mazzetta

Ce la possiamo fare...
venerdì, 31 agosto 2007

Comprereste una patata genetica?



Quando avrete capito cos'è, potrete dare la risposta a Gianni Riotta che lo ha chiesto prima di lanciare su TV7 un'apologia degli OGM a base di sciocchezze già note come tali.

Dopo la domanda, il nostro eroe ha detto che solo gli ignoranti chiamano cibi-Frankestein i cibi OGM, giusto una decina di secondi dopo aver fatto la domanda sulla patata genetica.

Un servizio che magnifica le capacità della genetica e che parla di piante più resistenti ai parassiti e alle intemperie.
Peccato che invece si tratti di trapianti genici per rendere le piante resistenti agli insetticidi, almeno per quel che riguarda mais e grano, citati nel servizio.
Anche la palla che servirebbero a nutrire l'umanità è smentita dalle rese per ettaro note, confrontate a colture non-ogm.

Poi si torna in studio e Riotta intervista un professore, il professor Sala, che dice che lui consiglia ai suoi amici di dare più OGM possibili ai propri figli perchè gli OGM sono quelli più controllati. E questa è solo una delle sciocchezze che ha sparato.

Ovviamente Riotta non ha citato nemmeno di striscio la MAS (metodo che ormai ha soppiantato gli OGM nella selezione delle specie vegetali) e non ha citato una sola delle note conseguenze negative della diffusione di OGM presso i coltivatori (impoveriti) di tutto il mondo.

In chiusura la parola passa a Mario Capanna, che cita l'avversione quasi unanime degli italiani e chiede di non considerarli stupidi.

Poi Riotta chiede perchè la genetica non può essere usata per aiutare la tipicità dei cibi, vabbè...

Infine Riotta dice che la sinistra  è sorda alla ricerca scientifica perchè è contraria agli OGM. Trucchetto da poco, Riotta fa l'equazione OGM = Scienza, ma il fatto che gli OGM siano prodotti da scienziati non vuole affatto dire che la comunità scientifica approvi la diffusione di OGM. A chi può giovare sostenere maldestramente quello che dice Riotta, se noN a quanti si illudevano di costruire monopoli sui cibi e ora ci stanno perdendo i miliardi di dollari che ci hanno investito?

 A chiudere, ovviamente, "il giallo di Garlasco".


Mollo

Pessimo servizio pubblico


Rimediamo

Come per caso mi è giusto arrivata questa traduzione dal Globalresearch, dove si individua neglio OGM un business correlato a quello mortale dei biocarburanti.


 

L’Agenda Segreta dietro il Piano dell’Amministrazione Bush sui Bio-combustibili.

Approvvigionamenti di grano per uso alimentare: c’è l’impegno a bloccarli…

by F. William Engdahl

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)


Global Research, www.globalresearch.ca


25 luglio 2007

Che la tazza di Cornflakes della Kellogg sul tavolo della colazione, o la porzione di pasta o le tortillas di grano, o il formaggio o la carne siano destinati ad aumentare di prezzo nei prossimi mesi, questo è sicuro come il sole che sorge ad Oriente. Benvenuti, signore e signori, al nuovo shock mondiale per i prezzi degli alimentari, con tempismo destinato ad associarsi al nostro attuale shock mondiale per i prezzi del petrolio!

Curiosamente, la situazione è in modo inquietante simile per molti aspetti a quella dei primi anni Settanta (del secolo scorso), quando i prezzi, sia del petrolio che degli alimentari, esplosero per percentuali di varie centinaia, nell’arco di mesi. Questa esplosione dei prezzi a metà degli anni Settanta indusse il Presidente Nixon a chiedere al suo vecchio amico, Arthur Burns, allora Presidente della Federal Reserve (Fed), di trovare il modo di alterare i dati del PIL per distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi. Allora, come risultato si ebbe la subitanea e banale pubblicazione di dati assurdi del PIL di “inflazione inerziale”, inflazione depurata dai dati relativi ai prodotti petroliferi ed alimentari. Stephen Roche era il giovane economista della Fed, a cui era stato assegnato da Burns il compito della manipolazione statistica.

L’autore di satira Americano di un tempo passato, Mark Twain, una volta così si espresse: “Acquistare terra: hanno smesso di farlo…”. Oggi possiamo dire quasi lo stesso rispetto al frumento e a tutti i cereali di questo mondo. Il mondo si trova nei mesi iniziali del più elevato aumento, a cui abbiamo assistito negli ultimi tre decenni, dei prezzi delle granaglie, di tutti i più importanti cereali, granturco, frumento, riso. Questi tre raccolti costituiscono quasi il 90% di tutti i cereali coltivati nel mondo.

Un piano assurdo, deliberato da Washington

Cosa sta producendo questo straordinario cambiamento? Qui le cose stanno prendendo una piega piacevolmente interessante. L’Amministrazione sta mettendo in atto importanti pressioni di pubbliche relazioni per convincere il mondo di essersi trasformata nel “miglior tutore dell’ambiente”. Il problema è che molti hanno creduto a questa pubblicità ingannevole. Il punto centrale del suo programma, annunciato in gennaio nel Messaggio sullo Stato dell’Unione, è definito come “20 in 10”, per la previsione di tagliare del 20% il consumo di carburanti negli USA entro il 2010. La motivazione ufficiale è quella di “ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio”, con il contemporaneo taglio delle emissioni indesiderate dei “gas serra”. Questo non è il vero motivo, ma produce ottime relazioni pubbliche. Ripeti questo abbastanza spesso, e forse molte persone vi presteranno fede! Forse i cittadini non realizzeranno che anche i loro contributi fiscali per coltivare grano per produrre etanolo al posto di grano per alimentazione, stanno spingendo alle stelle il prezzo del loro pane quotidiano. Il cuore del progetto sta in una espansione senza limiti, sovvenzionata dai contribuenti, dell’uso del bio-etanolo come combustibile da trazione. Il piano del Presidente prevede la produzione di 35 miliardi di galloni, (circa 133 miliardi di litri), di etanolo all’anno, entro il 2017. Il Congresso aveva già dato mandato con l’Energy Policy Act, (Legge sulla Politica Energetica), del 2005 che l’etanolo da grano come combustibile, doveva aumentare dai 4 miliardi di galloni del 2006 ai 7,5 miliardi nel 2012. Per rendere sicuro che ciò accadrà, agricoltori e giganti del settore agro-industriale, come ADM (Admarcher Daniels Midland Company) o David Rockefeller, pretendono le generose sovvenzioni dei contribuenti per coltivare grano per combustibili, al posto di grano ad uso alimentare. Al presente, i produttori di etanolo prendono un contributo negli USA di 51 cents per ogni gallone di etanolo pagato per la mescola al miscelatore, di solito una compagnia petrolifera che mescola per la vendita l’alcool etilico con il componente petrolifero.

Come risultato dei magnifici sussidi del Governo USA per la produzione di carburanti da bio-etanolo, e del nuovo mandato legislativo, le compagnie USA per la raffinazione stanno investendo molto tempo nella costruzione di nuove particolari distillerie per etanolo, simili alle raffinerie di petrolio. Attualmente, il numero di queste distillerie in costruzione supera il numero complessivo di raffinerie di petrolio insediate negli USA in questi ultimi 25 anni. Quando verranno portate a termine nei prossimi 2-3 anni, la domanda di grano e di altri cereali per produrre etanolo per auto-trazione raddoppierà rispetto ai livelli presenti.

