mazzetta

Ce la possiamo fare...
lunedì, 30 aprile 2007

Prime condanne per le violenze al g8 di Genova.


Sono passati quasi sei anni ed arrivano le prime conclusioni giudiziarie.
Il tribunale di Genova ha condannato il Ministero dell'Interno per le violenze subite da una pediatra della Rete Lilliput, picchiata a sangue senza aver fatto altro che l'esserci ed aver alzato le mani in segno di atteggiamento non violento.

Non riuscendo ad identificare gli autori del pestaggio il giudice ha condannato il Ministero dell'Interno,
perchè: «Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo».

Nero su bianco, la verità giudiziaria dice che quel giorno i pestaggi furono responsabilità del ministro dell'Interno (allora Scajola) e di conseguenza del governo Berlusconi. Una tesi già sostenuta dai movimenti, per i quali la presenza di uomini di AN nella "cabina di regia" della mattanza genovese, aveva già reso evidente quello che comunque ha stabilito il giudice dopo un procedimento durato oltre cinque anni.

Altre info sui processi di Genova in Supporto Legale.
Aggiornamento dai processi by Nero, prima parte:

Il processo per i fatti della Diaz volge ormai agli sgoccioli dei testimoni dell'accusa. Probabilmente entro l'estate si cercherà di chiudere con i testimoni di tutti, in modo da chiudere il processo entro l'anno. In queste settimane, dopo aver sentito tutti i ragazzi e le ragazze massacrate, quelli e quelle che con me vedevano le scene dalle finestre, i medici e gli infermieri, i giornalisti e i fotografi, è arrivato il turno delle massime cariche delle forze di polizia in Italia: questa settimana è toccato all'attuale vice capo della Polizia di Stato Antonio Manganelli e all'ex questore di Genova Francesco Colucci. Settimana prossima toccherà a Gianni De Gennaro (in persona!) e Lorenzo Murgolo, poi sarà il turno dell'ex vice capo della Polizia Ansoino Andreassi (questi ultimi due non vi dico neanche dove stanno adesso, ma penso che ci potete arrivare da soli).

Era ed è ovvio che queste testimonianze (insieme all'eventuale presa di parola dei 29 imputati) sarebbero state cruciali per lo svolgimento del processo. Cerchiamo di riassumere come sta andando in poche parole: nessuno dubita della responsabilità di Canterini e capi squadra, che verranno condannati e i ragazzi della Diaz risarciti in qualche misura. Il punto nodale e politicamente più rilevante (e anche storicamente più interessante) è la responsabilità degli alti papaveri della polizia italiana presenti sul posto o partecipanti alla riunione che decise l'operazione. La storia ci ha già consegnato la verità, ovvero che tutte le alte gerarchie della Polizia Italiana imbastirono un'operazione altamente violenta e spettacolare per riconquistare un po' di faccia e per spiegare la propria debacle con dei pericolosissimi terroristi. A questo fine non solo si lanciano in una vera e propria vendetta a suon di manganelli e scarpate dal sapore anfibio, ma non contenti si inventano la presenza di due molotov (che pur essendo in sé poca cosa su 300.000 manifestanti bastano come qualifica per operazioni relative ad armi da guerra).

Ora, l'audizione come teste dell'attuale vice capo della Polizia Manganelli si conferma poco utile da questo punto di vista: viene a difendere il suo "figlioccio" (ed erede) Gratteri dalle accuse di capo banda nell'invenzione delle "bocce". Lo presenta come poliziotto scrupoloso e responsabile, nonché come unico perplesso dalle modalità dell'operazione. Per il resto non dice nulla e appena si preme un po' sul suo ruolo e su quanto avrebbe dovuto sapere in posizione talmente apicale, si erge in tutta l'arroganza che solo i poliziotti riescono a dimostrare quando li si tratta come tutti gli altri cittadini... D'altronde la legge è uguale per tutti è solo un motto che nelle aule di tribunale trova ben pochi esempi.

Ma è da Colucci (ex questore di Genova e unico vero e proprio silurato della situazione, anche se funzionalmente è stato promosso come tutti gli altri con gli usuali scatti di carriera in posizioni meno "visibili") che ci si aspetta qualche rivelazione, dato che è lui a organizzare le riunioni che portano all'operazione Diaz. In sei anni Colucci non ha mai saputo dire quale fosse la catena di comando, chi avesse deciso cosa, chi fosse il reale spingitore dell'operazione. Nel 2007, liquidando le precedenti dichiarazioni (che pare aver letto molto bene pochi giorni prima... con sconcerto del pm ma senza ammonizioni da parte del tribunale) e addirittura fonogrammi in cui affermava il contrario,  inspiegabilmente Colucci finalmente ricorda chi erano gli spingitori, o meglio gli unici che lo hanno convinto all'operazione: Andreassi e Murgolo. Guarda caso gli unici alti gradi della polizia archiviati proprio per l'assenza della medesima dichiarazione da parte dell'ex questore in sede di precedenti interrogatori. 

Non stupisce che le difese gongolino (dall'inizio volevano tendere il trappolone allo scampato murgolo) e che il pm sia sconcertato dalle incongruenze, ma fa inorridire la non disponibilità della corte ad approfondire. Viene il dubbio che le nuove dichiarazioni di Colucci facciano molto comodo per una sentenza che accontenti un po' tutti senza far male a nessuno. Leggere la trascrizione di oggi deprime un po', ma ci insegna molto bene qual è il gioco in cui ci siamo infilati tanti anni fa. Di solito è bene saperlo.

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categoria: italia, movimenti, repressione, diritti civili


lunedì, 30 aprile 2007

Il miserabile fallimento americano in Iraq.


