E' una novità assoluta quelle che vede l'Onu schierare un corpo interamente femminile di peacekeeper. A fornirlo è stata l'India che ha inviato tre plotoni della sua polizia ad addestrare i poliziotti di monrovia con l'obbiettivo di farne un corpo aperto anche alle donne e di offrire un esempio al paese, da poco uscito da venti anni di guerre. 

famoso come corruttore di giornalisti. L'Olocausto congolese venne alla luce presso le opinioni pubbliche occidentali dopo che alcuni famosi scrittori lo denunciarono nelle loro opere: Joseph Conrad in "Cuore di Tenebra" (che non è una storia sul Vietnam, ma la cronaca vissuta da Conrad incontrando il vero Kurtz quando lo scrittore era pilota di battello sul fiume Congo), Mark Twain ne "Il Soliquio di Re Leopoldo" (Opera semisconosciuta, ma disponibile gratuitamente in versione integrale su Internet) e Conan Doyle in The Crime of the Congo; ma poco avrebbero potuto le loro opere senza ricevere il fondamentale sostegno di un'invenzione di quei tempi: la fotografia. Solo quando l'Europa e gli Stati Uniti vennero invasi da centinaia di foto raccapriccianti che immortalavano bambini con le braccine mozzate e distese di cadaveri, solo allora per Leopoldo si materializzarono le prime difficoltà. A quei tempi circolò allora la battuta secondo la quale "Leopoldo non aveva potuto corrompere la Kodak". Ancora oggi sono facilmente reperibili documenti e rapporti che non lasciano dubbi sulla dimensione e sulla brutalità dell'Olocausto congolese.
tema, ancora meno l'argomento ha interessato il mondo del cinema. Ancora oggi, parlando con un belga, questi ti dirà più o meno che in Congo i belgi hanno costruito la ferrovia; lo stesso tipo di risposta che ci si può attendere da un italiano, un francese, un tedesco, un britannico o uno spagnolo parlando dei territori nei quali le loro colonizzazioni hanno portato stragi, terrore e sfruttamento.
quanto lo siano state di quello ebraico. Sarebbe bene ricordare che ancora oggi, nell'epoca dell'informazione globalizzata e sovrabbondante, milioni di persone muoiono perchè sono lasciate morire dalla nostra indifferenza, perchè non siamo capaci di un serio momento di confronto, oltre il quale decidere la definitiva messa al bando dello sfruttamento razzista del continente africano e il riconoscimento delle colpe europee. Sarebbe bene chiedere al mondo dell'informazione perchè questi crimini siano tenuti tanto nascosti, perchè migliaia di giornalisti pronti ad indignarsi per qualsiasi sciocchezza non riescano a trovare un minuto per condannare l'Olocausto Nero che continua a consumarsi giorno dopo giorno.Questo è un manifesto politico. Una cosa un pò desueta che alcuni europei hanno pensato di concepire per ribellarsi alla deriva decadente che investe l'Europa del ventunesimo secolo. E' sicuramente un manifesto generazionale, ma nasce con spirito includente e come assunzione di responsabilità verso le generazioni presenti e quelle future. La rete che ha collaborato alla stesura del manifesto attraversa diversi paesi e città europee; il manifesto è concepito come un corpo in evoluzione, non vuole essere il fondamento di un dogma da contrapporre ad altri dogmi, ma una piattaforma da implementare e da arricchire. I richiami ai diritti GLBTQ non significano che sia espressione di una comunità GLBTQ, ma che il manifesto si fa portatore del rispetto di tutte le identità di genere e che chi vi si identifica, riconosce agli umani una uguaglianza sostanziale che va ben oltre le generiche affermazioni sulla parità tra uomo e donna. Il manifesto è un invito all'azione e all'adesione ad un processo di rivitalizzazione che possa spingere l'Europa ed i suoi cittadini al di fuori delle secche nelle quali è stata condotta dalla verticalizzazione dei poteri e dalla loro occupazione da parte di una élite economica e politica del tutto autoreferenziale.
ACT 4 RADICAL EUROPE (a4re, “ayforee”)
manifesto per un’associazione politica transnazionale che agisca per la giustizia ecologica e sociale
LA GUERRA INFURIA, LA DISTOPIA SI AVVICINA
L'alba del XXI secolo è buia e barbarica, mentre la guerra, l'ineguaglianza, l'irrazionalità, la xenofobia e il collasso ecologico si diffondono incontrastati nel pianeta cos’ come nella nostra regione, l'Europa, governata dall'Unione Europea e dagli stati nazione, ma in realtà disarticolata e divisa tra paesi euro e non-euro, nella (dis)Unione fra vecchi e nuovi membri del club.