Ora veniamo al bio-etanolo USA. In marzo, Bush si era incontrato con il Presidente del Brasile per firmare un “Patto bilaterale per l’Etanolo” in favore di una cooperazione nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie di “ultima generazione” sui bio-carburanti, come l’etanolo cellulosico dal legno, e per la cooperazione congiunta nello “stimolare” l’espansione dell’uso di bio-carburanti nei paesi in via di sviluppo, in particolar modo nell’America Centrale, e per creare un mercato secondo un cartello “del tipo OPEC per i bio-carburanti”, con norme che consentano la formazione e la regolazione di un mercato dell’alcool etilico nell’Emisfero Occidentale. In breve, l’uso mondiale di terreno agricolo per il bio-etanolo e per altri bio-carburanti, con la conseguente combustione di prodotti alimentari al posto della loro utilizzazione come cibo per uomini ed animali, viene discusso a Washington, in Brasile e in altri centri di rilevanza mondiale, compresa l’Unione Europea, come un fondamentale settore per un nuovo tipo di sviluppo.

Falsi argomenti “verdi”

I bio-carburanti — benzina o prodotti carburanti ottenuti da raffinazione di prodotti alimentari — vengono promossi attraverso un lancio pubblicitario sensazionalistico, come una soluzione al controverso problema del Riscaldamento Globale. Tralasciando le motivazioni falsamente scientifiche e gli interessi politici che stanno dietro l’improvviso lancio pubblicitario sui pericoli del riscaldamento globale, i bio-combustibili non offrono benefici nettamente positivi rispetto al petrolio, anche nelle più favorevoli condizioni. I loro sostenitori affermano che gli attuali bio-carburanti di prima generazione “limitano del 60% le emissioni di anidride carbonica”. Or bene, nel bel mezzo dell’aumento dei prezzi del petrolio a 75 dollari al barile (circa 159 litri di petrolio greggio), governi come quello del Brasile sono frenetici nella sostituzione di prodotti petroliferi di importazione con bio-carburanti di produzione locale. Attualmente, in Brasile il 70% di tutte le automobili è dotato di dispositivi “a carburante flessibile” idonei per passare da carburanti convenzionali a bio-carburanti puri al 100% o a qualche loro miscela. Inoltre, in Brasile la produzione di bio-carburanti è divenuta una delle industrie a rilevanti esportazioni.

I “verdi” reclamano i bio-carburanti e affermano che questi sono carburanti “propizi” e migliori di quelli tradizionali; al massimo palesano qualche incertezza, per non dire che si dimostrano disonesti. Facendo affidamento su chi conduce i test, l’etanolo ha effetti praticamente nulli rispetto alle emissioni dei gas di scarico generati dagli attuali modelli di automobili. L’etanolo non è proprio una sostanza che fa bene alla salute, come siamo indotti a pensare dalla propaganda industriale. Al contrario, sono significative le emissioni di molte sostanze tossiche come le aldeidi formica ed acetica, sospette neuro-tossine che sono state messe al bando come carcinogene in California.

Inoltre, è altamente corrosivo sulle condutture, sui punti di saldatura e sui sistemi di alimentazione delle automobili attuali o di altri macchinari che funzionano con i normali carburanti. Richiede speciali pompe per i gas, di nuova concezione. Tutte queste conversioni costano denaro.

Ma quello che boccia in via definitiva l’etanolo è che contiene il 30% in meno di energia per gallone rispetto al combustibile normale, che si traduce in una perdita di energia di almeno il 25% per gallone utilizzando miscela benzina-etanolo E-85% rispetto al normale combustibile. Nessun sostenitore dell’etanolo pone l’attenzione sull’enorme costo sociale che sta per abbattersi sulle tavole da pranzo degli Stati Uniti, d’Europa e del resto del mondo! I prezzi degli alimentari stanno esplodendo; i prezzi del granturco, della soia e di tutte le sementi dei cereali stanno andando alle stelle a causa dell’astronomica domanda, messa in azione dal Congresso, di granturco per bio-combustibili. Quest’anno, il MIT, il Massachusetts Institute of Technology, ha presentato un documento da cui si può dedurre che usare l’etanolo prodotto da cereali al posto dei carburanti tradizionali non porterà alcun vantaggio rispetto alle emissioni di gas serra, anzi potrebbe espandere l’uso dei combustibili fossili per un aumento della domanda di fertilizzanti e per irrigare le aree in allargamento per la coltivazione di cereali per etanolo. E secondo il MIT, “il consumo di gas naturale è pari al 66% dell’energia totale richiesta per la produzione dei cereali da etanolo,” e questo significa enormi nuove tensioni sui rifornimenti di gas naturale, quindi spingendo i prezzi sempre più in alto. L’idea che il mondo possa “abbandonare” la dipendenza dal petrolio in favore dei bio-carburanti è una mistificazione pubblicitaria, per condizionare l’opinione pubblica, che viene usata per imporre con l’inganno quello che sta avanzando in modo nebuloso, come una minaccia pericolosa agli approvvigionamenti alimentari del pianeta, vale a dire la creazione di granturco e cereali geneticamente modificati sotto brevetto.

Le aziende agricole USA diventano fabbriche per bio-carburanti

La principale preoccupazione negli USA, che si accompagna all’aumento dei prezzi dei cereali nel mondo negli ultimi due anni, e attualmente ad un pre-programmato continuo aumento a ritmi ben più alti, è la conversione di fatto delle aziende agricole USA in fabbriche di bio-carburanti. Nel 2006, fattorie dedicate alle coltivazioni per bio-carburanti sono aumentate del 48%. Nulla di questa terra è stata ripristinata per la coltivazione di messi ad uso alimentare. I sussidi fiscali per la produzione di etanolo combustibile rendono tutto questo troppo vantaggioso.

A partire dal 2001, negli USA la quantità di mais usata per produrre bio-etanolo è aumentata del 300%, tendenza in crescita negli anni a venire. Infatti, nel 2006 i raccolti di mais e di frumento destinati a bio-carburanti hanno uguagliato il tonnellaggio di cereali destinati all’esportazione. Si è valutato che nel 2007 la quantità di cereali per l’esportazione verrà superata di un pesante ammontare. Gli USA sono i primi nel mondo per esportazione di cereali, la maggior parte dei quali è destinata all’Europa e ad altri paesi come mangime per animali. Le tradizionali statistiche dell’USDA, Agenzia per lo Sviluppo negli Stati Uniti, sulle aree coltivate a cereali non sono più un utile strumento di valutazione dei prezzi degli alimentari, dato che tutta la quantità di acri disponibili sta per essere destinata ai bio-carburanti. La quantità disponibile per la produzione di cereali destinati all’alimentazione umana e animale è allo stato odierno in netta diminuzione.