Gli americani in Iraq hanno (ri)costruito poco e male, ma qualcosa hanno fatto, tanto che poco tempo fa l'amministrazione USA distribuì un elenco di otto opere definendo la loro conclusione un "successo". Non "grandi opere", ma stazioni di polizia, un paio di ospedali, generatori elettrici...robetta.

Ora i controlli da parte degli stessi americani dicono che sei di quelle otto opere in realtà sono in via di disfacimento. Accade a causa della mancata previsione di fondi per la manutenzione, perchè non sono stati addestrati iracheni per farle funzionare o perchè, anche quando fossero assegnati a tale compito, gli iracheni in questione hanno abbandonato il posto (e l'Iraq con le familglie) o sono rimasti uccisi e mai più rimpiazzati.
Tanto basta perchè il rapporto indichi gli iracheni come corresponsabili del fallimento.

Così gli ospedali funzionano solo parzialmente e non funzionano nemmeno i generatori elettrici dell'aeroporto di Baghdad, controllato dagli americani e vitale per la lo loro presenza. I generatori sono costati quasi dodici milioni di dollari e poi sono stati lasciati a prendere la polvere, spiccioli in confronto alle frodi finora portate alla luce dai controllori contabili americani.

Tra gli otto "successi" citati come un vanto, solo due opere sembrano concluse  e funzionanti come dovrebbero: due stazioni di polizia. Un altro miserabile fallimento che la propaganda ha tentato inutilmente di coprire con affermazioni trionfalistiche.

Gli iracheni ringraziano.
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categoria: iraq, stati uniti, truffe, war on terror


lunedì, 30 aprile 2007

Bestie e animalini al TG2


Una discreta parte del tempo del TG2 viene dedicato agli animalini. Uso il diminutivo perchè gli animali presentati dal TG2 non sono quasi mai presentati in libertà e ancora meno per informare il pubblico delle loro qualità, delle loro vite o dei loro problemi in natura.mauro

Gli animalini del TG2 di solito occupano, insieme al gossip e allo "spettacolo", la parte finale del TG2 e, come gli artisti loro compagni di sventura, vengono di solito proposti sperando di ottenere così l'interesse del pubblico che si suppone avere a cuore la natura.

In realtà i servizi del TG2 possono al più fornire agli spettatori il materiale  per sparare qualche innocua stronzata al bar, vista l'approssimazione ed il livello degli stessi. Quello che colpisce non è tanto il fatto che questi servizi siano per lo più pieni di castronerie clamorose, ma  il fatto che il telegiornale della destra italiana affidato ad un "professionista" come Mauro Mazza  non riesca ad andare oltre la rappresentazione degli animali e della natura che si può recuperare allo zoo.

La gran parte dei servizi sugli animalini proviene infatti dagli zoo, il resto da Internet, dove la redazione preleva video "divertenti" che hanno come protagonitsti gli animalini (gli stessi che si possono vedere a "Paperissima" e in programmi simili) e li propina ad un pubblico ormai incapace di distinguere tra informazione ed intrattenimento.

La passione del TG2 per gli animalini è sospetta, dall'avvento del direttore Mazza sono ormai state realizzate  centinaia di ore di trasmissioni del genere; evidentemente il direttore è convinto che l'audience ne tragga giovamento, ma altrettanto ovviamente questo genere di robaccia non è informazione ed è indegna del servizio pubblico. Questo senza considerare che i giornalisti del TG2 (che non sono pochi e nemmeno poco retribuiti) in questa maniera confezionano un prodotto di pessima qualità semplicemente attingendo da Internet; potrebbero anche sbattersi di più senza per questo soffrirne.

Ogni giorno le agenzie internazionali distribuiscono centinaia di ore di "girato" nel mondo; migliaia di notizie, storie edificanti e raccapriccianti, momenti storici per paesi lontani, accadimenti destinati ad influenzare la nostra storia, notizie che ci renderebbero edotti su come va il mondo, ma tutto questo ben di Dio al Tg2 e al suo direttore non interessa.

Molto meglio propinare stronzate alla pubblica opinione, in particolare in un momento nel quale dal mondo arrivano solo pessime notizie per i bugiardi in malafede che hanno "pompato" la War on Terror" a suon di balle.

E' per questo che mezzo TG2 se ne va con gli animalini in gabbia e con la rassegna gossip-promozionale nella quale omarini e donnine fanno la foca dietro lo schermo per il divertimento di grandi e piccini, che il giorno dopo potranno disquisire su -chi tromba con chi- o su - che faccina triste aveva l'orsetto- nei luoghi della loro socialità.

Evviva il servizio pubblico, evviva l'informazione!
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categoria: trash, media, decultura, infowatch


sabato, 28 aprile 2007

Il terrore contro Arabia Saudita e Pakistan


Anche i governi di  Arabia Saudita e Pakistan sono considerati nemici da quei "terroristi" che hannoPH2007042800315
contribuito a nutrire e che si sono illusi di poter utilizzare come utili marionette.

Mentre in Arabia Saudita viene scoperto un piano che prevedeva una serie di clamorosi attentati nel paese e sono arrestati 172 militanti qaedisti, in Pakistan un attentato riesce a colpire il ministro dell'interno e a ferirlo, provocando allo stesso tempo altre 12 vittime e oltre 20 feriti, tra i quali il figlio del ministro. L'attentato, avvenuto nei pressi di Peshawar ha provocato anche numerosi feriti,  le condizioni del ministro, Aftab Khan Sherpao sono buone, sarebbe stato ferito solo lievemente. L'attentatore suicida è stato fermato dalla scorta del ministro, il che non gli ha impedito di farsi esplodere e di portare a termine una carneficina.

