Lenti ma inesorabili; la stampa italiana scopre il petrolio già scoperto.

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Apr. 23, 2005 at 2:42 PM
Per la prima volta su un giornale italiano la clamorosa notizia: in Darfur c'è il petrolio!
E ce n'è tanto da raddoppiare l'attuale capacità produttivia sudanese.
Peccato che la cosa si sapesse già:
http://italy.indymedia.org/news/2004/08/596579.php
e che fosse stata anche già denunciata nell'indifferenza generale quasi un anno fa.
Il Sudan è un paese che più subisce le ingerenze delle compagnie petrolifere e delle potenze coloniali ( http://italy.indymedia.org/news/2004/08/598787.php ); tanto che le notizie che riescono a filtrare devono sempre essere "tarate" in funzione della fonte di provenienza e dei suoi interessi.
Non è un caso se la Guerra in darfur è arrivata sui nostri schermi quest'anno dopo quasi due anni di massacri svolti nell'assoluta indifferenza del primo mondo.
Eppure il nostro paese ha fatto da mediatore ai colloqui di pace tra Nord e Sud, eppure la signora Contini ha trascorso diverso tempo laggiù, trovando anche il modo di far sfogare la sua scorta ( http://italy.indymedia.org/news/2005/02/738429.php) mentre inscenava osceni teatrini con ignari parlamentari italiani e duettava con Bonolis al festival di S.Remo( http://italy.indymedia.org/news/2005/03/741438.php); eppure il nostro paese ha appena mandato in Sudan oltre 200 militari; senza che i parlamentari che hanno approvato la missione sapessero nulla di nulla.
Eppure bastava consultare Google, o i dati di uno dei numerosi istituti che si occupano dell'oro nero.
Un lavoro evidentemente non degno di giornalisti tanto affermati ed autorevoli.
Inghilterra impazzita, il morbo si diffonde.

Apr. 22, 2005 at 4:12 PM
Come anni fa il cubo di Rubik, si sta diffondendo in Europa la passione per un rompicapo matematico.
In Inghilterra lo chiamano So Doku, e ha gia conquistato milioni di persone capaci di farsi rovinare la giornata da uno schema troppo difficile.
In Giappone, dove nasce come fenomeno di massa si chiama Sudoku ed è popolarissimo.
Si tratta di una griglia di 9 caselle per nove, ancora divisa in altre 9 macrocaselle quadrate (da 3 x 3 caselle ciascuna).
Partendo dai numeri dati come inizio dello schema, il giocatore deve disporre i numeri da 1 a 9 in modo che ogni riga, orizzontale e verticale, e ogni sotto gruppo di 9 caselle contenga l'intera sequenza di cifre da 1 a 9.
Un innocuo passatempo capace, pare, di generare veri e propri fenomeni di dipendenza nei soggetti predisposti, e di far vendere un sacco di copie ai giornali che propongono il geniale giochetto.
In attesa di vedere quale sarà il primo giornale italiano a cogliere la palla al balzo, buon divertimento.
http://www.sudoku.com/
* questo pare essere stato il primo sudoku mi pubblicato su un media italiano...
Dopo il voto non è cambiato nulla.
Apr. 21, 2005 at 3:13 PM
Era una facile profezia immaginare che le elezioni irachene non avrebbero trasformato il paese, quanto erano assurdi gli evviva gridati nel mondo per il clamoroso evento.
Era facile dare degli imbecilli allo schieramento di commentatori italiani, rigorosamente bipartisan, che plaudivano all'evento, spingendo anche alcuni a sinistra a rimprendere la litania della missione italiana sotto l'egida Onu, la solita idiozia della -missione di pace-, finalmente legittimata dalle elezioni; almeno secondo certi sprovveduti.
A quasi tre mesi dalle fantastiche elezioni l'Iraq non ha ancora un governo. Le trattative sono in dirittura d'arrivo, ma le conclusioni non soddisfano ancora Allawi ed i suoi amichetti d'oltreoceano.
Come previsto il sanguinario premier Allawi conduce la sua personale guerra civile al fine di ottenere un quadro politico compatibile con la presenza americana.
Nei giorni scorsi per stimolare gli eletti a convenire sulle sue posizioni, aveva inventato una clamorosa presa di ostaggi nella cittadina di Madain; un crimine di al Zarqawi impegnato nientemeno che nella pulizia etnica contro gli sciiti.
Smentisce al Zarqawi, smentisce al Sadr per gli sciiti, smentiscono quanti arrivano e quanti abitano nella cittadina verso la quale il prode Allawi invia armatissimi soccorsi.
Nessun rapimento, non risultano rapiti e nemmeno che alcuno abbia chiesto alla popolazione sciita di andarsene.
Scoperto e messo in imbarazzo, criticato apertamente anche all'Assemblea irachena, Allawi non si è perso d'animo.
Aiutato dalla provvidenziale scomparsa dell'ufficiale iracheno che aveva smentito ufficialmente le sue parole, ieri il fantoccio ha annunciato il ritrovamento di 50 cadaveri, che nelle sue intenzioni dimostrerebbero che la vicenda era vera.
Peccato che i cadaveri siano "in stato di decomposizione" e che siano stati velocemente sepolti con la promessa di fornirne foto e nomi nei prossimi giorni.
Peccato che da al Madain continuino a non risultare scomparsi, e che i 50 cadaveri galleggianti nel fiume non li abbia visti nessuno.
Il bello è che l'Assemblea irachena avrebbe il compito di preparare nientemeno che la nuova Costituzione entro settembre. Chiaramente non esiste un reale problema di mancanza di tempo, dato che il governo, una volta eletto, dovrà comunque seguire le direttive americane (come ha dimostrato di saper fare benissimo Allawi) e ratificare una costituzione già preparata a Washington prima dell'invasione.
