mazzetta

Ce la possiamo fare...
sabato, 19 agosto 2006

Quando Berlusconi ci piace davvero. Solo lui puo' osare.....

Ma...... la "punizione esemplare", che il nostro premier ha chiesto per i soldati americani, in cosa consiste?



A rigor di logica, secondo le leggi militari statunitensi: la mancanza di riservatezza, l'aver disobbedito agli ordini (caso 1), l'aver infranto ogni genere di legge e convenzione, uccidendo e portando a compimento veri e propri crimini contro l'umanità;
non potrebbero che portare a considerare la pena massima, non potendo alcuna attenuante abbassare una pena di secoli, se comminata secondo i vari capitoli.

Ergastolo quindi, secondo il Tribunale Penale Internazionale, che pero' gli Usa non riconoscono e dalla quale si sono procurati "licenza" da diversi paesi con vari sistemi.

Pena di morte qualora il verdetto dovesse essere comminato in sede americana, anche se in questo caso la corte dovesse essere militare.

Una quarantina di ergastoli o di esecuzioni per "lavare l'onore?"

Questo ha chiesto Berlusconi?

Chi glielo fa' sapere?

Solo Berlusconi è cosi' capace di pestare merde senza neanche accorgersene. Domani qualcuno glielo spiegherà.

L'unico leader al mondo che si è azzardato ad agitare la forca sul collo dei carcerieri americani.
Tutto il mondo è agghiacciato dal fatto che si trattasse di un sistema, e lui irrompe sulla scena internazionale chiedendo a gran voce che le ire dei "Giusti" calino inesorabili, ovviamente sui fantaccini: "Ecco l'agnello di dio che toglie i peccati dei Leaders".
Raccapricciante nel cattivo gusto e nell'indelicatezza di comandare in casa d'altri.
Come un bambino: "io non c'entro, è stato lui! Punisci lui!"
Diplomazia da cortile.
Un dato interessante è che ci ha messo qualche giorno per fare questa figura, lo avranno pure aiutato.

Domani grasse risate con le reazioni americane, non mancheranno le voci patriottiche che lo inviteranno a farsi i casi suoi, nemmeno quelle che questi casi si affretteranno a ricordare.

Persone inadeguate in posti sbagliatissimi, quando ci si degnerà di rimuoverle non è dato saperlo, non ci resta che osservarne le gesta.


Caso 2.
Hanno ubbidito agli ordini.
Per loro cambia poco o nulla, il politico che dovesse essere riconosciuto responsabile diretto di un tale stato di fatto, con la compagnia dei generali coinvolti, incorrerebbe nelle medesime accuse e rischierebbe le stesse pene.

Tutti questi soggetti dovevano sapere di operare al di fuori di tutte le leggi umane, quindi sono assolutamente corresponsabili, a loro pare anche estendibile l'accusa di tradimento, risultando evidente l'offesa che hanno recato a quelle leggi alle quali hanno giurato obbedienza con la mano sulla Bibbia.

Altri ergastoli, come minimo, Mr Berlusconi si rende conto che potrebbe aver chiesto l'ergastolo per Rumsfeld?

May. 10, 2004 at 11:59 PM

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categoria: italia, trash


sabato, 19 agosto 2006

Azione contro il console a Bologna.

Cariche immotivare e cassonetti bruciati.


Polizia e Carabinieri schierati davanti alla John Hopkins university erano pronti ad affrontare la contestazione al console britannico.

Una mini-carica a freddo appena giungono i primi contestatori, poi la decisione, nell'imminenza dell'arrivo del diplomatico, di caricare piu' pesantemente la contestazione.
Nel mezzo informazione ai passanti, e alcuni studenti dell'università americana che escono e si confrontano con i manifestanti, dicono tutti che la maggioranza degli studenti Usa è contro la guerra.

Piccoli numeri, un centinaio di persone da una parte e dall'altra.
Come spesso accade qualche funzionario decide di esagerare, ecco allora che camionette della PS irrompono rombando sulla scena, urtando i cassonetti posti in mezzo alla strada e caricando con piu' decisione, di fronte alle facce perplesse che dalla terrazza dell'università e dal vidìcino giardinetto assistevano all'evento.

Alcuni contestatori hanno poi appiccato il fuoco ad alcuni contenitori dei rifiuti posti di fronte ai valorosi difensori del diplomatico.

La manifestazione è durata un paio d'ore, nessun ferito a parte qualche contuso da parte di qualche puffo troppo zelante.
Visto volare anche un pietrone lanciato dai poliziotti contro i manifestanti e finito su un'auto parcheggiata.
Il pietrone è stato restituito al funzionario, il quale richiesto di spiegazioni ha sentenziato "....guardate quanta roba hanno tirato loro", desolante.

Ancora più desolante il fatto che a 200 metri dall'accaduto, in piazza Verdi, nessuno tra gli studenti abbia sentito il dovere di interrompere il sacro rito dell'aperitivo.

May. 10, 2004 at 8:34 PM
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categoria: bologna, repressione


sabato, 19 agosto 2006

Richard Hollbrooke: "Ora dobbiamo ammettere che la posizione americana è insostenibile" N.Y. Times:


N.Y. Times: "E dopo le scuse?.........." Il. Gen. Maggire Charles H. Swannack Jr., comandante della leggendaria 82nd Airborne Division: "Strategicamente stiamo perdendo....". La guerra puo' essere vinta militarmente, solo molto dopo che il popolo americano

Si fa avanti nei politici americani la convinzione che la vicenda delle foto significhi la fine dei piani e delle attese americane sull'Iraq, almeno nei termini nei quali erano pronunciati fino alla settimana scorsa.
La guerra potrà essere vinta militarmente, solo molto dopo che il popolo americano si sarà stancato di sostenerla.
Gli iracheni ostili sembrano in grado di reggere a oltranza e di combattere qualsiasi governo fantoccio, la stess possibilità di mantenere a lungo basi americane in iraq pare tramontare di fronte all'evidenza.

Lo stupore americano non è per le torture, ma per la constatazione che la guerra è stata persa nel giro di una settimana sul terreno più difficile, quello dell'apparente primato morale.

Da molti, e da molto tempo, questo supposto primato è contestato confrontandolo con realtà desolanti. Il controllo dei mainstream, i flussi della comunicazione, affidato a sacerdoti che non hanno nulla da invidiare ai talebani, in quanto a fanatismo, ha ceduto di schianto in quest’occasione, ma gia da qualche tempo faceva acqua, troppa acqua.

Mai come in questa settimana Bush è apparso simile a Saddam Hussein, torture e rappresaglie contro la popolazione irachena, molti si chiedono, senza ironia, dove sia la differenza.

Il sistema verso il quale si spinge la politica planetaria, ed il gruppo di potere che ne sostiene l'attuazione, pagano l'insostenibilità pratica di una truffa spacciata per ideologia.
L'arroganza assurta a sistema, la negazione della verità e della dignità delle opinioni altrui; il costante impoverimento dei tessuti sociali, ovunque sul pianeta, non potevano che generare mostri.

Combattere la cultura, ostacolare l'alfabetizzazione, promuovere la diffusione di un sistema di valori puramente mercantili, eliminare i diritti collettivi e le protezioni al bene comune, e ai deboli, porta inevitabilmente alla crescita del tasso di "incivili" sulle strade che percorriamo ogni giorno.

Persone che non possono godere dei vantaggi accumulati nei millenni dalla cultura umana, percorsi da insicurezze mostruose, sempre in balia del prepotente di turno, persone con nulla da perdere.

Il caso delle torture diventa allora la dimostrazione di un evento nel quale convergono parecchi tratti caratteristici del nostro tempo, la fotografia che risulta è, per gli americani e anche per parecchi altri, quella di un momento nel quale ci si accorge che tutto è molto diverso da come si credeva che fosse, la cruda realtà.

La cruda realtà parla di società che non sanno educare i propri figli, i propri cittadini.
La realtà parla e spiega, con l'evidenza, che la guerra è un atto "politico" per eccellenza; demandarne l'esecuzione al "business" è, oltre che immorale, profondamente controproducente.
Una guerra deve essere condotta seguendo un filo ininterrotto di motivazioni e di stili comportamentali, in particolare una guerra moderna assediata dall'attenzione dei media. La catena di subappalti vergognosi visti in Iraq è capace di disintegrare qualsiasi tensione morale, l'immagine che offre ai "beneficiati" dall'occupazione, e al "pubblico" mondiale, è desolante. Anche chi vive come immerso in un reality show, si accorge che qualcosa di grosso non funziona.

