mazzetta

Ce la possiamo fare...
giovedì, 14 settembre 2006

Folgore! Aiutateli!

Dopo traumi del genere, staranno tutti bene?
Feb. 22, 2005 at 8:18 PM
Qualche giorno fa, raccontando delle gesta della Folgore e dei nostri militari in Somalia, a proposito dei reduci che avevano dato tali e tanti segni di inadeguatezza ed impreparazione psicologica, scrivevo:” …nessuno pensò ad alcun sostegno psicologico o terapia per menti tanto sconvolte; una procedura comune nei paesi civili, da noi non ci ha pensato nessuno.”

Lamentavo che alcuni di questi fossero poi stati protagonisti di alcune pagine nere della nostra storia recente, quali ad esempio quelle scritte durante il massacro di pacifici manifestanti a Genova in occasione del G8 più “cileno” della storia.
Una constatazione forse banale, tanto che ha trovato urgente conferma dalla strage combinata da un altro reduce della Somalia, quell’Arrigoni che ha da poco trascinato alla morte con sé, una prostituta e due poliziotti sul bordo di una buia strada del Veneto, in una sparatoria assurda che ha assunto la dimensione della strage.
Adolescenti nei fantastici anni ’80, militi onnipotenti abbandonati senza controllo e senza guida tra i neri inferociti negli anni ’90; parecchi di loro hanno tratto dall’addestramento nella Folgore conoscenze e motivazioni che li hanno spinti inevitabilmente verso il disastro.
Come fu rilevato dallo studio che condusse allo scioglimento dei paracaduti canadesi, macchiatisi di delitti simili a quelli compiuti laggiù dai nostri, l’addestramento delle unità aerotrasportate è fonte di gravi squilibri psicologici. La costante esaltazione del gruppo e delle sue peculiarità belliche e bellicose, non viene bilanciata da una corretta educazione civica, un atteggiamento incompatibile con la creazione delle “spietate macchine da guerra” che devono diventare i parà professionisti, o in generale i militari dei corpi speciali. La banalizzazione del valore della vita dell’altro, del nemico, viene instillata negli addestrati; nessuno si preoccupa di rimuoverla a lavoro terminato.

“Gli danno le ali, gli insegnano a saltare da un aereo e a ritenersi i migliori”, questa la descrizione dell’addestramento nelle parole di un deputato canadese; una realtà che ci viene riproposta in decine di film guerreschi, che combinata al forte spirito identitario, sollecitato perché funzionale alla resa dell’unità di combattimento, crea spesso personalità disadattate alla vita civile.
Per questo il Canada sciolse la sua Airborne, per questo gli Stati Uniti prevedono un programma obbligatorio di osservazione per i reduci.
Con la fine dell’esercito di leva il problema ha assunto ancora maggiore rilevanza. Se prima infatti la selezione avveniva tra una massa di volontari indistinta ed in qualche maniera bilanciata, ora avviene tendenzialmente tra persone originarie di piccole realtà, non in grado di fornire valide alternative occupazionali al servizio militare. Zone povere dalle quali provengono persone che hanno avuto scarse opportunità formative sul territorio di origine, e che assumono gran parte della loro conoscenza del mondo e dei valori in questo contesto molto particolare. Se l’esercito trae ormai linfa principalmente dalla Sardegna, non è certo perché i sardi nascano sognando la divisa.

L’influenza dell’addestramento e dell’esperienza nella Folgore su Arrigoni è evidenziata dalla cronaca della strage, che riporta come egli abbia agito senza esitazioni, svuotando il caricatore della sua Glock sui poliziotti intervenuti dopo che aveva ucciso una prostituta. Un tipo di pistola che rappresenta essa stessa un oggetto di feticismo tra gli appassionati, unita ad una reazione scevra di emotività, come dimostrano i centri sugli sfortunati poliziotti.

Non è solo colpa dello sdoganamento di tanti comportamenti al di là della decenza e del contegno democratico, avvenuto grazie al martellamento mediatico delle destre e dei loro camerieri, non è solo colpa dell’avanzamento della vuota cultura della destra italiana, che si risolve nell’esaltazione dell’incultura.
Non è solo colpa dei film hollywoodiani, una conclusione che potrebbe essere buttata lì per non indagare oltre. Non è colpa della generica cultura da caserma che porta i miles gloriosus a picchiare o stuprare le donne e la figura mistica dell’ufficiale gentiluomo; quello succede anche tra i non militari piagati dalla proposta pressante di modelli maschili caricaturali e fascisteggianti.
Altri campioni ed interpreti della new wave militar-patriottica con spruzzi di impotenza machista di ritorno, delirano quotidianamente senza sparare a nessuno.
Uno dei mercenari italiani presi in ostaggio in Iraq, per esempio, ci mostra come non necessariamente la confusione mentale tipica dei figli della TV e della falsa retorica destrorsa, porti alla generazione di mostri violenti.
Stefio ci mostra sul sito internet che ha aperto, come i prodotti di quella cultura possano essere pittoreschi, ma inoffensivi. I deliri del blog di Stefio sono simili a quelli rinvenibili nel sito di Arrigoni, o in quelli di tanti ex appartenenti alla Folgore, ma la sua impreparazione militare lo confina allo sproloquio inoffensivo.
Vedere la sua foto all’investitura da templare, leggerlo strologare di patria acclamato come un eroe da altri prodotti della stessa sottocultura, rende immediatamente la dimensione di quanto possa essere inoffensivo, e buffo, uno che oggi si firma “Comandante di Delta 15”.
Dio, Papi, Vescovi, Patrie ed Onori, Nobiltà e Fede e Anticomunismo, tutto maiuscolo; tanto la fatica è la stessa ed il ridicolo uno sconosciuto.

La differenza tra Stefio ed Arrigoni la fa l’addestramento; da semplice piantone di aeroporti quello di Stefio, da assassino quello di Arrigoni. Entrambi hanno vissuto esperienze traumatiche: Arrigoni ha vissuto l’incubo somalo; Stefio ha subito la prigionia nelle mani di quegli islamici che ora mostra di disprezzare e temere
Se nel caso di Stefio, libero di perdere la faccia e non far male a nessuno, si può provare commiserazione, gli Arrigoni mettono invece preoccupazione e rappresentano un pericolo reale.
La circostanza che migliaia di reduci della Somalia, e non solo, ed ex appartenenti alla Folgore (della quale fu chiesto più volte lo scioglimento anche in sede parlamentare), si aggirino armati ed ignorati tra i cittadini comuni, e spesso ricoprano ruoli di responsabilità, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per tutti.
L’esercito professionale non deve significare lo sfruttamento dei nostri giovani più deboli. L’esercito non può comportarsi come un’azienda, prelevando i più ingenui rodomonti per abbandonarli al loro destino dopo averli addestrati ad uccidere; macellarli con l'imposizione di un'enfasi efficientista e suprematista nell'esercizio della violenza, senza prevedere per loro alcuna assistenza o percorso terapeutico che li ancori alla realtà.
I nostri reduci di guerra meritano un trattamento degno di una paese civile, ma in Italia questa assistenza viene negata e considerata una vergogna, mentre negli altri paesi è parte integrante del programma. Essi sono al tempo stesso strumenti e vittime dei disegni dei soliti noti.

La deriva di quelli che ogni giorno ci cantano la paura del terrorismo, che battono la grancassa della sicurezza, ha creato un esercito di precari improvvisati, spesso armati. La pessima situazione economica nel nostro paese spinge questo esercito verso situazioni di stress facilmente pronosticabili. C’è chi accetta, sprovveduto, di andare in Irak, e chi accetta lavori per i quali non è minimamente qualificato, chi si limita a fare il body guard e chi il guardiano. Per ironia della sorte Arrigoni, che nell’ambiente veniva scambiato per uno colto, chiedeva a gran voce una regolarizzazione del suo settore, quello delle investigazioni, divenuto nel nostro paese il paradiso degli improvvisati.
La grande maggioranza di questa gente cerca semplicemente di mettere insieme pranzo e cena, altri si aggirano come bombe innescate tra di noi; a queste persone va data assistenza ed attenzione.
Qualcuno abbia pietà dei ragazzi della Folgore, è una questione di giustizia nei loro confronti e una sana tutela nei confronti della collettività. Se non si vuole sciogliere il corpo, almeno si prevedano controlli ed assistenza specialistica per i congedati, uniti ad una severa disciplina per il porto e la detenzione delle armi una volta congedati.


Altro qui
http://italy.indymedia.org/news/2005/02/736233_comment.php#755000
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categoria: italia, semantica, salute in pericolo, decultura, bug di sistema


giovedì, 14 settembre 2006

Via i giornalisti, comincia il massacro.

Abbiamo chiesto Giuliana e ci hanno tolto persino Capuozzo. Non ci siamo.
Feb. 21, 2005 at 7:22 PM
Sabato quasi mezzo milione di persone è sceso in piazza a Roma. Un numero superiore a quello mobilitabile da qualsiasi partito italiano, molto superiore.

Chiedeva libertà, libertà dalla guerra, dalla menzogna, libertà per Giuliana, per tutti gli ostaggi e per il popolo iracheno.
Chiedeva verità, che è anche la missione di Sgrena; chiedeva di interrompere l’ipocrisia guerresca di un ceto politico arrogante.
I leader della sinistra hanno fatto capolino mentre il corteo partiva a fatica, folla, reporter e una processione ininterrotta per i genitori di Giuliana, la somiglianza del papà con il nonno di Heidi ha spezzato i cuori e si nota molta genuina commozione lungo tutto il tragitto.
Corteo teso tra il pensiero all’Iraq e quello allo stato della nostra democrazia. Corteo unitissimo, stretto attorno alla difesa del bene comune e della sacralità della vita umana, di tutte le vite umane.

Dal palco parole dure, inequivocabili. Le nostre libertà sono minacciate, lo sappiamo tutti. Giuliana paga l’esigenza di nascondere il macello iracheno. In Iraq è un massacro, e non si fermerà per magia o per volontà degli americani o dell’Onu. Gli iracheni pagano le scelte di pochi che abusano del potere loro concesso, i nostri soldati con loro.
Via da lì, via subito, basta con le balle.

Non era difficile.
Oggi, dopo una sequela ormai scontata di feroci offese all’intelligenza ed al buon gusto dei guitti a lingua armata, veniamo a sapere che il governo ha ordinato il ritiro immediato di tutti i giornalisti italiani dall’Iraq. Alcuni sono già sull’aereo.
Espulse le Ong con qualche rapimento intimidatorio, espulsi ora i giornalisti; quelli locali restano liberi di farsi uccidere ad ogni starnuto. Non male per un paese nel quale ci siamo presi la responsabilità di mantenere la pace.
E’ facile intuire che senza testimoni i conti verranno regolati ancora più grossolanamente.
Il comportamento di questo governo, oltre che indecoroso, è clamorosamente antidemocratico.
Troppo semplice dire che cada ora un’ipocrisia, con questo provvedimento entriamo nella fase nera delle operazioni americane. Quella del vero e proprio bagno di sangue.
Nella stessa giornata, e ispirando timori simili, è stata presentata la prima struttura detentiva italiana privata, un’estensione del feudo Muccioli sui tossicodipendenti ed instabili vari; una rendita medioevale pagata a peso d’oro per mostrare uno specchietto law & order ai votanti preferiti.
Andrà ad ospitare una minima percentuale delle migliaia di arrestati grazie alla nuova legge Fini.
L’adozione di provvedimenti di questa natura, come il tentativo dell’estensione della giurisdizione militare all’informazione, va esattamente nella direzione opposta di quello che desiderano i cittadini che hanno sfilato per Roma.
Cittadini preoccupati delle clamorose frattura alla legalità repubblicana inferte dal governo nel balbettio dell’opposizione.

A questo punto, se la scelta per gli oppositori del Presdelcons deve ridursi alla riduzione al silenzio, o alla galera, è giusto si aprano serie discussioni attorno a soluzioni più drastiche. La storia insegna che accarezzare Berlusconi porta male; forse è ora che questa considerazione venga assunta da tutta la sinistra, e che si apra un vero fronte di crisi.

Non è più il momento di accettare questa dittatura della maggioranza su una questione che appare ogni giorno di più, fuori da qualsiasi controllo. L’occupazione ha provocato almeno 100.000 vittime, e altrettante ne provocherà comunque negli anni anche se la violenza dovesse interrompersi esattamente in questo momento. Nel caso della prevedibile recrudescenza, deducibile dagli eventi e dalla situazione sul campo; questi numeri sono destinati a raddoppiare entro le prossime elezioni in autunno. E’ evidente che gli iracheni sono destinati ad essere sacrificati, senza poterci fare niente.

Elezioni che con questi presupposti potranno solo risolversi in qualcosa di diversissimo da un governo democratico.
E’ altrettanto evidente che restando non faremmo che aumentare la nostra responsabilità storica, morale e oltre, legando il nostro intervento ad una escalation imprevedibile.
Il nostro governo ha chiaramente deciso di voltarsi dall’altra parte; e di chiudere ai cittadini le misere finestre concesse all’informazione. Risibile la giustificazione dell’allarme dell’intelligence. Una segnalazione che dopo la moria e le odissee vissute dai giornalisti più curiosi non aggiunge nulla a una realtà che supera dall’inizio il quadro dell’allarme dei servizi.
Berlusconi blinda l’informazione sulla guerra, in combinazione con la par condicio TV e con la prevedibile saturazione forzitaliota dei già noti leccatori non filatelici, ma telegenici..
Allo tsunami televisivo, che si è già portato via quello vero e i 50 milioni degli SMS, si aggiunge quello di migliaia di cartelloni, le stazioni e le strade sono già pieni della sua fastidiosa presenza.
Sono questi i segnali che nella nostra splendida democrazia contrassegnano l’inizio delle campagne elettorali; la calata della mannaia censoria e l’aspersione combinata di soavi interviste sceneggiate. Lo strapotere e l’onnipresenza di un uomo su tutta la restante comunità politica nazionale, la sua moltiplicazione ossessiva ed annichilente. Qualcosa che non vedrete mai in nessun paese europeo, uno strapotere ed una prepotenza che non è concessa neanche a Giorgino suo.
Condurre campagne elettorali in queste condizioni significa avvicinare i nostri standard elettorali a quelli iracheni, non il contrario.

E’ una questione che occorrerà affrontare al più presto, non appena avranno restituito gli ostaggi; se gli eletti in parlamento accettano in maggioranza una serie di procedure altamente illegali e contrarie a qualsiasi spirito democratico; se si pongono tanto in contrasto con la stragrande maggioranza dei cittadini su questioni così fondanti e tanto legate all’etica e ai principi, è urgente che la parola torni al popolo.
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giovedì, 14 settembre 2006

Il re dei trafficanti, l'Achille Lauro e altre storie.

Qualcuno lo sottovaluta. Spesso.

Il re dei trafficant...
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Feb. 17, 2005 at 1:26 AM
In questo scorcio di secolo ci stiamo abituando a visioni del mondo pericolose per la loro semplicità. Se non esistessero una complessità e complicità molto più elevate di quanto sia visibile nei rapporti tra i potenti del mondo, molti fatti rimarrebbero inspiegabili. Accontentarsi della lettura degli eventi secondo la scaletta offerta dal mainstream costringe a perdersi gran parte degli eventi stessi e interi pezzi della narrazione che da cronaca si farà poi storia.

Parlando di potenti, o di intoccabili, vengono spesso in mente quei personaggi capaci di muoversi attraverso le frontiere e realizzare business criminali enormi senza alcuna resistenza da parte delle polizie e delle organizzazioni internazionali. La loro pericolosità è spesso inversamente proporzionale a quanto se ne parla sui mass media.

Troviamo ad esempio raccontato ampiamente il successo di Viktor Bout, mercante russo di armi super ricercato che però spedisce armi in Iraq e vive indisturbato a Mosca, ma sappiamo poco o niente dei suoi colleghi. E pensare che Bout si occupa prevalentemente di logistica, fornisce cioè gli aerei e gli equipaggi per il traffico vero e proprio. L'esigenza di un nemico facilmente identificabile per innescare la dinamica della lotta dei buoni contro i cattivi porta a sopravvalutarne alcuni esponendoli oltre i loro meriti, e a dimenticarne completamente altri.

Uno dei pezzi da novanta, o il pezzo da novanta tra questo genere di persone è sicuramente Monzer al Kassar, conosciuto anche come Mansur o Manzir.

Questo signore dall'aspetto che ricorda Omar Sharif è a tutti gli effetti l'erede dell'indimenticato Adnan Khashoggi, una volta il terrestre più ricco del mondo. Al Kassar è un siriano che si dice derivi la sua fortuna dal fatto di essere cognato del capo dei servizi segreti siriani, ma come vedremo è sicuramente una persona dalle doti non comuni. A differenza di Khashoggi però, al Kassar non lo troverete mai sui rotocalchi nostrani, in Spagna invece è famoso.

Soprannominato il principe di Marbella, località spagnola dove ha risieduto per anni anche Khashoggi, al Kassar dispone di un vasto impero economico, pur avendo qualche guaio con la giustizia. Purtroppo per lui si occupa di traffici d'armi, di droga e di rifiuti tossici, non disdegnando di partecipare alle grandi truffe internazionali quando se ne presti l'occasione. Al suo esordio alle cronache lo troviamo impegnato insieme a Khashoggi a mettere in piedi l'affare Iran-Contras con Oliver North e Bush padre.