Circostanza che in Iraq è chiarissima, altrimenti che senso avrebbe l'attentato ad Allawi di ieri?
Non ci sarebbe alcun senso ad uccidere un premier destinato ad essere sostituito a breve dal governo eletto, se non fosse che questo avvicendamento è ancora del tutto incerto e che Allawi continua a comportarsi esattamente come il vecchio dittatore, Saddam.
Intanto, nella massima indifferenza, nella provincia presidiata dagli italiani le cose non vanno molto bene, ma almeno passano sotto silenzio.
La provincia è governata da sciiti tendenti al fondamentalismo e percorsa, come tutto l'Iraq, da una grave crisi economica. A Nassirya c'è stata una manifestazione contro il governo che si è trasformata in una piccola battaglia, tanto da richiedere il sorvolo dell'abitato da parte degli elicotteri italiani. La situazione viene data in peggioramento, come nel resto del paese.
Completamente presi dalla corsa alle elezioni, i nostri parlamentari hanno dimenticato i nostri 3000 uomini laggiù; dopo le feste per le elezioni tutti si sono dimenticati dell'Iraq e si sono impegnati in altre faccende.
Speriamo che non sia l'ennesimo funerale di stato a richiamare la loro attenzione, e che prima o poi si degnino di ricordarsi di questa che è una orribile vergogna per il nnostro paese.
Elezioni:
http://italy.indymedia.org/news/2005/02/722238.php
La storia di Allawi:
http://italy.indymedia.org/news/2004/09/624083.php
E la sua conferma:
http://italy.indymedia.org/news/2005/01/715040.php
Il ritiro dei giornalisti:
http://italy.indymedia.org/news/2005/02/735324.php
Caos a Nassirya:
http://italy.indymedia.org/news/2005/04/776685.php
Niente ostaggi:
http://italy.indymedia.org/news/2005/04/775379_comment.php#775433
Gli Usa hanno finalmente schierato la prima squadra di F-22 Raptor. L'aereo rappresenta la nuova generazione di caccia destinata a rimpiazzare i famosi (o famigerati) F-15.

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Apr. 21, 2005 at 1:30 AM
Infatti gli Stati Uniti hanno appena cominciato a vendere agli alleati gli F-16, meno sofisticati; al Pakistan, al Giappone, e stanno cercando di piazzarli dove possono.
Il nuovo aereo oltre a prestazioni superiori avrà tecnologie che cercheranno di renderlo "invisibile"
Tecnologie che hanno portato il costo del giocattolo a cifre da infarto (o da inchiesta); costerà almeno 150 milioni di dollari al pezzo e sarà il caccia più costoso mai adottato. Verrà prodotto dalla Lockeed, ma in realtà è una joint venture delle maggiori compagnie americane, perfettamente integrate nel sistema militar-industriale e tutte entusiate della commessa.
Il dato più interessante è che gli Stati Uniti non hanno a bilancio le somme per la sostituzione degli F-16, che resteranno in produzione, con l'ultimo grido high tech.
Il record di spesa ad esemplare è ancora saldamente in mano al bombardiere invisibile B-2; 2 miliardi di dollari al pezzo e solo 20 esemplari prodotti. Inconvenienti banali, come il fatto che sia molto lento, e alla prova dei fatti solo parzialmente invisibile, ne hanno consigliato l'arresto della produzione.
scheda:
http://web.tiscali.it/ivancorso/files_fighters/F-22_RAPTOR.htm
Un sito dedicato per le foto:
http://www.angelfire.com/theforce/usf22/
Per i fanatici c'è anche il video.
http://www.washingtonpost.com/wp-srv/mmedia/business/040105-5v.htm?nav=sc
o un sito incredibile:
http://www.f22fighter.com/
Allam non è un musulmano, questo è bene ricordarlo sempre, ed è protaganista fin dal suo passaggio al Corriere di una campagna dai tratti marcatamente antislamici. Dico campagna perchè il ricorso sistematico alla menzogna, ricorre in troppi pezzi presentati dall'astuto blanditore di occidentali da prendere in giro, per poter essere considerata casuale.
Apr. 19, 2005 at 1:54 PM
In questo caso il buon Magdi si associa ai numerosi commentatori del suo genere, impegnati a tener viva la storia dell'uccisione del regista Van Gogh da parte di un fanatico religioso, al solo scopo di poter continuare a parlare di barbarie islamica.
Ora si cavalca una inesistente censura e si parla di una l'atrettanto inesistente "paura" che attanaglierebbe il paese, impedendo la diffusione di cotanto capolavoro.
Le inesattezze, o bugie, attengono al fatto che il film, in realtà un cortometraggio di 11/12 minuti, non è mai stato censurato da nessuno. Tantomeno rifiutato ad alcun festival del cinema.
Non è neanche particolarmente interessante, visto che si tratta del racconto già visto di ordinarie (purtroppo) violenze domestiche di un padre-padrone, e della storia, anche questa comunissima ben oltre l'Islam, di un matrimonio combinato. Niente che non si sia già visto nel nostro paese, come in numerose comunità sparse per il mondo senza differenze di religione; violenza familiare e matrimoni combinati sono fenomeni millenari a tutte le latitudini.
Il fanatico che ha ucciso il regista era sicuramente più impressionato dal fatto che durante il racconto si possano vedere scritte tratte dal Corano sulla schiena della protagonista. Una blasfemia che lascia lo spettatore europeo del tutto indifferente, e che le intervistate fanno notare correttamente, quanto inutilmente.
Magdi cerca voci di donne islamiche, dalle quali il Corriere ricava il titolo ingannevole.