I soldati americani, alfieri della democrazia, non sono diversi dalla gran massa dei loro coetanei civili.
Un’ignoranza cosmica del loro pianeta, della storia, della cronaca; dotati d’invisibili baluardi etici al loro interno, fanno trionfare nelle loro rappresentazioni esteriori lo scimmiottamento di modelli da telefilm. Su di loro, improvvisa, si schianta la realtà, quella che non conoscevano, che neppure sospettavano.

Non è per nulla strano che il Pentagono, tanto attento a censurare le foto "ufficiali" delle bare dei caduti americani come a negare l'esistenza di statistiche su caduti iracheni, sia stato fregato dalla coglionaggine di questi aguzzini improvvisati.

Sono gli inconvenienti della precarizzazione, si acquisisce personale meno specializzato e motivato per pagarlo meno, alla fine, spesso, i conti non tornano.
Da che mondo è mondo, i militari coinvolti in crimini di guerra, hanno sempre tentato di nascondersi come banditi e di negare le loro azioni finché possibile.
I torturatori di tutte le epoche hanno sempre saputo che quello che facevano era un atto inumano e hanno preferito l'anonimato ed il nascondimento delle loro imprese. Se non altro per sottrarsi a possibili vendette.
Niente di tutto ciò ha sfiorato i boys & girls americani, troppo intenti a scattare i loro trofei e a scambiarseli sul web, riprodurli su disco, scambiarseli. Il fotofeticismo digitale, indotto dalla comunicazione commerciale, trabocca il muro della censura, entra nel web e da li' zampilla sui giornali, le TV, il Congresso.

Nemmeno il sospetto che qualcuno potesse usarle contro di loro.

Incredibile. Nessuno di loro temeva alcun tipo di conseguenza.


Nessuno, nemmeno tra gli ufficiali, ha ritenuto fosse il caso di far loro notare questo tipo di cautela, grave errore.
Le gerarchie militari non hanno capito che ai loro ordini hanno i soldati perfetti, completamente privi di scrupoli morali, purtroppo la loro efficienza operativa paga dazio nei momenti di relax, o di fronte ai grandi dilemmi morali che la guerra pone agli uomini.

L'immagine terrificante dei nostri "bravi ragazzi del primo mondo" è quella di persone prive di qualsiasi senso morale.
Molto più preoccupante è poi il fatto che, oltre a non "sentire" intimamente il disvalore delle loro azioni, siano evidentemente all'oscuro della rilevanza morale di tali azioni per il resto dell'umanità.
Una soldatessa coinvolta nei fatti si è detta stupita; le hanno dato da leggere la Convenzione di Ginevra, ha sottolineato gli articoli, leggendoli per la prima volta, nei quali si riconosceva descritta in comportamenti proibiti.
Al termine della lettura ha ammesso di averne violati, e visti violare: "Un sacco...."
Solo allora ha cominciato, vagamente, a capire.

Questa è la vera Caporetto americana, paradossalmente la guerra irachena è un sotto-problema, un evento in un quadro fuori controllo.
Gli Stati Uniti perdono in questa settimana il loro primato morale.
Si sono dimostrati incapaci di crescere e formare i loro cittadini, si sono rivelati per un enorme paese in balia del denaro e poco più. Nessuna moralità, solo primato militare, ormai nudo.
Un brivido percorre l'occidente, dalle autostrade informatiche la verità è finita sulle tavole delle famiglie,
di tutto il primo mondo, che dovrebbe porsi parecchie domande a questo punto. Tutto cio' è inevitabile?

Tante domande senza risposte, come quella di oggi sul N.Y.Times: "E dopo le scuse?".

Proprio così, dopo le mezze scuse che si fa?

E' cambiato tutto, all'improvviso, ci si riconosce colpevoli, stupiti come gli stessi torturatori.

Anche chi conduce la danza sui media è perso, la linea ufficiale, esile e ancora piu' irritante, non offre appigli di fronte allo sfascio, allo sperpero del proprio onore.
Si, l'America ammette di aver perso l'onore, e si chiede se ormai sia possibile recuperarlo.

Il resto del mondo si chiede chi abiti nella casa di fianco alla propria, quali mostri stia creando il modello sociale mercantile ed elitario spacciato per geniale intuizione dai venditori di fumo, dai nani e dalle ballerine, che presto troveremo sulle schede elettorali.

Nessuna idea, nessuna cultura comune, se non il vuoto culturale e morale.
Tutto è solamente in balia dei progetti di chi vuole moltiplicare il proprio denaro, fine delle regole.
Caporetto.

May. 09, 2004 at 11:47 AM

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categoria: stati uniti, guerra


sabato, 19 agosto 2006

Parte il Giro dei Tossici.

Parte oggi la Critical Mass più "tossica" d'Italia.


Il giro rosa porterà per il paese centinaia di coloratissimi drogati, in un torneo tra medici, chimici e stregoni.

Il Giro d'Italia rappresenta la vetrina di uno sport che si affida ai trucchi ed agli intrugli, promuovendo un giro d'affari enorme e proietta anche sul dilettantismo, l'ombra del doping, dello spaccio e dell'operato di medici con gli stessi scrupoli etici di Mengele.

L'immagine di uno sport che nessuno potrebbe desiderare, che costringe anche i minorenni che si accostano alla bicicletta a fare ricorso a "bombe" chimiche e pratiche contrarie a qualsiasi principio legale, etico e medico.
Migliaia di minorenni drogati, altre migliaia di dilettanti che insieme alla maglieta del Campione prendono anche gli stessi intrugli.
Questi sono gli spacciatori che vorrei vedere incarcerati, la pietosa difesa del doping come "endemico" non convince nessuno. Il ciclismo non verrebbe snaturato, e non perderebbe in bellezza, se le gare si tenessero sul filo dei 50 Km all'ora invece dei 70.

Dovrebbe essere una gara tra esseri umani, non tra macchine biologiche sperimentali nelle mani degli stregoni e degli spacciatori.

May. 08, 2004 at 1:43 PM

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categoria: italia, decultura


sabato, 19 agosto 2006

Terrorista o capro espiatorio? Avvocato americano nei guai.

E' un ex commilitone del famoso capitano James Yee, il "cappellano" musulmano accusato di tradimento, spionaggio ed altro, e poi assolto con tante scuse.

Sembra un ennesimo caso di persecuzione.

Tutto nasce da una impronta rinvenuta sulla sacca di detonatori trovata dagli spagnoli dopo l'attentato di marzo.

Mentre ancora le polizie dei 2 paesi discutono se possa essere sua l'impronta, l'Fbi ha sospettato potesse darsi alla fuga e ha agito.

Incarcerato senza accuse formali, perquisito, conti e carta di credito bloccate.

Ma perchè?
Brandon Mayfield, 37 anni, dal 2000 avvocato, è un americano che ha sposato una egiziana convertendosi all'Islam.
Ha fatto parte del collegio di difesa di un gruppo di "islamici" ingiustamente accusati e poi assolti.
Molto critico verso i "sistemi" in vigore dopo il 9/11, raccontava sconvolto alla famiglia come fosse possibile per il governo commettere ogni genere di abusi.

Ora, sul semplice dubbio di una impronta non sicura è stato inghiottito dall'FBI e dal sistema repressivo, e prova sulla sua pelle gli orrori che andava denunciando.

Nessuna accusa, sarebbe solo un "testimone materiale", forse a causa dei contatti con qualche islamico assistito occupandosi di pratiche relative all'immigrazione.
Secondo i suoi parenti Mayfield, ex tenente, non esce dagli Usa da più di 10 anni, e non ha mai espresso favore verso le politiche del terrore islamico.

Probabilmente l'ennesimo innocente messo in mezzo per mostrare che i servizi Usa "si danno da fare".

May. 08, 2004 at 11:39 AM

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categoria: stati uniti, war on terror


sabato, 19 agosto 2006

al Sadr respinge le scuse e chiede tribunali iracheni per i torturatori.

Intanto emergono storie di abusi sui lavoratori indiani.

