mazzetta

Ce la possiamo fare...
lunedì, 30 aprile 2007

Prime condanne per le violenze al g8 di Genova.


Sono passati quasi sei anni ed arrivano le prime conclusioni giudiziarie.
Il tribunale di Genova ha condannato il Ministero dell'Interno per le violenze subite da una pediatra della Rete Lilliput, picchiata a sangue senza aver fatto altro che l'esserci ed aver alzato le mani in segno di atteggiamento non violento.

Non riuscendo ad identificare gli autori del pestaggio il giudice ha condannato il Ministero dell'Interno,
perchè: «Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo».

Nero su bianco, la verità giudiziaria dice che quel giorno i pestaggi furono responsabilità del ministro dell'Interno (allora Scajola) e di conseguenza del governo Berlusconi. Una tesi già sostenuta dai movimenti, per i quali la presenza di uomini di AN nella "cabina di regia" della mattanza genovese, aveva già reso evidente quello che comunque ha stabilito il giudice dopo un procedimento durato oltre cinque anni.

Altre info sui processi di Genova in Supporto Legale.
Aggiornamento dai processi by Nero, prima parte:

Il processo per i fatti della Diaz volge ormai agli sgoccioli dei testimoni dell'accusa. Probabilmente entro l'estate si cercherà di chiudere con i testimoni di tutti, in modo da chiudere il processo entro l'anno. In queste settimane, dopo aver sentito tutti i ragazzi e le ragazze massacrate, quelli e quelle che con me vedevano le scene dalle finestre, i medici e gli infermieri, i giornalisti e i fotografi, è arrivato il turno delle massime cariche delle forze di polizia in Italia: questa settimana è toccato all'attuale vice capo della Polizia di Stato Antonio Manganelli e all'ex questore di Genova Francesco Colucci. Settimana prossima toccherà a Gianni De Gennaro (in persona!) e Lorenzo Murgolo, poi sarà il turno dell'ex vice capo della Polizia Ansoino Andreassi (questi ultimi due non vi dico neanche dove stanno adesso, ma penso che ci potete arrivare da soli).

Era ed è ovvio che queste testimonianze (insieme all'eventuale presa di parola dei 29 imputati) sarebbero state cruciali per lo svolgimento del processo. Cerchiamo di riassumere come sta andando in poche parole: nessuno dubita della responsabilità di Canterini e capi squadra, che verranno condannati e i ragazzi della Diaz risarciti in qualche misura. Il punto nodale e politicamente più rilevante (e anche storicamente più interessante) è la responsabilità degli alti papaveri della polizia italiana presenti sul posto o partecipanti alla riunione che decise l'operazione. La storia ci ha già consegnato la verità, ovvero che tutte le alte gerarchie della Polizia Italiana imbastirono un'operazione altamente violenta e spettacolare per riconquistare un po' di faccia e per spiegare la propria debacle con dei pericolosissimi terroristi. A questo fine non solo si lanciano in una vera e propria vendetta a suon di manganelli e scarpate dal sapore anfibio, ma non contenti si inventano la presenza di due molotov (che pur essendo in sé poca cosa su 300.000 manifestanti bastano come qualifica per operazioni relative ad armi da guerra).

Ora, l'audizione come teste dell'attuale vice capo della Polizia Manganelli si conferma poco utile da questo punto di vista: viene a difendere il suo "figlioccio" (ed erede) Gratteri dalle accuse di capo banda nell'invenzione delle "bocce". Lo presenta come poliziotto scrupoloso e responsabile, nonché come unico perplesso dalle modalità dell'operazione. Per il resto non dice nulla e appena si preme un po' sul suo ruolo e su quanto avrebbe dovuto sapere in posizione talmente apicale, si erge in tutta l'arroganza che solo i poliziotti riescono a dimostrare quando li si tratta come tutti gli altri cittadini... D'altronde la legge è uguale per tutti è solo un motto che nelle aule di tribunale trova ben pochi esempi.

Ma è da Colucci (ex questore di Genova e unico vero e proprio silurato della situazione, anche se funzionalmente è stato promosso come tutti gli altri con gli usuali scatti di carriera in posizioni meno "visibili") che ci si aspetta qualche rivelazione, dato che è lui a organizzare le riunioni che portano all'operazione Diaz. In sei anni Colucci non ha mai saputo dire quale fosse la catena di comando, chi avesse deciso cosa, chi fosse il reale spingitore dell'operazione. Nel 2007, liquidando le precedenti dichiarazioni (che pare aver letto molto bene pochi giorni prima... con sconcerto del pm ma senza ammonizioni da parte del tribunale) e addirittura fonogrammi in cui affermava il contrario,  inspiegabilmente Colucci finalmente ricorda chi erano gli spingitori, o meglio gli unici che lo hanno convinto all'operazione: Andreassi e Murgolo. Guarda caso gli unici alti gradi della polizia archiviati proprio per l'assenza della medesima dichiarazione da parte dell'ex questore in sede di precedenti interrogatori. 

Non stupisce che le difese gongolino (dall'inizio volevano tendere il trappolone allo scampato murgolo) e che il pm sia sconcertato dalle incongruenze, ma fa inorridire la non disponibilità della corte ad approfondire. Viene il dubbio che le nuove dichiarazioni di Colucci facciano molto comodo per una sentenza che accontenti un po' tutti senza far male a nessuno. Leggere la trascrizione di oggi deprime un po', ma ci insegna molto bene qual è il gioco in cui ci siamo infilati tanti anni fa. Di solito è bene saperlo.

postato da mazzetta alle ore 16:45 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: italia, movimenti, repressione, diritti civili


lunedì, 30 aprile 2007

Il miserabile fallimento americano in Iraq.


Gli americani in Iraq hanno (ri)costruito poco e male, ma qualcosa hanno fatto, tanto che poco tempo fa l'amministrazione USA distribuì un elenco di otto opere definendo la loro conclusione un "successo". Non "grandi opere", ma stazioni di polizia, un paio di ospedali, generatori elettrici...robetta.

Ora i controlli da parte degli stessi americani dicono che sei di quelle otto opere in realtà sono in via di disfacimento. Accade a causa della mancata previsione di fondi per la manutenzione, perchè non sono stati addestrati iracheni per farle funzionare o perchè, anche quando fossero assegnati a tale compito, gli iracheni in questione hanno abbandonato il posto (e l'Iraq con le familglie) o sono rimasti uccisi e mai più rimpiazzati.
Tanto basta perchè il rapporto indichi gli iracheni come corresponsabili del fallimento.

Così gli ospedali funzionano solo parzialmente e non funzionano nemmeno i generatori elettrici dell'aeroporto di Baghdad, controllato dagli americani e vitale per la lo loro presenza. I generatori sono costati quasi dodici milioni di dollari e poi sono stati lasciati a prendere la polvere, spiccioli in confronto alle frodi finora portate alla luce dai controllori contabili americani.

Tra gli otto "successi" citati come un vanto, solo due opere sembrano concluse  e funzionanti come dovrebbero: due stazioni di polizia. Un altro miserabile fallimento che la propaganda ha tentato inutilmente di coprire con affermazioni trionfalistiche.

Gli iracheni ringraziano.
postato da mazzetta alle ore 10:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: iraq, stati uniti, truffe, war on terror


lunedì, 30 aprile 2007

Bestie e animalini al TG2


Una discreta parte del tempo del TG2 viene dedicato agli animalini. Uso il diminutivo perchè gli animali presentati dal TG2 non sono quasi mai presentati in libertà e ancora meno per informare il pubblico delle loro qualità, delle loro vite o dei loro problemi in natura.mauro

Gli animalini del TG2 di solito occupano, insieme al gossip e allo "spettacolo", la parte finale del TG2 e, come gli artisti loro compagni di sventura, vengono di solito proposti sperando di ottenere così l'interesse del pubblico che si suppone avere a cuore la natura.

In realtà i servizi del TG2 possono al più fornire agli spettatori il materiale  per sparare qualche innocua stronzata al bar, vista l'approssimazione ed il livello degli stessi. Quello che colpisce non è tanto il fatto che questi servizi siano per lo più pieni di castronerie clamorose, ma  il fatto che il telegiornale della destra italiana affidato ad un "professionista" come Mauro Mazza  non riesca ad andare oltre la rappresentazione degli animali e della natura che si può recuperare allo zoo.

La gran parte dei servizi sugli animalini proviene infatti dagli zoo, il resto da Internet, dove la redazione preleva video "divertenti" che hanno come protagonitsti gli animalini (gli stessi che si possono vedere a "Paperissima" e in programmi simili) e li propina ad un pubblico ormai incapace di distinguere tra informazione ed intrattenimento.

La passione del TG2 per gli animalini è sospetta, dall'avvento del direttore Mazza sono ormai state realizzate  centinaia di ore di trasmissioni del genere; evidentemente il direttore è convinto che l'audience ne tragga giovamento, ma altrettanto ovviamente questo genere di robaccia non è informazione ed è indegna del servizio pubblico. Questo senza considerare che i giornalisti del TG2 (che non sono pochi e nemmeno poco retribuiti) in questa maniera confezionano un prodotto di pessima qualità semplicemente attingendo da Internet; potrebbero anche sbattersi di più senza per questo soffrirne.

Ogni giorno le agenzie internazionali distribuiscono centinaia di ore di "girato" nel mondo; migliaia di notizie, storie edificanti e raccapriccianti, momenti storici per paesi lontani, accadimenti destinati ad influenzare la nostra storia, notizie che ci renderebbero edotti su come va il mondo, ma tutto questo ben di Dio al Tg2 e al suo direttore non interessa.

Molto meglio propinare stronzate alla pubblica opinione, in particolare in un momento nel quale dal mondo arrivano solo pessime notizie per i bugiardi in malafede che hanno "pompato" la War on Terror" a suon di balle.

E' per questo che mezzo TG2 se ne va con gli animalini in gabbia e con la rassegna gossip-promozionale nella quale omarini e donnine fanno la foca dietro lo schermo per il divertimento di grandi e piccini, che il giorno dopo potranno disquisire su -chi tromba con chi- o su - che faccina triste aveva l'orsetto- nei luoghi della loro socialità.

Evviva il servizio pubblico, evviva l'informazione!
postato da mazzetta alle ore 09:29 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: trash, media, decultura, infowatch


sabato, 28 aprile 2007

Il terrore contro Arabia Saudita e Pakistan


Anche i governi di  Arabia Saudita e Pakistan sono considerati nemici da quei "terroristi" che hannoPH2007042800315
contribuito a nutrire e che si sono illusi di poter utilizzare come utili marionette.

Mentre in Arabia Saudita viene scoperto un piano che prevedeva una serie di clamorosi attentati nel paese e sono arrestati 172 militanti qaedisti, in Pakistan un attentato riesce a colpire il ministro dell'interno e a ferirlo, provocando allo stesso tempo altre 12 vittime e oltre 20 feriti, tra i quali il figlio del ministro. L'attentato, avvenuto nei pressi di Peshawar ha provocato anche numerosi feriti,  le condizioni del ministro, Aftab Khan Sherpao sono buone, sarebbe stato ferito solo lievemente. L'attentatore suicida è stato fermato dalla scorta del ministro, il che non gli ha impedito di farsi esplodere e di portare a termine una carneficina.

