Un milione è morto, due milioni sono rimasti feriti.
Il procuratore di Bologna ha messo nero su bianco che bestemmiare la Madonna si può. Lo ha argomentato il Procuratore della Repubblica di Bologna, Di Nicola (nella foto, noto per aver denunciato con l'aggravante di "eversione dell'ordine economico e costituzionale mezza città); dopo un attento studio dei documenti conciliari Di Nicola dice che la Madonna non è una santa e nemmeno una divinità (per i cattolici esiste solo il Dio uno e trino).
Qualcosa di più su Mele:
Il rapporto Brammertz non ha avuto echi per questo preciso motivo, lo stesso per il quale non si parla delle guerre e delle crisi umanitarie in Somalia, Ciad, Repubblica Centrafricana. Quando capita che notizie o fatti smentiscano la narrazione che sostiene le guerre dell’Occidente, si può stare sicuri che si scatenerà la corsa al silenzio e all’omissione. Una dinamica più che provata, anche in questi giorni i soliti esegeti di guerra continuano ad accusare la Siria dell’omicidio Hariri e a tacere sui numerosi bagni di sangue che il Negroponte-style sta provocando in giro per il pianeta. In Italia c’è addirittura chi fa manifestazioni contro “la persecuzione dei cristiani in medioriente”. Un altro bell’esempio di civiltà da difendere e da esportare.19 Luglio 1992 : Una strage di stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il suo assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (relatore on. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.
Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell’agenda rossa.
Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.
Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.
Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.
A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.
E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’ industrializzazione rispetto al resto del paese.
A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.
A seguire, infine, con l’individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti “storici”.
Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.
Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi poltici.
Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, mai i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’altro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.
Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perché da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.
Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause naturali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).
Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.
Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allontanato da Palermo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.
Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio: “è arrivato in città il carico di tritolo per me”.
A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infatti vi si recava appena almeno tre volte alla settimana!
La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .
Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del dott.Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.
Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi.
Per un’altra archivazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.
O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Poliza dott. Parisi e il dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente
Altrimenti, grazie alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.
E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.
Salvatore Borsellino
Milano, 15 Luglio 2007
Molti si chiedevano come avrebbe fatto ad esistere E-Polis, freepress (gratuito) articolato in numerose edizioni locali (il Roma, il Napoli etc.) molto più corposo dei concorrenti, quanto poverello di pubblicità
Purtroppo sembra che Niki Grauso non riesca a reperire le risorse necessarie, non in pubblicità, e nemmeno sotto forma del denaro necessario ad una ricapitalizzazione ormai più che urgente, della società editrice.
finanziamenti pubblici, ma è una tesi che non si può e non si deve accogliere, non fosse altro che per non insultare migliaia di "imprenditori" che senza paracadute politico rischiano il loro; senza quella rete di protezione che per alcuni sembra quasi un diritto acquisito, tanto da poterne pianificare in anticipo l'intervento a colpo sicuro.


Allam è uno così, nel mezzo del massacro iracheno (che è colpa degli "islamici" e non dei suoi amici), di fronte all'olocausto del popolo iracheno e alla disintegrazione dell'Iraq, dell'Afghanistan e della Somalia, lui finge di cogliere che la persecuzione dei cristiani sia un problema e ci monta un cinema fatto della peggiore propaganda; dovrebbe studiare molto di più, ma perchè prendersi il disturbo se ti apprezzano proprio per questo?Pubblicato il questionario diffuso all'Euromayday 2007 a Milano, qui di seguito le valutazioni pubblicate da Anna e Riccardo sul sito di Poplab, il punto 8 dovrebbe accandere qualche lampadina anche nei fan della "famiglia", tradizionale o meno che sia, e di quelli che ci tengono alla perpetuazione dell'italica stirpe (per quanto inesistente).
ELEMENTI DI VALUTAZIONE QUESTIONARIO EUROMAYDAY 2007
Qui trovate il questionario somministrato durante la Mayday Parade del 1° maggio 2007, mentre qui trovate i grafici con i diversi risultati percentuali.
A cura di: Riccardo Paccosi, Rossana, Anna Borghi e Alice Marras
Sono stati raccolti 206 questionari, compilati per il 57% da donne. Se le donne prevalgono sugli uomini ad ogni età, la fascia d'età oltre i 46 anni è composta esclusivamente da donne.
Per quanto riguarda la fascia d'età, va sottolineato che il campione è sì rappresentativo dei precari presenti ma non dell'insieme dei partecipanti alla Parade. Difatti, l'edizione 2007 ha visto un forte incremento delle fasce d'età più basse ed in particolar modo dei teenagers. Dal momento che l'impostazione del questionario presupponeva una condizione lavorativa precaria, i somministratori si sono rivolti soprattutto alla fascia d'età 26-35 anni che, pertanto, risulta ampiamente maggioritaria (49 %).
1) Rispetto ai risultati del questionario somministrato nel 2004, l'Euromayday sembra aver aumentato la sua capacità rappresentativa: difatti il 42 % afferma di essere precario e sentirsi rappresentato ed il 39 % di non essere precario ma condividere. In generale, sono le donne a sentirsi più rappresentate, anche se non sono precarie. Nel 2004, ben il 47% si limitava a rispondere "sono un precario e vengo a vedere di cosa si tratta". Nel 2007 questa percentuale cala al 4% per le donne, al 13% per gli uomini. Per quanto riguarda le fasce d'età, sono i più giovani (15-20) e i più vecchi (oltre 46 anni) a sentirsi maggiormente rappresentati, anche se non si auto-definiscono precari. Tra le fasce d'età intermedie resta circa un 10% di precari "curiosi".
2) Le risposte alle domande 2 e 5 indicano il forte radicamento territoriale dell'Euromayday: la stragrande maggioranza degli intervistati risiede a Milano ed ha già partecipato alle precedenti edizioni.
3) Per quanto riguarda la condizione professionale, i dati sono simili al 2004: una maggioranza relativa di lavoratori dipendenti precari (30%) seguita da una cospicua presenza di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (25%). Quest'ultima, va detto, è perlopiù rappresentata dalle fasce d'età più mature (oltre 46 anni). I giovani (15-20) hanno difficoltà ad attribuirsi una specifica condizione professionale e si qualificano come "altro" (studenti). Il lavoro saltuario prevale nella fascia d'età tra 21-25 anni. Se si esamina la distribuzione per genere, si rileva che tra coloro che svolgono lavori saltuari la percentuale di donne è più elevata (14% vs. 6%), mentre gli uomini sono più rappresentati tra i liberi professionisti-imprenditori (5% vs. 14%). Si nota inoltre una lieve prevalenza degli uomini tra quanti sono lavoratori dipendenti precari e hanno un contratto a tempo indeterminato e delle donne tra i lavoratori autonomi precari.
