Il mio interesse per le peripezie di Cesare Battisti è veramente minimo, anche se forse superiore alla mia simpatia per la sua causa. 
Oggi un amico mi ha fatto notare il clamoroso unanimismo italiano nel tradurre la sentenza brasiliana con l'estradizione di Battisti e in effetti controllando i medi più diffusi si emerge con prepotenza questa mancanza di sfumature a incorniciare i più esaltati che festeggiano e si vede che vorrebbero farlo cantando "chi non saltà comunista è!".
Non gli bastava aver dato il nome a una strana riformetta della Pubblica Amministrazione, nella quale ha persino proposto il giuramento alla patria per i dipendenti pubblici, ma ha voluto anche assicurarsi che, una volta terminata la sua esperienza al ministero, rimanesse comunque una sua traccia a futura memoria. Così, con i soldi del ministero, ha messo su un sito che dovrebbe servire da ausilio per capire la riforma e l'ha chiamato www.riformabrunetta.it.
Ordinaria giustizia a Milano: brillante operazione all'alba, 90 uomini impegnati per arrestare 5 pericolosi anarchici, autori di -rapina- L'accusa si riferisce alla fuga senza pagare i volantini che si erano fatti stampare in una copisteria. La Milano di Moratti è una città che ormai ha perso qualsiasi misura e decenza, un feudo nazileghista che l'elite cittadina sta depauperando culturalmente ed economicamente, Malpensa è un buchetto in confronto alla voragine economica che stanno scavando nei bilanci le ardite operazioni immobiliari, l'Expo e gli astuti investimenti degli amministratori nei derivati. Gli affaristi sono falliti, gli imprenditori e i politici hanno preso senza lasciare che debiti in cambio. Adessso mandano 90 uomini armati ad arrestare i ladri di fotocopie, domani sgombereranno una decina di nomadi, tutti i giorni rastrellano gli autobus in cerca di clandestini.Bambini cono due teste, ma anche una serie di tumori e altre deformità che non ha precedenti negli annali di Falluja. Dopo la feroce battaglia che ha risolto l'assedio della città nessuno si è curato di predisporre alcuna bonifica. Fosforo bianco, proiettili di uranio impoverito, tonnellate di esplosivi detonati nella città e poi fonti inquinate, fogne distrutte. Non è strano quello che succede ora.
Ufficiali britannici e iracheni hanno chiesto un'inchiesta internazionale indipendente per verificare la causa di questa vera e propria epidemia, evidente anche se mancano statistiche precise. Il grado di distruzione e il relativo inquinamento si può facilmente evincere dalle foto scattate dopo la fine della battaglia, nelle quali gran parte della città risulta annerita dalle esplosioni, gli stessi dati forniti dall'esercito americano parlano qualche migliaio di tonnellate di proiettili lanciati sulla città, anche se ancora negano l'uso illegale del fosforo bianco peraltro provato dai reportage della rivista della fanteria statunitense e da numerose testimonianze degli stessi militari americani. In questo caso all'Onu non ci hanno nemmeno provato a mettere in piedi una commissione d'inchiesta per verificare se fossero stati commessi crimini di guerra.
Le ragioni della guerra ancora una volta non contemplano quelle dei civili e degli innocenti, nessuno si è preoccupato della salute degli abitanti dopo la battaglia, nessuno ha fatto analisi o diffuso avvisi o consigli per minimizzare le conseguenze del disastro. Le autorità americane non gradiscono indagini e anche per quelle irachene Fallujah rappresenta un imbarazzo notevole. I bambini deformi di Fallujah sono la prova vivente che erano bugie anche quelle a proposito dell'uso di armi "intelligenti" in una guerra "giusta" e "pulita" nella quale le truppe prima di sparare chiedevano consiglio agli avvocati e agli esperti.
Morte anche le bugie che volevano l'invasione dell'Iraq come una straordinaria occasione di beneficienza per gli iracheni e ormai morta è anche l'attenzione delle opinioni pubbliche occidentali per il presente e il futuro di un paese che è stato devastato con il consenso di molti, troppi governi di paesi che si dicono alfieri dei diritti umani e impegnati in azioni militari per salvare vite ed evitare tragedie. Ipocrisie di prepotenti.
Sembra che entro il finire della settimana Augusto Minzolini si presenterà nuovamente in video per segnalare ai telespettatori del TG1 l'urgente necessità di una riforma del divorzio: la sua abolizione.
Sarebbero una quarantina fino ad oggi le vittime dell'influenza H1N1 in Italia, un dato che significa quaranta persone morte - anche - per l'influenza H1N1, visto che tutte erano già colpite da "gravi patologie".
Il dato potrebbe anche impressionare, se non fosse che al momento ci sono in giro in Italia una quindicina di virus influenzali e che le morti provocate da questi virus non sono affatto registrate dalla stampa. Il ministero dirama i dati relativi all'H1N1 e basta, i media li diffondono e si crea un'asimmetria che poi contribuisce a determinare l'isteria.
Ogni anno l'influenza in Italia provoca la morte di qualche migliaio di persone, che fanno qualche decina al giorno nei mesi più freddi. L'H1N1 uccide un quinto di quanti ne uccidono le normali influenze stagionali e in questi mesi ci è stato detto che però è più virulenta, contagia più persone. Il telegiornale ci informa che è già stato infettato il venti per mille della popolazione, una maniera come un altra di definire una proporzione, ma il sospetto che si citi il venti per mille perché sembra più alto dell'equivalente due per cento non è peregrino. Il due per cento di contagiati non impressiona nessuno, anche se rappresenta comunque più di un milione di persone.
Fin dall'inizio si era capito che l'H1N1 non era una gran minaccia e molti si erano curati di aggiungere, a quel punto, che il problema era nella possibile evoluzione e trasformazione del virus. Ma tutti i virus evolvono e si trasformano nel tempo, una banale considerazione che disarma ancora una volta gli argomenti di chi ha nutrito questo allarme.
Le notizie sull'influenza vendono, vendono molto e se qualcuno facesse i conti probabilmente si accorgerebbe che chi in questi mesi ha parlato e scritto d'influenza ha raccolto molta attenzione e audience, anche se parlando di niente in buona sostanza, poca fatica e molte resa, basta ramazzare una qualsiasi testimonianza e ricamarci sopra, non c'è nemmeno il rischio di attirarsi le ire di qualcuno.