Il Bushismo e l'Islam politico hanno ridefinito la politica mondiale, la Cina e l'India hanno ridisegnato l'economia globale. L’America Latina ha rotto con la dottrina di Monroe, ma l'Europa politica è allo sbando: il "no" franco-olandese ne ha svuotato l’essenza, mentre il conflitto sociale e la disillusione crescenti ne mettono in dubbio la sua rilevanza come entità politica. Lo spazio europeo è oggi attraversato da massicci flussi di capitale e di immigrazione (i primi lasciati liberi di muoversi all'interno del Mercato Unico, i secondi, al contrario, discriminati e perseguitati da Schengen) e amministrato in termini puramente conservativi da una tecnocrazia neoliberista e da governi nazionali che condividono una debole se non inconsistente legittimità.
Nel XXI secolo il vecchio progetto federalista di orientamento cattolico/socialista, ispirato da Spinelli e avviato da Monnet, è una forza definitivamente spenta. Un nuovo cosmopolitismo europeo, di orientamento democratico-radicale, deve ora prendere il suo posto, mettendo al centro i valori del federalismo orizzontale, dell'azione sociale ed ecologistta, dei diritti GLBTQ (gay/lesbiche/bisex/trans/queer). Se ciò non avverrà, lo stato-nazione rialzerà la sua testa mostruosa: le forze nazionaliste e xenofobe, costituiscono già oggi una minaccia reale in molti paesi europei.
D'altro canto, la sinistra “ufficiale”, vuoi socialdemocratica vuoi comunista o ecologista, non appare oggi in grado di formulare risposte adeguate alle sfide gigantesche poste dalla polarizzazione economica e dall'instabilità geopolitica, dal pieno dispiegamento delle reti digitali, dall’innovazione biotecnologica con le sue conseguenze etiche e sociali, e soprattutto dal cambiamento climatico e dal danno ambientale crescenti.
Gli spettri della pauperizzazione e dell’esclusione ossessionano gli europei. Negli ultimi vent’anni, la precarietà e la disuguaglianza hanno rotto il compromesso social-democratico-cristano del periodo postbellico su cui l’Europa moderna è stata fondata: redditi crescenti per i lavoratori e potere crescente per i loro sindacati in cambio dell’accettazione del capitalismo occidentale. Al suo posto, vi è stata un’immensa accumulazione di ricchezza privata accanto all’aumento dell’esclusione e della rabbia sociale.
Agire per un’Europa radicale vuol dire innanzitutto mobilitarsi contro la disuguaglianza sociale, la precarizzazione del lavoro e l’arroganza delle élite e dei loro privilegi, come milioni di persone hanno fatto recentemente in Francia e Danimarca.
L’attivismo queer è in crescita in Europa e nel mondo, ma i diritti trans/gender si trovano sotto attacco da parte di establishment clericali reazionari con una violenza senza precedenti. Malgrado le conquiste del femminismo moderno, le donne sono tuttora intimidite, aggredite e uccise sia nelle famiglie indigene che in quelle immigrate e discriminate sia nella sfera pubblica che sul posto di lavoro. L’eguaglianza di genere e la lotta contro l’omofobia devono entrare a far parte delle priorità dei movimenti radicali europei.
Oggi la gioventù multietnica d’Europa è economicamente discriminata e sempre più alienata dal resto della società. La giovane generazione europea è infatti bloccata da disoccupazione e precarietà, mentre le viene negato l’accesso ai beni sociali di base (casa, istruzione, welfare ecc.). La gerontocrazia delle élite e i conseguenti privilegi per la rendita finanziaria stanno uccidendo il futuro d’Europa pesando in modo sproporzionato sulle giovani famiglie ed escludendo la classe creativa dalle decisioni politiche ed economiche.
Oggi le imprese non solo ricorrono sistematicamente alla delocalizzazione e all’outsourcing, seguendo i dettami dei mercati finanziari, ma cercando di sfruttare le capacità cognitive e relazionali delle persone, mentre si impadroniscono dell’accesso ai beni comuni naturali e sociali. L’economia di oggi rende la vita individuale sempre più dipendente dal mercato, il che a sua volta aggrava la frammentazione sociale e l’alienazione ecologica. Il radicalismo europeo deve sfidare le nuove gerarchie create dal capitalismo europeo per riuscire finalmente a infrangere la maledizione inegualitaria, favorendo la creatività biopolitica e l’insorgenza sociale. Dobbiamo combattere per nuove concezioni del welfare e nuovi concetti del comune. L’ora è venuta per la moltitudine precaria per togliere potere alle élite e ridisegnare il panorama sociale d’Europa.