4) Tornando al tema della capacità rappresentativa dell'Euromayday, il dato relativo alla condizione contrattuale è affatto significativo: ben il 46 % è contratto a progetto o co.co.co. mentre, nel 2004, tale condizione giuridica si attestava al 16% ed il 38% non rispondeva alla domanda. I contratti co.co.co e co.co.pro prevalgono dovunque, ad eccezione che nel settore del web-media-comunicazione e nella ricerca, e in particolare nei settori tradizionali: poste e telecomunicazioni, commercio, industria, settore pubblico. Forte la presenza di lavoro in proprio e partite IVA nell'artigianato, industria e agricoltura. Si rilevano inoltre sacche di lavoro nero nell'edilizia, nei servizi alle imprese e servizi alla persona. Da chiarire la marcata dominanza di altre tipologie a TD nel settore del web. Per quanto riguarda la ricerca, a testimonianza della varietà di tipologie contrattuali presenti, è da notare l'equa distribuzione di co.co.co, interinali, lavoro in proprio e altra tipologia a TD.
5) La domanda relativa al settore produttivo - non presente nel questionario 2004 - denota una forte presenza di settore pubblico (15,30%) e del terzo settore (13,66%). L'ambito creativo/cognitivo complessivamente inteso risulta però nettamente maggioritario: cultura/entertainment e web/comunicazione raggiungono assieme il 21,32%.
6) Un dato su cui riflettere è certamente quello relativo all'auto-percezione. Posto dinanzi alle definizioni più in voga riguardanti le nuove forme del lavoro, nel 2004 il 34% degli intervistati non rispondeva. Oggi, tale percentuale scende all'8,73 mentre la scelta di definirsi "precario" sale dal 24,5 del 2004 all'attuale 42,86%. Va altresì sottolineato che, pur a grande distanza, il secondo termine scelto sia "autonomo" (12,70), prevalente nei settori dell'artigianato ed edilizia, seguito dal molto recente "classe creativa" (10,32), diffuso tra chi lavora nella cultura e, curiosamente, nelle poste e telecomunicazioni. Rovinoso quanto prevedibile il tracollo della definizione sindacalese-istituzionale di "atipico" (7,94). Curiosamente, però, si definiscono atipici i lavoratori di un settore relativamente "nuovo", quello del web-comunicazione. Il termine cognitario viene adottato da chi lavora nel settore pubblico, nella ricerca e da chi si auto-definisce "altro" (probabilmente si tratta in prevalenza di studenti).
7) Per quanto riguarda la domanda "Qual è il tuo desiderio principale?", riscontriamo una sorprendente omogeneità coi risultati del 2004: al primo posto la continuità di reddito (22,6 nel 2004, 26% oggi); al secondo l'accesso ai saperi (17,6 nel 2004, 17, 5% oggi); al terzo gli spazi per realizzare progetti (16,3 nel 2004, 16,5% oggi); al quarto l'abitazione (12,5 nel 2004, 8,5% oggi); al quinto la possibilità di viaggiare (10,4 nel 2004, 8% oggi). Il desiderio di continuità di reddito aumenta progressivamente in funzione dell'età, mentre la necessità di accedere ai saperi è più diffusa tra i più giovani, e il bisogno di amore e di spazi per progetti si fa sentire soprattutto tra i 36 e i 45 anni. Da notare le differenze di genere per quanto riguarda i desideri (anche se gli scarti sono ridotti): rispetto agli uomini le donne desiderano continuità di reddito, una casa propria, sognano di viaggiare. Contro ogni stereotipo, sono gli uomini a volere maggiormente un contratto a TI, a desiderare figli, socialità e amore. Inoltre, gli uomini più delle donne desiderano maggiore accesso ai saperi oltre che spazi e finanziamenti per avviare progetti. Se si guarda ai desideri rapportati ai settori di lavoro, a desiderare maggiore accesso ai saperi sono primariamente i liberi professionisti, coloro che hanno un contratto a TI desiderano spazi e finanziamenti per progetti, chi non lavora desidera amore e un contratto a TI (!!!), chi lavora saltuariamente vorrebbe viaggiare. Indicativo è anche il rapporto tra desideri e definizione di sé: chi si auto-percepisce come precario-a desidera reddito, una casa, un contratto a TI, gli autonomi desiderano maggiormente finanziamenti per progetti e maggiore socialità, gli intermittenti e la classe creativa sognano amore e figli.
8) Per quanto riguarda le domande 11 e 12 relative al rapporto tra precarietà e natalità, la maggioranza "bulgara" degli intervistati (90,5) concorda sul fatto che la precarietà incide sulla scelta di fare figli e, quindi, su un dato biologico centrale nella vita degli uomini e delle donne. In particolare, i più convinti che la precarietà incida "fortemente" e non solo parzialmente sulla scelta di far figli rientrano nella fascia d'età 26-35 (l'80% degli appartenenti a questa fascia non ha figli) e sono in prevalenza lavoratori autonomi precari e liberi professionisti-imprenditori.
9) Dalla domanda sul futuro del mondo si evince un quadro metereologico "nuvoloso con precipitazioni e segnali di schiarita in tarda serata": il 16,92% vede il futuro nettamente negativo, il 33,83 pieno di rischi e incognite, il 43,28 pieno di rischi manche di opportunità positive; soltanto il 5,47% percepisce un'idea positiva di futuro. Sommando i dati la visione del tutto o parzialmente negativa (50,75) prevale, pur di pochissimo, su quella del tutto o parzialmente positiva (48,75). In generale, le donne sono più ottimiste degli uomini (54% vs. 40%), e i più giovani hanno una visione del mondo più negativa, mentre l'età porta a modulare e a rivedere giudizi nettamente negativi. Degno di nota il fatto che i più pessimisti sono i lavoratori saltuari, quelli che non lavorano e i dipendenti a TI (vedono il futuro negativo o pieno di rischi e incognite rispettivamente il 72%, l'80% e il 59% per ogni gruppo), mentre i precari e gli autonomi sembrano vedere più luci che ombre (giudicano il futuro negativo o pieno di rischi rispettivamente il 37% e il 39%).|
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e puntuale arriva una condanna contro la Chiesa cattolica. Seicento milioni di dollari per aver coperto i pedopreti (pare 500 solo per questa causa), se consideriamo che la popolazione dell'Italia è un sesto di quella americana, ma che la densità dei preti cattolici nel nostro paese è molto più alta, capiamo che non si tratta affatto di "casi singoli".LOS ANGELES (AP) -- The Roman Catholic Archdiocese of Los Angeles will settle its clergy abuse cases for at least $600 million, by far the largest payout in the church's sexual abuse scandal, The Associated Press learned Saturday.
