taglio dell’arteria ulnare: solo il dottor Kelly. La moglie di Kelly si è sempre detta convinta del suicidio, data la pressione alla quale era stato sottoposto il marito. Molti suoi conoscenti avevano invece smentito pensieri suicidi da parte della vittima e diversi medici avevano contestato il risultato dell’autopsia. Non è superfluo notare che se Kelly non si è suicidato, qualcuno lo ha ucciso e ha organizzato una messinscena.

davidkelly_narrowweb__300x411,0 L’inchiesta Hutton assolse il governo da ogni responsabilità, ma l’emergere a posteriori di queste incongruenze mina seriamente la credibilità di quelle indagini. Un portavoce della polizia di Thames Valley ha dichiarato che “ …è stato confermato che non c’erano impronte sul coltello. Questo tuttavia non muta la spiegazione ufficiale della sua morte”. Solo tre giorni addietro la polizia britannica è finita sotto accusa per aver taroccato malamente una foto di Jean Charles de Menezes, il brasiliano ucciso per errore dalla polizia nella metro di Londra, al fine di dimostrare come fosse somigliante ad un terrorista ricercato. La polizia sta subendo un processo per l’evidente responsabilità nella morte di un innocente. Non si sono ancora sopite quelle polemiche, con il giudice che ha messo la polizia sotto accusa anche per il falso, che un’altra ombra si staglia sulla correttezza della polizia britannica.

La riapertura del caso Kelly proietta un’ombra ben peggiore sul governo Blair, poiché è chiaro che la possibilità che il governo uccida un proprio stimato connazionale, colpevole di aver denunciato una bugia che è servita a spingere il paese ad una guerra d’aggressione, preoccupa in prima persona qualsiasi cittadino. A posteriori sembra proprio che la guerra in Iraq fosse voluta a tutti i costi da Blair come da Bush, smentendo l’ipotesi che il primo sia andato al seguito del secondo.
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venerdì, 19 ottobre 2007

ALLARME ROSSO PER LA LIBERTA' SU INTERNET!!!



Aggiornamento in testa:

[ Il governo ha appena dichiarato al telegiornale che la normativa si riferisce solamente all'editoria professionale, e che i cittadini che usano il web potranno continuare a farlo senza obbligo di registrazione. Il testo della legge però non ammette equivoci e i cittadini comuni ci ricadono eccome, anche se pubblicano un blog o un sito. Il governo farebbe quindi bene a dire che quel testo è stato scritto da un incapace e a giurare che lo cambierà, invece di rilasciare dichiarazioni accomodanti e non in linea con un testo che porta proprio la firma di quello (Ricardo Franco Levi) che hanno mandato a dire che non sarà come c'è scritto nella proposta di legge.
Questa nonchalance nel coglionare i cittadini che scoprono e attaccano certe porcherie è davvero fastidiosa, oggi ad esempio, dopo mesi di polemiche alle quali non ha dato risposta, Francesco Rutelli ha buttato a mare il portale Italia.it, il sito da (ormai) 58 milioni di euro, senza degnarsi di raccontare dove siano finiti i soldi e di chi sia la responsabilità di un fallimento del genere. ]

Considerazioni personali: una cosa scritta così non va da nessuna parte, pone diverse questioni di costituzionalità ed è impossibile da applicare, posto che comunque non si registrerebbe nessuno.

Copincollo del sito del Partito Pirata:

Giù le mani dai Blog!

Inserito da admin il Ven, 19/10/2007 - 11:37

Come Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un'altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Col favore delle tenebre. No, anzi... delle ferie

In pieno Agosto 2007, mentre l'intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:

ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Scherzetto o balzello?

La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:

“Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l'uno che l'altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell'autore.

Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.

Il porto d'armi per il Blog

Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L'altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.

In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un'arma sulla persona.

Le rassicurazioni di Mangiafuoco

Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell'aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".


Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.

Il Governo riforma l'editoria. Allarme in Rete.” a epubblica Online.

Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.

La nuova legge sull'editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.


Ovviamente è già scattata la PETIZIONE che tutt* sono invitat* a firmare di corsa

Firma la petizione

 


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categoria: media, diritti civili, net world, infowatch


giovedì, 18 ottobre 2007

Allarme sanitario


Negli Usa si sono accorti che c'è qualcosa che da loro fa più morti dell'AIDS, della SARS (o aviaria), dell'antrace e della mucca pazza messe insieme. Si tratta del comunissimo stafilococco aureo che è mutato fino a diventare resistente a tutti gli antibiotici conosciuti. Lo stafilococco è un germe tra i più comuni, ma l'esposizione agli antibiotici ha inevitabilmente portato all'evoluzione di generazioni capci di sopravvire agli attacchi degli antibiotici. Tanto è diffuso il fenomeno che le autorità americane hanno dovuto chiudere le scuole della Contea di Bedford per procedere ad una disinfezione.

