Feb. 22, 2005 at 8:18 PMDopo traumi del genere, staranno tutti bene?
Feb. 21, 2005 at 7:22 PMAbbiamo chiesto Giuliana e ci hanno tolto persino Capuozzo. Non ci siamo.
Qualcuno lo sottovaluta. Spesso.

Feb. 16, 2005 at 1:34 PMAncora massaggi al ventre molle del razzismo italico.
Lo ha fatto ancora!!!!

Avanti un altro.
Si può tirare qualche somma.
Un problema reale che si risolve con proposte d'immagine. Illusioni.
Feb. 14, 2005 at 4:54 PM
Nella migliore delle ipotesi il ministro della Sanità Girolamo Sirchia si è fatto prendere in giro.
Nella peggiore sta prendendo in giro le mamme di tutta Italia. Il ministro dovrebbe sapere che sono cose da non farsi.
L'anno scorso è interventuo come un paladino dei poppanti e si è accordato con le multinazionali produttrici, in pompa magna, per sconti fino al 30% sul prezzo del latte.
Ora i Nas ci dicono che ci sono stati, al contrario, aumenti fino al 30%.
Non è una differenza da poco; il ministero risponde alle perplessità dicendo che le rilevazioni mostrano un aumento perchè a dicembre i prezzi erano calati molto.
Posto che il calo di dicembre non risulta affatto ai consumatori, il ministero non troverebbe strano che l'accordo strombazzato in televisione sia durato solo un mese?
La dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un racket che specula su una esigenza primaria è data dal successo delle iniziative per acquistarlo a prezzi più umani.
Aumentano i GAS (gruppo acquisti solidali), il latte Coop (in vendita solo nella GDO) va esarito, e si segnala una iniziativa interessante delle farmacie di Padova, che mettono in vendita il latte Bio a meno di 9 €.
Chiaramente questa notizia ha guadagnato un trafiletto in qualche giornale, nessun passaggio in televisione, ben poca cosa rispetto alle prime pagine con il ministro trionfante.
Dall'opposizione non si è mossa foglia.
ftr sul latte in polvere in cat. ecologie.
La notizia
http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=63367&doc=si
http://it.news.yahoo.com/050210/2/33xd8.html
http://www.emilianet.it/database/emilianet/emilianet2.nsf/0/2f341d2d7bf9702fc1256f9f0044cfa6?OpenDocument
Le farmacie di padova e il latte bio
http://www.greenplanet.net/Articolo7747.html
Latte Coop a ruba
http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=568
Dicono gli agricoltori:
http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=304217
Il buco nero della storia e delle nostre coscienze che ha inghiottito la Somalia.

Cosa hanno di diverso i decapitatori nostrani da quelli islamici?
Feb. 08, 2005 at 10:43 AM
In un paese di buffoni può accadere anche questo.
Il 22 gennaio è stato rinvenuto nel napoletano il cadavere di un uomo decapitato e bruciato.
La notizia ha viaggiato nelle pagine interne dei giornali e raccolto pochi commenti, se non dai fogli più apertamente antimeridionali. Poco e niente, già dimenticata il giorno successivo.
Ragionandoci sopra, però, non si può evitare di rilevare il clamoroso doppio standard impiegato da tutti i media.
Un doppio standard che trasuda il razzismo più bieco, quello inespresso ed omertoso, quello che cancella la memoria degli eventi e si batte silenziosamente perchè certe notizie spariscano.
Nessuno ha aperto le prime pagine con la notizia, nessuno ha commentato questo simpatico esempio del livello civile del nostro paese, impegnato altrove a portare democrazia e civiltà.
Le prefiche urlanti che avevano esposto le decapitazioni irachene sono rimaste rintanate nei loro buchi, nessuno ha pubblicato foto o immagini.
Troppo imbarazzante per la tromba unificata suonare la ballata del paese allo sfascio?
Troppo imbarazzante scoprirsi tanto "civilizzati"?
Troppo bipartisan la responsabilità di non aver mai fatto nulla per i disgraziati abitanti della zona?
Pare di si, se persino i commentatori locali si spingono a ad indicare negli autori di tante efferetezze il presunto intervento di "manodopera criminale" albanese.
