mazzetta

Ce la possiamo fare...
giovedì, 14 settembre 2006

Folgore! Aiutateli!

Dopo traumi del genere, staranno tutti bene?
Feb. 22, 2005 at 8:18 PM
Qualche giorno fa, raccontando delle gesta della Folgore e dei nostri militari in Somalia, a proposito dei reduci che avevano dato tali e tanti segni di inadeguatezza ed impreparazione psicologica, scrivevo:” …nessuno pensò ad alcun sostegno psicologico o terapia per menti tanto sconvolte; una procedura comune nei paesi civili, da noi non ci ha pensato nessuno.”

Lamentavo che alcuni di questi fossero poi stati protagonisti di alcune pagine nere della nostra storia recente, quali ad esempio quelle scritte durante il massacro di pacifici manifestanti a Genova in occasione del G8 più “cileno” della storia.
Una constatazione forse banale, tanto che ha trovato urgente conferma dalla strage combinata da un altro reduce della Somalia, quell’Arrigoni che ha da poco trascinato alla morte con sé, una prostituta e due poliziotti sul bordo di una buia strada del Veneto, in una sparatoria assurda che ha assunto la dimensione della strage.
Adolescenti nei fantastici anni ’80, militi onnipotenti abbandonati senza controllo e senza guida tra i neri inferociti negli anni ’90; parecchi di loro hanno tratto dall’addestramento nella Folgore conoscenze e motivazioni che li hanno spinti inevitabilmente verso il disastro.
Come fu rilevato dallo studio che condusse allo scioglimento dei paracaduti canadesi, macchiatisi di delitti simili a quelli compiuti laggiù dai nostri, l’addestramento delle unità aerotrasportate è fonte di gravi squilibri psicologici. La costante esaltazione del gruppo e delle sue peculiarità belliche e bellicose, non viene bilanciata da una corretta educazione civica, un atteggiamento incompatibile con la creazione delle “spietate macchine da guerra” che devono diventare i parà professionisti, o in generale i militari dei corpi speciali. La banalizzazione del valore della vita dell’altro, del nemico, viene instillata negli addestrati; nessuno si preoccupa di rimuoverla a lavoro terminato.

“Gli danno le ali, gli insegnano a saltare da un aereo e a ritenersi i migliori”, questa la descrizione dell’addestramento nelle parole di un deputato canadese; una realtà che ci viene riproposta in decine di film guerreschi, che combinata al forte spirito identitario, sollecitato perché funzionale alla resa dell’unità di combattimento, crea spesso personalità disadattate alla vita civile.
Per questo il Canada sciolse la sua Airborne, per questo gli Stati Uniti prevedono un programma obbligatorio di osservazione per i reduci.
Con la fine dell’esercito di leva il problema ha assunto ancora maggiore rilevanza. Se prima infatti la selezione avveniva tra una massa di volontari indistinta ed in qualche maniera bilanciata, ora avviene tendenzialmente tra persone originarie di piccole realtà, non in grado di fornire valide alternative occupazionali al servizio militare. Zone povere dalle quali provengono persone che hanno avuto scarse opportunità formative sul territorio di origine, e che assumono gran parte della loro conoscenza del mondo e dei valori in questo contesto molto particolare. Se l’esercito trae ormai linfa principalmente dalla Sardegna, non è certo perché i sardi nascano sognando la divisa.

L’influenza dell’addestramento e dell’esperienza nella Folgore su Arrigoni è evidenziata dalla cronaca della strage, che riporta come egli abbia agito senza esitazioni, svuotando il caricatore della sua Glock sui poliziotti intervenuti dopo che aveva ucciso una prostituta. Un tipo di pistola che rappresenta essa stessa un oggetto di feticismo tra gli appassionati, unita ad una reazione scevra di emotività, come dimostrano i centri sugli sfortunati poliziotti.

Non è solo colpa dello sdoganamento di tanti comportamenti al di là della decenza e del contegno democratico, avvenuto grazie al martellamento mediatico delle destre e dei loro camerieri, non è solo colpa dell’avanzamento della vuota cultura della destra italiana, che si risolve nell’esaltazione dell’incultura.
Non è solo colpa dei film hollywoodiani, una conclusione che potrebbe essere buttata lì per non indagare oltre. Non è colpa della generica cultura da caserma che porta i miles gloriosus a picchiare o stuprare le donne e la figura mistica dell’ufficiale gentiluomo; quello succede anche tra i non militari piagati dalla proposta pressante di modelli maschili caricaturali e fascisteggianti.
Altri campioni ed interpreti della new wave militar-patriottica con spruzzi di impotenza machista di ritorno, delirano quotidianamente senza sparare a nessuno.
Uno dei mercenari italiani presi in ostaggio in Iraq, per esempio, ci mostra come non necessariamente la confusione mentale tipica dei figli della TV e della falsa retorica destrorsa, porti alla generazione di mostri violenti.
Stefio ci mostra sul sito internet che ha aperto, come i prodotti di quella cultura possano essere pittoreschi, ma inoffensivi. I deliri del blog di Stefio sono simili a quelli rinvenibili nel sito di Arrigoni, o in quelli di tanti ex appartenenti alla Folgore, ma la sua impreparazione militare lo confina allo sproloquio inoffensivo.
Vedere la sua foto all’investitura da templare, leggerlo strologare di patria acclamato come un eroe da altri prodotti della stessa sottocultura, rende immediatamente la dimensione di quanto possa essere inoffensivo, e buffo, uno che oggi si firma “Comandante di Delta 15”.
Dio, Papi, Vescovi, Patrie ed Onori, Nobiltà e Fede e Anticomunismo, tutto maiuscolo; tanto la fatica è la stessa ed il ridicolo uno sconosciuto.

La differenza tra Stefio ed Arrigoni la fa l’addestramento; da semplice piantone di aeroporti quello di Stefio, da assassino quello di Arrigoni. Entrambi hanno vissuto esperienze traumatiche: Arrigoni ha vissuto l’incubo somalo; Stefio ha subito la prigionia nelle mani di quegli islamici che ora mostra di disprezzare e temere
Se nel caso di Stefio, libero di perdere la faccia e non far male a nessuno, si può provare commiserazione, gli Arrigoni mettono invece preoccupazione e rappresentano un pericolo reale.
La circostanza che migliaia di reduci della Somalia, e non solo, ed ex appartenenti alla Folgore (della quale fu chiesto più volte lo scioglimento anche in sede parlamentare), si aggirino armati ed ignorati tra i cittadini comuni, e spesso ricoprano ruoli di responsabilità, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per tutti.
L’esercito professionale non deve significare lo sfruttamento dei nostri giovani più deboli. L’esercito non può comportarsi come un’azienda, prelevando i più ingenui rodomonti per abbandonarli al loro destino dopo averli addestrati ad uccidere; macellarli con l'imposizione di un'enfasi efficientista e suprematista nell'esercizio della violenza, senza prevedere per loro alcuna assistenza o percorso terapeutico che li ancori alla realtà.
I nostri reduci di guerra meritano un trattamento degno di una paese civile, ma in Italia questa assistenza viene negata e considerata una vergogna, mentre negli altri paesi è parte integrante del programma. Essi sono al tempo stesso strumenti e vittime dei disegni dei soliti noti.

La deriva di quelli che ogni giorno ci cantano la paura del terrorismo, che battono la grancassa della sicurezza, ha creato un esercito di precari improvvisati, spesso armati. La pessima situazione economica nel nostro paese spinge questo esercito verso situazioni di stress facilmente pronosticabili. C’è chi accetta, sprovveduto, di andare in Irak, e chi accetta lavori per i quali non è minimamente qualificato, chi si limita a fare il body guard e chi il guardiano. Per ironia della sorte Arrigoni, che nell’ambiente veniva scambiato per uno colto, chiedeva a gran voce una regolarizzazione del suo settore, quello delle investigazioni, divenuto nel nostro paese il paradiso degli improvvisati.
La grande maggioranza di questa gente cerca semplicemente di mettere insieme pranzo e cena, altri si aggirano come bombe innescate tra di noi; a queste persone va data assistenza ed attenzione.
Qualcuno abbia pietà dei ragazzi della Folgore, è una questione di giustizia nei loro confronti e una sana tutela nei confronti della collettività. Se non si vuole sciogliere il corpo, almeno si prevedano controlli ed assistenza specialistica per i congedati, uniti ad una severa disciplina per il porto e la detenzione delle armi una volta congedati.


Altro qui
http://italy.indymedia.org/news/2005/02/736233_comment.php#755000
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categoria: italia, semantica, salute in pericolo, decultura, bug di sistema


giovedì, 14 settembre 2006

Via i giornalisti, comincia il massacro.