In un comunicato diffuso oggi Moqata al Sadr ha respinto le scuse di Bush, e chiesto pubblicamente che i torturatori vengano giudicati da tribunali iracheni, il che, legalmente, rappresenta una richiesta più che legittima.

Nel frattempo un suo fedelissimo arringava i lavoratori del mercato sostenendo che chiunque catturi una donna donna occidentale è legittimato a tenerla come schiava, come condizione di reciprocità per le donne irachene stuprate, e oggriva una taglia di 350usd. per la cattura di un occupante e 150 usd. per la semplice uccisione.

Dall'India invece arrivano storie di abusi ai danni dei lavoratori indiani impiegati nei campi Usa.

Oltre 3.5 milioni di indiani lavorano nei paesi del Golfo, dall'inizio della guerra in Iraq migliaia di loro sono partiti per l'Iraq, portati da caporali senza scrupoli, dietro la promessa di stipendi sui 1000/2000 usd. lavorando alla logistica dei campi militari americani.

Alcuni lavoratori indiani, "fuggiti" dall'Iraq, riportano storie di abusi e di promesse non mantenute, dagli stipendi ridotti a miseri 200 usd, a botte ed umiliazioni per i lavoratori, tutti pagati "in nero" e privi di alcun diritto.
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categoria: iraq, guerra


sabato, 19 agosto 2006

Il "Cavallile" di Taormina.

Esilarante Report.

Il "Cavallile&q...
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Il noto cabarettista e proncipe del foro, Carlo Taormina, ha dato spettacolo in TV.

Beccato alcuni mesi fa in cornice scintillante ed atteggiamenti sprezzanti verso il popolino, rivendicando l'uso spregiudicato e sostanzialmente arbitrario delle indennità parlamentari, al secondo round con Report cambia tattica. Evidentemente consigliato rivoluziona l'approccio.

Abiti dimessi, profilo basso, banalizzazione, cerca di far capire, umilmente, che per lui i soldi percepiti dalla Repubblica sono una goccia nel mare, e che sulla questione dell'incomptibilità con la professione ha cambiato idea, da persona intelligente. Comunque non interromperà la professione.

Scivola pero' nel grottesco quando, con la consueta faccia di tolla, esagera e si spaccia per benefattore.

Come fa beneficienza Taormina?
Lasciando che la moglie usi lo stipendio da parlamentare per mantenere un canile.
Taormina denuncia 25 cani assistiti.

Palla alzata e Report implacabile schiaccia: visita a casa di Taormina e intervista alla moglie con visita alla proprietà, la signora Taormina, da perfetta padrona di casa, svela il suo regno alla TV.
Casa grande, parco, piscina chiusa per l'inverno, cavallo, giardiniere, qualche cane, area maneggio, stalla intuibile; per i cani una gabbia dove ve ne sono chiusi tre, con altri quattro o cinque in giro.
La moglie è evasiva sul costo del "canile", che comunque non pare in grado di superare lo stipendio del giardiniere, del mantenimento del cavallo o della piscina. I quasi quindicimila euro della Repubblica non corrono il rischio di finire nelle fauci dei botoli.

"Io faccio beneficenza!", non gli fa schifo mentire su niente, il prototipo del bugiardo patologico.

May. 06, 2004 at 10:30 PM
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categoria: italia, trash


sabato, 19 agosto 2006

Ora anche gli italiani attaccano Al Sadr, con strani esiti.

Surreale il TG3.



Il Tg3, ma c'è da giurare che anche altri media seguiranno l'esempio, ha dato conto di una operazione dei soldati italiani contro i miliziani di al Sadr.

I nostri soldati combattono scontri surreali.

Miliziani sciiti armati di kalashnikov e lanciarazzi, una violenta battaglia in 2 riprese con rinforzi che accorrono da entrambe le parti.

Alla fine i nostri rientrano (si ritirano?).

Bilancio: una camionetta (nostra) incendiata e un soldato (nostro) ferito dalla sua mitragliatrice inceppata.

Migliaia di colpi sparati e come al solito neanche una vittima.

Guerra virtuale, guerra di menzogne.
Oggi pomeriggio non è morto nessuno, si sono sparati selvaggiamente e nessuno è rimasto ucciso.

Abbiamo dei soldati incapaci o dei giornalisti reticenti?

May. 06, 2004 at 7:16 PM

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categoria: italia, iraq, media, guerra


sabato, 19 agosto 2006

Cinque infermiere bulgare e un palestinese, condannati a morte in Libia.

Accusati di avere infettato con il virus Hiv 400 bambini.

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Una sentenza assurda.

Sono state condannate a morte, dal tribunale di Bengasi, 5 infermiere bulgare ed un medico palestinese con l'assurda accusa di aver infettato volontariamente, con il virus dell'Hiv, e al fine di fare esperimenti per la ricerca di una cura allo stesso virus, 400 bambini passati per l'ospedale di Bengasi; un altro medico bulgaro è stato condannato a 4 anni, mentre 9 tra medici ed infermieri locali sono stati assolti.

Analisi epidemiologiche, effettuate da diverse autorità indipendenti, stabiliribbero che l'infezione abbia avuto origine dalle pessime condizioni igieniche e profilattiche dell'ospedale libico.

La scoperta dei 400 bimbi positivi, dei quali 40 sono nel frattempo morti, risalente al 1998, aveva causato rabbia e sconcerto tra i cittadini libici, che pero' ora paiono convinti della giustezza del verdetto, almeno dalle dichiarazioni dei parenti filtrate dalla stampa.

Le accuse erano state rigettate un anno fa dallo stesso tribunale libico, che le aveva dichiarate insussistenti.
Le autorità libiche hanno fatto ricorso ed il nuovo giudizio è stato infausto per i 6.

Fin dall'emergere dello scandalo Gheddafi aveva gridato al complotto di Cia e Mossad contro il popolo libico, accuse poi ritirate per creare l'immagine degli scienziati pazzi che sperimentano sui bambini.
Vibranti le proteste delle autorità bulgare, della UE e di oltre 15 paesi che hanno assistito al processo tramite loro rappresentanti.

Uno scontro internazionale che procede da oltre 6 anni, e ora si avvia verso una escalation.
Gheddafi dimostra, ancora una volta, la sua scarsa addomesticabilità ai desideri della comunità internazionale, ed uno stile nella gestione del potere inconfondibile.

I sette sfortunati intanto languono in prigione dal 1998 e hanno denunciato di aver subito torture, aggressioni sessuali ed altre attenzioni non richieste.
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categoria: libia, diritti umani


sabato, 19 agosto 2006

SHARON BARA, IL “QUARTETTO” VUOLE VEDERE IL BLUFF”.

Si rispolvera il "Quartetto" dopo i trucchi di Sharon.


Reagendo ai recenti avvenimenti israeliani, il “Quartetto” (Usa, Russia, UE ed ONU) si è riunito ieri a New York.
Obbiettivo: fare pressione su Sharon ed Israele, finalmente con l’appoggio degli Usa, poco soddisfatti dell’evidente truffa subita.