Il germe può essere aggredito con cure molto più pesanti, ma alcune sue mutazioni si sono dimostrate capace di infettare i polmoni degli ospiti, ma anche di diffondersi nelle ossa e nel sangue dei pazienti.

Secondo i calcoli diffusi dal New England Journal of Medicine insieme allo studio, il fenomeno quest'anno ha provocato 18.650 morti, con l'AIDS che ha fatto solo 12.500 vittime. Oltre a quello aureo, altri due stafilococchi avrebbero ormai raggiunto forme di mutazione antibiotico-resistenti con una discreta diffusione.
Si ritiene comunemente che il fenomeno, pur inevitabile e naturale, sia accellerato dalla grande diffusione e spesso dall'abuso di antibiotici, usati in grande abbondanza anche nell'allevamento animale.

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categoria: stati uniti, salute in pericolo, bug di sistema


mercoledì, 17 ottobre 2007

E' guerra tra ebrei e cristiani.

Cristiani antisemiti? Ce ne sono un sacco, ma semplicemente perché tutti i fanatismi religiosi sono fondati sulla presunzione di “verità” incarnata nelle proprie credenze, un fenomeno comune a tutte le religioni. Esempi perfettamente sovrapponibili sono evidenti anche in diverse manifestazioni dell’ebraismo e dell’Islam, giusto per restare ai tre monoteismi di origine biblica; i fanatici sono un cancro da sempre, la religione è brodo culturale sufficiente a nutrire ogni genere di credenze, anche le meno condivisibili universalmente.

Il cristiano credente e un po’ fanatico è lo zoccolo duro del partito repubblicano americano ed è anche la stampella che si è mobilitata a sostegno di Bush portandolo a due vittorie alle presidenziali. Questa tipologia di americano non è numerosissima, comprende dal 10 al 15% della popolazione statunitense, ma per la particolare conformazione del processo elettorale risulta ben più pesante di quanto possa apparire dal crudo dato numerico. Il cristiano americano vota e vota quello che gli dice il suo padre spirituale. In questo caso parliamo di show-man che hanno fatto della predicazione un’avventura commerciale. Si parla di Church-corporations, chiese che macinano fedeli arruolando marketing, effetti speciali, figuranti miracolati e raccogliendo cifre enormi dai devoti.

Fedeli che sono convinti che essere cristiano sia decisamente essere qualcosa di più e di meglio degli altri. Su questi presupposti la lotta al feroce Saladino di Baghdad è assolutamente coerente, tanto più quando l’invasione delle terre di Adamo ed Eva viene vestita da crociata salvifica; i buoni cristiani vanno a convertire i barbari adoratori di Maometto animati da un nobile scopo: salvarli. Si parlava di portare la democrazia in Iraq, ma qualcuno aveva in mente qualcosa di più; con i primi soldati americani entrarono in Iraq i predicatori cristiani del Reverendo Moon, vere teste di cuoio dell’evangelizzazione. Anche in Afghanistan il “dispositivo” ha visto all’opera i poveri cristiani coreani, alla fine anche lì hanno pagato la colpa di non avere colpa.

I missionari coreani sono l’equivalente asiatico dei buoni cristiani americani e se muoiono non scatenano dibattiti negli States. I coreani mandano un sacco di gente che va in giro a distribuire regali, sorrisi e bibbie. Gente in assoluta buona fede perché ciecamente credente nel leader spirituale di riferimento. Quelli in Iraq si presentavano con l’acqua agli iracheni che ne erano stati privati dalle bombe americane, porgendo insieme all’acqua la Bibbia. In genere questo tipo di culto è sviluppato attorno alla lettura della Bibbia, dalla quale si traggono “verità” e modelli di vita dagli standard mediamente medioevali. Dal modello maschilista di famiglia, fino all’amore per l’esercizio della violenza per mondare il mondo dai peccati e dai nemici dei buoni cristiani, perché sembra che in tutto il mondo, tutti, non facciano altro che ordire minacce ai buoni cristiani.

Sostituite ai buoni cristiani i buoni musulmani o i buoni ebrei ed il risultato non cambia di una virgola. I buoni musulmani sono minacciati, si devono difendere; i buoni ebrei dicono esattamente lo stesso. Per difendersi abbracciano tutti una particolare concezione di “difesa attiva” che consiste nel portare la guerra per stroncare la minaccia. La minaccia però è eterna e, lo sappiamo tutti e da tempo è chiaro che, la guerra non è un mezzo per ottenere la pace.