Abbiamo chiesto Giuliana e ci hanno tolto persino Capuozzo. Non ci siamo.
Feb. 21, 2005 at 7:22 PM
Sabato quasi mezzo milione di persone è sceso in piazza a Roma. Un numero superiore a quello mobilitabile da qualsiasi partito italiano, molto superiore.

Chiedeva libertà, libertà dalla guerra, dalla menzogna, libertà per Giuliana, per tutti gli ostaggi e per il popolo iracheno.
Chiedeva verità, che è anche la missione di Sgrena; chiedeva di interrompere l’ipocrisia guerresca di un ceto politico arrogante.
I leader della sinistra hanno fatto capolino mentre il corteo partiva a fatica, folla, reporter e una processione ininterrotta per i genitori di Giuliana, la somiglianza del papà con il nonno di Heidi ha spezzato i cuori e si nota molta genuina commozione lungo tutto il tragitto.
Corteo teso tra il pensiero all’Iraq e quello allo stato della nostra democrazia. Corteo unitissimo, stretto attorno alla difesa del bene comune e della sacralità della vita umana, di tutte le vite umane.

Dal palco parole dure, inequivocabili. Le nostre libertà sono minacciate, lo sappiamo tutti. Giuliana paga l’esigenza di nascondere il macello iracheno. In Iraq è un massacro, e non si fermerà per magia o per volontà degli americani o dell’Onu. Gli iracheni pagano le scelte di pochi che abusano del potere loro concesso, i nostri soldati con loro.
Via da lì, via subito, basta con le balle.

Non era difficile.
Oggi, dopo una sequela ormai scontata di feroci offese all’intelligenza ed al buon gusto dei guitti a lingua armata, veniamo a sapere che il governo ha ordinato il ritiro immediato di tutti i giornalisti italiani dall’Iraq. Alcuni sono già sull’aereo.
Espulse le Ong con qualche rapimento intimidatorio, espulsi ora i giornalisti; quelli locali restano liberi di farsi uccidere ad ogni starnuto. Non male per un paese nel quale ci siamo presi la responsabilità di mantenere la pace.
E’ facile intuire che senza testimoni i conti verranno regolati ancora più grossolanamente.
Il comportamento di questo governo, oltre che indecoroso, è clamorosamente antidemocratico.
Troppo semplice dire che cada ora un’ipocrisia, con questo provvedimento entriamo nella fase nera delle operazioni americane. Quella del vero e proprio bagno di sangue.
Nella stessa giornata, e ispirando timori simili, è stata presentata la prima struttura detentiva italiana privata, un’estensione del feudo Muccioli sui tossicodipendenti ed instabili vari; una rendita medioevale pagata a peso d’oro per mostrare uno specchietto law & order ai votanti preferiti.
Andrà ad ospitare una minima percentuale delle migliaia di arrestati grazie alla nuova legge Fini.
L’adozione di provvedimenti di questa natura, come il tentativo dell’estensione della giurisdizione militare all’informazione, va esattamente nella direzione opposta di quello che desiderano i cittadini che hanno sfilato per Roma.
Cittadini preoccupati delle clamorose frattura alla legalità repubblicana inferte dal governo nel balbettio dell’opposizione.

A questo punto, se la scelta per gli oppositori del Presdelcons deve ridursi alla riduzione al silenzio, o alla galera, è giusto si aprano serie discussioni attorno a soluzioni più drastiche. La storia insegna che accarezzare Berlusconi porta male; forse è ora che questa considerazione venga assunta da tutta la sinistra, e che si apra un vero fronte di crisi.

Non è più il momento di accettare questa dittatura della maggioranza su una questione che appare ogni giorno di più, fuori da qualsiasi controllo. L’occupazione ha provocato almeno 100.000 vittime, e altrettante ne provocherà comunque negli anni anche se la violenza dovesse interrompersi esattamente in questo momento. Nel caso della prevedibile recrudescenza, deducibile dagli eventi e dalla situazione sul campo; questi numeri sono destinati a raddoppiare entro le prossime elezioni in autunno. E’ evidente che gli iracheni sono destinati ad essere sacrificati, senza poterci fare niente.

Elezioni che con questi presupposti potranno solo risolversi in qualcosa di diversissimo da un governo democratico.
E’ altrettanto evidente che restando non faremmo che aumentare la nostra responsabilità storica, morale e oltre, legando il nostro intervento ad una escalation imprevedibile.
Il nostro governo ha chiaramente deciso di voltarsi dall’altra parte; e di chiudere ai cittadini le misere finestre concesse all’informazione. Risibile la giustificazione dell’allarme dell’intelligence. Una segnalazione che dopo la moria e le odissee vissute dai giornalisti più curiosi non aggiunge nulla a una realtà che supera dall’inizio il quadro dell’allarme dei servizi.
Berlusconi blinda l’informazione sulla guerra, in combinazione con la par condicio TV e con la prevedibile saturazione forzitaliota dei già noti leccatori non filatelici, ma telegenici..
Allo tsunami televisivo, che si è già portato via quello vero e i 50 milioni degli SMS, si aggiunge quello di migliaia di cartelloni, le stazioni e le strade sono già pieni della sua fastidiosa presenza.
Sono questi i segnali che nella nostra splendida democrazia contrassegnano l’inizio delle campagne elettorali; la calata della mannaia censoria e l’aspersione combinata di soavi interviste sceneggiate. Lo strapotere e l’onnipresenza di un uomo su tutta la restante comunità politica nazionale, la sua moltiplicazione ossessiva ed annichilente. Qualcosa che non vedrete mai in nessun paese europeo, uno strapotere ed una prepotenza che non è concessa neanche a Giorgino suo.
Condurre campagne elettorali in queste condizioni significa avvicinare i nostri standard elettorali a quelli iracheni, non il contrario.

E’ una questione che occorrerà affrontare al più presto, non appena avranno restituito gli ostaggi; se gli eletti in parlamento accettano in maggioranza una serie di procedure altamente illegali e contrarie a qualsiasi spirito democratico; se si pongono tanto in contrasto con la stragrande maggioranza dei cittadini su questioni così fondanti e tanto legate all’etica e ai principi, è urgente che la parola torni al popolo.
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giovedì, 14 settembre 2006

Il re dei trafficanti, l'Achille Lauro e altre storie.

Qualcuno lo sottovaluta. Spesso.

Il re dei trafficant...
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Feb. 17, 2005 at 1:26 AM
In questo scorcio di secolo ci stiamo abituando a visioni del mondo pericolose per la loro semplicità. Se non esistessero una complessità e complicità molto più elevate di quanto sia visibile nei rapporti tra i potenti del mondo, molti fatti rimarrebbero inspiegabili. Accontentarsi della lettura degli eventi secondo la scaletta offerta dal mainstream costringe a perdersi gran parte degli eventi stessi e interi pezzi della narrazione che da cronaca si farà poi storia.

Parlando di potenti, o di intoccabili, vengono spesso in mente quei personaggi capaci di muoversi attraverso le frontiere e realizzare business criminali enormi senza alcuna resistenza da parte delle polizie e delle organizzazioni internazionali. La loro pericolosità è spesso inversamente proporzionale a quanto se ne parla sui mass media.

Troviamo ad esempio raccontato ampiamente il successo di Viktor Bout, mercante russo di armi super ricercato che però spedisce armi in Iraq e vive indisturbato a Mosca, ma sappiamo poco o niente dei suoi colleghi. E pensare che Bout si occupa prevalentemente di logistica, fornisce cioè gli aerei e gli equipaggi per il traffico vero e proprio. L'esigenza di un nemico facilmente identificabile per innescare la dinamica della lotta dei buoni contro i cattivi porta a sopravvalutarne alcuni esponendoli oltre i loro meriti, e a dimenticarne completamente altri.

Uno dei pezzi da novanta, o il pezzo da novanta tra questo genere di persone è sicuramente Monzer al Kassar, conosciuto anche come Mansur o Manzir.

Questo signore dall'aspetto che ricorda Omar Sharif è a tutti gli effetti l'erede dell'indimenticato Adnan Khashoggi, una volta il terrestre più ricco del mondo. Al Kassar è un siriano che si dice derivi la sua fortuna dal fatto di essere cognato del capo dei servizi segreti siriani, ma come vedremo è sicuramente una persona dalle doti non comuni. A differenza di Khashoggi però, al Kassar non lo troverete mai sui rotocalchi nostrani, in Spagna invece è famoso.