Attorneys for the archdiocese and the plaintiffs are expected to announce the deal Monday, the day the first of more than 500 clergy abuse cases was scheduled for jury selection, according to two people with knowledge of the agreement. The sources spoke on condition of anonymity because the settlement had not been made public.
The archdiocese and its insurers will pay between $600 million and $650 million to about 500 plaintiffs -- an average of $1.2 million to $1.3 million per person. The settlement also calls for the release of confidential priest personnel files after review by a judge assigned to oversee the litigation, the sources said.
It wasn't immediately clear how the payout would be split among the insurers, the archdiocese and several Roman Catholic religious orders. A judge must sign off on the agreement, and final details were being ironed out.
Lead plaintiffs' attorney Ray Boucher confirmed the sides were working on a deal but he would not discuss specifics. He said negotiations would continue through the weekend and said there were still many unresolved aspects.
Tod Tamberg, archdiocese spokesman, declined to comment on any settlement details.
''The archdiocese will be in court Monday morning,'' he said.
Steven Sanchez, 47, was one of the plaintiffs set to go to trial Monday. He was expected to testify in the trial involving the late Rev. Clinton Hagenbach.
Sanchez, a financial adviser, said the past few months have been especially difficult because he had to repeat his story of abuse for depositions with his attorneys and archdiocese attorneys in preparation for trial.
''We're 48 hours away from starting the trial and I've been spending a lot of time getting emotionally prepared to take them on, but I'm glad,'' he said. ''It's been a long five years.''
The settlement would be the largest ever by a Roman Catholic archdiocese since the clergy sexual abuse scandal erupted in Boston in 2002.
Among the largest total payouts was $100 million in 2004 by the Diocese of Orange, Calif., to settle 90 claims. The Archdiocese of Boston agreed in 2003 to pay $84 million for 552 cases, roughly the same figure the Diocese of Covington, Ky., agreed last year to pay to settle about 360 claims. Facing a flood of abuse claims, five dioceses -- Tucson, Ariz.; Spokane, Wash.; Portland, Ore.; Davenport, Iowa, and San Diego -- sought bankruptcy protection.
Last month, the Archdiocese of Portland agreed to pay about $52 million to 175 people, while setting aside another $20 million for anyone who comes forward in the future.
The Diocese of Spokane, Wash., also recently emerged from bankruptcy protection after agreeing to pay $48 million to settle about 150 claims.
The Los Angeles archdiocese, its insurers and various Roman Catholic orders have paid more than $114 million to settle 86 claims so far.
The largest of those came in December, when the archdiocese reached a $60 million settlement with 45 people whose claims dated from before the mid-1950s and after 1987 -- periods when it had little or no sexual abuse insurance. Several religious orders in California have also reached multimillion dollar settlements in recent months, including the Carmelites, the Franciscans and the Jesuits.
However, more than 500 other lawsuits against the archdiocese had remained unresolved despite years of legal wrangling. Most of the outstanding lawsuits were generated by a 2002 state law that revoked for one year the statute of limitations for reporting sexual abuse.
Cardinal Roger Mahony recently told parishioners in an open letter that the archdiocese was selling its high-rise administrative building and considering the sale of about 50 other nonessential church properties to raise funds for a settlement.
A Los Angeles County Superior Court judge overseeing the cases recently ruled that Mahony could be called to testify in the second trial on schedule, and attorneys for plaintiffs wanted to call him in many more.
The same judge also cleared the way for four people to seek punitive damages -- something that could have opened the church to tens of millions of dollars in payouts if the ruling had been expanded to other cases.
Ricevo e rigiro l'invito a partecipare alla -battaglia di Volontè-
un conflitto nel quale si confrontano la volontà e l'aspirazione alla libertà d'espressione contro la volontè e l'aspirazione a leccare, tipica dei bigotti baciapile.
"Ora pure un gioco su internet, furbescamente diabolico, sulla difesa dei preti pedofili. Una furbata tanto ridicola e specchiata, con la quale nascondere l'anticattolicità e l’offesa più falsa e ripugnante.
In cui si mischia la brama pedofila e la cristofobia, sulla quale è obbligatoria non solo la censura ma pure la ricerca e fino in fondo di questi sguatteri del Male; ormai son come quei tipi loschi che giocano a nascondino sotto i lampioni illuminati, bisogna solo prenderli".
Luca Volonté, 03/07/07
"Non sono più le case a intingersi di sangue, adesso. Azioni politiche e giuridiche hanno sostituito la forza bruta cambiando la forma ma non la sostanza: chi detiene il potere, i mezzi e i soldi riesce a imporre la propria volonta. Volontè. Intimorire l'individuo. Annientarlo".
Les Liens Invisibles, 04/07/07
"Sito sottoposto a sequestro preventivo".
Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, 09/07/07
Il timore era nell'aria da giorni. Gli ingredienti del resto c'erano tutti: il frutto proibito dell'Albero Della Conoscenza, il Peccato Originale, Andate e Moltiplicatevi, e poi Lui (http://).
Contro ogni previsione però la censura è arrivata non per mettere a tacere il mistico videogioco, Operazione: Pretofilia (it.wikipedia.org/wiki/Luca_Volont%C3%A8http:// www.molleindustria.org/operazione-pretofilia.html)
L'opera di net.art "Liberté, Eguaglité, Volonté - The Blasphemous Art Riot" (http://www.lucavolonte.eu) è stata invece sostituita con un'opera d'arte ancora più ardita, una singolare interpretazione creativa della legge che ha messo a tacere una protesta nel nome
dell'articolo 494 cp., "Sostituzione di persona" e 595/3 cp., "Diffamazione a mezzo stampa".
E' lecito a questo punto chiedersi quale diffamazione, quale stampa, e quale persona sarebbe stata sostituita.
Prendendo atto delle singolari obiezioni "Liberté, Eguaglité, Volonté" torna comunque online nella sua edizione riveduta e corretta per venire in contro alla sensibilità di un pubblico particolarmente suscettibile, sulla scia dell'autoregolamentazione attuata da Molleindustria.
Convinti dell'assoluta legittimità dell'opera, i membri del gruppo immaginario Les Liens Invisibles rivendicano ancora una volta il diritto alla libera manipolazione dei simboli del potere e invitano
bloggers, artisti e mediattivisti che hanno a cuore la libertà di espressione a unirsi al flusso creativo della performance detournante.