Affare per il quale verrà inquisito dalle autorità americane che comunque non lo arresteranno, né molesteranno; tanto che fino al 2001 ha potuto far prosperare una società di import-export di armi a Miami, società con un francese; da allora ricercato e in fuga. Il sito internet della società è però ancora attivo, e se volete ordinare on-line un missile Scud o qualsiasi armamento vi servirà con solerzia. La cosa non è strana, al Kassar gestiva sui suoi conti le triangolazioni tra i paesi coinvolti nello scandalo e ha le chiavi dei movimenti di denaro che beneficiarono principalmente la cosca americana raccolta attorno a Bush e North; la sua testimonianza sarebbe ancora imbarazzante per questa amministrazione Bush, madrina del traffico.

Ancora di più se si considera che con una classica truffa nella truffa, i soldi ricavati vendendo droga non finirono mai in armi consegnate ai contras, ma si dispersero tra la Svizzera e Miami, dove Oliver North faceva vita da nababbo. Oliver North ovviamente condannato, ma graziato da Bush figlio nell'esercizio dei suoi poteri. Scorrendo la carriera di al Kassar lo troviamo impegnato nel 1985 come fornitore di armi e logistica per i sequestratori dell'Achille Lauro e per Hezbollah.

Per il sequestro dell'Achille Lauro le prove a suo carico sono pesanti.

Fortunatamente per lui, pur arrestato da Baltazar Garzon in Spagna, il nostro se la cava nonostante abbia tre testimoni a carico; uno di loro, detenuto nelle carceri di Vercelli, ritratta; un altro si butta dal quinto piano in coma etilico, ed il terzo subisce il rapimento del figlio. Il processo non ha potuto provare le accuse. Al Kassar assolto e libero. Nessuna richiesta dal nostro paese in quell'occasione.

Nel 1988 rispunta un suo coinvolgimento nell'esplosione del volo Pan Am nei cieli della Scozia. L'attentato, compiuto dai due libici su ordine di Gheddafi lo avrebbe visto nella consueta veste di regista-organizzatore con ampia facoltà di movimento. Ancora una volta una coincidenza gioca contro di lui, sul volo scelto per l'attentato ci sono proprio due americani: McKee e Gannon, due agenti americani che avrebbero dovuto testimoniare su un incontro avuto da Bush I in medioriente nel quadro dello scandalo Iran-Contras, loro erano con Bush. L'assicurazione della Pan-Am ne è convinta, i parenti delle vittime anche.

Per l'amministrazione Bush i libici agirono da soli.

Continua intanto a gestire un florido business nel campo della droga; fornisce armi ai talebani impegnati contro i russi e ne vende il prodotto. Nel 1990 manda armi ucraine in Sierra Leone, dove sudafricani e britannici della compagnia Executive Outcomes, poi Sandlines poi ancora trasformata, addestrano i soldati-bambino in cambio di concessioni diamantifere. Le indagini dell'Onu e delle agenzie indipendenti non lasciano dubbi in proposito. Il governo della Sierra Leone non lo persegue.

Nel 1991 scoppia il caso della BCCI, definita dal Procuratore americano "one of the biggest criminal enterprises in world history." Si scoprirà poi che la Bcci, banca pakistana divenuta il crocevia mondiale di ogni genere di sporco traffico, aveva in passato finanziato, e poi salvato anche la Arbusto Inc., prima fallimentare impresa di George Bush II. Per la Dea ( l'ente antidroga americano) al Kassar è un trafficante ricercato che controlla in quegli anni il 20% del mercato americano dell'eroina .

Nel Consiglio di Amministrazione della Bcci siede anche un saudita, il capo dei servizi segreti sauditi. Chiaramente le indagini non toccano al Kassar e soci, multati per qualche milione di dollari su qualche miliardo di dollari di truffe e riciclaggio; meno di quanto al Kassar spenda per vestirsi. Attraverso la Bcci passavano i soldi della droga turca, colombiana ed afgana. Negli stessi anni al Kassar si lega al presidente argentino Menem, che è anche lui di origine siriana, dal quale otterrà la cittadinanza argentina in quindici giorni, ed è suo complice nell'esportazione di capitali argentini; crea una banca argentina che poi fallirà.

Impegna il tempo organizzando almeno il secondo dei due attentati contro obbiettivi ebraici del 1992 a Buenos Aires. Attentati che, appurata senza dubbi la sua partecipazione, andrebbero rivisti nell'interpretazione che li vuole di matrice iraniana. In realtà il secondo fu sicuramente portato a termine da siriani provenienti dalla città natale di al Kassar. Anni gloriosi, nei quali si impegna anche a fornire armi alla Croazia, ancora regione Jugoslava, a scaricare rifiuti tossici in Sierra Leone, Mozambico, Haiti.

Ancora armi e rifiuti in Somalia, dove usa le navi da pesca che l'Italia aveva donato alla Somalia per i suoi traffici.

Nella zona controlla i porti di Gibuti e dello Yemen, paese del quale è anche console e mediatore in Svizzera. Curiosamente i falsi Certificati di Destinazione Finale di questi porti, che provano il suo traffico d'armi, sono spariti dal web, persino dai documenti delle associazioni che lo denunciano, restano solo le intestazioni. Una strana pulizia, considerando che si tratta di documenti processuali già noti. Rifornisce abbondantemente il mercato somalo senza distinzioni, per i Kalashnikov polacchi accetta in pagamento anche la droga locale, il Khat, che poi esporta verso i paesi del golfo.

Per i rifiuti si associa a mafiosi ed imprenditori italiani, svizzeri ed argentini.

Al Kassar in Somalia gioca sulla contrapposizione tra italiani, monarchici, piduisti e mafiosi, ed americani desiderosi di ottenere in fretta law & order; contrapposizione chiaramente espressa da una frase del 15 agosto 1993, nella quale il comandante del contingente americano in Somalia, Jonathan Howe, afferma: "Non ci dispiace davvero che gli italiani lascino Mogadiscio: li consideravamo indegni della nostra fiducia, per non dire peggio". La battaglia è senza esclusione di colpi, ma alla fine, dopo che anche Kofi Annan si sarà esprsso duramente, l'Italia è costretta ad abbandonare il paese.

L'Italia avrà la meglio solo sul controllo del commercio delle banane, guadagnato da Bianca De Nadai ( Entusiasta sostenitrice di Tremaglia ed erede della famiglia De Nadai, da sempre monopolista delle banane somale; per anni sussidiate fino al 100% dalla UE) , capace di assicurarsi il sostegno dei signori della guerra costringendo così a battere in ritirata nientemeno che la multinazionale Dole, In questo periodo, il 30 novembre 1994, 150 miglia al largo della Somalia si incendia la Achille Lauro.

Affonderà dopo 2 giorni di agonia, la morte di due persone e otto feriti. La nave verrà soccorsa velocemente da almeno una dozzina di navi di stanza di fronte alle coste somale.

Il 10 gennaio 1995 il Pentagono annuncerà l'operazione United Shield, destinata a proteggere il ritiro definitivo delle truppe internazionali dal paese. Sul campo restano vittoriosi i signori della guerra ed i loro fornitori, tra i quali al Kassar. Sul naufragio dell'Achille Lauro si aprirà una strana inchiesta, conclusa con il rinvio a giudizio per incendio colposo del comandante e di due membri dell'equipaggio. La perizia, se così vogliamo chiamarla, ha stabilito che non è possibile indicare le cause dell'incidente. Due interrogazioni parlamentari tra il 2002 ed il 2003, una di G. Russo Spena e una di Nello Formisano sono finite senza alcuna risposta.

L'armatore della Lauro non è nemmeno stato interrogato.

Una strana procedura per un disastro di quelle proporzioni e per le inquietanti coincidenze; occorre ricordare che la motonave non ricorda solo l'episodio del sequestro, ma che il nome di Achille Lauro richiama tutto un mondo di affari e di relazioni che ritroviamo intatto e all'opera in Somalia a quei tempi. Strano che per un disastro dalla natura misteriosa non si trovi di meglio che indagare il maggiordomo; eppure la nave era sopravvissuta ad altri 3 incendi nella sua lunga vita, e aveva subito altrettante profonde revisioni, i motori non erano quelli originali, ma conformi agli standard.

Il nome di al Kassar ricorre negli atti della Commissione parlamentare sui rifiuti, e in quella Alpi-Hrovatin, eppure nessuno ha mai pensato di approfondirne la figura come meriterebbe.

Al Kassar intanto prospera, gode del crack della Imperial di Grenada e gode a rifornire di armi i palestinesi, la guerriglia Liberiana, e almeno altri sette paesi coinvolti nella guerra africana che culminerà con il massacro tra Hutu e Tutsi. Nel 1999 muore bruciato nella sua casa-fortezza di Montecarlo Edmond Safra, banchiere coinvolto nell'affare Iran-Contras e nelle truffe argentine. Anche in questo caso il colpevole è il maggiordomo, una inchiesta stabilirà infatti che il suo infermiere avrebbe millantato l'assalto di uomini armati e vestiti di nero, e avrebbe dato fuoco all'appartamento da solo per apparire come salvatore. Versione che, per esempio, non ha accontentato per nulla la vedova di Safra. L'infermiere sostiene di aver firmato una confessione in francese che non era capace di leggere; alla magistratura di Montecarlo va bene così.

Nel 2001 al Kassar denuncia alla magistratura spagnola di essere stato contattato da Bin Laden per una fornitura di armi, nel frattempo spedisce armi all'Alleanza del Nord in Afghanistan.

Sempre nel 2001 lo raggiunge in Svizzera un ordine di cattura internazionale, proveniente dall'Argentina. Stranamente le autorità svizzere respingono l'atto dicendo che non è corredato di prove sufficienti; normalmente tali ordini -non- portano alcuna prova in allegato. In questi giorni gli uffici di al Kassar rispondono dicendo che è in viaggio per affari. Una condizione difficile da immaginare per chi sia colpito, ormai, da numerosi ordini di cattura internazionale, ma realistica; al Kassar è impegnato a spedire armi in Iraq, usando gli aerei di Viktor Bout, mentre sogna i guadagni che gli porterà il recente boom della produzione del papavero afghano.

E' strano, se si leggono le storie di persone mediorientali catturate in esecuzione del Patriot Act, o quelle dei poveri cristi deportati a Guantanamo, o delle altre vittime qualunque della "war on terror" ci si fa l'idea che gli americani nel perseguire i loro nemici, o meglio i "terroristi", siano spietati e senza alcun riguardo. Poi si incontrano questi personaggi, capaci di essere allo stesso tempo mediorientali, nonché terroristi, nemici, trafficanti spietati e potentissimi inflazionatori di conflitti e disastri ambientali. Si incontrano sui giornali, ma si incontrano anche in un albergo a Ginevra, o sul paseo de mar di Marbella, o seduti sulla banchina di Puerto Banus a parlare del tempo con gli amici del bel mondo.

Si incontrano nelle banche e siedono nei consigli di amministrazione insieme a tanta gente rispettabile. Verrebbe da credere a misteriose coincidenze favorevoli per il cattivone, o da farsi beffe di tanti persecutori incapaci.

Purtroppo per tutti, invece, la loro intoccabilità non ha nulla misterioso.

mazzetta
redazione@reporterassociati.org





una manata di link

http://portland.indymedia.org/en/2004/06/291229.shtml
http://www.american-buddha.com/bcci.affair.23.htm
http://www.spitfirelist.com/f277.html

De nadai
http://www.grtv.it/1997/21otto97/dini21.html
1997 banane sussidiate
Relazione bcci
http://www.bicc.de/publications/papers/paper39/paper39.pdf


savoia
http://www.wema.it/art.asp?id=30

http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/savoia/savoia_2.html

http://hermes.mfn.unipmn.it/~fantom/male/male.htm

http://web.tiscali.it/gicis/savoia.htm

http://italy.indymedia.org/news/2004/12/695458.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/12/139707.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/75327.php
p2
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/75327.php
monarchici
http://www.lastampa.it/_web/_rubriche/accadde_oggi/archivio/
novembre/0611/061147.asp
http://fleet.inmarsat.com/safety.htm

flotta
http://digilander.libero.it/achillelauro/capitolo19.htm

domanda Di Pietro

http://www.antoniodipietro.it/attivita_politiche/istituzionali_risposte.php?interrid=14

contatti con Binladen
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html

Imad-Fayez-Mughniyeh
http://www.grandinotizie.it/dossier/019/fatti_perche/025.htm
hezbollah
http://www.rainews24.rai.it/ran24/speciali/obiettivo_usa_nuovo/t_diffusione.htm
testimoni cagionevoli, in questo caso un'argentina
http://www.periodicotribuna.com.ar/Articulo.asp?Articulo=890
http://www.tio.ch/common_includes/pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=180342&idtio=2
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2001/08/13/05,ESTERO/T7.html
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html
http://www.meib.org/articles/0003_s1.htm

http://www.spitfirelist.com/f109.html
http://www.carpenoctem.tv/cons/pan.html

http://www.lossless-audio.com/usa/index0.php?page=911341112.htm

http://www.kycnews.com/imperial_consolidated_group.asp
http://www.kycnews.com/images/kassar.jpg

http://www.antoniodipietro.it/attivita_politiche/interrogazione_risposta1.php?interrid=14
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed118/bt11.htm

la Lauro
http://www.istrianet.org/istria/navigation/sea/immigrant/achlle-fire.htm
http://www.istrianet.org/istria/navigation/sea/immigrant/achille.htm
video
http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/november/30/newsid_2525000/2525643.stm
foto
http://www.ssmaritime.com/achillelauro.htm
sos
http://www.ssmaritime.com/achillelaurosos.htm
n 1981, when the ship suffered yet another fire. The blaze did not send the ship to the scrapp
http://planeta.terra.com.br/lazer/Navigazione/Achille%20Lauro.htm
http://www.greatoceanliners.net/willemruys.html

il rapporto americano sull’affondamento
http://www.chinfo.navy.mil/navpalib/news/navywire/nwsa94/nwsa1205.txt
http://digilander.libero.it/achillelauro/nave.htm


ancora fetecchie
http://www.tibereide.it/articoli_dettaglio.asp?articolo_id=336&articolo_categoria=1
giovedì, 14 settembre 2006

Ancora una pagina di bieco razzismo dal Corriere della Sera

Ancora massaggi al ventre molle del razzismo italico.
Feb. 16, 2005 at 1:34 PM

 Oggi il Corriere ci delizia con un altro pezzo destinato a fare epoca.
Dall’articolo con il quale Michele Farina plaude alla condanna da parte del Marocco di alcuni suoi soldati, colpevoli di stupri e maltrattamenti alla popolazione nell’ambito della missione Monuc in Congo, trasuda la visione razzista e suprematista che anima spesso le pagine vergate in via Solforino.
Farina infatti non trova di meglio che cogliere l’occasione per ricordare gli stupri commessi dalle forze marocchine ( e pakistane, e nepalesi) durante la liberazione del nostro paese dai tedeschi, e per prendersela con l’Onu.
Sia Corriere che Repubblica oggi si mostrano ostili all’Onu; in due diversi articoli sottolineano infatti le conclusioni del rapporto Volker sul programma Oil for Food, stigmatizzando le irregolarità della gestione del programma, ma trascurando completamente il fatto che -miliardi di dollari- siano stati truffati dall’Amministrazione Usa e dalle aziende americane.
Farina fa di più, con il pretesto di plaudire alla civile condanna ci mostra ancora il terzo mondo incivile, dimenticando curiosamente l’inciviltà occidentale. Non è colpa dell’Onu se non sono stati puniti, come ricorda, i colpevoli di analoghi casi avvenuti in Liberia, Sierra Leone, Cambogia, Bosnia e Mozambico, paese quest’ultimo nel quale ci dice che i nostri soldati disonorarono il loro impegno senza scendere in particolari.

La colpa è degli stati che escludono che l’Onu possa punire i loro soldati in missione, riservandosi ciascuno la giurisdizione su propri soldati.
Mentre Farina plaude ai marocchini per accusarli, e si lamenta che altri paesi non ne seguano l’esempio, dimentica completamente la pagina di storia vergognosa scritte dai nostri soldati in Somalia. Durante la missione Ibis i nostri soldati si resero colpevoli di numerosi episodi di maltrattamento della popolazione somala, compresi stupri e tortur, tutto documentato, tutti assolti.
Non se ne parlò più.

Non una dimenticanza casuale, per il Corriere sarebbe troppo imbarazzante parlare di chi e come coprì ed assolse i nostri soldati da quella vergogna, consegnandoci però al disonore parallelo di chi usa due pesi e due misure a seconda del colore della pelle di vittime e carnefici.
Anche perchè il Corriere è statoin prima fila nell'operazione "dimenticate la Somalia" opportunamente abbracciata da tutti media e da tutto l'arco parlamentare.

Per il Corriere il mondo si divide in buoni, gli Usa ed alleati, e cattivi, tutti quelli che non sono d'accordo con i buoni.
I cattivi, qualunque idea portino o colore vestano, sono sempre colpevoli e portatori di valori sbagliati, i buoni hanno sempre ottime scuse e sono portatori della luce. Soprattutto se bianchi ed occidentali.

Dal buio delle cantine Corriere dell’Imperialismo, usciranno mai lampi di luce e verità sullo sfruttamento dei poveri negri?
Riusciremo un giorno a veder stigmatizzata una delle tante vergogne con le quali ci coprono i nostri campioni da esportazione, siano soldati, politici o imprenditori?

Ai posteri la sentenza.
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giovedì, 14 settembre 2006

Il sex-scandal di Bush!

Lo ha fatto ancora!!!!