La convinzione è diffusa: Bush ha “abboccato” all’ennesimo tentativo di strappo israeliano.
L’astuto leader mediorientale ha proposto ad un Bush in evidente crisi d’immagine, il ritiro da Gaza, il prezzo è stato pagato da Bush con ed il ritiro non ci sarà.
Gli Usa hanno infatti gia dichiarato illogico il diritto al ritorno per i palestinesi, ammesso che le colonie più grandi sono di fatto inamovibili, e salutato Sharon come un illuminato condottiero, volenteroso e propenso alla pace. Nel mezzo Sharon ha ucciso un paio di leader di Hamas, intensificato la repressione e proseguito con l’illegalissimo muro.
Prezzi pesanti, ma Bush deve dimostrare che la sua politica “migliora” il Medioriente a tutti i costi.
Mal gliene incolse, il prezzo di Sharon non è quello di Gheddafi, forse questo lo ha pensato pure lui, m,a peggio ancora, in perfetto stile-suk lo spietato Ariel ha tirato il più classico dei pacchi all’alleato americano.
Nessuno può credere che Sharon non avesse pianificato tutto.
La scelta di sottoporre la decisione del ritiro di Gaza ad un referendum interno al suo partito, era chiaramente preordinata a mettersi nelle condizioni di non onorare il patto.
La dimostrazione: Sharon ha rimesso la decisione definitiva ad un gruppo di “elettori” del suo partito, che hanno per lo più disertato la votazione, rendendo possibile ai fanatici minoritari (?) l’affossamento del ritiro.
E’ più che evidente che, se mai avesse dovuto esserci un referendum, avrebbe dovuto essere tenuto tra la popolazione israeliana tutta. Accettando il rischio di ben altro risultato.
Come se, in Italia, la decisione di andare in guerra fosse affidata ad un referendum interno a Forza Italia.
Facendo questo paragone pero’, mi ricordo di come questo sarebbe impossibile, dato che il nostro Presidente del Consiglio non ammette voci diverse dalla sua, nel partito (?), come nel paese.
Gli stessi, ridicoli, “rimedi” proposti da Sharon dopo “l’incidente” del voto sfavorevole al ritiro, lo mostrano uno per nulla disposto a morire per onorare i patti con gli americani.
Preso atto della truffa, gli americani si sono ricordati del Quartetto e della Road Map (Sharon l’altro ieri: “La Road Map è morta”).
Così un Kofi Annan molto determinato è emerso in conferenza stampa, affiancato dagli altri rappresentanti, e ha tracciato la nuova linea della comunità internazionale, questa volta con il sostegno di un imbarazzato e vago Colin Powell.
Con il dovuto richiamo all’Autorità Palestinese verso la lotta al “terrorismo”, il Segretario dell’Onu ha affermato perentorio che il ritiro da Gaza è compreso nella Road Map, ha riepilogato le illegalità israeliane e ribadito l’impegno di due paesi, dichiarando esplicitamente che i Territori sono “occupati da Israele dal 1967” e che la comunità internazionale non permetterà nessuna deviazione da questa linea. Le questioni sul ritorno degli espulsi e sul destino delle colonie possono essere modificate solamente con l’accordo dei due paesi.
Dopo la strigliata ricevuta dai 50 diplomatici, in piena crisi in Iraq tra torture e situazione sul campo, Bush accetta finalmente di lasciare la mano su Israele al quartetto, anche se Sahron ha più volte dimostrato di ignorarne le volontà, questo è comunque un piccolo segnale favorevole er il Medioriente.
Bush ed i suoi amichetti rinunciano ad avere l’unica parola su Israele, un piccola concessione di fronte ai fallimenti della politica internazionale degli Usa.
Vedremo ora se il quartetto, pur con la zavorra americana, riuscirà ad incidere sulle azioni di Sharon.

May. 05, 2004 at 9:14 PM
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categoria: palestina, israele, medio oriente, global risiko


sabato, 19 agosto 2006

Iraq: quel carcere di Abu Ghurayb

"Our guys scratch their heads and say, why would they be shelling their own people, killing their own people?" .



30 Aprile 2004 -- Il 20 aprile i resistenti iracheni avevano attaccato il carcere di Abu Ghurayb, uccidendo 14 prigioniere e ferendone un centinaio.

"Our guys scratch their heads and say, why would they be shelling their own people, killing their own people?" .

Questa la dichiarazione del Generale Kimmit sull'attacco, mentre nei nostri salotti e sul web I trogloditi si lasciavano andare a stupide ironie sull'efficienza e sull'inferiorità manifesta di questo popolo. "Perché diavolo hanno sparato sulla loro gente, perché hanno ucciso la loro gente?" Tragiche ironie e una domanda retorica.

In realtà il Generale era gia da giorni al corrente delle denuncie delle torture alle quali erano sottoposti i detenuti da parte dei bravi ragazzi che li sorvegliavano. Le orribili immagini, le facce sorridenti degli aguzzine e delle aguzzine, parlano di un lager abitato da dementi assassini e psicopatici stupratori in preda ad evidenti turbe della sessualità, gente che ha dimenticato la propria umanità, ma non di andare in chiesa la domenica Fin da gennaio la stampa araba riportava voci di questa nuova Via Tasso dell'occupazione irachena. La spiegazione reale di quell'attacco, e del suo apparente insuccesso, si trova in una piccola storia, accostata pudicamente a quella dell'attacco su qualche sito on-line.

E' la storia di un biglietto stropicciato, scritto con grafia femminile tremolante su una cartaccia. Lanciato dalla finestra del carcere sarebbe stato raccolto ed infine recapitato alla resistenza. Il messaggio diceva "liberateci o fateci avere degli anticoncezionali, non ne possiamo piu'". Per molti iracheni esiste un codice d'onore, quella donna violata e le sue compagne non potevano non essere ascoltate.

Il carcere di Abu Ghurayb è inespugnabile senza un attacco massiccio, così un gruppo di uomini, dopo mesi di notizie orribili che filtravano dalle mura del lager, il 20 aprile ha sparato una serie di colpi di mortaio contro le celle femminili, rispondendo come poteva a quella disperata richiesta. Una storia di grandi drammi umani, consumata lontano dai riflettori, sempre puntati altrove, di tutti gli specialisti nostrani; la storia di chi all'incubo della "civiltà" di quei marines preferisce la morte, di chi al sapere le proprie familiari in balia delle sevizie mostruose documentate solo ieri, dallo stesso Kimmit, ha preferito dare loro una morte pietosa.

La cosa peggiore di tutta la storia, che invece potrebbe diversi spunti morali, è che gia stamani parecchi si affannano a spiegare e a tagliare l'aria in sottili distinguo, pronti a riesumare tutte le colpe del comunismo e del fanatismo islamico in una tragica gara al ribasso di civiltà, pronti a tutto pur di riaffermare che la ragione è dalla parte dell'occidente, e che i terroristi sono bestie disumane, acuti cercatori di spiegazioni, gli stessi impegnati a dirci quanto siano pericolosi e brutti i musulmani fanatici. Non bisogna fare molta fatica per capire perché gli iracheni odiano sempre di piu' gli americani.

May. 05, 2004 at 2:11 PM

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categoria: iraq, stati uniti, diritti umani, war on terror


sabato, 19 agosto 2006

IRAQ: I Torturatori mercenari sfuggono a qualsiasi condanna?

Pare che i contractors che gioiosamente torturano gli iracheni, non vengano raggiunti neppure dal simulacro di giustizia americana messo in piedi per i militari.
CIVILIAN EMPLOYEES
Contract Workers Implicated in February Army Report on Prison Abuse Remain on the Job
By JOEL BRINKLEY and JAMES GLANZ

Published: May 4, 2004


WASHINGTON, May 3 — More than two months after a classified Army report found that two contract workers were implicated in the abuse of Iraqis at a prison outside Baghdad, the companies that employ them say that they have heard nothing from the Pentagon, and that they have not removed any employees from Iraq.

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For one of the employees, the Army report recommended "termination of employment" and revocation of his security clearance. For the other, it urged an official reprimand and review of his security clearance.

But J. P. London, chief executive of CACI, one of the companies involved, said in an interview on Monday that "we have not received any information or direction from the client regarding our work in country — no charges, no communications, no citations, no calls to appear at the Pentagon."

Ralph Williams, vice president for communications for Titan, the other company, also said Monday that the company has heard nothing, and that none of Titan's workers have been recalled.

Military spokesmen in Washington and Baghdad said Monday evening that they had no information on whether the workers were still on the job or why the report had not been conveyed to the companies.

In a statement issued Monday, CACI defended its employees, saying they are well-trained former military personnel.

The classified Army report asserted that at least one employee of CACI was among those "either directly or indirectly responsible for the abuses at Abu Ghraib," the Iraqi prison.

It is unclear whether the second employee implicated works for CACI or Titan, since the Army report mentions both companies. Neither company would comment.

CACI said in its statement that one of the men listed in the report "is not and never has been a CACI employee," but the statement did not name him.

Companies with employees in Iraq usually refuse to identify them, citing security concerns.

CACI International, a 41-year-old public company whose main business is information technology — it manages the State Department's e-mail system, for example — said it has opened its own investigation.

But Dr. London noted with apparent irritation that the military still had not provided the company with a copy of the classified military report, completed Feb. 26, that makes allegations about CACI's employees.

Two civilian contractors were cited in the report. One of them, Steven Stephaniwicz, is described as a civilian interrogator, an employee of CACI assigned to the 205th Military Intelligence Brigade.