Partecipare è semplice. riportare il link a http://www.luca- nei forum, nei blog e in tutti gli angoli della rete opponendo nuovamente la visibilità degli "oscurati" a quella delle
forze oscurantiste.volonte.com
Share it and share it again,
Les Liens Invisibles + Image Guerrilla Group
http://www.luca-volonte.com
http://www.lesliensinvisibles.org
http://lesliensinvisibles.org/volonte_vs_molleindustria/
guy.mcmusker@lesliensinvisibles.org
--
"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non
hanno visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l'ha vista mai.
Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla."
http://www.alterazione.net/n/d3dalus-artivity/
http://www.lesliensinvisibles.org
http://www.subvertr.com
Qualcuno sicuramente ha intascato soldi pubblici senza un corretto corrispettivo, visto che un sito internet non può costare 45 milioni di euro. E' la storia di www.italia.it un orrendo ed inutile sito che dovrebbe promuovere il turismo italiano, per il quale sono stati stanziati milioni e milioni di euro, soldi che si moltiplicano all'infinito se consideriamo che esistono altri siti dal costo simile per la collettività (www.internetculturale.it costa solo 37 milioni di euro) e le altre centinaia di milioni di euro spariti attraverso l'incastro di scatole che si è trasformato in Sviluppo Italia.
Così è capitato che un po' di gente si sia arrabbiata di brutto e, oltre ad un blog e varie iniziative di protesta e varie prese per i fondelli a Rutelli che aveva presentato il sito come se fosse uno Space Shuttle, è stato chiesto al governo di mettere a disposizione la documentazione comprovante l'iter di aggiudicazione dell'appalto per la realizzazione del sito e quant'altro attenga alla sua realizzazione.
Il governo ha risposto che la documentazione non la da.
Non la da perchè nelle parole di Ciro Esposito (capo dipartimento del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie) esiste una giurisprudenza che riconosce il diritto ad ottenere tale documentazione solo a chi sia dotato di una "posizione giuridicamente rilevante" e di un interesse correlato.
Ora, a parte l'evidenza per la quale è "interesse correlato" di ogni cittadino chiedere conto di come vengono spesi i soldi pubblici, ancora di più quando sono evidentemente buttati in bocca a qualche amico degli amici in cambio del nulla o quasi (per quello si è provato comunque con un esposto-denuncia a Corte dei Conti, Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Commissione Europea, Procura Generale della Repubblica di Roma.), dovrebbe esistere anche un minimo di dignità da parte del governo, per la quale dare risposte del genere di fronte ad una grassazione tanto evidente del patrimonio pubblico dovrebbe essere sentito come un dovere, non come una incombenza sgradita sollecitata da un gruppo di scocciatori. Questo per non parlare della coscienza di una amministrazione che di fronte a fatti del genere, invece di attivarsi per fare luce, si schiera a protezione di interessi poco chiari e sicuramente censurabili. In questo non esiste alcuna differenza tra il governo Prodi e quello Berlusconi, fanno quel che gli pare e di più non dimandare.
Qui
il testo della risposta governativa in originale.
in Altrenotizie (non attualissimo ormai, ma visto che la storia continua...)
(Aggiornamento: http://www.luca-volonte.com è il nuovo mirror del sito di Luva Volontè, dopo che le forze dell'ordine hanno sottoposto a sequestro giudiziario http://www.luca-volonte.eu ....chissà perchè poi...)
Luca Volonte’ (UDC) ha sicuramente un robusto interesse ad assicurarsi la benevolenza vaticana, ma altrettanto sicuramente sconta una colossale ignoranza delle voci “libertà d’espressione” e “prudenza”. Se così non fosse non si capirebbe come abbia potuto chiedere l’intervento del governo per censurare una spettacolo di danza e un videogame. Il parlamentare dell’UDC non è il solo a condividere questa colossale ignoranza mista ad avventatezza, visto che i suoi lamenti sono stati raccolti dal governo e dalle forze di polizia, almeno per la metà. Se infatti gli è andata male con la richiesta di censura per lo spettacolo di danza presentato alla Biennale d’Arte di Venezia, il Messiah Game, per la quale ha raccolto un secco no dal direttore della Biennale Croff e dal sindaco di Vennezia Cacciari e dal governo; la sua richiesta di impedire la diffusione del gioco “Operazione Pretofilia” prodotto da Molleindustria ha avuto successo.
Anche troppo successo, visto che per nascondere il gioco è stata oscurata al completo la piattaforma all’indirizzo www.noblogs.org (senza peraltro alcuna notifica ai titolari della stessa), la quale ospita numerosi blog d'interesse sociale, che sono stati spenti insieme a quelli che avevano “osato” ospitare il videogame. Spariti solo per qualche ora, poiché i gestori di Noblogs sono riusciti a far riapparire tutto nonostante la censura e perché il giorno successivo il provider americano si è accorto che non c’era nessun contenuto proibito dalle leggi statunitensi e ha rimesso on-line il tutto.
Evidentemente il parlamentare UDC e quanti si sono prodigati per censurare “Operazione Pretofilia” non hanno la minima idea di cosa tratti il gioco, che è stato messo al bando in quanto esibirebbe “immagini pedopornografiche” che proprio non ci sono, a meno di non voler considerare tali le immagini dei bambini stilizzati che nel gioco vengono fatti oggetti di molestie da parte di preti altrettanto stilizzati; molestie che il giocatore è chiamato a coprire coadiuvando i tentativi delle gerarchie ecclesiastiche di mettere tutto a tacere per salvare il buon nome della Chiesa.
Assistiamo quindi al paradosso per il quale si cerca di censurare un gioco che denuncia la pedofilia e chi protegge i pedofili, con il pretesto (falso) che contenga immagini pedopornografiche. Un paradosso, se non fosse evidente che gli spiriti della censura non si sono nemmeno degnati di controllare l’oggetto delle loro ire; esattamente come nel recente caso che ha visto protagonista il ministro Fioroni, lesto a vietare il videogioco Manhunt II seguendo l’esempio inglese senza neppure aver avuto il tempo materiale di analizzarlo.
Purtroppo l’ignoranza è una malattia contagiosa, così è successo che qualche autorità abbia deciso di oscurare una intera piattaforma. Una non meglio precisata autorità, perché il collettivo Artistici/inventati che gestisce Noblogs non ha ricevuto alcuna notifica, ha semplicemente visto sparire il sito. L’espediente dell’infamante accusa di ospitare materiale pedoporno ha funzionato e le autorità USA, dove risiede il provider, hanno proceduto senza fare troppe domande.