Il potere aziendale e finanziare è ancora formidabile in Europa ed è tenacemente difeso dal monetarista Trichet e dal liberista Barroso, ma ha perso l’aura di credibilità e di quasi invincibilità che aveva negli anni Novanta, grazie alla pressione sociale su più livelli del movimento noglobal. Il movimento globale per la giustizia sociale e ambientale si è sviluppato in Europa a partire dalle grandi proteste di Praga, Goteborg, Genova ed è culminato nelle manifestazioni oceaniche contro l’invasione dell’Iraq del 15 febbraio 2003 in tutte le grandi città europee. Ma da allora è declinato , anche se nuovi movimenti radicali sembrano averne preso il testimone nel corso del 2006.
La crescita di una rete mayday europea contro la precarizzazione dei giovani e la persecuzione degli immigrati è stata un’eccezione parziale al declino del movimento noglobal europeo. Disseminato nelle principali città d’Europa, il movimento contro la precarietà rappresenta uno dei tentativi più potenti di rinnovare le idee e le tattiche di dissenso politico e sociale nell’UE.
L'IDEA DI EUROPA RADICALE
In un'età di oscurantismo intellettuale, vogliamo tornare allo spirito radicale dell'Illuminismo e alla nascita rivoluzionaria della democrazia. In Europa, nei secoli, l'idea stessa di filosofia politica e quindi di quale forma lo stato debba assumere, è stata plasmata e alterata in modo decisivo dall'agire collettivo e dal conflitto sociale. La nostra idea di Europa radicale attinge e prende ispirazione dai grandi momenti di mobilitazione democratica e liberazione nella storia europea, perché momenti nei quali le idealità condivise riuscirono a forzare e vincere sistemi di potere radicati nei secoli.
Innanzitutto, le correnti radicali e democratiche, come i Levellers e i Diggers, della rivoluzione inglese, e in special modo, della rivoluzione francese, come i giacobini e in sanculotti; quindi le società segrete che si opposero all'assolutismo della Santa Alleanza; in Inghilterra, il movimento cartista per il suffragio universale e la nascita del movimento sindacale; il 1848 rivoluzionario e l'idea di Giovane Europa non-dinastica; il coraggioso esperimento di autogoverno urbano e di democrazia elettiva avanzato dalla Comune di Parigi nel 1871; il periodo fra il 1890 e il 1920, che vide le grandi speranza e le sonore sconfitte della sinistra radicale, in un continente agitato da scioperi generali, scosso dal movimento femminista per il suffragio universale, dissanguato dall’orrore delle trincee della Grande Guerra e traumatizzato, infine, dalla rivoluzione bolscevica e dalla successiva controrivoluzione reazionaria; la seconda internazionale e il sindacalismo rivoluzionario, al centro del movimento operaio prima della Prima Guerra mondiale, dopo la quale saranno finalmente vinti i Kaiser e gli Zar; il 1936 e la vittoria sociale ed elettorale del fronte popolare francese, l'anno dell'aggressione di Franco contro il fronte popolare spagnolo, repubblicano, socialista e anarchico, nonché la prima dimostrazione delle guerre genocide che il fascismo europeo e internazionale intendeva scatenare in Europa e Asia. Solo un fronte popolare mondiale poté sconfiggere i totalismi nazi-fascisti nel 1945, dopo sofferenze immense e aspre guerre civili di liberazione, e fu proprio dalle ceneri della sconfitta fascista e in risposta agli orrori della guerra totale che l'idea politica di Europa emerse dai movimenti della resistenza europea, poi distillati nel manifesto di Ventotene per un' Europa federale e pacifica.