Dr. London said the company opened an intelligence service division in the late 1990's whose mission is "intelligence information collection, analysis, field support and human intelligence that could include these types of interviews." It remains a small part of the business, he added.

Still, Joe Vafi, an analyst who follows the company for Jeffries & Company in San Francisco, said CACI "has hired a lot of former military, former intelligence."

CACI was founded in 1962 as the California Analysis Center, Inc. But as its mission grew more diverse, it changed its name simply to CACI Inc., in 1973.

It has about 9,400 employees and revenues of $843 million last year. About 63 percent of the company's business is under contract to the Defense Department and 29 percent to other federal agencies.

The other contractor implicated, John Israel, identified as a civilian translator assigned to the same brigade, is described in one place in the Army report as a CACI employee and in another as an employee of Titan, which provides translators for the Army throughout Iraq.

They and other civilian contractors, the report says, were allowed to "wander about" the prison "with too much unsupervised, free access to the detainee area."

It further states that both Mr. Israel and Mr. Stephanowicz made false statements to investigators about their knowledge or participation in the abuses, and that Mr. Israel apparently did not have security clearance.

Mr. Williams said Titan would not identify its employees working in Iraq but added, "we have no contracts that involve the physical handling of prisoners. The only service we provide is linguistic services."

Though he would not confirm that Mr. Israel worked for Titan, he said all of Titan's employees are still on the job in Iraq.

Titan, like CACI, is a public company that provides information and communication services under contract to federal defense and intelligence agencies. Founded in 1981, it has about 12,000 employees and revenues of about $2 billion a year.

Neither Mr. Israel nor Mr. Stephanowicz could be located on Monday.

The contracts for these workers are classified, the companies said.

But Angela Styles, who served as an administrator for federal procurement policy in the Office of Management and Budget from 2001 to 2003, said the rules and statements of work governing federal contractors in this context are usually are quite broad.

"I would be shocked if there was anything more specific than you will assist the D.O.D. with the detention of prisoners," she said.

Allen Weiner, a professor of international law and diplomacy at Stanford University law school, said that ultimately the military commanders are responsible for the contractors' behavior.

"The law of war which applies in times of intense brutality assumes a high degree of control by commanders for the acts of their subordinates," he said.

But he added that, even with that responsibility, the commanders may not have had as much control as they would like.

"One can assume," he said "that once the contract is let, there may not be the same formal operational control that one would expect through the chain of command."


Joel Brinkley reported from Washington for this article and James Glanz from Des Moines.

May. 04, 2004 at 12:08 PM
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sabato, 19 agosto 2006