L'attentato segue quello (fallito) al primo ministro Shaukat Aziz e i numerosi tentativi di colpire il dittatore pachistano Pervez Musharraf. 

Intanto si viene a sapere che
gli attacchi terroristici compiuti nel 2006 in tutto il pianeta sono aumentati del 30% rispetto a quelli dell’anno precedente: lo si apprende dalle anticipazioni dell’ultimo rapporto del dipartimento di Stato americano fornite ieri alla stampa statunitense da un portavoce
postato da mazzetta alle ore 17:00 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pakistan, arabia saudita, war on terror


sabato, 28 aprile 2007

Il Canada abbandona il Protocollo di Kyoto


Tra i paesi che non l'hanno firmato e quelli che pur avendolo firmato hanno aumentato comunque29559543 le emissioni inquinanti, non c'è differenza. Il Protocollo di Kyoto (del quale si discute una seconda versione) è morto dopo aver assolto il suo compito: mostrare che i governi e le elite mondiali si stavano occupando del problema, mentre in realtà protetti dal fumoso Protocollo quasi tutti i paesi industrializzati hanno aumentato la loro capacità di inquinare.

Le conseguenze di un comportamento del genere sono sotto gli occhi di tutti, ma la musica sembra destinata a non cambiare ancora per lungo tempo.

Il Trattato di Kyoto impegnava il Canada a tagliare le proprie emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2008-12, ma a oggi le emissioni canadesi superano del 30% quelle del 1990. Se a questo si aggiunge che gli studi che hanno imposto il Protocollo chiedevano una riduzione del 20% e poi si è arrivati al 6% dopo una serie infinita di trattative al ribasso, c'è poco da stupirsi del riscaldamento globale.

In questa tabellina della BBc sono illustrati i risultati ottenuti dai paesi europei che avevano firmato il Trattato



_42429275_dist_kyoto_target416


Solo Svezia, Gran Bretagna e Germania hanno ottenuto riduzioni sensibili, mentre gli altri paesi hanno continuato a peggiorare il livello nazionale di emissioni. L'Italia, il cui ultimo piano energetico nazionale risale al 1987, ha registrato un aumento vicino al 10%; il che, avendo firmato il trattato porterà anche ulteriori danni economici.

Anche il Canada sembra aver risolto il problema con un inutile piano ricalcato su quello recentemente presentato dalla UE, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020; poi tra tredici anni ci diranno che non ce l'hanno fatta e che sono molto dispiaciuti, tirando fuori dai casseti un piano di riduzioni entro il 2040 che fin da ora tengono pronto; sempre che prima non si sia veramente scatenata una catastrofe. Nel frattempo economisti ed imprenditori canadesi sono contenti perchè, dicono, limitare le emissioni avrebbe significato frenare lo "sviluppo" dell'economia canadese.
postato da mazzetta alle ore 10:10 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: truffe, economie, ecologie


giovedì, 26 aprile 2007

May Day in avvicinamento


poster_md007
Si può scaricare da qui.
Euromayday.org
Intelligence Precaria
Una voce sulla assemblee preparatorie
I Tarocchi della precarietà


Mayday a Tessalonica.
Mayday a Madrid.
Altri primo maggio nel mondo.


Aggiornamento:

Qui l'appello uscito dalla rpima assemblea di preparazione:

Appello Mayday 007

Ci rivolgiamo
Ai precari e alle precarie, ai lavoratori e alle lavoratrici. Ai nativi
ed ai migranti, uomini e donne. Ai contorsionisti della flessibilità,
alle equilibriste del quotidiano. Ai cocoprecarizzati, alle interinali,
alle false partite IVA, ai precari a tempo indeterminato e ai garantiti
chissà fino a quando. Agli studenti, ai ricercatori, alle ricercatrici
ed alle precarie della formazione e dell'informazione. A tutti/e
quelli/e che cercano reddito e salario, a tutti/e coloro che pretendono
diritti.

Let's Mayday

Per la settima volta la Milano precaria grida Mayday !

L'urlo che sette anni fa ha squarciato il silenzio imbarazzato dei
media, e di ogni istituzione, di destra come di sinistra, che avvolgeva
la questione precaria, si è trasformato oggi in una potente evocazione,
in un riferimento unico, in una tappa imprescindibile della politica
nazionale.

Ogni Mayday costituisce storia a sé, lo si sa, ma nell'arco del tempo il
protagonismo dei precari e delle precarie si è fatto sempre più evidente
assumendo una centralità che si è emancipata dall'intermediazione di
sindacati, partiti e centri sociali. Nell'anno che ha ribadito
l'inaffidabilità dei partiti “radicali” e lo smarrimento del movimento,
precari e precarie hanno trovato modi e tempi per auto-organizzarsi
nella rappresentazione di piazza e nell'evoluzione del percorso che
unisce una Mayday all'altra.


''' La Mayday 007 parla di conflitto '''

Da sempre siamo convinti che la precarietà costituisca un elemento di
crisi non solo nella società, ma anche nei movimenti sociali, politici e
sindacali che cercano di attraversarla e cambiarla. E la Mayday ha
dimostrato proprio questo. Chi vuole agire contro la precarietà non può
non fare i conti con i meccanismi che la generano. La precarizzazione è
un fenomeno complesso, un mix micidiale di atomizzazione, ricatto e
consenso.
Il crescente protagonismo dei precari è il frutto di un percorso che ha
saputo, partendo dalla narrazione collettiva, generare un processo
virtuoso che ha sostituito l'azione visibile, ma molte volte
estemporanea, che ha preceduto molti primi maggio, in un'accumulazione
continua di volontà, talenti e passioni che a loro volta hanno generato
sempre maggiore partecipazione. La radicalità risiede nelle relazioni,
si diceva due anni fa. La radicalità oggi, lo ribadiamo, sta nella
capacità di tradurre le frustrazioni, l'isolamento e i ricatti che i
precari vivono quotidianamente su un piano nuovo dove la delusione verso
l'in/civiltà delle imprese si trasformi in complicità fra i precari e
nel quale si sappia rinnovare il conflitto per fare fronte allo
spiazzamento in cui la precarietà ci immerge.


''' La Mayday 007 parla di rivendicazioni '''

Pensiamo che la tutela del contratto a tempo indeterminato per chi vive
una reale subordinazione siano ancora un riferimento importante per le
rivendicazioni dei precari e delle precarie, ma siamo convinti che la
struttura sociale, caratterizzata da questa forma di "stabilità", non
possa più riprodursi oggi. La Mayday rivendica la generalizzazione dei
diritti e invoca la continuità del reddito come elementi fondamentali
per disarmare il ricatto permanente a cui precari e precarie sono
sottoposti/e.
Ma è importante fare almeno una precisazione: il governo del
centro-sinistra è debole e non vuole cogliere le implicazioni di una
diffusione a macchia d'olio della condizione di precarietà. I tavoli
sugli ammortizzatori, sulle pensioni e sui nuovi diritti propongono
un'articolazione complessa di "soluzioni" che si dirigono verso
orizzonti che ci spaventano. La scelta di ammortizzare la precarietà
anziché pensare a un insieme di misure, diritti, e tutele tali da
rafforzare la posizione dei precari mostra un intendimento preciso: si
vogliono tutelare i processi di precarizzazione - e quindi di profitto -
attraverso i quali le aziende si stanno arricchendo, ammorbidendone
tuttalpiù gli effetti più nefasti. Si vuole curare il sintomo senza
preoccuparsi del male, sperando che il malato se ne dimentichi. La
continuità del reddito invocata dalle decine di migliaia di partecipanti
alle Mayday Parade di questi anni, può tradursi in un'opportunità,
anziché in una ennesima catena, se consente ai precari di scegliere, di
rifiutare i lavori peggiori, e quindi, implicitamente, di confliggere
per migliorare le proprie condizioni. Ogni altra proposta definisce una
traslazione della precarietà, ma non certo una diminuzione della sua
intensità. Poco importa se siamo precari nella vita per i ricatti del
mercato del lavoro o se lo siamo per i ricatti combinati di
quest'ultimo e di un welfare che ci inchioda al dovere del lavoro a
qualunque costo.


''' Dal conflitto al reddito passando per i cinque assi della
precarietà '''

Sappiamo bene anche che la precarietà parte dal lavoro per permeare nel
sociale ovvero nell'insieme di gesti, relazioni e scelte che ognuno di
noi compie giorno per giorno, per necessità, per volontà, per
sensibilità o per costrizione. In questo senso i cinque assi della
precarietà rappresentano perfettamente l'orizzonte a cui guardare. La
casa, oramai diritto proibito non solo per i precari, gli affetti, la
formazione, l'accesso ai saperi e ad una mobilità libera, gratuita e
compatibile con il nostro ambiente vitale, rimangono campi di intervento
e conflitto fondamentali, che nelle diverse declinazioni incontrano ed
attraversano da sempre la Mayday. Così come le tematiche
dell'antiproibizionismo e dell'autoderminazione sulle quali il
governo, che subisce l'offensiva clericale, si è dimostrato senza il
carattere necessario per mantenere le promesse fatte.
L'autoderminazione di sé, dei propri piaceri/desideri e la giusta
pretesa di controllo sul proprio corpo sono istanze che non accettano
inter/mediazione e vanno rivendicate attraverso la cospirazione dei
soggetti.


''' La Mayday 007 parla di diritti, cittadinanza e nuove civiltà '''

Le campagne securitarie, i richiami all'ordine e alla legalità, la
bossi-fini e i CPT costituiscono un perno fondamentale con cui si
ricatta una parte importantissima del tessuto sociale: i migranti. Il
vincolo tra lavoro e diritti di cittadinanza è una gravissima forma di
barbarie e di ingiustizia che umilia ed esaspera le differenze, rendendo
sempre più difficile la tanto millantata integrazione. I migranti oggi
sono l'espressione più evidente di cosa significa precarietà di vita, e
di come la fame di profitto delle imprese, bisognose di manodopera, non
conosca limiti: il loro diritto al reddito, alla casa, alla salute,
all'istruzione è, per legge, sotto il controllo delle imprese. E sempre
attraverso la richiesta legalità, viene loro impedito di emanciparsi da
questo giogo, come avviene in Lombardia per i proprietari del phone
center, che dall'oggi al domani dovrebbero perdere la loro unica fonte
di reddito e tornare alle ricerca di un contratto di lavoro.
La precarietà non si esprime in maniera omogenea, ma è l'esercizio
premeditato di diverse strategie che colpiscono le molteplici parti del
corpo sociale dividendole e compartimentandole. Il neoliberismo ha
bisogno dello scontro di civiltà. L'unico scontro che ci interessa è
quello che contrappone due intendimenti differenti sul modo per
costruire una società differente: la strada dei diritti o la via della
legalità. Ognuno scelga ora senza ambiguità, la propria priorità; quale
dei due termini costituisce la leva principale attraverso la quale
muovere il proprio impegno e determinare le proprie visioni. Per noi
resta chiaro che la legalità è sempre iniqua e che la conquista dei
diritti sociali passa attraverso l'esercizio del conflitto.
A Milano dove il disagio, la rabbia, l'esclusione crescono di giorno in
giorno assumendo via via forme sempre più incontrollabili,
l'amministrazione contrappone la pretesa che tutto ciò non sporchi o
non occupi i marciapiedi del consumo o le strade dello shopping. Questa
spudorata equiparazione ci è lontana nella maniera più assoluta.
E' necessario affermare i diritti di cittadinanza, abolire i CPT,
cancellare la Bossi-Fini e tutte le leggi discriminatorie.