Gli estremisti musulmani sono al potere in alcuni paesi, quelli ebraici solo in Israele, quelli cristiani sono molto influenti nei paesi occidentali. Dopo l’assassinio di Rabin, Israele ha abbracciato una politica di erosione dei palestinesi e politiche apertamente di destra con grandi concessioni ai fanatismi religiosi. Naturale quindi l’alleanza con i cristiani fanatici nel confronto con il feroce Saladino e gli altri infedeli. Gli Stati Uniti e Israele si sono mossi in perfetta sintonia fin dall’avvento alla presidenza di Bush, dopo l’11 settembre l’identità di vedute tra i fanatici cristiani ( più teocon che neocon) è stata adamantina.

L’abbraccio dell’amministrazione Bush rischia però di rivelarsi però velenoso per Israele come lo è stato per tutti gli alleati della poco simpatica banda di folli. La fallimentare invasione del Libano, l’aver adottato Abu Mazen fino al punto di armarlo contro Hamas, il bombardamento-farsa in Siria e quello a lungo minacciato dell’Iran sono bazzecole in confronto al vero prezzo di quelle scelte politiche che sembra delinearsi all’orizzonte.

Il fallimento dell’invasione irachena e delle guerre di Bush è evidente a chiunque, i suoi costi astronomici. Tutto il resto negli USA, se possibile, va peggio. Se si esclude il possedere l’esercito più potente del sistema solare, gli Stati Uniti non stanno bene e gran parte degli americani sta anche peggio. L’autocritica non è esattamente l’esercizio preferito dai fanatici e di fronte ad un fallimento epocale l’unica opzione prevista è quella di dare la colpa ad altri. Ci hanno provato Bush ed altri, a dire che la colpa del fallimento in Iraq è degli iracheni, ma non ha fatto un grande effetto. Per i cristiani fanatici invece la soluzione è più alla portata, la colpa è di Israele e quindi degli ebrei in generale.

Piccoli e grandi segnali dicono che la sintonia tra i due fanatismi si stia incrinando pericolosamente, accuse ad Israele sono sempre più frequenti e proprio in questi giorni la Rice è piombata sul debole governo Olmert pretendendo la costituzione di uno stato palestinese, subito. Un libro sulla discutissima lobby israeliana (aka  ebraica) ha aperto la discussione, anche se le sue conclusioni indicavano un uso strumentale di Israele da parte degli Stati Uniti e non viceversa. Non ha dovuto passare molto tempo perché la barriera del razzismo antisemita fosse sorpassata.

Niente di strano, sono ormai anni che discorsi apertamente razzisti verso gli islamici vengono diffusi apertamente, per parte cristiana e per parte ebraica. Un esempio perfetto lo fornisce Ann Coulter, una povera destroide fanatica e senza peli sulla lingua. Da molto tempo definisce gli islamici: "ragheads," "camel jockeys," "jihad monkeys e pensa che “Dovremmo invadere i loro paesi, uccidere i loro leader e convertirli al cristianesimo”, vende milioni di libri, fa televisione, ha spazio sulla stampa ed è un’eroina dei conservatori cristiani e dei comici perché non è poi così sveglia. Ann Coulter è un fenomeno perché a lei sembra permesso dire di tutto e lo fa. Apertamente antifemminista: “sarebbe un paese molto migliore se le donne non avessero avuto il voto”, dice cose che se fossero dette da un uomo rischierebbe la prigione.

“Magari parlassero così i vescovi cattolici!” questo il commento di un noto esponente del fanatismo cattolico italiano in un articolo sulla Coulter.

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La settimana scorsa la Coulter ha detto papale papale che i cristiani come lei vogliono perfezionare gli ebrei, che sono rimasti indietro al vecchio testamento; non è esattamente antisemitismo, perché la Coulter non discrimina affatto; i buoni cristiani come lei vorrebbero perfezionare e convertire tutti. Ne è la prova la diffusione delle missioni evangeliche, che ormai sono ovunque e spesso in forze, con impatti tremendi e scontri violenti con le culture locali. Africa, America Latina ed Asia hanno già pagato e pagheranno un prezzo pesante per questa “evangelizzazione” di successo.

Ovviamente gli ebrei fanatici sono partiti in tromba gridando all’antisemitismo, perdendo l’occasione di cogliere il senso delle cose. In realtà se Ann Coulter e quelli come lei fossero solo antisemiti sarebbe meglio anche per Israele e per l’ebraismo, il problema è di dimensioni più preoccupanti, perché questo genere di fanatismo cristiano è di natura suprematista. Non molto diverso da quello che ha animato tutti i nazionalismi ed i razzismi visti all’opera fino ad oggi e non tanto imprevedibile in un paese che fino a quaranta anni fa praticava l’apartheid.