Alla domanda : "è giusto censurare il film", hanno tutte risposto di no.
Questo è bastato al titolista per sparare:
"Le musulmane: no alle censura su Van Gogh"
Peccato che censura se la siano sognata nell'ordine: i leghisti della zona dove il fascista Fortuyn andava in vacanza ed i colleghi di questo; il Foglio, il Riformista, Libero ed il Corriere.
Il pezzo apre con la "paura" delle islamiche italiane ad esprimersi sul tema, eppure non si riportano dificoltà e ci sono diverse voci riportate (speriamo che almeno quelle siano vere).
In realtà il "corto" è di una banalità assoluta, e l'uso politico che ne viene fatto imbarazza lo stesso distributore.
In ogni caso l'opera è disponibile in rete, è anche sui principali peer to peer, chi volesse controllare di persona può farlo agevolmente, così come è facile controllare le dichiarazioni del distributori e delle direzioni dei festival ai quali erano stati attribuiti, dai sopracitati, dichirazioni mai rilasciate, quanto funzionali all'immagine che i furboni vogliono coltivare. Non casuale è infatti il richiamo finale alla "nostra" superiore civiltà, che si rintraccerebbe, secondo il ridicolo, nel fatto non si è scatenato un clima di odio per la proiezione di capolavori quali «L’Ultima tentazione di Cristo » di Scorsese o «La Passione di Gesù» di Gibson.
Una cretinata sesquipedale, senza considerare che in realtà i due film hanno eccitato fior di fanatici di qua e di là dall'Atlantico.
eccolo:
La marocchina Souad Sbai: «Eccessive le scritte coraniche sulla schiena»
Le musulmane: no alle censura su Van Gogh
Le esponenti delle comunità in Italia: vietare il film sarebbe come uccidere di nuovo il regista. «Però fateci spiegare»
C’è tanta paura tra le musulmane d’Italia. La gran parte preferisce non confrontarsi con quella donna seminuda sulla cui schiena sono stati riprodotti dei versetti coranici, mentre denuncia le violenze subite dai parenti e da una società maschilista. Chi tra loro ha accettato di esprimersi sul discusso film «Submission» di Theo van Gogh, ha sì condannato il barbaro assassinio del regista, ha sì difeso il diritto di proiettare il film in pubblico, ma in un modo o nell’altro ha preso le distanze dai suoi contenuti e dal messaggio che lancerebbe.
Indubbiamente le più sensibili e colpite dalla vicenda che ruota attorno a «Submission» sono le donne somale, connazionali della sceneggiatrice del film Ayaan Hirsi Ali. «Ho avuto modo di conoscere la sorella di Ayaan. E’ un’amica lineare, tranquilla. Ha studiato in Italia. Si è laureata in Medicina a Catania e si è specializzata in Ginecologia a Roma. Ora si è trasferita in Gran Bretagna dove vive insieme alla sua famiglia », racconta Saida Ahmed Qacle, somala, consulente legale impegnata nella difesa degli immigrati, residente a Torino.
«Sinceramente parlando, il padre di Ayaan, che viene descritto come un carnefice, è uno dei maggiori letterati e poeti somali. E’ una persona che noi rispettiamo tanto. Non credo proprio che sia il tipo che voglia costringere la figlia a sposarsi in tenera età. Certamente esistono questi matrimoni combinati che nella maggioranza dei casi riguardano famiglie non abbienti che pensano di sistemare in qualsiasi modo le proprie figlie. Mala famiglia di Ayaan non appartiene a questa categoria».
Saida è estremamente chiara: «Non cedere al terrorismo è una questione di principio. Sono contraria a qualsiasi censura. Il film va visto. Così come sono contro l’assassinio di una persona. Ma gli italiani generalizzano. Mi fermano per strada per domandarmi: "Ma perché obbligate le vostre bambine a sposarsi? Ma allora siete voi che l’avete ammazzato!". Da laica dico che la religione è un fatto privato. L’islam non c’entra. E’ l’educazione la causa della violenza, anche quella contro le donne».
Souad Sbai, presidente della Confederazione delle associazioni della comunità marocchina in Italia, direttrice della rivista Al Maghrebiya, è categorica: «Non proiettare il film di van Gogh sarebbe come ucciderlo due volte. Sarebbe un grave errore cedere al ricatto del terrorista che l’ha ucciso». Souad sottolinea che «secondo me l’opposizione al film non si deve tanto alla constatazione dell’esistenza della violenza contro le donne musulmane, che è un fatto incontestabile, quanto l’esposizione di scritte coraniche sulla schiena di una donna nuda. Credo che ci voglia sempre il rispetto per la religione. Bisogna dialogare tra le religioni, non promuovere lo scontro di religione».
Amina Donatella Salina, italiana convertita all’islam, collaboratrice del sito http://www.ildialogo. org, sollecita a non confondere la religione con la tradizione: «E’ una cosa grave che sia stato assassinato van Gogh. E’ un crimine proibito dall’islam. Secondome il film può essere proiettato. Poi però ci dovrebbe essere la possibilità di discuterlo con i musulmani. Bisogna vedere se la tesi del regista è giusta oppure se fa confusione tra religione e tradizione». Amina spiega che «ci sono delle tradizioni, ad esempio le donne acidificate nel Bangladesh e in Pakistan, che sono contrarie all’islam, questi sono dei crimini condannati dall’islam».