Lo stesso vale per i politici, che ricavano visibilità mostrandosi interessati alla salute pubblica appena dicono una banalità, c'è chi ha addirittura arruolato Topo Gigio per continuare a far girare la giostra, mentrein Afghanistan mettevano in quarantena l'unico maiale del paese (che non si sa mai, anche se essendo l'unico esemplare poteva raccogliere e diffondere il contagio solo da un'uomo) e in Israele il ministro della sanità proponeva di chiamare il virus "influenza messicana" perché il suino non è kosher.
Anche i media "cercano di capirci qualcosa" e di "dare informazione ai cittadini", meritorio. Una resa monetizzabile in una cifra sicuramente superiore a quella che potranno raccolgiere le case farmaceutiche che producono i vaccini, in quasi tutto il mondo i media campano da mesi sull'influenza suina, naturale che non ci sia tutta questa voglia di rompere il giocattolo e di mollare il colpo. Un titolo per ogni decesso e mesi e mesi di "dibattiti" garantiti, un pacchia.
Un difetto sistemico grazie al quale vengono "naturalmente" nascoste le cifre delle morti di contagiati da altri virus influenzali mentre si fa la cronaca, minuto per minuto, di quelle che coinvolgono l'H1N1, amplificando oltre ogni plausibilità la rilevanza e nutrendo così un allarme sociale che altrimenti non avrebbe ragione di esistere.
Se la questione della pirateria viene discussa di solito con riferimento all'audiovisivo, il mercato dei videogiochi è da sempre al centro della questione. Il mercato dei videogiochi è enorme e organizzato in maniera molto particolare, forse è per questo che proprio tra gli appassionati di videogame esiste da tempo una cultura dell'hacking diffusissima, tramandata in rete dai forum, ma anche dalle riviste specializzate e dagli stessi venditori di hardware e giochi.Aggiornamento 16/11: Risposta a interrogazione parlamentare del governo e reazioni dei dipendenti, nei commenti torna a farsi viva la moglie di Landi ==> qui
Dice la favola che c'è un'imprenditoria italiana che sa cavar sangue dalle rape, poi c'è una vulgata popolare che descrive la classe imprenditoriale italiana come una comunità abile nella corruzione e nel business protetto da connivenze politiche.

La vulgata popolare ha il supporto della Corte dei Conti, che fa i conti e non mente: le imprese italiane truffano allo stato cifre che non hanno paragoni negli altri paesi europei e in Italia per fare affari contano più le amicizie che i capitali e le iniziative. Affari spesso di pessimo gusto e dubbia legittimità.
La storia di Samuele Landi si intreccia con quella di Eutelia, azienda nata da Plugit, a sua volta emersa alla notorietà grazie al business degli ormai defunti e famigerati numeri telefonici a tariffe esorbitanti che cominciavano per 899 e 144 ( e dello scandalo dei"dialer" i famigerati programmi che facevano in modo che i computer degli utenti gli telefonassero) attraverso i quali è stato truffato qualche milione di italiani prima che il governo intervenisse a stroncare la cosa. Plugit/Eutelia subì allora l'ira dell'Autorità delle Comunicazioni. Eutelia poi crescerà mangiandosi il cadavere di Freedomland (nome sicuramente "caro" a molti investitori), Edisontel, Getronics e altre aziende ancora.
Un'evoluzione nella quale la barra è stata sempre tenuta dalla famiglia Landi, azionista di riferimento, e da soci-manager molto uniti da un vortice di ragioni sociali nei quali alcuni nomi appaiono con frequenza costante. Un gruppo che negli anni riesce a decollare e ad impiegare qualche migliaio di dipendenti pur suscitando molte perplessità, ma la proprietà è stata molto attiva nel difendere il buon nome della società, così come nel proteggersi dall'interesse dei media e del grande pubblico, tanto che in rete si fatica a trovare una foto del signor Samuele Landi, che guida un piccolo impero con grande discrezione. Questo almeno fino a ieri, quando è finito all'improvviso in televisione in tenuta scura adatta all'azione.
All'inizio di questa estate Landi annuncia di aver ceduto Eutelia a Omega Spa e da allora per i dipendenti Eutelia è notte, alcuni di loro finiscono in Agile, una Srl che forma un triangolo stretto con Omega e Libeccio a completarne i vertici. Omega annuncerà poi un drastico ridimensionamento della forza-lavoro, realizzando la previsione dei lavoratori coinvolti, che già al momento della cessione avevano denunciato il management e la proprietà ,accusandoli nella sostanza di essere da lungo tempo associati nel guadagnare dalla liquidazione di aziende acquisite con promesse di un radioso futuro e poi squartate e vendute a pezzi dopo aver incassato tutto il possibile e licenziato il licenziabile, tradendo gli impegni presi.
I dipendenti, lasciati simpaticamente senza stipendio, a questo punto non ci stanno e occupano alcuni stabilimenti, cercando di attirare l'attenzione dei media, ma il destino del gruppo non suscita troppo interesse, almeno fino a oggi. Dentro Eutelia hanno trovato la fine alcune grandi avventure industriali italiane, che molti hanno interesse a non rivangare.
Ieri notte i carabinieri, chiamati dagli operai che occupano uno stabilimento Eutelia a Roma, hanno fermato e portato in questura proprio Samuele Landi, che in compagnia di una quindicina di guardie giurate avrebbe cercato di "sgomberare" a notte fonda gli stessi operai. Scelta molto irrituale e molto illegittima, tanto più che le guardie giurate si sarebbero spacciate per poliziotti e avrebbero chiesto i documenti a un giornalista di Rai3 che sta seguendo la vicenda. Inutile tirare in ballo la sfiga, il piano non sembra proprio geniale e l'esito era prevedibile, a meno che non pensassero di trovare molti meno presenti da trascinare fuori con la violenza.
Non è servito a molto irrompere alle 5 di mattina forzando gli ingressi con grossi piedi di porco e svegliando gli operai nel sonno puntando loro potenti torce sul viso, gli operai erano di più delle guardie giurate e non abbastanza intontiti dal sonno e dalla sorpresa da non capire la situazione.
È finita che a dover dare i documenti ai carabinieri sono stati gli "sgomberatori" e con Samuele Landi accompagnato in questura a fornire spiegazioni. La ripresa diretta del fallito blitz ha ovviamente avuto un grande successo e probabilmente diventerà una prova a carico in futuro. Le immagini delle guardie giurate e dell'imprenditore scortati in caserma tra due ali di dipendenti Eutelia, certificano l'epilogo.