Anche il Brasile e la Cina si stanno spostando dagli alimentari ai bio-carburanti per grandi estensioni di terra. Una conseguenza della rivoluzione dei bio-combustibili nel campo agricolo è che gli approvvigionamenti di cereali di riserva per le scorte mondiali si sono affossati nel corso degli ultimi sette anni. Le quantità delle scorte di tutti i cereali alla fine del 2006 si sono ridotte a 57 giorni di consumo, il più basso livello dal 1972. Genera poca meraviglia se i prezzi mondiali delle granaglie sono aumentati del 100% negli ultimi 12 mesi. E questo è solo l’inizio! Questa diminuzione delle riserve cerealicole, che costituiscono la misura della sicurezza alimentare in caso di siccità o di scarsità di raccolti, eventi sempre più in crescita negli ultimi anni, viene pre-programmata a continuare anche per il futuro, come possiamo ben vedere. Assumendo anche un modesto incremento della popolazione mondiale di circa 70 milioni di individui l’anno per i prossimi dieci anni, in particolar modo nel subcontinente Indiano ed in Africa, la stagnazione o addirittura la diminuzione nel tonnellaggio di granaglie per alimentazione, compreso il riso che è raccolto annualmente in quantità in aumento con destinazione bio-etanolo e altri bio-combustibili, risulta preoccupante e di fatto significa che abbiamo dato l’inizio alla più grande trasformazione dell’agricoltura nel mondo dai tempi della rivoluzione agroindustriale con l’introduzione dei fertilizzanti e delle coltivazioni meccanizzate dopo la Seconda Guerra Mondiale. La differenza è che questa attuale rivoluzione si basa sul sacrificio della produzione alimentare. Questo predispone programmi che fanno esplodere i prezzi dei cereali in tutto il mondo, con il conseguente aumento della povertà e della malnutrizione. E l’effetto sulla richiesta di importazioni di greggio risulterà minimo.

Il Prof. M.A. Altieri dell’Università di Berkeley valuta che, dedicando ai bio-carburanti tutto il coltivabile per la produzione odierna negli USA di soia e granturco, verrebbe coperto solo il fabbisogno del 12% di benzina e del 6% di gasolio. Egli sottolinea che, se una metà del raccolto di frumento dell’ultimo anno venisse utilizzato per bio-carburanti, coprirebbe le necessità di energia di appena un 3%. Ciononostante, il terreno agricolo viene convertito a velocità record. Nel 2006, più del 50% del granturco dello Iowa e del Sud Dakota è stato inviato alle raffinerie di etanolo. Gli agricoltori in tutto il Midwest (Stati centro-occidentali degli Stati Uniti), dopo anni senza speranza a causa della caduta continua dei prezzi dei cereali, per avere maggiori introiti stanno abbandonando la tradizionale rotazione delle colture in favore della coltivazione esclusiva di soia o granturco, con un drammatico impatto sull’erosione del terreno e la necessità aggiuntiva di pesticidi chimici. Negli USA, quasi il 41% di tutti gli erbicidi sono attualmente impegnati per il granturco. La Monsanto e gli altri produttori di erbicidi, vedi il glifosato Roundup, stanno evidentemente sogghignando in direzione delle banche!

Passo dopo passo verso i bio-combustibili nel mondo

Il patto Bush-Lula ha sicuramente dato l’inizio ad una corsa mondiale sempre più impetuosa verso la coltivazione di piante per bio-combustibili. Immense piantagioni di canna da zucchero, di palma per olio e di soia, i cui prodotti sono destinati alla raffinazione di bio-carburanti, stanno prendendo il posto di foreste e di pascoli in Brasile, Argentina, Colombia, Ecuador e Paraguay. Le coltivazioni di soia hanno attualmente causato la deforestazione di 21 milioni di ettari in Brasile e di 14 milioni di ettari in Argentina, e non se ne vede la fine, intanto che i prezzi delle granaglie nel mondo sono in crescita continua. La soia viene usata per la produzione di carburante bio-diesel.

La Cina, sempre più alla ricerca di fonti di energia, è un importante attore nella produzione di bio-combustibili, riducendo perfino i terreni destinati alle coltivazioni per prodotti alimentari. Nell’Unione Europea, la maggior parte del bio-diesel viene prodotto usando le piante della colza, un popolare alimento per il bestiame. Il risultato? I prezzi della carne in tutto il mondo stanno aumentando e tendono ad un continuo aumento, come possiamo ben constatare. L’Unione Europea ha come obiettivo di richiedere un contenuto in bio-carburanti minimo del 10%, una richiesta stolta, che toglierà di mezzo il 18% del terreno agricolo Europeo, per coltivare prodotti che verranno bruciati come bio-carburanti.

Anche molto del petrolio è destinato alla produzione di bio-combustibili. Il Prof. David Pimentel della Cornell University ed altri scienziati dichiarano che l’energia risultante prodotta dal carburante a base di bio-etanolo è inferiore all’energia da combustibili fossili usata per produrre l’etanolo stesso. Misurando tutti i fattori energetici messi in campo per la produzione dell’etanolo, dalla produzione di fertilizzanti azotati all’energia necessaria per il disinquinamento delle considerevoli scorie derivate dalle raffinerie di bio-carburanti, la ricerca di Pimintel ha dimostrato una perdita secca di energia del 22% da addebitarsi ai bio-combustibili: questi utilizzano più energia di quella che producono! Tutto ciò si traduce che la richiesta di greggio è scarsamente minacciata e in enormi profitti per gli abili giganti del petrolio, che si ricreano un nuovo profilo da produttori di “energia verde”.

Quindi, non fa meraviglia che ExxonMobil, Chevron e BP siano tutte interessate ai bio-combustibili. Lo scorso maggio, la BP ha annunciato la più grande donazione di sempre per Ricerca e Sviluppo ad una università, 500 milioni di dollari all’Università di Berkeley-California, per finanziare ricerche, imposte dalla BP, sulle fonti alternative di energia, inclusi i bio-carburanti. Il Programma sull’Energia e le Condizioni Climatiche Globali dell’Università di Stanford ha ricevuto dalla ExxonMobil 100 milioni di dollari; l’Università di Davis-California ha ricevuto dalla Chevron 25 milioni di dollari in favore del suo Gruppo di Ricerca sulle Bio-energie. L’Iniziativa per l’Attenuazione delle Emissioni di Anidride Carbonica della Università di Princeton riceve 15 milioni di dollari dalla BP. Lord Browne, l’ex malefico direttore generale della BP, nel 2006 dichiarava: “Il mondo ha bisogno di nuove tecnologie per conservare adeguatamente fonti di energia per il futuro. Noi riteniamo che le bio-scienze possano portare immensi benefici al settore energetico.”

Il mercato dei bio-carburanti, come pochi altri fino a questo momento, è in pieno sviluppo, e costituisce un paradiso per le compagnie industriali agro-alimentari mondiali, come la Cargill, ADM e Monsanto, Syngenta. Tutto questo, combinato con pesanti problemi climatici per questa stagione di raccolti in Cina, Australia, Ucraina e in parti estese dell’Unione Europea, assicura che i prezzi dei cereali subiranno ancor di più aumenti esplosivi nei prossimi mesi ed anni. Molti sono compiaciuti di registrare la fine dell’era del “cibo a buon mercato”. Con la dispersione delle scorte per la sicurezza alimentare e la scomparsa del terreno agricolo destinato alla coltivazione di granturco e cereali per alimentazione, la trasformazione in favore dei bio-combustibili avrà un massiccio impatto negativo globale sui prezzi negli anni a venire.