Soprannominato il principe di Marbella, località spagnola dove ha risieduto per anni anche Khashoggi, al Kassar dispone di un vasto impero economico, pur avendo qualche guaio con la giustizia. Purtroppo per lui si occupa di traffici d'armi, di droga e di rifiuti tossici, non disdegnando di partecipare alle grandi truffe internazionali quando se ne presti l'occasione. Al suo esordio alle cronache lo troviamo impegnato insieme a Khashoggi a mettere in piedi l'affare Iran-Contras con Oliver North e Bush padre.

Affare per il quale verrà inquisito dalle autorità americane che comunque non lo arresteranno, né molesteranno; tanto che fino al 2001 ha potuto far prosperare una società di import-export di armi a Miami, società con un francese; da allora ricercato e in fuga. Il sito internet della società è però ancora attivo, e se volete ordinare on-line un missile Scud o qualsiasi armamento vi servirà con solerzia. La cosa non è strana, al Kassar gestiva sui suoi conti le triangolazioni tra i paesi coinvolti nello scandalo e ha le chiavi dei movimenti di denaro che beneficiarono principalmente la cosca americana raccolta attorno a Bush e North; la sua testimonianza sarebbe ancora imbarazzante per questa amministrazione Bush, madrina del traffico.

Ancora di più se si considera che con una classica truffa nella truffa, i soldi ricavati vendendo droga non finirono mai in armi consegnate ai contras, ma si dispersero tra la Svizzera e Miami, dove Oliver North faceva vita da nababbo. Oliver North ovviamente condannato, ma graziato da Bush figlio nell'esercizio dei suoi poteri. Scorrendo la carriera di al Kassar lo troviamo impegnato nel 1985 come fornitore di armi e logistica per i sequestratori dell'Achille Lauro e per Hezbollah.

Per il sequestro dell'Achille Lauro le prove a suo carico sono pesanti.

Fortunatamente per lui, pur arrestato da Baltazar Garzon in Spagna, il nostro se la cava nonostante abbia tre testimoni a carico; uno di loro, detenuto nelle carceri di Vercelli, ritratta; un altro si butta dal quinto piano in coma etilico, ed il terzo subisce il rapimento del figlio. Il processo non ha potuto provare le accuse. Al Kassar assolto e libero. Nessuna richiesta dal nostro paese in quell'occasione.

Nel 1988 rispunta un suo coinvolgimento nell'esplosione del volo Pan Am nei cieli della Scozia. L'attentato, compiuto dai due libici su ordine di Gheddafi lo avrebbe visto nella consueta veste di regista-organizzatore con ampia facoltà di movimento. Ancora una volta una coincidenza gioca contro di lui, sul volo scelto per l'attentato ci sono proprio due americani: McKee e Gannon, due agenti americani che avrebbero dovuto testimoniare su un incontro avuto da Bush I in medioriente nel quadro dello scandalo Iran-Contras, loro erano con Bush. L'assicurazione della Pan-Am ne è convinta, i parenti delle vittime anche.

Per l'amministrazione Bush i libici agirono da soli.

Continua intanto a gestire un florido business nel campo della droga; fornisce armi ai talebani impegnati contro i russi e ne vende il prodotto. Nel 1990 manda armi ucraine in Sierra Leone, dove sudafricani e britannici della compagnia Executive Outcomes, poi Sandlines poi ancora trasformata, addestrano i soldati-bambino in cambio di concessioni diamantifere. Le indagini dell'Onu e delle agenzie indipendenti non lasciano dubbi in proposito. Il governo della Sierra Leone non lo persegue.

Nel 1991 scoppia il caso della BCCI, definita dal Procuratore americano "one of the biggest criminal enterprises in world history." Si scoprirà poi che la Bcci, banca pakistana divenuta il crocevia mondiale di ogni genere di sporco traffico, aveva in passato finanziato, e poi salvato anche la Arbusto Inc., prima fallimentare impresa di George Bush II. Per la Dea ( l'ente antidroga americano) al Kassar è un trafficante ricercato che controlla in quegli anni il 20% del mercato americano dell'eroina .

Nel Consiglio di Amministrazione della Bcci siede anche un saudita, il capo dei servizi segreti sauditi. Chiaramente le indagini non toccano al Kassar e soci, multati per qualche milione di dollari su qualche miliardo di dollari di truffe e riciclaggio; meno di quanto al Kassar spenda per vestirsi. Attraverso la Bcci passavano i soldi della droga turca, colombiana ed afgana. Negli stessi anni al Kassar si lega al presidente argentino Menem, che è anche lui di origine siriana, dal quale otterrà la cittadinanza argentina in quindici giorni, ed è suo complice nell'esportazione di capitali argentini; crea una banca argentina che poi fallirà.

Impegna il tempo organizzando almeno il secondo dei due attentati contro obbiettivi ebraici del 1992 a Buenos Aires. Attentati che, appurata senza dubbi la sua partecipazione, andrebbero rivisti nell'interpretazione che li vuole di matrice iraniana. In realtà il secondo fu sicuramente portato a termine da siriani provenienti dalla città natale di al Kassar. Anni gloriosi, nei quali si impegna anche a fornire armi alla Croazia, ancora regione Jugoslava, a scaricare rifiuti tossici in Sierra Leone, Mozambico, Haiti.

Ancora armi e rifiuti in Somalia, dove usa le navi da pesca che l'Italia aveva donato alla Somalia per i suoi traffici.

Nella zona controlla i porti di Gibuti e dello Yemen, paese del quale è anche console e mediatore in Svizzera. Curiosamente i falsi Certificati di Destinazione Finale di questi porti, che provano il suo traffico d'armi, sono spariti dal web, persino dai documenti delle associazioni che lo denunciano, restano solo le intestazioni. Una strana pulizia, considerando che si tratta di documenti processuali già noti. Rifornisce abbondantemente il mercato somalo senza distinzioni, per i Kalashnikov polacchi accetta in pagamento anche la droga locale, il Khat, che poi esporta verso i paesi del golfo.

Per i rifiuti si associa a mafiosi ed imprenditori italiani, svizzeri ed argentini.

Al Kassar in Somalia gioca sulla contrapposizione tra italiani, monarchici, piduisti e mafiosi, ed americani desiderosi di ottenere in fretta law & order; contrapposizione chiaramente espressa da una frase del 15 agosto 1993, nella quale il comandante del contingente americano in Somalia, Jonathan Howe, afferma: "Non ci dispiace davvero che gli italiani lascino Mogadiscio: li consideravamo indegni della nostra fiducia, per non dire peggio". La battaglia è senza esclusione di colpi, ma alla fine, dopo che anche Kofi Annan si sarà esprsso duramente, l'Italia è costretta ad abbandonare il paese.

L'Italia avrà la meglio solo sul controllo del commercio delle banane, guadagnato da Bianca De Nadai ( Entusiasta sostenitrice di Tremaglia ed erede della famiglia De Nadai, da sempre monopolista delle banane somale; per anni sussidiate fino al 100% dalla UE) , capace di assicurarsi il sostegno dei signori della guerra costringendo così a battere in ritirata nientemeno che la multinazionale Dole, In questo periodo, il 30 novembre 1994, 150 miglia al largo della Somalia si incendia la Achille Lauro.

Affonderà dopo 2 giorni di agonia, la morte di due persone e otto feriti. La nave verrà soccorsa velocemente da almeno una dozzina di navi di stanza di fronte alle coste somale.

Il 10 gennaio 1995 il Pentagono annuncerà l'operazione United Shield, destinata a proteggere il ritiro definitivo delle truppe internazionali dal paese. Sul campo restano vittoriosi i signori della guerra ed i loro fornitori, tra i quali al Kassar. Sul naufragio dell'Achille Lauro si aprirà una strana inchiesta, conclusa con il rinvio a giudizio per incendio colposo del comandante e di due membri dell'equipaggio. La perizia, se così vogliamo chiamarla, ha stabilito che non è possibile indicare le cause dell'incidente. Due interrogazioni parlamentari tra il 2002 ed il 2003, una di G. Russo Spena e una di Nello Formisano sono finite senza alcuna risposta.

L'armatore della Lauro non è nemmeno stato interrogato.

Una strana procedura per un disastro di quelle proporzioni e per le inquietanti coincidenze; occorre ricordare che la motonave non ricorda solo l'episodio del sequestro, ma che il nome di Achille Lauro richiama tutto un mondo di affari e di relazioni che ritroviamo intatto e all'opera in Somalia a quei tempi. Strano che per un disastro dalla natura misteriosa non si trovi di meglio che indagare il maggiordomo; eppure la nave era sopravvissuta ad altri 3 incendi nella sua lunga vita, e aveva subito altrettante profonde revisioni, i motori non erano quelli originali, ma conformi agli standard.