L'attentato segue quello (fallito) al primo ministro Shaukat Aziz e i numerosi tentativi di colpire il dittatore pachistano Pervez Musharraf. 

Intanto si viene a sapere che
gli attacchi terroristici compiuti nel 2006 in tutto il pianeta sono aumentati del 30% rispetto a quelli dell’anno precedente: lo si apprende dalle anticipazioni dell’ultimo rapporto del dipartimento di Stato americano fornite ieri alla stampa statunitense da un portavoce
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categoria: pakistan, arabia saudita, war on terror


sabato, 28 aprile 2007

Il Canada abbandona il Protocollo di Kyoto


Tra i paesi che non l'hanno firmato e quelli che pur avendolo firmato hanno aumentato comunque29559543 le emissioni inquinanti, non c'è differenza. Il Protocollo di Kyoto (del quale si discute una seconda versione) è morto dopo aver assolto il suo compito: mostrare che i governi e le elite mondiali si stavano occupando del problema, mentre in realtà protetti dal fumoso Protocollo quasi tutti i paesi industrializzati hanno aumentato la loro capacità di inquinare.

Le conseguenze di un comportamento del genere sono sotto gli occhi di tutti, ma la musica sembra destinata a non cambiare ancora per lungo tempo.

Il Trattato di Kyoto impegnava il Canada a tagliare le proprie emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2008-12, ma a oggi le emissioni canadesi superano del 30% quelle del 1990. Se a questo si aggiunge che gli studi che hanno imposto il Protocollo chiedevano una riduzione del 20% e poi si è arrivati al 6% dopo una serie infinita di trattative al ribasso, c'è poco da stupirsi del riscaldamento globale.

In questa tabellina della BBc sono illustrati i risultati ottenuti dai paesi europei che avevano firmato il Trattato



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Solo Svezia, Gran Bretagna e Germania hanno ottenuto riduzioni sensibili, mentre gli altri paesi hanno continuato a peggiorare il livello nazionale di emissioni. L'Italia, il cui ultimo piano energetico nazionale risale al 1987, ha registrato un aumento vicino al 10%; il che, avendo firmato il trattato porterà anche ulteriori danni economici.

Anche il Canada sembra aver risolto il problema con un inutile piano ricalcato su quello recentemente presentato dalla UE, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020; poi tra tredici anni ci diranno che non ce l'hanno fatta e che sono molto dispiaciuti, tirando fuori dai casseti un piano di riduzioni entro il 2040 che fin da ora tengono pronto; sempre che prima non si sia veramente scatenata una catastrofe. Nel frattempo economisti ed imprenditori canadesi sono contenti perchè, dicono, limitare le emissioni avrebbe significato frenare lo "sviluppo" dell'economia canadese.
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categoria: truffe, economie, ecologie


giovedì, 26 aprile 2007

May Day in avvicinamento


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Si può scaricare da qui.
Euromayday.org
Intelligence Precaria
Una voce sulla assemblee preparatorie
I Tarocchi della precarietà


Mayday a Tessalonica.
Mayday a Madrid.
Altri primo maggio nel mondo.


Aggiornamento:

Qui l'appello uscito dalla rpima assemblea di preparazione:

Appello Mayday 007

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi
ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità,
alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali,
alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti
chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici
ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e
quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono
diritti.

Let's Mayday

Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !

L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei
media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva
la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione,
in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica
nazionale.

Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il
protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente
assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di
sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito
l'inaffidabilità dei partiti “radicali” e lo smarrimento del movimento,
precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi
nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che
unisce una Mayday all'altra.


''' La Mayday 007 parla di conflitto '''

Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di
crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e
sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha
dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può
non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è
un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e
consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha
saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo
virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte
estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione
continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato
sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni,
si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella
capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i
precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso
l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e
nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo
spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.


''' La Mayday 007 parla di rivendicazioni '''

Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive
una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le
rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la
struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non
possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei
diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali
per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono
sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del
centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una
diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli
sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono
un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso
orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà
anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da
rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si
vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto -
attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone
tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza
preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La
continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti
alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità,
anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di
rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere
per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una
traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua
intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del
mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di
quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a
qualunque costo.


''' Dal conflitto al reddito passando per i cinque assi della
precarietà '''

Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel
sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di
noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per
sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della
precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La
casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la
formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e
compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento
e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed
attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche
dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il
governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il
carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta
pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano
inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei
soggetti.


''' La Mayday 007 parla di diritti, cittadinanza e nuove civiltà '''

Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la
bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si
ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il
vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di
barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo
sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi
sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e
di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non
conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute,
all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre
attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da
questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone
center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte
di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.
La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio
premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del
corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha
bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è
quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per
costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della
legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale
dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale
muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi
resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei
diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto.
A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in
giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili,
l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o
non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa
spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta.
E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT,
cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.


''' La Mayday 007 parla d'Europa '''

Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa
è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per
superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto
diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha
partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di
welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti,
riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un
salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e
garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di
Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.

Aggiornamenti dalle assemblee:

Anticipazioni

Aggiornamento repressione:

Tanto per non farsi mancare nulla, lo stato impiega le sue energie per tormentare chi si impegna nel sociale; l'attivismo diventa motivo necessario e sufficiente per essere sottoposti a misure di coercizione più degne del ventennio che di una repubblica appartenente all'Unione Europea del ventunesimo secolo.