A parte il senso dell'iniziativa, va riconosciuto a Landi un certo coraggio, ai limiti dell'incoscienza, ma cosa sarebbe un imprenditore senza coraggio e senza un po' d'incoscienza?
A margine resta quel piccolo dettaglio della vendita di Eutelia, con la quale Landi si era chiamato fuori e aveva passato il testimone, ma se Landi ha già venduto ad altri non si capisce davvero perché avrebbe dovuto impegnarsi nel blitz notturno per sgomberare un'azienda che ormai non gli appartiene più, Eutelia si è detta estranea all'iniziativa di Landi, ma non è che possa bastare. Landi per conto suo avrebbe dichiarato che "si è recato nella sede romana di Eutelia, per accompagnare il servizio di portineria appositamente contrattualizzato" (a notte fonda?) e che non sapeva nemmeno che l'edificio fosse occupato, aggiungendo poi che all'interno c'era solo un dipendente di Omega e per il resto eran tutti "appartenenti ai centri sociali" che avrebbero tentato di aggredirlo.
Ne ha avute anche per i carabinieri, accusandoli di aver rivolto "velate ritorsioni" (???) alle guardie giurate che l'hanno accompagnato nella spedizione. Ognuno si può fare un'idea dei fatti dal video caricato su YouTube perché è scontato che qualcuno, tra Landi e chi presidiava la fabbrica, abbia mentito e forse non occorre attendere l'esito delle indagini per capire chi.
Ecco, forse Landi adesso avrà qualche difficoltà a spiegare il blitz a chi da tempo sospetta una vendita simulata di Eutelia, una giostra di passaggi di proprietà fittizi utili a nascondere irregolarità e responsabilità, ma non si può negare che sia un genuino esempio della migliore imprenditoria italiana, da sempre abituata a superare questo genere di difficoltà con slancio e volto sereno.
Aggiornamento
La lamentata scarsità di foto di Landi ha portato molti siti e giornali a pubblicrne una nella quale tiene un coltello tra i denti, scherzando durante una vacanza, foto poi messa in rete come accade a tanti. Mal gliene incolse. La moglie, piccata, scrive così a Dagospia, che aveva pubblicato l'immagine, un altro bell'esempio di stile nel quale ricorre ancora la negazione dell'occupazione, che non sarebbe portata avanti dai dipendenti Eutelia, ma da "una decina di affiliati ai centri sociali". Vergognoso:
Gentile Redazione, premetto che oltre ad essere moglie di Samuele Landi, sono giornalista iscritta all'albo della Toscana e vostra assidua lettrice. Dagospia per me rappresenta un modo intelligente e coraggioso di fare informazione in un settore, quello dell'informazione appunto, perlopiù piegato a logiche partitiche e affaristiche. Coraggioso è stato anche l'atto di mio marito.
Saltando a piè pari la barricata dei falsi perbenisti del non si fa non si dice, ha messo sotto gli occhi di tutti quanto sta succedendo in Italia. Un'azienda è stata occupata abusivamente da una decina di affiliati ai centri sociali impedendo ai dipendenti Eutelia di entrarvi per svolgere la regolare attività lavorativa. Di fatto bloccando l'azienda e mettendo a serio rischio i dipendenti Eutelia.
Colgo l'occasione per farvi delle precisazioni: La fotografia con il coltello tra i denti ripresa da più parti è nient'altro che un'immagine privata di un momento goliardico, mio marito non ha un passato nella Folgore, più semplicemente pratica paracadutismo sportivo, non sono stati sfondati i cancelli dell'azienda anche se l'occupazione, abusiva, aveva di fatto serrato le porte di ingresso dall'interno, non si fa chiamare Capitan Uncino ma è il soprannome usato in ambiente paracadustico. Concludo allegandovi un comunicato scritto da mio marito che meglio spiega la vicenda. Pregandovi di pubblicazione anticipatamente vi ringrazio.
Laura Gallorini
Aggiornamento 2
Samuele Landi ha diffuso una extended version del comunicato già citato sopra, con la quale si conferma un personaggio davvero singolare e accampa ragioni abbastanza curiose nel descriversi come vittima della prepotenza altrui.
Riprendendo la caduta di una goccia nell'acqua con una telecamera capace di catturare duemila scatti al secondo e rallentando il film a una velocità inferiore di una settantina di volte rispetto a quella normale, alcuni ricercatori hanno scoperto che le gocce, cadendo sull'acqua, non si sciolgono a contatto con questa, ma che anzi si appoggiano rimbalzando sulla superficie e poi "scoppiano" in gocce sempre più piccole rimbalzando ancora sulla superficie ad ogni scoppio. Ogni scoppio della goccia provoca inoltre nuove onde concentriche sulla superficie con lo spostamento d'aria e con il "rimbalzo" della goccia appena formata. Un fenomeno velocissimo, una catena di scoppi ravvicinati e invisibili a occhio nudo, tanto che questi sono i primi video in grado di catturare la dinamica del rimbalzo delle gocce.
e
Con un editoriale-kamikaze dagli schermi del TG1, Augusto Minzolini si è immolato per il caro leader, sostenendo che è il momento di introdurre di nuovo l'immunità parlamentare, già abrogata a seguito di un referendum popolare. Al PDL i referendum non piacciono, non tengono in conto quello sul nucleare e adesso si capisce che nemmeno quello sull'abolizione dell'immunità parlamentare gli dev'essere piaciuto molto. Quello che ha bocciato la loro riforma federal-costituzionale l'hanno invece rimosso.
Il poveretto ha detto che il referendum cadde in un periodo nel quale gli italiani avevano poca fiducia nei politici, ma Augusto si è reso ridicolo proprio nel dare per implicito e scontato che oggi sia diverso, ancora più ridicolo di quando ha raccontato di una classe politica assediata dai giudici, visto che la maggioranza degli italiani non è per niente tenera verso i politici che hanno rubato e compiuto reati e che ben difficilmente riesce a vedere qualche politico che paga per i suoi errori.
Minzolini ha dovuto necessariamente sorvolare sulla corruzione che devasta il paese, ma i cittadini l'hanno ben presente e hanno anche la percezione netta che i politici sotto inchiesta siano per lo più colpevoli dei reati che sono loro imputati e che molti dei loro colleghi sfuggano ingiustamente ai rigori della magistratura.