''' La Mayday 007 parla d'Europa '''

Anche quest'anno la Mayday attraversa le città europee perché l'Europa
è lo spazio pubblico da costruire come ambito sociale e conflittuale per
superare la condizione precaria. L'Europa che ci immaginiamo è molto
diversa da quella monetaria che l'ipocrisia del nuovo millennio ha
partorito. All'interno di essa vogliamo proporre una nuova politica di
welfare, che fissi criteri sociali uniformi per nativi e migranti,
riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, fissazione di un
salario minimo orario che prescinda dalla condizione lavorativa e
garanzia di continuità di reddito per tutti e tutte.
L'EuroMayDay è oggi uno dei processi costituenti della nuova idea di
Europa, radicale, libera sociale e sostenibile.

Aggiornamenti dalle assemblee:

Anticipazioni

Aggiornamento repressione:

Tanto per non farsi mancare nulla, lo stato impiega le sue energie per tormentare chi si impegna nel sociale; l'attivismo diventa motivo necessario e sufficiente per essere sottoposti a misure di coercizione più degne del ventennio che di una repubblica appartenente all'Unione Europea del ventunesimo secolo.

Aggiornamento occultamenti:
Nessuno riporta la notizia secondo la quale ignoti hanno "festeggiato" il 25 Aprile impiccando tre fantocci con appesi cartelli insultanti verso la Resistenza in quel di Cava de' Tirreni. Tutti indignati per i fischi ai politici, mentre infaamità del genere rivolte alla memoria dei partigiani non interessano nessuno.
postato da mazzetta alle ore 16:22 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: movimenti, mondo precario


giovedì, 26 aprile 2007

Finti decapitati e finti traffici d'armi. Molto rumore per nulla, sulle cose serie cala il silenzio.

Scoppia in Gran Bretagna un caso simile a quello che ha visto protagonisti i servizi segreti italiani e alcuni giornalisti compiacenti come Renato Farina. Il governo britannico avrebbe fatto filtrare a giornalisti "amici" dettagli ed accuse sul "complotto" secondo il quale un gruppo "islamico" aveva progettato di rapire un soldato britannico musulmano e poi decapitarlo a scopo esemplare.
Per fermare il piano furono eseguiti numerosi arresti e la notizia ebbe vasta eco internazionale.

Non era vero niente, ma John Reid, segretario dell'interno, avrebbe informato in anticipo dell'inchiesta alcuni giornalisti, fornendo i dettagli più impattanti sull'opine pubblica.

A far notizia non è l'ennesima costruzione di storie false, ma l'accusa al segretario dell'interno britannico di aver messo in pericolo le indagini, peraltro false come nel caso dell'allarme sugli attentati agli aerei per mezzo di esplosivi liquidi; al seguito del quale ancora oggi i passeggeri dei voli sono ancora oggi costretti a fare i salti mortali, se vogliono portarsi in viaggio medicinali o prodotti per l'igiene personale.

Una costante della War on Terror, che vive più di attentati e complotti finti che di realtà.

Anche la notizia secondo la quale un aereo  falsamente recante le insegne ONU porterebbe armi ai Janjaweed sudanesi impegnati nel "genocidio" in Darfur sta agitando la comunità internazionale

L'aereo (pag.5: "An-26 35 06 RA-26563 Sibir canx 12mar04 as sold to Sudan."), indicato da un "anonimo ufficiale Onu" come proveniente dal Kazhakistan, è invece stato venduto al Sudan dalla Russia. Il fatto che l'anonimo ufficiale sia poi risultato russo spiega forse perchè il dito accusatore sia stato puntato nella direzione sbagliata.

Intanto il segretario dell'ONU, interpellato in proposito ha detto di non aver sollevato la questione nei recenti colloqui con il leader sudanese.

Si è scoperto inoltre che la questione dell'aereo con le insegne ONU era nota da oltre un mese, ma che nessuno ha tenuto ad approfondirla, fino a che qualche volpe dell'amministrazione Bush non ha pensato bene di legarla ad un traffico d'armi clandestino che peraltro nessuno è stato in grado di provare.

Al momento la cosa più probabile è che l'aereo sia stato impiegato in passato per missioni umanitarie e in seguito le due lettere "UN" non siano state rimosse dalla fusoliera; anche perchè non si capisce bene per quale motivo camuffare l'aereo, visto che non c'è nessun pericolo per l'aviazione sudanese in Sudan e visto che gli aerei sudanesi non hanno mai smesso di volare da e per il Darfur, senza contare che un aereo conciato così attira l'attenzione molto di più di un normale trasporto militare.

Secondo molti commentatori il "caso" dell'aereo è un semplice pretesto, sollevato in un momento nel quale l'amministrazione Bush torna a suonare la grancassa sul Darfur, probabilmente al fine di non far udire le grida di dolore che si alzano da Iraq, Afghanistan e Somalia.

Processo ai traditori o tentativo di insabbiamento?

Molto diverso il caso per il quale si sta tenendo un processo in Gran Bretagna, ove si accusa un funzionario di aver fatto trapelare la minuta di un incontro tra Bush, Blair e rispettivi staff nel 2004.

Il documento riporterebbe opinioni dure nei confronti di paesi alleati, dall'Iraq fino a paesi europei quali l'Italia e la Spagna, oltre a commenti ed auspici alquanto impresentabili alle orecchie delle opinioni pubbliche, almeno a sentire i "rumors" trapelati finora, ai quali ovviamente non si fa accenno nel corso del processo. Mentre i britannici indagano per capire se qualche ufficiale ha tradito il proprio dovere, a fare scalpore sarebbe proprio il contenuto del briefing, qualora corrispondesse alle voci che circolano. Si tratterebbe infatti di una riunione dalla quale emerge, oltre alla scarsa capacità di mettere in campo idee utili, anche un robusto astio per il "resto del mondo" che non asseconda i piani del duo Bush-Blair.

Non a caso le domande del giudice ai funzionari vertono sul se e quanto la segretezza di questi meeting possa essere opposta ai curiosi, nei casi nei quali vengano trattati argomenti "illegali" o si dia notizia di crimini o di operazioni non permesse dalla legge.
postato da mazzetta alle ore 09:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: africa, truffe, war on terror, fantaindagini


martedì, 24 aprile 2007

Etiopia: attacco al petrolio


Mentre l'esercito etiope è impegnato nell'invasione in Somalia e nei combattimenti che sono seguiti al fallimento, da parte del Governo provvisorio somalo, di costruire il minimo consenso indispensabile a far tacere le armi, qualcuno ne approfitta.

Nella regione dell'Ogaden, ad Abole, ha avuto luogo un pesante attacco alle istallazioni petrolifere, si parla di oltre duecento uomini armati,, durante il quale sono rimasti uccisi nove dipendenti della
Zhongyuan Petroleum Exploration Bureau, sussidiaria della China Petroleum and Chemical Corporation (CPCC) e sessantacinque etiopi. Un atto che il governo etiope non ha esitato a definire "terroristico".

L'attacco non è stato rivendicato, ma è presumibile sia opera del Fronte di Liberazione Nazionale dell'Ogaden
(ONLF) che già in passato aveva minacciato attacchi alle istallazioni petrolifere se la dittatura avesse continuato ad ignorare le richieste di maggiore autonomia della regione.

L'Ogaden è una regione petrolifera che si incunea nel Corno d'Africa ai confini con la Somalia. Anche in Somalia c'è il petrolio e, a sentire gli americani, ce n'è anche parecchio. Ancora una volta il petrolio non porta benedizioni alle popolazioni che hanno la ventura di possederlo, ma una lotta all'ultimo sangue per trarne il maggior profitto tra governi nazionali corrotti e popolazioni locali. Il caso dell'Ogaden è sovrapponibile a quello del delta del Niger in Nigeria, se non fosse che la dittatura etiope di Zenawi è ancora più spietata della corrotta oligarchia nigeriana.


Aggiornamento:
Il Fronte di Liberazione Nazionale dell'Ogaden ha rivendicato l'attacco.

Aggiornamento 2 maggio:
Senza apparenti contropartite l'ONLF ha rilasciato i lavoratori cinesi ed etiopi sequestrati.
postato da mazzetta alle ore 15:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: africa, war on terror, somalia


martedì, 24 aprile 2007

Gli inglesi provano a nascondere la grande truffa


La Gran Bretagna sta impegnandosi a fondo per finire sul banco degli accusati per corruzione. Il motivo scatenante è l'emergere dello scandalo che ha coinvolto la BAE, l'impresa aerospaziale britannica colta a corrompere alcuni principi sauditi per ottenere una commessa per la fornitura di aerei militari.

Il governo Blair ha chiuso la faccenda sul lato domestico stoppando i procedimenti giudiziari in nome del superiore interesse nazionale, anche se non ha spiegato perchè l'aggiudicazione di una commessa (pur ingente) dovrebbe porre al di sopra della legge sauditi e britannici implicati in questi reati. Una strana concezione del diritto. Sarebbe un pò come dire che chi paga è al di sopra della legge, un dettaglio che non è sfuggito a molti britannici, ma che non pare impensierire il governo Blair, spinto dall'esigenza di salvare i propri funzionari e dalle pressioni dei sauditi, che hanno già fatto sapere che qualora i principi corrotti fossero giudicati, l'Arabia Saudita rinuncerebbe alla commessa.

Oggi il Guardian informa che la Gran Bretagna sta cercando, in gran segreto, di far rimuovere Mark Pieth, che è un signore svizzero a capo dell'Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD), che sarebbe l'organismo mondiale che si occupa, tra le altre cose, di combattere la corruzione a livello mondiale.

Dice il Guardian che, il mese scorso, i britannici cercarono di impedire a Pieth l'annuncio dell'apertura di un'inchiesta sullo scandalo BAE; incapaci di ottenere il risultato prefissato si sarebbero poi riuniti con altri membri dell'OECD per chiedere la rimozione di Pieth. Fallito anche questo tentativo i britannici hanno intrapreso una campagna sottotraccia al fine di farlo cacciare a botte di calunnie sussurrate a mezza voce, dopo le quali il governo britannico se ne è uscito dicendo che Pieth risulterebbe troppo "chiacchierato". Secondo il Guardian Pieth sarebbe ovviamente furioso, anche se per ora mantiene privato questo sentimento .