Il sex-scandal di Bu...
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Feb. 16, 2005 at 10:04 AM
Poco tempo fa ci fecero sorridere i risultati dell'educazione sessuale insegnata nelle scuole americane.

Oggi un editoriale del Nyt chiama "Lo scandalo sessuale di Bush" l'ultima iniziativa del presidente in materia.

Dopo la rielezione Bush ha tagliato selvaggiamente le spese sociali per fare la guerra, ma ha addirittura triplicato i fondi per il balzano programma di educazione sessuale basato sull'astinenza.
Una scelta duramente criticata da mezza America, che discutendo dei fallimentari esiti di questo tipo di programmi si chiede perchè spendere soldi per fare ammalare i propri ragazzi d'ignoranza.
Una tattica che secondo i repubblicani dovrebbe risolvere alla radice problemi quali le gravidanze indesiderate, la diffusione dell'Aids e delle malattie a trasmissione sessuale.

Peccato che le adolescenti americani che hanno seguito il programma restino fecondate quattro volte di più delle loro coetanee francesi, o che abbiano un tasso di aborti sette volte superiore a quello delle olandesi. I maschi invece subiscono i contagio da Hiv in misura cinque volte superiore
agli europei, e oltre settanta volte quello da gonorrea o altre Mts.

Tutto ciò, semplicemente, perchè l'america bigotta di Bush evita sempre di più la diffusione dell'insegnamento delle pratiche contraccettive e del safe sex, ritenuto evidentemente un esercizio diabolico.
Così i ragazzini americani soffrono per l'ignoranza dell'amministrazione Bush, o meglio, per la necessità di Bush di finanziare quelle chiese e quei gruppi di fanatici intolleranti ed ignoranti che lo hanno portato alla vittoria.
Lo scandalo sessuale di Bush, appunto, ragazzini che muoiono per i bigotti mentre Bush copre questa gente di soldi e li sottrae a spese sociali abbondantemente sotto i limiti della decenza.
In guerra ed amore tutto è permesso, sarà questa la spiegazione?
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giovedì, 14 settembre 2006

Iraq: Altra truffa dei contractors

Avanti un altro.

Feb. 15, 2005 at 10:36 PM
Michael Battles e Scott K. Custer, due ex soldati delle forze speciali americane hanno deciso nel 2002 di mettere su un'aziendina. Miracolosamente hanno trovato subito un contratto per garantire la sicurezza degli aeroporti iracheni.
Un avvocato americano li accusa, per nome di due di loro ex dipendenti, di aver ricevuto oltre cento milioni di dollari in contratti dal 2003 al 2004 e di non aver corrisposto alcun lavoro in cambio. In particolare la loro azienda avrebbe ricevuto quindici milioni di dollari per l'aeroporto di Baghdad senza effettuarvi alcuna attività.
Dalle indagini e dalle prove presentate emerge un quadro Privo di alcuna contabilità e controllo, con i due che ricevono i pagamenti per la Custer Battles LLC a rate di due milioni di dollari, negli uffici della CPA, insaccando mazzette plastificate da centomila dollari in capaci borsoni.
L'avvocato dei due ha eccepito che trattandosi di denaro iracheno, derivante cioè dalla vendita del petrolio iracheno, la corte americana non avesse giurisdizione.
Eccezione respinta in quanto non essendo gli americani processabili dai tribunali iracheni, si darebbe implicitamente la licenza di truffa libera.
Il Pentagono ha sospeso i contratti con la Custer Battles LLC, ma rifiuta di collaborare all'inchiesta e ha rinunciato a perseguire i due ex dipendenti.
Michael Battles è molto attivo all'interno del partito Repubblicano, accusato dai democratici di non voler tenere abbastanza audizioni sulle malversazioni dei contratti.
Ricordiamo che il Congresso sta cercando, senza trovarle, le tracce di oltre diciotto miliardi di dollari ricavati dalla vendita del petrolio iracheno e finiti non si sa dove, visto che i risultati promessi dai contratti non risultano sul terreno.
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giovedì, 14 settembre 2006

Tsunami si chiude il conto con 300.000 morti

Si può tirare qualche somma.

Feb. 15, 2005 at 1:47 PM

 Dai 240.000 mosrti della sola provincia di Aceh, a qualche centinaio nella lontana Somalia, la stima finale si attesta intorno alle 300.000 vittime.

I soccorsi:
India e Sri Lanka non registrano problemi particolari, in Thailandia resta solo il problema dei lavoratori clandestini birmani che sono fuggiti perchè accusati di sciacallaggio e ancora non si fidano a tornare.
Alle Maldive tutto è tornato alla normalità, così come alle Andamane. In Aceh invece continua come prima e più di prima la repressione indonesiana sui sopravvissuti; lo tsunami ha eliminato un sedicesimo della popolazione, e raso al suolo la capitale della provincia, gli aiuti per ora non possono che assistere i profughi, relativamente poco numerosi.

Gli aiuti:
finora risulta che circa un terzo degli aiuti promessi sia arrivato o in arrivo per certo, gli altri due terzi restanti non si sà.
Il paese più "aiutato" è l'Indonesia, che con lo tsunami ha migliorato addirittura il suo rating internazionale,
Il più penalizzato la Somalia; per quanto poco colpito non solo non ha visto aiuti od assistenza, ma quest'anno riceverà meno aiuti in quanto il governo italiano ha destinato i fondi per i paesi in via di sviluppo alle vittime dello tsunami.
Non solo, approfittando delle devastazione le sue coste sono state invase da rifiuti tossici, scaricati davanti alle sue coste dai soliti trafficanti, intenzionati ad approfittare del caos provocato dal maremoto.
Da notare un particolare: in Somalia il maremoto è arrivato dopo molte ore, ma nessuno ha avvertito i somali, ma i vicini keniani si, infatti in Kenia non è morto nessuno.
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categoria: asia, emergenze umanitarie


giovedì, 14 settembre 2006

Latte in polvere: aumenti fino al 30%. Sbugiardato Sirchia

Un problema reale che si risolve con proposte d'immagine. Illusioni.

Feb. 14, 2005 at 4:54 PM

 Nella migliore delle ipotesi il ministro della Sanità Girolamo Sirchia si è fatto prendere in giro.
Nella peggiore sta prendendo in giro le mamme di tutta Italia. Il ministro dovrebbe sapere che sono cose da non farsi.

L'anno scorso è interventuo come un paladino dei poppanti e si è accordato con le multinazionali produttrici, in pompa magna, per sconti fino al 30% sul prezzo del latte.
Ora i Nas ci dicono che ci sono stati, al contrario, aumenti fino al 30%.

Non è una differenza da poco; il ministero risponde alle perplessità dicendo che le rilevazioni mostrano un aumento perchè a dicembre i prezzi erano calati molto.

Posto che il calo di dicembre non risulta affatto ai consumatori, il ministero non troverebbe strano che l'accordo strombazzato in televisione sia durato solo un mese?

La dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un racket che specula su una esigenza primaria è data dal successo delle iniziative per acquistarlo a prezzi più umani.
Aumentano i GAS (gruppo acquisti solidali), il latte Coop (in vendita solo nella GDO) va esarito, e si segnala una iniziativa interessante delle farmacie di Padova, che mettono in vendita il latte Bio a meno di 9 €.

Chiaramente questa notizia ha guadagnato un trafiletto in qualche giornale, nessun passaggio in televisione, ben poca cosa rispetto alle prime pagine con il ministro trionfante.
Dall'opposizione non si è mossa foglia.


ftr sul latte in polvere in cat. ecologie.
La notizia
http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=63367&doc=si
http://it.news.yahoo.com/050210/2/33xd8.html
http://www.emilianet.it/database/emilianet/emilianet2.nsf/0/2f341d2d7bf9702fc1256f9f0044cfa6?OpenDocument

Le farmacie di padova e il latte bio
http://www.greenplanet.net/Articolo7747.html

Latte Coop a ruba
http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=568

Dicono gli agricoltori:
http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=304217

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categoria: italia, truffe, economie, salute in pericolo, ecologie


giovedì, 14 settembre 2006

Somalia, niente memoria per gli inutili negri.

Il buco nero della storia e delle nostre coscienze che ha inghiottito la Somalia.

Somalia, niente memo...
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Friday, Feb. 11, 2005 at 9:25 AM
Il rappresentante dell'opposizione italiana e candidato premier Romano Prodi, ha richiamato in questi giorni il paese a battersi contro le trasfigurazioni della realtà, operate attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa dalla maggioranza, e dal suo padrone. Tutti noi sappiamo di cosa stesse parlando, avendo trascorso gli ultimi anni a contrastare false visioni messe in scena per occultare veri e propri crimini contro la collettività, posti in essere dall'attuale governo.

Un salutare passo all'indietro ci può far rammentare la definizione che Berlinguer diede ai tempi del congresso socialista del Midas, quando affermò che una "banda di briganti" si era impadronita del Psi eleggendone Bettino Craxi segretario. Definizione per nulla campata per aria, certificata poi dagli sviluppi di Tangentopoli e dal veloce riorganizzarsi della "banda" attorno all'erede craxiano, il quale senza neppure l'impedimento di un partito, e grazie al controllo dei media, porterà a nuovi fasti l'arte italiana dell'inganno e della manipolazione popolare.

Affermazione, la mia, contraddetta dallo stesso palco da un altro dei capi dell'opposizione, l'on. Piero Fassino; che è parso riconoscere di nuovo in Craxi un padre nobile della sinistra. Sarebbe però ingiusto attribuire solamente a Berlusconi e ai piduisti suoi complici, il clamoroso successo grazie al quale sono finora riusciti a depredare l'Italia e a devastare le sue leggi.

La radice del male è molto più remota, il cancro era già molto sviluppato prima della discesa in campo dell'unto del Signore, lo ha dimostrato la sua stessa affermazione, inconcepibile in un paese sano. Berlusconi non sarebbe riuscito nell'intento senza la passiva complicità e la paurosa degradazione morale e qualitativa dei dirigenti dell'opposizione.

Le righe che seguono vi introdurranno in una vicenda che ci restituisce l'immagine di un ceto politico privo d'etica e di morale, in questo perfettamente allineato con la percepibile, e parallela, decadenza generale che interessa il nostro paese. Etica e morale, due parole antiche che occorre resuscitare per restituire ad alcuni avvenimenti la loro dimensione reale e trarne alcune conseguenze.

La storia che costituisce il filo conduttore di questo ragionamento è quella del disgraziato intervento umanitario in Somalia, cominciato nel dicembre 1992 e terminato il 21 marzo 1994 e ormai dimenticato da tutti, vedremo poi di capire il perché. La storia dell'operazione Ibis, o Restore Hope nella sua denominazione americana, è una storia che ci racconta di un disastro provocato in primis proprio da noi italiani; in questo senso la sua clamorosa rimozione non deve stupire molto.

All'inizio degli anni '90 la Somalia è in preda alla guerra civile. Diverse fazioni, riunite secondo linee disegnate dall'appartenenza ai clan tribali sono riuscite a rovesciare il dittatore Siad Barre, e si contendono il potere mentre la popolazione è sconvolta da una carestia. L'Onu, presenta una missione umanitaria scortata da caschi blu in gran parte pakistani e sovrintende alla diffusione degli aiuti con sempre maggiori difficoltà, fino ad essere attaccata pesantemente. All'appello di Boutros Ghali risponde un George Bush a fine mandato, promettendo l'invio di 25.000 militari e di mezzi all'occorrenza. Oltre alla motivazione umanitaria Bush indica anche la necessità della caccia al terrorismo islamico, dato in espansione nel Corno d'Africa.

La Somalia è un paese nominalmente musulmano.

L'Onu affiderà alla forza multinazionale costituita su base volontaria il compito di distribuire gli aiuti e di avviare la procedura di nation building "con ogni mezzo necessario", licenza che si rivelerà troppo ampia. Un regalo avvelenato per il successore, Bill Clinton, o un passo dell'espansione coloniale americana in Africa; in ogni caso a Bush Senior nessuno degli analisti del tempo riconosce alcun afflato umanitario. Si costituisce così un forza multinazionale destinata a rilevare la missione UNITAF, che sarà composta da una ventina di paesi al disperato soccorso dei somali che muoiono per fame come mosche.

Il panorama politico italiano è a quel tempo in piena rivoluzione; da un lato la fine del Pci segna la frantumazione del partito attraverso linee di frattura che corrono lungo diversità "politiche" ed "etiche" che rendono impossibile la permanenza sotto la stessa insegna dei vecchi compagni; dall'altro la fine della Democrazia Cristiana ci consegna l'immagine di un paese privo ormai di formazioni politiche di massa, nel quale i funzionari ed i burocrati dei due, ormai ex "partitoni", organizzano piccole formazioni destinate alla contrattazione permanente della loro sopravvivenza politica.

Il governo "tecnico" di Giuliano Amato decide così per la partecipazione del nostro paese all'avventura umanitaria. La decisione passa in cavalleria, contrari solamente Rifondazione Comunista e Rete; tra le motivazioni addotte c'è, infatti, la grave crisi umanitaria del paese, c'è il legame storico con la nostra ex-colonia verso la quale tutti dicono di sentirsi in debito, anche il precedente successo della campagna contro Saddam nel '91 concorre ad ispirare ottimismo; c'è infine il segnale della riabilitazione del passepartout colonialista, finalmente riutilizzabile dopo la caduta dell'impero sovietico: l'intervento civilizzatore. Si parte tra lo sventolio delle bandiere.

A nulla servono le proteste dei somali residenti in Italia, poco o nulla considerati, arrivano ad auto-censurarsi non appena cominceranno a morire i nostri soldati, timorosi di essere indicati come collaborazionisti. Da allora i sempre più numerosi interventi armati, occidentali, in paesi in via di sviluppo o in ogni caso non allineati con i desideri dell'Occidente, tornano ad essere leciti in nome dell'ipocrita altruismo al quale sono di volta in volta intitolati. Un mezzuccio razzista che pareva essersi dissolto dopo la delegittimazione subita negli anni '60, ai tempi della decolonizzazione, ma riesumato alla bisogna e senza opposizione dopo il crollo del blocco sovietico.

Un trucco esclusivamente semantico che, in questi anni, non ha trovato alcuna forza in grado di contrastare la narrazione bugiarda con la quale è imposto dai corporate media. Quali reali motivi, hanno spinto allora il nostro paese ad imbarcarsi nell'avventura somala correndo incontro al disastro? Se da una lato ci fu interesse a non lasciare mano libera ad estranei in Somalia, dall'altro ci fu il crollo totale d'ogni impostazione critica verso questo tipo d'avventure, ben riassunta in frase dell'epoca dell'on. Fassino: "Con le spedizioni militari - rivendicate in quanto tali - l'Italia acquisisce coscienza di sé".

A nulla valgono i pareri contrari di Usa ed Onu sulla partecipazione del nostro paese, la missione è battezzata Ibis ed i nostro valorosi partono dopo che gli americani sono sbarcati, e che è chiaro come non ci siano rischi immediati ed eccessivi. Su questi presupposti i nostri militari costituiscono i loro quartieri per conto loro in una parte diversa della capitale somala ed in alcune località del grande paese africano, la missione internazionale non ha un unico comando, ma solo un coordinamento trai i diversi comandanti sul campo. Mentre la distribuzione degli aiuti prosegue senza intoppi e resistenze, tanto da consegnare all'eterno ridicolo lo sbarco dei marines su una spiaggia affollata solo di telecamere e giornalisti, cova in realtà la tragedia.

I contingenti sul campo diventano, ogni giorno di più, meno neutrali, ed è ben presto chiaro che il previsto dialogo inter-somalo dovrà subire le ingerenze straniere. Al ruolo di arbitro dell'Onu si sostituiscono ben presto i paesi presenti sul campo con i militari, agendo ognuno secondo le rispettive politiche ed interessi nazionali. Dopo pochi mesi diviene evidente che Usa ed Italia supportano, ciascuna per sua parte, due fazioni somale rivali. Anche la Germania e l'Inghilterra coltivano interessi sul campo. Questo rimane il motivo fondamentale del fallimento della missione somala.

Un motivo che per quanto esplicitato dagli alleati non arriverà mai sul tavolo del dibattito politico italiano. I soldati italiani, appena giunti nel paese privi di chiare indicazioni politiche, si affidano alle indicazioni dei pochi italiani rimasti in loco dopo la caduta di Siad Barre. Il vecchio dittatore, complice dei craxiani nella sparizione di qualche migliaio di miliardi destinati dalla cooperazione italiana alla Somalia, era buon amico del pentapartito, e la sua scomparsa aveva lasciato gli interessi italiani nell'area orfani del principale riferimento. A comandare la missione l'ambasciatore Angelucci ed il generale Loi, sicuramente fedelissimi della prima repubblica.

Il nostro contingente si lega immediatamente ad alcuni elementi poco raccomandabili, mettendo le basi del fallimento fin dall'arrivo nel paese; con il tempo si scoprirà che nel paese africano sono in realtà i nostri servizi segreti a menare la danza, con un folcloristico giro di mafiosi, piduisti, mercanti d'armi e di rifiuti tossici, il peggior pattume del sottobosco monarchico e fascista rimasto legato da nostalgie africane e partner in traffici di ogni tipo con pezzi dello stato, galoppini del pentapartito e faccendieri di ogni risma.