May Day e l'abisso

Se qualcuno non capisce, semplifico: mi è piaciuta davvero molto :)
L’abisso

In questo fine settimana abbiamo avuto ancora una volta la dimostrazione dell’esistenza dell’abisso che separa le istituzioni di rappresentanza di questo paese dalla realtà.
Fin dalla tragica manifestazione per gli ostaggi italiani in Iraq abbiamo assistito al desolante spettacolo di una realtà virtuale messa in scena per la popolazione italiana, spettacolo al quale non si sono sottratti che pochissimi, tra coloro i quali hanno accesso alle “finestre” informative sistematizzate.
Nel nostro paese il governo brancola nel buio, e anni di incultura e di attenzione rivolta all’immagine e alla mediazione fine a se stessa mettono l’opposizione in una prospettiva simile, costringendola a rincorrere i deliri dei devastatori delle nostre comunità.
Nel giorno della giornata mondiale per la libertà dell’informazione, il nostro paese raccoglie la maglia nera d’Europa, le pesanti manipolazioni della verità, troppo a lungo tollerate, svelano i loro effetti perversi sul corpo sociale.
Il problema non è semplicemente il suopolio berlusconiano, il problema è rappresentato da tutti quegli entusiasti partecipanti alla fiera della menzogna che allietano le nostre giornate.
Mentono i giornalisti ai loro lettori, i partiti ai loro elettori,i sindacati ai loro associati.
Esistono diverse reti nel paese che invece di accedere al confronto sulle questioni si impegnano alla denigrazione e alla calunnia, falsando persino i rapporti scientifici pur di tirare acqua al loro misero mulino.
Coltiviamo e manteniamo un numero enorme di persone impresentabili, libere di apparire sui podi pubblici del nostro tempo e di ammaestrare la “ggente” con le loro teorie improbabili, come di giurare davanti al mondo che la terra, in realtà, è piatta. Maestri del cinismo si impegnano a spostare sempre più in la i limiti della legittima indignazione popolare, attenti a permetterne lo sfogo solo sulle mamme assassine o sui “terrorismi” da loro stessi certificati come tali.
In questo desolante panorama chi non accetta il ballo dell’ignorante viene criminalizzato e sbeffeggiato, a volte anche incarcerato.
Invisibili, ignorati e contenti, molti europei si sono concessi il I° maggio di fare alcune cose di sinistra, scivolando tra l’indifferenza generale e, al più, una stupita incomprensione.
Nel giorno nel quale si forma la macro-nazione europea molte persone hanno preso il fardello del proprio dissenso e lo hanno portato nelle piazza e nei non-luoghi del consumo e della distruzione delle regole della convivenza sociale.
Rumorosamente, allegramente, ma senza la vacuità di chi va ad una festa o allo stadio, migliaia di europei, animati solo dalle loro volontà e dalle loro coscienze, hanno camminato per le strade per richiamare l’attenzione dei loro concittadini sui problemi reali, sulle truffe e gli inganni orditi ai loro danni dai bottegai che si sono improvvisati statisti negli ultimi 20 anni.
Io ero a Milano.
A Milano si sono dati appuntamento molti gruppi che si battono da anni per la visibilità del disagio, gruppi spesso poco numerosi, ma assolutamente determinati nel volere esporre le proprie ragioni, incuranti della “messa al bando” che subiscono, spinti solo dal desiderio di non accettare un disegno di futuro che viene presentato come inevitabile, e dal volere reagire a politiche chiaramente truffaldine e criminali.
A Milano ho visto individui preoccupati per il proprio destino come per quello dell’umanità, ho visto persone che lottano per difendere diritti che sono costati sangue, e per riaffermare che parole come democrazia e libertà sono vuoti contenitori, quando non sono animati da una cittadinanza consapevole e dalla volontà di difenderne i confini.
A Milano ho visto allegria, un grandissimo corteo; ho visto la politica, ho visto l’umanità, ho visto musica e danze e ho visto la ribellione.
Ho visto i simboli di sicuri e imperdonabili sfruttamenti venire irrisi, coperti, verniciati, e pure danneggiati.
Ho visto alcune impenetrabili vetrate delle banche di guerra, e un paio di loro sportelli Bancomat danneggiati a martellate o con piccoli roghi, spettacolo non capace di risarcire le migliaia di derubati e gettati sul lastrico, spettacolo non edificante, pratica vandala, una punizione popolare e diretta non prevista da alcun codice.
Vandalismi che, pero’, rappresentano il nulla, a confronto delle punizioni che le nostre leggi riserverebbero ai colpevoli di tanti reati e ai responsabili di tanta, vera, devastazione sociale, sanzioni che fanno ridere coloro i quali dovrebbero pagare con anni di carcere le loro azioni alla guida di queste irresponsabili macchine per il profitto, vandalismi che, allo stesso tempo, sembrano di troppo ai benpensanti a gettone, o a chi davvero non ha capito a che gioco stiano giocando sulla sua pelle.
Non approvo le condotte violente, ma è pur vero che alcuni distinguo, non assolutamente pelosi, vanno fatti, e mi fanno concludere per evitare un biasimo eccessivo verso queste forme di protesta. Criminalizzare, non solo un movimento, ma anche gli stessi autori, sarebbe legittimo ove vivessimo in un insieme sociale dove fossero rispettate le regole scritte sui nostri stessi codici; quando invece, gli stessi governanti si fanno beffa delle loro leggi, permettendo ai loro famigli di portare alla miseria milioni di persone, la dimensione del Bancomat danneggiato o l’insegna del Mc Donald’s infranta, sono davvero nulla. Si guardi all’Argentina, lasciata nelle mani dei “capaci”, di chi sa cosa sia “giusto”, e si pensi a quali altre devastazioni stiamo correndo incontro sulla strada illuminata dagli yes men catodici. Non accetto la logica “dal bancomat al terrorismo”, proposta dai chi vuole coprire con la paura il dissenso, ma mi chiedo piuttosto se non sia meglio un Bancomat oggi che una situazione argentina domani. Poche ore dopo ho visto la canea fascista calciofila che aveva devastato il derby romano, imporre alla città ben altro pedaggio, persino i “festeggiamenti” per lo scudetto milanista hanno “devastato” maggiormente la città dei terribili, misteriosi “terroristi” altermondisti.
Nelle stesse ore, ho visto anche invadere i luoghi del consumo impersonale, le catene dove i diritti dei lavoratori sono carta straccia e le loro vite contano meno di niente, invasioni festose, accolte dalla simpatia e dall’incredulità, ho visto un gruppo d’assalto pink che a ritmo di samba ha portato più politica in quei luoghi, in pochi minuti, che il sindacato in decenni. Ho visto i migranti, i precari, i dipendenti e i pensionati sfilare insieme. Ho visto murare simbolicamente, tra gli applausi, i luoghi del nuovo caporalato e le agenzie immobiliari complici della rapina ai danni di tutti gli italiani, quelle che comprano gli immobili che sono patrimonio comune del paese, per rivenderceli al doppio del prezzo con la complicità di Tremonti.
Ho visto anche alieni, esseri umani probabilmente contagiati da qualche virus, o televisivamente modificati. Alcuni uomini e donne pronti a sfidare i picchetti in nome di una imprecisata “libertà di shopping”, esaltati che dalle finestre gridavano “comunisti!” ad un corteo che, beffardo, al comunismo era per nulla interessato. Alieni di destra e di sinistra, come gli improbabili “sinistri” di una sezione dei DS che insultavano il corteo.
Ho visto un uomo (?) che presto verrà citato come esempio alle convention di Publitalia, il direttore del negozio Mondadori che sfondando il cordone davanti al negozio è rovinato all’interno dello stesso distruggendo il dispositivo antitaccheggio. Alieni.
Persone capaci di mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri per non attendere mezz’ora, persone che perdono il controllo quando la loro rassicurante routine di schiavi viene turbata, persone che insultano cio’ che non capiscono, che neanche provano a capire.
Al direttore di Mondadori auguro di riscuotere in premio almeno un bel Rolex ed un viaggio in qualche trombodromo orientale, prima di venire esposto nella galleria degli “eroi aziendali” e di venire citato nei secoli come simbolo di devozione alla causa del fatturato.
Ho visto anche comprensione, la comprensione dei cittadini di Milano quando capivano le ragioni di cotanta confusione. C’era da capirli, nessuno li aveva avvertiti, nessuno aveva spiegato loro, dalla finestra sul mondo o dai giornali finti, che centomila persone avrebbero scosso la loro quiete festiva, una sorpresa assoluta. Milanesi increduli anche il giorno dopo, qualunque momento del corteo avessero vissuto sarà sembrato loro un delirio onirico da digestione difficile, impossibile, anche per loro, trovare tracce della May Day, in Tv come sui giornali, se non qualche trafiletto in locale. Manifestazione oscurata, cancellata, ripudiata da tutti i giornalisti.
Mai come negli ultimi due giorni mi sono sentito “invisibile”, mai come in questi giorni mi sono sentito di fare la cosa giusta.
Abbiamo fatto “un sacco di cose di sinistra”, abbiamo detto “cose di sinistra”, ma soprattutto ci siamo dati per i nostri simili e per noi stessi senza calcoli o mediazioni di soggetti ambigui.
Ai “troppo compagni” che non capiscono, o che fanno finta di non capire, ricordo che il I° maggio, giorno dato alla riconoscenza verso chi ha lottato per una vita migliore per tutti, la sinistra ha messo in piedi il tradizionale concerto-celebrazione a Roma, accettando il bavaglio della censura supinamente, mentre le persone vere lottavano a Melfi, negli aeroporti e nelle strade di Milano e delle città italiane ed europee. Solo la stupida opposizione informale era in campo, tutti gli “intellettuali” con le risposte in tasca erano altrove in altre faccende affaccendati..
Ai sindacati tragicamente scavalcati dalle istanze reali di coloro che pretendono rappresentare, organismi ormai svuotati del loro cuore e della loro missione, mando l’invito ad ascoltare la forza-lavoro prima che sia troppo tardi, a riconoscerne il primato e la titolarità sulle questioni che la riguardano e a desistere da comportamenti inqualificabili come le denunce,mai danni degli operai, inventate a Melfi. Soprattutto mando una esortazione a rileggersi la propria storia,e a ritrovarvi i motivi della loro esistenza, non c’è niente da inventare, il know how lo hanno, basta la volontà di riprendere una strada abbandonata troppo tempo fa.
Ai benpensanti che pontificano dall’alto della loro tranquillità sociale ricordo che il benessere comune è la condizione primaria per il godimento del benessere individuale, che il denaro sottratto alle categorie inferiori dovrà essere speso per rinforzare i dispositivi di sicurezza contro chi non ha più niente da perdere, il denaro che alcuni guadagnano dalla demolizione delle tutele sociali finirà nella crusca delle spese necessarie a controllare masse sempre più incontrollabili, se non ci sarà una veloce presa di coscienza, anche da parte loro, sui temi che tanti nel mondo stanno cercando di portare anche alla loro attenzione.
Per i rappresentanti della sinistra parlamentare, invece, non ho parole. Inutile parlare ai sordi, occorre prendere atto che il vecchio:“nessun nemico a sinistra”; è la loro impostazione ufficiale.Anche per la nostra sinistra queste forme di autorganizzazione sono da castigare, da ignorare, da nascondere, siamo persone che non è bene frequentare, qualche benpensante potrebbe adombrarsi nel vedere geni del calibro dei dirigenti dell’Ulivo, mettersi in discussione davanti a tanti ingenui, utopici, testardi esseri umani. Questo genere di protesta, difficilmente gestibile, poco inquadrabile, con la quale comporterebbe troppa fatica intellettuale, e troppo tempo sottratto agli affari, confrontarsi, non è degna di due righe neanche su l’Unità. Anche i quattro gatti della sinistra radicale che prestano attenzione a questi temi sono spesso a rimorchio, e non al fianco di questo genere di iniziative. Possono tutti fare molto di più
A chi c’era, a chi ci si è riconosciuto, a chi si sente partecipe di queste istanze, non resta che riprendere il cammino, confrontarsi su quello che è stato e farne tesoro per quello che sarà, sperare che la samba invada sempre di più di i non-luoghi, che la nostra timidezza possa essere superata e ci consenta di presentarci sempre anche dove non siamo invitati, sempre di più; continuare a sperare di riuscire a spiegare il senso del Bancomat bruciato alla gente, prima che questa si trovi a doversi spiegare, da sola, la sparizione del proprio benessere e della vita che credeva gli fosse assicurata, dalle false istruzioni della TV. Non resta che sperare che un giorno centomila persone in piazza tornino a fare più notizia dello stesso Bancomat, o che il milione abbondante di manifestanti del 20 marzo per la pace torni ad essere più importante dei giochetti di Fassino, o della manifestazione dei 3000 pellegrini accorsi a chiedere alla Madonna la salvezza dei tre ostaggi.
Il nostro paese puzza di carogna in decomposizione, di decadenza inarrestabile, l’ancora europea non ci preserva dal maremoto epocale scatenato dai folli La nuova Europa è nata, ed ha un sapore che non riconosciamo, proveremo con alcune spezie a correggerne il retrogusto metallico e sgradevole, con le parole, le azioni ed il cammino ininterrotto, con la forza dell’analisi, della denuncia e della proposta, con la forza della ribellione e con la forza dei nostri no, liberi e per nulla infantili, determinati e mai fuori controllo, ben coscienti dell’apparente enormità di un compito che ci siamo dati e che nessuno avrebbe mai avuto la forza di imporci.
Perchè rifiutiamo di di limitarci a piangere in mezzo a questa tragedia.

Perchè diamo rispetto, ascolto e voce a chi non ne ha,
perché siamo ovunque e non siamo nessuno.

Da oggi sorriderò ancora di più ai disgraziati, sperando che lo spirito della may day riesca a contagiare qualcuno in più, e che S. Precario perdoni quelli che, soprattutto a sinistra, non sanno quello che fanno e neanche vogliono discuterne.