Un’altra agenda dietro l’Etanolo?

Ebbene, sì! Il teatrale abbraccio dei bio-carburanti da parte dell’Amministrazione Bush, a partire dal 2005, con tutta evidenza è stato l’elemento guida mondiale per l’innalzamento dei prezzi dei cereali e degli alimentari negli ultimi 18 mesi. L’evidenza indica che non si tratta di un incidente di percorso di una progettazione legislativa superficiale. Il Governo USA si era orientato alla ricerca e allo sviluppo di bio-carburanti fin dagli anni Settanta. Gli artefici del bio-etanolo eseguivano il loro incarico in modo da fornire sicurezze in merito. Diventa sempre più chiaro che la stessa gente che ci ha procurato l’inflazione del prezzo del petrolio ora deliberatamente sta creando di converso l’inflazione dei prezzi alimentari. Noi abbiamo avuto un aumento medio dei prezzi petroliferi quasi del 300% a partire dalla fine del 2000, quando George W. Bush e Dick “Halliburton” Cheney hanno reso il petrolio la preoccupazione centrale della politica estera Statunitense.

L’anno scorso, quando la produzione di bio-etanolo è diventata per la prima volta un determinante fattore di mercato, sulla piazza di Chicago i prezzi del grano sono aumentati di quasi il 130% in 14 mesi. Quando il Congresso e l’Amministrazione Bush nel 2005 esercitavano la loro pesante pressione in favore del bio-etanolo, si sapeva benissimo che le riserve mondiali di cereali stavano diminuendo a livelli allarmanti da diversi anni, visto che la domanda globale cresceva con la diffusione di un maggior benessere. E il consumo di carne in Cina era in continuo aumento. Come risultato della conversione documentata dei terreni per uso agricolo di Stati Uniti e Brasile alla produzione di grano e soia destinati a bio-carburanti, le riserve alimentari si stanno letteralmente esaurendo. La sicurezza alimentare globale, secondo dati della FAO, (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura dell’ONU), si trova al livello più basso a partire dal 1972. Curiosamente, in quel periodo Henry Kissinger e l’Amministrazione Nixon avevano progettato, in combutta con Cargill e ADM — i più grossi finanziatori dell’imbroglio etanolo del giorno d’oggi — quella che venne definita come “La Grande Rapina del Grano”, la vendita di enormi quantità di grano USA all’Unione Sovietica in cambio della vendita record di petrolio Russo verso un Paese dell’Occidente. Come risultato, dal 1975 i prezzi del petrolio e del grano aumentarono di circa il 300-400%. (Ho trattato tutto questo in dettaglio nel mio lavoro: A Century of War: Anglo-American Oil Politics – Un secolo di Guerra: la politica petrolifera Anglo-Americana.)

Oggi, un nuovo elemento ha sostituito il crollo della produzione di raccolti e la conseguente richiesta di grano da parte dell’Unione Sovietica. La richiesta di bio-carburanti, alimentata dalle sovvenzioni del governo USA, sta letteralmente vincolando i prezzi alimentari ai prezzi petroliferi. Le dimensioni del consumo sovvenzionato di bio-carburanti sono esplose in maniera tanto vistosa dall’inizio del 2006, quando innanzitutto l’Energy Policy Act USA del 2005 ha cominciato a condizionare le decisioni sulle piante da coltivare, non solo negli USA, e di fatto ora sta emergendo la competizione per i medesimi cereali fra la gente e le automobili. Lester Brown di recente sottolineava: “Stiamo assistendo nel mercato globale alla competizione fra 800 milioni di automobili e due miliardi di persone, le più povere del mondo, per le stesse materie prime, per lo stesso grano. Attualmente ci troviamo in una nuova era economica dove petrolio ed alimenti sono beni di prima necessità intercambiabili, dato che noi possiamo trasformare grano, canna da zucchero, soia, ed altro ancora, in carburante per automobili. Di fatto, il prezzo del petrolio sta cominciando a condizionare il prezzo degli alimentari.”

A metà degli anni Settanta, il Segretario di Stato Henry Kissinger, un protetto della famiglia Rockefeller e delle sue istituzioni, dichiarava: “Controllate il petrolio e controllerete intere nazioni; controllate il cibo e controllerete i popoli.” Gli stessi personaggi, che hanno procurato al mondo la Guerra contro l’Iraq, la contesa globale per il controllo del petrolio, che hanno procurato a noi le sementi geneticamente modificate sotto brevetto, ed ora le sementi suicide Terminator, e che urlano contro “il problema della sovra-popolazione mondiale”, ora stanno sostenendo la conversione della produzione mondiale di granaglie per bruciarle come combustibili, nel momento in cui stanno diminuendo a vista d’occhio le riserve mondiali di cereali. Solamente questo dovrebbe indurre ad una pausa di riflessione.


F. William Engdahl è autore del libro di prossima pubblicazione, “Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation – I semi della distruzione, l’agenda segreta della manipolazione genetica”, Global Research Publishing, e autore de “ A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order – Un secolo di Guerra: la politica petrolifera Anglo-Americana”, Pluto Press.

Engdahl può essere contattato presso il suo sito web, www.engdahl.oilgeopolitics.net

F. William Engdahl collabora abitualmente con Global Research. Per consultare i suoi articoli, vedi  Global Research Articles by F. William Engdahl


© Copyright F. William Engdahl, Global Research, 2007

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giovedì, 30 agosto 2007

Turchia, l'islamico presidente

 

Anche in Altrenotizie

Abdullah Gul è il nuovo presidente della repubblica turca. La sua elezione è stata salutata con favore dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, ma rimane discussa in patria. Gul doveva diventare presidente già la primavera scorsa, ma l’insorgere dei nazionalisti contro un candidato troppo “islamico” per essere accettato dai nazionalisti dette vita prima ad una dura opposizione parlamentare e infine ad un pronunciamento bellicoso da parte della casta militare. Gul non incarna certo la figura del musulmano estremista e fanatico, è stato a lungo ministro degli esteri negli anni scorsi, durante i quali non ha minimamente creato motivi di attrito con i principali partner della Turchia e nemmeno con gli USA impegnati nella War on Terror. Stante la feroce opposizione dei militari, il premier Erdogan ha preferito andare alle elezioni e non percorrere fino in fondo la strada che avrebbe portato ad eleggere Gul in primavera con la maggioranza semplice alla terza votazione. Elezioni nelle quali il suo partito, l’AKP, ha raccolto il 47% dei consensi e si è riconfermato maggioranza di governo. A questo punto, esperite le votazioni a maggioranza qualificata dei due terzi, Gul è stato eletto a maggioranza semplice, ma con il conforto di un voto elettorale incentrato proprio sulla decisione di farlo salire alla massima carica dello Stato.