Il nome di al Kassar ricorre negli atti della Commissione parlamentare sui rifiuti, e in quella Alpi-Hrovatin, eppure nessuno ha mai pensato di approfondirne la figura come meriterebbe.

Al Kassar intanto prospera, gode del crack della Imperial di Grenada e gode a rifornire di armi i palestinesi, la guerriglia Liberiana, e almeno altri sette paesi coinvolti nella guerra africana che culminerà con il massacro tra Hutu e Tutsi. Nel 1999 muore bruciato nella sua casa-fortezza di Montecarlo Edmond Safra, banchiere coinvolto nell'affare Iran-Contras e nelle truffe argentine. Anche in questo caso il colpevole è il maggiordomo, una inchiesta stabilirà infatti che il suo infermiere avrebbe millantato l'assalto di uomini armati e vestiti di nero, e avrebbe dato fuoco all'appartamento da solo per apparire come salvatore. Versione che, per esempio, non ha accontentato per nulla la vedova di Safra. L'infermiere sostiene di aver firmato una confessione in francese che non era capace di leggere; alla magistratura di Montecarlo va bene così.

Nel 2001 al Kassar denuncia alla magistratura spagnola di essere stato contattato da Bin Laden per una fornitura di armi, nel frattempo spedisce armi all'Alleanza del Nord in Afghanistan.

Sempre nel 2001 lo raggiunge in Svizzera un ordine di cattura internazionale, proveniente dall'Argentina. Stranamente le autorità svizzere respingono l'atto dicendo che non è corredato di prove sufficienti; normalmente tali ordini -non- portano alcuna prova in allegato. In questi giorni gli uffici di al Kassar rispondono dicendo che è in viaggio per affari. Una condizione difficile da immaginare per chi sia colpito, ormai, da numerosi ordini di cattura internazionale, ma realistica; al Kassar è impegnato a spedire armi in Iraq, usando gli aerei di Viktor Bout, mentre sogna i guadagni che gli porterà il recente boom della produzione del papavero afghano.

E' strano, se si leggono le storie di persone mediorientali catturate in esecuzione del Patriot Act, o quelle dei poveri cristi deportati a Guantanamo, o delle altre vittime qualunque della "war on terror" ci si fa l'idea che gli americani nel perseguire i loro nemici, o meglio i "terroristi", siano spietati e senza alcun riguardo. Poi si incontrano questi personaggi, capaci di essere allo stesso tempo mediorientali, nonché terroristi, nemici, trafficanti spietati e potentissimi inflazionatori di conflitti e disastri ambientali. Si incontrano sui giornali, ma si incontrano anche in un albergo a Ginevra, o sul paseo de mar di Marbella, o seduti sulla banchina di Puerto Banus a parlare del tempo con gli amici del bel mondo.

Si incontrano nelle banche e siedono nei consigli di amministrazione insieme a tanta gente rispettabile. Verrebbe da credere a misteriose coincidenze favorevoli per il cattivone, o da farsi beffe di tanti persecutori incapaci.

Purtroppo per tutti, invece, la loro intoccabilità non ha nulla misterioso.

mazzetta
redazione@reporterassociati.org





una manata di link

http://portland.indymedia.org/en/2004/06/291229.shtml
http://www.american-buddha.com/bcci.affair.23.htm
http://www.spitfirelist.com/f277.html

De nadai
http://www.grtv.it/1997/21otto97/dini21.html
1997 banane sussidiate
Relazione bcci
http://www.bicc.de/publications/papers/paper39/paper39.pdf


savoia
http://www.wema.it/art.asp?id=30

http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/savoia/savoia_2.html

http://hermes.mfn.unipmn.it/~fantom/male/male.htm

http://web.tiscali.it/gicis/savoia.htm

http://italy.indymedia.org/news/2004/12/695458.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/12/139707.php
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/75327.php
p2
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/75327.php
monarchici
http://www.lastampa.it/_web/_rubriche/accadde_oggi/archivio/
novembre/0611/061147.asp
http://fleet.inmarsat.com/safety.htm

flotta
http://digilander.libero.it/achillelauro/capitolo19.htm

domanda Di Pietro

http://www.antoniodipietro.it/attivita_politiche/istituzionali_risposte.php?interrid=14

contatti con Binladen
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html

Imad-Fayez-Mughniyeh
http://www.grandinotizie.it/dossier/019/fatti_perche/025.htm
hezbollah
http://www.rainews24.rai.it/ran24/speciali/obiettivo_usa_nuovo/t_diffusione.htm
testimoni cagionevoli, in questo caso un'argentina
http://www.periodicotribuna.com.ar/Articulo.asp?Articulo=890
http://www.tio.ch/common_includes/pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=180342&idtio=2
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2001/08/13/05,ESTERO/T7.html
http://www.pbs.org/frontlineworld/stories/sierraleone/alkassar.html
http://www.meib.org/articles/0003_s1.htm

http://www.spitfirelist.com/f109.html
http://www.carpenoctem.tv/cons/pan.html

http://www.lossless-audio.com/usa/index0.php?page=911341112.htm

http://www.kycnews.com/imperial_consolidated_group.asp
http://www.kycnews.com/images/kassar.jpg

http://www.antoniodipietro.it/attivita_politiche/interrogazione_risposta1.php?interrid=14
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed118/bt11.htm

la Lauro
http://www.istrianet.org/istria/navigation/sea/immigrant/achlle-fire.htm
http://www.istrianet.org/istria/navigation/sea/immigrant/achille.htm
video
http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/november/30/newsid_2525000/2525643.stm
foto
http://www.ssmaritime.com/achillelauro.htm
sos
http://www.ssmaritime.com/achillelaurosos.htm
n 1981, when the ship suffered yet another fire. The blaze did not send the ship to the scrapp
http://planeta.terra.com.br/lazer/Navigazione/Achille%20Lauro.htm
http://www.greatoceanliners.net/willemruys.html

il rapporto americano sull’affondamento
http://www.chinfo.navy.mil/navpalib/news/navywire/nwsa94/nwsa1205.txt
http://digilander.libero.it/achillelauro/nave.htm


ancora fetecchie
http://www.tibereide.it/articoli_dettaglio.asp?articolo_id=336&articolo_categoria=1
giovedì, 14 settembre 2006

Ancora una pagina di bieco razzismo dal Corriere della Sera

Ancora massaggi al ventre molle del razzismo italico.
Feb. 16, 2005 at 1:34 PM

 Oggi il Corriere ci delizia con un altro pezzo destinato a fare epoca.
Dall’articolo con il quale Michele Farina plaude alla condanna da parte del Marocco di alcuni suoi soldati, colpevoli di stupri e maltrattamenti alla popolazione nell’ambito della missione Monuc in Congo, trasuda la visione razzista e suprematista che anima spesso le pagine vergate in via Solforino.
Farina infatti non trova di meglio che cogliere l’occasione per ricordare gli stupri commessi dalle forze marocchine ( e pakistane, e nepalesi) durante la liberazione del nostro paese dai tedeschi, e per prendersela con l’Onu.
Sia Corriere che Repubblica oggi si mostrano ostili all’Onu; in due diversi articoli sottolineano infatti le conclusioni del rapporto Volker sul programma Oil for Food, stigmatizzando le irregolarità della gestione del programma, ma trascurando completamente il fatto che -miliardi di dollari- siano stati truffati dall’Amministrazione Usa e dalle aziende americane.
Farina fa di più, con il pretesto di plaudire alla civile condanna ci mostra ancora il terzo mondo incivile, dimenticando curiosamente l’inciviltà occidentale. Non è colpa dell’Onu se non sono stati puniti, come ricorda, i colpevoli di analoghi casi avvenuti in Liberia, Sierra Leone, Cambogia, Bosnia e Mozambico, paese quest’ultimo nel quale ci dice che i nostri soldati disonorarono il loro impegno senza scendere in particolari.

La colpa è degli stati che escludono che l’Onu possa punire i loro soldati in missione, riservandosi ciascuno la giurisdizione su propri soldati.
Mentre Farina plaude ai marocchini per accusarli, e si lamenta che altri paesi non ne seguano l’esempio, dimentica completamente la pagina di storia vergognosa scritte dai nostri soldati in Somalia. Durante la missione Ibis i nostri soldati si resero colpevoli di numerosi episodi di maltrattamento della popolazione somala, compresi stupri e tortur, tutto documentato, tutti assolti.
Non se ne parlò più.