Excusatio non petita, forse, la storia ci conferma che la criminalità nostrana non ha mai avuto alcuna difficoltà a raggiungere le bestialità degli uomini di Zarqawi o degli agenti di Rumsfeld.
Dal Sud al Nord, da sinistra a destra, tutti ignorano e sottovalutano il nostro Iraq domestico, che uccide molti più italiani di tutte le nostre "missioni di pace" nel loro complesso.
A Scampia non c'è petrolio, non ci sono contratti, non ci sono i feroci islamici con i quali mettere in scena lo "scontro di civiltà", allestito per far sembrare la nostra classe politica composta di persone decenti . Non ci sono neppure comunisti da indicare come colpevoli.
A Scampia l'unica ricchezza che interessa la nostra classe politica sono i voti controllati dalla camorra.
A Scampia la patria è sinonimo della vergogna di uno stato assente, di società civile abbandonata nelle mani del crimine, di infanzia abbandonata e di camorra che, nelle parole del ministro dell'Interno: "dà il pane".
A Scampia la bandiera non viene sventolata, tutti paiono accontentarsi del fatto che in questa faida si stiano ammazzando tra criminali, nulla più.
L'intervento pubblico di fronte ad una vera e propria guerra urbana in una città italiana si limita a trionfalistici, quanto paradossali, strilli d'apertura all'arresto di un capetto, o alla retata di peones di strada.
Questa la civiltà made in Italy, non esattamente un prodotto da esportazione.
Cosa distingue Scampia da Sadr-city?
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=13014
http://www.adnkronos.com/Cronaca/2005/Settimana04da17-01a23-01/camorra_220105.html
http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/cronaca/napoli2/decapbruc/decapbruc.html
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A6310-2005Feb7.html
Feb. 01, 2005 at 2:54 PMGli accidenti della storia.
Iraq, elezioni: ma di cosa stiamo parlando?
Feb. 01, 2005 at 1:56 PM
Quando oggi, e anche domani, dopodomani…aprirete i giornali italiani, li troverete tutti impegnati a parlare delle elezioni in Iraq in maniera veemente, senza risparmio di titoloni. Troverete imbecilli di destra che plaudono al trionfo della democrazia e leggerete imbecilli di sinistra annichiliti che annaspano di fronte a quello che ritengono un successo americano, quindi una loro sconfitta. Mi sono chiesto il perché di questi atteggiamenti mentre l'onda montava, e solo dopo un po' sono riuscito a capire perché succedesse, anche al di là delle rispettive convenienze politiche.
Credo che la spiegazione risieda nel fatto che quasi nessuno, in Italia, abbia capito bene per cosa abbiano votato gli iracheni; e che questa situazione sia sfruttata a proprio vantaggio dal nostro governo e dai suoi solerti trombettieri.
A questo gioco si accodano poi tutti, anche le opposizioni, più inclini a reagire in maniera stereotipata che a cercare di riflettere. Chiaramente della sorte degli iracheni non importa a nessuno, tutto è da mettere in relazione solo ai miseri interessi delle botteghe nostrane. Sembra che tutti stiano giocando sull'equazione che vuole le elezioni come un successo americano, equazione ovviamente imposta dagli americani e dai media che li supportano, ma non facilmente verificabile. Tra chi non stima l'amministrazione Bush. sembra essersi diffusa, naturalmente, l'esigenza di svilire queste elezioni.
Il fatto che ci sia stata una buona affluenza è da considerarsi scontato per un paese che non votava da oltre 50 anni ed è passato attraverso una dittatura tanto lunga; su questo puntava l'amministrazione Usa per segnare un punto a buon mercato; il fatto che il dato possa essere stato gonfiato ad uso e consumo degli interessi politici di Bush si può dare altrettanto per scontato, e non desterebbe scandalo, ormai. Operazione riuscita con risultati modesti nel mondo, ma clamorosi in Italia, dove tutti i giornali sono pieni di titoli allucinanti che combattono con fervore degno di miglior causa su questo fronte, trascinando con sé schiere di politici ignoranti costretti a misurarsi con materie sconosciute.