Dopo la guerra, le istituzioni economiche, e quindi politiche, europee presero a consolidarsi. Il 1956 fu l'anno decisivo, dal momento che proclamando a Suez la fine dell'imperialismo europeo, segnò la nascita del federalismo europeo, e poi perché rivelò i crimini di Stalin dando il via alla ribellione democratica nell'Europa dell'Est contro il regime sovietico. Poi il 1968: Parigi, Roma, Berlino, Praga insorsero contemporaneamente, dando il via alla rivolta giovanile e all'esplosione identitaria degli anni Settanta (hippy, studenti, donne, gay, punk, gruppi etnici e popoli oppressi), che in ultima analisi avrebbe minato la guerra fredda e la partizione dell'Europa, culminando nella rivoluzione democratica del 1989 a Berlino, preparata dai movimenti antinucleari degli anni Ottanta. La demolizione del muro avrebbe di lì a poco portato all'implosione del comunismo russo e del suo blocco geopolitico, preparando la scena al
lancio della moneta unica in Europa Occidentale e all'allargamento a Est dell'Unione Europea. Ha permesso anche ai fondamentalisti del mercato di imprigionare l’anima politica d’Europa, dando il via alle privatizzazioni e ai tagli di spesa su larga scala che degli anni Novanta. Ma all’inizio del XXI secolo, questo nefasto scenario di politica economica sta finalmente dissolvendosi.
NOI, EUROPEI RADICALI
Noi siamo gli orgogliosi eredi della storia radicale dell'Europa fino ai movimenti noglobal di questi anni. Apparteniamo a diverse tradizioni europee di politica democratica e di filosofia critica. Siamo figli dell'approccio laico che ha guardato alla natura attraverso la ragione, discendenti di tutte quelle forme di pensiero socialista e di politica progressista che in ogni epoca si sono opposte ad ogni forma di autoritarismo e totalitarismo. Siamo figli dell'Europa ecologista e post-patriarcale e, a partire da questo retaggio radicale, intendiamo contribuire a una cultura politica condivisa di tipo democratico e radicale che possa ridare significato e scopo all'esperienza e all'agire delle persone, nella loro vita e nel loro ambiente.
Noi ci dichiariamo europei radicali. Vogliamo batterci per i fondamentali diritti umani, civili, sociali, di genere, dell'informazione delle moltitudini che vivono o arrivano in Europa; siamo inoltre anti-colonialisti, convinti che esista una sola umanità al di là dei confini che oggi tutelano i pochi a vantaggio dei molti, al di sopra dei confini tracciati tra i popoli per nascondere quelli che, al loro interno, dividono l’alto dal basso.
Noi lavoriamo a una rinascita del progetto europeo attraverso il principio della radicale partecipazione democratica e i suoi strumenti imprescindibili: il dissenso intellettuale, la protesta sociale, la disobbedienza civile, il picchetto sindacale, il boicotaggio, il mediattivismo. Dichiariamo nostri nemici il nazionalismo, il clericalismo e il fondamentalismo. Denunciamo il neoconservatorismo in politica e il neoliberismo in economia in quanto filosofie e metodi di governo immorali e insostenibili.
Noi siamo la generazione che ha buttato giù il muro di Berlino e che è andata 'underground' quando Thatcher, Wojtyla and Reagan hanno cercato di restaurare i valori di patria e famiglia. Siamo quelli che hanno iniziato la rivoluzione di Internet, gli attori invisibili della globalizzazione socioeconomica. Siamo la generazione low-wage/low-cost, ancora dominata da élite che risalgono alla guerra fredda che piuttosto di cedere il potere sono pronte a fare dell'Europa una Grande Svizzera, dove dittatori e mafiosi possono tranquillamente custodire le loro fortune e prosperare mentre gli “immigrati”, compresi quelli nati in Europa, vengono esclusi dalla cittadinanza.
Noi siamo la classe creativa d'Europa e fieri oppositori del monopolio privato della tecnologia e della conoscenza, e ci opponiamo a un livello di concentrazione economica senza precedenti nella storia dell'umanità. La libertà e il diritto alla circolazione del sapere richiedono di porre immediatamente fine al rafforzamento della legislazione sul copyright che nell'ultimo decennio ha protetto i vasti interessi delle major e dei media. Oggi la proprietà intellettuale si fronteggia con la libertà culturale e con l'innovazione economica. Noi demoradicali europei chiediamo l'abolizione del sistema dei brevetti, in particolare di quelli farmaceutici perchè salvaguardare i profitti di Big Pharma significa giustificare la morte di milioni di persone nel Sud del mondo.