Armi transitano per gli snodi controllati dai nostri militari versi i signori della guerra. Oscuri italiani, noti argentini, notissimi siriani pompano armi nel paese, faranno lo stesso in Yugoslavia, ora in Iraq; nessun intervento coloniale prescinde dalla fornitura di armi ai propri "alleati" in loco, non è un caso che questi personaggi prosperino. Apparentemente privo di guida politica il nostro contingente si assicura i servigi di Giancarlo Marocchino, un cittadino italiano che deve al sua fortuna somala all'essersi impadronito dei mezzi lasciati dalle aziende italiane all'indomani della fuga seguita alla caduta di Siad Barre. Quei mezzi, pagati con fondi pubblici italiani, il contingente li affitta da questo personaggio coinvolto anche in traffici d'armi e rifiuti tossici.

Gli americani scelgono i modi bruschi con chi non collabora, i nostri abbattono le capanne per perquisirle più velocemente, o belgi si impegnano in una battaglia per conquistare una città al Sud; gli stranieri diventano per tutti i somali degli invasori. La situazione degrada velocemente ed esplodono vere e proprie battaglie a Mogadisco come nel Sud. Questo accade, e nel '93 il 14 luglio, Il ghanese Kofi Annan, vice di Boutros Ghali e responsabile delle operazioni di peace-keeping dell'ONU, intima al Governo Italiano di sostituire il Gen. Loi alla testa del contingente.

Annan ottiene che l'Italia cambi sia il comando militare che quello civile. L'Ambasciatore Enrico Augelli rientra a Roma per consultazioni. Viene sostituito temporaneamente da Mario Scialoja; il generale Loi sarà avvicendato dal generale Fiore. Il successivo 30 agosto, prima azione di 400 Rangers del Delta Force fatti giungere in Somalia dal Presidente Usa Bill Clinton allo scopo di catturare Aidid. L'azione finisce in una farsa, anziché catturare il generale prelevano nove membri dell'ONU coprendosi di ridicolo.

A provocare la rivolta somala è la pretesa americana di voler arrestare il generale Aidid, principale "signore della guerra" somalo e la combinata contrarietà italiana al piano. L'ennesimo tentativo americano nella caccia ad Aidid si traduce nel disastro raccontato nel film "Black Hawk down", troppo per Clinton, che decide il ritiro delle truppe Usa, che determina a cascata la fine della missione.

Oggi quello scontro viene raccontato come un agguato subito da terroristi.

Emergono diffusi casi di soprusi e di maltrattamenti sulla popolazione da parte della forza multinazionale. Saranno scoperti casi di tortura ed abusi operati dalle forze italiane, canadesi e del Belgio. Un'inchiesta Onu ne renderà le dimensioni impressionanti. Nel 1994, Governo Ciampi, si conclude la missione nel disonore, il corpo di pace rientra avendo fallito l'obiettivo, a carico dei circa 12.000 avvicendatisi emergono gravi accuse di torture alla popolazione somala e di grave improvvisazione politica; l'emergere, anche in tempi successivi di queste gravi accuse porterà alla nascita della Commissione Gallo.

Oggi, a distanza di anni, siamo in grado di affermare che su tutti gli avvenimenti legati alla Somalia sia stata stesa una pesante coperta di omertà istituzionale e civile, che ha consentito a tutti coloro i quale commisero errori, omissioni o anche gravi delitti di uscirne impuniti e puliti. Tutti la commissioni parlamentari ed i procedimenti giudiziari aperti a fronte dell'evidenza dei crimini italiani commessi nel paese somalo indicano colpevoli che non verranno mai puniti.

Questa colossale opera di rimozione è stata resa possibile dalla conclamata convergenza di maggioranza ed opposizione sul punto che fosse meglio per tutti non parlarne più, agevolata in questo dal precipitare del livello del controllo democratico nel nostro paese e della capacità di conservare memorie condivise di fatti tanto dolosamente occultati.

In tutta questa storia emerge, ad ogni livello, la consapevolezza che le cose sarebbero andate in maniera molto diversa se il nostro paese non fosse intimamente razzista, e la nostra classe dirigente assolutamente compromessa. L'analisi degli avvenimenti non offre altra spiegazione. Alla colossale vergogna per il nostro operato in Somalia, ci troviamo ora ad aggiungere l'incapacità di un paese che si vuole democratico, di punire responsabili di gravi crimini e di far i conti con i propri errori e miserie. L'avventura somala ci ha consegnato un quadro devastante.

L'Italia è responsabile di gravi crimini commessi da suoi cittadini in territorio somalo.

Il più grave di tutti è sicuramente rappresentato dall'aver trasformato la Somalia nella pattumiera dei rifiuti tossici italiani. Nero su bianco, si parte da un contratto firmato dall'allora ministro di Siad Barre, dichiarato illegale dalla comunità internazionale, e si procede attraverso la sparizione di 1/3 dei rifiuti tossici prodotti nel nostro paese. Non sono finiti tutti in Somalia, esistono decine di organizzazioni che si occupano di questo affare, caterve di rifiuti vengono dispersi anche sulle nostre campagne o in altri paesi. Il traffico di rifiuti verso paesi del terzo mondo, viene difeso come legittima opportunità di affari dagli imprenditori che risultano coinvolti, e che hanno spiegato bene che fino a che potranno non avranno alcuna remora a trasformare in pattumiera tutti quegli stati che non si opporranno con le unghie e con i denti.

Faccendieri argentini, italiani, svizzeri, rivendicano il diritto di lucrare sulla inesistente resistenza dei paesi in dissoluzione e continuano a farsi beffe delle leggi. Cosa meglio di paesi come la Somalia, o Haiti, o il Mozambico, nei quali non esiste organizzazione statale e contrasto? Il business si perfeziona utilizzando i mezzi che portano i rifiuti per rifornire di armi i referenti locali, sempre alla ricerca di maggior potenza bellica in questi casi.

Uno dei più clamorosi tra questi accordi prevedeva la trasformazione di un cratere nel Sahara in pattumiera; andò a monte perché il Marocco temette un rafforzamento bellico del fronte di librazione Polisario, e denunciò l'accordo che pure aveva sottoscritto. L'evidente amoralità di questo commercio ha portato all'adozione di diverse convenzioni internazionali; delle quattro principali il nostro paese ne ha recepite solo una. Le convenzioni vincolano i paesi produttori di rifiuti a non esportarli nei paesi non-produttori.

Le quantità ipotizzabili nel caso della Somalia sono imponenti, si parla di navi e mezzi della cooperazione usati per il trasporto, e di tre enormi discariche servite proprio da quella strada che ingoiò tanti dei miliardi della cooperazione. Quello che è sicuro è che il traffico prosegue ininterrotto dagli anni ottanta fino ad oggi, è appena scattato l'allarme perché ci sarebbe un boom della dispersione in mare lungo le coste somale, approfittando dello tsunami si butta tutto.

I somali sono sfigati, dopo lo tsunami a loro non mandano aiuto, ma rumenta radioattiva; lo Yemen, che ha le coste di fronte, registra continui arrivi di fusti poco raccomandabili. Se poi uno volesse andare a fondo, scoprirebbe che quest'anno, i fondi destinati alla cooperazione, e quindi anche alla Somalia, andranno incredibilmente alle vittime dello tsunami, quelle asiatiche però. E' la generosità di Mr. Berlusconi, che finge beneficenza e ancora una volta non indigna quasi nessuno. Altra simpatica angheria ai somali.

Tutto questo in Italia non interessa a nessuno, tranne che a qualche commissario d'opposizione e agli amici della cricca mafiosa che regola il traffico.

I pochi magistrati impegnati sul caso dei rifiuti dicono di combattere "a mani nude contro i carri armati"; il nuovo regime delle prescrizioni consegnerà tutto all'oblio. Un dato che nessuno è ancora riuscito a produrre, e che probabilmente nessuno vorrà mai produrre, è quello del numero di somali che sono morti o moriranno a causa di questa pratica selvaggia. Non è una dimenticanza casuale, anche i morti per mano dei peacekeeper internazionali non li ha contati nessuno. Esiste una stima americana che li valuta, al minimo, intorno ai diecimila. In Italia non ce ne siamo accorti, ma le poche decine di vittime "occidentali" hanno avuto molto più risalto delle centinaia di pakistani, e hanno oscurato del tutto le vittime somale.

Come succede ora per la guerra in Iraq.

Il fiasco della missione ha consigliato una diffusa omertà, Usa ed Italia non hanno incontrato critiche fragorose da parte di chi condivide gli stessi peccati. In fin dei conti, sarebbero morti lo stesso per fame senza l'intervento internazionale, no? Si poteva sicuramente far meglio, ma nella nostra epoca nessuno si cura dei dettagli. Quanti somali hanno ucciso gli italiani negli ultimi venti anni con le loro scelte politiche? Il nostro paese ha un altro grosso debito morale con la Somalia. Come per belgi e canadesi i nostri soldati furono oggetto di gravi accuse in merito a torture e a vessazioni sulla popolazione. Mentre il Belgio ha condannato a cinque anni i due soldati colti sul fatto, ed il Canada ha sciolto il corpo dei paracadutisti che abusarono dei somali, il nostro paese non ha punito in alcun modo i clamorosi episodi di tortura, emersi in un articolo di Panorama del 1997. Le foto prese dai nostri paracadutisti mentre attaccavano elettrodi ai genitali di un somalo, o mentre stupravano una somala con un razzo illuminante finirono nel nulla.

La Commissione Gallo, costituita per chiarire le gravi notizie circolate sulla missione, ed i suoi componenti andrebbero in questo senso indicati ad esempio superbo di ipocrisia colonialista di ritorno.

La Commissione - accerta e certifica - che vi furono torture, stupri, abusi diffusi sulla popolazione. Accerta anche il totale fallimento della catena di comando, come il coinvolgimento di alcuni ufficiali nelle vessazioni.

La Commissione lamenta che non esista nel codice italiano il reato di tortura.

La Commissione dice che i soldati erano abbandonati, senza controllo sul morale, e che è difficile procurarsi testimonianze dei somali.

La Commissione dice che la visione della cassetta "Good morning Somalia" allegata a Panorama, ha generato numerose indagini, e diffuso sdegno tra i commissari.

La Commissione lamenta ostruzioni alle sue indagini.

La Commissione accoglie la considerazione che aver mandato un corpo di esaltati giovanotti in un tale pandemonio senza alcuna guida non sia stato un segno di lungimiranza. La commissione prende atto che alcuni procedimenti disciplinari (500 su 12.000 militari che hanno partecipato nel tempo alla missione) e processi sono in corso.

La Commissione segnala come sia stato un errore non aver mandato i carabinieri a tenere a freno soldati non adatti a relazionarsi con la popolazione civile. La commissione riconosce che i nostri soldati fossero sottoposti ad un grave - stress -. E basta.

La Commissione non prende alcun provvedimento, né trasmette atti alla magistratura. I procedimenti a carico dei paracadutisti riconosciuti nelle fotografie finiscono con un solo soldato che gode della prescrizione.

I politici commentano i vari passaggi distrattamente. Non solo. Cala il silenzio totale, i riferimenti alla vicenda vengono dimenticati; negli anni i media dimenticheranno di celebrare l'avventura o di dedicare inchieste a questo incredibile groviglio di orrori. Solo Rai3 e RaiNews, tra tutti i media pubblici e privati, si interesseranno agli avvenimenti. Anche su Internet c'è poco. Tra quel poco che si trova ci sono le voci dei siti riferibili a paracadutisti, nei quali la verità storica viene trasfigurata. Si parla addirittura di "onore recuperato" a seguito di una pseudo-perizia effettuata da un ufficiale, che stabilirebbe, bontà sua, che le foto di Panorama fossero false.

Ipotesi curiosa ripresa anche dalla stampa. Peccato che la "perizia" consista semplicemente nell'osservazione delle foto e nelle agghiaccianti conclusioni dei suddetti ufficiali, secondo i quali il somalo non era torturato, gli avevano attaccato i fila ai genitali per "motivi sconosciuti"; e la somala stava in realtà inserendosi da sola un razzo nella vagina, lo direbbe la sua mano sul razzo. Perizia che, chissà perché, i due valenti caballeros non hanno pensato di produrre in tribunale al tempo del giudizio, strane storie.

Di somali uccisi non parla nessuno.

Nessuno può negare che se a "godere" del razzo fosse stata una ragazza bianca e magari bionda, difficilmente la faccenda sarebbe finita così.

Senza vergogna...

A titolo di esempio: i canadesi hanno riconosciuto le loro responsabilità, hanno sciolto il corpo dei paracadutisti perché, dicono, l'esaltazione con la quale vengono nutriti i corpi speciali crea persone che si ritengono superiori e finiscono per perdere la coscienza dei limiti imposti ad un comportamento civile. Il fatto che il corpo attirasse persone dalla bassa scolarizzazione, da zone remote del paese, per trasformarle in macchine da guerra, portò alla conseguenza logica di farne degli inadatti ai contesti nei quali fossero necessarie relazioni con i civili. Grave anche che gran parte di questi divenga dipendente delle grosse Compagnie Militari Private dopo il congedo, PMC nelle quali si fonde finalmente la potenza economica con il controllo di quella di fuoco con effetti devastanti. Unica scusante, l'essere spesso coinvolti in esercitazioni con i colleghi americani, portatori di una "mentalità da gang".

La decisione dello scioglimento fu logica conseguenza, e riparazione della vergogna. Il Canada non è un paese comunista, è semplicemente dotato di standard morali che da noi sono declamati al vento. Nel nostro paese venne timidamente chiesto lo scioglimento della folgore, ma non se ne fece nulla. Se consideriamo come quegli eventi siano oggi ricordati, viene da pensare che non solo i paracadutisti non abbiano imparato niente dalla loro esperienza in Somalia, ma anche che a nessuno di loro sia mai venuto in mente di esprimere alcun dispiacere per le vittime somale.

Tra le tante efferatezze c'e poi un vezzo; nessuno pensò ad alcun sostegno psicologico o terapia per menti tanto sconvolte; una procedura comune nei paesi civili, da noi non ci ha pensato nessuno. Se a questo aggiungiamo che alcuni degli elementi presenti in Somalia parteciperanno con eguale entusiasmo al festival cileno durante il G8 a Genova, e che ora sono imputati di reati gravissimi, possiamo ben dire che la dimostrazione di civiltà impartita dal Canada fosse non solo etica, ma addirittura economica. Il Canada non si è astenuto nemmeno dal punire i militari che hanno tentato di minimizzare i fatti o resistere alle inchieste.

I militari e gli ufficiali dei servizi presenti in Somalia hanno mentito estesamente e dolosamente, nessuno è stato punito per questo, neppure il medico che pare aver consigliato di applicare gli elettrodi ai genitali del somalo, perché contengono liquidi e conducono meglio l'elettricità.. A oggi possiamo dire per certo che i nostri soldati abusarono diffusamente della popolazione somala, che nessuno di loro è mai stato punito, e che nessun governo italiano, o politico italiano, ha mai chiesto scusa al popolo somalo.

La verità certificata dalla Commissione Gallo, appare oggi sconosciuta, a destra come a sinistra, tanto che si parla da "presunte torture" a destra come a sinistra; mentre le azioni dei somali vengono definite opera di "terroristi". Nel polverone finisce in mezzo anche un ufficiale dei bersaglieri, accusato ingiustamente di aver stuprato un ragazzino somalo, un'altra vittima di una situazione incredibile Le schiere di giornalisti che bivaccarono in quegli anni in Somalia sono ricordate, a parte casi particolari, per la loro assenza, la storia dimostra la loro lungimiranza.

La latitanza dell'intera classe politica è clamorosa quanto imbarazzante.

Sulla Somalia pochissimi hanno speso parole che non fossero esercizio di clamorosa e lampante ipocrisia. La missione venne varata ed abbandonata a se stessa. Nel 2000, per accontentare il presidente Ciampi, che all'epoca dei fatti era al governo e non diede segno di accorgersi di nulla, se non quando venne sollecitato dall'Onu, la missione viene per la prima volta commemorata con una parata militare, causando ulteriore offesa ai somali.

Nessuno dei governi che si sono succeduti si è preoccupato della tortura e solo una delle raccomandazioni della commissione Gallo è stata accolta: quella relativa ai carabinieri, mandati in forze in Bosnia, Albania Afghanistan ed Iraq. Se qualcuno però a questo punto spera che i carabinieri servano "almeno" ad evitare le torture agli iracheni sotto il loro controllo, si sbaglia. I carabinieri servono ad evitare grane ai "nostri"; sovrintendono alle catture e poi si fanno firmare delle ricevute da iracheni ed americani, nelle mani dei quali si firma che i prigionieri sono consegnati integri. Peccato che le prigioni di Nassirya, sotto la loro giurisdizione quando ancora controllavano la città, venissero descritte dagli stessi carabinieri come gironi infernali nei quali i prigionieri subivano ogni atrocità. Circostanza dichiarata tranquillamente al TG, sfuggita alla cappa omertosa mentre si magnificava la nuova prigione, dono generoso di noi civilizzatori.

A nessuno è parso importare che i carabinieri tollerassero le torture fatte dagli iracheni, nemmeno alla coriacea governatrice Contini; è necessario e sufficiente pararsi il culo all'italiana. Va da sé che anche questa volta nessun italiano abbia ancora visto in Tv un solo iracheno ucciso dagli italiani.