Gulshan Jivraj Antivalle, presidente Comunità ismailita italiana, ha un approccio tranquillo: «Se siamo liberi, se viviamo in un mondo libero, ognuno deve avere la libertà di vedere un film. So che è un film forte, è un po’ esagerato, mai film devono essere visti per poterli giudicare ». Tuttavia Gulshan non è così fiduciosa sull’impatto del film: «Certamente possiamo parlare dei problemi delle donne musulmane. Ma non so se ciò effettivamente aiuterà a cambiare la situazione. La premio Nobel per la pace, l’iraniana Shirin Ebadi, ritiene che la rivoluzione delle donne debba avvenire da parte delle stesse donne che vivono all’interno del Paese. Un dibattito sulle donne in Italia, che influenza ha sulle donne in Arabia Saudita? Stiamo parlando di società dominate da maschi».
Irta Lama, esponente di spicco delle donne albanesi musulmane in Italia, titolare dell’azienda informatica Its Associates di Milano, ha un approccio decisamente laico: «Non proiettare il film di van Gogh sarebbe un’ingiustizia nell’ingiustizia. Non solo per la donna musulmana, ma per la donna in genere. Io dico che bisogna far trionfare sempre l’essere umano, indipendentemente dal sesso. In realtà tutto gira intorno a alcuni interessi forti. In questo caso è l’uomo che vuole avere il potere contro le donne. Vuole difendere con il fanatismo ciò che ha creduto sempre possibile ».
Sono dei passi in avanti nella crescita della società civile musulmana. E le donne sono all’avanguardia.Macertamente siamo ancora lontani dal livello di rispetto dell’altro che ha ad esempio consentito la proiezione di film criticati anche duramente dalla Chiesa, come «L’Ultima tentazione di Cristo » di Martin Scorsese o il più recente «La Passione di Gesù» di Mel Gibson, senza che si scateni quel clima di odio che, nel caso di «Submission », ha generato il terrorista che lo scorso 2 novembre ha sgozzato van Gogh nel centro di Amsterdam.
Magdi Allam
19 aprile 2005
* questo post mi è valso il discutibile onore di un citazione tra gli "odiatori" in un libro del povero Allam.
Ci mancava solo questa.
Apr. 18, 2005 at 12:18 PM
Si chiamano Family Flix, CleanFilms, Flicks Club e ClearPlay.
Sono aziende dello Utah, lo stato americano più "religioso" fin dalle sue leggi, la patria dei mormoni; queste aziende sono tutte sotto il controllo di Ray Lines, l'ennesimo self made man statunitense.
Sono aziende che "lavano" i film e li vendono sul mercato dei DVD domestici.
In pratica queste aziende tagliano dai film di successo qualsiasi riferimento agli omosessuali, le scene più violente, le sequenze nelle quali appare ogni genere di nudità, i riferimenti irrispettosi verso Dio o il turpiloquio.
In questo modo possono andare incontro ai gusti di qualche milione di bigotti americani, troppo sensibili per affrontare la cruda realtà, per quanto finta, messa in scena da Hollywood.
Naturalmente diversi registi si sono alterati a sapere le loro opere mutilate dall'ignoranza di questa novella santa inquisizione travestita da servizio ai timorati di Dio.
Invocate le leggi sul Copyright e sulla tutela delle opere intellettuali sono andati all'attacco, ma anche se hanno ottenuto una condanna (nel 2002) contro la violazione del copyright, non sono riuscite a fermare il business.
Le corti dello Utah sembrano disposte a favorire questo business, che è relativamente recente, dato che il buon Lines cominciò nel 1999 lavando il film di un vicino.
Secondo Lines questo business, che prevede l'acquisto di un DVD originale, il suo lavaggio, quindi la spedizione della copia lavata insieme all'originale "disabilitato" non danneggia l'industria cinematografica, e nemmeno la percezione dei diritti d'autore.
Messa come occasione di ulteriori guadagni, la questione ha cominciato ad essere osservata con interesse dai produttori e da alcuni registi arruolati per l'occasione, evidentemente più interessati a percepire maggiori diritti che alla tutela della loro creazione artistica (?).
La Motion Picture Association of America, sostiene infatti una proposta di legge che legalizzerebbe definitivamente questa pratica, già in uso per la trasmissione in Tv di certi film (succede anche in Italia, specialmente sulle reti mediaset, capaci persino di tagliare la scena nella quale in Animal House i protagonisti fumano uno spinello).
Chiaramente non verrebbe risolta in alcuna maniera la questione della tutela della creazione artistica, ma negli states non sono tempi per le sottigliezze, money rules.
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A61565-2005Apr17.html
Non c'è tempo per le sciocchezze in tempi di campagna elettorale.
Apr. 17, 2005 at 7:11 PM
Come volevasi dimostrare la "camera di consultazione" annunciata in gran tromba come momento di sintesi unitaria, è già morta nel silenzio.
Ricordate il doppio incontro a Roma, gli annunci, i "finalmente" degli ottimisti e dei troppo furboni?
Ricordate l'importante missione che doveva assolvere?
Il baluardo contro il riformismo......
Le hanno detto una prece il 15 di aprile, cercando di non disturbare con strazianti urla di dolore.
La componente partitica della pallida iniziativa ha salutato, ha di meglio da fare.
Recriminazioni?
Nessuna.
Messaggio ai propri elettori?
Ditelo voi.
Lascio la parola a chi c'era........