I partiti nazionalisti e i militari, a lungo complici nell’inquinamento mafioso dello stato come in una serie di efferate violenze contro separatisti e altri elementi sgraditi quali scrittori e giornalisti, non hanno gradito e non hanno assistito alla cerimonia d’insediamento di Gul. I militari, per mano del loro leader, il generale Buyukanit, hanno scritto sul loro sito: “ La nostra nazione ha osservato il comportamento di quei separatisti che non possono abbracciare la natura unitaria della Turchia e di quei centri del male che sistematicamente cercano di corrodere la natura secolare della Repubblica Turca”. Ove la “nostra nazione” sono i militari stessi, i separatisti sono i curdi e i “centri del male” sono le formazioni politiche di ispirazione islamica, quindi principalmente l’AKP. Quel “hanno osservato” è tipico di altri pronunciamenti dei militari, sempre velatamente minacciosi in perfetto stile mafioso.

Il generale Buyukanit, che comanda l’esercito più numeroso della NATO è chiaramente un frutto avvelenato della guerra fredda e della lotta di repressione contro i curdi, una persona decisamente poco presentabile nell’Europa del ventunesimo secolo. Poco tempo fa, quando ancora era il numero due dell’esercito turco, finì sotto inchiesta come capo di una Gladio turca. Era successo che membri dell’esercito e dei servizi erano stati colti sul fatto a compiere sanguinosi attentati da attribuire ai curdi, un classico della contro-insorgenza atlantica. Un procuratore, dopo aver indagato, ha raccolto le prove che portavano fino al suo ufficio, come mandante di stragi, omicidi ed attentati.

I militari fecero allora la voce grossa e Erdogan evitò di infierire, così a finire nei guai non furono gli attentatori e nemmeno il generale destinato poi alla promozione, ma il procuratore che aveva indagato troppo. Anche nei più recenti casi di omicidi politici a sfondo nazionalista, da quello di padre Santoro fino a quello di Hrant Dink è risultata evidente la connivenza di apparati dello stato, pronti in ogni caso ad accusare i curdi o gli islamici per i crimini commessi da sgherri della destra nazionalista sotto l’occhio degli apparati di sicurezza che hanno lasciato fare.

Per questo è facile capire come l’Europa sia decisamente più incline a sostenere il tandem Erdogan-Gul che a prestare orecchio agli allarmi lanciati dai militari. La Turchia non rischia di divenire un califfato, il problema più urgente della Turchia è liberarsi dalla “tutela” dei militari che, unico caso in Europa, detengono il diritto di veto sulle decisioni dei parlamentari eletti e che periodicamente ingeriscono brutalmente nei processi democratici. Una forza che non è solo istituzionale e militare, ma che può contare su una serie di iniziative economiche sviluppate su binari preferenziali veramente imponenti.

Per i turchi, al contrario di quanto si potrebbe pensare dopo aver visto le manifestazioni per una Turchia laica indette da militari e nazionalisti (e trasmesse in abbondanza e con grande risonanza dai media arruolati nella War on Terror, a dimostrare l’esistenza del pericolo “islamico”), l’elezione di Gul non è un problema, ben il 70% dei turchi ritiene che il fatto che la signora Gul indossi abitualmente il velo (quello che copre solo il capo e il collo), non sia un problema e ha fiducia nel fatto che il nuovo presidente sarà veramente “di tutti” come  ha dichiarato non appena eletto.

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martedì, 28 agosto 2007

L'Etiopia in guerra con la Norvegia, l'ONU orrenda in Somalia.

Secondo Wahide Belay, portavoce del ministero degli Esteri di Addis Abeba, la Norvegia mina la sicurezza nazionale etiope, così l'Etiopia ha deciso di espellere i diplomatici norvegesi, un provvedimento che altre fonti etiopi definiscono "non inaspettato", aggiungendo che Oslo era già stata avvertita del fatto che il suo attivismo nella regione non era apprezzato.

Ben difficilmente si può pensare che la Norvegia, che non ha interessi o precedenti "coloniali" in Africa o altrove, sia interessata a destabilizzare l'Etiopia, quindi occorre prendere per favole le motivazioni etiopi e cercare altrove.

Altrove è ai confini dell'Etiopia e nelle organizzazioni internazionali, all'Etiopia non piace l'attivismo norvegese nella direzione della pace nel Corno d'Africa e in Sudan. Che i diplomatici norvegesi intervengano nelle crisi tra l'Etiopia e l'Eritrea, il Sudan e la Somalia non è piaciuto e ancora meno piace che Oslo inviti ad evitare di commettere crimini contro l'umanità nella regione etiope "ribelle" dell'Ogaden.

Se la Norvegia "ingerisce", sponsorizzando i colloqui di pace, c'è chi ingerisce fornendo armi, addestramento, soldi ed intelligence alla dittatura etiope, che ha ricambiando invadendo la Somalia per conto degli Stati Uniti. Ad ingerire inoltre sono alcuni paesi vicini, da quelli del Golfo che supportano ad esempio la dittatura eritrea (non meno fetente di quella etiope, solo in scala minore), la Francia che sostiene le dittature in Ciad e Repubblica Centrafricana e, in misura minore, la UE che brilla per incapacità e ondeggiamenti, visto che tra i suoi soci ci sono grossi conflitti d'interesse.

L'allontanamento dei diplomatici non ha spinto la Norvegia ad interrompere i rapporti diplomatici con la dittatura di Zenawi, che comunque continuerà ad imporrere il suo terrore a lungo, contando sul supporto americano.

Intanto a Mogadiscio, tra continui combattimenti, il sindaco ha dichiarato che non fornirà viveri ad alcuni campi
di rifugiati (in realtà agglomerati di gente senza nulla)  perchè abitati da "terroristi". Si tratta di donne e bambini di clan "nemici" dello pseudogoverno somalo, che si sono rivolti all'ONU qualche giorno fa. L'ONU tace di fronte ad un evidentissimo crimine, ma può poco perchè il governo sostenuto da ONU, etiopi (in armi), americani e "mondo libero" sono mesi che sequestra gli aiuti internazionali e li dà a chi gli pare, senza che l'ONU sia riuscita a rimediare, pare gli scriveranno una lettera, intanto stancheggiano.

La fame uccide più dei combattimenti, Mogadiscio è un campo di battaglia. L'Etiopia invase la Somalia a Natale dicendo che si sarebbe ritirata in due settimane, poi dopo due mesi...
L'Unione Africana aveva "promesso" ottomila uomini e ne sono arrivati solo 1700 ugandesi (Uganda che è retta da un omologo di Zenawi, che è sdraiato sulla politica di Bush), ora il Consiglio di Sicurezza ha deliberato un aumento dei "caschi blu" che nessuno metterà a disposizione.

Intanto i giornalisti li hanno uccisi quasi tutti e si combatte in città con l'artiglieria pesante, la War of Terror continua...


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categoria: africa, war on terror, onu , global risiko, istituzioni globali


sabato, 25 agosto 2007

Il giorno dell'azione dei blog per l'ambiente

Notta in premessa: per un approccio corretto, è bene tenere come guida il libro "I nuovi Limiti dello Sviluppo". In esso si argomenta e si dimostra chiaramente che la "soluzione" non risiede nell'azione su un singolo fattore moltiplicatore della crisi delle risorse, o dell'ambiente più in generale. Non servirà a niente ridurre un po' la popolazione se non si ridurrà allo stesso tempo l'impronta ecologica, non si annulleranno clamorose diseguaglianze e non si arresterà l'accumulo d'inquinamento.