E 'scattata la più classica delle discussioni da bar, perfetta nei toni come nella profondità delle argomentazioni, non mancano singoli spericolati che si producono in veri e propri numeri da circo, ma la grande maggioranza ormai è partita con tutti i carri ed i buoi verso la nuova trincea irachena. Il bello, o il brutto, è che tutti parlano commentando dati assolutamente campati in aria, discutendo come se si fosse di fronte ad una svolta epocale. Peccato che qualcosa non torni. Il processo di formazione del nuovo Iraq, così come disegnato dagli alleati e controfirmato dall'Onu, rende il voto di ieri solo il primo passo di un cammino abbastanza lungo.
Gli iracheni hanno solamente eletto coloro i quali scriveranno la costituzione irachena. La quale dovrà essere convalidata da un referendum, al quale seguiranno, finalmente, le vere e proprie elezioni politiche. Questo significa che fino a questa data, prevista per dicembre prossimo, il governo resterà comunque quello di Allawi, e che quindi sia molto improprio parlare di nascita di un nuovo Iraq. Questo spiega anche perché l'Onu ed i media degli altri paesi, che capiscono il senso di queste elezioni, non abbiano insistito troppo sulla loro perfezione formale, e si accingano a certificarle senza grosse tensioni.
Questo processo, appena iniziato, presenta molte incognite e scogli, tra i quali queste elezioni dei costituenti sono un passaggio importante, ma non sicuramente il culmine della tensione; non certo la vetta scollinata la quale l'Iraq si avvia alla discesa verso la democrazia. L'Assemblea Costituente eletta ieri, dovrà entro settembre scrivere una nuova costituzione, sulla quale la popolazione avrà poco più di un mese di tempo per discutere, e quindi la voterà in un referendum confermativo. Gli eletti avranno parecchio da correre se vorranno rispettare questi tempi, elaborare una costituzione che metta d'accordo esigenze diverse e che fughi i diffusi timori reciproci, non sarà facile.
Da domani in Iraq non cambia niente, al contrario, ora viene il difficile; che consiste nel verificare se il risultato del voto verrà accettato, quanti saranno veramente i voti, a quale composizione dell'Assemblea Costituente porteranno, e se questa sarà in grado di produrre un testo condiviso. Esattamente per questo motivo, le elezioni irachene sono presto sparite dalle edizioni internazionali, passato l'effetto celebrativo. L'Iraq torna sulle prime pagine dei giornali stranieri solo perché si è scoperto che qualcuno ha evaporato qualche miliardo di dollari; qualcuno se ne è accorto, e negli Usa ed in Iraq è la notizia del giorno.
Si parla di bustarelle. Considerando che le aziende che operano in Iraq sono per gran parte americane, e che il governo lo hanno designato loro, si può ben dire che qualche americano ha rubato qualche miliardo di dollari destinato agli iracheni. Storie che per l'Italia hanno poco fascino, nel Sud del nostro paese sono anni che aspettano l'acqua, nonostante le cifre stanziate fossero sufficienti per mettere tubi d'oro negli acquedotti.
In Italia una notizia del genere non merita più di un trafiletto. Da noi invece alcuni credono di aver vinto la lotteria, altri di aver perso il portafogli; sbalzi di umore incomprensibili tra la destra che festeggia sfacciata e alcuni a sinistra che preventivamente dubitano del risultato. Si agitano per nulla; non sanno di cosa stanno parlando, o fanno i furbi; da domani in Iraq sarà ancora Allawi, o chi per lui scelto dagli americani; sarà ancora qaedismo, e sarà ancora resistenza popolare e regolamenti di conti tra etnie.
Gli iracheni continueranno a non avere acqua e luce e a far la fila per la benzina, mentre i contractors americani faranno sparire i soldi dei contribuenti americani. La novità è che alcuni iracheni si giocheranno con gli americani la futura costituzione del paese. Un altro anno di trattative e campagna elettorale a base di sangue e bombe, che magari farà crescere nella gente normale la voglia di un governo forte, come della tutela americana. Continueranno a non avanzare i lavori pubblici, non c'è alcuna ragione per aspettarsi un miglioramento della sicurezza, o del benessere della popolazione, in particolare a Baghdad e nella zona sunnita la situazione continuerà a peggiorare.