I britannici avevano anche provato ad imporre il silenzio all'OECD in nome dell'inchiesta in corso in Gran Bretagna, ma poichè Blair ha dichiarato al mondo che questa si concluderà nel nulla per ordine del governo, la richiesta non è stata calcolata per niente ed è stata rigettata senza troppi complimenti; dalle parti dell'OECD hanno detto: "The British do not have support from anyone else on this." Che tradotto significa che gli inglesi sono assolutamente soli nelle loro pretese.

Anche il direttore generale dell'OECD, Angel Gurría, si sente sotto tiro da parte degli inglesi, visto che un magazine britannico (l'Economist, non un magazine qualunque) lo ha coperto di accuse proprio la settimana scorsa, su indicazioni di "un diplomatico di un paese dell'Europa Settentrionale. Che guarda caso si è poi saputo essere David Lyscom, l'ambasciatore britannico presso l'OECD .

Mentre alcune associazioni inglesi si stanno muovendo per cercare di portare sul banco degli imputati i coinvolti nello scandalo BAE, l'OECD paga l'annuncio di un'inchiesta parallela su BAE e l'aver mostrato impazienza per il fatto che la Gran Bretagna tardi a mettere mano  alle sue leggi contro la corruzione, leggi per quali fino ad ora in Gran Bretagna non è mai stato condannato nessuno. Statisticamente un fenomeno inspiegabile.
In ogni caso, fino a quando il governo Blair scipperà le inchieste ai giudici , cambiare la legge servirà a ben poco.

Aggiornamento:


Si è venuto a sapere che la BAE ha pagto 2500 sterline al mese il signor Paull Mercer, amico del ministro-ombra della difesa conservatore, per spiare un gruppo pacifista impegnato contro la proliferazione degli armamenti. La notizia rende ancora più esplicito il fatto che BAE agisca e abbia agito abitualemnte al di sopra della legge.
postato da mazzetta alle ore 10:22 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: truffe, economie, elitarismo, istituzioni globali


martedì, 24 aprile 2007

I preti sempre più fuori di testa, ecco un altro che si deve vergognare parecchio.


Il campioncino di oggi si chiama Angelo Amato, il «numero 2» della Congregazione della Dottrina della Fede, che se ne è uscito, nel corso del Seminario mondiale dei cappellani cattolici e membri dei Cappellani dell'Aviazione civile, equiparando aborto ed eutanasia al "terrorismo".

A parte che questo pretino ed i suoi amici dovrebbero spiegare chi possano mai "terrorizzare" quanti ricorrano all'aborto o all'eutanasia, che sono fatti privatissimi se non salta fuori qualche prete a farne degli show; c'è da notare come la Chiesa cattolica italiana faccia di tutto non solo per allontanarsi dal comune sentire, che sarebbero casi suoi, ma soprattutto come si ponga agli antipodi della legge italiana, sconfinando spesso nell'illegalità.

Cos'è infatti, se non una calunnia, chiamare assassina una donna che decide di abortire? Non è forse una incitazione a delinquere l'indicare abortienti e medici che le assistono come assassini e terroristi? Cosa dovrebbe fare il buon cristiano che volesse, seguendo la dottrina, mettere fine a questo genere di offese a Dio e agli uomini? Se gli ospedali dove si praticano aborti sono: «autentici mattatoi di esseri umani in boccio», perchè non dovrebbe essere lecito metterci delle bombe? Se i  laboratori dove si «fabbrica»  la Ru 486, la cosiddetta pillola del giorno dopo, o dove «si manipolano gli embrioni umani» sono luoghi del demonio, perchè non distruggerli? Se i parlamenti dei paesi democratici che approvano l'aborto sono nella lista nera perchè vi si «promulgano leggi contrarie all’essere umano», perchè non assalirli a cannonate e restaurare infine l'ordine divino delle cose? Perchè non cercare di fermare gli aborti intimidendo o facendo violenza sui medici?

Questo genere di domande evidentemente la congrega dei preti italiani non se le pone e segue il pastore tedesco sul declino reazionario che conduce all'intolleranza, al fanatismo e al mettersi in contrapposizione con la società e lo stato italiani.

L'aborto sarebbe "terrorismo dal volto umano" e ci verrebbe suggerito in maniera subdola dai media (che in verità parlano di aborto solo quando le tonache stormiscono  al vento dell'intolleranza), perchè secondo Amato l'aborto sarebbe: “uccisione di un essere umano indifeso”. Già, per la chiesa al tempo di Ratzinger l'embrione è "uomo" fin dal concepimento, per questo hanno abolito il limbo e si stanno impegnando perchè altre regioni oltre alla Lombardia decidano la sepoltura per i resti abortivi (sperando che in Lombardia, se proprio non riescono ad abolire questa vaccata, intanto varino -almeno- il regolamento che metta fine a una situazione per la quale le celle frigo delle camere mortuarie si vanno riempiendo di fetini in attesa di sepoltura)

Un'altra bella esibizione di fanatismo ignorante, un ritorno di fiamma medioevale per tentare di radicalizzare la dottrina nel tentativo di fermare l'emorragia di fedeli e di vocazioni che uccide la Chiesa, incapace di rapportarsi con la modernità. Incapaci di risposte all'altezza dei tempi le gerachie ecclesiastiche preferiscono coprirsi di vergogna cercando di legare quel che resta del gregge a pastori sempre più intransigenti e sempre meno vicini alla narrazione cattolica più moderna.

Un ritorno al passato che non è solo reazione stereotipata di un clero vecchio, omofobo, misogino ed ignorante, ma che è soprattutto la dimostrazione lampante dell'incapacità del clero cattolico nel relazionarsi con la modernità e nell'accettare una realtà molto diversa da quella auspicata.
Il Vaticano sembra rincorrere i mullah più fanatici, assumendone le retoriche e l'intransigenza che sconfina nel fanatismo, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che lo "scontro di civiltà" che pericolosi individui propagandano da anni, non è una gara a chi è più antimoderno o più fanatico.

Dopo le parole di Amato resta agli atti che lo stato italiano è "terrorista" e dotato di leggi "contro l'essere umano", ma resta anche nella memoria di tutti gli italiani che la deriva reazionaria della chiesa cattolica è ormai un dato accertato e che mentre le chiese si svuotano il Vaticano cerca di saturare l'infosfera con la sua presenza ossessiva e con sparate del genere, favorito in questo dall'atteggiamento genuflesso di un sistema dell'informazione ormai più a suo agio nel raccomandarsi ai santi e agli alti prelati che ad interpretare il difficile ruolo di strumento fondamentale di una democrazia moderna.

Sperando di non assistere mai ad aggressioni contro i medici abortisti o al linciaggio di qualche omosessuale equiparato ai pedofili, non resta che mettersi in attesa di reazioni dei politici italiani che non ci saranno e chiedersi: " Quousque tandem, Benedictus, abutere patientia nostra?".

(Fino a quando, Ratzi, abuserai della nostra pazienza?)



Curiosità dal mondo delle religioni:200px-Pentagram_circumscribed.svg


Gli Stati Uniti, decisamente più "aperti" alla tolleranza religiosa, hanno ammesso l'impiego nei cimiteri militari dei simboli Wicca, i militari Usa potranno così scegliere di decorare la propria tomba anche con la stella a cinque punte iscritta nel cerchio, che ricorda tanto il simbolo delle Brigate Rosse.


Aggiornamento:
Paese che vai, chiesa che protegge i pedofili che trovi.
Anche la Chiesa d'Inghilterra finisce sotto accusa per aver protetto ministri del culto dediti alla pedofilia.
Il caso è quello di un maestro di canto, accusato nel 1990 di molestie e "coperto" dalla chiesa anglicana, fino a che non si è scoperto in tempi recenti che continuava a molestare i giovani affidati alle sue cure.

Aggiornamento 30 aprile.

Sempre della serie "non facciamoci mancare niente", la settimana scorsa il Messico ha approvato una legge che consente finalmente l'aborto; a ruota è arrivata l'arcidiocesi di Città del Messico che ha scomunicato i politici colpevoli di averla votata. Si attende il parere del Vaticano, che negli anni '70 perse nel nostro paese la stessa battaglia, ma che non ha potuto seguire l'esempio in quanto avrebbe dovuto scomunicare il 70% dei votanti al referendum. Evidentemente il Vaticano rinuncio alla scomunica per opportunità politica, una tale massa di scomuniche avrebbe lasciato la chiesa cattolica italiana senza più fedeli o quasi.

 messicana
postato da mazzetta alle ore 08:43 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, clerowatch


lunedì, 23 aprile 2007

Allarme crisi umanitaria


Il Pam avverte che una grave crisi umanitaria potrebbe portare alla morte di centinaia di migliaia di persone in Africa Centrale. Secondo la neo-direttrice del PAM "il conflitto in Darfur ha tracimato", secondo la realtà la situazione è aggravata dal fatto che in Ciad e Repubblica Centrafricana i due dittatori stiano commettendo stragi con l'aiuto dei francesi e che questi stragi producono centinaia di migliaia di profughi, già segnalati settimane fa dall'inviato ONU in zona.

La nuova direttrice del PAM è Josette Sheeran, una "moonie", cioè una seguace del reverendo Moon e della sua setta (quella dell'affaire Milingo).
Moon, oltre ad essere a capo della "Lega Anticomunista Mondiale" annovera tra i suoi fedeli George Bush padre, ed è un fervente sostenitore della guerra in medioriente, poichè condivide la profezia contenuta ne L'Apocalisse, per la quale dopo la guerra tra i due fiumi verrà il giorno del giudizio ed il riscatto dei buoni.

Per la cronaca Moon si definisce Dio in terra. La nomina della Sheeran (che da piccola fu oggetto di una lite legale tra i suoi genitori e la setta, accusata di averla "rapita") ha destato scalpore e proteste, ma l'amministrazione Bush è riuscita comunque ad imporla alla guida del PAM.

Al di là dell'errata indicazione delle cause, il problema è correttamente localizzato dal PAM nella Repubblica Centrafricana, ove le milizie di Bozizè costringono ormai da settimane le popolazioni del Nord-Est del paese a vivere nella boscaglia per timore di rappresaglie. Purtroppo "non si può dire" perchè altrimenti bisognerebbe accusare un alleato e chiedere alla Francia perchè stia combattendo una guerra illegale per tenerlo in sella.
postato da mazzetta alle ore 15:22 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: stati uniti, africa, infowatch


sabato, 21 aprile 2007

Turchia: mano libera ai nazionalisti

Anche in Altrenotizie

L’onda lunga della “war on terror” ha finito per destabilizzare anche la Turchia, dando fiato e spazio di manovra ai nazionalisti antidemocratici. Come è già accaduto per l’Egitto, per l’Arabia Saudita e altri preziosi alleati di Washington, la sconfitta che si intravede al fondo della tragica avventura irachena, stimola gli amici dei falliti portatori di democrazia a rafforzare stili di governo autoritari fondati sul nazionalismo. Quasi tutti i giornali turchi hanno inquadrato l’assassinio dei tre cristiani a Malatya come un episodio della strategia della tensione ad opera della destra nazionalista. Destra che non uccide i preti o gli stampatori di bibbie in nome di Allah, ma in nome di quella stessa “turchità” per la quale vengono osteggiati e perseguitati anche gli “islamici” o chi sollevi la questione degli armeni; comode etichette con le quali condannare senza processo anche chi proponga di riformare un paese che non si è mai veramente liberato dal pesante controllo da parte dei militari.