Quando frasi ed espressioni ben più hard venivano dirette esclusivamente contro i musulmani, il fanatismo ebraico ha soffiato sul fuoco; come nei più banali racconti edificanti ora anche l’ebraismo estremista comincia a capire quanto sia pericoloso giocare con certi fuochi. Aperte espressioni razziste verso i musulmani sono state pronunciate da fanatici ebraici e cristiani congiuntamente negli ultimi anni; la stupidità umana non ha confini e solo questo folle soffiare sul razzismo da parte di una stirpe di perseguitati dovrebbe sfatare il mito della sopraffina e maligna intelligenza collettiva ebraica. I fanatici sono tutti un po’ ottusi, nelle loro mani i complessi libri sacri diventano simili a bombe ad orologeria. Per questi bei tomi era antisemita anche la critica all’oppressione dei palestinesi e al rifiuto di concedere loro la pace, hanno coniato addirittura il termine: antisemita di sinistra; ad indicare chiunque fosse critico con la politica israeliana senza indossare una svastica. Israele bombardava e uccideva bambini? Antisemita! Israele costruisce un muro illegale che imprigiona i palestinesi? Antisemita! Critiche che non avevano proprio nulla di razzista, ma i fessi preferivano relazionarsi con rottami di destra come Gianfranco Fini e i turbo-predicatori americani, fino a che questi, ipocritamente, rendevano omaggio alle comunità ebraiche. A qualsiasi critica la risposta era (e sempre essere ancora) solo una: Antisemita! Una paurosa svalutazione dell’Olocausto provocata dalla sua strumentalizzazione, un comportamento che ha offerto appigli proprio ai revisionismi e ai nazifascismi in cerca di rivincite o di smacchiare i curricula.

 C’è da chiedersi che faccia la maggioranza di non-fanatici mentre questi si scannano determinando la rovina per tutti attorno a loro, ma pare evidente che non c’è ancora in vista alcuna forma di intelligenza umana collettiva che possa arginare queste metastasi sociali. Come tumori infatti questi estremismi si fondono con il potere per piegare le articolazioni di governo a morali medioevali, diffondere l’ignoranza e l’oscurantismo, la repressione dei desideri, minare i meccanismi di formazione delle volontà condivise senza alcun riguardo per le leggi che gli uomini si sono dati; sono in missione per conto di Dio.

 Non si sa esattamente cosa stia facendo tutta la gente assennata che vive accanto a questi fanatici, ma generalmente i cristiani, musulmani ed ebrei non fanatici parlano al vento e subiscono i fratelli prepotenti; li subiscono o ne fuggono. La dimostrazione di questo assunto è verificabile considerando che il paese con la maggiore immigrazione ebraica sia oggi la Germania; le persone ragionevoli si trasferiscono nei paesi più solidi e tolleranti.

Quando Rush Limbaugh prendeva in giro un malato di Parkinson (non molto diversamente da Strorace che prende in giro la Montalcini), quando Michelle Malkin ha attaccato con furia un dodicenne, quando Bill O'Reilly ha aggredito il figlio di una vittima del 9/11 critico con la politica repubblicana, la sgradevole sensazione di essere all’ascolto di un barbaro nazifascista è inevitabile, ma non è nazifascismo, è estremismo religioso. Sono espressione di culture suprematiste e razziste in quanto tendenti all’affermazione con ogni mezzo della propria visione del mondo su quella dell’altro.

 Ora che il razzismo è ormai moneta corrente, ora che è stata sdoganata l’intolleranza verso l’altro, anche gli ebrei come tutte le minoranze subiscono la barbarie; che siano fanatici oppure no. Nel nostro paese l’intolleranza verso i diversi non è mai stata tanto alta da decenni; nei media appaiono persone che parlano dei nomadi e dei musulmani come di “quelle bestie” impunemente, si agitano da tempo paure infondate e si propongono con successo ricette barbare quanto ignoranti per risolvere problemi che sono solo nelle fantasie malate di gente intontita dal fanatismo. Tra poco forse anche da noi assisteremo al simpatico confronto tra estremismo cristiano ed ebraico, cosa non improbabile visto che la chiesa cattolica ha dato chiari segni di essersi gettata all’inseguimento del modello evangelico.

 Il sonno della ragione genera mostri, il trionfo della religione genera fanatismi, lo spettacolo continua, è un film già visto mille volte e che non avrei più voluto vedere, ma purtroppo sembra proprio che la storia non ci abbia insegnato ancora abbastanza.

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lunedì, 15 ottobre 2007

Darfur, la solita farsa


guehen2Se la Francia ha promesso di essere il nerbo della discussa forza di pace per il Darfur, che però sarà schierata in Ciad e Repubblica Centrafricana a protezione degli interessi petroliferi franco-americani, ci sono ancora alcune "criticità" che nelle parole dell'ONU devono essere risolte prima del dispiegamento delle forze sul terreno.

Una criticità è l'assenza di altri paesi che abbiano voglia di inviare i propri soldati sotto il comando francese in due paesi in rivolta contro i propri governi che praticano la strage e la pulizia etnica, la seconda criticità è che ancora meno paesi pensano di fornire alla forza franco-qualcosa gli elicotteri necessari per muoversi con efficacia su un territorio vastissimo.