Il diritto di copiare e condividere senza fini di lucro deve essere salvaguardato per tutti. Analogamente, le reti di filesharing e i networks p2p devono essere protette dalle attenzioni poliziesche. Con il pretesto della della lotta al terrorismo la libertà di comunicazione attraverso la Rete è stata decurtata in seguito al monitoraggio e alle intrusioni sul Web, che noi denunciamo per le stesse ragioni per le quali ci opponiamo all'utilizzo sistematico delle videocamere di sorveglianza, che non prevengono il crimine ma violano costantemente la privacy rendendoci tutti potenziali sospetti.
Dagli anni Novanta, siamo attivisti che si oppongono senza riserve allo strapotere delle multinazionali, dando vita ad azioni e campagne per combattere la discriminazione sociale e la distruzione ambientale. Ci opponiamo strenuamente e denunciamo gli interessi economici che si sono resi complici nella svolta reazionaria ed ecocida che il mondo ha imboccato dopo il 2001. Il capitalismo non è una relazione sociale immutabile e, secondo noi, la storia è progressiva o regressiva a seconda del rapporto fra le forze del capitale e del lavoro, dello stato e della società, in periodica mutazione. La sfida epocale che ci attende -- impedire il disastro ecologico e sociale -- è tale e il rischio di mutazioni sociali e di biforcazioni politiche maligne altrettanto grande, che per portare avanti le rivendicazioni sociali e politiche della classe neo-precaria di cui siamo espressione, le nostre forze devono sommarsi a quelle di tutti gli altri settori progressisti della società europea.
Non siamo un partito politico e non siamo un sindacato, anche se alcuni di noi potrebbero in futuro correre in elezioni o diventare delegati sindacali. Siamo un'associazione paneuropea espressione di un movimento sociale e politico democratico-radicale. Alcuni di noi si sono lasciati alle spalle i limiti dello spontaneismo anarchico o la nostalgia del comunismo, tutti crediamo che l'orizzontalità e l'uguaglianza siano ideali che, per non diventare totem settari, debbano tradursi in una pratica condivisa e in una legislazione. Siamo altresì consapevoli che il perimetro delle soggettività coinvolte da questo progetto – si tratti di identità queer, ecologiste, cyber, etc.o di altri soggetti - coincide oggi con un orizzonte politico e sociale più ampio di quello strettamente istituzionale per affrontare in maniera decisiva il potere reticolare di stati e imprese. Siamo sufficientemente pragmatici per sapere che dovremo usare ogni mezzo di pressione sui settori progressisti, socialisti, ecologisti del Parlamento Europeo, per far emergere soluzioni radicali al presente immobilismo del pantano politico europeo.
La nostra iniziativa politica sarà fieramente indipendente, fondata sull'azione diretta nonviolenta e su un'elaborazione intellettuale totalmente autonoma. Libera, soprattutto, da ogni soggezione di partito, sindacato, chiesa, lobby. E totalmente irriverente.
Contro le politiche liberaldemocratiche, o peggio nazionaldemocratiche. che promuovono la disuguaglianza in Europa, l'asservimento al militarismo USA e l’allineamento al mercantilismo occidentale, per un nuovo orizzonte radicale europeo in grado di immaginare una nuova cultura politica e un nuovo panorama sociale, noi precarie e precari, wobbly e queer, difensori degli alberi e patiti del computer, ci proclamiamo europei democraticamente e radicalmente attivi per la giustizia sociale ed ecologica.
COSA SERVE PER COSTRUIRE L'EUROPA RADICALE:
Un'organizzazione sociopolitica di uomini e donne che usino tutte le risorse e le tattiche disponibili per far valere la libertà politica e culturale, la giustizia sociale, economica e ambientale in tutta Europa.
I NOSTRI OBIETTIVI FONDAMENTALI
Creare una democrazia ecologica, radicale e "peer-to-peer" in Europa
Affermare un'identità europea secolarizzata, femminista e solidale.
Aprire i confini europei a tutti i popoli e alle culture.
Promuovere un'integrazione politica forte e un federalismo regionale di tipo orizzontale.
Rendere la Commissione un'espressione del Parlamento Europeo uno strumento del suffragio e della volontà popolare, finalmente responsabile davanti all'opinione pubblica europea.
Promuovere referendum europei sui maggiori problemi costituzionali e le direttive dell'UE.
Riformare la Corte Europea in modo che possa essere adita in luogo delle giurisdizioni nazionali, nei casi di violazione dei diritti fondamentali.
Fissare un salario minimo europeo, sostenere i diritti sindacali e il diritto di sciopero quali uniche forze riequilibranti nell'attuale mercato del lavoro.
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