Aggiornamento occultamenti:
Nessuno riporta la notizia secondo la quale ignoti hanno "festeggiato" il 25 Aprile impiccando tre fantocci con appesi cartelli insultanti verso la Resistenza in quel di Cava de' Tirreni. Tutti indignati per i fischi ai politici, mentre infaamità del genere rivolte alla memoria dei partigiani non interessano nessuno.
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categoria: movimenti, mondo precario


giovedì, 26 aprile 2007

Finti decapitati e finti traffici d'armi. Molto rumore per nulla, sulle cose serie cala il silenzio.

Scoppia in Gran Bretagna un caso simile a quello che ha visto protagonisti i servizi segreti italiani e alcuni giornalisti compiacenti come Renato Farina. Il governo britannico avrebbe fatto filtrare a giornalisti "amici" dettagli ed accuse sul "complotto" secondo il quale un gruppo "islamico" aveva progettato di rapire un soldato britannico musulmano e poi decapitarlo a scopo esemplare.
Per fermare il piano furono eseguiti numerosi arresti e la notizia ebbe vasta eco internazionale.

Non era vero niente, ma John Reid, segretario dell'interno, avrebbe informato in anticipo dell'inchiesta alcuni giornalisti, fornendo i dettagli più impattanti sull'opine pubblica.

A far notizia non è l'ennesima costruzione di storie false, ma l'accusa al segretario dell'interno britannico di aver messo in pericolo le indagini, peraltro false come nel caso dell'allarme sugli attentati agli aerei per mezzo di esplosivi liquidi; al seguito del quale ancora oggi i passeggeri dei voli sono ancora oggi costretti a fare i salti mortali, se vogliono portarsi in viaggio medicinali o prodotti per l'igiene personale.

Una costante della War on Terror, che vive più di attentati e complotti finti che di realtà.

Anche la notizia secondo la quale un aereo  falsamente recante le insegne ONU porterebbe armi ai Janjaweed sudanesi impegnati nel "genocidio" in Darfur sta agitando la comunità internazionale

L'aereo (pag.5: "An-26 35 06 RA-26563 Sibir canx 12mar04 as sold to Sudan."), indicato da un "anonimo ufficiale Onu" come proveniente dal Kazhakistan, è invece stato venduto al Sudan dalla Russia. Il fatto che l'anonimo ufficiale sia poi risultato russo spiega forse perchè il dito accusatore sia stato puntato nella direzione sbagliata.

Intanto il segretario dell'ONU, interpellato in proposito ha detto di non aver sollevato la questione nei recenti colloqui con il leader sudanese.

Si è scoperto inoltre che la questione dell'aereo con le insegne ONU era nota da oltre un mese, ma che nessuno ha tenuto ad approfondirla, fino a che qualche volpe dell'amministrazione Bush non ha pensato bene di legarla ad un traffico d'armi clandestino che peraltro nessuno è stato in grado di provare.

Al momento la cosa più probabile è che l'aereo sia stato impiegato in passato per missioni umanitarie e in seguito le due lettere "UN" non siano state rimosse dalla fusoliera; anche perchè non si capisce bene per quale motivo camuffare l'aereo, visto che non c'è nessun pericolo per l'aviazione sudanese in Sudan e visto che gli aerei sudanesi non hanno mai smesso di volare da e per il Darfur, senza contare che un aereo conciato così attira l'attenzione molto di più di un normale trasporto militare.

Secondo molti commentatori il "caso" dell'aereo è un semplice pretesto, sollevato in un momento nel quale l'amministrazione Bush torna a suonare la grancassa sul Darfur, probabilmente al fine di non far udire le grida di dolore che si alzano da Iraq, Afghanistan e Somalia.

Processo ai traditori o tentativo di insabbiamento?

Molto diverso il caso per il quale si sta tenendo un processo in Gran Bretagna, ove si accusa un funzionario di aver fatto trapelare la minuta di un incontro tra Bush, Blair e rispettivi staff nel 2004.

Il documento riporterebbe opinioni dure nei confronti di paesi alleati, dall'Iraq fino a paesi europei quali l'Italia e la Spagna, oltre a commenti ed auspici alquanto impresentabili alle orecchie delle opinioni pubbliche, almeno a sentire i "rumors" trapelati finora, ai quali ovviamente non si fa accenno nel corso del processo. Mentre i britannici indagano per capire se qualche ufficiale ha tradito il proprio dovere, a fare scalpore sarebbe proprio il contenuto del briefing, qualora corrispondesse alle voci che circolano. Si tratterebbe infatti di una riunione dalla quale emerge, oltre alla scarsa capacità di mettere in campo idee utili, anche un robusto astio per il "resto del mondo" che non asseconda i piani del duo Bush-Blair.

Non a caso le domande del giudice ai funzionari vertono sul se e quanto la segretezza di questi meeting possa essere opposta ai curiosi, nei casi nei quali vengano trattati argomenti "illegali" o si dia notizia di crimini o di operazioni non permesse dalla legge.
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categoria: africa, truffe, war on terror, fantaindagini


martedì, 24 aprile 2007

Etiopia: attacco al petrolio


Mentre l'esercito etiope è impegnato nell'invasione in Somalia e nei combattimenti che sono seguiti al fallimento, da parte del Governo provvisorio somalo, di costruire il minimo consenso indispensabile a far tacere le armi, qualcuno ne approfitta.

Nella regione dell'Ogaden, ad Abole, ha avuto luogo un pesante attacco alle istallazioni petrolifere, si parla di oltre duecento uomini armati,, durante il quale sono rimasti uccisi nove dipendenti della
Zhongyuan Petroleum Exploration Bureau, sussidiaria della China Petroleum and Chemical Corporation (CPCC) e sessantacinque etiopi. Un atto che il governo etiope non ha esitato a definire "terroristico".