Non una dimenticanza casuale, per il Corriere sarebbe troppo imbarazzante parlare di chi e come coprì ed assolse i nostri soldati da quella vergogna, consegnandoci però al disonore parallelo di chi usa due pesi e due misure a seconda del colore della pelle di vittime e carnefici.
Anche perchè il Corriere è statoin prima fila nell'operazione "dimenticate la Somalia" opportunamente abbracciata da tutti media e da tutto l'arco parlamentare.

Per il Corriere il mondo si divide in buoni, gli Usa ed alleati, e cattivi, tutti quelli che non sono d'accordo con i buoni.
I cattivi, qualunque idea portino o colore vestano, sono sempre colpevoli e portatori di valori sbagliati, i buoni hanno sempre ottime scuse e sono portatori della luce. Soprattutto se bianchi ed occidentali.

Dal buio delle cantine Corriere dell’Imperialismo, usciranno mai lampi di luce e verità sullo sfruttamento dei poveri negri?
Riusciremo un giorno a veder stigmatizzata una delle tante vergogne con le quali ci coprono i nostri campioni da esportazione, siano soldati, politici o imprenditori?

Ai posteri la sentenza.
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giovedì, 14 settembre 2006

Il sex-scandal di Bush!

Lo ha fatto ancora!!!!

Il sex-scandal di Bu...
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Feb. 16, 2005 at 10:04 AM
Poco tempo fa ci fecero sorridere i risultati dell'educazione sessuale insegnata nelle scuole americane.

Oggi un editoriale del Nyt chiama "Lo scandalo sessuale di Bush" l'ultima iniziativa del presidente in materia.

Dopo la rielezione Bush ha tagliato selvaggiamente le spese sociali per fare la guerra, ma ha addirittura triplicato i fondi per il balzano programma di educazione sessuale basato sull'astinenza.
Una scelta duramente criticata da mezza America, che discutendo dei fallimentari esiti di questo tipo di programmi si chiede perchè spendere soldi per fare ammalare i propri ragazzi d'ignoranza.
Una tattica che secondo i repubblicani dovrebbe risolvere alla radice problemi quali le gravidanze indesiderate, la diffusione dell'Aids e delle malattie a trasmissione sessuale.

Peccato che le adolescenti americani che hanno seguito il programma restino fecondate quattro volte di più delle loro coetanee francesi, o che abbiano un tasso di aborti sette volte superiore a quello delle olandesi. I maschi invece subiscono i contagio da Hiv in misura cinque volte superiore
agli europei, e oltre settanta volte quello da gonorrea o altre Mts.

Tutto ciò, semplicemente, perchè l'america bigotta di Bush evita sempre di più la diffusione dell'insegnamento delle pratiche contraccettive e del safe sex, ritenuto evidentemente un esercizio diabolico.
Così i ragazzini americani soffrono per l'ignoranza dell'amministrazione Bush, o meglio, per la necessità di Bush di finanziare quelle chiese e quei gruppi di fanatici intolleranti ed ignoranti che lo hanno portato alla vittoria.
Lo scandalo sessuale di Bush, appunto, ragazzini che muoiono per i bigotti mentre Bush copre questa gente di soldi e li sottrae a spese sociali abbondantemente sotto i limiti della decenza.
In guerra ed amore tutto è permesso, sarà questa la spiegazione?
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giovedì, 14 settembre 2006

Iraq: Altra truffa dei contractors

Avanti un altro.

Feb. 15, 2005 at 10:36 PM
Michael Battles e Scott K. Custer, due ex soldati delle forze speciali americane hanno deciso nel 2002 di mettere su un'aziendina. Miracolosamente hanno trovato subito un contratto per garantire la sicurezza degli aeroporti iracheni.
Un avvocato americano li accusa, per nome di due di loro ex dipendenti, di aver ricevuto oltre cento milioni di dollari in contratti dal 2003 al 2004 e di non aver corrisposto alcun lavoro in cambio. In particolare la loro azienda avrebbe ricevuto quindici milioni di dollari per l'aeroporto di Baghdad senza effettuarvi alcuna attività.
Dalle indagini e dalle prove presentate emerge un quadro Privo di alcuna contabilità e controllo, con i due che ricevono i pagamenti per la Custer Battles LLC a rate di due milioni di dollari, negli uffici della CPA, insaccando mazzette plastificate da centomila dollari in capaci borsoni.
L'avvocato dei due ha eccepito che trattandosi di denaro iracheno, derivante cioè dalla vendita del petrolio iracheno, la corte americana non avesse giurisdizione.
Eccezione respinta in quanto non essendo gli americani processabili dai tribunali iracheni, si darebbe implicitamente la licenza di truffa libera.
Il Pentagono ha sospeso i contratti con la Custer Battles LLC, ma rifiuta di collaborare all'inchiesta e ha rinunciato a perseguire i due ex dipendenti.
Michael Battles è molto attivo all'interno del partito Repubblicano, accusato dai democratici di non voler tenere abbastanza audizioni sulle malversazioni dei contratti.
Ricordiamo che il Congresso sta cercando, senza trovarle, le tracce di oltre diciotto miliardi di dollari ricavati dalla vendita del petrolio iracheno e finiti non si sa dove, visto che i risultati promessi dai contratti non risultano sul terreno.
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giovedì, 14 settembre 2006

Tsunami si chiude il conto con 300.000 morti

Si può tirare qualche somma.

Feb. 15, 2005 at 1:47 PM

 Dai 240.000 mosrti della sola provincia di Aceh, a qualche centinaio nella lontana Somalia, la stima finale si attesta intorno alle 300.000 vittime.

I soccorsi:
India e Sri Lanka non registrano problemi particolari, in Thailandia resta solo il problema dei lavoratori clandestini birmani che sono fuggiti perchè accusati di sciacallaggio e ancora non si fidano a tornare.
Alle Maldive tutto è tornato alla normalità, così come alle Andamane. In Aceh invece continua come prima e più di prima la repressione indonesiana sui sopravvissuti; lo tsunami ha eliminato un sedicesimo della popolazione, e raso al suolo la capitale della provincia, gli aiuti per ora non possono che assistere i profughi, relativamente poco numerosi.

Gli aiuti:
finora risulta che circa un terzo degli aiuti promessi sia arrivato o in arrivo per certo, gli altri due terzi restanti non si sà.
Il paese più "aiutato" è l'Indonesia, che con lo tsunami ha migliorato addirittura il suo rating internazionale,
Il più penalizzato la Somalia; per quanto poco colpito non solo non ha visto aiuti od assistenza, ma quest'anno riceverà meno aiuti in quanto il governo italiano ha destinato i fondi per i paesi in via di sviluppo alle vittime dello tsunami.
Non solo, approfittando delle devastazione le sue coste sono state invase da rifiuti tossici, scaricati davanti alle sue coste dai soliti trafficanti, intenzionati ad approfittare del caos provocato dal maremoto.
Da notare un particolare: in Somalia il maremoto è arrivato dopo molte ore, ma nessuno ha avvertito i somali, ma i vicini keniani si, infatti in Kenia non è morto nessuno.
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categoria: asia, emergenze umanitarie


giovedì, 14 settembre 2006

Latte in polvere: aumenti fino al 30%. Sbugiardato Sirchia

Un problema reale che si risolve con proposte d'immagine. Illusioni.

Feb. 14, 2005 at 4:54 PM

 Nella migliore delle ipotesi il ministro della Sanità Girolamo Sirchia si è fatto prendere in giro.
Nella peggiore sta prendendo in giro le mamme di tutta Italia. Il ministro dovrebbe sapere che sono cose da non farsi.

L'anno scorso è interventuo come un paladino dei poppanti e si è accordato con le multinazionali produttrici, in pompa magna, per sconti fino al 30% sul prezzo del latte.
Ora i Nas ci dicono che ci sono stati, al contrario, aumenti fino al 30%.

Non è una differenza da poco; il ministero risponde alle perplessità dicendo che le rilevazioni mostrano un aumento perchè a dicembre i prezzi erano calati molto.

Posto che il calo di dicembre non risulta affatto ai consumatori, il ministero non troverebbe strano che l'accordo strombazzato in televisione sia durato solo un mese?

La dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un racket che specula su una esigenza primaria è data dal successo delle iniziative per acquistarlo a prezzi più umani.
Aumentano i GAS (gruppo acquisti solidali), il latte Coop (in vendita solo nella GDO) va esarito, e si segnala una iniziativa interessante delle farmacie di Padova, che mettono in vendita il latte Bio a meno di 9 €.