In Somalia è ragionevole pensare a qualche centinaio di somali uccisi dai nostri soldati, stima prudentissima. Di questa enorme vergogna nazionale, amplificata ancora di più dal rifiuto di accollarsi la benché minima responsabilità morale o materiale, di fronte ai somali e al mondo, non rimane ormai più nulla, se non la "Commissione sul ciclo dei rifiuti e sulle attività ad esso connesse", destinata a combattere anni con il segreto istruttorio per scoprire reati prescritti, e l'imbarazzante Commissione Parlamentare sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Se la commissione sui rifiuti ci provvederà almeno di qualche conoscenza sul fenomeno, la commissione, presieduta dall'On. Carlo Taormina sembra invece il classico contentino per i puri di cuore, un sofisticato inganno.

Istituita per decenza, pare in realtà una macchina per la frantumazione di ogni possibile traccia e verità sui fatti di quegli anni. Se a rappresentare l'opposizione non ci sono personaggi di primo piano, dall'altra parte abbiamo una folta schiera di deputati vicini agli affari di Taormina, un fanatico dei Paracadutisti, e addirittura il figlio di Bettino Craxi, il Bobo a guardia delle vergogne paterne.

Sull'altro fronte una pattuglia di deputati emiliani raccolti attorno alla famiglia della giornalista, un gruppo di giornalisti-consulenti e altri in ordine sparso. Incolpevoli passeggeri i genitori di Ilaria ed i parenti di Miran, costretti ad essere spettatori di un film senza fine di orrori impuniti. Coerentemente con la sua storia Taormina ha presto preso il sopravvento, e in una sarabanda di irregolarità inaudite guida la commissione all'insabbiamento, non disdegnando l'uso personale dei poteri della stessa per infierire su vecchi avversari e regolare conti aperti in altre vicende.

In particolare, l'uso della secretazione compulsiva di tutto quanto riesca ad acquisire, promette di combinarsi con il nuovo regime delle prescrizioni e di murare per sempre gli armadi della memoria e le pretese di giustizia di decine di casi correlati e non.

Proprio le imprese della commissione, giunta a perquisire giornalisti e poliziotti, mi hanno spinto ad esaminare meglio l'avventura somala, e a mutare anche la mia visione riguardo alla commissione Ilaria Alpi.

Pensando a quanto successo nel paese somalo, penso che l'esistenza stessa della Commissione Alpi sia una ulteriore vergogna nei confronti dei somali. Penso che rappresenti il simbolo di un'opposizione compromessa ed omertosa, ai vertici della quale siede gente che preferisce dimenticare, o accontentarsi di provare a svelare i misteri della morte dei due dipendenti Rai. Paradossalmente la commissione Alpi propone ancora una volta al mondo due vittime occidentali e bianche, esempi per tutti.

Una italiana "buona" che cercava la verità, e che quindi ha trovato la morte per mano di qualche cattivo, preferibilmente negro, magari islamico come tutti i negri laggiù. Nessun italiano è mai stato giudicato dalla nostra giustizia come figura criminale in faccende in relazione alla Somalia, anche i coinvolti nelle indagini sulla cooperazione se la sono cavata, ma sulla bontà e nobiltà di figure come Annalena Tonelli e di Ilaria Alpi sono stati versati fiumi di inchiostro e di indignazione.

L'asimmetria è evidente.

Ancora una volta i martiri animati da buoni propositi diventano strumenti per nascondere il disegno dei cattivi. La commissione Alpi ci propone ancora una volta, nella migliore delle ipotesi, un bianco buono, ed un negro cattivo; visto che l'unico condannato fino ad ora, da un tribunale italiano, è uno dei presunti autori materiali dell'assassinio, un utile negro. Se Taormina riuscirà a trovare un altro negro come mandante, sarà tutto perfetto.

Noi siamo buoni.

Poco importa se il povero negro sia stato servito dai nostri servizi, che da decenni sarebbero da azzerare; poco importa che gli stessi servizi fossero a conoscenza e collaboranti con la cricca mafiosa che potrebbe essere stata disturbata dalla giornalista. Poco importa che il presidente metta in dubbio la testimonianza del negro, sospettato di averla fornita per rimanere in Italia, non rilevando che a scegliere i poveri negri che venivano in erano gli stessi personaggi che erano oggetto di sospetti ed indagini.

Sono i particolari che parlano: per fare un po' di colore, nell'occasione dell'importazione del negro cattivo e di quello buono che testimonierà contro di lui, vennero portati in Italia sullo stesso aereo anche altri poveri negri che vantavano danni. Anche loro selezionati dai nostri plenipotenziari sconosciuti nelle colonie, sono stati ascoltati e poi rimpatriati, non ho trovato traccia di alcun risarcimento. In realtà importa anche poco che gli stessi uomini abbiano giocato per anni in Somalia insieme a mafiosi e piduisti, giungendo a liberare trafficanti d'armi catturati dagli americani e sottraendosi a qualsiasi controllo parlamentare e governativo, costituendosi in un gruppo capace di fare infuriare in parlamento persino Andreotti, che arrivò a denunciare un uso illegittimo e senza autorizzazioni governative di tale struttura.

Poco importa il buco nero che ha inghiottito migliaia di miliardi delle vecchie lire per lasciare ai somali qualche fucile e montagne di rifiuti. Non si tratta solo di scoprire gli assassini di Ilaria Alpi, non si tratta solo di rendere pubblici i traffici degli eterni faccendieri di pura razza craxiana e piduista, non si tratta di mandare a quel paese le stesse persone che hanno approvato e condotto quell'intervento e ora ci promettono "una nuova classe dirigente", non si tratta neanche di difendere la verità in tribunale, o di rivendicare punizioni per questo o per quello, o di cercare una imperfetta giustizia parziale.

Quello che emerge è molto più preoccupante, e ci dice che nel panorama europeo e mondiale siamo e ci comportiamo appena meno peggio di un rogue state, uno stato canaglia. L'ultimo governo, corre sempre più veloce in tal senso, demolendo qualsiasi residua onorabilità che miracolosamente sia rimasta attaccata all'immagine del nostro paese. Faremo bene a tenerlo a mente, a capire quanto disattento egoismo, ignoranza e razzismo animano la nostra classe dirigente, per non trovarsi un giorno sorpresi da accuse inaspettate; perché di questo scempio siamo tutti colpevoli.

Quello che preoccupa è che con la sparizione dei partiti di massa sia svanita anche solo l'illusione che il paese conservi ancora un baricentro di etica elementare condivisa attorno al quale mobilitare una minima resistenza consapevole..

Questo, unito ad istituzioni ogni giorno sempre più dolosamente paralizzate e sabotate, ci lascia colpevoli della barbarie in Somalia; come ci lascia colpevoli, ed esposti alle conseguenze, di tutte le azioni che senza alcun controllo alcuni uomini inadatti, sicuramente guidati da scopi inconfessabili, compiono ogni giorno in nostro nome.

"Italiani, brava gente", ricordiamoci che non e' vero, ci può credere solo un italiano.


mazzetta@reporterassociati.org


L'elenco delle angherie subite dai somali non è completo, in questa bibliografia c'è molto altro, storie vere quanto ignorate.
Bibliografia in link
---------------------Storia

Unosom I e II secondo l’Onu
http://www.un.org/Depts/DPKO/Missions/unosomi.htm
http://www.un.org/Depts/DPKO/Missions/unosom2b.htm

Frazioni somale
http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/bilancia/dettaglio.asp?id_blog=860

La monnezza tra la monnezza
http://italy.indymedia.org/news/2002/11/121957.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/72869.php
http://italy.indymedia.org/news/2003/12/442043.php

Cronologia
http://bunker.altervista.org/avvenimenti.html

Commissione Gallo
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=83335

Interpellanza
http://digilander.libero.it/nerowolfe/testi%20documenti/
Interpellanza%20sullo%20spiaggiamento%20della%20motonave%20Rosso
%20ad%20Amantea%20e%20sul%20traffico%20di%20rifiuti.htm

Fanno la sfilata che piace a Ciampi
http://www.italosomali.org/Torture%20in%20Somalia.htm

I governi
1991
http://www.governo.it/Governo/Governi/andreotti7.html
1992
http://www.governo.it/Governo/Governi/amato1.html
1993
http://www.governo.it/Governo/Governi/ciampi1.html
2000
http://www.governo.it/Governo/Governi/amato2.html

2002 altre tensioni
http://www.esteri.it/ita/6_38_90_01.asp?id=613&mod=2&min=0
http://english.pravda.ru/main/2002/01/03/24891.html
http://www.sgrtv.it/link/ultimonumero/speciale/apparati%20militari/somalia.htm

Materiale dal Canada
http://archives.cbc.ca/IDD-1-71-723/conflict_war/somalia/
---------------La voce dei Somali

L’unico sito che conserva le foto
http://www.italosomali.org/Orrori.htm

I somali si chiedono
http://www.italosomali.org/ApAt.htm

Ultimo Amnesty
http://www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto2003/152.php3

Frazioni somale
http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/bilancia/dettaglio.asp?id_blog=860

Amnesty 1997
http://www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto1997/AFR52.htm

Somaliland puntland
http://www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto2003/152.php3
http://www.newsworld.cbc.ca/archive/html/1997/06/30/belgium.html

Somali
http://www.somalilandnet.com/drweridall.shtml
http://groups.google.it/groups?hl=it&lr=lang_en|
lang_it&newwindow=1&selm=01bc7e9b%2452c4ef80%24b4567ec2%40mukhos&rnum=1
http://utenti.lycos.it/somalia2001/
http://www.banadir.com/index.shtml
http://www.somalitalk.com/

Petizione al governo che non c’è
http://www.somalicenter.com/2005/jan/op/hosh_fiqi.htm
-------------------Rifiuti

Il caso, noto ed analizzato e sanzionato
http://www.militari.org/approfondimenti2001/articolo_accame_uranio.htm
http://italy.indymedia.org/news/2003/05/294652.php

I siti
http://www.somwat.com/dumpsites.html

Inquinamento dell’acqua, peraltro scarsa
http://www.somwat.com/scwe.html

Commissione
http://www.camera.it/_bicamerali/rifiuti/home.htm

Quadro generale
http://www.narcomafie.it/news_archivio/news_2001_2.htm

Bando paesi Oecd
http://www.ban.org/Library/ierarticle.html
http://www.ban.org/Library/AFROPOPs.PDF

Il contratto
http://gurukul.ucc.american.edu/ted/somalia.htm

Ratifiche per paese
http://www.ban.org/country_status/report_card.html

I penetratori
http://www.deputatids.it/Controllo/Atto.asp?Id=11417

Arrivano i nostri
http://www.militari.org/approfondimenti2001/articolo_accame_uranio.htm

Inconvenienti che non interessano nessuno
http://italy.indymedia.org/news/2003/05/294652.php

I siti in mare
http://www.somwat.com/dumpsites.html

Inquinamento dell’acqua, peraltro scarsa
http://www.somwat.com/scwe.html

Produzione italiana: Toxic waste comes from factories like ACNA in Northern Italy
http://www.tve.org/earthreport/archive/20Aug2001.html

Pattume reale
http://www.aicods.org/Organisation.htm

In Francia
http://www.amnistia.net/librairi/amnistia/n31/dechets.htm

Azionisti in Freedomland
http://66.102.9.104/search?q=cache:Pt_Ldwsw_0oJ:http://www.kwfinanza.
kataweb.it/img/gestione/matricole/pdf/
Freedomland.pdf+Nickolas+Bizzio&hl=en%20target=nw

Allarme continuo: 2004
http://www.themercury.co.za/index.php?fSectionId=284&fArticleId=401062

In Yemen, ancora oggi
http://www.hiiraan.com/2005/jan/nuclear_waste.htm

Contaminati?
http://www.corriere.it/primo_piano/liv_primo_a5.20001107153100.shtml
--------------------Torture e parà

Panorama, mai smentito
http://www.panorama.it/italia/archivio/media/ix1-A020001015802/idpag1-36
http://italy.indymedia.org/news/2004/05/543177.php

Amnesty ci accusa
http://web.amnesty.org/library/Index/ENGEUR300021997?open&of=ENG-2U3

Appunti Parà
http://www.whatreallyhappened.com/RANCHO/POLITICS/UN/peace.html
http://bunker.altervista.org/caduti.html
http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio1999/un26/art681.html

Dicono loro
http://www.amicifolgore.com/congedati/opinioni/article_2004_01_29_4651.html
http://www.folgore.com/somalia/messaggero_12_04_2001.html
http://digilander.libero.it/folgore4a/dueluglio.htm

Prescritto
http://www.italosomali.org/Torture%20in%20Somalia.htm
http://notizie.tiscali.it/speciali/missione_pace/somalia.html

Il bersagliere calunniato
http://italy.indymedia.org/news/2003/08/360194.php

Un para' dice nel 2001
http://italy.indymedia.org/news/2002/09/85787_comment.php#85995

Michele Patrono, parà
http://www.ecomancina.com/somalia1.htm

Dicono oggi i Bersaglieri
http://www.fisicamente.net/index-548.htm

Piccoli parà crescono; gita a Genova
http://italy.indymedia.org/news/2002/09/84372.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/72869.php

Quello che mostrano oggi in Tv, torture e formalismi
http://italy.indymedia.org/news/2004/05/546835.php

Good morning Somalia
http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?View
Item&category=17930&item=6333595621&rd=1#ebayphotohosting

“Loro” sono diversi
http://www.ilcircolo.net/lia/000548.php

Caso belga
http://www.cnn.com/WORLD/9704/17/belgium.somalia
http://www.newsworld.cbc.ca/archive/html/1997/06/30/belgium.html

Caso canadese
Faccia da Abu Grahib
http://www.ctv.ca/servlet/ArticleNews/story/CTVNews/1088544828642_26?hub=Canada
http://www.netnomad.com/canada.html
----------------------Caso Ilaria Alpi

http://www.ilariaalpi.it/index.php

Commissione
http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/compo/Alpi.htm
http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/IlariaAlpi/home.htm
http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/pernoncarli/esecuzione.htm
http://www.volpin.it/dossier/ilaria-alpi.htm
http://www.reporterassociati.org/index.php?option=articles&task=viewarticle&artid=79&Itemid=3

Il commissario di An innamorato dei parà, e nume del sito “bunkerafricano”
http://www.camera.it/chiosco.asp?position=Deputati/La%20Scheda%
20Personale&cp=1&content=deputati/Composizione/
01.camera/nuovacomposizione/framedeputato.asp?Deputato=0d300640

Ipotesi di lavoro
http://italy.indymedia.org/news/2002/06/56018.php

Comunisti!
http://italy.indymedia.org/news/2002/06/56018.php
----------------------Last but not least

Opposizioni e opinioni
http://www.marxismo.net/fm117/fm117-p05-somalia.htm http://www.tightrope.it/user/chefare/archivcf/cf44/somalia.html
http://www.geocities.com/CapitolHill/8340/gepart01.htm

Repubblica sorvola e minimizza
http://www.repubblica.it/online/fatti/somtort/rapporto/rapporto.html

L’Esercito Italiano non c’era, e se c’era dormiva
http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_ibis.asp

Anche a sinistra ci si dimentica, e si apre una parentesi per dire: “mai dimostrate!”. Le torture.
http://www.carmillaonline.com/archives/2003/11/000491print.html

Dice Forza Italia: “L'agguato terroristico di cui rimasero vittime in Somalia decine di militari
americani determinò nel 1994 il fallimento della missione Restore hope”.
http://www.ragionpolitica.it/testo.2202.html

Sciacalli e cialtroni italiani
http://www.ifrance.com/amipalazzi/it/palazzi12_it.htm
http://amislam.com/libero14.htm
http://amislam.com/italian.htm

Un isolato grillo parlante
http://digilander.libero.it/alternativeinfo/nannimoretticarmillagiugno2001.html

Ancora torture
http://www.oz.net/~vvawai/sw/sw35/Somalia.html

Magistratura e politica
http://www.credfed.it/debrasi.htm

Strane storie
http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=2&id_notizia=577
http://www.rekombinant.org/reader2.php?sid=936
http://www.amisnet.org/articolo.php?id=2276

La Difesa intanto progetta
http://www.adnkronos.com/IGNDispacci/20050128/ADN20050128195213.htm

Meccanismi di controllo(enorme, 400 pagine completo)
http://www.humiliationstudies.org/documents/evelin/HumiliationBook2.pdf

Trafficanti
http://www.eldiariodemoron.com.ar/investig.htm
http://www.eldiariodemoron.com.ar/principal.htm
giovedì, 14 settembre 2006

Gli italiani che decapitano nell'indifferenza

Cosa hanno di diverso i decapitatori nostrani da quelli islamici?

Feb. 08, 2005 at 10:43 AM
 In un paese di buffoni può accadere anche questo.

Il 22 gennaio è stato rinvenuto nel napoletano il cadavere di un uomo decapitato e bruciato.
La notizia ha viaggiato nelle pagine interne dei giornali e raccolto pochi commenti, se non dai fogli più apertamente antimeridionali. Poco e niente, già dimenticata il giorno successivo.

Ragionandoci sopra, però, non si può evitare di rilevare il clamoroso doppio standard impiegato da tutti i media.
Un doppio standard che trasuda il razzismo più bieco, quello inespresso ed omertoso, quello che cancella la memoria degli eventi e si batte silenziosamente perchè certe notizie spariscano.

Nessuno ha aperto le prime pagine con la notizia, nessuno ha commentato questo simpatico esempio del livello civile del nostro paese, impegnato altrove a portare democrazia e civiltà.
Le prefiche urlanti che avevano esposto le decapitazioni irachene sono rimaste rintanate nei loro buchi, nessuno ha pubblicato foto o immagini.

Troppo imbarazzante per la tromba unificata suonare la ballata del paese allo sfascio?