L'attacco non è stato rivendicato, ma è presumibile sia opera del Fronte di Liberazione Nazionale dell'Ogaden
(ONLF) che già in passato aveva minacciato attacchi alle istallazioni petrolifere se la dittatura avesse continuato ad ignorare le richieste di maggiore autonomia della regione.

L'Ogaden è una regione petrolifera che si incunea nel Corno d'Africa ai confini con la Somalia. Anche in Somalia c'è il petrolio e, a sentire gli americani, ce n'è anche parecchio. Ancora una volta il petrolio non porta benedizioni alle popolazioni che hanno la ventura di possederlo, ma una lotta all'ultimo sangue per trarne il maggior profitto tra governi nazionali corrotti e popolazioni locali. Il caso dell'Ogaden è sovrapponibile a quello del delta del Niger in Nigeria, se non fosse che la dittatura etiope di Zenawi è ancora più spietata della corrotta oligarchia nigeriana.


Aggiornamento:
Il Fronte di Liberazione Nazionale dell'Ogaden ha rivendicato l'attacco.

Aggiornamento 2 maggio:
Senza apparenti contropartite l'ONLF ha rilasciato i lavoratori cinesi ed etiopi sequestrati.
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categoria: africa, war on terror, somalia


martedì, 24 aprile 2007

Gli inglesi provano a nascondere la grande truffa


La Gran Bretagna sta impegnandosi a fondo per finire sul banco degli accusati per corruzione. Il motivo scatenante è l'emergere dello scandalo che ha coinvolto la BAE, l'impresa aerospaziale britannica colta a corrompere alcuni principi sauditi per ottenere una commessa per la fornitura di aerei militari.

Il governo Blair ha chiuso la faccenda sul lato domestico stoppando i procedimenti giudiziari in nome del superiore interesse nazionale, anche se non ha spiegato perchè l'aggiudicazione di una commessa (pur ingente) dovrebbe porre al di sopra della legge sauditi e britannici implicati in questi reati. Una strana concezione del diritto. Sarebbe un pò come dire che chi paga è al di sopra della legge, un dettaglio che non è sfuggito a molti britannici, ma che non pare impensierire il governo Blair, spinto dall'esigenza di salvare i propri funzionari e dalle pressioni dei sauditi, che hanno già fatto sapere che qualora i principi corrotti fossero giudicati, l'Arabia Saudita rinuncerebbe alla commessa.

Oggi il Guardian informa che la Gran Bretagna sta cercando, in gran segreto, di far rimuovere Mark Pieth, che è un signore svizzero a capo dell'Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD), che sarebbe l'organismo mondiale che si occupa, tra le altre cose, di combattere la corruzione a livello mondiale.

Dice il Guardian che, il mese scorso, i britannici cercarono di impedire a Pieth l'annuncio dell'apertura di un'inchiesta sullo scandalo BAE; incapaci di ottenere il risultato prefissato si sarebbero poi riuniti con altri membri dell'OECD per chiedere la rimozione di Pieth. Fallito anche questo tentativo i britannici hanno intrapreso una campagna sottotraccia al fine di farlo cacciare a botte di calunnie sussurrate a mezza voce, dopo le quali il governo britannico se ne è uscito dicendo che Pieth risulterebbe troppo "chiacchierato". Secondo il Guardian Pieth sarebbe ovviamente furioso, anche se per ora mantiene privato questo sentimento .

I britannici avevano anche provato ad imporre il silenzio all'OECD in nome dell'inchiesta in corso in Gran Bretagna, ma poichè Blair ha dichiarato al mondo che questa si concluderà nel nulla per ordine del governo, la richiesta non è stata calcolata per niente ed è stata rigettata senza troppi complimenti; dalle parti dell'OECD hanno detto: "The British do not have support from anyone else on this." Che tradotto significa che gli inglesi sono assolutamente soli nelle loro pretese.

Anche il direttore generale dell'OECD, Angel Gurría, si sente sotto tiro da parte degli inglesi, visto che un magazine britannico (l'Economist, non un magazine qualunque) lo ha coperto di accuse proprio la settimana scorsa, su indicazioni di "un diplomatico di un paese dell'Europa Settentrionale. Che guarda caso si è poi saputo essere David Lyscom, l'ambasciatore britannico presso l'OECD .

Mentre alcune associazioni inglesi si stanno muovendo per cercare di portare sul banco degli imputati i coinvolti nello scandalo BAE, l'OECD paga l'annuncio di un'inchiesta parallela su BAE e l'aver mostrato impazienza per il fatto che la Gran Bretagna tardi a mettere mano  alle sue leggi contro la corruzione, leggi per quali fino ad ora in Gran Bretagna non è mai stato condannato nessuno. Statisticamente un fenomeno inspiegabile.
In ogni caso, fino a quando il governo Blair scipperà le inchieste ai giudici , cambiare la legge servirà a ben poco.

Aggiornamento:


Si è venuto a sapere che la BAE ha pagto 2500 sterline al mese il signor Paull Mercer, amico del ministro-ombra della difesa conservatore, per spiare un gruppo pacifista impegnato contro la proliferazione degli armamenti. La notizia rende ancora più esplicito il fatto che BAE agisca e abbia agito abitualemnte al di sopra della legge.
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martedì, 24 aprile 2007

I preti sempre più fuori di testa, ecco un altro che si deve vergognare parecchio.