VALENTINO PARLATO/DALLA PRIMA
Questo era l'obiettivo di fondo, l'obiettivo che da più di trent'anni il manifesto tenacemente persegue, non sempre riuscendoci, purtroppo. Per dirla con un'immagine, una botte dove far fermentare il buon vino della sinistra. Un luogo dove, ciascuno rimanendo se stesso, si sviluppasse un confronto e maturassero proposte sull'economia e sulla scuola, per definire e rendere incisivo quel programma delle sinistre, che è ancora come l'araba fenice («che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa»). Insomma su uno dei temi centrali di rinnovamento democratico della politica un'assemblea nazionale che la partecipazione di tutte le forze della sinistra che si dice ancora antagonistica (e, ripeto, ciascuno rimanendo se stesso) avrebbe un valore straordinario e straordinariamente innovativo per il nostro paese. Non si offenda nessuno se ricordo lo straordinario peso che ebbero gli «Amici del Mondo» per la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Noi potremmo essere qualcosa di più: è possibile. Le cose, però, non sono andate secondo le aspettative. Sicuramente, dopo l'assemblea del 15 gennaio, siamo stati troppo fermi. Noi de il manifesto ma non solo; siamo stati travolti dal sequestro della nostra Giuliana e ci sono state anche le elezioni regionali. E così, come quando l'acqua stagna l'aria si è un po' guastata. Ci sono state - forse con la buona intenzione di recuperare il ritardo- forzature organizzative, che trasformerebbero la Camera di consultazione in una impossibile camera di decisione e dopo le elezioni sono riemersi gli interessi di partito dei vari raggruppamenti. Il particolare sembra abbia prevalso sull'interesse generale. La volontà di agire di concerto, ciascuno nella propria autonomia si è dissolta. Di fronte alla ipotesi di una stretta organizzativa Fausto Bertinotti ha avuto buon gioco a dire che Rifondazione va avanti per la sua strada e Verdi, Comunisti italiani e Dipietristi hanno messo al primo posto l'esigenza di realizzare il quorum alle prossime elezioni politiche.
Siamo in una situazione contraddittoria. Per un verso la Camera di consultazione è in una crisi difficile, dall'altro - specie dopo le elezioni e in vista di quelle politiche - più forte appare la necessità di un'attiva presenza di un luogo di incontro a sinistra.
Tentiamo un'analisi realistica delle recenti elezioni. Indubbiamente sono state un grande successo con la sconfitta evidentissima del blocco berlusconiano. Ma non sono state un successo evidente delle forze della sinistra che si dice alternativa. La svolta «ragionevole» di Rifondazione non ha pagato in termini di voti e anche in Puglia, non si può trascurare che al più del 50 per cento di Vendola, ha corrisposto solo il 5 per cento del suo partito, segno di una perdita di credibilità. I miglioramenti delle altre forze alternative non sono affatto clamorosi. Gli elettori, anche quelli più di sinistra, alla fine hanno votato per battere Berlusconi e per l'azionista di riferimento più forte, cioè per l'Ulivo, sul quale quelli che si erano riuniti il 15 gennaio a Roma avevano e hanno un sacco di riserve.
A questo punto della storia per il manifesto e per la Camera di consultazione si tratta di ricominciare. Fare un esame critico degli errori e dei ritardi e quindi riaprire il dibattito culturale e politico sugli elementi fondamentali di un rinnovamento della cultura delle sinistre per arrivare - prima delle elezioni politiche - alla definizione di alcune discriminanti di cultura politica a sinistra e attraverso esse premere sul programma del centro-sinistra; e questo con il supporto di iniziative politiche nazionali ma anche - forse soprattutto - locali, per valorizzare e mettere in moto tante energie, poche nel paese. Assemblee, dibattiti, seminari e tutto quel che è utile e possibile nelle attuali difficili e speranzose circostanze. Tanto più che siamo in una situazione piuttosto bizzarra: la Casa della libertà è a pezzi, ma la sinistra ha paura del crollo. «C'è vita a sinistra» - avevamo scritto -, facciamola crescere.
(valentino parlato)
- Annuncio all'esordio ufficiale
http://esteri.rifondazione.co.uk/Notizie05/02febbraio05/05M0192.htm
Dopo quello del Papa, il funerale di Ranieri di Monaco.
Apr. 15, 2005 at 1:44 PM
Veramente raccapricciante che la RAI mobiliti la redazione del TG1 per dare la diretta (!!!!) dei funerali di Ranieri di Monaco.
Una circostanza pietosa, un paese che si vorrebbe laico e repubblicano che onora un re e la chiesa in tale maniera.
Perchè Rai1 manda la diretta?
Perchè onorare il re di una monarchia costituita da un brigante che ora è un'anomalia europea, regno del riciclaggio, del segreto bancario, buen retiro e rifugio fiscale per quegli italiani che non lavorano, ma semplicemente possiedono patrimoni enormi?
Forse perchè fa audience presso le casalinghe, visto che il regno dei magnaccioni da anni ha scelto le avventure amorose della propria "famiglia reale" per sdoganarsi verso le opinioni pubbliche democratiche nascondendosi dietro le fiabe da feuilleton; avventure giocate sulle morti dei cooptati alla grande recita della fiaba reale, prima Grace e poi Casiraghi, la cui memoria diviene una carta da giocare nella battaglia per ottenere un'immagine rispettabile per questa enclave fondata sui capitali di dubbia provenienza e sul gioco d'azzardo.
Lusso, castelli, jet set, tutto buttato in faccia alla gente che fatica ad arrivare alla fine del mese, con la speranza che serva a far loro scordare la miseria trascinandoli nel sogno di qualcosa che non potranno mai neppure avvicinare.
L'ipocrisia delle beneficenze, dei balli, di una banda di affaristi seduta su uno scoglio che si vorrebbe far passare come luogo di sogno ed esempio di uguaglianza globalizzatrice.
Uguaglianza tra gli appartenenti alle elite e al censo più elevato, visto che l'accesso al regno è rigidamente regolato in base ai patrimoni, e non certo alle qualità morali e personali.
Che meriti può esibire Ranieri perchè l'Italia lo onori in questa maniera?
Sarà l'aver dato rifugio a migliaia dei nostri più determinati evasori fiscali, o l'aver dato da mangiare per anni a centinaia di corrispondenti dell'infotainment, sempre graditi ospiti alla festa continua?
