C'era da immaginarlo, la settimana si apre con una nutrita pattuglia di iene che hanno raccolto la cazzata di Battista e adesso la menano con il rapito discriminato perchè cristiano: peccato che la stessa famiglia abbia chiesto silenzio e discrezione, questo genere di sciacalli non si ferma davanti a nulla pur di sollevare dei polveroni e costruire accuse; poco importa se fondate, poco importa se poi qualcuno ci lascia la pelle per i loro giochetti.
era: Dal Corriere cialtronate come se piovesse, oggi è di turno Battista.
Sul Corriere di oggi c'è un assurdo editoriale di Pierluigi Battista, una cialtronata come non se ne leggevano da tempo, per la quale non è chiaro se sia da chiamare in causa la malafede del falso o la colossale ignoranza che si può celare dietro la presunzione di chi si ritiene arrivato ed esente dall'informarsi sui fatti che utilizza, per dare sostegno alle proprie opinioni.
Il pezzo consiste nella denuncia dell'esistenza di un doppio-standard morale, ovviamente a sinistra, perchè nessuno indice manifestazioni per la liberazione di padre Giancarlo Bossi, un missionario rapito il 10 giugno a Mindanao nelle Filippine. Il doppio standard deriverebbe dal fatto che i "pacifisti di sinistra" non prestino attenzione al rapimento del missionario, diversamente da quanto fatto per altri rapiti, perchè avrebbero in antipatia la sua tonaca e l'istituzione alla quale appartiene, oltre ovviamente a simpatizzare per gli islamici, cosa mai vista e mai sentita, ma che a furia di scriverla c'è gente convinta che i "rossi" tengano per Osama.
La realtà è che non c'è nessuna manifestazione semplicemente perchè non si sa chi abbia chi abbia rapito padre Bossi, e quindi nemmeno perchè, dato non c'è stato alcun contatto con i rapitori (probabilmente una banda locale non politicizzata) e non è pervenuta alcuna rivendicazione. Ovvio che in tali condizioni non ha senso fare manifestazioni o appelli che non si sa a chi rivolgere e nemmeno se i rapitori ne avranno mai notizia.
Per Battista la questione è che il missionario è stato "presumibilmente sequestrato da una banda islamista" e che c'è la censura dei laici sulla notizia.
Qui entrano in gioco la cialtroneria e/o l'ignoranza del giornalista, perchè la matrice "islamista" del sequestro è semplicemente una sua fantasia, peraltro smentita dagli stessi missionari italiani (del Pime) nelle Filippine. Se non bastasse si può aggiungere che il Fronte di liberazione islamico Moro (Milf) si è detto estraneo alla vicenda, ha offerto collaborazione e si è impegnato nelle ricerche di padre Bossi.
Fa quindi ridere il leggere accuse di: inerzia, opacità, fatalismo nei confronti di un religioso ostaggio di chi ha innescato una guerra santa contro ogni simbolo dell’Occidente infedele in cui è previsto l’annichilimento dei cristiani (e degli ebrei).
Non fa meno ridere la citazione dell'iniziativa di Magdi Allam contro le persecuzioni alle quali sarebbero sottoposti i cristiani in medioriente; iniziativa nata dall'uccisione di alcuni "cristiani" in Iraq e di un paio di italiani in Turchia, le morti dei quali è noto che siano un tentativo di giocare sporco proprio contro il locale partito di ispirazione islamica.
In un paese come l'Iraq, dove la guerra uccide un centinaio di persone al giorno, campioni come Allam ci dicono che muoiono i cristiani perchè sono cristiani, non perchè vivano in un paese dove la vita non vale nulla. Il fatto che insieme ai "cristiani" siano stati uccisi, feriti e perseguitati milioni di iracheni è completamente rimosso, per quelli come Allam. Secondo questi due ridicoli sostenitori dell'invasione dell'Iraq (che hanno sostenuto a lungo) bisognerebbe quindi manifestare per proteggere i cristiani senza minimamente farsi distrarre dal dettaglio per il quale la morte di quei cristiani è stata provocata da altri buoni cristiani. I cattivi sono musulmani.
Nelle Filippine invece pare che i veri cattivi siano cristiani. Posso agevolmente citare un recente articolo del New York Times (molto meno ridicolo del Corriere) che raccoglie un denuncia di Human Rights Watch, secondo la quale il governo è responsabile dell'uccisione e sparizione di centinaia (solo nell'anno in corso) di attivisti dell'opposizione. Uccisioni misteriose sulle quali le indagini di polizia ed esercito, stranamente, non riescono mai a fare luce. L'unica ipotesi finora avanzata dall'esercito è che si stiano uccidendo tra loro per motivi di oscuri interessi, ipotesi per la quale nessuno dell'esercito ha mai fornito uno straccio di prova.
Nelle Filippine c'è un governo privo di sostegno popolare (ma che gode di quello della chiesa, dell'esercito, delle famiglie feudatarie, degli Stati Uniti e dell'Occidente), che ha trascinato il paese al fallimento economico. Un governo eterno che aspetta le prossime elezioni con sondaggi che lo danno per la prima volta nella storia clamorosamente sconfitto dalla sinistra. Se Pierluigi Battista non fosse la personcina che è, saprebbe che nelle Filippine gli islamici sono un problema molto relativo per il governo e che non hanno mai attaccato alcuno perchè "cristiano"; se Battista avesse letto il manuale sul quale i militari filippini si esercitano alla repressione, saprebbe che il governo filippino è in un guerra non dichiarata (ufficialmente smentita, quanto evidente) contro i "comunisti"; che come nel resto del mondo non è che siano poi tanti e che da anni hanno rinunciato al confronto armato. Muoiono anche un sacco di giornalisti misteriosamente e sembra più per le critiche che si permettono di pronunciare che per l'essere "rossi"; visto l'elenco. Muoiono gli aderenti alle associazioni per la protezione dei diritti umani, muoiono gli esponenti di spicco della società civile.