Con il varo della “war on terror” i militari hanno recuperato importanza in Turchia e negli ultimi anni hanno dato chiari segni di voler continuare ad imporre la loro linea politica, decisamente autoritaria e poco rispettosa della democrazia e dei diritti umani e civili. Nell’ultimo anno la Turchia ha visto l’invadenza dei militari farsi sempre più evidente e minacciosa

Questo riprender fiato dei militari ha dato pessima mostra di se in numerose occasioni. Non solo lo stato maggiore dell’esercito ha più volte minacciato di invadere le province curde dell’Iraq per cacciare i “terroristi” (sollevando la preoccupazione della Rice), ma in Turchia c’è stata anche una serie di omicidi di ispirazione chiaramente nazionalista, gli autori dei quali sono tutti vicini all’esercito e inseriti in formazioni nazionaliste ed estremista di destra.

Ancora più preoccupante l’episodio che ha visto protagonista il generale Buyukanit l’anno scorso. Ora capo dell’esercito turco, l’anno scorso ne era il numero due e venne accusato di comandare una specie di organizzazione Gladio, occupata a compiere attentati da attribuire ai curdi. Che questo accada è stato dimostrato più volte, fino al caso nel quale una folla inferocita riuscì a catturare agenti della polizia turca che avevano appena compiuto un attentato da attribuire ai curdi. Sulla folla che tratteneva gli assassini in attesa del magistrato spararono poi da un’auto risultata appartenere alle forze dell’ordine, facendo un’altra vittima e numerosi feriti.

L’inchiesta su quei fatti finì in nulla, i militari tuonarono e a finire prima sotto accusa e poi licenziato fu lo sfortunato procuratore al quale era stato assegnato il procedimento. Buyukanit diventò così capo dell’esercito come previsto e, forte della debolezza degli americani, cominciò subito a minacciare il Kurdistan iracheno e ad ammassare truppe alla frontiera. Nelle ultime settimane i militari e i politici loro contigui hanno sollevato una robusta ostilità verso la rielezione del premier Erdogan, reo di essere il rappresentante di un partito “islamico”.

Il più importante quotidiano turco ha scrtto che “l’omicidio di Malatya è un sottoprodotto della nostra mancanza di comprensione, della nostra incapacità a vedere quello che sta accadendo. Quello che voglio dire è che, se al momento vi sono solo pochi responsabili dell’omicidio, ci sono molti, molti altri corresponsabili.” I molti corresponsabili vengono individuati in quei politici che, difendendo la “turchità”, si abbandonano a discorsi razzisti ed ostili verso qualunque alterità non sia ai loro occhi sufficientemente “turca”, come appunto i preti cristiani o gli “islamici” meno nazionalisti o ancora i turchi di origine armena.

Una situazione che in Vaticano conoscono bene, tanto che monsignor Lucibello ha ribadito che in Turchia “il clima non è preoccupante”, sottolineando che nel paese non c’è ostilità verso i cristiani e la strage è solo frutto del “fanatismo di qualcuno”. Parole che hanno addirittura suscitato scandalo tra le fila di quanti nel nostro paese hanno sposato il “conflitto di civiltà” senza rendersi conto di non appartenere a nessuna civiltà, ma di essere invece gli araldi del razzismo che risorge all’alba del ventunesimo secolo. Certi commentatori che hanno delirato di sgozzamenti e di fanatismo religioso, sono arrivati a definire “sorprendenti” le parole del Vaticano.

A giocar con il fuoco ci si brucia. Una lezione che dovremmo tenere a mente anche nel nostro paese dove, già da troppo tempo, le sciocchezze dei razzisti vengono declamate impunemente e si sentono discorsi francamente imbarazzanti, fondati sulla necessità di difendere una civiltà che si fa di tutto per negare con comportamenti e parole più degne del ventennio che di una moderna democrazia europea.

Per questi immortali guerrieri difensori del nulla, non conta nemmeno la circostanza per la quale ai sicari sono stati trovati in tasca alcune lettere con la frase “l’abbiamo fatto per il nostro paese”, circostanza che smentisce la matrice religiosa (non era “l’abbiamo fatto per la gloria di Dio”) e indica, anche a chi non lo voglia vedere, la matrice nazionalista che ha armato la mano degli assassini. Forse tutti questi opinion-maker erano distratti dal recente impegno contro la minaccia cinese a Milano, per far caso a dettagli del genere.

Anche l’omicidio dello scrittore Dlink ha una storia simile, anche i suoi assassini sono stati catturati subito in quanto conosciutissimi come estremisti. Anche nel loro caso le loro azioni furono previste quanto si lasciò che si sviluppassero senza contrasto. Se questo non bastasse, c’è sempre lo scandalo suscitato dalle foto-ricordo scattate dalla polizia insieme all’autore materiale dell’assassinio di Dlink per “festeggiare” l’evento, con poliziotti e omicida insieme e sorridenti con tanto di bandiera turca in mano.

L’entrata della Turchia in Europa non è quindi un problema dal punto di vista della presenza di una popolazione musulmana, ma dal punto di vista di una democrazia incompiuta e di istituzioni ancora controllate dai militari. L’Europa non può certo ammettere un paese retto nella sostanza da una giunta militare, così come non si possono chiamare a far parte delle istituzioni europee i rappresentanti dell’ultra-nazionalismo turco.

Il fallimento della “war on terror” si sta davvero trasformando in una sconfitta per la democrazia, non nel senso, paventato anche dalle destre nostrane di un dilagare del clericalismo islamico, piuttosto nel senso di un rafforzamento degli autoritarismi nei paesi “alleati” dell’Occidente e di una evidente regressione culturale, della quale beneficiano in massima parte le forze della destra estremista all’interno dello stesso Occidente. Occidente che si vorrebbe liberale e democratico, ma che invece sta ruzzolando per la pericolosa china che porta al risorgere del razzismo e del nazionalismo e che apre la strada al trionfo del populismo più becero.

Occorre fare molta attenzione a questa deriva, perché la stretta antidemocratica in paesi-chiave per gli assetti del Medioriente e del Mediterraneo, come Egitto e Turchia, non porterà nulla di buono. Sostenere acriticamente l’operato di tali “alleati” potrebbe un giorno mostrare a quelle popolazioni l’Europa come complice del totalitarismo; il che, dopo che gli USA hanno buttato al vento qualsiasi autorità morale come guida della democrazia, priverebbe del tutto l’Occidente di quell’auto-proclamato primato nella ricerca della libertà e della democrazia stessa.

Aggiornamento 24 aprile:
L'attivismo dei militari turchi fa parlare i giornali americani di crisi tra Turchia e USA.

Intanto il premier Erdogan ha annunciato che il prossimo candidato alla presidenza turca sarà Abdullah Gul, ora ministro degli esteri del suo stesso governo. La riununcia di Erdogan ad un ulteriore candidatura fa seguito alle massicce proteste da parte dei nazionalisti contro la sua permanenza al potere.

Aggiornamento:


L'Unione Europea ha ammonito l'esercito turco, avvertendo che non saranno tollerate ingerenze nel processo politico democratico. Il Commissario all'Allargamento europeo ha avvertito che l'elezione del presidente turco in corso in questi giorni, dovrà essere un test in grado di dimostrare il rispetto democratico dei ruoli da parte dei militati turchi. Ancora ieri si sono sentiti "politici" italiani esprimersi contro l'ingresso in Europa della Turchia in quanto paese "islamico"; il brutto è che non trovano nessuno che rivlei la ignoranza quando ruttano queste sciocchezze.

postato da mazzetta alle ore 16:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: turchia, war on terror


sabato, 21 aprile 2007

Fine del Limbo, inizio della farsa.


Tutti i cattolici erano convinti che a fungere da cassa di compensazione tra inferno e paradiso ci fosse il limbo.
Il limbo aveva la funzione di dare un posto provvisorio a quelle anime non abbastanza cattive per l'inferno in attesa di essere ammesse in paradiso, ma anche quello di accogliere i bambini morti senza che fossero battezzati, ma anche tutta l'umanità pre-cristiana e quanti non abbiano mai nemmeno sentito parlare del Dio dei cattolici. Da ieri il Papa e i suoi amici hanno deciso che il limbo non esiste.

Avevano scherzato, ce l'hanno raccontata per secoli, ma non era vera, l'esistenza del limbo.

A motivare la cancellazione del limbo sarebbe un "problema pastorale urgente", quello per il quale sempre più bambini muoiono senza battesimo, compresi i feti abortiti che per i cattolici adesso sono esseri umani come gli adulti.
Lungi dal preoccuparsi e dal chiedersi perchè sempre meno genitori battezzino i loro pupattoli, in Vaticano hanno pensato bene di risolvere il problema alla radice eliminando il limbo; il che permette alla Chiesa cattolica di offrire il paradiso anche ai "bambini mai nati" e a quelli i genitori dei quali non sapevano che farsene del battesimo.

Tutto molto generoso, se non fosse che sembra proprio che la Chiesa stia tentando l'impossibile per stravolgere la propria predicazione nel disperato tentativo di invertire la tendenza che vede un robusto e inarrestabile calo della fede e delle vocazioni. L'abolizione del limbo è evidentemente propedeutica ad una nuova offensiva antiabortista, ma quello che incuriosisce è sapere cosa si inventeranno per sostituire teologicamente il limbo, il quale, lungi dall'essere un posto attraente, risolveva comunque alcune difficoltà in maniera elegante. Difficoltà che dovranno essere risolte diversamente perchè, se i bambini andranno direttamente verso la luce di Dio, adesso il Papa ed i suoi amichetti dovranno spiegare dove finirebbero i non-cattolici dopo la morte.
Qui il problema è grosso, perchè se finiscono in paradiso (magari a patto di essere buoni e pii) rendono inutile la pratica del cattolicesimo, se invece finiscono all'inferno la questione pone il cattolicesimo il problema di mostrarsi ostile al limite dell'offesa verso i non praticanti. Questo senza considerare il problema degli attuali abitanti il limbo, per i quali la Chiesa sembra non aver previsto per ora alcuna soluzione alternativa, nemmeno uno straccio di campo-profughi, una tendopoli provvisoria, nulla di nulla.

Considerando che il numero di queste IDS (Internally Displaced Souls) dovrebbe essere enorme, si capisce la difficoltà nell'affrontare il problema, ma resta curioso che nessuna soluzione sia trapelata da oltretevere per i miliardi di anime che improvvisamente si troveranno senza casa. Per il momento prepariamoci ad affrontare i sottanoni ed il prevedibile can can che riaccenderanno contro l'aborto, il destino delle anime nel limbo, per fortuna, non è un problema di chi non è cattolico .