May. 03, 2004 at 5:46 PM
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categoria: movimenti, politica interna


sabato, 19 agosto 2006

La Guardia Repubblicana controlla Falluja

Incredibile.



Dopo una durissima rappresaglia su Falluja e oltre 2000 morti (che comporterebbero un numero di 8/10.000 feriti), gli Usa rompono l'assedio.

Dopo avere pesantemente bombardato la città gli Usa paiono aver concluso un accordo con i notabili della cittadina.

Sono infatti entrati in città, senza resistenza, uomini delle forze irachene, il comando della quali è stato affidato appositamente ad un generale della Ex Guardia Repubblicana.

Sbalorditivo il cumulo di nonsensi in questa vicenda.

Per punire la cittadina, covo dei seguaci di Saddam, per il linciaggio di 4 mercenari si fanno oltre 2000 morti, per poi lasciarla al controllo di uno di quegli uomini che, secondo la propaganda Usa prima dell'invazione, erano i fedelissimi dello stesso Saddam.

Nessuna differenza da prima l'invasione, solo qualche migliaio di morti e una immane distruzione.

L'accordo prevede la consegna delle armi pesanti da parte dei resistenti, e l'allontanamento delle truppe americane, che paiono decise ad attestarsi vicino a Tikrit, dove stanno convergendo rinforzi corazzati.

Intanto a Falliuja comanda la Guardia Repubblicana e la resistenza de fedeli di Saddam.

April 30, 2004 at 01:58 PM

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sabato, 19 agosto 2006

Cose serie o avvoltoi?

D'accordo che il nostro paese non ci stupisce di nulla, ma.......

http://www.repubblica.it/diretta/online/esteri-esteri-iraq29/index.html
15,15 - KUBAYSI: "SU OSTAGGI GIA' DOMANI POSSIBILI BUONE NOTIZIE". I tre ostaggi italiani in Iraq potrebbero essere liberati già domattina. E' quanto ha dichiarato Jabbar Al-Kubaysi, il leader dell'Alleanza Patriottica irachena che da giorni sta mediando per la liberazione di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio. "Non voglio dare false speranze alle famiglie dei tre rapiti - ha spiegato al telefono da Bagdad - so che stanno vivendo ore di angoscia. Quello che mi sento di dire, però, è che già domani mattina potremmo avere buone notizie sulla loro liberazione. Ma questo potrebbe avvenire anche tra tre giorni, al massimo entro una settimana". A dare una svolta positiva alle trattative in corso sarebbe, secondo Al-Kubaysi, la manifestazione di oggi a Roma dalle famiglie dei tre ostaggi.

Circa 2 ore prima dell'inizio della manifestazione clamorosamente fallita, questo comunicato era gia' in rete.

C'è da chiedersi se si tratti di mitomania o anche di peggio.
Ipotesi lanciate ai media italiani, che pongono il neoliberato Pasquinelli nella comoda posizione di tramite della vita degli ostaggi.
Una pantomima a copertura del lavoro dei mediatori governativi?
Di sicuro un gioco rischioso, se Pasquinelli fosse lanciato, senza rete, in questa vicenda rischierebbe davvero grosso, viste le accuse di "intelligenza con il nemico" che gia sono a suo carico. Facile prevedere che un esito infausto per i 3 ricadrebbe su di lui e non sul governo.
Faccende per nulla chiare, alle quali hanno assistito un sacco di personalità, ma solo " a titolo personale".
Improvvisamente questa sceneggiata mi priva del gusto di sapere come andrà a finire, mi pare giusto che se ne preoccupi chi ci si è voluto impantanare.
La solita melma all'italiana, eternamente in bilico tra farsa e tragedia.
Questa sera ai Tg sono attese alte acrobazie per "gonfiare" questa pagliacciata, gia si è sentito un vecchietto che intervistato ha dichiarato: "una manifestazione immensa, veramente immensa, non credevo" (tg3)

Ben altre manifestazioni attendono i puri di spirito.
Senza televisione e senza padrini.

April 29, 2004 at 07:32 PM

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categoria: trash, politica interna, guerra


sabato, 19 agosto 2006

Morena Pasqualina ritirerà gli ostaggi

Esilarante la7



Dall'Iraq, l'amico di Pasquinelli, dichiara che vuole in Iraq Pasquinelli per la consegna degli ostaggi (se mai ci sarà).

Alla 7 dicono che Moreno Pasqualina, esponente dei Pacifisti andrà in Iraq.

Nelson Pasquinelli in cambio degli ostaggi?
Ci possiamo stare?

Penso che una pagliacciata epocale come questa manifestazione non si vedesse dai tempi di quella di Taormina a favore di Priebke.

Per fare le manifestazioni ci vuole la gente, strano che non lo capiscano ancora.

Eppure c'era un saco di gente "intelligente" concentrata in 200 metri quadri, eppure.....

April 29, 2004 at 06:04 PM

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sabato, 19 agosto 2006

A Falluja la notte è di morte. Oltre 2000 morti in 15 giorni.

Come ladri, come criminali, colpiscono di notte. Non nel mio nome.

A Falluja la notte è...
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Quando nella notte non si vede il sangue, non si vedono i corpi, gli americani bombardano con gli aerei.

Attacco su 3 fronti, che parlando di aerei vuol dire interi settori abitati colpiti metodicamente.

Non si vede il sangue, si vedono solo fuochi d'artificio, ma ciascuno puo' valutare quanta gente potrebbe essere nel raggio di luce che racchiude le esplosioni.

Il massacro di una città, una barbara rappresaglia per il linciaggio di quattro occupanti. Oltre 2000 morti dall'inizio della battaglia su 300.000 abitanti, già il 2% di quelli rimasti in città.

Colpirne 2 per educarne 100, gli americani abbondano.
Il mondo tace.

Najaf diventerà presto peggio, in una escalation studiata a tavolino verso il bagno di sangue per liberarsi degli iracheni sgraditi.

Guernica, Dresda, Grozny, Hiroshima, Sarajevo, città simbolo
diventano campo di battaglia e simboli per i portatori della guerra.
Per piegare un popolo niente di meglio di uno spietato massacro, la dottrina della paura.

Vedano cosa succede a ribellarsi, riflettano sui loro morti mentre riposano in una tenda dell'US AID.

April 29, 2004 at 02:15 AM

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sabato, 19 agosto 2006

Falene ed umani. Ostaggi e uomini liberi.

Come falene i componenti dell’opposizione volano verso la luce dei riflettori.

Tutta la sinistra, anche quella meno istituzionale, non tratta con in terroristi, ma è, a titolo personale, accanto ai parenti degli ostaggi italiani.

Mentre il governo fa il buio totale sulla vicenda, leader e leaderini, uomini di buona volontà e italiani-genitori, scelgono la mezza via della manifestazione dei parenti, spinti più da considerazioni elettoralistiche frammiste di mammismo, che dal raziocinio.

Mentre gli spazi della comunicazione di massa vengono transennati in vista del I° maggio, vera manifestazione antigovernativa, Berlusconi si chiude nel silenzio e ringrazia per l’unità nazionale sulle disgrazie di quelli che ha evidentemente abbandonato, e che forse se morissero lo avvantaggerebbero.

Sorvolando sulla questione della congruità della manifestazione dei parenti, con la richiesta dei rapitori, se cioè questa sfilata sia quella richiesta; quello che lascia davvero gelati è lo spettacolo desolante che offre il nostro paese.
Se da una parte c’è il male rappresentato dal peggior esecutivo italiano della storia, dall’altra c’è l’opposizione più incapace ed autolesionista della storia.
La possibilità evidente che era data alla sinistra di attaccare il governo viene abbandonata.
Invece di denunciare il comportamento farsesco, le ferite alla democrazia italiana inferte dal governo, la gestione fallimentare del paese e dell’avventura in Iraq, assistiamo alla caccia personalissima dei singoli politicanti (politici è troppo) agli ultimi scampoli di visibilità mediatica.

Invece di ribellarsi per la blindatura degli spazi di espressione operata in queste ore, ci si affanna ad apparire nei teatrini imposti dalle logiche dell’avversario.