Oltre a questo simpatico dettaglio c'è da dire che il governo Arroyo è tra gli ultimi per il rispetto dei diritti umani in generale ed è riuscito nella non facile impresa di far arretrare l'economia del paese mentre i vicini sono impegnati nel boom del millennio. Nessuno vuole investire nelle Filippine, perchè il paese non ha infrastrutture, non esiste certezza del diritto e perchè la struttura del potere filippino, imperniata attorno ad un numero ristretto di famiglie che discendono direttamente dai feudatari coloniali, è impegnata esclusivamente nella difesa dei propri privilegi; ingessando ormai da decenni un paese che si sperava recuperabile un volta morto il dittatore Marcos. Dittatore casualmente, pure lui, cristiano e anticomunista, mai scomunicato dalla chiesa e nemmeno dal Corriere, criticato solo sussurrando, esattamente come accade oggi per la Arroyo; provate a trovare due righe di denuncia delle sofferenze del popolo filippino e dei crimini di esercito e classe dominante su un giornale che non sia "rosso" se ci riuscite. Abbiamo un sacco di domestici filippini non perchè il loro paese sia semplicemente povero, ma proprio perchè è un paese nel quale è difficile coltivare la speranza di un miglioramento. Fate la prova e provate a vedere cosa esce dai motori di ricerca con HRW+filippine in lingua italiana e provate a trovare quando il Corriere (e gli altri organi di stampa) abbia dato la notizia. poi se volete deprimervi fate la stessa prova in inglese.
A Pigi Battista questo non interessa, anche perchè è tutta roba che con le sue seghe sui cristiani perseguitati dagli islamici c'entra poco e poi si sa che al Corriere si scandalizzano per i diritti umani violati, solo se le violazioni sono colpa di qualche "islamico"; bisogna riconoscere, onore al merito, che Pigi è un campione di -ricerca della pagliuzza nell'occhio altrui- e che quando non la trova riesce ad inventarsela senza tradire alcuna difficoltà o imbarazzo, proprio come il suo collega Allam. Un rapporto simile a quello di HRW dedicato al'Iran avrebbe sicuramente meritato la prima pagina in casa di Battista il maggiordomo papista.
Ridicoli bugiardi, se non fosse che stronzate come le loro, scritte sulla prima pagina del Corriere, sono armi sul fronte di una guerra d'aggressione che uccide davvero.
Il Corriere, tra l'altro, oggi mette solo a pagina 19 la notizia del raid squadrista a Roma, dove una banda di fascisti ha aggredito, inneggiando al duce, decine di persone presenti ad un concerto organizzato dal comune di Roma a Villa Ada. Bastoni, mazze e coltelli, quattro feriti. per ora la polizia ha arrestato solo due giovani che si erano lamentati con le forze dell'ordine accusandole di coprire i fascisti. Che volete che sia, sotto quell cinquantina di caschi con i quali si nascondevano, dentro quei cervelli che inneggiano al fascio, in fondo ai cuori dal battito accellerato dall'agonismo picchiatorio, sicuramente dormono le coscienze di buoni cristiani, sono ragazzi, mica islamici, fino a che appiccano il fuoco ai centri sociali e alle sezioni dei partiti "comunisti", non fanno male a nessuno, non fanno notizia.
Che schifo fa questa gente.
Recentemente in Iran sono stati arrestati quattro cittadini americani e un altro è sparito, ma qui da noi non l’ha saputo nessuno e nemmeno negli Stati Uniti la notizia ha avuto tanto l’onore delle prime pagine. La cosa suonerà paradossale a molti, in particolare in un momento storico nel quale, da tempo, gli Stati Uniti ci hanno abituati all’esibizione di ostilità spesso gratuite verso il paese persiano. La cosa perde ogni originalità se invece si entra nella notizia, la si ripulisce dalla propaganda e la si contestualizza correttamente. A tal proposito è bene essere informati del fatto che a Washington c’è stato un deciso cambio di politica e, tolto qualche indefesso neo-con, nessuno parla più di islamo-fascismo (termine addirittura proibito da Robert Gates) e nemmeno di attacchi all’Iran. La cosa potrà sorprendere, ma dopo che gli stessi militari hanno sconfessato a ripetizione le aspirazioni del gruppo raccolto attorno a Dick Cheney, anche Bush sembra aver capito l’antifona; la nomina di Gates al Pentagono trasuda realismo e le sue prime decisioni vanno nel senso di emarginare la truppa neo conservatrice e di recuperare l’efficienza di Pentagono, CIA ed FBI, ormai da troppo tempo impegnate ad assecondare i desideri e le fantasie della cricca guerrafondaia più che ad attendere i compiti loro assegnati istituzionalmente.
Pochi atti potrebbero essere più offensivi per i paesi arabi della nomina di Tony Blair ad inviato speciale per il Medioriente. Una carica assolutamente pleonastica, visto che "l'inviato" non è altri che la testa di legno del famoso quartetto incaricato formalmente di sovrintendere al processo di pace tra Israele e palestinesi che è di fatto fallito proprio per l'impegno e le azioni dei paesi dello stesso quartetto; non si è mai visto, infatti, che a mediare una pace siano gli alleati di uno dei contendenti o un suo alleato impegnato in guerra nei pressi. Per chi poi coltivasse qualche speranza nell'impredicibile, può bastare sapere che il recente colpo di stato di Fatah è stato sollecitato ed armato proprio da quelli che "gestiscono" i colloqui, per capire che siamo alla totale ipocrisia che declina al trash.