Al momento quindi la discussa forza internazionale per il Darfur è ancora da arruolare e, soprattutto, è appiedata.

Sui cieli del Darfur voleranno solo gli aerei delle agenzie umanitarie ancora a lungo, pensare che qualche paese che non ha voglia di imbarcarsi nell'avventura, possa prestare i suoi elicotteri all'impresa francese è più che assurdo.


Aggiornamento: ci penseranno i mercenari americani


Per la prima volta l'ONU appalta parte di una missione a una compagnia mercenaria; nel caso americana. Si tratta della 
Pacific Architect Engineers, Inc. (PAE) che è una sussidiaria dell'americana Lockheed Martin, la quale ha avuto un contratto da 250 milioni di dollari, si suppone per scarrozzare le truppe, ma forse anche per altro. Il Segretario dell'ONU giustifica il fatto con l'urgenza, anche se è da mesi che l'ONU si trastulla senza ottenere collaborazione dagli stati membri. Intanto continuano le proteste di attivisti americani davanti alla sede della JPMorgan Chase, banca d'affari che finanzia l'estrazione del petrolio sudanese.
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lunedì, 15 ottobre 2007

Vasa Vasa, si farà 8 anni?


E così alla fine per Totò Cuffaro hanno chiesto 8 anni di galera.

cuffaro_coppolaSolidarietà da Cesa e Casini, "stima" da Berlusconi, Cuffaro a dimettersi non ci pensa neppure, ma in fondo ha ragione, probabilmente dentro l'ARS siciliana è uno dei più puliti.
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domenica, 14 ottobre 2007

Blog in azione per l'ambiente, è giunta l'ora.

Oggi, 15 ottobre, è il giorno dell'azione dei blog per l'ambiente, il Blog Action Day

Il mio contributo si limita a pubblicare un link al sito ONU che contiene le statistiche dello sviluppo umano.

I problemi ambientali non potranno essere risolti senza un deciso cambio nell'attuale paradigma sviluppista, non importa infatti quanti siano gli abitanti sul pianeta, se si pretende che i loro consumi aumentino tendendo all'infinito.

Ci sono due risposte alla crisi ambientale che sentiremo più spesso di altre e sono: il ricorso all'energia atomica, il controllo demografico.

Non sono soluzioni, servono solo ad allungare il brodo per un po', fino a che non rimarrà solo acqua e per di più inquinata.

Solo una maggiore giustizia redistributiva e un diverso modello di sviluppo potranno permettere al pianeta di recuperare le sua capacità produttive; capacità che abbiamo già danneggiato e che continuiamo a danneggiare, visto che da oltre venti anni consumiamo risorse ad una velocità maggiore di quanto possano rigenerarsi (superamento della capacità di carico del pianeta) e che molte risorse non rinnovabili le abbiamo già consumate irrimediabilmente.

Esplorando le classifiche ONU è subito evidente, a chiunque, quali siano le direzioni nelle quali agire, non c'è bisogno di tanti discorsi.
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sabato, 13 ottobre 2007

Pedofilo?


conbeppegrilloNo, non è un pedofilo e la pedofilia non ha alcuna relazione con questo post. Il giovane sorridente ritratto nella foto si chiama Andrea D'Ambra ed appare sotto quel titolo a scopo didattico. Voglio convincerlo a togliere un post nel suo blog, nel quale ha pubblicato la foto di una bambina, di due altri bambini e di un paio di adulte sedute ad un bar, sotto il titolo: "Maddie?", seguito da questo breve testo: "Questa foto (cliccare sulla foto per ingrandire) è stata scattata in Place de la Republique a Porto Vecchio (Corsica) domenica scorsa (30 Settembre). La bambina sembra somigliare molto a Maddie, la piccola scomparsa in portogallo."

Ora, a parte che in Portogallo la polizia dice di avere le prove che la piccola Maddie sia stata vittima dei suoi genitori, cosa che a D'ambra sembra passare attraverso; non è bello, non è intelligente e non è legale pubblicare foto di sconosciuti accusandoli di un crimine orrendo; ancora meno è lecito pubblicare foto di minori senza chiedere il permesso a nessuno.

Oltre a queste sottigliezze c'è il fatto che, nei commenti al post, D'Ambra si giustifica dicendo: "Penso che sia meglio eccedere nello zelo di un’omissione se è davvero lei" e "l'ha pubblicata anche Repubblica", un commento maligno dice che a Repubblica la foto è arrivata dalla stessa fonte; ma comunque come esimente non vale, non ci si può difendere da un'accusa di furto dicendo che anche altri rubano. L'altro pensiero espresso da D'Ambra è semplicemente privo di senso, questo post serve a spiegargli perchè.

D'Ambra è uno famoso, è l'animatore di Generazione Attiva (mica fichi) e il promotore della famosa e fortunata petizione per l'abolizione dei costi di ricarica dei telefonini, quindi dobbiamo tutti essergli un po' grati.