Chiaramente questa notizia ha guadagnato un trafiletto in qualche giornale, nessun passaggio in televisione, ben poca cosa rispetto alle prime pagine con il ministro trionfante.
Dall'opposizione non si è mossa foglia.


ftr sul latte in polvere in cat. ecologie.
La notizia
http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=63367&doc=si
http://it.news.yahoo.com/050210/2/33xd8.html
http://www.emilianet.it/database/emilianet/emilianet2.nsf/0/2f341d2d7bf9702fc1256f9f0044cfa6?OpenDocument

Le farmacie di padova e il latte bio
http://www.greenplanet.net/Articolo7747.html

Latte Coop a ruba
http://www.rsinews.it/newsformat1.asp?news=568

Dicono gli agricoltori:
http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=304217

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categoria: italia, truffe, economie, salute in pericolo, ecologie


giovedì, 14 settembre 2006

Somalia, niente memoria per gli inutili negri.

Il buco nero della storia e delle nostre coscienze che ha inghiottito la Somalia.

Somalia, niente memo...
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Friday, Feb. 11, 2005 at 9:25 AM
Il rappresentante dell'opposizione italiana e candidato premier Romano Prodi, ha richiamato in questi giorni il paese a battersi contro le trasfigurazioni della realtà, operate attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa dalla maggioranza, e dal suo padrone. Tutti noi sappiamo di cosa stesse parlando, avendo trascorso gli ultimi anni a contrastare false visioni messe in scena per occultare veri e propri crimini contro la collettività, posti in essere dall'attuale governo.

Un salutare passo all'indietro ci può far rammentare la definizione che Berlinguer diede ai tempi del congresso socialista del Midas, quando affermò che una "banda di briganti" si era impadronita del Psi eleggendone Bettino Craxi segretario. Definizione per nulla campata per aria, certificata poi dagli sviluppi di Tangentopoli e dal veloce riorganizzarsi della "banda" attorno all'erede craxiano, il quale senza neppure l'impedimento di un partito, e grazie al controllo dei media, porterà a nuovi fasti l'arte italiana dell'inganno e della manipolazione popolare.

Affermazione, la mia, contraddetta dallo stesso palco da un altro dei capi dell'opposizione, l'on. Piero Fassino; che è parso riconoscere di nuovo in Craxi un padre nobile della sinistra. Sarebbe però ingiusto attribuire solamente a Berlusconi e ai piduisti suoi complici, il clamoroso successo grazie al quale sono finora riusciti a depredare l'Italia e a devastare le sue leggi.

La radice del male è molto più remota, il cancro era già molto sviluppato prima della discesa in campo dell'unto del Signore, lo ha dimostrato la sua stessa affermazione, inconcepibile in un paese sano. Berlusconi non sarebbe riuscito nell'intento senza la passiva complicità e la paurosa degradazione morale e qualitativa dei dirigenti dell'opposizione.

Le righe che seguono vi introdurranno in una vicenda che ci restituisce l'immagine di un ceto politico privo d'etica e di morale, in questo perfettamente allineato con la percepibile, e parallela, decadenza generale che interessa il nostro paese. Etica e morale, due parole antiche che occorre resuscitare per restituire ad alcuni avvenimenti la loro dimensione reale e trarne alcune conseguenze.

La storia che costituisce il filo conduttore di questo ragionamento è quella del disgraziato intervento umanitario in Somalia, cominciato nel dicembre 1992 e terminato il 21 marzo 1994 e ormai dimenticato da tutti, vedremo poi di capire il perché. La storia dell'operazione Ibis, o Restore Hope nella sua denominazione americana, è una storia che ci racconta di un disastro provocato in primis proprio da noi italiani; in questo senso la sua clamorosa rimozione non deve stupire molto.

All'inizio degli anni '90 la Somalia è in preda alla guerra civile. Diverse fazioni, riunite secondo linee disegnate dall'appartenenza ai clan tribali sono riuscite a rovesciare il dittatore Siad Barre, e si contendono il potere mentre la popolazione è sconvolta da una carestia. L'Onu, presenta una missione umanitaria scortata da caschi blu in gran parte pakistani e sovrintende alla diffusione degli aiuti con sempre maggiori difficoltà, fino ad essere attaccata pesantemente. All'appello di Boutros Ghali risponde un George Bush a fine mandato, promettendo l'invio di 25.000 militari e di mezzi all'occorrenza. Oltre alla motivazione umanitaria Bush indica anche la necessità della caccia al terrorismo islamico, dato in espansione nel Corno d'Africa.

La Somalia è un paese nominalmente musulmano.

L'Onu affiderà alla forza multinazionale costituita su base volontaria il compito di distribuire gli aiuti e di avviare la procedura di nation building "con ogni mezzo necessario", licenza che si rivelerà troppo ampia. Un regalo avvelenato per il successore, Bill Clinton, o un passo dell'espansione coloniale americana in Africa; in ogni caso a Bush Senior nessuno degli analisti del tempo riconosce alcun afflato umanitario. Si costituisce così un forza multinazionale destinata a rilevare la missione UNITAF, che sarà composta da una ventina di paesi al disperato soccorso dei somali che muoiono per fame come mosche.

Il panorama politico italiano è a quel tempo in piena rivoluzione; da un lato la fine del Pci segna la frantumazione del partito attraverso linee di frattura che corrono lungo diversità "politiche" ed "etiche" che rendono impossibile la permanenza sotto la stessa insegna dei vecchi compagni; dall'altro la fine della Democrazia Cristiana ci consegna l'immagine di un paese privo ormai di formazioni politiche di massa, nel quale i funzionari ed i burocrati dei due, ormai ex "partitoni", organizzano piccole formazioni destinate alla contrattazione permanente della loro sopravvivenza politica.

Il governo "tecnico" di Giuliano Amato decide così per la partecipazione del nostro paese all'avventura umanitaria. La decisione passa in cavalleria, contrari solamente Rifondazione Comunista e Rete; tra le motivazioni addotte c'è, infatti, la grave crisi umanitaria del paese, c'è il legame storico con la nostra ex-colonia verso la quale tutti dicono di sentirsi in debito, anche il precedente successo della campagna contro Saddam nel '91 concorre ad ispirare ottimismo; c'è infine il segnale della riabilitazione del passepartout colonialista, finalmente riutilizzabile dopo la caduta dell'impero sovietico: l'intervento civilizzatore. Si parte tra lo sventolio delle bandiere.

A nulla servono le proteste dei somali residenti in Italia, poco o nulla considerati, arrivano ad auto-censurarsi non appena cominceranno a morire i nostri soldati, timorosi di essere indicati come collaborazionisti. Da allora i sempre più numerosi interventi armati, occidentali, in paesi in via di sviluppo o in ogni caso non allineati con i desideri dell'Occidente, tornano ad essere leciti in nome dell'ipocrita altruismo al quale sono di volta in volta intitolati. Un mezzuccio razzista che pareva essersi dissolto dopo la delegittimazione subita negli anni '60, ai tempi della decolonizzazione, ma riesumato alla bisogna e senza opposizione dopo il crollo del blocco sovietico.

Un trucco esclusivamente semantico che, in questi anni, non ha trovato alcuna forza in grado di contrastare la narrazione bugiarda con la quale è imposto dai corporate media. Quali reali motivi, hanno spinto allora il nostro paese ad imbarcarsi nell'avventura somala correndo incontro al disastro? Se da una lato ci fu interesse a non lasciare mano libera ad estranei in Somalia, dall'altro ci fu il crollo totale d'ogni impostazione critica verso questo tipo d'avventure, ben riassunta in frase dell'epoca dell'on. Fassino: "Con le spedizioni militari - rivendicate in quanto tali - l'Italia acquisisce coscienza di sé".

A nulla valgono i pareri contrari di Usa ed Onu sulla partecipazione del nostro paese, la missione è battezzata Ibis ed i nostro valorosi partono dopo che gli americani sono sbarcati, e che è chiaro come non ci siano rischi immediati ed eccessivi. Su questi presupposti i nostri militari costituiscono i loro quartieri per conto loro in una parte diversa della capitale somala ed in alcune località del grande paese africano, la missione internazionale non ha un unico comando, ma solo un coordinamento trai i diversi comandanti sul campo. Mentre la distribuzione degli aiuti prosegue senza intoppi e resistenze, tanto da consegnare all'eterno ridicolo lo sbarco dei marines su una spiaggia affollata solo di telecamere e giornalisti, cova in realtà la tragedia.