È chiaro che a Berlusconi farebbe tanto piacere l'immunità parlamentare com'era un tempo, così com'è chiaro che se manda Minzolini allo sbaraglio a chiedere l'immunità agli italiani riuniti a tavola; che i politici li prenderebbero volentieri a legnate; vuol dire che dev'essere rimasto a corto di opzioni. Evidentemente non ha trovato supporto per altri lodi e altri magheggi cavillosi dentro e fuori la sua maggioranza, così ha deciso di appellarsi direttamente al popolo attraverso l'apparizione a cena di Augusto.
Al quale, come a tutti quelli che si troveranno a ripetere che l'istituzione dell'immunità parlamentare è urgente e fondamentale per il futuro di questo paese, non è il caso di replicare in maniera troppo articolata, basta una parola: fottiti.
Il direttore dell'Ansa riferisce di aver atteso diverse ore prima di riuscire a conferire con Veronica Lario per farle limare la famosa dichiarazione nella quale accusò Berlusconi di accoppiarsi con le minorenni. Non bastasse l'accusa, Veronica aveva rincarato la dose dando del maiale al premier, un classico del genere mogli & mariti.
Il direttore dell'Ansa però si è dato da fare perché quel maiale non scappasse sulle pagine di mezzo mondo e quando Veronica gli ha risposto di fare un po' come volesse, ha scelto di nascondere il maiale lontano dagli occhi e dal cuore del dibattito pubblico. Ci ha pensato Bruno Vespa a rievocare l'evento e poi quelli de Il Fatto hanno svelato quale fosse il misterioso termine censurato.
Povero maiale, costretto tra le necessità della politica e le tensioni famigliari, non meritava davvero una fine del genere. Non resta che sperare in una pronta liberazione del maiale dagli impicci istituzionali, ora che il vincolo muliebre è caduto e che il segreto non è più tale, è tempo per il maiale di correre libero, via da impegni, censure e rimproveri. Potrà finalmente godere in pace della compagnia di scrofe e scrofette, lontano dai timori e dalle attenzioni del direttore dell'Ansa e degli altri milioni di voyeur che pagherebbero oro per un video dei suoi amplessi.
In proposito è già stata annunciata la costituzione di due gruppi animalisti che condividono questo auspicio e che hanno già annunciato la loro presenza alla manifestazione del 5 dicembre: il "Fronte del Porco" (FdP) e il "Comitato di Liberazione del Maiale" (CLM). Ce n'est qu'un debut, viva il maiale libero!
In occasione dell'ultimo G20 Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia ed Israele "denunciarono" l'esistenza di un impianto nucleare segreto iraniano. Almeno così sembrò alle opinioni pubbliche occidentali, alle quali ben poche fonti d'informazioni fecero sapere che era stato lo stesso Iran a "notificare" la sua esistenza all'Agenzia Atomica Internazionale (AIEA) secondo i termini previsti dal Trattato di Non Proliferazione, che prevede che un paese debba denunciare ogni nuovo impianto sei mesi prima di introdurvi materiale radioattivo. «La costruzione di un secondo impianto nucleare senza avvisare le autorità dell’Onu rappresenta una chiara violazione delle norme sulla non proliferazione», aveva detto Obama, ma nessuno ha "scoperto" la costruzione dell'impianto prima che l'Iran lo dichiarasse all'AIEA.
L'impianto "segreto" iraniano sarà pronto tra un paio d'anni e adesso sul sito non c'è proprio niente, l'AIEA che ha potuto visitarlo dice che non c'è altro che "un buco nella montagna". Quindi l'Iran non ha infranto alcun obbligo e si è comportato come previsto dagli impegni che ha assunto e di segreto non c'è proprio niente. Il fatto che gli iraniani pensino di proteggere l'impianto costruendolo dentro a una montagna e vicino a una base aerea è la conseguenza ovvia delle continue minacce di bombardamento degli impianti, in particolare da parte di Israele, non può certo essere presentato come segnale di malafede o di malvagità come ha provato a fare più d'uno. Gli stessi iraniani hnno spiegato che la vicinanza con la base permetterà di risparmiare sulla protezione antiaerea, che non sarebbe necessaria se non ci fosse chi minaccia di bombardare un giorno sì e l'altro pure.
Anche i giornali italiani continuano ancora oggi a parlare di "impianto segreto" contro ogni evidenza, che segreto sarà mai se, come si riferisce nello stesso articolo, l'AIEA ha i piani di costruzione forniti dagli iraniani e lo visita senza problemi?
Misteri dei media, gli iraniani possono fare ben poco, a loro tocca il ruolo di cattivi e quindi fanno le cose "segrete" anche quando le fanno in pubblico e le loro attività sono una minaccia imminente sempre e comunque.
Nel sito poco segreto non c'è ancora niente, lo ha spiegato a chiare lettere il capo dell'AIEA Mohamed el Baradei, già premio Nobel per la Pace per aver resistito alle pressioni dell'amministrazione Bush che pretendeva un casus belli contro l'Iraq. Opposizione che gli costò anche un tentato complotto da parte di due parlamentari repubblicani americani, poi scoperto e passato sotto silenzio dai media, come tutte le notizie imbarazzanti.
El Baradei ha spiegato anche che i colloqui sull'ipotesi che l'Iran possa impegnarsi ad usare uranio arricchito all'estero, si sono arenati sulla poca fiducia che gli iraniani sono disposti a concedere alle potenze occidentali, in particolare non sono d'accordo a mandare il loro uranio all'arricchimento all'estero e a ricevere il combustibile per le centrali più tardi, vorrebbero scambi contestuali per evitare che un blocco dell'accordo o una minaccia ai trasporti lasci il paese senza uranio e senza carburante per le centrali che così si dovrebbero fermare a lungo. Pure questo suona plausibile e non particolarmente malvagio, ma in questi giorni si legge ovunque che l'Iran ha poco tempo per accordarsi con l'AIEA, perché diversamente sarebbe bombardato in quanto accusato di voler solo rallentare i colloqui.
Nessuno lamenta la stranezza di "colloqui" che si svolgono sotto la continua minaccia di bombardamenti e sanzioni, per tutti media occidentali sembra perfettamente normale che un paese, come Israele, che non aderisce al Trattato di Non Proliferazione e possiede qualche centinaio di atomiche nel massimo segreto, sia in prima fila a minacciare di bombardarne un altro che aderisce al TNP e non possiede atomiche e nemmeno aviazione esercito e marina che lo rendano plausibile come minaccia.