Pessima mossa. Prima di tutto perché chiudere una piattaforma per oscurare il contenuto di un paio di pagine in essa contenute è un po’ come chiudere le poste perché qualcuno ha inviato lettere diffamatorie. Poi perché l’intervento censorio ha scatenato la reazione delle comunità in rete e, adesso, “Operazione Pretofilia” è pubblicato in decine di migliaia di siti, tanto che la cosa ha abbandonato i confini nazionali e se si cerca su Google “Operation Pedopriest” si trovano al momento oltre centomila risultati. L’ignoranza a volte spinge a comportamenti autolesionistici.
Il recente impennarsi dei bigotti ha raggiunto il culmine, i cattocensori devono essersi montati la testa e vanno a ruota libera; oltre ad uno spettacolo di danza a Venezia, è finita sotto tiro persino una gita organizzata sui luoghi che hanno visto alcuni religiosi protagonisti di storie piccanti, con le loro gesta raccontate in testi di origine medioevale; racconti che sono sopravvissuti dal medioevo a oggi per cadere vittima degli strali di moderni ignoranti e dei teointolleranti, veri e propri cattotalebani. Aspettando la proposta di censura del Decameron, non resta che rimanere allibiti di fronte all’avanzata del medioevo benedetta da un governo di centrosinistra. A meno che non si tratti dell’ennesimo sacrificio in nome del costituendo Partito Democristiano, la notte della ragione è appena cominciata.
Aggiornamento in testa:
posto anche questo articolo del NYT, tradotto da DJ per Altrenotizie, perchè ci sta tutto e perchè fa giustizia di tutte quelle teste bacate che parlano di antiamericanismo quando sentono parlare male della guerra in Iraq. Tutta gente che dovrebbe chiedere scusa per aver rotto le balle per anni con soavi stronzate, ma tant'è....
La strada di casa
E' tempo che gli Stati Uniti abbandonino l'Iraq, senza più alcun ritardo che non sia quello necessario per far si che il Pentagono possa organizzare una ritirata ordinata delle truppe. Come molti americani, abbiamo cercato di evitare di raggiungere questa conclusione, attendendo vanamente un segnale da parte del presidente Bush di cercare seriamente di far uscire gli Stati Uniti fuori dal disastro che lui stesso ha creato quando ha deciso di invadere l'Iraq senza avere un motivo sufficiente per farlo, in spregio all'opposizione dell'opinione pubblica mondiale e senza un piano per stabilizzare il Paese dopo l'invasione. All'inizio, credevamo che dopo aver distrutto il governo iracheno, il suo esercito, la sua polizia e le sue strutture economiche, gli Stati Uniti avessero quantomeno il dovere morale di raggiungere alcuni degli obiettivi che Bush proclamava di voler perseguire: in primo luogo costruire uno Stato iracheno stabile ed unito. Quando è divenuto chiaro che il presidente non aveva né la visione né i mezzi necessari per ottenere questo obiettivo, abbiamo comunque affermato che non era giusto decidere una data arbitraria per il ritiro delle truppe finché vi era ancora qualche speranza di mitigare il caos che ne sarebbe risultato.
Mentre Bush rifiutava qualsiasi ipotesi di calendario per il ritiro delle truppe, egli continuava a promettere punti di svolta all'orizzonte: prima le elezioni, dopo la nuova Costituzione e dopo ancora l'invio di ulteriori migliaia di truppe nel Paese. Ma ognuna di queste pietre miliari veniva ed andava senza che fosse raggiunto alcun reale progresso verso l'obiettivo di un Iraq stabile e democratico, o quantomeno verso l'obiettivo del ritiro delle truppe. E' ora terrificantemente chiaro che il piano di Bush è quello di mantenere la linea seguita sinora fin quando rimarrà presidente, e poi lasciare l'onere di uscire dal disastro al suo successore. Qualsiasi sia stata la sua causa, ormai è persa.
I leader politici che Washington ha appoggiato in questi anni sono risultati essere incapaci di porre gli interessi nazionali dinanzi a quelli dei diversi gruppi etnici o religiosi del Paese. Le forze di sicurezza che Washington ha aiutato ad addestrare si comportano come milizie paramilitari agli ordini di quello o dell'altro gruppo politico. Le ulteriori forze militari che sono state inviate nella regione di Baghdad non sono riuscite ad ottenere alcun cambiamento della situazione sul terreno.
Continuare, in queste condizioni, a sacrificare le vite ed i desideri dei soldati americani è sbagliato.
La guerra in Iraq sta lentamente distruggendo la nostra nazione e le sue forze armate. E' una pericolosa diversione dalla guerra vitale contro il terrorismo internazionale. E' un onere sempre maggiore per i contribuenti americani e, allo stesso tempo, rappresenta il tradimento di un mondo che ha sempre bisogno della reale applicazione del potere e dei principi americani.
La maggioranza degli americani ha raggiunto queste conclusioni mesi addietro. Anche in una Washington polarizzata politicamente, le posizioni sulla guerra non sono più divise, come erano una volta, tra i due schieramenti politici. Quando il Congresso tornerà al lavoro questa settimana, il ritiro delle truppe americane dall'Iraq sarà la priorità della sua agenda per entrambi gli schieramenti politici.
La discussione al Congresso dovrà essere chiara e ben focalizzata. Agli americani deve essere chiaro che la situazione in Iraq, e nelle regioni confinanti, potrebbe diventare ancora più sanguinosa e caotica a seguito del ritiro delle truppe dall'Iraq. Potrebbero esserci vendette contro coloro che hanno lavorato con le forze americane, ulteriori pulizie etniche, e persino genocidi. Flussi di rifugiati iracheni potenzialmente destabilizzanti potrebbero arrivare in Giordania ed in Siria. L'Iran e la Turchia potrebbero avere essere tentate ad ottenere ulteriore influenza su quello che resta dell'Iraq. Ma forse, più importante di tutto, l'invasione americana ha già creato un paradiso per gli integralisti islamici di tutto il mondo, nel quale l'attività terrorista potrebbe proliferare.
L'Amministrazione presidenziale, il Congresso controllato dai democratici, le Nazioni Unite e gli alleati dell'America hanno l'obbligo di tentare di mitigare questi rischi potenziali e devono anche sapere che possono fallire. Ma gli americani devono anche essere onesti con se stessi riguardo al fatto che continuare a tenere le truppe in Iraq rischia soltanto di peggiorare ulteriormente la situazione. La nostra nazione ora abbisogna di una seria discussione su come raggiungere l'obiettivo del ritiro delle truppe e su come far fronte alle grandi sfide che ne potrebbero derivare.