In realtà l'Occidente si sta allineando ad uno stile che offenderà i paesi arabi molto di più di quanto non possa fare la nomina di Blair. Qualche genio della comunicazione politica deve aver spiegato ai concorrenti democratici alla nomination presidenziale che agli americani non fa piacere sentirsi colpevoli. Qualche altro avrà pensato invece alla maniera di sfuggire al fuoco di sbarramento dei repubblicani, che rispondono con accuse (infondate logicamente) di "tradimento dei nostri ragazzi" ad ogni critica relativa alla guerra in Iraq. Fatto sta che la new wave della comunicazione politica americana (non solo tra i democratici) è quella di accusare gli iracheni del fallimento dell'invasione americana.
"Abbiamo dato al popolo iracheno la possibilità di avere la libertà, di controllare il proprio paese. Sta a loro decidere se vogliono cogliere questa possibilità oppure no". (Hillary Clinton)
"Stiamo spendendo due miliardi di dollari a settimana, otto miliardi al mese, oltre quattrocento miliardi negli ultimi quattro anni. Ora loro devono assumersi la responsabilità del loro futuro" (Chris Dodd)
"Dobbiamo localizzare la responsabilità per il futuro dell'Iraq esattamente nelle mani di chi appartiene, quelle degli iracheni. Non possiamo salvare gli iracheni da loro stessi" (Carl Levin)
"Dovremmo lasciare gli arabi al loro destino e smettere di aiutarli" (Edward Luttwak -nella foto mentre dispensa lezioni- dal forum del famigerato Aspen Institute)
Siamo quindi al paradosso per il quale, dopo aver invaso l'Iraq, dopo un milione di morti, dopo le torture, dopo le bugie, dopo gli scandali e le truffe, dopo aver progettato una occupazione pluridecennale del paese, adesso gli americani accusano gli iracheni per il fallimento dei loro piani.
Immaginate di essere un iracheno per un attimo: vedete attorno a voi la distruzione, buona parte dei vostri compatrioti è in fuga e vive la condizione di profugo (il 15% della popolazione), quasi il 5% di loro è morto a causa dell'invasione (un milione di morti, senza contare la Guerra del Golfo), un altro 20% è rimasto ferito. Avete visto che l'occupante ha sparato sulle manifestazioni pacifiche, chiuso i giornali che non controlla, praticato la tortura, distrutto tutte le infrastrutture del paese e consegnato quel che resta all'anarchia perchè, nelle parole di Bush, tutti i terroristi sono stati "invitati" in Iraq per rendere più sicuri gli Stati Uniti.
Tutto questo senza considerare che dalle "democratiche" elezioni è uscita una maggioranza che ha dovuto costituire un governo gradito all'invasore ( che nel frattempo ha gradito noti criminali come Chalabi ed Allawi) e che sono quattro anni che lo stesso invasore cerca di far passare una legge che gli consegnerebbe il controllo delle risorse petrolifere del vostro paese. Sapete che tra un po' Bush dovrà lasciare, ma, lungi dall'essere una buona notizia, scoprite che per l'opposizione statunitense è pure colpa vostra. Sentite dire: "Siamo stanchi di aiutare gli iracheni", vi sentite dare dei pigri, ignoranti trogloditi incapaci di far funzionare il vostro paese, proprio da quelli che lo stesso paese l'hanno distrutto con il pretesto di liberarvi.
Potreste anche offendervi, anche se serve a poco, ma potreste anche pensare con tristezza che non c'è alcuna via d'uscita dalla tragedia accuratamente pianificata per voi a Washington e magari potreste anche concludere che, giunti a questo punto, valga la pena prendersela con il primo occidentale che vi capita a tiro, senza fare troppe distinzioni tra buoni, cattivi o semplici naif.
Sicuramente potreste offendervi di questo andazzo anche se foste americani; i vostri rappresentanti vi hanno mentito, vi mentono e continueranno a mentirvi, per nascondere le loro responsabilità, ma anche più semplicemente perchè pensano che non vi piacciano le brutte notizie, o che non potreste mai votare qualcuno che dica che gli Stati Uniti hanno la responsabilità per questo carnaio o che qualcuno, qualcuno americano, ha commesso grossi errori e grosse carneficine e grosse infrazioni del diritto; cose poco edificanti e costate miliardi di dollari, delle vostre tasse, spesi per arricchire qualche company con buone entrature a Washington.
Essendo invece europei e in particolare italiani, non ci resta che rimanere allibiti e disgustati dalla nuova piega che vanno prendendo gli avvenimenti. Non ci resta che ricordare i nomi di questa gente disgustosa e di quei politici italiani che ne osservano indifferenti le esibizioni senza battere ciglio o, al contrario, plaudendo pure questo genere di spericolate quanto ipocrite acrobazie verbali. Coltivare la memoria è l'unica opzione che resta ai cittadini del mondo di oggi; ricordare i fatti ed i nomi dei responsabili e iscriverli sulla colonna infame di quanti hanno costruito le loro fortune sul sangue degli innocenti.
Il collettivo Fuoriluogo di Bologna era stato accusato dalla Procura di "associazione con finalità di terrorismo ed eversione" e "apologia di attentato terroristico" per un volantino che il tribunale del riesame ha definito "ironico, intermezzato (?) da vignette e privo di espressioni di tono particolarmente radicale".
Di conseguenza il tribunale ha annullato i decreti di perquisizione e altri provvedimenti presi dalla procura contro otto aderenti al collettivo.
Si tratta dell'ennesima smentita che la Procura di Bologna riceve nei suoi ridicoli tentativi di accusare gente presa a caso di reati gravissimi.Una serie di provvedimenti infondati (lo hanno detto più volte la Cassazione ed il Riesame) che fanno pensare alla malafede e ad un uso "politico" dell'azione penale.
Ovviamente i fan della "legalità" in città non ci vedono nulla di male in questo modo di procedere, finchè questo genere di provvedimenti colpisce gli avversari politici sembra che i super "garantisti" cittadini non se ne accorgano neppure. Che importa se decine e decine di persone sono state sottoposte a provvedimenti giudiziari campati in aria, limitazioni della loro libertà e hanno pure dovuto svenarsi per pagare gli avvocati per fronteggiare accuse infondate ed evitare il pericolo di farsi anni e anni di prigione senza aver mai commesso reati?