Aggiornamento:

Annuncio apparso sul Corriere della Sera:

Gruppo numeroso di anime eroi pre-cristiani e varia umanità cerca urgentemente sede sociale causa imminente demolizione limbo. La ricerca è orientata verso un ambiente ampio che possa offrire servizi di housing collettivo permanente, possibilmente lontano da infrastrutture rumorose quali strade, autostrade, ferrovie.
Le offerte andranno indirizzate a Virgilio Di Mantova (virgilio@virgilio.it)
La presente ricerca ha carattere d'urgenza, si chiede/offre la massima riservatezza nelle trattative.

Aggiornamento:

Le Edizioni Paoline annunciano di aver raggiunto un accordo con l'anima di Dante per la riscrittura della Divina Commedia. Dante Alighieri, assistito da un medium, dovrà aggiornare l'antico testo in modo che non sia più in conflitto con la new wave teologica della Chiesa cattolica.

Aggiornamento; è cominciato lo show:

Come si diceva, parte la farsa: La Lega Anti Diffamazione Cattolica manda una lettera a Misna, che la pubblica senza commenti, nella quale si dice che per questioni "legali" il limbo non è stato abolito davvero, spettando tale potere esclusivamente al pastore di tutti i pastori, ovvero a Ratzinger.

Secondo questi, senza il placet di Ratzi il limbo continerà a -esistere- per la dottrina cattolica. A questo punto si aprono scenari interessanti, che vanno dai sondaggi papali per vedere cosa convenga di più decidere, fino alle lotte intestine o allo scisma in nome del limbo. Certo è che un documento tanto ufficialmente pesante come quello della -Commissione teologica internazionale- che ne dibatte dal 2004 dopo che la chiesa cattolica americana aveva posto il problema della sua inesistenza, e il fatto che il 19 gennaio. Benedetto XVI  abbia approvato il testo e ne abbia autorizzato la pubblicazione, lasciano poco spazio di manovra ai nemici degli abolizionisti.
Evidentemente Benny 16 vuole lasciare un segno profondo nella dottrina cattolica, la sua controriforma è appena all'inizio e se non interverranno fatti ostativi (la natura o un kattoliko fanatico) che mettano fine alla sua opera, i cattolici dovranno abituarsi ad altri cambiamenti radicali della dottrina.

Questa questione del limbo promette crasse risate, stay tuned.

da: www.misna.org

[Dalla "Catholic Anti-Defamation League" (Cadl), Associazione cattolica contro la diffamazione, con il titolo "I MEDIA ATTRIBUISCONO AL PAPA LA SOPPRESSIONE DEL LIMBO", riceviamo stanotte il seguente comunicato che pubblichiamo integralmente, astenendoci dal commentarlo in alcun modo.]

"È stata riportata dai media una notizia non corretta, relativa ad un pronunciamento ufficiale della Chiesa a proposito del Limbo. I titoli diffusi (“Il Papa abolisce il limbo”, “La Chiesa abolisce ufficialmente il
limbo” ecc.) lascerebbero infatti ritenere che la Chiesa si sia pronunciata con un atto magisteriale. Evidentemente si tratta di un errore di chi ha redatto l’articolo, ma comporta una grave inesattezza, che trae in inganno milioni di Cattolici. In realtà il parere della Commissione teologica è meramente consultivo,
poiché nelle questioni teologiche l’ultima parola spetta al Sommo Pontefice, unico soggetto dell’infallibilità in rebus fidei. «Se un giornalista parlamentare divulgasse la notizia che il Presidente della Repubblica ha emanato una legge, mentre essa è ancora in discussione in Commissione, lo si definirebbe quantomeno un incompetente» osserva Pietro Siffi, Presidente della Cadl. «Ma quando la stessa cosa avviene nelle questioni attinenti la Chiesa, si diffondono informazioni destituite di fondamento senza sentirsi in obbligo di provvedere al alcuna rettifica». La Presidenza della Catholic Anti-Defamation League esprime la propria ferma protesta per questa sistematica opera di disinformazione, e invita le testate giornalistiche che hanno divulgato notizie erronee a provvedere a
una doverosa rettifica, fermo restando che l’opinione della Commissione non comporta, fino al pronunciamento del Papa, alcuna variazione a quanto è proposto dalla dottrina comune della Chiesa".

Aggiornamento spassoso:


Dalle parti dei cattolici alla Blondet dicono che l'abolizione del limbo è malinteso "
buonismo umanitaristico".
Tutto questo perchè l'abolizione del limbo priverebbe di valore il battesimo e renderebbe "automatica" e "gratuita" la salvezza, che invece ogni buon cattolico arriva solo dopo la sofferenza e tutti i sacramenti fatti come si deve. Se uno si salva anche senza battesimo, perchè battezzarsi?
Ottima domanda, anche se i fessacchiotti non hanno capito che la mossa serve per la battaglia sull'aborto, infatti fanno affermazioni del tipo: "
Così il delitto dell'aborto è ridotto a un male sociale" senza nemmeno rendersi conto che l'abolizione del limbo serve a sostenere la tesi che l'aborto sia un omicidio. Sfortunatamente per questi il buon Benny16 è un mollacchione progressista che contravviene nientemeno che al canone V del Concilio di Trento: «Se qualcuno dice che il Battesimo è opzionale, cioè che non sia necessario alla salvezza, sia anatema».

Auguri, ne avranno bisogno.
postato da mazzetta alle ore 09:37 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: trash, clerowatch


sabato, 21 aprile 2007

Il muro di Baghdad, non se ne sentiva la mancanza.


Alla fine Bush e Negroponte ce l'hanno fatta. Per la grande gioia dei Neocon e dei nostalgici della guerra fredda e di un "nemico" che non c'è più, anche Baghdad avrà il suo muro che segnalerà il fallimento della politica americana.

baghdad civil warreligion

Il muro vuole dividere sciiti e sunniti in una zona nella quale la violenza settaria è molto intensa. Come sempre una soluzione del genere agisce sui sintomi senza minimamente intaccare le cause all'origine del problema, cosa che sarebbe strana visto che il sorgere della violenza settaria in Iraq è stato pianificato e favorito proprio dagli americani. Non è il primo muro costruito a Baghdad dagli americani, poichè il primo fu quello a circondare la Green Zone nella quale vivono asserragliati gli occidentali ed il governo iracheno.ist2_1882562_gate_guard

Il muro viene costruito di notte dai soldati americani che piazzano barriere di cemento alte tre metri e mezzo a "proteggere" la più vasta area sunnita della capitale. Sul muro c'è molta confusione anche tra gli americani, molti politici e militari invitati a commentarne la costruzione sono risultati all'oscuro della sua esistenza e della sua costruzione (cominciata in Aprile).

Intanto l'operazione per mettere in sicurezza Baghdad si sta rivelando l'atteso fallimento, ieri con un insolito messaggio Gates ha avvertito gli iracheni che l'intervento USA non è a tempo indeterminato e che l'orologio della storia muove le lancette verso il momento della fine dell'impegno americano. Quella che nelle intenzioni doveva sembrare un minaccioso invito al governo iracheno a darsi da fare, a molti è sembrata la prima buona notizia per l'Iraq dal momento dell'invasione americana.

Chiedono soldi
e aiuto per gli iracheni.

Scontata, preevista quanto inutile  richiesta d'aiuto per gli iracheni. Ora che ci sono in giro 4 milioni di profughi iracheni ci si accorge anche che nessuno da un dollaro per aiutarli, figurarsi i paesi che hanno invaso l'Iraq per portarci la -democrazia- Per fortuna l'intervento era in aiuto degli iracheni, se fosse stato un intervento ostile a quest'ora li avevamo ammazzati tutti. Gli USA di questi profughi ne hanno accolti 420, ma per l'anno prossimo hanno promesso di prenderne 7.000 dopo che le autorità militari avevano segnalato che -almeno- alle famiglie degli iracheni che collaborano con gli americani bisognava offrire protezione. Come ha detto il direttore di Human Rights Watch, i bisogni degli iracheni sono ovvi e sotto gli occhi di tutti, ignorarli non ci renderà meno responsabili.


Aggiornamento: un altro muro in vista


Anche l'Arabia Saudita ha deciso di costruire un muro. Sorgerà ai confini con l'Iraq, ma non con lo scopo di tenere fuori gli iracheni, quanto con quello di tenere dentro i sauditi che vanno in Iraq (anche durante i weekend) a fare i qaedisti e poi tornano a ripararsi nel regno.

Aggiornamento 24 aprile:
Il premier iracheno al Maliki ha disposto l'arresto della costruzione del muro in seguito alle feroci polemiche sollevate in patria come all'estero
postato da mazzetta alle ore 09:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: iraq, stati uniti


venerdì, 20 aprile 2007

Indymedia vive. Online Imc Toscana


L'Imc toscano è stato il primo a mettere online la versione beta di www.toscana.indymedia.org

indydesire

Nei prossimi giorni usciranno anche (si spera) gli altri Imc locali e l'attesissimo www.italy.indymedia.org, rendendo così di nuovo agibili gli archivi e completando l'opera di rinnovamento  intrapresa sul finire dell'anno scorso.
postato da mazzetta alle ore 16:49 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: media, movimenti, infowatch


giovedì, 19 aprile 2007

Peggioramento stabile.


14Dopo che scontri furiosi hanno fatto più di mille morti nella capitale Mogadiscio e dopo che il "governo" provvisorio ha "licenziato" una quarantina di parlamentari, colpevoli di non essere d'accordo con il governo sostenuto dall'invasore etiope comandato dagli americani, e dopo che dalla capitale sono fuggite decine di migliaia di persone, si può tranquillamente affermare che la situazione per la Somalia non è mai stata tanto malvagia dal giorno della dichiarazione dell'indipendenza.

Nel paese si segnalano  anche numerosi focolai infettivi, scarsamente monitorati dal governo e numerose aggregazioni di profughi abbandonati a se stessi in quanto nessuna delle ONG sul terreno sa dove si trovino. A questo si deve aggiungere la ripresa della pirateria e dei sequestri di persona in grande stile.

Mentre l'Etiopia cerca in qualche maniera di uscirne, il previsto intervento dell'Unione Africana sotto mandato ONU tarda a manifestarsi. 1200 ugandesi sono arrivati, ma altri uomini promessi da altri paesi africani non sono stati inviati, evidentemente per il timore che non siano ben accetti. C'è da rilevare che anche qualora arrivassero, sarebbero solo 4000 degli 8000 giudicati necessari e previsti dall'ONU, ma altri volontari non si sono visti. Anche questa valutazione lascia poi il tempo che trova, visto che nemmeno gli etiopi, con oltre 20.000 uomini ed armamenti pesanti (che la forza della UA non avrebbe) riescono a mantenere una parvenza di ordine e a non farsi ammazzare.