Il campioncino di oggi si chiama Angelo Amato, il «numero 2» della Congregazione della Dottrina della Fede, che se ne è uscito, nel corso del Seminario mondiale dei cappellani cattolici e membri dei Cappellani dell'Aviazione civile, equiparando aborto ed eutanasia al "terrorismo".

A parte che questo pretino ed i suoi amici dovrebbero spiegare chi possano mai "terrorizzare" quanti ricorrano all'aborto o all'eutanasia, che sono fatti privatissimi se non salta fuori qualche prete a farne degli show; c'è da notare come la Chiesa cattolica italiana faccia di tutto non solo per allontanarsi dal comune sentire, che sarebbero casi suoi, ma soprattutto come si ponga agli antipodi della legge italiana, sconfinando spesso nell'illegalità.

Cos'è infatti, se non una calunnia, chiamare assassina una donna che decide di abortire? Non è forse una incitazione a delinquere l'indicare abortienti e medici che le assistono come assassini e terroristi? Cosa dovrebbe fare il buon cristiano che volesse, seguendo la dottrina, mettere fine a questo genere di offese a Dio e agli uomini? Se gli ospedali dove si praticano aborti sono: «autentici mattatoi di esseri umani in boccio», perchè non dovrebbe essere lecito metterci delle bombe? Se i  laboratori dove si «fabbrica»  la Ru 486, la cosiddetta pillola del giorno dopo, o dove «si manipolano gli embrioni umani» sono luoghi del demonio, perchè non distruggerli? Se i parlamenti dei paesi democratici che approvano l'aborto sono nella lista nera perchè vi si «promulgano leggi contrarie all’essere umano», perchè non assalirli a cannonate e restaurare infine l'ordine divino delle cose? Perchè non cercare di fermare gli aborti intimidendo o facendo violenza sui medici?

Questo genere di domande evidentemente la congrega dei preti italiani non se le pone e segue il pastore tedesco sul declino reazionario che conduce all'intolleranza, al fanatismo e al mettersi in contrapposizione con la società e lo stato italiani.

L'aborto sarebbe "terrorismo dal volto umano" e ci verrebbe suggerito in maniera subdola dai media (che in verità parlano di aborto solo quando le tonache stormiscono  al vento dell'intolleranza), perchè secondo Amato l'aborto sarebbe: “uccisione di un essere umano indifeso”. Già, per la chiesa al tempo di Ratzinger l'embrione è "uomo" fin dal concepimento, per questo hanno abolito il limbo e si stanno impegnando perchè altre regioni oltre alla Lombardia decidano la sepoltura per i resti abortivi (sperando che in Lombardia, se proprio non riescono ad abolire questa vaccata, intanto varino -almeno- il regolamento che metta fine a una situazione per la quale le celle frigo delle camere mortuarie si vanno riempiendo di fetini in attesa di sepoltura)

Un'altra bella esibizione di fanatismo ignorante, un ritorno di fiamma medioevale per tentare di radicalizzare la dottrina nel tentativo di fermare l'emorragia di fedeli e di vocazioni che uccide la Chiesa, incapace di rapportarsi con la modernità. Incapaci di risposte all'altezza dei tempi le gerachie ecclesiastiche preferiscono coprirsi di vergogna cercando di legare quel che resta del gregge a pastori sempre più intransigenti e sempre meno vicini alla narrazione cattolica più moderna.

Un ritorno al passato che non è solo reazione stereotipata di un clero vecchio, omofobo, misogino ed ignorante, ma che è soprattutto la dimostrazione lampante dell'incapacità del clero cattolico nel relazionarsi con la modernità e nell'accettare una realtà molto diversa da quella auspicata.
Il Vaticano sembra rincorrere i mullah più fanatici, assumendone le retoriche e l'intransigenza che sconfina nel fanatismo, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che lo "scontro di civiltà" che pericolosi individui propagandano da anni, non è una gara a chi è più antimoderno o più fanatico.

Dopo le parole di Amato resta agli atti che lo stato italiano è "terrorista" e dotato di leggi "contro l'essere umano", ma resta anche nella memoria di tutti gli italiani che la deriva reazionaria della chiesa cattolica è ormai un dato accertato e che mentre le chiese si svuotano il Vaticano cerca di saturare l'infosfera con la sua presenza ossessiva e con sparate del genere, favorito in questo dall'atteggiamento genuflesso di un sistema dell'informazione ormai più a suo agio nel raccomandarsi ai santi e agli alti prelati che ad interpretare il difficile ruolo di strumento fondamentale di una democrazia moderna.

Sperando di non assistere mai ad aggressioni contro i medici abortisti o al linciaggio di qualche omosessuale equiparato ai pedofili, non resta che mettersi in attesa di reazioni dei politici italiani che non ci saranno e chiedersi: " Quousque tandem, Benedictus, abutere patientia nostra?".

(Fino a quando, Ratzi, abuserai della nostra pazienza?)



Curiosità dal mondo delle religioni:200px-Pentagram_circumscribed.svg


Gli Stati Uniti, decisamente più "aperti" alla tolleranza religiosa, hanno ammesso l'impiego nei cimiteri militari dei simboli Wicca, i militari Usa potranno così scegliere di decorare la propria tomba anche con la stella a cinque punte iscritta nel cerchio, che ricorda tanto il simbolo delle Brigate Rosse.


Aggiornamento:
Paese che vai, chiesa che protegge i pedofili che trovi.
Anche la Chiesa d'Inghilterra finisce sotto accusa per aver protetto ministri del culto dediti alla pedofilia.
Il caso è quello di un maestro di canto, accusato nel 1990 di molestie e "coperto" dalla chiesa anglicana, fino a che non si è scoperto in tempi recenti che continuava a molestare i giovani affidati alle sue cure.