Grazie a questa disattenzione la Procura di Bologna ha ormai accusato di "eversione" e di attività connesse al "terrorismo" decine di persone assolutamente innocenti.
La stampa locale (anche di sinistra) asseconda il trend con grandi titoli quando le accuse vengono lanciate contro i "terroristi" e piccoli trafiletti quando Cassazione e Riesame accusano la Procura di inventarsi il diritto, quando non addirittura i fatti come è già emerso in altre occasioni.
Fino a quando abuseranno della nostra pazienza?
(nella foto il capo della Procura di Bologna Di Nicola)

Altro record nella produzione dell'oppio
Nell'anno in corso la produzione afgana di oppio crescerà del 49% rispetto a quella dell'anno passato, che aveva segnato il record di sempre per l'Afghanistan. La sola provincia di Helmanda produrrà più droga di interi paesi come il Marocco, Burma o la Colombia. Cinque anni fa Tony Blair si assunse la responsabilità delle politiche antidroga in Afghanistan, la provincia di Helmand è controllata (insomma...) dalle truppe britanniche.
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Ricordate la busta con tre proiettili spedita a monsignor Bagnasco?
Non era opera di terroristi e nemmeno di deliranti sinistroidi, ma il patetico tentativo di un cuneese che cercava di far ricadere la responsabilità delle minacce su una coppia di albanesi che lo avevano denunciato.
A condurre i carabinieri a casa del quarantatreenne autore della missiva, che è stato ovviamente denunciato, è stata la stessa lettera, nella quale erano state scritte frasi contenenti riferimenti utili a risalire alla coppia tanto odiata. Un particolare che non era stato trasmesso alle fonti d'informazione e che avrebbe ridimensionato immediatamente la notizia, ma che si può capire sia stato tenuto tenuto riservato per esigenze relative all'indagine.
Il questore di Genova l'aveva definita: "opera di un mitomane", la curia genovese invece si era limitata a confermare l'arrivo della missiva e ad invitare i fedeli a pregare, visto il "momento difficile"
Quello che si fatica a capire è perchè la curia, che sicuramente era a conoscenza del contenuto della lettera, non abbia detto subito che si trattava di minacce assai improbabili; ma forse a pensare male invece si capisce meglio.
Il grande Papacirco è aperto, venghino siorre e siorri, più gente entra, più bestie si vedono!
La Purdue University ha pubblicato uno studio sul collasso delle torri gemelle. Insieme allo studio è stato pubblicato anche un video, che è anche pubblicato su Youtube, visto che i server della Purdue sono andati in affanno quando la notizia si è sparsa.
Dallo studio emergerebbe che la dinamica del crollo delle torri è perfettamente compatibile con la dinamica conosciuta, almeno stando alle accurate simulazioni condotte dagli studiosi della Purdue. Niente torri minate, niente nubi piroclastiche, nessun crollo stranamente veloce. Non credo che questo basterà ai "complottisti", intendendo con tale termine quanti si sono battuti in questi anni per proporre le teorie più strampalate attorno al crollo delle torri (alcune davvero comiche) e ancora meno effetto avrà su quanti si sono inventati fior di stronzate dolosamente, ma in fondo non ce n'era neppure bisogno, trovando tali teorie insormontabili obiezioni logiche che nessuno dei cd. complottisti ha mai avuto il coraggio di affrontare.
Venticinque civili, tra i quali nove donne, tre bambini e l'anziano mullah di Kunjakak, nella provincia afgana di Helmand, sono rimasti uccisi a seguito di un bombardamento NATO.
Gli aerei della coalizione sono intervenuti dopo che una pattuglia di talebani, reduce da un attacco nei dintorni, si è rifugiata tra le case del piccolo villaggio. A quel punto sono intervenuti gli aerei e, come accade di norma, il bombardamento indiscriminato ha provocato più vittime tra i civili che tra i combattenti.
Ovviamente il portavoce americano incaricato di commentare la notizia, ha detto che è colpa dei talebani e in fondo è anche vero; i talebani sanno benissimo che se si rifugiano in un villaggio gli americani poi lo bombardano a tappeto.
Fuor dalle fantasie dei comandi americani tuttavia è altrettanto noto che condurre bombardamenti indiscriminati sulle abitazioni è un crimine di guerra, che ci siano i talebani o no, resta un crimine di guerra.
Manca solo una settimana alla pubblicazione di quelli che sono definiti "i gioielli di famiglia" della CIA.

Si tratta di documenti che l'Agenzia ha cercato di mantenere segreti nonostante ripetute richieste e nonostante il FOIA prevedesse la loro accessibilità. In un articolo di oggi sul Washington Post
si fa un elenco dei "casi" più attesi. Nell'elenco ci sono gli ordini per l'assassinio di leader politici (ad esempio Fidel, Castro) e le discussioni all'interno del governo e degli staff presidenziali in merito a cosa fosse giusto o sbagliato nell'operato della CIA di quei tempi.
Aggiornamento 27/06:
Grossa delusione, gran parte del materiale resta censurato, interi capitoli della storia dell'Agenzia oscuri. Nel frattempo si possono seguire le considerazioni di chi li sta leggendo integralmente qui.
Il gruppo Judicial Watch ha ottenuto i documenti dell'FBI relativi alla fuga dei sauditi nei giorni succcesivi agli attentati del 9/11. Dai documenti emergono parecchie incongruenze, JW fa notare che il numero delle persone che l'FBI dice di aver interrogato per assicurarsi che non fossero collegate al terrorismo, prima di concedere loro di partire, varia a seconda dei documenti ottenuti (in uno 22 su 23 partenti, in un altro solo 15) e che addirittura in una nota c'è scritto che un volo speciale di Ryanair potrebbe essere stato noleggiato dalla famiglia reale saudita -o- dallo stesso Bin Laden. Alla faccia dell'approssimazione.