Nel frattempo ho potuto verificare di persona che l'argomento non interessa a nessuno, essendomi trovato ad un dibattito ed avendo interrogato i presenti sulla questione, ho scoperto che nemmeno tra una platea di giovani interessati ai "difetti" del sistema dell'informazione era  giunta ad alcuno la notizia che l'Etiopia ha invaso la Somalia nel quadro della War on Terror.
Per questo, bastardamente, ho messo la foto di un carnaio assolutamente incongruente con la notizia, mi scuso fin da ora con chi sperava in contenuti hard, ma consideratelo un esperimento per provare a raggiungere anche persone che diversamente non si accorgerebbero di un dettaglio come il massacro in corso in Somalia.

Aggiornamento:

Come volevasi dimostrare, escono in proposito un resoconto e il più classico degli allarmi Onu su una incombente catastrofe umanitaria in Somalia. In due mesi 124.000 somali sono fuggiti da Mogadiscio secondo il portavoce ONU Eric Laroche. Si diffonde il colera. Il ballo continua.

Aggiornamento:

Intensi combattimenti sono ripresi all'alba di oggi. Un intenso fuoco d'artiglieria proveniente dalla zona del palazzo del governo sta martellando i quartieri a Nord della capitale. Solo i miliziani e gli uomini che hanno deciso di restare a difendere le loro proprietà sono rimasti a Mogadiscio, donne e bambini hanno lasciato la città portando a 200.000 il numero dei profughi che l'ONU cerca invano di assistere. Le notizie da Mogadiscio non lasciano alcuno spazio all'ottimismo, ma rimbalzano nell'infosfera senza che nessuno se ne curi, non l'Italia "tutore" coloniale del paese, non l'Europa e ancora meno gli Stati Uniti, che ancora una volta hanno ordinato una carneficina e programmato impunemente la distruzione di quel che restava di un paese già martoriato.

Aggiornamento 23/04

L'Etiopia esce dall'IGAD, mentre il conto dei profughi sarebbe arrivato a 500.000
postato da mazzetta alle ore 16:39 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: war on terror, somalia


mercoledì, 18 aprile 2007

L'invisibile manifestazione antipro e il visibile sciopero de la Repubblica..


Cinquantamila persone che sfilano per chiedere l'abolizione della legge Fini-Giovanardi e non se le fila nessuno. Edizioni locali con articoli di "colore" sui manifestanti in partenza e nessun articolo sui corrispondenti fogli nazionali, televisione zero, dibattito politico zero. Desaparecidos; se erano di Forza Italia diventavano un milione, se convocati da Fassino duecentomila.

Resta traccia della manifestazione sul blog dedicato e poco più, mentre la classe dirigente discute a caso di tesoretti e delle gambe delle donne, i cittadini si sfiancano in inutili marce destinate a suscitare indifferenza da parte di un sistema delle comunicazioni irrifomabile.

Anche a la Repubblica,  l'editore della quale possiede la tessera in anteprima dell'erigendo Partito Democratico, si respira brutta aria. Una settimana di sciopero, non solo perchè l'editore "progressista" rifiuta di rompere il fronte degli editori che da oltre due anni si rifiuta di discutere il contratto di categoria, ma anche perchè si rifiuta di sostituire i pensionati e preme per una organizzazione del lavoro sempre più fondata sullo sfruttamento del precariato. Tanto per rendersi più simpatica, la società padrona di Repubblica ha rifiutato addirittura di contribuire alla colletta a favore dei parenti degli afgani uccisi in occasione del sequestro Mastrogiacomo. Colletta che ha totalizzato finora centomila euro usciti dalle tasche dei giornalisti.benedetti_smallb

Inutile dire che la società da anni macina utili in aumento, si tratta come sempre in questi casi della materializzazione della terribile realtà, ovvero quella per la quale il "padrone" è progressista e "buono" fino ai confini della convenienza in suo favore, e anche nel caso finanzi cose quali la "Fondazione Rodolfo Debenedetti" (che si occupa nientemeno che dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello Stato sociale), non è il caso di considerarlo niente di più di una persona interessata prima di tutto ai propri interessi personali; anche a costo di far pagare il proprio successo ad altri.

Aggiornamento:

Puntuale come le tasse ecco cadere l'intervista a Franco Debenedetti che ci ha spiegato come, se è pur vero che gli imprenditori sono stronzi come dice Bertinotti, i sindacati lo sono lo pure loro perchè contrari alle modifiche all'articolo 18. Lasciando da parte il merito, è il metodo che lascia perplessi: pur tipicamente italiano, come espediente, così come non vale a difendere i ladri dire che tutti rubano, dire che anche altri non sono all'altezza non assolve la classe imprenditoriale italiana dall'essere molto al di sotto degli standard minimi di presentabilità
postato da mazzetta alle ore 15:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: media, antipro


mercoledì, 18 aprile 2007

Strani traffici di armi


I "cattivi" sono di nuovo all'opera secondo le agenzie d'informazione occidentali.
vaurointegralistidoestilo8
In Darfur il governo sudanese starebbe inviando armi, anche se non si sa bene a chi, visto che da una parte ci sono i ribelli e che dall'altra le milizie tribali non possono certo essere le destinatarie di armamenti definiti "pesanti". In Darfur in realtà le armi arrivano regolarmente dalla Libia e dalla Gran Bretagna via Uganda da anni e non vanno ai janjaweed, ma ai due fronti dei "ribelli", uno dei quali fa capo ad Hussein al Turabi, una volta vice di al Bashir, l'autocrate sudanese che ora presiede un governo a metà con i cristiani del Sud. Turabi, poi caduto in disgrazia, imprigionato, è ora redivivo "talebano" contro il governo centrale che i media dell'Occidente spacciano per integralista islamico; poco importa che al Turabi rifiuti gli accordi di pace e che proponga un mondo fatto di Corano e niente altro.

Sul Darfur c'è molta disinformazione: si tende a far passare il governo per espressione dell'estremismo islamico quando il vicepresidente è cristiano, allo stesso tempo lo si accusa per gli scontri a fuoco che in Ciad vedono protagonisti il dittatore Deby sostenuto dalla Francia e l'opposizione ciadiana riunita. Non si agisce per il Darfur, millantando veti cinesi, ma il petrolio sudanese non va solo in Cina, visto che per quasi la metà benedice i bilanci di aziende occidentali. Questo senza considerare che il massacro principale (quello che fa gridare al "genocidio") si consumò nel silenzio di un Occidente che non voleva turbare l'ascesa al potere del Sud cristiano, per oltre due decenni sostenuto contro il governo centrale a suon di disinformazione (si inventarono anche falsi traffici di schiavi "cristiani" da parte degli "islamici") e di armi.

In Afghanistan invece sarebbero gli iraniani a fornire armi ai talebani, poco importa che il traffico sia del tutto ininfluente a fronte del fiume di armi fornito dal Pakistan agli uomini del Mullah Omar. Le stesse accuse gli iraniani le ricevettero per l'Iraq; anche lì importava poco che l'unica cosa a non mancare nel paese siano i depositi d'armi o che ad armare gli "insurgents" abbiano provveduto gli stessi americani, addestrando ed armando più di 200.000 iracheni con Kalashnikov comprati in Oriente; iracheni che poi si sono fatti di nebbia con le armi, mentre gli americani continuavano ad addestrarne altri che avrebbero disertato, continuando così per anni anche quando era evidente come sarebbe andata.

Per il resto è bene notare che l'elenco di paesi, movimenti e bande paramilitari armati da americani ed europei in giro per il mondo è praticamente senza fine e senza vergogna; ma questo i media occidentali ovviamente non amano sottolinearlo; così come non amano sottolineare che con oltre 600.000 vittime accertate  e 4.000.000 di profughi, l'Iraq è un genocidio dalle dimensioni triple rispetto al Darfur.
postato da mazzetta alle ore 10:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: trash, africa, war on terror


lunedì, 16 aprile 2007

Palle nucleari

osama_bush_captured NEW YORK: US president George Bush has reportedly expressed the fear that if Shia Iran acquires nuclear weapons, the Middle Eastern countries might turn to the nuclear-armed Pakistan for help to create a "Sunni bomb".

Bush ha espresso il suo timore che il programma atomico iraniano spinga i paesi del Golfo a rivolgersi al Pakistan per costruire la "Bomba Sunnita" da contrapporre a quella iraniana che sarebbe "sciita".

Peccato che Arabia Saudita, Iran, Pakistan e Libia siano associate al programma pachistano fin dagli anni '70. Peccato che tutto il mondo sappia che proprio dal Pakistan arriva il nucleare iraniano. L'ennesima farsa  con la quale Bush cerca di attirare l'attenzione sul "pericolo" iraniano sperando di distrarre l'attenzione dal fallimento
in Iraq e Afghanistan.

Per chi volesse togliersi il dubbio del tutto, c'è anche questa simpatica lettera del 29 maggio 1998; mittente Osama Bin Laden
.
I dettagli che spiegano come questo "timore" di Bush sia in realtà una posa, sono nel
dossier nucleare o in questo testo più recente.

"Una grande felicità ha colmato il cuore dei musulmani quando il Pakistan ha fatto esplodere cinque ordigni nucleari in risposta agli indiani. Ci congratuliamo con la nazione islamica tutta e con il Pakistan in particolare perché per la prima volta i musulmani possiedono un'arma nucleare. Con l'annuncio delle esplosioni, l'equilibrio internazionale è cambiato e i paesi dei miscredenti non sono più in grado di limitare l'influenza della nazione islamica su di esso. Ringraziamo Dio perché il popolo pachistano non si è arreso alle pressioni e all'inganno americano. E' risaputo che il governo USA ha esercitato grandi pressioni per impedire al Pakistan di possedere armi nucleari. Sebbene l'India sia l'unico nemico riconosciuto nella regione, in realtà i veri nemici sono gli alleati cristiani ed ebrei guidati dagli Stati Uniti che occupano l'Arabia Saudita e Israele che viola i nostri luoghi sacri".

"L'India deve capire che non affronterà solo il Pakistan, ma tutti i musulmani saranno al fianco dei pachistani con tutte le forze, gli uomini e i soldi. Invitiamo i fratelli musulmani ad imitare il Pakistan per quello che concerne il possesso d’armi nucleari, chimiche e biologiche. Qualsiasi accordo che riguardi la fine della diffusione delle armi nucleari non deve fermarli dal momento che il nemico non lo fa, e senza queste armi i musulmani sarebbero senza protezione di fronte alle 200 testate nucleari d’Israele e alle armi di distruzione totale accumulate dai paesi cristiani comandati dall'America e dalla Gran Bretagna. E' dovere dei musulmani rafforzarsi per impaurire il nemico di Dio".

cagleOsamaBush0

postato da mazzetta alle ore 17:05 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: truffe, semantica, proliferazione nucleare


lunedì, 16 aprile 2007

I Bauscia in guerra con la Cina

Post-pre-Aggiornamento:
Venerdì scorso alcune bottiglie incendiarie sono state impiegate per dare fuoco all'ingresso della sede di Islamic Relief a Milano. L'attentato è stato rivendicato dal "Fronte Cristiano Combattente" che ha anche minacciato di morte il locale presidente, il signor Paolo Gonzaga ("Siamo il Fronte cristiano combattente, abbiamo distrutto la sede dell'Islamic Relief. Paolo Gonzaga e' stato condannato a morte da un tribunale cristiano").