Aggiornamento 30 aprile.

Sempre della serie "non facciamoci mancare niente", la settimana scorsa il Messico ha approvato una legge che consente finalmente l'aborto; a ruota è arrivata l'arcidiocesi di Città del Messico che ha scomunicato i politici colpevoli di averla votata. Si attende il parere del Vaticano, che negli anni '70 perse nel nostro paese la stessa battaglia, ma che non ha potuto seguire l'esempio in quanto avrebbe dovuto scomunicare il 70% dei votanti al referendum. Evidentemente il Vaticano rinuncio alla scomunica per opportunità politica, una tale massa di scomuniche avrebbe lasciato la chiesa cattolica italiana senza più fedeli o quasi.

 messicana
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lunedì, 23 aprile 2007

Allarme crisi umanitaria


Il Pam avverte che una grave crisi umanitaria potrebbe portare alla morte di centinaia di migliaia di persone in Africa Centrale. Secondo la neo-direttrice del PAM "il conflitto in Darfur ha tracimato", secondo la realtà la situazione è aggravata dal fatto che in Ciad e Repubblica Centrafricana i due dittatori stiano commettendo stragi con l'aiuto dei francesi e che questi stragi producono centinaia di migliaia di profughi, già segnalati settimane fa dall'inviato ONU in zona.

La nuova direttrice del PAM è Josette Sheeran, una "moonie", cioè una seguace del reverendo Moon e della sua setta (quella dell'affaire Milingo).
Moon, oltre ad essere a capo della "Lega Anticomunista Mondiale" annovera tra i suoi fedeli George Bush padre, ed è un fervente sostenitore della guerra in medioriente, poichè condivide la profezia contenuta ne L'Apocalisse, per la quale dopo la guerra tra i due fiumi verrà il giorno del giudizio ed il riscatto dei buoni.

Per la cronaca Moon si definisce Dio in terra. La nomina della Sheeran (che da piccola fu oggetto di una lite legale tra i suoi genitori e la setta, accusata di averla "rapita") ha destato scalpore e proteste, ma l'amministrazione Bush è riuscita comunque ad imporla alla guida del PAM.

Al di là dell'errata indicazione delle cause, il problema è correttamente localizzato dal PAM nella Repubblica Centrafricana, ove le milizie di Bozizè costringono ormai da settimane le popolazioni del Nord-Est del paese a vivere nella boscaglia per timore di rappresaglie. Purtroppo "non si può dire" perchè altrimenti bisognerebbe accusare un alleato e chiedere alla Francia perchè stia combattendo una guerra illegale per tenerlo in sella.
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sabato, 21 aprile 2007

Turchia: mano libera ai nazionalisti

Anche in Altrenotizie

L’onda lunga della “war on terror” ha finito per destabilizzare anche la Turchia, dando fiato e spazio di manovra ai nazionalisti antidemocratici. Come è già accaduto per l’Egitto, per l’Arabia Saudita e altri preziosi alleati di Washington, la sconfitta che si intravede al fondo della tragica avventura irachena, stimola gli amici dei falliti portatori di democrazia a rafforzare stili di governo autoritari fondati sul nazionalismo. Quasi tutti i giornali turchi hanno inquadrato l’assassinio dei tre cristiani a Malatya come un episodio della strategia della tensione ad opera della destra nazionalista. Destra che non uccide i preti o gli stampatori di bibbie in nome di Allah, ma in nome di quella stessa “turchità” per la quale vengono osteggiati e perseguitati anche gli “islamici” o chi sollevi la questione degli armeni; comode etichette con le quali condannare senza processo anche chi proponga di riformare un paese che non si è mai veramente liberato dal pesante controllo da parte dei militari.

Con il varo della “war on terror” i militari hanno recuperato importanza in Turchia e negli ultimi anni hanno dato chiari segni di voler continuare ad imporre la loro linea politica, decisamente autoritaria e poco rispettosa della democrazia e dei diritti umani e civili. Nell’ultimo anno la Turchia ha visto l’invadenza dei militari farsi sempre più evidente e minacciosa

Questo riprender fiato dei militari ha dato pessima mostra di se in numerose occasioni. Non solo lo stato maggiore dell’esercito ha più volte minacciato di invadere le province curde dell’Iraq per cacciare i “terroristi” (sollevando la preoccupazione della Rice), ma in Turchia c’è stata anche una serie di omicidi di ispirazione chiaramente nazionalista, gli autori dei quali sono tutti vicini all’esercito e inseriti in formazioni nazionaliste ed estremista di destra.

Ancora più preoccupante l’episodio che ha visto protagonista il generale Buyukanit l’anno scorso. Ora capo dell’esercito turco, l’anno scorso ne era il numero due e venne accusato di comandare una specie di organizzazione Gladio, occupata a compiere attentati da attribuire ai curdi. Che questo accada è stato dimostrato più volte, fino al caso nel quale una folla inferocita riuscì a catturare agenti della polizia turca che avevano appena compiuto un attentato da attribuire ai curdi. Sulla folla che tratteneva gli assassini in attesa del magistrato spararono poi da un’auto risultata appartenere alle forze dell’ordine, facendo un’altra vittima e numerosi feriti.

L’inchiesta su quei fatti finì in nulla, i militari tuonarono e a finire prima sotto accusa e poi licenziato fu lo sfortunato procuratore al quale era stato assegnato il procedimento. Buyukanit diventò così capo dell’esercito come previsto e, forte della debolezza degli americani, cominciò subito a minacciare il Kurdistan iracheno e ad ammassare truppe alla frontiera. Nelle ultime settimane i militari e i politici loro contigui hanno sollevato una robusta ostilità verso la rielezione del premier Erdogan, reo di essere il rappresentante di un partito “islamico”.