A prescindere da questa apparizione del nome di Bin Laden, del tutto assurda in un contesto nel quale non c'era sicuramente bisogno del suo intervento per evacuare membri della stessa famiglia reale saudita, quello che fa impressione è che secondo l'FBI "not a single Saudi national nor any of the Bin Laden family members possessed any information of investigative value", che tradotto significa che non un singolo saudita e nemmeno alcun membro della stessa famiglia Bin Laden, sarebbe stato al corrente di alcuna informazione di valore investigativo secondo l'FBI.
Ancora più impressionante è che tale conclusione sia giunta dopo interrogatori molto brevi e per nulla stringenti; una differenza notevole con lo "stile" investigativo abbracciato dall'amministrazione USA nei confronti degli arabi in generale e dei potenziali sospetti in particolare; ma la famiglia reale saudita ha ottimi rapporti con l'amministrazione americana e ancora migliori con la famiglia Bush. Dalle carte esaminate non emergerebbe, a questo proposito, alcun intervento "politico" per facilitare l'esodo dei sauditi, ma a questo punto potrebbe trattarsi anche di un caso di telepatia per il quale gli agenti si sono sintonizzati alla perfezione sulle esigenze di una amministrazione legata mani e piedi a quello stesso gruppo dirigente saudita che è poi risultato coinvolto negli attacchi del 9/11.
In ogni caso il dato sicuro che emerge dalla documentazione così come viene presentata, è che le indagini sui sauditi siano state almeno frettolose, quanto attente a non disturbare la suscettibilità dei reali sauditi e dei loro sudditi.
Intanto l'ambasciatore britannico Sir Sherard Cowper-Coles ha detto che la presenza inglese in Afghanistan sarà necessaria per altri decenni.
Presentando un libro nero sulla scandalosa catena di morti causate dall'uranio impoverito tra le fila dei nostri soldati, Falco Accame ha reso notoa l'esistenza di altre tre vittime, che si vanno ad aggiungere ad un elenco che comprende ormai cinquanta nomi, più alcune nascite con gravissime malformazioni. Delle tre "nuove" vittime si conosce solo un nome, quello dell'ufficiale del Sismi, Antonio Caruso, originario di Catania, deceduto a causa di un tumore al cervello nel 1999.
Il libro bianco, edito in collaborazione con il portale www.Vittimeuranio.com oltre a riportare i nomi dei deceduti, illustra bene come le gerarchie militari fossero avvertite da anni della pericolosità delle zone nelle quali erano state impiegate munizioni al DU (depleted uranium), ma anche come le truppe siano state tenute dolosamente all'oscuro del pericolo, mentre venivano fornite loro informazioni sulle cautele da adottare contro ogni genere di malattia, dalla diarrea alle febbri tropicali.
Nonostante lo scandalo di queste morti sia ormai esploso da anni, il ministero della Difesa, i vari governi e le gerarchie militari si sono distinti solamente nell'opera di insabbiamento dello scandalo, arrivando a minacciare le vittime ed i loro parenti; con il simpatico corollario che "fedeli servitori del paese e dello stato" sono stati lasciati a morire tra atroci tormenti senza assistenza e in miseria. Aiutarli avrebbe voluto dire riconoscere le responsabilità dell'esercito e, soprattutto, dei paesi che hanno impiegato questo genere di munizionamento (principalmente gli USA) inquinando per centinaia di anni vaste zone di diversi paesi e provocando la morte di un numero imprecisato di persone, la maggior parte delle quali tra gli incolpevoli residenti civili delle zone bombardate.
http://www.uranioimpoverito.it/ è un altro sito nel quale si possono trovare riferimenti alla vicenda.
I migranti sono spesso le vittime preferite di piccoli uomini in divisa che sfogano le loro frustrazioni su chi è affidato al loro potere. Succede che a volte qualcosa va storto e certi episodi vengono a galla. E' successo alla questura di Bologna, dove alcuni agenti si accanirono contro un fermato credendolo mediorientale (salvo poi scoprire che era cittadino statunitense, che aveva intenzione di denunciarli e alla fine che li ha rovinati) e succede ovunque nel mondo.
E' successo anche in Grecia, dove la polizia è famigerata per il garbo ed il rispetto con il quale tratta i fermati; è successo perchè, come i loro omologhi ad Abu Ghraib, questi geniali tutori della legalità hanno immortalato le loro torture con i telefonini e poi hanno fatto circolare il video tra amanti del genere. Poi il video è finito su una piattaforma di scambio e da lì su Indymedia, dando vita al caso politico.
Una realtà comune a molti paesi, per la quale sembra che agli operatori di polizia sia concesso di compiere crimini ai danni dei fermati quando questi siano così deboli da pensare che non si ribelleranno usando gli strumenti della legge o quando ci si senta protetti dalle mura di una questura, di un commissariato e dall'omertà dei colleghi, quella che alcuni chiamano "spirito di corpo".
Un fenomeno sul quale i paesi sedicenti democratici dovrebbero vigilare molto di più.
Sabato il movimento dei diritti civili riunito attorno al Gay-Pride ha umiliato il Vaticano su tutti i fronti. Numericamente la manifestazione di sabato ha oscurato il ridicolo Family-day e la sua imponente macchina organizzativa. Senza pulmann organizzati dalle parrocchie, senza l'appoggio bipartisan dei partiti, senza la grancassa suonata da giornali e televisioni, il movimento laico è riuscito a portare in piazza almeno il triplo delle persone cammellate dai democristiani al Familiy-day.