Un regno di plastica placcata oro, un buco nero nella democratica europa, un vuoto morale e democratico assoluto, un cattivo esempio da censurare, al più una anomalia da rimuovere.
Considerazioni accuratamente evitate dal TG1, come da gran parte dei commentatori, incapaci di andare oltre la narrazione affettata e compita e gli inserti glamour sulle gesta del defunto playboy monegasco e della sua ancor più assatanata prole.
Un gran servizio pubblico
Altro che Formigoni e padre Benjamin, la nostra stampa non ha ritegno.
Apr. 14, 2005 at 6:51 PM
Posto che qualcuno dei denunciati dagli americani come "complici" di Saddam nello scandalo "oil for food", abbia mai lucrato qualche miserabile vantaggio, nei tribunali americani continuano a venir processati petrolieri americani, insieme a complici di ogni nazione impegnati a foraggiare Saddam.
Naturalmente se chiedete ai repubblicani, o ai nostri media, la colpa è di Kofi Annan (anche se è stato scagionato dalle accuse incredibili sollevate contro di lui)
Da anni si sapeva che i petrolieri pagavano Saddam, anche al di fuori del Programma tanto criticato. Dal programma pare infatti siano arrivati gli spiccioli, mentre i petrolieri americani pagavano il dittatore sotto gli occhi e la benevolenza dell'Amministrazione americana, al corrente di tutto da sempre.
dal nyt la cronaca del processo, il texano rischi 62 anni di carcere, qualcosa avrà combinato, anche se non degno di diventare notizia per i neocon.
Texas Businessman Indicted in Iraq Oil-for-Food Program
By TERENCE NEILAN
Published: April 14, 2005
A Texas businessman, as well as a British and a Bulgarian citizen, have been indicted in New York for reportedly paying millions of dollars in secret kickbacks to Saddam Hussein's government in Iraq as part of the United Nations oil-for-food program.
The Texan, David B. Chalmers, a principal of Bay Oil U.S.A. Inc., and an associate of the oil trading company, Ludmil Dionissiev, a Bulgarian and permanent American resident, were arrested this morning at their homes in Houston.
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The United States Attorney for the Southern District of New York, David N. Kelley, said at a news briefing this morning in Manhattan that he would seek the extradition from England of a third defendant, John Irving.
Mr. Kelley said Mr. Chalmers and the other defendants played "a pivotal role" in efforts to fix the price of oil that was traded and sold under the oil-for-food program and "facilitated the payment of illegal surchages" on the oil to the Hussein government.
The kickbacks went to Baghdad through front companies and banks, instead of to the Iraqi people, Mr. Kelley said.
The defendants could each face sentences of up to 62 years in prison and a maximum fine of $1 million on charges that include wire fraud and engaging in prohibited financial activities.
According to the indictment, the government also seeks the forfeiture of at least $100 million in assets from the defendants.
Charges were also unsealed today against a South Korean, Tongsun Park, who is accused of conspiring to act in the United States as an unregistered agent of the Iraqi government in negotiations of the terms of the oil-for-food program.
Mr. Park, who is believed to be living in South Korea, is said to have received $2 million from the Iraqi government, and to have used some of that money "to take care of" a United Nations official, Mr. Kelley said. He faces a maxium five-year sentence if convicted.
Mr. Chalmers is the second American indicted in the scandal-ridden program.
Under the United Nations program, Iraqi oil allocations could be bought only by those who had been granted or allocated that right by Baghdad. The price was set by United Nations overseers, plus a commission paid to the allocation holder or its broker.
"One of the ways the oil-for-food program was corrupted by the Iraqi regime was their requirement that recipients of the allocations of oil had to pay a secret surcharge to the Iraqi government," Mr. Kelley said.
The payments, which were required from mid-2000 to March 2003, Mr. Kelley said, were not paid to a United Nations bank account from which relief payments intended for the Iraqi people could be monitored.
Instead, in violation of United Nations sanctions and United States criminal law, "these secret kickbacks" went to the Iraqi front companies, Mr. Kelley said.
Many member countries at the United Nations have refused to cooperate fully with a separate, independent inquiry by investigators looking into waste, fraud and mismanagement in the oil-for-food program, which was approved by the Security Council in 1995, allowing Iraq to sell limited quantities of oil in return for essential goods.
The Independent Inquiry Committee, head by Paul A. Volcker, former head of the Federal Reserve, has issued two interim reports of its findings, and a final report is due in midsummer.
In its first interim report, on Feb. 4, the commission found that the former head of the program, Benon V. Sevan, had a "grave and continuing conflict of interest" in helping a friend obtain valuable Iraqi oil contracts and said a second United Nations official, Joseph Stephanides, had violated procurement rules. Both men have been suspended and are in the process of answering United Nations charges against them.
Questions have also been raised about the participation of Kojo Annan, son of the United Nations secretary general, Kofi Annan. The elder Mr. Annan was criticized in the most recent interim report on the grounds that he failed to perceive the appearance of a conflict of interest when Kojo Annan was employed by a contractor employed by the program.
Kofi Annan told 1,600 employees gathered in the General Assembly hall on April 6 that there had been "troubling lapses" in the management of the Iraq program but that he was making changes to prevent any recurrence.
The other American indicted in connection to the oil-for-food program was Samir A. Vincent, an Iraqi-American businessman. On Jan. 18, he pleaded guilty to lobbying influential Americans on behalf of Mr. Hussein without registering as a foreign agent. Mr. Vincent admitted he had secretly been paid hundreds of thousands of dollars and granted rights to sell millions of dollars' worth of Iraqi oil, in exchange for working to end United Nations economic sanctions imposed in 1990. He is now cooperating with Mr. Kelley.