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Cresce in progressione veloce l'adesione al Blog Action Day previsto per il 15 Ottobre prossimo.


Per la prima volta un numero enorme di blog si coordinerà e in uno stesso giorno pubblicherà un post sul tema "Ambiente".

L'enormità della minaccia all'ambiente e le sue spaventose conseguenze non hanno lasciato dubbi ai promotori, che sono interessati a verificare la forza dell'impatto coordinato della blogosfera.

Il tema è decisamente trasversale, essendo che l'istinto di sopravvivenza precede la dimensione politica e che la noncuranza sui problemi ambientali non allarma meno di quello che nasconde.

E' cosa buona e giusta che anche i blogger facciano quello che possono per far sapere che ci stiamo mangiando il pianeta. Bussate al banner qui a fianco  o semplicemente ricordatevi del 15 ottobre.
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categoria: salute in pericolo, ecologie, bug di sistema, net world


sabato, 25 agosto 2007

Il metodo antistronzi


Manuale di autodifesa dal mobbing, ovvero dalle molestie degli stronzi sul posto di lavoro.
L'autore è un accademico inlese che dimostra inoltre che la presenza di stronzi, ancora di più tra i dirigenti, provoca sempre un danno alla produttività dell'azienda.

Il libro si chiama proprio "Il metodo antistronzi", le recensioni per ora sono tutte molto positive. Il metodo antistronzi ha già molti fan, un sito utile allo sviluppo di sane relazioni aziendali e un blog, a dire il vero poverello.

In inglese il titolo è " The No Asshole Rule",  Sutton distingue tra ""temporary assholes" e ""certified assholes" e da lì parte per ricostituire la migliore ecologia delle relazioni, una necessità in tempi di una vera e propria esplosione del fenomeno del mobbing su scala planetaria; la sfacciata arroganza delle grandi aziende scende fino a contaminare capi e capetti, peraltro allevati in un milieu sociale che spesso premia gli stronzi.

Gironzolandoci attorno ho trovato anche questo blog sul mobbing accademico che ispira l'idea di uno stile britannico della competizione tra colleghi, che ha ben poco di accademico. In compenso gli inglesi hanno a disposizione un bel sito che spiega nel dettaglio i requisti per ogni tipo di business o di bisogno, compreso come fare causa al capo stronzo; che sembra mostruosamente utile e che da noi non c'è. Noi però abbiamo www.italia.it, il sito da cinquantotto milioni di euro, roba che gli inglesi se la sognano, nei peggiori incubi.
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categoria: repressione, corporation, ecologie, mondo precario


venerdì, 24 agosto 2007

9/11 e Pakistan: Una domanda senza risposta.

L'amministrazione USA sapeva da anni che senza l'aiuto del Pakistan i Talebani non avrebbero potuto conquistare e tenere l'Afghanistan, perchè allora dopo il 9/11 gli USA hanno attaccato l'Afghanistan e si sono alleati proprio con quel Musharraf che ha finanziato gli attentati del 9/11?

talib2
Questo rapporto è del 1996 ed è reperibile insieme ad altri (successivi) sul sito dei National Security Archives in una pagina che chiede retoricamente se il Pakistan sia il Padrino dei Talebani. La pagina qui sopra ed altri documenti sono stati resi pubblici a metà Agosto grazie ad una richiesta a norma del Freedom Of Information Act (trovate altri riferimenti al FOIA in un articolo più sotto o usando il tag Stati Uniti, oppure qui)

Da questo ed altri documenti risulta chiaro che dopo l'abbandono dei sovietici dell'Afghanistan, il Pakistan ha allevato e nutrito la milizia talebana e protetto Osama Bin Laden dagli stessi americani. In un documento si dice a chiare lettere che i Talebani combattevano le forze di Massoud (sostenuto da Russia  e Iran, che ora è accusato falsamente dagli USA di sostenere i Talebani) potendo contare su armi, soldi e uomini (dal 20 al 40% dei combattenti) provenienti dal Pakistan. Una verità di pubblico dominio, che ora si scopre ufficialmente riconosciuta anche dal governo americano.

Posto quindi che la natura del fenomeno talebano è quella di una creatura artificiale pachistana ( e in parte saudita), posto che gli attentatori del 9/11 erano per la maggior parte sauditi e pachistani, l'amministrazione USA non ha mai spiegato (e nessuno le ha mai chiesto conto) perchè abbia invaso l'Afghanistan e si sia alleata con il paese che ha finanziato e preparato gli attentatori del 9/11e più in generale il movimento jihadista anti-occidentale.

Da tempo è nota l'esistenza di un finanziamento bancario diretto a Mohamed Atta da parte del capo dei servizi segreti pachistani (ISI), ma nessuna voce si è levata a chiederne la punizione.

La sensazione è che l'invasione dell'Afghanistan (come quella dell'Iraq) abbia ben poco a che fare con la difesa dell'Occidente dai "terroristi" e molto a che fare con l'agenda politico-economica di influenti membri dell'amministrazione Bush.

Membri che insieme al già ricordato capo dei servizi pachistani risultarono coinvolti nello scandalo della BCCI, una banca fondata dagli emirati arabi e dalla Bank of America, usata dalla CIA per finanziare operazioni coperte e dedita al finanziamento dei traffici nucleari "islamici", della droga e al riciclaggio su scala internazionale; oltre a queste e a molte altre discutibili attività criminali, la BBCI è nota per il finanziamento e il salvataggio della Arbusto Inc.

Arbusto in inglese si traduce bush e si tratta proprio di una sfortunata iniziativa imprenditoriale dell'attuale presidente degli Stati Uniti.

Un clamoroso "conflitto d'interessi", che probabilmente ha deviato la rappresaglia americana per il 9/11 dagli obiettivi più coerenti, per proteggere amici, complici e finanziatori della famiglia Bush da lunga data.

Questa sembra essere la risposta più giusta alla domanda che apre questo post.
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categoria: stati uniti, afghanistan, guerra, bush, pakistan, arabia saudita, war on terror, bug di sistema, global risiko


venerdì, 24 agosto 2007

Corona a caccia di sgoob


Fabrizio Corona approfitta dell'omicidio di Garlasco per lucrare qualche giro in televisione arrivando con Bentley e scorta in pasto agli inviati dei TG sulla scena del delitto. Dichiara al mondo che è in cerca di scoop.

duisburg_warumStranamente il simpatico professionista dell'informazione ha scelto Garlasco come terreno di caccia all'esclusiva, dimenticandosi che ai funerali delle vittime della strage di Duisburg, a Siderno e a San Luca avrebbe avuto l'occasione di fare bellissime foto e dedicarsi a scoprire gli affari della Ndrangheta.

Mi rendo conto che il personaggio non è abbastanza imprudente da fare un numero del genere nel bel mezzo di una faida di mafia.
Forse si tratta solo di un mio desiderio inconscio, del resto sono davvero pochi i giornalisti e fotografi e operatori video che hanno preferito le spiagge calabresi alla pianura meneghina.