L'umiliazione deve essere bruciata parecchio oltre Tevere, se l'Avvenire non ha trovato di meglio che scagliarsi contro qualche slogan impertinente pronunciato durante il pride all'indirizzo del Vaticano. Scene già viste, addirituttra anticipate a Bologna dove da qualche giorno si delira attorno al titolo, definito "blasfemo" di un evento culturale organizzato da un'associazione anticlericale. "La Madonna piange sperma" non è piaciuto e ora si è scatenata la bagarre, come se fosse meno osceno e blasfemo raccogliersi in adorazione delle statuine delle madonne che piangono sangue e come se fossimo ancora ai tempi nei quali le espressioni artistiche dovevano ottenere il placet del vescovo.
Conseguenza scontata del successo del Gay-pride ed esito speculare a quello del family-day è che ora qualcuno vagheggia di un partito omo, da contrapporrre forse al partito della famiglia evocato da Pezzotta quando ancora credeva di aver ottenuto un grande successo convocando i bigotti al seguito dei vescovi.
Non c'è da stupirsi, ormai è chiaro che si naviga a vista e che lo spontaneismo domina un quadro politico privo di riferimenti; a ognuno le sue avventure e relative responsabilità, tanto sarà difficile riuscire a far qualcosa di peggio del Partito Democratico (Cristiano).
Non resta che registrare la grande vittoria del fronte libertario e prepararsi al prevedibile diluvio di stronzate bigotte con animo sereno, basta far finta che al posto di Bagnasco o Ratzinger siano Mr Bean e Ollio a parlare, che come per magia le frasi da inquisitore medioevale si trasformeranno in simpatiche battute allientando le nostre giornate invece di procurarci gastriti.
in Altrenotizie
Volendo sapere cosa è successo oggi in Afghanistan, uno dei sistemi più semplici è digitare la parola “Afghanistan” su Google e cliccare il bottone news. Per godere di uno sguardo allargato è bene spaziare nelle varianti linguistiche. Ci sono parecchie notizie: la più recente è che due attentati suicidi e una sparatoria hanno provocato cinque vittime, ne parlano oltre quattrocento articoli. Quindi ecco la notizia dell’uccisione di un soldato della coalizione nella provincia dell’Uruzgan. Poi dieci morti in un attacco a un convoglio NATO (un soldato olandese e cinque bambini nei dettagli). Segue il giornale canadese che annuncia il ritorno a casa del corpo dell’eroico colonnello, il cinquantasettesimo soldato ucciso per il Canada. Bombardamenti contro i talebani. Una conferenza stampa annuncia che il comando NATO adotterà “misure” per ridurre le uccisioni di civili. Purtroppo l’impegno solenne è intercalato beffardamente con l’uccisione “per errore”, da parte di soldati USA, di sette poliziotti afgani. Si dice inoltre che dopo uno degli attentati ricordati sopra, un soldato americano ha aperto il fuoco uccidendo un passante e ferendone un altro, così almeno dice la polizia afgana.
Il comando della NATO in Afghanistan chiede anche più soldati. Si apprende però che la NATO si è data due obiettivi nell’ultima riunione, appena conclusa: formare l’esercito afgano e risparmiare. La novità è nel risparmiare, visto che sono anni che provano a formare l’esercito afgano con risultati deludenti. Un documento britannico annuncia che le truppe di sua maestà mancano di veicoli corazzati e di elicotteri. Il ministro della Difesa dell’Afghanistan dice che hanno ottimi rapporti con l’Iran e che non è vero che gli iraniani aiutano i cattivi. Anche il suo omologo americano, Robert Gates, ha smentito questa voce. Integrity Watch Afghanistan ha fatto un’inchiesta che ha rivelato come il cinquanta per cento degli intervistati è stato corrotto o ha corrotto: ottimismo. Un rapporto del Pentagono dice che il 40% dei reduci dalle due guerre ha problemi psicologici “gravi”. Il Pentagono ha detto che assumerà molti psicologi. Molti.
Intanto hanno “perdonato” Jack Idema, quel mercenario americano beccato a gestire una prigione privata nella quale torturava afgani. Condannato a dieci anni ne ha fatti tre, altri due suoi complici sono stati scarcerati senza spiegazioni e rispediti negli USA, dove non risulta che li abbiano arrestati. Su Google.it invece domina la liberazione di Hanefi, assurta inevitabilmente a corpo contundente da impiegare nella solita gara d’insulti. Emergency aspetta trattenendo il respiro, non è ancora il momento delle decisioni. In una intervista, infine, Chad Hurley, co-fondatore di “Youtube”, ha invitato il Pentagono a rimuovere il blocco alle più grandi piattaforme di scambio di file audiovideo, ridicolizzando la motivazione ufficiale fondata su un consumo insostenibile di banda per le connessioni. Il Pentagono non vuole che i ragazzi facciano vedere le guerre a casa, ovvio, così non ha trovato di meglio che chiudere l’accesso a siti come “Youtube”, “Flickr”, “Myspace”, dove i soldati riversavano le loro esperienze e attraverso i quali comunicavano con i familiari.
Un lasso di dodici ore decisamente intense, un flusso di notizie che restituisce l’immagine di una quotidianità violenta e caotica nella quale le vicende del sequestro Mastrogiacomo si sono dipanate portando i protagonisti ad affrontare grossi pericoli e sofferenze. Sono morti tutti i protagonisti afgani, da quelli cattivi a quelli buoni, i sequestrati e i sequestratori, fino ai talebani liberati; si è salvato solo Hanefi, che però ha sicuramente patito la sua parte. Si è salvato Mastrogiacomo e forse si salverà la presenza di Emergency nel paese, che in fondo è uno dei pochi motivi che ci resta per non vergognarci di fronte agli afgani.