Apr. 14, 2005 at 6:39 PMDa Repubblica, sezione annunci di lavoro:
L'illusionista da fiera prova un trucchetto da baraccone, ma non gli riesce.
Apr. 13, 2005 at 12:07 PM
L'annunciata vendita di un pacchetto di Mediaset da parte di Berlusconi ha già ricevuto l'alt dalla stampa.
Tutti fanno notare che il controllo di Mediaset resterebbe comunque nelle stesse mani, e non cambierebbe la sostanza e non inciderebbe sul noto conflitto di interessi.
Nessuno fa notare che l'operazione è di fatto impossibile.
Persino quelli che fanno notare la coincidenza tra le quotazioni stellari raggiunte dal titolo, e le cifre che incasserebbe il PresdelCons, non riescono ad afferrare un particolare importante.
Che si tratti di una boutade in funzione elettorale è chiaro, ma è altrettanto vero che si tratta di una falsa notizia, l'annuncio di qualcosa che non potrà mai accadere.
Il punto è che una volta messo sul mercato il 17% di Mediaset, nessun operatore avveduto arrischierebbe l'acquisto.
Tra la quotazione odierna, e il valore reale di Mediaset qualora nel nostro paese fosse varata una qualsiasi legge sulle concentrazioni editoriali (anche la più blanda tra quelle europee) e funzionasse l'Autorità antitrust, c'è un abisso inaccettabile anche all'investitore più spericolato.
Tradotto: in caso di cambio del governo e della promulgazione di una legge sul settore, Mediaset varrebbe infinitamente di meno; quello di borsa è un valore puramente teorico, raggiunto in un momento di vacatio legis, o assenza legislativa (nonchè politica e giudiziaria).
Chi potrebbe comprare le azioni offerte?
Non certamente un grande gruppo, e pare difficile anche una moltitudine di piccoli investitori.
L'affare sarebbe praticabile solo qualora esistesse un impegno, anche da parte degli avversari politici, a non mettere mano al settore; ipotesi finora non emersa, anche se al contrario nessuno ha ancora minacciato la resa dei conti con Mediaset.
L'altra ipotesi sul tappeto è quella di una finta vendita ad un cavaliere bianco garantito da un patto di riacquisto, o la creazione di una società-ombra, sempre di genesi e sostanze berlusconiane, alla quale far assumere l'ingrato compito.
In ogni caso nulla di reale, probabilmente Berlusconi cerca solo l'effetto-annuncio verso elettori e commentatori servili.
Lui si offre di "sacrificare" parte della sua azienda, poi nessuno la compra per paura dei "comunisti", che a questo punto potranno essere accusati di non permettergli, ancora una volta, di risolvere la questione.
In fin dei conti, quando potevano, i suoi avversari gli permisero di mantenere l'attuale, illegale, situazione; circostanza che Berlusconi ed alleati fanno notare ad ogni piè sospinto; sarebbe niente di più di un dejà vu.
Gli amici degli amici.

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo si è appena recato in visita a Roma, a rendere il suo omaggio al funerale papale da buon cristiano.
Teodoro regna sul suo paese come un satrapo, e nessuno dice niente. Il mezzo milione di persone che compone la popolazione della Guinea Equatoriale è infatti da anni ostaggio suo e del suo clan.
Armato, sostenuto, ricevuto e ben voluto dall'amministrazione americana, Teodoro si gode il recente boom petrolifero e continua a festeggiare lo scampato golpe dei mesi scorsi.
Peccato che nel frattempo il paese, assurto tra i maggiori produttori di petrolio africani, che assicurano il 15% delle forniture americane, vada verso il disastro.
Se i parenti degli 11 golpisti confessi arrestati, appartenenti ad una compagnia mercenaria (Pmc) inglese, lamentano che i loro cari siano lasciati a morire di fame con una razione di 35 grammi di riso al giorno (quando gliela danno) e sospettano che Teodoro aspetti solo la fine del processo per privarli del tutto del cibo; per la popolazione va ancora peggio.
L'opposizione, in esilio in Spagna (paese ex titolare della colonia guineana, nella quale ancora si parla spagnolo), ha designato un candidato alle prossime elezioni.
Teodoro comunque, forte dell'accusa di una loro complicità con i golpisti guidati da Mark Thatcher (sotto processo in Sudafrica), difficilmente otterrà un risultato inferiore al 97% registrato alle ultime consultazioni.
Gli osservatori internazionali hanno sempre detto che le elezioni guineane sono barzellette, il regime è registrato presso tutte le Organizzazioni internazionali tra i più corrotti, Teodoro una macchietta delle opinioni pubbliche africane. Persino le Ong e le altre organizzazioni internazionali schivano la Guinea Equatoriale perchè impresentabile e corrottissima; pertanto esclusa da qualsiasi piano di aiuti, prima perchè ricca e poi perchè corrotta.
Asserragliato nell'isola di Bioko, nella capitale Malabo, che abbandona solo per fare shopping all'estero, Teodoro controlla le rendite petrolifere senza trovare alcuno al mondo capace di sollevare problemi.
Credo che la questione vada rintracciata in un particolare contabile; Teodoro ha recemente alzato la sua percentuale sui guadagni petroliferi al 20%, ma il resto dei paesi produttori di solito trattiene royalties oltre il 40%.
Un discreto vantaggio per le imprese petrolifere, in questo caso americane e francesi. Nonostante la modestia di Teodoro, il Pil guineano negli ultimi anni si è impennato.
Neppure nella minuscola Malabo, costruita sull'isola di Bioko, al centro dei campi petroliferi e di fronte al Camerun, si riesce però ad intravvedere segno di questa ricchezza, se non sotto forma di alcune lottizzazioni sfacciatamente lussuose e qualche negozio; in Guinea non c'è turismo, tutte le ambasciate sconsigliano di visitare il paese, infatti non ci và nessuno, e nessuno ne parla.