E sembra perfettamente normale che accanto all'esercito più potente del Medioriente sia schierato quello più potente del pianeta, tutti e due a minacciare l'Iran di gravi conseguenze, mentre allo stesso tempo accusano l'Iran di essere una terribile minaccia, anche se non ha mai attaccato nessuno e se non ha le risorse per diventare una minaccia credibile per l'Occidente, nemmeno tra cento anni.
Non ci sono soldi e allora niente fondi per la banda larga, quando la Finlandia ha annunciato che per i finlandesi la banda larga è un diritto si alzò un fesso a dire che da noi si sarebbe fatto meglio, adesso un altro fesso si è incaricato di dirci che invece si farà dopo la fine della crisi, quando ci saranno i soldi, per non dire un altro governo. Questo governo è lo stesso che ha dichiarato che la crisi è finita, messaggi discordanti, una specialità del PDL, dicono tutto e il contrario di tutto con la stessa decisione e la stessa arroganza, poi fanno altro o nulla.
Lo stile è quello delle risposte sul caso Noemi e prima ancora contro ogni difficoltà, versioni diverse buttate in sequenza in pasto ad un sistema informativo che macina tutto perché l'opinione pubblica sembra insensibile a qualsiasi oltraggio, priva di memoria e ormai abituata a farsi prendere in giro dalle sfacciate reazioni del Presidente del Consiglio, vero maestro di stile della compagine governativa.
A chi volesse sapere quale sia la versione autentica della relazione tra Berlusconi e la Lolita dei giorni nostri, non resta che tirare a sorte tra le diverse spiegazioni o concludere che queste servano a nascondere l'inconfessabile. Sarebbe stato indubbiamente molto meglio tacere, ma lo stile imperante punta a riempire i media con dichiarazioni stentoree anche se non richieste, anche la proclamazione della verginità di Noemi non l'aveva chiesta nessuno, ma è stata fatta fidando nel fatto che qualsiasi smentita non avrebbe mai avuto la stessa visibilità. Le questioni relative ad eleganza e buon gusto sono ormai estinte, il ritegno ucciso dopo lunghe torture.
Il punto ovviamente non sono le notti di passione tra Berlusconi e Noemi, così come non lo sono le avventure di Marrazzo e di altri infelici emuli colti con le mutande calate dallo scandalo. Il problema è nell'assoluto e sfacciato rifiuto della critica e della discussione nel merito, nella tendenza a spacciare clamorose menzogne nell'assoluta impunità. In questo muro che sui media separa il dibattito pubblico dalla realtà e dal merito delle questioni e lo trascina in una caciara indistinta, risiede l'unica difesa del sistema di potere berlusconiano, che poi il paese ne muoia è secondario rispetto all'occupazione e messa a frutto del potere.
Di tale sfacciata arroganza sono piene le cronache, le dichiarazioni di certi rappresentanti politici alla sentenza pronunciata contro la presenza del crocifisso nelle scuole ne sono un altro esempio lampante: maleducazione, insulti ai giudici e sfacciata arroganza, fino al virile "me ne frego" pronunciato ad alta voce da più di un rappresentante istituzionale.
Stessa arroganza esibita da Luca Barbareschi nel giustificare il suo assenteismo dai lavori parlamentari, dicendo che a lui lo stipendio da parlamentare non basta ed è costretto al doppio e triplo lavoro. In realtà del lavoro parlamentare non ne fa nemmeno la metà, anche se è pagato per l'intero, per non dire che conosceva i termini della retribuzione anche prima di candidarsi. Preso in giro, ha provato a negare, ma ha sbattuto il muso contro le conferme concordi del Corriere della Sera e de il Fatto, con i quali si era lamentato in questi termini. Nella replica a Gianantonio Stella ha anche avuto il coraggio di dirsi vittima di un atteggiamento populista, pur ammettendo che le sue assenze non sono giustificate e promettendo che cercherà di fare di meglio.
Barbareschi farebbe bene a dimettersi e a lasciare il posto a chi abbia un tenore di vita per il quale sia sufficiente lo stipendio parlamentare, perché se non riesce a presenziare nemmeno la metà delle sedute del Parlamento tra i meno attivi della storia d'Italia, vuol dire che quelli che riceve sono soldi rubati, sic et simpliciter.
Tanto più che l'attività di Barbareschi si è concretizzata fondamentalmente in un paio di proposte demagogiche contro la pedofilia e in una vaccata clamorosa, rappresentata da un proposta di legge che propone di ingabbiare internet secondo i gusti e le esigenze di Barbareschi e di qualche suo amico. Proposta che non ha trovato una gran accoglienza, un'idea troppo simile alle stupidaggini della Carlucci.
Certo, c'è chi da Silvio ha imparato anche meglio, come il sindaco di Palermo Cammarata che non si è dimesso nemmeno quando si è scoperto che aveva fatto mettere il marinaio che gestiva la sua barca a libro paga della Regione Sicilia, dove non lo hanno mai visto. Ha fornito un paio di giustificazioni di estrema fantasia ed è ancora lì, anche lui vittima di un "complotto" probabilmente. Intanto spende soldi pubblici per coprire i manifesti che lo accusano.
Plateali offese all'intelligenza, le stesse con le quali Tremonti prende per il culo i disoccupati e i precari facendo l'elogio del posto fisso o come quelle di Confindustria che ha sempre e solo una ricetta buona per tutte le stagioni: togliere ai lavoratori per "rilanciare" le imprese. Offensivi come Raffaele Lombardo che se la ride alla grande (nella foto accanto) mentre visita i disgraziati di Messina, vittime dell'indifferenza delle istituzioni che rappresenta. Offensivi come Brunetta che insulta tutti, i panzoni, i bamboccioni, il culturame e i parassiti, salvo quelli iscritti al suo partito. Offensivi come Gelmini che taglia selvaggiamente l'istruzione e di fronte alle scuole che crollano dice soave che il governo investe di più e potenzia l'istruzione. Offensivi come Carfagna che si dice turbata da chi vende il proprio corpo sulle strade, mentre presenta una legge velleitaria che lascerà le puttane per strada e Berlusconi a trombare a Palazzo Grazioli con puttane che crede innamorate. Mentre le sue televisioni mettono il turbo al mercato di tette e culi e quelli del suo partito si atteggiano a difensori dei sacri "valori".