Non però fino al punto di lasciar passare cose come questa, semmai aggravata dalla notorietà sua e del suo blog (e di Repubblica).

Richiesto di togliere la foto della famiglia sconosciuta, D'ambra si è limitato a cancellare i commenti e a far finta di niente. Evidentemente non si rende conto della scorrettezza e di quanto sia stupido accusare gente sconosciuta assolutamente a caso.

Pare che i blog "amici dei bambini" siano un po' tutti troppo amici di ego ipertrofici; gente normalmente tranquilla e ragionevole quando si arriva alla lotta alla pedofilia perde la testa, si trasforma in cacciatore di vampiri ed è pronta a mettere pubblicamente alla berlina chiunque. Schiacciati tra l'esigenza di "fare qualcosa" e l'incapacità di concepire strategie al di là delle loro possibilità, perdono presto la bussola; anche al netto di eventuali spinte esibizionistiche che pure emergono qua e là. Poi c'è anche l'aspetto venale, se nel caso del piccolo Tommy sono volate accuse di malversazioni, nel caso di Maddie si parla addirittura di un grosso volume d'affari, per i poveri bimbi in pericolo si mobilitano (e donano) in molti, a patto che non siano neri. Ma questo non è ovviamente il caso di D'Ambra.

Ci sono post molto peggiori di questo di D'Ambra, anche se usa in maniera non troppo velata i "minori in pericolo" come leva per soffiare sull'odio verso i Rom; tra questi ultimamente si è messo pure Grillo, con un messaggio nel quale delirava di "sacri confini", invasione di migranti e bambini sfruttati. Tra Grillo e D'Ambra c'è questa singolare sintonia sui nomadi e i bambini, già...perchè a molti è parso che la Maddie rapita sarebbe (nel caso della foto) nelle mani di una famiglia di nomadi, chi altri rapirebbe una bambina e poi la porterebbe in giro alla luce del sole insieme ad altri due marmocchi? In effetti le due donne potrebbero anche passare per due nomadi a prima vista.

La pedofilia vende, costruisce facili consensi, cosa c'è più odioso del crimine contro un bambino? Ancora meglio se l'autore è l'odiato zingaro. Gli zingari sono abituati all'eterna diffamazione, non si rischia certo una coltellata a puntare il dito contro gli zingari.
Lo zingaro è sempre di moda e ben pochi difendono gli zingari contro le orde sbraitanti dall'alto della loro ignoranza.

Succede infatti che negli annali della giustizia italiana, lo zingaro rapitore di bambini non c'è; nessun Rom, Sinti o che è mai stato condannato per aver rapito un bambino e nemmeno per averci provato, nessun bambino non-Rom è mai stato trovato nascosto in un campo nomadi.

Nessuno ha mai fatto un film su un bambino rapito dai Rom e nemmeno un documentario, semplicemente perchè non è mai successo. Qualcuno di voi ha mai visto un documentario o una trasmissione televisiva raccontare del famoso caso del bambino rapito dai Rom? Quelli che parlano di zingari che rapiscono i bambini, hanno mai citato un solo caso verificabile? Nella mia città gira la leggenda urbana di una nomade bloccata in un centro commerciale con un bambino appena rapito sotto la gonna. Un fatto che non si è mai verificato, ma che è finito in questa forma su uno di quei giornali che vedono negli zingari un problemone anche peggiore di quello terrificante dei lavavetri.

La storia è ricca semmai di esempi contrari, di Rom ai quali sono stati strappati i figli, a volte con la forza della legge, a volte con quella del denaro, per rieducarli o per darli in adozione a coppie anelanti la prole.

Trattasi quindi di leggenda urbana, a sfondo razzista verrebbe da aggiungere.

Per quanto possa essere odioso un crimine, resta inoltre il fatto che la linea che distingue l'attuale grado di civiltà giuridica da quella dei tempi che furono, è tracciata proprio a limitare e a codificare l'azione della giustizia; per impedirle di diventare criminale come coloro che pretende di regolare. I reati non si combattono commettendo altri reati, le pene le erogano i tribunali e non i tribuni, le pene sono codificate e non prevedono tormenti, amputazioni, elettrochoc o messe alla berlina medioevali.

Questo il buon D'Ambra non lo capisce e si erge paladino di Maddie, disposto ad eccedere nello zelo pur di...di cosa?
Pur di raccogliere una caterva di critiche che non è in grado di affrontare e alle quali oppone solo la censura.
Gli avevo proprio chiesto se gli sarebbe piaciuto trovare la sua foto accostata ad un titolo ottuso e maligno come quello che aveva impiegato; gli avevo chiesto se avrebbe accettato come spiegazione l'unica risposta che ha saputo opporre alle critiche, una cosa del tipo: " "Penso che sia meglio eccedere nello zelo di un’omissione se è davvero un pedofilo", ma non ha voluto rispondere.