Per il resto si può ormai dire che fino alla prossima primavera la situazione non dovrebbe evolvere in maniera clamorosa. L’opposizione afgana ha dimostrato di poter gestire e incrementare costantemente la guerra a bassa intensità ormai non più tanto bassa, a dispetto dei bombardamenti americani. L’influenza pachistana si è molto ridotta dopo che erano volate accuse esplicite, ma anche talebani e signori della guerra godono delle difficoltà interne di Musharraf e traggono grandi profitti dall’oppio, godendo nuovamente di relativa tranquillità nelle loro retrovie in territorio pachistano. Potrebbe andare avanti così per decenni, lo sanno tutti e molti va benissimo così. Purtroppo al danno si aggiungerà la beffa, perché ci toccherà sopportare anche le lagne dei cacciatori di pacifinti e degli eroici guardiani del buon nome di questa avventura italiana.
Pacifisti e disfattisti perché non apprezzano l’utilità che discende dalla spedizione. Siamo in compagnia di Jack Idema l’impunito e dei talebani, interpretiamo un copione scritto da Bush che ricorda più Shining che le atmosfere di Kipling, ma qualcuno ha ancora il coraggio di aggredire chi si chiede che senso abbia rimanerci; fortunatamente questo genere di tormenti non hai mai turbato davvero il sonno dell’italico popolo, che grazie a Dio può distrarsi discutendo anche di cose diverse nonché fondamentali, come se gli omosessuali siano malati mentali con tendenze pedofile, o se le donne che abortiscono siano sconsiderate assassine. Consoliamoci con il lieto fine per la liberazione di Hanefi e prepariamoci piuttosto a reggere l’onda d’urto del gossip sulla separazione di Gianfranco Fini, solo l’avvisaglia del notiziume da spiaggia che per qualche settimana ci allontanerà dalla visione degli orrori del mondo, tanto di Afghanistan se ne parlerà solo se morirà un italiano. A nessuno interessa come vive e muore un afgano.
Nota:
L'articolo è stato scritto sabato sera, quindi mancano altre notizie significative: Un attacco suicida che ha ucciso 31 poliziotti e, pare, 4 istruttori tedeschi; un attacco aereo americano che ha ucciso sette bambini, vittime del bombardamento della loro scuola e infine una battaglia nella quale sarebbero rimasti uccisi decine di talebani.

Le dichiarazioni rilasciate da Michelangelo Fournier, vice questore aggiunto, al processo per il massacro alla scuola Diaz in occasione del G8 di Genova, non apportano sostanziali novità a quello che tutti sapevamo, ma dischiudono le porte dell’ufficialità giudiziaria ad una verità a lungo negata.
Cosa diranno tutti quelli che hanno difeso i criminali in divisa e quelli che con la loro omertà li hanno protetti fino ad oggi, di fronte a dichiarazioni del genere?
Qui Info sui processi relativi al G8 di Genova in generale e su quello per i fatti alla caserma Diaz in particolare.
Dal Corriere:
GENOVA - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è
arrivata un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il
coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei
poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza
resa da Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 a Genova vice
questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28
poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz.
In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello
che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non
manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in
atto.
«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano
dell'istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle
colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli
altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra.
Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese
precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e
Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver
trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in
atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho
visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue.
Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che
gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle
domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla
ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono
materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire
subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi
raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei
militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una
cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha
raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la
ragazza stava morendo».(n.d.m. la tedesca Melanie Jonasch)
«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive
in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha
sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la
scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto
spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel
migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è
funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò
che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il
dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L'attuale
ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre
all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all'italiana"
che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A
questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire?
Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il
parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla
commissione d'inchiesta?
Su la Repubblica c'è anche:
In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".
....e ancora:
«C´erano quattro o cinque energumeni, per fermarli ho dovuto anche spingere... sì mi hanno risposto anche insultandomi, poi per fortuna si sono accorti che ero un funzionario e hanno smesso. Uno di loro, uno grosso, corpulento, in borghese con le mani e movimenti del bacino di fronte al volto di una ragazza ferita mimava, minacciandola, un rapporto sessuale. Un comportamento indegno per un appartenente della polizia. Lo feci smettere».
...e ancora
Fournier ha spiegato di essere rimasto stupito di fronte alla presenza delle alte gerarchie: »La Barbera, Gratteri, Luperi, c´erano ma non so il perché. Anche se preferirei non dover parlare di una persona scomparsa (Arnaldo La Barbera è deceduto, ndr) la figura del prefetto come di altri alti funzionai in quel contesto non me la so spiegare. Così come non mi sento di poter dire che di fronte a loro il dottor Mortola (Spartaco Mortola all´epoca capo della Digos, anche lui imputato, ndr) poteva agire in totale autonomia, la sua autorità si attenuava».
Ma il "buon funzionario", chiedono i pm, di fronte ad un reato in flagranza non avrebbe dovuto identificare e denunciare gli autori? La Risposta è sincera ma inquietante: «Non era possibile identificarli in quel contesto. E poi gli eccessi nell´ordine pubblico sono una patologia che esiste ed esisterà sempre. E´ compito dei funzionari cercare di contenere e intervenire. Alla Diaz però c´è stato qualcosa che è andato molto oltre». Per Fournier quell´oltre è durato sei anni.
E' ormai passato un giorno da queste dichiarazioni e dalla loro pubblicazione, ma nessuno dei responsabili politici di allora e di oggi (ministero dell'interno), nessuno degli alti grasi della polizia, nessuna fonte istituzionale è riuscita a trovare le palle per rilasciare la minima dichiarazione.
I giudici americani hanno deciso che il governo non ha alcun titolo per definire "combattenti" i civili e di confinarli in reclusione militare indeterminata. Nell'occasione è stato precisato che i decreti come il Military Act non possono avere ragione della costituzione americana e nemmeno della riserva di giurisdizione riconosciuta ai giudici "civili".