L'attentato si può legare idealmente un raid fascista con il quale Forza Nuova ha coperto il quartiere "cinese" di insulti razzisti e di slogan molto "violenti" contro i nemici della nostra civilità (?). Ovviamente nessuno si è sognato di parlare di offrire protezione ai cinesi o di reprimere duramente comportamenti del genere. Intanto sui giornali continua la fiera del luogo comune sui "gialli".

E intanto sgomberano...
Approfittando del casino con i cinesi, a Milano hanno sgomberato la "Stecca degli Artigiani", un altro bel pezzetto dello sbrindellato tessuto urbano milanese verrà ristrutturato a maggior gloria dei costruttori lasciando con un palmo di naso una varia umanità, alla quale che non resta che il ricordo di una storia finita.

Doverosa precisazione ad uso degli ignoranti:

C'è stato anche chi ha scritto cose del tipo: "...nella Cina comunista e anche in quella comu-liberista una protesta simile sarebbe impensabile, verrebbe stroncata sul nascere." Pensieri vergati forse   cercando un comodo cerchiobottismo, prendendosela sia con i cinesi che con i bauscia. Peccato che in Cina l'anno scorso si siano verificate oltre 84.000 proteste violente, per niente stroncate sul nascere. L'ignoranza è una brutta bestia.


I Bauscia in guerra con la Cina
in Altrenotizie

Non è dato sapere se la guerra che Letizia Moratti ha dichiarato alla chinatown milanese trovi origine nella semplice strumentalizzazione dell’immigrato, già tristemente praticata dalle giunte milanesi, o da appetiti immobiliari non ancora usciti allo scoperto, ma è un dato certo che si sia arrivati ad una situazione che sarebbe stato meglio evitare per colpa di una buona dose di razzismo, malamente mascherato, dalle parti di Palazzo Marino. Quello che ha fatto più impressione in questi ultimi giorni è stato lo snocciolarsi della litania di luoghi comuni razzistici sui cinesi. Come se nulla fosse, sui principali media si sono visti e sentiti commenti che una persona normale si augurerebbe di non vedere mai diffusi. Alcuni rappresentanti della politica milanese, nell’occasione, hanno svuotato il truogolo della retorica razzista sul pubblico italiano, cercando il plauso degli stessi italioti che da anni cercano di spaventare con il timore delle invasioni straniere.

Milano, città con qualche milione di abitanti, è scesa in guerra contro qualche migliaio di cinesi, colpevoli di aver comprato e pagato case e negozi troppo in centro, troppo vicini tra loro. Colpevoli di essere stranieri in una città che si vorrebbe cosmopolita, ma che in realtà è governata da un’amministrazione inquinata da concetti razzisti, amica di speculatori e populisti che usano lo straniero per ottenere i voti della stessa gente che hanno contribuito ad impoverire. Invece ci viene raccontato che la zona di Via Paolo Sarpi è: “…un quartiere che potrebbe essere di lusso se non l'avessero accaparrato i cinesi con le loro attività essenzialmente illegali e lucrose. Hanno mandato via gli abitanti, vecchi pensionati milanesi per lo più. Minacciano e intimidiscono quei pochi che resistono.” Però nessun cinese è mai stato condannato per reati del genere e che le loro attività siano “essenzialmente illegali” non sembra affatto, visto che la pressione del comune ha prodotto solo multe. Molto rivelatore è il riferimento per il quale si tratta di attività “lucrose”. Lucro che se benedice un italiano ne dimostra le qualità, ma che nel caso dell’immigrato viene portato all’attenzione proprio per solleticare l’umanissima invidia degli italiani più poveri dei cinesi in questione.

Oggi il problema sono i cinesi, ieri e domani i musulmani. I musulmani “ci vogliono invadere”; poco importa che siano una minoranza tra gli stessi immigrati, secondo questi signori diventeranno milioni, figliando come conigli e mettendoci in minoranza. I cinesi in Italia sono ancora meno, ma non importa; i cinesi sono utili per indirizzare le frustrazioni dei milanesi impoveriti ed incanalarle nell’ennesima guerra tra poveri, utile a distrarre i cittadini dall’operato di chi veramente si arricchisce alle loro spalle. Anche i cinesi si moltiplicherebbero troppo velocemente, poco importa che due invasioni contemporanee non si siano mai viste nella storia.

Milano è una città governata da una giunta incline a lisciare il pelo alla propaganda xenofoba praticata senza alcun contrasto. Non i partiti “progressisti” e nemmeno la magistratura provano ad arginare questa deriva. Poco tempo fa un manipolo di gentaglia, condotta da consiglieri comunali della destra, ha dato vita ad un assalto ad un campo nomadi in allestimento ad Opera, appiccando il fuoco e distruggendo beni pubblici alla luce del sole e sotto gli occhi delle forze dell’ordine che non hanno reagito. Un’opera pubblica ridotta in cenere per motivi razzisti sotto gli occhi della polizia e della stampa.

La magistratura lombarda non ha ritenuto di perseguirli per il reato di incendio (che prevede pene severe) e si è limitata a capi d’imputazione minori; i politici lombardi non si sono scandalizzati e i media, locali e nazionali, hanno passato sottotraccia questo gravissimo reato. Con singolare distanza da una simile interpretazione del diritto, la stessa Procura ha chiesto pene severissime e misure cautelari imponenti per i protagonisti dei disordini dell’undici marzo dell’anno scorso, durante i quali ad essere bruciato era stato un motorino.

L’amministrazione meneghina invoca la legalità contro i cinesi, ma si tratta dell’ipocrita legalità asimmetrica di chi si nasconde dietro la domanda di giustizia. Non appartiene alla giustizia risolvere i problemi (qualsiasi problema) di convivenza cittadina perseguitando sistematicamente un gruppo sociale o nazionale. Non appartiene alla giustizia assediare con il blocchetto delle multe in mano questo o quello. Non appartiene alla giustizia riesumare regolamenti degli anni ’30 per colpire chi diversamente non potrebbe essere colpito. Non appartiene alla civiltà, della quale certi ipocriti si dicono portatori, decidere di trasformare una strada che vive di commerci in isola pedonale senza neppure consultare chi vi abita e chi ci lavora. Non appartiene alla nostra civiltà che un vigile urbano possa colpire una donna, un uomo, un cittadino, per quanto questi possa essere alterato, per quanto possa protestare per una multa che ritiene ingiusta, per quante parole offensive pronunci.

Questi comportamenti appartengono a chi fa un uso strumentale dei poteri che gli sono stati conferiti perché siano usati a favore della comunità; appartengono a pubblici ufficiali che sanno che certi comportamenti sono tollerati se tenuti nei confronti del “nemico” individuato dai politici di riferimento. Gli stessi comportamenti tenuti nei riguardi di commercianti italiani avrebbero dato lo stesso esito: la rivolta. Per questo non si è mai sentito di una commerciante italiana manganellata da un vigile urbano a causa di una lite per una multa.

In questi giorni contro i cinesi si sono sentite argomentazioni degne del Ku Klux Klan, ma soprattutto Milano ha mostrato i danni inferti da anni di leghismo e berlusconismo. Il nostro paese si dovrebbe scusare con l’ambasciatore cinese (elegantissimo nel chiedere “equilibrio” senza raccogliere lo sdegno che i fatti hanno suscitato in Cina) per le parole degli esponenti della Lega, di Alleanza Nazionale e per l’operato di donna Letizia. Il nostro paese dovrebbe anche interrogarsi sul come sia possibile che esista gente capace di andare in televisione ad accusare “i cinesi” di evadere le tasse (senza dimostrarlo) dopo aver teorizzato l’esistenza di un “diritto” a non pagarle quando sembrino troppo alte. Che gente sia questa che dopo aver sostenuto Cuffaro, dopo aver votato leggi contro la legge per cancellare i delitti dei propri amici, si scaglia con tanta veemenza contro i “crimini” dei cinesi.

Questa miseria non è altro che la conseguenza delle politiche di destra che hanno polarizzato la società italiana. L’aumento di ricchi e poveri (soprattutto di poveri) e la strage del ceto medio, la sparizione della borghesia (qualunque cosa sia) e l’avvento del pensiero unico iper-liberista, costringono la destra all’inevitabile passo successivo: quello per il quale occorre che chi subisce la spoliazione diriga la sua rabbia verso altri a lui simili, permettendo così agli arricchiti di non essere indicati come responsabili e impedendo che si discuta di modifiche nella distribuzione delle ricchezze o dei redditi. C’è da sperare che il governo si occupi della vicenda e che le giuste rimostranze della Cina inducano la Moratti a ripensare le politiche per la città. Milano negli ultimi anni è diventata la frontiera del neomedioevo italiano e non è un bel risultato per quella che una volta si credeva la capitale morale del paese.

Sarebbe interessante chiedersi fino a quando la società italiana sarà disposta a tollerare il rigurgito razzista lombardo, quando si stancherà di a pagare il prezzo di incidenti internazionali e del conseguente deteriorarsi dell’immagine nazionale, quando una nazione - che si ritiene culla di civiltà - smetterà di dare spettacoli indegni di sé e dei valori che dice di rappresentare.

p.s
A proposito di civiltà

Da motore di modernità a retroguardia clerico-fascista, Milano conserva in frigo da oltre due mesi tutti i prodotti degli aborti delle donne meneghine. Li conserva in fresco nelle camere mortuarie degli ospedali, dopo che la Regione ha deciso che “per rispetto agli esseri umani” (che poi sarebbero gli embrioni secondo Formigoni ) i prodotti degli aborti devono essere seppelliti, anche se si tratta di grumi cellulari di poche settimane. Alle madri decidere solo se vogliono una sepoltura individuale, una fossa comune, o se vogliono dar loro un nome. Il rispetto per questi “esseri umani” da parte della maggioranza lombarda è esattamente della stessa ipocrita natura di quel “rispetto per la legalità” invocato per sostenere i metodi inaccettabili usati contro i cinesi di Via Paolo Sarpi. Lo dimostra il fatto che tre mesi dopo aver istituito il funerale obbligatorio per i fetini, la giunta lombarda non abbia ancora trovato il tempo di redigere il regolamento necessario a farli passare dalle camere mortuarie alle tombe..

Quando i resti abortivi traboccheranno dai refrigeratori lombardi, forse qualcuno chiederà che razza di “rispetto” si sia assicurato ai feti con questa tragica buffonata, perché qualcuno si batta per definirli esseri umani e poi ne abbandoni in frigo i cadaveri.
postato da mazzetta alle ore 07:54 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: italia, cina, repressione, fascisti su marte


Chi sono

Utente: mazzetta
Per contatti, mazzetta at altrenotizie punto org (non accetta allegati), diversamente mazzettatm at gmail punto com


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Subscribe with Bloglines
Website Statistics