Però "Corona contro la 'Ndrangheta" sarebbe stato un titolo-bomba, da prima pagina.

Da applaudire i cittadini di Garlasco che non hanno cercato di linciarlo, molto composti; vergogna sui telegiornali che ne hanno fatto la solita fuffa autoreferenziale e degradante.

Ricordo un proclama nel quale i giornalisti RAI dissero, all'avvento del governo Prodi, di aspirare al "modello BBC". Ormai è chiaro che in RAI la BBC non la guarda nessuno. Domani sarà interessante vedere quanti giornali -non- ne parleranno.
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venerdì, 24 agosto 2007

Colpevoli di sociologia, la repressione non manca di fantasia

anche in Altrenotizie

(trovate vari appelli per Holm due post sotto, anche nei commenti)

Il mondo della cultura europea è in subbuglio per l’arresto in Germania dei sociologi tedeschi Andrej Holm e Mathias B. I due sono accusati di far parte di un gruppo di “terroristi” conosciuto come Militante Gruppe (MG) sulla base di circostanze e indizi che hanno scatenato ira e preoccupazione negli ambienti accademici europei. Prima di tutto c’è da dire che MG non è esattamente un gruppo terroristico nell’accezione classica del termine, visto che a parte i proclami “sovversivi” pare si limiti ad atti di vandalismo e danneggiamenti(a stare ai fatti che gli vengono attribuiti), ma quello che fa scandalo non è l’immagine che la polizia criminale tedesca ha costruito nel descrivere il gruppo. La pietra dello scandalo sta nella formulazione delle accuse a carico di Holm e B; accuse fondate non su prove, ma semplicemente su ardite acrobazie analogiche. Dicono i giudici tedeschi che i due sono partecipi delle attività di MG perché nei loro scritti ricorrono molte volte le parole “gentrification” e “disuguaglianza”, termini che sarebbero “parole chiave” ricorrenti nei testi di MG. Altra “prova” a loro carico sarebbe il fatto che abbiano accesso a biblioteche ben fornite che, nelle parole dei giudici tedeschi, è condizione necessaria alla stesura di testi culturalmente sofisticati come quelli di MG.

La presenza di uno dei due sulla scena delle proteste contro il G8 di Heiligendamm (cosa che tra l’altro non è per nulla strana per un sociologo) viene poi letta come una conferma dell’adesione al MG. A concludere il quadro accusatorio vengono indicati alcuni “incontri” tra un paio di presunti militanti di MG ed i sociologi; incontri aggravati dal fatto che i due non avessero in tasca i propri telefoni cellulari. Circostanza che, per gli inquirenti tedeschi, sarebbe una prova del loro “comportamento cospirativo”.

Ne consegue che i due sono accusati di cospirazione e terrorismo senza che esista uno straccio di prova in questo senso. Sarebbero, nelle parole di un appello promosso da Richard Sennet e Saskia Sassen (uno dei numerosi appelli che stanno girando negli ambienti accademici europei), colpevoli del “reato di sociologia”. Holm è un sociologo che si è fatto un nome analizzando la trasformazione urbana delle città tedesche dopo la caduta del Muro di Berlino, ricerche per le quali è fondamentale percorrere i territori e intervistare i protagonisti di queste trasformazioni.

Gli investigatori tedeschi non accusano Holm di aver scritto libelli incendiari o incitamenti alla sommossa, assumono semplicemente che condividendo parte dell’analisi di MG, i due professori tedeschi rivelino la loro appartenenza al gruppo e la partecipazione alle sue attività. Holm è stato rilasciato nelle ultime ore su cauzione, dopo tre settimane di isolamento quasi completo e dopo gli appelli degli accademici.

In effetti a seguire il ragionamento dei procuratori tedeschi vengono i brividi; io stesso mi posso tranquillamente riconoscere “colpevole” degli stessi atti trasformati in prove a carico di Holm e di aver scritto testi che facilmente potrebbero essere utilizzati (se questo modo di ragionare avesse cittadinanza nel diritto) per attribuirmi vicinanze e complicità con gruppi “terroristi”. In più dimentico spesso il telefono a casa o in auto, uso il termine “gentrification” e anche il quello di “disuguaglianza”, ho accesso a biblioteche e mi capita di essere presente a manifestazioni durante le quali alcune persone che conosco raccolgono denunce per “terrorismo” o “finalità eversive” (n.d.r. forse mi salverò perchè non sono un sociologo e nemmeno un accademico).

Facile immaginare i rischi che parimenti correrebbe ad esempio un attento osservatore dell’evoluzione urbana come Mike Davis, se questa curiosa interpretazione del diritto e del concetto di prova si affermasse. Tutti i sociologi e gli urbanisti che si sono precipitati a firmare l’appello hanno compreso benissimo che, stanti le condizioni che hanno portato in galera Holm, qualunque cittadino può essere incarcerato per le sue opinioni.

A spaventare è proprio il salto logico per il quale chiunque contesti il sistema economico e politico vigente diventa automaticamente, nella totale assenza di quelle che fino a ieri erano considerate prove imprescindibili, un “terrorista” o complice dei terroristi. Il brutto è che non si tratta di una tendenza esclusivamente tedesca o americana (è stata l’amministrazione USA a stracciare per prima il diritto in nome della “lotta al terrorismo”), ma di espedienti che sono impiegati anche nel nostro paese da diverse procure. Quella di Bologna, ad esempio, ha spiccato centinaia di denunce condite dall’aggravante di “eversione dell’ordine sociale ed economico” nei confronti di attivisti impegnati in proteste ed azioni che di eversivo non avevano proprio nulla.

Si assiste quindi ad un pericoloso cammino all’indietro nel rispetto dei diritti civili dei cittadini europei, per i quali è possibile essere accusati di “terrorismo” sulla base dell’espressione di opinioni critiche verso il sistema o le politiche dominanti. Spira vento di maccartismo, non certo degno di paesi retti da forze politiche che ogni giorno si autodefiniscono culle di libertà e modernità, ma che invece sembrano voler perseguitare illegalmente chi non si allinea alla melassa mediatica predisposta ad occultare il montare dell’ingiustizia e l’approssimarsi del disastro ambientale.

Stupisce e preoccupa che in un clima del genere siano ben pochi i politici capaci di alzare la voce e di prendere parte contro questo pericoloso andazzo. Legioni di garantisti a gettone, lesti ad indignarsi per i “diritti” di pluripregiudicati come Cesare Previti o ad invocare la presunzione d’innocenza per i chierici colti con le mani sui fanciulli, tacciono. Con loro tacciono anche quegli esponenti di sinistra che si pongono come campioni dei diritti civili e della “legalità”; quelli che ad ogni intervista invocano il contributo della cosidetta società civile, a patto che non sia troppo critica e non metta in discussione certi privilegi. Un atteggiamento che spiana la strada alla costruzione di tante piccole Guantanamo europee e alla repressione del dissenso attraverso abusi nell’amministrazione della giustizia e dell’ordine pubblico.
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categoria: trash, movimenti, diritti umani, war on terror, repressione


giovedì, 23 agosto 2007

Quei fessi dei nostri alleati.