La parola di questa gente è priva di qualsiasi valore.
Un'arroganza che copre una pietosa realtà, quella di una classe dirigente parassitaria, incapace e collusa, che difende i suoi privilegi senza poter fare niente di diverso dal ricorrere sistematicamente al falso e all'insulto per difendere comportamenti immorali e illegali, mentre accompagna il paese verso la decadenza.
Sua Eccellenza Teodoro Obiang ha perdonato Simon Mann, Nick Du Toit e un'altra sessantina di mercenari che avevano cercato di rovesciarlo con un golpe militare nel 2004 e che da allora sono stati ospiti nelle poco simpatiche prigioni del dittatore. Per il tentato golpe fu condannato da una corte sudafricana anche Mark Thatcher, il figlio della lady di ferro.
In Gran Bretagna il ministro-ombra (conservatore) della giustizia, Henry Bellingham ha ammesso pressioni su Teodoro per giungere al rilascio dei prigionieri, che non avrebbero avuto "processi imparziali" in Guinea Equatoriale e Zimbabwe. Una conferma dell'interesse e del sostanziale sostegno sul quale il gruppo dei mercenari poteva contare da parte della Gran Bretagna e del Foreign Office. In questo caso dunque, l'orrido Teodoro aveva ragione ad accusare la Gran Bretagna. Secondo Bellingham Teodoro ha tutti gli interessi a far uscire il suo paese dalla condizione di pariah internazionale, anche se la realtà ci parla di grossi affari e nessuna minaccia d'embargo da parte dei "democratici" occidentali.
Basta con il crocifisso nelle scuole
È in occasioni come questa che molti italiani all'improvviso si ricordano perché hanno appoggiato con entusiasmo la cessione della sovranità nazionale all'Unione Europea e alle corti internazionali che vigilano sul rispetto dei diritti umani. È in momenti come questi che ci ricordiamo quanto abbiamo invidiato i paesi europei più avanzati e quanto abbiamo sperato che l'Europa facesse quelle leggi e prendesse quelle decisioni che la nostra classe dirigente è culturalmente incapace di concepire e realizzare.
Deficienza culturale confermata dalle reazioni dei politici alla sentenza e ribadita dal clero cattolico. Che alla presenza del suo marchio nei luoghi dove si formano i fanciulli ci tiene molto e c'è da capire perché, visto l'enorme valore per il marketing cattolico, qualunque azienda pagherebbe oro per una visibilità del genere, la presenza del marchio di fronte ai giovani per anni e anni per diverse ore al giorno.
Milioni di studenti prima o poi vagando con lo sguardo si sono posati sul povero Cristo sulla parete di fronte, se la sentenza sarà rispettata niente più martirio di Cristo, nessuna statuina di Gesù che ti fissa inchiodato e agonizzante a una croce per anni.
C'è quindi da ringraziare idealmente i giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo (Che non è parte della UE nonostante molti ne discutano come se lo fosse), la laicità dello stato e dei luoghi pubblici è la migliore garanzia contro l'espansione del fanatismo religioso e la diffusione di assurde pretese dei culti a carico dello stato e dei cittadini con credenze diverse. Cittadini che in queste ore assistono attoniti a una rumorosa sollevazione dai toni assolutamente fuori scala, con stupidi che denunciano una "vittoria dell'Islam" (???) e altri stupidi che gridano alla lesione dell'identità nazionale.
La religione è un fatto privato e intimo e tale dovrebbe restare, gli esponenti dei cleri e i fanatici vogliono marcare con la loro presenza i luoghi che sono di tutti, corrompono allo stesso tempo la religione e la qualità della cittadinanza.
P.S. Tra le diverse e stralunate argomentazioni da parte dei fan del crocifisso nelle scuole, c'è quella di chi dice che sia previsto dalla legge, c'è addirittura chi sostiene da una legge che ha valenza costituzionale, riconoscendo al Concordato tale rango perché la Costituzione prevede accordi del genere.
Non è vera la prima e nemmeno la seconda, le disposizioni in merito alla sua esposizione in luoghi pubblici sono in circolari o regolamenti di epoca fascista e nel Concordato non c'è alcun impegno alla sua esposizione da parte dello stato italiano, c'è anzi scritto nell'All’art. 1 c.1: «La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del paese». Già questo dovrebbe illuminare su ignoranza e malafede di alcuni dei fan(atici) cattolici, oltre a richiamare all'attenzione la violazione dell'Art. 1 dello stesso concordato da parte dei molti che sembrano subordinare la sovranità italiana ai voleri vaticani travestiti in questo caso da "tradizione".
Esiste al contrario un'obbligazione di carattere costituzionale a recepire le sentenze della corte di Strasburgo, che il governo sembra intenzionato ad ignorare, creando una grave frattura sul piano del diritto internazionale e danneggiando la stessa autorevolezza della corte. Da notare che molti dei ceffi che di solito sbrodolano la più grezza retorica antieuropea, solo per coprire le malefatte locali, stanno ora accusando l'UE, che però con la sentenza non c'entra nulla. La corte è "Europea", ma è quella dei "Diritti Umani", non quella della UE. Qualcuno gli faccia un disegno, soprattutto al cardinal Bertone che invece di spiegare le sue pretese ha parlato a vanvera di zucche e di Europa.
In errore anche quelli che se la prendono con la "straniera" che vorrebbe cambiare i nostri costumi, la signora finlandese che ha promosso il ricorso, se la dovrebbero prendere con suo italianissimo marito che prima di lei ha fatto ricorso alla giustizia italiana per lo stesso motivo.
Mentre il ridicolo governo Berlusconi straparla di centrali nucleari che non costruirà mai, la Germania si muove massicciamente nel campo delle energie solari. Si chiama Desertec Industrial Initiative, il gigantesco piano d'investimenti che promette di produrre il 15% dell'energia necessaria all'Europa (all'intera Europa) grazie a impianti a energia solare piazzati nel Sahara.
Un investimento enorme, di quattrocento miliardi di euro, al quale partecipano E.On, Deutsche Bank, Siemens, Munich Re e altre otto aziende tedesche, e che promette di consegnare energia già nel 2015 attraverso impianti che utilizzano la tecnologia del solare termico per produrre energia e reti di trasmissione intelligenti (smart grid), che porteranno l'energia elettrica in Europa dal deserto africano, senza inquinare e senza consumare risorse non rinnovabili.