Bush ha già la risposta in tasca, quando dice che se ne andrà se richiesto dagli iracheni lo fa solo per alimentare l'illusione. Il voto di domenica non poteva, neanche per assurdo, formare una maggioranza in grado di chiedere il ritiro americano. La questione non si poneva nella realtà, è stata posta nei paesi alleati solo per segnare sui media un punto a favore, un punto che segnalasse una prova dell'esistenza della famosa democrazia, portata in Iraq con tanta irruenza.
In Iraq non ha ancora vinto nessuno, di sicuro ogni giorno perdono gli iracheni, quelli definiti meravigliosi ieri perché andava così; gli stessi che domani torneranno di nuovo invisibili per noi. Questa sconfitta, questa pena degli iracheni è il vero motivo per quale, da sempre, si chiede il ritiro delle truppe d'invasione; per la nostra politica la loro pena non esiste, l'Iraq è un'opportunità come un altra, solo un tema sul quale scannarsi.
Illusioni, immagini irreali, umori impazziti dominano la comunicazione e la politica. Guardate il cucchiaio; il cucchiaio non esiste.
fIraq: spariti 9 MILIARDI di $ sotto BremerSapete quanti sono 9 miliardi di dollari?
Jan. 31, 2005 at 2:09 PMGrandiosa prova di vuota inconsistenza.
Un vero e proprio giustizialista, nel nostro paese sarebbe gia quasi un criminale.

Olocausto della decenza.
Il "Giorno della Memoria" su "Libero" di Vittorio Feltri
di mazzetta
28 Jan 2005
Nella ricorrenza del Giorno della Memoria, mentre tutti media erano impegnati nel ricordo dell'Olocausto e delle sue vittime, Libero sceglie di andare controcorrente. Il quotidiano di Feltri presenta una prima pagina scandalosa, nella quale non v'è traccia della ricorrenza, né alcun riferimento all'Olocausto. Il giornale preferisce impegnare la prima pagina con un pezzo apologetico sul duce vantandone le prestazioni erotiche e magnificandone la capacità di inseminazione.
Esaltando un machismo che ha dato al paese, mescolata alla discendenza spuria, nientemeno che la contessa Patrizia de Blanck, nota animatrice del peggior trash televisivo recente.
Un palese schierarsi dalla parte del fascismo, una clamorosa manifestazione del peggiore antisemitismo, quello che nega la memoria dell'Olocausto.
Vittorio Feltri deve godere di una particolare licenza, visto che tra ieri ed oggi nessun giornale, nessun commentatore e nessun esponente della comunità ebraica risulta essere insorto. Curiosamente oggi lo stesso giornale attacca l'Iran per aver minimizzato l'Olocausto in diversi articoli sulla stampa iraniana. Ancora più curiosamente la nuova fobia contro l'Iran pare condivisa da quella vasta zona grigia di commentatori che si dividono tra La Stampa, Il Corriere della sera, Il Giornale, fino a Il Riformista.
Il Riformista che è dello stesso editore di Libero, in odore di acquisire anche L'Unità.
Ancora più curiosamente, da questa folta platea, pronta a gridare antisemita a chiunque critichi Israele, non è ancora giunta una sola riga di condanna a Libero. Incredibile poi che la comunità ebraica di solito, e giustamente, molto sensibile sul tema, tardi in questo caso a pronunciarsi, sollevando sospetti di pelosi collateralismi con il centrodestra o di eccessive cautele verso i novelli alleati finiani, appena ieri sorpresi a negare l'Olocausto per bocca di Gramazio.
L'antisemitismo, come tutti i razzismi, è un crimine contro l'umanità; negare il ricordo delle vite e al contempo esaltare il fascismo attraverso l'esaltazione viriloide del duce significa ferire ancora una volta un popolo già sterminato.
Significa aprire di nuovo la soglia dell'orrore e varcarla nell'indifferenza generale.
mazzetta
redazione@reporterassociati.org
e inoltre >>>>>>>
http://www.informazionecorretta.com/showPage.php?template=rassegna&id=4977
i sig. passeggeri sono pregati di notare le critiche ai quotidiani per i loro articoli sul giorno della memoria.