Il più importante quotidiano turco ha scrtto che “l’omicidio di Malatya è un sottoprodotto della nostra mancanza di comprensione, della nostra incapacità a vedere quello che sta accadendo. Quello che voglio dire è che, se al momento vi sono solo pochi responsabili dell’omicidio, ci sono molti, molti altri corresponsabili.” I molti corresponsabili vengono individuati in quei politici che, difendendo la “turchità”, si abbandonano a discorsi razzisti ed ostili verso qualunque alterità non sia ai loro occhi sufficientemente “turca”, come appunto i preti cristiani o gli “islamici” meno nazionalisti o ancora i turchi di origine armena.

Una situazione che in Vaticano conoscono bene, tanto che monsignor Lucibello ha ribadito che in Turchia “il clima non è preoccupante”, sottolineando che nel paese non c’è ostilità verso i cristiani e la strage è solo frutto del “fanatismo di qualcuno”. Parole che hanno addirittura suscitato scandalo tra le fila di quanti nel nostro paese hanno sposato il “conflitto di civiltà” senza rendersi conto di non appartenere a nessuna civiltà, ma di essere invece gli araldi del razzismo che risorge all’alba del ventunesimo secolo. Certi commentatori che hanno delirato di sgozzamenti e di fanatismo religioso, sono arrivati a definire “sorprendenti” le parole del Vaticano.

A giocar con il fuoco ci si brucia. Una lezione che dovremmo tenere a mente anche nel nostro paese dove, già da troppo tempo, le sciocchezze dei razzisti vengono declamate impunemente e si sentono discorsi francamente imbarazzanti, fondati sulla necessità di difendere una civiltà che si fa di tutto per negare con comportamenti e parole più degne del ventennio che di una moderna democrazia europea.

Per questi immortali guerrieri difensori del nulla, non conta nemmeno la circostanza per la quale ai sicari sono stati trovati in tasca alcune lettere con la frase “l’abbiamo fatto per il nostro paese”, circostanza che smentisce la matrice religiosa (non era “l’abbiamo fatto per la gloria di Dio”) e indica, anche a chi non lo voglia vedere, la matrice nazionalista che ha armato la mano degli assassini. Forse tutti questi opinion-maker erano distratti dal recente impegno contro la minaccia cinese a Milano, per far caso a dettagli del genere.

Anche l’omicidio dello scrittore Dlink ha una storia simile, anche i suoi assassini sono stati catturati subito in quanto conosciutissimi come estremisti. Anche nel loro caso le loro azioni furono previste quanto si lasciò che si sviluppassero senza contrasto. Se questo non bastasse, c’è sempre lo scandalo suscitato dalle foto-ricordo scattate dalla polizia insieme all’autore materiale dell’assassinio di Dlink per “festeggiare” l’evento, con poliziotti e omicida insieme e sorridenti con tanto di bandiera turca in mano.

L’entrata della Turchia in Europa non è quindi un problema dal punto di vista della presenza di una popolazione musulmana, ma dal punto di vista di una democrazia incompiuta e di istituzioni ancora controllate dai militari. L’Europa non può certo ammettere un paese retto nella sostanza da una giunta militare, così come non si possono chiamare a far parte delle istituzioni europee i rappresentanti dell’ultra-nazionalismo turco.

Il fallimento della “war on terror” si sta davvero trasformando in una sconfitta per la democrazia, non nel senso, paventato anche dalle destre nostrane di un dilagare del clericalismo islamico, piuttosto nel senso di un rafforzamento degli autoritarismi nei paesi “alleati” dell’Occidente e di una evidente regressione culturale, della quale beneficiano in massima parte le forze della destra estremista all’interno dello stesso Occidente. Occidente che si vorrebbe liberale e democratico, ma che invece sta ruzzolando per la pericolosa china che porta al risorgere del razzismo e del nazionalismo e che apre la strada al trionfo del populismo più becero.

Occorre fare molta attenzione a questa deriva, perché la stretta antidemocratica in paesi-chiave per gli assetti del Medioriente e del Mediterraneo, come Egitto e Turchia, non porterà nulla di buono. Sostenere acriticamente l’operato di tali “alleati” potrebbe un giorno mostrare a quelle popolazioni l’Europa come complice del totalitarismo; il che, dopo che gli USA hanno buttato al vento qualsiasi autorità morale come guida della democrazia, priverebbe del tutto l’Occidente di quell’auto-proclamato primato nella ricerca della libertà e della democrazia stessa.

Aggiornamento 24 aprile:
L'attivismo dei militari turchi fa parlare i giornali americani di crisi tra Turchia e USA.

Intanto il premier Erdogan ha annunciato che il prossimo candidato alla presidenza turca sarà Abdullah Gul, ora ministro degli esteri del suo stesso governo. La riununcia di Erdogan ad un ulteriore candidatura fa seguito alle massicce proteste da parte dei nazionalisti contro la sua permanenza al potere.

Aggiornamento:


L'Unione Europea ha ammonito l'esercito turco, avvertendo che non saranno tollerate ingerenze nel processo politico democratico. Il Commissario all'Allargamento europeo ha avvertito che l'elezione del presidente turco in corso in questi giorni, dovrà essere un test in grado di dimostrare il rispetto democratico dei ruoli da parte dei militati turchi. Ancora ieri si sono sentiti "politici" italiani esprimersi contro l'ingresso in Europa della Turchia in quanto paese "islamico"; il brutto è che non trovano nessuno che rivlei la ignoranza quando ruttano queste sciocchezze.

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