Il meccanismo del ritiro
Gli Stati Uniti hanno circa 160mila truppe e milioni di tonnellate di materiale militare in Iraq. Fare in modo che tale forza possa ritirarsi in maniera sicura dall'Iraq sarà una sfida formidabile. La principale strada del sud verso il Kuwait è notoriamente vulnerabile ad attacchi terroristici. I soldati, le armi ed i veicoli militari andranno protetti all'interno di basi sicure mentre le operazioni di ritiro via area e via mare saranno organizzate. Le vie della ritirata dovranno essere ben guardate. L'uscita dall'Iraq dovrà essere tutto ciò che l'invasione non è stata: basata sulla realtà ed appoggiata da adeguate risorse militari.
Gli Stati Uniti dovrebbero esplorare la possibilità di usare il territorio curdo nel nord dell'Iraq come area sicura da cui far partire la ritirata. Avere la possibilità di usare le basi militari ed i porti della Turchia renderebbe inoltre il ritiro più veloce e sicuro. La Turchia sino ad ora è stata un alleato inconsistente durante questa guerra, ma, come altre nazioni, dovrebbe rendersi conto che accollarsi parte degli oneri di questa ritirata è nel suo stesso interesse. Ottenere tutto questo in meno di sei mesi è probabilmente poco realistico. Ma la decisione politica e la scelta della data finale del ritiro deve essere fatta ora.
La guerra contro i terroristi
Nonostante le ripetute dichiarazioni del presidente Bush, Al Qaeda non aveva alcuna significante presenza in Iraq prima dell'invasione. Grazie ad essa, oggi invece ha nuovi campi di addestramenti, nuove reclute e nuovo prestigio.
Questa guerra ha dirottato altrove le risorse che inizialmente il Pentagono aveva destinato all'Afghanistan, dove il nostro esercito aveva realmente la chance di colpire una volta e per tutte i leader di Al Qaeda. Ha alienato i nostri essenziali alleati nella guerra contro il terrorismo. Ha anche succhiato la forza e la prontezza di reazione delle truppe americane. Ed ha creato un nuovo fronte, a causa del quale gli Stati Uniti dovranno continuare a combattere le forze terroriste e cercare l'aiuto di alleati in loco che rifiutano l'idea di un Iraq dirottato dalle forze del terrorismo internazionale. I militari avranno bisogno di molte risorse e nuove basi militari per tamponare questa ferita auto-inflitta nel prossimo futuro.
La questione delle basi militari
Gli Stati Uniti potrebbero accordarsi con i curdi per creare tali basi nel nordest dell'Iraq. Oppure, il Pentagono potrebbe usare le sue basi in Paesi come il Kuwait o il Qatar, oppure la sua forte presenza navale nel Golfo Persico, come punti d'appoggio. Ci sono diversi argomenti a favore, o contrari, a tali opzioni. Lasciare le truppe in Iraq potrebbe rendere troppo facile - e forse anche troppo rischioso - una loro eventuale partecipazione alla guerra civile in Iraq e confermare così i sospetti che l'obiettivo reale di Washington sia in effetti quello di assicurarsi basi permanenti in Iraq. Montare invece attacchi da altri Paesi potrebbe mettere a rischio i governi di tali Paesi.
La Casa Bianca dovrebbe decidere dopo consultazioni con il Congresso e con i governi degli altri Paesi della zona, le cui opinioni, sinora, sono state essenzialmente ignorate dall'Amministrazione Bush. Rimane inteso che il Pentagono avrà la necessità di avere ancora abbastanza forze in zona per compiere con efficacia radi antiterroristici e bombardamenti contro le forze terroriste in Iraq, ma non tante per riprendere a combattere su larga scala.
La guerra civile
Uno degli argomenti di Bush contro il ritiro dall'Iraq è che tale mossa porterebbe il Paese diritto alla guerra civile. Il problema è che tale guerra è già in atto ora, e ci vorranno anni prima che finisca. L'Iraq, come risultato, potrebbe dividersi in tre repubbliche separate (una curda, una sunnita e l'altra sciita) e le truppe americane già ora non potrebbero fare nulla per impedirlo.
E' possibile, supponiamo, che l'annuncio di una data per il ritiro delle truppe americane dall'Iraq, possa condurre i leader politici iracheni ed i governi dei Paesi vicini ad una più stretta analisi della realtà.
Idealmente, potrebbe persino permettere ai politici iracheni di intraprendere quei passi verso la riconciliazione nazionale di cui tanto si è discusso, ma nulla si è fatto realmente per ottenere sinora. Ma è follia contare troppo su questo, come hanno fatto alcuni esponenti democratici che propongono il ritiro delle truppe. L'Amministrazione americana dovrebbe invece usare qualsiasi leva disponibile dopo l'annuncio della decisione del ritiro, per pressare i suoi alleati in Iraq ed i Paesi vicini a raggiungere una soluzione negoziale alla crisi.
I leader politici iracheni - sapendo di non poter più contare sugli americani per garantire la loro sopravvivenza politica e non - potrebbero essere più aperti a compromessi, forse ad una partizione dell'Iraq stile Bosnia, con risorse economiche spartite equamente ma con milioni di iracheni costretti ad andar via dalle prprie città. Sarebbe comunque meglio della lenta ma continua pulizia etnica e religiosa che ha contributo a rendere senza casa un iracheno su sette.
I soldati americani non possono risolvere il problema. Il Congresso e la Casa Bianca dovrebbero impegnarsi per guidare un tentativo internazionale per ottenere una soluzione negoziale. Per iniziare, Washington si dovrebbe appellare alle Nazioni Unite, le stesse che Bush ha disprezzato e ridicolizzato prima dell'inizio della guerra.
La crisi umanitaria
Ci sono quasi due milioni di rifugiati iracheni, la gran parte in Siria ed in Giordania, ed almeno altri due milioni che sono rifugiati all'interno del loro Paese ma lontani dalle loro case. Senza l'attiva cooperazione di tutti e sei i Paesi che confinano con l'Iraq - Turchia, Iran, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e Siria - e l'aiuto delle altre nazioni, questo disastro umanitario potrebbe ancora peggiorare. Oltre alla sofferenza, un numero ingente di rifugiati - molti dei quali con risentimenti politici ed etnici - potrebbe portare la guerra civile irachena ben al di fuori dei confini dell'Iraq.
Il Kuwait e l'Arabia Saudita si devono impegnare a garantire l'ospitalità per i rifugiati. La Giordania e la Siria, già ora strapieni di rifugiati iracheni, hanno bisogno di maggiore aiuto internazionale. Prima di tutto, soldi. Le nazioni europee ed asiatiche hanno un loro interesse e devono perciò contribuire. Ma gli Stati Uniti dovranno accollarsi la gran parte di questi costi, ed allo stesso tempo guidare uno sforzo internazionale, forse una conferenza dei donatori, per racimolare i soldi necessari a far fronte alla crisi umanitaria dei rifugiati iracheni.