Umiliante.
Umiliante accettare l’oscuramento, perché di quello si tratta, ed il bavaglio alle manifestazioni del I° maggio senza reagire; umiliante che ci siano leader che cadono nella trappola pietista per accorrere al Grande Fratello in Piazza S. Pietro, presumibilmente in diretta da Fede e con puntata speciale su Porta a Porta. Lacrimucce e saldi principi assicurati, nella cornice di tricolori e bandiere una sfilata nella quale, complice il giorno feriale, si noteranno anche gli Antimperialisti, i beniamini delle telecamere governative in inquadratura stretta, i quattro “pericolosi traditori” appena accusati, a loro volta di complicità con il “terrorismo”. Molto Gogoliano, ma non solo.

Umiliante.
Se Lui è il Burattinaio, quanti sono in realtà i burattini nel nostro paese?
Cornuti e contenti, politici e parenti, buonisti e disobbedienti, tutti penitenti, il fila a pregare la Madonna, esattamente come Toto’ Cuffaro. La cifra di un paese in rovina, in caduta libera.
Schiaffeggiati e sempre più piegati da Mangiafoco, i poveri Pinocchi mentono a se stessi, correranno alle elezioni fingendo di partecipare ad un gioco leale.

Tutti uguali, tutti pieni di distinguo pelosi e di adamantine dissociazioni, si accoderanno alla bandiera del padre piangente salmodiando “non si tratta con i terroristi”.
In questi momenti mi cadono addosso i peggiori stereotipi sugli italiani ed il loro famoso autolesionismo politico, e sono tentato da spiegazioni che non mi lascerebbero altra speranza che pregare S. Qualcosa ed unirmi al delirio.
Poi penso che il I° maggio, quando con la televisione o senza, tanta gente vera uscirà dal nulla catodico e camminerà nelle strade, con mille motivi, ma forse più di tutto, contro questa follia, cercando di dimostrare che esiste, che suda e che lotta in proprio, senza bisogno di “maestri”, buoni o cattivi, senza bisogno di essere premiata da una inquadratura, senza che nessuno la paghi.
Persone vere, con problemi veri, che si vorrebbe schiantare e spremere sempre di più, persone destinate a non contare nulla, prossima carne da cannone per conflitti evitabilissimi, ma anzi cercati e provocati dai propri “grandi”. Vittime della loro avidità e delle loro menzogne.

Persone che vogliono difendere la loro dignità, la loro famiglia e il mondo dai folli.
Il I° maggio la realtà camminerà ancora per le strade delle nostre città, spegnete la TV e accendete il cervello, è ora.
Il I° maggio camminiamo pensando alla nostra dignità, al nostro futuro, cercando di dimenticare le tragiche macchiette che agitano i nostri incubi grazie al contatto fisico con la realtà, godiamoci la luce del sole.

Nella notte, le falene si saranno bruciate le ali, al calore dei riflettori degli assassini.

April 28, 2004 at 04:25 PM
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sabato, 19 agosto 2006

"Terroristi" - Achtung-

Fatevi una domanda.


Quanti "movimenti di liberazione nazionale" conoscete?

Pensateci con calma. La risposta dovrebbe darvi un'idea della vastità della truffa insita nell'uso del termine "terrorista".

30 anni fa', in numerosi paesi, esistevano guerre intestine tra governi impresentabili e sacche di popolazione resistente. Movimenti di liberazione, fronti per l'indipendenza nazionale, comitati, adesso, nel 2000 non n’esistono più.

Ora non pi.
Il numero dei conflitti, nel frattempo, non è minimamente calato.
Esistono in compenso un altissimo numero di governi che combattono da anni contro il "terrorismo".

La necessità di salvaguardare questo "velo di Maia" usato dai media occidentali ha portato all'annullamento e all'appiattimento di qualsiasi analisi sulla natura delle ribellioni.

Semplifico: per permettere a Bush di chiamare terrorista chiunque non alzi le mani davanti ai marines ed ai suoi ordini, i media occidentali chiamano terroriste anche le resistenze ai dittatori peggiori e le guerriglie autonomiste di tutto il pianeta. Prescindendo da Bush, la criminalizzazione della protesta è uno schema adottato ormai da tutti predatori del Primo Mondo.

Doppio effetto, spesso i governi peggiori di alcuni paesi, possono sopravvivere grazie all'appoggio reale dell'Occidente stesso, il cerchio si chiude ed esclude qualsiasi sindacato delle opinioni pubbliche del "primo mondo", sugli orrori che i loro "grandi" consumano sulla pelle dei "terroristi". Nessuno chiede conto degli orrori dei quali ignora l'esistenza.

Triplo effetto: "terroristi" diventa la formula magica dei governi "democratici" per indicare qualsiasi povero cristo si opponga duramente alle loro politiche dissennate, anche senza alcun ricorso alla violenza. L'occasione per varare leggi speciali che squarciano i diritti fondamentali del cittadino. Il cappello pretestuoso di farsesche "operazioni di sicurezza" con le quali fomentare l'allarmismo e sostenere le politiche di blindatura sociale.

Corollario del dramma: non trovando legittimità presso le opinioni pubbliche mondiali, i movimenti di resistenza si radicalizzano e cercano sostegno in chiunque si offra loro.
Le varie ribellioni asiatiche, finite nella sfera d'influenza di Bin Laden e dei wahabiti sono il prezzo scontato di questo atteggiamento.In Cecenia, Uzbekistan, Pakistan, Kosovo, dal Medioriente fino al Sudest asiatico, ogni ribellione a regime spesso disumani finisce per contare solo sulla sponda wahabita e a questa votarsi, anche se nelle tradizioni locali non vi è traccia precedente di fanatismi islamici.

Non è un problema da poco, è un'arma della comunicazione molto potente, che uccide non semplicemente la verità, ma che preclude analisi più approfondite ed utili, un "muro" oltre il quale vengono poste le questioni reali.

Bisogna scavalcare il muro del "terrorismo", ormai è una parola vuota, uno strumento di inganno semantico, un balla planetaria.
Il terrorismo delle parole fa più morti di quello delle armi.


L'eccezione che conferma la regola.
Esiste, in Sudan, lo Spla (Sudan people liberation army), ha appena fatto pace con il governo talebano di Karthoum, rappresenta i cristiani del Sud ed è armato dagli occidentali

April 28, 2004 at 10:49 AM
postato da mazzetta alle ore 17:08 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: culture, war on terror, semantica


sabato, 19 agosto 2006

Pakistan alla farsa - paga in dollari la tregua -

Tregua nel Waziristan del Sud, scuse e soldi ai "tribali".

Pakistan alla farsa ...
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La fine della caccia a Bin Laden nelle montagne del Waziristan assume i toni della farsa.

Con le operazioni nella fascia tribale autonoma l'esercito pakistano si è inimicato i locali.

Se prima i contadini offrivano cibo ai pakistani mandati sulle montagne, da quando è stata lanciata l'operazione è cambiato tutto.

I pakistani non vanno la mercato in divisa e pagano la polizia tribale per accompagnarli.
Le operazioni per la cattura di Osama riprenderanno prossimamente nel Waziristan del Nord, intanto con le tribù del Sud i militari hanno stabilito un "risarcimento" di 1.7 milioni di dollari. Nei giorni scorsi erano stati liberati, con tante scuse, i tribali ostili catturati.
Facile l'ironia su un esercito che paga le armi dei "nemici".
I potenti militari pakistani sono impazziti?
No, semplicemente i tribali ai primi rumori di guerra hanno sequestrato tutte le persone in qualche modo scambiabili con il governo.
Cosi', dopo essere stati respinti militarmente, nonostante il supporto americano, i pakistani sono scesi a miti consigli.
Riproveranno, George insiste molto.

"Local sources told Asia Times Online that even before the tribals decided on their terms of the truce, one of the wanted men from South Waziristan, Mohammed Sharif, was invited to Peshawar Corps headquarters, where he met the corps commander and gave a guarantee that if Pakistani forces pulled out from the area, and give them Rs 100 million (US$1.7 million) in compensation, they would end their insurgency against Pakistani troops in the area. Apparently, the corps commander did not have any alternative but to accept the terms. As a result, the commander went all the way to Wana and hugged and kissed the "terrorists" and announced news of the compensation"
postato da mazzetta alle ore 17:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pakistan, war on terror


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