L'idea, presentata per la prima volta nel 2007 dalla Desertec Foundation in un Libro Bianco, gode ovviamente dell'appoggio del governo tedesco, ma anche dell'interesse dei paesi nordafricani, che in questo caso guadagneranno l'accesso a tecnologie capaci di mettere a frutto una risorsa locale senza il rischio di veder devastato il proprio territorio. Non si tratta più di un progetto, ma di un'affare reale per il quale sono già stati firmati accordi e investiti miliardi di euro. Speriamo che serva a dare il buon esempio anche agli altri paesi, non solo europei.

A titolo d'esempio, in questa immagine i quadrati rossi rappresentano l'estensione dell'area sufficiente a fornire l'energia per il mondo, l'Europa e il Mena (Medioriente e Nord Africa) se dedicata ad impianti termosolari allineati all'attuale stato della tecnica. La migliore dimostrazione possibile del fatto che chi parla della necessità di centrali nucleari e dell'impossibilità di affrancarsi dai combustibili fossili, mente sapendo di mentire.
I commenti agli articoli de Il Giornale sono pre-moderati, il che vuol dire che non appaiono sul sito se la redazione non li pubblica. Generalmente ospitano una serie di commentatori particolarmente rozzi e senza troppi peli sulla lingua, Uno stile allineato a quello del nuovo direttore Feltri e allo stomaco della destra italiana più volgare e retriva, benedetto da chi filtra i commenti.
Era prevedibile che commentando la notizia del suicidio di Diana Blefari ci sarebbe scappato qualche commento sopra le righe, ma in queste ore la redazione ha dato sfogo a una vera e propria orgia di commenti che superano di slancio il trash e diventano qualcosa che non si vorrebbe mai leggere.
Così dice Jasper al messaggio 66, il suo quarto commento consecutivo in calando verso l'orrore, una sequenza che dev'essere proprio piaciuta alla redazione. E Jasper non è una mosca bianca, Il Giornale oggi ha festeggiato il suicidio della brigatista alla grande, nascosto dietro le figure dei commentatori come Jasper. Nemmeno la tragicità del gesto è riuscita a frenare l'adrenalina squadrista e becera che Il Giornale diffonde a piene mani tra i fanatici di Arcore sotto assedio.
Basta leggersi quei commenti per capire di che pasta è fatto il giornale del fratello di Silvio Berlusconi diretto dal direttore strapagato da Silvio Berlusconi per farne uno strumento di diffamazione dell'avversario e di mobilitazione degli estremisti più fanatici. Quelli che appaiono in quei commenti, se genuini, sono strumento dosato dalla redazione, un velo, il sasso lanciato nascondendo come al solito la mano.
Ben oltre la soddisfazione per la morte del nemico, Il Giornale veicola odio e disprezzo in dosi massicce. Odio verso qualsiasi differenza, tutti quelli che non sono allineati rientrano necessariamente in qualche categoria deviante, c'è un elenco lunghissimo di queste categorie che arriva a comprendere i dipendenti pubblici, le donne tranne madri mogli e sorelle, gli omosessuali, gli stranieri, le divorziate (i divorziati no), i giovani e via elencando a seconda dell'occasione.
Chi non è d'accordo con la linea è comunista o comunque degno di essere aggredito e infamato. Non diffamato, proprio infamato da una torma scomposta, un vero e proprio linciaggio verbale del quale fanno le spese un po' tutti, da De Benedetti che negli articoli è definito "uno svizzero" e nei commenti diventa "l'ebreo", fino al poveretto che muore in carcere mentre su Il Giornale si plaude all'eliminazione del rifiuto umano, che le persone per bene non le arresta nessuno. Funziona così a tappeto, lo stile già sgarbato e insinuante degli articoli diventa sabba estremista nei commenti, nei quali razzismo, sessismo e fobie assortite fanno la parte del leone e le soluzioni ai grandi problemi del mondo prevedono inevitabilmente il ricorso a metodi spicci quanto di dubbia legittimità.
È difficile pensare che tutto questo possa accadere senza nessuna responsabilità dell'editore e di suo fratello, così come e difficile non vedere in questa schifezza la stessa cifra dell'isteria già mostrata da Berlusconi in diverse occasioni recenti. Il premier non è mai stato un mostro di eleganza e di buone maniere e nemmeno è noto per essere uno che perde con stile, era previsto che avrebbe esagerato. Ma Il Giornale in questi giorni si incarica di dimostrarci che Berlusconi in realtà è un miserabile che non esita a comportarsi da miserabile quando sente di non avere più niente da perdere.
Aggiornamento: Dopo questo post la redazione de Il Giornale ha rimosso due dei commenti dell'utente Jasper (compreso quello riportato sopra), peccato che abbia lasciato decine di commenti equivalenti nel senso e nel tono, si sono in pratica limitati a cancellare quanto evidenziato senza variare minimamente la policy dei commenti, che rimangono un catalogo della miseria umana. Complimenti alla redazione che si dimostra incapace di comprendere il senso delle proprie azioni e preoccupata solo di coprirsi le spalle.
Aggiornamento 2: altra sfoltitura dei commenti ad opera della redazione, questa volta più decisa, restano commenti che si lamentano dell'inciviltà dei commenti cancellati ora appesi al nulla e restano le immagini di quelle frasi salvate a futura memoria. Nonostante la pulizia quelle pagine restano parecchio al di sotto degli standard minimi di civiltà.
Anche in Altrenotizie
Negli Stati Uniti la marijuana è ormai di fatto libera in diversi stati. Non che sia stata legalizzata, ma attraverso il cavallo di Troia dell'uso medico, la pianta ha ormai conquistato spazi di libertà impensabili fino a qualche anno fa. La questione dell'uso medico della marijuana si segnala anche per la massiccia quantità d'ipocrisia che è stata necessaria per giungere fino allo status attuale.
L'uso medico della marijuana è conosciuto da migliaia di anni e anche recenti ricerche hanno dimostrato l'efficacia nel trattamento di un numero impressionante di patologie. La usavano gli antichi cinesi, gli egizi, i greci, gli indiani ed è rimasta in uso in medicina fino alla campagna di criminalizzazione del ventesimo secolo. Numerose ricerche in età moderna ne hanno certificato le capacità anticancro, i benefici che può recare a chi soffre di diversi disturbi mentali e neurologici come di dolori cronici e altro ancora. I cannabinoidi contenuti nella cannabis si sono dimostrati versatili ed efficaci, senza provocare i pesanti effetti collaterali dei rimedi già in uso per le stesse necessità.