Troppo imbarazzante scoprirsi tanto "civilizzati"?
Troppo bipartisan la responsabilità di non aver mai fatto nulla per i disgraziati abitanti della zona?

Pare di si, se persino i commentatori locali si spingono a ad indicare negli autori di tante efferetezze il presunto intervento di "manodopera criminale" albanese.
Excusatio non petita, forse, la storia ci conferma che la criminalità nostrana non ha mai avuto alcuna difficoltà a raggiungere le bestialità degli uomini di Zarqawi o degli agenti di Rumsfeld.

Dal Sud al Nord, da sinistra a destra, tutti ignorano e sottovalutano il nostro Iraq domestico, che uccide molti più italiani di tutte le nostre "missioni di pace" nel loro complesso.

A Scampia non c'è petrolio, non ci sono contratti, non ci sono i feroci islamici con i quali mettere in scena lo "scontro di civiltà", allestito per far sembrare la nostra classe politica composta di persone decenti . Non ci sono neppure comunisti da indicare come colpevoli.

A Scampia l'unica ricchezza che interessa la nostra classe politica sono i voti controllati dalla camorra.

A Scampia la patria è sinonimo della vergogna di uno stato assente, di società civile abbandonata nelle mani del crimine, di infanzia abbandonata e di camorra che, nelle parole del ministro dell'Interno: "dà il pane".

A Scampia la bandiera non viene sventolata, tutti paiono accontentarsi del fatto che in questa faida si stiano ammazzando tra criminali, nulla più.

L'intervento pubblico di fronte ad una vera e propria guerra urbana in una città italiana si limita a trionfalistici, quanto paradossali, strilli d'apertura all'arresto di un capetto, o alla retata di peones di strada.

Questa la civiltà made in Italy, non esattamente un prodotto da esportazione.

Cosa distingue Scampia da Sadr-city?

http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=13014
http://www.adnkronos.com/Cronaca/2005/Settimana04da17-01a23-01/camorra_220105.html
http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/cronaca/napoli2/decapbruc/decapbruc.html
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A6310-2005Feb7.html

postato da mazzetta alle ore 01:19 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: politica interna


giovedì, 14 settembre 2006

Paradosso Darfur: è genocidio; possono riprendere i massacri.

Gli accidenti della storia.
Feb. 01, 2005 at 2:54 PM

 Qualche settimana fa è stata celebrata l'entrata in vigore degli accordi di pace tra governo sudanese ed il Sud cristiano, con la nomina di John Garang a vicepresidente e le esportazioni petrolifere che crescono in maniera esaltante rendono tutti veramente contenti.

In questo contesto arriva il risultato di un'apposita commissione di indagine Onu sul Darfur, dove il governo nell'ultimo anno e mezzo ha provocato almeno 100.000 morti e un milione e mezzo di profughi, cifre in crescita.

La commissione aveva un compito importante, doveva stabilire se in Darfur ci fosse un genocidio in corso.
Di solito queste commissioni sono già un esercizio di alta diplomazia, e questa ha deciso che in Darfur non stia avvenendo un genocidio per volontà del governo sudabese, ma che ugualmente i darfuriani siano oggetto di un genocidio.

Una definizione che ha fatto esultare i governi di Karthoum, ma che obbligherebbe gli stati firmatari la Convenzione del 1948 all'intervento umanitario armato; almeno per convenzione morale.

Peccato che nessuno, tranne forse gli inglesi, abbia interesse ad intervenire, al di la' di qualche dichiarazione d'immagine sparsa.

Un ignobile balletto attorno alla parola "genocidio", quasi che fosse "l'apriti sesamo!" che fa partire l'intervento.

Nulla di tutto questo, non parte nessuno, non c'è alcun pericolo che accada.

Infatti sono riprese le operazioni militari, le razzie, la pulizia etnica, gli eccidi e le migrazioni.

Sono quasi due anni che il Darfur riceve dalla comunità internazionale qualche aiuto che allunga le sofferenze e parole vuote.
La stessa Unione Africana interviene di malavoglia e con poche risorse.

La dimostrazione che non esiste, nella comunità internazionale, alcuna reale preoccupazione per queste vite.
La dimostrazione che le guerre umanitarie non esistono, nessuno comincia le guerre per spirito altruistico.

Quando succede che l'odio o gli interessi umani provochino massacri inenarrabili, se ne attende la fine disquisendo se si tratti o no di genocidio.
Lo stesso esasperante balletto che si è verificato durante l a carneficina tra Hutu e Tutsi, a sua volta riduzione del dramma congolese, ignorato completamente nonostante almeno 5 milioni di morti.
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giovedì, 14 settembre 2006

Iraq: parlare di niente.

Iraq, elezioni: ma di cosa stiamo parlando?

Feb. 01, 2005 at 1:56 PM
 Quando oggi, e anche domani, dopodomani…aprirete i giornali italiani, li troverete tutti impegnati a parlare delle elezioni in Iraq in maniera veemente, senza risparmio di titoloni. Troverete imbecilli di destra che plaudono al trionfo della democrazia e leggerete imbecilli di sinistra annichiliti che annaspano di fronte a quello che ritengono un successo americano, quindi una loro sconfitta. Mi sono chiesto il perché di questi atteggiamenti mentre l'onda montava, e solo dopo un po' sono riuscito a capire perché succedesse, anche al di là delle rispettive convenienze politiche.

Credo che la spiegazione risieda nel fatto che quasi nessuno, in Italia, abbia capito bene per cosa abbiano votato gli iracheni; e che questa situazione sia sfruttata a proprio vantaggio dal nostro governo e dai suoi solerti trombettieri.

A questo gioco si accodano poi tutti, anche le opposizioni, più inclini a reagire in maniera stereotipata che a cercare di riflettere. Chiaramente della sorte degli iracheni non importa a nessuno, tutto è da mettere in relazione solo ai miseri interessi delle botteghe nostrane. Sembra che tutti stiano giocando sull'equazione che vuole le elezioni come un successo americano, equazione ovviamente imposta dagli americani e dai media che li supportano, ma non facilmente verificabile. Tra chi non stima l'amministrazione Bush. sembra essersi diffusa, naturalmente, l'esigenza di svilire queste elezioni.

Il fatto che ci sia stata una buona affluenza è da considerarsi scontato per un paese che non votava da oltre 50 anni ed è passato attraverso una dittatura tanto lunga; su questo puntava l'amministrazione Usa per segnare un punto a buon mercato; il fatto che il dato possa essere stato gonfiato ad uso e consumo degli interessi politici di Bush si può dare altrettanto per scontato, e non desterebbe scandalo, ormai. Operazione riuscita con risultati modesti nel mondo, ma clamorosi in Italia, dove tutti i giornali sono pieni di titoli allucinanti che combattono con fervore degno di miglior causa su questo fronte, trascinando con sé schiere di politici ignoranti costretti a misurarsi con materie sconosciute.

E 'scattata la più classica delle discussioni da bar, perfetta nei toni come nella profondità delle argomentazioni, non mancano singoli spericolati che si producono in veri e propri numeri da circo, ma la grande maggioranza ormai è partita con tutti i carri ed i buoi verso la nuova trincea irachena. Il bello, o il brutto, è che tutti parlano commentando dati assolutamente campati in aria, discutendo come se si fosse di fronte ad una svolta epocale. Peccato che qualcosa non torni. Il processo di formazione del nuovo Iraq, così come disegnato dagli alleati e controfirmato dall'Onu, rende il voto di ieri solo il primo passo di un cammino abbastanza lungo.

Gli iracheni hanno solamente eletto coloro i quali scriveranno la costituzione irachena. La quale dovrà essere convalidata da un referendum, al quale seguiranno, finalmente, le vere e proprie elezioni politiche. Questo significa che fino a questa data, prevista per dicembre prossimo, il governo resterà comunque quello di Allawi, e che quindi sia molto improprio parlare di nascita di un nuovo Iraq. Questo spiega anche perché l'Onu ed i media degli altri paesi, che capiscono il senso di queste elezioni, non abbiano insistito troppo sulla loro perfezione formale, e si accingano a certificarle senza grosse tensioni.

Questo processo, appena iniziato, presenta molte incognite e scogli, tra i quali queste elezioni dei costituenti sono un passaggio importante, ma non sicuramente il culmine della tensione; non certo la vetta scollinata la quale l'Iraq si avvia alla discesa verso la democrazia. L'Assemblea Costituente eletta ieri, dovrà entro settembre scrivere una nuova costituzione, sulla quale la popolazione avrà poco più di un mese di tempo per discutere, e quindi la voterà in un referendum confermativo. Gli eletti avranno parecchio da correre se vorranno rispettare questi tempi, elaborare una costituzione che metta d'accordo esigenze diverse e che fughi i diffusi timori reciproci, non sarà facile.

Da domani in Iraq non cambia niente, al contrario, ora viene il difficile; che consiste nel verificare se il risultato del voto verrà accettato, quanti saranno veramente i voti, a quale composizione dell'Assemblea Costituente porteranno, e se questa sarà in grado di produrre un testo condiviso. Esattamente per questo motivo, le elezioni irachene sono presto sparite dalle edizioni internazionali, passato l'effetto celebrativo. L'Iraq torna sulle prime pagine dei giornali stranieri solo perché si è scoperto che qualcuno ha evaporato qualche miliardo di dollari; qualcuno se ne è accorto, e negli Usa ed in Iraq è la notizia del giorno.

Si parla di bustarelle. Considerando che le aziende che operano in Iraq sono per gran parte americane, e che il governo lo hanno designato loro, si può ben dire che qualche americano ha rubato qualche miliardo di dollari destinato agli iracheni. Storie che per l'Italia hanno poco fascino, nel Sud del nostro paese sono anni che aspettano l'acqua, nonostante le cifre stanziate fossero sufficienti per mettere tubi d'oro negli acquedotti.

In Italia una notizia del genere non merita più di un trafiletto. Da noi invece alcuni credono di aver vinto la lotteria, altri di aver perso il portafogli; sbalzi di umore incomprensibili tra la destra che festeggia sfacciata e alcuni a sinistra che preventivamente dubitano del risultato. Si agitano per nulla; non sanno di cosa stanno parlando, o fanno i furbi; da domani in Iraq sarà ancora Allawi, o chi per lui scelto dagli americani; sarà ancora qaedismo, e sarà ancora resistenza popolare e regolamenti di conti tra etnie.

Gli iracheni continueranno a non avere acqua e luce e a far la fila per la benzina, mentre i contractors americani faranno sparire i soldi dei contribuenti americani. La novità è che alcuni iracheni si giocheranno con gli americani la futura costituzione del paese. Un altro anno di trattative e campagna elettorale a base di sangue e bombe, che magari farà crescere nella gente normale la voglia di un governo forte, come della tutela americana. Continueranno a non avanzare i lavori pubblici, non c'è alcuna ragione per aspettarsi un miglioramento della sicurezza, o del benessere della popolazione, in particolare a Baghdad e nella zona sunnita la situazione continuerà a peggiorare.

Bush ha già la risposta in tasca, quando dice che se ne andrà se richiesto dagli iracheni lo fa solo per alimentare l'illusione. Il voto di domenica non poteva, neanche per assurdo, formare una maggioranza in grado di chiedere il ritiro americano. La questione non si poneva nella realtà, è stata posta nei paesi alleati solo per segnare sui media un punto a favore, un punto che segnalasse una prova dell'esistenza della famosa democrazia, portata in Iraq con tanta irruenza.

In Iraq non ha ancora vinto nessuno, di sicuro ogni giorno perdono gli iracheni, quelli definiti meravigliosi ieri perché andava così; gli stessi che domani torneranno di nuovo invisibili per noi. Questa sconfitta, questa pena degli iracheni è il vero motivo per quale, da sempre, si chiede il ritiro delle truppe d'invasione; per la nostra politica la loro pena non esiste, l'Iraq è un'opportunità come un altra, solo un tema sul quale scannarsi.

Illusioni, immagini irreali, umori impazziti dominano la comunicazione e la politica. Guardate il cucchiaio; il cucchiaio non esiste.

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giovedì, 14 settembre 2006

Iraq: spariti 9 MILIARDI di $ sotto Bremer

Sapete quanti sono 9 miliardi di dollari?
fIraq: spariti 9 MILIARDI di $ sotto Bremer
Fino a dicembre ora risultavano spesi per l'Iraq, spese non militari, circa 10 miliardi di dollari, almeno secondo la contabilità dei grandi giornali americani, che lamentavano come il grosso dei fondi destinati agli iracheni non venisse speso.

Ieri ci danno notizia che l'ex governatore Bremer è in difficoltà perchè non si trovano fatture e pezze d'appoggio per circa 9 miliardi di dollari.
Dice che c'era troppa confusione e che non era facile tenere i conti.

Questi fondi, destinati a fornire acqua ed elettricità agli iracheni non sono stati spesi.
Le testimonianze sono univoche, in particolare sulla Bechtel, quella dell'acqua.

Suoi rappresentanti hanno girato l'Iraq, preso nota e fatto promesse, poi più nulla, spariti, e gran parte degli iracheni sono senz'acqua.
Quelli della Bechtel invece, saranno a Montecarlo?

P.s.
Questi fondi vengono dalla vendita del petrolio iracheno.
Il controllo non comprende i fondi stanziati dagli Stati Uniti per la ricostruzione irachena. Anche di quelli non è stato speso quasi niente.
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giovedì, 14 settembre 2006

Chiuso il congresso degli An-fami.

Grandiosa prova di vuota inconsistenza.
Jan. 31, 2005 at 2:09 PM
 E’ di grande soddisfazione, per chi si senta di sinistra, assistere alle celebrazioni di An per il mezzo ventennio.
Osservare l’ex partito fascista ridotto ad una riedizione del Psi di Craxi senza Craxi è davvero fonte di sollievo e liberazione.
Possiamo veramente dire che An abbia compiuto il grande trapasso, abbandonando definitivamente il carattere fascista del vecchio Msi.
Non possiamo certo rallegrarci dell’approdo, questo neo-craxismo arraffone e presenzialista, ma la sparizione di alcuni dei tratti genetici peggiori dell’ex partito fascista, può essere salutata con benevolenza.
L’antica fierezza, la tensione all’onore, al destino supremo; l’orgoglio fascista che tanti danni e lutti ha provocato, sono definitivamente disciolti nell’atmosfera da nani e ballerine che vedi i colonnelli di An umiliare il ricordo di De Michelis. L’arrivismo affarista, la corsa a piazzare gli amici degli amici e ad occupare poltrone e strapuntini ha addirittura provocato il rigetto nella ducia e in altri tra i puri.
La cifra qualitativa e professionale della guida del partito è bassissima, tanto che Fini ed Alemanno, uomini senza qualità, risaltano solo perché mantengono un alone di presentabilità in mezzo a gente che si è venduta ormai ogni dignità. Non riescono a fare un discorso che sia facilmente contestabile da anni. Non producono alcun progetto politico o ideale, non hanno presa sul loro elettorato tradizionale. Ad ogni congresso cambiano libri e maestri di riferimento.
Quest’anno hanno partorito il “ritorno ai valori”, al traino di Berlusconi che andava al traino di Bush; la scomparsa dell’unico teorico disponibile ha fatto in modo che il dibattito, mai alto, si sia assestato alla giusta profondità; quella adatta alla televisione generalista, la piscina nella quale sperano di pescare i pesci futuri orfani del capellone.
Parlano di valori civili e di patria e li onorano andando in guerra per far quattrini; due piccioni con una fava, al tavolo delle trattative occorre gettare del sangue patrio, poco importa se poi i vantaggi li raccoglie l’Eni, o se il maresciallo Cola viene scambiato con la fornitura dell’Heli-one; poco importa se poi i valori civili si calpestano per favorire i vecchi piduisti, fuori e dentro il partito.

La posizione subalterna assunta nei confronti di Berlusconi, della Lega e perfino dell’Udc , rende l’immagine di un partito di gente senza nerbo e senza ideali, come altri persi nella coltivazione dell’orticello. Dove l’orto è più grande, a Roma, l’ortolano locale fa quello che gli pare, grazie alla sua personalissima rete di relazioni.
Alcune propaggini periferiche sono aggredite dalla criminalità organizzata, e vengono completamente ignorate dal partito, una volta, della legge e dell’ordine; i militanti locali danno dei mafiosi ai rappresentanti del partito e la dirigenza glissa aumentando le perplessità di chi ancora non crede alla trasformazione.
I ragazzi sono in carriera, vanno da Bush, da Sharon, si mettono la Kippah e si inginocchiano davanti agli ebrei, parlano male di Lui, fanno e disfano leggi, indagano, prescrivono, assolvono, fanno ostruzionismo, fanno anche casino.
Fanno il digitale e disfano l’analogico, e intanto non si sente la radio e non si vede la Tv; fanno le leggi e salvano Previti, cambiano le prescrizioni e scordano il processo sulla sciagura della famiglia Mattei; poi lo ricordano con belle parole inutili, solidarizzano, e l’inadeguata Angelilli allo sbaraglio per poco non viene picchiata dalla famiglia, che si limita a stracciarle lo striscione, disgustata da tanta ipocrisia.
C’è chi li descrive come democristiani, ma la cifra caciarona ed improvvisata li avvicina di più ai socialisti craxiani, di certo della Dc non hanno ereditato la presa sul potere reale, se non sui corpi armati dello stato; né del Psi possono dire di aver raggiunto la statura politica ante tangentopoli.