All'inizio del mese è scoppiata addirittura una epidemia di colera, già 30 i morti e 4400 i contagiati.
Le poche cittadine guineane hanno grossi problemi con l'acqua, e di conseguenza con l'igiene. Teodoro non si occupa di manutenzione, come ha dichiarato in una famosa intervista per lui la democrazia è rappresentata dalla "famiglia", la sua. E la famiglia è sistemata, come dimostrano le disavventure parigine dei suoi parenti, spesso troppo esuberanti con le auto di lusso o violenti con con le signore che affittano.
Una penuria idrica eterna, nonostante Bioko, come pure Annobon, l'altra isola nella quale manca l'acqua, abbiano sufficienti risorse idriche.
Teodoro è un pragmatico, e ha risolto facendo spianare con le ruspe le zone più fatiscenti della capitale, non si registrano proteste di piazza, quindi per una volta nessuno ha sparato sulla folla. Il quadro igienico è migliorato di colpo, gli ammalati continuano a non essere curati, si risolverà tutto con la selezione naturale.
Mentre le organizzazioni internazionali umanitarie si preoccupano della sorte dei golpisti smagriti, il famoso mercenario Nick du Toit, la cui moglie ha diramato la notizia, e alcuni armeni ed europei dell'Est; la scarsa popolazione continua a venire vessata e derubata dall'atroce Teodoro nell'indifferenza generale.
Una specie di contrappasso per la compagnia di mercenari che negli anni scorsi ha devastato la Sierra Leone, e che ha già dovuto cambiare quattro volte denominazione, per poter lavorare infine in Iraq. Da un lato questa gente si trova accusata di crimini contro l'umanità, dall'altro si rivolge alle associazioni umanitarie per salvare i propri compagni: oltre agli undici detenuti da Teodoro ce ne sono altri 62 nelle mani di Mugabe; quelli che per ora attraggono maggiormente l'attenzione internazionale. Mugabe ora è un "dittatore cattivo" per la vulgata colonialista della diplomazia anglofona, e poi ha catturato Simon Mann, figura mercenaria ormai nella leggenda nera africana.
Teodoro invece è un vero tesoro, vale almeno il 50% di sconto!
Meglio non rompergli le scatole, e non reagire alle sue accuse di complotto hispano-britannico.
E pensare che "portare la democrazia" in un paese del genere, costerebbe davvero poco, evidentemente si considera che qualsiasi altra amministrazione sarebbe più esosa verso i petrolieri, e allora va bene così.
Neppure aver affermato alla radio nazionale, nel 2003, che era il "Dio della Guinea Equatoriale" e che poteva decidere di: "uccidere chiunque senza dover rendere conto a nessuno e senza finire all'inferno", è servito a renderlo antipatico a Mr. Bush e petrolieri belli.
Ai guineani, a casa o in esilio, non resta che armarsi di santa pazienza, e godersi i tempi eterni delle denunce che hanno presentato nelle sedi internazionali; anche quelle procedono incredibilmente a rilento.
La spartizione delle risorse petrolifere nel golfo di Guinea:
http://www.ngex.com/personalities/voices/mwe021903baluko.htm
La storia del golpe:
http://italy.indymedia.org/news/2004/03/497029.php
e un ritratto di Teodoro:
http://italy.indymedia.org/news/2003/11/415545.php
Colera:
http://italy.indymedia.org/news/2005/04/769839.php
Mark Thatcher:
http://italy.indymedia.org/news/2004/08/608296.php
http://italy.indymedia.org/news/2004/11/685907.php
Amilcar Cabral:
http://italy.indymedia.org/news/2004/09/621617.php
Petrolio:
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/576563.php
Analisi del paese:
Le Isole del Canale e riservatezza bancaria:
http://www.legalbrief.co.za/article.php?story=20050411095011775
e della Riggs Bank
http://seattlepi.nwsource.com/business/apbiz_story.asp?category=1310&slug=Riggs%20Bank
In difesa di Thatcher contro lo psicopatico assassino nero
http://www.lewrockwell.com/spectator2/spec585.html
http://www.esmas.com/noticierostelevisa/internacionales/417839.html
Simon Mann:
http://www.indymedia.ie/newswire.php?story_id=66368&topic=anticapitalism
Outsourcing war:
http://www.infoshop.org/inews/article.php?story=20050404211211859
Colera:
http://health.news.designerz.com/malabo-citizens-respond-half-heartedly-to-cholera-clean-up-call.html?d20050319
I prigionieri stanno male:
http://www.mg.co.za/articlePage.aspx?articleid=199352&area=/insight/insight__national/
L'opposizione:
http://www.afrol.com/articles/15890
8 minuti con GPII nel 2004:
http://www.afriquecentrale.info/fr/news/news.asp?rubID=1&srubID=7&themeID=1&newsID=1520
Oil:
http://www.equatorialoil.com/pages/Introduction.html
http://www.inseis.no/annobon.html
http://www.inseis.no/annobon_3D.html
http://www.seaweld.co.uk/
su internet
http://www.malabo.com/

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La mappa del colpo di stato e delle relazioni internazionali.
Per anni il fenomeno aveva sollevato scandalo.

Apr. 10, 2005 at 10:33 PM
Gli Emirati Arabi Uniti hanno finalmente vietato l'uso di baby fantini per le corse di cammelli.
Lo sport, molto popolare, arrivava ad impiegare circa 40.000 bambini, prevalentemente importati dal subcontinente indiano.
La questione sollevava da anni le ire delle associazioni che si occupano di tutela dei diritti umani e dei bambini. Qu