Nonostante queste virtù siano riconosciute e certificate anche da recenti ricerche, sono pochissimi i farmaci disponibili che contengono tetraidrocannabinolo (o THC), la sostanza psicoattiva prodotta dalla cannabis, e sono “dedicati” e testati per la cura di patologie specifiche. Pensando agli Stati Uniti e alle strette limitazioni imposte dalla Food & Drug Administration (FDA) al commercio di cibi e medicinali, c'è da stupirsi per la procedura che ha portato la marijuana a diventare ufficialmente un farmaco.
La marijuana medica è diventata tale a furor di popolo, attraverso referendum o decisioni degli organi legislativi, la FDA non ne ha affatto regolamentato l'uso o la vendita e le procedure stabilite per la sua somministrazione sono tanto aleatorie quanto lontane dal poter essere scambiate per un protocollo terapeutico. Non esistono indicazioni sulla posologia e nemmeno metodi d'assunzione raccomandati, anche se il più innocuo e apprezzato è sicuramente quello attraverso i vaporizzatori che, evitando la combustione e suoi prodotti tossici, assicurano l'effetto terapeutico e l'assunzione del principio attivo, buoni anche per l'uso ricreativo.
Molti altri stati stanno pensando d'introdurre l'uso terapeutico della marijuana e c'è un grande consenso popolare per questo genere di misure. Recentemente, in New Hampshire è stata bloccata una proposta del genere dal veto del governatore, siamo già al secondo tentativo e per poco non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi nelle due camere (76,6% alla Camera e 58,3% al Senato), ma in genere la tendenza indica una rapida espansione nella maggior parte degli stati federati.
Questo procedere disordinato in realtà è figlio del fallimento ufficiale della famosa “War on Drugs”, una guerra costata miliardi di dollari che non ha scalfito minimamente il traffico internazionale di droghe e che negli ultimi anni, in silenzio e senza attirare grande attenzione, è stata dichiarata persa e finita. Una presa di coscienza che non poteva che comportare un ripensamento drastico delle politiche antidroga, già minate dalla realtà. Prima ancora, il fallimento della War on Drugs aveva già comportato una depenalizzazione di fatto del commercio di marijuana, visto che in molti stati i procuratori scrivevano chiaro e tondo che non avrebbero perseguito chi fosse stato trovato in possesso di meno di duecentocinquanta chilogrammi. Meglio concentrare gli sforzi sui traffici di cocaina e metanfetamine, che hanno inondato il mercato a dispetto di qualsiasi contrasto. In molti stati la diffusione di migliaia di laboratori domestici per la produzione di droghe sintetiche ha reso incongrua e inutile la caccia alla marijuana anche agli occhi dei conservatori.
In un quadro del genere, vietare l'uso medico della marijuana è ancora più assurdo che vietarne il consumo ricreativo e chi ha provato questa via traversa per aggirare il perbenismo formale dei legislatori, è stato premiato dal successo e dal consenso popolare. Una volta aperti i “dispensari” legali di marijuana ad uso medico e concesso l'accesso alla “cura” dietro la semplice indicazione di un medico, i dispensari sono diventati migliaia e le persone in cura tantissime. La vaghezza legislativa si è resa necessaria in presenza di leggi federali repressive; gli stessi medici sono stati autorizzati a prescrivere informalmente la marijuana ai pazienti evitando i ricettari, perché una prescrizione con tutti i crismi potrebbe diventare la prova per un'accusa federale. Con queste premesse e la quantità di patologie che in teoria beneficiano del THC, i malati si sono moltiplicati esponenzialmente.
Una rivista alternativa di Denver ha cercato un recensore specializzato in marijuana medica. Il discorso non fa una piega, se c'é un mercato è normale che ci sia chi riferisce di questo mercato per orientare i consumatori, anche perché i “dispensari” possono avere qualsiasi forma, dagli antri iper-giovanili tappezzati di poster di Bob Marley fino al luogo asettico d'ispirazione ospedaliera. Poi ci sono le diverse varietà di medicamento, con un’offerta che spazia per oltre quindici varietà d'erba a larga diffusione e numerose produzioni di nicchia.
Per cercare di chiudere qualche incongruenza, il Dipartimento di Giustizia ha ordinato ai procuratori federali di evitare procedimenti contro i consumatori di marijuana medica in regola con la legislazione degli stati d'appartenenza. Una decisione di segno “federalista”, ma soprattutto un evidente viatico alla situazione che si è venuta a creare nella realtà. Una realtà sfumata da Stato a Stato nella quale, come in Europa, si passa da stati nei quali l'uso della marijuana può essere legale, decriminalizzato, illegale e non perseguito o assolutamente illegale e ora priva del cappello federale criminalizzante.
Una situazione che giustamente alcuni commentatori conservatori hanno definito un insulto all'intelligenza; proprio da costoro è venuta la richiesta di aprire un dibattito serio sulla legalizzazione. Una richiesta incredibile fino a pochi anni fa, per questo la dimostrazione più tangibile del fatto che i tempi siano politicamente maturi per chiudere il secolo della paranoia contro la canapa. Oggi l'ipotesi appare plausibile, tanto che la California di Schwarzenegger, repubblicano atipico, sta pensando ad alta voce alla legalizzazione della canapa con un occhio ai proventi che deriverebbero dalla sua tassazione, un toccasana per le casse di uno stato sull'orlo del fallimento e anche un brutto colpo alle gang messicane che ormai hanno tracimato negli States con tanto di piantagioni.
Un discreto caos dal quale si stanno giovando indubbiamente i consumatori, ma un caos che in qualche maniera dovrà essere risolto, sia per rimuovere l'insulto all'intelligenza che per offrire un quadro certo e verificato all'impiego terapeutico del THC. Una soluzione che non potrà che includere la legalizzazione dell'uso ricreativo, lo studio e l'introduzione di protocolli terapeutici per il suo uso medico e in genere la liberalizzazione della produzione della canapa negli Stati Uniti. Una soluzione che sicuramente ha ancora parecchi feroci oppositori, in particolare in alcuni settori economici, ma che può contare oggi su una platea molto più vasta di sostenitori e su alcuni alleati anche tra i conservatori.
Aggiornamento: a confermare il trend arriva a Portland l'apertura del primo coffee shop americano, dove si potrà comprare e consumare marijuana (medica).