Washington deve anche riallacciare i rapporti con i Paesi alleati. Ci sono nuovi governi in Gran Bretagna, Francia e Germania che non hanno partecipati alla battaglia diplomatica prima della guerra e sono ora disponibili ad aiutare a dare una mano per risolvere la crisi.
Ma questo richiede comunque una misura di umiltà ed un impegno ad azioni multilaterali che questa Amministrazione non ha mai mostrato sinora. E, comunque possano essere arrabbiate con il presidente Bush per aver causato questo disastro, tutte queste nazioni devono capire di non poter ignorare le conseguenze di questa tragedia. Per dirlo chiaramente, il petrolio iracheno ed il terrorismo rendono impossibile ignorare cosa succederà in Iraq dopo il ritiro degli americani.
Gli Stati Uniti d'America hanno la maggiore responsabilità, incluso quella di dover ammettere in via permanente sul proprio territorio un gran numero di questi rifugiati. L'obbligo principale è nei confronti di quelle decine di migliaia di iracheni coraggiosi e di buona volontà - traduttori, impiegati nell'ambasciata americana, operai della ricostruzione - le cui vite sarebbero in pericolo perchè hanno fatto l'errore di credere alle promesse degli americani ed hanno cooperato con loro.
I Paesi vicini
Uno degli obiettivi principali da raggiungere sarà quello di evitare eccessive conseguenze in Iraq a seguito del ritiro delle truppe americane, mediante il contributo dei Paesi vicini, indistintamente, sia gli amici dell'America che i suoi avversari.
Così come la comunità internazionale dovrebbe pressare l'Iran per permettere agli sciiti del sud iracheno di sviluppare il proprio futuro indipendentemente dalle decisioni di Teheran, allo stesso modo Washington dovrebbe cercare di persuadere le potenze regionali sunnite, come la Siria, a non intervenire a favore dei sunniti iracheni. La Turchia inoltre dovrebbe evitare di inviare truppe nei territori curdi del nord del Paese.
Affinché tali sforzi possano avere una possibilità di successo, anche se remota, Bush dovrebbe lasciar decadere la propria indisponibilità ad aprire negoziati diretti con Iran e Siria. La Gran Bretagna, la Francia, la Russia, la Cina ed altre potenze internazionali hanno la responsabilità di dare una mano per la soluzione della crisi. La guerra civile in Iraq è una minaccia per tutti, soprattutto se si espande al di fuori dei confini dell'Iraq.
Il presidente Bush ed il vicepresidente Dick Cheney hanno usato sino ad oggi la demagogia e la paura per non rispondere alle domande degli americani che chiedono la fine di questa guerra. Essi continuano ad affermare che il ritiro delle truppe americane causerà laghi di sangue, caos ed incoraggerà i terroristi. Il problema è che, attualmente, tutto questo è già successo - e non è il risultato del ritiro delle truppe, ma di una invasione militare non necessaria e dell'incompetente gestione di questa guerra da parte dell'Amministrazione americana.
Il nostro Paese si trova di fronte ad una scelta. Possiamo da una parte permettere a Bush di continuare questa guerra senza un fine o un proposito. O possiamo dall'altra parte insistere nel richiedere delle truppe nel modo più immediato e sicuro che è possibile ottenere ed allo stesso tempo sforzarci quanto più possibile per impedire che il caos abbia il sopravvento.
tradotto da Daniele John Angrisani per Altrenotizie.org
Il provider americano ha guardato per COSA si chiedeva di censurare e chiudere Noblogs (se ne parla nel post sotto) e ha stabilito, dopo aver consultato il suo avvocato, che le richieste italiane erano cazzate e che il gioco non viola alcuna legge americana.
Da non dimenticare la complicità nella faccenda dell'associazione Meter, che poi sarebbe l'emanazione di don Di Noto, prete antipedofilo che se gli vanno raccontare di preti pedofili, invece di invitare i genitori alla denuncia, li manda dl vescovo perchè il caso venga insbbiato; esattamente come da disposizioni papali, esattamente come hanno fatto quasi tutti i preti sottoposti allo stesso test con telecamera nascosta da quelli della trasmissione "Le Iene".
Qui il comunicato di autistici/inventati
GOD BLESS AMERICA
Ieri, alla notizia che Dio in persona aveva scatenato le sue
ire contro Noblogs.org, ( http://cavallette.autistici.org/2007/07/611 )
molt* Autistici già si sono immaginati stesi sulla graticola o legati a un
tavolo sotto le sapienti mani di qualche inquisitore domenicano.
Ma per fortuna Dio è vecchio e stanco, e i suoi emissari sulla terra non se
li sceglie più sempre tanto bene. Faranno paura lo stesso, perché hanno tutti la
voce grossa e i media dalla loro parte, ma con grande gioia abbiamo scoperto i
loro trucchetti non fanno ancora effetto urbi et orbi.
Il Piano R* ci è stato d'aiuto, e Noblogs è tornato online ancor
prima che il dramma si risolvesse del tutto, ma poi il provider che ospitava il
nostro server si è rivolto al suo consulente legale e ha avuto conferma che
Pretofilia non infrange nessuna legge, almeno in America.
( http://punto-informatico.it/p.aspx?id=2031873 ) Ecco cosa ci scrive il provider:
"Abbiamo esaminato il contenuto che avete pubblicato con l'assistenza
di un consulente legale esperto di diritto statunitense. Il contenuto è
legale."
Mentre tiriamo un sospiro di sollievo ora che il provider ha tolto il blocco
a Noblogs e che tutto è tornato alla normalità, la reazione che sorge più
spontanea è quella di fare dell'ironia sulla non meglio identificata
"associazione per la difesa dei minori" che ha tentato con una
semplice mail di mettere fuori uso un servizio usato da centinaia di persone
(tutto sembra suggerire una pista, ma non avendo altra
prova oltre alle loro dichiarazioni, non ci sbilanciamo)
( http://www.cadlweb.org/cms//Page_55.html)
Ma il problema è che in questi tempi oscuri le graticole non servono più, e
la voce grossa basta e avanza per imporre e far dilagare una sottocultura di
bigottismo e chiusura mentale</a>. (
http://antonella.beccaria.org/2007/07/03/le-vie-delle-interpellanze-sono-infinite/
)
I casi sono molti, e i brividi provati ieri sono stati
solo per caso un eccesso di paranoia. L'unica speranza che rimane è
quella delle decine di mirror spuntati alla prima notizia di censura, e la
constatazione che l'azione creativa e la resistenza attiva (http://www.lucavolonte.eu)
nei confronti del neo-oscurantismo non sono solo modi di dire, ma atti concreti.