Uno dei tratti più caratteristici dell'amministrazione Bush è quello di farsi sorprendere spesso e volentieri in gag da deficienti.

Le responsabilità dei clamorosi fallimenti di Bush e soci e le sanguinose conseguenze che hanno avuto ed avranno, sembrano a volte perdere consistenza di fronte all'impressione di avere a che fare con una banda di arroganti cialtroni, non geni del male, ma arraffoni incredibilmente maldestri.

L'ossessione per la segretezza è un'altra caratteristica evidente, mai nessuna amministrazione americana ha fatto tanto per tenere segreto il più possibile, un livello di segretezza decisamente paranoide,.quanto utile ad evitare il debordare della catena di magagne che sta trascinando gli Stati Uniti verso il fondo.

Come è già successo in altri casi, le pretese dell'amministrazione vengono autodemolite dalla maldestra gestione dello strumento informatico.

L'ultima pretesa di Bush è quella per la quale (secondo lui e al contrario di quanto scritto esplicitamente nella legge americana) l'ufficio esecutivo della presidenza (Administration Office), non dovrebbe rilasciare le informazioni richieste secondo il FOIA (Freedom of Information Act) perchè trattasi di "ufficio" e non di "agenzia governativa". Allo stesso modo Cheney sta cercando di conservare la segretezza delle sue attività dicendo che la vicepresidenza non è un "organo" del governo (sarà una piadina?), ma una entità a parte. Forse voleva dire parallela, ma non sta bene.

Tutto perchè i Citizens for Responsibility and Ethics in Washington hanno avuto l'idea di usare il FOIA per leggere oltre 5 milioni di mail interne all'amministrazione che da alcuni server sono già state cancellate perchè -si credeva che potessero essere cancellate- perchè -messaggi personali, per incidenti tecnici e altre scuse simili per evadere la legge americana, che pretende che tutte le comunicazioni dell'Amministrazione siano conservate.

Peccato che siano dei deficienti e che, mentre i loro avvocati cercano di convincere i perplessi ad abbracciare interpretazioni tanto bizzarre, sulla pagina dello stesso sito della Casa Bianca dedicato al FOIA ci sia questo:

foia-eop
La seconda riga dice che l'Office of Administration è soggetto al FOIA, come lo sono gli altri Office che seguono nella lista. Che è la stessa lista che sta scritta nella legge che disciplina il FOIA, che secondo Bush è scritta così perchè si sono sbagliati a metterlo nella lista. Peccato che sul sito della Casa Bianca lo stesso Bush abbia dimenticato di togliere la pagina nella quale riconosce ufficialmente (si fa fonte governativa) di quella stessa realtà che i suoi avvocati stanno cercando di contestare con ridicoli sofismi.

Oltre allo scontato ingresso nella Hall of Fame di quelli che cuorescamente hanno la faccia come il culo, viene da chiedersi che vantaggio ci possa essere, o ci si possa attendere, nell'assecondare cialtroni del genere.


culo01
Purtroppo difficilmente troveremo un qualsiasi esponente politico del centrodestra disposto a spiegare cosa si attendesse dall'alleanza con questi inadatti, nonostante da quelle parti giri l'adorazione mistica per l'efficienza e la professionalità.

Non si trova nemmeno un cicciopotamo disposto a rispondere sul punto, sono tutti troppo impegnati a far silenzio sulle tragiche guerre che abbiamo sostenuto o a rincorrere l'ennesimo Frankenstein berlusconiano, il clone Brambilla.

Esperimento genetico  o prole illegittima e segreta del Silvio che sia, l'apparizione della
femmina fatta ad immagine e somiglianza del sire arcoriano, ci ricorda che era il nostro governo ad essere considerato imbarazzante dall'amministrazione Bush, facendo in effetti cadere il senso del porre domande del genere a gente del genere.

Chi si somiglia, si piglia...non resta che appoggiarsi all'antica saggezza popolare e ringraziare che l'arsenale più potente del mondo sia custodito da avidi e violenti deficienti e non da perfidi e violenti intelligenti. Poteva anche andare peggio.

 

Aggiornamento Spie come noi :

Dopo aver ammesso che le compagnie telefoniche americane hanno collaborato alle intercettazioni illegali di cittadini americani e stranieri, l'amministrazione pensa ora di richiedere per loro l'immunità, visto che se dovessero andare in porto le cause già intraprese da associazioni come EFF, è opinione comune che le compagnie telefoniche andrebbero incontro al fallimento a causa delle sanzioni e dei risarcimenti che sarebbero costrette a pagare. L'amministrazione si è rifiutata di fornire dettagli sulla collaborazione con le compagnie (che assecondando il governo hanno commesso numerosi e gravi reati) invocando il segreto di stato

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martedì, 21 agosto 2007

Promemoria a proposito di mafia

Copincollo:

 Duisburg: tedesco esperto di mafia critica ex governo Berlusconi

Un esperto tedesco di mafia ha critica il passato governo di Silvio Berlusconi che a suo avviso non avrebbe fatto molto per intensificare la collaborazione tra Italia e Germania nella lotta contro la mafia e le attivita' della criminalità organizzata. "Le ultime notizie valide del Bundeskriminalamt (la polizia criminale tedesca) risalgono al 2000. Poi è arrivato il governo di Silvio Berlusconi ed è stato molto difficile collaborare nel settore della lotta alla criminalità ", ha detto l'esperto Juergen Roth all'emittente privata n-tv. A suo avviso la strage di Duisburg è "sicuramente mafiosa". "Il colpo alla testa - ha notato - è un segno inconfondibile della giustizia mafiosa e della 'ndrangheta, organizzazione criminale che anche in Germania opera nel campo della cocaina, delle armi, del riciclaggio di denaro sporco, dai cui proventi finanzia le attivita' immobiliari e la sua presenza nel campo della gastronomia". (ANSA)

...PROVENTI - Secondo un'analisi degli uffici regionali in Sassonia-Anhalt e in Meclemburgo dell'antiterrorismo tedesco (il Bundeskriminalamt, Bka), i clan della 'ndrangheta avrebbero inoltre investito «in misura considerevole nel territorio dell'ex Ddr i proventi delle attività criminali». Il rapporto del Bnd contiene anche una critica all'Italia che, secondo i servizi tedeschi, agirebbe in maniera insufficiente per contrastare le attività delle organizzazioni mafiose. Ciò deriverebbe, secondo il Bnd, dall'effetto prodotto dalle leggi varate dall'ultimo governo Berlusconi, che hanno reso più difficili i sequestri dei beni dei boss, il che per gli inquirenti tedeschi equivarrebbe a «una dichiarazione di garanzia per la mafia». Per il Bnd, poi, la 'ndrangheta è riuscita a infiltrarsi negli apparati politici e giudiziari italiani. Nel rapporto del Bnd citato dal Berliner Zeitung è scritto che ci sono «segnali che la 'ndrangheta, fornendo cocaina a famosi artisti e intellettuali italiani, ma anche a parlamentari romani, è riuscita a stabilire contatti perfino in Parlamento»...
Dal Corriere.
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