Questo non significa che siano meno pericolosi, in quanto subalterni a Berlusconi sono complici e parassiti del suo disegno, che a sua volta potrebbe essere accusato di atteggiamento fascista nella gestione ed occupazione del potere, ma è importante che questo aspetto nel partito risulti del tutto annacquato dall’affarismo e dall’arrivismo, la scarsa qualità della classe dirigente diventa, in questo senso, una garanzia di inoffensività.
Scarsa qualità confermata dalla più importante controprova; dalla fondazione il partito ha certo guadagnato visibilità e posti di governo, ma nonostante questo non è mai riuscito a realizzare alcun vero successo elettorale, conservandosi sulle percentuali che storicamente raccoglieva e limitandosi ad una variazione qualitativa della composizione dei propri elettori. Fingono di remare, e alla fine sono sempre lì.
I tratti superstiti, quelli quasi antropologici ereditati dal fascismo più vero, vengono conservati nel silenzio in fondo ai loro cuori e solo a tratti riemerge il tipico machismo, l’omofobia, la fanfaronaggine patologica e sbruffonesca, la cialtroneria forse italica e pre-fascista; ma le occasioni per esibirli vanno rarefacendosi, comunque banalizzati dalla narrazione imposta dai ritmi e dalle esigenze dei talk show.
Il partito pare lontano dalla base tradizionale, la dirigenza ne appare consapevole, ma ben decisa a non disturbarsi oltre a qualche dichiarazione di circostanza.
In definitiva anche la definizione di festa del mezzo ventennio suona troppo benevola, i dieci anni trascorsi non sono certo stati esaltanti anni di prepotente affermazione, quanto un periodo di affarismo bizantino al guinzaglio della massoneria e del sire delle televisioni.
Davvero poca cosa per un tale manipolo di autoproclamati uomini veri, che forse con Almirante non seppellirono solo la loro residua dignità, ma anche gli attributi; sacrificati per impadronirsi di un po’ dell’oro dei nani.
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giovedì, 14 settembre 2006

E. Spitzer ed il Martin Act; accoppiata per la presidenza

Un vero e proprio giustizialista, nel nostro paese sarebbe gia quasi un criminale.

E. Spitzer ed il Mar...
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Jan. 31, 2005 at 9:28 AM
Come ha ampiamente dimostrato Silvio Berlusconi, nel nostro paese, come in altri, esisterebbero leggi capaci di punire i comportamenti illeciti della grande finanza e delle corporations. Lo dimostra il fatto stesso che Berlusconi abbia dovuto cambiare numerose leggi ed essere accusato di aver corrotto dei giudici per conservare sé stesso ed i suoi numerosi complici a piede libero; a suo tempo lo dimostrò anche, se pur parzialmente, l’azione giudiziaria di Antonio Di Pietro. Un paese nel quale le leggi possono rivelarsi feroci verso le rapinose azioni di chi si crede impunibile perché troppo importante, è sicuramente la federazione degli Stati Uniti.

Negli Usa è impensabile che qualcuno si azzardi pubblicamente a gridare al garantismo per chi ha commesso reati finanziari, nessun politico oserebbe, molto più popolare sarebbe chiedere la forca.

Ancora di più impensabile sarebbe accusare il giudice di partigianeria politica, esilarante addirittura rinfacciargli un’eccessiva durezza. Di solito il sistema si cura di evitare che le cause giungano in tribunale o a compimento, e solo class actions lunghe e dispendiose riescono ad ottenere giustizia da certi giganti, spesso quando il danno è ormai irreparabile.

I padri fondatori, attenti al soldo e al commercio, ma consci del problema posto dall’avidità e dalla corruzione; non avevano lesinato in contromisure. Passerà quasi un secolo dalla costituzione degli Stati Uniti prima che alcuni stati autorizzino la libera creazione delle società azionarie, fino ad allora ammesse su licenza statale e solo temporaneamente. La società per azioni veniva vista come un’associazione temporanea per un singolo affare, l’associazione di più società era soggetta a controllo ed approvazione statale; lo stesso dicasi per i monopoli.

Tutte concentrazioni che avrebbero oppresso il libero commercio tra individui: insopportabile. Nel tempo diventeranno ancora di più invise le grandi piramidi azionarie, che sul finire dell’800 porteranno alla creazione dei grandi monopoli dei trasporti, delle materie prime e nella finanza. I trust, come verranno chiamati, verranno attaccati, seppur blandamente, da Theodore Roosvelt che ne provocherà lo scioglimento spinto dall’evidenza criminale dei loro comportamenti. Virtualmente impuniti ed impunibili i trust praticavano un’economia basata sulla distruzione con ogni mezzo di qualsiasi ostacolo tra loro ed i guadagni e sulla predazione e spoliazione dei territori; niente di nuovo sotto il sole.

Corruzione, omicidi, eserciti privati, leggi ad hoc; i trust potevano tutto e controllavano l’apparato finanziario, la stampa e finanziavano gran parte degli eletti americani. Dal loro scioglimento ufficiale non è cambiato molto e se ora si chiamano holding o corporations, si tratta sempre di giganti che fanno della loro massa critica monetaria un’arma per ottenere illeciti guadagni a spese delle comunità, la differenza è che ora giocano su scala planetaria.

In questa eterna lotta americana contro questo enorme potere, è capitato anche che la città di New York si dotasse di una legge che consentiva al procuratore cittadino di perseguire qualsiasi comportamento finanziariamente o commercialmente scorretto: il "Martin Act". Era appena passato il crack del ’29 e la legge non destò particolare scalpore.

Ha destato molto più scalpore invece, quando nel 2002 il procuratore generale di New York, Eliot Spitzer ha riesumato il "Martin Act" e si è messo a perseguitare il mondo newyorkese della finanza e degli affari. Ebbene sì, il "Martin Act" nella sua ampiezza, ha sotto la sua giurisdizione anche Wall Street, ed è così favorevole alla tutela pubblica che non richiede nemmeno al procuratore di provare che banche ed aziende sapessero di commettere reati, basta l’evidenza dei conti, o la constatazione dello stato di fatto.

Eliot Spitzer è di origini agiate, anche se il padre è il classico self-made man immigrato di origine ebraica, ed è arrivato alla carica dopo anni di apprendistato e studio. Studi giusti, Harvard, una precedente esperienza di quattro anni nello stesso ufficio del procuratore, quattro milioni di dollari suoi buttati per il primo tentativo di farsi eleggere (il che gli portò l’accusa di volersi “comprare” la carica), ma alla fine ce l’ha fatta. Ha un reddito di circa settecentocinquantamila dollari, dei quali seicento da affitti ed il resto dallo stipendio, non esattamente un Paperone.

Ce l’ha fatta, e dopo un periodo di immersione nelle carte ne è emerso con il "Martin Act" in mano e ha cominciato a colpire.

Indubbiamente tignoso, solitario, attacca i comportamenti scorretti citando le compagnie e portandole ad una soluzione negoziale, con durezza e vastità di documentazione, evita così lunghissime cause ed ottiene velocemente risarcimenti da capogiro. In pochi anni ha portato alle casse newyorkesi oltre quattro miliardi di dollari. Non lesina con le pene accessorie, costringendo colossi come Merryl Linch a pubblicare le mail interne nelle quali i dirigenti descrivevano come robaccia i titoli che consigliavano con più insistenza ai loro clienti. Questa azione è resa possibile dall’assenza di azioni da parte di altri enti ed istituzioni deputate ai controlli; e la coda di paglia di molti lo protegge.

E’ stato comunque accusato di coltivare ambizioni politiche, e lui ha risposto dicendo altrettanto chiaramente di ispirarsi a Roosvelt, Theodore Roosvelt, il primo, quello che aveva come motto “ Parla piano e gira armato”, quello che sciolse i trust. Dice che non c’è niente di male per chi lavora duro, ad essere un po’ ambizioso. Wall Street ha reagito male, lo hanno presto accusato di tutto, e hanno spesso sollevato perplessità sui suoi metodi e sulla loro “brutalità”, una sua tipica frase sarebbe: “Oggi pagate 50 milioni, martedì 100 e giovedì vi porto in tribunale.” Una brutalità che le compagnie esercitano quotidianamente per estorcere denaro in eccesso ai cittadini, mal sopportata quando tocca i potenti.

Per tutta risposta lui ha randellato nel mucchio, ed in pochi mesi ha circondato la Sec, una dozzina di altri uffici regolatori nello stato e dieci delle più grosse banche di Wall Street, costringendoli ad un accordo globale consistente nel pagamento di 1.4 miliardi di dollari, e a profonde revisioni nelle procedure interne; non lo hanno fatto più. Con gli stessi sistemi ha ottenuto l’uscita della mafia dai trasporti newyorkesi, il cambiamento di interi consigli d’amministrazione, la riduzione di alcune tariffe, dalla repressione degli annunci ingannevoli alle frodi in commercio, Spitzer non ne fa una questione di dimensioni e non guarda in faccia a nessuno; prima di guadagnare notorietà attaccando Wall Street aveva citato anche la Croce Rossa a proposito della raccolta dei fondi per il 9/11.

Con Marsh & Mc Lellan, broker assicurativo che ha perso il 50% del suo valore di borsa alla notizia della citazione, di fronte ad un’offerta degli avvocati della società, consistente in seicento milioni ha rilanciato a settecentocinquanta e una lettera di scuse; ora ci si attende che l’azienda offra più dei settecentocinquanta per evitare la lettera, che la consegnerebbe rea confessa alle richieste di risarcimento dei clienti. Finirà come è finita con le altre banche, alle quali ha tolto 2.3 miliardi di dollari come multe e penalità per transazioni scorrette ai danni dei risparmiatori.

Un furore che Spitzer dice essere indirizzato non contro le compagnie, ma al fine di ottenerne il corretto funzionamento. Gli piace descriversi come uno che ripara le cose; chi gli è vicino dice che se è convinto diventa inarrestabile.

Fa venire tristezza pensando che nel nostro paese l’unica azione risarcitoria di peso, quella contro le compagnie assicurative, sia finita con il governo che ha cambiato una legge per renderla inefficace; mentre nella vicenda dei bond argentini lo stesso governo ha addirittura allestito un task force per indirizzare la giusta ira dei risparmiatori truffati dalle banche sul governo argentino; il caso Parmalat finirà in nulla perché a Parma non c’è una procura con i mezzi e le conoscenze necessarie a perseguire truffe di tale calibro. Banche palesemente responsabili anche nel caso Parmalat, banche che hanno truffato platealmente i piccoli risparmiatori e ora si fanno paladine del mercato, coperte dal governo e dai media che tengono per il collo; non rileva nemmeno che nel frattempo facciano ostruzione al rimborso disposto dalla condanna subita sull’anotocismo (trattenevano gli interessi sugli interessi).

Nel nostro paese al danno si aggiunge sempre la beffa.

Mentre si depenalizza il falso in bilancio e si accorcia le prescrizione per chi può far durare cento anni un processo, siamo purtroppo rimasti senza magistrati comunisti. I più cinici si aspettano che Spitzer, dopo aver assunto la candidatura democratica a governatore dello stato, affievolisca la sua furia; altri pensano che non tutte le cause aperte giungeranno a buon fine, ricordando Rudolph Giuliani, un altro procuratore spinto alla poltrona di governatore da casi che alla lunga si rivelarono inefficaci. Accusa deboluccia, visto che solo Grasso, il capo della Sec, ha finora deciso di varcare la soglia di un tribunale ed affrontare Spitzer.

Lui è in ogni caso un beniamino cittadino, consegue un clamoroso gradimento anche tra il 65% dell’elettorato repubblicano. Alan M. Dershowitz, che lo ha avuto in studio, si dice stupito del cambiamento, ricordandolo come il classico topo da biblioteca e definendo “amazing” la trasformazione. Ma Spitzer dice che proprio non ci pensa, e dice che nel frattempo ci sono i broker assicurativi, le compagnie farmaceutiche, e le agenzie interinali e…

Tra chi ostenta noia ed indifferenza, e chi, come gli hedge funds, ne finanzia la campagna a governatore per toglierselo dai piedi, Spitzer ed il "Martin Act" continuano a colpire.
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giovedì, 14 settembre 2006

L'antisemitismo nel giorno della memoria, uno scandalo italiano

Olocausto della decenza.

Il "Giorno della Memoria" su "Libero" di Vittorio Feltri
di mazzetta
28 Jan 2005
Nella ricorrenza del Giorno della Memoria, mentre tutti media erano impegnati nel ricordo dell'Olocausto e delle sue vittime, Libero sceglie di andare controcorrente. Il quotidiano di Feltri presenta una prima pagina scandalosa, nella quale non v'è traccia della ricorrenza, né alcun riferimento all'Olocausto. Il giornale preferisce impegnare la prima pagina con un pezzo apologetico sul duce vantandone le prestazioni erotiche e magnificandone la capacità di inseminazione.

Esaltando un machismo che ha dato al paese, mescolata alla discendenza spuria, nientemeno che la contessa Patrizia de Blanck, nota animatrice del peggior trash televisivo recente.

Un palese schierarsi dalla parte del fascismo, una clamorosa manifestazione del peggiore antisemitismo, quello che nega la memoria dell'Olocausto.

Vittorio Feltri deve godere di una particolare licenza, visto che tra ieri ed oggi nessun giornale, nessun commentatore e nessun esponente della comunità ebraica risulta essere insorto. Curiosamente oggi lo stesso giornale attacca l'Iran per aver minimizzato l'Olocausto in diversi articoli sulla stampa iraniana. Ancora più curiosamente la nuova fobia contro l'Iran pare condivisa da quella vasta zona grigia di commentatori che si dividono tra La Stampa, Il Corriere della sera, Il Giornale, fino a Il Riformista.

Il Riformista che è dello stesso editore di Libero, in odore di acquisire anche L'Unità.

Ancora più curiosamente, da questa folta platea, pronta a gridare antisemita a chiunque critichi Israele, non è ancora giunta una sola riga di condanna a Libero. Incredibile poi che la comunità ebraica di solito, e giustamente, molto sensibile sul tema, tardi in questo caso a pronunciarsi, sollevando sospetti di pelosi collateralismi con il centrodestra o di eccessive cautele verso i novelli alleati finiani, appena ieri sorpresi a negare l'Olocausto per bocca di Gramazio.

L'antisemitismo, come tutti i razzismi, è un crimine contro l'umanità; negare il ricordo delle vite e al contempo esaltare il fascismo attraverso l'esaltazione viriloide del duce significa ferire ancora una volta un popolo già sterminato.

Significa aprire di nuovo la soglia dell'orrore e varcarla nell'indifferenza generale.

mazzetta
redazione@reporterassociati.org

e inoltre >>>>>>>
http://www.informazionecorretta.com/showPage.php?template=rassegna&id=4977

i sig. passeggeri sono pregati di notare le critiche ai quotidiani per i loro articoli sul giorno della memoria.
C'e' il Manifesto (te pareva), e nulla più.

Libero non c'è!

Che gli sia sfuggito?

difficile, tanto più che qualcuno ( ehm...) lo ha segnalato via mail alla nota guardia d'Israele Deborah Faith.

si tratta quindi di una grave omissione che dimostra, se ce ne fosse bisogno, come questo sito sia in realtà al servizio dei fascisti di ogni latitudine, e nasconda dietro il pretesto della guardia all'antisemitismo una squallida operazione di propaganda a favore dei fascisti, cane non morde cane,
informazionecorretta è un sito al servizio del fascista Sharon, è quindi normale che copra il fascista Libero anche quando questo si comporti in maniera PALESEMENTE ANTISEMITA negando l'olocausto!

quindi: http://www.informazionecorretta.com è un sito FASCISTA e quindi RAZZISTA, uno specchio dietro al quale si nascondono banali FASCISTI TRAVESTITI DA AMICI E PROTETTORI DI EBREI.
In realtà manganelli fascisti in difesa di Sharon.

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giovedì, 14 settembre 2006

Fate silenzio! Non turbate il dolore, lasciate che vi sputino addosso.

L’Italia del maresciallo Simone Cola
Jan. 25, 2005 at 8:26 AM
Siamo tutti d’accordo che il nostro paese ci abbia abituato, fin da fanciullini, ad accostarci alla politica con un misto di cinismo e disincanto, grazie ai comportamenti della nostra classe politica; altrove inconcepibili. Non da meno, tutto quello che ad essa ruota accanto, dall’impresa all’informazione, fino ad ogni altro ambito, è permeato da questa strana anomalia italiana. Ne abbiamo avuto la prova aprendo i due maggiori quotidiani nazionali, e scoprendo che tutti e due hanno scelto per l’apertura la morte del maresciallo Simone Cola, scegliendo al contempo di non pubblicare, neanche nelle pagine interne, le dichiarazioni del presidente della Commissione Difesa della Camera Gustavo Selva, pubblicate invece su Libero e riprese poi da l’Unità.

Selva, che siede in parlamento per AN ed era conosciuto con il simpatico nomignolo di Gustavo belva ai tempi della direzione del Gr Rai, ha dichiarato a proposito della missione in Iraq: “è guerra camuffata, la formula della missione umanitaria fu un trucco verbale per “mascherare” l’intervento in guerra, sennò dal Colle più alto non sarebbe mai arrivato il via libera”.

Per non lasciare dubbi ai supporter del proprio partito sul suo pensiero, ha poi aggiunto: “dobbiamo passare da forza di ingerenza umanitaria a forza combattente”.