Secondo la logica di D'Ambra, visto che io non ho la più pallida idea dei suoi gusti sessuali, sono autorizzato a indicarlo come possibile pedofilo, in fondo è meglio un eccesso di zelo di un possibile pedofilo a piede libero, o no?
La risposta giusta è no, per qualsiasi "possibile" crimine ci sia in vista.

In Germania il vice capo della polizia di Monaco si è dimesso per aver minacciato verbalmente di uscire dalle procedure, un sospetto sequestratore durante un iterrogatorio. L'uomo aveva rapito il bambino di un benestante locale a scopo di riscatto. La polizia sapeva già con sicurezza che l'uomo era colpevole e che aveva ucciso il bambino, aveva già confessato, le minacce servivano per convincere l'uomo a rivelare il luogo nel quale aveva nascosto il corpicino (per la cronaca dentro un sacco in fondo a un fiume). Non appena l'avvocato dell'uomo ha reso note le minacce, il vice capo della polizia si è dimesso e ben pochi si sono schierati pubblicamente al suo fianco. In Germania capiscono la differenza tra diritto e barbarie e questo sapere è patrimonio condiviso

Qui da noi pare di no, quindi ho pensato bene di pubblicare questo post e di tenerci anche la foto di Andrea, almeno fino a quando da quel blog non sparirà l'infamante esibizione della  foto di quelle innocenti mamme in compagnia dei loro i bambini.




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sabato, 13 ottobre 2007

Luca Volontè contro Al Gore

 Qua e là nel mondo si sono levate voci contro l'assegnazione del premio Nobel ad Al Gore e all'IPCC, che è l'organismo internazionale che da tempo monitora il cambiamento climatico.

Non poteva mancare tra le schiere di anti-ambientalisti neocon, la voce di qualche fessacchiotto nostrano.

Ecco allora Luca Volontè (UDC)che si lancia senza rete e dice: "E' follia allo stato puro, il Comitato ha subito certamente pressioni e sicuramente il giudizio non è sereno. La credibilità della stessa istituzione del Nobel, oggi ha ricevuto un colpo mortale. Un Nobel contro lo spirito del fondatore dei Nobel."

Sarebbe fatica sprecata scendere nel dettaglio e chiedersi cosa sappia mai Volontè dello spirito che animava Alfred Nobel quando decise di istituire il premio che porta il suo nome. Il buon Luca è uno di quelli che si presenta alle olimpiadi dei tonti gli fanno l'antidoping, solo uno messo male come lui può pensare di esprimere un giudizio del genere senza argomentarlo. 

Dare dei pazzi a quelli dell'Accademia delle Scienze di Svezia e pensare di essere creduti sulla parola è una manifestazione tipica della stupida autoreferenzialità dei politici italiani; il quotidiano che riporta queste deliranti affermazioni (E-polis) non ha  trovato nulla da eccepire e ha pubblicato senza commento la sua opinione a fronte di una di segno opposto di Pecoraro Scanio.

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categoria: decultura, bug di sistema


venerdì, 12 ottobre 2007

La bufala dei tumori da cellulari


Questa settimana è "girata" la notizia di uno studio che dimostrerebbe un aumento dei tumori negli utilizzatori di cellulari. I dati come al solito sono stati sparati a caso, per alcuni la ricerca dimosterebbe che il rischio aumenta del 20/30%, per altri che raddoppierebbe, con Google si vede subito il panorama schizoide fin dalle sintesi degli articoli. L'articolo originale era facilmente reperibile ed è facile capire che si tratta di uno studio su piccoli numeri, che dimostra semmai che una vera differenza statistica esiste tra chi vive in campagna e chi è inurbato. Gli stessi autori dicono che il risultato è da prendere con le molle perchè i casi di studio sono pochi, buona parte dei quali riferiti a cordless. Il che non dimostra che i telefonini siano innocui, ma solo che ci sono in giro un sacco di faciloni che sparano notizie incontrollate.

Use of cellular telephones and brain tumour risk in urban and rural areas

L Hardell1, M Carlberg2, K Hansson Mild3

1 Department of Oncology, University Hospital, and Department of Natural Sciences, Örebro University, Örebro, Sweden
2 Department of Oncology, University Hospital, Örebro, Sweden
3 National Institute for Working Life, Umeå and Department of Natural Sciences, Örebro University, Örebro, Sweden

Correspondence to:
Correspondence to:
Prof. L Hardell
Department of Oncology, University Hospital, SE-701 85 Örebro, Sweden; lennart.hardell@orebroll.se

Aims: To investigate the association between the use of cellular or cordless telephones and the risk for brain tumours in different geographical areas, urban and rural.