C'e' il Manifesto (te pareva), e nulla più.
Libero non c'è!
Che gli sia sfuggito?
difficile, tanto più che qualcuno ( ehm...) lo ha segnalato via mail alla nota guardia d'Israele Deborah Faith.
si tratta quindi di una grave omissione che dimostra, se ce ne fosse bisogno, come questo sito sia in realtà al servizio dei fascisti di ogni latitudine, e nasconda dietro il pretesto della guardia all'antisemitismo una squallida operazione di propaganda a favore dei fascisti, cane non morde cane,
informazionecorretta è un sito al servizio del fascista Sharon, è quindi normale che copra il fascista Libero anche quando questo si comporti in maniera PALESEMENTE ANTISEMITA negando l'olocausto!
quindi: http://www.informazionecorretta.com è un sito FASCISTA e quindi RAZZISTA, uno specchio dietro al quale si nascondono banali FASCISTI TRAVESTITI DA AMICI E PROTETTORI DI EBREI.
In realtà manganelli fascisti in difesa di Sharon.
Jan. 25, 2005 at 8:26 AML’Italia del maresciallo Simone Cola
Esordisce Indymedia-Burma (Birmania) Intervista sui birmani spariti in Thailandia dopo lo tsunami.
Grassroots help for migrants in Phan Nga
http://burma.indymedia.org/en/2005/01/11.shtml
Nella zona di Phuket vivevano circa 60.000 birmani.
Non hanno avuto accesso ai soccorsi, in quanto clandestini, e nemmeno ai funerali.
Si calcola ne siano morti quasi 10.000, ma non è possibile verificarlo perchè sono tutti scappati a nascondersi.
Il motivo?
Dopo lo Tsunami e qualche atto di sciacallaggio sono stati messi all'indice come rapinatori di morti, diminuendo notevolamente la stima già scarsa che conservavano presso i Thailandesi.
I birmani lavorano nella zona sfruttati, addetti ai lavori peggiori e senza alcuna tutela, e per i thailandesi rappresentano quello che qualche anno fa erano gli albanesi in Italia; sporchi immigrati.
Al momento sarebbero alcune decine di migliaia quelli scappati nelle foreste all'interno per timore di una caccia all'uomo, irraggingibili dai soccorsi ed inesistenti per le autorità thailandesi.
Myint Myint San interviewed by Donald Regan , 21.01.2005 16:56
Phan Nga, a province in the South of Thailand, was badly hit by the tsunami. It has 22, 000 Burmese migrant workers registered with Thai authorities, as well as estimates of around 60, 000 unregistered (illegal) workers. Most migrants are working in the construction, fishing and prawn farming industries.
Myint Myint San is in Phan Nga Province working with Thai and Burmese activists to provide assistance to Burmese migrants. They are working on more than 20 kilometres of beach and one island. Migrant workers are in hiding throughout the area including in the mountains. According to a quick assessment conducted by activists on Jan 9th, 2500 Burmese were killed with 7000 missing throughout the Province. Groups are now planning a two to three year project to provide long-term grassroots assistance, including a detailed assessment of casualties.
“When we arrived, a lot of people were still hiding because there was a crackdown. At the early stages after the tsunami there were blanket arrests. There was a feature in the Thai media about Burmese robbing and stealing and then there were arrests so people got scared. Migrant Assistance Program, Thai Action Committee for Democracy in Burma and the Law Society of Thailand lobbied in the Thai parliament and gave testimony in front of the Foreign Affairs Committee. Now it’s getting quieter and I don’t hear of arrests. So far it’s been quiet for about five days now. Most of the migrants who are in hiding started to contact us. We’re using local Burmese migrant workers to help contact other workers.
When we go into construction sites, prawn farms and fishing places, we talk to the employers if possible. We explain we’re not doing anything, just helping migrants. Many employers are happy and invite us to give relief, that’s a positive factor. We’ve come across one employer who did not allow us to deliver relief though. Some employers misunderstood us and thought that we’re traffickers and we’re going to take away their employees so we have to put them at ease.