Gustavo Selva, a suo modo, presiede e rappresenta una autorevole istituzione e le sue dichiarazioni possono ben essere considerate le parole del governo. Il fatto che abbia sbugiardato la pietosa menzogna che ha permesso al governo di aggirare nientemeno che la nostra Costituzione, e che per di più tale menzogna sia stata preparata al fine, dichiarato, di ingannare il Presidente della Repubblica, ha scandalizzato solo l’Unità.

Ce ne sarebbe abbastanza, in un paese normale, per sollevare ben più di uno scandalo, e poco importa che fino ad ora questa soave bugia sia stata presa per buona anche dagli impotenti che siedono sui banchi dell’opposizione, sempre incerti tra il partecipare o l’opporsi.

Invece non è accaduto (e non accade) assolutamente nulla.

I due maggiori quotidiani hanno scelto di aprire con la morte del maresciallo, ritenendo evidentemente che il fatto che fosse capitato nel bel mezzo di una guerra alla quale il nostro paese partecipa illegalmente non rilevasse. Grandi foto del presidente Ciampi addolorato, titoli assurdi, da : “Ciampi piange il soldato Simone” per La Repubblica, ad un incredibile: “L’italiano colpito da sei guerriglieri” per il Corriere della sera; una evidente tensione alla creazione dell’eroe civilizzato che combatte contro i vigliacchi che lo affrontano in superiorità numerica.

Poco importa che il nostro soldato sia stato colpito da un solo proiettile, poco importa che un uomo alla mitragliera di un elicottero da guerra non sia per nulla in inferiorità nei confronti di armati di armi leggere a terra, quello che importa è la costruzione dell’eroe, che sia stato sfortunato non va bene (così dice lo Stato Maggiore dell’Esercito per autoassolvere sé stesso e coprire le responsabilità del governo), che sia morto travolto da soverchianti forze nemiche è molto meglio e sicuramente farà vendere qualche copia in più ai curiosi di scoprire le rivoluzionarie pallottole irachene da 1/6, e la favolosa mira dei terroristi capaci di spararle in sincrono per farlo sembrare un tiro solo e mettere in ridicolo il nostro esercito ed il nostro paese.

Purtroppo i nostri due più venduti quotidiani scelgono una strana linea a cavallo tra l’unità nazionale nel pericolo ed il collateralismo servile con le istituzioni, pur conservando un occhio al marketing, la tragedia vende.

Nemmeno Ciampi pare aver realizzato appieno i termini della questione, e non ha ancora espresso alcun risentimento per il complotto ai suoi danni. Ci sarebbero da rilevare, nel caso, gravi implicazioni istituzionali, essendo chiaro che: se Selva mente dovrebbe dimettersi di corsa dalla Commissione, mentre se dice la verità si dovrebbe dimettere immediatamente il governo, terium non datur, ma stiamo parlando di dinamiche aliene al nostro paese, essendo riservate a realtà meno ridicole della nostra, o a democrazie più sane.

Siamo un paese di magliari, lo sappiamo, e qualche volta ci costringiamo ad aver fiducia nell’ottuagenario travet piazzato sul Colle del Quirinale a patto che non disturbi troppo, illudendoci che la sua integrità possa farci da scudo contro le peggiori follie.

Ci sbagliamo di grosso, è lo stesso errore che facciamo quando leggiamo autorevoli fogli come il Corriere della Sera ed altri, illudendoci di ritrovarvi dei fatti, o autorevoli opinioni; mentre in realtà continuiamo solamente a masticare merda.
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categoria: politica interna


giovedì, 14 settembre 2006

Tsunami nascosto, migranti birmani in fuga.

Esordisce Indymedia-Burma (Birmania) Intervista sui birmani spariti in Thailandia dopo lo tsunami. 


Grassroots help for migrants in Phan Nga
http://burma.indymedia.org/en/2005/01/11.shtml

Nella zona di Phuket vivevano circa 60.000 birmani.
Non hanno avuto accesso ai soccorsi, in quanto clandestini, e nemmeno ai funerali.
Si calcola ne siano morti quasi 10.000, ma non è possibile verificarlo perchè sono tutti scappati a nascondersi.
Il motivo?
Dopo lo Tsunami e qualche atto di sciacallaggio sono stati messi all'indice come rapinatori di morti, diminuendo notevolamente la stima già scarsa che conservavano presso i Thailandesi.
I birmani lavorano nella zona sfruttati, addetti ai lavori peggiori e senza alcuna tutela, e per i thailandesi rappresentano quello che qualche anno fa erano gli albanesi in Italia; sporchi immigrati.
Al momento sarebbero alcune decine di migliaia quelli scappati nelle foreste all'interno per timore di una caccia all'uomo, irraggingibili dai soccorsi ed inesistenti per le autorità thailandesi.




Myint Myint San interviewed by Donald Regan , 21.01.2005 16:56

Phan Nga, a province in the South of Thailand, was badly hit by the tsunami. It has 22, 000 Burmese migrant workers registered with Thai authorities, as well as estimates of around 60, 000 unregistered (illegal) workers. Most migrants are working in the construction, fishing and prawn farming industries.

Myint Myint San is in Phan Nga Province working with Thai and Burmese activists to provide assistance to Burmese migrants. They are working on more than 20 kilometres of beach and one island. Migrant workers are in hiding throughout the area including in the mountains. According to a quick assessment conducted by activists on Jan 9th, 2500 Burmese were killed with 7000 missing throughout the Province. Groups are now planning a two to three year project to provide long-term grassroots assistance, including a detailed assessment of casualties.

“When we arrived, a lot of people were still hiding because there was a crackdown. At the early stages after the tsunami there were blanket arrests. There was a feature in the Thai media about Burmese robbing and stealing and then there were arrests so people got scared. Migrant Assistance Program, Thai Action Committee for Democracy in Burma and the Law Society of Thailand lobbied in the Thai parliament and gave testimony in front of the Foreign Affairs Committee. Now it’s getting quieter and I don’t hear of arrests. So far it’s been quiet for about five days now. Most of the migrants who are in hiding started to contact us. We’re using local Burmese migrant workers to help contact other workers.

When we go into construction sites, prawn farms and fishing places, we talk to the employers if possible. We explain we’re not doing anything, just helping migrants. Many employers are happy and invite us to give relief, that’s a positive factor. We’ve come across one employer who did not allow us to deliver relief though. Some employers misunderstood us and thought that we’re traffickers and we’re going to take away their employees so we have to put them at ease.

For Buddhists, it’s very important to put loved ones at rest. So far, Burmese don’t have any access to the temple [where bodies are kept] so going there is out of the question. For others we’ve been able to offer financial assistance from 5000-8000 baht so they can have funeral services. Now the authorities are going to move the bodies to Phuket, which is more than one and a half hours away. Tomorrow a lot of Thai people are going to protest against this.

Those who are not registered here don’t dare to talk. Many people who registered before lost their cards in the tsunami. We are trying to get renewal cards but we haven’t been able to do that yet. We’re also trying to find out whether Burmese can get access to the government compensation scheme. They don’t dare go out because they’re too scared that they’ll be arrested. Burmese feel very scared and frightened getting assistance. They don’t linger with the Thai community because of discrimination. In the early stages, one person was turned away from the village center, being told it’s not for Burmese.

At the moment we can’t reach out to people in other areas like Phuket because of limited human resources that is. We’re trying to get more volunteers who can speak Thai, Burmese and English.

We want the Thai Government to give an informal amnesty and to assure that people won’t get arrested.”

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categoria: media, asia, emergenze umanitarie


giovedì, 14 settembre 2006

Bush non è piaciuto

Il discorso gli è venuto malissimo.

Bush non è piaciuto...
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Jan. 21, 2005 at 7:36 PM

Citando troppe volte la parola Libertà (chi vi ricorda?), giungendo con un corteo che ricordava un funerale in una Washington blindata e dissanguata dalle spese per il suo giuramento, e scendendo da un'auto che sembrava quella di Lord Fenner (il lato oscuro della Forza di Star Wars), Giorgino Yesdad* si è concesso una giornata molto scenografica quanto critica, cominciando maluccio il secondo mandato.

I commentatori sono unanimi nel dire che Bush, in realtà ha occupato il tempo con uno spot, essendo il discorso completamente privo di contenuti.

Una reiterazione meccanica di pochissimi slogan, circondato da una platea freddina che ha applaudito pochissimo e brevemente, troppo poco per gli standard americani ai quali siamo abituati.

Mettendosi alle spalle il Palazzo del potere, Giorgino si è coperto le spalle con l'evaporato mito americano, lasciando deluso chi sperava di intravvedere, almeno ieri, qualche spiraglio di spessore politico o intellettuale.

Blindato, iper-protetto, portato da un ballo all'altro ( i balli per l'insediamento sono una tradizione) a scherzare alla texana con la moglie al guinzaglio e figlie e famiglia al seguito, Bush ha mostrato determinazione a tirar dritto per la strada finora percorsa.

Volendo avrebbe anche alzato il tiro, dichiarando che l'America combatterà contro tutte le dittature, ma non ha preoccupato nessuno, essendo chiaro che su questo decideranno altri presidenti, visto che per ora basta ed avanza l'Iraq. A meno che non intendesse con questo il tagliare i legami che legano la sua amministrazione con dittatori, oligarchie e reami sparsi sul globo; non si capisce bene chi volesse esaltare con queste affermazioni.

In ogni caso niente di buono, la banda del padre è ancora in sella, completa di vecchia babbiona esultante, e ancora determinatissima a rimuovere ogni ostacolo ai propri interessi.
Il racket mondiale può ancora contare su don Bush e la vecchia, ma affidabile banda; la famiglia non tradisce.

Prepariamoci ad un mandato nel quale parole come -libertà e terrorismo- verranno ripetute ancora più ossessivamente, e nel quale ostacolare i loro piani significherà diventare loro nemici.

A qualcuno potrà fare piacere, ad altri meno; ma ieri potrebbe essere cominciata la presidenza peggiore nella storia degli Stati Uniti, una presidenza oscurantista che continuerà a trasferire le risorse americane nelle mani delle corporations, per sopravvivere alla quale gli americani dovranno fare sacrifici ora inimmaginabili.

La crescita contemporanea di India e Cina, alle quali non è pensabile la banda possa muovere guerra, potrebbe consegnare alla storia il declino della supremazia americana, con conseguenze difficilmente immaginabili sugli equilibri mondiali, nessun potere dura in eterno.

Anche il ventunesimo secolo sarà un ottovolante.



*Sì papà

A titolo di esempio un sondaggio preso da un sito americano
http://www.einnews.com/thailand/poll.php?id=2615

se volete farvi un'idea del panel dei frequentatori del sito leggete i sondaggi precedenti poco sotto.

postato da mazzetta alle ore 01:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: stati uniti, bush, war on terror


giovedì, 14 settembre 2006

Il testo della lettera di Gasparri alle radio.

da Radio Città del Capo, postata sul sito del BDS

Il ministro Gasparri ha scritto alle emittenti locali una lettera, in occasione del "Giorno del ricordo" : "Credo che sia dovere di tutti gli organi di informazione dare risalto a questo evento, affinché tutte le tragedie e gli orrori del Novecento vengano condannati con grande forza e con l'apporto di conoscenza offerto dai mezzi di comunicazione". Qualcuno non ha gradito, e ha risposto

Il prossimo 10 febbraio sarà il "Giorno del ricordo", recentemente istituito in memoria delle vittime dell'esodo Giuliano Dalmata e dei martiri delle Foibe.

Il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha ritenuto di dover ricordare tale data ai direttori delle emittenti locali radio e tv, con una lettera che li invita a ricordare tali vicende, a proposito delle quali "certamente il 10 febbraio in tutta Italia si terranno celebrazioni, convegni e iniziative", "così come avviene per altre ricorrenze dall'analogo valore".

Un'emittente radiofonica locale bolognese, Città del Capo Radio metropolitana (del circuito Popolare Network), ricevuta la lettera, ha replicato al "ministro del Minculpop" che "lungi dal risolvere i problemi e i conflitti d'interesse che gravano sul settore radiotelevisivo, si diletta a dettare i palinsesti alle emittenti locali": "Se non fosse per la data e per la carta intestata avremmo cestinato tutto come uno scherzetto sul ventennio, invece e' tutto vero".

Immediata la replica di Gasparri, via agenzie (la lettera "e' un atto assolutamente doveroso. Sta poi ai diversi soggetti raccogliere o meno tale invito"), che riassume così lo scambio di vedute: "Quando la carovana cammina e qualche cane abbaia ai lati della strada, la carovana va avanti".

Di seguito lettera, comunicato dell'emittente, agenzia con controreplica.

Madame Psychosis


Ai Direttori Radio e Tv locali

Egregio Direttore,
il 30 marzo 2004 è entrata in vigore la legge n.92 che istituisce il "Giorno del ricordo" in memoria delle vittime dell'esodo Giuliano Dalmata e dei martiri delle Foibe.

La data per le celebrazioni è stata individuata nel 10 febbraio di ciascun anno. Nel 2005, per la prima volta, sarà celebrato questo "Giorno del ricordo". Si tratta quindi di una scadenza di particolare rilievo che può ricollocare finalmente nella memoria collettiva pagine di storia e drammi troppo a lungo cancellati e rimossi.

Certamente il 10 febbraio in tutta Italia si terranno celebrazioni, convegni e iniziative per ricordare l'esodo Guiuliano Dalmata e gli stermini delle Foibe. Ma ovviamente gli organi di informazione potranno svolgere un ruolo centrale, così come avviene per altre ricorrenze dall'analogo valore.

Sono certo che per questa commemorazione vorrà promuovere adeguate iniziative in ricordo con programmi e interventi, che porranno all'attenzione della pubblica opinione quelle drammatiche vicende.

Credo che sia dovere di tutti gli organi di informazione dare risalto a questo evento, affinché tutte le tragedie e gli orrori del Novecento vengano condannati con grande forza e con l'apporto di conoscenza offerto dai mezzi di comunicazione.

In attesa di conoscere quali iniziative saranno assunte, la ringrazio per l'attenzione e le invio i più cordiali saluti.

Maurizio Gasparri


Comunicato stampa. Ministro Gasparri il ministro del Minculpop

Alleghiamo ai colleghi della carta stampata e delle agenzie la lettera ricevuta oggi e firmata da Maurizio Gasparri, Ministro delle Comunicazioni.

Se non fosse per la data e per la carta intestata avremmo cestinato tutto come un scherzetto sul ventennio, invece è tutto vero: il Ministro ci "invita" (sollecita? Impone?) a dare risalto al giorno del Ricordo sulle Foibe e "in attesa di conoscere quali iniziative saranno assunte" ci invia cordiali saluti (bontà sua).

Rileviamo l'assoluta novità dell'evento: mai nella nostra storia avevamo ricevuto lettere "d'invito" da parte di Ministri ansiosi di celebrare questa o quella ricorrenza.

Così come non abbiamo mai aspettato Gasparri per parlare e inquadrare storicamente eventi tragici, Foibe comprese, nello stesso modo rispediamo al mittente un "invito" da regimetto anche blandamente intimidatorio.

Ci chiediamo se il Parlamento sia a conoscenza e approvi le iniziative del Ministro Gasparri che lungi dal risolvere i problemi e i conflitti d'interesse che gravano sul settore radiotelevisivo si diletta a dettare i palinsesti alle emittenti locali

Il Direttore - Città del Capo Radio metropolitana
Giovanni Dognini
Il Presidente - Not Available soc. coop
Paolo Soglia


FOIBE: GASPARRI, INVITARE MEDIA A RICORDO E' ATTO DOVEROSO
ANSA) - ROMA, 20 GEN – “La mia lettera di invito alle emittenti e alle associazioni a sottolineare il Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, che si celebra quest’anno per la prima volta il 10 febbraio, è un atto
assolutamente doveroso. Sta poi ai diversi soggetti raccogliere o meno tale invito”.

Così il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri replica alla presa di posizione di Radio Città del Capo di Bologna, che ha respinto l’invito.

“La mia lettera - sottolinea il ministro – cita espressamente una legge dello Stato che ha istituito il Giorno del ricordo, non dice chi o come deve ricordarlo. Sono molto meravigliato di tale reazione.

Comunque, ho ricevuto assicurazioni dalla Rai, che il 6 e 7 febbraio proporrà la fiction “Il cuore nel pozzo” dedicata alle Foibe, da Mediaset, ma anche da Frt e Aer-Anti Corallo che risponderanno al mio invito. Anche Comuni e Regioni si stanno mobilitando, io stesso parteciperò all’emissione di un francobollo all’Altare della Patria.

Chi sia questa radio, francamente non lo so e credo che abbia ricevuto la lettera dalla sua associazione. Credo comunque che l’Italia sopravvivrà”.

Gasparri ricorda di aver assunto analoghe iniziative negli anni per la celebrazione della Giornata della memoria, dedicata alle vittime della shoah, che da tempo si celebra il 27 gennaio: “Anche in quel caso mi riferivo a una precisa legge dello Stato, che ha istituito tale commemorazione: sono stato sempre molto apprezzato e nessuno ha mai criticato il fatto che un ministro abbia richiamato il mondo informazione al rispetto delle leggi. Anzi, il mio impegno in tal senso è stato riconosciuto anche dalla comunita' ebraica”.

Radio Città del Capo si rivolge al Parlamento? “Ma il Parlamento - replica ancora il ministro - è ben informato, visto che ha fatto la legge che istituisce il Giorno della Memoria”. La conclusione del ministro è affidata a un vecchio detto: “Quando la carovana cammina e qualche cane abbaia ai lati della strada, la carovana va avanti”
postato da mazzetta alle ore 01:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: fascisti su marte


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