I contingenti sul campo diventano, ogni giorno di più, meno neutrali, ed è ben presto chiaro che il previsto dialogo inter-somalo dovrà subire le ingerenze straniere. Al ruolo di arbitro dell'Onu si sostituiscono ben presto i paesi presenti sul campo con i militari, agendo ognuno secondo le rispettive politiche ed interessi nazionali. Dopo pochi mesi diviene evidente che Usa ed Italia supportano, ciascuna per sua parte, due fazioni somale rivali. Anche la Germania e l'Inghilterra coltivano interessi sul campo. Questo rimane il motivo fondamentale del fallimento della missione somala.

Un motivo che per quanto esplicitato dagli alleati non arriverà mai sul tavolo del dibattito politico italiano. I soldati italiani, appena giunti nel paese privi di chiare indicazioni politiche, si affidano alle indicazioni dei pochi italiani rimasti in loco dopo la caduta di Siad Barre. Il vecchio dittatore, complice dei craxiani nella sparizione di qualche migliaio di miliardi destinati dalla cooperazione italiana alla Somalia, era buon amico del pentapartito, e la sua scomparsa aveva lasciato gli interessi italiani nell'area orfani del principale riferimento. A comandare la missione l'ambasciatore Angelucci ed il generale Loi, sicuramente fedelissimi della prima repubblica.

Il nostro contingente si lega immediatamente ad alcuni elementi poco raccomandabili, mettendo le basi del fallimento fin dall'arrivo nel paese; con il tempo si scoprirà che nel paese africano sono in realtà i nostri servizi segreti a menare la danza, con un folcloristico giro di mafiosi, piduisti, mercanti d'armi e di rifiuti tossici, il peggior pattume del sottobosco monarchico e fascista rimasto legato da nostalgie africane e partner in traffici di ogni tipo con pezzi dello stato, galoppini del pentapartito e faccendieri di ogni risma.

Armi transitano per gli snodi controllati dai nostri militari versi i signori della guerra. Oscuri italiani, noti argentini, notissimi siriani pompano armi nel paese, faranno lo stesso in Yugoslavia, ora in Iraq; nessun intervento coloniale prescinde dalla fornitura di armi ai propri "alleati" in loco, non è un caso che questi personaggi prosperino. Apparentemente privo di guida politica il nostro contingente si assicura i servigi di Giancarlo Marocchino, un cittadino italiano che deve al sua fortuna somala all'essersi impadronito dei mezzi lasciati dalle aziende italiane all'indomani della fuga seguita alla caduta di Siad Barre. Quei mezzi, pagati con fondi pubblici italiani, il contingente li affitta da questo personaggio coinvolto anche in traffici d'armi e rifiuti tossici.

Gli americani scelgono i modi bruschi con chi non collabora, i nostri abbattono le capanne per perquisirle più velocemente, o belgi si impegnano in una battaglia per conquistare una città al Sud; gli stranieri diventano per tutti i somali degli invasori. La situazione degrada velocemente ed esplodono vere e proprie battaglie a Mogadisco come nel Sud. Questo accade, e nel '93 il 14 luglio, Il ghanese Kofi Annan, vice di Boutros Ghali e responsabile delle operazioni di peace-keeping dell'ONU, intima al Governo Italiano di sostituire il Gen. Loi alla testa del contingente.

Annan ottiene che l'Italia cambi sia il comando militare che quello civile. L'Ambasciatore Enrico Augelli rientra a Roma per consultazioni. Viene sostituito temporaneamente da Mario Scialoja; il generale Loi sarà avvicendato dal generale Fiore. Il successivo 30 agosto, prima azione di 400 Rangers del Delta Force fatti giungere in Somalia dal Presidente Usa Bill Clinton allo scopo di catturare Aidid. L'azione finisce in una farsa, anziché catturare il generale prelevano nove membri dell'ONU coprendosi di ridicolo.

A provocare la rivolta somala è la pretesa americana di voler arrestare il generale Aidid, principale "signore della guerra" somalo e la combinata contrarietà italiana al piano. L'ennesimo tentativo americano nella caccia ad Aidid si traduce nel disastro raccontato nel film "Black Hawk down", troppo per Clinton, che decide il ritiro delle truppe Usa, che determina a cascata la fine della missione.

Oggi quello scontro viene raccontato come un agguato subito da terroristi.

Emergono diffusi casi di soprusi e di maltrattamenti sulla popolazione da parte della forza multinazionale. Saranno scoperti casi di tortura ed abusi operati dalle forze italiane, canadesi e del Belgio. Un'inchiesta Onu ne renderà le dimensioni impressionanti. Nel 1994, Governo Ciampi, si conclude la missione nel disonore, il corpo di pace rientra avendo fallito l'obiettivo, a carico dei circa 12.000 avvicendatisi emergono gravi accuse di torture alla popolazione somala e di grave improvvisazione politica; l'emergere, anche in tempi successivi di queste gravi accuse porterà alla nascita della Commissione Gallo.

Oggi, a distanza di anni, siamo in grado di affermare che su tutti gli avvenimenti legati alla Somalia sia stata stesa una pesante coperta di omertà istituzionale e civile, che ha consentito a tutti coloro i quale commisero errori, omissioni o anche gravi delitti di uscirne impuniti e puliti. Tutti la commissioni parlamentari ed i procedimenti giudiziari aperti a fronte dell'evidenza dei crimini italiani commessi nel paese somalo indicano colpevoli che non verranno mai puniti.

Questa colossale opera di rimozione è stata resa possibile dalla conclamata convergenza di maggioranza ed opposizione sul punto che fosse meglio per tutti non parlarne più, agevolata in questo dal precipitare del livello del controllo democratico nel nostro paese e della capacità di conservare memorie condivise di fatti tanto dolosamente occultati.

In tutta questa storia emerge, ad ogni livello, la consapevolezza che le cose sarebbero andate in maniera molto diversa se il nostro paese non fosse intimamente razzista, e la nostra classe dirigente assolutamente compromessa. L'analisi degli avvenimenti non offre altra spiegazione. Alla colossale vergogna per il nostro operato in Somalia, ci troviamo ora ad aggiungere l'incapacità di un paese che si vuole democratico, di punire responsabili di gravi crimini e di far i conti con i propri errori e miserie. L'avventura somala ci ha consegnato un quadro devastante.

L'Italia è responsabile di gravi crimini commessi da suoi cittadini in territorio somalo.

Il più grave di tutti è sicuramente rappresentato dall'aver trasformato la Somalia nella pattumiera dei rifiuti tossici italiani. Nero su bianco, si parte da un contratto firmato dall'allora ministro di Siad Barre, dichiarato illegale dalla comunità internazionale, e si procede attraverso la sparizione di 1/3 dei rifiuti tossici prodotti nel nostro paese. Non sono finiti tutti in Somalia, esistono decine di organizzazioni che si occupano di questo affare, caterve di rifiuti vengono dispersi anche sulle nostre campagne o in altri paesi. Il traffico di rifiuti verso paesi del terzo mondo, viene difeso come legittima opportunità di affari dagli imprenditori che risultano coinvolti, e che hanno spiegato bene che fino a che potranno non avranno alcuna remora a trasformare in pattumiera tutti quegli stati che non si opporranno con le unghie e con i denti.

Faccendieri argentini, italiani, svizzeri, rivendicano il diritto di lucrare sulla inesistente resistenza dei paesi in dissoluzione e continuano a farsi beffe delle leggi. Cosa meglio di paesi come la Somalia, o Haiti, o il Mozambico, nei quali non esiste organizzazione statale e contrasto? Il business si perfeziona utilizzando i mezzi che portano i rifiuti per rifornire di armi i referenti locali, sempre alla ricerca di maggior potenza bellica in questi casi.

Uno dei più clamorosi tra questi accordi prevedeva la trasformazione di un cratere nel Sahara in pattumiera; andò a monte perché il Marocco temette un rafforzamento bellico del fronte di librazione Polisario, e denunciò l'accordo che pure aveva sottoscritto. L'evidente amoralità di questo commercio ha portato all'adozione di diverse convenzioni internazionali; delle quattro principali il nostro paese ne ha recepite solo una. Le convenzioni vincolano i paesi produttori di rifiuti a non esportarli nei paesi non-produttori.

Le quantità ipotizzabili nel caso della Somalia sono imponenti, si parla di navi e mezzi della cooperazione usati per il trasporto, e di tre enormi discariche servite proprio da quella strada che ingoiò tanti dei miliardi della cooperazione. Quello che è sicuro è che il traffico prosegue ininterrotto dagli anni ottanta fino ad oggi, è appena scattato l'allarme perché ci sarebbe un boom della dispersione in mare lungo le coste somale, approfittando dello tsunami si butta tutto.