Intanto in Iraq qualche genio ha deciso di armare e sostenere i sunniti "delusi" dai qaedisti. Si tratterebbe di iracheni che già hanno combattuto accanto agli uomini di Bin Laden, ma che ora sarebbero delusi dai troppi massacri e dai magri risultati. Apprendisti stregoni al lavoro, nel 90% dei casi le armi che gli americani hanno consegnato a questo o a quello sono state usate contro gli americani ed i loro alleati, chissà mai cosa ha fatto credere alle teste d'uovo americane che a questo giro andrà diversamente.
Intanto si è scoperto pure che il direttore dell'FBI, Robert S. Mueller III, ha usato l'aereo espressamente acquistato per gli spostamenti veloci e segreti necessari alla war on terror (un costoso Gulfstream V) per le sue gitarelle personali.
Last, but not least, e' stata sputtanata la favola dell'Iran che fornisce armi a talebani e qaedisti. La cosa e' stata smentita ufficialmente, da Robert Gates e dal comandante delle forze NATO in Afghanistan, il generale Dan McNeil. La cosa peraltro non ha interessato molto i giornali che l'avevano diffusa con entusiasmo. La cosa ha irritato i falchi israeliani e americani, che infatti hanno strillato di nuovo contro "il nuovo Hitler" di Teheran, raccogliendo però poca attenzione.
Pare si sia trattato dell'ennesima falsa narrazione inventata e diffusa da fonti vicine a Cheney, da sempre alla carica per sparacchiare su Teheran. Le smentite ufficiali dimostrano che parti importanti dell'establishment americano, Bush compreso, sono del tutto contrarie all'ipotesi di estendere la guerra all'Iran. Una decisione che il governo USA non si puo' permettere.
Il rapporto americano sulla schiavitù
Sono quasi tutti alleati di Washington i paesi che conducono la classifica delle nazioni nelle quali prospera il traffico di esseri umani, ma curiosamente mancano paesi notoriamente poco rispettosi delle leggi in materia, come lo Zimbabwe, ma ci sono paesi, come il Venezuela, che hanno come unica colpa quella di essere sgraditi a Washington.
Il rapporto segreto ONU sul Medioriente
Alvaro de Soto ha scritto un rapporto all'ONU nel quale, nella sua veste di inviato dell'organizzazione in Israele, accusa gli Stati Uniti ed Israele del disastro che sta avvolgendo il medioriente. Mentre Israele è accusata di porre condizioni impossibili ai colloqui di pace, gli Stati Uniti sono accusati di fomentare le violenze distribuendo armi alle fazioni di volta in volta viste come utili e come nemiche di quelle sgradite a Washington.
Il rapporto europeo sulle rendition americane
Dalle 13 dell'8 di giugno e' stato pubblicato il rapporto europeo su rapimenti e prigioni segrete in Europa. Un altro glorioso momento della War on Terror. Da qui si accede al documento (e ai relativi allegati) in italiano. Ci sono anche le targhe degli aerei usati dai geni delle intelligenze militari. Il comportamento delle istituzioni italiane e' definito "scioccante", anche in riferimento all'attuale governo.

L'idea di ottenere informazioni su Ustica utilizzando le possibilità offerte del FOIA funziona.
Qui
si può osservare un esempio tra i documenti che ho ricevuto chiedendo delle comunicazioni da e per l'ambasciata americana a Roma relative all'incidente di Ustica.
Il Dipartimento di Stato mi ha fatto avere una bustona nella quale sono contenuti 14 documenti, alcuni marcati unclassified, altri classified, altri ancora confidential, che dovrebbero rappresentare tutto quanto oggetto della mia richiesta.
L'utilità maggiore di tale documentazioni è nel fatto che fornisce un elenco di "indirizzi" non scontati della macchina amministrativo-diplomatica ai quali andare a bussare con il FOIA in mano, prima tra tutte la stessa Segreteria di Stato.
Occorrono quindi cinque mesi per avere i documenti richiesti, un po' meno considerato che ho poi scoperto che questioni come quella di Ustica possono godere di percorsi d'urgenza e quindi di tempi ridotti.
Vale per Ustica, vale per altri eventi sui quali si voglia indagare accedendo a fonti americane di prima mano. Particolare non irrilevante, fino ad un certo numero di documenti, tutta la procedura è completamente gratuita; tutto verrà recapitato a casa senza la necessità di rimborsare nemmeno le spese postali. Ovviamente un'azione coordinata dovrebbe ottimizzare l'efficacia delle richieste e la loro celerità.
Se ieri la stampa britannica (o meglio, una parte di questa) riportava la notizia di trasferimenti di denaro equivalenti ad un miliardo di sterline all'anno sul conto del principe Turki al-Faisal, già ambasciatore a Washington e ora responsabile della sicurezza saudita, oggi è il turno delle rivelazioni sui denari intascati dal lato inglese nella più grossa storia di corruzione della recente storia britannica.
Ormai la rete di affari nascosta dietro la fornitura di jet all'Arabia Saudita è completamente allo scoperto, ma pare che sarà comunque difficile per i giudici britannici pervenire a qualche condanna< questo non solo perchè il governo ha invocato motivi di sicurezza nazionale per bloccare le indagini del SFO (Serious Frauds Office), ma soprattutto perchè sembra che questo genere di affari sia stato gestito con un marmoreo consenso bipartisan. Da notare che, a margine dell'indagine principale, sono emersi diversi episodi di corruzione in occasione della fornitura di aerei da guerra ad altri paesi; in uno di questi (una fornitura al Sudafrica) le tangenti inglesi hanno avuto ragione di una offerta dell'Aermacchi, economicamente migliore, ma non accompagnata da "commissioni" altrettanto robuste.
Nuovi dettagli
altro articolo del Guardian che insiste nelle accuse e evidenzia il muro di gomma istituzionale che si oppone all'inchiesta.