Mirror del gioco:
http://myspace.com/chrrrles
http://www.newgrounds.com/portal/view/385299
http://pretofilia.revolt.org
http://www.so36.net/Home/16.html
http://www.systemcrash.nl/mirror/pretofilia.swf
Collettivo Autistici.org/Inventati.org
Aggiornamento in testa: Noblogs.org è di nuovo raggiungibile nonostante il "blocco legale" permanga, una -magilla- della crew, nella home del sito si può leggere:
[it]
Come avrete notato potete di nuovo raggiungere noblogs.org (DNS permettendo). Il blocco disposto dal provider è ancora attivo, ma la crew di A/I lo sta aggirando usando le proprie doti sciamaniche. Restiamo in attesa di comunicazioni con il provider.
Non abbassate la guardia, e continuate a mirrorare il gioco!
[en]
As you may have noticed, Noblogs.org can now be reached again (if your DNS has already been updated!). The block set up by the provider is still on, but the A/I crew is bypassing it with its shamanic skills. We are still waiting for the provider to give us official news.
Do not relent, keep mirroring!
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IL CHE VUOL DIRE CHE L'INCREDiBILE CENSURA PERMANE
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Lo score: fino ad ora i censori hanno guadagnato:
in casa: Google.it Risultati 1 - 10 su circa 137.000 per "operazione pretofilia". (0,18 secondi)
in trasferta: Google.com Results 1 - 100 of about 14,700 for "operation pedopriest". (0.26 seconds)
Da notare la differenza di senso nella traduzione, ma anche questi sono tutti in relazione al caso
Results 1 - 10 of about 122,000 for pedopriest. (0.06 seconds). Hanno fatto davvero un bell'affare ad invocare la censura, i meccanismi di autodifesa della comunità liberoparlante sono ormai robusti.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Lo slogan più bello:
"Giocatelo con la consapevolezza che è ragione di angoscia e preoccupazione per l'onorevole Volontè"
>>>>>>>>>>>>>>>>>>

qui cominciava la nota di oggi >
Allego il comunicato invitando a farlo circolare per liste e siti, è ora di finirla con i bigotti dementi:
Con preghiera di diffusione
Da ieri notte il circuito noblogs.org (autistici/inventati) è in down
per ingiunzione ministeriale in quando resosi reo di ospitare il
giochino "pretofilia" sviluppato dal gruppo molleindustria.
Si richiede di mirrorare e diffondere il giochino il più possibile.
Lo trovate qui, su server olandesi, che del vaticano se ne fregano alquanto:
http://babau.indivia.net/ciarpame/pretofilia.swf
Comunicato di molleindustria:
http://www.molleindustria.it/pivot/entry.php?id=144
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(new)
Comunicato di Autistici/inventati noblogs:
STANOTTE DIO HA TELEFONATO IN AMERICA
autistici/inventati, noblogs, pretofilia e la censura
Ieri vi raccontavamo del caso e della censura di Molleindustria (
http://cavallette.autistici.org/2007/07/581 ) e del gioco satirico
pretofilia: accusato di pedopornografia da un'interrogazione parlamentare,
il gioco è stato rimosso dal sito di molleindustria a pochi giorni dalla
sua pubblicazione.
( http://www.molleindustria.it/pivot/entry.php?id=144 )
I mirror sono subito spuntati come funghi (
http://www.newgrounds.com/portal/view/385299 ) come è giusto e naturale
che i funghi spuntino; e il gioco è stato pubblicato anche su alcuni
blog di Noblogs.org.
Dopo il caso scoppiato la minaccia era nell'aria e dire che non ce l'aspettavamo
sarebbe una menzogna: ma di certo non ci aspettavamo che a bloccare tutta
Noblogs giungesse di notte la voce di uno tanto in alto. Proprio quello la' in alto.
Stanotte infatti Dio ha telefonato in America, per la precisione al provider
che ospita il server di Noblogs, e con tono imperioso ha intimato di chiudere il
servizio. Non disponendo di fax su nei cieli, l'onnipotente ha ritenuto che la sua
voce potesse bastare a ottenere l'effetto desiderato, ma ha compiuto l'errore di
sempre: non ha fatto i conti con i miscredenti.
Noi, che oltre a essere autistici siamo scettici per natura e se non
vediamo non crediamo, aspettiamo invece una prova concreta, una
comunicazione ufficiale. In attesa che l'altissimo scenda giù dai cieli
e faccia mandare una materialissima lettera da qualche suo
rappresentante in terra, siamo intenzionati a riaprire, appena ci sarà
possibile, Noblogs con tutto (tutto) il suo contenuto.
Nel frattempo ci teniamo a sottolineare che secondo noi Pretofilia non
ha niente a che fare con la pedopornografia e, anzi, è ottima satira che
si schiera contro le violenze sui minori accusando semmai chi quelle
violenze vuole metterle a tacere: d'altra parte ultimamente le frecciate
alla chiesa e ai preti pedofili non sono mancate (
http://en.wikipedia.org/wiki/Red_Hot_Catholic_Love --
http://toscana.indymedia.org/article/727?&condense_comments=false#comment359
). Per questo, per rivendicare il diritto alla satira e alla libertà
d'espressione, invitiamo tutt*, sapendo che le grane non mancheranno, a
mirrorare il contenuto e a pubblicare il link tra i commenti su
cavallette ( http://cavallette.autistici.org/2007/07/581 ).
E se l'ira del signore dovesse abbattersi su tutt* noi, non temete: i
file circoleranno sempre e comunque sulle reti p2p:
http://www.mininova.org/tor/776658
http://www.slotorrent.net/tor_af07b3a06c3e07045f589fef41c7ac63abbf6b36.html
ed2k://|file|pretofilia.zip|1462149|494AA26B41D9C3DE3B34748CA57D600D|/
Il Collettivo di Autistici.org/Inventati.org
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Intanto il sito dei bigotti fanatici che hanno scatenato la caccia alle streghe (sono gli stessi che ultimamente si sono attivati per far censurare di tutto, dagli spettacoli di danza, alle mostre, fino alle visite guidate sulle orme dei preti licenziosi descritti nei racconti medioevali) è stato vittima dell'attacco di misteriosi pirati informatici; non sono per niente dispiaciuto dell'incidente visto la vicinanza di questa gente a Forza Nuova.
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