I somali sono sfigati, dopo lo tsunami a loro non mandano aiuto, ma rumenta radioattiva; lo Yemen, che ha le coste di fronte, registra continui arrivi di fusti poco raccomandabili. Se poi uno volesse andare a fondo, scoprirebbe che quest'anno, i fondi destinati alla cooperazione, e quindi anche alla Somalia, andranno incredibilmente alle vittime dello tsunami, quelle asiatiche però. E' la generosità di Mr. Berlusconi, che finge beneficenza e ancora una volta non indigna quasi nessuno. Altra simpatica angheria ai somali.

Tutto questo in Italia non interessa a nessuno, tranne che a qualche commissario d'opposizione e agli amici della cricca mafiosa che regola il traffico.

I pochi magistrati impegnati sul caso dei rifiuti dicono di combattere "a mani nude contro i carri armati"; il nuovo regime delle prescrizioni consegnerà tutto all'oblio. Un dato che nessuno è ancora riuscito a produrre, e che probabilmente nessuno vorrà mai produrre, è quello del numero di somali che sono morti o moriranno a causa di questa pratica selvaggia. Non è una dimenticanza casuale, anche i morti per mano dei peacekeeper internazionali non li ha contati nessuno. Esiste una stima americana che li valuta, al minimo, intorno ai diecimila. In Italia non ce ne siamo accorti, ma le poche decine di vittime "occidentali" hanno avuto molto più risalto delle centinaia di pakistani, e hanno oscurato del tutto le vittime somale.

Come succede ora per la guerra in Iraq.

Il fiasco della missione ha consigliato una diffusa omertà, Usa ed Italia non hanno incontrato critiche fragorose da parte di chi condivide gli stessi peccati. In fin dei conti, sarebbero morti lo stesso per fame senza l'intervento internazionale, no? Si poteva sicuramente far meglio, ma nella nostra epoca nessuno si cura dei dettagli. Quanti somali hanno ucciso gli italiani negli ultimi venti anni con le loro scelte politiche? Il nostro paese ha un altro grosso debito morale con la Somalia. Come per belgi e canadesi i nostri soldati furono oggetto di gravi accuse in merito a torture e a vessazioni sulla popolazione. Mentre il Belgio ha condannato a cinque anni i due soldati colti sul fatto, ed il Canada ha sciolto il corpo dei paracadutisti che abusarono dei somali, il nostro paese non ha punito in alcun modo i clamorosi episodi di tortura, emersi in un articolo di Panorama del 1997. Le foto prese dai nostri paracadutisti mentre attaccavano elettrodi ai genitali di un somalo, o mentre stupravano una somala con un razzo illuminante finirono nel nulla.

La Commissione Gallo, costituita per chiarire le gravi notizie circolate sulla missione, ed i suoi componenti andrebbero in questo senso indicati ad esempio superbo di ipocrisia colonialista di ritorno.

La Commissione - accerta e certifica - che vi furono torture, stupri, abusi diffusi sulla popolazione. Accerta anche il totale fallimento della catena di comando, come il coinvolgimento di alcuni ufficiali nelle vessazioni.

La Commissione lamenta che non esista nel codice italiano il reato di tortura.

La Commissione dice che i soldati erano abbandonati, senza controllo sul morale, e che è difficile procurarsi testimonianze dei somali.

La Commissione dice che la visione della cassetta "Good morning Somalia" allegata a Panorama, ha generato numerose indagini, e diffuso sdegno tra i commissari.

La Commissione lamenta ostruzioni alle sue indagini.

La Commissione accoglie la considerazione che aver mandato un corpo di esaltati giovanotti in un tale pandemonio senza alcuna guida non sia stato un segno di lungimiranza. La commissione prende atto che alcuni procedimenti disciplinari (500 su 12.000 militari che hanno partecipato nel tempo alla missione) e processi sono in corso.

La Commissione segnala come sia stato un errore non aver mandato i carabinieri a tenere a freno soldati non adatti a relazionarsi con la popolazione civile. La commissione riconosce che i nostri soldati fossero sottoposti ad un grave - stress -. E basta.

La Commissione non prende alcun provvedimento, né trasmette atti alla magistratura. I procedimenti a carico dei paracadutisti riconosciuti nelle fotografie finiscono con un solo soldato che gode della prescrizione.

I politici commentano i vari passaggi distrattamente. Non solo. Cala il silenzio totale, i riferimenti alla vicenda vengono dimenticati; negli anni i media dimenticheranno di celebrare l'avventura o di dedicare inchieste a questo incredibile groviglio di orrori. Solo Rai3 e RaiNews, tra tutti i media pubblici e privati, si interesseranno agli avvenimenti. Anche su Internet c'è poco. Tra quel poco che si trova ci sono le voci dei siti riferibili a paracadutisti, nei quali la verità storica viene trasfigurata. Si parla addirittura di "onore recuperato" a seguito di una pseudo-perizia effettuata da un ufficiale, che stabilirebbe, bontà sua, che le foto di Panorama fossero false.

Ipotesi curiosa ripresa anche dalla stampa. Peccato che la "perizia" consista semplicemente nell'osservazione delle foto e nelle agghiaccianti conclusioni dei suddetti ufficiali, secondo i quali il somalo non era torturato, gli avevano attaccato i fila ai genitali per "motivi sconosciuti"; e la somala stava in realtà inserendosi da sola un razzo nella vagina, lo direbbe la sua mano sul razzo. Perizia che, chissà perché, i due valenti caballeros non hanno pensato di produrre in tribunale al tempo del giudizio, strane storie.

Di somali uccisi non parla nessuno.

Nessuno può negare che se a "godere" del razzo fosse stata una ragazza bianca e magari bionda, difficilmente la faccenda sarebbe finita così.

Senza vergogna...

A titolo di esempio: i canadesi hanno riconosciuto le loro responsabilità, hanno sciolto il corpo dei paracadutisti perché, dicono, l'esaltazione con la quale vengono nutriti i corpi speciali crea persone che si ritengono superiori e finiscono per perdere la coscienza dei limiti imposti ad un comportamento civile. Il fatto che il corpo attirasse persone dalla bassa scolarizzazione, da zone remote del paese, per trasformarle in macchine da guerra, portò alla conseguenza logica di farne degli inadatti ai contesti nei quali fossero necessarie relazioni con i civili. Grave anche che gran parte di questi divenga dipendente delle grosse Compagnie Militari Private dopo il congedo, PMC nelle quali si fonde finalmente la potenza economica con il controllo di quella di fuoco con effetti devastanti. Unica scusante, l'essere spesso coinvolti in esercitazioni con i colleghi americani, portatori di una "mentalità da gang".

La decisione dello scioglimento fu logica conseguenza, e riparazione della vergogna. Il Canada non è un paese comunista, è semplicemente dotato di standard morali che da noi sono declamati al vento. Nel nostro paese venne timidamente chiesto lo scioglimento della folgore, ma non se ne fece nulla. Se consideriamo come quegli eventi siano oggi ricordati, viene da pensare che non solo i paracadutisti non abbiano imparato niente dalla loro esperienza in Somalia, ma anche che a nessuno di loro sia mai venuto in mente di esprimere alcun dispiacere per le vittime somale.

Tra le tante efferatezze c'e poi un vezzo; nessuno pensò ad alcun sostegno psicologico o terapia per menti tanto sconvolte; una procedura comune nei paesi civili, da noi non ci ha pensato nessuno. Se a questo aggiungiamo che alcuni degli elementi presenti in Somalia parteciperanno con eguale entusiasmo al festival cileno durante il G8 a Genova, e che ora sono imputati di reati gravissimi, possiamo ben dire che la dimostrazione di civiltà impartita dal Canada fosse non solo etica, ma addirittura economica. Il Canada non si è astenuto nemmeno dal punire i militari che hanno tentato di minimizzare i fatti o resistere alle inchieste.

I militari e gli ufficiali dei servizi presenti in Somalia hanno mentito estesamente e dolosamente, nessuno è stato punito per questo, neppure il medico che pare aver consigliato di applicare gli elettrodi ai genitali del somalo, perché contengono liquidi e conducono meglio l'elettricità.. A oggi possiamo dire per certo che i nostri soldati abusarono diffusamente della popolazione somala, che nessuno di loro è mai stato punito, e che nessun governo italiano, o politico italiano, ha mai chiesto scusa al popolo somalo.

La verità certificata dalla Commissione Gallo, appare oggi sconosciuta, a destra come a sinistra, tanto che si parla da "presunte torture" a destra come a sinistra; mentre le azioni dei somali vengono definite opera