Methods: Patients aged 20–80 years, living in the middle part of Sweden, and diagnosed between 1 January 1997 and 30 June 2000 were included. One control matched for sex and age in five year age groups was selected for each case. Use of different phone types was assessed by a questionnaire.

Results: The number of participating cases was 1429; there were 1470 controls. An effect of rural living was most pronounced for digital cellular telephones. Living in rural areas yielded an odds ratio (OR) of 1.4 (95% CI 0.98 to 2.0), increasing to 3.2 (95% CI 1.2 to 8.4) with >5 year latency time for digital phones. The corresponding ORs for living in urban areas were 0.9 (95% CI 0.8 to 1.2) and 0.9 (95% CI 0.6 to 1.4), respectively. This effect was most obvious for malignant brain tumours.

Conclusion: In future studies, place of residence should be considered in assessment of exposure to microwaves from cellular telephones, although the results in this study must be interpreted with caution due to low numbers in some of the calculations.
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categoria: media, truffe, infowatch


venerdì, 12 ottobre 2007

Un attacco alla memoria collettiva, fatevi sentire

Un attacco alla memoria collettiva, fatevi sentire

Supporto legale *

«La storia siamo noi» non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia.

E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario. Ma dal giorno in cui è iniziata la requisitoria dei pm Andrea Canciani e Anna Canepa (Md), la storia la scrive qualcun altro. E pare che le 300mila persone che hanno cantato quella canzone sei anni fa non si accorgano di nulla. In questi giorni la verve accusatoria attacca frontalmente la nostra memoria collettiva. I pm non si sono risparmiati: hanno biasimato le violenze delle forze dell'ordine, la gestione dell'ordine pubblico paragonato a una guerra tra bande, la partigianeria di testimoni inqualificabili come rappresentanti dello Stato. Hanno però voluto porre un limite alle accuse e a un processo che si deve occupare solo delle devastazioni dei manifestanti; tutto il resto non può essere usato davanti alla Corte.

Allora non si può parlare delle spranghe di ferro usate dai carabinieri nella carica di via Tolemaide, perché non hanno avuto alcun effetto diretto sulle devastazioni dei manifestanti; non si può parlare di via Alimonda, un fatto tragico ma già archiviato; non si può dubitare che le centinaia di lacrimogeni sparati sul lungomare non abbiano mai raggiunto il corteo, ma solo la piazza antistante lo schieramento di polizia; non si può non notare che in via Tolemaide ci siano stati solo 100 secondi di corpo a corpo e che, quindi, le cariche non siano state così violente; non si può non notare che, in fondo, il blindato abbia caricato ad alta velocità i manifestanti solo due o tre volte. Quindi, poco da lamentarsi.

In pratica, la rabbia di tutti noi in quei giorni per le sopraffazioni vigliacche che aggredivano chi non poteva difendersi, che esprimevano il monopolio più vecchio del mondo, quello dell'uso della forza pubblica, dobbiamo dimenticarla, perché conta poco, mentre si giustificano le forze dell'ordine e chi le comandava. Allora la carica di via Tolemaide si comprende bene. Cos'altro avrebbe dovuto fare la polizia? Allora quella di Placanica è legittima difesa, mentre quella di tutti coloro che si sono ribellati al G8 no. Forse anche i pm avrebbero dovuto essere in strada per capire cosa è stata Genova. «Non si può parlare della Diaz», affermano.

Contemporaneamente offrono agli avvocati degli alti gradi della polizia un assist, sotto forma di affermazioni non provate e dossier già noti, che non cambiano nulla, ma che risultano ampiamente suggestivi per i media. Condannano l'operato della polizia nella scuola, ma si dimenticano di ricordare che fu proprio la dott.ssa Canepa a essere «interpellata» quella notte dai dirigenti poi imputati per il massacro. Ai pm «non piacciono i cattivi maestri», ma forse dai loro «buoni maestri» dovrebbero apprendere anche che non si può pensare di giocare al gioco della politica senza sporcarsi le mani. 300mila persone - bianche, pink, black, disobbedienti, migranti, pacifisti, autonomi - lo hanno fatto sei anni fa, senza paura.

Se la storia siamo noi, se la memoria non è un souvenir da quattro soldi ma un prezioso ingranaggio collettivo, queste stesse persone dovrebbero correre a Genova e far sentire la propria voce in un processo che si è abituato a risolversi come una cosa «per i soli addetti ai lavori». «Addetti ai lavori» come i 25 imputati-capri espiatori sui quali si vorrebbero scaricare tutte le responsabilità di quello che fu Genova, la cui condanna sarebbe utilissima per chiudere i conti che tutti sono ansiosi da sempre di chiudere, o rimuovere. La storia non è una questione per addetti ai lavori di un'aula di tribunale. La storia siamo noi.

* Supporto Legale è una rete che segue i processi di Genova, Cosenza, Napoli e Milano.

da Nero

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