For Buddhists, it’s very important to put loved ones at rest. So far, Burmese don’t have any access to the temple [where bodies are kept] so going there is out of the question. For others we’ve been able to offer financial assistance from 5000-8000 baht so they can have funeral services. Now the authorities are going to move the bodies to Phuket, which is more than one and a half hours away. Tomorrow a lot of Thai people are going to protest against this.
Those who are not registered here don’t dare to talk. Many people who registered before lost their cards in the tsunami. We are trying to get renewal cards but we haven’t been able to do that yet. We’re also trying to find out whether Burmese can get access to the government compensation scheme. They don’t dare go out because they’re too scared that they’ll be arrested. Burmese feel very scared and frightened getting assistance. They don’t linger with the Thai community because of discrimination. In the early stages, one person was turned away from the village center, being told it’s not for Burmese.
At the moment we can’t reach out to people in other areas like Phuket because of limited human resources that is. We’re trying to get more volunteers who can speak Thai, Burmese and English.
We want the Thai Government to give an informal amnesty and to assure that people won’t get arrested.â€
Il discorso gli è venuto malissimo.

Jan. 21, 2005 at 7:36 PM
Citando troppe volte la parola Libertà (chi vi ricorda?), giungendo con un corteo che ricordava un funerale in una Washington blindata e dissanguata dalle spese per il suo giuramento, e scendendo da un'auto che sembrava quella di Lord Fenner (il lato oscuro della Forza di Star Wars), Giorgino Yesdad* si è concesso una giornata molto scenografica quanto critica, cominciando maluccio il secondo mandato.
I commentatori sono unanimi nel dire che Bush, in realtà ha occupato il tempo con uno spot, essendo il discorso completamente privo di contenuti.
Una reiterazione meccanica di pochissimi slogan, circondato da una platea freddina che ha applaudito pochissimo e brevemente, troppo poco per gli standard americani ai quali siamo abituati.
Mettendosi alle spalle il Palazzo del potere, Giorgino si è coperto le spalle con l'evaporato mito americano, lasciando deluso chi sperava di intravvedere, almeno ieri, qualche spiraglio di spessore politico o intellettuale.
Blindato, iper-protetto, portato da un ballo all'altro ( i balli per l'insediamento sono una tradizione) a scherzare alla texana con la moglie al guinzaglio e figlie e famiglia al seguito, Bush ha mostrato determinazione a tirar dritto per la strada finora percorsa.
Volendo avrebbe anche alzato il tiro, dichiarando che l'America combatterà contro tutte le dittature, ma non ha preoccupato nessuno, essendo chiaro che su questo decideranno altri presidenti, visto che per ora basta ed avanza l'Iraq. A meno che non intendesse con questo il tagliare i legami che legano la sua amministrazione con dittatori, oligarchie e reami sparsi sul globo; non si capisce bene chi volesse esaltare con queste affermazioni.
In ogni caso niente di buono, la banda del padre è ancora in sella, completa di vecchia babbiona esultante, e ancora determinatissima a rimuovere ogni ostacolo ai propri interessi.
Il racket mondiale può ancora contare su don Bush e la vecchia, ma affidabile banda; la famiglia non tradisce.
Prepariamoci ad un mandato nel quale parole come -libertà e terrorismo- verranno ripetute ancora più ossessivamente, e nel quale ostacolare i loro piani significherà diventare loro nemici.
A qualcuno potrà fare piacere, ad altri meno; ma ieri potrebbe essere cominciata la presidenza peggiore nella storia degli Stati Uniti, una presidenza oscurantista che continuerà a trasferire le risorse americane nelle mani delle corporations, per sopravvivere alla quale gli americani dovranno fare sacrifici ora inimmaginabili.
La crescita contemporanea di India e Cina, alle quali non è pensabile la banda possa muovere guerra, potrebbe consegnare alla storia il declino della supremazia americana, con conseguenze difficilmente immaginabili sugli equilibri mondiali, nessun potere dura in eterno.
Anche il ventunesimo secolo sarà un ottovolante.
*Sì papà
A titolo di esempio un sondaggio preso da un sito americano
http://www.einnews.com/thailand/poll.php?id=2615
se volete farvi un'idea del panel dei frequentatori del sito leggete i sondaggi precedenti poco sotto.
da Radio Città del Capo, postata sul sito del BDS